qui scarica l'intero numero

of 225/225
AFFARI ESTERI RIVISTA TRIMESTRALE ANNO XLVIII - NUMERO SPECIALE - INVERNO 2016 - N. 175

Post on 08-Jan-2017

228 views

Category:

Documents

0 download

Embed Size (px)

TRANSCRIPT

  • AFFARIESTERI

    RIVISTA TRIMESTRALE

    ANNO XLVIII - NUMERO SPECIALE - INVERNO 2016 - N. 175

  • AFFARI ESTERIRIVISTA TRIMESTRALE

    ANNO XLVIII - INVERNO 2016 - N. 175

    Sentito il Presidente dellAssociazione Italiana per gliStudi di Politica Estera (AISPE), la rivista Affari Esteri,dopo una sospensione di oltre un anno, riprende con questonumero le pubblicazioni.

    Affari Esteri stata fondata nel 1969 dal Ministrodegli Esteri Giuseppe Medici e dal suo Segretario GeneraleAmbasciatore Pietro Quaroni.

    Da allora, e per circa cinquantanni, ha potutousufruire della sottoscrizione di qualche centinaio di ab-bonamenti da parte del Ministero degli Esteri, cheprovvedeva anche alla diffusione della Rivista agli Ufficidel Ministero stesso e alle Ambasciate allestero.

    Negli scorsi anni, il Ministero non ha pi sottoscritto gliabbonamenti, che permettevano alla Rivista di continuare. stato, pertanto, necessario sospendere, per oltre un anno,la pubblicazione, non essendo stato possibile reperire altrefonti di finanziamento.

    Liniziativa di un fedele redattore e la collaborazionegratuita di qualificati esperti permette, ora, la ripresa del-la pubblicazione.

  • AFFARI ESTERIRIVISTA TRIMESTRALE

    ANNO XLVIII - NUMERO SPECIALE INVERNO 2016 - N.175

    Appello per la riforma dellONU e del TNP 5La politica internazionale nel 2016 Achille Albonetti 11Il mondo ha bisogno di unEuropa unita Sergio Mattarella 31Una pi solidale unione per i popoli europei Luigi G. Cavalchini 33Contro il terrorismo lEuropa della libert Luigi V. Ferraris 54La Russia e gli equilibri internazionali Andrea Cagiati 71Lessico immigratorio Guido Lenzi 77LUnione riformata secondo Cameron G. Battista Verderame 85E poi verr il Califfato: rflessioni sullISIS Edoardo Almagi 97Analisi strategica del gioco di poker siriano Carlo Jean 125E venne il tempo delle incertezze Giuseppe Cucchi 130Lindustria europea della difesa Michele Nones 140Le ansie e le speranze del nuovo anno Aldo Rizzo 149Tra Obama e Putin un difficile equilibrio Marino de Medici 156

    di potenzaIl jihad islamico, gli Stati Uniti Mauro Lucentini 169

    e le istituzioni europeeLEuropa di oggi Gerardo Mombelli 167La strategia della Russia in Siria Marco Giaconi 175Il contenzioso del Mar Cinese Meridionale Paolo Migliavacca 183La protezione dei civili nei conflitti armati Giorgio Bosco 194

    Lo stato dellUnione EuropeaLevoluzione delle istituzioni europee Pietro Calamia 201La politica estera comune dellUnione G. Battista Verderame 206Le problematiche attuali dellUnione Adriano Benedetti 213Metodo comunitario e metodo intergovernativo Roberto Nigido 219

    Direttore Responsabile ACHILLE ALBONETTI

    Direzione, Redazione, Amministrazione: Via Riccardo Zandonai 11, 00135 Roma;Telefono06/36309310; Telefono e Fax 06/36306635 - Cellulare 335/6873326; e-mail: [email protected] - Una copia Euro 11. Abbonamento per linterno, Euro 44; per lestero, Euro 50. Versamenti sulc/c bancario Intesa San Paolo, Via Abruzzi, Roma, IBAN IT05V 03069 03240 10000 0000545-Stam-pa: Arti Grafiche S. Marcello, Viale Regina Margherita 176, 00198, Roma, Tel. 06/8553982-QuestaRivista stata pubblicata nel Gennaio 2016.

    Lettere alla Direzione: Libreria Menchinella, Via Flaminia 253, 00196 Roma,e-mail: [email protected] oppure [email protected]

  • La pubblicazione della Rivista Affari Esteri promossa dal lAs socia -zione Italiana per gli Studi di Politica Estera (AISPE).

    Il Consiglio Direttivo dellAISPE cos composto:

    Presidente VIRGINIO ROGNONI

    Segretario GIOVANNI ASCIANO

    I fondatori storici dellAssociazione Italiana per gli Studi di Po li tica Este-ra (AISPE) e della Rivista Affari Esteri sono: Giuseppe Medici, Attilio Cat-tani, Michele Cifarelli, Aldo Garosci, Guido Gonella, Attilio Piccioni, PietroQuaroni, Carlo Russo, Enrico Serra, Giovanni Spadolini e Mario Zagari.

    Il Comitato Amici della Rivista Affari Esteri cos composto: Edoar-do Almagi, Sandro Buzzi, Marco Giaconi, Giancarlo Pezzano, Domenico PioRiitano e Guglielmo Spotorno.

    LAISPE ha sede in Via Riccardo Zandonai, 11 - 00135 Roma.

    La Rivista Affari Esteri mette a disposizione dei suoi lettori nella re-te internet questo numero sul sito del Ministero degli Esteri http://www.esteri.it/mae/doc/ministero.pdf

    I lettori possono consultare sul sito www.affari-esteri.it, oltre a questonumero:

    i numeri precedenti dallEstate 2004 allInverno 2016; gli indici generali 1969-2016 per volumi e per autori, completi degli

    indici dei documenti e delle rubriche.

    Il sito Internet di Affari Esteri stato creato ed aggiornato dal pro-fessor Giovanni Armillotta. La Direzione della Rivista e il Consiglio Diretti-vo dellAISPE gli esprimono la loro gratitudine e desiderano estenderla aFranca Ceroni per la sua collaborazione nella messa a punto redazionale deitesti e nella realizzazione grafica.

    Affari Esteri ha lesclusiva per tutti gli articoli che stampa. La loropubblicazione non implica necessariamente il consenso della Rivista con leopinioni e i giudizi che vi sono espressi. I nomi degli autori in corsivo sonopseudonimi.

    ACHILLE ALBONETTI

    GIOVANNI ASCIANO

    MASSIMO DALEMA

    LAMBERTO DINI

    GIANFRANCO FINI

    FRANCESCO PAOLO FULCI

    LUIGI GUIDOBONOCAVALCHINI GAROFOLI

    GIANNI LETTA

    SERGIO MARCHISIO

    GIAN GIACOMO MIGONE

    FIORELLO PROVERA

    GIULIO TREMONTI

  • LA RIFORMA DELLONUE DEL TRATTATO

    CONTRO LA PROLIFERAZIONENUCLEARE (TNP)

    Nel 2015 stato celebrato un anniversario importante. Settantaanni fa, infatti, il 6 e il 9 agosto 1945, furono sganciate da aerei ame-ricani in Giappone due bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki.Inizi, cos, lera nucleare. Lanniversario si presta ad alcune rifles-sioni cruciali.

    LOrganizzazione delle Nazioni Unite (ONU) e il Trattato controla Proliferazione Nucleare (TNP) sono i due pilastri, sui quali, dadecenni, si fondano la libert, lo sviluppo, la pace e la sicurezza del-la comunit internazionale. Ad essi, infatti, aderiscono quasi tutti icirca duecento Stati del mondo.

    I due Trattati hanno uno scopo centrale: la pace e la sicurezza in-ternazionale. Purtroppo, sia lONU, sia il TNP, malgrado il loro fon-damentale obiettivo, hanno uno Statuto gravemente iniquo e di-scriminatorio, che, tra laltro, indebolisce la NATO e lUnione Euro-pea, di cui fa parte lItalia.

    Lorgano superiore dellONU - il Consiglio di Sicurezza - hacaratteristiche inaccettabili, tanto pi dopo circa settanta anni dal-la sua creazione. Quindici Stati lo compongono. Dieci a rotazione bi-ennale e cinque permanenti e con diritto di veto: Stati Uniti, Russia,Cina, Francia e Gran Bretagna.

    Gli Stati Uniti hanno giustificato, tra gli altri motivi, gli inter-venti militari degli scorsi decenni, malgrado il ricorrente richiamoalla politica dellIsolazionismo, con linsufficienza o inefficacia delleNazioni Unite, spesso paralizzate dal veto di alcuni membri del Con-siglio di Sicurezza.

    Un contenuto fortemente iniquo e discriminatorio caratterizzaugualmente il TNP, malgrado il suo altissimo obiettivo, quello, cio,dellabolizione totale delle armi atomiche.

    LArticolo IX.3 del Trattato recita, infatti: In questo Trattato definito militarmente nucleare uno Stato, che ha fabbricato e fattoesplodere unarma nucleare o un altro congegno esplosivo innanzi il1 gennaio 1967. Cio, Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna e

    Memorandum-appello

  • 6 AFFARI ESTERI

    Francia. Gli altri Stati aderenti - circa 190 - si impegnano a nondotarsi di armi nucleari.

    Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, subito dopo la suaelezione a Presidente degli Stati Uniti, proclam a Praga, nel luglio2009, la volont di raggiungere lobiettivo centrale del TNP: labo-lizione totale delle armi nucleari. Purtroppo, nulla di sostanziale stato fatto per raggiungere tale traguardo vitale e tutti i nove Paesimilitarmente nucleari, negli scorsi anni, hanno, invece, modernizza-to e aumentato il loro arsenale atomico.

    Dopo la caduta del regime dispotico e comunista Sovietico inRussia nel 1991-92, e la sconfitta dellideologia antiliberale e antide-mocratica che lo caratterizzava, sembrava possibile una collabo-razione tra la Russia e gli Stati Uniti.

    Lannessione militare della Crimea nel Marzo 2014, lappoggio diMosca ai ribelli ucraini e lintervento militare in Siria in Ottobre2015 hanno posto una seria ipoteca su tale prospettiva. Si parla, ad-dirittura, di una nuova Guerra fredda.

    Il peggioramento dei rapporti tra Stati Uniti e Russia ha rallen-tato la collaborazione sulle procedure di sicurezza nucleare, mentreliniziativa di adottare nuove misure per il disarmo, prevista dalTrattato New Start, stata abbandonata. La Russia stata addirit-tura sospesa dal G-8 (Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna,Francia, Canada, Giappone e Italia).

    Putin, il predecessore e successore di Medvedev, non perde occa-sione per vantarsi della potenza nucleare della Russia. Un terzo delbilancio militare per il 2015 destinato ad incrementarla.

    La Russia, tuttavia, non lunico Paese ad investire nellarmaatomica. Gli Stati Uniti hanno approvato un programma decennaledi 348 miliardi di dollari per modernizzare il loro arsenale nucleare.Il Regno Unito ha manifestato lintenzione di rinnovare e per-fezionare i suoi armamenti nucleari. Lo stesso sta facendo la Fran-cia, che ha addirittura inaugurato alcuni anni fa un Quartier Ge-nerale nucleare.

    La Cina sta investendo pesantemente sulla possibilit di rispon-dere a un attacco nucleare, mediante missili nucleari trasportabili eche possono, quindi, resistere ad un primo attacco. Sta allestendouna flotta di sottomarini con missili nucleari.

    LIndia ha iniziato a provare i suoi missili a testata atomica. Lostesso sta facendo il Pakistan. Israele ha sottomarini in grado di lan-ciare missili Cruise a testata nucleare. La Corea del Nord ha denun-ciato il TNP e si stima che abbia, ora, tra i 20 e i 40 ordigni atomi-ci.

  • APPELLO PER LA RIFORMA DELLONU E DEL TNP 7

    LArabia Saudita e gli altri Paesi del Golfo stanno spendendomiliardi di dollari in armi convenzionali. Hanno ordinato unadozzina di centrali nucleari per la produzione di elettricit e minac-ciano di costruire impianti per la produzione di uranio arricchito, seci sar consentito dallentrata in funzione del recente Accordo nu-cleare con lIran.

    In sostanza, nonostante gli impegni presi promuovendo e sotto-scrivendo il TNP circa quaranta anni orsono, non stato fatto alcunpasso avanti per ridurre il ruolo delle armi atomiche nei programmimilitari dei cinque Stati membri permanenti del Consiglio di Si-curezza delle Nazioni Unite.

    Liniziativa per rendere queste armi illegali, in base al diritto in-ternazionale umanitario, appoggiata da pi di 150 Paesi firmataridel TNP, stata ignorata dagli Stati che posseggono armi nucleari esoltanto formalmente appoggiate dalle dozzine di Paesi, che contanosulla protezione nucleare degli Stati Uniti.

    Il TNP riconosce la supremazia di Stati Uniti, Gran Bretagna eFrancia, membri permanenti e con diritto di veto nel Consiglio di Si-curezza delle Nazioni Unite, e discrimina, cos, lItalia nella NATO.

    Discrimina, inoltre, il nostro Paese nellUnione Europea, ri-conoscendo alla Francia e alla Gran Bretagna, lo status di Paese mil-itarmente e legalmente nucleare e di membro permanente e con dirit-to di veto nel Consiglio di Sicurezza dellONU.

    Sar probabilmente impossibile, in questo mondo iniquo e di-scriminatorio, evitare la proliferazione atomica ed i conseguentienormi pericoli ad essa connessi. Il recente Accordo nucleare con lI-ran non cambia sostanzialmente le inquietanti prospettive.

    , pertanto, indispensabile ed urgente sollevare largomento del-la riforma dello Statuto dellONU e del Trattato contro la Prolife-razione Nucleare. La pace e la sicurezza internazionale non possonoancora fondarsi su questi due Trattati iniqui e discriminatori.

    LItalia, dopo il referendum del 1987, lunico Paese del mondo,che ha rinunciato autonomamente a qualsiasi attivit nucleare,civile o militare. Anche per questo motivo, dovrebbe farsi promotrice,con opportune iniziative, per la revisione dei due Trattati in seno al-lUnione Europea, alla NATO e alle Nazioni Unite.

    Non ci illudiamo sullaccoglimento di questo nostro Appello. Ilproblema certamente esiste ed vitale.

    Riteniamo doveroso ricordarlo al Governo, al Parlamento, aiPartiti e ai cittadini.

    Lo dobbiamo ai nostri figli e nipoti.Roma, 1 Gennaio 2016

  • 8 AFFARI ESTERI

    Gli invitati a sottoscrivere il Memorandum-Appelloper la riforma dellOrganizzazione delle Nazioni Unite (ONU)

    e del Trattato contro la Proliferazione Nucleare (TNP)

    Achille Albonetti, ex Rappresentante permanente per l'Italia dell'Agenzia Inter-nazionale per l'Energia Atomica dell'ONU (AIEA). Angelino Alfano, Ministrodell'Interno. Onorevole Enzo Amendola. Edoardo Almagi, Responsabile per laPolitica estera del Partito Repubblicano Italiano. Lucia Annunziata, Direttore"Huffington Post" Italia. Professor Giovanni Armillotta. Alberto Asor Rosa, Di-rettore "Micro Mega". Natalia Aspesi, giornalista "Corriere della Sera". Corra-do Augias, giornalista la Repubbica. Giuliano Bassani, Direttore "Il Mulino".Enzo Battista, Editorialista "Corriere della Sera". Renato Bissi, Notaio. TitoBoeri, Presidente Istituto Previdenza Sociale INPS. Onorevole Laura Boldrini,Presidente della Camera dei Deputati. Maria Elena Boschi, Ministro delle Ri-forme. Ambasciatore Andrea Cagiati, ex Ambasciatore a Vienna e presso la San-ta Sede. Mario Calabresi, Direttore "La Stampa". Antonio Campo Dall'Orto, Di-rettore Generale Rai TV. Ambasciatore Rocco Cangelosi, ex Consigliere Diplo-matico del Presidente della Repubblica. Elio Cannillo, Direttore "Il Fede-ral-ista". Sofia Capellini. Lucio Caracciolo, Direttore "Limes". Maurizio Carbone,Segretario Associazione Nazionale Magistrati ANM. Antonio Carioti, Giornal-ista "Corriere della Sera". Senatore Pier Ferdinando Casini, Presidente dellaCommissione Affari Esteri del Senato. Ambasciatore Luigi Cavalchini, ex Seg-retario Generale della Presidenza del Consiglio, ex Rappresentante Perma-nente presso le Comunit Europee. Claudio Cerasa, Direttore " Il Foglio". Angi-olo Ceroni. Senatore Vannino Chiti. Senatore Fabrizio Cicchitto, Presidentedella Commissione Difesa del Senato. Laura Cioli, Amministratore DelegatoRCS. Onorevole Pippo Civati. Luigi Contu, Direttore ANSA. Franco Cordero,"la Repubblica". Onorevole Gianni Cuperlo. Onorevole Massimo D'Alema, exPresidente del Consiglio e Presidente Italianieuropei, Onorevole Cesare Damia-no. Erasmo D'Angelis, Direttore "L'Unit". Nicola Danti, Eurodeputato. Niccole Gabriella d'Aquino, Giornalisti. Marta Dassu, Direttore "Aspenia". Giovannide Mauro, Direttore " Internazionale ". Marino de Medici, ex Corrispondente daNew York de "Il Tempo". Roberto della Rocca, Giornalista "la Repubblica".Graziano Del Rio, Ministro delle Infrastrutture. Senatore Lamberto Dini, exPresidente del Consiglio.Antonio Donno, Giornalista " Il Foglio". Giuliano Fer-rara, ex Direttore " Il Foglio". Mattia Ferraresi, Giornalista " Il Foglio". Ambas-ciatore Luigi Vittorio Ferraris, Consigliere di Stato ed ex Ambasciatore a Bonn.Fabio Filocamo, Presidente Associazione Italiani Universit "Harvard".Onorevole Gianfranco Fini, ex Vice Presidente del Consiglio. Senatore AnnaFinocchiaro. Giovanni Maria Flick, ex Ministro della Giustizia. LucianoFontana, Direttore "Corriere della Sera". Rocco Franceschi, Grafico. MassimoFranco, Editorialista "Corriere della Sera". Giuseppe Frattini, Editorialista"Corriere della Sera". Ambasciatore Francesco Paolo Fulci, ex Ambasciatorepresso le Nazioni Unite. Franco Gabrielli, Prefetto di Roma. Massimo Gaggi,Editorialista "Corriere della Sera". Paolo Garimberti, Editorialista "la Repub-

  • APPELLO PER LA RIFORMA DELLONU E DEL TNP 9

    blica". Ernesto Galli della Loggia , Editorialista "Corriere della Sera". EugenioGaudio, Rettore Universit "La Sapienza" Roma. Senatore Paolo Gentiloni,Ministro degli Esteri. Flavia Giacobbe, Direttore "Formiche". Professor MarcoGiaconi. Stefania Giannini, Ministro dell'Istruzione. Oscar Giannino, Editoria-lista "Il Messaggero". Senatore Miguel Gotor. Sandro Gozi, Sottosegretario allaPresidenza del Consiglio. Senatore Pietro Grasso, Presidente del Senato. GuelfoGuelfi, Consiglio Amministrazione RaiTV. Professor Natalino Irti. Ge-neraleCarlo Jean, Esperto di politica estera. Senatore Nicola La Torre, PresidenteCommissione Difesa del Senato. Fabrizo Landi, Finmeccanica. Senatrice LindaLanzillotta, Vicepresidente del Senato. Ambasciatore Guido Lenzi, ex Rappre-sentante presso l'OSCE. Gianni Letta, ex Sottosegretario alla Presidenza delConsiglio. Guido Letta, Vice Segretario Generale della Camera dei De-putati.Beatrice Lorenzin, Ministro della Salute. Onorevole Luca Lotti, Sottosegretarioalla Presidenza del Consiglio. Mario Lucentini, Giornalista, ex corrispondenteda New York de "Il Giornale" di Montanelli. Antonio Macaluso, Editorialista"Corriere della Sera". Ambasciatore M.E. Maiolini. Senatore Luigi Manconi.Serena Marini, Direttore Editoriale Albatros - Il Filo. Antonella Manzione,Presidente Dipartimento Affari Giuridici Presidenza del Consiglio. LucianaMarcellini Hercolani Gaddi, Rapporti Istituzionali. Senatore Andrea Marcuc-ci, Presidente Commissione Cultura del Senato. Sergio Mattarella, Presidentedella Repubblica. Ezio Mauro, Direttore "la Repubblica". Giancarlo Mazzucca,Direttore "Il Giorno". Prof. Maria Grazia Melchionni, Direttore "Rivista di Stu-di Politici Internazionali". Giulio Meotti, Giornalista, "Il Foglio". Paolo Migli-avacca, Centro di Ricerca "Luigi Einaudi". Professore Michele Mirabella. Ger-ardo Mombelli. Flavio Mondello, ex Rappresentante di Confin-dustria presso laCEE. Enrico Morando, Viceministro dell' Economia e delle Finanze. MauroMoretti, Amministratore Delegato Finmeccanica. Senatore Massimo Mucchetti,Presidente Commissione Attivita' Produttive del Senato. Alberto Nagel, Ammin-istratore Delegato "Mediobanca". Roberto Napoletano, Direttore "Il Sole 24Ore". Senatore Giorgio Napolitano, ex Presidente della Repubblica. DarioNardella, Sindaco di Firenze. Massimo Nava, Editorialista "Corriere dellaSera". Francesco Nicodemo, Responsabile della Comunicazione Palazzo Chigi.Senatore Riccardo Nencini, Segretario del Partito Socialista Italiano. VincenzoNigro, Editorialista "la Repubblica". Michele Nones, Istituto Affari Inter-nazionali. Carlo Nordio, Magistrato. Luigi Offeddu, Giornalista "Il Messag-gero". Onorevole Matteo Orfini, Presidente del Partito Democratico. OnorevoleAndrea Orlando, Ministro Grazia e Giustizia. Piero Ostellino ,"Corriere dellaSera". Onorevole Filippo Maria Pandolfi. Antonio Patuelli, Direttore "LibroAperto". Professor Pellegrino Capalbo. Egisto Pelliconi. Maria Grazia Perna,Delegata dell'Ordine degli Architetti di Roma. Avvocato Giancarlo Pezzano.Onorevole Roberta Pinotti, Ministro della Difesa. Giuliano Pisapia, Sindaco diMilano. Antonio Polito, Editorialista "Corriere della Sera". Romano Prodi, exPresidente del Consiglio. Onorevole Mariano Rabino. Professoressa VeldaRaccagni. Federico Rampini, Editorialista "la Repubblica". Daniele Raineri,Giornalista "il Foglio". Matteo Renzi, Presidente del Consiglio. Andrea Riccar-di, Presidente Comunita' di S. Egidio. Aldo Rizzo, Giornalista. Sergio Rizzo,Editorialista "Corriere della Sera". Avvocato Roberto Rizzo. Professore StefanoRodot. Onorevole Virginio Rognoni, ex Ministro dell'Interno. Amba-sciatore

  • 10 AFFARI ESTERI

    Sergio Romano, ex Ambasciatore a Mosca e alla NATO. Onorevole EttoreRosato. Guido Rossi, Giornalista "Il Sole 24 Ore". Francesco Rutelli, ex Sinda-co di Roma, Presidente Alleanza per l'Italia. Ambasciatore Ferdinando Salleo,ex Segretario Generale del Ministero degli Esteri, ex Ambasciatore a Mosca eWashington. Mario Sancetta, Consigliere della Corte dei Conti. Daniele Santi.Massimo Santevecchi, Giornalista "Corriere della Sera". Paolo Savona. EugenioScalfari, Fondatore "la Repubblica". Michele Serra, Giornalista "Corriere dellaSera". Onorevole Debora Serracchiani, Vice Segretario del Partito Democrati-co. Marco Serracini, Collegio Sindacale ENI. Andrea Sironi, Rettore Universit"Bocconi" Milano. Antonio Spataro, Direttore " La Civilta' Cattolica". Onorev-ole Roberto Speranza. Avvocato Lello Spoletini. Senatore Ugo Sposetti. Corra-do Staiano, Giornalista "Corriere della Sera". Gian Antonio Stella, Editoria-lista "Corriere della Sera". Danilo Taino, Giornalista "Corriere della Sera".Senatore Giulio Tremonti. Marco Travaglio, Direttore "Il Fatto Quotidiano".Bernardo Valli, Giornalista " la Repubblica". Giuseppe Venditti Direttore GAS.Franco Venturini, Giornalista " Corriere della Sera". Senatore Luigi Zanda,Presidente Gruppo Senatoriale del Partito Democratico. Nicola Zingaretti,Presidente Regione Lazio.

    * * *

    Hanno, fino ad ora, aderito al Memorandum-Appello per la Riformadella Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) e del Trattato controla Proliferazione Nucleare (TNP), i seguenti invitati:

    Achille Albonetti, ex Rappresentante Permanente per lItalia dellAgenzia In-ternazionale per lEnergia Atomica (AIEA) delle Nazioni Unite. Edoardo Al-magi. Professor Giovanni Armillotta. Ambasciatore Andrea Cagiati. SofiaCappellini. Ambasciatore Luigi Cavalchini. Angiolo Ceroni. Onorevole Massi-mo DAlema. Niccol e Gabriella dAquino. Marino de Medici. RoccoFranceschi. Professor Marco Giaconi. Mario Lucentini. Serena Marini Diret-tore Editoriale. Luciana Marcellini Hercolani Gaddi, Rapporti I-stituzionali.Flavio Mondello, ex Rappresentante di Confindustria presso la CEE. EgistoPelliconi. Maria Grazia Perna. Avvocato Giancarlo Pezzano. Professoressa Vel-da Raccagni. Mario Sancetta, Consigliere della Corte dei Conti. Avvocato Lel-lo Spoletini. Giuseppe Venditti.

  • LA POLITICAINTERNAZIONALE NEL 2016

    di Achille Albonetti

    Tutti gli anni sono importanti. Il 2016, che ora inizia, lo parti-colarmente. Non soltanto per la sfida dellISIS-Daesh, del terroris-mo e per i numerosi conflitti in corso: Siria, Iraq, Afghanistan,Yemen, Libia, Mali, tra i pi rilevanti.

    Il 2016 particolarmente importante, perch lultimo anno dellaPresidenza di Barack Obama, il Presidente degli Stati Uniti, lattualepotenza egemone. Per spiegare, mi varr di numerose premesse.

    Prima premessa. Il Diciannovesimo secolo e gli inizi del Ventesimosecolo sono stati caratterizzati, sommariamente, dallegemonia dicinque potenze: Gran Bretagna, Francia, Russia, Austria e Germania.

    I ruoli della Spagna, Italia, Impero Ottomano, Giappone, Cina ealtri Paesi, pur rilevanti, non sono stati cos centrali.

    Seconda premessa. Dopo lintervento militare nella Prima guer-ra mondialee soprattutto, a partire dalla met del Ventesimo secolo,gli Stati Uniti, , si sostituiscono, progressivamente, allegemonia del-la Francia, Gran Bretagna, Germania, Austria e Russia, cos come aquella, soprattutto regionale, delle altre potenze minori.

    Terza premessa. La potenziale egemonia degli Stati Uniti ap-pare, chiaramente, con lintervento militare in Europa e contro ilGiappone nella Seconda guerra mondiale e, ancor pi, dopo liniziodellepoca nucleare, a seguito del lancio di due ordigni atomici amer-icanisu Hiroshima e Nagasaki il 6 e 9 Agosto 1945.

    Quarta premessa. Gli Stati Uniti sono ora, e per il futuro preve-dibile, lunica potenza in grado di proiettare insieme le seguenticaratteristiche: a) lideologia della libert e due sistemi liberali vin-centi: la democrazia rappresentativa e la libert economica; b) unacapacit nucleare militare credibile; c) una superiore capacit mi-litare convenzionale, con basi in ogni parte del mondo; d) una ca-pacit economica, finanziaria, industriale, mineraria, petrolifera eagricola; e) una capacit culturale, scientifica e di innovazione; f)una superiore capacit di coalizione: Societ delle Nazioni; ONU;

    La situazione

  • 12 AFFARI ESTERI

    TNP: tutti gli Stati del mondo; Piano Marshall: 18 Stati; NATO: 28Stati; Guerra in Kuwait: circa 60 Stati; Guerra in Afghanistan: cir-ca 35 Stati; Guerra in Iraq: circa 35 Stati; Guerra contro lISIS-Daesh: 62 Stati.

    Per di pi, negli interventi militari sono impegnati, quasi sem-pre, migliaia di soldati americani: in Corea, nel 1950, 600 mila; inVietnam, nel 1969, 500 mila; in Kuwait, nel 1990, 600 mila; inAfghanistan, nel 2001, 150 mila; in Iraq, nel 2003, 150 mila.

    Quinta premessa. Dopo la Prima guerra mondiale scomparveroquattro Imperi centenari: lImpero Austro-Ungarico, lImpero Rus-so, lImpero Ottomano e lImpero Prussiano.

    Dopo la Seconda guerra mondiale si dissolsero, progressiva-mente, le Colonie Inglesi, Francesi, Belghe, Olandesi e Portoghesi.

    Sesta premessa. Sottolineano nuovamente legemonia americanala Dottrina Truman nel 1946; il Piano Marshall nel 1948; la NATOnel 1949; lintervento militare in Corea nel 1950, con circa 500 milasoldati; lintervento militare in Vietnam negli anni Sessanta, con al-trettanti militari; la partecipazione determinante nella Guerra deiBalcani alla fine degli anni Novanta; la Guerra in Kuwait contro lI-raq con linvio di circa 500 mila soldati nel 1990-91; gli interventimilitari in Afghanistan nel 2001 e in Iraq nel 2003.

    Settima premessa. Il ruolo egemone degli Stati Uniti conferma-to dallattuale presenza militare americana in Afghanistan, dopoquattordici anni; in Iraq, dopo dodici anni; lintervento in Siria, ini-ziato nel Settembre 2014, alla guida di una coalizione militare di ses-santadue Paesi; le basi militari in Germania, Italia, Paesi del Golfo,Corea del Sud, Giappone, Filippine, Australia e in altre parti delmondo con circa 200 mila soldati.

    Ottava premessa. Questo avviene, malgrado la dichiarazione del1823 di Monroe. Il Presidente americano James Monroe, infatti, inquellanno annunci la linea direttiva della politica estera degli Sta-ti Uniti: lAmerica agli Americani e disinteresse per gli altri Paesidel mondo. la cosiddetta Dottrina Monroe, detta anche, sintetica-mente, Isolazionismo.

    Nona premessa. AllIsolazionismo dichiarano di ispirarsi, ripetu-tamente, i Presidenti degli Stati Uniti dopo gli interventi militarinella Prima e Seconda guerra mondiale.

    La pace e la sicurezza internazionale dovrebbero essere garan-tite, dopo i due tragici conflitti mondiali, prima dalla Societ delleNazioni; poi, dalla Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU).Ambedue le istituzioni, non a caso, sono state promosse dagli StatiUniti.

  • LA SITUAZIONE 13

    Decima premessa. La Societ delle Nazioni non imped la Secon-da guerra mondiale e non evit che gli Stati Uniti intervenisseromassicciamente in Europa e in Giappone con pi di un milione dimi-litari, migliaia di aerei, navi, cannoni e carri armati.

    Linsufficienza dellONU, spesso paralizzata dal veto dei suoicinque membri permanenti, spinsero gli Stati Uniti agli interventimilitari, come accennato, in Corea, in Vietnam, nei Balcani, inKuwait, in Afghanistan, in Iraq e in Libia. Lo stesso sta accadendo,da pi di un anno, in Siria e in Iraq.

    Undicesima premessa. A seguito del dissolvimento dellImperoSovietico e della sconfitta dellideologia comunista nel 1989-91, gliStati Uniti confermarono la politica dellIsolazionismo. Il rientro inPatria di alcune centinaia di migliaia di soldati americani,stanziati in Germania per circa cinquanta anni, ne una prova.

    Anche dopo gli interventi militari accennati e compiuti dopo laSeconda guerra mondiale e dal 1950 in poi, gli Stati Uniti riaffer-marono la politica dellIsolazionismo, cio la tendenza a concentrar-si maggiormente sulle questioni nazionali.

    Ultima premessa. La cosiddetta Primavera araba ha visto nuova-mente lintervento determinante degli Stati Uniti in Libia e con lap-poggio di una coalizione militare di Francia, Gran Bretagna e Italia,nel Marzo 2011, in aiuto degli insorti contro il regime dittatoriale diMuammar Gheddafi.

    La rivolta popolare in Siria nel 2011, quasi contemporanea-mente a quelle in Tunisia, Libia, Egitto e Yemen, ha testimoniato,invece, la deprecabile assenza degli Stati Uniti e dellEuropa. Ne ve-diamo, ora, dopo quasi cinque anni, le tragiche conseguenze.

    La Presidenza di Barack Obama

    Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, dopo la suaelezione nel Novembre 2008, decise il ritiro del contingente militareamericano dallIraq entro Dicembre 2012 e dallAfghanistan entroDicembre 2014.

    In un discorso a Praga, nel 2009, afferm, inoltre, solennementeche obiettivo della politica estera degli Stati Uniti sarebbe stato il di-sarmo nucleare totale. Pochi mesi dopo, al Cairo, deline una politi-ca araba di pace e sviluppo, basata su un accordo tra Israele e iPalestinesi.

    I tre nuovi obiettivi della politica estera americana avrebberodovuto essere: la pace con Cuba; un Accordo nucleare con lIran; eun ampliamento dei rapporti con la Cina e con lEstremo Oriente.

  • Obama, in grade sintesi, dichiar che la politica estera degli Sta-ti Uniti sarebbe stata ispirata al non interventismo. La leadershipsarebbe divenuta leading from behind. In pratica, un ennesimo ri-torno allIsolazionismo, cio a dedicarsi soprattutto alle questioni in-terne.

    Non a caso, forse, Obama, nellAutunno 2009, pochi mesi dopo lasua elezione, ricevette il Premio Nobel per la Pace.

    Gli Stati Uniti, secondo Obama, avrebbero dovuto concentrarsisui problemi nazionali: lo sviluppo economico e le politiche interne,trascurate per troppi anni: la sanit pubblica; le infrastrutture; lapolitica sociale, ecc.

    I buoni propositi, purtroppo, sono stati difficili da realizzare. Losi pu, oggi, gi affermare, poich, nel Novembre 2016, si conclude-ranno gli otto anni dei suoi due mandati presidenziali. Dopo, nonpotr essere rieletto. Malgrado le buone intenzioni, infatti, le arminucleari non sono state abolite. Al contrario, il processo di disarmograduale si arrestato. La pace non regna in Afghanistan, Iraq,Siria, Libia,Yemen e tra Israele e i Palestinesi.

    I due pilastri della Pace: lONU e il TNP

    LOrganizzazione delle Nazioni Unite (ONU) e il Trattato controla Proliferazione Nucleare (TNP) sono i due pilastri sui quali, da de-cenni, si fondano la libert, lo sviluppo, la pace e la sicurezza della co-munit internazionale. Ad essi, infatti, aderiscono quasi tutti i circaduecento Stati del mondo. Ambedue questi accordi rivoluzionarisono stati promossi, come accennato, dagli Stati Uniti.

    I due Trattati, hanno uno scopo centrale: la pace e la sicurezzainternazionale. Purtroppo, sia lONU, sia il TNP, malgrado il loro al-to e fondamentale obiettivo, hanno uno Statuto gravemente iniquo ediscriminatorio. Tra laltro, indeboliscono la NATO e lUnione Euro-pea, di cui fa parte lItalia.

    Lorgano superiore dellONU - il Consiglio di Sicurezza - hacaratteristiche inaccettabili, tanto pi dopo circa settanta anni dal-la sua creazione. Quindici Stati lo compongono. Dieci a rotazione bi-ennale e cinque permanenti e con diritto di veto: Stati Uniti, Russia,Cina, Francia e Gran Bretagna.

    Gli Stati Uniti giustificano gli interventi militari degli scorsi de-cenni, malgrado il ricorrente richiamo alla politica dellIsolazioni-smo, con linsufficienza o linefficacia delle Nazioni Unite, spessoparalizzate dal veto di uno dei suoi cinque membri permanenti.

    Un contenuto fortemente iniquo e discriminatorio caratterizza

    14 AFFARI ESTERI

  • LA SITUAZIONE 15

    ugualmente il TNP, malgrado il suo altissimo obiettivo, quello, cio,dellabolizione totale delle armi atomiche.

    LArticolo IX.3 del Trattato recita, infatti: In questo Trattato definito militarmente nucleare uno Stato, che ha fabbricato e fattoesplodere unarma nucleare o un altro congegno esplosivo innanzi il1 Gennaio 1967. Cio, Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagnae Francia. Gli altri Stati aderenti circa 190 si impegnano a nondotarsi di armi nucleari.

    Barack Obama, subito dopo la sua elezione a Presidente degliStati Uniti come accennato proclam a Praga, nel luglio 2009, lavolont di raggiungere lobiettivo centrale del TNP: totale delle arminucleari. Purtroppo, nulla di sostanziale stato fatto per raggiun-gere tale vitale traguardo e tutti i nove Paesi militarmente nucleari,negli scorsi anni, hanno, invece, modernizzato e aumentato il loroarsenale atomico.

    La crisi della collaborazione tra gli Stati Uniti e la Russia

    Dopo la caduta del regime comunista sovietico in Russia nel1991-92 e la sconfitta dellideologia antiliberale e antidemocraticache lo caratterizzava, sembrava possibile una collaborazione tra laRussia e gli Stati Uniti.

    Lannessione militare della Crimea, nel Marzo 2014, e lappoggiodi Mosca ai ribelli filorussi ucraini hanno posto una seria ipoteca sutale prospettiva. Si parla, addirittura, di una nuova Guerra fredda.

    Il peggioramento dei rapporti tra Stati Uniti e Russia ha rallen-tato la collaborazione sulle procedure di sicurezza nucleare, mentreliniziativa di adottare nuove misure per il disarmo, prevista dalTrattato New Start, stata abbandonata. La Russia stata addirit-tura sospesa dal G-8 (Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna,Francia, Canada, Giappone e Italia).

    Putin, il predecessore e successore di Medvedev, non perde occa-sione per vantarsi della potenza nucleare della Russia. Un terzo delbilancio militare per il 2015 stato destinato ad incrementarla.

    La Russia, tuttavia, non lunico Paese ad investire, tuttora, nel-larma atomica. Gli Stati Uniti hanno approvato nel 2015 un pro-gramma decennale di 348 miliardi di dollari per modernizzare illoro arsenale nucleare. Il Regno Unito ha manifestato lintenzione dirinnovare e perfezionare i suoi armamenti atomici. Lo stesso stafacendo la Francia, che ha addirittura inaugurato, alcuni anni fa,un Quartier Generale nucleare.

    La Cina sta investendo pesantemente sugli strumenti per rispon-

  • 16 AFFARI ESTERI

    dere a un attacco nucleare, mediante missili a testata nuclearetrasportabili in grado di resistere ad un primo attacco. Sta allestendoanche una flotta di sottomarini con missili a testata nucleare.

    LIndia ha iniziato a provare i suoi missili a ogiva atomica. Lostesso sta facendo il Pakistan, che sta sviluppando armi nucleari tat-tiche. Israele ha sottomarini in grado di lanciare missili Cruise a te-stata nucleare. La Corea del Nord ha denunciato il TNP e si stimache abbia, ora, tra i 20 e i 40 ordigni atomici.

    LArabia Saudita e gli altri Paesi del Golfo spendono decine di mil-iardi di dollari in armi convenzionali. Hanno ordinato una dozzina dicentrali nucleari per la produzione di elettricit e minacciano dicostruire impianti per la produzione di uranio arricchito, se ci sarconsentito allIran dallentrata in funzione del recente Accordo nu-cleare.

    In sostanza, nonostante gli impegni presi, promuovendo e sotto-scrivendo il TNP circa quaranta anni orsono, non stato fatto alcunpasso avanti per ridurre il ruolo delle armi atomiche anche nei pro-grammi militari dei cinque Stati membri permanenti del Consiglio diSicurezza delle Nazioni Unite.

    Liniziativa per rendere queste armi illegali, in base al diritto in-ternazionale umanitario, appoggiata da pi di 150 Paesi firmataridel TNP, stata ignorata dagli Stati, che posseggono armi nucleari,e soltanto formalmente appoggiata dalle dozzine di Paesi, che con-tano sulla protezione nucleare degli Stati Uniti.

    Il TNP riconosce la supremazia di Stati Uniti, Gran Bretagna eFrancia, membri permanenti e con diritto di veto nel Consiglio di Si-curezza dellONU, e discrimina, cos, lItalia nella NATO.

    Discrimina, inoltre, il nostro Paese nellUnione Europea, ri-conoscendo alla Francia e alla Gran Bretagna, lo status di Paesi mi-litarmente e legalmente nucleari e di membri permanenti e con dirit-to di veto nel Consiglio di Sicurezza dellONU.

    Sar probabilmente impossibile, in questo mondo iniquo e di-scriminatorio, evitare la proliferazione atomica ed i conseguentienormi pericoli ad essa connessi. Il recente Accordo nucleare con lI-ran non muta sostanzialmente le inquietanti prospettive.

    Il settore militare convenzionale

    Per quanto riguarda il settore militare convenzionale, malgradoi buoni propositi di Barack Obama, enunciati allinizio della suaPresidenza nel 2008, truppe americane sono, tuttora, in Afghanistane in Iraq. Gli aerei e i droni degli Stati Uniti bombardano, da pi di

  • LA SITUAZIONE 17

    un anno, obiettivi in Iraq e Siria e guidano una coa-lizione militaredi sessantadue Paesi per sconfiggere i terroristi dellISIS-Daesh.

    Occorre credere, tuttavia, che la democrazia e luguaglianzadegli uomini, il frutto di Atene, Roma e Gerusalemme, che ci ha mes-so milleottocento anni per iniziare a realizzarsi nellOccidente inAmerica e in Europa, possa essere portato ad una cultura islamica etribale. necessario, inoltre, loccupazione, il controllo delle isti-tuzioni, leliminazione dei capi nemici e il restare a lungo per occi-dentalizzare una lite indigena che, poi, prender il potere. Questesono esigenze fondamentali per il successo degli interventi militari.

    La guerra in Iraq, iniziata nel 2003, rimasta orfana. Il ritiroprecipitoso di Obama ha annullato il successo degli ultimi anni. La-sciare una forza militare americana di 20-30 mila uomini avrebbeimpedito, probabilmente, lascesa dellISIS-Daesh.

    Nonostante pi di una dozzina di tentativi del Segretario di Sta-to americano Kerry, il processo di pace tra Israele e lAutoritPalestinese lungi dallessere avviato.

    Al contrario, a seguito del recente Accordo nucleare con lIran, irapporti tra gli Stati Uniti e Israele stanno attraversando un periododifficile. Miglioreranno, forse, dopo lincontro nel Novembre 2015 traObama e Netanyahu a Washington e laumento da tre a cinque miliar-di annui di aiuti militari a Tel Aviv per i prossimi anni.

    Nel 2011, come notato, lintervento aereo americano in Libia afavore degli insorti stato determinante per la caduta del regime fe-roce e dispotico di Muammar Gheddafi.

    Purtroppo, non stato programmato un seguito, come non lo si previsto in Iraq, e la Libia , ora, sconvolta da una guerra civile. Siparla di un intervento NATO, a guida italiana e con lapprovazionedel Governo libico e dellONU. Ne diremo pi avanti.

    Obama, la Primavera araba e la Siria

    Pi problematica, e, forse, pi grave la politica estera di Oba-ma nei riguardi della Primavera araba in Siria.

    Dopo linizio dellinsurrezione popolare nel 2011 contro il ditta-tore sanguinario Bashar al Assad, Obama dichiar, nellAgosto del-lo stesso anno, che Assad doveva andarsene. E quando il Presidentedegli Stati Uniti afferma che Assad se ne deve andare e dopocinque anni ancora al potere in Siria, la situazione molto grave.

    La gravit accentuata dal fatto che Obama dichiar, pochimesi dopo, di fronte alle centinaia di migliaia di vittime siriane, alledistruzioni dei centri abitati e ai milioni di profughi e migranti, che,

  • 18 AFFARI ESTERI

    se Assad avesse usato armi chimiche, gli Stati Uniti sarebbero inter-venuti militarmente.

    NellEstate 2013, Assad ha usato tali armi alla periferia diDamasco ed ha provocato la morte di oltre mille civili. Obama,dopo giorni di esitazione, ha rinunciato allintervento militarepreannunciato. Lo ha tolto dallimbarazzo Putin, intervenendo suAssad, che si impegnato a disfarsi del suo arsenale di armichimiche.

    Non vi , forse, da stupirsi se il Presidente russo, nel Marzo 2014,cio pochi mesi dopo, si annesso surrettiziamente e militarmente laCrimea ed ha appoggiato con carri armati, cannoni e volontari, iseparatisti russofoni dellUcraina dellEst. Nel 2010 Putin era gi in-tervenuto militarmente in Georgia.

    Per ora, la risposta americana ed europea si limitata ad oppor-si allaggressione russa con sanzioni economiche, che dovrebberorestare in vigore anche nei primi sei mesi del 2016.

    Lintervento della Russia in Siria e gli attentati terroristicia Parigi

    Limprovviso intervento militare di Putin in Siria con aerei, carriarmati e soldati nella nuova base di Latakia - ai primi di Ottobre 2015e dopo il lungo colloquio del 29 Settembre 2015 con Obama a NewYork, in occasione dellAssemblea Generale delle Nazioni Unite - hacomplicato ulteriormente la situazione internazionale.

    Ha accentuato, cio, lattenzione sul conflitto in Siria, in Iraq esul problema di come opporsi al terrorismo islamico-fondamental-ista dellISIS-Daesh. Ha posto al centro della politica internazionalela Russia, che cos uscita dallisolamento in cui era finita per lag-gressione in Ucraina.

    Dopo gli attentati terroristici del 13 Novembre 2015 a Parigi, laFrancia diventata, invece, il centro della politica estera europea. Lapronta risposta del Presidente francese Franois Hollande, che haparlato di guerra allISIS-Daesh, ha contribuito, inoltre, a richia-mare lattenzione dellOccidente sulla sfida del terrorismo islamicoe della guerra civile in Siria, che lo ha provocato.

    Hollande non ha esitato ad accordarsi militarmente con Putinper intensificare i bombardamenti contro lISIS-Daesh in Iraq e inSiria. Ha ormeggiato la portaerei nucleare Charles de Gaulle nelleacque siriane. Ha iniziato immediatamente una serie di incontri coni vertici mondiali: Cameron, Obama, Merkel, Renzi e, infine, Putin.

    Per la prima volta, alla vigilia dellincontro con Hollande, Oba-

  • LA SITUAZIONE 19

    ma ha parlato di sconfiggere, e non soltanto di contenere, lISIS-Daesh. Ha deciso di intensificare i bombardamenti aerei e di inviarealtri Corpi speciali (100 unit).

    Luned 23 Novembre 2015, Hollande, prima dei colloqui conObama, si incontrato a Parigi con il Premier britannico DavidCameron, che gli ha assicurato la piena solidariet della Gran Bre-tagna e si impegnato a sollecitare il Parlamento inglese ad ap-provare bombardamenti aerei britannici contro lISIS-Daesh inSiria, oltre che in Iraq. Il 10 Dicembre 2015 ha ottenuto tale auto-rizzazione ed ha iniziato immediatamente gli attacchi aerei anche interritorio siriano.

    Dopo lincontro con Cameron, Hollande ha avuto un colloquiocon Obama a Washington, il 24 Novembre 2015. Il Presidente amer-icano gli ha ricordato limpegno militare degli Stati Uniti in Iraq eSiria. Ha aggiunto che lo intensificher, ma che, almeno per ora, nonintende impegnarsi con truppe sul terreno.

    Obama non ha accettato la proposta, che Hollande gli avrebbefatto, di accogliere la Russia, la Siria e lIran nella coalizione mili-tare di sessantadue Paesi a guida statunitense. Ha sottolineato comela Russia abbia il fine, soprattutto, di salvare il regime di-spotico esciita del suo alleato Assad; di mantenere la base militare di Tartuse quella recente di Latakia; e di poter partecipare in posizione diforza ai negoziati per lavvenire della Siria e per lassetto del MedioOriente.

    Non a caso, i bombardamenti degli aerei russi colpiscono per lot-tanta per cento i Gruppi liberi di insorti, appoggiati dagli Stati Uni-ti e dai Paesi Arabi, e non i terroristi islamici dellISIS-Daesh.

    Hollande, dopo lincontro con Obama e Cameron, ha incontratoa Parigi il 25 Novembre 2015 il Cancelliere Merkel. Nella conferen-za stampa, successiva al colloquio, il Cancelliere tedesco hadichiarato: Dobbiamo lottare contro lISIS insieme. Non si pu vin-cere con le parole. Serviranno strumenti militari.

    Ha, inoltre, annunciato linvio di alcune centinaia di soldati inMali per aiutare le truppe francesi nella lotta al terrorismo, nonch ildislocamento di una nave da guerra in appoggio alla portaereifrancese nelle acque siriane, e di sei aerei di ricognizione e uno di ri-fornimento in Iraq e Siria. Il Bundestag ha approvato, poi, con ampiamaggioranza (445 146), il 4 Dicembre 2015, le decisioni della Merkel.

    Renzi, infine, stato ricevuto a Parigi da Hollande per venti minu-ti e alle otto del mattino di gioved 26 Novembre 2015, dopo i colloquiavuti dal Presidente francese con Obama, Cameron, la Merkel e pocheore prima dellincontro con Putin a Mosca nello stesso giorno.

  • 20 AFFARI ESTERI

    A Putin, il 26 Novembre 2015, Hollande ha confermato la colla-borazione militare della Francia contro lISIS-Daesh, gi avviata findal giorno dopo gli attacchi terroristici a Parigi del 13 Novembre2015. Ha confermato, inoltre che gli Stati Uniti, la Gran Bretagna,la Germania, la Turchia, lArabia Saudita ed altri Paesi, concor-dano sulla necessit che Bashar al Assad abbandoni la Presidenzadella Siria quando sar definito lassetto politico finale del Paese al-lora in discussione a Vienna.

    Data lopposizione di Washington, sembra che Hollande non ab-bia insistito per inserire la Russia nella coalizione militare di sessan-tadue Paesi, guidata dagli Stati Uniti contro lISIS-Daesh.

    Pare anche che non abbia discusso con Putin della questioneUcraina e delle sanzioni economiche contro la Russia, che dovreb-bero mantenersi fino a quando Mosca non avr rispettato gli Accor-di conclusi a Minsk tra Putin, Hollande, Merkel e Poroenko nel Feb-braio 2015.

    LItalia, la Siria e le iniziative di Hollande

    La reazione dellItalia Governo, Parlamento e Partiti allat-tentato terroristico del 13 Novembre 2015 a Parigi e alle iniziativepolitiche e militari di Hollande stata prudente e neutrale, malgra-do il Consiglio di Sicurezza dellONU, allunanimit, abbia implici-tamente approvato la dura reazione del Governo francese contro lI-SIS-Daesh.

    Il Consiglio di Sicurezza ha, infatti, invitato gli Stati membri adadottare tutte le misure necessarie per sradicare lISIS dai territori,che ha occupato in parti significative dellIraq e della Siria. Il Con-siglio europeo ha, da parte sua, chiesto ai membri dellUnione di col-laborare con la Francia, che ha invocato lArticolo 42.7 del TrattatodellUnione Europea.

    La posizione dellItalia si distingue dalla netta politica interven-tista di Francia, Gran Bretagna e Germania, adottata con le deci-sioni del Parlamento francese, della Camera dei Comuni britannicae del Bundestag tedesco, che hanno approvato ad ampia maggioran-za la partecipazione militare alla Guerra in Siria e in Iraq.

    Per comprendere la posizione dellItalia , forse, opportuno ri-cordare che il nostro Paese ha preso sul serio, a suo tempo, la poli-tica estera suggerita da Giorgio La Pira, fiorentino, sul quale Renziha scritto, se non erriamo, la Tesi di laurea.

    La cauta reazione iniziale dellItalia comprensibile: il timore diuna reazione dei terroristi dellISIS-Daesh, se lItalia dovesse au-

  • LA SITUAZIONE 21

    mentare il suo impegno in Siria e in Iraq con bombardamenti aerei.Renzi ricordato, inoltre, che gi siamo impegnati militarmente in

    Afghanistan, Iraq, Libano, Somalia e Kosovo con alcune centinaia disoldati ed abbiamo Carabinieri addestratori dei Peshmerga in Iraq. Il15 Dicembre 2015 ha, inoltre, deciso linvio di 450 militari - probabil-mente paracadutisti della Folgore - per proteggere i lavoratori che de-vono provvedere al ripristino di una diga nei pressi di Mosul in Iraq.

    Unaltra preoccupazione dellItalia per un aumento dellinter-vento militare italiano contro lISIS-Daesh, riguarda le ripercussionisulleconomia italiana, che attraversa, da anni, serie difficolt, mal-grado qualche miglioramento. Infine, ma non per importanza, ilGoverno Renzi tiene conto dellatteggiamento prudente del Parla-mento, dei Partiti e dei timori dellopinione pubblica.

    Si dovrebbe, tuttavia, fare il possibile, affinch lItalia non ri-manga a lungo isolata. Difficilmente pu appoggiarsi allUnione Eu-ropea, da tempo in crisi, sia per le tensioni causate dallaggressionerussa in Crimea e Ucraina, sia per i problemi relativi allondata dicentinaia di migliaia di migranti.

    Il referendum della Gran Bretagna per uscire dallUnione Euro-pea, previsto per il 2016, complica ulteriormente la situazione. Nel2017, cio lanno prossimo, le elezioni presidenziali e politiche inGran Bretagna, Francia e Germania rendono ulteriormente prob-lematico il quadro europeo.

    Renzi si appoggiato, inoltre, per alcune settimane sullesitanteatteggiamento della Gran Bretagna, della Germania e, soprattutto,di Obama, nonch sulla reticenza del Vaticano.

    Il Papa Bergoglio nellAgosto 2013 si pubblicamente schieratocontro lintervento militare americano in Siria. Ha dichiarato chela guerra non ha mai risolto un problema. Il che non esatto.Hitler, ad esempio, non sarebbe stato, probabilmente, sconfittosoltanto con le Ave Maria. Anche il regime di Assad e lISIS-Daeshdifficilmente saranno abbattuti con le veglie di preghiera.

    Vi differenza fra pacifismo e operatori di pace. Ricordiamo ilpacifismo dei Comunisti e la colomba di Picasso, dopo i carri armatiSovietici a Budapest e Praga.

    Latteggiamento del Papa ha contribuito alle gravi esitazioni diObama, che ha rinunciato, come accennato, nel 2013 e allutimo i-stante, ad intervenire in Siria per abbattere Assad, come avevaproclamato.

    Dopo la strage dellISIS-Daesh del 13 Novembre 2015 a Parigi, ilSegretario di Stato Cardinale Parolin ha distinto, saggiamente, laposizione della Chiesa da quella dello Stato. Gi Cristo ha detto:

  • 22 AFFARI ESTERI

    Date a Cesare quello che di Cesare e a Dio quello che di Dio. E,secondo levangelista Matteo: Non sono venuto a portare la pace,ma la spada. Non ha cacciato i mercanti dal Tempio col turibolo. IlMetropolita di Mosca ha parlato di Guerra santa.

    Renzi, per giustificare la sua prudenza, spesso evoca anche la ne-cessit di non ripetere gli errori fatti con lintervento militare nel 2011,in appoggio allinsurrezione popolare in Libia per rovesciare Gheddafi.Chiede, con insistenza, una strategia politica e militare per il dopo ISIS-Daesh in Siria, prima di un impegno con bombardamenti aerei. Pergiustificare linazione nonci sembra, per, suffficiente sollevare il prob-lema della strategia politica e militare per il dopo ISIS-Daesh in Siria eper il dopo guerra civile in atto in Libia. Ne diremo poi.

    LItalia non deve restare isolata dalla Gran Bretagna e dallaGermania. Soprattutto, non deve dare limpressione di lasciare laFrancia sola. Siamo, come la Francia, al centro del Mediterraneo evicini alla Siria e al Medio Oriente. La Francia membro perma-nente e con diritto di veto del Consiglio di Sicurezza dellONU ed una potenza militarmente e legalmente nucleare, ai termini del TNP.

    Ha avuto due grandi europeisti: Schuman e Monnet. Ma ha an-che respinto nel 1954 la Comunit Europea di Difesa. Si fatta lar-ma atomica da sola, allorch lItalia e la Germania lhanno abban-donata nel 1957. Ha concluso con la Germania il Trattato dellEliseonel 1963, sul quale si basa la sopravvivenza dellUnione Europea eil suo avvenire. Con lInghilterra ha un antico rapporto: lententecordiale.

    La Gran Bretagna non membro dellEuro e si appresta, comeaccennato, ad indire un referendum per uscire dallUnione Euro-pea. Ha deciso di intervenire militarmente con bombardamenti aereiin Siria e Iraq. Ha un rapporto speciale con gli Stati Uniti. Come laFrancia, membro permanente e con diritto di veto nel Consiglio diSicurezza delle Nazioni Unite ed un Paese militarmente e legal-mente nucleare.

    La Germania, infine, una potenza economica e pu contare sutale elemento positivo. E al centro dellEuropa ed ha relazioni spe-ciali con la Francia ed anche con Londra. Come accennato, il Bun-destag ha approvato, a larga maggioranza e per la prima volta, inIraq e Siria.

    comprensibile invocare, come fa Renzi per giustificare la suapolitica neutrale, la necessit di una strategia politica e militare daattuare dopo la sconfitta dellISIS-Daesh e labbattimento del Gov-erno dispotico di Bashar al Assad. , infatti, essenziale non ripeteregli errori fatti in Afghanistan, Iraq, Libia e Yemen, dopo aver appog-

  • LA SITUAZIONE 23

    giato giustamente labbattimento dei regimi dittatoriali dei Tale-bani, di Saddam Hussein, Muammar Gheddafi e Ali Abdullah Saleh.Una strategia politica e militare per la Siria ed anche per la Libia ,daltronde, in corso di attuazione.

    Se scoppia un incendio ed un edificio brucia, tuttavia, occorre in-tervenire immediatamente con i Pompieri per spegnere il fuoco. Nonsi possono attendere il piano di ricostruzione e gli architetti.

    anche ragionevole, per giustificare la prudenza italiana, ren-dersi conto che la situazione politica internazionale, e non soltantoquella europea, particolarmente complicata.

    La Russia, come accennato, ha secondi fini. intervenuta mili-tarmente in Siria, tre mesi fa, nellOttobre 2015, pi per assistere As-sad, che stava perdendo, che per sconfiggere lISIS-Daesh. Pi perproteggere un alleato e le proprie basi militari ora oltre Tartus an-che Latakia e assicurarsi unimportante presenza politica nelMedio Oriente che per combattere il terrorismo.

    Gli Stati Uniti e i Paesi europei sono incerti e riluttanti ad inter-venire militarmente con truppe di terra in Siria e Iraq.

    La Turchia, pur facendo parte della NATO e della coalizione mi-litare contro lISIS-Daesh a guida americana, sembra aiuti segreta-mente lISIS-Daesh con acquisti di petrolio, denaro ed anche armi.Bombarda, infine, con aerei, pi le milizie curde che i terroristi del-lISIS-Daesh.

    Non a caso, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha ap-provato il 17 Dicembre 2015 allunanimit una Risoluzione di ven-totto pagine contro i finanziamenti e il traffico di petrolio a favoredellISIS-Daesh. Evitiamo, tuttavia, la ricorrente tentazione deimarxisti di ritorno. Numerosissimi ritengono, infatti, che lISIS-Daesh e il terrorismo, le Primavere arabe e i vari conflitti in corsosiano, in definitiva, guerre economiche.

    A complicare ulteriormente la situazione ha contribuito, alla finedi Novembre 2015, labbattimento di un cacciabombardiere russo daparte di un caccia turco. La Turchia un Paese membro della NA-TO. Ha un ruolo importante nel problema dei migranti. Ha messo adisposizione degli Stati Uniti, della Francia e della Germania, le suebasi aeree. Pone problemi per la sua minoranza curda.

    LIraq, infine, ha denunciato il 6 Dicembre 2015 il dislocamentodi truppe e carri armati della Turchia sul suo territorio e nelle vici-nanze di Mosul, parte curda dellIraq. Il 19 Dicembre 2015 si riti-rata su pressione degli Stati Uniti.

    Alcuni, non a torto, affermano che lISIS-Daesh ha un Padre: unacarente strategia americana in Iraq per il dopo Saddam Hussein. Gli

  • 24 AFFARI ESTERI

    Stati Uniti, infatti, hanno insediato a Bagdad gli Sciiti ed hanno, cos,umiliato i Sunniti, da decenni al Governo. Gli Stati Uniti, inoltre, edanche i Paesi europei, non sono intervenuti militarmente in Siria per al-meno tre anni. Per ora, lo fanno insufficientemente.

    LISIS-Daesh avrebbe anche una Madre: lArabia Saudita e i Pae-si del Golfo, che lo hanno finanziato per proteggersi ed hanno, comelISIS-Daesh, una concezione fondamentalista della religione musul-mana.

    Da tempo, chi scrive ritiene che lISIS-Daesh ed il terrorismo i-slamico siano un problema di polizia internazionale. Ora si chia-ma guerra il conflitto che poteva essere fermato quattro anni fa.

    LISIS-Daesh, infatti, non ha aerei, armi antiaerei, cannoni, car-ri armati, aiuto satellitare.

    Lo Stato Islamico sembra possa contare su entrate mensili per 80milioni di dollari, in gran parte da tassazioni e vendite di petrolio egas, mentre il numero dei foreign fighters nelle sue file sembra siaquasi triplicato negli ultimi mesi, raggiungendo una cifra 27-30 mi-la unit, di cui 5.000 provenienti dallEuropa.

    I Paesi, da cui provengono i foreign fighters sarebbero 86. In te-sta la Tunisia, con 6.000 reclute, a cui seguono lArabia Sauditacon 2.500 e la Russia con 2.400. Inoltre, la media di coloro cheprovengono dallOccidente e che in seguito decidono di rientrare neiloro Paesi si aggira tra il 20 e il 30 per cento.

    LISIS-Daesh da problema di polizia divenuto un problema dipolitica internazionale e un problema militare per linsufficiente etardivo intervento politico e militare in Siria dei Paesi europei e, so-prattutto, degli Stati Uniti, la potenza egemone da quasi un secolo.Lo abbiamo accennato. Ci si preoccupa, soprattutto, delle con-seguenze (terrorismo, migranti, ecc.) e non delle cause: lISIS-Daesh,la guerra civile in Siria, linstabilit dellIraq.

    I Paesi europei e lUnione Europea nel 2014 e nel 2015 sono stati as-sorbiti dalla crisi economica e finanziaria della Grecia, Paese che ha ildue per cento circa del reddito nazionale totale dellUnione Europea.

    Poi, dal Marzo 2014, sono stati sconvolti dallannessione militaredella Crimea da parte della Russia e dal contemporaneo aiuto mi-litare ai separatisti russofoni dellUcraina orientale. La soluzionedella crisi con la Russia stata affidata da Obama alla Merkel e aHollande.

    Nel 2015, lesodo di centinaia di migliaia di migranti ha creatonuovi problemi e tensioni nei Paesi europei e nellUnione ed il pro-blema lungi dallessere risolto.

    Con la neutralit e prudenza Renzi rischia di dimenticare, al-

  • LA SITUAZIONE 25

    lorch invoca una strategia, prima di aumentare lintervento mi-litare dellItalia in Iraq e Siria, che lindispensabile strategia politi-ca e militare per il dopo Siria in via di elaborazione da alcuni mesi.

    Nel Settembre 2015, infatti, sono iniziati a Vienna una serie diincontri diplomatici ad alto livello, con lo scopo di preparare unasoluzione del problema politico della Siria, in vista della fine dellaguerra civile e della sconfitta dellISIS-Daesh.

    Ad essa, partecipano, tra laltro, i Ministri degli Esteri degli Sta-ti Uniti, Russia, Francia, Gran Bretagna, Germania, Italia, Iran,Arabia Saudita, Libano, Turchia e i rappresentanti delle NazioniUnite e dellUnione Europea.

    Il 18 Dicembre 2015 il Consiglio di Sicurezza dellONU sulla basedei negoziati di Vienna, ha approvato, allunanimit, un importanteRisoluzione con un dettagliato programma, che prevede limmedia-to cessate il fuoco, la preparazione di una nuova Costituzione edelezioni politiche e presidenziali in Siria nel 2017. Inoltre, gli StatiUniti e la Russia dovrebbero preparare, con la Giordania e lArabiaSaudita, una lista dei gruppi liberi di insorti, che potrebbero en-trare a far parte del nuovo Governo siriano, con lesclusione deigruppi terroristici come lISIS-Daesh e il Jabat al Nusra. Per ora, stata lasciato in sospeso il destino del Presidente siriano Bashar alAssad.

    Di tutto questo aveva discusso il Segretario di Stato americanoKerry con Putin il 15 Dicembre 2015 a Mosca tre giorni prima du-rante un incontro di tre ore.

    Renzi motiva, inoltre, la sua prudenza verso il conflitto in Siriae Iraq dichiarando di dare la precedenza alla grave situazione in Li-bia. Da mesi, un Ammiraglio italiano ha organizzato un QuartiereGenerale a Centocelle nei pressi di Roma. Il Governo italiano vuoleottenere la guida di una coalizione politica e militare, con lap-provazione dellONU e su richiesta del Governo libico, per avviare asoluzione la guerra civile in corso.

    Con lappoggio e la copresidenza degli Stati Uniti, lItalia ha ot-tenuto di ospitare a Roma il 13 Dicembre 2015 una Conferenza in-ternazionale per esaminare il problema della Libia. Ha, inoltre, pro-mosso, ugualmente con lappoggio degli Stati Uniti, unaltra Con-ferenza, che dovrebbe riunire a Ginevra il 25 Gennaio 2016 i princi-pali componenti la coalizione militare, a guida americana, contro lI-SIS-Daesh in Iraq e Siria.

    Ripetiamo che una guerra, tuttavia, in corso in Iraq e, soprat-tutto, in Siria, da cinqye anni con migliaia di vittime, milioni diprofughi e diffuse distruzioni. Gli Stati Uniti bombardano in Iraq e

  • 26 AFFARI ESTERI

    in Siria, da pi di un anno, con circa 200-250 aerei. La Francia e laGran Bretagna, da qualche settimana, con una decina di aerei. Finoad ora, circa diecimila incursioni americane e duemila incursionieuropee e irachene.

    LArabia Saudita, il Qatar e lUAE, pur facendo parte della coa-lizione militare a guida americana, non partecipano da mesi ai bom-bardamenti in Iraq e Siria. Sono assorbiti dalla guerra nello Yemen.

    Il 14 Dicembre 2015 stato annunciata la formazione di unal-leanza di 34 Paesi islamici e sunniti per la guerra contro lISIS-Daesh, promossa dallArabia Saudita. Ne fanno parte anche laTurchia, il Pakistan e lEgitto.

    Obama ricorda che la coalizione militare, guidata dagli Stati Uni-ti contro lISIS-Daesh comprende 62 Paesi; quella di Mosca, tre Paesi:la Russia, lIran e la Siria. Oggi, dopo la formazione dellAlleanza is-lamica, queste dichiarazioni dovrebbero essere riviste.

    Gli Stati Uniti negli interventi militari in Corea (1950); in Viet-nam (Anni sessanta); in Kuwait (1990-91); in Afghanistan e Iraq(2001-2014); sono intervenuti come accennato con centinaia dimigliaia di soldati. Per ora, contro lISIS-Daesh in Iraq e Siria, gliStati Uniti sono presenti soltanto con poche migliaia di militari econ lordine di non svolgere azioni di combattimento.

    Dopo lapprovazione a vasta maggioranza (397 contro 223) del-la Camera dei Comuni ai bombardamenti aerei britannici in Siria,Lord Peter Mandelson, braccio destro del laburista Tony Blair, alpotere per dieci anni, ha dichiarato: Siamo in guerra e il Rubicone stato attraversato da tempo. tragico che la Gran Bretagna sia daanni assente dal tavolo delle decisioni. Il successo di Cameron ai Co-muni lo riporta sulla scena internazionale, dopo una troppo lungaassenza. Ma i bombardamenti aerei non saranno sufficienti. Occor-rono truppe di terra. Sulla stessa linea, lex Premier britannicoTony Blair in una recente Conferenza negli Stati Uniti.

    Il 4 Dicembre 2015, lex Presidente del Consiglio Massimo DAle-ma a Bruxelles ha dichiarato: Di fronte alla minaccia dello Statoislamico luso della forza una componente inevitabile. Ma i raidaerei non sono sufficienti. Sarebbe necessario coordinarli conunazione militare sul terreno, anche perch difficile liberare gran-di porzioni di territorio in Iraq e Siria soltanto con gli aerei.

    Il 3 Dicembre 2015 il Segretario di Stato americano Kerry hadichiarato che gli esperti militari, da tempo, affermano che gli at-tacchi dal cielo non bastano per battere lISIS-Daesh. Occorre sta-bilire se le truppe di terra saranno americane, europee o dei Paesiarabi, preferibilmente di questi ultimi.

  • LA SITUAZIONE 27

    Obama, domenica 6 Dicembre 2015 dallo Studio Ovale ha tenu-to un Discorso alla Nazione, dopo lattacco terroristico a SanBernardino in California. Era la terza volta del suo settennato. Hacambiato, tuttavia, strategia soltanto verbalmente. passato dalcontenere degli scorsi anni, allo sconfiggere del dopo lattacco terror-istico dellISIS-Daesh a Parigi del 13 Novembre 2015 e ha dichiara-to che gli Stati Uniti hanno lo scopo di distruggere lISIS-Daesh e ilterrorismo. Ma ha escluso, nuovamente, linvio di truppe di terra.

    Il 12 Novembre 2015, il giorno prima della strage dellISIS-Daeshal Bataclan a Parigi, in unintervista concessa alla televisione ameri-cana ABC, Obama aveva dichiarato: LISIS sta guadagnando ter-reno? No, non penso si stiano rafforzando. La verit che fin dallinizioil nostro obiettivo stato quello del contenimento e li abbiamo contenu-ti. Non hanno guadagnato terreno in Iraq. E in Siria arrive-ranno e sene andranno.

    Il 10 Dicembre 2015, quattro giorni dopo il Discorso allaNazione, il suo Segretario di Stato alla Difesa Carter, ha dichiarato:La verit che siamo in guerra.

    Lo aveva gi affermato Hollande, il 13 Dicembre 2015 dopo lastrage terroristica dellISIS-Daesh a Parigi.

    Obama sembra abbia trovato unalibi per evitare di inviaretruppe di terra in Siria e Iraq. Alcuni esperti, infatti, ritengono che iterroristi dellISIS-Daesh auspichino uniniziativa simile. Secondoun testo religioso sarebbe previsto e quindi auspicabile che gli in-fedeli, per essere sconfitti, inviino le loro truppe di terra nel Califfa-to siriano e iracheno

    Obama ha rivelato anche il perch della sua riluttanza ad in-viare truppe sul terreno in Siria. Il Pentagono stima, ha detto il 18Dicembre 2015 in una conversazione informale, che ci sarebberocentinaia di morti americani ogni mese, migliaia di vittime tra i Siri-ani e dieci miliardi di dollari di spesa.

    In sintesi, la politica estera dellItalia contro lISIS-Daesh e ilterrorismo sembra, per ora, attendista, inadeguata e superficiale. Lo stata anche dopo le recenti decisioni dei Parlamenti francese, in-glese e tedesco. Potrebbe divenire velleitaria e pericolosa, soprattut-to se il processo in corso per la pace in Siria e in Libia fallir.Dovrebbe cambiare e lo far, probabilmente, dopo che la politicadegli Stati Uniti sar costretta a farlo. Ad esempio, per la persisten-za dellISIS-Daesh o per altri attacchi terroristici negli Stati Uniti.

    Le prospettive, tuttavia, potrebbero mutare drasticamente, se laRisoluzione del Consiglio di Sicurezza dellONU del 18 Dicembre2015 porter alla cessazione della guerra in Siria e allavvio di un

  • 28 AFFARI ESTERI

    processo di pace, e se lo stesso avverr in Libia, dopo la Risoluzionedel 22 Dicembre 2015, ugualmente del Consiglio di Sicurezza del-lONU.

    Con le dovute proporzioni, perch i terroristi dellISIS-Daeshnon hanno elefanti, vale, forse, la pena di ricordare che, per af-frontare lEsercito di Annibale e vincere la guerra, non fu sufficienteFabio Massimo , il Temporeggiatore . Fu indispensabile, alla fine, ri-correre a Scipione lAfricano, che dovette attraversare il Mediterra-neo, con truppe di terra e concludere cos, a Zama, la Seconda guer-ra punica. Alcuni decenni dopo, lEsercito romano attravers nuova-mente il Mediterraneo e rase al suolo Cartagine.

    Seicento anni pi tardi bande di barbari, non pi di 30 mila, pre-sero il controllo dellImpero romano.

    Qualche secolo dopo, Cavour invi dal piccolo Piemonte 15 milasoldati a combattere in Crimea per sedersi al tavolo dei Grandi.

    Il Governo italiano riuscito, con lappoggio degli Stati Uniti, adorganizzare una Conferenza internazionale sulla Libia, che si riu-nita a Roma il 13 Dicembre 2015 sotto la presidenza congiunta ita-lo-americana.

    Firmato da Ministri e inviati di 17 Paesi e di quattro Organiz-zazioni internazionali, fra cui lUnione Europea e la Lega Araba, ilComunicato finale dellincontro invita tutte le fazioni in Libia adaccettare un immediato cessate il fuoco e a sottoscrivere un accor-do per un Governo di unit nazionale.

    Il piano, mediato dallInviato speciale delle Nazioni Unite, lAm-basciatore tedesco Martin Kobler, prevede la creazione entro il 31 Gen-naio 2016 di un Esecutivo di unit nazionale, che sarebbe poi legitti-mato a chiedere garanzie di sicurezza e assistenza economica allester-no.

    Le parti libiche avrebbero, cio, fino a Febbraio 2016 per creareun Consiglio presidenziale, che nominerebbe il Governo, i nuovi ver-tici della Banca centrale e dellEnte petrolifero nazionale, avviandonel contempo il delicato rientro di tutte le istituzioni del Paese aTripoli, oggi sede della fazione islamista, sostenuta da Qatar eTurchia. Il Governo e il Parlamento internazionalmente riconosciu-ti, che hanno in Egitto e negli Emirati Arabi i loro grandi sponsor,siedono invece a Tobruk.

    LAccordo prevede anche il prolungamento di un anno delmandato parlamentare, con un ulteriore estensione di un altro annose necessario.

    Il fatto nuovo del vertice romano che, per la prima volta, Ara-bia Saudita, Qatar, Turchia, Emirati ed Egitto abbiano finalmente

  • LA SITUAZIONE 29

    preso un impegno concreto a esercitare la loro influenza per convin-cere anche i loro protetti a sottoscrivere lAccordo.

    Lintesa di Roma stata confermata dalle parti in causa inMarocco il 17 Dicembre 2015. Una Risoluzione del Consiglio di Si-curezza dellONU il 23 Dicembre 2015 ha approvato allunanimitlAccordo firmato in Marocco.

    Le Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dellONU del 18 Dicem-bre 2015 sulla Siria e quella del 23 Dicembre 2015 sulla Libia, sonomolto importanti. Sar, tuttavia, difficile la loro appliczione.

    La necessit di una politica estera europea

    In grande sintesi, lUnione Europea non fa politica estera da de-cenni. Si giustifica affermando che la politica estera, purtroppo, nonha clausole esplicite nei Trattati europei.

    Non del tutto esatto. Che fine hanno fatto il Quartier GeneraleEuropeo e lAgenzia Europea per gli Armamenti, creati allunanimi-t dal Consiglio Europeo nel Dicembre 2003? E la Forza di ReazioneRapida? E le possibilit previste dai Trattati europei esistenti per lecosiddette cooperazioni rafforzate?

    Il Presidente della Commissione europea Juncker, commentandorecentemente il deludente esito del dibattito del Consiglio sul Rap-porto concernente la Difesa europea, ha dichiarato: If I look at De-fence policy, a bunch of chickens would be a more unified combatunit.

    Nemmeno i singoli Paesi europei fanno politica estera con effica-cia. La loro reazione, dopo i gravissimi attentati terroristici dell11Settembre 2001 negli Stati Uniti, stata insufficiente, cos come laloro presenza nelle guerre degli scorsi quindici anni in Afghanistan,Iraq, Libia e Siria, come abbiamo accennato.

    In definitiva, i Paesi europei ed i loro 500 milioni di abitanti, conun reddito globale simile a quello degli Stati Uniti, non si sono ancoraresi conto che, soprattutto nellepoca nucleare, la divisione politica emilitare dellEuropa pericolosa e richiede iniziative efficaci. Lo ave-vano compreso Schuman, Adenauer e De Gasperi, settanta anni fa.

    LAlleanza Atlantica, la protezione degli Stati Uniti, la NATO elArticolo 5, sono difese che, alla lunga, e in unepoca nucleare,potrebbero rivelarsi insufficienti e, quindi, pericolose.

    LItalia rilanci lobiettivo dellEuropa unita a Messina nel Giu-gno 1955, pochi mesi dopo la caduta del Progetto di Comunit Euro-pea di Difesa (CED), che conteneva anche la possibilit di una Co-munit Politica.

  • 30 AFFARI ESTERI

    I Trattati istituenti la Comunit Economica Europea (detta an-che Mercato Comune) e la Comunit Europea per lEnergia Atomica(detta anche Euratom) sono stati firmati in Campidoglio il 25 mar-zo 1957 e sono chiamati Trattati di Roma. Su di essi si costruito,negli scorsi cinquantotto anni, un embrione di Unione Europea e diMone-ta comune, lEuro.

    Se non si procede ora, si rischia di compromettere quello che si raggiunto nel settore economico e finanziario gi, oggi, in serio peri-colo. Non resta che rilanciare nel settore politico e della difesa. LI-talia, come settanta anni fa a Messina, potrebbe avere un importanteruolo e lanciare uniniziativa. Il 16 Gennaio 2015 si inconteranno aRoma i Ministri del Esteri dei sei Paesi fondatori dellEuropa unita.Potrebbe essere un inizio.

    Non necessario sperare per intraprendere, n riuscire per per-severare, fu la risposta di Guglielmo dOrange, detto il Taciturno,ai suoi Generali, che gli illustravano limpossibilit di vincere unabattaglia, date le preponderanti forze del nemico. Ebbe ragione ilTaciturno, poich la battaglia, allora, fu vinta.

    Anche oggi, malgrado le enormi difficolt, la battaglia per lu-nit dellEuropa potrebbe essere vinta. Lunit politica dellEuropa lunica politica originale, valida e senza alternative per la nostrasalvezza ed esistenza.

    Achille Albonetti

    Roma, 1 Gennaio 2016achillealbonettionline

  • Stralcio dellintervento del Presidente della Repubblica SERGIO MATTARELLAal Parlamento europeo del 25 Novembre 2014.

    IL MONDO HA BISOGNODI UNEUROPA UNITA

    di Sergio Mattarella

    Prendo la parola in un momento particolarmente drammaticoper tutti noi. LEuropa ferita: Bruxelles, Copenaghen, Lon-dra, Madrid, Parigi, sono altrettante lacerazioni, dolorose e incan-cellabili, sul corpo della nostra Unione. Siamo ancora sgomenti perquanto accaduto a Parigi e cerchiamo - tutti insieme - di affrontareil dolore che ha colpito le famiglie delle vittime, la sofferenza dei fer-iti, il senso di angoscia e di insicurezza delle nostre comunit.

    Desidero ribadire, con forza, la solidariet totale e incondizion-ata alla Francia, alle sue istituzioni, al suo popolo. A Venezia abbi-amo dato laddio a Valeria Solesin, una ragazza ita-liana, unaragazza europea, la cui giovane vita stata stroncata, insieme aquella di altre 129 persone. A Parigi stata colpita la nostra vitadi tutti i giorni, le nostre abitudini: quel modo di essere, pensare evivere che proprio dei cittadini dellUnione.

    LUnione Europea il risultato di un lungo e vitale processo, an-cora in corso, ed la progressiva integrazione che ha consentito ainostri concittadini europei di vivere un periodo di pace e di svilup-po, unico nella storia del nostro Continente. Una storia che haprodotto diritti e accresciute tutele per tutti. LEuropa nata dallasolidariet. Da ex nemici che sono stati capaci di unirsi nel nome divalori comuni. Da Paesi ex avversari nella Guerra fredda che han-no saputo dar vita alla pi grade area di democrazia e li-bert maiesistita; contribuendo alla stabilit e alla pace.

    Tutto questo, per, non basta pi. A noi chiesto un di pi diresponsabilit, un di pi di iniziativa, un di pi di coesione. Soltan-to cos potremo vincere le sfide arroganti che il terrorismo portasin dentro le nostre case, dopo avere insanguinato le terre medio-orientali, asiatiche e africane, tuttora gravemente colpite.

  • 32 AFFARI ESTERI

    I contrasti dellepoca bipolare hanno contribuito a spingere iPaesi europei a tenersi uniti. Oggi, da Est a Sud, nuove forti insta-bilit si sono affacciate ai nostri confini. pi che mai indispen-sabile promuovere intelligenti politiche di vicinato per condividerestrategie di costruzione della pace, isolando ogni estremismo.

    LUnione Europea un punto di riferimento per ogni persona,popolo e Stato, che basi la sua esistenza sulla pace tra le nazioni,sulle libert ed il rispetto dei diritti dei cittadini. Un argine politicocontro loscurantismo. Per questo ci attaccano frontalmente, come avvenuto anche agli Stati Uniti. La battaglia esige unit. Unit edeterminazine per battere, insieme, ogni violenza e per garantirepiena sicurezza ai nostri concittadini; preservando la difesa irri-nunciabile della libert e dei diritti. Larchitettura delle istituzionieuropee basata sui valori di democrazia, tolleranza, accoglienza.

    A fronte delle fortissime pressioni migratorie, che provengonodai Paesi ove nasce il terrorismo, ci si interroga oggi se non sia il ca-so di porre in discussione alcuni punti di questi principi, a partiredalla libert di circolazione delle persone. Da qui la tentazione dichiudere le frontiere. Io credo che dobbiamo affrontare questesfide alla luce dei valori per i quali dichiariamo di combattere.Risposte apparentemente semplici non ci aiutano, n sul piano ide-ale, n su quello di soluzioni adeguate ed efficaci.

    Il mondo ha bisogno dellEuropa ed ha bisogno di unEuropaunita. Di unEuropa che sappia completare il suo disegno organico.LUnione pu favorire le necessarie convergenze internazionali perla Siria, per lIraq, per la Libia, cercando scelte condivise che con-trastino con efficacia le forze del disordine e del terrore.

    Progettare il futuro, a partire dalle difficolt e dalle sfide, chestiamo vivendo, la strada per governare bene anche il presente,con i suoi problemi cos gravi. Vorrei ricordare ancora una volta,laffermazione di Jean Monnet: Non possiamo fermarci quando ilmondo intero in movimento. Nel solco di questa esortazione, for-mulo a voi tutti i miei migliori auguri di buon lavoro al servizio del-lEuropa e della pace.

    Sergio Mattarella

  • LUIGI GUIDOBONO CAVALCHINI, nella sua brillante carriera diplomatica,ha ricoperto importanti incarichi, tra cui quelli di Ambasciatore dItalia a Parigi edi Rappresentante Permanente dItalia presso lUnione Europea.

    UNA PI SOLIDALE UNIONEPER I POPOLI EUROPEI

    di Luigi Guidobono Cavalchini

    LEuropa, secondo molti autorevoli commentatori, oggi col-pita da una crisi che, non soltanto per intensit, la pigrave di quelle attraversate dal 1958.

    C da domandarsi, allora, in sintonia con la riflessione svol-ta nellOttobre 2015 da Giorgio Napolitano, se e quanto sullostato attuale delle cose pesi una politica culturalmente inde-bolita, priva di autocoscienza storica e nutrimento ideale, laquale rischia di perdere anche forza di persuasione e capacitdi guida presso le nostre opinioni pubbliche.

    Nelle intenzioni di Jean Monnet, passato alla storia comelInspirateur, la partecipazione al progetto europeo significavagettare le basi di una Comunit avente una struttura federale,governata da istituzioni comuni, retta da regole comuni, in gra-do di garantire a tutti gli stessi diritti e imponendo a tutti glistessi obblighi. Si tratta, sempre secondo Monnet, di aprireuna breccia nella cittadella della sovranit nazionale, che sbar-ra la strada, appunto, allunit dellEuropa.

    In questa prospettiva, che non soltanto la riconciliazione deipopoli europei per evitare nuove guerre, bens di fare in modo chelEuropa possa vivere con i propri mezzi e nella sicurezza e es-sere specifica e in grado di continuare ad apportare il suo con-tributo alla civilt. Linteresse comune, inteso come superamentodi sentimenti particolaristi da eliminare dalle nostre discussioni,si distingue, per sua natura, dallinteresse nazionale.

    Di qui il ricorso a unautorit sopra gli Stati quale espressioneconcreta di quella comunit attraverso cui si deve realizzare il

  • progetto dintegrazione: un progetto, per, che non pu essere con-siderato come un one shot deal, ma che impone piccoli passi,segnati dallo sviluppo di solidariet di fatto.

    Le cose, per, non andarono proprio tutte nel senso prefigu-rato dai Padri Fondatori; tant vero che, gi nella seconda metdegli anni Sessanta, il negoziato comunitario, che avrebbe dovu-to portare a risultati in grado di dare contenuto concreto allin-teresse comune, proprio a causa del suo imbarbarimento era sta-to battezzato da Schrder con il brutto termine di sincroniz-zazione; grazie alla quale la decisione finale diventava il risul-tato di un laborioso, defatigante e ibrido compromesso tra lin-teresse comune e i diversi interessi nazionali. Ma pur vero chelinteresse comune non era mai stato perso di vista dalle leader-ship politiche ai livelli sia comunitario, sia nazionali.

    Tornano alla mente altre parole di Jean Monnet: LEuropese fera dans les crises et elle sera la somme des solutions ap-portes ces crises.

    Le principali crisi, attraverso le quali lEuropa passata,sono state la decisione della Francia, auspice de Gaulle, di di-sertare dal secondo semestre 1965 (e fino al Gennaio successivo)le riunioni del Consiglio della Comunit Europea per protestarecontro le proposte della Commissione Hallstein relative allemodifiche alla Politica Agricola Comune, al rafforzamento delruolo dellAssemblea di Strasburgo e della Commissione e al-l'estensione del ricorso a votazioni a maggioranza qualificata - enon pi soltanto all'unanimit - in seno al Consiglio; la richie-stadel Regno Unito, avanzata dalla Thatcher nel Novembre 1973 alVertice di Dublino, for a very large amount of our own moneyback, over and above what we contribute to the Community,which is covered by our receipts from the Community; il noalla ratifica del Trattato costituzionale sullUnione Europea neireferendum svoltisi in Francia e in Olanda nel Maggio 2005 (cuiaveva fatto eco - bene ricordarlo - la dichiarazione di CarloAzeglio Ciampi secondo cui non si torna indietro e non ci si ar-rende di fronte alle difficolt; si superano gli ostacoli con rinvig-orita lena; non si mette a repentaglio il patrimonio acquisito; cisi impegna per accrescerlo; lesito negativo della consultazione

    34 AFFARI ESTERI

  • popolare sul Trattato di Lisbona tenutasi in Irlanda nel Giugno2008, cui, peraltro, doveva far seguito, nel Giugno 2009, un sec-ondo referendum conclusosi con il 67,1 per cento di votanti fa-vorevoli alla ratifica.

    A differenza delle crisi ora menzionate, quella attuale ag-giunge alla gravit il carattere dellinedito; e ci perch essariveste meno il carattere di beghe tra Governi per colpire, in-vece, in maniera diretta il sentimento di disagio, di malessere, dipaura e di rabbia, che provano in questi frangenti i cittadini eu-ropei: un sentimento che affonda le sue radici, da un lato, nelleconseguenze di una crisi economica globale, che tocca diretta-mente le tasche della gente e dalla quale si fatica a scorgere la viaduscita e, dallaltro, nel rischio connesso ad eventi - come quel-li terroristici che di recente e nuovamente hanno insanguinato ilterritorio dellUnione Europea - suscettibili dincidere sulla vitae sullintegrit fisica delle persone.

    Abbiamo, dunque, a che fare con una situazione, in cuipotrebbero prevalere i sintomi di una crisi sistemica; con il ris-chio, quindi, che sugli ideali federalisti, connaturati con ilprocesso dintegrazione politica del Vecchio Continente, facciapremio unomogeneit di comportamenti che, oltre ad esseremanifestazione della riaffermazione di una dimensionenazionale o, peggio, nazionalistica, costituisce lesatto contrariodellunit dintenti perseguita, seppure a stento, finora.

    Assistiamo, oggi, allemergere e allaffermarsi di movimentiche, proprio in nome di un malinteso senso del garantismo, riget-tano quasi unicamente sullUnione Europea le responsabi-lit diuna gestione ritenuta poco efficace e corretta delle emergenzeumanitarie e sociali: emergenze connesse sia ai programmidausterit (i quali priverebbero defficacia le misure diriduzione delle disuguaglianze sociali e di stimolo alla ripresaeconomica e, quindi, vanno combattuti allinsegna del riprendi-amoci la crescita), sia ai grandi flussi migratori considerati,presso talune opinioni pubbliche, assolutamente insostenibili.

    C molto di demagogico e di contraddittorio in talune as-serzioni che, da un lato, predicano luscita dallEuro (o la nonpartecipazione allEurozona), e, dallaltro, non negano i benefici

    UNA PI SOLIDALE UNIONE PER I POPOLI EUROPEI 35

  • dellappartenenza a unarea caratterizzata dalla libera circo-lazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali.

    Insomma, si guarda con sospetto al mercato unico o alla di-sciplina economica, ma, nello stesso tempo, si vorrebbe man-tenere, entro la cornice di unEurope la carte, i vantaggi de-rivanti da certe politiche comuni o, pi generalmente, dallapartecipazione allUnione.

    Ora, la fragilit del meccanismo istituzionale, largamenteispirato a un sistema di checks and balances tra poterisovranazionali e nazionali, sottoposta a dura prova di fronte acrisi epocali che, per essere superate, richiederebbero una uni-tariet di comando incompatibile con la ripartizione e con ladispersione dei poteri stessi nellambito dellUnione.

    Al riguardo, a Bruxelles si ricorda ancora lintervento delPrimo Ministro britannico alla Camera dei Comuni del 30 Otto-bre 1990 per riferire sugli esiti del Consiglio europeo di Romariguardante i lavori delle due Conferenze intergovernative sul-lunione economica e monetaria e sulle riforme istituzionali.

    In quelloccasione, la Thatcher si era espressa con tre secchino sulle proposte di Delors, di fare del Parlamento europeo ildemocratic body of the Community, daccrescere i poteri del-la Commissione fino a farla diventare the Executive at the ex-pense of the House e a trasformare il Consiglio dei Ministri inun Senato.

    Insomma, nellambito dellUnione Europea, fondata sul prin-cipio duguaglianza e di simmetria tra i diritti e i doveri di tuttigli Stati che ne fanno parte, ci si era dovuti acconciare allintro-duzione di formule capaci di conciliare, attraverso il ricorso ageometrie variabili e, in particolare, a clausole di opting out, lanozione irrinunciabile di ununione sempre pi stretta deipopoli europei con posizioni suscettibili devolvere e di matu-rare nel tempo.

    Un esercizio, questo, comprensibile in termini di ricorso a quelpragmatismo politico, che consente di superare difficolt tempora-nee e/o di rimediare a situazioni congiunturali, ma certamentepregiudizievole per la conclamata unit dellUnione Europea, intermini della sua proiezione, sia interna, sia esterna.

    36 AFFARI ESTERI

  • Per la verit, gi le Raccomandazioni contenute nel Rappor-to Tindemans, reso pubblico il 29 Dicembre 1975 e presentato alConsiglio europeo di Lussemburgo nellAprile successivo, ri-conoscevano che, avuto riguardo allobiettivo dellunione eco-nomica e monetaria (considerato accanto a quello dellunionepolitica) les Etats qui sont en mesure de progresser ont le de-voir daller de lavant mentre les Etats qui ont des motifs quele Conseil () reconnat comme objectivement valables de nepas progresser, ne le font pas, tout en recevant des autres Etatslaide et lassistance quil est possible de leur donner, afin quilssoient en mesure de rejoindre les autres et en participant au seindes institutions communes lvaluation des rsultats obtenusdans le domaine considr".

    un tema, questo, affrontato anche nelle Riflessioni su unapolitica europea, delle quali sono stati estensori nel Maggio1994 Wolfgang Schuble, Karl Lamers et Theo Waigel. Quel doc-umento, che aveva sollevato allepoca obiezioni e polemiche, sug-geriva distituzionalizzare, pur salvaguardando il noccioloduro europeo, il principio di unEuropa a pi velocit.

    Recentemente, tornando sullo stesso tema, Schuble osservavache il processo dapprofondimento dellUnione potenzialmente api velocit rivestiva nelle circostanze attuali unimportanza su-periore a quella che aveva negli anni novanta quale unica via dus-cita, che ha lEuropa per restare unita.

    Certamente, la raccomandazione contenuta nel RapportoTindemans teneva conto del fatto che alcuni Stati membri - inparticolare il nostro, la Francia e il Regno Unito - erano staticostretti nel 1977 ad abbandonare, a causa della difficile con-giuntura economica e finanziaria in cui versavano, la loro parte-cipazione al cosiddetto serpente monetario.

    Ma sembra importante rilevare che, secondo il linguaggiotest richiamato, lintenzione del Primo Ministro lussemburghe-se era stata quella di preservare, non nellimmediato, ma nelmedio e lungo termine, lunit dintenti e di fini (il riferimento alaide et lassistance quil est possible de leur donner afin quilssoient en mesure de rejoindre les autres non lascia dubbi inproposito).

    UNA PI SOLIDALE UNIONE PER I POPOLI EUROPEI 37

  • Essere convinti, soprattutto nellattuale momento storico,della necessit di rafforzare le istituzioni europee, al fine nonsoltanto di renderle pi efficienti, ma di dare alle sue decisioni ealle sue azioni unimpronta non sfilacciata, significa non soltan-to lasciare da parte i sentimenti della rassegnazione, ma anche,e soprattutto, impegnarsi per rendere pienamente partecipi i cit-tadini europei al processo dintegrazione.

    Significa pi trasparenza, ma, soprattutto, pi democrazia: laquale, come soleva ripetere Norberto Bobbio, aggiungendovi uninequivocabile nonostante tutto, si presenta come unica via disalvezza verso quel controllo dei beni della terra da parte di tut-ti e la loro distribuzione egualitaria, in modo che non vi siano pi,da un lato, gli strapotenti e, dallaltro, gli stremati.

    * * *

    Le sfide che siamo chiamati a raccogliere e che si ricol-legano in gran parte alla globalizzazione - dal surriscaldamen-to del pianeta in cui viviamo alla ripresa faticosa, dopo la re-cessione globale del 2008, alle vicende legate alle migrazioni dimassa (causate dalla necessit della sopravvivenza di frontealle carestie) e alle guerre civili scoppiate in aree contigue alnostro continente - ci pongono di fronte al dilemma di ci che,come europei siamo chiamati a svolgere nelle circostanze at-tuali: ruolo che si colloca in una panoramica di scelte compre-sa tra linazione e limpegno propositivo, destinato a sfociarenel contributo attivo ed efficace alla costruzione di una soci-et planetaria pi giusta e, quindi, meno disuguale di quellaattuale.

    Per quanto riguarda la nostra Unione, entrano in gioco duemomenti: quello di una maggiore coesione economico-sociale alsuo interno, in particolare attraverso il completamento del-lUEM, e quello della sua proiezione esterna, che ha come pre-supposti i contenuti della cittadinanza europea, consacrata daiTrattati istitutivi e delle frontiere esterne dellUnione.

    Oltre alle enunciazioni di principio, occorre perfezionare glistrumenti volti a farci volare alto tutti assieme, senza necessa-ri-amente modificare il Trattato di Lisbona: si tratta, anzittutto, di

    38 AFFARI ESTERI

  • comprendersi, accettarsi e spiegarsi, mettendo al bando sia larro-ganza dei prepotenti, sia lindifferenza degli irriflessivi.

    Iniziamo con la crisi economica, per poi parlare dellaproiezione esterna dellUnione.

    A proposito di questo secondo tema, che si declina soprattuttoin termini di sicurezza, sar opportuno riflettere sul fenomeno mi-gratorio che, oltre a rivestire unimportante valenza esterna, haimplicazioni notevoli per gli Stati memb