italia oggi - 02.07.2014

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Italia Oggi

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  • QUOTIDIANO ECONOMICO, GIURIDICO E POLITICO

    www.italiaoggi.it

    SU STATI EX URSSPutin deve essere tenuto a badaAlbricci a pag. 15

    IL PRESIDENTE IORUn altro tedesco a rischio in VaticanoDAnna pag. 14

    SOLO APPARENZAIl semestre italiano non vale niente Giardina a pag. 16

    IN EDICOLA

    CON

    con guida IMU, TASI e TARSU a 6,00 in pi

    Nuova serie - Anno 23 - Numero 155 - Spedizione in A.P. art. 1 c.1 L. 46/04, DCB Milano

    Mercoled 2 Luglio 2014 Uk 1,40 - Ch fr. 3,40 Francia 2,50

    90 secondiLa rubrica di Pierluigi Magnaschi in onda su Class tv, canale 27, ore 18

    Agricoltura - Nasce la Bica-merale anti-pirateria

    Pascucci a pag. 18

    Giustizia - Scambio dati tra intermediari per contrastare i furti didentit

    Ciccia a pag. 29

    su www.italiaoggi.it

    Documenti/1 - Furti diden-tit, il testo del decreto

    Documenti/2 - E n t i n o n commerciali, le istruzioni per la dichia-razione Imu-

    Tasi

    MAESTRI DI PREFERENZE

    Il Centro di Tabacci perde

    i due fratelli Pisicchio

    Ci volevano le armi chimiche, 560 tonnellate in 60 container, perch si scoprisse che il porto di Gioia Tauro controllato dalla ndrangheta. Qui oggi saranno trasbordate le armi chimiche dal cargo danese Ark Futura alla nave americana Cap Ray. Il trasferimento avverr in mare. Secondo Wiki-Leaks Gioia Tauro stato inse-rito nella black list e sono par-tite le operazioni Container Security Initiative e Megaport: agenti Usa controllano i contai-ner diretti negli States per verificare che non vi siano armi, esplosivi o sostanze chi-miche pericolose.

    Ora il porto di Gioia Tauro in mano alla ndrangheta: questi i documenti segreti Usa

    IL Giornale deiprofessionisti

    * * * Microcredito senza garanziePrestiti fino a 10 mila euro per i privati e fino a 25 mila euro per le imprese con meno di cinque dipendenti. A condizioni migliori rispetto a quelle del mercato

    Microcredito fino a 10 mila euro ai soggetti appartenenti alle fasce debo-li, senza garanzie e a condizioni migliori di quelle di mercato. E per le start-up i finanziamenti agevolati salgono fino a 25 mila euro, ma solo nei primi cinque anni dallattribuzio-ne della partita Iva. La clientela tar-get del microcredito dovr avere meno di 5 dipendenti (10 per le imprese organizzate in forma societaria) ed essere un soggetto non fallibile. Lo prevede la bozza di decreto attuativo sul microcredito del mineconomia.

    Bucchi a pag. 11

    Stroppa a pag. 27

    Ponziano a pag. 8

    Do- clpr

    Ta

    Du jamais vu en France. Non si era mai visto in Francia che un ex presidente della Repubblica venisse trattenuto in custodia cautelare dalla polizia. Ora successo nei confronti di Nicolas Sar-kozy, il marito della cantante Carla Bruni. Sarkozy somigliava cos tanto a Silvio Berlusconi (compresi i tac-chetti ) da odiare lex premier italiano per paura di specchiarcisi dentro. La stampa francese (al contrario di quella italiana) tratta i politici con i guanti. Le Monde, una settimana dopo che si sapeva tutto sulla nuova amante di Hollande, diceva ancora che fra i due si supponeva esistesse una relazione. Il fatto che in Francia i politici e gli alti funzionari rubano quanto (e forse di pi) che in Italia. Ma in Francia le connivenze trasversali nascondono il malaffare. Che sta girando intorno anche a Chirac ma si guarda bene dellinvestirlo. In compenso, i francesi si specializzano, alimentati dei nostri media sopra il rigo, nel farci la predi-ca: hanno trovato chi peggio di loro. Anche se non vero.

    DIRITTO & ROVESCIO

    Ernst von Freyberg

    1,20

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  • 2 Mercoled 2 Luglio 2014 I C O M M E N T I

    La scorsa set-timana ero al Radisson di Stoccolma, banco accetta-

    zione. La signorina, visto che ero di Milano, mi dice: Ah, che bello fare shopping nella vostra citt!. La mo-glie dellimprenditore che mi ha voluto a cena, mi ha detto che venuta pi volte a Milano per fare shopping. La liceale americana di Boston, amica dei miei figli, alla mia proposta di portar-la a vedere il Duomo o lUltima Cena mi disse: I want to see Armani.

    Questo plus di Milano, nellim-maginario collettivo internazio-nale, si creato spontaneamente. Per ottenere lo stesso risultato (ammesso di poterlo ottenere) attraverso campagne promozionali, si sa-rebbero dovuti stan-ziare molti milioni di euro. La fama di Mila-no come punto di eccellenza mondiale per fare shopping di lusso dovrebbe quindi essere incentivata (o, quanto meno, non ostacolata) dagli enti pub-blici, nella convinzione che questi ac-quirenti creano posti di lavoro di ogni tipo, stimolano la creativit, migliora-no la bilancia dei pagamenti, rendono pi attraente la citt.

    Lassessore vendoliano al dema-nio del Comune di Milano, Daniela Benelli, ha deciso, in un delirio su-peromistico di tipo programmatorio,

    di non consentire ad altre griffe, oltre a quelle che si sono gi

    insediate, di affi ttare altri negozi nel-la Galleria Vittorio Emanuele perch, secondo lei, questo settore gi mol-to ben rappresentato allinterno della Galleria. Un assessore non dovrebbe far imparare agli imprenditori a fare il loro mestiere e soprattutto non do-vrebbe complicare la vita a coloro che creano ricchezza per tutti. Una deci-sione pauperistico-programmatoria di questo genere, a Parigi, dove pure c da tempo un sindaco di sinistra, farebbe, non ridere, ma rabbrividire. Parigi spalanca le porte agli investi-

    menti nel settore del lusso, semplifi cando le ristrutturazioni, agevolando il traffi -co. A Milano invece siamo ancora al libro Cuore nel capitolo della maestrina della

    penna rossa. Che, in mano a Daniela Benelli, non stonerebbe proprio.

    Oltretutto, in periodo di ristret-tezze economiche, il comune di Mi-lano dovrebbe cercare di far rendere al meglio il suo patrimonio immobiliare sito nella Galleria: le griffe infatti sono disposte a pagare enormemente di pi che non una paninoteca o una pizzeria. E, oltretutto, non diffondono odore di fritto nel salotto ambrosiano buono.

    Riproduzione riservata

    Vuole strozzareuna gallina

    dalle uova doro

    DI PIERLUIGI MAGNASCHI

    LANALISI

    Lassessora Sel milanesece lha con gli stilisti

    DI SERGIO SOAVE

    Le prime mosse euro-pee di Matteo Renzi hanno provocato una reazione critica, e in

    qualche caso ostile, proprio sugli organi della grande stampa che finora lo aveva so-stenuto o addirittura osanna-to. Nel merito difficile dire se la trattativa condotta dal premier italiano con Angela Merkel abbia prodotto qual-che risultato pi consistente delle frasi sempre interpreta-bili contenute nei documenti ufficiali. Non erano incontri in streaming, come quelli che si fanno in Italia quando non si vuole concludere nulla, il che significa che potrebbero aver esaminato seriamen-te le divergenze e trovato o meno un punto di equilibrio non solo fraseologico. Questo si vedr quando si passer dalle enunciazioni alle scel-te. I commentatori autorevo-lissimi di Repubblica e del Corriere della Sera lo sanno benissimo, il che fa sospettare che nel loro mutato atteggia-mento si possa rintracciare qualche altra fonte di delu-

    sione. In sostanza si rimpro-vera a Renzi di affrontare il semestre europeo da solo, cio senza lapporto di perso-nalit politiche che gi hanno avuto esperienze di tipo con-tinentale o di rapporti inter-nazionali, come per esempio,

    ma non a caso, ex presiden-ti del consiglio come Enrico Letta o di Massimo DAlema. In sostanza si ritiene che per ottenere qualcosa di nuovo in Europa Renzi dovrebbe colle-garsi meglio a una tradizione e a una sorta di continuit, che contraddice per il suo spirito e il suo interesse rin-novatore. La cosiddetta rot-tamazione, infatti, non solo uno slogan un po sgraziato e populista, ma unesigenza vi-tale per una leadership che se non si afferma rapidamente con le proprie forze rischia di essere rapidamente imbozzo-lata in un sistema politico a

    traino nostalgico, che dispone tuttora della maggioranza dei gruppi parlamentari e di una presenza determinante nelle organizzazioni territoriali del partito democratico. Molti puntavano alloccasione eu-ropea come quella adatta per chiudere con la rottamazio-ne e imporre a Renzi qual-che forma di controllo, ma landamento trionfale delle elezioni ha consentito al se-gretario di far saltare que-sta manovra, confermando il suo legame con il consenso

    popolare, gi verificato nelle primarie di partito. Si tratta per di un consenso perso-nale, che il recupero improv-viso dei rottamati potrebbe incrinare, anche se forse pia-cerebbe alla grande stampa dellestablishment, che infat-ti ha espresso chiaramente la sua insoddisfazione. Queste sono le ragioni di Renzi, ri-spettabili, ma sue. Se poi funzioner la sua azione so-litaria in un contesto europeo dove, a differenza dellItalia, ha competitori e interlocuto-ri forti almeno quanto lui, tutto da vedere.

    Riproduzione riservata

    IL PUNTO

    Un uomo solo al comando: Matteo Renzi (il rottamatore)

    DI MARCO BERTONCINI

    Matteo Renzi ha sempre bramato bruciare i tempi. La sua ritrosia per la len-tezza, burocratica o parla-mentare o politica, since-ra. Peccato che lesperienza lo disilluda.

    In questi mesi ha ama-ramente verifi cato di come non gli convenga annuncia-re iniziative, leggi, riforme collegate a tempi certi, spe-cie se ravvicinati. Litalicum da mesi fermo a palazzo Madama: tolto qualche speranzoso che sostiene la necessit di farlo approvare a tambur battente insieme con la riforma del senato, gli altri parlano di settem-bre, anzi, di autunno. La ri-forma del lavoro si persa per strada. Il nuovo senato (con annesso nuovo titolo V) procede come un treno, si detto: gi, ma lambizione dichiarata era di superare prima delle europee laula (salvo poi accontentarsi del voto in commissione, ancora non visto, e siamo a luglio).

    arrivata la promessa ri-

    forma della giustizia. Renzi ha sperimentato come va il mondo: in poche ore la Re-pubblica ha lanciato lav-vertimento, subito il sin-dacato dei magistrati si fatto avanti, sono pervenuti gli avvisi di allarme al na-vigatore. E il navigatore ha subito avvertito il pericolo. Ecco, quindi, che la grande riforma si limita a poche ri-ghe di generico progetto. C chi asserisce che si tratti di una furbizia, e che R. stia preparando corposi disegni di legge e decreti legge che potrebbero non essere gra-diti alla corporazione dei magistrati. Sar.

    Ancora una volta siamo allo sfilacciamento tem-porale. Lungi dal rispet-tare i mesi promessi con regolari e compiute ap-provazioni parlamentari, ormai i progetti renziani si assottigliano. Quando si concretano, richiedono comunque settimane di ristesura, come si visto con la riforma burocratica, fi nendo col restare parziali e inappaganti.

    Riproduzione riservata

    LA NOTA POLITICA

    Governo accerchiato dalle sabbie mobili

    Molti puntavano a riciclarsi

    nelle sedi europee

    Last week I was at the Ra-disson in Stockholm at the reception desk. As I came from Milan, the young

    lady told me: Ah, how nice is to go shopping in your city!. The wife of the businessman who in-vited me to dinner told me that she went to Milan several times to go shopping. The American high school student in Boston, a friend of my sons, answered to my propo-sal to take her to see the Duomo or the Last Supper: I want to see Armani.

    This plus of Milan arose spon-taneously in the international collective uncon-scious. Achieving the same result (as-suming that you can achieve it) through promotional cam-paigns would have needed the alloca-tion of several million euros. The reputation of Milan as a luxury shopping hub, should therefore be encouraged (or at least not hin-dered) by public bodies, as these customers create jobs of all kinds, stimulate creativity, improve the balance of payments, make the city more attractive.

    SEL council member for Mi-lan land administration, Danie-la Benelli, decided, in a program-matic super-human frenzy, not to

    allow other brands, in addition to those that already present, to rent other shops in the Galleria Vittorio Emanuele because accor-ding to her, this sector is already well represented in the gallery. A council member shouldnt teach entrepreneurs how to do their job and shouldnt above all complicate the lives of those who create wealth for everyone. Such a pauperistic-programmatic decision in Paris, where there has been a left-wing mayor for some time, wouldnt be even laughable, but rather make shudder. Paris opens its door to investments in the luxury sector,

    streamlining the refurbishment, fa-cilitating the traf-fi c. In Milan we are still at De Amicis book Heart in the chapter of the schoolteacher with

    a red pen, which perfectly fi ts Da-niela Benellis hands.

    Furthermore, in times of economic hardship, the munici-pality of Milan should try to make the most of its estate located in the Gallery: brands are indeed willing to pay far more than a sandwich shop or a pizzeria. Moreover, they dont spread smell of fried food in Milans upper-class gathering.

    Riproduzione riservata

    Traduzione di Silvia De Prisco

    IMPROVE YOUR AMERICAN ENGLISH

    SEL council member in Milan has it with stylists

    She wants to throttle a

    golden goose

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  • 4 Mercoled 2 Luglio 2014 P R I M O P I A N O

    Riforme, resta lautorizzazione a procedere anche per i senatori. Contrari solo M5S e Sel

    Renzi dice s, immunit per tuttiSchulz neopresidente Ue. Sarkozy in stato di fermo in FranciaDI ALESSANDRA RICCIARDI

    Torna limmunit per i senatori. Cancellata dal governo nel testo di riforma del senato,

    stata ripristinata, nella stessa formula ad oggi vigente dellar-ticolo 68 della Costituzione, con lemendamento dei relatori al disegno di legge di riforma in prima commissione di palazzo Madama, la democratica Anna Finocchiaro e il leghista Roberto Calderoli. Emendamento che ha incassato il parere favorevole dello stes-so governo, nella fat-tispecie del ministro delle riforme, Maria Elena Boschi, e i s di unampia maggio-ranza: contrari M5S e Sel, hanno votato a favore Pd, Ncd, Fi e Lega. Il ricorso alla Corte costituzionale sulle richieste di au-torizzazione a pro-cedere, mediazione offerta sempre dai relatori al governo, parso alla fine tecni-camente poco perse-guibile e soprattutto politicamente poco opportuno. Meglio lasciare tutto com, il senato, cos come la camera, continuer a ga-rantire limmunit ai propri parlamentari. Anche se per il senato si tratta di parlamen-tari sui generis, visto che non sono pi eletti dai cittadini e non concorrono a una serie di funzioni legislative e politiche. Ed subito polemica: i grilli-ni, che hanno aperto la porta del dialogo al governo sulle riforme, ricordano a Renzi che tra i punti di svolta doveva esserci la cancellazione della richiesta dellautorizzazione a procedere. Mantenere limpu-nit per i senatori uno sfregio al dialogo per i cittadini, af-ferma Giovanni Endrizzi, capogruppo M5s, avranno limmunit personaggi scelti dalle segreterie dei partiti. Dialogo tra M5S e Pd che il premier Matteo Renzi, con una lettera al capogruppo dei grillini alla camera, Luigi Di Maio, tiene aperto anche se, dice, sulla vostra proposta di legge elettorale proprio non ci siamo.

    Risponde alle accuse il capo-gruppo pd in prima commissio-ne, Doris Lo Moro: Limmu-nit per i nuovi senatori un punto condiviso da unamplis-sima maggioranza, e risponde alla necessit di dare garanzia di libert ai nuovi senatori che, seppure in modo diverso rispetto ad oggi, sono chiamati a svolgere funzioni legislative. Nessuna impunit. Ma non tutti nel Pd la pensano allo stesso modo: Sullimmunit dei senatori abbiamo sbagliato.

    Va ripensata per tutti: deputa-ti e senatori. Affi dandosi alla Consulta e tutelando solo lin-sindacabilit, cos la deputata del Pd, ex portavoce di Roma-no Prodi, Sandra Zampa.

    Elezione diretta, cresceil dissenso, ma il Cav tiene

    Superato lo scoglio del voto sullimmunit, resta ancora quello della composizione e dellelezione dei senatori. Sono

    saliti a 20 i senatori di maggio-ranza favorevoli a ripristinare lelezione diretta, dentro an-che lNcd Antonio Azzollini, e minacciano di farsi sentire in aula. Gli emendamenti e relativa votazione sono stati accantonati. Il leader di Fi, Silvio Berlusconi, incontre-r domani i gruppi di camera e senato. Un vertice che rischia di diventare lennesimo sfoga-toio per chi contesta la linea del dialogo, condensata nel patto del Nazareno, ma su cui il Cav dovrebbe, come sempre, imporsi per riportare tutto allordine. Nel momento in cui i grillini si fanno avanti con il dialogo, Fi non pu sfi larsi. In-tanto si prende tempo e larrivo del ddl di riforma in aula slitta al 9 luglio, ma si tratta di una data indicativa, come sempre succede quando le commissioni non hanno ultimato i lavori, precisa il presidente dei sena-tori democratici, Luigi Zanda. Stiamo lavorando bene, si procede a passo spedito, dice una conciliante Boschi. In po-chi per credono che in aula il testo possa arrivare prima di met luglio.

    Semestre Ue a guida Italia, novit Schulz e Pittella

    Il socialdemocratico tede-sco, Martin Schulz, stato rieletto ieri presidente del Parlamento europeo. Schulz ha ottenuto al primo scru-tinio 409 voti da parte degli eurodeputati su 612 espressi

    (723 i presenti, 111 le bianche e nulle): un numero, dunque, superiore alla maggioranza necessaria pari a 307 s. An-che se la somma dei voti di popolari, socialdemocratici e liberali - cio i tre gruppi che sostengono Schulz - di 479. E dunque sono 70 i voti in meno rispetto al massimo teorico possibile della allean-za Ppe-S&D-Alde. Ci signifi -ca che qualche eurodeputato potrebbe essere venuto meno

    alla disciplina di partito. Ma ormai la cosa fatta, un suc-cesso per Renzi, atteso oggi per il suo discorso di insedia-mento alla guida del semestre europeo. E Schulz ha rassicu-rato subito il premier italiano sul fatto che in parlamento trover unampia maggioran-za nellinterpretazione pi fl essibile delle regole europee sulla disciplina di bilancio. In-tanto lItalia del 40,8% del Pd di Renzi alle Europee incas-sa un altro risultato politico: Gianni Pittella stato eletto presidente del gruppo S&D al parlamento Ue.

    Grillo provoca,in Ue Renzi non conta nulla

    Plateale protesta antieuro-pea durante lapertura dellot-tava legislatura del parla-mento: i deputati euroscettici britannici del partito Ukip di Nigel Farage (che siedono nel gruppo Efd con il M5S di Bep-pe Grillo) hanno voltato la schiena allassemblea mentre lorchestra suonava linno uffi -ciale europeo, lInno alla gioia.

    Alla protesta non si sono associati i parla-mentari del Movimen-to 5 Stelle. Ma Grillo non perde occasione per gettarsi comunque nella mischia: Linno alla gioia fu usato da Hitler e da killer nel-la storia. Un Grillo in gran forma che in conferenza stampa tornato ad attaccare il premier, Renzi chi ? Non conta nulla...Io parlo con la Merkel, incontro Van Rompuy, Schulz e Juncker, e chiede che allItalia non siano dati fondi europei, vanno alla mafia. Intanto il gruppo euroscettico Efd - di cui fanno par-te i 5 Stelle - lunico del nuovo Parlamento

    europeo che non avr neanche un vicepresidente.

    Sarkozy, fermo per lex presidente francese

    Lex presidente della Re-pubblica francese, Nicolas Sarkozy, stato interrogato dalla polizia e messo in stato di fermo con laccusa di concus-sione. Dal 26 febbraio, Sarkozy al centro di uninchiesta giu-diziaria che si occupa di in-tercettazioni e violazione del segreto istruttorio. Il fermo una misura inedita contro un ex inquilino dellEliseo. La po-

    lizia giudiziaria sta cercando di capire se lex capo di Stato e il suo entourage crearono una rete di informatori per essere aggiornati sullevoluzione dei processi giudiziari che minac-ciavano la carriera di Sark, tra il 2007 e il 2012. Sarkozy avrebbe offerto un posto a un magistrato in cambio di infor-mazioni. A 59 anni, Sark vole-va tornare a guidare il suo par-tito e il Paese. Erano mesi che maturava la decisione, prima tappa avrebbe ripreso in mano lUmp allo sbando, poi la lun-ga rincorsa verso il 2017 per la riconquista dellEliseo. Ma fra lui e il ritorno al potere ora c la frana giudiziaria.

    Guai anche per Berlusconi: servizi sociali a rischio

    Un Berlusconi pronto a co-spargersi il capo di cenere ieri salito al settimo piano del Palazzo di Giustizia a Milano dove stato richiamato al ri-spetto delle prescrizioni dellaf-fidamento ai servizi sociali. Lex presidente del consiglio si presentato al giudice di sor-veglianza, che lo ha richiamato per le parole di accusa lancia-te contro la magistratura nel processo di Napoli, e ha chie-sto scusa, non accadr pi. In caso contrario, scatterebbe la revoca dei servizi con la con-seguente misura degli arresti domiciliari.

    Allarme sbarchi,un commissario Ue

    Dopo la nuova strage di mi-granti nel Canale di Sicilia, sembra smuoversi qualcosa in Europa. Jean-Claude Juncker, designato dai 28 come prossimo presidente del-la Commissione europea, sta pensando di inserire nella sua squadra per il nuovo esecutivo Ue un commissario dedicato alla questione delle migrazioni. Si tratta di una svolta signifi -cativa, fi nora il tema dellim-migrazione solo una delle competenze del commissario agli Affari interni, una svolta che viene incontro anche alle richieste del governo italiano.

    stata scoperta intanto dal-la polizia italiana unorganiz-zazione di traffi canti di esseri umani responsabile, tra laltro, del viaggio finito il 3 ottobre dellanno scorso con il tragico naufragio davanti a Lampedusa dove morirono 366 profughi, in maggioranza eritrei. Personale del Servizio centrale operativo e delle Squadre Mobili di Palermo ed Agrigento ha eseguito 9 de-creti di fermo emessi dalla Dda di Palermo. Associazione per delinquere e favoreggiamen-to dellimmigrazione e della permanenza clandestina, ag-gravati dal carattere transna-zionale del gruppo criminale, sono i reati contestati.

    Riproduzione riservata

    Vignetta di Claudio Cadei

    Siamo gi in 500.000

    su ItaliaOggi.it

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    114111098121100105098105054051

  • 5Mercoled 2 Luglio 2014Mercoled 2 LugliP R I M O P I A N O

    Perch, dice Vincino, lo sente come un peso che diventato ormai insopportabile

    B. vuol liberarsi di Forza ItaliaLepopea di Renzi in un libro di vignette politiche

    DI GOFFREDO PISTELLI

    Aveva previsto tutto Vincenzo Gallo, pa-lermitano, classe 1946. Altro che retroscenisti,

    altro che acuti osservatori delle dinamiche politiche, altro che politologi raffi nati, lui, la defe-nestrazione di Enrico Letta da parte di Matteo Renzi, laveva disegnata subito e pri-ma del congresso Pd. Renzi ha vinto le primarie, ora le secondarie con Letta, aveva vergato su una delle sue pe-stifere tavole l11 novembre dellanno scorso, quando un sondaggio dava per sicuro vin-citore il sindaco fi orentino.

    Lui, per quelli a cui il nome non dicesse niente, Vinci-no, vignettista storico, che nella prima repubblica bom-bardava la Dc dalle colonne di Lotta Continua. Fu fondatore del terribile Il Male, di cui si ricordano beffe pazzesche alla fi ne degli anni 70, come larresto di Ugo Tognazzi, capo delle Brigate Rosse, an-nunciato da una fi nta edizione di Paese Sera, con lattore che si prest alla foto fra due ca-rabinieri, uno dei quali era il leader degli autonomi Franco Piperno. Vincino pubblica, in questi giorni, per Cairo editore La cavalcata di Renzi, come in sei mesi conquist tutto, esilarante racconto illustrato della presa di potere del Rot-tamatore.

    Domanda. Vincino, i cro-nisti politici, fra cui il sotto-scritto, eravamo a scrutare la orizzonte renziano e lei aveva visto gi lungo...

    Risposta. Cerano i segni (ride beffardo) e poi in politica c la forza di gravit.

    D. Che la battuta della sua vignetta il giorno dopo il congresso Pd. Si vedeva unenorme Renzi sulle spal-le di un minuscolo Letta. Lex-premier viene massa-crato dalla sua matita: lo raffi gura come un ometto, coi capelli allindietro, un vecchio. Non le piaceva..

    R. Eh, dava questa impres-sione: un piccolo impiegato. Anche se di buona famiglia.

    D. Ci spieghi come fa, uno che disegna satira, a veder-ci pi lontano di tutti. I tan-ti anni di mestiere?

    R. Pu essere, perch lavo-ro da tanto tempo. Per ho un approccio tutto mio alla poli-tica...

    D. Vale a dire?R. Vado spesso in Parla-

    mento, vado ai congressi, vado a vederli da vicino, questi po-litici, e cerco di capirli. Spesso funziona.

    D. Non basterebbe legge-re le cronache parlamenta-ri, i retroscena, cos ricchi di colore?

    R. So che non mi devo fi da-re dei giornalisti, non posso basarmi su racconti di secon-

    da, a volte terza mano. Devo andarci. Chiamo i giornali con cui colla-boro (Foglio, Corsera e Vanity Fair, ndr) e mi faccio fare laccredito per due o tre giorni.

    D. E dove va, in genere?

    R. Il Transatlantico la mia meta preferita, per latmosfera ma an-che per larchitettura.

    D. E cosa vede?R. Questi piccoli

    personaggi, ch siamo a un basso livello anche quando il livello sareb-be politicamente alto, stanno in Transatlan-tico come a una grande festa da ballo: si forma-no le coppie, c la tizia che nessuna invita a ballare, c quello che danza con tutti. Insomma quel luogo ne rac-conta di miserie umane.

    D. E non solo, spero...R. Certo, l dentro si for-

    mano i soldi, nel senso che si formano le leggi che li di-stribuiscono, o li fanno fare. Mi piace, Montecitorio. Nel 1982 ci feci un libro, dopo averci passato, anni prima, 3-4 mesi per Lotta Conti-nua.

    D. Come funzionava?R. Stavo l tutta la gior-

    nata, disegnavo, poi, verso le sei, correvo al giorna-le. Poi l, sul bancone, a comporre la pagina.

    D. La vignetta di giornata, presa in di-retta dai lavori par-lamentari, un por-tento...

    R. Gi, fi nch non mi buttarono fuori.

    D. Come fuori?R. S, espulso. Perch

    cominciavo a disegnare i lobbisti e i cronisti parla-mentari. E non la prese-ro bene, fi no a ritirarmi il permesso.

    D. Censura!R. Ma li fregai: il

    giorno dopo ero nella tribuna degli spettatori. E disegnavo forsennata-mente. Finch Nilde Jotti mi vide e sped i commessi a cacciarmi anche da l.

    D. E lei? Sarrese?R. Manco per sogno. Mi

    misi a cavalcioni della ba-laustra, rifiutandomi di scendere. In aula comunisti e radicali arrivarono quasi alle mani. C un giornalista del Male in tribuna, si gridava. La seduta venne interrotta.

    D. Ora magari non la riconoscono.

    R. Infatti e ne sono feli-cissimo: li guardo nel pieno dellanonimato, a loro insa-puta, tranne pochisismi.

    D. Da questa legislatu-ra ci sono i grillini. Li ha osservati?

    R. Certo. Molto giovani, che vestono da giovani, han-

    no fatto a pugni con lobbligo della cravatta. Come capita spesso a me, che ne ho tre o quattro di quelle nere, orribili, che danno i commessi a chi senza.

    D. Ma che fa, se le porta via?

    R. Ma no, che al Senato, per esempio, si entra da una parte e si esce dallaltra. Cos mi ri-trovato la cravatta senatoriale da restituire. Palazzo Madama un dedalo. Anche i grillini ci si perdevano allinizio. Anzi mi assilla un dubbio.

    D. Quale?R. Nel nuovo Senato che na-

    scer dalla riforma, lobbligo della cravatta rester ancora?

    D. Bella domanda. Ma torniamo ai grillini, ma come le paiono questi del M5s?

    R. Sono inesperti, inaffi -dabili, gente che l e ha avuto 100 voti di preferen-za o che, con 178, fa il vice-presidente della camera.

    D. Vabb torniamo a Renzi. Lei lo disegna con un ghigno furbesco, da ultra spregiudicato. Lo vede cos davvero?

    R. Renzi bravissimo a coglire loccasione, un lampo. La macchina lo va a prende-re in centro, a Firenze, e lui la ferma, dicendo: Ho pe-donalizzato io questa piaz-za, si va a piedi. Ha una capacit di reazione molto

    superiore agli altri. Anche se, di tutte le 3mila cosa che ha apparecchiato, magari ne arriveranno in fondo pochis-sime.

    D. Lei che ha visto la prima repubblica, chi le ricorda?

    R. Diffi cile dirlo, forse un Amintore Fanfani prima maniera, ma non del tutto. E comunque, per fare le cose che lui ha fatto in questi primi mesi di governo, quelli della prima repubblica ci avrebbe-ro impiegato 6-7 anni. Secon-do me, per, del premier non abbiamo visto ancora tutto.

    D. La prego, non si metta anche lei a fare il discorso del Ventennio, del parico-

    lo autoritario....R. No, secondo me lui

    ha in serbo qualcosa di grosso: secondo me vuole essere il primo presidente eletto dEuropa. Eletto dal popolo, intendo. Un giorno - paff! - ci arriver.

    D. Ma lei lha cono-sciuto?

    R. Certo, a Firenze, quando era ancora presi-dente di Provincia. Venne a presentare un mio libro, Poteri morti, grazie a un amico comune.

    D. Che cosa la colp?R. Che si divertiva tan-

    tissimo alle vignette dure su Massimo DAlema e Walter Veltroni. E ag-giungeva battutte pure

    lui.D. Insomma, lei tenne a

    battesimo la rottamazione, Vincino. Senta, ma perch questo libro? Perch inizia-va il semestre?

    R. No, quasi per caso: sfo-gliando le tavole, a maggio, mi aveva colpito quanto poco Renzi avesse impiegato, a fare quello che ha fatto. E mi ve-nuta lidea. Ho incontrato quel-li di Cairo editore a cui pia-ciuta subito e, dopo mezzora, eravamo gi daccordo. Mi sono trovato benissimo.

    D. Dicono che Urbano Cairo sia un signore di de-stra. E lei viene da Lotta continua! Daltronde le sue vignette migliori sono sul Foglio di Giuliano Ferrara. Come s trovato con lui?

    R. Un grande direttore. Mi ha sempre dato la pi totale libert. intervenuto, s e no, due-tre volte, ma perch maga-ri a qualche suo caporedattore la vignetta non piaceva. E sem-pre dando ragione a me.

    D. Bella cosa la tolleran-za. Uno che, invece, si fa scappare spesso la pazien-za Beppe Grillo. Nel libro appare raramente. Mica ne avr paura?

    R. Non scherziamo. Appare poco qui.

    D. E che cosa ne pensa?R. Che dimostra come il

    vuoto, in politica, non esista: c sempre qualcosa, come un gas, che satura lo spazio libero. Peraltro lui, Grillo, fa diversi errori.

    D. Quali?R. Mandare in Parlamento

    200 inesperti totali e pensare di guidarli da fuori! Nessun generale pu pensare di vin-cere una battaglia cos. Senza dimenticare che un inesper-to anche lui, un arronzone: si mette con Farage, che col suo movimento non centra niente. Grillo le sbaglia quasi tutte.

    D. quasi un suo colle-ga, daltra parte. Fa satira anche lui.

    R. E infatti, un errore fa-cilissimo per chi fa questo me-stiere: cedere al moralismo, quando si dovrebbe starne lontani.

    D. Le capita?R. Guardi, io mi affeziono

    persino a quelli che maltratto nelle vignette. Anche per Letta, che lei citava, stato cos: mi scappa il disegno, diciamo, ma poi gli voglio un po bene.

    D. Succede anche con Sil-vio Berlusconi? Lo si vede pochissimo in questo libro. Non pi personaggio da satira?

    R. Non lo da tempo, ormai. Certo, sono affezionato anche a lui. Prossimamente lo ridise-gner, perch penso che senta Forza Italia come un peso in-sopportabile, che lo danneggia, e di cui sente di doversi libe-rare.

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    2 gennaio 2014Qualcuno mi ha detto: Scusa Matteo, non hai ancora abolito

    il Senato twitta il nostro

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    5 gennaio 2014Il viceministro dellEconomia si dimette

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    9 dicembre 2013Il futuro dellItalia viola?

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    18 gennaio 2014Parte il conto alla rovescia

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  • 6 Mercoled 2 Luglio 2014 P R I M O P I A N O

    Ad esempio sulle preferenze nella legge elettorale, gradite a tutti ma non a Berlusconi

    Spazi nuovi ai cinquestellatiSi tratta soltanto di vedere se sanno giocare di fi no

    DI MARCO BERTONCINI

    Sar lattivismo di Lu-igi Di Maio, vicepre-sidente pentastellato della Camera e ulti-

    mamente dipinto addirittura come il nuovo (quasi) numero uno del partito. Sar una ten-denza di rinnovamento politi-co, emersa diversi giorni dopo le europee, soprattutto in con-seguenza di un esito ritenuto tragico perch astralmente distante dalle speranze spac-ciate per certezze. Fatto sta che da alcuni giorni i grilli-ni smaniano per divenire gli interlocutori privilegiati di Matteo Renzi: per la riforma elettorale, in prima battuta; per le riforme costituzionali, in prospettiva.

    chiaro che il M5S in-tende offrire un volto diver-so rispetto a quello duramen-te e brutalmente contestatore fi nora apparso. Vuole, insom-ma, apparire pi istituziona-le, pi pronto a tradurre in atti politici i milioni di voti ottenuti, pi inserito nei mec-canismi romani cos da poter contare. Non che la fase delle salite sui tetti sia chiusa; pi semplicemente, unaltra si aggiunta, pi politicamente tradizionale, posto che si fon-da sul dialogo per raggiunge-re un compromesso.

    Queste nuove mosse vogliono rispondere a ri-chieste forse minoritarie fra gli elettori grillini, ma pur esistenti. Il movimento in-tende raggiungere qualche risultato sulle riforme, per aver materiale da mettere

    sotto gli occhi (al prossimo appuntamento elettorale) a elettori scettici, i quali chie-dano il conto: Ma voi, che cosa avete ottenuto?

    A danno del M5S c la tenacia con la quale B. & R. stanno avvinti al patto del Nazareno.

    Questo il maggiore osta-colo. A vantaggio ci sono due considerazioni distinte. Una concerne la dichiarata pro-pensione grillina per le pre-ferenze, viste come il fumo negli occhi dal Cav, ma dal Cav soltanto.

    A Renzi non spiacereb-bero.

    Laltra considerazione ri-guarda il principio proporzio-nale del progetto di legge pen-tastellato. Detto brutalmente, la proporzionale, specie dopo il 41% democratico alle eu-ropee, piace o torna utile a: grillini (fi n qui, ovvio), e poi berlusconiani, leghisti, de-stra, centristi di ogni colore, cespugli di sinistra...

    Lelenco lungo, arrivando a comprendere perfi no fram-menti del Pd.

    Sulla carta, dunque, sussisterebbero concrete possibilit di gioco politico e parlamentare per i cinque-stelle. Non amplissime, per

    consistenti. In parte dipen-der dallaccortezza degli esponenti grillini, ma in lar-ga misura saranno soltanto

    circostanze esteriori al M5S a promuoverne o bocciarne le recenti iniziative.

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    Vignetta di Claudio Cadei

    DI GIULIANO CAZZOLA

    In una bella canzone Giorgio Gaber spiegava che cosa, a suo parere, fosse ancora qualificabile come valore di destra o di sinistra. Eravamo gi tanto lontani dal programma Soviet ed elettrificazio-

    ne che, secondo Lenin, rappresentava lessenza della rivoluzione bolscevica. Per Gaber, farsi il bagno nella vasca era di destra, infilarsi sotto la doccia di sinistra. Dal momento che negli appartamenti le vasche da ba-gno stanno sparendo (si trovano ormai solo in qualche albergo un po demod o nelle case delle vecchie zie ve-dove) saremmo autorizzati a pensare che la sinistra ha vinto. In verit, nellepopea di Matteo Renzi, al centro destra rimangono soltanto le ossa della polenta (un eufemismo, in voga delle mie parti, per indicare, con un briciolo di fantasia surreale, il nulla). Tranne forse i c.d. temi etici: quelli che la sinistra ha abbandonato, da tempo, nella sua avanzata precipitosa verso il nuovo. Ma anche questultima e sdrucita bandierina stata ammainata da quando Silvio Berlusconi ha sposato la causa dei diritti dei gay. Beh, almeno oggi siamo in grado di spiegarci da dove nasca la sua insana passione per Matteo Renzi. La politica non centra.

    * * *Nutro per il premier un sentimento di gratitudine.

    Mi consentir di morire laddove sono nato, perch mi sta facendo ritornare di sinistra. Non gi di quella sini-stra blairiana che lui ha importato in Italia, ma proprio di quella trucida, con tre buchi nel naso. Non riesco ad accettare che questa banda di ragazzotti prenda a calci le istituzioni democratiche e che quelli della mia parte politica (le formazioni moderate di centro destra) glielo lascino impunemente fare. Per fortuna, per ora posso risparmiarmi una radicale conversione: insieme a Vannino Chiti in campo anche Augusto Minzolini. E che dire a Brunetta se non Renato, facci sognare?

    * * *Ecco lincipit del nuovo inno nazionale: Allarmi ! Al-

    larmi! Allarmi siam renzisti, terror dei paludisti!www.formiche.net

    PUNTURE DI SPILLO

    DI ALDO BRANDIRALI

    Sede del Secolo XIX, irruzio-ne di due militanti del Mo-vimento 5 Stelle. Premono sul portinaio minacciando

    di rimanere allinfinito, vogliono un incontro con la redazione, ma sono arrivati in redazione troppo presto, in unora nella quale i giornalisti non ci sono.

    Nel corso della discussione, ripre-sa da loro stessi per metterla poi sui social, con linguaggio duro, afferma-no che un articolo pubblicato sul Se-colo pieno di menzogne, dicono che lautore Ilario Lombardo, e poi sui social ne pubblicano la foto (fra laltro non questo lautore dellar-ticolo incriminato). La loro lotta con-tro una informazione giornalistica ritenuta fuorviante non si compie con una dichiarazione che ripristi-ni la loro verit, ma si compie con lintimidazione: Torneremo tutte le mattine, vi rovineremo la colazione

    ogni giorno. Ma il livello della loro lotta si capisce quando uno di loro, Dario, afferma che tutti i giornali e tutte le televisioni in Italia raccon-tano menzogne, e che questo un Paese di merda.

    Paese di merda, tutti mento-no, noi, solo noi, diciamo il vero. Ma ora basta, ora cominciamo la lotta dura, e sar sempre pi dura. Ragazzi cari, nellestremismo, ma-lattia infantile della convinzione ideale, ci sono tutti i rischi che ogni lotta produce, ovvero il cam-biamento del senso delle cose che si perseguono, fi no a trovarsi com-pletamente rovesciato rispetto ai propri desideri. Arriva lesperien-za e, con il tempo, si capisce matu-rando, si capisce che lestremismo non porta la ragionevolezza della proposta.

    Nel caso del M5S lestremiz-zazione viene costruita sullidea di

    assoluta onest, di persone che si mettono in politica con una mora-lit incorruttibile. E si agitano, gri-dano, vogliono far sapere a tutti che loro sono diversi da tutti gli altri, che non molleranno mai, anzi boia chi molla, un grido che si presenta sempre quando si mette letica come cosa propria da contrapporre a tutti gli altri che sono immorali.

    Ma questa moralit di parte fondata sulla morte della demo-crazia, chi dice Paese di merda non crede che si possa confrontarsi de-mocraticamente, non crede che le idee diverse sono portate da perso-ne che dovrebbero crederci, e che bi-sogna dare loro un credito, ascolta-re, arrivare a esiti comuni, ad una maggioranza che rende migliore il destino del Paese.

    Cari ragazzi, spesso avete ragione, sarebbe veramente utile assumere anche alcune vostre pro-

    poste, ma lo avete visto anche nello stallo della quota di voti che avete avuto alle Europee, avete visto che la contrapposizione frontale eccita la propaganda e piace agli estremi-sti, ma progressivamente vi trova-te con lespressione di una destra antisistema, come quella che avete scelto nei gruppi antieuropei.

    Attenti dunque al triplo salto mortale; gi adesso avete spesso paura di essere diventati diversi da come volevate essere. Ma il consi-glio che si pu darvi di fare poli-tica, non una lotta etica. Guardate che la moralit tratto fondante dellumano, la moltitudine delle persone ha motivazioni profonde per essere morali, accettate il fat-to che in mezzo a tanta illegalit dobbiamo tenere le regole comuni e la democrazia. Ovvero partite dallamore per luomo, e non dalla rabbia.

    Ilsussidiario.net

    LO DICE ALDO BRANDIRALI, GI FONDATORE DELLE RIVISTE SERVIRE IL POPOLO E FALCEMARTELLO

    Cari ragazzi M5S, avete ragione ma occhio a non diventare fascisti

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  • 7Mercoled 2 Luglio 2014Mercoled 2 LugliP R I M O P I A N O

    Ma, quella degli immigrati, una piaga cronica che la Ue spera di risolvere con le parole

    Lemergenza non unemergenzaChiss se, col semestre di Renzi, cambier qualche cosa

    DI CESARE MAFFI

    Il mito del semestre di pre-sidenza europea devessere ampiamente ridimensiona-to, anche e soprattutto con-

    siderando i precedenti. Non si pu asserire che il ricordo del semestre olandese o spagnolo, per dire, resti indelebile anche fra i pi acculturati addetti ai lavori. Pensiamo, poi, che signi-fi chi la presidenza maltese o ci-priota: di quei sei mesi luna o laltra isola non ritrae benefci reali, e ancor meno sostanziosi, e men che mai decisivi.

    Tuttavia, almeno sul pia-no dellimmagine, di una pre-senza che pu essere effi cace il presidente di turno gode. Se poi un personaggio politicamente in vista e ancor pi se appar-tiene a un Paese fra quelli che un tempo si sarebbero defi ni-te grandi potenze, uno spazio anche ragguardevole lottiene. Matteo Renzi per ora non politicamente in vista, essendo lultimo arrivato su piazza (de-fi nizione non offensiva, bens rispondente al reale). LItalia non una grande potenza, ammesso che mai in passato lo sia stata, fuor che nelle am-bizioni nostrane. In ogni modo, qualche esito per noi positivo potrebbe spuntarlo.

    Non pare, per ora, bene avviata lemergenza emigran-ti, che poi non emergenza, bens perenne sconquasso: eco-nomico, sociale, di sicurezza. Ci servono mezzi, ci serve unaltra politica verso i Paesi di parten-za, ci serve una diversa (e quin-di fattiva) azione di Frontex. Non si vedono aiuti fi nanziari. DallEuropa abbiamo ricevuto qualche gentile parola: poco pi di pacche sulle spalle, come ca-pit con la visita lampedusana di Manuel Barroso. Ammet-

    tiamo che sia nomi-nato un commissa-rio ad hoc: e allora? Quanto allipotesi di spostare Frontex un po pi a sud dellat-tuale sede di Varsa-via, siamo sempre l, come nel caso del nuovo commissario: mezzucci burocra-tici, anzi, eurobu-rocratici, che non

    risolvono nulla, ma solo appagano desi-deri, velleit, ambi-zioni di europolitici o eurofunzionari.

    Il governo ita-liano ha gi detto di considerare la questione al secon-do posto dopo lo sviluppo economico. Sta bene, sperando che non si debba

    attendere la soluzione del pri-mo problema per affrontare il secondo. Per non nemmeno pensabile che si vada avanti con tanti bla bla bla, con gene-riche petizioni di principio, con ammonimenti agli altri Stati o genericamente al continente perch arrivino aiuti. Da mesi siano fermi alle belle parole. Non contiamo nulla, lo sappia-mo: ma possibile che questo nulla lo azzeriamo ancor pi

    con il nostro comportamento remissivo e parolaio?

    Vedremo se in Europa, sul problema specifi co (la cui gravit ha raggiunto nelle ultime ore livelli prima solo temuti ma non ancora patiti), Renzi sappia andare oltre la fase verbale, nella quale eccel-le, per passare ai fatti e allin-casso (in cui per ora non brilla, almeno in Italia).

    Riproduzione riservata

    DI DIEGO GABUTTI

    Non si pu pi fare del giorna-lismo in pace. Guai a criticare Questo o Quello. Sono diventa-ti tutti deglIntoccabili e degli

    Onnipotenti. Gente che ti fulmina con un anatema appena ti muovi. Hai preso in giro Beppe Grillo. Hai autorizzato una pagina di solidariet con Marcel-lo DellUtri (non che se la meriti, o che gli serva a qualcosa, ma chi lordine dei giornalisti virtuosi e anzi virtuisti per criticare?) N onesto n disonesto, n indipendente n di parte: il giornalismo quando non lordine automati-camente caos.

    Assecondare la vanit dei magi-strati, o dei politici di riferimento, specie quelli sulla cresta dellonda, consentito e persino incoraggiato: un bravo giornalista, se pensa mainstream, tifando cio per la cultura dominante, non deve nascondere le sue opinioni, anche quelle pi brutali e allapparenza diffamatorie miri al cuo-re, colpisca senza piet, e Dio riconoscer i suoi. parimenti lecito anche mettere in piazza gli affaracci intimi (veri o falsi si vedr, anche qui il giornalismo retto e onorato invoca il giudizio di Dio) della

    gente qualunque, in particolare gli affari di chi pi indifeso: metti, per dire, le madri dei presunti assassini, per non par-lare degli assassini medesimi, che devono dimostrarla, la propria innocenza, altro che presumerla.

    inoltre ammesso creare draghi da abbattere e ammazzadraghi con la spada e lelmo calato sugli occhi. Ai dra-ghi da abbattere (i DellUtri, i Papi) non concesso difendersi n essere difesi: de-vono puramente e semplicemente sparire alla fi ne della fi aba. un ammazzadraghi chiunque sunisca al coro politically cor-rect che chiede la testa del drago (Um-berto Bossi quandera una costola della sinistra, Gianfranco Fini dopo laffaire del ditino alzato, il Comico quando volava nei sondaggi). Informare non basta. Non basta registrare i fatti e raccontarli. Biso-gna infi orettarli. necessario partecipa-re. Si deve contribuire alla realizzazione del piano provvidenziale.

    Un po giornalisti, un po romanzie-ri, un po filosofi morali, le grandi firme delle gazzette devono contribuire, come possono, alla generale riforma del mondo, per esempio dopando le notizie utili, e cen-surando le altre. Per capirci: DellUtri non ha amici. Se qualcuno manifesta pubbli-

    camente amicizia per lui, fosse pure suo figlio o suo fratello, non un amico ma per definizione un complice, il cui post-it solidale sul paginone del Corriere della sera una confessione di correit. Correo il complice, e stracorreo il direttore della gazzetta per avere permesso che venisse consumato un tale reato per via giorna-listica, senza pensare a tutti queglinno-centi consumatori di brioche e cappuccini che, sfogliando il suo quotidiano, possono essere indotti a pensare che il concorso esterno in associazione mafiosa sia roba giuridicamente bizzarra e, senza offesa, forse anche un po da ridere.

    Pi ordine, insomma. Ci sono ancora giornali che non sadeguano al comune sentire. Mancano di rispetto ai buoni pa-trioti che vorrebbero muovere guerra al grano saraceno. Pubblicano paginoni a pagamento che offendono la magistratu-ra. Torquemada, ci vorrebbe. Ma il Co-mico, la cui carriera politica alla fine, o poco ci manca, non potrebbe incaricarsi lui della censura? Come politico un fla-gello, ma come presidente dellordine dei giornalisti sarebbe perfetto. Lui preferi-rebbe presiedere lordine cosmico, daccor-do. Ma mica si pu avere tutto.

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    IN CONTROLUCE

    Assecondare la vanit dei magistrati, o dei politici che sonosulla cresta dellonda, consentito, persino incoraggiato. Ma basta l

    DI MASSIMO TOSTI

    Laltra mattina un lapsus del ministro della Giustizia An-drea Orlando ha fatto ca-dere le braccia a molti osser-

    vatori neutrali. Dopo aver annunciato che la sera il Consiglio dei ministri non avrebbe approvato la riforma della Giustizia, ma soltanto le linee guida del provvedimento, alla domanda di un giornalista che gli chiedeva se almeno le linee sarebbero state comunica-te alla stampa, Orlando ha replicato: Quando le avranno approvate i pm di fronte allo stupore dellinterlocutore, il ministro ha balbettato: Volevo dire i ministri. rimasto il sospetto che il governo voglia, prima di arrivare a una stesura defi nitiva, sottoporre il proget-to alla magistratura per ottenerne un preventivo benestare.

    Insomma, lindipendenza della ma-gistratura continua ad essere rispetta-ta da tutti: quella del governo non gode dello stesso trattamento, a causa di un complesso dinferiorit della politica.

    Le linee guida illustrate qualche ora dopo da Renzi sono apparse tut-te positive: lintroduzione del processo telematico e il limite di un anno per giungere a sentenza nei processi civili rispondono certamente alle esigenze di un Paese che voglia defi nirsi civile, e anche la reintroduzione del reato di fal-so in bilancio (che dovrebbe contribuire a contenere i fenomeni di corruzione). Ma sono ancora avvolte nelle nebbie le misure che dovrebbero riguardare la responsabilit civile dei magistrati e le intercettazioni telefoniche. Sem-bra che, alla fi ne, il governo varer un provvedimento che impedisca la pubblicazione a strascico delle con-

    versazioni prive di rilevanza penale. Ma bisogner vedere se i pm daranno il loro benestare a una impostazione del genere. Cos come potrebbero op-porsi alla responsabilit civile della loro casta (che pure fu approvata a larghissima maggioranza in un refe-rendum popolare che rimasto lettera morta). certamente encomiabile las-sicurazione di Renzi che ha riservato un mese intero al dibattito tra le forze politiche (non ideologico, e quindi non fazioso) sulla riforma prima del voto defi nitivo delle Camere. Ed altret-tanto positiva la volont dellesecutivo di impedire che il Consiglio Superiore della Magistratura continui ad esse-re lottizzato fra le varie correnti delle toghe.

    I giochi sono rinviati a settem-bre. Dipender dal parlamento ap-provare un provvedimento che non

    risenta pi della contrapposizione ventennale fra berlusconiani (osti-natamente contrari a ogni invaden-za del potere giudiziario nellattivit politica), e antiberlusconiani proni di fronte alla pioggia (eccessiva) di avvisi di garanzia che decret la fi ne della Prima repubblica e che ha poi condizionato pesantemente lattivit del centrodestra mettendo in ginoc-chio il fondatore e leader indiscusso di quella parte politica. La giustizia giusta (come veniva invocata nei tem-pi andati dalle campagne del partito radicale) unesigenza fondamentale e indifferibile per la costruzione di un Paese moderno e competitivo (si pensi alla riluttanza dei gruppi stranieri ad investire in Italia). Chiss se Matteo Renzi riuscir a compiere questo mi-racolo.

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    PASSI PERDUTI IN TRANSATLANTICO

    La riforma della giustizia ha atteso troppo a lungo. Speriamo che Renzi ce la faccia a realizzarla. Le sue prime mosse lasciamo ben sperare

    Manuel Barroso

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  • 8 Mercoled 2 Luglio 2014 P R I M O P I A N O

    Ecco perch gli americani non si O dano e faranno il trasbordo al largo, delle armi chimiche

    Gioia Tauro, il porto ndranghetaLe analisi degli Usa sulla regione, svelati da WikiLeaks

    DI GIORGIO PONZIANO

    Ci volevano le armi chimiche perch gli italiani (del Nord) sco-prissero che uno dei

    maggiori porti del Paese, quel-lo di Gioia Tauro, controlla-to dalla ndrangheta. Non si muove container che i capoclan non vogliano. Qui oggi saranno trasbordate le armi chimiche dal cargo danese Ark Futura alla nave americana Cap Ray. Proprio in considerazione del-la presenza della criminalit organizzata e della delicatezza delloperazione gli americani hanno deciso che il trasferi-mento avverr in mare anche se questo comporter qualche difficolt poich si tratta di 560 tonnellate di armi chimiche, sti-pate in 60 container, una delle pi importanti operazioni di disarmo mai realizzate.

    La scelta di Gioia Tauro cos commentata dal procu-ratore generale della Cassazio-ne, Gianfranco Ciani: Sotto il profi lo degli interessi del cri-mine organizzato calabrese, le indagini hanno evidenziato la perdurante posizione di assolu-ta primazia della ndrangheta nel traffico internazionale di stupefacenti, che continua a generare imponenti flussi di guadagni in favore della crimi-nalit organizzata calabrese, la quale pu avvalersi del control-lo quasi totalizzante del porto di Gioia Tauro (tra il giugno 2012 e il luglio 2013 quasi la met della cocaina sequestrata in Italia, circa 1.600 kg. su circa 3.700 complessivi, stata ivi intercettata) e reinveste, spe-cie nel settore immobiliare, i proventi di tale attivit

    in questo contesto che si svolge oggi loperazione e non a caso gli Stati Uniti hanno invia-to loro agenti a collaborare con le forze dellordine italiane. E stato deciso che durante le 48 ore necessarie a completare il trasbordo un container alla volta lingresso al porto sar interdetto a tutte le persone non autorizzate e la sicurezza sar garantita da un cordone di oltre 100 agenti di polizia e carabinieri, che presidieranno unarea di sicurezza di oltre 1 km quadrato. LEnac (ente che gestisce il traffi co aereo) ha vie-tato il sorvolo del porto per tre giorni. Mentre i vigli del fuoco coordinano alcuni avamposti.

    A effettuare material-mente le operazioni di sca-rico, dalla Ark Futura, e carico, sulla Cape Ray, dei container saranno 30 addetti (sotto la supervisione degli americani) della societ Medcenter Contai-ner Terminal (Gruppo Contship Italia), che gestisce il terminal container di Gioia Tauro

    Daltra parte gli americani a Gioia Tauro sono di casa, secon-do quanto rivelato da WikiLea-ks. Dopo l11 settembre il porto italiano stato inserito nella

    black list Usa e sono partite le operazioni Container Secu-riy Initiative (Csi) e Megaport, ovvero agenti americani (uffi -cialmente insieme ai doganieri italiani) controllano con loro attrezzature il contenuto dei container in partenza per gli Stati Uniti per verifi care che non vi siano armi o sostanze che potrebbero servire per un attentato. Lidentikit di Gioia Tauro disegnato dallamba-sciata americana e reso noto da WikiLeaks desolante: il terzo porto di trasferimento di un carico da una nave allaltra dellEuropa, con circa 3 milioni di container che ci passano ogni anno. Avendo visto gli stretti controlli di sicurezza si ritiene che il traffico di droga possa essere fatto solo e soltanto con lassistenza e la complicit di personale corrotto. Il porto anche usato nel traffi co illegale di armi. La logica ci porterebbe a concludere prosegue il rap-porto- che la ndrangheta non potrebbe spostare droga e armi senza il consenso delle dogane e della guardia di finanza. Ancora: che le minacce siano nellaria evidente anche dal fatto che gli agenti della dogana a volte sono riluttanti a pren-dersi la responsabilit di bloc-care una spedizione di merce per consentire unispezione e preferiscono piuttosto che sia la guardia di fi nanza, che una forza armata, a essere associata

    al blocco.Annota un altro dispaccio:

    Recentemente due doganieri italiani che lavoravano al no-stro programma di controllo nel porto di Gioia Tauro sono stati trasferiti a causa delle minac-ce: a uno gli avevano sparato e laltro ha ricevuto due proiettili a casa. in corso uninchiesta, ma i colleghi del Department of Homeland Security credono che i due facessero il loro la-voro troppo bene e per questo siano stati presi di mira dalla ndrangheta. Altro problema il fatto che doganieri e agenti della guardia di finanza non sono ben pagati. Lanno scorso a Genova sono stati arrestati degli agenti delle dogane per aver preso delle tangenti rela-tivamente modeste

    Continua la rivelazione di WikiLeaks: Un porto control-lato dalla mafi a e cos facilmen-te usato come punto dingresso di droga e armi soggetto a diventare porta dingresso per materiali ben pi pericolosi. Con unappendice, diciamo cos, sanitaria: il livello al di sot-to degli standard nella sanit dellarea. Le lauree da medico e da infermiere possono essere comprate. Lospedale di Vibo Valentia, dove vive la maggior parte del personale americano, ha attirato lattenzione di mol-ta stampa lanno scorso dopo due morti facilmente evitabili, dovute per esempio in un caso

    alla mancanza di un generatore elettrico di emergenza.

    Vi poi un durissimo mes-saggio inviato da J. Patrick Truhn, console generale Usa a Napoli (2 Feb 2008 ): Se non fosse parte dello stato italiano, la Calabria sarebbe uno Stato fallito. La ndrangheta, il sinda-cato di criminalit organizzata, controlla vaste zone di territorio e di economia, con un fatturato di almeno il 3% del pil italiano (forse molto di pi) frutto del traffi co di droga, di estorsioni e di usura. Durante una mia visita fatta a novembre in tutte le cinque province, praticamen-te tutti hanno fatto il quadro di una regione strozzata dalla morsa di ferro del pi grande e potente sindacato di crimi-nalit organizzata dellEuropa occidentale, la ndrangheta.

    Qui arrivano oggi le armi chimiche, logico che gli ame-ricani abbiano preteso misure eccezionali di sicurezza e addi-rittura si tengano lontani dalla riva. Il commercio di armi chi-miche un business ricchissimo per la criminalit, guai a corre-re rischi. Tra i provvedimenti, quello di rendere impossibile lindividuazione della posizione della Ark Futura, che nei giorni scorsi ha caricato a bordo i con-tainer con le sostanze chimiche requisite in Siria. E dotata di un dispositivo che annulla la possibilit per i satelliti di lo-calizzarla.

    Le polemiche esplose in Cala-bria allannuncio delloperazio-ne paiono in gran parte sopite (ma sono programmate alcune manifestazioni di dissenso) an-che perch loperazione una boccata dossigeno economica per il porto che sta risentendo della crisi economica: 400 dei 1300 lavoratori sono in cassa integrazione. vero che lorga-nico, secondo i tecnici del setto-re, sovradimensionato ma la crisi ha comunque rallentato i commerci.

    A difendere il porto Domenico Bagala, capo del terminal Medcenter-Contship, dove avviene loperazione di scambio: Dato che Gioia Tau-ro gestisce circa un terzo dei container in arrivo in Italia , normale che abbia un mag-gior numero di container che vengono sequestrati . E vero comunque che operiamo in un territorio diffi cile, disponiamo per anche di misure di sicurez-za hi-tech.

    Domani, o venerd, Cape Ray porter il pericoloso carico in acque internazionali, ma nel Mediterraneo, che non un oceano e ha equilibri delica-ti, dove render le sostanze inoffensive tramite un proce-dimento di idrolisi ad alta tem-peratura, i componenti base cos prodotti saranno infine smaltiti in Germania, in Gran Bretagna, in Danimarca.

    Twitter: @gponziano

    DI ISHMAEL

    Se persino Beppe Grillo, anche dopo lincontro dei suoi negoziatori col polit-bur renziano, tornato nellombra dei fenomeni sociologici ormai cotti e man-

    giati, quali speranze pu seriamente nutrire di tornare in pista il postfascista, gi berlusconia-no ed ex futurista Gianfranco Fini, che un paio di giorni fa ha presentato a Roma quello che lui definisce, se ho capito bene, un nuovo movimento politico e invece la solita zuppa? E lex presidente del consiglio italiano Enrico Letta che speranze aveva dessere nominato presidente del consiglio europeo? Nessuna, ma non di meno ci aveva fatto un pensierino, come pure lex padreterno postcomunista Massimo DAlema, convinto anche lui che agli statisti di rango, per quanto rottamati, non si possa negare lomaggio duna carica prestigiosa, metti il commissariato europeo per la politica estera e la sicurezza, proprio come non si nega il bacia-mano alle signore.

    Mai come negli ultimi tempi il sorriso si spento tanto in fretta sul viso dei leader. Perch un altro? Perch non io? Renzi non ha perorato la mia causa, hanno laria di pensa-re Letta e DAlema (e in effetti, prima di non perorare la loro causa, li aveva politicamente congedati, e per di pi senza buonuscita). Sono tempi diffi cili per gli ex leader, le cui fortune politiche non serano mai dilapidate cos in fret-ta. Un tempo un leader, rimosso dalla prima

    fi la, veniva innalzato a cariche pi prestigiose, anche se soltanto simboliche. Cera un sistema collaudato di premi di consolazione. Non conti pi niente? Voil, ti faccio presidente del partito e, se questo incarico gi assolto da un leader caduto in disgrazia prima di te, allora ti nomino capogruppo (o come si dice) della nostra delega-zione al parlamento europeo, oppure ti becchi un incarico allOnu (niente di che, ma anche un niente di che, rispetto al niente e basta, pur sempre qualcosa).

    Ma adesso? Adesso niente. Chi ci vuole an-dare allOnu? come uno di quelle mostruose case di riposo dove i vecchi malridotti e imbab-bioniti aspettano soltanto di morire. E non ci sono pi incarichi di partito prestigiosi. Non ci sono neanche pi i partiti, quanto a questo. Figurarsi i Partiti, con la p maiuscola. Sono stati sostituiti da comitati e cartelli elettorali (come forse si lamentano ancora Pier Luigi Bersani e i giovani turchi del PD, i pochi che nel frattempo non hanno voltato gabbana pas-sando ai renziani). Non c pi niente da fare: i partiti e i Partiti dei bei tempi andati si sono trasformati, maiuscole conservando, in Partiti Personali, dove c posto per un solo leader alla volta. Leader che hanno, in genere, il respiro corto e ansimante, come i malati di cuore. Lea-der che reggono una legislatura o due quando va bene, mezza legislatura quando va cos cos e un terzo di legislatura (spesso soltanto poche settimane o mesi) quando va male, cio nella stramaggioranza (ormai) dei casi.

    SOTTO A CHI TOCCA

    I Partiti sono solo personali, con leader che hanno il fiato corto come i malati di cuore

    di Pierre de Nolac

    Renzi invia un decalogo ai grillini.

    Fa parte della riforma della giustizia?

    * * *

    Renzi: LEuropa cambi per tornare speranza.

    Alla caritgi ci siamo, con fede.

    * * *

    Grillo: LEuropa un parassitache ci toglie ossigeno.

    Infatti alleuroparlamento c laria condizionata.

    * * *

    Sarkozy tentdi corrompereun magistrato.

    Fermato per non esserci riuscito?

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  • 10 Mercoled 2 Luglio 2014 P R I MO P I A NOSe il ministro Mogherini ce la fa ad andare a Bruxelles, soltanto per occupare un posto

    Una nessuno per mister nessunoLa colpa non certo sua ma semmai di chi la vuole lDI DOMENICO CACOPARDO

    Alcuni lettori mi hanno chiesto conto della mia recente affermazione, su queste colonne, che

    la candidatura di Federica Mogherini alla carica di mi-nistro degli esteri dellUnione era una bufala, con-testando il fatto che loperazione sembra vicina alla realizzazione. Do-verosamente mi spiego meglio. La ministro degli este-ri Mogherini una nessuno in Italia e in Europa. Rispar-mio, per carit di patria, un curriculum povero come il suo tranne che per latti-vit (modesta) di partito. Le ra-gioni della sua nomina (nazio-nale) sono misteriose, a meno che non si condivida lidea che Renzi preferisca gente senza qualit per dominare, da solo, la situazione. Unidea talmen-te stupida che non intendiamo accettarne lattribuzione al premier.

    Luffi cio del ministro de-gli esteri dellUnione (in real-t Alto rappresentante per la

    Politica Estera e di Sicurezza Comune) non esiste. Nellul-timo quinquennio, di Catheri-ne Ashton, la britannica che ha ricoperto lincarico, non si avuta notizia: la sua funzione teorica rifiutata dagli stati (si visto bene nelle ultime

    evoluzioni, dalla Libia allUcraina). Quindi, per svol-gere il ruolo con un certo peso, ci vorrebbe una per-sona di qualit con curriculum inter-nazionale inappun-tabile e prestigio riconosciuto. Non il caso della Moghe-rini. Non detto, infi ne, che la nostra

    candidata abbia reali chanches di riuscita: gi ieri, i paesi del Nord-Est europeo hanno inizia-to ad arricciare il naso rilevando una posizione italiana fi lorussa, nella vicenda Ucraina. Poich il responsabile (e autore) della nostra politica estera il presi-dente del consiglio, il segnale tutto diretto a lui.

    Queste cose, un furbo come Renzi le sa benissimo: le ha imparate sin dagli inizi della carriera, fra gli scout, fra i giovani della Democrazia cri-

    stiana, tra quelli della Marghe-rita e, poi, nella provincia e nel comune di Firenze. E, quindi, le applica in ogni circostanza e in ogni luogo. Basta ricordare lEnrico, stai tranquillo! e la capacit di manovra allinter-no del suo partito, di cui ha conquistato la maggioranza e gran parte della minoranza. Comunque, la Mogherini in pista. Perch, allora, il premier si spinge tanto in questa dire-zione? E aggiunge laffronto da dare, in subordine, il nome di DAlema per il medesimo inca-rico, nellipotesi che, per ragioni di genere, la candidata non pas-si? Certo, DAlema per relazioni europee e transatlantiche non sarebbe Il cavaliere inesistente come la Mogherini. E questo non lo accredita delle simpatie del governo italiano.

    Il premier, quindi, can-dida la Mogherini solo per motivi politici nazionali. Oltre tutto, se passasse, si liberereb-be la casella ministero degli esteri, dandogli la possibilit di un rimpasto che, forse, irro-bustirebbe un governo, compo-sto, per ora, da mezze, modeste fi gurine. Per questa semplice ragione ho definito la candi-datura Mogherini una bufala e confermo ora la defi nizione.

    Aggiungo un corollario: se, con le ambizioni (condivisibili) che manifesta, Renzi opera in que-sto modo, con manovrine da se-zione del vecchio Pci, poca stra-da si presenta innanzi a lui. E il semestre italiano, invece della marcia trionfale che annuncia, si riveler un percorso molto

    accidentato, a partire dalle or-mai prossime raccomandazioni ai 28 paesi della Commissione test scaduta. Quelle per lIta-lia confermeranno tutti i vincoli noti e tutte le diffi denze accu-mulate sino a ora.

    www.cacopardo.it Riproduzione riservata

    Federica Mogherini

    DI TINO OLDANI

    Ledizione on line del New York Times ha dato ieri ampio rilie-vo a un reportage di Stanley Reed sul gasdotto South Stre-

    am, progettato per collegare la Russia allEuropa del sud, saltando lUcraina. Grazie a unapplicazione gratuita del mio tablet dedicata al giornale Usa, ho potuto constatare lenorme importanza strategica che gli americani di entrambi gli schieramenti, democratici e repub-blicani, attribuiscono al blocco dei lavori per la costruzione di questo gasdotto, ovviamente in chiave anti-Putin. Il re-portage, confermando quanto scritto su Italia Oggi due settimane fa, sottolinea quanto la recente visita di tre senatori Usa in Bulgaria sia stata decisiva per convincere il governo di Sofia a blocca-re i lavori per la costruzione del gasdot-to russo. Obiettivo che John McCain, senatore dellArizona ed ex candidato repubblicano alla presidenza, Ron Jo-hnson, repubblicano del Wisconsin, e Chris Murphy, democratico del Con-necticut, hanno centrato in pieno. Ci che d potere a Putin sono il petrolio e le riserve di gas, unite alla dipendenza da queste fonti di energia dellEuropa sia dellest che dellovest ha spiegato il senatore Johnson al New York Times. Ma dopo quanto successo in Ucraina, non il momento di fare business as usual con la Russia ha aggiunto lam-basciatrice Usa a Sofia, Marcie Reiss, soddisfatta del risultato ottenuto.

    Sia pure di sfuggita, il reporta-ge del giornale Usa parla di un altro gasdotto sottomarino, il North Stream, che collega la Russia alla Germania, spiegando che gi in uso dal 2011 ed considerato dai russi un asset strategico della loro politica energetica verso lEuropa occidentale. In merito il giornale americano evita con cura di sollevare qualsiasi interrogativo (men che meno critiche) sulla politica ener-getica della Germania, consapevole che in questo caso gli americani devono fare i conti con un Paese ben diverso dalla debole Bulgaria. Un Paese che, con una cancelliera come Angela Merkel, non si far mai dettare lagenda sullenergia da tre senatori americani, per quanto forti di un mandato ricevuto dal presi-dente Barack Obama.

    Anche per questo, il governo di Berlino non solo continua a intratte-nere intense relazioni commerciali con la Russia (dove conta seimila aziende a capitale tedesco ed esporta beni per cento miliardi di dollari lanno in cam-bio del gas), non solo ha fatto di tutto per ammorbidire le sanzioni economi-che Usa contro i manager delle princi-pali imprese e banche russe dopo i fatti ucraini, ma sembra quantomeno per-plesso anche di fronte alla decisione della Commissione Ue di boicottare, in accordo con gli Usa, il gasdotto South Stream. Un punto di vista critico, quel-lo tedesco, tenuto fi nora sotto traccia, ma destinato a pesare sulle scelte della prossima Commissione Ue, che sar

    presieduta da Jean-Claude Jun-cker, e rinnovata nei suoi componenti tra quattro mesi. Una ragione in pi per seguire con attenzione la politica Ue per lenergia, che anche nella vicen-da del South Stream ha dimostrato i limiti e le contraddizioni tipiche della Commissione Barroso: debole con i for-ti, forte con i deboli.

    Non ancora chiaro quale sar il destino dellItalia in questa partita. LEni, che controllato dal governo di Matteo Renzi, stato fi n dallinizio il partner principale della Russia nella progettazione del South Stream. Ma dopo la doppia levata di scudi Usa-Ue, ha dovuto subire in aprile il cambio dellamministratore delegato, e proba-bilmente anche della strategia geopo-litica. Di fatto, un cedimento sul piano della sovranit nazionale. Cosa impen-sabile in Germania, che per quanto sia criticabile su altre questioni, come il Fiscal compact in materia di energia merita tanto di cappello.

    Fino dal 2003 il governo di Berlino ha varato un progetto ambizioso, chia-mato Energiewende, con lobiettivo di promuovere un modello centrato sulle energie rinnovabili, diventare leader mondiale nelle tecnologie del settore, chiudere gradualmente le centrali nu-cleari e ridurre le fonti fossili (petrolio e gas). Il progetto, molto costoso, stato messo a carico delle famiglie, che paga-no la bolletta pi cara dEuropa, versan-do un sovraprezzo di 6,24 centesimi per ogni kwh consumato. Con i 20 miliardi

    annui cos raccolti, il governo fi nanzia sia i produttori di energie alternative, sia le aziende consumatrici, comprese la chimica e la siderurgia.

    A parte i vantaggi concessi alle industrie tedesche, criticati ora come possibili aiuti di Stato dallUe (vedi Italia Oggi di ieri), non tutto lEnergie-wende procede per il meglio. Le famiglie tartassate dalle alte bollette comincia-no a mostrare segni di insofferenza, che preoccupano la Merkel. E lavvento del-le fonti alternative, dopo lentusiasmo iniziale, procede a rilento: otto reattori nucleari sono stati spenti nel 2011, ma i restanti lo saranno soltanto entro il 2022; il carbone inquinante, invece di diminuire, rimane la fonte principale delle centrali elettriche (un kwh su due viene dal carbone), mentre le centrali a gas, pur meno inquinanti, non vanno ol-tre il 23 per cento. In queste condizioni arrivare al 40-45 per cento di energia elettrica da fonti rinnovabili entro il 2025 sembra pi uno slogan che una scelta credibile.

    Per questo la Merkel ha deciso di giocare danticipo rispetto alla Com-missione Ue: entro il primo agosto il suo governo varer un piano Energie-wende due, di immediata applicazione, con nuove regole che dovranno dare tranquillit alle famiglie e alle impre-se industriali. Un piano che, piaccia o meno alla Ue e agli Usa, non prevede nessuna riduzione delle importazioni di gas russo in Germania. Chapeau!

    Riproduzione riservata

    TORRE DI CONTROLLO

    I veti Usa e Ue contro il gas russo non convincono la Germania che anche nel settore dellenergia difende la sovranit nazionale

    Luigi Di Maio, vicepresidente pentastellare della camera, chiede al premier megagalattico Matteo Renzi un nuovo incontro per gioved. Non c tempo da perdere, infatti, sem-pre che si voglia varare sul serio una nuova legge elettorale. Una legge di compromesso, naturalmente: per met Itali-cum, come piace al partito democratico riformato, e per met Grandefratellum, Complicatellum o Svotarellum, secondo il progetto nato sulla rete (vale a dire nella testa di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio). Una legge soprat-tutto intra nos. Non c bisogno di nessun altro. Solo noi, mano nella mano. Si pu fare a meno, lascia intendere Di Maio, degli alleati di governo del partito democratico, sia del Nuovo centrodestra che dei montiani superstiti. Soprattutto non c bisogno del Pregiudicato. Vediamocela tra noi, senza che ci metta il becco nessun altro. Stupisce che dal partito democratico nessuno appaia troppo impaziente di tornare in onda su YouTube? O Beppe Grillo, credendosi unaquila, pensa davvero che Renzi sia invece un Ebetino?

    IL CORSIVO

    Ma Grillo crede davvero che Renzi sia un Ebetino?

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  • 11Mercoled 2 Luglio 2014Mercoled 2 LugliP R I MO P I A NOPino, capogruppo alla Camera, e Alfonsino, rieletto a Bari, al lavoro per le regionali 2015

    I Pisicchio in cerca di nuovi lidiI due fratelli fuori dal Centro democratico di Tabacci

    DI GIOVANNI BUCCHI

    E adesso che fine faranno i due fratelli? I loro desti-ni (politici) resteranno ancora legati luno allal-

    tro, come negli ultimi ventanni, oppure si separeranno? Il pi grande, Giuseppe detto Pino, 60 anni, cresciuto nella sinistra democristiana di Donat Cat-tin, oltre a fare il deputato e capogruppo del Misto, pure giornalista professionista. Al-fonso, detto Alfonsino, ha sei anni in meno, vicesindaco uscente di Bari con Michele Emiliano, ma adesso il nuo-vo primo cittadino, il renziano Antonio Decaro, ha deciso di non richiamarlo in giunta, lui che riuscito a strappare uno scranno da consigliere.

    Stiamo, ovviamente, par-lando dei fratelli Pisicchio, Pino e Alfonsino, due politici di razza che dopo la fi ne della Democrazia Cristiana sono ri-usciti a restare sempre sulla breccia, saltando da un parti-to allaltro. Pino stato fi no al 1994 deputato della Dc, poi ha mancato il ritorno alla camera col Ppi di Rocco Buttiglione, cos nel 1999 fi nito al Parla-mento europeo con la lista Rin-novamento italiano di Lam-berto Dini. Nel 2001 tornato a Montecitorio sempre con Ri (nel listino bloccato della quo-ta proporzionale del Mattarel-lum), per poi passare allUdeur di Clemente Mastella fi no ad approdare allIdv di Antonio Di Pietro, che gli ha garantito lelezione alla Camera sia nel 2006 che nel 2008, grazie allex pm che in entrambi i casi ha scelto la circoscrizione del Mo-lise per farsi eleggere, liberan-do cos un posto in Puglia. Non pago, nel 2013 Pino tornato alla camera col Centro Demo-cratico di Bruno Tabacci. E Alfonsino? Ha sempre seguito il fratello, ma restando sul livello locale. Prima come consigliere comunale e assessore a Bari con la Dc, quindi entrando in provincia nel 1999 con la lista Dini, lanno dopo in regione fi no al 2005, quando ha mancato il bissotto il simbolo dellUdeur per poi entrare in Comune nel 2009, questa volta con lIdv, e fare in seguito il vicesindaco in quota Cd. Con un secondo e vano tentativo, nel 2010, di en-trare in Regione, in quel caso con La Puglia per Vendola.

    Lultimo cambio di ca-sacca dei Pisicchio storia recente. E riguarda innanzi-tutto il deputato Pino, cacciato dal Centro democratico dopo una polemica scaturita su Il Quotidiano Italiano. stato esautorato dallincarico nella vice direzione nazionale del Cd, mentre Alfonsino stato commissariato come segretario regionale pugliese dal deputato Angelo Sanza. Insomma, i due fratelli sono fuori dal gruppo dei tabacciani. Allorigine dello

    strappo, divergenze sulle stra-tegie politiche da adottare. Pino non ha fatto mistero della sua contrariet alloperazione di Scelta Europea, poi naufraga-ta con un misero 0,7% alle ele-zioni del 25 maggio scorso, che prevedeva laggregazione con Scelta civica e Fare per fermare il declino. A suo parere, dopo lo 0,47% alle politiche del febbra-io 2013, il Cd avrebbe dovuto cercare un orizzonte pi largo, anche se non si sa bene in qua-le direzione. Evidentemente, ha poi scritto il capogruppo del Misto la settimana scorsa, gli impulsi del ceto politico, pur-troppo senza consenso, e una visione non molto lungimirante hanno portato qualcuno a col-tivare lillusione che, una lista europea raffazzonata allulti-mo momento, con compagni di strada privi di consistenza elettorale, potesse produrre un miracolo che non era certamen-te nel conto.

    Le divergenze con Tabac-ci e i vertici nazionali si sono verifi cate pure a livello locale. Alle comunali di Bari, infatti, Alfonsino ha scelto di non pre-sentare la lista uffi ciale di par-tito, optando per una mezza via, pur sempre in alleanza col Pd: una lista civica che contempla-va sia il nome del Cd che quello del capolista, cio di Pisicchio.

    E tutto ci in contrasto con i vertici nazionali. Tuttavia, pur avendo ottenuto lo scranno in consiglio comunale, Alfonsino non sar assessore. La cosa non gli piaciuta, lha detto ai quattro venti, ma potrebbe ricevere come premio di conso-lazione dal neo sindaco Decaro

    la vicepresidenza dellarea me-tropolitana di Bari.

    Sulla stampa pugliese si sprecano in questi giorni gli articoli e le ricostruzioni sulla fi ne della dinastia dei Pisicchio. Loro replicano dicendo di essere profondamente repubblicani, e di non interessarsi di dinastie

    monarchiche. Ma , soprattutto, i due inossidabili fratelli, non hanno nessuna intenzione di darsi (politicamente) per fi niti. Il prossimo anno ci sono le ele-zioni regionali in Puglia, e i i Pisicchio sono gi al lavoro per trovare un adeguato spazio.

    Riproduzione riservata

    DI MIRKO CABRINI

    Nonostante lindice Pmi manifattu-riero sia calato da 53,2 a 52,6, ar-rivano buone notizie per lindustria italiana. Il settore macchine utensili,

    robot e automazione vedr infatti la ripresa questanno, nonostante un 2013 al di sotto del-le aspettative. A comunicarlo Ucimu-Sistemi per produrre, lassociazione del comparto che ha tenuto la sua assemblea dei soci. Nel 2013 la produzione si attestata a 4,487 miliardi, con un calo del 7% dovuto al -6,5% dellexport e alla discesa del 2% del consumo interno. Lindustria italiana di settore, per, risul-tata quarta tra i produttori mondiali e si confermata terza degli esportatori.

    Lanno in corso si chiuder con un ripre-sa, dice il Centro studi Ucimu. Nel 2014 la produzione salir del 4,4%, a 4.685 milioni di

    euro. Le esportazioni cresceranno del 4,7% a 3.545 milioni. Anche il consumo italiano registrer un incremento del 3,3% a 2,115 miliardi, dando nuovo impulso alle consegne attese in aumento del 3,4% a 1,14 miliardi. Cresceranno anche le importazioni (+3,3%), e salir ulteriormente il rapporto export su produzione al 75,7%.

    Non bisogna per cantare troppo presto vittoria. II sistema Italia, ingessato, rischia di compromettere ulteriormente lindustria manifatturiera del paese, ha affermato Luigi Galdabini, presidente Ucimu, La Legge Sa-batini ha dato impulso ai consumi di macchine e positivo il credito di imposta del 15% per gli investimenti in macchinari consegnati entro il 30 giugno 2015.Ma non bastano per soste-nere il processo di rinnovamento dei sistemi di produzione.

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    LITALIA QUARTA NELLA GRADUATORIA MONDIALE DEL SETTORE

    Macchine utensili e robot sono in ripresa questanno

    DI RICCARDO RUGGERI

    Uno degli aspetti pi curiosi, per il quale non ho alcuna spiega-zione logica, perch i tassisti siano considerati equivalenti

    alle streghe di medioevale memoria. lunica categoria sociale che gode del disprezzo di tutti: liberisti e liberal in nome del mercato, Sinistra colta e povera perch li considera fascistoidi, il Fisco si accanisce con loro, fa analisi complicate, pur avendo a disposizione il tassametro, le lite politico-intellettuali parlano di-sgustate sia delle loro auto, sia dei loro fiati, i professoroni li prendono come ca-vie per dimostrare, in negativo, cervelloti-che teorie economiche. Pare che debbano guardarsi persino dai vigili urbani, oltre dagli orrendi ciclisti che si sono imposses-sati delle citt, compiendo impunemente, ogni tipo di reato.

    Io sono fermo a una analisi di mio pap (valore zero, essendo lui un sem-plice operaio antifascista) che ascriveva a merito di Mussolini, oltre alle colonie elioterapiche per i bambini, allarchitet-tura pubblica del Piacentini, agli investi-menti sulligiene, pure la creazione della corporazione dei tassisti. Negli anni 20-30 assegn le prime licenze per le auto pubbliche a ex detenuti per un loro defi -nitivo ricupero sociale, visto che nessuno voleva assumerli. Il tassista, in fondo, un operaio sfi gato, costretto a fungere ( servizio pubblico) da pronto soccorso

    privato del peggio dellumanit cittadina (drogati, ubriachi, delinquenti, etc.), gua-dagna quanto un operaio pur lavorando 12 ore anzich 8, ha tassi di assenteismo vicini allo zero, in luogo del classico ca-mera/tinello/cucinino i suoi risparmi li investe nel taxi e nella licenza (le sue macchine utensili), sciopera un centesi-mo degli altri, non ha alcun diritto sociale, men che meno il mitico art. 18, persino la toilette per lui oscenamente random. Ora la polemica si riaperta, con larrivo di una app, dal nome inquietante, Uber.

    Uno degli aspetti pi affascinanti di New York andare in strada, alzare un braccio e, opl, un taxi come dincanto si ferma: lo confesso, in quel momento mi sento un uomo potente. Forse perch un arrogante ragazzotto, certo Travis Ka-lanick, linventore dellapp Uber, vuole costringermi a digitare qualcosa sul cellulare, e poi attendere una limousine nera, dai vetri oscurati, profumata come quelle signorine che nel 58 certa Merlin decise di resettare? O perch le mitiche vedove del Wisconsin vedano crescere il loro investimento, ancor prima della quo-tazione uffi ciale, a 18 miliardi di $? Cio quanto Hertz e Avis (a proposito, chiss quanto valuteranno la FCA di Marchion-ne che le auto pure le fa!). Comunque, per NY ora sono tranquillo, c stato laccor-do (Uber rispetter la legge sul trasporto pubblico!), io continuer ad alzare il mio braccino per fermare gli amati yellow cab, anche se, per sentirmi a la page,

    ho usato Uber, pagando una tangente del 30%, per andare dallhotel al Kennedy, presentandomi al check in oscenamente profumato.

    Mi hanno spiegato gli amici di Wall Street che Kalanick, dopo aver superato (retrocedendo) lostacolo pi diffi cile, cio inserirsi nel trasporto pubblico dovendo per rispettare la legge, ha inaugurato, a NY, una sub-app della maxi app Uber, detta Uber Rush (io lavrei chiamata Uber Mercury). Si tratta di consegnare, usando piedi o bici, no auto, pacchi (a Natale per-sino gli alberi!) da parte di ragazzotti con le ali ai piedi, intascando la solita tangen-te del 20-30% sul loro lavoro. probabile che la prossima mossa sar consegnare i prodotti dei negozi ai clienti, in concorren-za con Amazon Fresh, il servizio di spesa on line lanciato dal mitico Bezos.

    Mi guardo allo specchio, e temo di sci-volare verso lo status di liberale di serie B: infatti non provo alcun orgasmo a ve-der declinare il concetto di concorrenza in questo modo, non mi eccito di fronte a business-men 3.0 come Bezos o Kalanick, che vivono di tangenti ( troppo dire che erano meglio i padroni delle ferriere?), anzi, mi scopro cattivo, spero che le (miti-che) vedove del Wisconsin perdano i loro quattrini cos investiti, allo scoppio della prossima bolla (quando arriver, sappia, che sar benedetta).

    [email protected] @editoreruggeriv

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    IL CAMEO DI RICCARDO RUGGERI

    Non mi eccita la concorrenza alla Bezos (Amazon) o alla Kalanick (Uber) due tizi che vivono di tangenti

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  • 12 Mercoled 2 Luglio 2014 P R I MO P I A NOLa ripresa comincia solo dalleconomia reale che vuole capitali di rischio a lungo termine

    Con la moneta non si va lontanoAnzi essa pu arroventare cinque braci gi accese

    DI PIETRO BONAZZA

    Luomo comune capisce poco di economia, ma anche gli economisti, salvo alcuni, non molto

    di pi, almeno stando alle loro analisi, interviste e messaggi vari. Si leggono, in questi gior-ni, considerazioni assai ispirate: a) sulla necessit di rilanciare leconomia inflazionando di moneta i mercati per abbassa-re i tassi interesse, anche se risaputo che il tasso zero non mezzo adatto a quel fi ne; b) i corsi dei titoli azionari sono sa-liti, dimenticando che il rappor-to P/E sta raggiungendo livelli problematici; c) le banche sono in ripresa, sottovalutando che hanno gli armadi pieni di carta straccia (derivati) e hanno in-suffi cienza di capitali, come ri-velano gli stress test in attesa di Basilea 3, che le metter alle corde.

    In economia non servono lottimismo n il pessimismo, conta solo la realt e una visio-ne non autoillusoria dei target e dei percorsi per realizzarli. So-prattutto in Italia le idee sono nebbiose, forse per abitudine al fascino della chiacchiera, in cui

    sono bravi i politici e lattuale timoniere, che con una mano promette di dare e con laltra toglie a usura anticipata. Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur (mentre a Roma si discute, Sagunto viene espu-gnata) scrive Tito Livio ed an-cora vero. Infatti, se proprio non siamo al fuoco, sotto la cenere ci sono cinque braci accese, di cui si parla poco, forse per ignoran-za dellesperienza passata, e si tratta di bolle pronte a scoppia-re, non importa dove per prima, perch gli effetti non sono con-trollabili:

    a) negli Usa il mercato im-mobiliare tornato a essere drogato;

    b) i corsi azionari potrebbero presto invertire la rotta, fi niti gli effetti dei tassi dinteresse a zero. Ricordiamo che Alan Greenspan ha defi nito la corsa della borsa, come esuberanza irrazionale;

    d) linfl azione potrebbe salire al 2% nella Ue, ma, ammesso di poterla controllare, farebbe solo gli interessi dei debitori e i lavoratori sarebbero i primi a pagarne il prezzo;

    e) le banche francesi e tede-sche, meno le italiane, sono a

    corto di capitali e devono capi-talizzarsi, ma dove troveranno i sottoscrittori? Soprattutto te-mibile il rischio di default delle banche cinesi;

    f) la massa di carta derivata diventata un diluvio universa-le. Oggi sembra che leconomia reale (per esempio: quella che ci d il panem cotidianum) conti poco e che la vera ricchezza sia nella carta fi nanziaria e negli intangible.

    Tre osservazioni:a) con la moneta non si va

    molto lontano; b) la ripresa pu iniziare solo dalleconomia rea-le, che ha bisogno di capitali di rischio a lungo termine non di elemosine statali o bancarie; c) non vero che lItalia sia uno stato povero mentre gli italiani sarebbero ricchi, perch, anche se lo fossero, bisognerebbe to-gliere, dal valore lordo, la quo-ta di debito pubblico, che una tara pesante gravante su ogni cittadino, sfatando un luogo comune. Non si deve demoniz-zare la virt del risparmio, in-vece ricordare che ogni giorno la crescente pressione fiscale toglie una quota di libert in-dividuale.

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    DI GIANFRANCO MORRA

    Una berlinguerite epidemica e nefasta. In pi di un mese di insistenza molte reti del-la Rai lhanno trasmessa ai

    cittadini (Berlinguer nelle case de-gli italiani, avvertiva uno dei titoli). Cominci Veltroni, con una sincerit che lo redimeva dalla liturgia di par-tito (Quando cera Berlinguer). Con-tinuarono le reti Rai con sfacciata e sentimentaloide ripetitivit: Correva lanno, La voce di Berlinguer, Ber-linguer, passione politica, La visione lontana. Arruolato anche Vespa, han-no resuscitato lEroe per farcelo vedere mentre moriva. E un urlo s levato da ogni contrada: Santo subito. BERlin-guer come BERgoglio, un confortevole mito da BERe (laccostamento dei due di Scalfari).

    Nei momenti di miseria e deso-lazione come il nostro, la speranza, ultima dea a morire, si rivolge ai miti passati, per cercare un appoggio e un conforto. Lutopia, questo progetto otti-mistico volto a creare un futuro radioso, incancrenita. Nasce la contro-utopia, la santifi cazione del passato, perch si stava meglio quando si stava peggio, in quanto la speranza ancora illumi-nava il cammino. E la scelta di Berlin-guer come Modello e Padre ha le sue ragioni, dato che nessuno pu negare in lui vocazione e coraggio, intelligenza e passione.

    Ma ogni medaglia ha due facce. E anche quella del Sardo brilla solo da una faccia, quella che la Rai ha enfa-

    tizzato stucchevolmente per coprire laltra: gli errori, le ambiguit, le colpe. Cose ovvie e comprensibili in un lea-der politico, che non possono cancellare quanto di valido, di onesto, di sincero ha fatto. Sono state parte della sua vita e dimenticarle un errore storiografi -co, anche quando non sia operazione di squallida piaggeria: proprio la sua indi-scutibile moralit personale (non solo la questione morale!) e il suo asciutto rigore vengono pi offesi che esaltati da commemorazioni cos se