italia oggi - 25.02.2014

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Il Fatto Quotidiano

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  • QUOTIDIANO ECONOMICO, GIURIDICO E POLITICO

    www.italiaoggi.it

    NUOVO GOVERNO

    I tedeschi osservano RenziGiardina a pag. 16

    RENZI PER FELTRI

    Un imbonitore come il CavPistelli a pag. 5

    CLANDESTINI

    Australia, lotta agli immigratiBianchi a pag. 15

    con guida Tuir 2014 a 6,00 in pi; con guida Bilanci 2014 a 6,00 in pi; con guida Voluntary Disclosure a 6,00 in pi.

    Nuova serie - Anno 23 - Numero 47 - Spedizione in A.P. art. 1 c.1 L. 46/04, DCB Milano

    Marted 25 Febbraio 2014 Uk 1,40 - Ch fr. 3,40 Francia 2,50

    90 secondiLa rubrica di Pierluigi Magnaschi a Punto e a capo (Class t v Msnbc ,

    canale 27, ore 20)

    Giustizia - Cancellerie degli uffici giudiziari aperte cin-que ore al giorno

    Ferrara a pag. 23

    Fisco - La voluntary disclo-sure va in tour oltreconfine

    Bartelli a pag. 26

    su www.italiaoggi.it

    Documenti/1 - Rialline-amento quote Bankitalia,

    la circolare delle Entrate

    Documen-ti/2 - La sen-tenza del Cds sugli orari del-

    le cancellerie

    EDITORIA

    Per Della Valle Cairo dovrebbe

    gestire Rcs al posto di Jovane

    Si chiamer Sinistra europea la lista che il leader greco di Syriza, Alexis Tsipras, e i suoi sostenitori, a cominciare da Nichi Vendola e il suo Sel, sperano di riuscire a pre-sentare in Italia. Attorno al 39enne leader della sinistra greca, che punta a guidare quella euro-pea, si formato un manipolo di intellettuali italiani che potrebbe-ro essere una spina nel fianco di Matteo Renzi alla prossima prova elettorale, cio le europee. Il baci-no di voti a cui cercheranno di attingere in primo luogo quello del Pd e dei 5Stelle, contestando leuropeismo finora piuttosto acri-tico dei democrats e leuroscettici-smo di Grillo.

    I seguaci italiani di Tsipras puntano sui voti del Pd e di M5S alle elezioni europee

    IL Giornale deiprofessionisti

    * * * Ispezioni sul lavoro pi brutaliCambia il codice di comportamento degli ispettori. Ora non sono pi obbligati a presentarsi immediatamente al datore di lavoro e a spiegargli i suoi diritti

    Meno vincoli agli ispettori del lavo-ro. Assolutamente corretto e legitti-mo che il titolare di unazienda che subisce unispezione venga avverti-to dagli ispettori che nella sua facolt farsi assistere da un profes-sionista e rilasciare dichiarazioni, solo al termine dellaccertamento, e ad acquisizioni istruttorie ampia-mente completate. La linea di ten-denza dettata in questo senso dal nuovo codice di comportamento ad uso dei funzionari del ministero del lavoro appare univoca e puntuale.

    Capisani a pag. 19

    Parisi a pag. 22

    Ponziano a pag. 12

    En

    Dttsu

    le c

    Il brianzolo Giuseppe Civati, bersa-niano della prima ora, si poi convin-to che lex sindaco di Firenze era una brutta compagnia (politica) e ne ha quindi preso le distanze. Nelle prima-rie si presentato da solo ed fi nito fuori strada. Adesso, visto che i vari Bersani e DAlema, che potrebbero costruire lopposizione a Renzi, si sono invece defi lati in una sorta di catales-si autodistruttiva, Civati ha preso in mano la bandiera dura e pura della sinistra di una volta, alla quale in-fatti non sa che aggettivo aggiungere per qualifi carla. Anche perch, se lo trovasse, si squalifi cherebbe. Visto che Civati , per il momento, luni-co oppositore irriducibile (pare) e visibile di Renzi, tutti gli chiedono: uscirai dal Pd? Fonderai un nuovo partito di sinistra? Ti assocerai a Nichi Vendola? Civati, mandandosi indietro con un colpo da sciantosa il ciuffo abilmente phonato, strizza gli occhi cerulei e in un soffi o dice: Ci penser. Ah, beh.

    DIRITTO & ROVESCIO

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  • 2 Marted 25 Febbraio 2014 I C O M M E N T I

    Quando i bam-bini hanno paura delle punture, le infermiere accor-

    te ricorrono a una tecnica collaudata di tipo psicologico-fisico. Picchiano lievemente con la mano su una parte del sederotto per cui lattenzione del bimbo, attratta da questa sollecita-zione, non si accorge che lago gi entrato nellaltra parte. Una tecnica del genere stata utilizzata anche per spiegare le lunghissime tre ore e mezzo dellincontro fra Matteo Renzi e Giorgio Napolitano al Quirinale per licenziare la lista dei ministri.

    Dalle sale vellutate del Quiri-nale era stato fatto filtrare che lunica riserva espressa dal presidente della re-pubblica era relativa allinopportunit di nominare, come mi-nistro delle giustizia, il magistrato antimafi a Nicola Grat-teri. Una notizia di questo tipo era in grado di deviare lindignazione dei giornali e dei giornalisti giustiziali-sti. Questa notizia infatti, nella logica dellinfermiera, svolgeva la funzione della pacca. Liniezione vera, invece, passata quasi inosservata (un po perch alcuni giornalisti erano impe-gnati a indignarsi a tempo pieno per il freno a Gratteri; e un po perch gli altri giornalisti non avevano capito, o avevano fatto fi nta di non capire,

    che liniezione era unaltra). Essa era la nomina di Pier Carlo

    Padoan, economista Ocse, alla carica di ministro delleconomia. Renzi le ha tentate tutte per impedire questa no-mina. E non perch Padoan non fosse un economista di grande livello, come del resto lo era Monti o, successiva-mente, Saccomanni. Entrambi infatti hanno fatto una pessima fi gura.

    inutile nasconderci dietro un dito: le candidature di Monti, Saccomanni e Padoan sono impo-ste dalla tecnostruttura economica europea e internazionale. La Ue, il Fmi e la Merkel sarebbero felici di

    poter nominare un ministro americano o tedesco in via XX Settembre, ma sic-come a tutto c un limite, si acconten-tano di designare un italiano che sia

    stato potabilizzato nei loro ambien-ti e sia ad essi naturalmente obbe-diente. In tal modo, lEuropa, che ha gi sottratto allItalia con la Bce la politica monetaria, con il Trattato di Maastricht la politica di bilancio e con la Commissione la politica com-merciale, adesso vuole avocare anche i ministri nazionali delleconomia, scegliendoli fra i suoi. A questo pun-to viene spontaneo chiederci: perch andiamo a votare?

    Riproduzione riservata

    Le Ue infattisi insedia anchea Palazzo Chigi

    DI PIERLUIGI MAGNASCHI

    LANALISI

    Chi autorizzatoa governare lItalia?

    DI EDOARDO NARDUZZI

    Quasi tre anni sono trascorsi dallinizio della guerra dello spread. LItalia il

    paese di frontiera di questo conflitto che ha sofferto pi di tutti gli altri: con la fidu-cia al governo Renzi siamo al quarto esecutivo del Belpaese offerto in sacrificio alla Dea finanza internazionale. Una volatilit politica e istituzio-nale che segnala, meglio di ogni possibile analisi, quanto lItalia sia stata e sia ancora il punto di torsione, lo snodo chiave delleurozona.

    Nel 2011 leconomia ame-ricana arrancava e aveva il fi ato corto. Le risorse mobili-tabili erano tutte concentrate sul fronte interno, centinaia e centinaia di miliardi di dolla-ri al mese stampati dalla Fed per comprare titoli di Stato. E a Washington prese corpo una sorta di dottrina Wilson della politica economica: con-centrarsi sullAmerica era il mantra dominante. Cos, mentre lallargamento dei premi del rischio sui titoli di stato degli emittenti si diva-

    ricava a tutto vantaggio dei Bund e della Germania, gli Usa assistevano quasi impo-tenti alla germanizzazione della moneta unica. I tenta-tivi di far saltare leuro, se mai effettivamente sono sta-ti ipotizzati sullaltra sponda

    dellAtlantico, appaiono pi come divagazioni da dietrolo-gia del contingente, che vere strategie di azione di team di hedge fund coordinati dal Washington consensus. La verit molto pi banale: la peggiore recessione dal 1929 ha piegato le ginocchia alla superpotenza Usa e regalato inattesi spazi di manovra alla Germania che grazie al suo export e allattivo commer-ciale ha saputo approfi ttare dei vantaggi offerti dalla mo-neta unica diventata conio di riserva e di conto globale.

    Ma ora il pil americano ha ripreso a correre almeno al

    3% e la Casa Bianca non pare pi disponibile ad osservare inerme la germanizzazione delleuro. LItalia da sem-pre un grande alleato di Wa-shington e vedere i suoi pre-mier con il cappello in mano a prendere ordini a Berlino un messaggio dal signifi ca-to inequivocabile: linfl uenza americana in Europa si ri-dotta al lumicino.

    Ora con il governo Renzi la musica potrebbe cambia-re. Il giovane premier pu giocarsi una partita da out-sider in eurozona, facendo il catalizzatore del malumore da troppa austerit e facen-dosi coprire le spalle proprio da Washington. La Fed sta preparando la fi ne del quan-titative easing e pu dedica-re pi munizioni ed energie a supportare gli alleati stra-tegici. Ovviamente la banca centrale Usa non potr com-prare i Btp di Renzi, ma pu pensarne una pi del diavolo per aiutare banche e fondi a farlo. E se scende la febbre da spread tutto cambia nelleu-rozona e con esso il destino politico delleuro.

    Riproduzione riservata

    IL PUNTO

    E se la Fed iniziasse a comprare i Btp emessi dal governo Renzi?

    DI MARCO BERTONCINI

    Specie parlando a brac-cio, massimamente se si traccia un programma politico, scendere nei par-ticolari diventa impossibi-le. Tuttavia dai molteplici cenni sulluniverso spesi dal sindaco di Firenze (il quale deve ancora assimi-lare le nuove dimensioni richieste dalloccupare la prima poltrona del gover-no del Paese) ci si sarebbe attesi meno tracce generali e qualche concreta espres-sione in pi. Cos non stato, stante labbondanza di etichette generiche, da ciascuno interpretabili alla maniera propria.

    Silvio Berlusconi, scon-certato dallinattesa giu-bilazione di Enrico Letta e dalla repentina assun-zione del potere da parte di Renzi, non sembra pi tanto bonario verso il nuo-vo presidente del Consiglio: per la meno, non quanto si mostrava verso il segreta-rio del Pd. C, essenziale per il Cav, il tema della legge elettorale. Sia il Cav

    in prima persona, sia i suoi esternatori, sia (ripetuta-mente, fin quasi allesa-sperazione) Il Mattinale del gruppo alla Camera, sono stati ben chiari: o litalicum procede secondo le intese o crolla la dispo-nibilit di Fi a (sostenere? o solo discutere?) le riforme costituzionali.

    Fi sinterroga sul desti-no della legge elettorale. Le domande vanno in due direzioni. Renzi apporter modifi che, come richiesto da tutti i suoi alleati indi-stintamente? Renzi, dopo lapprovazione alla Came-ra, fermer il percorso della riforma elettorale, fi n dopo la riscrittura degli articoli della Carta dedicati al Se-nato? Negli ambienti berlu-sconiani la fi ducia nel nuo-vo titolare di palazzo Chigi scema di giorno in giorno. Del resto, baster attende-re marzo per capire dove realmente intenda recarsi Renzi. Di certo, c solo che egli non potr venire incon-tro a Ncd & C. e, insieme, accontentare il Cav.

    Riproduzione riservata

    LA NOTA POLITICA

    SullItalicum Renzi o accontenta B o il Ncd

    Ridurre lo spread pu ridimensionare

    Angela Merkel

    When babies fear injections, trained nurses use a pro-ven psichological-phisy-cal sequence. They gently

    beat with a hand babys buttocks, so his attention cant become aware of the fact that the needle bit another part of the body. A similar proven sequen-ce has been used to explain why the meeting to discuss and deliver the offi-cial ministers list at Quirinale Palace between prime Minister Matteo Renzi and President of the Italian Republic Giorgio Napolitano lasted for more than three hours and half long.

    Rumors from the rooms of Qui-rinale said that the only concern was expressed by Pre-sident Napolitano about the possibility to appoint, as mini-ster of Justice, anti-mafia judge Nicola Gratteri. This kind of news would have shifted the anger of all justicialist newspapers and journalists, becau-se this news, from the nurses point of view, would have worked just like beating the babies buttocks. True (metaphorical, of course) injection was unnoticed. Not only because some journalists were spending their time in criticising Gratteris failed appointment; but also because their colleagues didnt understand (or pre-tend they didnt understand) that the injection was of another kind. It was

    represented by Pietro Carlo Padoans appointment. Padoan is an economist from Oecd, and he has been appoin-ted as Minister of Economy. Prime Minister Renzi tried in every way to avoid this designation, and not because Padoan is not a high profile economist as Mario Monti and Sacco-manni were. They both failed.

    You cant hide behind that ex-cuse: Monti, Saccomanni and Pa-doans candidacy had been ordered by the European and international technocratic complex. Eu, Imf and German Chancellor Angela Merkel would be happy to appoint an Ame-rican or German Minister of the Ita-

    lian economy. But this would take the cake: so they choosed an Italian economist grown up in their en-vironment and that can naturally obey to them. In this way,

    Europe takes away ministers of Eco-nomy from all Eu member States: this happens after Bruxelles took away from Italy its monetary policy using the Ecb, budget policy with Ma-astricht Treaty, and fiscal policy with European Commission. Now EU is going to take us away our freedom to choose a Minister of Economy, pi-cking itself the right candidate from its point of view. Question is: why Italians should continue to vote on election days?

    IMPROVE YOUR AMERICAN ENGLISH

    Who has the powerto rule over Italy?

    The European Union settles itself

    in Palazzo Chigi, too

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  • 3Marted 25 Febbraio 2014Marted 25 FebbraiP R I M O P I A N O

    Il premier chiede la C ducia sparando su parlamento e pubblica amministrazione

    Renzi fa vedere che li maltratta Subito edilizia scolastica, debiti Pa e cuneo fi scale

    DI FRANCO ADRIANO

    Il neo ministro della Difesa Roberta Pinotti arriva di corsa, lievemente in ri-tardo e allora ci si accorge

    che va aggiunta la sedicesima poltrona da ministro al banco del governo nellAula di palaz-zo Madama che si appresta a votare la fiducia al governo di Matteo Renzi. Lo sguardo del presidente del consiglio al suo ingresso subito andato al palchi della prima fila dove la moglie Agnese siede accanto al fidato consigliere Marco Car-rai: i due stemperano la tensio-ne osservando dallalto lassise e parlottando vicendevolmen-te allorecchio: circostanza che li induce ad un certo punto a muoversi in sincrono e a urtar-si leggermente con la fronte. Il presidente del Senato richiama lattenzione di tutti sullavvio del discorso del presidente, ma Renzi sembra non rivolgersi agli abitanti del Palazzo ma al-trove al di l dellobiettivo. Con gesti studiati, incomprensibili alla gran parte dei senatori e agli osservatori che colgono in

    senso negativo la differenza con la correttezza formale e istitu-zionale di Enrico Letta. Frasi ad effetto che colpiranno meglio nel segno su internet e in tv. La citazione dapertura tratta da Gigliola Cinquetti: Non ho let per sedere in Senato. Parla di palazzo Madama su-blimandolo a un simbolo - cio qualcosa che tiene insieme - ma anche un elemento di unit profondo. Significa che vuole rottamarlo e portarlo a non con-tare pi nulla. Ai senatori ha chiesto apertamente di fare la parte dei tacchini che prepara-no il pranzo di Natale: Noi oggi non immaginiamo di essere gli ultimi a chiedervi la fiducia per-ch abbiamo un pregiudizio su di voi, ma perch abbiamo un giudizio organico sullItalia... Non passa sopra i commenti del senatore Roberto Calde-roli che ha invitato i colleghi ad un gesto scaramantico col-lettivo: Toccatevi. Apprezzo che questa dichiarazione abbia suscitato lentusiasmo del sena-tore Calderoli, ma alla peren-toriet di questa affermazione corrisponde la consapevolezza

    che quello che stiamo vivendo un momento in cui o si ha il coraggio di operare delle scelte radicali e decisive, oppure non perderemo soltanto la relazione tra di noi, ma anche il rappor-to con chi da casa continua a pensare che la politica sia una cosa seria. Renzi non risulta molto credibile neppure quando parla della ragione per cui l: chiedere la fiducia. Sullo sfondo compaiono sempre pi nitidi i

    contorni della cacciata di Let-ta: Si fa fatica a dare fiducia nel rapporto quotidiano con le persone, con i colleghi di lavoro; le persone che stanno fuori da questAula sanno che chiedere la fiducia oggi sempre pi difficile.

    Il confronto con M5SIn aula il confronto poltiico

    pi interessante con gli espo-nenti di M5s. evidente che sono gli uni per laltro e vice-

    versa una spina nel fianco. I grillini lo prendono in giro sula sua presunat volont di anda-re alle elezioni se ci fosse stata una legge compiuta. E lui li ca-stiga: Sono il segretario di un partito politico che non ha mai paura di candidarsi alle elezio-ni: anche dove i sondaggi dicono il contrario, come in Sardegna, anche dove c difficolt, noi non abbiamo paura di andare alle elezioni, e in questo primo anno di vita parlamentare, in cui abbiamo ricevuto da voi presunte lezioni di democrazia, vi segnalo, gentili senatrici ed egregi senatori, che nelle quat-tro elezioni regionali che si sono svolte - quelle della Sardegna, della Basilicata e delle Province di Trento e Bolzano - il Pd si sempre presentato e ha sempre vinto. Non posso dire la stessa cosa per voi. In unaltra occa-sione in cui i senatori grillini manifestano insofferenza, lui si rivolge alla parte dellemiciclo occupata dal gruppo Pd: Ricor-diamoci sempre che svolgiamo una funzione sociale, tesa

    Vignetta di Claudio Cadei

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    continua a pag. 4

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  • 4 Marted 25 Febbraio 2014 P R I M O P I A N O

    Lo ha investito subito, anzich dopo qualche settimana, comera successo per gli altri premier

    Corriere della sera non ama RenziEra stato richiamato da un tweet del direttore in diretta

    DI GOFFREDO PISTELLI

    Leditoriale di Gian Antonio Stella , ieri sul Corriere, il premier Matteo

    Renzi se lera immaginato. Il buongiorno sera visto non dal mattino ma dal tweet post-prandiale del suo diret-tore, Ferruccio De Bortoli, scoccato domenica alle 14,28. #Renzi, ora la comunica-zione non basta pi, aveva scritto ai suoi 242.755 segua-ci, gli annunci non fanno la sostanza, solo lavoro e risul-tati. Prima il Parlamento poi Twitter. Una bacchettata, a dir poco, seppur con una con-traddizione in sedicesimo: il numero uno di Via Solferino stigmatizzava il premier che parlava al socialnetwork pri-ma che alla Camere, scriven-dolo ai follower prima che ai lettori paganti del Corsera, ma tant.

    Per il presidente del Con-siglio era appunto solo lanti-pasto o, vista lora, il digestivo. Lindomani ci avrebbe pensato il grande Stella a consegnare il saldo.

    E ieri leditorialista anti-Ca-sta stato, invero, pi garbato del suo direttore che per aveva solo 140 caratteri a disposizio-ne, quelli del socialnetwork.

    Stella ha redarguito Renzi, senza eccedere, come farebbe il professore esperto col ragazzino saputello e un po troppo pieno di s. Fra le righe un giudizio duro sul governo, quando ha scritto che al segretario Pd vie-ne chiesto, come lui stesso ha promesso mille volte prima, di cambiare lItalia. Un impegno che farebbe tremare le vene e i polsi pure a un governo di sta-tisti e fuoriclasse. Un uso sa-piente del condizionale che ha rivelato impietosamente cosa pensi Stella di quellesecutivo e che probabilmente si pensa ai

    piani alti del palazzo del fondo Blackstone: e cio che non affatto composto da statisti e di fuoriclasse, trovi il lettore i sinonimi che vuole.

    E nella chiusa, lavviso che arriva allex-sindaco di Firenze come una diffi da: Non ci serve un recordman. Ci ser-vono un governo (non un uomo: un governo) e una maggioran-za che facciano fi nalmente, in tempi ragionevoli ma stretti, le cose che vanno fatte. Lascian-doci alle spalle la stagione degli annunci.

    Praticamente, considerando

    che si scriveva mentre il Ren-zi I non era neppure arrivato al Senato per la fiducia, un contro-endorsement preven-tivo, come non se nerano mai visti al Corrierone, giornale governativo per natura, come si conviene alla testata pi autorevole del Paese. Lo era stato certamente con gli ultimi due esecutivi, quello di Mario Monti e di Enrico Letta. Anzi per il governo di questultimo il sostegno era stato davvero marcato e deciso.

    Quando Letta, dal bel mezzo di una riunione del consiglio dei ministri, il 13 di-cembre, aveva annunciato, via Twitter anche allora, la fi ne dei rimborsi elettorali alla politica, anche De Bortoli non aveva re-sistito al fascino dei 140 carat-teri, tuittando la svolta pure lui: Abolito il fi nanziamento pubblico dei partiti.

    Le cose, come avrebbero mo-strato poi i lavori parlamenta-ri, non stavano proprio cos, ma lentusiasmo era comprensibil-mente forte per un giornale che aveva fatto della lotta alla Ca-sta una bandiera, anzi laveva proprio inventata, con gli ottimi Stella e Sergio Rizzo.

    Una campagna di civismo che via Solferino condusse in maniera documentata e im-placabile, generando nellopi-

    nione pubblica un sentimento di ripulsa e di nausea per le fur-bizie dei mille Palazzi dItalia. Una campagna condotta, non da De Bortoli ma dalla direzio-ne dellepoca, quella di Paolo Mieli.

    Ci fu anche chi ci vide dellal-tro, come Massimo Mucchet-ti, che del Corriere stato vice-direttore fi no a quando fu eletto in Senato nella fi la del Pd nelle politiche del 2013. Intervistato, nellaprile dello scorso anno, sul risultato e sul ruolo degli anti-casta per definizione, quelli del M5s, Mucchetti affi d a ItaliaOggi una sua persona-le e inedita rilettura di quelle inchieste giornalistiche. Si ac-compagnavano, disse proprio a chi scrive l11 aprile, a una campagna politica che, met-tendo in luce le debolezze reali del governo Prodi, puntava sui tecnici che avrebbero dovuto avere alla loro testa Monteze-molo. Una grande idea giorna-listica, una piccola idea politica. E alla fi ne, concluse, compli-ce una politica cieca, la guerra alla Casta senza la capacit di proporre alternative reali ha generato il Movimento 5 Stelle. Che ora attacca politici e giornalisti.

    Ma questa unaltra sto-ria.

    Riproduzione riservata

    Vignetta di Claudio Cadei

    La s) da con i grillini

    (...) a recuperare le diffi colt che stan-no incontrando in questo momento i senatori e le senatrici del Gruppo del Movimento 5 Stelle nei confronti della propria base e dellopinione pubblica che li sostiene. Non facile stare in un partito, ha concluso Renzi, in cui c un capo che dice: Io non sono democra-tico. Quindi, vogliamogli bene anche se loro non ne vogliono a noi. Altra sca-ramuccia: Dicevano che al Senato non vi divertivate: invece, vi vedo sereni. Vi garantisco che vi divertirete sempre di pi!, ha rintuzzato il gruppo M5s che non mollava la presa. Alla fi ne, per, c cascato il premier con uan gaffe proprio sul tema con cui vuole lanciare il suo esecutivo: Noi immagi-niamo, con questo gover-no e con il vostro aiuto, di trovare dei punti di sinte-si reali, che permettano a quella bambina che ha do-dici anni, che frequenta la quinta elementare..., ha declamato lex sindaco. S, semmai la seconda media..., lo ha colto in fallo la senatrice Laura Bignami, di professione insegnante.

    La s) da economica

    Il timing previsto da Renzi serrato: si vuole giocare la faccia davvero. Vuole arrivare al 1 luglio avendo affrontato i temi

    costituzionali, istituzionali, elettorali, di lavoro, di fi sco, di pubblico impiego, di giustizia e impostato un diverso at-teggiamento verso la scuola. E allora: come primo atto si tratta di sbloccare il Patto di stabilit sugli investimenti nelledilizia scolastica. Il premier citan-do Renzo Piano ha invitato a ram-mendare le periferie. Il piano per ledi-lizia scolastica sar dal 15 giugno al 15 settembre, con un programma straordi-nario dellordine di qualche miliardo di euro. Contro la disoccupazione femmi-nile pi alta dEuropa, poi, Renzi lancia un piano sugli asili nido. Gli piace lidea di prendere due piccioni con una fava (assume le donne e sistema i bimbi del-

    le done che vanno a lavorare). Lo ripete sempre. Gli asili nido stanno a Renzi come lIci stava a Silvio Berlusconi. Ma gli argomenti pi corposi sono: Lo sblocco totale - non parziale: ripeto, to-tale - dei debiti della p.a. attraverso un diverso utilizzo della Cassa depositi Il secondo elemento della sua azione eco-nomica sar il rifi nanziamento dei fon-di di garanzia per le pmi (ancora con la Cdp guidata da Franco Bassanini) Infi ne, una riduzione a doppia cifra del cuneo fi scale, attraverso misure serie e irreversibili, legate alla revisione della spesa, ma non soltanto, che porter nel corso dei primi mesi del primo semestre del 2014 a vedere dei risultati imme-

    diati e concreti. Intanto, a marzo il parlamento affronta il Piano per il la-voro: Se non riusciamo a creare nuove assunzio-ni, il problema delle ga-ranzie dei nuovi assunti neanche si pone. Renzi non vuole pi vedere quei miseri 12 miliardi: non una cifra defini-bile come attrazione di investimenti. Il premier ha voluto dimostrare, sia nel discorso che in repli-ca, di saper maltrattare i parlamentari lontani dai cittadini ed anche i dirigenti della pubblica amministrazione che de-vono stare accorti: il po-sto fi sso sparir. Credo sia arrivato il momento di dire con forza che una politica forte quella che

    affi da dei tempi certi anche al ruolo dei dirigenti e che non pu esistere, fermi e salvi i diritti acquisiti, la possibilit di un dirigente che rimane a tempo in-determinato e che fa il bello e il cattivo tempo. Noi non siamo per sottrarre responsabilit ai dirigenti: siamo per dargliele tutte; noi vorremmo che la pa-rola accountability trovasse una tradu-zione in italiano, ha aggiunto, perch vi sono le responsabilit erariali, quel-le penali e quelle civili, per non ce n una da mancato raggiungimento degli obiettivi, se non a livello teorico: questa, per, una sfi da di buonsen-so, che nellarco di quattro anni pu essere vinta e affrontata se partiamo subito e se abbiamo anche il coraggio - lasciatemelo dire - di far emergere in modo netto, chiaro ed evidente che ogni centesimo speso dalla pubblica amministrazione debba essere visi-bile on line da parte di tutti. Infi ne, fi sco e giustizia. Renzi user la delega fi scale per inviare a tutti i dipendenti pubblici e ai pensionati direttamen-te a casa la dichiarazione dei redditi. Sulla giustizia molte frasi ad effetto: Lavorano pi, negli appalti pubblici, gli avvocati che i muratori. Insidiosa, ma allapparenza molto incisiva, lini-ziativa sulle Regioni per introdurre una clausola di intervento della legge statale anche in materie fi n qui asse-gnate esclusivamente assegnate alle Regioni. Molti i segni di trattativa con Forza Italia. Sul ddl Delrio per impedire che il 25 maggio si voti per le Province, Poi ne riparliamo nel Titolo V e sullo jus soli che scattereb-be alla fi ne della quinta elementare a dieci anni det.

    SEGUE DA PAG. 3

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    Con larticolo di fondopubblicato a pagina 2,disponibile gratis anche sul sito www.italiaoggi.it

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  • 5Marted 25 Febbraio 2014Marted 25 FebbraiP R I M O P I A N O

    Vittorio Feltri registra la novit di stile di Renzi ma non se la sente di dargli un voto

    Per il momento sono solo paroleIl pericolo pi grosso viene dal suo stesso partito

    DI GOFFREDO PISTELLI

    Eccoci al Renzi I. Arriva il governo che suscita grandi speranze e al-trettanto grandi livori.

    Un premier e un esecutivo at-tesi a molte rotture. Lo schema che potrebbe andare in fran-tumi quello destra-sinistra: sembra il primo governo della storia che appare in grado di avere un consenso nel Pae-se fuori dai recinti ideologici soliti. Guidato da un leader di centrosinistra, fi nanco un segretario di partito, potrebbe infatti piacere anche agli elet-tori di centrodestra.

    Sar cos? Vittorio Feltri,

    che a lungo stato un campio-ne dellItalia moderata, dando-le voce, a volte strillandola, coi giornali che ha diretto, pu es-sere un test affi dabile. Quando ci risponde al telefono, Renzi parla ancora allemiciclo di Palazzo Madama.

    Domanda. Direttore, sia-mo dunque arrivati a Ren-zi al governo. Che gliene pare?

    Risposta. Questo signore ha molto successo perch usa un linguaggio nuovo rispetto agli stilemi, ai canoni del po-litico tradizionale. Ignora il politichese classico. Usa un altro lessico, diverso, alla por-tata, e questo gi motivo di attenzione da parte del pub-blico. Induce nelle persone un senso di confi denza maggiore rispetto ai predecessori.

    D. Un ribaltamento della comunicazione politica, in effetti.

    R. questa una grande nota di merito. Per evidente che non bastano le parole: ser-vono, e sono importanti, a cat-turare consenso, a far capire gente quel che vuoi fare. Dopo di ch rimane il problema di sempre...

    D. Vale a dire?R. Sar capace, Renzi, di

    essere coerente con quello che ha detto? Se no, si ritrova ra-pidamente nella palude di cui lui stesso ha parlato.

    D. Ch le diffi colt non mancano

    R. Certo. Non basta avere un programma, unidea, per-ch devi sottostare comunque ai regolamenti, ai riti e alle liturgie di una politica mai svecchiata nella sostanza,

    dalla fondazione, dallUnit di Italia.

    D. Scontiamo vizi antichi cio

    R. Mass, se andiamo a ri-leggere ci che accadeva prima del fascismo, nellItalia giolit-tiana, rimaniamo stupiti di do-ver trovare le stesse parole, le stesse diffi colt. Perch siamo, da sempre, un Paese di legulei, di adoratori della norma. Non vero che prima si fa la legge e poi si trova linganno: vero il contrario! Spesso linganno insito nella legge. Mai nessuna riforma, fatta in questo Paese, stata allaltezza: di solito stata peggiore del buco da rat-toppare.

    D. Renzi parrebbe averlo capito, visto che una delle riforme che ha messo in agenda e della quale parla spesso, anche oggi al Sena-

    to (ieri per chi legge, ndr), quello delle burocrazie...

    R. Resto convinto che Renzi debba fare i conti innanzitutto col proprio partito, col Pd, che mi pare lo stia osservando. Poi si dovr misurare con tutti gli altri partiti e col potere ostati-vo tipico delle coalizioni, dove i veti incrociati sono allordi-ne del giorno. Quindi ci sar la fase esecutiva delle riforme, dove appunto il sistema della dirigenza pubblica sar deci-sivo, perch sono i burocrati che scrivono materialmente le leggi e spesso le fanno non applicabili ma interpretabili. Persino Benito Mussolini ha introdotto il sistema dittato-riale per superare le pastoie che frapponevano alla sua vo-lont riformatrice.

    D. Non mi pareva avere una vocazione democrati-ca, peraltro. Un altro ca-valiere, Silvio Berlusconi, s sempre lamentato del potere dei burocrati. Fa-

    mosa lespressione della macchina che gli remava contro

    R. Guardi B. aveva unag-gravante

    D. E cio?R. Che mentre cercava di

    fare, delegava. Pensi che dele-g a Giulio Tremonti la re-alizzazione della Rivoluzione liberale. Affi dare una cosa del genere a un socialista una contraddizione in termini.

    D. Beh, certo Tremonti fu un dei Reviglio boys (da Franco Reviglio, ministro socialista delle Finanze, ndr)

    R. Appunto. No, B. stato bravissimo nel catturare il consenso, nei discorsi, nella vendita. Un gran venditore. Peccato che non avesse il pro-dotto. Insomma non ha mai avuto la vocazione del gover-nante e non ha mai governato. Qualche legge ad personam e, nemmeno andata a buon fi ne

    D. A guardare dai risul-tati, dice?

    R. Dico. No, B. non sapeva manco farsi i cazzi propri, mi scusi, fi gurarsi se sapeva fare i nostri.

    D. Ma torniamo a Renzi, direttore.

    R. Torniamoci. Sul punto delle burocrazia sono curioso di vedere come far. Cos come vorrei vedere dove andr a prendere le risorse per le cose che ha promesso

    D. Oggi ha parlato di un

    piano straordinario sul-la scuola, anche edilizio, da realizzare da giugno a settembre, e per il quale rimuovere il Patto di sta-bilit. Par-tiamo dalla scuola, ha detto

    R. S, sulla scuola ci han provato tutti: ma dal 1960 che non si fa altro che peg-giorare. Da quando intro-ducemmo la scuola media unica. Lo ricor-do bene perch allora, facevo parte della commissione che studi la cosa per il Partito socialista. Eravamo convinti che fosse una riforma neces-saria ma stata una boiata che ha abbassato il livello del sistema. Cos ora abbiamo un sistema scolastico gentiliano ma peggiorato. Uguale ma in peggio.

    D. Renzi ne ha parlato spesso, in passato. Un tema da Leopolda

    R. una scuola diventata ricettacolo di gente poco capa-ce, anche perch mal pagata, per cui i migliori fanno altro. Tutta listruzione registra uno scollamento con la vita reale e produttiva, col mondo del

    lavoro.D. Anche luniversit?R. Beh, certo. Schifata

    dallindustria perch convinta che laccademia sia superiore alle banalit della produzione. Lo vediamo dai nostri laure-ati

    D. Feltri, ma quali sono i nemici veri di Renzi, oggi?

    R. Sono quelli che vogliono mantenere lo status quo, che non hanno nessuna voglia di sperimentare e sono tutti im-pauriti da questo giovanotto che, vero, si presenta con una punta di bullismo, o che avvertito come tale, e susci-ta diffi denza persino nei suoi stessi compagni di partito.

    D. Gli diamo un voto?R. Purtroppo non possono

    giudicarlo che dalle parole. Almeno il primo trimestre, lo valuteremo solo dalle inten-zioni, pi che dagli atti, quindi sospendo il voto.

    D. Nemmeno sui mini-stri? Gian Antonio Stella ha

    scritto che questo incarico un impegno che farebbe tremare i polsi anche a un governo di statisti e fuo-

    r ic lasse . Come dire che l ese-cutivo di tut t a l tra pasta...

    R. Stella ha ragione, per carit. Per sarebbe stato meglio fare gli esem-pio, doveva dire: ha scel-to Tizio per

    questo ministero e invece an-dava meglio Caio. E cos del programma, non basta dire non va.

    D. B. annuncia unoppo-sizione ragionevole

    R. Posizione di buon senso. Quasi banale, per. Se uno mi propone di guadagnare un milioni di euro, anche se di sinistra prima di dire no, sto a vedere.

    Riproduzione riservata

    nica. Lo ricor-

    rCcctp

    hpPstfapdto

    questo ministero

    Si fra presto a dire che si vuol riformare

    la scuola. dal 1960

    che non si fa altro che peggiorarla,

    da quando si var la riforma della

    scuola media unica

    h l t t i

    dd

    c

    ledtivstdd e ili

    Se non riuscir a produrre

    dei fatti concreti (e presto), Renzi

    si trover nella stessa palude

    che aveva invischiato il suo predecessore

    a Palazzo Chigi

    mosa lespressione della

    sisimp

    spd

    ricepTsce

    In un certo senso as-somiglia a Berlusconi che stato bravissimo

    nel catturare il consenso,

    un grande venditore. Peccato che poi

    non avesse il prodotto

    to (ieri per chi legge, ndr),

    fagaligco

    fuFsn

    bcov

    Renzi deve riuscire a battere

    lalta dirigenza perch non vero

    che prima si fa la legge e poi si trova

    linganno. Spesso linganno

    gi dentro le legge

    lavoro.

    B. non aveva la vocazione del gover-nante ed infatti non ha mai governato

    salvo qualche legge ad personam che

    poi non nemmeno andata buon fi ne

    Vittorio Feltri

    di Pierre de Nolac

    Papa Francesco: Bisogna favorirela conversionedei cuori.

    Il problema sempreil tasso di cambio.

    * * *

    Renzi: Abbiamouna sola opportunit.

    Voleva direo la va o la spacca.

    * * *

    Civati: Cerco di capire se restare nel Pd.

    Entrando non si era posto alcun problema.

    * * *

    Maroni: Renzi non parla di Expo 2015.

    Tanto punta al 2018.

    * * *

    Calderoli: Renzi dichiarer guerraa San Marino.

    Quella contro Lettalha gi vinta.

    * * *

    I tabaccai minacciano lo sciopero ad oltranza.

    Rimarrannosolo Bacco e Venere.

    PILLOLE

    114111098121100105098105054051

  • 6 Marted 25 Febbraio 2014 P R I M O P I A N O

    Per Achille Occhetto sono la rottamazione e il superamento dei governi di larghe intese

    Renzi non mantiene due promesseNon ce la far ma, per il paese, mi auguro ce la faccia

    DI FABIO FRANCHINI

    Mentre la squadra di governo di Matteo Renzi ha prestato giuramento davan-

    ti al capo dello Stato, in molti, qualcuno anche nel Pd, non hanno gradito, prima, laccordo con Silvio Berlusconi sulle ri-forme e, dopo, il modo in cui il segretario del Partito democra-tico ha scalzato Enrico Letta da Palazzo Chigi, ottenendo il mandato da Giorgio Napoli-tano.

    Tra questi c Achille Oc-chetto, ex Pci e Pds e primo sfidante del Cavaliere nelle elezioni del 1994 a capo dellAl-leanza dei progressisti.

    Domanda. Occhetto, il Pd di Renzi la nuova Dc?

    Risposta. Io credo che usare questi vecchi termini per inter-pretare lattuale politica non dia la chiara visione dei proble-

    mi che abbiamo di fonte. Il Pd secondo me (ed per questo che non vi ho aderito) stata una fusione a freddo tra due appa-rati. Quindi il risultato stato che si sono messi, delle volte, insieme il peggio del Pci e della Dc. E in queste ultime vicende direi che sia il peggio del Pci e della Dc hanno orchestrato una politica sbagliata.

    D. Nel partito sembra che la componente ex Margheri-ta sia maggioritaria rispetto agli ex Ds. Questo cambio di pelle cosa comporta?

    R. Il cambio di pelle gi avvenuto quando cerano dei leader di derivazione comuni-sta, perch innanzitutto credo che lerrore di questi ultimi tre anni (ovvero il fatto di aver impantanato la politica italia-na nellemergenzialit e nelle grandi intese) sia stato fatto, purtroppo, proprio dalla com-ponente che deriva dal vecchio Partito comunista, a partire da Giorgio Napolitano, che ha fat-to da garante a tutto questo. Il problema guardare non tanto alla necessit di passare da una fi liera comunista a una demo-cristiana, bens verificare se effettivamente c la capacit di mettere in campo una nuo-va sinistra. Al momento non mi sembra, ma spero che nel futuro questo avvenga.

    D. Il fatto che appunto gli ex comunisti siano ai margi-ni del Pd, facendo fuori de-terminati personaggi non si fa fuori anche una parte di elettorato pi di sinistra?

    R. Ma chi sono questi perso-naggi nei quali lelettorato della sinistra pi pura dovrebbe rico-noscersi?

    D. Non so, per esempio, penso allex segretario Bersani e alla sua cor-rente.

    R. La deri-va moderata del Partito democratico incomincia-ta attraverso una nobile collaborazione tra ex comuni-sti e democristiani. Io vedo ex Dc come Prodi che sono pi a sinistra ed ex comunisti come Violante (che si sono pi volti messi daccordo con Berlusconi) che sono pi a destra. Per me la vera dialettica tra unauten-tica posizione di sinistra e una moderata.

    D. E a livello di elettora-to?

    R. Come si visto, probabil-mente sbagliando e inseguen-do il sogno della vittoria per la vittoria (mentre io credo che si debba vincere su un proget-to), c una grandissima parte dellelettorato rosso dalla testa ai piedi che accorso ai seggi delle Primarie per votare Ren-zi.

    D. Come valuta le modali-t con le quali Renzi salito a Palazzo Chigi?

    R. Sono rimasto deluso per il

    semplice fatto che avevo ri-tenuto estre-mamente im-portanti due

    cose di Matteo Renzi...

    D. Ovvero?R. La rottamazione, cio il

    cambiare una classe dirigente che aveva portato alla dege-nerazione della sinistra; e laf-fermazione secondo la quale si doveva uscire dalla politica delle larghe intese. La modalit che ha seguito ha contraddetto questo impegno. vero che lui stato indotto a farlo anche dalla minoranza interna, che ha af-fermato improvvisamente che lui doveva salire al governo. Ecco, anche in questa vicenda c stata una nobile collabora-zione fra le due anime, dentro una camicia di Nesso costruita dal presidente della Repubblica che, ripeto, quella dellemer-genzialit e delle intese con la destra.

    D. E il programma di

    Renzi come lo giudica? In molti di-cono che non ce lha: dac-cordo?

    R. Per quan-to riguarda il p rogramma penso che si debba aspetta-re. Per criticare bisogna aspet-tare i fatti: portiamo pazienza e vediamo. Dico comunque che mi sfugge lo stato attuale delle cose, ovvero di come con la stes-sa maggioranza di Letta, Renzi possa fare e realizzare un pro-gramma molto pi avanzato.

    D. Come evolveranno i rapporti con Civati e Sel di Nichi Vendola?

    R. Ecco, questi sono nomi di sinistra. Purtroppo ho visto che Alfano ha posto la condizione che lui non si debba sedere allo stesso loro tavolo. Vediamo che cosa succeder...

    D. Civati e Vendola, secon-do lei, potranno fondare in-sieme un nuovo partito di sinistra in Italia?

    R. Oggi nessuno pu forma-re niente se non esiste qualche cosa di profondo che si muove nella societ; se noi continuia-mo a pestare sempre la stessa acqua nello stesso mortaio, e mi riferisco a come sono oggi i partiti, non ne viene fuori nul-la. Auspico che ci sia unonda-ta di fondo che parta in primo luogo dalle nuove generazioni

    che possa far nascere una nuova classe dirigente del-la sinistra. E...

    D. Prego.R. In me-

    rito, rimpro-vero a Grillo lo spreco: ha buttato al vento una

    grande occasione. Cerano cen-tinaia di migliaia di giovani che potevano gi incominciare a rappresentare la prima ondata di un processo di rinnovamento che lui adesso sta sprecando.

    D. Visto che ha parlato di Beppe Grillo, come com-menta lincontro in strea-ming?

    R. Io lho guardato come un bel pezzo di film muto, come quelli di Buster Keaton e Cric e Croc. Mi sono divertito, ma da quello visto non traggo alcuna conclusione politica.

    D. Torniamo a Renzi e al patto con Forza Italia. Lei avrebbe fatto un accordo con Berlusconi di questo tipo?

    R. Io no, non lo avrei fatto. Oltretutto io non continuerei a ricevere Berlusconi ai massimi livelli delle istituzioni quando si fanno le consultazioni e quan-do si fanno gli incontri politici. Berlusconi ha il diritto, dal di fuori, di dirigere il suo partito, ma non pu avere alcuna rap-presentanza istituzionale.

    D. Attraverso la telefonata del fi nto Vendola a Fabrizio Barca, si vista la longa ma-nus di De Benedetti dietro loperazione Renzi. Ma ai suoi tempi chi appoggiava De Benedetti?

    R. Rispetto a Barca ho il van-taggio di sapere di essere pub-blicato, quindi non rispondo

    D. Per concludere: Renzi un vincente?

    R. Nella sua testa lo e que-sto nel breve periodo penso pos-sa aiutarlo. Bench io abbia le mie riserve, spero che almeno per un po di tempo ce la faccia, senn non so proprio da che parte andremo a sbattere.

    Ilsussidiario.net

    DI ISHMAEL

    Met sono donne, tutti sono giovani e persino giovanissimi, la vecchia sinistra rottamata, let media di qua, una nuova stagione di l.

    Enrico Letta magari un po offeso, per la Borsa risponde bene, e cos i mercati, le istitu-zioni internazionali, le agenzie di rating, lEu-ropa. Napolitano contento (anche se, come ha detto, non mette pi la mano sul fuoco per nessun tecnico, politico o creatura intermedia tra i due). Anche lOnnipotente certamente approva dallalto dei cieli. Fan di Giorgio La Pira, che fu sindaco di Firenze e demo-cristiano della corrente mistica, il presidente del consiglio in carica e il suo braccio destro, Graziano Delrio, potrebbero aver parlato col loro magister defunto e La Pira potrebbe avergli assicurato che il Cielo dalla loro par-te (niente di strano, se si pensa che fu proprio parlando con Giorgio La Pira nel corso duna seduta spiritica che il futuro premier ulivista Romano Prodi, negli anni di piombo, seppe per via paranormale che il presidente della Democrazia cristiana Aldo Moro, sequestra-to dalle Brigate rosse, era prigioniero in Via Gradoli, a Roma).

    Intorno al governo Renzi (per tornare sulla terra dopo la digressione spiritista) c insomma la stessa retorica che negli ultimi tre

    anni ha sviolinato tutti i governi sponsorizzati dal Quirinale. Caduto Berlusconi, inviso a tutti, salvo che ai falchi del suo partito e ai suoi elettori incorreggibili, abbiamo avuto sol-tanto governi salvifi ci e leader pieni di boria che restituivano dignit allItalia infamata dal bunga bunga, che insegnavano la disciplina aglitaliani e che i genitori tedeschi avrebbero voluto come generi (non sapremo mai se anche le loro fi glie non vedessero lora di sposare un bel giovanotto come Mario Monti).

    Dallautunno del 2011 la politica di-ventata una manfrina: il Quirinale nomina un salvatore della patria (prima un tecnico, poi un politico sobrio e bene educato, quindi un fan di Giorgio La Pira che parla come Odoardo Spadaro e che per adesso ha preso soltanto i voti per fi nta delle primarie democratiche) e naturalmente il salvatore della patria non salva alcunch. Sempre lo stesso copione: la fanfara giornalistica per un po celebra le im-prese della nuova creatura quirinalizia, poi il poveretto viene sgambettato un giorno s e un giorno no dalla sua stessa maggioranza, gior-nali e talk show cominciano a remare contro, alla fi ne lesecutivo entra in crisi e il Quirinale, per essere originale fi no in fondo, dice a chi osa parlargli delezioni che le elezioni sono scioc-chezze. Beppe Grillo strepita, il Caimano sorride e tutto ricomincia daccapo.

    Riproduzione riservata

    SOTTO A CHI TOCCA

    Beppe Grillo strepita, il Caimanosorride e tutto torna come prima

    m

    to

    mdvsitodadzi

    Giorgio Napolitano ha fatto impantanare la politica italiana nellemergenzialit e nelle grandi inte-se con le quali ha

    cercato di conciliare linconciliabile

    E vero che il Pd nato dalla fusione a freddo di ex Pci

    e di ex Dc ma Romano Prodi (ex dc) molto pi

    a sinistra di ex comu-nisti come Luciano

    Violante

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    Vendola e Civati non possono creare una nuova sinistra

    che, se c, deve sal-tare fuori da un som-movimento profondo da parte delle nuove

    generazioni

    Achille Occhetto

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  • 7Marted 25 Febbraio 2014Marted 25 FebbraiP R I M O P I A N O

    Delrio ha preso una topica sui Bot ma dimostra che Padoan non avr la briglia sciolta

    Min. economia con le scintilleIl nuovo governo non ancora partito che gi fi brilla

    DI GIANNI GAMBAROTTA

    Matteo Renzi lo aveva detto bello chiaro ai suoi mi-nistri: Dora in

    poi niente chiacchiere, nes-suna dichiarazione: ci met-tiamo al lavoro, facciamo le cose che vanno fatte e poi le annunciamo.

    Parole sen-sate per un neopresiden-te del Consi-glio che ha in mente di por-tare, e subito, il Paese a una svolta. Ma parole gettate al vento visto che, neanche 24 ore dopo, il pi fedele fra i suoi fedeli, G r a z i a n o Delrio , ha tirato fuori quella stra-vagante idea sui Bot. Si possono tas-sare. Se un risparmiatore ne ha per 100 mila euro e gliene prendiamo 25-30 euro, non succede niente, ha dichiara-to serafi co.

    La sua uscita ha provocato, come era prevedibile, precisa-zioni, smentite e via dicendo. Insomma, il solito can can della politica italiana, proprio quello che fi gurava ai primi

    posti nellelenco di rottama-zione di Renzi.

    Bastano poche parole per dire che lidea di tassa-re i Bot ha basi molto fragili. Il Tesoro piazza sui mercati internazionali 400 miliardi di titoli di Stato. Se non riesce ogni anno in questa titanica impresa, il Paese va diritto filato in default. Ora, i Bot

    si possono anche gravare di unimposta del 50 per cento, tanto per dire. La conseguen-za sar che lemittente Tesoro dovr offrire rendimenti su-periori al 50 per cento, altri-menti non trover nessuno di-sposto a comprare i suoi titoli. Insomma, tutto si ridurrebbe a una partita di giro: il Tesoro dovrebbe restituire con una

    mano, quello che ha tolto con laltra. Risultato: somma al-gebrica zero.

    E allora perch Delrio ha avuto questa pensata che ha creato solo imbaraz-zo? Come si sa, Renzi avrebbe voluto mettere proprio lui al ministero dellEconomia, dove si giocheranno le carte decisi-ve per il pi giovane governo della storia repubblicana.

    Ma il presidente della Re-pubblica, Giorgio Napolita-no, non ha sentito ragione e ha imposto Pier Carlo Pa-doan, ex capo economista dellOcse.

    Quando ci saranno da discu-tere dossier importanti su ta-voli importanti, stato il ragio-namento del Quirinale, bene che lItalia sia rappresentata da una personalit conosciuta a livello internazionale oltre che esperta in materia. Padoan risponde al requisito, Delrio no. Dunque avanti il primo e fuori il secondo.

    E cos stato. Renzi e Delrio hanno dovuto ab-bozzare (e cosaltro avrebbe-ro potuto fare?). Ma la rinun-cia a una gestione pi politica del ministero dellEconomia rode; lombra del super tecni-

    co che guarda con suffi cienza il politico ragazzino e il suo maturo, ma poco professorale sottosegretario, inquieta. Al-lora ecco la trovata sui Bot: Del Rio, certo non allinsa-puta di Renzi, manda a dire che si occuper attivamente e fi n dal primo giorno di tutti i temi di competenza del di-castero di via XX Settembre. Ci ha messo la sua. Sar ricca di episodi interessanti la fu-tura cronaca dei rapporti fra il fedelissimo del premier e il ministro pi importante del nuovo governo.

    www.formiche.net

    DI RICCARDO RUGGERI

    Il Governo Renzi? Ha iniziato con una magia: ha fatto felici tutti. il primo fine settima-na ove lItalia pare pacificata.

    Quanto durer? La maggioranza andata al potere (Pd, Ncd, cespu-gli vari) mai lho vista cos felice, non parliamo dei poteri forti, degli intellettuali, dei popoli colorati (ar-cobaleno o viola), dei cespugli salot-tieri, dei grandi media nazionali ed europei: persino Scalfari si lancia in un do acuto, una ottava sopra il do centrale. Pare felice il Vaticano di Francesco, oltre a Friedman, che del governo Renzi si considera la levatrice, e vorrebbe esserne pure la tata.

    Anche se fi nge di no, felice pure Berlusconi. In realt, la le-vatrice di Renzi stato lui. Facen-dogli fare in 72 ore (dopo 10 anni di sceneggiate, con un centinaio di buffi saggi e di inani costituzio-nalisti) la legge elettorale come la voleva il Pd, gli ha dato lo status per diventare prima Segretario, e poi Premier. Confesso che mi sfugge la strategia di Berlusconi, sia come

    disegno complessivo, sia come com-portamenti tattici. Continua, e pare sincero, a esaltare le qualit del gio-vane Renzi, gli da endorsement in successione, senza rendersi conto che parte del suo elettorato si sta sfaldando, banalmente si chiede: Perch votare un Renzi vecchio e imbolsito se c il Renzi originale, giovane, pimpante e pure stimato?. Se invece costui fosse un Renzie perch non votare Grillo? Certo, sappiamo come i flussi elettorali abbiano debole fl uidit, ma ci non toglie che se si insiste negli erro-ri gli elettori, anche i pi fedeli, si stufano.

    Fingono invece di essere fe-rocemente contro il Movimento 5 Stelle e la Lega (e ci che resta della Sinistra). In realt, sono pure loro molto felici, alle elezioni di un anno fa rappresentavano il 37% dei vo-tanti (chi conosce i pi recenti son-daggi riservati sostiene che il M5S sia in forte crescita). Si sono liberati di Berlusconi, a costo zero, perch il Cav. nulla ha ormai del vecchio leone della savana di un tempo: sempre pi leone da zoo scandinavo, costantemente sedato, si rinchiu-

    so nella sua tana deciso a sbranare il fi glioccio Alfano, giocherellando invece con il leopardo Renzi.

    In poche settimane la geo-grafi a politica radicalmente mutata, allapparenza il Paese re-sta tripolare e sempre spaccato in due, ma gli attori hanno cambiato ruolo: Berlusconi non pi allop-posizione ma in una pericolosa, per lui, zona grigia. Contro sono rimasti solo Grillo e la Lega. Mi stupisco poi che noi analisti stiamo trascurando due fatti di grande impatto.

    Primo, fra 50 giorni Berlusconi uscir di scena, politicamente par-lando, per i prossimi 12 mesi sar una fi gurina Panini della politica.

    Secondo, a fi ne maggio ci saran-no le elezioni europee. Prevedo che, questoccasione, la pancia prevarr sul cervello. Di certo, gran parte degli elettori dei partiti tradizio-nali, furibondi sia verso gli euro-crati, sia verso i politici nostrani, potrebbero scegliere M5s o Lega, proprio per assestare uno sganas-sone a Renzi e a Berlusconi, per aver ecceduto in scaltrezza e ci-nismo politico. Il segnale debole dei Sessantamila (fi gli dei mitici

    Quarantamila) stato derubri-cato a gita scolastica, vista come unopposizione stracciona, senza accorgersi che potrebbe far salta-re tutti gli equilibri consolidati da cinquantanni di catto-comunismo e poi da un ventennio di azionismo euro burocratico. Nello streaming Grillo lo ha detto a Renzi in modo chiaro.

    Sostiene Margaret MacMillan, docente a Oxford (ne parler pi diffusamente in un prossimo ca-meo) che la globalizzazione produce un pericoloso sottoprodotto incorag-gia un intenso localismo, che poi si manifesta con modalit diverse in ogni paese, negli Stati Uniti il Tea Party, in UK il British Natio-nal Party, in Italia M5S e Lega. Le elezioni europee sono unoccasione troppo ghiotta per un popolo dispe-rato: con una croce spariglieranno lo schema entro il quale le lite burocratiche di Roma, Bruxelles, Francoforte, pensavano di averli imprigionati, per un giorno saranno felicemente svizzeri.

    [email protected]@editoreruggeri

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    IL CAMEO DI RICCARDO RUGGERI

    Occhio, le elezioni europee sono unoccasione ghiotta per un popolo disperato: con una croce, possono sparigliare lo schema di tutte le lite

    Pier Carlo Padoan

    mano quello che ha tolto con Quando ci saranno da discu- co che guarda con sufficienza

    Il discorso di Renzi al Senato stato un discorso diverso dai soliti che sono stati pronunciati, nella medesima sede ed occa-sione, dai suoi predecessori. Per molti mo-tivi: primo, per let. Anche se Letta non era molto pi vecchio di renzi, il suo eloquio e il suo portamento erano quelli di un giovane anziano, perfettamente a suoi agio nelle boiserie nelle quali sembrava essere nato. Il secondo motivo di diversit che Renzi non ha praticamente letto il suo discorso ma andato a braccio, utilizzando quindi, per questa sua stessa scelta, un discorso diretto, non solo verso i senatori ma anche, e soprattutto, verso lopinione pubblica che lo stava seguendo in diretta tv.

    Le sue promesse sono state signifi cative: scuola, tasse e lavoro. Ma sono le stesse le promesse che gli italiani attendono che

    siano soddisfatte da un sacco di tempo ma che non vengono mai concretizzate dai pur numerosi governi (tre nel solo ultimo anno, tanto per rendere lidea). Scottati da tante promesse non mantenute, gli italiani restano speranzosi ma anche diffi denti. In particolare, non sono convinti da molti dei ministri di Renzi persino il suo collaudato braccio destro, Graziano Delrio (che il ministro che dovrebbe temperare le aspe-rit giovanilistiche delleloquio e del com-portamento di Renzi) si lascia portare a straparlare di patrimoniale sulla vecchietta che ha 100 mila euro da parte (salvo poi ritrattare tutto) e lo fa in tv, la sera prima che il premier enunci il suo programma, c da domandarsi: che cosa saranno in grado di fare gli altri ministri meno sperimentati del governo Renzi?

    Se persino Delrio straparlache cosa faranno gli altri?

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  • 8 Marted 25 Febbraio 2014 P R I M O P I A N O

    Per ridurre lo strapotere dei grand commis bisogna conoscere come funziona lo stato

    Delle cantonate da inesperienzaNon esistono, ad esempio, i ministeri senza portafoglio

    DI CESARE MAFFI

    Dilettanti allo sbaraglio o seri giovani in grado di riformare lo Stato? Ovviamente, solo il

    concreto evolversi dellattivi-t di governo consentir una risposta. Il giovanilismo, il nuovismo, godono vasta popo-larit: non vi dubbio, quindi, che piaccia alla gente il pre-sentarsi con una squadra in cui non si perpetuano politici con esperienze pluridecenna-li. Il dubbio riguarda proprio lassenza, totale o parziale, di esperienza. Abbiamo gi spe-rimentato che cosa significhi lessere presi da altre attivi-t, vite, impegni, e messi sulle pi alte poltrone di Monteci-torio e di palazzo Madama. Interrogarsi su come possano agire persone inviate, senza adeguata preparazione, a di-rigere dicasteri, lecito. E ta-luni svarioni commessi da al-cuni fra i chiamati da Matteo Renzi nella propria struttura di segretario democratico ave-vano gi indicato i limiti dei personaggi (qualcuno ora approdato al governo).

    Da alcuni giorni esplo-

    sa sulla stampa la polemica contro lalta burocrazia. Lana-lisi era partita un paio di anni fa dalle colonne di ItaliaOg-gi con gli articoli del grande manager Riccardo Ruggeri. Poi nellultimo mese dilaga-ta su molti media con artico-li suggellati anche da fi rme prestigiose. Lha alimentata, in questi ultimi giorni, persi-no lo stesso Matteo Renzi che

    lha fatta sua. Dal Corriere al Fatto, sta-

    to un susseguirsi di servizi e inchieste su uffi ci legislativi, gabinetti ministeriali, direzio-ni generali, e relativi preposti. Ottima lazione di denuncia del ruolo sovente sclerotiz-zante esercitato, n da oggi n da ieri ma dal sorgere del-lo Stato moderno, dai quadri dirigenti dellapparato pub-blico. Pi diffi cile, per, che i neo ministri, appena arrivati, riescano a far piazza pulita di tali strutture; anche perch, pur volendo mutare perfi-no tutte le poltrone interne, potrebbero essere costretti a chiamare, in sostituzione dei giubilati, altri personaggi della medesima formazione, cordata, mentalit.

    La mancanza di cono-

    scenza diretta si avvertita in maniera palese nelle stes-

    se prime parole pronunciate dal presidente del Consiglio pochi secondi dopo essere uscito dallo studio di Gior-gio Napolitano. Nella let-tura dellelenco dei ministri, Renzi ha commesso uno sva-rione che la dice lunga sulla sua mancata conoscenza della macchina statale. Ha infatti distinto i ministeri con por-tafoglio dai ministeri senza portafoglio.

    Orbene, esistono i mini-steri senza altra indicazione ed esistono i ministri senza portafoglio. Un ministero senza portafoglio contrad-dittorio, perch lindicazione senza portafoglio impedisce a quegli uffi ci di essere indivi-duati come ministero.

    Una sciocchezza lingui-

    stica? Pu darsi, per indica che il presidente del Consiglio, il quale intende rinnovare i

    vertici ministeriali, non ha contezza precisa di quali siano i ministeri e di quale sia il ruolo dei ministri (mi-

    nistri, non ministeri!) sen-za portafoglio. La partenza non stata felice.

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    Non prometto niente, ma prover a ridurle, dice il premier fiorentino delle tasse mentre il suo vice, Gra-ziano Delrio, spiega a Lucia Annunziata che in fon-do non ci sarebbe niente di male a tassare i Bot (mica tanto, solo un po, che sar mai). Quel non prometto niente, insieme al bel pensierino fiscale di Delrio, non promette niente di buono. Enrico Letta, prima di nominare un responsabile della spending review, incaricandolo di studiare il modo (con calma, senza fretta, pian piano) di ridurre la spesa corrente, si preso otto o nove mesi di tempo. Spero di sbagliare, ma il nuovo premier ha laria di non voler chiamare nessuno.

    Prover, senza impegno, a ridurre le tasse men-tre il suo braccio destro prover (che male c?) ad au-mentarle un po. Giorgio Napolitano, al giornalista che gli chiedeva se Renzi salver davvero lItalia dalla rovina, ha risposto che lui non mette la mano sul fuo-co per nessuno. Riassumendo: Renzi non promette di diminuire le tasse, Delrio dellidea di tassare i Bot e il presidente della repubblica, che di questo governo il principale sponsor, si fi da di Renzi e Delrio quanto se ne fi dano Pippo Civati e Beppe Grillo. (Ma potrebbe andare peggio. Potrebbe esserci una pioggia di meteori-ti il prossimo gioved. O potrebbe partire a tradimento un altro Festival di Sanremo, Fabio Fazio e tutto).

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    IL CORSIVO

    Tassiamo mica tanto, solo un po, macch sar mai!

    DI ANDREA GIACOBINO

    Si accentua la crisi nel sistema veneto delle banche di credito cooperativo. Sot-to pressioni della Banca dItalia, che ha in corso da dicembre una lunga

    ispezione, nel weekend si dimesso il pre-sidente del Credito Trevigiano Nicola Di Santo (in carica da ben il 2001), uno dei due vicepresidenti, Carlo Zacco e due consiglieri damministrazione (Daniele Graziotto e Paolo Vendramini) determinando cos la decadenza dellintero board.

    Gli 007 di Via Nazionale stano spul-

    ciando anche i conti del conterraneo Credi-veneto e pure in questo caso non escluso giungano a breve le dimissioni del presi-dente Alessandro Belluzzo, che guida listituto cooperativo con sede a Montagna-na (Padova) che ha chiuso il 2012 con una perdita superiore ai 9 milioni di euro dopo gli 11 milioni di disavanzo del precedente esercizio.

    Al Credito Trevigiano, invece,

    emerso un rosso di oltre 8 milioni nel

    primo semestre dellanno scorso (contri gli 1,4 milioni di utile nello stesso periodo del 2012) e che pare destinato a lievita-re a fi ne del rendiconto. Le perdite sono determinate da insuffi cienti accantona-menti su crediti ritenuti a rischio e che gli ispettori di Bankitalia ritengono di impu-tare a vere e proprie sofferenze. Il Credito Trevigiano, fondato nel 1901, sar da oggi guidato da Dario Bonora in qualit di amministratore anziano, in attesa di un rapido ricambio dellintero consiglio che Via Nazionale vuole ispirato a criteri di minore et anagrafi ca dei suoi componenti e competenza. Il Credito Trevigiano, con 6.000 soci, 30 fi liali, 200 dipendenti e 200 miliardi di masse amministrate la quarta cassa rurale del Veneto ma come gli altri istituti soffre di una vera e propria esplo-sione delle sofferenze che per le imprese trevigiane dal 2009 al 30 novembre scorso sono cresciute del 268%, passando da 597 milioni a oltre 2,1 miliardi. Il sistema in-dustriale veneto, quindi, batte e in testa e con esso, inevitabilmente, le banche come le Bcc pi radicate sul territorio.

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    CARTA CANTA

    Le Banche di Cc del Venetosono investite dalla crisi

    Stile di Riccardo Ruggeri

    Abbraccio affettuoso fra Francesco e Benedetto, becero fra Matteo e Enrico.

    La ricreazione ) nita

    Renzi non la usi pi, porta male. A un suo sponsor potente, in una notte, cost unazienda mondiale.

    Ucraina

    Tymoschenco libera, Letta in fuga. Ministeri

    Il popolo viola-arcobaleno tace da 5 giorni sullelimina- zione dei ministeri pari opportunit, integrazione, politiche comunitarie.

    Rilassatezza

    Passeremo dalla rilassatezza inoperosa di Letta alla rilassatezza tarantolata di Renzi?

    Renzi

    Pi che la carriera mi gioco la faccia. Sarei stato pi radicale.

    Poletti al Lavoro

    La falce al potere, il carrello nella polvere. Piazza della Loggia

    Il processo ricomincia da zero, i primi quarantanni se ne sono andati, cos.

    News 24

    Renzi ha staccato il cellulare per alcune ore. Linviato Rai: Renzi ha avuto tre giorni di oscurantismo.

    Canone Rai

    Speriamo che gli italiani paghino il canone, cos elimi- neranno quellorrendo spot: urlo alla Munch e vento artifi ciale. Puro terrore.

    BRIOCHE E CAPPUCCINO

    Matteo Renzi

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  • 114111098121100105098105054051

  • 10 Marted 25 Febbraio 2014 P R I M O P I A N O

    Nel senso che sar approvata alla Camera e poi dovr attendere la trasformazione del Senato

    La legge elettorale slitterIl Ncd infatti non se la sente di andare alle elezioni

    DI ANSELMO DEL DUCA

    Ogni giocatore di carte sa che il bluff pu reg-gere solo sino alla fi ne della partita. Pu por-

    tare alla vittoria, oppure no, in ogni caso viene svelato. An-

    che per Matteo Renzi il mo-mento della verit arrivato: entrendo nellaula del Senato per pronunciare il suo discorso programmatico da premier ha messo le carte sul tavolo. sono tante e tutte poco concrete.

    Renzi sa che ha gli occhi

    puntati addosso e che a que-sto momento non si sarebbe potuto sottrarre. Sa anche che tutti, alleati ed avversari, pre-tendono chiarezza, perch ci sono parecchi punti su cui deve dire una parola, che si spera defi nitiva. C il programma

    economico per fare ripartire leconomia italiana, in primo luogo. questo un tema su cui il neo premier si , per il momento, limitato a fare una rapiuda elencazione dei tanti problemi aperti, mentre avreb-be dovuto andare al di l dei

    semplici titoli, indicando delle linee dazione, che inevitabil-mente scontenteranno qual-cuno.

    Sul piano pi squisita-

    mente politico, per, Renzi non potr evitare di sfuggire al tema delle riforme, sul qua-le grava una nebbia sospetta. Delle due luna: o esiste un pat-to, scritto o a voce, con il Nuovo Centrodestra per legare rifor-ma del Senato e della legge elettorale, in modo da ritarda-

    re la seconda, oppure la scrit-tura dellItalicum continuer come previsto dal patto del Nazareno. Renzi, insomma, dovr presto dire se la bugia stata detta ad Alfano e Lupi, oppure a Berlusconi.

    Di sicuro il discorso program-matico stato il primo banco di prova di unaffi dabilit su cui in parecchi cominciano a nutrire qualche dubbio. Ma sulla legge elettorale proba-bile che, al di l delle parole di circostanza, la verit stia nel mezzo.

    probabile cio che a Ber-lusconi sia stato promesso un iter spedito per lItalicum che ci sar alla Camera, ma che probabilmente rallenter al Senato, in attesa della riforma del medesimo.

    Non potrebbe essere al-

    trimenti, dal momento che il sistema escogitato da Renzi con la collaborazione di De-nis Verdini ha la certezza di funzionare solamente in un sistema sostanzialmente uni-camerale (dove cio una sola camera politica d la fi ducia al governo).

    Con sette classi (dai 18 ai 25 anni) di scarto fra Camera e Senato, la possibilit di avere due maggioranze differenti nei due rami del parlamento piuttosto elevata.

    Ad Alfano e Lupi stata fatta la promessa speculare, quella di agganciare le due ri-forme, con leffetto di ritarda-re lentrata in vigore della nuova legge elettorale ed allontanare lo spettro di un voto che oggi Nuovo Centro-destra non sarebbe in grado di sopportare perch priva di unorganizzazione e di un radicamento.

    Ilsussidiario.net

    Angelino Alfano

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  • 11Marted 25 Febbraio 2014Marted 25 FebbraiP R I M O P I A N O

    Il premier fa ci che il Pd non riusc mai a fare: aderisce al gruppo socialista europeo

    Per Renzi la polizza socialistaCos ribadisce la sua risoluta collocazione a sinistra

    DI MARCO BERTONCINI

    Sabato prossimo i so-cialisti europei lan-ceranno da Roma il loro manifesto per le

    elezioni di maggio, collegato alla candidatura di Martin Schulz (presidente uscente dellEuroparlamento) a pre-siedere la Commissione eu-ropea. In tale occasione en-trer formalmente nel Pse il Pd, finora rimasto estraneo al partito, anche se i propri eurodeputati aderiscono al gruppo socialista, denomina-to Alleanza progressista dei socialisti e democratici.

    Lingresso compiuto dei democratici nel socialismo europeo andato avanti per passi, dopo che al momento della fondazione del Pd una buona fetta di antichi demo-cristiani e popolari (e anche alcuni laici) confl uiti nella nuova formazione, aveva-no respinto ogni ipotesi di diventare in qualche misu-ra socialisti. Il socialismo, insomma, pur se a livello continentale, non sarebbe

    dovuto entrare fra i valori a fondamento del Pd. Adesso a contrastare loperazione sembrano essere rimasti pochi pochi. soprattutto Giuseppe Fioroni a farsi di quando in quando sentire, portavoce di unopposizione che trova voce essenzialmen-te su Europa, uno dei due quotidiani del Pd. Laltro organo di stampa, lUnit, inutile rimarcarlo, la pensa in maniera opposta, tanto da intitolare un articolo: Pd nel Pse fi nisce la lunga anomalia.

    Quel che potrebbe ap-parire curioso il via libe-ra dato da Matteo Renzi, il quale nella propria attivit politica, fi n dalla prima gio-vinezza, non ha mai incro-ciato il socialismo. Di fatto, Renzi conferma la propria collocazione nella sinistra, da lui pi volte resa espli-cita. importante per la sua opera, sia di politico sia di presidente del Consiglio, collocarsi nel grande fi lone socialista, cos da attutire limmagine di moderato,

    centrista, ostile alla sini-stra, che soprattutto i suoi avversari interni gli hanno sempre attribuito.

    Per cogliere tale scopo politico Renzi , allevi-denza, disposto a rinunciare a propri personali sentimen-ti e altres alle posizioni di molti fra i propri pi diretti sostenitori. Che in questo modo la discendenza del Pd dallantico Pci, attraverso Pds e Ds, appaia ben pi evidente, mettendo fra pa-rentesi, se non cassando, la presenza di una diversa tradizione, legata allantica Dc di sinistra, a Renzi ap-pare secondario, rispetto a unesigenza dimmagine pro-pria. Gi laccordo con Ncd e centristi di vario colore giudicato negativamente da ampi settori del Pd: il collo-carsi senza indugi e tituban-ze nella sinistra europea, incarnata dal socialismo (pi in l sta lultrasinistra comunista e similare), costi-tuisce un eccellente alibi per il presidente del Consiglio.

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    Ammazziamo il Gattopardo, il libro che mette il Quirinale al centro dun vasto complotto antiberlusconiano, vende pi copie di Doctor Sleep, il seguito di Shining. Pescano entrambi

    nello stesso target di lettori: i fan dellhorror. Ma pi di tanto, con la crisi che c, un lettore non pu spen-dere e cos, dovendo proprio scegliere, la gran parte di loro ha scelto Alan Friedman, lo Stephen King del Financial Times.

    Del resto Ammazziamo il Gattopardo un romanzo assai pi macabro di Doctor Sleep. Stephen King mette in scena le solite oscure potenze sovrannaturali: ba-bau, orchi mangiabambini e vampiri dello shining, la luccicanza. Friedman fa molto di pi: le sue oscure presenze del postcomunismo in agguato sono di gran lunga pi spaventose. Giorgio Napolitano calvo come Nosferatu nel film muto, soltanto le orecchie non sono a punta, regolari anche i canini attira nella sua grotta tetra e sinistra i politici ingenui e li riduce a suoi schiavi psichici. Per di pi una storia vera. King con i suoi mostri immaginari che viaggiano in camper, non regge il confronto con la mostruosa congiura quirina-lizia, n con Beppe Grillo, il Fantasma delloperetta che viaggia in camper nel mondo reale.

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    IL CORSIVO

    lo Stephen Kingdel Financial Times

    DI TINO OLDANI

    La recente ricapitalizzazione della Banca dItalia potreb-be tornare in alto mare. A opporsi, questa volta, non

    il movimento di Grillo, che alla Ca-mera ha fatto di tutto e di pi per impedire (senza riuscirci) lappro-vazione del decreto legge sullImu, che, tra le righe, contemplava anche laumento di capitale della Banca dItalia da 300 milioni di vecchie lire a 7,5 miliardi di euro. Il disco rosso potrebbe venire invece da un ricorso al Tar del Lazio, presentato dal Codacons, che chiede lannulla-mento della delibera dellassemblea straordinaria della Banca dItalia che ha deciso la ricapitalizzazio-ne e di tutti gli atti che lhanno preceduta, in quanto contrari o in violazione delle norme europee in materia. Non solo. Il Codacons sol-lecita il Tar a trasmettere gli atti dellintera vicenda alla Corte Costi-tuzionale perch valuti leventuale violazione degli articoli 47 e 97 della Costituzione.

    A differenza dei grillini, che per bloccare loperazione Banca dItalia (Bdi) accusarono il governo Letta di avere confezionato uno scandaloso regalo alle banche, il Codacons ha incardinato il ricorso su un aspetto formale, sfuggito fi -nora ai pi, una banale questione di date, che per potrebbe rivelarsi un macigno insuperabile di fronte al Tar, di solito attentissimo proprio agli aspetti formali. Stando alle

    date, infatti, sia lassemblea stra-ordinaria della Banca dItalia, sia il governo Letta hanno deliberato laumento di capitale della Banca dItalia prima di ricevere il bene-stare della Banca centrale europea, parere che dovevano chiedere obbli-gatoriamente.

    E proprio a seguito di questo obbligo il 22 novembre 2013 il mi-nistro dellEconomia, Fabrizio Sac-comanni, aveva inviato alla Bce di Mario Draghi una formale richiesta di parere in merito al decreto legge che il governo stava preparando per aumentare il capitale della Banca dItalia. La risposta della Bce, in li-nea con leffi cienza che la distingue, giunta poco pi di un mese dopo, il 27 dicembre 2013. Ma, ancora pri-ma che arrivasse e ne fossero resi noti i contenuti, la Banca dItalia e il governo avevano gi deliberato. Infatti in data 30 novembre 2013 il governo aveva approvato e manda-to allesame delle Camere il decreto legge che autorizzava la ricapitaliz-zazione della BdI, mentre il 23 di-cembre (cio quattro giorni prima del parere della Bce) lassemblea straordinaria dei soci della Banca dItalia aveva deliberato la modifi ca dello statuto e laumento del capi-tale sociale. Cos facendo, sostiene il Codacons nel ricorso, lassemblea della Bdi avrebbe violato le disposi-zioni comunitarie in tema di proce-dure di consultazione della Bce, e di rifl esso le disposizioni comunitarie a tutela della stabilit e del buon funzionamento delleurosistema.

    A sostegno di questa accusa, il ricorso cita proprio un passaggio del parere inviato dalla Bce, in cui si richiama la norma che obbliga gli Stati membri Ue a sospendere il processo di approvazione di un decreto legge nellattesa della ri-cezione del parere della Bce. Un parere tuttaltro che tenero, a leg-gere quanto riferisce Codacons. La valutazione di 7,5 miliardi del nuovo capitale sociale della Banca dItalia compiuta dalla banche socie sareb-be infatti il risultato di valutazioni piuttosto generose di alcuni parame-tri, non condivise dalla Bce. Nel suo parere, infatti, essa rileva che una valutazione cos a lungo termine in merito ai futuri dividendi nellarco di un periodo superiore a 20 anni implica lutilizzo di dati congiuntu-rali in ordine alla quantifi cazione di parametri chiave. Tuttavia sarebbe-ro auspicabili ulteriori dettagli sui presupposti quantitativi alla base della valutazione. Rilievo di cui ovviamente nessuno, n il governo Letta-Saccomanni, n lassemblea delle banche azioniste della BdI, ha tenuto conto per una ovvia ragione di date.

    Anche se il ricorso Codacons non ne parla, utile ricordare che insieme alla ricapitalizzazione, il decreto ha deciso su altri punti. Ogni banca azionista potr avere non pi del 3 per cento del capitale della BdI; poich Unicredit e Intesa fi nora possedevano insieme il 52,4 per cento, dovranno vendere le quo-te in eccesso, che saranno acquistate

    dalla stessa Banca dItalia con un esborso di 3,5 miliardi di euro a vantaggio del patrimonio delle due banche. Quanto ai dividendi, soli-tamente pari allo 0,5 per cento dei rendimenti e degli investimenti (70 milioni lanno), potranno salire fi no al 6 per cento (450 milioni lanno).

    Tutto ci ha indotto il Codacons a sottoporre al Tar lipotesi di una du-plice violazione delle normative Ue. La prima formale: per non avere rispettato la procedura di consul-tazione con la Bce, ponendo cos a rischio di infrazione sia la Banca dItalia che lo Stato italiano. La se-conda sostanziale: per avere leso i principi comunitari in materia di li-bera concorrenza e di divieto di aiuti di Stato. Con chiaro riferimento al trattamento di favore che lopera-zione avrebbe riservato a Unicredit e Intesa, il tutto alla vigilia degli stress test europei sulle banche.

    Da ultimo, il Codacons solleva una questione di incostituzionali-t, poich a sua avviso, dopo questo decreto, in BdI vi una anomala e inammissibile coincidenza tra vigilante e vigilato. Il motivo? I 13 membri del Consiglio Superiore della BdI sono nominati dallassem-blea dei soci, cio dalle banche. E il Consiglio Superiore nomina Go-vernatore e Direttorio, organi che esercitano i poteri di vigilanza sul-le banche che la legge pone in capo alla BdI. Un vero e proprio confl itto di interessi, su cui viene richiesto il giudizio della Consulta.

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    GOVERNO E BANKITALIA APPROVARONO IL PROVVEDIMENTO PRIMA DELLA RISPOSTA OBBLIGATORIA DELLA BCE

    Il Tar chiamato a decidere se annullare laumento di capitale della BdI e un gioco di date non rispettate potrebbe contare pi del no dei grillini

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  • 12 Marted 25 Febbraio 2014 P R I MO P I A NO

    Il leader greco Tsipras dice: Renzi risponde alla crisi con le stesse ricette della Merkel

    Nichi Vendola con idee alla grecaTaglio del 60% del debito pubblico dei paesi pi deboli

    DI GIORGIO PONZIANO

    Matteo Renzi nel suo discorso al Senato ha vestito (anche) i panni delleuropei-

    sta riformista ma dovr veder-sela con Alexis Tsipras, che sta guadagnano consensi anche in Italia e che non gliele manda a dire: Il mio coetaneo (Mat-teo Renzi) risponde alla crisi con le stesse ricette di Angela Merkel, quelle dell austerit, che ci hanno fatto impazzire in questi anni, mentre Beppe Grillo fi schietta facendo il me-nefreghista ma sa solo dire no e non propone alternative. Ma per cambiare la vita quotidia-na non devi dire no, devi anche avere delle proposte.

    Il fatto che non si trat-ta solo, per Renzi & Co, di un problema-Tsipras. Attorno al 39enne leader di Syriza e alla sinistra greca che punta a guidare quel-la europea, si formato un manipolo di intellettuali italiani che potrebbero es-sere una spina nel fi anco del neo-presidente del consiglio poich, alla prima e prossima prova elettorale a cui egli si sottoporr, essi compatte-ranno una lista con lo slogan di ripensare e rinnovare lEuropa, meno fi nanziaria e restrittiva, invece pi partecipata e sociale. Il bacino di voti a cui cercheran-no di attingere in primo luogo quello pidiessino e dei 5stelle,

    contestando leuropeismo fi nora piuttosto acritico del Pd e leu-roscetticismo di Grillo.

    Il parterre de roi compo-sto da Barbara Spinelli (fi glia di uno dei padri dellEuropa, Al-tiero Spinelli), Paolo Flores dArcais, Guido Viale, Andrea Camilleri, Lu-ciano Galli-no, Gustavo Zagrebelsky, Marco Revelli, Stefano Rodo-t, Paolo Fer-rero, Antonio Ingroia, Carlo Freccero, Franco Turigliatto, Ivano Marescot-ti, Michele Serra, Adriano Prosperi, Giorgio Parisi, Fu-rio Colombo, Moni Ovadia,

    E r m a n n o Rea, Lucia-no Canfora, M a s s i m o C a r l o t t o , Roberta De M o n t i c e l -li , Gianni Rinaldini , Nadia Urbi-nati.

    M e n t r e lo sforzo organizzativo della campagna elettorale sar so-prattutto sulle spalle di Sel, di Rifondazione comunista e della sinistra radicale, coi loro circoli e la loro capacit dinformazione: la rivista Micromega la voce uffi ciale ma nelle tribune elet-torali Nichi Vendola diventer una sorta di profeta di Tsipras, il quale sta gi lanciando propo-

    ste shocking : riduzione del 60% del debito pubblico dei Paesi in diffi colt del Sud dEuropa, cio Italia, Grecia, Spagna e Porto-gallo, attraverso una conferenza

    europea, sul modello di quella londinese che nel 1953 cancel-l parzialmente il debito della Germa-nia e accett di dila-zionare i rimborsi.

    Si chiamer Si-nistra europea la lista che Tsipras e i suoi sostenitori spe-rano di riuscire a presentare in Italia: debbono raccogliere 150 mila firme. E anche un po di soldi,

    perch rifi utano il fi nanziamen-to pubblico. in corso la mobi-litazione, stanno arrivando le adesioni dalla periferia.

    Per esempio quella di Ioan-nis Davilis, presidente della Comunit ellenica del grande Salento e coordinatore della Rete delle comunit elleniche in Puglia (S, mi candider in quella lista), in Abruzzo Maurizio Acerbo, consigliere regionale e membro della se-greteria nazionale di Rifonda-zione comunista a metterci su il cappello. Egli s dato da fare perch il suo partito aderisse ufficialmente alla lista e cos stato, con una lettera inviata agli iscritti: La lista per Tsipras promossa dai professori, con tutti i suoi limiti pu essere un valido strumento attraverso cui raggiungere e superare il 4% e questo pu essere il passaggio propedeutico per avviare il pro-cesso di costruzione di una Syri-

    za in Italia un traguardo importante, sulle posizioni della sinistra europea ed in alternati-va chiara alle politiche dei socia-listi, europei ed italiani anche se la nostra richiesta di costruire un percorso democratico nella defi nizione dei simboli e della composizione della lista stata completamente disattesa dai promotori.

    Dice un di-rigente lazia-le di Sel, Mar-co Urbini: Il partito socia-lista europeo, il Pd in Italia sono i primi responsabili di questa crisi favorendo le larghe intese che sono il vero problema di un Europa sempre pi lontana dai cittadini e dai diritti di ognuno. Noi siamo convinti che le pros-sime elezioni europee siano una grande opportunit per cambia-re gli attuali modelli. A Bolo-gna liniziativa stata presa dal circolo del Manifesto e il suo coordinatore Sergio Caserta sta raccogliendo le fi rme, a Pia-cenza i simpatizzanti hanno individuato due candidati e si sono riuniti in un locale ubicato in una via con un nome che tutto un programma, Giorda-no Bruno, mentre a Genova un quasi omonimo, Antonio Bruno, capogruppo della Fede-razione della sinistra, assicura: Vogliamo unEuropa diversa, non pi comandata dai poteri fi nanziari ma pi democratica e rispettosa dei diritti di tutti, unEuropa dei popoli, noi lavo-

    reremo per questo.Tutti insieme appassiona-

    tamente, sul carro del leader greco. Carente in patria, la si-nistra (circondata dagli intel-lettuali) chiede aiuto allestero e spera che lultimo sondaggio che assegna alla lista il 7,2% sia veritiero. Tsipras ha assicurato che sar spesso in Italia duran-

    te la campa-gna elettorale per illustrare il suo pensie-ro: Leuro-zona una catena con 18 anelli. Se uno si rompe, la catena si spezza. Usci-re dalleuro come abban-

    donare un edificio in fiamme senza spegnere lincendio. Noi vogliamo salvare l edifi cio e noi stessi, lasciando le politiche di austerit che hanno distrutto lEuropa. Ancora: tutto ci che stato fatto in Europa dal 2008 a oggi sbagliato e verr insegnato alla facolt di Eco-nomia, ma come esempio da evitare. La crisi figlia delle asimmetrie dellunione mone-taria. E lestablishment politico europeo sorretto da popolari e socialisti con lausterit ha peg-giorato la situazione. Per cosa poi? Per salvare le banche che avevano titoli di Stato dei Paesi altamente indebitati.

    Ma lui, Tsipras, come si definisce? Un euroscettico costruttivo. Matteo Renzi avvisato e lalleanza con Niki Vendola sempre pi lontana.

    Twitter: @gponziano

    DI DIEGO GABUTTI

    Non ci sar niente di nuovo n di straordinario nel fatto che un presidente del consiglio in pectore spari una revolve-

    rata alla schiena del presidente del consiglio in carica per prenderne il posto. quel che sempre accadu-to da noi fin dai primi giorni della repubblica, quando la costituzio-ne pi bella del mondo (pi cara ai comici che aglitaliani stanchi di barzellette) era anche la costituzio-ne pi giovane del mondo. quel che di nuovo accaduto negli ultimi giorni e che, senza dubbio, accadr, verosimilmente, anche in futuro: un presidente del consiglio esce di sce-na in malo mondo mentre un altro entra in scena con un sorriso gelido e accennando un passo di danza. Ma non era mai successo che i due presidenti del consiglio, nel passarsi le consegne davanti alle telecamere, sotto i riflettori, non si scambiassero nemmeno una parola ed evitassero

    di guardarsi in faccia.

    Ai tempi della vecchia Demo-crazia cristiana (e del vecchio Psi, per chi ancora lo ricorda) non cera fratello che non fosse coltello. Niente prigionieri, nessuna piet. Tutti dovevano guardarsi da tutti. Si passava da un governo allaltro mentre, nellaria, volavano le pallot-tole (e mica solo metaforiche). Anche dopo i primi anni Novanta, quando i ragionieri togati di Tangentopo-li archiviarono defi nitivamente la pratica della prima repubblica, le guerre interpartitiche continuarono a mietere qualche vittima (be, una sola, sempre la stessa: Romano Prodi, che ogni volta era affondato dalla sua stessa maggioranza, come oggi toccato a Letta). Ma Massi-mo DAlema e Romano Prodi, come anche Prodi e Fausto Bertinotti, oppure Prodi e Clemente Mastella, che certo non samavano alla follia, erano ancora della vecchia scuola, e sapevano che i panni sporchi si la-

    vano in famiglia. Pur detestandosi, si scambia-

    vano sorrisi, grandi manate sulle spalle e baci schioccanti sulle guan-ce, almeno di fronte alle telecame-re, vale a dire di fronte agli elettori. Nella preistoria della comunicazio-ne, quando i tweet erano ancora sotto un cavolo e i talk show ancora non occupavano le serate televisive come un esercito nemico, le dichiarazioni pubbliche e le prese di posizione dei politici erano forse meno spassose e pittoresche ma di gran lunga pi meditate dadesso, quando un dito indice ci mette poco, se gliene viene lestro, a pestare unoffesa pesante o una cattiveria irrimediabile sulla ta-stiera delliPhone. Non si rispettano pi le forme (le forme chi? e persino forme, state serene!) Matteo Ren-zi, un attimo dopo essersi insediato alla testa del partito democratico, s preso anche Palazzo Chigi, mentre al Quirinale, almeno per il momento, resta Giorgio Napolitano, ma luo-

    mo vecchio, Renzi giovane...

    cominciata, dicono, una nuo-va stagione per la sinistra italia-na: via i vecchi, largo ai giovani. Sono cominciate le pulizie di Pasqua e per le fi ssazioni e le ubbie della sinistra radical non c pi spazio. Pu darsi che sia cos. Invidio gli ottimisti, Ma anche i pessimisti, tra i quali man-novero senza impegno, hanno le loro ragioni quando temono che il futuro prossimo del partito democratico e della sinistra italiana si possa legge-re nelle foglioline di the del fi lmato che da un paio di giorni spopola su youtube: Letta e Renzi luno di fi an-co allaltro, la campanella che passa di mano, i due che si stringono la mano senza parlarsi n guardarsi e poi via, ciascuno per la sua strada, Letta furibondo, Renzi imbarazzato. Se questo, come si dice e si legge, (o almeno aspira a essere) il governo del cambiamento, forse era meglio lasciare le cose come stavano.

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  • 13Marted 25 Febbraio 2014Marted 25 FebbraiP R I MO P I A NO

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