fulvio frati perizie e consulenze in psicologia forense: aspetti deontologicie metodologici

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Fulvio Frati PERIZIE E CONSULENZE IN PSICOLOGIA FORENSE: ASPETTI DEONTOLOGICIE METODOLOGICI

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  • Fulvio Frati PERIZIE E CONSULENZE IN PSICOLOGIA FORENSE: ASPETTI DEONTOLOGICIE METODOLOGICI
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  • Lattivit dello psicologo in ambito giuridico si esplica in almeno tre settori fondamentali di intervento: quello PENALE, quello CIVILE e quello MINORILE. Inoltre, essa pu essere richiesta in particolari circostanze anche nellambito della giustizia AMMINISTRATIVA ed in quella ECCLESIASTICA: in tutti questi settori, pertanto, essa deve prestare particolare attenzione non solo agli aspetti TECNICI attraverso i quali si esprime, ma anche a quelli DEONTOLOGICI e METODOLOGICI che ne sono alla base.
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  • Sia nellambito della giustizia PENALE che di quella CIVILE e di quella MINORILE, sia nellambito della giustizia AMMINISTRATIVA che di quella ECCLESIASTICA, il ruolo professionale dello Psicologo che viene chiamato ad operarvi professionalmente si configura, essenzialmente, come quello di un ESPERTO. Poich, inoltre, i ruoli ricoperti dallesperto Psicologo in ambito giudiziario possono essere diversi (Operatore dei Servizi Sociali, Giudice onorario, Consulente, Perito ecc.), nel presente lavoro verranno presi in particolare in considerazione i ruoli pi frequentemente rivestiti nello specifico ambito forense, vale a dire quelli del Consulente e del Perito.
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  • Le vigenti normative che regolano lattivit professionale dellesperto Psicologo in ambito giuridico si differenziano infatti notevolmente, innanzi tutto, sulla base del fatto che si tratti di attivit esperita in sede PENALE o nell'ambito CIVILE. A questultimo ambito vanno inoltre essenzialmente riferite, pur con alcune differenziazioni specifiche, le normative riguardanti lattivit dellesperto Psicologo in sede di Giustizia AMMINISTRATIVA e di Giustizia ECCLESIASTICA, mentre particolarit assolutamente originali e complesse, soprattutto dai punti di vista metodologico e deontologico, assume lattivit professionale dellesperto Psicologo nellambito della Giustizia MINORILE.
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  • La DEONTOLOGIA che si applica all'esperto che opera per la RICERCA DELLA VERITA E DELLA GIUSTIZIA non varia, nei suoi principi di fondo, sulla base del fatto che si tratti di unindagine esperita nell'ambito PENALE o in sede CIVILE. Variano invece, anche sensibilmente, le norme che regolano l'indagine stessa, dalla nomina dell'esperto, al compimento delle attivit, fino al deposito della relazione scritta.
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  • La correttezza delle procedure e la coerenza metodologica e deontologica sono, peraltro, requisiti che fanno parte dellaccertamento della verit in qualunque ambito di ricerca. Inoltre, proprio per essere pi garantiti nel percorso verso laccertamento della verit, necessario sapere bene che cosa si vuole accertare. In altre parole, occorre sempre in primo luogo, da parte del tecnico esperto, definire con la maggiore esattezza possibile il campo della propria realt peritale, in particolare ponendo particolare attenzione alla necessit dellindividuazione di una precisa risposta allo specifico quesito postogli dal Giudice cos come questultimo glie lha testualmente formulato.
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  • In Psicologia, occorre comunque tenerlo sempre ben presente, il termine Verit ha un significato radicalmente diverso da quello che usualmente presenta nel contesto giudiziario, in cui in genere esso riferito unicamente, o comunque primariamente, alla Verit dei fatti oggettivi. Il lavoro dello Psicologo in ambito forense non pu invece non tener conto, inevitabilmente, anche delle cosiddette Verit soggettive, e si rivolge pertanto maggiormente verso la ricerca, peraltro spesso assai complessa, di un eventuale possibile equilibrio tra le une e le altre.
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  • Le differenziazioni tra ambito penale ed ambito civile non devono quindi assolutamente interferire con l' aspetto tecnico e scientifico dell'attivit dell'esperto, ma in taluni casi ne possono sicuramente favorire oppure ostacolare il compito.
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  • E infatti importante che lo Psicologo che opera in ambito forense possieda le conoscenze indispensabili per essere un buon tecnico. Ma non meno importanti sono le condizioni obiettive necessarie affinch il suo mandato possa essere espletato nel migliore dei modi: egli deve perci saperle riconoscere, valutare ed eventualmente, se necessario, modificare. E infatti diritto del cittadino ottenere una giusta sentenza che, per essere tale, pu aver bisogno dellapporto di una perizia o di una consulenza che deve perci risultare il pi possibile inattaccabile sia sotto il profilo della correttezza del suo contenuto (aspetti tecnici e formali) sia sotto quello, concretamente non meno importante, della correttezza della sua modalit di esecuzione (aspetti metodologici e deontologici).
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  • Va innanzitutto ricordato al riguardo che particolarmente vasto lelenco degli articoli di legge che regolano la materia della Perizia e della Consulenza Tecnica, e che lesperto dovrebbe esserne a conoscenza in quanto essi costituiscono parte integrante del proprio lavoro.
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  • Innanzitutto bisogna quindi distinguere se lattivit dellEsperto si svolge in ambito penale oppure civile; occorre poi evidenziare se ad affidare il mandato al Consulente un Giudice, oppure un altro Magistrato, oppure ancora un privato cittadino.
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  • Nell'ambito penale, l'esperto incaricato dal Giudice indicato come perito e l'attivit da questi svolta, racchiusa nelle pagine di una relazione, indicata come perizia.
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  • Nell'ambito civile, l'esperto incaricato dal Giudice indicato come C.T.U., acronimo di Consulente Tecnico dUfficio, e l'opera da questi svolta, che, alla fine, si concretizza con la sua relazione, indicata come C.T.U., acronimo questa volta di Consulenza Tecnica dUfficio.
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  • Il ricorso alla consulenza tecnica reso necessario dalla "insufficienza del Giudice". La giurisprudenza, che qualifica la consulenza tecnica come mezzo istruttorio (Cass. 4 aprile 1989 n. 1620) e come strumento di valutazione di fatti gi acquisiti altrimenti (Cass. 8 agosto 1989 n. 3647) afferma inoltre che la consulenza pu assurgere a fonte oggettiva di prova come strumento di accertamento e descrizione dei fatti oltre che della loro valutazione - (cos ad es. la Cass. 10 aprile 1986 n. 2497, Cass. 24 marzo 1987 n. 2849). L'articolo 220 C. P. P. prevede espressamente che la consulenza tecnica ammessa quando occorre svolgere indagini o acquisire dati o valutazioni.
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  • Il Giudice, in ambito penale, nomina il Perito, con unordinanza che viene notificata. Successivamente alla notifica il perito nominato viene convocato in tribunale alla presenza degli avvocati di parte e viene informato relativamente allintervento che gli richiesto, rispetto al quale dovr presentare la perizia entro un termine prestabilito che non pu essere superiore ai 90 giorni. Le parti hanno, a loro volta, la possibilit di nominare propri consulenti. Il consulente tecnico nominato dal Pubblico Ministero, in ambito penale, definito Consulente Tecnico del Pubblico Ministero (C.T./P.M.).
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  • Analogamente, in ambito civile, Il Giudice nomina il C.T.U. con unordinanza che viene notificata attraverso un ufficiale Giudiziario. Successivamente alla notifica il C.T.U. nominato viene convocato in tribunale alla presenza degli avvocati di parte e viene informato relativamente allintervento che gli richiesto, rispetto al quale dovr presentare la perizia entro un termine prestabilito che varia dai 60 ai 90 giorni. Gli avvocati di parte hanno anche in questo caso, a loro volta, la possibilit di nominare ciascuno un Consulente Tecnico di Parte (C.T.P.).
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  • Ove l'esperto sia stato incaricato dai legali direttamente nominati da una delle parti (nell'ambito civile, dal procuratore delle parti, attore o convenuto; nell'ambito penale, dal difensore dell'imputato o da altra parte), egli sar quindi sempre indicato, sia in ambito civile che penale, come C.T.P., (ossia Consulente Tecnico di Parte), e Consulenza sar a sua volta definita l'attivit che egli avr svolto e successivamente racchiuso nella sua relazione finale. Perizia invece un vocabolo specificatamente riferito alla relazione finale prodotta dallesperto nominato, in ambito esclusivamente penale, dal Giudice: quindi a tale figura di esperto che, propriamente, va riservata in ambito forense la definizione di Perito.
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  • Nell'ambito civile, se una delle parti intende valersi dellopera di un esperto, deve chiedere al Giudice di attivare tale opportunit. Pu anche essere il Giudice stesso a decidere autonomamente di avvalersi dellopera di un esperto, sulla base di varie norme sia del codice di procedura civile sia delle sua disposizioni di attuazione. Il Giudice, se valuta di avvalersi di tale ausilio, dispone l'incarico e procede alla nomina del C.T.U. (art.191 C.P.C., affine all'articolo 221 C.P.P. che riguarda la nomina di un perito nell'ambito del processo penale). Nell'ambito penale, a questultimo riguardo, si fa invece riferimento a varie norme del Codice di Procedura Penale (artt. 133, 220-233, 392 lett.f, 468, 508 e 511) e delle disposizioni di attuazione del C.P.P. (artt. 70, 76, 114, 145).
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  • indubbio che il perito d'ufficio o il C.T.U., sia nellambito penale che in quello civile, abbiano maggiori strumenti, per l'espletamento dell'incarico, che non i Consulenti Tecnici di Parte. Ad esempio, in ambito penale, il perito pu non solo visionare, ma addirittura ritirare documenti che costituiscono corpo di reato, mentre il C.T.P. non pu disporre di tali documenti se non alla presenza di un organo di controllo. Ci in quanto il C.T.U. ed il Perito sono a tutti gli effetti pubblici ufficiali, con tutto quanto ne consegue dal punto di vista degli obblighi e dei poteri ad essi riferiti, mentre il ruolo ricoperto dal Consulente Tecnico di Parte non si uniforma invece a tale fattispecie. Da tale fatto, tuttavia, non conseguono per lesperto Psicologo differenze sostanziali dal punto di vista deontologico, anche se rilevanti sono invece le differenze che si determinano dal punto di vista legale.
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  • La consulenza tecnica e la perizia, in sintesi, rappresentano alcune delle possibili fonti di convincimento del Giudice. Sia nell'ambito civile che in quello penale il Giudice pu quindi richiedere l'intervento di un esperto che, attraverso le sue specifiche competenze tecniche, scientifiche o artistiche, consenta al Giudice medesimo di acquisire elementi idonei al raggiungimento della verit.
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  • Il Giudice, proprio per il ruolo che ricopre, per antonomasia il peritus peritorum. Poich per, a volte, le sue competenze tecniche non gli consentono di portare avanti una specifica indagine sul quesito da egli stesso formulato, tenuto a nominare, per tale compito, un esperto. A volte si pu giungere ad una corretta sentenza solo grazie ad una corretta consulenza tecnica, e pertanto il ruolo di esperto ausiliario del Giudice molto importante: in molti casi la Consulenza Tecnica determinante ai fini di una decisione. Il Consulente quindi, al pari del Giudice, deve possedere alcune caratteristiche personali come limparzialit, lindipendenza e lintegrit.
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  • Il legislatore ha inteso riconoscere allistituto della perizia una rilevante funzione nell'ambito del momento formativo della prova, tant' che a tale istituto stato completamente dedicato il Capo IV del Titolo II (Mezzi di prova) del Libro Terzo (Prove) del Codice di Procedura Penale. Occorre tuttavia precisare che, come indicazione generale, al perito non richiesta la ricerca della prova, ma solo la sua valutazione. Perci anche al perito psicologo non deve essere richiesta, n lui deve cercare, la prova oggettiva dei fatti, perch il fine della perizia (come quello della C.T.U.) non la ricerca della prova. Questo il fine del processo penale e le perizie, semplicemente, concorrono a tale fine.
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  • Nell'ambito forense, in sintesi, la perizia e la C.T.U. hanno una maggior valenza rispetto alla C.T.P., sia che questultima si esplichi in ambito civile oppure penale: poich in entrambi questi ultimi casi si tratta sempre di relazioni prodotte da esperti di parte che sono quindi assoggettati a limiti che non vincolano, invece, l'operato del perito incaricato da parte del Giudice.
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  • La nomina e l'attivit procedurale del perito Psicologo segue le medesime regole di qualsiasi altro esperto, in altri campi, del quale si avvale l'Autorit Giudiziaria per l'amministrazione della Giustizia. Nellambito penale, l'articolo 221 c.p.p. che regola la nomina del perito d'ufficio, il quale prescelto fra gli iscritti in appositi albi o fra persone che abbiano una particolare competenza nella disciplina per la quale richiesta la prestazione.
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  • Il professionista incaricato di prestare l'ufficio di perito ha l obbligo di accettare l'incarico, salvo il caso che ravvisi uno dei motivi di giustificata astensione. Tali motivi, in ambito penale, sono elencati nellart. 36 C.P.P., richiamato dal 3 c. art. 221 C.P.P. Inoltre, lart. 222 C.P.P. prevede i casi di incapacit e incompatibilit (che, quindi, precludono ab origine non solo leventuale nomina, bens la capacit stessa di un soggetto a prestare lufficio di perito). In ambito civile, invero, il Codice si limita ad una previsione pi generica (cfr.: artt. 63 e 192 C.C.), ma, in ogni caso, eventuali situazioni particolari dovranno essere sottoposte al vaglio del Giudice e, per tal motivo, adeguatamente documentate (cfr.: art 192 C.C.).
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  • La scelta dell'esperto comunque autonomamente compiuta dal Giudice, sicch, di fatto, l'esperto di sua fiducia pu essere egualmente nominato anche se non iscritto allalbo, sia pure dovendo preferire gli appartenenti a ruoli tecnici dello Stato o enti pubblici (ad esempio, appartenenti alla Polizia Scientifica). Tale scelta preferibile, ma non vincolante per il Giudice, che pu nominare chiunque sia in grado di riscuotere la sua fiducia.
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  • Lesperto prescelto dovrebbe quindi essere iscritto, come norma generale, all'albo appartenente al distretto dellufficio competente; tuttavia, purch la nomina venga motivata, il Magistrato pu scegliere un perito iscritto in altro albo, anche estero, oppure non iscritto in alcun albo. Egli, se la delicatezza o la complessit del caso lo richiede, pu anche affidare l'incarico a pi esperti, che formeranno cos un un collegio di periti (o collegio peritale). Il collegio peritale ha le medesime funzioni del perito incaricato singolarmente e, salvo il caso in cui vi sia disaccordo fra i suoi membri, verr depositato un unico elaborato contenente le risposte ai quesiti rivolti dal giudice, risposte che saranno espresse unanimemente da tutti gli esperti costituenti il collegio medesimo.
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  • Solo al Giudice, quindi, compete di scegliere il proprio consulente ed alla coscienza di questultimo di accettare incarichi compatibili con le proprie capacit. Se non interviene istanza di ricusazione, ex articolo 223 c.p.p., 3 comma o ex art. 192 c.p.c., il provvedimento di nomina dellesperto non impugnabile. A questo proposito si segnala che non possono essere incaricati esperti che abbiano gi svolto il proprio ufficio in procedimenti collegati o in altre fasi del processo.
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  • Il perito Psicologo, come d'altra parte qualsiasi esperto in altre discipline, all'atto del conferimento dell'incarico deve rappresentare al Giudice qualsiasi particolare esigenza in ordine all'attivit che si appresta a svolgere. Nel caso si renda necessario un accertamento parallelo di un altro esperto, il perito segnaler tale esigenza al Giudice che nominer un perito nella disciplina richiesta e che risponder autonomamente all'incarico affidatogli. Nei casi in cui il perito non esegua in modo corretto questa procedura potrebbe essere ritenuto negligente, al pari di chi non procede regolarmente al suo ufficio, ed essere quindi sollevato dall'incarico e soggetto a sanzione.
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  • Oggi si assiste infatti ad una espansione delle complessit e, conseguentemente, delle conoscenze necessarie, che costringono il tecnico ad ampliare il proprio apprendimento per far fronte ad una realt pi articolata e mutevole alla quale non sempre egli riesce a far fronte con le sue competenze personali di base.
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  • Va pertanto ribadito e sottolineato, a questo punto, anche il carattere interdisciplinare delle competenze dellesperto Psicologo, che deve sempre saper cogliere in primo luogo lintrinseca difficolt di delimitare il campo in cui si esplica la sua indagine. Ogni fase della propria ricerca, anche quella che non direttamente connessa alle proprie conoscenze psicologiche, infatti costitutiva del processo di accertamento della verit, e in ogni momento possibile lerrore che pu portare fuori del giusto cammino.
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  • Fondamentale quindi il dovere dellesperto di esprimersi solo ed esclusivamente quando sia in possesso effettivamente delle capacit necessarie per lespletamento dellincarico affidatogli, in quellindissolubile binomio di scienza e coscienza che deve sempre caratterizzare lopera da egli svolta. Egli dovr attingere a tutto il suo patrimonio del sapere e non dovr trascurare di chiedere al Giudice lapporto di altri specialisti, laddove ne dovesse ravvisare la necessit.
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  • Leventuale messa in campo di una molteplicit di approcci riguarda quindi anche lesperto, oltre che il Giudice; al Giudice, e questo aspetto della realt peritale molto importante, spettano in primo luogo la chiarezza, la precisione, la delimitazione delloggetto di indagine.
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  • Il lavoro svolto dal perito o dal C.T.U. dovr infatti presentarsi di norma come completo ed inattaccabile sotto il profilo tecnico-scientifico. Il compito dellesperto nominato dal Giudice, cio quello di produrre gli elementi necessari al Giudice per formulare il giudizio, quindi nettamente definito, e non dovr mai essere valicato.
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  • Lattivit peritale si presenta quindi come strumento per ricercare la verit, utilizzato non direttamente dal Giudice, ma attraverso lopera di una terza persona, la quale deve essere fornita di particolari cognizioni tecniche e scientifiche. In tal modo, la consulenza tecnica si pone al di fuori delle parti ed assume cos una funzione di garanzia.
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  • Il perito dufficio, in ragione di quanto da egli stesso accertato, pu determinare azioni giudiziarie che andranno a ripercuotersi nella sfera dei diritti patrimoniali e, soprattutto, personali di determinati soggetti, sotto i profili civile e penale. Il perito dufficio, quindi, deve rispondere ai limiti che gli provengono sia da quanto sancito dalla legge, sia da forti esigenze etico-morali, che si manifestano principalmente nelladesione a un codice deontologico inciso nella coscienza non solo di ciascun professionista, ma anche di ciascun uomo.
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  • Inoltre, occorre considerare la realt peritale nel contesto in cui si svolge: il processo, sia civile, che penale. Come scrive Tullio De Rose, comunque, sia la perizia che la C.T.U. si possono definire come un insieme di operazioni tecniche compiute da persone particolarmente esperte che intervengono nella dinamica processuale con le modalit, le sfaccettature e gli effetti probatori previsti dai codici e dalle connesse disposizioni normative, nellinteresse superiore e generale di contribuire a far giustizia.
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  • La vastit del campo che costituisce loggetto della realt peritale, dunque, unulteriore difficolt che si aggiunge al problema; nello stesso tempo, anche una ragione in pi per cercare quel rigore metodologico e quella consapevolezza epistemologica che sono il fondamento della seriet professionale del consulente Psicologo. Si pu, pi precisamente, parlare di "rigore epistemologico" proprio in relazione ad alcuni requisiti, uno dei quali la definizione e delineazione delloggetto sul quale verte lindagine peritale, che avviene con la formulazione del quesito da parte del Giudice.
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  • In sede di incarico, le parti potranno nominare propri Consulenti che avranno il compito di assistere a tutte le attivit peritali che verranno svolte dal perito d'ufficio. Il perito d'ufficio ha l'obbligo di indicare il luogo e la data di inizio delle attivit peritali e, in esito a ciascuna di esse, di comunicare la successiva data e il luogo nel quale le operazioni stesse dovranno proseguire. L'attivit di stesura della relazione scritta, ovviamente, non considerata attivit peritale alla quale abbiano diritto di partecipare i consulenti di parte. Il consulente di parte ex articolo 230 c.p.p. o ex art. 201 c.p.c., oltre ad avere la facolt di assistere al conferimento dell'incarico ed a partecipare alle attivit peritali, potr anche avanzare richieste, proporre, motivandole, specifiche indagini e formulando osservazioni e riserve.
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  • Il perito d'ufficio, secondo il tipo di richiesta, potr a sua volta rivolgere domanda al Giudice sull'opportunit o meno di aderire all'esigenza del consulente di parte, che comunque pu sempre chiedere copia dei documenti oggetto di indagine tecnica. Anche ad operazioni peritali concluse, il consulente di parte pu presentare istanza di esaminare quanto gi fatto oggetto dalla perizia, fermo restando che, come sancito dal 4 comma dell'articolo 230 c.p.p., la nomina e l'attivit del consulente di parte non possono rallentare la perizia e le altre attivit processuali.
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  • Fatta eccezione per l'incarico affidato nel corso del dibattimento, nel qual caso la risposta del perito pu essere fornita oralmente, l'esperto incaricato dal Giudice depositer, in esito alle operazioni svolte, una relazione scritta. Tale relazione dovr ritenersi vincolata alla risposta da dare al quesito posto dal Giudice. Allorch il consulente di parte esprima giudizi che siano diversi da quelli del perito d'ufficio, il Giudice potr ovviamente anche disattenderli, purch ne dia motivazione nella sentenza.
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  • Lelaborato scritto - diretto non tanto a Colleghi Psicologi, ma soprattutto al Giudice - dovr utilizzare un linguaggio facilmente comprensibile anche a coloro che non dispongono delle conoscenze tecniche di cui mediamente dispone lo Psicologo professionista; in tal modo il Giudice, al quale non sono per legge richieste particolari conoscenze psicologiche, potr correttamente valutarlo e quindi utilizzarlo al fine dellelaborazione della propria sentenza.
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  • L'indagine peritale incontra di norma due importanti limiti: il primo attinente l'oggetto della stessa, il secondo la libert e la discrezionalit del Giudice nel decidere. Va infatti precisato che, sotto il primo profilo, il 2 comma dell'articolo 220 c. p. p. a stabilire che non sono ammesse perizie per stabilire l'abitualit o la professionalit nel reato, la tendenza a delinquere, il carattere e la personalit dell'imputato e in genere le qualit psichiche indipendenti da cause patologiche. In poche parole, in ambito penale vige di norma il divieto della consulenza tecnica psicologica (a meno che non si tratti di soggetti minori, nel qual caso essa invece ammessa).
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  • Guglielmo Gulotta, Psicologo ed Avvocato di particolare fama nellambito della Psicologia Forense, parla dellattivit peritale come di una comunicazione nel corso della quale bisogna far comprendere ai non esperti "in modo coerentemente razionale, logico e dimostrativo, il perch di quel giudizio". Risulta dunque chiaro lobiettivo sia della Perizia che della Consulenza Tecnica psicologica: ci che in esse affermato deve possedere una chiara valenza dimostrativa, sostenuta dal rispetto di criteri epistemologici e metodologici tali da poter essere esplicitati. Va esclusa, in altri termini, ogni improvvisazione o casualit, e lesperto dovr sottoporre il proprio lavoro ad un rigore metodologico che giustifichi sempre le risultanze della propria indagine.
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  • Una particolare attenzione, come si nota, deve sempre essere posta alle perizie ed alle consulenze che hanno come oggetto persone minorenni o comunque non in grado di decidere in modo autonomo: e questo sin dal primo momento del loro avvio, vale a dire quello dellaccettazione dellincarico da parte dello Psicologo consulente.
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  • Al riguardo, va tenuto presente in modo particolare lArticolo 31 del vigente Codice Deontologico degli Psicologi Italiani, che in proposito testualmente recita: Le prestazioni professionali a persone minorenni o interdette sono, generalmente, subordinate al consenso di chi esercita sulle medesime la potest genitoriale o la tutela. Lo psicologo che, in assenza del consenso di cui al precedente comma, giudichi necessario lintervento professionale nonch lassoluta riservatezza dello stesso, tenuto ad informare lAutorit Tutoria dellinstaurarsi della relazione professionale. Sono fatti salvi i casi in cui tali prestazioni avvengano su ordine dellautorit legalmente competente o in strutture legislativamente preposte.
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  • L articolo 31 del Codice Deontologico, tuttavia, non appare completamente esaustivo rispetto ai quesiti riguardanti la presa a carico delle persone minorenni o comunque non in grado di decidere in modo autonomo. Ad esempio, restano aperte alcune domande come le seguenti: 1. Per effettuare una consulenza psicologica per valutare le condizioni psicologiche di un minore affidato ad un genitore (affido disgiunto esclusivo) necessaria l'autorizzazione dell'altro genitore non affidatario? 2. Nel caso di richiesta di uno dei due genitori di un affido congiunto occorre l'autorizzazione di entrambi i genitori? 3. Nel caso in cui la consulenza venisse richiesta da uno dei due genitori prima della sentenza del Giudice per stabilire l'affido come bisogna comportarsi? Si pu fare la consulenza senza l'autorizzazione dell'altro genitore? 4. Nel caso in cui un genitore affidatario non sia d'accordo rispetto alla consulenza, la si pu fare comunque? Eccetera eccetera eccetera
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  • COME REGOLA GENERALE, PRIMA DI SOTTOPORRE AD UNA CONSULENZA UN MINORE DA PARTE DI UNO PSICOLOGO/PSICOTERAPEUTA, occorre avere il consenso di TUTTI E DUE gli esercenti la potest genitoriale, anche nel caso di un "affido disgiunto esclusivo" e CON LA SOLA ECCEZIONE di una perizia o una C.T.U. per la quale lEsperto Psicologo stato nominato dal Giudice.
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  • Una consulenza psicologica non infatti da considerarsi in alcun modo come unattivit routinaria o priva di particolari implicazioni, ma un atto professionale estremamente complesso e di particolare importanza e significativit per la vita interiore di chi ne oggetto. Pertanto ESSA NECESSITA DI REGOLA DEL PREVENTIVO CONSENSO DI ENTRAMBI GLI ESERCENTI LA POTEST GENITORIALE, anche nel caso di un affido disgiunto esclusivo ad uno solo di essi: soltanto la decisione di un Giudice pu costituire un'accettabile eccezione a tale norma.
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  • Tra l'altro, tale necessit di un accordo COMPLETO DI TUTTI E DUE I GENITORI non nasce solo da esigenze LEGALI o DEONTOLOGICHE, ma anche da esigenze squisitamente TECNICHE: NON APPARE INFATTI POSSIBILE FARSI UN'IDEA PRECISA DELLA REALTA' PSICHICA DI UN MINORE SE NON LO SI INQUADRA NEL SUO CONTESTO AFFETTIVO COMPLESSIVO, e se non vi il consenso di entrambi i genitori non poi di conseguenza possibile capire come stanno veramente le cose per quanto riguarda ambedue le singole situazioni dei due genitori. E' gi di norma difficile capirlo adeguatamente quando entrambi i genitori forniscono al riguardo la massima disponibilit, se invece essa non c' diventa praticamente impossibile capire come realmente stanno le cose.
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  • Nel caso di una C.T.P., infine, ognuno dei due genitori ovviamente libero di scegliersi il proprio Consulente Psicologo, ma ognuno di questi Consulenti di Parte non pu periziare direttamente il bambino: IL MINORE LO INCONTRA SOLO IL C.T.U., e non i C.T.P., altrimenti tre esperti in una volta possono costituire PER IL BAMBINO UNA SITUAZIONE STRESSANTE, per non dire a volte anche TRAUMATICA. Ovviamente i C.T.P. ed il C.T.U. si mettono poi d'accordo sugli aspetti specifici, caso per caso, nell'ambito di una reciproca relazione professionale deontologicamente corretta: ma l'interesse del minore , in questo caso, un "bene superiore" che va tutelato esponendo il bambino al numero minore di situazioni stressanti possibili.
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