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Dispensa n.1CRISI

1. La grande crisi economica 2008 - 2014Come studiato lo scorso anno la Burocrazia ha un forte impatto nel sistema economico, perchmolte volte la mancanza di risorse frena lo sviluppo ma anche quelle volte che ci sono i soldi laBurocrazia impedisce di usarli. Inoltre le sempre maggiori richieste dello Stato per far fronte allespese necessarie per svolgere i suoi compiti sono grandemente influenzate agli sprechi e daiprivilegi del personale degli enti pubblici, dai comuni e regioni che sprecano i denari pubblici eche nessun governo mai riuscito a tagliare, la cosiddetta spending review non decolla.Ma la crisi non ha colpito solo lItalia, infatti numerosi sono gli Stati che si trovano nelle stessenostre condizioni, ma diversi di essi ne stanno uscendo. Di questo passo, tra molte chiacchiere ancora pi indecisioni su riforme e tagli alla spesa la discesaagli Inferi dellItalia nelleurozona, pi che un rischio, appare una scelta quasi certa. Ormai per inperfetta solitudine. Il presidente Barroso ha richiamato il nostro Paese al coraggio delle riforme,senza le quali non pu poi lamentare lassenza di crescita e di lavoro. Fino allaltro ieri ci si potevailludere di avere ancora una buona spalla nelle Francia, dopo che lIrlanda e tutti i Paesimediterranei avevano capitolato uno dopo laltro nelle braccia della troika europea, costretti a rigoree drastiche cure dimagranti inseguendo salute dei conti pubblici, competitivit e crescita economica.Ma ormai il bastione francese caduto. Gi 30 anni fa, Mitterrand aveva dovuto, in pieno disastroeconomico, affossare il suo socialismo insieme allorgoglio francese. Alla fine anche Hollande neha seguito le orme arrendendosi allevidenza: niente riforme, niente crescita. In Francia si cambiamusica, mentre in Italia si versano a rilento le decine di miliardi di arretrati di pagamenti dovuti alleimprese (16,3 miliardi di euro sui 100 totali), sul cuneo fiscale ci si ferma ai gesti, e giustizia civile,sulla riforma del mercato del lavoro si parla molto ma si decide poco. Hollande, in cambiodellimpegno delle imprese di creare occupazione, opera tagli di 30 miliardi agli oneri sociali delleimprese riduce le imposte societarie, meno pastoie burocratiche e alleggerimento della normativasul lavoro. Gli altri Paesi in quarantena entrano in convalescenza. La Spagna grazie alla riforma delmercato del lavoro torna a crescere e ad attirare investimenti. Il Portogallo ritrova dinamismo eriassorbe i disoccupati, lIrlanda finanzia il debito a lungo termine sui mercati al 3%, cio a tassiinferiori a quelli dei Paesi che non hanno chiesto aiuti. La crisi delleurozona non finita, la ripresaeconomica che si profila resta incerta e fragile, anche la locomotiva tedesca perde colpi. LItalia nonpu ostinarsi a restare alla finestra: ogni giorno di pi le riforme strutturali rimandate, la mancatamodernizzazione dello Stato e dei suoi apparati, del mercato del lavoro come del fisco appaionoopportunit di crescita e di occupazione bruciate sullaltare di una miopia politica imperdonabile.Che distrugge lindustria, brucia il lavoro, desertifica il Paese e il suo futuro. Non hanno capito chela crescita nel mondo globale non si fa con il dirigismo e i decreti ma rivitalizzando attivitproduttiva, economia reale e fiducia e smagrendo lo Stato. Possibile che in Italia non si riesca a fareci e presto? Siamo troppo grandi per fallire ma anche troppo grandi per essere aiutati. Per senzacrescita il nostro debito diventer insostenibile. O ci decidiamo ad agire o prima o poi saranno glialtri a costringerci a farlo. Ricordiamo che dalla nascita delleuro, cio dal 1999 ad oggi, lItalia lunico Paese che ha visto calare il suo Pil pro capite (-3%). In Germania aumentato pi del 20%,in Francia quasi del 20% e perfino in Grecia salito del 3%.Spieghiamo in termini semplici le cause della crisi.1.1. Le dimensioni della crisiNel 2008 si verificata una brusca caduta del commercio mondiale, un forte calo della produzioneindustriale e un forte aumento della disoccupazione che, in Europa, continua tuttora a crescere. Nelsolo periodo 2008-2010 si sono persi in Europa 4 milioni di posti di lavoro. Negli anni successivi ildato ulteriormente aumentato.

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1.2. La struttura del sistema finanziarioCrediti e prestiti sono parte integrante del nostro sistema economico, e permettono un livello diproduzione e di scambi enormemente superiore a quello che si avrebbe senza di essi; ma, poich icrediti non sempre vengono pagati e il denaro in prestito restituito, comportano il rischio di perditeper chi li concede e, se le perdite diventano troppo alte, produzione e scambi possono rallentarenotevolmente. Nel nostro sistema economico ci sono vari operatori che se ne occupano, inparticolare le banche, e una serie di operatori finanziari specializzati nellinvestimento nellagestione di risparmio quali ad esempio, in Italia, SIM (Societ di Intermediazione Mobiliare), SGR(Societ di gestione del risparmio), SICAV (Societ di Investimento a Capitale Variabile), ecc.- Le banche raccolgono denaro da chi ne ha in eccesso (ad esempio da tutte le persone e le impreseche spendono meno soldi di quelli che incassano mensilmente) e lo prestano a chi ne ha bisogno. Laraccolta di denaro da parte delle banche pu avvenire semplicemente offrendo la possibilit diaprire conti correnti ma anche vendendo al pubblico dei prodotti finanziari quali ad esempioobbligazioni, fondi dinvestimento, derivati, ecc. che danno un tasso di interesse sul denaroinvestito. Molti prodotti finanziari hanno una durata prestabilita, vale a dire che una volta acquistatinon possibile ritrasformarli in denaro prima della loro scadenza, tuttavia possono essere vendutiad altri risparmiatori in un mercato speciale che si chiama Borsa Valori. Per la sua struttura la borsavalori si presta ad attivit speculative cio ad acquisti e vendite di azioni, obbligazioni ecc. effettuatisolo per guadagnare sulla differenza tra il costo di acquisto di vendita.- Le banche si fanno anche prestiti fra loro. Ad esempio banche che sono localizzate in zone dove cisono molti risparmiatori e poche imprese tendono ad avere denaro da prestare ad altre banche o alloStato, e ugualmente banche localizzate in zone industriali o che indirizzano i propri servizi adimprese tendono ad aver bisogno di denaro aggiuntivo rispetto a quello che raccolgono dairisparmiatori e possono chiedere prestiti ad altre banche o allo Stato.- Tutti gli Stati danno in prestito denaro alle banche quando queste ne hanno bisogno. Il tasso diinteresse a cui lo Stato concede prestiti alle banche si chiama tasso di sconto e influenza la quantitdi crediti concessi dalle banche: quando il tasso di sconto basso le banche, a parit di altrecondizioni, concederanno una quantit di prestiti maggiore, perci in genere quando il tasso disconto basso i consumatori faranno pi acquisti e le imprese maggiori investimenti.Dunque, riassumendo, le banche raccolgono denaro da privati e aziende che ne hanno in eccesso, daaltre banche, e dalle autorit finanziarie statali (Banca centrale). Il denaro pu essere raccoltoaprendo dei conti correnti attivi, ottenendo dei prestiti, emettendo sul mercato strumenti finanziariquali le obbligazioni. Il denaro raccolto pu essere prestato a privati, aziende e Stati che ne hannobisogno attraverso lapertura di conti correnti passivi o lacquisto di obbligazioni emesse da grandiaziende e Stati. Anche le grandi imprese e gli Stati prendono denaro in prestito. Gli Stati prendonoin prestito denaro perch sono costantemente in deficit (spendono pi soldi di quanti ne raccolgonocon imposte e tasse). In Italia le obbligazioni emesse dallo Stato si chiamano ad esempio BOT,BTP, CCT, etc.Nella loro attivit di raccolta e impiego di denaro le banche devono fare attenzione:1. Non prestare troppo denaro in pi di quanto ne raccolgono, perch se per qualche motivo irisparmiatori chiedessero il rimborso delle somme prestate, la banca potrebbe non avere denaroliquido a sufficienza per rimborsarlo a tutti e in teoria fallirebbe. In molti Paesi ci sono vincoli dilegge al tipo di attivit (concessione di prestiti solo di breve o solo di lungo periodo), al volume deicrediti che le banche possono concedere.2. A prestare denaro solo a soggetti che avranno la capacit di rimborsarlo alla scadenza perch, selimpresa o il consumatore che ha ottenuto il prestito falliscono, i soldi prestati sono persi.3. Acquistare soprattutto prodotti finanziari sicuri, che, anche se rendono meno di quelli rischiosi,alla scadenza siano restituiti e che in caso di necessit sia possibile vendere a un valore vicino aquello di acquisto.4. Gli utili, la solidit e la reputazione delle banche e degli altri operatori finanziari dipendono dalvalore del loro capitale. Poich la gran parte del capitale bancario impiegato in prestiti e prodotti

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http://it.wikipedia.org/wiki/Societ%C3%A0_di_Intermediazione_Mobiliarehttp://it.wikipedia.org/wiki/Tasso_ufficiale_di_scontohttp://www.borsaitaliana.it/homepage/homepage.htmhttp://it.wikipedia.org/wiki/SICAVhttp://it.wikipedia.org/wiki/Societ%C3%A0_di_gestione_del_risparmiohttp://it.wikipedia.org/wiki/Societ%C3%A0_di_gestione_del_risparmio

finanziari, se il valore dei prodotti finanziari posseduti cala oppure una gran parte dei prestiti sirivelano inesigibili calano utili, solidit e reputazione.5. Tutto il sistema finanziario si regge sulla fiducia, in particolare sulla fiducia di chi presta denaroche i debitori siano in grado di restituire i soldi quando richiesto e che i prodotti finanziari di durataprestabilita siano facilmente vendibili. Se la fiducia viene meno a causa di eventi che possono avereun effetto negativo sullattivit economica (guerre, epidemie, eventi naturali catastrofici) o di crisieconomica, chi dispone di denar