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Author: dangdien

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Giuseppe BrienzaLequiparazione della famiglia alle unioni di fatto: derive europee e nord-europee(

Ci sono almeno altre tre ragioni che giustificano il disinteresse dello Stato e delle comunit politiche nei confronti del fenomeno delle unioni civili, riferendomi con tale dizione sia a quelle naturali (cio fondate sul legame affettivo di un uomo ed una donna) sia a quelle contro natura.

1.

Le funzioni che solo la famiglia pu svolgere

La sterilit il primo argomento che si oppone allequiparazione giuridica e politica delle coppie di fatto omosessuali rispetto alla famiglia fondata sul matrimonio. Anche riguardando a quellaltra forma di fecondit, strettamente connessa alla biologica, che potremmo definire generazione spirituale (consistente nella socializzazione ed educazione dei figli), vediamo per emergere validi argomenti contrari al riconoscimento di una eguale dignit a tutte le forme di coppie irregolari rispetto a quelle legate dal vincolo matrimoniale. Solo queste ultime, infatti, sono in grado di dar vita ad una relazione familiare complementare e stabile che assume la valenza di punto di snodo tra i sessi e le generazioni, iniziando pertanto ogni nuovo essere umano alla socialit. La famiglia infatti una relazione di mediazione sociale, in cui si attua lessenziale composizione tra lindividuo ed il consorzio sociale in cui esso /dovr essere inserito. Ma la comunit familiare tradizionale non assume solo questa funzione di carattere socializzativo, essendo allo stesso tempo e con pari importanza titolare di un primato educativo sui figli, ci che ne fa (o ne dovrebbe fare) il centro dimputazione di qualsiasi decisione fondamentale loro riguardante.

La sola famiglia naturale fondata sul matrimonio possiede quindi le credenziali per instaurare un serio patto educativo con le altre realt sociali generative (nel senso spirituale sopra accennato), che sono in primo luogo la chiesa e la scuola, poich per stipulare questo patto, necessario che i contraenti sappiano relazionarsi con tutte le modalit dessere delle istituzioni sociali in cui il bambino o giovane immerso. Ad esempio i ruoli presenti nel mondo scolastico dicono relazione non solo alla femminilit/maternit ma anche alla mascolinit/paternit, e lo stesso pu dirsi per le figure esistenti ne gruppi catechistici, ricreativi, ecc.

Ecco quindi un secondo argomento che giustifica una doverosa indifferenza dello Stato e dellordinamento giuridico nei confronti delle coppie di fatto omosessuali: mancando in esse la diversit/complementariet nella sensibilit pedagogica e relazionalit psicologico-culturale, le loro performance educative e socializzanti mancano delle premesse minime di efficacia. Anche a causa dellinesistenza di un legame intergenerazionale completo nellambito di tali unioni, non si pu inoltre parlare nei loro confronti in termini di istituzioni sociali.

Per quanto riguarda invece le coppie di fatto eterosessuali, osta ad un interesse pubblico al loro riconoscimento (che implicherebbe valorizzazione) la circostanza per cui, rifiutando esse soggettivamente la stabilit ed istituzionalit del legame, non potrebbero vedersi riconosciuta dalle altre realt generative sociali, che si presentano come autonome e responsabili dal punto di vista relazionale ed operativo, questi due appena accennati attributi, e quindi anche una posizione comparativamente alla pari.

Infine il terzo argomento, la precariet (nel senso di non affidabilit temporale) del legame e lindividualismo dei suoi componenti (che rimangono socialmente delle monadi, non giudicando la loro comunione tanto importante da tradursi in un impegno per la vita) che non consente ai conviventi di nessun genere di vedersi riconosciuti come garanti del patto educativo, non disponendo innanzitutto delle necessarie risorse simboliche ed autoritative.

La famiglia dispone originariamente di queste risorse ma, a causa del suo indebolimento attuale, sempre meno in grado di attivarle, e lo Stato ed i politici, anche perch maggiormente occupati degli pseudo-diritti delle nuove famiglie, non considerano pi la rivitalizzazione dellistituzione familiare un loro interesse primario.

2.

Il cambiamento di strategia nella guerra contro la famiglia

A causa della guerra da decenni scatenata contro la famiglia tradizionale, allorigine della sua crisi, la maggior parte dei giovani che, alle prese con societ competitive e relativistiche come quelle occidentali, cercano di tornarvi come allunico vero luogo dei significati e dei sentimenti, la trovano cos spesso incapace di svolgere i propri compiti. Essi si trovano infatti di fronte ad una comunit familiare [] che d maggiore sicurezza della societ esterna, ma non ha energia progettuale: rinuncia ad assumersi responsabilit etiche e a responsabilizzare i figli; brancola nel buio quando deve individuare quale sia il bene dei figli.

Gli ambienti culturali, politici ed economici dominanti nei mass-media, dal principio dellet post-ideologica successiva al 1989, hanno cambiato atteggiamento nella loro strategia di contrapposizione alla famiglia. In Europa, perlomeno da un decennio, difficile trovare infatti delle lobbies o circoli che pensano e sostengono come in passato di poter realmente fare a meno di essa. Sono cos venuti meno fronti espliciti in aperta contrapposizione con la famiglia, aumentando la confusione e lambiguit della lotta comunque ancora in atto contro di essa: Se prima il conflitto era tra chi sosteneva la famiglia e chi la voleva evolutivamente eliminare, oggi il conflitto ri-entra dal lato della famiglia, che si generalizza nel concetto di familiare o di famiglie per includere sia ci che famiglia sia ci che non lo . Non potendo eliminare la relazione familiare la si vuole generalizzare a tal punto da rendere il suo significato indifferente, talmente astratto da potervi includere tutto e, contemporaneamente, da lasciare agli individui la scelta di cosa essa sia (privatizzazione).

Questo politeismo familiare passa anche attraverso un uso distorto delle tecnologie della fecondazione umana, le quali stanno sempre pi spingendo per trasformare la donna e la famiglia da luogo dellamore, dellattesa e della naturalit, in materia e veicolo della manipolazione, dellutilitarismo e della libido di potere dello scientismo.

3.

Il matrimonio, allorigine di tutte le civilizzazioni

Oltre alla mancanza di fecondit biologico-naturale e spirituale, una ulteriore argomentazione contraria allequiparazione delle coppie di fatto alla famiglia tradizionale consiste nel disfacimento dellistituzione matrimoniale che essa consoliderebbe, ed uso il verbo consolidare poich tale processo gi in parte realizzato con la perdita della dignit di sacramento del matrimonio operata dal protestantesimo del XVI secolo e poi generalizzata, nel XIX e XX secolo, con lintroduzione anche nei Paesi cattolici del c.d. matrimonio civile. Questultimo ha gi realizzato la secolarizzazione e de-sacralizzazione del legame matrimoniale, ed un riconoscimento pubblico del fatto che ununione fra due persone possa essere sancita anche da un mero accoppiamento (conseguenza di una pi o meno stabile coabitazione) accrescerebbe la convinzione che il matrimonio coincida in fondo con una mera procedura burocratica (un pezzo di carta, come si sente spesso dire). Di essa si potr (ed in futuro si dovr) quindi fare a meno, avendo lunione di un uomo e di una donna poco o nulla a che fare con la procreazione e la sacralit dellesistenza.

Portando a tale decadimento lOccidente violerebbe ulteriormente quella ontologia della famiglia che, fondata sulla natura umana, in tutte le culture e religioni ha sempre circondato lunione matrimoniale di un profondo senso sacrale. Cos [] il fuoco sacro simbolo della funzione procreativa della famiglia in congiunzione con la volont divina, come si pu costatare presso il matrimonio ind (regolato dalle antichissime leggi del legislatore quasi mitico Manava o Man del IV sec. a. C.), presso il matrimonio africano, preceduto da segrete iniziazioni della futura madre, e per venire pi dappresso a noi nel culto dei Penati [antiche divinit protettrici della casa, della famiglia e dello Stato] presso i Romani antichi. La ragione naturale insomma ha sempre concepito lenigma della procreazione e perci della famiglia in rapporto alla divinit.

Sul piano delle strutture delle societ umane, dallopera di uno dei padri dellantropologia contemporanea, Claude Lvi-Strauss, risulta chiaramente come lunione pi o meno durevole, socialmente approvata, di un uomo ed una donna ed i loro figli, sia da considerarsi come un fenomeno universale, presente in qualunque tipo di comunit. Quando passiamo in rassegna limmenso repertorio delle societ umane, dalle quattro alle cinquemila, sulle quali possediamo, fin da Erodoto, informazioni di valore variabile - afferma lo studioso francese -, tutto ci che possiamo dire che la famiglia coniugale sembra assai frequente e che in tutti i casi in cui ne viene alterata la forma si ha a che fare con societ in cui levoluzione sociale, politica, economica e religiosa ha seguito un corso particolare.

Oltre che lantropologia anche la sociologia della famiglia contemporanea la descrive come una unione eterosessuale fondata sul matrimonio. Persino nel recente Dizionario di Sociologia curato da uno degli studiosi pi quotati negli ambienti progressisti italiani, il prof. Luciano Gallino, in passato vicino al P.C.I. ed oggi assiduo editorialista del quotidiano la Repubblica, alla voce Famiglia possibile leggere: [] unit fondamentale dellorganizzazione sociale composta, al minimo, da due individui di sesso opposto, che convivono stabilmente in una stessa abitazione a seguito di qualche tipo di matrimonio, [] la cui convivenza, le relazioni sessuali ed affettive, la cooperazione economica, sono approvati e riconosciuti legittimi dalla societ di cui fanno parte.

E importante per far luce su un tipo di apertura teoretica che impostazioni sociologiche come quelle di Gallino offrono alle coppie omosessuali al fine di rivendicare una loro qualificazione come famiglie. Si tratta di un errore di prospettiva che compiuto talvolta anche da studiosi dispirazione cattolica e che consiste nel considerare le coppie eterosessuali sposate senza figli tout court come famiglie, alla stessa stregua cio di quelle che hanno prole. A prescindere dalla motivazione, oggettiva o soggettiva della mancanza di figli, equiparare queste coppie geneticamente o spiritualmente sterili alla famiglia qua talis offre linsidiosa possibilit di dubitare, come fa lo stesso Gallino, che [] la famiglia debba sempre includere, oltre alla esistenza di rapporti sessuali, anche la possibilit di procreazione o anzi lesistenza effettiva di progenie, poich da quello che il sociologo torinese definisce Il privilegiamento della esistenza di progenie derivano [] le resistenze a riconoscere come famiglie le coppie omosessuali, pure nei casi in cui queste presentano una organizzazione affettiva ed economica non dissimile da quella comune alle coppie eterosessuali.

Questo dubbio purtroppo divenuto certezza in molti ordinamenti europei che, a partire dalla fine degli anni 80, hanno con passaggi graduali riconosciuto le unioni di fatto, comprese quelle omosessuali, equiparandole nel trattamento giuridico e sociale a quelle fondate sul matrimonio.

4.

La deriva europea sulle coppie di fatto

Particolare influenza in questo processo hanno avuto le istituzioni dellU.E., soprattutto il Parlamento Europeo che, a partire dalla Risoluzione approvata l8 febbraio del 1994 sulla parit dei diritti degli omosessuali nella Comunit, non ha smesso negli anni successivi di fare pressione sui governi e parlamenti nazionali affinch assumano politiche filo-omosessualiste. Tale Risoluzione raccomanda infatti di eliminare gli ostacoli frapposti dai rispettivi ordinamenti al matrimonio degli omosessuali, o ad istituti giuridici equivalenti, e di togliere qualsiasi limitazione del diritto degli stessi di adottare o ricevere in affidamento dei bambini. Sebbene priva di forza giuridica vincolante per gli Stati membri, la Risoluzione del 94 stata assunta come un punto di riferimento comune - esplicitamente nei preamboli o dichiarazioni di intenzioni delle leggi - dalla maggior parte delle legislazioni europee che hanno deciso di intervenire in materia. Una successiva Risoluzione sulla parit di diritti per gli omosessuali, approvata il 17 settembre 1998, con obiettivi molto pi puntuali, arrivata persino a chiedere ad uno Stato sovrano come lAustria, allora da poco entrato nellUnione europea, di abrogare un articolo del suo Codice penale perch prevedeva un'et superiore agli omosessuali per avere rapporti sessuali non punibili. Lo stesso Paese, che ha dovuto alla fine accondiscendere ad una tale richiesta, si per segnalato nel 2005 per aver rigettato una proposta di legge nazionale che avrebbe sancito lequiparazione delle coppie di fatto, comprese quelle omosessuali, alla famiglia. Si tratta di un indirizzo che potr forse inaugurare, soprattutto se sar seguito dallItalia nella sua resistenza ai Di.Co., quellinversione di marcia che promette bene per un riscatto della famiglia in Europa.

Prospettive meno rosee da questo punto di vista sono invece dattendersi dallo stesso Europarlamento che, negli ultimi anni, ha approvato altre due clamorose Risoluzioni filo-omosessualiste. Nella prima, sullomofobia in Europa, del 18 gennaio 2006, ribadendo lappello ai Governi dei Paesi membri dellUnione Europea perch rivedano la loro legislazione sulle coppie dello stesso sesso, ha proposto metodi educativi contro la discriminazione dellomosessualit nelle istituzioni pubbliche degli Stati-membri. Nella seconda (26 aprile 2007), nel condannare pretesi commenti discriminatori contro gli omosessuali pronunciati da leader politici e religiosi, il Parlamento europeo si spinto in affermazioni irritali e di dubbia legittimit dal punto di vista del diritto internazionale come quella per cui la proibizione delle marce dell'orgoglio gay e l'eventuale mancata protezione dei partecipanti contravvengono ai principi tutelati dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Tutto questo accade mentre nella Magna Europa, cio in quellEuropa figlia della civilt europea che vive per al di fuori del Vecchio continente, numerosi ordinamenti stanno blindando le loro legislazioni per evitare anche da loro tentativi per lequiparazione del matrimonio allunione omosessuale. Cos alla met degli 2000 sono diventati trenta gli Stati degli Stati Uniti i quali hanno emanato leggi che stabiliscono il matrimonio come unione legale tra un uomo e una donna. Sempre nel mondo anglosassone lAustralia ha nel 2006 derogato la Legge del Territorio di Canberra che ammetteva il matrimonio tra persone dello stesso sesso e subito dopo il Governo neo-eletto del Canada ha manifestato la sua volont di annullare la legge del matrimonio omosessuale approvata dallEsecutivo precedente. Anche Paesi latinoamericani come lHonduras, il Guatemala, il Costa Rica ed El Salvador hanno recentemente adottato misure legali e giurisprudenziali per evitare che i matrimoni omosessuali celebrati in altri ordinamenti producano effetti nel loro territorio.Nei Paesi europei fuoriusciti dal comunismo il fronte anti-matrimonio omosessuale saldissimo, tanto che per evitare future ingerenze di organismi sopranazionali europeisti la Lettonia ha ammesso recentemente un emendamento alla Costituzione per impedire questo tipo di matrimonio.5.

Lequiparazione della famiglia alle coppie di fatto ed omosessuali nei Paesi del Nord Europa

Il matrimonio omosessuale e le legislazioni equiparative della convivenza allunione coniugale del resto, dove sono state introdotte da molto tempo come nei Paesi scandinavi, non stanno dando grande prova.

La principale caratteristica delle leggi sulle partnership registrate degli Stati nordeuropei, i primi a regolamentare fra la fine degli anni 1980 e linizio dei 90 le convivenze extra-matrimoniali, consiste nella loro focalizzazione sullo status giuridico delle coppie omosessuali. Queste ultime infatti, registrandosi, vengono a godere di una serie di diritti e facolt che normalmente conseguono al matrimonio. E stato cos osservato come, una volta deciso dignorare il matrimonio ai fini dellattribuzione di una soggettivit giuridica alle coppie eterosessuali, [] il riconoscimento di quelle costituite da omosessuali un passaggio scontato in tutti gli ordinamenti []. Infatti, i paesi che si sono dotati di recente di una disciplina sulle c.d. famiglie di fatto applicano lo stesso regime o uno molto simile ad ambedue i modelli di coppie.

Questo esito pu essere rilevato nelle legislazioni di tre Stati del Nord Europa, la cui esperienza spesso citata in modo parziale o distorto dalla maggior parte dei nostri media e uomini politici. Mi riferisco alla Danimarca, alla Svezia ed allOlanda, senza dimenticare che anche la Norvegia, lIslanda e la Finlandia hanno pi o meno nello stesso torno di tempo approvato analoghe normative di legalizzazione delle coppie di fatto, comprese quelle omosessuali.

6.

Il primato danese nel processo di equiparazione della famiglia alle unioni di fatto

La Danimarca stato il primo Paese ad introdurre una disciplina organica sulle unioni di fatto, comprese quelle fra omosessuali, con apposita legge del 7 giugno 1989. Larticolo 3 di tale provvedimento, per, conservava propedeuticamente una certa discriminazione fra i diritti (soprattutto in materia di filiazione) riconosciuti alle coppie eterosessuali, coniugate e non, e quelli concessi alle unioni contro natura, precludendo ad esempio a queste ultime il diritto alladozione.

Nel frattempo la battaglia contro il matrimonio e la famiglia tradizionale nella societ danese si intensificata, arrivando al punto che su quasi tre milioni di coppie, quelle che alla fine nel 1998 risultavano vivere insieme senza essere sposate risultavano pi di 600.000, quindi una su cinque. Il legislatore ha aspettato quindi la fine degli anni 90 per operare lauspicata equiparazione fra la famiglia e le coppie omosessuali, riformando nel 1999 la sopra citata legge con lintroduzione delle facolt di accedere al matrimonio ed alladozione. Per quanto riguarda la prima, essa prevede che i cittadini omosessuali danesi possano sposarsi nei municipi del loro Paese, nel corso di cerimonie che sono sostanzialmente identiche a quelle in uso per i matrimoni civili. Riguardo alladozione essa intesa nel senso della possibilit per un/una convivente di adottare il figlio del suo/sua partner dello stesso sesso, a condizione che il bambino sia di nazionalit danese. 7.

Il ruolo anticipatore della Svezia

Quel che accaduto in Svezia negli ultimi anni credo anticipi la tendenza che si avr presto o tardi negli altri Paesi nordeuropei. Qui, infatti, ha cos fatto tanti passi avanti la convivenza come nuovo modello di vita che, da parte di responsabili delle politiche sociali dello Stato, si iniziato a sostenere che il matrimonio e la famiglia tradizionale sarebbero superate anche perch non contribuirebbero ad accrescere significativamente il tasso di natalit della Nazione. La prof.ssa Lena Sommestad, ad esempio, che insegna Storia Economica allUniversit di Uppsala e dirige da anni lo Swedish Institute for Futures Studies di Stoccolma, ha lanciato nel 2001, a partire da alcuni seminari internazionali tenuti per conto del governo svedese (allora presidente di turno dellUnione europea), avanzate tesi in materia di politiche pubbliche in virt delle quali [] il ritorno delle donne tra le mura domestiche non il modo pi appropriato da scegliersi se si vuole aumentare il numero delle nascite, ed i [] tassi di natalit sono particolarmente bassi in quelle nazioni in cui si favorisce il matrimonio tradizionale con un solo capofamiglia. La ricetta proposta dalla studiosa svedese per ottenere una ripresa della fecondit in Europa, quindi, consisterebbe nella promozione legale delle coppie di fatto e della filiazione illegittima, dato [] che i paesi in cui non si stigmatizzano la convivenza o le nascite al di fuori del matrimonio hanno maggiori probabilit di mantenere alti i propri livelli di fertilit.

In realt, il paradosso delle maggiori nascite extra-matrimoniali in Svezia non altro che la conseguenza della politica indifferente/contraria alla famiglia tradizionale portata avanti da decenni nel Paese scandinavo, la quale ha finito per far s che le unioni civili rappresentino oggi la forma di vita comune di gran lunga preferita da una giovent individualista e deresponsabilizzata. La stragrande maggioranza (il 90%) delle unioni tra svedesi al di sotto dei 35 anni, infatti, ha luogo oggi con una partnership registrata anzich col matrimonio. Per questo la maggior parte dei figli sono illegittimi!

Per quanto riguarda invece lapodittica affermazione circa la bassa natalit dei Paesi che scoraggiano laccesso al lavoro remunerato da parte delle donne sposate, c da dire che tale esito, qualora riscontrato, sia da legare piuttosto a elementi socio-culturali e non economici. Come confermano infatti recenti ricerche svolte in Italia, a parit det, le casalinghe rimangono incinte molto pi facilmente delle donne che lavorano fuori casa perch, opinione sempre pi diffusa fra i ginecologi, La vita convulsa, gli impegni, rendono il concepimento meno stabile. [e] In uno stato di grande stress pu verificarsi un'alterazione dell'ovulazione.La legislazione in materia di equiparazione della convivenza al matrimonio conta in Svezia pi di ventanni, poich gi dallinizio del 1987 una legge nazionale disciplinava gli aspetti patrimoniali relativi alle unioni di fatto tra persone di sesso diverso, in particolare con riferimento alla casa in comune ed ai beni familiari. Poco dopo tale normativa veniva estesa agli omosessuali (con la legge n. 814/1987). Non si trattava per, almeno teoricamente, di una istituzionalizzazione vera e propria delle unioni civili. Entrambi i provvedimenti dell87, infatti, non erano il frutto di un riconoscimento di garanzie e diritti alle convivenze di tipo affettivo-sessuale ma, anzi, si sosteneva (come si cerca di fare anche in Italia con il disegno di legge sui Di.Co.), essi volevano essere innanzitutto espressioni di tutela e solidariet sociale, migliorando le condizioni dei partners pi deboli allinterno delle coppie di fatto. Per questo era previsto che la disciplina di allora sulle convivenze domestiche godesse di unapplicazione automatica, indipendente cio dalla volont delle parti.Baster aspettare il 1994, data di approvazione della nuova legge sulla partnership registrata, per arrivare alla definitiva istituzionalizzazione e legalizzazione delle unioni civili, comprese quelle omosessuali. Tale normativa, che tuttora in vigore, stata introdotta sullonda della Risoluzione del Parlamento europeo dell8 febbraio 1994 sulla parit dei diritti degli omosessuali nella Comunit, e per questo rivolta esclusivamente alle coppie registrate di persone dello stesso sesso. Abbiamo cos il paradosso per cui oggi in Svezia le unioni civili vere e proprie esistono soltanto per gli omosessuali e non per le convivenze tra un uomo ed una donna, le quali rimangono regolamentate mediante lunione assistenziale di convivenza domestica di cui alla legge dell87.C unulteriore considerazione da fare a proposito della riforma sulle unioni omosessuali del 94. Essa stata infatti presentata come la soluzione ai problemi delle persone che non potevano contrarre matrimonio, vale a dire appunto le coppie contro natura, ma non ha risolto veramente la loro situazione, in primo luogo perch non ne ha previsto n il diritto alladozione n quello ad usufruire delle leggi sullinseminazione artificiale, dando quindi vita ad un modello matrimoniale inferiore o di serie B. Anche per questo, forse, il registro delle coppie omosessuali sposate, operativo dal 1995, ad oggi, ne conta meno di 1.600.

8.

Il fallimento del matrimonio omosessuale in Olanda

LOlanda, grazie a modifiche apportate da una legge del luglio 1997 al primo libro del suo Codice civile, ha riconosciuto giuridicamente le coppie di fatto (partnership) sia etero che omosessuali, comprese quelle non costituite da olandesi (dovendo comunque trattarsi di cittadini appartenenti allUnione europea). Qui lattesa per la concessione del diritto alladozione stato molto pi breve che in Danimarca, dato che le leggi che hanno introdotto il matrimonio omosessuale e ladozione da parte di tutti i tipi di coppie di fatto sono state approvate ad appena due anni dal primo riconoscimento civilistico (rispettivamente le leggi n. 26672 e 26673 del luglio 1999).

Quanto agli effetti legali, quelli conseguenti alla registrazione di una unione civile, sono ormai assimilati al matrimonio, prevedendo lart. 80b del codice civile vigente in seguito alla riforma del 97 che il trattamento giuridico relativo alla famiglia si applichi per analogia alla partnership registrata. Nonostante questo in Olanda sono oggi meno di 10.000 le unioni fra persone dello stesso sesso che hanno deciso di registrarsi, cifra piuttosto elevata ma che abbraccerebbe secondo alcune stime neanche il 7% del totale degli omosessuali esistenti in questa nazione.

Dal 1 aprile 2001 operativo il registro dei matrimoni fra persone dello stesso sesso. Dagli iniziali 2.414 effettuati nel 2001, essi sono per pi che dimezzati nel 2005 (solo 1.156), confermando che quella della legalizzazione e matrimonializzazione delle coppie omosessuali non una esigenza grandemente sentita all'interno della categoria.Dopo gli exploit degli anni scorsi, dovuti al fattore novit ed allalterazione statistica dovuta al fatto che i dati forniti erano cumulativi (comprendendo ovviamente le unioni retroattive), sembra che il fenomeno dei matrimoni omosessuali in Europa abbia gi cominciato a sgonfiarsi. Una ricerca pubblicata nel 2006 dallInstitute for Marriage and Public Policy di Washington, intitolato Demand for same-sex marriage, curata da ricercatori da anni impegnati sulle tematiche socio-familiari come Maggie Gallagher e Joshua Baker, ha evidenziato come nel Vecchio continente il fenomeno delle unioni omosessuali giuridicamente riconosciute appaia ormai in crisi, e ci non solo perch sta calando come quantit, ma anche perch sempre pi soggetto ad un significativo numero di separazioni. Analoghe conclusioni circa il fallimento dei matrimoni omosessuali in nord Europa sono tratte anche da uno studio curato nel 2006 da due demografi scandinavi, Gunnar Andersson e Turid Noack, The Demographics of Same-Sex Marriages in Norway and Sweden, nel quale fra la sorpresa degli osservatori internazionali, hanno documentato come in Norvegia, dal 1993 a tutto il 2001, sono state registrate solo 1.293 nuove unioni omosessuali, rispetto ai 196.000 matrimoni eterosessuali ed in Svezia, ne sono state registrate 1.526 tra il 1995 e il 2002, rispetto ai 280.000 matrimoni eterosessuali. Conclusione

In uno dei suoi ultimi seminari internazionali lantropologo francese Claude Lvi-Strauss intese ricordare alle progredite classi dirigenti (dellallora) fine secondo millennio, connotate dallinverno demografico che sempre pi le debilita: Lesigenza primaria che si impone alle societ umane di riprodursi, ossia di conservarsi nella durata. In altra occasione, sempre negli stessi anni, il padre laico dellantropologia contemporanea rivolse alle societ occidentali una fondamentale domanda che continua a interpellare soprattutto i governanti di unUnione europea invischiata nella dittatura del relativismo: Se luniversalit della famiglia non un effetto di una legge naturale, come si spiega che la si trova quasi dappertutto?.

Le diverse leggi sulle unioni di fatto, comprese quelle omosessuali, hanno finito invece col demolire definitivamente la certezza giuridica per cui le fondamenta del matrimonio sono nel diritto naturale, stravolgendo quindi limpalcatura del diritto familiare europeo sul quale si sviluppato l'Occidente per secoli. Queste nuove normative sulla convivenza non matrimoniale sono per leffetto e non la causa del vero processo che ha messo in crisi il matrimonio nella nostra societ, vale a dire il progressivo svuotamento istituzionale che esso ha subto negli ordinamenti secolari durante il Novecento, causato da una crisi etica che non ha smesso di trapassare le societ e le religioni in Europa. Bibliografia

Aramini, Michele: PACS, matrimonio e coppie omosessuali. Quale futuro per la famiglia, Paoline editoriale libri, Milano 2006;Brienza, Giuseppe: Famiglia, sussidiariet e riforma dei servizi sociali, Citt Nuova editrice, Roma 2002;Casini, Carlo: Unioni di fatto, matrimonio, figli: tra ideologia e realt, Societ editrice fiorentina, Firenze 2007;

Donati, Pierpaolo- Colozzi, Ivo (a cura di): Il paradigma relazionale nelle scienze sociali: le prospettive sociologiche, il Mulino, Bologna 2006;

Folena, Umberto: I PACS della discordia. Spunti per un dibattito, Ancora, Milano 2006;George, Robert P.Elshtain, Jean Bethke (edited by): The Meaning of Marriage: Family, State, Market, and Morals, ed. Spence Publishing Company, Dallas (TX) 2006;

Mantovano, Alfredo: La guerra dei Di.Co., Rubbettino, Soveria Mannelli (CZ) 2007;

Osservatore (L') romano, La verit sulla famiglia : matrimonio e unioni di fatto nelle parole di Benedetto XVI, Quaderni de LOsservatore romano, Citt del Vaticano 2007.

( Relazione tenuta al seminario di studio su: Coppie di fatto e Dico. Cui prodest? Le nuove sfide allistituzione familiare, Parrocchia S. Maria di Nazareth, Roma 28 aprile 2007.

In realt da almeno il periodo preparatorio della Rivoluzione detta francese del 1789 che trae origine il processo di scardinamento dellistituzione familiare. Consistendo infatti lobiettivo centrale dellIlluminismo la liberazione degli esseri umani dalle catene della tradizione, Non sorprende che la famiglia fosse percepita come un problema per la realizzazione di questo progetto: senza dubbio essa una delle istituzioni pi tradizionali. Per la maggior parte dei pensatori illuministi, come Locke in Inghilterra, Rousseau in Francia, Paine in America, il progetto certamente non includeva labolizione della famiglia ma, piuttosto, la sua riforma nello spirito della nuova umanit che doveva essere costruita [Peter L. Berger-Brigitte Berger, In difesa della famiglia borghese, (trad. it. di The War over the Family. Capturing the Middle Ground, Anchor Press/Dobleday, New York 1983) il Mulino, Bologna 1984, p. 14].

Giovanna Rossi Scium, Il processo di socializzazione, in Pierpaolo Donati (a cura di), Lezioni di sociologia: le categorie fondamentali per la comprensione della societ, Cedam, Padova 1998, (pp. 121-160) p. 155.

La situazione differente negli Stati Uniti dove, gi a partire dalla seconda met degli anni Settanta, [] comparso tra i professionisti un atteggiamento pi positivo nei confronti della famiglia. Parte di esso pu essere il risultato di ricerche secondo le quali la famiglia una istituzione che ha una capacit di recupero maggiore di quanto molti pensavano (P. L. Berger-B. Berger, In difesa della famiglia borghese, op. cit., p. 54).

Riccardo Prandini, La famiglia italiana tra processi di in-distinzione e di ri-distinzione relazionale. Perch osservare la famiglia come relazione sociale fa la differenza, in P. Donati-Ivo Colozzi (a cura di), Il paradigma relazionale nelle scienze sociali: le prospettive sociologiche, il Mulino, Bologna 2006, (pp. 115-157) pp. 117-118.

I dati pi recenti evidenziano infatti che in Paesi come lItalia, uno di quelli in cui i valori religiosi e familiari tengono pi di altri, un matrimonio su tre ormai officiato con rito civile: il 32,4% di tutti i matrimoni celebrati nel 2004, laddove solo 10 anni fa questa percentuale non arrivava al 20% (cfr. Istituto nazionale di statistica, Il matrimonio in Italia: unistituzione in mutamento, Nota informativa, Roma, 12 febbraio 2007 .

Dario Composta S.D.B. [(1917-2002)], La famiglia nella tempesta, Pontificia Universit Urbaniana, Roma 1987, p. 24.

Per un breve profilo bio-bibliografico delletnologo francese (sebbene nato a Bruxelles, nel 1908), la cui opera giudicata [] un punto di svolta senza precedenti nella storia del pensiero antropologico (Enrico Comba, Introduzione a Lvi-Strauss, GLF editori Laterza, Roma/Bari 2000, p. 135), cfr. Silvana Borutti, Lvi-Strauss, Claude, in Fondazione del centro di Studi Filosofici di Gallarate (a cura di), Enciclopedia Filosofica, terza edizione, Bompiani, Milano 2006, Volume settimo, pp. 6372-6373.

Cfr. Claude Lvi-Strauss, Le strutture elementari della parentela, Feltrinelli, Milano 1969 [trad. it. di: Le structures lemntaires de la parent, nouv. d., Mouton, La Haye-Paris 1967].

C. Lvi-Strauss, Prefazione, in Andr Burguire et al., Storia universale della famiglia, ed. italiana a cura di Albarosa Leone, A. Mondadori, Milano 1987, (pp. 9-13) p. 12.

Accettiamo di attingere alle risultanze della contemporanea sociologia della famiglia con due avvertenze. La prima consiste nel tener presente che tale disciplina, nonostante i suoi quasi due secoli di storia, non ha ancora trovato n unit di metodo, n di oggetto, derivandone una sua persistente [] frammentazione e variet delle conclusioni, peraltro incerte e spesso in continuo conflitto e superamento (D. Composta, La famiglia nella tempesta, op. cit., p. 95). La seconda consiste nella distinzione, da operare necessariamente prima di proporne un approccio scientifico, tra la vera sociologia, come scienza moderna della famiglia, e quel sociologismo materialistico di autori che [] non si limitano a descrivere la famiglia attuale cercando di indovinarne la proiezione nel domani, ma si atteggiano a profeti della famiglia futura, ritenendo, tra laltro, che lurbanizzazione, la burocratizzazione, la tecnologia assorbiranno tutte le istituzioni sociali. (Ibid., pp. 94-95). Ottimo esempio della prima corrente sociologica sia ha in Italia con la scuola del prof. Pierpaolo Donati (del quale cfr., soprattutto da punto di vista sistematico della materia: Manuale di sociologia della famiglia, Laterza, Roma-Bari 1998).

Luciano Gallino, Sociologia della Famiglia, in Dizionario di Sociologia, 2a ed. riveduta ed aggiornata, Utet Libreria, Torino 2004, (pp. 289-298) p. 289.

Mi riferisco con questa dizione a quelle coppie sposate che, pur disponendo della capacit fisica di generare, rinuncino a farlo per motivi economici od ideologici ed anche a quelle che, biologicamente sterili, rinuncino alladozione per motivi superabili e sempre che lassenza di figli, nellun caso o nellaltro, non sia la conseguenza di una specifica vocazione laicale di carattere etico-religioso.

L. Gallino, Famiglia, art. cit., in Dizionario di Sociologia, op. cit., citazioni rispettivamente alle pp. 289 e 290.

Larticolo 209 del Codice Penale Austriaco (Strafgestezbuch), che puniva gli adulti colpevoli di atti omosessuali con minori di 18 anni consensuali, stato abrogato dal Parlamento di Vienna con legge del 2002. Il caso usato per scardinare tale norma stato quello di due omosessuali condannati rispettivamente a 18 mesi e 3 mesi con la condizionale in ragione di rapporti condannati dal suddetto articolo. Dopo le pressioni dellU.E. e labrogazione dellart. 209 la situazione di entrambi si per completamente ribaltata. La Corte Europea dei Diritti dellUomo ha infatti stabilito (con sentenza del 2 giugno 2005) che la legislazione austriaca sul punto contenesse unaperta violazione dell'art. 14 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (particolarmente nei punti in cui vieta ogni tipo di discriminazione razziale e sessuale) e quindi la Repubblica austriaca ha dovuto non solo annullare la condanna penale nei confronti dei due omosessuali, ma anche riparare economicamente i danni morali che hanno subito a causa dellintera vicenda.

Lallora ministro della giustizia austriaco, Karin Gastinger, aveva infatti lanciato la proposta di un nuovo Zivilpakt, un patto di solidariet civile per regolamentare le convivenze sia etero che omosessuali, nonch le famiglie allargate. Una forma di riconoscimento giuridico da affiancare all'istituzione del matrimonio, che ha visto per il Governo formato da una coalizione di centro-destra (composta dal Partito Popolare di Wolfgang Schuessel e dal Partito della Libert a cui apparteneva Joerg Haider, che stato in carica fino alle ultime elezioni del 1 Ottobre 2006) dissociarsi completamente dalla proposta (cfr. Austria. Ministro propone i Pacs: unanime il rifiuto, in Avvenire, 16 settembre 2005).

Con questo acronimo ormai duso in Italia sintetizzare il titolo del disegno di legge governativo sui DIritti e doveri delle persone stabilmente COnviventi, che ha iniziato il suo iter parlamentare in Senato il 21 febbraio 2007. La resistenza a questo tipo di progetti che cercano sottilmente davviare una progressiva equiparazione dello status giuridico delle convivenze a quello della famiglia fondata sul matrimonio animata dalla Chiesa italiana che li ha denunciati fin dal principio come [] il frutto dellideologia dominante del genere nella societ occidentale, in forza della quale non esisterebbe alcuna struttura oggettiva naturale, ma tutto sarebbe frutto di libera opzione culturale, che permetterebbe di scegliere allinterno di una vasta gamma di opzioni libere: matrimonio tra omosessuali, convivenza libera tra eterosessuali, unione tra omosessuali e cos via [Michele Simone S.I., Le cosiddette Unioni di fatto, in La Civilt Cattolica, anno 158, 3 marzo 2007, quaderno 3761, (pp. 495-502) p. 500]. In questo senso cfr. anche la Nota del Consiglio Episcopale Permanente della Conferenza Episcopale Italiana a riguardo della famiglia fondata sul matrimonio e di iniziative legislative in materia di unioni di fatto, approvata a Roma il 28 marzo 2007, nella quale si ribadisce come di fronte a [] un progetto di legge favorevole al riconoscimento legale delle unioni omosessuali, il parlamentare cattolico ha il dovere morale di esprimere chiaramente e pubblicamente il suo disaccordo e votare contro il progetto di legge (cfr. il sito della C.E.I.: HYPERLINK "http://www.chiesacattolica.it/cci_new/documenti_cei/2007-03/30-16/Nota_famiglia2007.pdf" http://www.chiesacattolica.it/cci_new/documenti_cei/2007-03/30-16/Nota_famiglia2007.pdf).

Completa la Risoluzione lassurda proposta di istituire il 17 maggio di ogni anno come Giornata internazionale contro l'omofobia (cfr. Reazioni alla Risoluzione dellEuroparlamento che condanna i leader religiosi per omofobia, in Agenzia Zenit, 27 aprile 2007).

Sulla categoria storico-politica di Magna Europa cfr. Giovanni Cantoni-Francesco Pappalardo (a cura di), Magna Europa: l'Europa fuori dall'Europa, D'Ettoris Editori, Crotone 2006.

Ci ha indotto come noto il presidente americano George W. Bush a proporre nel giugno 2006 un emendamento alla costituzione che vieti le unioni omosessuali. La proposta, finora non accolta dal Senato, risponde comunque allopinione della maggioranza degli americani, come ha dimostrato un sondaggio condotto lanno scorso dall'istituto demoscopico nazionale Gallup, secondo il quale il 59% dei cittadini statunitensi sarebbero contrari ai matrimoni tra persone dello stesso sesso (cfr. Usa/Bush, emendamento contro le unioni omosessuali, in Il Legno Storto, 3 giugno 2006). Anche nelle consultazioni ufficiali tenutesi negli scorsi anni, ampie percentuali di cittadini americani si sono pronunciate contro il matrimonio omosessuale. Si veda ad es. il referendum che si avuto nel marzo 2000 nello Stato californiano e che ha fatto registrare una maggioranza del 61% sul quesito se In California valido o riconosciuto solo il matrimonio tra un uomo e una donna. Lesito di questa votazione ha indotto in seguito il Governatore Arnold Schwarzenegger a porre il veto su un progetto di riconoscimento del matrimonio fra persone dello stesso sesso che lAssemblea californiana aveva approvato nel settembre 2005 (cfr. Il Governatore della California Schwarzenegger pone il veto sulla questione del matrimonio omosessuale, in Agenzia Zenit, 8 settembre 2006).

Tali misure sono la conseguenza dellintroduzione, da parte di alcune grandi municipalit latinoamericane, a partire da Buenos Aires e Citt del Messico, di forme di unione civili comprendenti anche persone dello stesso sesso nellambito delle loro legislazioni amministrative.

Cfr. Molti Paesi blindano le loro legislazioni per evitare i matrimoni gay, in Agenzia Zenit, 6 luglio 2006.

Jos Ignacio Alonso Prez, Unioni civili, unioni di fatto e altre convivenze. Rassegna della legislazione europea, in Quaderni di diritto e politica ecclesiastica, n. 2, anno XI, il Mulino, Bologna Agosto 2003, (pp. 343-364) p. 345.

Cfr. la legge n. 40 del 30 aprile 1993 sulla registrert partnerskap.

Cfr. la legge n. 87 del 12 giugno 1996 sulla stadfesta samvist.

Cfr. le leggi nn. 950/2001 sulla rekisteridysta parisuhtecsta e 1229/2001, recante: rekisteraidysta parisuhteesta annetun lain 13 ja 14 :n muuttamisesta.

Cfr. la legge n. 372/1989 sulla registrereT partnerskab.

Cfr. Giovanni Adezati, Lesperienza danese, matrimonio, matrimonii, Giuffr, Milano 2000, p. 184.

Cfr. lart. 2 della legge n. 360 del 2 giugno 1999, recante: aendring af lov om registreret partnerskab (AEndring af betingelserne for indgaelse af registreret partnerskab og stedharnsadoption for registrerede partnere).

Lena Sommestad, La parit dei sessi: chiave per una futura prosperit economica?, in Attualit svedesi, Istituto Svedese, novembre 2001, (pp. 1-4) p. 3, cfr. HYPERLINK "http://www.sweden.se/upload/Sweden_se/otherlanguages/articles/SI/pdf/Italienska/It432.pdf" http://www.sweden.se/upload/Sweden_se/otherlanguages/articles/SI/pdf/Italienska/It432.pdf

Mi riferisco allo studio pubblicato nel 2006 dal Centro di Procreazione Medicalmente Assistita Artemisia di Roma, il quale ha preso in esame una popolazione femminile molto ampia e fertile di gestanti alla prima gravidanza e alla prima ecografia a cui stato chiesto da quanto tempo provassero ad avere figli. Sono state coinvolte donne di diverso lavoro e conseguente disponibilit economica, dalla casalinga alle dipendente, dalla libera professionista alla manager. I risultati pi interessanti sono venuti dalla fascia di et tra i 35 e i 40 anni. In questo gruppo, composto da 600 donne, oltre il 50 per cento delle casalinghe rimasto in stato interessante entro i primi tre mesi di tentativi. Il resto entro quattro-sei mesi. Invece, solo il 20 per cento delle donne libere professioniste o manager rimasta incinta entro i primi tre mesi. Il resto delle donne in carriera ha concepito un figlio solo dopo un anno di tentativi (cfr. Le casalinghe pi feconde delle professioniste, in UCIPEM News, n. 81 del 21 marzo 2006).

Si tratta di affermazioni del dott. Claudio Giorlandino, direttore scientifico del Centro Artemisia, secondo il quale: La casalinga, spesso meno benestante di una donna in carriera, vive tutto sommato una vita pi tranquilla, sotto vari punti di vista. Una vita pi semplice, genuina [...] E quando decide di avere un figlio nella maggior parte dei casi ci riesce prima di una sua coetanea immersa nel mondo del lavoro. Elementi questi che risultano significativi (cit. in Le casalinghe pi feconde delle professioniste, art. cit.).

Cfr. la legge n. 232/1987 om samborsgemensamma hem.

Il primo articolo della bozza del d.d.l. sui Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi (Di.Co.), approvato dal Consiglio dei Ministri l8 febbraio 2007, si premura infatti di enucleare i propri destinatari nel modo seguente: Due persone maggiorenni e capaci, anche dello stesso sesso, unite da reciproci vincoli affettivi, che convivono stabilmente e si prestano assistenza e solidariet materiale e morale, non legate da vincoli di matrimonio. Nel Comunicato stampa di accompagnamento si chiarisce quindi come Il provvedimento si pone lobiettivo di tutelare i soggetti pi deboli nella convivenza, superando cos disparit e disuguaglianza tra cittadini (cfr.: HYPERLINK "http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/dico/" http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/dico/).

Non succede cos nella legge belga sulla cohabitation lgale del 23 novembre 1998 e neanche nella legge catalana n. 19 del 28 dicembre 1998, sobre situacions con vivencials, d'ajuda mutua. In questi due modelli infatti necessaria la volont delle parti per costituire l'unione assistenziale, altrimenti si resta nell'ambito delle unioni di fatto vere e proprie.

Cfr. la legge n. 1117/1994 om registrerat partnerskap.

Cfr. la Sezione t, capitolo 3, della legge svedese del 1994. Tali preclusioni sono anche presenti nelle legislazioni della maggior parte degli altri Paesi nordeuropei (cfr. il paragrafo 8, della legge finlandese, larticolo 5 di quella islandese e lart. 3 di quella norvegese).

Presidente dellInstitute for Marriage and Public Policy, la Gallagher ha pubblicato negli ultimi anni ben tre volumi dedicati alla valenza del matrimonio e della famiglia tradizionale per larmonia della societ e leducazione dei giovani, cui ha associato recentemente unoriginale critica sulle carenze metodologiche della ricerca su cui si basano i fautori delle unioni omosessuali [cfr. il suo contributo intitolato (How) Does Marriage Protect Child Well-Being?, in Robert P. George-Jean Bethke Elshtain (edited by), The Meaning of Marriage: Family, State, Market, and Morals, ed. Spence Publishing Company, Dallas (TX) 2006, pp. 197-211.

Cfr. Il matrimonio omosessuale vacilla, in Agenzia Zenit, 1 luglio 2006.

Cfr. ad es. larticolo del prof. Stanley Kurtz, fellow dellHudson Institute, pubblicato sul National Review Online del 5 giugno 2006.

CLaude Lvi-Strauss, L'antropologia di fronte ai problemi del mondo moderno [conferenze di Tokyo, 15-16 aprile 1986], Melusina, Roma 2000, p. 20.

C. Lvi-Strauss, Lo sguardo da lontano, Einaudi, Torino 1984 [trad it. di: Le regarde loign, Plon, Paris 1983] p. 54.

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