cammino ragazzi avvento 2011

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Oratorio “San Giovanni Bosco” Brembate di Sopra FAMIGLIA COMUNITÀ LAVORO FESTA CAMMINO DI AVVENTO 2011 BUON NATALE!

Author: oratorio-san-giovanni-bosco

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cammino di avvento per ragazzi 2011

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  • Oratorio San Giovanni Bosco Brembate di Sopra

    FAMIGLIA

    COMUNIT

    LAVORO

    FESTA

    CAMMINO DI AVVENTO 2011

    BUON NATALE!

  • LA FESTA Eccoci alla fine del cammino! La festa del Santo Natale vicinissima! E proprio di festa hai letto e pregato in questa ultima tappa di Avvento. Prova a pensare la festa il tempo che lega tutte le altre tappe: la famiglia fa festa, la comunit intera fa festa, il lavoro intervallato da feste! Leggi questi ultimi pensieri sulla festa la festa un dono grande per ogni famiglia e per

    tutta la comunit la festa la conferma che la vita buona, che

    fatta per la gioia la festa come labbraccio del buon Dio: chiama

    a raccolta tutte le persone, senza escludere nes-suno e per tutti ha dei doni grandissimi

    la vera festa sempre segno di pace e concordia

    Natale Ges, il Figlio di Dio,

    che viene ad abitare tra di noi, portando gioia profonda in ogni cuore.

    Scrivi tu una preghiera a Ges per la festa del Nata-le O mio buon Ges, il Santo Natale davvero molto vi-cino Ti prego per questi giorni di festa: ____________________________________________________

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  • INTRODUZIONE

    Carissimi ragazzi,

    il tempo dellAvvento davvero un tempo

    prezioso, un dono grande che il buon Dio ogni

    anno ci fa, perch la festa del Santo Natale ogni

    volta sia loccasione per gustare la gioia grande

    che solo Ges pu portare ai nostri cuori.

    Prima di darvi alcune indicazioni pratiche per

    usare bene questo libretto e quindi per vivere al

    meglio questo tempo, leggete queste poche

    righe che esprimono molto bene la grandezza di

    questo tempo.

    La grazia particolare di questo periodo liturgico

    sta nel dare una nuova direzione ai nostri occhi

    e alle nostre orecchie, ridestando le percezioni

    del cuore e cercando con gli occhi del cuore

    Colui che la speranza di tutta lumanit, Ges

    nostro Signore

    Michael D. OBrien

    Rivolgiamo quindi i nostri occhi, le orecchie e il

    cuore verso Ges nostro Signore, origine della

    nostra gioia: questo ci che vi auguro di vivere

    in questo tempo santo.

    Buon cammino!

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    fiato. Ges disse don Camillo levando gli occhi al cielo tutto questo l'hanno organizzato soltanto per far di-spetto a me! Se per fare un dispetto a te, essi fanno festa alla Ma-dre di Dio, perch ti crucci? Ges ansim don Camillo essi non vogliono rendere grazia a nessuno, essi fanno questo per ingannare la gente. Non possono ingannare me, don Camillo. Ho capito, Signore ansim ancora don Camillo. Al-lora ho sbagliato io! Allora ho fatto male a non volere in processione la banda che aveva suonato Bandiera rossa. Non hai sbagliato, don Camillo. Tanto vero che non una sola ma quattro bande hanno suonato stasera per rendere grazia alla Madre di Dio. Ges insist don Camillo. Secondo me, questo di- pende dalla nuova politica della Russia... Don Camillo rispose il Cristo. Secondo me questo dipende dal fatto che Peppone non la Russia. In fondo don Camillo pensava la stessa cosa e, in cuor suo, ringrazi la geografia.

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  • ISTRUZIONI PER LUSO

    Queste sono le istruzioni per usare bene questo

    libretto: sar la vostra guida fino alla festa del

    Santo Natale.

    Le settimane dellAvvento sono 4: ogni

    settimana incontrerai un tema su cui

    pregare, riflettere e imparare.

    Per ogni settimana troverai: - il calendario con gli impegni - unopera darte sul tema - la testimonianza di una mamma - un racconto di Guareschi - una riflessione riassuntiva - la preghiera per la sera

    Nel calendario della settimana troverai

    dei piccoli quadrati come questo:

    ti ricordano gli appuntamenti della

    settimana. Segnerai con una x i quadrati ogni

    volta che riuscirai ad essere

    fedele agli appuntamenti.

    Durante tutto il tempo

    dellAvvento e del Natale ti verr chiesto di rac-

    cogliere un po di risparmi per i missionari che si

    occupano dei bambini poveri del mondo.

    Per costruire il salvadanaio puoi usare il foglio

    che ti stato consegnato insieme al libretto.

    Il salvadanaio con i tuoi risparmi va portato in

    chiesa il 6 gennaio, festa dellEpifania, alle 15.

    4

    di Stalin e allora don Camillo, inviperito per il fatto di aver dovuto subire una processione senza musica, appena la vede si ferma e.... L'ipotesi di don Camillo non contemplava i possibili av-venimenti dopo la fermata. Don Camillo sapeva che, se quelli della Casa del Popolo avessero provocato, egli si sarebbe fermato. Non sapeva quel che egli a-vrebbe detto o fatto dopo essersi fermato. E questa incognita lo riempiva di angosciosa preoccupazione.

    ***

    Cadde la sera e, quando suonarono le campane, tut-te le finestre si illuminarono. Tutte, eccettuate quelle della Casa del Popolo. La processione si mosse. Le bambine e le donne inco-minciarono a cantare Mira il tuo popolo. Ma come era pieno di malinconia quel canto che si levava nell'aria deserta della sera. Le altre volte c'e-rano le trombe di Tofini a impastare quelle voci, a far-ne un'unica voce possente. E adesso le voci non riuscivano a cementarsi in muro sonoro. Mancava la calce di Tofini. La gente avvert questo senso di disagio: e, mano a mano che il corteo si appressava alla Casa del Popo-lo, il disagio aumentava perch era evidente che, stavolta, non avrebbero neppure tirata fuori la stella di lampadine. Oramai la testa della processione era a dieci metri dalla Casa del Popolo e allora don Camillo sussurr: Signore, rossa o verde o gialla, fate che la stella ven-ga fuori. O, se non la stella, almeno almeno una lam-padina, perch quella casa buia e chiusa mi d l'idea angosciosa di appartenere a un mondo che si sot-tratto alla Grazia di Dio. Ges, fate che almeno un lume si accenda dietro quelle finestre e ci dica che la Grazia Divina non ha abbandonato quella triste ca-sa... Non so se dico bene, Ges: so soltanto che quel buio mi fa paura.... La testa della processione pass davanti alla porta della Casa del Popolo. E non ci fu nessun segno di vi-ta. Non c'era pi niente da sperare e la processione con-tinu il suo lento andare. L'immagine della Madonna oramai stava per passare davanti alla casa buia e non si poteva immaginare che accadesse il miracolo adesso. Difatti non accadde nessun miracolo. Accadde semplicemente che tutte le finestre si spa-lancarono inondando la notte con un fiume di luce. Nello stesso istante part dal campo sportivo della Ca-sa del Popolo una formidabile bordata di fuochi d'arti-ficio che esplosero alti nel cielo. E nello stesso istante i quattro corpi bandistici di Torricella, Gaggila, Roc-chetta e del Tofini, che aspettavano nascosti nel corti-le, attaccarono Mira il tuo popolo. Le bordate di fuochi artificiali continuavano con ritmo serrato: e il cielo pareva un cinematografo a colori. Se fosse scoppiata una bomba atomica non avrebbe fatto quel colpo. La gente, con gli occhi persi nel cie-lo e le orecchie rintronate dalle note degli ottoni e dagli scoppi dei fuochi d'artificio, non capiva pi nien-te. Il primo a riprendersi fu don Camillo. E, quando si fu ri-preso, si accorse con orrore che il corteo era immobile e la Madonna, gi da un pezzo, era ferma l, davanti alla Casa del Popolo. Avanti! rugg don Camillo. Il corteggio riprese la marcia e si lev un canto pos-sente. Mille voci che erano diventate una voce sola perch ora le sorreggevano gli ottoni frementi di quattro bande in gara fra di loro a chi ci metteva pi

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  • PRIMA SETTIMANA DI AVVENTO dal 27 novembre al 3 dicembre

    LA FAMIGLIA

    PREGHIERA PER LA FAMIGLIA

    da recitare tutte le sere prima di andare a dormire

    Ti ringrazio Ges

    per la famiglia che mi hai regalato. Proteggila sempre contro ogni male.

    Dona alla mia famiglia un cuore grande,

    perch sappia amare come Te.

    IMPEGNI PER LA SETTIMANA Segna con una crocetta gli impegni che sei riuscito a rispettare questa settimana

    Incontro di catechesi Messa della domenica 27 novembre Preghiera del mercoled 30 novembre

    Preghiera della sera

    dom lun mar mer gio ven sab

    Lettura di Una mamma racconta Lettura di Racconto di Giovannino Lettura di La famiglia Risparmi nel salvadanaio

    Primi passi, Vincent Van Gogh

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    Ordini dall'alto, signor sindaco. Io debbo fare come fa lei: obbedire agli ordini dei superiori. E se i superiori danno degli ordini cretini? grid Pep-pone. Non saprei. Il caso a me non si mai presentato per-ch i miei superiori mi hanno sempre impartito ordini giusti replic calmo don Camillo. Peppone strinse i pugni: inutile che faccia lo spiritoso, reverendo poco rive-ribile! Se lei non ha una coscienza, io ce l'ho. E non posso ammettere che, per colpa mia, un poveraccio venga danneggiato in questo modo. Per colpa sua? Lei non ha nessuna responsabilit, si- gnor sindaco. Lei non ha suonato Bandiera rossa: la banda Tofini che l'ha suonata. E appunto per questo io debbo sostituire "La Verdiana" con altra banda. Don Camillo era calmo ma deciso e Peppone non in-sistette. Ci rivedremo a Filippo! disse Peppone avviandosi verso la porta. E lo disse con tale fierezza e decisione da rendere di secondaria importanza il pur increscioso incidente di cui era rimasto vittima Filippo.

    ***

    Dopo mezzogiorno il paese incominci a smaniare. Succedeva cos tutti gli anni, il giorno della processio-ne notturna della Madonna. Nelle prime ore del po-meriggio tutti entravano in agitazione. Tutte le finestre si spalancavano e, a ogni finestra, c'era gente indaf-farata a preparare luminarie e addobbi. Lampioncini di carta, stelle di lampadine, lucerne, candele, lumini: in ogni finestra doveva luccicare per forza qualcosa la sera della processione. E da ogni davanzale doveva penzolare qualcosa. Un drappo di damasco rosso con frange di oro, un tappeto, un fe-stone di fiori veri o di fiori di carta, una coperta da let-to, un lenzuolo, una trapunta, uno scendiletto. C'era da commuoversi a girar per le strade, quella se-ra. E lo spettacolo pi commovente l'offrivano le fine-stre delle case pi povere, che erano le meglio ad-dobbate perch dove non ci son quattrini ci si deve arrangiare mettendo in moto il cervello e il cervello conta sempre pi dei quattrini. Il paese incominci a smaniare nelle prime ore del po- meriggio e smani per il tempo occorrente a portare a termine l'addobbo delle finestre. Poi la gente si mise calma. Ma era una calma appa-rente in quanto dentro ogni cervello si agitavano pa-recchi appassionanti interrogativi: Come avrebbe fatto don Camillo? Avrebbe ceduto ricorrendo al To-fini? Avrebbe resistito rinunciando alla musica? E la Casa del Popolo? Avrebbe mollato all'ultimo momen-to come era successo l'anno prima? O stavolta non avrebbe mollato?. L'anno precedente, fino a pochi minuti prima che arri-vasse la processione, la Casa del Popolo era l'unico edificio del paese che non avesse un lume alle sue finestre. Anzi, tutte le gelosie erano chiuse e la casa dava una lugubre idea di morte. Ma, quando la pro-cessione si era messa in moto, una finestra al primo piano della Casa del Popolo si era aperta e qualcuno aveva appeso al davanzale una stella di lampadine bianche, rosse e verdi. Appena passata la processione la stella era stata riti-rata. Cosa sarebbe successo questa volta? In paese funzionava il totostella e le eventualit erano tre: La mettono come l'anno passato. Non la mettono per niente. La mettono ma tutta di lampadine rosse anzi-ch tricolori. Don Camillo ammetteva una quarta ipotesi: La mettono di lampadine rosse con al centro il ritratto

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  • UNA MAMMA RACCONTA Senza la nostra famiglia saremmo soli e do-vremmo affrontare la vita soltanto con le nostre forze e le nostre capacit. La famiglia infatti un dono che Dio ci concede per farci compagnia e per offrirci il Suo aiuto. Con questo grande regalo Ges ci ricorda ogni istante che ci vuole bene e che sempre con noi. Ad esempio se uno triste, in famiglia c sempre qualcuno o una situazione che lo aiuta a recuperare il sorriso; se uno sta sbagliando e non sta vivendo bene, in famiglia che trova qual-cuno che lo corregge amorevolmente; se uno ha una gioia da condividere, la famiglia il pri-mo luogo dove poter festeggiare insieme. Ma perch tutto questo spesso funziona?! Perch ci che tiene insieme una famiglia lamore, segno dellamore infinito ed eterno di Dio per ciascuno di noi.

    La famiglia un regalo di Dio

    Nella famiglia Dio ci fa compagnia e

    ci aiuta La famiglia il segno dellamore

    infinito di Dio per noi

    Il Tofini si sent vittima di una crudele ingiustizia e si ri-bell: Reverendo, questo non il modo di ragionare! O-gnuno ha il suo mestiere che gli d da mangiare: se fosse vero che chi lavora per i comunisti un cattivo cristiano, dove andremmo a finire? I tipografi non po-trebbero pi stampare giornali comunisti, i farmacisti non potrebbero pi vendere medicinali ai comunisti. Quando uno fa semplicemente il suo mestiere, la poli-tica e la religione non c'entrano. Quando uno fa il medico, cura dei malati, non dei comunisti o dei libe-rali e via discorrendo. Quando uno fa il tipografo, stampa dei giornali o dei libri per un cliente, non fa della propaganda. Quando noi suoniamo, eseguia-mo della musica a pagamento, facciamo il nostro mestiere di musicanti. Bandiera rossa o la sinfonia del Guglielmo Tell per noi lo stesso. Le note sono messe in modo diverso ma sono sempre le stesse: do, re, mi, fa, sol, la, si. Il Tofini non era impappinato e sapeva spiegarsi. Per neppure don Camillo era impappinato: Giusto: purch non sia roba proibita dalla legge, una suonata vale l'altra. Quindi quella volta in piazza, se, finita l'esecuzione a richiesta di Bandiera rossa, fossi arrivato io e vi avessi domandato di suonare Bianco-fiore, voi l'avreste suonato. Il Tofini si strinse nelle spalle: Gi! Per prendere un sacco di legnate!. Don Camillo sorrise: E allora? Biancofiore non musi-ca proibita dalla legge: perch non l'avresti suona-to?. Se mi pagano i rossi mica posso suonare l'inno dei loro avversari! Esatto. Ma quando tu ragioni cos non fai pi della musica, fai della politica nel senso pi comune e sporco della parola. Tu sei cosciente del valore politico e, quindi, propagandistico di quel che suoni. E se accetti di suonare Bandiera rossa, inno de-gli scomunicati, tu, oltre a essere un cattivo suonatore, sei anche un cattivo cristiano. Il Tofini si agit: La teoria bella, ma la pratica diversa. Bisogna pensare che si deve vivere!. Bisognerebbe pensare invece che si deve morire e che ben pi importante il conto col Padreterno che il conto col bottegaio. Il Tofini sghignazz: Il guaio che, mentre il Padreterno pu aspettare, il bottegaio non aspetta e se non pago il conto non mangio!. Don Camillo allarg le braccia: Ti pare che questo sia un ragionare da buon cristia-no?. un ragionare da poveretto che per vivere deve ar-rangiarsi. D'accordo: ma ci sono dei poveretti come te che, per vivere, si arrangiano senza comportarsi da cattivi cristiani. Perch dovrei aiutare te invece di loro? Alle processioni e ai funerali, al posto della "Verdiana" suo-neranno le bande di Torricella, di Gaggila o di Roc-chetta. Balordi come voi ma pi a posto di voi. Al pensiero di dover perdere i servizi alle processioni e ai funerali, il Tofini divent furioso e, uscito dalla cano-nica, corse da Peppone e gli raccont ansimando tutta la storia. Allora Peppone and a trovare don Camillo. Siamo dunque arrivati a negare lavoro a dei disgra-ziati solo perch hanno suonato in piazza l'inno di un Partito permesso dalla legge? url indignato Peppo-ne. Don Camillo allarg le braccia desolato:

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  • RACCONTO DI GIOVANNINO Giovannino Guareschi (1908-1968) uno scrittore ita-liano, famoso per i racconti di don Camillo e Peppo-ne, racchiusi nellopera Mondo piccolo. Ogni settimana troverai un suo racconto, che parla del tema della settimana. Questo racconto come la fotografia di una famiglia, legata da un amore profondo, forte nellaffrontare le fatiche della vita, piena di fede nel buon Dio, al quale affida i desideri, le speranze, le paure Puoi leggerlo anche da solo, per sarebbe bello leg-gerlo con un grande sono sicuro che a loro piacer di pi! Prima storia Io abitavo al Boscaccio, nella Bassa, con mio padre, mia madre e i miei undici fratelli: io, che ero il pi vec-chio, toccavo appena i dodici anni e Chico che era il pi giovane toccava appena i due. Mia madre mi consegnava ogni mattina una cesta di pane, un sac-chetto di mele o di castagne dolci, mio padre ci met-teva in riga nell'aia e ci faceva dire ad alta voce il Pa-ter Noster: poi andavamo con Dio e tornavamo al tramonto. I nostri campi non finivano mai e avremmo potuto cor-rere anche una giornata intera senza sconfinare. Mio padre non avrebbe avuto neppure mezza parola an-che se noi gli avessimo calpestato tre intere biolche di frumento in germoglio o se gli avessimo divelto un fila-re di viti. Eppure noi sconfinavamo sempre e ci dava-mo parecchio da fare. Anche Chico, che aveva due anni appena e aveva la bocca piccolina e rossa e gli occhi grandi con lunghe ciglia e ricciolini sulla fronte come un angioletto, non si faceva certamente scap-pare un papero quando gli arrivava a tiro. Poi, ogni mattina, appena partiti noi, venivano alla fattoria delle vecchie con sporte piene di paperi, di gallinelle, di pulcini assassinati, e mia madre, per ogni capo morto, dava un capo vivo. Noi avevamo mille galline che razzolavano per i nostri campi, ma quando si doveva mettere qualche pollo a bollire nella pentola, bisognava comprarlo. Mia madre scuoteva il capo e continuava a cambia-re paperi vivi con paperi morti. Mio padre faceva la faccia scura, si arricciava i lunghi baffi e interrogava brusco le donnette per sapere se si ricordavano chi dei dodici era stato a fare il colpo. Quando qualcuna gli diceva che era stato Chico, il pi piccolino, mio padre si faceva raccontare per tre o quattro volte la storia, e come aveva fatto a lancia-re il sasso, e se era un sasso grosso, e se aveva colpito il papero al primo colpo. Queste cose le ho sapute tanto tempo dopo: allora non ci si pensava. Ricordo che una volta mentre io, lanciato Chico contro un papero che passeggiava come uno stupido in mezzo a un praticello spelac-chiato, stavo con gli altri dieci appostato dietro un ce-spuglione, vidi mio padre a venti passi di distanza che fumava la pipa all'ombra di una grossa quercia. Quando Chico ebbe spacciato il papero, mio padre se ne and tranquillamente con le mani in tasca e io e i miei fratelli ringraziammo il buon Dio. Non si accorto di niente dissi io sottovoce ai ragaz-

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    RACCONTO DI GIOVANNINO Questa storia racconta che la festa il momento che unisce tutti nella gioia. Ci rivedremo a Filippo Don Camillo aspettava pazientemente che il polla-strello gli arrivasse a tiro, e l'attesa fu lunga ma non vana perche" , una bella mattina, il pollastrello si pre-sento# in canonica. Reverendo, c' qualche cambiamento di program-ma o si fa come per gli anni passati? Tutto esattamente come gli anni scorsi rispose don Camillo. Eccettuato un piccolo particolare: niente banda nella processione. Il piccolo particolare fece rimanere senza fiato il pol- lastrello che si chiamava Tofini ed era il capo della banda musicale del paese. Niente banda? balbett il Torini. E perch? Direttive dall'alto spieg don Camillo allargando le braccia. Il Tofini non riusciva a credere alle sue orecchie: Volete dire che le bande non possono pi suonare nelle processioni? esclam. No precis con calma feroce don Camillo. Voglio dire che la tua banda non pu pi suonare nella mia processione. La banda di strumenti a fiato diretta dal Tofini si chia-mava La Verdiana ma, ciononostante, era, musi-calmente parlando, una banda di fuorilegge. Co-munque non era inferiore alle altre bande della zona e a nessuno era mai balenata l'idea che La Verdia-na potesse essere sostituita da altro complesso musi-cale nelle processioni, nei funerali o nelle feste patriot-tiche che si svolgevano in paese. Il Tofini era sbalordito. Reverendo, se fino a ieri andavamo bene, e oggi non ci volete pi, cosa significa? Che non sappiamo pi suonare? Non avete mai saputo suonare, ma la ragione un'altra e voi la sapete meglio di me. Noi non sappiamo niente, reverendo! Allora domandate conto in giro e fatevi dire chi era-no quelli che due mesi fa, in piazza, hanno suonato Bandiera rossa. Il Tofini guard stupito don Camillo: Reverendo, eravamo noi: ma io non ci vedo niente di male. Io, invece, ce lo vedo. Il Tofini protest: Reverendo, ci conoscete bene. Sa-pete che nessuno di noi ha mai fatto della politica. Noi suoniamo per chi ci paga: il sindaco ci ha chia-mato per fare della musica in piazza e noi abbiamo suonato dei pezzi d'opera e delle marce. Poi tutta la gente si messa a gridare che voleva Bandiera rossa, il sindaco ci ha ordinato di suonare Bandiera rossa e noi abbiamo suonato Bandiera rossa. E se vi avessero chiesto Giovinezza o la Marcia reale le avreste suonate? No: quella roba proibita dalla legge. Bandiera rossa non proibita dalla legge. Dalla legge della Chiesa, per, proibita replic don Camillo. Quindi, se tu rispetti le leggi dello Stato e non quelle della Chiesa, significa che tu sei un buon cittadino ma un cattivo cristiano. Come buon cittadi-no puoi continuare a suonare per la piazza. Come cattivo cristiano non puoi pi continuare a suonare per la Chiesa.

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  • zi. Ma allora io non potevo capire che mio padre ci aveva pedinati per tutta la mattinata, nascondendosi come un ladro, pur di riuscire a vedere come Chico ammazzava i paperi. Ma io sto uscendo dal seminato: questo il difetto di chi ha troppi ricordi. Io devo dirvi che il Boscaccio era un paese dove non moriva mai nessuno, per via di quell'aria straordinaria che vi si respirava. Al Boscaccio sembrava quindi impossibile che un bambino di due anni potesse ammalarsi. Invece Chico si ammal sul serio. Una sera, mentre stavamo per tornare a casa, Chico si sdrai improvvi-samente per terra e cominci a piangere. Poi smise di piangere e si addorment. Non si volle svegliare e io lo presi in braccio. Chico scottava, sembrava pieno di fuoco: allora noi tutti provammo una paura terribile. Il sole tramontava e il cielo era nero e rosso, le ombre lunghe. Abbando-nammo Chico in mezzo all'erba e fuggimmo urlando e piangendo come se qualcosa di terribile e di miste-rioso ci inseguisse. Chico dorme e scotta... Chico ha il fuoco dentro la testa! singhiozzai io appena mi trovai davanti a mio padre. Mio padre, lo ricordo bene, stacc la doppietta dalla parete, la caric, se la mise sottobraccio, e ci segu senza dir nulla, e noi camminammo stretti attorno a lui e non avevamo pi paura perch" nostro padre era capace di fulminare un leprotto a ottanta metri di di-stanza. Chico era abbandonato in mezzo all'erba scura, e con la sua lunga veste chiara e i suoi ricciolini sulla fronte sembrava un angelo del buon Dio cui si fosse guastata un'aluzza e che fosse caduto nel trifoglio. Al Boscaccio non moriva mai nessuno, e quando la gen-te seppe che Chico stava male, tutti provarono un enorme sgomento. Anche nelle case si parlava sotto-voce. Per il paese bazzicava un forestiero pericoloso e nessuno di notte si azzardava ad aprire una finestra per paura di vedere, nell'aia imbiancata dalla luna, aggirarsi la vecchia vestita di nero e con la falce in mano. Mio padre mand a prendere col calessino tre o quattro dottori famosi. E tutti toccarono Chico e gli appoggiarono l'orecchio alla schiena, poi guardaro-no mio padre senza dir niente. Chico continuava a dormire e a scottare, e il suo viso era diventato pi bianco del lenzuolo. Mia madre piangeva in mezzo a noi e non voleva pi mangiare; mio padre non si sedeva mai e continuava ad arric-ciarsi i baffi, senza parlare. Il quarto giorno i tre ultimi dottori, che erano arrivati in-sieme, allargarono le braccia e dissero a mio padre: Non c'e che il buon Dio che possa salvare il vostro bambino. Ricordo che era mattina: mio padre fece un cenno con la testa e noi lo seguimmo nell'aia. Poi con un fi-schio chiam i famigli: erano cinquanta fra uomini, donne e bambini. Mio padre era alto, magro e potente, con lunghi baffi, un grande cappello, la giacca attillata e corta, i cal-zoni stretti alla coscia e gli stivali alti. (Da giovane mio padre era stato in America, e vestiva all'americana.) Faceva paura quando si piantava a gambe larghe davanti a qualcuno. Mio padre si piant a gambe larghe davanti ai famigli e disse: Soltanto il buon Dio pu salvare Chico. In ginocchio: bisogna pregare il buon Dio di salvare Chico. Tutti ci inginocchiammo e cominciammo a pregare

    UNA MAMMA RACCONTA Ci sono dei momenti particolari in cui impor-tante fermarsi ed insieme ricordare o festeggiare un avvenimento, una ricorrenza, un successo raggiunto. Sono questi i momenti di festa, che allinterno della famiglia segnano il tempo che passa e le tappe che si susseguono: i compleanni, le ricor-renze religiose (Natale, Pasqua), ma anche dei traguardi raggiunti (una promozione, un succes-so scolastico o sportivo,). La festa un grande dono, da condividere con gioia con tutti i nostri cari, a partire dalla famiglia e dai parenti, ma da aprire anche ad amici e, perch no, magari anche a qualcuno che sap-piamo solo o che vive un momento difficile. La festa infatti un modo eccezionale col quale ci ricordiamo che la vita positiva, che il tempo che passa scorre verso un bene ultimo e che tut-to ci che di bello viviamo non solo per noi, ma da condividere con chi ci sta vicino. Nella normalit, la festa pi significativa e ricor-rente la Domenica, nella quale ricordiamo vita morte e Resurrezione di Ges. Alla Domenica ci piace non solo riposare, ma anche fare insieme qualcosa di speciale, invitare qualche amico o imbandire la tavola del pranzo in modo un po pi ricco del solito.

    La festa un dono grande

    da vivere e da condividere

    La festa ci ricorda che la vita buona

    La festa che colora ogni settimana la domenica,

    giorno in cui Ges vince contro il male, rende la nostra vita bella

    e ci prepara un posto in paradiso

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  • ad alta voce il buon Dio. Le donne dicevano a turno delle cose e noi e gli uomini rispondevamo: Amen. Mio padre rimase a braccia conserte, fermo come una statua davanti a noi fino alle sette di sera, e tutti pregavano perch avevano paura di mio padre e perch volevano bene a Chico. Alle sette di sera, mentre il sole cominciava a tramon-tare, venne una donna a chiamare mio padre. Lo se-guii. I tre dottori erano seduti pallidi attorno al letto di Chi-co: Peggiora disse il pi anziano. Non arriver a domattina. Mio padre non disse nulla, ma sentii che la sua mano stringeva forte la mia. Uscimmo: mio padre prese la doppietta, la caric a palla, se la mise a tracolla, prese un grosso pacco, me lo consegn. Andiamo disse. Camminammo attraverso i campi: il sole si era nasco-sto dietro l'ultima boscaglia. Scavalcammo il muretto di un giardino e bussammo a una porta. Il prete era solo in casa e stava mangiando al lume della lucerna. Mio padre entr senza levarsi il cappel-lo. Reverendo disse mio padre Chico sta male e sol-tanto il buon Dio pu salvarlo. Oggi, per dodici ore, sessanta persone hanno pregato il buon Dio, ma Chi-co peggiora e non arriver a domattina. Il prete guardava mio padre con gli occhi sbarrati. Reverendo continu mio padre tu soltanto puoi parlare al buon Dio e fargli capire come stanno le co-se. Fagli capire che se Chico non guarisce io gli butto all'aria tutto. In quel pacco ci sono cinque chili di di-namite da mina. Non rester pi in piedi un mattone di tutta la chiesa. Andiamo! Il prete non disse parola: si avvi seguito da mio pa-dre, entr in chiesa, si inginocchi davanti all'altare, giunse le mani. Mio padre stava in mezzo alla chiesa, col fucile sotto- braccio, a gambe larghe, piantato come un maci-gno. Sull'altare ardeva una sola candela e tutto il resto era buio. Verso mezzanotte mio padre mi chiam: Va' a vede-re come sta Chico e torna subito. Volai fra i campi, arrivai a casa col cuore in gola. Poi ritornai e correvo ancora pi forte. Mio padre era ancora l, fermo, a gambe larghe, col fucile sottobraccio, e il prete pregava bocconi sui gradini dell'altare. Pap gridai col mio ultimo fiato. Chico migliorato! Il dottore ha detto che fuori pericolo! Il miracolo! Tut-ti ri-dono e sono contenti! Il prete si alz: sudava e il suo viso era disfatto. Va bene disse bruscamente mio padre. Poi, mentre il prete guardava a bocca aperta, si tolse dal taschino un biglietto da mille e l'infil nella cassetta delle ele-mosine. Io i piaceri li pago disse mio padre. Buona sera. Mio padre non si vant mai di questa faccenda, ma al Boscaccio c' ancora oggi qualche scomunicato il quale dice che, quella volta, Dio ebbe paura.

    racconto tratto da Mondo piccolo

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    QUARTA SETTIMANA DI AVVENTO dal 18 al 24 dicembre

    LA FESTA

    PREGHIERA PER LA FESTA

    da recitare tutte le sere prima di andare a dormire

    Ges, la festa

    un bellissima esperienza! Aiutami a viverla sempre al meglio, perch sia per me e per i miei cari

    unoccasione per gustare la tua gioia.

    IMPEGNI PER LA SETTIMANA Segna con una crocetta gli impegni che sei riuscito a rispettare questa settimana

    Incontro di catechesi Messa della domenica 18 dicembre Preghiera del mercoled 21 dicembre

    Preghiera della sera

    dom lun mar mer gio ven sab

    Lettura di Una mamma racconta Lettura di Racconto di Giovannino Lettura di La festa Risparmi nel salvadanaio

    Buon pastore, Arcabas

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  • LA FAMIGLIA Eccoci giunti alla fine di questa prima tappa del cammino verso il Santo Natale. Questa settimana hai pregato e riflettuto sul tema del-la famiglia Sono sicuro che molte cose le conoscevi gi, altre le hai imparate e c anche qualcosa che non hai capi-to molto. Questa brevissima riflessione un aiuto a tirare le somme, a mettere in ordine i tanti pensieri che ti sono nati in questa settimana. la famiglia un dono grande del buon Dio in famiglia sperimenti lamore la famiglia il modo pi facile per capire che il

    buon Dio ti vuole davvero bene la tua famiglia ha una persona in pi: Ges infatti

    sempre tra voi la famiglia ti protegge e ti sostiene nelle fatiche, se

    ti sai affidare la famiglia forte solo se altre persone laiutano e

    laccompagnano la famiglia forte quando si affida al buon Dio

    Natale Ges, il Figlio di Dio,

    che viene ad abitare tra di noi, portando amore e perdono nelle famiglie.

    Scrivi tu una preghiera a Ges per la tua famiglia O mio buon Ges, mentre aspetto il Santo Natale ti prego per la mia famiglia: ____________________________________________________

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    IL LAVORO Sei quasi alla fine del cammino Spero tu non sia troppo stanco! Spero soprattutto che questo cammino ti stia aiutan-do a mettere un po di ordine alle tue idee, prima sul-la famiglia, poi sulla comunit, ora con il lavoro. Ecco un piccolo elenco di pensieri sul lavoro che ti sa-ranno utili per riassumere: il lavoro tutto ci che faccio per aiutare il buon

    Dio a rendere pi bello questo mondo

    anche lo studio lavoro, se viene fatto con impe-gno, mettendo in gioco tutte le tue capacit

    il buon Dio ti chiede di lavorare bene, perch ci

    che fai renda felice te e le persone che hai ac-canto

    Natale Ges, il Figlio di Dio,

    che viene ad abitare tra di noi, portando valore e significato al nostro lavoro.

    Scrivi tu una preghiera a Ges per il tuo lavoro O mio buon Ges, mentre aspetto il Santo Natale ti prego per il mio lavoro, lo studio: ____________________________________________________

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  • SECONDA SETTIMANA DI AVVENTO dal 4 al 10 dicembre

    LA COMUNIT

    PREGHIERA PER LA COMUNIT

    da recitare tutte le sere prima di andare a dormire

    Ti ringrazio Ges

    per la comunit di Brembate Sopra. Fa che sia accogliente con tutti,

    come un abbraccio. Fa che tutte le famiglie trovino in lei sostegno e compagnia.

    IMPEGNI PER LA SETTIMANA Segna con una crocetta gli impegni che sei riuscito a rispettare questa settimana

    Incontro di catechesi Messa della domenica 4 dicembre Preghiera del mercoled 7 dicembre

    Preghiera della sera

    dom lun mar mer gio ven sab

    Lettura di Una mamma racconta Lettura di Racconto di Giovannino Lettura di La comunit Risparmi nel salvadanaio

    Lalb

    ero

    de

    lla vita

    , Gu

    stav K

    limt

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    sghignazz. Tu vuoi fare il meccanico? S, signore rispose Gigino. Qui non ci sono signori! url Peppone. E gli occhi di Gigino si riempirono di lacrime. S, capo sussurr Gigino. Peppone grugn, si volse, raccolse la chiave inglese e riprese a lavorare accanto al motore. Gigino guard don Camillo e don Camillo gli fece cenno di s. Allora Gigino si tolse il cappottino e, sotto, aveva la sua brava tuta di tela blu. Peppone butt via la chiave inglese e cominci a la-vorare con le chiavi fisse. Svit quattro dadi del sedici poi gli serviva la chiave del quattordici. E se la trov davanti al naso. Tremava, la chiave del quattordici, perch Gigino aveva una paura maledetta, ma era una chiave del quattordici e Peppone l'agguant con malgarbo. Don Camillo allora si avvi; quando fu sulla porta si rivolse a Gigino: Giovanotto disse qui si lavora, non si fa della politi- ca. Se senti quel disgraziato l parlare di politica, lascia tutto e torna a casa. Peppone lev gli occhi e guard cupo don Camillo.

    *** Il padre arriv dopo una decina di giorni e don Camil-lo lo ricevette con tutti i riguardi. Ha messo la testa a posto? s'inform il padre. un bravo ragazzo rispose don Camillo. Dov' adesso? Sta studiando rispose don Camillo. Lo andiamo a trovare. Quando giunsero all'officina di Peppone don Camillo si ferm e aperse la porta. Gigino stava lavorando alla morsa con la lima. Venne avanti Peppone e il padre di Gigino lo guard a bocca aperta. il padre del ragazzo spieg don Camillo. Ah! disse Peppone con aria poco benevola squa-drando diffidente il signore pieno di dignit. Fa bene? balbett il signore. nato per fare il meccanico rispose Peppone. Fra un anno non sapr pi cosa insegnargli e bisogner mandarlo in citt a lavorare nella meccanica di alta precisione. Don Camillo e il padre di Gigino tornarono in silenzio alla canonica. Cosa dico a mia moglie? domand sgomento il padre di Gigino. Don Camillo lo guard. Dica la verit: lei contento di aver preso una laurea e di essere finito caporeparto in un ufficio statale? Il mio sogno era di diventare specialista di motori a scoppio sospir il padre di Gigino. Don Camillo allargo# le braccia: Dica questo a sua moglie!. Il padre di Gigino sorrise tristemente. Preghi per me, reverendo. Verr tutte le settimane a trovare Gigino. Se occorre qualcosa mi scriva. Non a casa per: mi scriva in ufficio. Poi si fece raccontare come era andata la faccenda della presentazione a Peppone e, quando seppe il particolare della chiave del quattordici che era pro-prio del quattordici e ci voleva quella del quattordici, gli brillavano gli occhi. Mio padre esclam era il primo tornitore della citt. Buon sangue non mente!

    racconto tratto da Mondo piccolo - 20 -

  • UNA MAMMA RACCONTA La nostra famiglia la prima, piccola comunit con la quale possiamo condividere ogni mo-mento della nostra vita. Ma se essa rimanesse da sola, a poco a poco si chiuderebbe in se stessa e si spegnerebbe. Anche la famiglia infatti ha bisogno di una com-pagnia pi grande che la sostenga nella fatica quotidiana e la incoraggi nellamore a Dio ed ai fratelli. Questa compagnia la Comunit cristiana, cio il pezzetto di Chiesa pi vicino. La Comunit un piccolo popolo, fatto di per-sone come noi in cammino verso Ges, che de-sidera vivere insieme gioie e dolori, necessit e abbondanza, successi e fallimenti. Ancora una volta, essa segno della presenza amorevole e costante di Dio, attraverso i gesti pi diversi: dalla Messa domenicale alla vicinan-za in un momento doloroso; dalla catechesi ad una vacanza insieme; dallaiuto economico a qualcuno in difficolt alla condivisione di una cena, tutto nella comunit diventa spunto per godere insieme della compagnia di Ges.

    La comunit cristiana un dono grande per tutte le famiglie

    La comunit il popolo

    degli amici di Ges

    La comunit il segno che Dio

    si prende cura delle famiglie

    Prima di addormentarsi, don Camillo si rigir nel letto parecchio. Il meccanico borbottava. Vuole fare il meccani-co!

    ***

    La mattina don Camillo si alz come il solito che era ancor buio, per la prima Messa: ma stavolta si studi di non fare baccano per non svegliare il signorino che dormiva nella stanzetta vicina. E, prima di scendere, aperse cautamente la porta per controllare se tutto funzionava bene nella camera dell'ospite. E trov il letto rifatto alla perfezione e Gigino seduto nella sedia ai piedi del letto. La cosa lo lasci sbalordito. Perch non dormi, tu? disse di malumore. Ho gi dormito. Quella mattina pioveva e faceva un freddo infame e cos l'unico ad ascoltare la Messa di don Camillo era Gigino. E don Camillo fece anche il suo bravo ser-moncino e parl dei doveri dei figli, e del rispetto che i figli debbono avere per la volont dei genitori, e fu uno dei discorsi nei quali mise maggiore impegno. E il povero Gigino, solo e sperduto nella chiesa semibuia e deserta dove la voce tonante del colossale sacer-dote rimbombava e ingigantiva, sentendosi dire voi ragazzi, aveva l'idea di essere responsabile, davanti a Dio, dei peccati di tutti i ragazzi dell'universo.

    ***

    Nome, cognome, paternit, luogo e data di nascita, luogo di residenza e numero del telefono! ordin don Camillo a Gigino quando ebbero consumata la cola-zione. Il ragazzo lo guard impaurito poi disse tutto quello che doveva dire e don Camillo and al posto pubbli-co a telefonare. Gli rispose la signora. Vostro figlio mio ospite. Non datevi pensiero perch qui al sicuro da ogni pericolo spieg don Camillo dopo essersi qualificato. Poi sopraggiunse il padre e don Camillo rassicur anche lui e gli diede un consi-glio: il ragazzo era un po' scosso. Si rendeva conto del male che aveva fatto ed era pentito sinceramente. Lo lasciassero tranquillo qualche giorno da lui che a-vrebbe fatto in modo di convincerlo a mettersi di buona volont a studiare come intendevano i genito-ri. Avrebbero, a loro completa sicurezza, ricevuto dal vescovado conferma di quanto appreso attraverso il telefono. Telegrafassero se permettevano che il ra-gazzo rimanesse qualche giorno ospite di don Camil-lo. Il telegramma arriv nel primo pomeriggio. I tuoi genitori ti hanno concesso di restare con me un po' di tempo disse allora don Camillo a Gigino. E Gigino finalmente sorrise. Don Camillo si mise il tabarro e usc con Gigino. Arriva-rono fino all'estremit del paese e si fermarono da-vanti all'officina di Peppone. Peppone stava smon-tando pezzo per pezzo un motore d'automobile e, quando vide don Camillo, butt per terra la chiave inglese e si mise i pugni sui fianchi. Qui non si parla di politica disse cupo Peppone qui si lavora. Bene rispose don Camillo accendendo il suo mezzo toscano. Poi spinse avanti Gigino. Che roba ? domand Peppone. Questo un borghese che scappato di casa per-ch lo vogliono far studiare e invece lui vuol fare il meccanico. Ti interessa? Peppone guard il ragazzo esile ed elegante poi

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  • RACCONTO DI GIOVANNINO Questa storia racconta come fatta una comunit cristiana, cosa la tiene unita, cosa la rende forte La processione Tutti gli anni, per la sagra del paese, si portava in pro- cessione il Cristo Crocifisso dell'altare, e il corteo arri-vava fin sull'argine e c'era la benedizione delle ac-que, perch il fiume non facesse mattane e si com-portasse da galantuomo. Anche quella volta pareva che tutto dovesse funzio-nare con la solita regolarit e don Camillo stava pen-sando agli ultimi ritocchi da dare al programma della funzione, quando apparve in canonica il Brusco. Il segretario della sezione disse il Brusco mi manda ad avvertirvi che quest' anno parteciper alla proces-sione tutta la sezione al completo con bandiera. Ringrazio il segretario Peppone rispose don Camillo. Sar felicissimo che tutti gli uomini della sezione siano presenti. Per bisogna che siano tanto gentili da la-sciare a casa la bandiera. Bandiere politiche in cortei sacri non ce ne devono essere. Questi sono gli ordini che ho io. Il Brusco se ne and e poco dopo arrivava Peppone rosso in faccia e con gli occhi fuori dalla testa. Siamo cristiani come tutti gli altri! grid Peppone en-trando in canonica senza neanche domandar per-messo. Cosa abbiamo noi di diverso dall'altra gen-te? Che quando entrate in casa d'altri non vi levate il cappello rispose tranquillo don Camillo. Peppone si tolse con rabbia il cappello. Adesso sei uguale agli altri cristiani disse don Camil-lo. Perch non possiamo venire alla processione con la nostra bandiera? grid Peppone. Cos'ha la nostra bandiera? la bandiera dei ladri e degli assassini? No, compagno Peppone spieg don Camillo ac-cendendo il toscano. una bandiera di partito e non ci pu stare. Qui si fa della religione, non della politi-ca. E allora anche le bandiere dell'Azione Cattolica voi le dovete lasciare fuori! E perch? L'Azione Cattolica non un partito politi-co, tanto vero che il segretario sono io. Anzi io con-siglio te e i tuoi compagni di iscrivervi. Peppone sghignazz. Se volete salvare la vostra animaccia nera dovreste iscrivervi voi al nostro Partito. Don Camillo allarg le braccia. Facciamo cos rispose sorridendo ognuno rimane dov' e amici come prima. Io e voi non siamo mai stati amici afferm Peppone. Neanche quando eravamo in montagna assieme? No! Era una semplice alleanza strategica. Per il trionfo della causa ci si pu alleare anche coi preti. Bene disse tranquillo don Camillo. Per se volete venire in processione la bandiera la lasciate a casa. Peppone strinse i denti. Se voi credete di poter fare il Duce vi sbagliate, reve-rendo! esclam Peppone. O con la nostra bandiera o niente processione! Don Camillo non si impression. "Gli passer" disse fra s. E difatti nei tre giorni che precedettero la domeni-ca della sagra non si sent fiatare sull'argomento. Ma la domenica, un'ora prima della Messa, arriv in ca-

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    La signora ebbe una crisi di pianto e le due ragazze guardarono con aria di rimprovero il padre. Non c'era nessuna necessit, perbacco, di dire una cosa simile. Ma il padre aveva da tanto quella cosa l, sullo stomaco, e doveva ben dirla.

    ***

    Gigino arriv con la corriera delle sei del pomeriggio. Gironzol per il paese e subito venne sera. Incominci a piovigginare e il ragazzo si ripar sotto il porticato in fondo alla piazzetta. Guard le vetrine delle tre o quattro bottegucce. Aveva ancora in tasca duecento lire e avrebbe volu-to entrare nel caff per bere una tazza di latte, ma non trovava il coraggio di farlo. Travers la piazza e and a rifugiarsi nella chiesa. Si mise nell'angolo pi nascosto e, verso le dieci, quando don Camillo and a dar la buona notte al Cristo dell'altar maggiore, tro-v Gigino addormentato su una panca. Il ragazzo, svegliato d'improvviso dall'urlaccio di don Camillo, vedendosi davanti quell'omaccio nero che pareva ancora pi colossale nella penombra della chiesa, sbarr gli occhi. Cosa fai qui? domand don Camillo. Scusi signore balbett il ragazzo. Mi sono addor-mentato senza volere. Ma che signore! borbott don Camillo. Non vedi che sono un prete? Scusi, reverendo mormor il ragazzo vado via subi-to. Don Camillo vide quei due grandi occhi pieni di lacri-me e agguant per una spalla Gigino che gi s'era avviato verso la porta. E dove vai? domand. Non lo so rispose Gigino. Don Camillo cav fuori dall'ombra il ragazzo, lo spinse davanti all'altar maggiore dove c'era luce, e lo squa-dr attentamente. Oh, un signorino disse alla fine. Vieni dalla citt? S. Vieni dalla citt e non sai dove vai. Hai del dana-ro? S rispose il ragazzo mostrando i due biglietti da cento lire. Don Camillo si avvi verso la porta rimorchiandosi Gi-gino. Quando furono arrivati in canonica, don Camillo prese tabarro e cappello: Seguimi disse brusco. Andiamo a sentire cosa pen-sa di questa storia il maresciallo. Gigino lo guard sbalordito. Non ho fatto niente balbett. E allora perche" sei qui? url don Camillo. Il ragazzo abbass la testa. Sono scappato da casa spieg. Scappato. E per qual ragione? Vogliono per forza farmi studiare, ma io non capisco niente. Io voglio fare il meccanico. Il meccanico? S, signore. Tanti fanno il meccanico e sono contenti. Perc non posso essere contento anch'io? Don Camillo riappese all'attaccapanni il tabarro. La tavola era ancora apparecchiata. Don Camillo frug nella credenza e trov un po' di formaggio e un pezzettino di carne. Poi si mise a sedere e stette a guardarsi come uno spettacolo Gigino che mangiava secondo tutte le re-gole della buona creanza. Il meccanico vuoi fare? domand a un certo punto. S, signore. Don Camillo si mise a ridere e il ragazzo arross. Il letto dell'ospite era sempre pronto, al primo piano, e cos non fu difficile sistemare il ragazzo. Prima di lasciarlo solo nella stanza, don Camillo gli butt sul letto il suo tabarro. Qui non ci sono i termosifoni spieg. Qui fa freddo sul serio.

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  • nonica gente spaventata. La mattina presto la squa-dra di Peppone era passata in tutte le case e aveva avvertito che, se uno andava in processione, voleva dire che non gli premeva la salute. A me non l'hanno detto rispose don Camillo. Quindi la cosa non mi interessa. La processione doveva svolgersi alla fine della Messa. E, mentre in sagrestia don Camillo stava indossando i paramenti d'uso, arriv un gruppo di parrocchiani. Cosa si fa? gli chiesero. Si fa la processione rispose tranquillo don Camillo. Quelli sono capacissimi di but-tare bombe sul corteo! gli obiettarono. Voi non po-tete esporre i vostri fedeli a questo pericolo. Secondo noi si dovrebbe sospendere la processione, avvertire la forza pubblica della citt e fare poi la processione quando fossero arrivati carabinieri in quantit suffi-ciente per tutelare la sicurezza della gente. Giusto osserv don Camillo. Nel frattempo si po-trebbe spiegare ai martiri della religione che hanno fatto malissimo a comportarsi come si sono comporta-ti, e che invece di andare a propagandare il cristiane-simo quando era proibito, dovevano aspettare che arrivassero i carabinieri. Poi don Camillo indic ai presenti da che parte fosse la porta, e quelli se ne andarono brontolando e di l a poco entr in chiesa un gruppo di vecchi e vecchie. Noi veniamo, don Camillo dissero. Voi invece andate a casa subito! rispose don Camil-lo. Dio terr conto delle vostre pie intenzioni. Questo proprio uno di quei casi in cui vecchi, donne e bambini debbono starsene a casa. Davanti alla chiesa era rimasto un gruppetto di perso-ne, ma quando dal paese si udirono degli spari (ed era semplicemente il Brusco che a scopo dimostrativo faceva fare i gargarismi al mitra sparacchiando in a-ria) anche il gruppetto superstite se la squagli e don Camillo, affacciandosi alla porta della chiesa, trov il sagrato deserto e pulito come un biliardo. E allora non si va, don Camillo? chiese in quel mo- mento il Cristo dell'altare. Deve essere magnifico, il fiume, con tutto questo sole. Lo vedr proprio volen-tieri. Si va s rispose don Camillo. Guardate per che sta- volta ci sono io solo. Se vi accontentate... Quando c' don Camillo ce n' anche di troppo dis-se sorridendo il Cristo. Don Camillo si adatt addosso rapidamente la barda-tura di cuoio col supporto per il piede della croce, cav l'enorme Crocifisso dall'altare, lo infil nel suppor-to, poi alla fine sospiro# : Per potevano farla anche un tantino pi leggera questa croce. Dillo a me rispose sorridendo il Cristo che me la sono dovuta portare fin lass e non avevo le spalle che hai tu. Pochi minuti dopo don Camillo, reggendo il suo e-norme Crocifisso, usciva solennemente dalla porta della chiesa. Il paese era deserto: la gente si era rintanata in casa per la paura e spiava attraverso la fessura delle gelo-sie. "Deve dar l'idea di quei frati che giravano soli con la croce nera, nelle strade delle citt popolate dalla pe-stilenza" osserv don Camillo tra s. Poi si mise a sal-modiare col suo vocione baritonale e la voce ingigan-tiva nel silenzio. Travers la piazza, prese a camminare al centro della via principale e anche qui era silenzio e deserto. Un piccolo cane usc da una via laterale e, quieto quieto, si mise a camminare dietro a don Camillo.

    RACCONTO DI GIOVANNINO Questa storia racconta che il lavoro mette in gioco tutte le nostre qualit, ci rende capaci di fare grandi cose e ci riempie di soddisfazioni. Gigino Gigino si sent addosso gli occhi della madre e delle due sorelle, ma non alz la testa dal piatto. La cameriera torn in cucina e la signora ripet: E allora?. Ho parlato con tutti i professori e col pre-side spieg il padre. Hanno detto che va ancora peggio dell'anno scorso. Gigino aveva quattordici anni ed era in seconda media: ripetente della secon-da media, dopo aver fatto per due anni la prima. Mascalzone! disse la signora rivolta verso Gigino. Lezioni private di latino, lezioni di matematica, soldi, sacrifici! A Gigino vennero le lacrime agli occhi. La signora si protese sopra la tavola, agguant Gigino per i capelli e gli sollev il viso. Mascalzone! ripet. La signora si rivolse al marito: Ma cosa fa? Che mascalzonate combina?. Niente spieg il padre allargando le braccia. Co-me condotta a posto e nessuno si lamenta. Quando lo interrogano non risponde, quando fa i compiti in classe non riesce a scrivere una parola che non sia una bestialit. I professori non me lo hanno detto ma mi hanno fatto capire che per loro un cretino. Non un cretino! grid la signora. un vigliacco! Ma ora di finirla: bisogna trovare il modo di farlo stu-diare. Sono pronta a sopportare tutti i sacrifici dell'uni-verso, ma deve andare in collegio. Le due sorelle guardarono Gigino con disprezzo. Per causa sua poi ne dobbiamo soffrire noi! esclam la maggiore che era gi all'universit. Dobbiamo soffrirne noi che non ne abbiamo nessuna colpa aggiunse l'altra che era una delle brave del liceo. Ne soffriamo tutti disse il padre. Quando in una fa- miglia c' una disgrazia pesa su tutti. A ogni modo, a costo di scannarmi, lo metter in collegio. Gigino era un ragazzo timido, di quelli che parlano poco: ma quella volta la disperazione lo prese e par-l. Non voglio pi studiare! disse. Voglio fare il mec-canico! La signora scatt in piedi e diede uno schiaffo a Gigi-no. Voglio fare il meccanico! ripet Gigino. Il padre intervenne: Calmati, Maria. Non bisogna far scenate. Lascialo dire: andr in collegio e l troveran-no il modo di farlo studiare. Non voglio pi studiare! insistette Gigino. Voglio fare il meccanico. Vattene nella tua stanza! disse il padre. Gigino se ne and e il consesso riprese la discussione. pi che mai necessario chiuderlo in collegio afferm la signo-ra. Oramai si ribella e qui succederebbero scenate d'inferno. Provveder subito assicur il padre. Oggi sono riu-scito a mantenermi calmo, ma in seguito non so se ci riuscirei pi. un ragazzo che ci far rodere il fegato a tutti disse la signora. D'altra parte non possiamo permettere che, a forza di ripetere le classi, diventi la favola della citt. Quando si ha un decoro bisogna mantenerlo a ogni costo. Certamente approv il padre. Il figlio del nostro u-sciere che ha fatto la prima media con Gigino gi due classi pi avanti di lui.

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  • Passa via! borbott don Camillo. Lascialo sussurr dall'alto il Cristo. Cos Peppone non potr dire che alla processione non c'era neanche un cane. La strada svoltava nel fondo e poi finivano le case, e dopo c'era la viottola che portava sull'argine. E, ap-pena svoltato, don Camillo si trov improvvisamente la strada sbarrata. Due o trecento uomini avevano bloccata tutta la strada e stavano l muti, a gambe larghe e a braccia conserte, e davanti c'era Peppone cupo, colle mani sui fianchi. Don Camillo avrebbe voluto essere un carro armato. Ma non poteva essere che don Camillo e quando fu arrivato a un metro da Peppone si ferm. Allora cav l'enorme Crocifisso dal fodero di cuoio e lo sollev brandendolo come una clava. Ges disse don Camillo teneteVi saldo che tiro gi! Ma non ce ne fu bisogno perch, capita al volo la si-tuazione, gli uomini si ritrassero verso i marciapiedi e, come per incanto, un solco si aperse nella massa. Rimase in mezzo alla strada soltanto Peppone, con le mani sui fianchi e piantato sulle gambe aperte. Don Camillo infil il piede del Crocifisso nel supporto di cuoio e marci diritto su Peppone. E Peppone si sposto# . Non mi scanso per voi, mi scanso per lui disse Pep-pone indicando il Crocifisso. E allora togliti il cappello dalla zucca! rispose don Camillo senza guardarlo. Peppone si tolse il cappello e don Camillo pass so-lennemente fra gli uomini di Peppone. Quando fu sull'argine si ferm. Ges disse ad alta voce don Camillo se in questo sporco paese le case dei pochi galantuomini potesse-ro galleggiare come l'arca di No, io Vi pregherei di far venire una tal piena da spaccare l'argine e da sommergere tutto il paese. Ma siccome i pochi galan-tuomini vivono in case di mattoni uguali a quelle dei tanti farabutti, e non sarebbe giusto che i buoni do-vessero soffrire per le colpe dei mascalzoni tipo il sin-daco Peppone e tutta la sua ciurma di briganti sen-zadio, vi prego di salvare il paese dalle acque e di dargli ogni prosperit. Amen disse dietro le spalle di don Camillo la voce di Peppone. Amen risposero in coro, dietro le spalle di don Camil-lo, gli uomini di Peppone che avevano seguito il Cro-cifisso. Don Camillo prese la via del ritorno e quando fu arri-vato nel sagrato e si volse perch il Cristo desse l'ulti-ma benedizione al fiume lontano, si trov davanti: il cagnetto, Peppone, gli uomini di Peppone e tutti gli abitanti del paese. Il farmacista compreso che era ateo ma che, perbacco, un prete come don Camillo che riuscisse a rendere simpatico il Padreterno non lo aveva mai trovato!

    racconto tratto da Mondo piccolo

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    UNA MAMMA RACCONTA Dio Padre chiamato il grande lavoratore perch ogni istante, senza sosta, crea noi e le cose che ci circondano. Ma ognuno di noi ha un lavoro, perch ognuno di noi ha un compito. Ma qual il compito? Vivere la propria vita co-me un regalo e spenderla senza riserve per rin-graziare Dio di questo grande regalo. Lavoro infatti non solo quello che porta uno stipendio, ma ogni attivit con la quale collabo-riamo con Dio alla realizzazione di un pezzetto di mondo pi bello, pi utile, pi umano. Per una mamma lavoro fare bene la mamma, per un pap fare bene il pap. Per un bambino o un ragazzo lavoro applicarsi con responsabilit a scuola, ma anche vivere bene in famiglia, svolgere con passione uno sport, coltivare seriamente un hobby o unamicizia. Insomma, lavorare significa appassionarsi ed im-pegnarsi perch ci che si ha tra le mani, qual-siasi cosa, porti frutto.

    Il lavoro tutto quello che faccio

    per aiutare Dio a rendere il mondo

    pi bello

    Quando lavoro bene io sono come Dio:

    creatore di bellezza e di bont

    Si lavora per ringraziare Dio di tutti i suoi doni e

    per far fruttare tutto ci che ci da

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  • LA COMUNIT Fine della seconda settimana. Siamo gi a met cammino! La comunit cristiana come una grande famiglia, cammina con te, preparandosi a vivere le feste del Santo Natale. Proviamo a riassumere quello che hai incontrato in questa settimana: la comunit, come la tua famiglia, un prezioso

    dono del buon Dio

    la comunit come un abbraccio del buon Dio: accoglie chiunque desideri incontrare Ges

    la comunit il popolo degli amici di Ges, che si

    sostengono e si fanno compagnia ci che tiene unita la comunit non la simpatia

    delle persone, ma la fede che ciascuno ha in Ge-s

    quando in una comunit cristiana la fede forte,

    anche chi non crede (come nel racconto La processione) viene conquistato

    Natale Ges, il Figlio di Dio,

    che viene ad abitare tra di noi, portando pace e unit nella comunit.

    Scrivi tu una preghiera a Ges per la tua comunit O mio buon Ges, mentre aspetto il Santo Natale ti prego per la mia comunit: ____________________________________________________

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    TERZA SETTIMANA DI AVVENTO dal 11 al 17 dicembre

    IL LAVORO

    PREGHIERA PER IL LAVORO

    da recitare tutte le sere prima di andare a dormire

    Voglio ringraziarti Ges anche per il mio lavoro.

    Aiutami a viverlo come occasione per essere un po come te, costruttore di cose buone,

    per la felicit di tutti.

    IMPEGNI PER LA SETTIMANA Segna con una crocetta gli impegni che sei riuscito a rispettare questa settimana

    Incontro di catechesi Messa della domenica 11 dicembre Preghiera del mercoled 14 dicembre

    Preghiera della sera

    dom lun mar mer gio ven sab

    Lettura di Una mamma racconta Lettura di Racconto di Giovannino Lettura di Il lavoro Risparmi nel salvadanaio

    Min

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    ra d

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