corriere economia

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LUNEDÌ 20 GENNAIO 2014 www.corriereconomia.com ANNO XVIII - N. 2 Distribuito con il Corriere Della Sera non vendibile separatamente Direzione, Redazione, Amministrazione, Tipografia Via Solferino 28, Milano 20121 - Tel. 02.62.82.1 Servizio Clienti 02.63.79.75.10 Yahoo! Ciclone Mayer Il repulisti dei manager IL PUNTO Paesi Emergenti: quella frenata ci può aiutare U na delle grandi novità del 2014 sarà il cambio di stagione nelle economie emergenti. Nel senso che con ogni probabilità rallenteranno il passo della loro crescita. E in qualche caso potrebbero essere colpite da vere e proprie crisi di fiducia. Complessivamente il fenomeno può essere negativo. Ma potrebbe offrire opportunità ad alcuni Paesi sviluppati della periferia — a esempio l’Italia — se questi si sapranno posizionare in modo intelligente. Le ragioni alla base delle difficoltà di numerosi Paesi emergenti sono almeno tre. Una viene da Washington: il tapering — cioè la riduzione dell’intervento della Federal Reserve sui mercati finalizzato a tenere bassi i tassi d’interesse — provocherà lo spostamento di flussi di denaro verso gi Stati Uniti e fuori dalle economie emergenti. Lo si è già visto ai primi accenni di tapering la scorsa primavera con effetti significativi in Paesi come India e Brasile. La Banca mondiale prevede che non sarà un’onda travolgente, ma occorre fare attenzione perché in qualche caso queste economie hanno sbilanci finanziari seri. Una seconda ragione, meno dirompente ma di più lunga durata, dipende dalla fine del boom dei prezzi delle materie prime che ha sostenuto tanti Paesi emergenti negli ultimi anni. La terza è legata all’instabilità politica che si registra in economia dall’alto potenziale teorico ma vulnerabili a cambiamenti di governo: in India, Turchia, Thailandia, in larghe parti del Sudamerica e persino in Cina, dove le tensioni militari con il Giappone sulla questione delle isole Senkaku /Diaoyu potrebbero avere effetti negativi a Pechino. Quanto sarà rapido questo cambio di stagione è difficile da prevedere: certo, si tratta di un fenomeno rilevantissimo. Una parte dei flussi finanziari in uscita dalle economie andrà in America, un’altra cercherà opportunità di crescita nuove: i Paesi coraggiosi che sapranno offrirle saranno i vincitori dell’anno in corso e di quelli a venire. @danilotaino © RIPRODUZIONE RISERVATA DI DANILO TAINO Rc auto Siamo i più cari d’Europa Tutti i consigli per spendere meno L e polizze obbligatorie per gli au- tomobilisti in Italia hanno prez- zi sempre elevatissimi e le di- sparità geografiche enormi. La legge che dovrebbe riformare il settore è in discussione, ma non avrà vita facile. In attesa di tariffe più allineate al re- sto d’Europa ecco i consigli per spen- dere meno possibile e la classifica del- le compagnie migliori compilata per CorrierEconomia dall’Istituto Tede- sco Qualità e Finanza ALLE PAGINE 20 E 21 Tasse all’80% Quando il Fisco incentiva le aziende a scappare all’estero DI ISIDORO TROVATO A PAGINA 18 Quando si rivolge a un’assicurazione lei preferisce... ... rinunciare a un prezzo più basso, ma avere la garanzia della qualità dei servizi offerti ... rinunciare a qualche servizio e avere uno sconto consistente Fonte: 41% S. Franchino 59% 1 Il sondaggio Trend Vendite (pubbliche e private) per 20 miliardi Risiko delle partecipazioni La nuova mappa del potere DI ALESSANDRA PUATO E STEFANO RIGHI V enti miliardi di asset in ven- dita. Si annuncia un anno di grandi svolte. Lo Stato fa la parte del leone e annuncia la vo- lontà di liberarsi di aziende e partecipazioni per oltre 14 mi- liardi di euro per far fronte alla crisi. Le imprese private, che già da tempo hanno scelto di foca- lizzarsi sul core business, conta- no di realizzare circa 6 miliardi dalle cessioni. Sul piatto dell’of- ferta le Poste e gli immobili, banche e assicurazioni. Grandi affari per gli intermediari. ALLE PAGINE 2, 3, 4 DI ROBERTA SCAGLIARINI U ltimo sprint per Carlo Cimbri e il top ma- nagement di Unipol. Entro domani saran- no comunicate le cessioni, imposte alla com- pagnia assicuratrice bolognese dall’Antitrust e destinate alla tedesca Allianz. Così la fusione con FondiariaSai diverrà pienamente operati- va e Cimbri potrà focalizzarsi sul business. A PAGINA 7 Jaime Carbò L’iberica Deoleo in vendita Per Bertolli, Carapelli e Sasso si cerca cordata tricolore SCAGLIARINI A PAGINA 11 Da venerdì Bologna capitale dell’arte D opo il suo braccio destro De Castro, strap- pato solo un anno fa a Google, anche il di- rettore delle news Jai Singh ha lasciato Yahoo!, la società Web dove la Ceo Marissa Mayer punta con decisione sui contenuti editoriali (con un oc- chio al marketing). In un anno le azioni sono ri- salite da 19 a 40 dollari, ma la pubblicità arranca. A PAGINA 14 Svolte Marissa Mayer Assicurazioni Groupama adesso ballerà da sola DI FABIO TAMBURINI A PAGINA 6 Compleanni Il motore di ricerca compie 20 anni EVENTI ALIMENTARE DI GRETA SCLAUNICH Nordest Gli affari (a rischio) delle Popolari Il destino comune di Veneto Banca, Popolare di Cividale, Po- polare di Marostica e dei loro tre top manager. Tra bilanci in rosso, richiami della Banca d’Italia e malumori dei soci, a secco di dividendi. A PAGINA 8 DI MARIO GEREVINI Cessioni e caccia al tesoro dei Ligresti Il cambio di marcia di Unipol-FonSai Finanza Domani sarà definito il perimetro post fusione Storie italiane Dieci anni di vita, una missione mai portata a termine per far nascere l’Esposizione permanente del Made in Italy Fondazione Valore Italia, il funerale impossibile costa 50 milioni Il commissario Malinconico si è dimesso, il commissariamento annullato. Nessuno può avviare la liquidazione prevista dalla legge L a più recente esibizione del masochismo di cui andiamo giustamente famosi (e fieri) sulla scena in- ternazionale è la storia della Fondazione Valore Italia. Chiusa dopo dieci anni inutil- mente trascorsi, senza aver svolto la missione per la quale era stata creata, e avendo spe- so una montagna di soldi pubblici: almeno 50 milioni di euro. Molte le firme sotto questa sbalorditiva vicenda. Quelle di almeno cinque governi e al- trettanti ministri dello Svilup- po economico. A partire dal secondo esecutivo guidato da Silvio Berlusconi, che con la finanziaria approvata a Natale del 2003 istituisce l’«Esposi- zione permanente del Design Italiano e del Made in Italy». Subito si capisce quale sarà l’andazzo. Per far nascere l’or- ganismo attuatore del proget- to, ovvero la Fondazione Valo- re Italia, ci vogliono infatti ben 21 mesi. Ma la sede, almeno, sembra quella giusta per ospi- tare ciò che dovrebbe essere anche una specie di Moma italiano: il palazzo della Civil- tà italiana, meglio noto come il «Colosseo quadrato», cita- zione razionalista del monu- mento simbolo di Roma, uno ne di Roma. A quella somma si aggiunge una prima tran- che di altri 15 milioni per i la- vori necessari all’Esposizione del Made in Italy, più una se- conda di analogo importo, di cui è stata finora spesa circa metà. Mentre per il funziona- mento della Fondazione viene stanziata la cifra di 13 milioni. Le cose, però, secondo le mo- dalità tipiche italiane, proce- dono a rilento. Un po’ per i problemi legati alla ristruttu- razione, ma un po’ anche per le vicissitudini politiche. Tan- to che a un certo punto, in at- tesa di concretizzarne la mis- sione istituzionale, si decide di assegnare alla Fondazione anche altri compiti, tipo l’atti- vità di lotta alla contraffazio- ne o la progettazione di spazi destinati a utilizzo museale. Merita di essere ricordato lo studio per l’unificazione del Museo storico delle Poste con la Collezione degli strumenti di peso e misura. Merita, an- che come cartina di tornasole del virus dello spreco assurdo che alberga nella nostra pub- blica amministrazione: per- ché identico incarico, dopo che la Fondazione aveva con- segnato il progetto, è stato poi affidato a un’altra istituzione pubblica, per un costo supple- mentare di 300 mila euro. Si va avanti così finché nel- Palazzo Il «Colosseo quadrato» dei più famosi del mondo. Lì erano stati appena spesi 16 milioni di euro pubblici per adattarne una parte a Museo dell’audiovisivo: l’immobile è di proprietà dell’Eur spa, una società controllata al 90% dal ministero dell’Economia e per la quota rimanente dal Comu- DI SERGIO RIZZO l’aprile 2012 il governo Monti stabilisce che Valore Italia è un ente inutile da chiudere. Al posto del presidente Massimo Arlecchino arriva dunque un commissario. E’ Carlo Malin- conico, il sottosegretario di Palazzo Chigi dimissionario qualche giorno dopo la sua nomina: dovrebbe restare al timone fino alle esequie, fissa- te per il primo gennaio 2014. Ma l’ex presidente fa ricorso al Tar, che gliela dà vinta. Viene dunque annullato il commis- sariamento, ma non il funera- le della Fondazione. Però non si sa a chi farlo celebrare. La legge che ha decretato la fine di Valore Italia dice infatti che «il commissario avvia le pro- cedure di liquidazione». Ma il commissario non c’è. E si pre- cipita in un limbo surreale. Mentre già a luglio 2013 è sta- to annunciato un accordo in base al quale Eur spa affitte- rebbe il Colosseo quadrato al gruppo francese di Bernard Arnault come sede di Fendi per 2,8 milioni l’anno: quasi due in meno rispetto ai 4,7 sti- mati dall’Agenzia del territo- rio nel 2007. Da vetrina del Made in Italy a emblema delle conquiste francesi in terra ita- liana. E per la modica spesa di 50 milioni: un vero capolavo- ro. © RIPRODUZIONE RISERVATA Poste Italiane Sped. in A.P. D.L. 353/2003 conv. L.46/2004 art. 1, c1 DCB Milano DI ROBERTO E. BAGNOLI MANAZZA A PAGINA 27 Cantante di Fernando Botero

Author: apiglia51

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Supplemento economico del Corriere della Sera del 20 gennaio 2014

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  • LUNED 20 GENNAIO 2014 www.corriereconomia.comANNO XVIII - N. 2 Distribuito con il Corriere Della Sera non vendibile separatamente

    Direzione, Redazione, Amministrazione, Tipografia Via Solferino 28, Milano 20121 - Tel. 02.62.82.1 Servizio Clienti 02.63.79.75.10

    Yahoo! Ciclone MayerIl repulisti dei manager

    IL PUNTO

    Paesi Emergenti:quella frenataci pu aiutare

    U na delle grandi novit del 2014 sar ilcambio di stagione nelle economieemergenti. Nel senso che con ogniprobabilit rallenteranno il passo della loro crescita. E in qualche caso potrebbero essere colpite da vere e proprie crisi di fiducia. Complessivamente il fenomeno pu essere negativo. Ma potrebbe offrire opportunit ad alcuni Paesi sviluppati della periferia a esempio lItalia se questi si sapranno posizionare in modo intelligente.Le ragioni alla base delle difficolt di numerosi Paesi emergenti sono almeno tre. Una viene da Washington: il tapering cio la riduzione dellintervento della Federal Reserve sui mercati finalizzato a tenere bassi i tassi dinteresse provocher lo spostamento di flussi di denaro verso gi Stati Uniti e fuori dalle economie emergenti. Lo si gi visto ai primi accenni di tapering la scorsa primavera con effetti significativi in Paesi come India e Brasile. La Banca mondiale prevede che non sar unonda travolgente, ma occorre fare attenzione perch in qualche caso queste economie hanno sbilanci finanziari seri.Una seconda ragione, meno dirompente ma di pi lunga durata, dipende dalla fine del boom dei prezzi delle materie prime che ha sostenuto tanti Paesi emergenti negli ultimi anni. La terza legata allinstabilit politica che si registra in economia dallalto potenziale teorico ma vulnerabili a cambiamenti di governo: in India, Turchia, Thailandia, in larghe parti del Sudamerica e persino in Cina, dove le tensioni militari con il Giappone sulla questione delle isole Senkaku /Diaoyu potrebbero avere effetti negativi a Pechino.Quanto sar rapido questo cambio di stagione difficile da prevedere: certo, si tratta di un fenomeno rilevantissimo. Una parte dei flussi finanziari in uscita dalle economie andr in America, unaltra cercher opportunit di crescita nuove: i Paesi coraggiosi che sapranno offrirle saranno i vincitori dellanno in corso e di quelli a venire.

    @danilotaino RIPRODUZIONE RISERVATA

    DI DANILO TAINO

    Rc auto Siamo i pi cari dEuropaTutti i consigli per spendere menoL e polizze obbligatorie per gli au-tomobilisti in Italia hanno prez-zi sempre elevatissimi e le di-sparit geografiche enormi. La leggeche dovrebbe riformare il settore indiscussione, ma non avr vita facile.In attesa di tariffe pi allineate al re-sto dEuropa ecco i consigli per spen-dere meno possibile e la classifica del-le compagnie migliori compilata perCorrierEconomia dallIstituto Tede-sco Qualit e Finanza

    ALLE PAGINE 20 E 21

    Tasse all80%Quando il Fisco incentiva le aziendea scappare allesteroDI ISIDORO TROVATO

    A PAGINA 18

    Quando si rivolgea unassicurazionelei preferisce...

    ... rinunciarea un prezzo

    pi basso, ma averela garanzia della qualit

    dei servizi offerti

    ... rinunciarea qualche servizioe avereuno scontoconsistente

    Fonte:

    41%

    S. F

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    hino59%

    1 Il sondaggio Trend Vendite (pubbliche e private) per 20 miliardi

    Risiko delle partecipazioniLa nuova mappa del potereDI ALESSANDRA PUATOE STEFANO RIGHI

    V enti miliardi di asset in ven-dita. Si annuncia un annodi grandi svolte. Lo Stato fa laparte del leone e annuncia la vo-lont di liberarsi di aziende epartecipazioni per oltre 14 mi-liardi di euro per far fronte allacrisi. Le imprese private, che gida tempo hanno scelto di foca-lizzarsi sul core business, conta-no di realizzare circa 6 miliardidalle cessioni. Sul piatto dellof-ferta le Poste e gli immobili,banche e assicurazioni. Grandiaffari per gli intermediari.

    ALLE PAGINE 2, 3, 4

    DI ROBERTA SCAGLIARINI

    U ltimo sprint per Carlo Cimbri e il top ma-nagement di Unipol. Entro domani saran-no comunicate le cessioni, imposte alla com-pagnia assicuratrice bolognese dallAntitruste destinate alla tedesca Allianz. Cos la fusionecon FondiariaSai diverr pienamente operati-va e Cimbri potr focalizzarsi sul business.

    A PAGINA 7

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    Liberica Deoleo in venditaPer Bertolli, Carapelli e Sassosi cerca cordata tricolore

    SCAGLIARINI A PAGINA 11

    Da venerdBologna capitale dellarte

    D opo il suo braccio destro De Castro, strap-pato solo un anno fa a Google, anche il di-rettore delle news Jai Singh ha lasciato Yahoo!, lasociet Web dove la Ceo Marissa Mayer punta con decisione sui contenuti editoriali (con un oc-chio al marketing). In un anno le azioni sono ri-salite da 19 a 40 dollari, ma la pubblicit arranca.

    A PAGINA 14

    SvolteMarissa Mayer

    AssicurazioniGroupama adessoballer da solaDI FABIO TAMBURINI

    A PAGINA 6

    Compleanni Il motore di ricerca compie 20 anni

    EVENTIALIMENTARE

    DI GRETA SCLAUNICH

    NordestGli affari (a rischio)delle Popolari

    Il destino comune di VenetoBanca, Popolare di Cividale, Po-polare di Marostica e dei lorotre top manager. Tra bilanci in rosso, richiami della BancadItalia e malumori dei soci, asecco di dividendi.

    A PAGINA 8

    DI MARIO GEREVINI

    Cessioni e caccia al tesoro dei LigrestiIl cambio di marcia di Unipol-FonSai

    Finanza Domani sar definito il perimetro post fusione

    Storie italiane Dieci anni di vita, una missione mai portata a termine per far nascere lEsposizione permanente del Made in Italy

    Fondazione Valore Italia, il funerale impossibile costa 50 milioniIl commissario Malinconico si dimesso, il commissariamento annullato. Nessuno pu avviare la liquidazione prevista dalla legge

    L a pi recente esibizionedel masochismo di cuiandiamo giustamentefamosi (e fieri) sulla scena in-ternazionale la storia dellaFondazione Valore Italia.Chiusa dopo dieci anni inutil-mente trascorsi, senza aversvolto la missione per la qualeera stata creata, e avendo spe-so una montagna di soldipubblici: almeno 50 milioni dieuro.

    Molte le firme sotto questasbalorditiva vicenda. Quelledi almeno cinque governi e al-trettanti ministri dello Svilup-po economico. A partire dal

    secondo esecutivo guidato daSilvio Berlusconi, che con lafinanziaria approvata a Nataledel 2003 istituisce lEsposi-zione permanente del DesignItaliano e del Made in Italy.Subito si capisce quale sarlandazzo. Per far nascere lor-ganismo attuatore del proget-to, ovvero la Fondazione Valo-re Italia, ci vogliono infatti ben21 mesi. Ma la sede, almeno,sembra quella giusta per ospi-tare ci che dovrebbe essereanche una specie di Momaitaliano: il palazzo della Civil-t italiana, meglio noto comeil Colosseo quadrato, cita-zione razionalista del monu-mento simbolo di Roma, uno

    ne di Roma. A quella sommasi aggiunge una prima tran-che di altri 15 milioni per i la-vori necessari allEsposizionedel Made in Italy, pi una se-conda di analogo importo, dicui stata finora spesa circamet. Mentre per il funziona-mento della Fondazione vienestanziata la cifra di 13 milioni.Le cose, per, secondo le mo-dalit tipiche italiane, proce-dono a rilento. Un po per iproblemi legati alla ristruttu-razione, ma un po anche perle vicissitudini politiche. Tan-to che a un certo punto, in at-tesa di concretizzarne la mis-sione istituzionale, si decidedi assegnare alla Fondazione

    anche altri compiti, tipo latti-vit di lotta alla contraffazio-ne o la progettazione di spazidestinati a utilizzo museale.

    Merita di essere ricordatolo studio per lunificazione delMuseo storico delle Poste conla Collezione degli strumentidi peso e misura. Merita, an-che come cartina di tornasoledel virus dello spreco assurdoche alberga nella nostra pub-blica amministrazione: per-ch identico incarico, dopoche la Fondazione aveva con-segnato il progetto, stato poiaffidato a unaltra istituzionepubblica, per un costo supple-mentare di 300 mila euro.

    Si va avanti cos finch nel-

    Palazzo Il Colosseo quadrato

    dei pi famosi del mondo.L erano stati appena spesi

    16 milioni di euro pubblici peradattarne una parte a Museodellaudiovisivo: limmobile di propriet dellEur spa, unasociet controllata al 90% dalministero dellEconomia e perla quota rimanente dal Comu-

    DI SERGIO RIZZO laprile 2012 il governo Montistabilisce che Valore Italia un ente inutile da chiudere. Alposto del presidente MassimoArlecchino arriva dunque uncommissario. E Carlo Malin-conico, il sottosegretario diPalazzo Chigi dimissionarioqualche giorno dopo la suanomina: dovrebbe restare altimone fino alle esequie, fissa-te per il primo gennaio 2014.Ma lex presidente fa ricorso alTar, che gliela d vinta. Vienedunque annullato il commis-sariamento, ma non il funera-le della Fondazione. Per nonsi sa a chi farlo celebrare. Lalegge che ha decretato la finedi Valore Italia dice infatti che

    il commissario avvia le pro-cedure di liquidazione. Ma ilcommissario non c. E si pre-cipita in un limbo surreale.Mentre gi a luglio 2013 sta-to annunciato un accordo inbase al quale Eur spa affitte-rebbe il Colosseo quadrato algruppo francese di BernardArnault come sede di Fendiper 2,8 milioni lanno: quasidue in meno rispetto ai 4,7 sti-mati dallAgenzia del territo-rio nel 2007. Da vetrina delMade in Italy a emblema delleconquiste francesi in terra ita-liana. E per la modica spesa di50 milioni: un vero capolavo-ro.

    RIPRODUZIONE RISERVATA

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    DI ROBERTO E. BAGNOLI

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  • 2 CORRIERECONOMIA LUNED 20 GENNAIO 2014

    Potere Unicredit si mossa per prima. Le strategie di Montepaschi e Telecom

    Vendite per 20 miliardiLe grandi manovre su pubblico e privatoIntesa cede la quota Generali. Londa lunga avviata da MediobancaLo Stato apre il capitale delle Poste e poi via Stm, Enav, Fincantieri...DI STEFANO RIGHI

    MONTE DEI PASCH

    I

    DI SIENAPartecipa

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    BANCO POP.

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    Quote capitale

    GENERALI

    Bsi Lugano

    (1,6 miliardi di euro

    )

    1 AAA Vendesi

    La stanza dei bottoni a cura di Carlo Cinelli e Federico De Rosa

    Schapira-Ruggieri, staffetta a Morgan Stanley Guzzetti e lassedio a fondazioni e casse di previdenza. Onofri smonta il piano rimborsi

    A nno nuovo vita nuovaper Paul Schapira. Ilsuperboss dellinvest-ment banking di MorganStanley in Italia ha deciso dilevare le tende e, dopo setteanni a Milano, tornato a Lon-dra per occuparsi dei clientiprivate nel gruppo dei finan-cial sponsor della banca daf-fari. La sostituzione stata gidecisa. A fianco del countryofficer, Domenico Siniscal-co, dal primo gennaio negli uf-fici di Corso Venezia lavoraMassimiliano Ruggieri, arri-vato in Morgan Stanley quat-

    tro anni fa da Jp Morgan peroccuparsi della divisione fi-nancial institution. Un seg-mento di business che, con lapartenza della vigilanza unicaeuropea e gli aumenti di capi-tale in arrivo (tra Mps, Bpm eCarige), pu regalare grandisoddisfazioni (utili e bonus aseguire).

    ***Le Fondazioni bancarie,

    odiosamate signore della fi-nanza italiana, sono tirate inballo per salvare banche, met-tere al sicuro reti strategiche,rilanciare grandi infrastruttu-

    re. Tanti progetti con una ma-trice comune: aprire le (anco-ra) capaci casse degli enti edelle loro partecipate. Per lefondazioni guidate da Giusep-pe Guzzetti un destino comu-ne con le casse di previdenza,anche loro chiamate in causa afinanziare progetti, infrastrut-ture e salvataggi. Urge una ri-sposta comune, devono averpensato gli organizzatori del-lincontro a porte chiuse chemercoled metter attorno allostesso tavolo lo stesso Guzzetticon il presidente della CassaDepositi e prestiti Franco Bas-

    sanini insieme al presidentedellEnpam, la ricca cassa diprevidenza dei medici, Alber-to Oliveti. Consulenti dec-cezione lex ministro del Teso-ro Vittorio Grilli, il numerodue di Prometeia GiuseppeLusignani e un gestore dirisparmio come Giuseppe Za-dra, presidente di Anima. Ap-puntamento a Palazzo Rospi-gliosi, di fronte al Quirinale.

    ***Se poi fondatori e manager

    della previdenza privata aves-sero voglia di sentire unaltracampana e sapere perch tuttisi rivolgono a loro per sostene-re leconomia, potrebberomettersi in ascolto delle vociche giungono da Bologna. Pa-olo Onofri si prepara a spie-gare perch le speranze di ri-presa per questo primo scor-cio del 2014 rischiano di anda-

    re deluse. Il focus del consuetorapporto di previsione chePrometeia si prepara a presen-tare venerd sar sulle difficol-t di finanziamento delle im-prese che continua a rappre-sentare uno dei maggiori frenialla ripresa del ciclo. Le attesenellaccelerazione dei paga-menti arretrati della pubblicaamministrazione secondoPrometeia rischiano di andaredeluse poich i 16 miliardi (su27) erogati finora stanno an-dando a rimborsare i debitidelle imprese piuttosto che afinanziare gli investimenti. Ilquadro dinsieme sar affidatoa Andrea Goldstein dellOc-se, con Paolo Manasse del-lUniversit di Bologna e Mar-co Onado. Le domande sonotutte per Fabrizio Saccoman-ni.

    RIPRODUZIONE RISERVATA

    Volti Giuseppe Guzzetti. A sini-stra: Massimiliano Ruggieri e (sotto) Paolo Onofri

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    oeco

    nom

    ica

    A aa vendesi. Primariesociet, pubbliche eprivate, quote azio-narie, immobili. Sti-ma, 20 miliardi di euro. Pluriintermediari. Sar stata la cri-si, suprema acceleratrice, o la necessit di cassa che non mai troppa ma oggi chi pu ene ha ancora uno di redditizio,si focalizza sul core business.Le partecipazioni non vannopi di moda, meglio vendere econcentrarsi sul business, madellazienda.

    La ripresaUn processo non nuovo. Nel

    settore pubblico la fine delloscorso secolo venne caratteriz-zata dalle privatizzazioni sullaspinta dellentrata in Europa edei parametri di Maastricht:prima le banche, con le tre Bin,poi Eni, Enel, Finmeccanica, laTelecom. Quindi una lungapausa a inizio degli anni due-mila, interrotta nel 2008 dallacessione di Alitalia, che volaprivatamente dal 13 gennaio2009. Ora inizia un altro giro.Vanno sul mercato le Poste,uno dei grandi simulacri delpotere di Stato, per anni luogodi inefficienze e clientele, ra-gnatela di 14 mila uffici postalie 144 mila dipendenti. Lo Statoitaliano ha le casse vuote - il

    balletto sullImu lennesimaprova - e finalmente pare deci-so a fare a meno di alcune dellesue aziende, controllate o par-tecipate: Stm, Enav, Fincantie-ri, Sace, Snam.

    Non stanno meglio i privati.I singoli risparmiatori sonocon lacqua alla gola. Il crollodel mercato immobiliare ilsegnale pi evidente: il benerifugio per eccellenza degli ita-liani, il mattone, gravato ditroppe tasse e questo ha con-tribuito ad accelerare una di-namica gi in atto: si sonobloccate le compravendite, an-che i notai (!) faticano e licen-ziano. Chi ha avuto bisogno hamesso in vendita la casa al ma-re, la seconda casa; talvolta an-che la prima. Gli effetti sonosotto gli occhi di tutti: le astegiudiziarie di immobili figura-no tra le rari voci in crescitanella vendita di spazi pubblici-tari sui quotidiani.

    Poi ci sono le societ, indu-striali e finanziarie. Le banchesono state le prime a iniziareun processo di razionalizzazio-ne della propria struttura enon hanno ancora finito. Il pa-norama presenta anche oggiampie variet di offerta, si vadal mattone alle societ di ge-stione del risparmio, dalle so-ciet bancarie alle assicurati-ve. Nel mondo della finanza iprimi passi sono stati mossi da

    Federico Ghizzoni di Unicre-dit. Raccolta la pesante ereditdi Alessandro Profumo, ha ri-posizionato la banca su unsentiero percorribile, cedendosenza svendere. Ha alienato laquota di Borsa Italiana nelfrattempo confluita nel Lon-don Stock Exchange, come hanfatto altre banche e il 9 percento della Borsa di Mosca,una quota della banca polaccaPekao (di cui mantiene lamaggioranza assoluta) e lassi-curazione turca Yapi, il 6 percento di Fonsai e la banca pos-seduta in Kazakistan.

    RazionalizzazioneCon le altre maggiori ban-

    che operanti in Italia (IntesaSanpaolo, Mps, Bnl), nel di-cembre scorso Unicredit haavviato la procedura di cessio-ne a Fondo Strategico Italiano,F2i sgr e Orizzonte sgr del 59,3per cento di Sia, la societ perlautomazione dei servizi ban-cari. Ghizzoni stato il primo,pressato dagli eventi, ma ilcambiamento di passo dellin-

    tero sistema stato dettato daMario Greco, amministratoredelegato del gruppo Generalidallagosto 2012. In meno di unanno e mezzo, Greco ha cam-biato dallinterno quel sistemadi rapporti azionari, di scambidi quote, che ha legato per an-ni il sistema finanziario italia-no. Se, allepoca in cui venneideata da Enrico Cuccia, la ra-gnatela di incroci trovava giu-stificazione nella debolezza deisingoli, venuta meno questa, lecompartecipazioni hanno pro-babilmente funzionato, pi re-centemente, da freno. Sicura-mente da alibi. Greco ha inizia-to lopera di pulizia, ha slegatoi nodi, mettendo in vendita conorizzonte fine 2014, asset percomplessivi 4 miliardi di euro.Ha gi ceduto il 12 per cento diBanca Generali, le riassicura-zioni negli Usa, le partecipa-zioni in Messico, litaliana Fata,portando a casa 2,4 miliardi dieuro. Resta da vendere Bsi, unistituto dinvestimento (exBanca della Svizzera Italiana),basato a Lugano e con moltiinteressi in Oriente. In pi leGenerali sono uscite da RcsMediagroup (societ che editaquesto giornale), come ha fat-to Unicredit e come conta di fa-re anche Mediobanca.

    TrasformazioniSu un percorso di trasfor-

    mazione si mosso invece Al-berto Nagel, amministratoredelegato di Mediobanca: menoholding e pi business (picredito, anche con Che Banca!) lobiettivo e cos sono state poste in vendita partecipatestoriche del gruppo di piazzet-ta Cuccia, da Gemina a Telco, aRcs, fino alle operazioni giconcluse che annoverano tuttele poltrone che, un tempo,riempivano il salotto buonodella finanza italiana: Fiat, Pi-ninfarina, Finmeccanica, Fer-

    rari, Fondiaria, Ciments Fran-cais, Commerzbank, Mediola-num, Capitalia (Unicredit), In-tesa San Paolo. Unonda lungache non si esaurisce. Il recentecambio di guida al vertice diIntesa San Paolo, prima bancaper numero di sportelli in Ita-lia, lascia intuire un prossimocambiamento di passo dentroC de Sass. Se lipotesi di mes-sa in vendita del cospicuo par-co immobiliare della banca ri-

    sale ancora al tempo della ge-stione di Corrado Passera (siparl anche di quotazione diFideuram e su Eurizon le ipo-tesi sono state molteplici), lanomina di Carlo Messina a ceodel gruppo contribuisce a farechiarezza: In prospettiva hadichiarato Messina la nostravisione che la banca entrersempre meno nellequity esempre pi si concentrer sulfare credito. Il nostro obiettivo

    Maramotti Mediobanca ha cambiato strategia:meno holding, pi credito.Il salotto buononon serve pi

    IMPRESE & FINANZAUomini, storiee strategie

    2,4MILIARDI DI EUROIl totale delle partecipazioni gi cedute da Generali

  • CORRIERECONOMIA LUNED 20 GENNAIO 2014 3

    MONTE DEI PASCH

    I

    DI SIENAPartecipa

    zioni estere (Mps Fr

    ance)

    Privatizzazioni annu

    nciate, quote cedibi

    li (max), tempi atte

    si

    e valori di cessione

    in milioni di euro (s

    time)

    Azienda pubblica

    Enav

    Fincantieri

    Sace

    Poste Italiane

    Cdp Reti (Snam)

    Eni

    Newco Grandi Staz

    ioni 4

    StMicroelectronics

    Vendita

    a privati

    Quotazione

    in Borsa

    Vendita

    o Borsa

    Quotazione

    in Borsa

    Vendita

    a privati

    Vendita

    o Borsa

    Vendita

    o Borsa

    Vendita

    o Borsa

    Come va

    sul mercato

    40%

    40%

    60%

    40%

    49%

    3%

    100%

    14%

    Quanto

    1 sem.

    2014

    1 sem.

    2014

    2 sem.

    2014

    Entro il

    2014

    Entro il

    2014

    n. d.

    n. d.

    n. d.

    Quando

    384

    463

    3.630

    4.845

    1.723 2

    2.050 3

    600

    710

    Incasso

    possibile 1

    TOTALEINCASSOPOSSIBIL

    E:

    14,4MILIARDI

    DI EURO

    TOTALEINCASSOPOSSIBIL

    E:

    6MILIARDI

    DI EURO

    1) Stima dincasso d

    alla cessione della q

    uota in mano pubb

    lica, valutata su stim

    e dellUniversit Boc

    coni in

    base allequity value

    (cinque volte lEbitd

    a meno debiti netti, b

    ilanci 2012) tranne

    dove indicato diver

    samente;

    2) Valore di cession

    e 2012 da Eni a Cdp

    della sola Snam; 3)

    Su capitalizzazione

    al 15/1/2014; 4) Co

    nterrebbe

    le principali attivit r

    etail di Grandi Stazi

    oni, che fa capo a Fe

    rrovie dello Stato p

    er il 60%

    S. Avaltroni

    Fonte: elaborazione

    Corriere Economia

    su dati delle aziend

    e

    e dellUniversit Bo

    cconi

    PRELIOSImmobili

    per 550

    milioni di euro

    UNICREDIT

    Npl (prestiti

    al consumo)

    Sia, automazione

    interbancaria,

    (20,1%) 90 milioni

    di euro, entro

    il 1 semestre 2014

    Attivit internazio-

    nali di leasing

    PIRELLISteel Cord

    (a Bekaert?)

    * In rapporto alla ca

    pitalizzione di Borsa

    BANCOPOPOLAR

    E

    Banco Popolare Cro

    atia

    Npl (prestiti non per

    formanti)

    Gestielle Aletti (po

    ssibile)

    Immobili di pregio

    ex Italease

    FONDAZIONE

    MPSBanca Mp

    s (circa 20%)

    460 milioni

    Immobili di pregio

    VENETO BANCA

    Bim Banca Intermo

    biliare

    (71,388%) circa 365

    milioni*

    TELECOM ITALIA

    Tim Brasil

    MEDIOBANCA

    Telco (11,5%)

    Rcs Mediagroup (14

    ,997%)

    circa 95 milioni*

    Gemina (fusa in Atla

    ntia)

    INTESA SANPAOLO

    Generali Assicurazio

    ni

    (1,3%) circa 350 mi

    lioni

    BANCA CARIGE

    Carige Vita

    Carige Assicurazion

    i

    circa 500 milioni di

    euro

    BANCO POP.

    DELLETRURIA

    Quote capitale

    GENERALI

    Bsi Lugano

    (1,6 miliardi di euro

    )

    1 AAA Vendesi

    creare valore per gli azionisti.Non parlo di logiche di potere,di salotti: non mi interessanoqueste cose. Quello che potre-mo valorizzare guadagnando,lo valorizzeremo. Il passag-gio dalle parole ai fatti statoimmediato, con la messa invendita della quota nelle Ge-nerali (il cuore di tutte le par-tecipazioni simboliche del Pae-se). La lista delle offerte spe-ciali lunghissima, gli inter-

    mediari si sfregano le mani e fanno affari doro. C chi ven-de per urgente necessit comela Fondazione Mps e chi percambiare volto alla propria so-ciet. Chi spinto dalle cassevuote (lo Stato) e chi dalle im-barazzanti eredit del passato(Carige). Tutti pi piccoli, nel-la speranza di poter ancora es-sere, tutti, pi competitivi.

    @Righist RIPRODUZIONE RISERVATA

    Larrivo diCarlo Messinain IntesaSan Paoloha portato alla cessione della quota del Leone

    Aziende del Tesoro Il nodo delle azioni ai dipendenti e il confronto europeo

    Poste La condizione di Sarmi:5 miliardi o non volo in BorsaPronti al debutto, ma Cdp paghi un forfait triennale per libretti e buoni postaliSu Alitalia attesa lofferta Etihad entro lestate. A Torino banca dati aerea

    DI ALESSANDRA PUATO

    D ebutto in Borsa al pitardi in dicembre, maa un patto: che per iprossimi tre anni sia-no garantiti allazienda circa cin-que miliardi di soldi pubblici,come compenso complessivoper la gestione e la raccolta delrisparmio postale. questa lavera condizione di MassimoSarmi, amministratore delegatodi Poste Italiane, per la privatiz-zazione del gruppo, primo azio-nista industriale di Alitalia con il 19,48% e fetta maggiore delleannunciate cessioni di Stato.Una torta che, se tutto va comeprevisto, dovrebbe fruttare in-torno ai 14 miliardi con la vendi-ta, o il collocamento in Borsa,delle quote di otto aziende pub-bliche (vedi tabella). In ordinecronologico possibile: Enav, Fin-cantieri, Sace, Cdp Reti e Poste,tutte attese entro il 2014; e poi,con tempi che paiono indefiniti,Eni; la newco in arrivo da Gran-di Stazioni (conterrebbe le prin-cipali attivit retail della con-trollata di Ferrovie dello Stato);e (forse) StMicroelectronics.

    Il paradossoMa come, il Tesoro privatiz-

    za una propria impresa lePoste per incassare denaro(circa 4,8 miliardi il possibileintroito dalla quotazione del40%, vedi tabella) e deve garan-tirle gli stessi soldi perch siaprivatizzata? Paradossale, mac una logica. Le Poste vendonoattraverso i propri sportelli i prodotti della Cassa depositi eprestiti (controllata anchessadal Tesoro), come libretti e buo-ni fruttiferi. Per remunerarequesto servizio, la Cdp versa lo-ro ogni anno un forfait: 1,6 mi-liardi nel 2012 (4,8 se moltipli-cati per tre anni). denaro chefa la differenza fra un bilancioin utile o in perdita (1,032 mi-liardi il margine netto di Postenel 2012). La convenzione Po-ste-Cdp scaduta il 31 dicembree finora stata annuale. Sarmichiede che diventi triennale(probabile) e la cifra salga (dif-ficile). Le parti stanno deciden-do in questi giorni. Lobiettivo dare maggiore stabilit ai ricavi

    in vista della quotazione: per laquale Sarmi si ritiene tecnica-mente pronto, rinnovo degli ac-cordi permettendo. La revisionedella convenzione con Cdp siaggiunge a una seconda condi-zione, che sia allungato a cinqueanni il contratto di programmacon cui viene remunerato il ser-vizio di corrispondenza. I rap-presentanti di Poste, governo eAuthority delle comunicazionisono al lavoro per ridefinire conchiarezza il quadro regolatoriopostale. Il rischio da evitare che Bruxelles condanni gli aiutidi Stato.

    I proventi della quotazione,comunque, non andrebbero ne-cessariamente a ridurre il debi-to pubblico, ma a rafforzare ilsistema industriale di Poste. Lostesso accadrebbe con altrecontrollate di Stato in cessione,come Grandi Stazioni.

    Con il debutto di Poste inBorsa, comunque, il Tesoro da-rebbe il via a una rivoluzione

    italiana: lingresso nellaziona-riato dei dipendenti, ai quali sa-rebbero riservate, gratis, azioniper il 5% circa. il modello se-guito da cinque su sei operatoripostali europei quotati, in testa itre che hanno scelto il listinolanno scorso. La portogheseCtt, in Borsa dal 5 dicembre, haceduto ai dipendenti azioni asconto per il 5% del capitale;linglese Royal Mail, debuttata l11 ottobre, il 10% (gratuite); labelga Bpost, in giugno, lo 0,46%(a sconto). Lo stesso avevanogi fatto Deutsche Post Dhl (6%a sconto) e la Post austriaca(5,4% a sconto). Lunica ecce-zione lolandese PostNl, natada Tnt.

    Siamo contrari alla rappre-sentanza dei lavoratori nel con-siglio damministrazione di Po-ste, il rischio dimpresa va as-sunto dai manager, dice perMassimo Cestaro, segretariogenerale Slc Cgil. Quello sinda-cale un fronte aperto anche in

    Alitalia per Sarmi, il cui manda-to alle Poste scade in primavera,ma potrebbe essere rinnovatoper la quarta volta, in un 2014che si apre con un successo euna gatta da pelare.

    Emiri e mandatoIl successo che il Consiglio

    di Stato il 10 gennaio ha annulla-to la multa da 39,37 milioni in-flitta a Poste dallAntitrust perabuso di posizione dominante.La grana lAlitalia. Sarmi non entrato nel consiglio dellexcompagnia di bandiera, ma chiaro che avendovi versato 75milioni intende indirizzarla. Il primo passo sar seguire da vi-cino, a partire da oggi, la tratta-tiva con il possibile socio Etihad,da cui ci si attende unoffertaprima dellestate. Il secondopasso avviare le sinergie su in-formatica e voli charter. Entro fi-ne mese prevista la firma delcontratto per trasferire i sistemiinformatici di Alitalia nel datacenter delle Poste a Torino.

    C il progetto di costruireuna grande banca dati con tuttele informazioni registrabili sultraffico aereo, dai percorsi aiconsumi di benzina. Quanto aivoli, unidea di Sarmi usare an-che i Mistral delle Poste per tra-sportare passeggeri da Catania.Una discreta diversificazioneper le Poste che hanno chiuso il2013 con un +15% di circolazio-ne dei pacchi, ma un altro 10%di calo della corrispondenza.

    RIPRODUZIONE RISERVATA

    Fonte: Poste Italiane S. Avaltroni

    1) Con Kfw, lequivalente tedesco della Cassa depositi e prestiti; 2) Con Oiag, holding delle partecipazioni di Stato; 3) Nata da scorporo da Tnt,parzialmente privatizzata nel 1998; 4) Societ di gestione delle partecipazioni pubbliche

    Paese

    Germania

    Austria

    Olanda

    Belgio

    R. Unito

    Portogallo

    23,05

    1,33

    3,06

    2,9

    3,9

    0,83

    Capitalizzazionealla quotazione

    (mld/)

    21%(1)

    52,8%(2)

    0%

    50,01%

    37,8%

    30%(4)

    QuotaattualeStato

    A pagamentocon sconto

    A pagamentocon sconto

    -

    A pagamentocon sconto

    Gratuite

    A pagamentocon sconto

    Modalitdi acquisto per

    i dipendenti

    6%

    5,4%

    no

    0,46%

    10%

    5%

    Quotaceduta ai

    dipendenti

    30,9

    2,5

    1,9

    3,2

    6,7

    0,83

    Capitalizzazioneal 27/11/13

    (mld/)

    20/11/00

    31/5/06

    26/5/11

    21/6/13

    11/10/13

    5/12/13

    Data quotazione

    DeutschePost Dhl

    Post

    Postnl

    Bpost(3)

    RoyalMail

    Ctt

    Operatore

    VerticeMassimo Sarmi,ammini-stratore delegatodi PosteItaliane. Il suo man-dato scade in prima-vera

    IMPRESE & FINANZALa partita decisiva

    Uomini, storiee strategie

  • 4 CORRIERECONOMIA LUNED 20 GENNAIO 2014

    Mattone pubblico Acquistati da Cdp 22 edifici militari, 2 ospedali e 2 scuole. La cerniera Invimit

    Immobili Ecco chi frena le cessioniVendite per un miliardo questanno. Ma i comuni difendono le riserve indianeDI ALESSANDRA PUATO

    Loperazione Piazza Affari

    Ansaldo Energia si quota?S, ma con un socio estero In arrivo il nuovo presidente dagli Usa

    AMaurizio Tamagnini,amministratore dele-gato del Fondo strate-gico italiano, piace paragona-re la turbina delle centralicombinate a una grande pen-tola che brucia gas a 1.200 gra-di. Se sbagli a costruirla, saltatutto. Serve perizia. Per que-sto lFsi controllato da Cassadepositi e prestiti ha investitoin Ansaldo Energia (17 milionidi utile netto e 3,6 miliardi diricavi nel 2012): perch unadelle poche aziende al mondoche hanno la tecnologia per leturbine a gas; ha ordini per il93% dallestero; commissionaa fornitori per il 67% italiani; quinta per ordini di impianti agas dopo i tedeschi della Sie-mens (28% nel 2010-2011), gliamericani di General Electric(24%), i francesi di Alstom

    (6%), alla pari con i giappone-si di Mitsubishi (6%).

    Si ritiene che potrebbedunque andare in Borsa, co-me da indiscrezioni della scor-sa settimana: ma sul lungo pe-riodo e con un socio stranierocome partner, a fianco di Fsi:non necessariamente i coreanidi Doosan. Sulla scia della no-tizia, Finmeccanica ha toccatovenerd scorso il massimo diBorsa in 12 mesi: +31% a 6,365euro. Il gruppo guidato daAlessandro Pansa ora sociodi Ansaldo Energia al 15%,avendo chiuso la cessione aFsi la vigilia di Natale (ne havenduto l85% per 657 milioni,con impegno del Fondo a sali-re al 100% per 777 miliardi).Ecco i dettagli del piano-Bor-sa.

    Per Ansaldo Energia puessere prospettata la quota-zione nei prossimi 18-24 mesi,per una quota intorno al 30%:

    al valore attuale di cessionesarebbero circa 230 milioni.Loperazione per condizio-nata allingresso in azionaria-to di un socio industriale este-ro, con una quota di minoran-za qualif icata (intorno al30%). Al Fondo strategico po-trebbe restare un 30-40%. Ilsocio devessere un partner in-dustriale che fornisca i soldiper lespansione internaziona-le e per costruire la turbina dinuova generazione. Fino a pri-ma di Natale il partner stra-niero sembrava certo, Doosan.Ora si parla daltri soci. Secon-do fonti informate, ci sono sta-te manifestazioni dinteresse.

    Laltra novit che questasettimana dovrebbe esserenominato il presidente di Ans-aldo Energia. Fonti informateparlano di una figura di stan-

    ding elevato che arriva da unamultinazionale americana.Sieder in un board che dal 23dicembre rinnovato: a fiancodel confermato GiuseppeZampini, amministratore de-legato, siedono Guido Rivoltae Barnaba Ravanne, entrambidirettori investimenti di Fsi, eLuigi Calabria, direttore fi-nanziario di Finmeccanica.

    La quotazione in linea conla strategia del Fondo strategi-co: sviluppare e portare inBorsa 20 aziende modello ditecnologia e leader di nicchia,perch possano crescere al-lestero. La rinegoziazione deldebito di 650 milioni, avvenu-ta in dicembre, serve la causa.Scadeva a giugno 2016, statoesteso a fine 2018 con le stessebanche: Bnp Paribas, Unicre-dit, Intesa Sanpaolo, HongKong Shanghai Bank.

    A. PU. RIPRODUZIONE RISERVATA

    C i sono un ventina dipersone nella squadradi Bruno Mangiatordial Tesoro, a lavoraresulla valorizzazione degli im-mobili pubblici. Due o tre diloro sono in un ufficio a parte,dedicato agli indennizzi. Quellichiesti da chi acquist palazzida Stato e comuni allepocadelle cartolarizzazioni tremon-tiane e ora si trova con beni di-versi dalle aspettative, magariperch mancava unautorizza-zione urbanistica. A quei tem-pi il mattone fu svenduto, siammette nei corridoi del Teso-ro, e beffa vuole che lo Statodebba ora anche pagare le pe-nali. Perch non sia pi cos, illavoro pi difficile catalogaree organizzare tutto il mattonepubblico: laltra faccia delle privatizzazioni, loperazionegi partita.

    Tre gli strumenti. Uno, la

    Cassa depositi e prestiti con ilsuo Fiv, Fondo di valorizzazio-ne immobiliare: ha acquistatoil 26 e 27 dicembre, in sordina,40 edifici dal Demanio. Due, laneonata societ di gestione In-vimit, guidata da ElisabettaSpitz: sta partendo con la costi-tuzione di fondi immobiliari efra le prime operazioni pensaal recupero delle scuole. Tre, ladirezione Patrimonio immobi-liare pubblico al Tesoro, ap-punto, da novembre affidata aMangiatordi. Ha appena con-cluso, dopo complicato inven-tario (diversi comuni sotto i 10mila abitanti sono restii a in-viare i dati), il Rapporto sulpatrimonio immobiliare delloStato e degli enti locali, che alvaglio del ministro dellEcono-mia Fabrizio Saccomanni e do-vrebbe essere pubblicato entromarzo.

    Per questanno lobiettivo,in linea di massima, venderemattoni pubblici per un mi-liardo di euro: valorizzandoli e

    comprendendo solo gli edificinon in uso, collocabili sul mer-cato, che non generino proble-mi di urbanistica. Si vuole ven-dere il mattone di Stato sterileinsomma. Per farlo miraco-lo rendere. Anche ricavan-done aree per la comunit: sipossono affittare spazi nellescuole, la sera, per esempio,per le assemblee di condomi-nio; o costruire poli di piccoli edignitosi alloggi per anziani con servizi comuni come la la-vanderia, ha in mente Spitz.Lidea costruire un nuovomercato immobiliare, sul pa-trimonio pubblico.

    Caserme e ospedaliLa Legge di stabilit 2014,

    votata in dicembre, ha previstoinfatti dismissioni di edificipubblici per 1,5 miliardi in treanni (500 milioni allanno). Ed di 490 milioni linvestimentodi Cdp (attraverso il fondo FivPlus) nei 40 edifici citati. Eccogli inediti dettagli: 33 immobilisono dello Stato e sette deglienti territoriali; 22 di questi so-no strutture militari, due ospe-dali, due scuole non pi utiliz-zate; il 75% della superficie alNord (Bergamo, Bologna, Fi-renze, Milano, Torino, Vene-zia) pi Roma. Quasi tutti (33su 40) gli immobili acquisitisono sottoposti a vincoli storicio artistici; e quasi tutti sonovuoti e vanno restaurati.

    Nella lista ci sono lOspeda-le al mare a Venezia e gli Ospe-dali Riuniti di Bergamo; le trecaserme di Bologna Masini,Sani e Mazzoni, per cui si cer-cavano da tempo acquirenti; lascuola Bon Brenzoni a Veronae lIstituto tecnico di via Bar-

    donecchia a Torino; lAnticasede vescovile di Trieste; dueisole veneziane, SantAngelo eSan Giacomo; il Teatro comu-nale di Firenze e il Palazzo de-gli esami a Roma. Una partitadi giro, lo Stato vende con unamano e con laltra (Cdp) ri-compera? Lidea piuttosto farripartire il mercato, ristruttu-rando e rivendendo gli edifici aprivati perch ne facciano al-tro, come alberghi (in lineacon il piano del turismo delFondo strategico), e centricommerciali.

    Si tratta ora di proseguire,ma con le carte in regola. Biso-gna selezionare gli immobiligiusti, accertarsi che abbianole autorizzazioni necessarie (lecaserme sono una fucina diabusi edilizi) e superare i freni.Soprattutto dei comuni.

    La gran parte del patrimo-nio immobiliare pubblico circa l80% di un portafogliostimabile 415 miliardi di euro

    degli enti locali: 530 milaedifici, per circa 240-320 mi-liardi, dice il Rapporto Astriddi settembre. Il guaio che lostesso rapporto scrive: Fino aoggi per la maggior parte que-sti enti hanno mostrato fortiresistenze a dismettere o valo-rizzare le loro propriet che,troppo spesso, sono la ragioneessenziale della loro esistenzae rappresentano vere e proprieriserve indiane.

    Lasse con i privatiUnaltra difficolt in usci-

    ta: trovare lacquirente. Percila divisione di Mangiatordistarebbe lavorando per rende-re accessibili a tutti le informa-zioni sugli immobili in vendita,con una banca dati informati-ca. Poi si mette in asta.

    Ma c anche laltra strada,quella finanziaria dellalleanzapubblico-privata. Dove lattoredi Stato lInvimit. Nata nelgiugno 2013, autorizzata in ot-tobre dalla Banca dItalia, dadue mesi la societ di gestione nella nuova sede romana, zo-na Trevi, con una decina dipersone (dovrebbero raddop-piare a fine anno).

    Dovrebbe essere operativaa fine mese. Ha 1,4 miliardi dieuro in dotazione (dallInail,vanno remunerati), da investi-re in 48 mesi in due modi: conun fondo di fondi, in via di co-stituzione, che investa in altrifondi immobiliari privati; e di-rettamente, a fianco dei priva-ti, in alcuni fondi immobiliaridedicati, nel quali siano confe-riti gli edifici pubblici. Dai co-muni, per esempio. Se molla-no il freno.

    RIPRODUZIONE RISERVATA

    GovernoFabrizio Saccoman-ni, ministro dellEcono-mia e delle Finanze. Ha al vaglio il Rapporto sul patri-monio im-mobiliare pubblico, appena completato

    ArchitettoElisabetta Spitz, am-ministratore delegato di Invimit: la societ di gestione pubblica che deve investire nei fondi immobiliari

    La neonata sgr Invimit investirin fondi. Nei piani il recupero delle scuole

    Gli acquisti di CdpIl pesodel mattone pubblicoMiliardi in euro, stime

    Investimenti conclusi da Cassa Depositie Prestiti il 26-27 dicembre 2013

    Fonte: CdpS. Fr

    anch

    ino

    490 milioni di euro in 40 immobili di cui:33 dallo Stato e 7 da enti territoriali

    Totale

    415miliardi

    320

    6035

    Di cui

    vendib

    ili 86

    521

    Immobili degli enti locali Immobili dello StatoEx case popolari

    Nellalista

    Ospedale al Mare-VeneziaCaserma Masini-BolognaVilla Tolomei-FirenzeIsole San Giacomoe SantAngelo-VeneziaPalazzo Giffoni-TropeaPalazzo degli esami-RomaTeatro comunale-Firenze

    Totale

    112miliardi

    1 La torta vale oltre 100 miliardi

    5,954

    4,954

    MG2013

    M L S N G2014

    3,59 (1/3/13)

    4,848(16/1/13)

    6,365(17/1/14)

    Dati in euro

    s.F.

    IMPRESE & FINANZALa partita delle dismissioni

    Uomini, storiee strategie

    Diario sindacale a cura di Enrico Marro [email protected]

    Camusso e quel conto aperto con la Fiom Le regole sulla rappresentanza costringerebbero Landini ad accordi con Fim e Uilm

    L a domanda che ora tuttisi fanno nel sindacato :Susanna Camusso riu-scir a reggere le contestazionidella Fiom orchestrate daMaurizio Landini? La scenache si vista venerd scorsodavanti alla sede della Cgil aRoma lannuncio di quantopotrebbe accadere nelle pros-sime settimane e nei prossimimesi se lo strappo tra la confe-derazione e i metalmeccanicinon verr ricucito. Mentre ildirettivo della Cgil si riunivaper discutere e approvare lac-cordo applicativo sulla rappre-sentanza firmato il 10 gennaio

    con Confindustria, Cisl e Uil,fuori alcune decine di lavora-tori, provenienti da Pomiglia-no, inscenavano una protestacon tanto di slogan e striscionicontro lintesa sottoscritta daCamusso. La Fiom, che comeha detto lo stesso Landininon si sente vincolata dalregolamento sulla rappresen-tanza, capacissima di dar vitaa contestazioni ripetute, pi omeno spontanee, verso i lea-der. In passato lo stesso Landi-ni ne stato vittima ad operadella sinistra interna. E Ca-musso nella Fiom non mai stata amata, al punto che fu

    costretta ad uscire dalla segre-teria dei metalmeccanici nel1997 perch in rotta con lallo-ra leader, Claudio Sabattini,irriducibile di sinistra e teoriz-zatore dellindipendenzadella stessa Fiom dalla Cgil.Uno scenario del tutto diversoda quello costruito dal duoEpifani-Camusso. Prima con lamodifica statutaria, passataal congresso del 2010,che assegna alla Cgilpieni poteri sulle mate-rie confederali e poicon la firma degli ac-cordi sulla rappresen-tanza imposti alla

    Fiom proprio in virt di questaregola.

    Landini contesta tutto ci eparla di carenza di democrazianella Cgil. Ma allo stesso tem-po smentisce categoricamenteogni ipotesi di scissione. Quin-di contester dallintero, ap-punto. La battaglia ha ormaicome orizzonte il congresso

    del prossimo 6-8 maggio aRimini. Lo scenario di un

    congresso unitario, conla Fiom che dopo quat-

    tro anni di opposizio-ne, rientrava nellamaggioranza, sal-tato. Siamo ormai

    alla resa dei conti tra la Cgil eleterna ribelle Fiom. Potrebbeessere proprio lapplicazionedellaccordo sulla rappresen-tanza a ridimensionare il pote-re dei metalmeccanici.

    Sintomatica, a questo pro-posito, la rissa tra Fiom e Fimscoppiata venerd scorsoquando Ferdinando Iuliano,segretario nazionale dei me-talmeccanici Cisl, ha diffuso idati sugli iscritti ai sindacatinel gruppo Fiat, dimostrandoche la Fiom appena al quintoposto con 15,3%.

    Con questi numeri, sostienela Fim, e se le regole sulla rap-presentanza fossero state in vi-gore nel 2010, la Fiom avrebbedovuto accettare gli accordi trala Fiat e gli altri sindacati chehanno insieme la maggioranzaassoluta e forse Fiat nonavrebbe avuto motivo per

    uscire dalla Confindustria.La Fiat un caso particola-

    re. Ma il fatto che Fim e Uilmsono convinte di avere la mag-gioranza assoluta nella catego-ria, il che consentirebbe loro distipulare contratti nazionaliche dovrebbero essere accetta-ti anche dalla Fiom. Per evitarela marginalizzazione, Landinio chi per lui dovrebbe quindirientrare sul sentiero unitario.Esattamente ci che vuole la Cgil, stanca dellanomaliaFiom. Per verificare la realeforza della Fiom bisogner pe-r aspettare il 2015. Per rende-re operante laccordo sulla rap-presentanza mancano infattile convenzioni con Inps e Cnelsu conteggio e certificazionedegli iscritti e dei voti alle Rsu.La Fiom far di tutto per boi-cottare le nuove regole.

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    Fiom-CgilFaustoLandini

    Chi accelera

    1 Il rally di Finmeccanica in Borsa

  • CORRIERECONOMIA LUNED 20 GENNAIO 2014 5

  • 6 CORRIERECONOMIA LUNED 20 GENNAIO 2014

    Il mercato delle polizzeI personaggi e le strategie

    Finanza

    Gruppi Da partner dei Ligresti a battitori liberi. Il big assicurativo ha ridotto la presenza estera. Il Belpaese il primo mercato extra Francia

    Groupama Meno poltrone pi affari (in Italia)Fuori dal patto di sindacato di Piazzetta Cuccia i francesi hanno le mani libere. Ma i sogni di Azma restano taliDI FABIO TAMBURINI

    C era un tempo in cuiAntoine Bernheimaveva raccolto il te-stimone di AndrMeyer, il grande banchieredella banca daffari Lazard chein Italia giocava di sponda conEnrico Cuccia, di Mediobanca.E, in scia, aveva consolidatoposizioni di potere il finanzierebretone Vincent Bollor, tra gliazionisti di maggior peso inMediobanca e poi vicepresi-dente delle Generali, capofiladella cordata francese, pronta a farsi garante dellautonomiae dellindipendenza di Medio-banca. In questa cornice ilgruppo assicurativo Groupa-ma aveva affiancato Bollorcome socio dellistituto conuna quota inferiore di poco al5%, ritenendo che fosse la car-ta migliore per crescere in fret-

    ta sul mercato italiano. Non andata cos e la vendita delle attivit dismesse da UnipolSaiai tedeschi di Allianz, annun-ciata mercoled scorso, lulti-mo, definitivo segnale chequella strada non ha portatoalla meta sperata.

    Discontinuit finita cos anche perch

    tutto cambiato. A partire daBernheim che prima, nellapri-le 2010, stato messo da parteal compimento degli 85 anni diet. E, qualche tempo dopo, morto. Non ha portato fortunaa Groupama neppure il tenta-tivo di conquistare un ruolostrategico affiancando Salva-tore Ligresti nellazionariato diFonsai. Il grande accordo ven-ne annunciato nellautunno2010 e aveva come cardine len-trata di Groupama in Prema-fin, la holding dei Ligresti. Poilintesa prevedeva lacquisto diuna partecipazione importan-te in Fonsai. Una doppia ope-razione che, in particolare,venne seguita da uno dei con-siglieri pi ascoltati da Salva-tore Ligresti: Massimo Pini,craxiano, combattivo espo-nente del comitato di presi-denza dellIri, molto vicino a Tarak Ben Ammar, limprendi-tore tunisino in stretti rapporticon Bollor.

    Anche Groupama era moltodiversa da quella attuale. Il nu-mero uno era Jean Azma, chedifese fino in fondo Bernheimdefinendolo un grande presi-dente delle Generali proprio poche settimane prima dellasua sostituzione con CesareGeronzi. Azma, buon amicodi Bollor, aveva obiettivi am-biziosi: cambiare pelle al grup-po, quotarlo in Borsa e trasfor-marlo da societ che affondavale radici nella mutualit localefrancese a multinazionale del-le assicurazioni, che aveva co-me priorit la crescita alleste-ro e lentrata nella classificadelle prime dieci compagnie

    europee. E lestero era soprat-tutto lItalia. Per i Ligresti lal-leanza con Groupama avevaun doppio significato: il supe-ramento della crisi drammati-ca del gruppo e lo sganciamen-to da Mediobanca. Ma lopera-zione fall il 5 marzo 2011,quando la Consob di GiuseppeVegas stabil lobbligo perGroupama della doppia opa(offerta pubblica di acquisto)su Premafin e Fonsai. Pochigiorni dopo Groupama annun-ci la ritirata e, trascorsi pochimesi, ci fu un vero colpo di sce-na: il crollo della societ assi-curativa francese, travolta dal-le difficolt in Grecia (doveracresciuta molto) e dalla cadutadelle borse internazionali (incui aveva investito molto).

    Il conto lo pag Azma, chevenne accompagnato alla por-ta e sostituito con il direttore

    generale Thierry Martel. Lamedicina fu quella classica:vendita delle partecipazioninon strategiche (in Spagna, In-ghilterra, Polonia) e di attivitfrancesi, cessione di parte del-le propriet immobiliari, au-mento di capitale da 500 milio-ni di euro.

    Tenuta di StatoLa fortuna di Groupama

    stata che il sistema Paese hafatto blocco, come confermaun episodio emblematico: lin-tervento demergenza da 300milioni di euro della Caissedes dpots a fine 2011, decisi-vo per rafforzare il gruppo, fi-nito nel mirino delle societ dirating che avevano declassatoe posto sotto osservazione il ti-tolo per la bocciatura definiti-va a junk bond, cio al livello dispazzatura.

    Fino a quando, nel novem-bre 2012, Thierry Martel haannunciato che il programmadelle dismissioni era termi-nato e che il perimetro delgruppo si era stabilizzato.Dichiarazioni a cui sono segui-te quelle di Christophe Buso,amministratore delegato diGroupama assicurazioni, inItalia. Le cessioni sono fini-te, ha detto nel febbraio 2013,entrando nel merito anche del-la posizione in Mediobanca:Nel breve termine non abbia-mo intenzione di uscire, per-ch una partecipazione im-portante e abbiamo fiducia nelmanagement. Il mantenimen-to della quota peraltro coe-rente con limportanza che ilbusiness italiano ha raggiuntonel nostro gruppo.

    I numeri lo rendono evi-dente: 1,6 miliardi di premi

    Gli analisti

    E la Borsaapprezzale polizze A nche per le compagnieassicurative quotate va-le il detto che non c il duesenza il tre. Ne sono convintigli strategist del Credit Suis-se, che analizzano le pro-spettive del comparto in Eu-ropa nel 2014 in un reportappena pubblicato. Le com-pagnie assicurative europeehanno infatti messo a segnodue anni consecutivi di ri-sultati di borsa superiori allamedia di mercato (indiceStoxx 600), battendo il pa-niere generale delle bluechip europee del 17% nel2012 e del 13% lo scorso an-no.

    probabile che per ilterzo anno consecutivo i tito-li delle assicurazioni faranno

    meglio della media del listi-no per tre ordini di motivi: ilsostegno allaumento deiprofitti offerto dalla crescitaeconomica, il livello delle va-lutazioni non troppo elevatoe il risanamento degli squili-bri di bilancio realizzato inquesti anni, che in grado dimigliorare il rendimento pergli azionisti, recita lo studiocurato dallanalista RichardBurden. A differenza delloscorso anno, tuttavia, secon-do il Credit Suisse, gli inve-stitori dovranno essere piselettivi nella scelta dei tito-li. In pole position per un ul-teriore rialzo ci sono Allianz,Aviva, Axa e Ing. Mentre Ge-nerali, Helvetia e Mapfre so-no giudicati scommesse pideboli, con un giudizio un-derweight.

    MARCO SABELLA RIPRODUZIONE RISERVATA

    raccolti, pari al 60% del totaleottenuto da Groupama fuoridalla Francia. Ma chiaro che irapporti sono cambiati.

    Il lungo addioE infatti, nellottobre scorso,

    arrivato lannuncio dellusci-ta dal patto di sindacato Me-diobanca. Lingresso fu deci-so in un momento in cui ilgruppo ricercava possibilit dicrescita per linee esterne inItalia, stata la spiegazioneufficiale. Oggi non si rendepi necessario poich Groupa-ma beneficia di una ormai soli-da presenza sul mercato italia-no, dove conduce una strategiabasata sulla crescita interna.Il che significa che non sono inarrivo acquisizioni. Anche senegli affari, come nella vita,mai dire mai.

    RIPRODUZIONE RISERVATATop manager Thierry Martel, a capo di Groupama

    Top Christophe Buso, guida Groupama in Italia

    AllianzMichael Diekmann

  • CORRIERECONOMIA LUNED 20 GENNAIO 2014 7

    Il mercato delle polizzeI personaggi e le strategie

    Finanza

    Unipol Il gruppo guidato da Cimbri chiamato alla sfida della redditivit

    Assicurazioni Ligresti chi?La seconda vita di FonSai Domani la decisione sugli asset da cedere ad AllianzE con i soldi in cassa le coop si aspettano il dividendoDI ROBERTA SCAGLIARINI

    L ultimo tassello del puzzleandr a posto domani,con la definizione del por-tafoglio premi da cederead Allianz per rispettare i palettiAntitrust. Dopo di che il nuovogruppo assicurativo nato dalla fu-sione tra Unipol e FonSai e quotatoin borsa dal 6 gennaio avr il dirittodi esistere, senza la minaccia di pa-gare multe. Anzi con la prospettivadi incassare subito diverse centinaiadi milioni dalle cessioni.

    Nuove sfidePer il suo ceo, Carlo Cimbri, fini-

    scono due anni di battaglie burocra-tiche e legali e iniziano le sfide ope-rative: chiuso il cantiere tecnico-giu-ridico si tratta di chiudere il cantiereindustriale. La gestione integrata delle tre compagnie stata avviata la scorsa estate non appena Unipolaveva acquisito la maggioranza diFonsai, ma solo ora che UnipolSai stata iscritta nel registro delle im-prese e non ha pi ombre davantipu far emergere quel valore reddi-tuale e industriale che aveva indica-to nel progetto di integrazione. E chedovrebbe consentire di premiarecon il dividendo le coop azioniste di

    maggioranza. Cimbri ha ribadito neigiorni scorsi che la validit indu-striale del matrimonio era stata in-dividuato ben prima della propostaufficiale di salvataggio arrivata daMediobanca, ora deve dimostrarlo. La seconda compagnia italiana per dimensioni nasce come una holdingoperativa con sette divisioni per cia-scuna delle compagnie che ha assor-bito (Unipol, Fondiaria, Sai, Milano,Sasa e Nuova Maa) ma deve ancoraunificare il loro portafoglio prodotti,riorganizzare le rete delle 4.500agenzie, sistemare dirigenti in so-

    vrapposizione e stabilire le funzionidelle sedi di Milano e Torino rispet-to al quartier generale di Bologna.

    Obiettivi di utileIl piano strategico al 2015 preve-

    de di raggiungere un utile di 814 mi-lioni con premi per 15,6 miliardi, in-variati rispetto al 2012, e sinergie per 349 milioni lanno a regime, concosti di integrazione cumulati per302 milioni. Un primo aiuto allal-leggerimento dei costi (150 milioni) arrivato poco prima di Natale conla formalizzazione dellaccordo con i

    sindacati per il prepensionamentodei 900 dipendenti grazie al ricorsoal fondo di solidariet assicurativo.Lintesa, la prima del genere a livellonazionale, prevede anche la rinun-cia ai licenziamenti collettivi e lacreazione di poli specialistici digruppo localizzati nelle citt per li-mitare i trasferimenti dei lavoratori.Per un gruppo con 11.500 dipenden-ti controllato da azionisti cooperati-vi non secondario poter vantareuna gestione sostenibile sul pianosociale oltrech finanziario.

    Anche perch sul fronte dei contiCimbri continua a rassicurare tutti.Landamento del gruppo in linease non oltre le previsioni del pianoha detto nei giorni scorsi. E ha sotto-lineato, in occasione del bilancio dei9 mesi, che come management ilnostro intendimento in base alleprevisioni che abbiamo adesso diconfermare la remunerazione delcapitale unadeguata remunera-zione non un attivit secondaria

    bens primaria di chi amministraaziende quotate.

    Soci da remunerareUnipolSai fa capo per il 63% alla

    holding Ugf, controllata dalle coopriunite in Finsoe. La cassaforte dellacooperazione presieduta da pochigiorni da Adriano Turrini, di CoopAdriatica, ha bisogno di portare acasa un dividendo per compensarelo sforzo fatto per Fonsai. Finsoe hacontribuito con un aumento di capi-tale di 300 milioni allacquisizione del gruppo dei Ligresti ma registra-va nel bilancio 2012 un indebita-mento di 890 milioni e aveva in cari-co il 50,7% di Ugf a una cifra supe-riore ai valori di borsa: 2,2 miliardicontro una capitalizzazione dellin-tera societ di meno di 2 miliardi.Tale valutazione, spiegava il bilan-cio, stata determinata tenendoconto della redditivit prospettica.Il progetto di Cimbri prevede cheUnipolSai si concentri solo sul busi-ness assicurativo. In questo quadrova letta la vendita della partecipa-zioni ereditate da FonSai (Pirelli,Mediobanca, Generali), la mancata adesione allaumento di capitale Ali-talia e luscita dai patti di sindacato(Rcs, Sorin). Delleredit scomodericevute dei Ligresti restano ancorada sistemare gli immobili e la parte-cipazione in Atahotel, fonte di perdi-te e grattacapi come laltra parteci-pazione storica di Bologna, Unipol banca. Listituto di credito controlla-to per il 67,74% da Ugf e per il restan-te 32,26% dalla UnipolSai dovr es-sere ricapitalizzato per lennesimavolta a breve cos come Atahotel. MaCimbri tranquillizza: Abbiamo lacapacit di produrre reddito su tuttele altre componenti questo consen-tir di assorbire anche una cifra piimportante di quella che la banca hafino a ora evidenziato senza scon-volgere i programmi del gruppo.

    @rscaglia1 RIPRODUZIONE RISERVATA

    Il numero

    814MILIONI DI EUROLobiettivo di utile 2015 fissato dal piano industriale di Carlo Cimbri per UnipolSai, a fronte di premi per 15,6 miliardi di euro

    Seconda compagnia italianaCarlo Cimbri, amministratore delegato di Unipol assicura-zioni dal 2009, ha guidato il gruppo cooperativo bologne-se alla conquista di Fondiaria-Sai, lex polo delle polizze della famiglia Ligresti

    2,5

    2,0

    1,5

    gen2013

    17 gen2014

    mar apr mag giu lug ago set ott nov dic

    1,1115/1/2013

    1,6789/5/2013

    2,456/1/2014

    2,342

  • 8 CORRIERECONOMIA LUNED 20 GENNAIO 2014

    Il mondo del creditoI movimenti nelluniverso delle popolari

    Finanza

    Lintervista Parla il presidente della PopVicenza: saremo polo aggregante

    Zonin Basta timidezzeLa superpopolare serveSiamo in Europa, le dimensioni contano. Noi pronti ad agireMa seguiremo le indicazioni dellorgano di VigilanzaDI STEFANO RIGHI

    Laltro credito Sono il tessuto connettivo dellimprenditoria. Ma la crisi ha messo in evidenza i limiti di governance e del management

    Nordest Le tre banche in cerca di un futuro (sereno)Veneto Banca, Cividale e Marostica sospese tra le raccomandazioni di Bankitalia, guai giudiziari e bilanci in rosso

    D ice Carlo Salvatori,banchiere di grandeesperienza: La parolapopolare esige che il segno deisuoi interventi sia improntatoal poco a molti piuttosto cheal molto a pochi. Nella cate-goria popolare i virtuosi re-stano la maggioranza. Ma cchi ha bisogno di rimettersi incarreggiata, risolvere conflittidi interesse e non scambiare lagovernance per una fragranza.Prendiamo tre banche la cuitrama si intreccia in una sortadi romanzo popolare del Nor-dest: Veneto Banca, PopolareCividale e Popolare Marostica.Lo standing di Veneto Banca decisamente superiore, anchein termini di virtuosit. Ma cun comune denominatore: po-polari non quotate, ultimo bi-lancio in rosso, il fiato sul collodi Bankitalia, lo stesso mana-ger/ leader alla guida da lun-ghissimo tempo, un presenteburrascoso, un futuro indeci-frabile.

    MontebellunaLa Veneto Banca di Monte-

    belluna (Tv), 6 mila dipenden-

    ti, rientra nel novero dei grandiistituti soggetti alla vigilanzaeuropea e per questo sottopostida Bankitalia a regole di bilan-cio pi stringenti. Il governato-re Visco ha suggerito alla re-gina delle aggregazioni di va-lutare ipotesi di integrazionecon altri istituti di credito. Se-gno che i risultati dellispezionesono stati alquanto severi. Giera chiaro dal bilancio 2012(-40 milioni, prima volta in ros-so) e dalla semestrale 2013 (-38milioni). Il gruppo ha preso lecontromisure con un piano alargo raggio di rafforzamentopatrimoniale e cessioni. sta-

    ta fatta pulizia sui crediti hadetto lamministratore delegatoe leader da oltre 15 anni, Vin-cenzo Consoli, 64 anni, in sca-denza a primavera -. Non ab-biamo operazioni in finanza ein derivati e non facciamo ope-razioni di finanza strutturata.La banca sana.

    Ma a un bivio. La Vigilanzaha contestato anche operazioniin conflitto di interesse e finan-ziamenti per acquisto di azioniproprie, di cui ancora non si co-noscono i dettagli. La galassiaVeneto Banca fatta anche dipartecipazioni da holding fi-nanziaria pi che da banca po-polare. Qualche esempio, an-che tra i meno noti: la quota inPalladio Finanziaria, la maggio-ranza del gruppo Spic di Castel-franco Veneto che opera suimercati internazionali realiz-zando impalcature per ponti eviadotti, la presenza in ModenaCapitale del finanziere Gianpie-ro Samor (appena dimessosi),i 60 milioni sborsati in un au-mento di capitale riservato peril 49% (poi dato in pegno allecolleghe Unicredit e Imi) dellajoint venture con la famigliaToti Sviluppo Centro Ostien-se che si propone di riqualifi-

    care a Roma gli ex mercati ge-nerali. Intanto restano da chia-rire le improvvise dimissionidal cda il 21 novembre di Mat-teo Sinigaglia, limprenditore acapo del gruppo di modaFashion Box (marchio Replay)che era entrato solo in aprile.Un caso a pochi giorni dallaconsegna, 6 novembre, del rap-porto ispettivo? Nei prossimidue-tre mesi si delineer me-glio il quadro sul futuro di Ve-neto Banca.

    MarosticaProvincia di Vicenza, 14 mila

    abitanti, a 33 chilometri a

    ovest di Montebelluna. La Po-polare ha 61 sportelli, 400 di-pendenti e 7.500 soci. Prima diNatale hanno licenziato il diret-tore generale, Gianfranco Ga-sparotto, che era l da 47 anni(ultimi stipendi da quasi un mi-lione). Un tuttuno con listitutoche si poteva tranquillamentechiamare Banca Popolare Ga-sparotto. Licenziato a 68 anni.Lui, poi, passato dalla sede acaricare in macchina le suecose: dodici scatoloni di mate-riale tra agende, penne, omag-gistica, compresi, si dice, un mi-gliaio di babbi Natale, pupaz-zetti destinati ai clienti. Nellafoga deve avere esagerato, se-condo la banca, che lha denun-ciato per furto e appropriazio-ne indebita. Accuse fantasiose replica lex direttore che siedenel cda -, il mio comportamen-to stato trasparente e corret-to. Un divorzio cruento, nato da unispezione di Bankitaliache aveva massacrato la ge-stione e chiesto lazzeramentodei vertici per via assembleare.Il ricorso al Tar della banca nonha prodotto effetto. Poi sonovolati gli stracci. E oggi il presi-dente Giovanni Cecchetto, cheprima dellarrivo di Bankitalia

    evidentemente non si era maiaccorto di nulla, e lex dg Ga-sparotto sono lun contro laltroarmati. Un caos a rischio com-missariamento. Nelle irregola-rit della Marostica ci finita anche la Reconta, il gigante del-la revisione che certifica il bi-lancio: Bankitalia ha multato ilpartner Stefano Cattaneo peromesse comunicazioni allOr-gano di vigilanza. Caso raro trai revisori.

    CividaleProvincia di Udine, 12 mila

    abitanti, 220 chilometri dautoa est di Marostica. Qui il nume-

    ro uno indiscusso lunico pre-sidente in Italia la cui anzianitdi carica non si misura in annima in generazioni. Lorenzo Pe-lizzo, 75 anni, da 43 presiden-te della Popolare. Lunica vocefuori dal coro bulgaro quella del notaio Pierluigi Co-melli, che da anni denuncia inassemblea lanomalia Peliz-zo. Uninchiesta della Procuradi Udine per infedelt patrimo-niale ed estorsione ai danni diun imprenditore non ha scalfitoPelizzo. Uninchiesta non unacondanna. Brucia molto di pi,forse, il responso di Bankitaliadopo la visita dello scorsoanno. Il consiglio () nel cuiambito svolge un ruolo premi-nente il presidente dott. Loren-zo Pelizzo - scrive la Vigilanza

    - ha assecondato fino al 2010le politiche di indiscriminatosviluppo dimensionale perse-guite ( ) dallex direttore ge-nerale rag. Luciano Di Bernar-do, trascurando ( ) interventi() idonei ad assicurare la pru-dente gestione del credito eladeguato presidio dei rischi diliquidit, operativi e reputazio-nali. Cio labc del fare banca.Ma il presidente eterno conti-nua a raccogliere gli applausidei soci, ieri i nonni, oggi i nipo-ti: mi vogliono, mi amano, mivotano. Nessuno potr dimet-terlo o licenziarlo. Andr sbul-lonato.

    RIPRODUZIONE RISERVATA

    Q uindici anni fa Ro-berto Mazzotta sico n fro nt ava conlipotesi di una su-

    perpopolare italiana. Gi nel2002 la Novara si fusa nellaVerona. Adesso, forse complicela crisi, siamo arrivati al dun-que. Lo conferma Gianni Zonin,76 anni mercoled scorso, presi-dente della Banca Popolare diVicenza.

    Presidente Zonin, sta periniziare una nuova partita dirisiko tra le banche italiane,con le popolari protagoniste?

    Non credo a queste cose.Guardo in faccia la realt e ve-do che siamo sempre pi euro-pei e sempre meno italiani. Civiene chiesto di guardare amercati allargati, le impreseche funzionano sono quelle cheriescono ad esportare. Lo stes-so vale per le banche. Siamosottoposti a regole nuove. ClEuropa, la Banca Centrale Eu-ropea che vigila direttamentesu 15 istituti italiani. Andiamoverso lUnione Bancaria Euro-pea. Le banche devono averedimensioni che, a costi accetta-bili, consentano controlli e ope-rativit che, in un piccolo istitu-to, rischiano di gravare tropposul lato dei costi.

    Ma il processo di concen-trazione del settore inevita-bile

    Lo so. Io sono un imprendi-tore agricolo. Pochi anni fa i col-tivatori diretti in Italia erano 1,2milioni. Oggi sono 600 mila. Cisono poderi troppo piccoli,aziende agricole troppo piccole,

    banche troppo piccole. Il futuro quello. Sono convinto che in3-5 anni il numero delle banchein Italia si dimezzer.

    La met delle banche? Nonsta esagerando?

    Avremo 3-4 banche a livel-lo europeo, alcune di dimensio-ne domestica e poi piccole e pic-colissime banche locali. Questofuturo mi pare ineludibile. una direzione comune a moltisettori. Siamo davanti a uncambiamento storico.

    Banche grandi e banchepiccole. Chi nel mezzo starpeggio?

    No. Star peggio chi nonavr la giusta dimensione. Il ca-so industriale della Fiat esem-plare. Loro sono la prima indu-stria italiana e hanno sentito lanecessit, per sopravvivere inun mercato globale, di darsiuna dimensione mondiale. Bra-vissimi, ad averlo capito e adaverlo realizzato.

    E la Popolare di Vicenzasar aggregata o aggregante?

    La Popolare di Vicenza hascelto la strada di non esserepi una piccola banca, bens diavere una dimensione media.Fino a 6-7 anni fa abbiamo cor-so molto, fatto molto shopping.Poi, con fortuna e lungimiran-

    za, ci siamo fermati. Giusto intempo. Diciotto anni fa, quandovenni eletto presidente, la ban-ca aveva 116 sportelli, per il 90per cento in provincia di Vicen-za. Oggi siamo a poco meno di700 sportelli e abbiamo rag-giunto una dimensione che cipermette autonomia di scelte econtinuit di azioni, tanto checredo sia arrivato il momento dicrescere ancora di dimensioni. il mercato che ce lo chiede.

    Quindi siete pronti per fa-re acquisti?

    Una cosa mi sento di ga-rantire, lidentit della BancaPopolare di Vicenza non sarscalfita.

    S, ma gli acquisti?C una evoluzione dovuta

    alla crisi, che stata laccelera-tore delle dinamiche in corso.

    Per alcune banche oggi pidifficile mantenersi stand alo-ne. Noi, diversamente, pensia-mo sia giunto il momento di va-lutare alcune aggregazioni.

    Quali?Stiamo guardando due pic-

    cole cose. Una quindicina disportelli della Carife di Ferraraa Roma e un piccolo istituto inCampania. Ma siamo pronti an-che a passi pi importanti. So-no convinto che una maggiorecrescita dimensionale sia utileper il nostro istituto. Nel 2013abbiamo consolidato la banca erafforzato le fondamenta condue aumenti di capitale da tota-li 606 milioni di euro. La Popo-lare di Vicenza una banca soli-da e abbiamo aperto il 2014 conlemissione di un bond a tre an-ni che, in due ore, ha ricevuto

    richieste per 800 milioni, con-tro i 500 offerti. Sono segnaliimportanti, che arrivano da so-ci e investitori.

    Sul vostro territorio la Po-polare di Marostica - ieri inassemblea - e Veneto Bancasembrano avere il fiato corto.Guardate in quelle direzioni?

    A me piacerebbe realizzareuna crescita prudente, senzastrafare, non una sola opportu-nit. Ma ascoltiamo i suggeri-menti e i consigli dellorgano diVigilanza, con il quale ci muo-viamo in pieno accordo. Quan-to a Marostica e a Veneto Ban-ca, le risposte del mercato e deisoci testimoniano grande stimanei nostri confronti. Il resto una partita estremamente com-plessa. In Italia ci sono istituticommissariati, altri potrebberoesserlo. Tutti noi che ci occu-piamo di banche guardiamocon sempre maggiore impegnoa incrementare i ratios patri-moniali che ci vengono dati co-me obiettivi. un momento

    non facile, non possiamo sba-gliare. Ci muoviamo con gran-de prudenza.

    un momento di cambia-mento che sembra coinvolge-re anche le centenarie certez-ze delle banche popolari. Stafinendo una storia?

    Sono convinto che, se labanca va bene e paga i dividen-di, non conta se sia popolare ono. Per tutti deve valere lidea dirafforzare il patrimonio, perchnon siamo pi in Italia, siamoin Europa. Sono per contrarioallidea della rottamazione del-le popolari, anche se statuti so-ciali che hanno qualche decinadanni vanno aggiornati allevo-luzione delleconomia, dei mer-cati, delle dimensioni.

    La Banca dItalia sembramettere pressione affinch sigiunga a una svolta nel credi-to cooperativo

    Le banche popolari sonodelle cooperative. Aver guarda-to alla Borsa, essersi quotate,pu aver creato, soprattutto agliinvestitori istituzionali, dei pro-blemi. Credo che lideale oggisia trovare un giusto rapportotra il mantenimento dello sta-tus cooperativo e un premioagli investitori istituzionali chesono vicino al mondo coopera-tivo. Ritengo si possa arrivare aun nuovo equilibrio.

    @Righist RIPRODUZIONE RISERVATA

    1 Dietro lo sportello

    Se la locomotiva non corre piL a locomotiva dItalia non corre pi come untempo. Il Nordest fatica. I capannoni che hannocambiato lo skyline delle campagne sono semprepi spesso vuoti, da affittare, in vendita. Solo chi hapuntato sullestero, chi vende lontano da casa, hacontinuato a produrre utili. La met della nostra clientela ha confidato un banchiere di uno dei pri-missimi gruppi operanti nellarea nel 2013 ha in-crementato il proprio fatturato di oltre il 10 per cen-to. Non si hanno notizie, invece, dellaltra met.Landamento delleconomia si riflette sulle banche.Un tempo qui fiorivano utili e dividendi. Oggi lebanche del Triveneto sono guardate con attenzione

    dagli organi di Vigilanza della Banca dItalia: bassapatrimonializzazione, elevata esposizione versocrediti difficilmente esigibili. Ecco il centro del pro-blema. La lunga ispezione in Veneto Banca ha por-tato Banca dItalia a chiedere di valutare ipotesi diintegrazione con altri istituti di credito. Ieri c sta-ta lassemblea della resa dei conti a Marostica. E in-tanto gli ispettori sono a verificare i conti del CreditoTrevigiano di Vedelago, lennesima Bcc finita nel mirino, dopo il commissariamento della Monsile, della Bcc del Veneziano e della Bcc Euganea.

    S. RIG. RIPRODUZIONE RISERVATA

    Vicenza Gianni Zonin, 76 anni, dal 1996 guida la Banca Popo-lare di Vicenza, primo istituto per dimensio-ni tra le banche coo-perative non quotate. Oggi il settore alla vigilia di unulteriore azione di concentra-zione che inizier proprio dalle popolari

    DI MARIO GEREVINI

    MontebellunaLamministratore de-legato di Veneto Ban-ca, Vincenzo Consoli

    Cividale del FriuliLorenzo Pelizzo, pre-sidente della Popola-re di Cividale

    MarosticaGianfranco Gaspa-rotto, ex direttore ge-nerale della Popolare

    Una cosami sentodi garantire: la nostra identit non sar scalfita

    Al massimoin cinque anni,il numero degli istituti italiani si dimezzer

  • CORRIERECONOMIA LUNED 20 GENNAIO 2014 9

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  • 10 CORRIERECONOMIA LUNED 20 GENNAIO 2014

    Dopo Detroit Il settore premium vale il 10% del mercato. A vincere sono i brand europei che rinnovano la gamma e investono negli stabilimenti Usa

    America Attacco (di lusso) alle big threeBmw, Mercedes, Audi, Porsche, Maserati. Lamborghini e Ferrari: la richiesta di vetture dalta gamma in continua crescitaDI BIANCA CARRETTO

    Il mercato automobilisticoTedeschi alla conquista degli Usa

    Industria

    L e Case costruttrici diauto tedesche tra glianni 80 e linizio del2000 avevano affron-tato diverse difficolt sul mer-cato americano, a causa delladominante presenza dei co-struttori giapponesi. Oggi lasituazione totalmente ribal-tata: Bmw, Mercedes, Audi,Porsche dispongono di una se-rie di veicoli in grado di con-trastare sia le macchine ame-ricane che quelle asiatiche.

    Che cosa ha alimentato lacontinua richiesta di vettureeuropee nellalto di gamma?Oltre al dinamismo della gui-da, alleleganza, alle finituredegli interni, ha influito anchelesigenza di economizzarecarburante, qualit ricono-sciuta ai motori del VecchioContinente. Il mercato dellevetture Premium ha conosciu-to negli Usa una crescita del-l8% e, nel 2014, rappresenteril 10-11% del mercato totale,ossia circa 1,6 milioni di unit.Nel 2013 i brand tedeschi sonocresciuti del 5%, dal 2009 so-no aumentati del 75%.

    PosizionamentoMartin Winterkorn, presi-

    dente del gruppo Volkswagen,ha annunciato a Detroit di vo-ler investire 7 miliardi di euro,nei prossimi 5 anni, per imma-tricolare, nel 2018, un milionedi veicoli negli Stati Uniti. Ilmarchio Volkswagen sta cer-cando di posizionarsi tra i pro-dotti di alta gamma, anche senon ha ancora trovato negliStati Uniti un equilibrio e que-stanno ha chiuso con circa407 mila pezzi, un calo chesfiora il 7%. Ma con Audi cheil gruppo di Wolfsburg conso-lida le sue ambizioni: 158 milaauto vendute, il suo record ol-tre Atlantico.

    Mercedes, con 312.534 pez-zi (+14%), nel 2013 leader inquesto mercato, ma la doman-da cos elevata che Bmw(prima al mondo nel segmen-to) ha necessit di aumentarela capacit produttiva di 300mila pezzi nel suo sito di Spar-tanburg, nel Sud Carolina, do-ve si lavora gi su tre turni, seigiorni su sette. Qui vengonocostruiti i Suv X3, X5, X6 e inaprile sar lanciato il veicoloelettrico i3, poich la mobilit

    a zero emissioni giocher unruolo importante nellulterio-re valorizzazione del marchio.Il modello ha gi raccolto 11mila contratti nel mondo, dal-la sua commercializzazione, anovembre.

    Ian Robertson, il capo dellevendite di Bmw, ha annuncia-to un programma importantedi lanci di nuove vetture, tracui la X4, un Suv competitivo,e il monovolume compattoActive Tourer. Il gruppo diMonaco dispone anche dellacarta Mini: 66 mila veicoli so-no stati consegnati negli Usanel 2013 (su 305 mila vendutiglobalmente) che, sommati al-le vendite di Bmw (309.280),

    portano il costruttore di Mo-naco al primo posto di questaparticolare classifica.

    Come Audi e Mercedes an-che Bmw sostiene lespansio-ne dei propulsori a gasolio.Malgrado gli americani anco-ra non siano propensi a questocarburante, le statistiche perdimostrano che sempre pi iclienti di oltre Atlantico ne ap-prezzano leconomia e la mag-gior autonomia. Bmw ha ap-plicato una strategia di con-quista cambiando la percezio-ne negativa che penalizzavalimmagine di questo tipo dialimentazione, offrendo la 535con motore diesel ma dotatadi potenza elevata che, di ri-flesso, ha portato al 25% levendite di X5 a gasolio.

    Mercedes ha puntato tuttosul successo della CLA, che stata comperata per il 75% daclienti che non avevano maiposseduto unauto con la stelladi Stoccarda. A Detroit statapresentata la nuova berlinaClasse C, una vettura media,prodotta totalmente nella fab-brica di Tuscaloosa, in Alaba-ma. Si profila cos, per Merce-des, la necessit di costruireun secondo impianto in Ame-rica. Audi ha svelato il concept

    di un piccolo suv e la A3, unaibrida plug-in. LAmerica an-che il miglior mercato di Por-sche che ha consegnato oltre42.300 vetture, un pi 20,8%.

    RisposteI costruttori statunitensi si

    sono attivati per entrare inquesta competizione. GeneralMotors riporta in auge il suomarchio mitico, Cadillac, che,

    nel 2013, su un mercato cre-sciuto del 7,5%, ha registratoun +22%, con 182 mila esem-plari venduti. Ford si affida alritorno della Mustang, il suoleggendario modello che arri-ver anche in Europa per laprima volta, per battersi in questo ristretto vertice quali-tativo.

    A Detroit non erano pre-senti n Maserati n Ferrari e

    neppure Lamborghini, ma ilbrand del Tridente entratoormai nel cuore degli america-ni, nel 2013 ha venduto circa 5mila pezzi, un pi 72% rispettoal 2012, un successo senza pre-cedenti. Con la Ghibli si rea-lizzato un nuovo posiziona-mento della Maserati negliUsa, unauto di lusso abborda-bile, ma con la stessa classe elidentico impatto emotivo che

    da 100 anni contraddistingueil marchio. Una storia che aiu-ter Sergio Marchionne nel-limporre il ritorno dellAlfaRomeo dove ci sar anchepoco di Ferrari, ha detto ilmanager a Detroit. UnItaliavincente, un patrimonio di ca-pacit costruttiva e di proget-tazione che pochi Paesi posso-no vantare.

    RIPRODUZIONE RISERVATA

    GareIl segmento Premium salito dell8% e nel 2014 rappresenter il 10-11% delle vendite complessive, circa 1,6 milioni di unit. I brand tedeschi nel 2013 si sono incrementati del 5% e dal 2009 la loro performance stata del 75%. Previsti forti investimenti. Le reazioni delle Case americane

    Martin Winterkorn alla guida del gruppo Volkswagen (Audi), Dieter Zetsche numero uno di Daimler (Mercedes) e Norbert Reithofer ai vertici di Bmw

    Audi

    1,55

    7

    +8,3%

    Mercedes*

    1,56

    2

    +10,7%

    Bmw**

    1,96

    3

    +6,4%

    Font

    e: e

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    Le vendite mondiali nel 2013 nel compartodellalto di gamma, in milioni

    * Compresa Smart** Comprese Mini e Rolls Royce

    1 Le tre corazzate

    1 Le strategie

    Peugeot, le nozze cinesi e gli altri matrimoni di convenienza fra le CaseT racciare una mappa delle alleanzeautomobilistiche mondiali unpo come disegnare uno stradario amano con matita e righello nellera di-gitale. Talmente fitta la rete di colla-borazioni che c da perdersi. Si va da-gli incroci azionari fra Renault e Nis-san, allunione Hyundai-Kia e, a scen-dere, verso progetti comuni per lacondivisione di una fabbrica, di unasingola piattaforma o di una tecnolo-gia. Come Toyota che fornisce libridoalla Mazda, o lintesa fra la Casa giap-ponese e Peugeot per produrre citycarin Repubblica Ceca.

    Ma al di l dellimminente fusionefra Fiat e Chrysler, di affari grossi al-lorizzonte non se ne vedono. Leradelle mega-acquisizioni sembra lon-tana anni luce. I matrimoni di oggi piche da manie di grandezza comeera avvenuto nelmerger fra Daim-

    ler e Chrysler o nella spregiudicatacampagna acquisti di Ford di fine anniNovanta culminata nel Premiere Au-tomotive Group, un bagno di sangueper le casse di Detroit si fanno pernecessit. Mi aiuti a tenere occupatele fabbriche producendo da me, incambio ti offro motori e pianali.

    In realt le cose sono molto picomplesse. Per alcune nozze felici cene sono parecchie altre in bilico. Comenel caso di Peugeot e General Motors:lalleanza stata rivista al ribasso, gliamericani sono usciti dal capitaleazionario preoccupati dalle perdite e dallentrata dello Stato nel gruppo. In-sieme continueranno a svilupparemonovolume e crossover, ma pocaroba rispetto ai progetti iniziali. Tantche i risparmi previsti sono calati pa-recchio: si parla di un miliardo e 200mila dollari entro il 2018.

    Per il gruppo francese, che da que-stanno sar guidato da Carlos Tava-res (ex Nissan), la partita vitale ora unaltra. Trovare laccordo con i cinesidi DongFeng che metterebbero alme-no cinquecento milioni di euro (e al-trettanti ne verserebbe Parigi) per ri-cevere una quota importante delgruppo fondato nel 1882. Un passo

    storico che segnerebbe la fine dellagestione familiare dellazienda. Fra leipotesi sul tavolo anche la costruzionedi una nuova fabbrica in Cina, la quar-ta, per rispondere alla crescente do-manda di veicoli. La pi recente sta-ta aperta lo scorso settembre a Shen-zen ed dedicata alle Citron della li-nea Ds. Vetture di lusso in grado dicompetere con le rivali tedesche.

    Passando alla Germania, fra i ma-trimoni falliti va ricordato quello diVolkswagen e Suzuki. Unintesa finitaancor prima di cominciare, fra polemi-che, pesanti scambi daccuse e stra-scichi legali. Che non si sono ancoraconclusi: il primo costruttore europeodetiene ancora il 19,9% di Suzuki. Malalleanza viaggia su un binario morto,non avendo prodotto mai nulla.

    Chi, invece, va damore e daccordo la Mercedes con Renault e Nissan.

    Partita quattro anni fa come unapartnership tecnica, nel tempo stataconsolidata ed estesa, passando datre a dieci progetti. Questanno si ve-dranno alcuni importanti frutti: le nuove Smart e Twingo realizzate suuna base comune nella fabbrica Re-nault di Novo Mesto in Slovenia (laversione a quattro posti) e in quellaSmart di Hambach (quella a due). Nelprimo semestre entrer in funzioneanche limpianto Nissan di Decherd,nel Tennessee, per produrre motori aquattro cilindri destinati al mercato americano. Sulla rotta Germania-Giappone gli affari corrono: Bmw eToyota lavorano insieme a un nuovagenerazione di vetture sportive (un prototipo stato mostrato a Detroit) esulla tecnologia a idrogeno.

    DANIELE SPARISCI RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • CORRIERECONOMIA LUNED 20 GENNAIO 2014 11

    Alimentare I tre brand hanno il 50% del mercato di casa. Ricavi in calo per il gruppo iberico

    Bertolli Cercasi cavaliere tricolore per lolio doliva made in ItalyCon Carapelli e Sasso della spagnola Deoleo, che per in vendita Lazienda: n cessioni n delocalizzazioni. Lipotesi dellamericana CargillDI ROBERTA SCAGLIARINI

    Dinastie

    Dalla finanza alla biomedicaIl sogno realizzato di BrunoLavventura imprenditoriale dei Giglio

    I l suo progetto salver molte vite. Vada avanti, mi raccomando. Ilfiore allocchiello di Bruno Giglio sono le parole del presidente del-la Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione della nomina a cavalieredel lavoro, quattro anni fa. Era al corrente di tutto ricorda limprendi-tore piacentino . E sapeva anche che grazie ai prodotti della mia azien-da si possono risparmiare tanti quattrini pubblici. La Biomedica SantaLucia stata costituita una decina di anni fa, a coronamento del percorsoimprenditoriale di Bruno e del fratello Sergio. Lidea nata dallincontrocon ingegneri che avevano deciso di lasciare lOspedale San Raffaele. Due di loro sono diventati amministratori delegati (Pierpaolo Liguori eGiorgio Pavesi). Un terzo ha avuto un ruolo determinante: Fulvio Rudel-lo. Il progetto che si rivelato vincente ha due passaggi chiave: lo spac-chettamento delle confezioni di farmaci in prodotti monodose e un sof-tware che ne segue la gestione fino alle terapie destinate ai singoli pa-zienti ricoverati negli ospedali. Cos viene garantita la somministrazionedelle dosi eliminando ogni errore.

    Il successo stato clamoroso, come confermano i ritmi di crescita del-lazienda che, dal 2007, ha assunto in media 60 dipendenti allanno, rag-giungendo quota 500 occupati, di cui il 90 per cento laureato o diploma-to e let media di soli 29 anni, nonostante che i due fratelli contribuisca-no ad alzarla visto che Bruno ha 65 anni e Sergio sette di meno. Il tra-guardo raggiunto sono i 130 milioni di ricavi, ma la previsione disviluppo ambiziosa: 200 milioni nei prossimi due anni, arrivando a 700dipendenti. E questo grazie allapporto delle attivit in due Paesi esteri:lInghilterra e il Brasile. Proprio un mese fa, in proposito, stato firmatoil primo contratto con lospedale inglese di Leicester.

    La storia famigliare raccontata nel libro intitolato Niente per caso.C un sogno per tutti, firmato dallo stesso Bruno Giglio e dal giornalistaPaolo Gentilotti. una storia speciale ha scritto nella prefazione ElioBorgonovi, professore di Economia delle aziende e delle amministrazionipubbliche alla Bocconi ,di un imprenditore arrivatol dove non avrebbe mai im-maginato di arrivare. Il so-gno di Bruno Giglio co-minciato al Porticone diCampremoldo, nel Piacenti-no, prima abitazione di fa-miglia, in cui il freddo e ilgelo erano nemici arcigni,risoluti, invadenti, soprat-tutto fra quelle mura senzariscaldamento, con la stufaa legna e lacqua corrente infondo al cortile. Poi le primeiniziative imprenditorialidel padre benzinaio, la di-stribuzione di bombole delgas metano, soltanto due anni di scuola media superiore, la passione peril calcio giocato (ma anche laver capito che non sarebbe mai diventato uncampione), la vendita delle taniche di kerosene per alimentare le stufe.Fino a quando, a partire dallinizio degli anni Settanta, sono arrivati i pri-mi successi importanti: dalla distribuzione del gasolio di riscaldamentoalle attivit nella gestione e manutenzione degli impianti di riscaldamen-to. Ma anche la passione di Bruno per la finanza, con lacquisto di unapartecipazione nella Cassa di risparmio di Parma e Piacenza, del 2 percento di Unipol, di quote nelle societ di servizi Amga di Genova, Iren,Enia, Servizi Italia, It Way. Bruno buon amico del finanziere Jody Ven-der. Sergio Giglio, appassionato di vela, ha stretti rapporti di amicizia conun altro piacentino doc, lex presidente dello Ior, la banca vaticana, EttoreGotti Tedeschi. Insieme i due fratelli hanno poi deciso di liquidare le par-tecipazioni nella finanza, vendere le attivit di famiglia alla multinazio-nale francese Veolia e investire una trentina di milioni nella BiomedicaSanta Lucia perch, come ama dire Bruno, ognuno ha il proprio desti-no, ma anche le capacit per fare in modo che sia il migliore possibile.

    FABIO TAMBURINI RIPRODUZIONE RISERVATA

    Fil di Ferr a cura di Giusi Ferr

    Berluti, lesclusivit nasce a FerraraIl marchio del gruppo Lvmh apre il suo primo punto vendita a Milano. Artigianalit al centro

    A ogni Settimana dellamoda, il quadrilateromilanese cambia fi-sionomia: aprono nuoveboutique, marchi prestigiosicambia