la stella di betlemme

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    LaStella di Betlemme

    Astronomia e astrologia astronomia.com

    La Sacra Bibbia - Matteo: 2,1-23 vatican.va

    La scoperta di Keplero galassiere.it

    La Stella di Betlemme disf.org

    http://www.astronomia.com/progetti/locchio-infinito-di-galileo/prima-di-galileo/astronomia-e-astrologia/http://www.vatican.va/archive/ITA0001/__PTQ.HTMhttp://www.galassiere.it/stellanatale4.htmhttp://www.disf.org/Voci/35.asphttp://www.disf.org/Voci/35.asphttp://www.galassiere.it/stellanatale4.htmhttp://www.vatican.va/archive/ITA0001/__PTQ.HTMhttp://www.astronomia.com/progetti/locchio-infinito-di-galileo/prima-di-galileo/astronomia-e-astrologia/
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    Astronomia e astrologia astronomia.com Torna

    di Vincenzo Zappal

    Lastrologia sicuramente pi famosa dellastronomia. Molti le confondono. Altri pensano chela seconda sia solo una cosa da scienziati. Pochi forse sanno la vera differenza e conoscono la lorostoria che si perde nella notte dei tempi. Prima quindi di iniziare un sintetico resoconto delle principaliconquiste dellastronomia antica e di quella greca in particolare, bene spiegare quali siano state leragioni che hanno reso lastrologia talmente radicata nella mente umana al punto da farle assumere,ancora oggi, un vero e proprio carattere fideistico. In realt lastronomia figliadellastrologia, nelsenso che una sua derivazione di tipo intellettuale, razionale e conoscitivo.

    Per capire come sia nata lastrologia e come poi abbia potuto dare origine al pensieroscientifico, uno dei massimi raggiungimenti della mente umana, dobbiamo tornare alluomo primitivoed alle sue esigenze pi pressanti. Tralasciando il primo stadio semi-animalesco, dobbiamo analizzarela fase di passaggio da uomo nomade cacciatore a uomo stanziale agricoltore. In questo delicato erivoluzionario cambiamento di orientamento, che ci ha differenziato definitivamente dai nostri antenatiprimordiali, gioca un ruolo fondamentale lintuizione prima e laccettazione completa dopo delconcetto di collegamento stretto tra ciclo stagionale agricolo e ciclo annuale del Sole.

    Consideriamo allora la situazione umana allepocadelle caverne. La caratteristica principale erala condizione di elevata precariet nella quale si svolgeva la vita degli uomini. Procurarsi il cibogiornaliero era lattivit assillante che impegnava pressoch totalmente le energie fisiche e quelleintellettuali. In questo non si era ancora molto diversi dagli animali. Tuttavia, la scintilladellintelligenza unitaalla durezza delle condizioni di vita stimolavanoquotidianamente la ricerca disoluzioni intellettuali, che attenuassero sempre pi le difficolt di sopravvivenza.

    A questo punto era di fondamentale importanza lubicazione in cui si erano stabiliti i varigruppi umani. In quelli pi favoriti dalle condizioni climatiche e quindi con difficolt esterne menoestenuanti, si formarono i primi veri stanziamenti urbani. Essi erano concentrati lungo i corsi di grandifiumi (Tigri-Eufrate, Indo, Nilo, Huang He o Fiume Giallo), dove si verific quella che pu essereconsiderata la pi grande conquista dellumanit di tutti i tempi: la nascita dello stato organizzato.Non tutti facevano tutto, ma i compiti venivano sapientemente separati. Vi erano funzionari preposti afar osservare le leggi, una parte di popolazione preposta alla produzione del cibo per tutti, unaltra partedi popolazione destinata alla difesa comune, ecc. La minore precariet delle condizioni di vita avevasicuramente accelerato il processo di sviluppo intellettuale e sociale. Si era superato un vero e propriospartiacque: da una parte la primitiva condizione pseudo-animale, che sopravviveva in gran parte delglobo terrestre, dallaltra una societ ancora approssimativa, ma gi organizzata, che aveva il tempodiusare il proprio cervello per osservare e pensare. Proprio in questi agglomerati urbani si cominci adalzare gli occhi al cielo con spirito intellettuale. A parte mille e uno risvolti complessi ed articolati, sipu dire che la base fondamentale per dare il via a ci che oggi chiamiamo civilt lavere associato lanozione astronomica di ciclo solare annuo allinfluenza che esso esercitava sullattivit agricola :lastro diurno produceva eventi agricoli scanditi nel tempo ed oltretutto chiaramente prevedibili.

    A riprova di quanto detto basterebbe ricordare che una delle prime opere della letteraturadellOccidente (probabilmente scritta verso la fine del secolo VIII a.C.) fu Le opere e i giorni, diEsiodo. Nel titolo sono sintetizzati i due termini dellassociazione di cui sopra: i giorni si riferisconoa determinate epoche dellanno associate ad accadimenti astronomici, mentre le opere si riferisconoai lavori agricoli da eseguire proprio in quelle epoche. Questopera di Esiodo giustamente consideratacome il primo manuale dellagricoltore.

    Se ora ci chiediamo quali conseguenze possa aver avuto sulla psiche umana una rivoluzione

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    La Sacra Bibbia - Matteo: 2,1-23 vatican.va Torna

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    [1] Ges nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente aGerusalemme e domandavano:

    [2] "Dov' il re dei Giudei che nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti peradorarlo".

    [3] All'udire queste parole, il re Erode rest turbato e con lui tutta Gerusalemme.

    [4] Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informava da loro sul luogo in cui dovevanascere il Messia.

    [5] Gli risposero: "A Betlemme di Giudea, perch cos scritto per mezzo del profeta:

    [6] E tu, Betlemme, terra di Giuda,non sei davvero il pi piccolo capoluogo di Giuda:da te uscir infatti un capoche pascer il mio popolo, Israele.

    [7] Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui eraapparsa la stella

    [8] e li invi a Betlemme esortandoli: "Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quandol'avrete trovato, fatemelo sapere, perch anch'io venga ad adorarlo".

    [9] Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, liprecedeva, finch giunse e si ferm sopra il luogo dove si trovava il bambino.

    [10] Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia.

    [11] Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprironoi loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.

    [12] Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese.

    [13] Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse:

    "Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta l finch non ti avvertir, perchErode sta cercando il bambino per ucciderlo".

    [14] Giuseppe, destatosi, prese con s il bambino e sua madre nella notte e fugg in Egitto,

    [15] dove rimase fino alla morte di Erode, perch si adempisse ci che era stato detto dal Signore permezzo del profeta:Dall'Egitto ho chiamato il mio figlio.

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    [16] Erode, accortosi che i Magi si erano presi gioco di lui, s'infuri e mand ad uccidere tutti i bambinidi Betlemme e del suo territorio dai due anni in gi, corrispondenti al tempo su cui era stato informatodai Magi.

    [17] Allora si ademp quel che era stato detto per mezzo del profeta Geremia:

    [18] Un grido stato udito in Rama,un pianto e un lamento grande;Rachele piange i suoi figlie non vuole essere consolata, perch non sono pi.

    [19] Morto Erode, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto

    [20] e gli disse: "Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e va nel paese d'Israele; perch sonomorti coloro che insidiavano la vita del bambino".

    [21] Egli, alzatosi, prese con s il bambino e sua madre, ed entr nel paese d'Israele.

    [22] Avendo per saputo che era re della Giudea Archelo al posto di suo padre Erode, ebbe paura diandarvi. Avvertito poi in sogno, si ritir nelle regioni della Galilea

    [23] e, appena giunto, and ad abitare in una citt chiamata Nazareth, perch si adempisse ci che erastato detto dai profeti: "Sar chiamato Nazareno".

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    La scoperta di Keplero galassiere.it TornaIl 17 dicembre 1603, Keplero osserva da Praga una congiunzione di Giove e Saturno nella costellazionedei Pesci e l'anno successivo, in occasione della supernova in Ofiuco esplosa in ottobre eoccasionalmente scoperta dall'amico J. Brunowski, ne osserva addirittura una tripla di Marte, Giove eSaturno

    Quella sopra riportata una ricostruzione di come poteva apparire il cielo da Praga verso sud-ovest lasera 17 ottobre 1604, quando fu per la prima volta osservata da Keplero. Inizialmente brillante comeMarte, nel giro di pochi giorni divenne pi brillante di Giove, arrivando a raggiungere, secondo unostudio effettuato da Baade nel 1943, la magnitudo -2.4. Divenuta pressoch invisibile per congiunzioneeliaca in novembre, riapparve nel gennaio del 1605, quando Keplero la stim ancora pi brillante diAntares e rimase visibile a occhio nudo sino al marzo del 1606! In base a una ricostruzione della suacurva di luce gli astronomi hanno supposto si fosse trattato di una supernova di tipo I, notoriamente lepi brillanti, anche se intrinsecamente meno energetiche di quelle di tipo II.Nel 1941 gli astronomi di stanza all'osservatorio di Mount Wilson, che allora ospitava il telescopio pigrande del mondo, identificarono, in corrispondenza dell'esplosione avvenuta oltre 3 secoli prima, unadebole nebulosit filamentosa, con una brillante condensazione, estesa circa 40" e di magnitudo 19.Questo giovane resto di supernova, distante attorno ai 7000 parsec, una radiosorgente che statacatalogata come 3C 358.

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    Nell'illustrazione sottostante, appartenente alla Biblioteca dell'Osservatorio di Brera INAF, riportatoun disegno di Keplero dove lo scienziato tedesco ha registrato con grande accuratezza la posizionedella nova stella in pede serpentarii, nonch gli spostamenti, nel corso dei mesi precedenti, dei 3pianeti. La supernova contrassegnata in un circoletto rosso, mentre gli spostamenti di Giove e Saturnosono rispettivamente indicati da una freccia verde e blu. Per Marte stata invece disegnata solo la

    posizione in concomitanza dell'evento.

    Queste congiunzioni triple, note come Trigoni di Fuoco, sono molto rare, ma una di queste si eraverificata in concomitanza alla nascita di Zarathustra! Keplero si chiedeva se un fenomeno analogoprevisto in anticipo dagli astronomi potesse aver indotto i Magi a intraprendere il loro viaggio e aguidarli lungo la via. O meglio: poteva una congiunzione planetaria aver annunciato la venuta dellavera stella di Betlemme o era essa stessa da considerarsi la Stella di Betlemme?Keplero riflett a lungo sulla Nova e sulle congiunzioni planetaria del 7 a. C. e , ma il suo misticismolo port a credere che la Stella di Betlemme fosse soltanto un miracolo e non un fenomeno reale:rifiutava infatti di credere che gli astrologi potessero aver previsto un evento del genere, perch in talcaso Dio avrebbe accondisceso a soddisfare la credulit di coloro la cui dottrina era sempre stata malvista dalla Chiesa. Nella sua Opera Omnia, infatti, scriveva che Quella stella non era una normale

    cometa o una normale nuova stella, ma uno speciale miracolo passato nello strato pi bassodell'atmosfera. Questa insolita spiegazione potrebbe essere un riferimento ai seguaci medievali diAristotele secondo i quali le comete sarebbero state un prodotto atmosferico delle emanazioni di lucecausate dalle congiunzioni planetarie.A un certo punto, per, il grande astronomo tedesco si ricorda della relazione dello scrittore rabbinicoIsaac Abrabanel (o Abarbanel) nella quale si accennava a un influsso straordinario che gli astrologiebrei di cultura ellenica avevano sempre attribuito a questa costellazione. La teoria di questo ebreosefardita oriundo del Portogallo non sembra oggi molto convincente: secondo il Tetrabiblon, un celebretrattato di astrologia attribuito a Claudio Tolomeo, l'illustre astronomo e geografo alessandrino vissuto

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    al tempo dell'imperatore Adriano, sarebbe stata la costellazione dell'Ariete e non quella dei Pesci asimboleggiare Israele (a essere precisi, secondo il Libro II del Tetrabiblon l'Ariete avrebbe protettoanche la Celesiria e l'Idumea, terre che al tempo degli avvenimenti appartenevano al regno di Erode);d'altra parte i Pesci sono sempre stati considerati un segno d'acqua e come tali potevano facilmenteessere associati a Mos, il profeta egiziano "tratto dalle acque", colui che aveva mutato in sangue

    l'acqua del Nilo, che con la sua verga aveva reso potabili le sorgenti amare del deserto; quel Mos chedivise le acque del Mar Rosso salvando il suo popolo dalle armate del Faraone. Da ultimo ancheprobabile, e comunque non da escludere, che Abrabanel si sia lasciato influenzare dalla interpretazionecristiana del pesce che, com' noto, veniva impiegato, spesso clandestinamente, come simbolomessianico di Ges.Keplero, comunque, fece ripetutamente i calcoli e trov che in effetti Giove e Saturno si eranoincontrati per ben tre volte nei Pesci nel 7 a.C. La conferma dell'accuratezza dei calcoli di Keplero civiene anche da una tavoletta in caratteri cuneiformi rinvenuta a Sippar e decifrata nel 1925 dall'eruditotedesco P. Schnabel dove si parla appunto della triplice apparizione dei 2 astri. Tuttavia non era ancorachiaro il perch del viaggio dei Magi, se provato che il fenomeno era ben osservabile anche dallaMesopotamia.In Oriente gli astrologi solevano attribuire a ogni costellazione un significato particolare; quella dei

    Pesci, per esempio, si trovava alla fine di un periodo e l'inizio di un altro; e noto, infatti, che il puntoGamma dell'Ariete, dove l'eclittica incrocia l'equatore celeste, segnava il passaggio dall'inverno allaprimavera (usiamo il passato perch per effetto della precessione degli equinozi questo punto, in 2000anni, retrocesso nei Pesci). Dunque secondo la concezione babilonese la presenza dei due pianeti in

    questa costellazione poteva essere interpretata come la fine di un'epoca e l'iniziodi una nuova. Inoltre sempre secondo Abarbanel Giove era considerato unsimbolo di regalit, mentre Saturno era l'astro protettore d'Israele; questainterpretazione trova conferma anche in Tacito il quale identificava Saturno conla Divinit che veniva adorata di Sabato (Yahweh o Geova, a seconda dellatraslitterazione). Fra le migliaia di Ebrei che dal tempo della deportazioneordinata da Nabucodonosor nel 586 a.C vivevano ancora in Babilonia alcuniquasi sicuramente avevano studiato alla scuola astrologica di Sippar e questoevento celeste deve averli profondamente impressionati: un triplice incontroravvicinato di Giove e Saturno nella costellazione dei Pesci poteva significare lacomparsa di un potente re nella terra dei loro Padri. Forse era finalmente giunto

    il tempo della restaurazione messianica annunciato dai profeti e tanto atteso dalla popolazione.Assistere di persona all'evento pu essere quindi stata la motivazione che li avrebbe spinti al viaggio.

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    La Stella di Betlemme disf.org TornaNelle rappresentazioni artistiche tradizionali della Nativit di Ges di Nazareth compare un riferimentodi natura astronomica, legato alle apparenze del cielo, comunemente indicato col nome stella diBetlemme. Allorigine di tale richiamo vi un motivo di carattere biblico, essenzialmente il testo delVangelo secondo Matteo (cfr. Mt 2,1-11). Il modo pi diffuso di riferirsi a questa stella, specie nellinguaggio comune, quello di chiamarla stella cometa. con le apparenze di una cometa, appunto,che la stella di Betlemme viene ritratta nelle opere artistiche pi famose e riprodotta nella maggiorparte dei presepi, artistici o familiari, conosciuti dalla tradizione cristiana.

    Accanto a commenti di natura spirituale e teologica alcuni fra i quali hanno semplicementequalificato la stella come un evento miracoloso nel corso della storia non sono mancate domande sullareale possibilit e sulla natura di un fenomeno celeste come quello descritto dal Vangelo. Questultimointerrogativo possiede, in linea generale, dei riflessi interdisciplinari, in quanto uno studio su cosa abbiadato origine al fenomeno visto dai Magi in fondo ancora unindagine sui rapporti tra Rivelazionebiblica e mondo naturale. In ambito teologico, una tale indagine riguarderebbe la ricerca di queisignificati, allegorici o simbolici, legati alla stella, che lermeneuticabiblica pu scoprire e valutare allaluce della tradizione teologica ed ecclesiale. In ambito scientifico, laspetto interdisciplinare concerneinvece leventualit di ricercare se e come la stella di Betlemme possa venire associata ad undeterminato fenomeno astronomico realmente avvenuto: fra le possibili ricadute positive di talericonoscimento vi sarebbe anche quella di fornire utili elementi senza dubbio fra i pi decisivialla datazione storica della nascita di Ges (cfr. Firpo, 1983). A testimonianza dellinteresse che lastella di Betlemme ha suscitato e continua a suscitare anche fra gli scienziati, depone ormai una certabibliografia, sotto forma di molteplici articoli ed alcune qualificate monografie (cfr. Hughes, 1979;Martin, 1996, Teres, 2000). Minore, ma non trascurabile, lattenzione rivoltale dalla teologia edallesegesi(cfr. Holzmeister, 1942; Rosenberg, 1972; Qur e Lna, 1996).

    Il Vangelo di Matteo lunicafonte del NT che parla di questo oggetto, indicandolo col nomedi stella (gr. astr). Riportiamo qui il testo completo: Ges nacque a Betlemme di Giudea, al tempodel re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: Dovil re dei Giudeiche nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella (tn astra en ti anatoli) e siamo venuti peradorarlo. Alludirequeste parole, il re Erode rest turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti isommi sacerdoti e gli scribi del popolo, sinformavada loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia.Gli risposero: A Betlemme di Giudea, perch cos scritto per mezzo del profeta: E tu, Betlemme,terra di Giuda, non sei davvero il pi piccolo capoluogo di Giuda: da te uscir infatti un capo chepascer il mio popolo, Israele. Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezzada loro il tempo in cui era apparsa la stella e li invi a Betlemme esortandoli: Andate e informateviaccuratamente del bambino e, quando lavrete trovato, fatemelo sapere, perch anchio venga adadorarlo. Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella (o astr), che avevano visto nel suosorgere (en ti anatoli), li precedeva (proghen autos), finch giunse e si ferm sopra (estthe epno)il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entratinella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrignie gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per unaltrastrada fecero ritorno al loro paese []. Erode, accortosi che i Magi si erano presi gioco di lui, si infurie mand ad uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in gi, corrispondential tempo su cui era stato informato dai Magi (Mt2,1-12.16)

    Come noto, il testo del Vangelo di Matteo a noi trasmesso quello greco. Su un possibileoriginale aramaico si fanno solamente supposizioni. Il problema dellinterpretazionedel testo va quindifatto partire dalle espressioni greche. Le parole en ti anatolidei vv. 2 e 9 sono state tradotte spesso inpassato con la forma in oriente, facendo sembrare che si riferissero al luogo in cui i Magi si

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    trovavano quando videro la stella. La traduzione italiana ufficiale contemporanea riporta picorrettamente: nel suo sorgere. Infatti, lespressione usata per indicare un oggetto stellare il quale,seguendo la rotazione della volta celeste dovuta alla rotazione della terra, sorge; si tratterebbe,secondo alcuni, precisamente del suo sorgere in opposizione al sole: vorrebbe dire, cio, che mentre ilsole tramonta, quelloggetto sorge. Vale la pena subito notare che questa prima e pi semplice

    interpretazione porterebbe a considerare la menzione o lapparizionedella stella come un riferimento dinatura simbolica, ma non come una vera e propria indicazione di direzione: se i Magi venivano daoriente, come si dice infatti al v. 1, essi non potevano avere, come guida materiale verso occidente(Gerusalemme), un oggetto che, almeno in quel momento dellanno, appariva a levante. Nonconosciamo quale sia stata la fonte di Matteo riguardo lepisodiodei Magi. Se alla sua base vi fosseuna narrazione risalente alla madre di Ges, sarebbe forse pi plausibile non attribuire un eccessivopeso tecnico ai termini utilizzati.

    NellAT, ilLibro dei Numeririporta la seguente affermazione: Una stella spunta da Giacobbee uno scettro sorge da Israele (Nm24,17). Sono parole di Balaam, indovino o mago il quale, chiamatodal re moabita Balac a maledire Israele, invece lo benedice e ne profetizza un futuro radioso perchriceve una rivelazione divina al riguardo. Le interpretazioni di questo testo spaziano dallidentificare lastella con il re Davide (trae qui origine il simbolo del popolo di Israele noto come stella di Davide),fino a vederne un anticipo della manifestazione della stella di Betlemme. La stella che spunta daGiacobbe potrebbe essere per lo stesso Messia: cos era gi letto da alcuni commentatori ebrei deiprimi secoli avanti Cristo.

    La profezia riferita inMt2,6 dai sacerdoti interpellati da Erode quella delLibro di Michea: Etu, Betlemme di Efrata cos piccola per essere fra i capoluoghi di Giuda, da te mi uscir colui che deveessere il dominatore in Israele (Mi 5,1). Si pu notare la differenza con la trascrizione da parte diMatteo che capovolge laffermazione cos piccola in non sei davvero il pi piccolo: ci noncambia il senso, ma piuttosto lo rafforza. una delle numerose dimostrazioni dellusodelle citazionidellAT, tanto frequenti in Matteo, alla luce degli eventi accaduti nel NT. Contrariamente al nostroatteggiamento moderno, allautoresacro non interessava la perfetta corrispondenza testuale, ma il sensoe il simbolismo delle profezie. Gli altri evangelisti (Vangeli) non parlano dei Magi, n della stella. PerMarco e Giovanni non cda stupirsi in quanto la loro narrazione inizia con la vita pubblica di Ges,mentre Luca, molto dettagliato sullinfanzia, curiosamente non cita nulla di questo episodio. ForseLuca conosceva il Vangelo di Matteo e non volle ripetere quanto vi si trovava gi scritto. Canche chiattribuisce a Luca una certa prudenza nellevitaredi parlar bene dei persiani (popolo di provenienza deiMagi), perch nemici di Roma.

    Secondo Erodoto (V sec. a.C.), i Magi (gr. mgoi) sarebbero stati una casta dei Medi,appartenenti alla classe dotta dei sacerdoti, studiosi dei libri sacri e dediti allosservazione del cielo(cfr. Storie, lib. I, 101), ma la ricerca storiografica pi recente ne colloca loriginepi probabilmente aBabilonia e in Persia, piuttosto che nella Media. NellAntico e Nuovo Testamento con quel nome siindicano persone dedite alla magia, seppur ampiamente intesa. Matteo non parla di re, n sonodefiniti cos dai Padri della Chiesa pi antichi; eppure gi Tertulliano allinizio del 200 scrive che iMagi in Oriente erano considerati re. La spiegazione pu essere nel desiderio di applicare profeziecome quella di Isaia: Cammineranno i popoli alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere (Is60,3), oppure del Salmo 68: Per il tuo tempio, in Gerusalemme, a te i re porteranno doni (Sal68,30).Il fatto che levangelistaMatteo non citi queste e altre profezie, pur cos opportune e applicabili aglieventi narrati, potrebbe essere un indizio della storicit del racconto dei Magi: sapendo che non eranore, non ritiene che queste citazioni siano pertinenti alla loro adorazione del Bambino. Se avesse avutocome obiettivo solamente il compimento di profezie, non avrebbe perso loccasionedi utilizzare anchequeste. Presto, per, nella cristianit si cominci a chiamare Re i Magi, anche per indicare la loroimportanza e, con la loro adorazione, la sottomissione dei potenti della terra al Dio fatto Bambino.

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    I personaggi in questione erano quasi certamente di religione zoroastriana e cultoridellosservazione del cielo, assai probabilmente astrologi, nel senso che questo termine indicavaallepoca, nella sua accezione assiro-babilonese e non ellenica. Ricordiamo che nel loriginaletradizione mesopotamica le apparenze del cielo venivano viste come un riflesso e a volte unaanticipazione di quanto avveniva sulla terra, ma senza implicazioni di carattere causale ed

    astrolatrico ( Cielo, II.1). Dei Magi non se ne conosce il numero: la tradizione cristiana ne rappresentadue in un affresco del IV secolo nelle catacombe dei santi Marcellino e Pietro a Roma, tre o quattro inaltre note rappresentazioni catacombali, ma anche fino a quattordici. Sui loro nomi, a partire dal VIIsecolo si trovano fonti a favore di Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, come riferisce il Venerabile Beda(673-735), che specifica inoltre come il terzo fosse anche negro. I loro presunti resti furono trovati inPersia, portati a Costantinopoli da s. Elena o dallimperatoreZenone, quindi trasferiti a Milano nel Vsecolo e poi portati definitivamente a Colonia nel XII secolo, nel cui Duomo esiste tuttora un sepolcrooggetto di grande venerazione. Il discorso rivolto nel 1980 da Giovanni Paolo II a scienziati eduniversitari riuniti proprio in quella cattedrale a Colonia ne fa un esplicito riferimento in chiusura (cfr.Insegnamenti, III, 2 (1980), p. 1211).

    Riuscire a identificare la loro provenienza pu aiutare a stimare il tempo di percorrenza dallaloro terra a Gerusalemme. A seconda della localizzazione nel vicino Oriente mesopotamico, le distanzedalla Citt Santa variano tra gli 800 e i 2000 km; con una media di 50 km al giorno (unandaturatranquilla per i cammelli delle carovane che attraversavano il deserto), la durata netta del viaggiopotrebbe essere stata di 15-40 giorni. Ma non escluso che un simile viaggio implicasse un tempoanche pi lungo. In merito alla loro provenienza, Tertulliano dir che essi venivano dallArabia,applicando alla lettera uno dei salmi messianici: i re degli Arabi e di Saba offriranno tributi ( Sal72,10).

    ragionevole ipotizzare, sempre alla luce dei pochi dati presenti nei Vangeli, che la visita deiMagi non sia avvenuta nel luogo, provvisorio e di fortuna, ove nacque Ges. Al v. 11 del testo diMatteo esplicito lutilizzo del termine casa (gr. oika); la cronologia degli eventi sembrapropendere per la collocazione della visita dopo la circoncisione, avvenuta otto giorni dopo la nascita(cfr. Lc 2,21), e la successiva presentazione di Ges al tempio con la purificazione di sua madre alquarantesimo giorno dal parto (cfr. Lc2,22). Esiste infine un riferimento alla stella di Betlemme nelProtovangelo di Giacomo, un testo apocrifo del II secolo (Vangeli, III). Come accade di frequente inqueste fonti, le descrizioni sono spesso esagerate ed enfatizzate, per cui il riferimento alla stella cometanto brillante da far scomparire le altre stelle non pu essere utilizzato come un dato attendibile perricostruire leventuale natura fisica del corpo celeste e le modalit della sua comparsa.

    Riassumendo quanto fin qui visto a partire dallanalisidel testo evangelico e dalle conseguenzeche da esso possono dedursi, possibile fare alcune considerazioni sulle condizioni minime che unaspiegazione naturale della stella di Betlemme (cio come corpo o fenomeno fisico realmenteapparso) debba soddisfare. La stella deve essere stata vista da un Paese ad est della Palestina, almomento del suo sorgere. Non deve essere stato un fenomeno tanto eclatante da risultare chiaramentevisibile a Gerusalemme, altrimenti non si comprenderebbero la sorpresa ed il turbamento di Erode econ lui di tutta la citta quanto i Magi narrarono circa lapparizionedella stella. possibile anchepensare che a Gerusalemme il fenomeno fosse stato visto, ma non fosse stato associato alla nascita delMessia; in questo modo si spiegherebbe la richiesta fatta ai Magi, da parte di Erode, di conoscere conesattezza da loro il tempo in cui era apparsa. Siamo dunque di fronte ad un fenomeno la cuicongiuntura sufficientemente chiara da motivare un viaggio a Gerusalemme, ma al tempo stessosufficientemente discreto da essere riconosciuto facilmente solo da professionisti dellosservazionedel cielo. Il testo evangelico non parla in alcun modo di una stella che indichi il cammino dal Paesedei Magi a Gerusalemme, mentre il v. 9, segnalando che la stella li precedeva, si riferisce solo allaparte finale del tragitto, quella da Gerusalemme a Betlemme. In linea generale va comunque affermato

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    che, sempre secondo il testo, il motivo che spinge i Magi a recarsi in Palestina non consiste in unaindicazione direzionale, ma va cercato altrove.

    Nella narrazione pu risultare inusuale il fatto che Erode non abbia seguito o fatto seguire iMagi a Betlemme, pensando che questa si trova a circa 10 kmda Gerusalemme. Pur se i Vangeli ce lodescrivono di solito molto sospettoso, possibile che Erode si fosse fidato di loro, oppure non avesse

    voluto mancare di riguardo a ospiti cos illustri. Meno strano il fatto che li abbia convocatisegretamente: ci risulta in linea con quanto ci viene detto circa il carattere del re giudeo; si puimmaginare che egli non volesse dare adito a chiacchiere sul suo interessamento verso un futuroMessia, il cui ruolo sarebbe stato quello di spodestarlo. Nella visione giudaica dellepoca, il Messia eraatteso infatti come un re ed un liberatore terreno, che avrebbe riscattato il suo popolo dalladominazione straniera.

    Nel partire verso Betlemme i Magi videro nuovamente la stella, che li precedeva, finchgiunse e si ferm sopra il luogo dove si trovava il bambino (Mt 2,9). Questa descrizione, seinterpretata alla lettera, la pi stringente e difficile da associare ad un fenomeno naturale. Si stadicendo innanzi tutto che la stella si vede da Gerusalemme verso sud (cio nella direzione diBetlemme), mentre non chiaro il significato dellespressionesi ferma sopra, che pu indicare unaposizione sulla verticale, in alto, oppure in basso avanti, traguardando da lontano la casa. Il verbogreco, nella forma passiva, indica semplicemente lo stare fermo, mentre lavverbio sopra neindividua la posizione. Il testo segnala infine che i Magi provarono una grandissima gioia nelrivedere la stella, in quanto la sua chiara ricomparsa viene subito interpretata come una confermadellesattezzadella loro decisione di andare a Betlemme, unemozioneparticolare forse non lontana daquella che prova uno studioso quando riceve la conferma sperimentale di una deduzione teorica o diuna previsione scientifica.

    In quasi tutte le rappresentazioni artistichedella Nativit che mostrano ladorazionedei Magicompare anche la stella, ma questa viene spessopresentata come elemento caratterizzante del sololuogo della nascita in quanto tale. Limmaginepi famosa assai probabilmente laffresco delricco ciclo biblico che decora la cappella degliScrovegni a Padova, opera di Giotto allinizio delTrecento. In tale affresco la stella viene dipinta conuna coda, a voler indicare lapparenza di unacometa, oggetto celeste non particolarmentefrequente, ma ben noto fin dallantichit. comuneritenere che nel disegnarne i tratti, particolarmenterealistici, Giotto si sia ispirato alla cometa diHalley, in orbita attorno al sole con un periodo dirivoluzione di circa 76 anni e visibile ad occhionudo nellanno1301, in occasione di uno dei suoipassaggi vicino alla terra. Le immagini pi antichemostrano invece una stella senza coda. Sono a otto punte quelle del mosaico di s. Maria Maggiore aRoma del 433 e di s. Apollinare Nuovo a Ravenna del VI secolo, che curiosamente riporta due stelle,una dentro laltra. Nel sarcofago in marmo di Adelfia, trovato nelle catacombe di s. Giovanni aSiracusa, e risalente al IV secolo, uno dei Magi indica una stella a sette raggi. Dello stesso secolo, versoil terzo decennio, il fronte di sarcofago trovato in Vaticano: uno dei tre Magi in adorazione, accanto adue cammelli, indica una stella a sei punte a forma di ruota. La pi antica rappresentazione dei Magi, inun affresco delle catacombe di Priscilla a Roma, del II secolo: ne riporta tre, ma la stella non

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    visibile, forse perch la parte pi alta della raffigurazione molto rovinata; vi appare invecenellaffresco che raffigura la Madonna, con Balaam che la indica. Tra gli elementi comuni di buonaparte di queste rappresentazioni, va menzionata la diversificazione somatica dei Magi che colpassare dei secoli ha conosciuto varianti a seconda delle nuove scoperte geografiche ad indicareluniversalitdella redenzione cristiana e della chiamata di tutti i popoli alla salvezza.

    Tra gli autori pi antichi che specularono su una origine fenomenica naturale della stella diBetlemme troviamo Origene (185 ca. -253 ca.), che ne parla due secoli dopo leventodella nascita diGes di Nazareth. Egli ne difende uninterpretazionefisica e, per distanziare la reazione dei Magi dallepratiche astrologiche dei Caldei, la descrive come una nuova stella, diversa da quelle conosciute (edunque non assimilabile a congetture gi prestabilite, di tipo oroscopico), analoga a quei fenomenicelesti che appaiono ogni tanto, come le comete (cfr. Contra Celsum, I, 58-59). Cita al riguardo untrattato Sulle cometedello stoico Cheremone, precettore di Nerone, ricordando che era prassi accettatache lapparizionedi comete o di nuovi astri segnalasse la nascita di importanti personaggi, ricordandoal suo avversario Celso la profezia riportata daNm24,17 (vedisupra, I) e giustificando in base ad essail viaggio dei Magi. Ireneo di Lione (II secolo) parla della stella in riferimento allavverarsi dellaprofezia di Balaam, ma non si sbilancia sulla sua possibile origine naturale (cfr. Adversus haereses, III,9,2). Diversamente, s. Giovanni Crisostomo (350 ca. - 407) considera la stella un vero e propriomiracolo, perch non riesce a conciliare quanto il racconto evangelico narra a proposito dellastroconquelli che sarebbero i comportamenti abituali degli oggetti celesti.

    In particolare, il Crisostomo dedicher alla stella di Betlemme e al suo simbolismo tutta la VIomelia del Commento al Vangelo di Matteo(cfr. PG 57, 61-72). A motivo del contesto ellenico in cuiscrive, chiarir immediatamente che quanto la Scrittura dice a proposito dellapparizione della stellanon pu essere assimilato ad alcun vaticinio od oroscopo di natura astrologica (cfr. V, 1). Lo stessoviaggio dei Magi verso la Giudea presenta lati paradossali, perch implica delle disposizioni di umiltche consentano loro di riconoscere un re appena nato laddove non si sarebbe mai cercato... Lautorepare concludere che la stella dei Magi non fu una stella ordinaria, ancor pi non fu una vera stella, mauna forza invisibile che prese le apparenze di una stella [] Considerate dunque donde venne ai Magilideadel viaggio e ci che li spinse ad intraprenderlo. A me pare che non fu solo opera della stella, maanche opera di Dio che mosse le loro anime (VI, 2.4). Egli vuole in sostanza mettere in luce ladimensione spirituale del viaggio e del riconoscimento, ma non nega lesistenzadi un segno sensibile,per miracoloso, in quanto non legato a fenomeni naturali ordinari o straordinari che sianodelcielo stellato.

    Unattenzione particolare al commento allepisodio dei Magi viene prestata anche da papaLeone Magno (440-461) nei suoi otto Sermoni sullEpifania (PL 54, 234-263). Nel terzo di essileggiamo: Una stella, pi fulgente delle altre, attira lattenzione dei Magi, abitanti dellestremooriente. Essi erano uomini non ignari nellarte di osservare le stelle e la loro luminosit, per questocomprendono limportanzadel segno. Certamente operava nei loro cuori la divina ispirazione, affinchnon fosse nascosto a essi il mistero significato da questa grande visione e non restasse oscuro perlanimoci che era mostrato agli occhi (Sermones, XXXIII, 2). Lautore, pur sviluppando in questoed altri sermoni la valenza allegorico-spirituale della narrazione, propende dunque per un eventonaturale come avvio che spinse i Magi a comprendere il pi alto significato cui esso puntava.Larticolazionesi fa esplicita nel primo sermone: Per questo ai tre Magi apparve in Oriente una stelladi straordinaria luminosit [] perch facilmente attirasse la loro attenzione. Cos poterono rendersiconto che non avveniva a caso ci che sembrava loro tanto insolito. Infatti, colui che aveva dato ilsegno, diede a quei che losservavano anche lintelligenza per poterlo comprendere (dedit ergoaspicientibus intellectum, qui praestitit signum). E poi fece ricercare ci che aveva fatto comprenderee, ricercato, si fece trovare (Sermones, XXXI, 1). Di certo interesse in merito alluniversalitcon cuiparla il linguaggio del cosmo, oggetto anche delle scienze, il collegamento proposto da s. Leone fra la

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    dimensione celeste, in qualche modo pubblica, del segno e la vocazione universale di tutte le genti aconoscere leventoe la grazia di Ges Cristo. Egli commenta che, mentre il riconoscimento del Messiada parte del Battista, allinizio della sua vita pubblica, e ancor prima lannunciazione a Maria e lanotizia della nascita data ai pastori erano stati conosciuti da pochi, questo segno che muoveefficacemente i Magi da lontani paesi e li attira irresistibilmente a Ges, Signore, senza dubbio il

    segno sacro di quella grazia e liniziodi quella vocazione per cui non solo nella Giudea, ma in tutto ilmondo si sarebbe predicato il Vangelo. [] Il significato di questi mistici fatti persiste ancora: ci cheera iniziato nellimmaginesi compie oggi nella realt. Infatti irraggia dal cielo, come grazia, la stella, ei tre Magi, chiamati dal fulgore della luce evangelica, ogni giorno in tutte le nazioni accorrono adadorare la potenza del sommo Re (Sermones, XXXV, 1-2).

    Per quanto concerne lesegesibiblica, occorre osservare che non di rado stata incline ad unalettura della narrazione evangelica nel quadro della Midrash, un modo di interpretare le Scrittureproprio del giudaismo. Lautore del Vangelo secondo Matteo, che scrive in ambiente ebraicodirigendosi principalmente ad ebrei, potrebbe averne fatto egli stesso uso, ricostruendo cio gli eventialla luce della tradizione biblica precedente, associando quanto accaduto in quegli anni ad episodi oimmagini gi descritte nellAT. Tutto il racconto dei Magi, oppure anche solo lepisodiodellapparizionedella stella, potrebbero essere un esempio di midrash haggadico (che a differenza diquello halakhiconon fa riferimento a legislazione, ma ad aspetti morali, filosofici e teologici), costruitodallevangelistaper dimostrare il compimento delle profezie di Balaam o di Michea, oppure quella diIsaia (cfr. Is 41,2-3). Questultimaparla del re persiano Ciro (di cui la stella apparsa in oriente o glistessi Magi che provenivano da quel luogo sarebbero unimmagine) che libera il popolo dIsraeledallaschiavit babilonese. Si tratterebbe, con terminologia moderna televisiva, di una fiction, cio di unarappresentazione verosimile, basata su fatti realmente accaduti. Ci non toglierebbe fondamento allastoricit di quanto rivelato, ma influirebbe solo sulla scelta degli elementi della narrazione. In linea conla lettura midrashica, la stella e il suo fulgore potrebbero essere anche un modo di riproporre la gloriadi Dio (eb. kabd Jahv), che si manifestava in modo visibile con una nube, una luce o un bagliore,coprendo il luogo ove Jahv scendeva con la sua presenza, il Tabernacolo (eb. ohel) dellEsodo e,successivamente, il Tempio di Gerusalemme (cfr.Es40,30-34; 1Re8,10). Il luogo della nascita di GesCristo, visibile con lumiltdi una tenda o di una sistemazione di fortuna, ma figura del vero tempio,quello invisibile, verrebbe cos ricoperto dallo splendore luminoso della stella, come luminosa erala nube della gloria divina nellAT. Lesegesi non ha invece esplorato interpretazioni di tipoastrologico-divinatorio, trattandosi di una pratica condannata nellAT (cfr. Is 47,13-15; Ger 10,1-2;Cielo, II.2) e rifiutata dal cristianesimo (Padri della Chiesa, IV).

    Le posizioni riscontrate nellambiente astronomico e scientifico nei riguardi della stella diBetlemme non sono certamente univoche e spaziano dal voler evitare ogni possibile associazione confenomeni naturali fino alla meticolosa ricerca di una possibile corrispondenza con qualcuno di essi. Laprima posizione, come logico, non risponde ad alcuna scelta confessionale, in quanto anche chiconsidera i Vangeli come documenti storici, e li accoglie inoltre con fede, pu sempre propendereverso uninterpretazione spirituale ed interpretare con un senso tipico o figurato lapparizionedellastro(Sacra Scrittura, III). Le diverse posizioni degli astronomi possono essere emblematicamentecomprese fra quella di Tycho Brahe (1546-1601), che sosteneva come la stella non fosse affatto unfenomeno naturale (cfr. Opera Omnia, Frankfurt 1648, vol. I, pp. 239, 420-423), e quella di JohannesKepler (1571-1630), che cerc di identificarla prima con una Nova e poi con una congiunzioneplanetaria (cfr. Opera Omnia, Frankfurt 1863, vol. IV, pp. 3 e 46). Esamineremo ora in rapida sintesi leprincipali interpretazioni di natura astronomica suggerite per la stella di Betlemme.

    1. Possibile associazione con lapparizione di una stella nova o supernova.Alcune stelle, inmomenti particolari della loro evoluzione termodinamica, possono aumentare rapidamente la loroluminosit. Ci dovuto essenzialmente a due fatti. In un primo caso, che coincide col fenomeno delle

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    Novae, una stella appartenente ad un sistema binario, esaurita la sua fonte di energia termonucleare,pu collassare come nana bianca o in un oggetto ancora pi denso, come una stella di neutroni,attraendo su di s gli strati gassosi superficiali della stella compagna, i quali, cadendo ad alta velocitsullaltrastella collassata, si surriscaldano emettendo un repentino ed intenso irraggiamento di naturatermica. La luminosit totale del sistema stellare originale aumenta cos di svariati ordini di grandezza,

    sebbene per poche settimane. Nel secondo caso, una stella anche isolata ma pi massiccia, puesplodere come Supernova al termine della sua evoluzione, a causa dellinnescarsi di uninstabilitirreversibile fra la forza dovuta alla sua energia di irraggiamento e la forza di gravit della sua massa. Aseconda del valore della massa stellare, la fenomenologia pu essere diversa, ma si assiste al rilascio,anchessorepentino e poi lentamente decrescente, di una grande quantit di energia, sia sotto forma diluce visibile, sia in altre bande dello spettro elettromagnetico. In ambedue i casi si osserva nel cielolimprovvisoapparire di un astro, che prima delleventoera assai pi debole o addirittura invisibile adocchio nudo. Ovviamente ci non implica che la sua luminosit sovrasti quelle delle stelle pi brillantidel cielo: ci pu accadere statisticamente solo in un numero assai limitato di casi.

    La storia passata e recente segnala diverse stelle novaeo supernovaevisibili ad occhio nudo (ilnumero di quelle visibili al telescopio aumenta ovviamente col crescere della tecnologia implicata neglistrumenti di osservazione). Dagli annali cinesi abbiamo resoconti piuttosto dettagliati di alcune novaevisibili a occhio nudo. Tra il 100 a.C. e il 1690 ce ne sono state in media una ogni 20 anni, e dunquenon si tratta di eventi rarissimi per gli astronomi. Sono buone candidate a motivo della loro data diapparizione quelle del 5 a.C. e del 4 a.C. (cfr. Hughes, 1979, cap. 7). Si trattava di oggetti stellarinuovi, che si aggiungevano a quelli gi noti e che arricchivano di nuove stelle fisse lo scenario dellecostellazioni esistenti. Ai fini del nostro discorso importante segnalare che si tratta di stelle il cuipicco di luminosit nella parte visibile dello spettro dura solo un breve periodo, dellordinedi alcunigiorni, per poi decrescere lentamente fino a stabilizzarsi (con fenomenologie diverse a seconda dei tipidi novae e di supernovae) su intensit luminose assai pi moderate. Va anche segnalato in chiavestorico-interpretativa che le novae non godevano di buona reputazione tra gli astrologi del tempo:essendo fenomeni non prevedibili, la loro apparizione sembrava annunciare eventi negativi.

    2. Una stella cometa?Le comete sono corpi solidi in orbita intorno al sole, di dimensioni assaiinferiori rispetto a quelle dei pianeti o dei loro satelliti. Ruotano su orbite fortemente ellittiche, ciomolto allungate; in un numero limitato di casi possono essere corpi celesti esterni al sistema solare, cheil campo gravitazionale del sole ha catturato obbligandoli a muoversi su traiettorie paraboliche oiperboliche e, dunque, non in orbite ricorrenti. Approssimandosi al sole, dalle comete evapora buonaparte del materiale di cui composta la loro superficie, formando una chioma di gas che gli sciami diparticelle provenienti dal sole il cosiddetto vento solare spingono e rendono luminosa; ha cosorigine una coda di polveri e particelle ionizzate, la cui direzione varia lungo lorbita, mantenendosempre un orientamento opposto rispetto alla posizione del sole. La loro luminosit vista dalla terradipende dalle dimensioni e dalla distanza dal sole, aumentando notevolmente quando esse vi siavvicinano maggiormente, sebbene tale prossimit renda nel contempo pi difficoltosa la loroosservazione (perch visibili solo fra le luci dellalbao del tramonto). La spettacolarit del fenomeno,la presenza di una coda in grado di indicare una certa direzionalit, ed un debole movimento diurnorispetto allo sfondo delle stelle fisse, hanno tradizionalmente favorito una identificazione classica frala stella di Betlemme ed una particolare cometa.

    Dagli almanacchi astronomici cinesi e babilonesi, possibile ricostruire quali furono le cometeviste nel periodo nel primo decennio avanti Cristo. La nota cometa di Halley, dal nome dellastronomoEdmond Halley (1656-1742) che per primo la identific, si muove lungo unorbitaavente un periodo di76,3 anni ed effettu certamente un passaggio in prossimit della terra nellanno 12 a.C. La suaregistrazione coincide probabilmente con quella riportata da Dione Cassio e dagli astronomi dellanticaCina. Tale data risulta per essere troppo in anticipo rispetto alla datazione della nascita di Ges

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    calcolata in base a specifiche fonti (vedi infra, V).Va tenuto presente che nelle registrazioni astronomiche dellantichit non sempre facile

    distinguere le comete dalle novae. Anche se sono normalmente usati termini diversi, esistono ambiguitche fanno pensare a unintercambiabilit dei nomi adottati, nonostante sia abbastanza faciledistinguerle, in quanto la posizione delle comete varia di giorno in giorno rispetto alle stelle fisse,

    mentre le novaenon presentano alcun moto proprio apprezzabile ad occhio nudo, trattandosi di stelle atutti gli effetti. Negli annali cinesi generalmente la presenza della coda ad identificare le comete: siparla infatti di una hui hsing(osui hsing), cio di una stella che spazza il cielo. La novadel marzo 5a.C., ben visibile per ben 70 giorni, definita anchessauna hui hsing (e quindi potrebbe essere unacometa), ma non ne viene registrato alcun movimento rispetto alle stelle. Vi inoltre incertezza se unoggetto senza coda osservato nellapriledel 4 a.C. fosse da considerare una cometa oppure una nova,analogamente a un altro apparso nel 10 a.C.

    Lobiezione principale contro lidentificazione della stella di Betlemme con una cometa dicarattere astrologico. Generalmente le comete erano qualificate come presagi di sventura ed inoltre nonerano dei fenomeni particolarmente rari e straordinari, sebbene in alcuni casi potessero esserespettacolari. Perch i Magi avrebbero dovuto mettersi in viaggio proprio in quelloccasione? Tuttavialinterpretazionedelle comete come foriere di sventura non stringente: esistono anche casi nei quali lesi associa allannuncio di buone nuove. Una cometa risponde al criterio di apparire due volte: laprima mentre si avvicina al sole, la seconda mentre se ne allontana ( infatti nella situazione dimassima vicinanza al sole, come gi osservato, che la coda si fa pi appariscente); fra i due periodi vi un periodo intermedio nel quale il corpo non pi visibile perch in congiunzione eliaca (cioangolarmente troppo vicino al sole per poter essere visto). In merito ad un confronto col testo biblico,va osservato che, pur muovendosi rispetto alle stelle, una cometa non cos veloce da spostarsisignificativamente nel giro di poche ore, cio in quello che poteva essere un tempo ragionevole perpercorrere la distanza tra Gerusalemme e Betlemme. Lespressione evangelica li precedeva e siferm non pu essere presa alla lettera nel caso di una cometa. Un periodo di tempo di due anni,identificato come momento fra la nascita di Ges ed il limite superiore della sua et al momento in cuiErode decide di procedere alla strage degli innocenti (cfr. Mt2,16) sarebbe troppo lungo se con esso sivolesse vedere lintervallotra la prima e la seconda apparizione di uno stesso oggetto cometario. Se sifosse trattato di una cometa, essa sarebbe stata ben visibile anche a Gerusalemme, ma noninterpretata, e dunque il turbamento dei giudei potrebbe essere dipeso dalla particolare letturafattane dai Magi.

    3. Meteoriti e fulmini globulari.Piccoli asteroidi e pietre vaganti nel sistema solare incrocianofrequentemente la terra ed entrano nellatmosferacon velocit sostenuta, bruciando ed emettendo unaforte radiazione luminosa. A volte non si distruggono del tutto e cadono sulla superficie del nostropianeta. La luce dura pochi secondi e poche volte accompagnata da un rumore avvertibile (bolidi). Lafrequenza di questi fenomeni elevata: praticamente ogni notte sono visibili, con delle punte in periodiparticolari nei quali lorbitaterrestre incrocia i principali sciami di meteoriti, come il 10 agosto per losciame delle Perseidi ed in novembre per quello delle Leonidi. Lunicomodo di accordare la narrazioneevangelica con questo tipo di oggetti sta nel supporre una serie di grossi meteoriti. Ma dovrebberoessersi verificate troppe coincidenze per poter dare credito a questa ipotesi. Soprattutto non sicomprenderebbe perch i Magi avessero deciso di muoversi in corrispondenza di un evento cosripetitivo, a meno che non si fosse trattato di un bolide enorme, del quale per non vi traccia neglialmanacchi astronomici dellepoca. Il termine meteora viene utilizzato nel linguaggio comune inmodo piuttosto ampio, per un generico fenomeno transiente localizzabile nellatmosfera terrestre; noncdunque da sorprendersi se, in modo alquanto approssimativo, Salvatore Garofalo indichi nella notacorrispondente al passo di Mt 2,2 scritta per ledizione ufficiale della CEI della Sacra Bibbia, uncommento come: la stella da intendere come un fenomeno luminoso nellatmosferaterrestre. Anni

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    fondersi in un unico oggetto visibile. Uno dei corpi pu giungere fino a eclissarne un altro (si parlaallora di occultazione), restando cos visibile solamente il corpo celeste a noi pi vicino: in questocaso il massimo di luminosit avviene quando i due corpi sono ancora adiacenti, prima che uno eclissilaltro.

    Nel 1603 Keplero assistette prima di Natale a una congiunzione tra Giove e Saturno. La

    distanza minima tra i due pianeti fu di circa un grado darco, cio il doppio delle dimensioni apparentidella luna. Ad interessarlo fu anche il fatto che tale congiunzione avveniva nella costellazione dei Pescie lo scienziato risal ad alcune tradizioni ebraiche che sottolineavano limportanzadi un simile evento.Calcol che nel 7 a.C. era avvenuta una simile congiunzione con una caratteristica ancora piinteressante: in quellannola congiunzione era stata tripla, cio da maggio a dicembre i due pianeti sierano avvicinati e allontanati tre volte. Ci possibile perch le orbite planetarie, proiettate sulla voltaceleste delle stelle fisse, sembrano descrivere degli anelli, pi esattamente un moto diretto e poi unmoto retrogrado, a causa delle differenze nei moti relativi della terra e dei pianeti, che hanno diversevelocit di rivoluzione intorno al sole. Leventodi una congiunzione ripetutasi tre volte in pochi mesi piuttosto raro. Lanno successivo Keplero not un evento ancora pi raro, cio lavvicinamentocontemporaneo di tre pianeti: Giove, Saturno e Marte. Non era una vera e propria congiunzione, perchi corpi erano distanti diversi gradi darco, tuttavia il fenomeno acquistava una grande rilevanza per chiera abituato a studiare il cielo poich tre oggetti molto luminosi nella stessa ristretta zona di cieloforniscono indubbiamente uno spettacolo denso di fascino. Egli calcol che questo raggruppamentotriplo poteva accadere ogni 805 anni. Si era quindi verificato nel 799 (periodo di Carlo Magno), nel 7a.C. (la data presunta della nascita di Cristo), nell812 a.C. (periodo di Isaia), nel 1617 a.C. (periodo diMos). Nel suo cammino a ritroso volle giungere fino al 4032 a.C., ipotizzando in quellanno lacreazione di Adamo. Nellottobre 1604 osserv poi una supernova che rest visibile per un anno.Keplero non pensava che queste congiunzioni coincidessero con ci che poteva eventualmente essereapparso come la stella di Betlemme, ma le considerava un fenomeno sufficientemente spettacolare daattirare lattenzionedi astronomi persiani, insomma una specie di preparazione per i Magi al grandeevento, che secondo lui si sarebbe poi manifestato con una novasuccessiva.

    Lipotesi della congiunzione ha suscitato linteresse di vari studiosi contemporanei e a talefenomeno stata attribuita la maggiore probabilit di poter essere identificato con la stella diBetlemme. Le misure delle posizioni di Giove e Saturno relative allanno7 a.C., oltre a coincidere coni calcoli previsti teoricamente, sono state ritrovate anche su tavolette babilonesi che contengono alcunicalendari astronomici. Una possibile ricostruzione della cronologia degli eventi pu essere stata laseguente. Nel maggio del 7 a.C. i Magi osservano la prima delle tre congiunzioni di Giove e Saturnonella costellazione dei Pesci e le attribuiscono un valore simbolico in relazione alla nascita del Messiaebraico. Avendo poi anche calcolato le successive congiunzioni, decidono di recarsi a Gerusalemme.Intorno al mese di settembre osservano la seconda congiunzione, mentre sono in viaggio. Nel mese didicembre giungono a Gerusalemme e chiedono ad Erode informazioni sulle profezie relative allanascita del Messia. Subito dopo osservano la terza congiunzione, occupando la costellazione dei Pesciin questo mese (con i due pianeti) una posizione che, dopo il tramonto, appare di sera in direzione sud,cio verso Betlemme. Muovendosi da Gerusalemme verso Betlemme nel pomeriggio, col primooscurarsi del cielo, i due pianeti sorgerebbero a sud-est per culminare a sud, abbastanza in alto peressere ben visibili e luminosi. Certamente, in nessuna di queste circostanze i due corpi celestiapparirebbero come una stella sola, per cui luso del termine astr da parte del testo evangelico vaconsiderato in senso generico, non impiegando certo un linguaggio tecnico-astronomico. Si potrebbeanche ipotizzare che la stella fosse solo Giove (come simbolo del Messia, mentre Saturno avrebbepotuto simboleggiare Jahv). Nel loro moto angolare apparente (quello di Giove un po pi rapido diquello di Saturno) i pianeti conoscono un punto stazionario, nel quale paiono fermi rispetto alle stellefisse: nel caso di Giove ci sarebbe stato pi evidente, suggerendo una possibile interpretazione

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    dellespressionesi ferm sopra il luogo... (Mt2,9).Perch proprio questa congiunzione e non altre precedenti, anche pi spettacolari, sia pure non

    triple, avrebbero messo in viaggio gli astronomi persiani? Il motivo principale potrebbe proprio esseredi simbologia celeste. La costellazione dei Pesci era collegata dagli astrologi al popolo ebraico(associazioni frequenti avvenivano con altre costellazioni nei confronti di altri popoli) e Giove era

    considerato il pianeta della regalit. Una certa attesa del Messia ebraico era nellaria; i Magiconoscevano le Scritture e le profezie al riguardo, perch la deportazione del VI a.C. del popolo ebreo aBabilonia e la possibile presenza di ebrei in Mesopotamia avevano permesso una sufficiente diffusionedelle tradizioni connesse. In un quadro di riferimento mitologico ed astrologico di tipo ellenico (che quici limitiamo solo a suggerire), Saturno (Krnos) veniva sostituito da Giove (Zeus), suo figlio, a capo ditutte le divinit, offrendo cos un certo parallelo, sia pure con modalit del tutto diverse, allattesadi unFiglio di Dio. Pu essere infine interessante ricordare che, nelliconografiadei primi cristiani, i pescisono diventati un simbolo di Ges Cristo, perch il termine greco ichthys (pesce) corrisponde alleiniziali di Iesus Christos Theou Uios Soter, cio Ges Cristo Figlio di Dio Salvatore. Il fatto che iltempo di due anni calcolato da Erode non coincida con lo sviluppo degli eventi visti dai Magi puessere semplicemente effetto di un arrotondamento per eccesso, per essere sicuro di non sbagliare, dicui il linguaggio biblico non esente. In Matteo, in particolare, troviamo spesso alcuni raddoppirispetto a quanto riportato da altri sinottici (come, ad es., per i due ciechi nati: cfr. Mt 20,29; Mc10,46).

    Seguendo la tesi di Ferrari dOcchieppo (1978), David Hughes (1979) aggiunge altri dettaglialla precedente ricostruzione, giungendo a concludere che una probabile data per la nascita di Gespotrebbe essere stata la sera di marted 15 settembre 7 a.C., quando Giove e Saturno sorsero insieme inopposizione al sole, mentre questo tramontava.

    Ernest Martin (1996) sostiene invece che la stella di Betlemme sia stata Giove, a motivo diuna serie di congiunzioni avvenute per in tempi diversi rispetto a quelli della tripla congiunzione conSaturno. La ricostruzione di Martin parte dal 3 a.C. quando Giove in congiunzione con Regolo(etimologicamente piccolo Re), la stella pi luminosa della costellazione del Leone. Il legame con laprofezia di Giacobbe su Giuda, erede della promessa divina, come giovane leone (cfr. Gen 49,9) immediato. L11 settembre del 3 a.C. , secondo lui, la data pi probabile della nascita di Ges. liniziodellannoebraico (Rosh ha-Shanah), il sole nella costellazione della Vergine, e al mattino laluna sorge proprio ai piedi di questa costellazione (si noti il parallelo con Ap12,1: una donna vestitadi sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle), fatto unico nellanno.Una dozzina di stelle visibili a occhio nudo stanno nella parte superiore della costellazione, a mo dicerchio. La spiegazione del si ferm sopra il luogo dove si trovava il bambino data anche quiconsiderando il punto stazionario di Giove, il 25 dicembre del 2 a.C. al centro (nel ventre) dellacostellazione della Vergine. Questo stazionamento, durato una settimana, risulta particolarmentesimbolico della nascita di Ges e avvenne proprio nel solstizio dinverno(che vuol dire il sole chesta il che, secondo Martin, farebbe pensare ancora alla frase si ferm sopra), che cadeva inprossimit della festa dei Saturnalia ed ora vicino a quella del Natale cristiano. Tutta la tesi di Martin per condizionata dalla data della morte di Erode, che dovrebbe essere spostata allanno1 a.C. oppure1 d.C. (cfr. Pratt, 1990) contrariamente a quanto affermano quasi tutti gli studiosi, i quali la collocanonel 4 a.C.

    La morte di Erode il Grande incontra un analogo problema di datazione se si accettasse lipotesidi identificare la stella di Betlemme con il pianeta Venere, loggettopi luminoso del cielo notturno,dopo la Luna. Partendo da una interessante stretta congiunzione con Giove del 12 agosto dellanno3a.C., si passa a una congiunzione del 17 giugno 2 a.C. talmente stretta i due corpi non potevanoessere separati ad occhio nudo da far apparire i due pianeti un solo astro nel cielo del tramonto.Anche Martin (1996) giudica fondamentale questo evento per la tesi appena illustrata. Lo spettacolo

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    devesserestato veramente eccezionale e, visto dal Paese dei Magi, appariva proprio in direzione dellaPalestina (ovest). La costellazione del Leone e la vicinanza prospettica dei due pianeti con Regoloaumentano le associazioni a un Re dei Giudei. Venere inoltre detta stella del mattino perch risultaparticolarmente visibile, con periodicit regolare, allalba. La stella del mattino riferita a Cristo inalcuni passi del NT (cfr. 2Pt1,19;Ap2,28 e 22,16). I Magi sarebbero quindi partiti per Gerusalemme

    dopo questa strettissima congiunzione e ne avrebbero l vista unaltra, meno stretta, il 21 agosto 1 a.C.,nella costellazione della Vergine, che in qualche modo ricordava la precedente. Resterebbe tuttavia daspiegare lespressioneabbiamo visto sorgere la sua stella (Mt2,2) dato che nel giugno del 2 a.C. lacongiunzione fra Venere e Giove si vedeva al tramonto. Lespressionesi potrebbe per applicare allaprima delle tre congiunzioni, avvenuta nellagostodel 3 a.C., che ebbe luogo nel cielo orientale. Ciobbligherebbe ad estendere a tutti e tre gli eventi luso del termine singolare stella, che a rigorepoteva essere applicato solo alla seconda congiunzione. Il maggior punto a favore di questa tesi ladurata di due anni tra il primo e lultimoevento, che corrisponde alla risposta dei Magi alla domanda diErode.

    Lidentificazione astronomica della stella di Betlemme e la data di nascita di Ges sonostrettamente correlate. Le informazioni disponibili possono dare elementi di valutazione a entrambi glieventi. Inoltre, anche ai fini della discriminazione di alcuni dei precedenti fenomeni astronomici, neviene coinvolta, come abbiamo appena visto, la datazione della morte di Erode.

    Il nostro calendario parte dallanno1 d.C., preceduto dallanno1 a.C. Nei calcoli astronomici,invece, per comodit si inserisce lannozero, ma le date si scrivono con + e con, non con a.C. e d.C.;quindi il 6 a.C. corrisponde allanno5. Nel VI secolo Dionigi il Piccolo pens che fosse pi opportunoavere un riferimento cristiano per il calcolo delle date, invece di contare gli anni come si era solitifare fino ad allorapartendo dalla nomina a imperatore di Diocleziano, che era stato, fra laltro, unodei maggiori persecutori della nuova religione. Prima di Diocleziano, il calendario romano usavaricominciare il calcolo alla nomina di ogni imperatore. Dionigi calcol che Ges era nato nellanno753ab Urbe condita, cio dopo la fondazione di Roma. Quasi tutti gli studiosi ritengono che abbiasbagliato i calcoli di circa sei anni. Non era un compito facile anche a causa dei diversi metodi dicalcolo in vigore nei primi secoli prima e dopo Cristo, riferiti quasi sempre a eventi regali, ma senzaregola fissa sulla definizione di inizio del primo anno di regno: il giorno della designazione, quellodella presa di possesso, il primo giorno dellannosuccessivo, o altro. Dionigi fiss che Ges fosse natoil 25 dicembre dellanno1 a.C. e che lanno1 d.C. fosse iniziato una settimana dopo, il 1 gennaio. Civollero per ancora due secoli per iniziare ad usare il nuovo sistema di computo degli anni, che tuttora utilizzato in modo praticamente universale.

    Un limite inferiore per la data di nascita di Ges pu essere dedotto da Lc 3,23 che scrive:Ges quando incominci il suo ministero aveva circa trentanni. Inoltre inLc3,1-2, introducendo ilministero del Battista, si legge: Nellannodecimoquinto dellimperodi Tiberio Cesare, mentre PonzioPilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarcadellIturea e della Traconitide, e Lisania tetrarca dellAbilene, sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, laparola di Dio scese su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto. Sapendo che il 15 anno dellimperodi Tiberio corrisponde allintervallo27-29 d.C. (lincertezza dovuta ai diversi modi di calcolare glianni da parte dei romani), togliendo un massimo di 34 anni (il circa trentanni) si arriva all8-7 a.C. Lamorte di Ges ci fornisce altri elementi: sappiamo dalla narrazione evangelica che avvenne di venerd,il giorno 14 (oppure 15) del mese ebraico di Nisan. Questa coincidenza fra giorno della settimana edatazione mensile si verifica negli anni 30 e 33, calcolati secondo il computo annuale di Dionigi (equello delleracristiana universale).

    Il limite superiore per valutare la nascita di Ges invece dato dalla morte di Erode, a motivodei fatti di cui, ancora in vita, egli fu protagonista essendo Ges gi nato. Va qui ricordato chegeneralmente viene chiamato Erode il Grande, per distinguerlo da suo figlio Erode Antipa, che regn in

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    Giudea negli anni della vita pubblica di Ges Cristo. La fonte principale per tale datazione GiuseppeFlavio, storico ebreo che, dopo la distruzione di Gerusalemme, si dedic per conto dei romani ascrivere la storia del popolo eletto. Le sue opere sono della fine del I secolo. Secondo Giuseppe Flavio(cfr. Guerra giudaica, I, 33,1 e 5-6.8; II, 1,3; Antichit giudaiche, XVII, 6,1.4-5; XVII, 8-9), Erode, diorigine idumea, conquist Gerusalemme e inizi a regnare nel 37 a.C., per 34 anni. Mor, in preda a

    forti dolori, poco dopo uneclissi di luna e prima della Pasqua di quellanno. Poich da calcoliastronomici siamo certi che ci fu uneclissiparziale di luna nelle prime ore del 13 marzo del 4 a.C., stato dedotto che la sua morte avvenne tra il 13 marzo e l11 aprile dellanno 4 a.C.

    Questa data quasi universalmente accettata, anche se sono state sollevate delle obiezioni,dotate di un certo fondamento. La principale di esse la difficolt di far accadere tutti gli eventidescritti da Giuseppe Flavio tra leclissidi luna del 13 marzo e la Pasqua seguente, 29 giorni dopo (cfr.Caspari, 1896, pp. 21ss). I tentativi di cura di Erode dai suoi crescenti malanni, con trasferimento fuoricitt, luccisionedel figlio Antipatro (da non confondere con Antipa), la sua morte cinque giorni dopotale uccisione, i funerali solenni e il periodo di lutto di sette giorni, oltre allulterioreperiodo di luttoper alcuni patrioti uccisi il giorno prima delleclissi, sono tutti eventi che dovrebbero essere accadutiprima della Pasqua, periodo nel quale il lutto era proibito dalla Mishnah. Se si scarta lanno4 a.C. e siva indietro di un anno a quella totale del 23 marzo 5 a.C., si trova lo stesso problema della vicinanzaalla Pasqua (un mese) oltre ad incongruenze per aver anticipato troppo levento. Leclissitotale del 15settembre 5 a.C. sembra invece troppo lontana dalla Pasqua successiva. Non logico che Archelaoabbia atteso sei mesi prima di partire per Roma per ottenere la conferma della successione: sappiamoinfatti che si mosse subito dopo le feste. Nel 3 e nel 2 a.C. non vi furono eclissi visibili in Palestina,per cui bisogna saltare a quella del 10 gennaio 1 a.C. oppure a quella parziale del 29 dicembre dellostesso anno. Proprio questultima, secondo Pratt (1990), rappresenta lipotesi pi probabile, perchvisibile perfettamente subito dopo il tramonto, essendo iniziata prima. In questo modo si spiegherebbeperch Flavio Giuseppe cita solamente questa eclissi nei suoi Annali: si tratt di un evento moltoappariscente e, in pi, immediatamente seguente alluccisione dei patrioti. Quindi Pratt sostiene cheErode sia morto alliniziodell1 d.C. Da questo si dedurrebbe che una data possibile per la nascita diGes sia proprio l1 a.C., prima di quel 21 agosto nel quale i Magi vedono una congiunzione Venere -Giove. La data di Pasqua dell1 a.C. certamente suggestiva e porterebbe a considerare, fra laltro, il2001 come inizio vero del terzo millennio dalla nascita di Cristo. Giulio Firpo (1983) riafferma invecela validit della data del 4 a.C. per la morte di Erode, basandosi su diversi episodi connessi che hannodatazioni abbastanza certe. Altri autori (cfr. Filmer, 1966) propongono per interpretazioni alternativeper fissare nel tempo alcuni di questi episodi, il che lascia un certo margine di credibilit alle tesi diMartin, che sostiene quella delleclissidel 10 gennaio 1 a.C., e di Pratt.

    Una delle principali obiezioni alla ridatazione della morte di Erode rispetto al 4 a.C. basata suiregni di Archelao e Filippo, suoi eredi, riportati nelle fonti storiche come iniziati nel 4 a.C. Chi sostieneche la morte di Erode sia avvenuta nell1 a.C., oppure d.C., afferma che i suoi successori retrodataronofittiziamente liniziodel loro governo e la conferma verrebbe dal non aver mai trovato monete coniateprima dellanno5 del loro regno. Lanno1 a.C. oppure d.C. sarebbe quindi il primo anno di vero regno,ma de juresi considerava che questo fosse iniziato nellanno4 a.C., e cos era registrato negli annali. Ilcensimento citato inLc2,1 infine un altro dato importante per stabilire la data della nascita di Ges.Comunemente si pensa al censimento dell8 a.C., ma cchi sostiene che questo si applicava solamenteai cittadini romani. Orosio, uno storico del V secolo, afferma che per il suo 25 anno di regno (ciointorno al 2 a.C.) Augusto ordin un censimento (che inizi lanno precedente) con giuramento difedelt allimpero romano e che Ges fu iscritto nelle liste del censimento appena nato. Questa tesiconcorda con quella di Pratt per la nascita di Ges nell1 a.C. e con quella di Martin che la pone l11settembre 3 a.C.

    Restano dunque ancora vari nodi da sciogliere e la ricerca storiografica non ha concluso

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    definitivamente il suo ruolo nellindagare sulla cronologia di Ges. La mancanza di riferimenticronologici universali, alcune notevoli discrepanze fra diverse fonti e una manifesta carenza di dati nelperiodo 6 a.C. - 4 d.C. rendono complesso il lavoro di interpretazione. Probabilmente dovremoattendere la scoperta di nuove fonti (come ad esempio lapidi o iscrizioni) per risolvere la questione.

    Con i dati in nostro possesso, non possibile raggiungere una conclusione certa sulla reale

    corrispondenza della stella di Betlemme con un fenomeno astronomico e sulla natura precisa diquestultimo. Esistono comunque dei motivi sufficientemente fondati per ritenere che la narrazione deltesto evangelico di Matteo, nel riportare lepisodio dei Magi e della loro ricerca di Ges nato aBetlemme, presenti un contesto, storico e linguistico, tale da considerare ragionevole lipotesi chelosservazionedi un fenomeno celeste sia stata alla base del viaggio che port alcuni studiosi del cielodalla Mesopotamia fino a Gerusalemme. Fra le possibili associazioni con i fenomeni qui brevementeriproposti, quella che trova il maggior consenso in ambito scientifico la tripla congiunzione di Giovee Saturno. La sua allegoria, le sue caratteristiche di fenomeno raro, la concordanza con le date piprobabili della morte di Erode, ne fanno il candidato preferito, anche se lalternativaproposta da Martinlegata a Giove e Venere molto ricca di riferimenti biblici e risulta suggestiva. Continuare a studiare laquestione potrebbe sembrare forse un esercizio privo di utilit: riteniamo invece che ogniapprofondimento delle conoscenze astronomiche dellepoca, oltre a tutte le questioni legate allacronologia su Ges di Nazareth, sia un arricchimento culturale importante e costituisca un esempio diricerca interdisciplinare degno di nota.

    Ma c forse qualcosa di pi. Nellorizzonte dei rapporti fra scienza e fede, il credente putrovare nellepisodiodei Magi alcuni spunti piuttosto significativi. Astraendo dal dibattito scientifico,biblico o astronomico, sul significato e sulla natura della stella, e contestualizzando i personaggi di cuiparla il Vangelo nelle conoscenze e nella cultura dellepoca, si potrebbe dire che lepisodiodei Magirappresenta uno dei pi singolari paradigmi del rapporto fra losservazionescientifica e le dinamichedella fede. In accordo con altri passi biblici ben noti (cfr. Sap 13,1-5; Sal 19; 104; Is 40,25-26; Rm1,18-20;At14,15-17 e 17,26-27; ecc.) ci viene presentato un itinerario che, partendo dallosservazionedel creatodel cielo in particolare capace di condurre fino allincontrocon Dio. La singolarit ditale itinerario che esso non si esaurisce in una dimensione estetica, ma pare coinvolgere un certoaspetto professionale, legato allapplicazionedi conoscenze, procedimenti, previsioni. Il ricercatore,per dirlo in qualche modo, viene interpellato in modo personale, al punto da dover essere disposto adintraprendere egli stesso un cammino che gli consenta di acquistare una certa prospettiva, forse untrascendimento, rispetto a quanto pu conoscere o prevedere restando sul suo posto di osservazione.Occorre assumersi la responsabilit ed il coraggio di una verifica, che impegna in prima persona, e vi probabilmente contenuta anche lesperienzadi un certo distacco e di una prova, il cui esito quello disperimentare la gioia di aver trovato ci che si cercava.

    in questo contesto che si pu allora rileggere una delle interpretazioni spirituali pi radicatenella tradizione cristiana (vedisupra, II), quella che associa la stella alla luce della vocazione che ogniessere umano riceve, come chiamata divina ad andare incontro a Dio accostandosi al mistero del Verboincarnato, compimento e pienezza della rivelazione. Con le parole di un santo a noi contemporaneo,Dio ci ha chiamati con inequivocabile chiarezza. Come i Magi, anche noi abbiamo scoperto nel cielodellanima la stella che ci guida e illumina [] il dono di un impulso efficace per giungere allapienezza della carit, convinti che necessario e non solo possibileraggiungere la santit anchein mezzo alle attivit professionali, sociali []. La vocazione cristiana non ci toglie dal nostro posto,ma esige che abbandoniamo tutto ci che di ostacolo al volere divino (Beato J. Escriv, Ges chepassa, Milano 1982, nn. 32-33). Il riconoscimento della vocazione, la guida di una luce vista che avolte scompare, i sentimenti di stupore, di attesa e di gioia, sono in fondo la metafora di ogni vitacristiana come ricerca e incontro con Dio. E il fatto che di questo cammino ne siano protagonisti deglistudiosi, proprio a partire dal contesto del loro lavoro scientifico, sicuramente incoraggiante.

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