orientamenti pastorali 2012

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5 INTRODUZIONE Carissimi fedeli, amati sacerdoti, diaconi, religiose e religiosi e seminaristi, la nostra amata Chiesa di Teggiano-Policastro, facendo proprio l’anelito della Conferenza Episcopale Italiana negli Orientamenti pa- storali per il decennio 2010-2020 Educare alla vita buona del Van- gelo 1 , si impegna a promuovere una nuova stagione dell’Evan- gelizzazione con appropriati percorsi di ‘vita buona’ nei vari ambiti della vita cristiana proposti dal 4° Convegno Ecclesiale Nazionale di Verona (16-20 ottobre 2006): «vita affettiva, lavoro e festa, fragilità umana, tradizione, cittadinanza» 2 . Tale cammino sarà ritmato dai prossimi trienni, così caratterizzati rispettivamente: Educare alla Fede (2012-2015) Educare alla Speranza (2015-2018) Educare alla Carità (2018-2020) In tale prospettiva, in comunione con il Santo Padre Benedetto XVI, faremo nostra la Lettera apostolica Porta fidei dell’11 ottobre 2011, con la quale Sua Santità ha indetto un «Anno della fede» 3 . Esso avrà inizio l’11 ottobre 2012, nel cinquantesimo anniversario dell’apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II e nel ventesimo anniversario della promulgazione del Catechismo della Chiesa Cat- tolica, e terminerà il 24 novembre 2013, Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo, Re dell’Universo. A partire dalla luce di Cristo che purifica, illumina e santifica nella celebrazione della sacra liturgia (cfr. Cost. Sacrosanctum Con- 1 CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Orientamenti past. Educare alla vita buo- na del Vangelo, 4 ottobre 2010. 2 ID., Nota past. “Rigenerati per una speranza viva” (1 Pt 1,3): testimoni del grande 'Si' di Dio all'uomo, 29 giugno 2007, n. 12. 3 BENEDETTO XVI, Lett. ap. Porta fidei, 11 ottobre 2011.

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Orientamenti Pastorali - Diocesi di Teggiano-Policastro

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    INTRODUZIONE

    Carissimi fedeli, amati sacerdoti, diaconi, religiose e religiosi e seminaristi,

    la nostra amata Chiesa di Teggiano-Policastro, facendo proprio lanelito della Conferenza Episcopale Italiana negli Orientamenti pa-storali per il decennio 2010-2020 Educare alla vita buona del Van-gelo1, si impegna a promuovere una nuova stagione dellEvan-gelizzazione con appropriati percorsi di vita buona nei vari ambiti della vita cristiana proposti dal 4 Convegno Ecclesiale Nazionale di Verona (16-20 ottobre 2006): vita affettiva, lavoro e festa, fragilit umana, tradizione, cittadinanza2. Tale cammino sar ritmato dai prossimi trienni, cos caratterizzati rispettivamente:

    Educare alla Fede (2012-2015) Educare alla Speranza (2015-2018) Educare alla Carit (2018-2020)

    In tale prospettiva, in comunione con il Santo Padre Benedetto

    XVI, faremo nostra la Lettera apostolica Porta fidei dell11 ottobre 2011, con la quale Sua Santit ha indetto un Anno della fede3. Esso avr inizio l11 ottobre 2012, nel cinquantesimo anniversario dellapertura del Concilio Ecumenico Vaticano II e nel ventesimo anniversario della promulgazione del Catechismo della Chiesa Cat-tolica, e terminer il 24 novembre 2013, Solennit di Nostro Signore Ges Cristo, Re dellUniverso.

    A partire dalla luce di Cristo che purifica, illumina e santifica nella celebrazione della sacra liturgia (cfr. Cost. Sacrosanctum Con-

    1 CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Orientamenti past. Educare alla vita buo-

    na del Vangelo, 4 ottobre 2010. 2 ID., Nota past. Rigenerati per una speranza viva (1 Pt 1,3): testimoni del

    grande 'Si' di Dio all'uomo, 29 giugno 2007, n. 12. 3 BENEDETTO XVI, Lett. ap. Porta fidei, 11 ottobre 2011.

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    cilium) e con la sua Parola divina (cfr. Cost. dogm. Dei Verbum), il Concilio ha voluto approfondire lintima natura della Chiesa (cfr. Cost. dogm. Lumen Gentium) e il suo rapporto con il mondo con-temporaneo (cfr. Cost. past. Gaudium et Spes). Attorno alle sue quat-tro Costituzioni, veri pilastri del Concilio, si raggruppano le Dichia-razioni e i Decreti, che affrontano alcune delle maggiori sfide del no-stro tempo4.

    Innestato su queste basi, il nostro primo triennio pastorale de-dicato alla fede avr un triplice orizzonte di riferimento:

    1. La fede - annuncio (2012-2013): nella prospettiva della lex credendi la priorit pastorale sar quella di suscitare in ogni credente laspirazione a confessare la fede in pienezza e con rinnovata convinzione, con fiducia e speranza5. 2. La fede - preghiera (2013-2014): nellottica della lex o-randi si potr intensificare la celebrazione della fede nella liturgia, e in particolare nellEucaristia, che il culmine verso cui tende lazione della Chiesa e insieme la fonte da cui promana tutta la sua energia6. 3. La fede - testimonianza (2014-2015): nella dimensione della lex vivendi si sottolineer il corale impegno a una coe-rente testimonianza di vita dei credenti che ne esprimer la sua visibile credibilit7.

    In sintesi, potremmo dire che il primo triennio pastorale 2012-2015 vorr essere espressione di una educazione alla fede, accolta e professata, celebrata e pregata, testimoniata e vissuta, come cifra pa-storale di un cammino di relazione e di fiducia8 con Ges e fra i discepoli. Per questi motivi, il Convegno pastorale diocesano di questanno svoltosi a Teggiano il 26 e 27 giugno u.s. si voluto ca-ratterizzare per una duplice sottolineatura: Parola ascoltata e Parola pregata. Da questa esperienza si voluto far maturare il bisogno di

    4 Cfr. CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Nota con indicazioni pa-

    storali per lAnno della fede, 6 gennaio 2012. 5 BENEDETTO XVI, Lett. ap. Porta fidei, n. 9. 6 Ibid. Nel testo si riprende la famosa espressione conciliare, su cui, cfr. CONCI-

    LIO ECUMENICO VATICANO II, Cost. Sacrosanctum Concilium, n. 10. 7 Cfr. Ibid. 8 CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Orientamenti past. Educare alla vita buo-

    na del Vangelo, cap. III.

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    entrare nellimpegno pastorale con una rinnovata professione di fede e un nuovo impulso allannuncio del mistero di Cristo. La fede non dimentichiamolo viene dallascolto e lascolto riguarda la parola di Cristo (Rm 10, 17). Questanno, pertanto, sar unoccasione pro-pizia perch tutti i fedeli comprendano pi profondamente che il fon-damento della fede cristiana lincontro con un avvenimento, con una Persona, che d alla vita un nuovo orizzonte e con ci la direzio-ne decisiva. Fondata sullincontro con Ges Cristo risorto, la fede potr essere riscoperta nella sua integrit e in tutto il suo splendore. Anche ai nostri giorni la fede un dono da riscoprire, da coltivare e da testimoniare, perch il Signore conceda a ciascuno di noi di vi-vere la bellezza e la gioia dellessere cristiani9.

    9 CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Nota con indicazioni pastorali

    per lAnno della fede, riprendendo dapprima BENEDETTO XVI, Lett. enc. Deus cari-tas est, 25 dicembre 2005, n. 1, e poi ID., Omelia nella Festa del Battesimo del Si-gnore, 10 gennaio 2010.

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    CAPITOLO PRIMO

    CHE COSA CERCATE? ... VENITE E VEDRETE (GV 1, 38-39)

    1. La prima parola posta sulla bocca del Signore nel Vangelo di Giovanni e rivolta ai discepoli : Che cosa cercate? (Gv 1, 38). Lincontro di Ges e dei primi due discepoli immediato: E i suoi due discepoli, sentendolo parlare cos, seguirono Ges. Ges allora si volt e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: Che cosa cer-cate?. Gli risposero: Rabb che, tradotto, significa Maestro , do-ve dimori?. Disse loro: Venite e vedrete. Andarono dunque e vi-dero dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio (Gv 1, 37-39). Nella relazione tenuta dal prof. Cesare Mariano il 26 giugno 2012 a Teggiano durante il primo giorno del Convegno Ecclesiale emerso che lincontro con Ges presenta una dinamica in cinque tempi:

    I. ascolto: sentendolo parlare cos (v. 37); II. sequela: seguirono Ges (v. 37); III. colloquio IV. permanenza: quel giorno rimasero con lui (v. 39); V. annuncio ad altri Abbiamo trovato il Messia (v. 41).

    In questo schema vengono sottolineati soprattutto tre elementi,

    che sono cruciali per mettere a fuoco il metodo con cui Cristo ha chiamato e chiama, ha salvato e salva.

    a) La sequela precede, si trova allinizio. La troviamo poi anche alla fine, ma si trova gi allinizio. ragionevole cominciare a segui-re Ges anche senza averlo ancora conosciuto o sentito parlare? S, ragionevole, cio corrisponde allintelligenza, allaffezione umana.

    b) Il metodo attraverso cui avviene il primo contatto e poi tutto il resto quello dellesperienza. N il fideismo, n il razionalismo: ma la fede che germoglia dallesperienza. Ecco lespressione cruciale , in cui il ka presenta una sfumatura di senso consecutivo o forse finale: venite, cos da vedere; venite per vedere.

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    Il verbo oro fa riferimento a un vedere che non riguarda solo gli oc-chi della carne: parte da l, dal vedere concreto, reale, ma arriva al vedere del cuore. un vedere capace di arrivare sino al fondo del re-ale, cio sino alla gloria del Verbo Incarnato. Ricordiamo due pas-saggi cruciali del Prologo: E il Verbo si fece carne e venne ad abita-re in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che Dio ed nel seno del Padre, lui che lo ha rivelato (Gv 1, 14.18).

    c) Lincontro personale, ma non individualista: un incontro comunitario. Il metodo attraverso cui Cristo incontra gli uomini nel contesto di una comunit. Ges non si presenta come un guru, come un personal trainer dello spirito, ma come il Capo di una nuova co-munit umana, in cui data agli uomini la possibilit di rimanere con Lui, cio di vivere in amicizia con Lui, in comunione con Lui. In questa piccola comunit di tre persone gi rappresentato il Miste-ro della Chiesa: la comunit umano-divina (sono tre uomini, di cui uno dei tre il Verbo fatto carne) in cui Cristo presente e si comu-nica umanamente, direbbe G. Ungaretti (1888-1970) per riedificare Umanamente luomo10.

    2. Nella domanda di Ges, Che cosa cercate?, si coglie, tra

    laltro, un incoraggiamento a recuperare la domanda di senso della propria ricerca: una pro-vocazione che mira a suscitare la risposta di fede e riconoscere il desiderio di felicit inscritto nel cuore delluomo, poich, come dice SantAgostino Tota vita christiani boni sanctum desiderium est11. Nel contesto odierno le persone fanno sempre pi fatica a dare un senso profondo allesistenza: ne sono sintomi il disorientamento, il ripiegamento su se stessi, il dif-fondersi dellinfelicit12. Queste inquietudini e ansie del mondo contemporaneo, non sono forse ascrivibili a quella ricerca di pienez-za di vita di cui hanno fatto esperienza tanti santi: inquietum est cor

    10 G. UNGARETTI, Poesia Mio fiume anche tu, in ID., Vita dun uomo. Tutte le po-

    esie, Mondadori, Milano 1988, pp. 229-230. 11 AGOSTINO, In Io. Ep. tr. 4, 6. 12 CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Orientamenti past. Educare alla vita

    buona del Vangelo, n. 9.

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    nostrum donec requiescat in Te?13. Cos, la ricerca dei due discepo-li del Vangelo di Giovanni (cfr. Gv 1, 38-39) la ricerca di senso di ogni uomo nel cammino della storia.

    Anche nel Vangelo di Matteo Ges pronto a cogliere un inter-rogativo di grande importanza: Ed ecco, un tale si avvicin e gli disse: Maestro, che cosa devo fare di buono per avere la vita eter-na?. Gli rispose: Perch mi interroghi su ci che buono? Buono uno solo. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti (Mt 19, 16-17). Anche in questo testo si cela una domanda di senso e, in qualche modo, una ricerca di percorso sulla vita buona del Vangelo. Commentando questo passo il Beato Giovanni Paolo II scrive: Nel giovane, che il Vangelo di Matteo non nomina, possiamo riconoscere ogni uomo che, coscientemente o no, si avvicina a Cristo, Redentore dell'uomo, e gli pone la domanda morale. Per il giovane, prima che una domanda sulle regole da osservare, una domanda di pienezza di significato per la vita. E, in effetti, questa laspirazione che sta al cuore di ogni decisione e di ogni azione umana, la segreta ricerca e l'intimo impulso che muove la libert. Questa domanda ultimamen-te un appello al Bene assoluto che ci attrae e ci chiama a s, leco di una vocazione di Dio, origine e fine della vita dell'uomo14. La Chiesa stata voluta da Dio per continuare ad essere nel mondo una risposta credibile ed autentica alla ricerca esplicita o implicita delluomo allamore del Dio uno e trino.

    3. Nellantichit, il monachesimo occidentale ha focalizzato il

    quaerere Deum il cercare Dio, nella confusione dei tempi in cui niente sembrava resistere, come cifra della ricerca dellEssenziale15. Daltra parte, le Universitas medievali, seguendo la lezione teologica di Tommaso dAquino sul nostro desiderium naturale videndi Deum16 hanno visto che nella ricerca di senso il desiderio di Dio

    13 AGOSTINO, Confessiones, I, 1, 1. 14 GIOVANNI PAOLO II, Lett. enc. Veritatis Splendor, 6 agosto 1993, n. 7. 15 BENEDETTO XVI, Discorso allIncontro con il mondo della cultura al College

    des Bernardins, Parigi, 12 settembre 2008. 16 TOMMASO DAQUINO, Summa theologiae, I-II, q. 3, a. 8; ID., Contra Gentiles,

    III, cc. 25, 50.

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    inscritto nel cuore delluomo, perch luomo stato creato da Dio e per Dio; e Dio non cessa di attirare a s luomo e soltanto in Dio luomo trover la verit e la felicit che cerca senza posa17, come riferisce il primo capitolo del Catechismo della Chiesa Cattolica18. Che cosa cercate?: il Maestro che fa appello alla libert e a ci che di pi autentico abita nel cuore, facendone emergere il desiderio inespresso: Maestro , dove dimori? (Gv, 1, 38). Luomo vuole stare con Colui che stabile nei cieli (Sal 119, 89). I due discepoli del Vangelo sono alla ricerca di ci che duraturo, stabile.

    Nella postmodernit caratterizzata dalla societ liquida, come la definisce Zygmunt Bauman sociologo e filosofo polacco19 i due discepoli diventano icona della ricerca di punti fermi negli ambi-ti vitali proposti dal Convegno Ecclesiale di Verona: come cercare e trovare stabilit nella vita affettiva, nel lavoro e nella festa, nelle fra-gilit, nella tradizione, nella cittadinanza20. La postmodernit flui-da segnata dallinstabilit dei legami affettivi, dalla precariet del lavoro e del tempo di riposo festivo, dalle molteplici fragilit, dalla complessa tradizione, dalla indefinita appartenenza e cittadinanza, chiamata a riconoscere che la parola del Signore rimane in eter-no (1 Pt 1, 25) e Cristo Ges sempre lo stesso heri et hodie ipse et in saecula (Eb 13, 8). I due discepoli del Vangelo seguendo Ges hanno varcato la porta fidei che li ha introdotti alla stabile Comu-nione di vita con Lui: sono entrati nella casa di Ges, che la casa e la scuola della comunione21. Ges mostra che un rapporto educa-tivo che affonda le sue radici nella fede cristiana si stabilisce innanzi-

    17 Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 27. 18 Al fine di favorire il rinnovamento dellintera vita ecclesiale, il Catechismo

    della Chiesa Cattolica riconosciuto come uno strumento valido e legittimo al servizio della comunione ecclesiale e come una norma sicura per linsegnamento della fede (GIOVANNI PAOLO II, Cost. ap. Fidei depositum, 11 ottobre 1992, cit. in BENEDETTO XVI, Lett. ap. Porta fidei, n. 11).

    19 Lautore ha indicato nella liquidit la caratteristica saliente dellepoca post-moderna. Tra le sue opere ricordiamo in lingua italiana: Z. BAUMAN, Modernit li-quida, Laterza, Roma-Bari 2002; ID., Amore liquido. Sulla fragilit dei legami affet-tivi, Laterza, Roma-Bari 2006; ID., Vita liquida, Laterza, Roma-Bari 2006; ID., Ho-mo consumens. Lo sciame inquieto dei consumatori e la miseria degli esclusi, Eri-ckson Editore, Trento 2007.

    20 Cfr. lIntroduzione di questo lavoro. 21 GIOVANNI PAOLO II, Lett. ap. Novo Millennio Ineunte, 6 gennaio 2001, n. 43.

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    tutto sulla base di un incontro personale con Lui: non si tratta di tra-smettere nozioni astratte, ma di offrire unesperienza da condivide-re22.

    22 CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Orientamenti past. Educare alla vita

    buona del Vangelo, n. 25.

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    CAPITOLO SECONDO

    COS LA FEDE?

    1. LAntica Alleanza e la stabilit della fede Il popolo dellAntica Alleanza, nella sua esperienza di esodo,

    aveva ricevuto dal Signore il dono della Legge (Torh) e come meta la Terra promessa. Nello stesso tempo, aveva vissuto nella sua storia di salvezza una difficile itineranza. Nella Terra promessa, il Deute-ronomio attualizza nel presente lunica legge data da Dio al popolo: legge data da Dio a Mos, quando il popolo era nomade e della me-desima condizione sociale, non rispondeva pi alla situazione seden-taria del presente e piuttosto agricolo-latifondista, caratterizzata dallingiustizia dei ricchi verso i poveri, dalla minaccia dei culti pa-gani e dalle nefaste alleanze politiche conseguenti. In un certo senso, siamo di fronte a una forma di relativismo ante litteram rispetto al-la Legge di Dio, alla giustizia sociale e allagire etico-religioso. La memoria della salvezza dei padri ad opera di Dio rischiava di cedere il passo al delirio del presente vissuto nella sedentariet e nel benes-sere che appannaggio di pochi, nellingiustizia sociale e nelle di-sparit tra ricchi e poveri. Tutto ci aveva minato alla base la fede dIsraele e il primato di Dio e del suo agire nella storia. Era necessa-ria una rilettura della Torah che facesse vivere nelloggi la fedelt allunica Alleanza stipulata da Dio con Israele: nasce cos il credo storico di Dt 26.

    A differenza del libro dellEsodo che narra levento dellallean-za sul monte Sinai (cfr. Es 19, 3), il Deuteronomio parla del monte Oreb (cfr. Dt 1, 6). La differenza di nomi riconduce allunico simbo-lo biblico del monte, luogo che indica il discendere di Dio verso luomo e lascesa di questi verso Dio, che gli viene incontro. Il testo di Dt 26, 1-11 presenta il credo storico dIsraele, in particolare nel seguente passaggio: Mio padre era un Arameo errante; scese in E-gitto, vi stette come forestiero con poca gente e vi divent una nazio-ne grande, forte e numerosa. Gli Egiziani ci maltrattarono, ci umilia-

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    rono e ci imposero una dura schiavit. Allora gridammo al Signore, al Dio dei nostri padri, e il Signore ascolt la nostra voce, vide la no-stra umiliazione Ci fece uscire dallEgitto con mano potente e con braccio teso... Ci condusse in questo luogo e ci diede questa terra, dove scorrono latte e miele (Dt 26, 5-9).

    Una certa precariet nellitineranza del popolo di Dio, linsta-bilit geografica e identitaria vissute, un nomadismo etnico-culturale e religioso sperimentati, sono state anche le coordinate per mettere a fuoco la terminologia ebraica del credere e della fede, esprimendo innanzitutto il senso di ci che durevole, permanente, vero. Cos il termine ebraico pi importante per dire credere man, da cui deri-va il nostro amen, vale a dire: cos deve essere, ci vero e certo23. La radice della parola man indica qualcosa di saldo, attendibile e perci stesso affidabile. In tal senso indica una realt o una persona e un servo fidati (cfr. 1 Sam 22, 14), un testimone credibile (cfr.: Pr 14, 5; Is 8, 2) e un profeta fedele (cfr. 1 Sam 3, 20). La vulnerabilit delle relazioni e delle incerte alleanze umane aiutano Israele a foca-lizzare la fiducia nel Dio fedele al suo patto e ricco di misericordia (hesed): Maledetto luomo che confida nelluomo Benedetto luomo che confida nel Signore (Ger 17, 5.7). La fede, dunque, ritenere Dio incondizionatamente fedele alle sue promesse: ad A-bramo (cfr. Gen 15); a Mos (cfr. Es 3), ai padri e ai profeti: Se non crederete, non resterete saldi (Is 7, 9). In altri termini, la fede in Dio condizione di stabilit personale e sociale. Il popolo di Dio nellAntica Alleanza ha fatto pi volte esperienza che estromettere Dio dal proprio orizzonte vitale naufragare nei flutti del caos per-sonale e sociale. Aderire a Dio che si rende presente nella storia con parole ed eventi e rispondere con tutto il cuore, con tutta lanima e con tutte le forze (Dt 6, 5) condizione di benedizione, pace, stabi-lit di vita. Se Dio ha ascoltato il grido del suo popolo e lo ha libera-to, il primo comandamento della Torah che apre alla fede in Dio di-venta un verbo imperativo dellascolto: Shem, Israel (Dt 5, 1). In un certo senso, gi potremmo dire: porta fidei, porta oboedientiae. Lascolto e la risposta a Dio che si rivela in eventi e parole

    23 H. SCHMID, voce Fede, in A.M. PIAZZONI P. OCCHIPINTI (edd.), Grande En-

    ciclopedia illustrata della Bibbia, vol. I, Piemme, Casale Monferrato (AL) 1997, p. 532.

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    lobbedienza della fede. Cos, la fede come risposta al Dio di Abra-mo, Isacco, Giacobbe, Mos, ecc. diventa risposta del popolo dellAlleanza alle promesse (cfr.: Gen 15, 6; Nm 20, 12; Ger 39, 18). Credere significa prendere sul serio Dio ed esserGli fedele fino in fondo (cfr.: Es 14, 31; 19, 9; Dt 1, 32), rifugiarsi in Lui (cfr.: Sal 7, 2; 16, 1; 25, 20; 57, 2; 91, 4), sperare in Lui (cfr.: Ger 8, 15; Is 69, 9.11), fidarsi di Lui.

    2. La novit della fede nel Nuovo Testamento a. Nel Nuovo Testamento il Verbo di Dio diventa visibile, si

    fa carne (cfr. Gv 1). Nella vicenda di Ges, il Figlio di Dio, morto e risorto, racchiuso il nucleo originario della fede cristiana. Tale con-tenuto ben espresso dalle parole di San Paolo ai Romani: Se con la tua bocca proclamerai (omologha): Ges il Signore!, e con il tuo cuore crederai (pistuo) che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo (Rm 10, 9). La fede in Cristo morto e risorto, Signore della storia, intimamente accolta e creduta diventa fede annunciata, con-fessata pubblicamente, narrata. In tale prospettiva la narratio fidei non ha solo valenza kerigmatico-formativa, ma assume significato profetico-performativo, ovvero mira a trasformare e trasfigurare il mondo, a convertire il cuore delluomo e le sue relazioni interperso-nali e comunitarie, per la potenza stessa della Parola annunziata. LApostolo delle genti nella Lettera ai Filippesi sottolinea il prima-to del Kerigma, ovvero la centralit dellAnnuncio di fede, anche al di l delle convinzioni personali, delle prospettive pastorali o ideali di ciascuno: dum omni modo Christus adnuntietur24 (Fil 1, 18). Per Paolo al centro della fede sta Ges Cristo con la sua opera di sal-vezza e di espiazione (cfr. Rm 3, 21).

    Da qui prioritario il vivere in Cristo, ovvero la salvezza

    24 In Fil 1, 15-18, san Paolo sottolinea la priorit dellAnnuncio che segue laccoglienza della fede: Alcuni, vero, predicano Cristo anche per invidia e spiri-to di contesa, ma altri con buoni sentimenti. Questi lo fanno per amore, sapendo che io sono stato incaricato della difesa del Vangelo; quelli invero predicano Cristo con spirito di rivalit, con intenzioni non rette, pensando di accrescere dolore alle mie catene. Ma questo che importa? Purch in ogni maniera, per convenienza o per sin-cerit, Cristo venga annunciato, io me ne rallegro e continuer a rallegrarmene.

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    delluomo non dipende immediatamente dalle opere buone che pu accumulare agli occhi di Dio (come meriti di cui vantarsi o dai suoi sforzi di auto-giustificazione, come un volontarismo che mira ad o-perare il bene solo con le proprie forze). E la morte e risurrezione di Ges, la fede nella potenza del suo amore che libera, redime e salva. E la potenza della sua croce che giustifica e libera luomo dal suo male radicale e dal peccato. E questo che si intende per giustifica-zione mediante la fede, ovvero per grazia, sapendo tuttavia che luomo non giustificato per le opere della Legge ma soltanto per mezzo della fede in Ges Cristo, abbiamo creduto anche noi in Cristo Ges per essere giustificati per la fede in Cristo e non per le opere della Legge (Gal 2, 16). Cos san Paolo non combatte il bene in s fatto dalluomo, ma lopinione che il bene fatto condizione suffi-ciente per ottenere la salvezza, un merito accumulato da presentare come conto a Dio nel giudizio. Chi la pensa cos annulla la croce di Cristo, la sua Vita offerta nella morte e risurrezione. Si necessita, quindi, di un atteggiamento di fede ovvero di adesione alla vicenda di Ges per prendere posizione nei confronti di se stesso, del suo passato, del suo presente e del suo futuro. In altri termini, la fede del credente assimilabile a unesistenza pervasa da Cristo risorto: Per me infatti il vivere Cristo (Fil 1, 21). Luomo credente non deve vivere chiuso in se stesso e fidarsi delle proprie forze, ma deve pog-giare con tutto se stesso su Cristo Ges.

    b. Ges stesso, nei Vangeli sinottici, appare radicato nella fede

    del popolo dellAntica Alleanza, ha riaffermato quella fede dei padri e dei patriarchi in una nuova prospettiva: Non sono venuto ad aboli-re, ma a dare pieno compimento (Mt 5, 17). Il Vangelo di Marco fa iniziare la missione pubblica di Ges con un solenne proclama: convertitevi e credete nel Vangelo (Mc 1, 15). La fede dei di-scepoli in Ges condizione di perdono e guarigione del paralitico (cfr. Mc 2, 5) e la fede personale di altri protagonisti condizione necessaria per la propria liberazione dal male (cfr.: Mc 5, 34; 10, 52; Mt 9, 22; 15, 28; Lc 5, 20; 7, 50; 8, 48; 17, 19).

    Nel Vangelo di Giovanni che abbiamo scelto come icona del nostro percorso annuale questo compimento dellOpera di Dio si manifesta con la morte e risurrezione di Ges: compiuto! (Gv 19, 30). Anche la Prima Lettera di Giovanni pone laccento sullan-

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    nuncio della fede che segue lesperienza personale del contatto con Ges: Quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contem-plammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita la vita infatti si manifest, noi labbiamo veduta e di ci diamo testimonian-za e vi annunciamo la vita eterna, che era presso il Padre e che si manifest a noi , quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annun-ciamo anche a voi, perch anche voi siate in comunione con noi. E la nostra comunione con il Padre e con il Figlio suo, Ges Cristo (1 Gv 1, 1-3). In quanto Messia, Ges la piena rivelazione di Dio e della sua salvezza: credere significa aderire a Ges, egli il Vange-lo, la buona notizia della Vita: Ges, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perch crediate che Ges il Cristo, il Figlio di Dio, e perch, credendo, abbiate la vita nel suo nome (Gv 20, 30-31). Cos, in Giovanni accettare Ges, la sua testimonianza, la sua parola, andare con Lui, ascoltarlo, seguirlo, restare con Lui, si e-quivalgono come atteggiamenti della fede25.

    La salvezza legata alla persona di Ges: chi ascolta la mia pa-rola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna (Gv 5, 24)26. La fede nasce dalla parola di Ges (cfr.: Gv 4, 39-42; 5, 25.47) e dalle sue opere (cfr.: Gv 5, 36; 10, 38; 12, 37). Cos il Verbo fatto carne la manifestazione pi grande dellagire di Dio, che gi nellAntico Testamento si era rivelato con eventi e parole intima-mente connessi. In Giovanni, credere in Ges e conoscere il vero Dio sono una cosa sola (cfr.: Gv 6, 47; 17, 3). La fede nella persona del Logos, che rappresenta la pienezza della grazia e della verit (cfr. Gv 1, 14-16), rivelazione di un mistero, manifestazione della gloria, passaggio dallimmanenza alla trascendenza: vedere, sentire, cono-scere, venire alla luce, tutto ci partecipazione alla vita eterna. Ma il motivo prioritario della fede la testimonianza: Chi ha visto ne d testimonianza e la sua testimonianza vera; egli sa che dice il ve-

    25M. SECKLER, voce Fede, in H. FRIES (ed.), Dizionario Teologico, ed. italiana a

    cura di G. Riva, vol. I, Queriniana, Brescia 1966, p. 642. 26In Gv lespressione di Ges: chi crede in me ha la vita eterna diventa qua-

    si un ritornello salvifico; cfr.: Gv 3, 15.16; 3, 18; 3, 36; 5, 24; 6, 40; 6, 47; 7, 38; 11, 25-26; 14, 12.

  • 19

    ro, perch anche voi crediate (Gv 19, 35). c. Un altro testo cui vogliamo accennare la Lettera agli Ebrei,

    che presenta Cristo come Sommo Sacerdote degno di fede e mediato-re della nuova alleanza: egli ci ha redenti con il suo sangue (cfr. Eb 9, 11-28). Ges il nuovo Tempio, mentre la tenda del Convegno e il suo servizio sacrificale ne erano solo una debole raffigurazione (cfr. Eb 10, 1). Aderire con lobbedienza della fede a Ges Sommo Sa-cerdote della nuova Alleanza significa accettare che il suo sangue per la remissione dei peccati ci libera dal male, dal peccato e dalla morte. Nel testo in questione, le affermazioni pi forti sulla fede so-no riportate nel capitolo 11, che richiama gli esempi di alcuni uomini di fede, cominciando da Abele, No, Abramo, Isacco, Giacobbe, Mos e fino alla prostituta Raab. In tale capitolo troviamo una defi-nizione stringente della fede: La fede fondamento di ci che si spera e prova di ci che non si vede (Eb 11, 1). Tutti i personaggi citati nel capitolo suddetto hanno osato entrare con la loro vita in un futuro ancora incerto, invisibile agli occhi umani, ma per la loro fede speranzosa nelle promesse del Signore era gi realizzato, sicuro e ve-ro. Avere fede significa essere certi di quanto si spera ed essere con-vinti di cose non ancora viste. 3. La fede nei Padri della Chiesa e nella storia della Teologia

    a. Nei testi dei Padri apostolici e degli autori cristiani antichi si continua a sottolineare la fede come condizione necessaria per la sal-vezza. Tertulliano di fronte agli eretici del suo tempo scrive il De pa-escriptione haereticorum, nel qual si batte per affermare una regula fidei del cristiano, che non pu essere elusa senza cadere nellerrore e nelleresia e rischiare di perdere, cos, la salvezza: In che cosa con-siste la fede? Nella regola della fede stessa. Essa ha la sua legge, e la salvezza ti viene appunto dallosservanza scrupolosa di questa27. Per lapologeta latino proprio questa regola di fede che va profes-sata, difesa contro le false dottrine.

    Fra i padri apostolici, nel II sec. Policarpo, nella Lettera ai Filip-

    27 TERTULLIANO, De praescriptione Haereticorum, 14, in PL 2, 27.

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    pesi esorta i cristiani a fare memoria del beato Paolo che quando era presente tra voi di fronte agli uomini di allora insegn con esattezza e sicurezza la parola di verit. Egli lontano da voi scrisse una lettera che se meditate potete rafforzarvi nella fede che vi fu data. Questa fede la madre di tutti noi, seguita dalla speranza e preceduta dalla carit verso Dio, Cristo e il prossimo28. Da questo breve testo si e-vince come la fede annunciata, il Kerigma, trasmessa oralmente e de visu dallApostolo, testimone della risurrezione di Cristo. Tuttavia il testo scritto insegnato e meditato serve come catechesi per raf-forzare, sostenere, orientare la vita di fede dei credenti. Per cui non mancano padri dellantichit che ritengono necessaria la traditio fidei con una appropriata spiegazione dei primi simboli29. La finalit di quella che viene chiamata regula fidei la trasmissione del Kerigma di generazione in generazione: Si Christianus es, crede quod tradi-tum est Se sei Cristiano, credi ci che ti stato trasmesso30. Ma sia la redditio symboli (la recezione del Simbolo della fede) sia la Traditio Symboli (la trasmissione della fede) non possono che avve-nire in comunione con la Chiesa. Spiegando il Simbolo, Ambrogio osserver: Questo il simbolo accolto dalla Chiesa romana, dove Pietro, il primo degli apostoli, ebbe la sua sede, e dove port lespressione della fede comune31. Particolarmente illuminante quanto il vescovo di Milano narra in relazione al suo sbarco in Sar-degna dopo il naufragio, quando egli rifiut di ricevere il battesimo dal vescovo Lucifero di Cagliari, dal momento che non era in comu-nione con i vescovi cattolici, cio con la Chiesa romana, e, pur conservando la fede in Dio, non conservava la fede nella Chiesa di Dio32.

    Agostino comincia a distinguere tra fides quae e fides qua credi-tur, ovvero tra lassenso alla Verit che mi viene oggettivamente tra-smessa nel contenuto di fede (fides quae) e lintero processo di con-versione personale (fides qua) frutto dellilluminazione della gra-

    28 POLICARPO, Seconda lettera ai Filippesi, 3, 1-3, in A. QUACQUARELLI (ed.), I Padri apostolici, Citt Nuova, Roma 1978, p. 155.

    29 Cfr.: AMBROGIO, De Fide; GREGORIO DI NISSA, De Fide ad Simpl.; CIRILLO DI ALESSANDRIA, De Recta Fide.

    30 TERTULLIANO, De carne Christi, 2, in PL 2, 755. 31 AMBROGIO, Explanatio Symboli, 7, in PL 17, 1196. 32 ID., De excessu fratris, I, 47, in PL 16, 1304.

  • 21

    zia33. In altri termini, la fede non soltanto un processo intellettivo e recettivo di alcuni contenuti di verit, ma dono di grazia che coin-volge la volont e lapertura del cuore allamore di Dio: Credi. Lintelligenza premio della fede. Ma che significa credere in Cri-sto? Significa credere e amare sinceramente, credere e penetrare in lui, incorporandoci alle sue membra. Questa la fede che Dio vuole da noi, e non pu trovarla se non lui stesso a donarcela34. Agosti-no, in diverse opere, mette a fuoco il rapporto tra fede e ragione. A cosa dare priorit nellaccoglienza delle verit rivelate? Come cri-stiano devo prima capire e poi aderire, o, invece, necessario acco-gliere con fiducia il messaggio di fede per poi comprenderlo? Ispi-randosi alla traduzione dei LXX di Is 7, 9, il vescovo dIppona trova la sua soluzione: Se non crederete, non comprenderete35. Da ci deriva il rapporto dialettico tra fede e conoscenza (pistis gnosis): ergo, crede ut intelligas et intellige ut credas36. E significativa la spiegazione che Agostino d di questo rapporto dialettico tra fede e comprensione dei suoi contenuti: Se dunque esigi ragionevolmente da me o da qualsiasi altro maestro tale spiegazione razionale per comprendere le verit della fede che tu credi, correggi la tua convin-zione; non si tratta di rigettare la fede, ma di percepire con la luce della ragione le verit che gi credi con la ferma fede37. Cos, per Agostino, necessario accogliere la fede a motivo dellautorevolezza e credibilit della Chiesa madre della fede, per i segni importanti (miracula) e il compimento delle profezie in Cristo.

    b. Dallalto medioevo in poi, con il sorgere della Scolastica, si

    33 AGOSTINO, De Trinitate, 13, 2.5, in PL 42, 1017: Ex una sane doctrina im-

    pressam fidem credentium cordibus singulorum qui hoc idem credunt verissime di-cimus: sed aliud sunt ea quae creduntur, aliud fides qua creduntur.

    34 ID., Tractatus in Iohannem 29, in PL 35, 1631. 35 Nisi credideridis non intellegetis: tante volte Agostino riprende queste pa-

    role (cfr. ad es. in: De libero arbitrio II, 2, 5; De utilitate credendi 14, 31 e 16, 34; De doctrina christiana II, 12, 17; De Trinitate XV, 2, 2; Sermones 118, 1; 139, 1; 140, 6; ecc.).

    36 ID., Ep. 120 ad Consent., 2, in PL 33, 453. La celebre espressione pu util-mente essere considerata riassuntiva del complesso rapporto tra fede e ragione nel pensiero agostiniano; altres, cfr.: Tractatus in Iohannem 29, 6; Sermones 43, 9; 214, 10.

    37 ID., Ep. 120 ad Consent., 2, in PL 33, 453.

  • 22

    compie una svolta decisiva verso una fede fondata sul dogma. Il mo-do di porre le quaestiones (domande) sulla fede diventa, dopo la ri-scoperta delle opere di Aristotele, un argomentare di tipo intellettuale e scolastico nella scholae, nelle universitas, in riferimento a un magi-ster. SantAnselmo dAosta chiamato anche Anselmo di Bec o An-selmo di Canterbury (Aosta, 1033/1034 Canterbury, 21 aprile 1109) stato un teologo italiano che ha continuato la riflessione sulla fede sul programma di Agostino. Considerato un dottore della Chiesa, stato arcivescovo di Canterbury dal 1093 alla morte. so-prannominato Doctor magnificus e padre della Scolastica. Nel Pro-slogion Anselmo, allo scopo di chiarire il contenuto della fede, for-mula il suo programma: neque enim quaero intelligere, ut credam, sed credo, ut intelligam non cerco di capire per credere, ma credo per comprendere38.

    Questo rapporto dialettico fra fede e intelligenza della fede, che diventa sempre pi intellettuale viene bilanciato dalla teologia fran-cescana di San Bonaventura che, aderendo ugualmente ad Agostino, reagisce fortemente alle forme di razionalizzazione e guarda alla fede in maniera pi storico-concreta (scientia affectiva), cio che tocca la volont, lagire affettivo. La fede diventa innanzitutto un processo concreto di esperienza di Dio, incontrato e gustato in una realt vissuta in adesione a Lui. Daltra parte, il culmine della teolo-gia scolastica viene raggiunto da San Tommaso DAquino che, attra-verso le sue Summae, sintetizz ci che era stato elaborato dai suoi predecessori e a cui faranno riferimento quanti verranno dopo di lui, ed anche le dichiarazioni ufficiali del Magistero della Chiesa. Per il Doctor Angelicus nellassenso di fede alla nascosta realt della sal-vezza trova inizio la vita eterna: Fides est habitus mentis quo in-choatur vita aeterna in nobis, facies intellectum assentire non appa-rentibus la fede una disposizione della mente che fa assentire lintelletto in maniera non apparente, e con la quale trova inizio in noi la vita eterna39. Per Tommaso la fede annunciata a voce ne-cessaria (fides ex auditu), ma predicazione, segni e miracoli, argo-

    38 ANSELMO DAOSTA, Proslogion I, ed. F.S. Schmitt, Seckau-Edimburgo 1938,

    I, p. 100. 39 TOMMASO DAQUINO, Summa Theologiae, II-IIae, q. 4, a. 1 co; cfr.: In III

    Sent., d. 23, q. 2, a 1, ad 4; De Veritate 14, 2, ad 9.

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    mentazioni e dissertazioni teologiche, ecc., sono solo aiuti e supporti per la possibilit della fede, e come tali non sono motivo, n necessa-rio n sufficiente. Ci che per lAquinate invece condizione neces-saria e decisiva linteriore a-priori della grazia: Gratia facit fidem la grazia dona la fede40.

    Nella societas christiana del medioevo la struttura della fede ugualmente sociale: il singolo faceva suo, nella fede e nel battesimo, ci che la comunit ecclesiale credente esponeva e trasmetteva in modo sicuro. In questo organismo sociale anche la razionalit e la credibilit della fede hanno una loro intrinseca ragionevolezza: il singolo credente pu anche non essere in grado di vedere personal-mente questa razionalit, ma la sua appartenenza alla Chiesa corpo mistico di Cristo garantisce le qualit oggettive della propria fede.

    c. Con il finire del medioevo giunge il tempo della Riforma. Con

    Lutero la fede si presenta come fiducia nella promessa e nella mise-ricordia divina e convinzione di essere personalmente salvati: verit, conoscenza, assenso, problema della struttura e della razionalit della fede, tutto passa in secondo ordine. Prendono il loro posto la collera ed il giudizio della croce, la remissione e la grazia. La fede dedi-zione incondizionata e fiduciosa al Dio incomprensibile nella sua collera e nella sua grazia, al quale non pu condurre nessun procedi-mento razionale umano. I capisaldi della dottrina luterana circa la fe-de possono essere cos sintetizzati:

    Salvezza per sola fede (sola fides): la salvezza non si ot-tiene a causa delle buone azioni; si ottiene solamente a-vendo fede in Dio, che pu salvare chiunque Egli voglia.

    Sufficienza delle Sacre Scritture per la fede (Sola Scriptu-ra): per comprendere le Sacre Scritture non occorre la mediazione della Tradizione o del Magistero ecclesiale; ci che necessario e sufficiente la grazia divina che il-lumina il singolo credente. In modo simile Calvino mette in rapporto lassenso di fede alla Parola rivelata.

    40 ID.: Summa Theologiae, II-IIae, q. 4, a. 4, ad 3; In Ioannem 6, lect. 6.

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    CAPITOLO TERZO

    LA FEDE NEI PRONUNCIAMENTI MAGISTERIALI UNIVERSALI

    ED ECCLESIALI ITALIANI

    1. Concili e Magistero

    a) La fede tra il Concilio di Orange e il Concilio Vaticano I Nella storia della Chiesa tre concili hanno preso posizione a ri-

    guardo della fede: il Concilio di Orange (529), il Concilio di Trento (1545-1563) ed il Concilio Vaticano I (1869-1870)41. Il Concilio A-rausicanum II (Orange) ricusa la visione semipelagiana della fede, secondo la quale la forma iniziale della fede (initium fidei) opera delluomo e non della grazia42. Il Concilio II Sinodo di Orange unantica dimostrazione di come la Tradizione abbia sempre sottoli-neato il primato della grazia rispetto alla volont delluomo di crede-re o meno: la fede prioritariamente un dono. Nel can. 6 di Orange c la correzione della visione semipelagiana che ritiene che luomo anche senza la grazia di Dio pu credere, volere, desiderare, pregare, ecc.43: quasi come una visione autosalvifica.

    I canoni del Concilio di Trento descrivono la fede come parte in-tegrante della giustificazione e le attribuiscono, in linea con la Tradi-

    41 M. SECKLER, voce Fede, op. cit., p. 660. 42 Cfr. H. DENZINGER, Enchiridion symbolorum definitionum e declarationum de

    rebus fidei et morum (= DH), edizione bilingue a cura di P. HNERMANN, versione italiana a cura di A. Lanzoni - G. Zaccherini, EDB, Bologna 1995, qui DH 375, p. 217: Se qualcuno dice che come la crescita, cos anche linizio della fede (initium fidei) e della stessa inclinazione a credere (affectum credulitatis), con la quale noi crediamo in colui che giustifica lempio e perveniamo alla [ri]generazione del sacro battesimo, in noi non per il dono di grazia (non per gratiae donum), cio per ispi-razione dello Spirito Santo che corregge la nostra volont dallincredulit della fede, dallempiet alla piet, ma per natura (sed naturaliter nobis insesse), si dimostra avversario degli insegnamenti apostolici, giacch il beato Paolo dice: Confidiamo che colui che ha iniziato in voi lopera buona, la porti a compimento fino al giorno di Ges Cristo [cf. Fil 1,6].

    43 Cfr. DH 376, p. 217.

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    zione dei padri della Chiesa, unimportanza fondamentale per la sal-vezza. Nel cap. 8 del Decreto sulla giustificazione i padri conciliari sintetizzano il primato della grazia nella giustificazione per mezzo della fede44. La fede, in contrapposizione alla fede fiduciale di Lute-ro, appare come un atto dellintelletto, che acconsente alla Rivela-zione e come primo orientamento delluomo verso il Dio delle pro-messe. Non possibile la certezza personale della salvezza; anche la fede del peccatore (fides informis) soprannaturale. Cos Trento de-dica un intero capitolo contro il tema della vana fiducia (inanem fi-duciam) proposta dai riformatori45 che fa consistere il perdono dei propri peccati e quindi la propria salvezza in un semplice, e talvolta superficiale, atto fiduciale in Dio46.

    La presa di posizione ufficiale pi dettagliata sulla questione della fede si ha con il Concilio Vaticano I, con definizioni circa la natura della fede, la sua soprannaturalit e libert, fede e Magistero, la necessit della vera fede. Nella Costituzione dogmatica Dei Filius, i padri conciliari definiscono il concetto di fede, il suo essere dono di Dio e dunque frutto della grazia, loggetto e la necessit della fede, laiuto esterno e interno di Dio per la fede47. A Dio che si rivela, con la fede luomo risponde con lobbedienza e ladesione dellintelli-genza e della volont (intellectus et voluntatis obsequium)48. Segue la definizione di fede che il Concilio Vaticano I elabora: questa fe-de una virt soprannaturale (virtutem esse supernaturalem), per

    44 Cfr. DH 1532, pp. 653-654: Quando lapostolo dice che luomo viene giusti-ficato per la fede [can. 9] e gratuitamente [Rm 3,22.24], queste parole si devono intendere secondo il significato accettato e manifesto dal concorde e permanente giudizio della chiesa cattolica, e cio che siamo giustificati mediante la fede, perch la fede principio dellumana salvezza, il fondamento e la radice di ogni giustifi-cazione, senza la quale impossibile essere graditi a Dio [Eb 11,6] e giungere alla comunione che con lui hanno i suoi figli; si dice poi che noi siamo giustificati gra-tuitamente, perch nulla di ci che precede la giustificazione, sia la fede che le ope-re, merita la grazia della giustificazione: infatti se lo per grazia, non lo per le opere; altrimenti (come dice lo stesso apostolo) la grazia non sarebbe pi grazia [Rm 11,6].

    45 Cfr. DH 1533, p. 655: si deve dire che a nessuno, che ostenti fiducia e cer-tezza della remissione dei propri peccati e in essa sola si acquieti, sono o sono stati rimessi i peccati.

    46 Cfr.: DH 1535-1539, pp. 655-659; 1551-1583, pp. 665-671. 47 Cfr. DH 3008-3014, pp. 1049-1053. 48 Cfr. DH 3008, p. 1049.

  • 26

    la quale sotto lispirazione divina e con laiuto della grazia, noi cre-diamo vere le cose da lui rivelate, non a causa dellintrinseca verit delle cose percepite dalla luce naturale della ragione, ma a causa dellautorit di Dio stesso, che le rivela, il quale non pu ingannarsi n ingannare49. A questo punto il motivo esteriore della credibilit della Rivelazione consisterebbe anche nei segni concreti dei miraco-li e profezie (miracula et prophetias)50 che in tale prospettiva sono segni certissimi della Rivelazione. In altri termini, il Concilio Vati-cano I esorta tutti affinch si deve credere tutto ci che contenuto nella parola di Dio scritta o tramandata (scripto vel tradito), e che la chiesa propone di credere come divinamente rivelato51.

    Unultima considerazione sul Vaticano I necessario farla sul rapporto fede e ragione espresse nel cap. 4 della Dei Filius. I padri conciliari parlano di due ordini di conoscenza, distinti non solo per il loro principio, ma anche per il loro oggetto: per il loro principio, perch nelluno conosciamo con la ragione naturale, nellaltro con la fede divina; per loggetto, perch oltre la verit che la ragione natura-le pu capire, ci proposto di vedere i misteri nascosti in Dio, che non possono essere conosciuti se non sono rivelati dallalto52.

    b. Il Concilio Vaticano II

    Dopo aver presentato in maniera essenziale la posizione di alcu-ni concili significativi in relazione alla quaestio fidei, possiamo af-fermare che il Concilio Vaticano II, pur seguendo le orme del Tri-dentino e del Vaticano I, ha assunto una prospettiva decisamente pa-storale e, tuttavia, senza rinunciare a proporre la genuina dottrina sulla divina Rivelazione e la sua trasmissione, affinch per lannun-zio della salvezza il mondo intero, ascoltando creda, credendo speri, sperando ami53. Nel n. 5 della Costituzione dogmatica Dei Verbum si presenta lobbedienza della fede a Dio che si rivela, con la quale luomo gli si abbandona tuttintero e liberamente e assentendo

    49 DH 3008, pp. 1049-1051. 50 Cfr. DH 3009, p. 1051. 51 DH 3011, p. 1051. 52 DH 3015, p. 1053. 53 CONCILIO VATICANO II, Cost. dogm. Dei Verbum, 18 novembre 1965, n. 1.

    Allinterno della citazione si riprende un celebre passo agostiniano, su cui, cfr. AGO-STINO, De catechizandis rudibus, 4, 8, in PL 40, 316.

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    volontariamente alla Rivelazione che egli fa54. Nello stesso tempo si afferma la necessit della grazia di Dio che previene e soccorre ladesione di fede55. Nello stesso documento al n. 21 i padri concilia-ri si soffermano sullimportanza della Sacra Scrittura nella vita della Chiesa che le ha sempre venerate come ha fatto con il Corpo stesso di Cristo, non mancando mai, soprattutto nella sacra liturgia, di nu-trirsi del pane di vita dalla mensa sia della parola di Dio che del Cor-po di Cristo56. Il testo sottolinea altres la regula fidei, cos intesa dal Concilio: Insieme con la sacra Tradizione, (la Chiesa) ha sempre considerato e considera le divine Scritture come la regola suprema della propria fede57. La fede in Cristo unico mediatore che ha costituito sulla terra la sua Chiesa santa, comunit di fede, si esprime nella professione del Simbolo che la professa una, santa, cattolica, apostolica58. Per questo, prima di partecipare alla liturgia, gli uomini devono essere chiamati alla fede59. La stessa fede permea ogni ambi-to di vita del credente60. In questa prospettiva il Concilio Vaticano II con le sue quattro Costituzioni ci aiuta a focalizzare il nostro percor-so pastorale che in questanno desideriamo compiere sui passi della fede:

    la lex credendi, che possiamo approfondire con lo studio della Costituzione dogmatica sulla Rivelazione Dei Ver-bum;

    la lex orandi, che ci spinge a guardare la Chiesa - sacra-mento di salvezza nelle Costituzioni dogmatiche Lumen Gentium e Sacrosanctum Concilium sulla divina liturgia;

    la lex vivendi, che richiama la testimonianza di fede dei credenti nel mondo contemporaneo, espressa nella Costi-tuzione pastorale Gaudium et Spes.

    54 CONCILIO VATICANO II, Cost. dogm. Dei Verbum, n. 5. 55 Cfr. Ibid. 56 Cfr. Ibid., n. 21. 57 Ibid. 58 Cfr. ID., Cost. dogm. Lumen Gentium, 21 novembre 1964, n. 8. 59 Cfr. ID., Cost. Sacrosanctum Concilium, 4 dicembre 1963, n. 9. 60 Cfr. ID., Cost. past. Gaudium et Spes, 7 dicembre 1965, n. 21.

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    2. I piani pastorali della CEI

    Il dettame conciliare, maturato attraverso il serrato confronto per rispondere alle urgenze della mutata realt delluomo, si concretizza nel vario e articolato cammino della nostra realt ecclesiale italiana. Il cammino pastorale via attuativa del Concilio Vaticano II acco-glie ed esplicita nel vissuto della chiesa locale quanto il millenario cammino di comprensione della fede ha man mano offerto. In tal senso, per finalizzare il senso di questo sviluppo tracciamo di seguito i vari passaggi.

    a. Evangelizzazione e Sacramenti (1973-1980).

    Il 1973 lanno in cui la Chiesa italiana pubblica i suoi primi Orientamenti pastorali, che intendono interpretare al tempo stesso il Concilio Vaticano II e lo spirito del tempo nuovo che avanza con profondi cambiamenti che influiscono sulla societ, ma soprattutto sulle coscienze delle persone. Evangelizzazione e sacramenti il tito-lo del documento che sottolinea come la fede non possa pi essere data per scontata e che levangelizzazione debba precedere i sacra-menti61. Occorre tornare ad evangelizzare e a farlo in un contesto in cui la proposta cristiana ritenuta nota. Dieci anni dopo il Concilio Vaticano II, Paolo VI l8 dicembre 1975 consegna lEsortazione apo-stolica Evangelii Nuntiandi sullimpegno dellevangelizzazione. In tale prospettiva evidenziava la complessit dellazione evangelizza-trice e la necessit di un annuncio esplicito della fede62. Nel testo si suggerivano i mezzi adatti ai tempi per compiere unefficace o-pera evangelizzatrice: una coerente testimonianza di vita dei creden-ti, seguita dallannuncio della parola di Dio, dalla catechesi, dalluso dei nuovi mezzi di comunicazione, dal contatto personale, da una vi-ta sacramentale e dalla evangelizzazione della piet popolare63. Tutta la Chiesa chiamata ad annunciare la fede ma con modalit proprie dei diversi gradi di ministerialit.

    Nel 1976, a met percorso del primo piano pastorale CEI, si col-

    61 Cfr. EPISCOPATO ITALIANO, Documento past. Evangelizzazione e sacramenti,

    12 luglio 1973. 62 PAOLO VI, Esort. ap. Evangelii Nuntiandi, 8 dicembre 1975, n. 22 63 Cfr. Ibid., n. 48.

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    loca il primo Convegno Ecclesiale su Evangelizzazione e promozione umana. Esso avvia la consuetudine di un appuntamento di verifica a met percorso pastorale, una convocazione in cui coinvolto tutto il popolo di Dio, e in particolare i laici. Ha inizio la redazione dei cate-chismi per le varie fasce det. Nel 1979 il nuovo pontefice Giovanni Paolo II pubblica lEsortazione apostolica Catechesi Tradendae in cui esprime il senso proprio della catechesi nella Chiesa: Ben presto fu chiamato catechesi linsieme degli sforzi intrapresi nella chiesa per fare discepoli, per aiutare gli uomini a credere che Ges il Fi-glio di Dio, affinch, mediante la fede, essi abbiano la vita nel suo nome, per educarli ed istruirli in questa vita e costruire il corpo di Cristo64. Nel testo pontificio vengono rintracciate anche le linee portanti affinch la catechesi aiuti realmente gli uomini a maturare nella fede:

    1. esso deve essere un insegnamento sistematico, non im-provvisato, secondo un programma che gli consenta di giunge-re ad uno scopo preciso;

    2. un insegnamento che insista sullessenziale, senza pretende-re di affrontare tutte le questioni disputate, n di trasformarsi in ricerca teologica o in esegesi scientifica;

    un insegnamento, tuttavia, sufficientemente completo, che non si fermi al primo annuncio del mistero cristiano, quale noi ab-biamo nel krigma;

    4. uniniziazione cristiana integrale, aperta a tutte le compo-nenti della vita cristiana65.

    Nel testo in questione si argomenta che grazie alla catechesi, il krygma evangelico primo annuncio pieno di calore, che un giorno ha sconvolto luomo portandolo alla decisione di donarsi a Ges Cri-sto per mezzo della fede viene a poco a poco approfondito, svilup-pato nei suoi corollari impliciti, spiegato da un discorso che fa appel-lo anche alla ragione, orientato verso la pratica cristiana nella chiesa e nel mondo66. Non mancano neppure le linee metodologiche per elaborare i nuovi catechismi67.

    64 GIOVANNI PAOLO II, Esort. ap. Catechesi Tradendae, 16 ottobre 1979, n. 1. 65 Ibid. n. 21. 66 Ibid., n. 25. 67 Ibid., n. 50. Di rilievo anche il brano seguente: Non basta, dunque, che si

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    b. Comunione e comunit (1981-1990). Per lanimazione degli anni 80 la Chiesa italiana si data degli

    Orientamenti pastorali il cui obiettivo era quello di aiutare le comu-nit a crescere nella vita di comunione, per essere soggetto credibile di evangelizzazione68. Essi hanno assunto le linee-guida del Docu-mento di base per il rinnovamento della catechesi (Db), secondo le quali tutta la Chiesa protagonista dellevangelizzazione; tutta re-sponsabile dellannuncio della parola di Dio e delleducazione della vita di fede69. Questi orientamenti hanno messo a fuoco la domanda: Chi annuncia Ges Cristo?; hanno ribadito con forza che su tutto il popolo di Dio incombe il dovere dellevangelizzazione. Ma solo una Chiesa che vive e celebra in se stessa il mistero della comunione, traducendolo in una realt vitale sempre pi organica e articolata, pu essere soggetto di unefficace evangelizzazione70. Comunione e comunit ha proposto un modello di Chiesa missionaria, formata da persone adulte nella fede, che sanno assumere in pieno le responsa-bilit pastorali derivante dal proprio status. In altre parole, il docu-mento ha sancito la necessit di una catechesi permanente, che coin-volge soprattutto gli adulti, con orientamento missionario.

    Nel decennio pastorale incentrato su Comunione e comunit, la Chiesa italiana ha vissuto il suo momento culminante nel 2 Conve-gno Ecclesiale, tenuto a Loreto nel 1985 e intitolato: Riconciliazione moltiplichino le opere catechetiche. Perch esse rispondano alla loro finalit, sono indispensabili diverse condizioni:

    che siano realmente collegate alla vita concreta della generazione alla quale si rivolgono, tenendo ben presenti le sue inquietudini ed i suoi interro-gativi, le sue lotte e le sue speranze; che si sforzino di trovare il linguaggio comprensibile a questa genera-zione; che simpegnino ad esporre tutto il messaggio del Cristo e della sua chiesa, senza nulla trascurare n deformare, pur presentandolo secondo un asse e una struttura che mettono in rilievo l'essenziale; che mirino veramente a provocare in coloro che devono servirsene una maggiore conoscenza dei misteri di Cristo, in vista di una vera conversione e di una vita sempre pi conforme al volere di Dio (n. 49).

    68 Cfr. EPISCOPATO ITALIANO, Documento past. Comunione e comunit, 1 otto-bre 1981.

    69 Cfr. ID., Documento past. Il rinnovamento della catechesi. Documento base per la redazione dei catechismi, Roma, 2 febbraio 1970.

    70 ID., Documento past. Comunione e comunit, n. 3.

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    cristiana e comunit degli uomini, incentrato sui modi di concepire lidentit cristiana e il dialogo con il mondo71. Nel corso di quel Convegno il papa Giovanni Paolo II ha sottolineato da una parte limportanza del servizio alla verit (coscienza di verit) e dallaltra la necessit di un pi deciso dinamismo missionario, nonch la priorit di una sistematica, approfondita e capillare cate-chesi degli adulti, in continuit con uno dei punti qualificanti del Db72. c. Evangelizzazione e testimonianza della carit (1991-2000).

    Una fede matura e una comunit evangelizzata si esprime attra-verso la carit vissuta: questo lobiettivo degli Orientamenti pasto-rali degli anni Novanta73. Nel 1992 viene pubblicato il Catechismo della Chiesa Cattolica con lo scopo di: presentare una esposizione organica e sintetica dei contenuti essenziali e fondamentali della dot-trina cattolica sia sulla fede che sulla morale, alla luce del Concilio Vaticano II e dellinsieme della Tradizione della Chiesa. Le sue fonti principali sono la Sacra Scrittura, i santi Padri, la liturgia e il Magi-stero della Chiesa. Esso destinato a servire come un punto di rife-rimento per i catechismi o compendi che vengono preparati nei di-versi paesi74. Fin dallinizio si ribadisce che la catechesi uneducazione della fede dei fanciulli, dei giovani e degli adulti, la quale comprende in special modo un insegnamento della dottrina cri-stiana, generalmente dato in modo organico e sistematico, al fine di iniziarli alla pienezza di vita cristiana75. A met percorso, il Con-vegno Ecclesiale di Palermo (1995) su Il Vangelo della carit per una nuova societ in Italia pone con nuova forza listanza dellevangelizzazione, insieme al rapporto tra fede e cultura: nasce cos la questione del Progetto culturale della Chiesa in Italia per la

    71 CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Riconciliazione cristiana e comunit de-

    gli uomini, AVE, Roma 1985. 72 GIOVANNI PAOLO II, Discorso al Convegno della Chiesa Italiana, Loreto, 11

    aprile 1985, n. 4. 73 Cfr. CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Orientamenti past. Evangelizzazione

    e testimonianza della carit, 8 dicembre 1990. 74 Catechismo della Chiesa cattolica, n. 11. 75 Ibid., n. 5.

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    presenza dei cattolici nella societ76. Da un punto di vista catecheti-co, il decennio si apre con la pubblicazione degli Orientamenti e iti-nerari di formazione dei catechisti77. Limpianto dei catechismi, vie-ne pubblicato nella sua stesura definitiva. Nel frattempo, ha subto unaccelerazione la crisi della sensibilit religiosa diffusa ed cre-sciuta lestraneit della mentalit comune ad una visione cristiana della vita. Non vi sostrato culturale su cui la catechesi non trovi dif-ficolt a mettere radici. Occorre rinnovare i percorsi delliniziazione cristiana, perch divenga consapevole inserimento in un percorso di vita che non ha pi nulla di ovvio e che richiede scelte cristiane ma-ture. d. Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia (2000-2010). Comunicare il Vangelo il compito fondamentale della Chie-sa78. La Chiesa prende atto che le persone che si dicono senza religione sono in aumento; vi sono poi persone disposte a ricono-scere un certo riferimento a Cristo, ma non alla Chiesa; non mancano neppure le conversioni dal cristianesimo ad altre religioni. Ci che tuttavia pi preoccupante il crescente analfabetismo religioso del-le giovani generazioni, per tanti versi ben disposte e generose, ma spesso non adeguatamente formate allessenziale dellesperienza cri-stiana e ancor meno a una fede capace di farsi cultura e di avere un impatto sulla storia79. Cos il Convegno vuole dare a tutta la vita quotidiana della Chiesa, anche attraverso mutamenti nella pastorale, una chiara connotazione missionaria; fondare tale scelta su un forte impegno in ordine alla qualit formativa, in senso spirituale, teologi-co, culturale, umano e favorire una pi adeguata ed efficace comuni-cazione agli uomini, in mezzo ai quali viviamo, del mistero del Dio vivente e vero, fonte di gioia e di speranza per lumanit intera80. Per dare concretezza alle decisioni che gli Orientamenti esprimono, si

    76 Cfr. CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Nota past. Con il dono della carit dentro la storia, 26 maggio 1996, qui n. 25.

    77 Cfr. UFFICIO CATECHISTICO NAZIONALE, Sussidio past. Orientamenti e itinera-ri di formazione dei catechisti, EDB, Bologna 1991.

    78 CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, n. 32

    79 Idem. n. 40 80 Idem. n.44

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    auspica una conversione pastorale81, per imprimere un dinami-smo missionario: Si delineano, pertanto, i due livelli specifici, ai quali ci pare si debba rivolgere lattenzione nelle nostre comunit lo-cali: quella che viene chiamata comunit eucaristica, cio coloro che si riuniscono con assiduit nella eucaristia domenicale, e in par-ticolare battesimale, coloro che, pur essendo battezzati, hanno un rapporto con la comunit ecclesiale che si limita a qualche incontro pi o meno sporadico, in occasioni particolari della vita, o rischiano di dimenticare il loro battesimo e vivono nellindifferenza religiosa. In tale prospettiva sembra importante che la comunit sia coraggio-samente aiutata a maturare una fede adulta, pensata, capace di te-nere insieme i vari aspetti della vita facendo unit di tutto in Cristo82. Come verifica a met percorso il Convegno Ecclesiale di Verona e-labora la nota pastorale a conclusione che ha per titolo Rigenerati per una Speranza Viva (1 Pt 1,3): Testimoni del Grande Si di Dio alluomo. Una uova prospettiva metodologica che il Convegno inau-gura, per la comunicazione della fede, ovvero dellevangelizzazione, lindividuazione di cinque ambiti sociali in cui incarnare il mes-saggio cristiano: vita affettiva, lavoro e festa, fragilit umane, Tradi-zione e cittadinanza83 che riprenderemo nel capitolo conclusivo per contestualizzare la proposta dei nostri orientamenti pastorali.

    81 CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Con il dono della carit dentro la storia.

    La Chiesa in Italia dopo il Convegno di Palermo. Nota pastorale, 23: Notiziario CEI 1996, 173.

    82 CEI, Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, n. 50 83 CEI, Rigenerati per una Speranza Viva (1 Pt 1,3): Testimoni del Grande

    Si di Dio alluomo, III, 12.

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    CAPITOLO QUARTO

    LA CHIESA, COMUNIT EDUCANTE: INDICAZIONI PER UN ORIENTAMENTO PASTORALE

    1. Fede e impegno educativo per affrontare la crisi

    Il Card. A. Bagnasco, Presidente della CEI, nella 64a Assemblea Generale, lo scorso 21 maggio 2012 ci ricordava che la condizione complessiva del nostro popolo ci angustia per questo vorremmo essere in grado di intravvedere i primi bagliori di qualcosa di nuovo e che dovr poi maturare attraverso un paziente, lungimirante servi-zio Ad una crisi epocale si deve rispondere con un cambiamento altrettanto epocale, di mente innanzitutto, che invece la pi lenta a lasciarsi modificare84. Le parole dordine della seconda met del secolo scorso lavoro, sacrificio, crescita progressiva e inarrestabi-le hanno generato il mito del consumo il cui debito accumulato da tanti paesi ha divorato le risorse destinate ai figli e troppe popola-zioni del mondo sono rimaste ai margini dei processi di svilup-po85. Anche nel nostro territorio diocesano necessario proporre strade concrete, efficaci e percorribili, per andare oltre le crisi e tor-nare a parlare di una speranza affidabile perch poggia sulla fede intesa come fiducia nella fedelt di Dio che, in Ges, si legato al destino delluomo86.

    In concreto, questanno la nostra Diocesi di Teggiano-Policastro con la celebrazione di apertura dellAnno della fede varca la porta della Cattedrale e delle chiese parrocchiali volendo confessare la fe-de in Cristo e fare anche della nostra Chiesa particolare una casa e scuola di comunione87. Spalancare le porte a Cristo, in concreto, si-

    84 A. BAGNASCO, Prolusione alla 64a Assemblea Generale CEI, Roma, 21 mag-

    gio 2012, n. 1. 85 Ibid. 86 Ibid., n. 2. 87 Cfr. GIOVANNI PAOLO II, Lett. ap. Novo millennio ineunte, 6 gennaio 2001, n.

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    gnificher per noi vivere il prossimo triennio pastorale 2012-2015 come opportunit per rilanciare una nuova evangelizzazione del terri-torio diocesano nella prospettiva della fede annunciata, celebrata, vissuta. Pertanto, in preparazione allAnno della fede tutti i fedeli so-no invitati a leggere e meditare attentamente la Lettera apostolica Porta fidei del Santo Padre Benedetto XVI88. Egli ha ricordato la re-sponsabilit di noi Vescovi: Vegliate e operate perch la comunit cristiana sappia formare persone adulte nella fede perch hanno in-contrato Ges Cristo, che diventato il riferimento fondamentale della loro vita; persone che lo conoscono perch lo amano e lo ama-no perch lhanno conosciuto; persone capaci di offrire ragioni solide e credibili di vita89. Siamo consapevoli che nella Chiesa ogni bat-tezzato ha ricevuto da Dio una personale chiamata per ledificazione e la crescita della comunit90. Lunit della Chiesa lungi dallessere uniformit, ma comunione di ricchezze personali, che mediante la diversit dei carismi mira alla crescita di tutto il corpo ecclesiale.

    La complessit dellazione educativa ci sollecita ad adoperarci in ogni modo per lannuncio della fede, dum omni modo Christus adnuntietur (Fil 1, 18) e ci spinge ad adoperarci affinch si realizzi unalleanza educativa tra tutti coloro che hanno responsabilit in questo delicato ambito della vita sociale ed ecclesiale. Fede, cultura ed educazione interagiscono, ponendo in rapporto dinamico e co-struttivo le varie dimensioni della vita. La separazione e la reciproca estraneit dei cammini formativi, sia allinterno della comunit cri-stiana sia in rapporto alle istituzioni civili, indebolisce lefficacia dellazione educativa fino a renderla sterile. Se si vuole che essa ot-tenga il suo scopo, necessario che tutti i soggetti coinvolti operino armonicamente verso lo stesso fine91.

    Mi piacerebbe ora poter rileggere il percorso compiuto in questi Orientamenti Pastorali alla luce degli ambiti proposti dal Convegno Ecclesiale di Verona: vita affettiva, lavoro e festa, fragilit umana,

    88 Cfr. lIntroduzione di questo lavoro. 89 BENEDETTO XVI, Discorso allAssemblea della Conferenza Episcopale Italia-

    na, 24 maggio 2012. 90 CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Orientamenti past. Educare alla vita

    buona del Vangelo, n. 35. 91 Ibid.

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    tradizione e cittadinanza92.

    2. Annunciare la fede in ogni ambito della vita

    a. Siamo chiamati ad annunciare la fede nella vita affettiva Comunicare il Vangelo dellamore nella e attraverso lesperienza umana degli affetti chiede di mostrare il volto materno della Chiesa, accompagnando la vita delle persone con una proposta che sappia presentare e motivare la bellezza dellinsegnamento evangelico sullamore, reagendo al diffuso analfabetismo affettivo con percor-si formativi adeguati e una vita familiare ed ecclesiale fondata su re-lazioni profonde e curate. La famiglia rappresenta il luogo fonda-mentale e privilegiato dellesperienza affettiva93. A voi dilette famiglie, grazie per essere santuario della vita, luogo di accoglienza prima e indispensabile comunit educante, scuola di socialit allinsegna del rispetto, della giustizia, del di-alogo e dellamore in ogni ambito del vissuto94. Come ho avuto modo di scrivervi nella Lettera alle famiglie di cui sopra, siamo con-vinti che voi siete per i vostri figli i primi pedagoghi nella fede: da voi i vostri ragazzi imparano il segno della croce, le preghiere del mattino, della sera e dei pasti, il modo di vivere la domenica e il tempo della festa, il riconoscimento e la pratica convinta dei simboli della fede95. Conosco quanto sia difficile e talvolta faticoso portare a crescita e maturazione una famiglia e le sue componenti in questo nostro tempo. Vorrei dirvi: coraggio, non siete soli! Il Signore e la nostra azione pastorale affiancano i vostri sforzi. Talvolta per tanti genitori leducare diventa unarte davvero difficile: essi soffrono, infatti, un senso di solitudine, di inadeguatezza e, addirittura, dimpotenza. Si tratta di un isolamento anzitutto sociale, perch la societ privilegia gli individui e non considera la famiglia come sua

    92 Cfr. lIntroduzione di questo lavoro. 93 CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Nota past. Rigenerati per una speranza

    viva (1 Pt 1,3): testimoni del grande 'Si' di Dio all'uomo, n. 12. 94 A. DE LUCA DIOCESI DI TEGGIANO-POLICASTRO, Lettera alle famiglie della

    nostra Diocesi, 8 aprile 2012, p. 2. 95 Ibid., p. 5.

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    cellula fondamentale96. Non dimenticate ci che, alla luce del Con-cilio Vaticano II, vi ho richiamato nella Lettera sopra citata: siate piccola Chiesa domestica che crede, professa, educa, annuncia e vive, prega in comunione di amore e di vita al suo interno e con tutte le altre famiglie e componenti del vissuto cristiano97.

    Auspico, in questAnno della fede, che le parrocchie possano entrare di pi con lannuncio della vita buona del Vangelo nel vis-suto della famiglia, ad es., nel contesto delle benedizioni delle case, dei battesimi, delle confermazioni, dei matrimoni, nei momenti di sofferenza o di lutto. Sar opportuno verificare la recezione del Con-cilio Vaticano II specialmente in ambito catechistico. In tal senso, auspichiamo un rinnovato impegno da parte dellUfficio catechistico a curare la formazione dei catechisti sul piano dei contenuti della fe-de e di quanti sono chiamati a trasmetterla nei luoghi di formazione, specialmente nelle famiglie. LAnno della fede, inoltre, sar unoccasione importante per far lievitare, in particolare, la fede nellEucarestia mistero della fede e sorgente della nuova evange-lizzazione in cui la fede della Chiesa viene proclamata, celebrata e fortificata. Sappiamo altres che la fede senza le opere non ha valo-re (Gc 2, 20): solo una fede che opera mediante lamore autentica (cfr. Gal 5, 6). Tutti i fedeli sono invitati perci a testimoniare la fede nella concretezza della carit vissuta.

    A voi carissimi giovani, grazie per la gioia della vita e lentusia-smo con il quale avete accolto il mio ministero fin dal primo momen-to del mio arrivo in mezzo a voi. La prossima Giornata Mondiale della Giovent a Rio de Janeiro nel luglio 2013 ci offrir unocca-sione privilegiata per sperimentare la gioia che proviene dalla fede nel Signore Ges e dalla comunione con il Santo Padre, nella grande famiglia della Chiesa98. Non lasciatevi schiacciare da quella chiusu-ra narcisistica oppure dallomologazione di gruppo che potrebbe fre-nare la vostra originalit e creativit come persone volute e amate da Dio in maniere unica e irripetibile: la novit del Vangelo apertura

    96 CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Orientamenti past. Educare alla vita buona del Vangelo, n. 36.

    97 A. DE LUCA DIOCESI DI TEGGIANO-POLICASTRO, Lettera alle famiglie della nostra Diocesi, pp. 9-10.

    98 CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Nota con indicazioni pastora-li per lAnno della fede, I, n. 4.

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    di mente e di cuore a tutti. La vostra sete di senso della vita, di liber-t, di verit e di amore potrete colmarla nellincontro con Ges Cri-sto, esperto di umanit, vero uomo e vero Dio. Abbiate la consapevo-lezza che la Chiesa la vostra famiglia di fede, essa accompagna e sostiene la vostra crescita con affetto e con sollecitudine: la vostra appartenenza consapevole alla Chiesa; la conoscenza amorevole e orante della Sacra Scrittura; la partecipazione attiva allEucarestia; laccoglienza delle esigenze morali della sequela; limpegno di fra-ternit verso tutti gli uomini; la testimonianza della fede sino al dono sincero di s99, sono condizioni di maturit cristiana perch possiate diventare uomini e donne maturi inseriti responsabilmente nella so-ciet e nel mondo del lavoro con una mentalit nuova e aperta al be-ne comune. Tra i giovani mi piace ricordare e ringraziare anche colo-ro che hanno risposto alla chiamata del Signore: i seminaristi della nostra Diocesi di Teggiano-Policastro. A voi dico: duc in altum! (cfr. Lc 5, 4) Puntate alla misura alta della santit: negli ambiti della vo-stra formazione umana, spirituale, intellettuale-teologica e pastora-le100.

    b. Siamo chiamati ad annunciare la fede nel mondo del lavoro

    e ad evangelizzare la festa Il rapporto con il tempo, in cui si e-splica lattivit del lavoro delluomo e il suo riposo, pone forti pro-vocazioni al credente, condizionato dai vorticosi cambiamenti sociali e tentato da nuove forme di idolatria. Anche nel nostro territorio oc-corre chiedere che lorganizzazione del lavoro sia attenta ai tempi della famiglia e accompagnare le persone nelle fatiche quotidiane, consapevoli delle sfide che derivano dalla precariet del lavoro, so-prattutto giovanile, dalla disoccupazione, dalla difficolt del reinse-rimento lavorativo in et adulta, dallo sfruttamento della manodopera dei minori, delle donne, degli immigrati. Anche se cambiano le mo-dalit in cui si esprime il lavoro, non deve venir meno il rispetto dei diritti inalienabili del lavoratore: Quanto pi profondi sono i cam-biamenti, tanto pi deciso deve essere limpegno dellintelligenza e

    99 CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Orientamenti past. Educare alla vita

    buona del Vangelo, n. 32. 100 Cfr. GIOVANNI PAOLO II, Esort. ap. Pastores Dabo Vobis, 25 marzo 1992, in

    part. nn. 42-59.

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    della volont per tutelare la dignit del lavoro. Altrettanto urgente il rinnovamento, secondo la prospettiva cristiana, del rapporto tra la-voro e festa: non soltanto il lavoro a trovare compimento nella festa come occasione di riposo, ma soprattutto la festa, evento della gra-tuit e del dono, a risuscitare il lavoro a servizio delledificazione della comunit, aiutando a sviluppare una giusta visione creaturale ed escatologica. La qualit delle nostre celebrazioni fattore decisivo per acquisire tale coscienza. Occorre poi fare attenzione alla crescita indiscriminata del lavoro festivo e favorire una maggiore concilia-zione tra i tempi del lavoro e quelli dedicati alle relazioni umane e familiari, perch lautentico benessere non assicurato solo da un tenore di vita dignitoso, ma anche da una buona qualit dei rapporti interpersonali. In questo quadro, grande giovamento potr venire da un adeguato approfondimento della dottrina sociale della Chiesa, sia potenziando la formazione capillare sia proponendo stili di vita, per-sonali e sociali, coerenti con essa. Assai significative sono in propo-sito le risorse offerte dallo sport e dal turismo101.

    c. Siamo chiamati ad annunciare la fede nellambito della fra-

    gilit umana In unepoca che coltiva il mito dellefficienza fisica e di una libert svincolata da ogni limite, le molteplici espressioni della fragilit umana sono spesso nascoste ma nientaffatto superate. Il loro riconoscimento, scevro da ostentazioni ipocrite, il punto di partenza per una Chiesa consapevole di avere una parola di senso e di speranza per ogni persona che vive la debolezza delle diverse for-me di sofferenza, della precariet, del limite, della povert relaziona-le. Se lesperienza della fragilit mette in luce la precariet della condizione umana, la stessa fragilit anche occasione per prendere coscienza del fatto che luomo una creatura e del valore che egli riveste davanti a Dio. Ges Cristo, infatti, ci mostra come la verit dellamore sa trasfigurare anche loscuro mistero della sofferenza e della morte nella luce della risurrezione. La vera forza lamore di Dio che si definitivamente rivelato e donato a noi nel Mistero pa-squale. Allannuncio evangelico si accompagna lopera dei credenti, impegnati ad adattare i percorsi educativi, a potenziare la coopera-

    101 CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Nota past. Rigenerati per una speranza

    viva (1 Pt 1,3): testimoni del grande 'Si' di Dio all'uomo, n. 12.

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    zione e la solidariet, a diffondere una cultura e una prassi di acco-glienza della vita, a denunciare le ingiustizie sociali, a curare la for-mazione del volontariato. Le diverse esperienze di evangelizzazione della fragilit umana, anche grazie allapporto dei consacrati e dei diaconi permanenti, danno forma a un ricco patrimonio di umanit e di condivisione, che esprime la fantasia della carit e la sollecitudine della Chiesa verso ogni uomo102.

    A voi fratelli e sorelle della vita consacrata, grazie per essere segno con la vostra vita e la vostra testimonianza del Regno futu-ro e dei cieli nuovi e della terra nuova (cfr. Ap 21, 1). In questo tem-po tutti i membri degli Istituti di vita consacrata sono sollecitati ad impegnarsi nella nuova evangelizzazione, con una rinnovata adesio-ne al Signore Ges, mediante lapporto dei propri carismi e nella fe-delt al Santo Padre e alla sana dottrina. Sappiamo come ledu-cazione cristiana orienta la persona verso la pienezza della vita eter-na, oltre i limiti, le contingenze e le fragilit della storia umana. Con la vostra vita e il vostro ministero voi aiutate a comprendere come la consacrazione al Signore mediante i voti di povert, castit, obbedienza, non allontana dallimpegno nelle realt terrene, ma preserva dal cadere nellidolatria di se stessi, delle cose e del mon-do103.

    d. Siamo chiamati ad annunciare la fede nellambito della tra-dizione Nella trasmissione del proprio patrimonio spirituale e cul-turale ogni generazione si misura con un compito di straordinaria importanza e delicatezza, che costituisce un vero e proprio esercizio di speranza. Come abbiamo gi detto, alla famiglia deve essere ri-conosciuto il ruolo primario nella trasmissione dei valori fondamen-tali della vita e nelleducazione alla fede e allamore, sollecitandola a svolgere il proprio compito e integrandolo nella comunit cristiana... In modo del tutto peculiare, poi, la parrocchia costituisce una palestra di educazione permanente alla fede e alla comunione, e perci anche un ambito di confronto, assimilazione e trasformazione di linguaggi e comportamenti, in cui un ruolo decisivo va riconosciuto agli itinerari catechistici. In tale prospettiva, essa chiamata a interagire con la

    102 Ibid. 103 ID., Orientamenti past. Educare alla vita buona del Vangelo, n. 24.

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    ricca e variegata esperienza formativa delle associazioni, dei movi-menti e delle nuove realt ecclesiali104. La parrocchia dovr porsi come comunit accogliente e dialogante non perdendo mai di vista il suo essere crocevia delle istanze educa-tive105 e del suo essere grembo e via alla Chiesa106: le nostre parrocchie diventino cellule di evangelizzazione. In questanno si au-spica che le parrocchie esprimano un rinnovato impegno nella pa-storale biblica107 del primo annuncio. Anche per questo abbiamo programmato nellAgenda Pastorale del 2012-2013 alcune Lectio divinae per forania, che saranno tenute nei tempi forti dellanno li-turgico. Unattenzione particolare meriter di essere dedicata al Ca-techismo della Chiesa Cattolica nel suo ventesimo anniversario di pubblicazione. Invito in modo particolare i sacerdoti, le persone con-sacrate e i catechisti, come esorta il Santo Padre, a far s che lAnno della fede dovr esprimere un corale impegno per la riscoperta e lo studio dei contenuti fondamentali della fede che trovano nel Catechi-smo della Chiesa Cattolica la loro sintesi sistematica e organica108.

    A voi amati sacerdoti, dico grazie per il vostro instancabile im-pegno! Coraggio, rinnoviamoci, non diamo nulla per scontato, la-sciamoci provocare dalla vita, facciamo conto di essere al nostro primo anno di Messa, dispieghiamo tutto lentusiasmo di cui siamo capaci, coinvolgiamo le religiose, i laici, i genitori109. In tutte le di-mensioni della vita pastorale teniamo presente la regola doro indica-ta dal Santo Padre Benedetto XVI: La fede non deve essere presup-posta [] ma deve essere sempre annunciata110. In tale prospetti-va, il progetto culturale orientato in senso cristiano stimola in ciascun battezzato e in ogni comunit lapprofondimento di una fede consa-

    104 ID., Nota past. Rigenerati per una speranza viva (1 Pt 1,3): testimoni del grande 'Si' di Dio all'uomo, n. 12.

    105 ID., Orientamenti past. Educare alla vita buona del Vangelo, n. 41. 106 A. BAGNASCO, Prolusione alla 64a Assemblea Generale CEI, n. 3. 107 BENEDETTO XVI, Esort. ap. Verbum Domini, 30 settembre 2010, n. 73. Si

    parla altres di: animazione biblica dellintera pastorale (n. 73); animazione biblica della catechesi (cfr. n. 74); pratica della lectio divina nelle varie comunit educanti (cfr. nn. 82-83; 86-87).

    108 ID., Lett. ap. Porta fidei, n. 11. 109 A. BAGNASCO, Prolusione alla 64a Assemblea Generale CEI, n. 3. 110 BENEDETTO XVI, Discorso in apertura del Convegno ecclesiale della diocesi

    di Roma, 13 giugno 2011.

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    pevole, che abbia piena cittadinanza nel nostro tempo, cos da contri-buire anche alla crescita della societ111. La formazione permanente del clero far riferimento, particolarmente in questAnno della fede, ai Documenti del Concilio Vaticano II e al Catechismo della Chiesa Cattolica, trattando tematiche di interesse diffuso. Inoltre non man-cheranno appuntamenti formativi che coinvolgeranno i presbiteri del-le diocesi della nostra metropola. Ai sacerdoti vorrei ricordare in particolare che il ministero la fonte della nostra santificazione, noi non siamo impiegati del sacro, dob-biamo essere fortemente convinti di quanto ha detto il Santo Padre nel Discorso alla 64a Assemblea Generale della CEI: non ci sar rilancio dellazione missionaria senza il rinnovamento della qualit della nostra fede e della nostra preghiera; non saremo in grado di of-frire risposte adeguate senza una nuova accoglienza del dono della Grazia; non sapremo conquistare gli uomini al Vangelo se non tor-nando noi stessi per primi a una profonda esperienza di Dio. Cari Fratelli, il nostro primo, vero e unico compito rimane quello di im-pegnare la vita per ci che vale e permane, per ci che realmente affidabile, necessario e ultimo. Gli uomini vivono di Dio, di Colui che spesso inconsapevolmente o solo a tentoni ricercano per dare pieno significato allesistenza: noi abbiamo il compito di annunciar-lo, di mostrarlo, di guidare allincontro con Lui. Ma sempre impor-tante ricordarci che la prima condizione per parlare di Dio parlare con Dio, diventare sempre pi uomini di Dio, nutriti da unintensa vita di preghiera e plasmati dalla sua Grazia112. Ai sacerdoti del primo decennale sar riservata una particolare attenzione e momenti di formazione permanente, come abbiamo indicato nellAgenda Pa-storale 2012-2013, per laccompagnamento e il sostegno della loro azione pastorale. Questanno sar altres un tempo favorevole per ac-costarsi con maggior fede e pi intensa frequenza al sacramento della penitenza. Sar opportuno promuovere missioni popolari e altre ini-ziative nelle parrocchie e nei luoghi di lavoro, per aiutare i fedeli a

    111 CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Orientamenti past. Educare alla vita

    buona del Vangelo, n. 41, su cui altres, cfr. ID., Nota past. Rigenerati per una spe-ranza viva (1 Pt 1,3): testimoni del grande 'Si' di Dio all'uomo, n. 13.

    112 BENEDETTO XVI, Discorso allAssemblea della Conferenza Episcopale Ita-liana, 24 maggio 2012.

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    riscoprire il dono della fede battesimale e la responsabilit della sua testimonianza, nella consapevolezza che la vocazione cristiana per sua natura anche vocazione allapostolato113.

    A voi carissimi educatori, catechisti, formatori e animatori in parrocchia, grazie per la vostra autentica testimonianza di gratuit, accoglienza e servizio della Chiesa nella proposta di percorsi di vita buona del Vangelo. Anche da voi, dalla vostra passione per la mis-sione evangelizzatrice, dal vostro lasciarvi formare nelle competenze catechetico-teologiche, culturali e pedagogiche, dipende la crescita umana e spirituale di tutta la comunit. Tuttavia, questobiettivo re-ster disatteso se non si riuscir a dar vita a una pastorale integra-ta, che mette in rete le varie energie parrocchiali realizzando cos una vera e propria conversione, che riguarda linsieme della pastorale nella corresponsabilit, superando gli stretti confini par-rocchiali e allacciando alleanze con altre agenzie educative114: orato-ri, aggregazioni socio-culturali, sportive, musicali, teatrali, ludiche, caritative, ecc.

    A voi membri di Associazioni, Gruppi e Movimenti ecclesiali, grazie per il vostro specifico impegno laicale di responsabilit comu-ne nel vivere e comunicare la fede. Con le parole del Card. Angelo Bagnasco vorrei invitarvi a scoprire ciascuno la propria valenza ini-ziatica e del particolare carisma che vi contraddistingue, innestan-dovi in una pastorale integrata, che sia di compagnia alle solitudini di oggi e rilanci in concreto la missione sul territorio115. Fatevi promotori di specifiche iniziative affinch, mediante il contributo del vostro dono di grazia e in collaborazione con i presbiteri e le parroc-chie, possiate sempre pi radicarvi nel territorio per rinnovarlo con un impegno di nuovo annuncio ed evangelizzazione.

    e. Siamo chiamati ad annunciare la fede nellambito della cit-tadinanza A voi uomini e donne impegnate sul fronte delle istitu-zioni sociali, civili e politiche, dico grazie per il vostro impegno civi-

    113 CONCILIO VATICANO II, Decr. Apostolicam Actuositatem, 18 novembre 1965,

    n. 2. 114 Cfr. EPISCOPATO ITALIANO, Nota past. Il volto missionario della parrocchie

    in un mondo che cambia, 30 maggio 2004, qui nn. 1, 9, 11-12. 115 A. BAGNASCO, Prolusione alla 64a Assemblea Generale CEI, n. 3.

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    co aperto agli orizzonti e alle frontiere del bene comune. Il bisogno di una formazione integrale e permanente appare urgente anche per dare contenuto e qualit al complesso esercizio della testimonianza nella sfera sociale e politica. Come non menzionare e far tesoro della riflessione e delle opere maturate in cento anni dalle Settimane sociali dei cattolici italiani. A tal proposito, riprendendo il Docu-mento preparatorio della 45 Settimana sociale, teniamo presente che: Agli occhi della storia non si pu non riconoscere che i catto-lici hanno dato un apporto fondamentale alla societ italiana e alla sua crescita, nella prospettiva del bene comune. necessario alimen-tare la consapevolezza, non solo fra i cattolici ma in tutti gli italiani, del fatto che la presenza cattolica come pensiero, come cultura, come esperienza politica e sociale stata fattore fondamentale e imprescindibile nella storia del Paese. Se oggi il tessuto della con-vivenza civile mostra segni di lacerazione, ai credenti e ai fedeli laici in modo particolare si chiede di contribuire allo sviluppo di un ethos condiviso, sia con la doverosa enunciazione dei principi, sia esprimendo nei fatti un approccio alla realt sociale ispirato alla spe-ranza cristiana116.

    116 CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Nota past. Rigenerati per una speranza

    viva (1 Pt 1,3): testimoni del grande 'Si' di Dio all'uomo, n. 12, dove menzionato il brano del Documento preparatorio della 45 Settimana sociale dei cattolici italia-ni citato nel testo.

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    ALCUNE INDICAZIONI OPERATIVE

    Una rinnovata attenzione alliniziazione cristiana

    Educare alla fede significa dare priorit alliniziazione cri-stiana di bambini e adulti. La particolare configurazione del no-stro territorio se ci impedisce di sognare pianificazioni destinate ai grandi numeri, ci permette altres di valutare la possibilit di accompagnamenti personalizzati nel percorso delliniziazione cristiana. In tale cammino devono essere coinvolti i genitori, i padrini e soprattutto coloro che chiedono di ricevere i sacramen-ti. E vero che possiamo avere la richiesta delliniziazione cri-stiana anche da parte di persone adulte, tuttavia ordinaria la ri-chiesta da parte di genitori per i loro bambini, i fanciulli e gli adolescenti. Ed questa la primaria possibilit che abbiamo per ricalibrare i nostri interventi educativi: devono essere solidi, motivati, seducenti, capaci di trascinare e di offrire esperienze concrete di fede. Non ci sfugga che molti dei nostri ragazzi an-dranno a completare la loro formazione culturale e professionale in contesti accademici e sociali dove il secolarismo e il laicismo condizionano molto. Solo una formazione cristiana solida pu resistere a questo impatti. Pertanto, i percorsi siano maggior-mente fondati sulla Parola di Dio, sul senso della Domenica, e la solidariet autentica. Nell'anno della fede siamo invitati a ri-prendere tra le mani il Catechismo della Chiesa Cattolica, a par-tire da questo prezioso strumento siamo anche certi di offrire un percorso affidabile e sicuro di crescita cristiana. Luoghi ed eventi per lAnno della fede

    Dopo lapertura dellAnno della fede a livello diocesano, si organizzi un evento in ogni forania che faccia riflettere sul me-desimo: una celebrazione, un pellegrinaggio in un luogo partico-larmente significativo (perch non rivalutare come luo