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Piano di Zona 5 Genovese 1

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INDICE PIANO DI ZONA 5

INTRODUZIONE pag. 1

1. PERCORSO METODOLOGICO PER LA COSTRUZIONE DEL PIANOA) strumenti tecnici .. pag. 3B) percorsi di concertazione .. pag. 3

2. LE AZIONI DI SFONDOA) accreditamento .. pag. 7B) integrazione socio-sanitaria .. pag. 8C) progettazione europea . pag. 10

3. PROFILO DEMOGRAFICO E SOCIALE DELLA ZONA pag. 11

4. ASSETTO ORGANIZZATIVOA) i distretti urbani .. pag. 19B) i distretti extra-urbani ..... pag. 26C) sistemi informativi e tecnologie informatiche . pag. 28

5. DOMANDA E OFFERTA DEI SERVIZIA) Attivit progettuali rilevanti in fase di realizzazione ..... pag. 31B) i dati sull'utenza e sulla spesa 2001 pag. 36

6. LE RISORSEA) budget distrettuale (stanziamento 2002) ... pag. 49B) strutture residenziali e diurne . pag. 50C) finanziamenti in conto capitale .. pag. 55

7. LINEE DI SVILUPPOA) indirizzi di area per il Comune di Genova: pag. 59

1. responsabilit familiari e diritti dei minori e degli adolescenti . pag. 602. tutela delle persone anziane . pag. 653. tutela sociale dei disabili ... pag. 724. forme di contrasto alla povert . pag. 78

* senza dimora* povert estreme

5. prevenzione e reinserimento sociale dei soggetti dipendenti e degli emarginati . pag. 81* politiche per l'immigrazione* prevenzione e reinserimento sociale dei soggetti dipendenti* reinserimento sociale dei soggetti nel circuito penale* politiche per l'inclusione dei nomadi* politiche per la salute mentale

B) indirizzi specifici di Zona ... pag. 86C) indirizzi specifici di Distretto . pag. 88

Piano di Zona 5 Genovese 1

INTRODUZIONE

Il primo Piano sociale di Zona che ci apprestiamo a predisporre, segna una nuova strada perla realizzazione delle politiche sociali. Si sottolinea limprescindibile intreccio con le realt delterritorio, con quanto il territorio esprime nel tentativo di traguardare il benessere dei propricittadini.

Questo primo Piano si caratterizza per essere un documento che, nel descrivere l'esistentemetta in evidenza la necessit di socializzare e scambiare le conoscenze su quanto viene realizzatonell'intera area metropolitana, aiutando a dare coerenza all'intero sistema; il Piano, oltre afotografare i risultati e gli obiettivi raggiunti in questi ultimi anni che hanno innovato i servizi sociali,indica alcuni percorsi metodologici.

Le parole chiave della legge 328/2000 partecipazione, coprogettazione, cooperazione,accordo di programma, rete, integrazione non ci trovano completamente impreparati, masicuramente si apre una nuova stagione in cui si dovr lavorare per consolidare nuove metodologiedi lavoro in parte gi sperimentate attraverso lesperienza di condivisione delle scelte, degliobiettivi, degli strumenti, come ad esempio per la legge 285/97, per i fondi della legge 309/90 enel Comune di Genova per le politiche dellimmigrazione, dei senza dimora e dei minori.

Lindividuazione di percorsi metodologici quindi, rappresenta il contenuto prevalentedellattuale Piano di Zona nella convinzione che pi significativo costruire percorsi comuni con gliinterlocutori interessati alla realizzazione di quelli che saranno i contenuti dei Piani, piuttosto che, perlesiguo tempo a disposizione, stringere accordi su intenzioni e proponimenti generici.

Sia a livello metropolitano che a livello genovese sono in vigore molti accordi e tavoli dicollaborazione istituzionale e con il terzo settore. E per questa loccasione per condividere con tuttigli interlocutori, la necessit di ripartire, nella pianificazione delloperativit, dai bisogni deicittadini. Sar inoltre uno sforzo comune uscire dalla logica del solo accordo cittadino, per Genova,o dellarea metropolitana con la Conferenza dei Sindaci, ed individuare anche un livello locale dipartecipazione, coprogettazione, cooperazione, rete, integrazione, che dovr trovare concretezzanella progettazione zonale.

La realizzazione di una politica di benessere per la comunit richiede il superamento delladelega alle Istituzioni e nuove forme di responsabilit dei cittadini; il welfare delle responsabilit,locale e comunitario, deve vedere ogni cittadino chiamato ad agire con la consapevolezza che ilbenessere proprio e del contesto non delegabile ad altri. Il Piano allora strumento regolatoredella rete sociale per realizzare azioni condivise sia da parte della comunit locale responsabile,sia da parte di coloro che fruiranno dei servizi in maniera attiva collaborando al progettoindividuale.

Il benessere, o il disagio, non deve essere pi materia delegata agli specialisti del sociale,ma deve essere la comunit locale ad appropriarsene attraverso percorsi di ricomposizione dellaframmentariet data dalla difficolt a sviluppare ampie relazioni sociali, dalla mancanza disocializzazione delle proprie esperienze e quindi dallassenza di unidentit collettiva capace disviluppare attenzione alla propria comunit.

Nel processo di costruzione di un Piano di Zona strumento reale di programmazione,abbiamo bisogno Dei cittadini Degli operatori del sistema sanitario, sociale, educativo territoriale e scolastico, formativo e del

lavoro, dellabitazione Delle Istituzioni: Regione, Provincia, Comuni, Circoscrizioni, Azienda Sanitaria Locale, Aziende

Ospedaliere, Ministero della Giustizia, Scuola, Arte, Ipab Delle Fondazioni Bancarie Della Chiesa nelle sue diverse espressioni molte delle quali radicate nel territorio Del Terzo Settore nelle sue diverse accezioni, volontariato, associazionismo, cooperazione DellUniversit Del mondo imprenditoriale e delle professioni

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Con questi soggetti vogliamo progettare lo sviluppo territoriale, partendo dallosservazionecondivisa dei fenomeni, lindividuazione degli obiettivi sia strategici sia operativi sui progetti chedovranno definire ed esplicitare le competenze e le risorse umane, le risorse finanziarie e strutturali,la collaborazione e lintegrazione, indicando tempi, azioni, verifiche.Il Piano di Zona segna oggi lavvio di un lavoro che richieder tempo per realizzarsi in quantodinamico e sintesi dell'impegno delle componenti della Comunit.

Si fa presente che i dati presentati in questo primo Piano di Zona potrebbero essere, inalcune parti, incompleti o imprecisi, o raccolti secondo criteri non omogenei tra diversi distretti.

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1. PERCORSO METODOLOGICO PER LA COSTRUZIONE DEL PIANO

Per la stesura, dal punto di vista tecnico, dei piani di zona si individuato un percorsoistituzionale che fosse in grado di conciliare i vincoli di legge con i tempi effettivamente adisposizione e le condizioni oggettive di partenza.

Si sono quindi individuate sei fasi essenziali, che consentissero anche di fissare i presuppostiper lavvio del processo di programmazione oltre che permettere la stesura del piano1) Individuazione, in sede di Conferenza di Zona, di un gruppo tecnico interdistrettuale per laraccolta degli elementi utili alla stesura del piano.2) Stesura della prima bozza di piano3) Approvazione in sede di Conferenza di Zona delle linee di indirizzo4) Incontro con gli attori sociali (terzo settore e organizzazioni sindacali) in sede di Comitato dirappresentanza della Conferenza dei Sindaci per la condivisione degli indirizzi di massima e delpercorso metodologico5) Stesura definitiva del piano a cura del responsabile di segreteria tecnica6) Approvazione definitiva in sede di Conferenza di Zona

A) Strumenti tecniciPer avviare la prima raccolta dei dati significativi relativi allutenza dei distretti e alla spesa

sostenuta per i servizi erogati (relativi allanno 2001) sono state costruite due schede1 sintesi delleindicazioni fornite dal Formez in sede formativa, dei dati in possesso degli enti, del confronto conrealt di altre regioni.

Questo strumento, pur presentando ad oggi molti limiti, ha consentito una raccolta diinformazione uniforme e piuttosto veloce; sar oggetto di lavoro per la stesura dei prossimi piani dizona limplementazione e il miglioramento di questo strumento per la lettura dei dati.

Inoltre, attraverso incontri con le quipes distrettuali e i responsabili di distretto, si sonoavviati linformazione e il coinvolgimento rispetto al processo di pianificazione/programmazione,attraverso un primo esame dei bisogni e delle problematiche emergenti.

Per quanto attiene la rilevazione dei servizi e dei progetti in atto sono stati utilizzati duestrumenti differenti:- la relazione annuale di distretto, strumento di lavoro ormai consolidato per i distretti genovesianche se non ancora uniformemente finalizzato anche alla stesura del Piano di Zona;- lintervista rivolta ai responsabili di distretto e/o operatori per i distretti extra-Genova.

B) Percorsi di concertazionePer avviare la definizione delle prime linee di piano il Comitato di Rappresentanza della

Conferenza dei Sindaci dellAUSL 3 Genovese ha attuato momenti di confronto con lAUSL 3Genovese, le Organizzazioni Sindacali Confederali, dei Pensionati e della categoria della FunzionePubblica e con diversi soggetti del Terzo Settore.

Laltro interlocutore istituzionale cui ci si rivolti la Provincia, con la quale si realizzatoper ora, rispetto al piano di zona, un contatto al solo livello politico. La legislazione vigente assegnaa questo ente un compito di rilievo rispetto allosservatorio dei bisogni, alla formazione, allepolitiche attive del lavoro; tutte queste aree rivestono una particolare pregnanza rispetto allosviluppo delle politiche sociali, per cui sar necessaria dedicare loro una particolare attenzionenella fase di implementazione dei piani.

Il percorso di confronto per la stesura di questo primo piano di zona ha voluto assumere unaserie di decisioni metodologic

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