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  • BUONA PASQUA!

    Aprile 2014 N 3

    Istituto Comprensivo “MarioSoldati”

    Sommario

    Centenario gite scolastiche

    2

    Il Calendario 3

    La scuola 4-5

    Addio Madiba 6

    Jona che visse nella balena

    7

    I gialli 8

    La scuola dalla sedia a rotelle

    9

    Ciao Pasqua tanto attesa,

    ciao primavera che sempre mi hai sorpresa... Foglie e foglioline, farfalle e farfalline,

    colorano il periodo innamorato, e la carta delle uova di cioccolato.

    Cioccolato e pulcini, Rami d'ulivo e agnellini,

    della festa annunciano l'arrivo, facendoti scappare qualche pianto e qualche sorriso.

    Corri di qua, corri di là, ma l'uovo non c'è, dove sarà?

    Spunta dall'erba in cima alla collina, corro ma la carta dorata non si avvicina.

    Lo prendo, lo guardo, sorrido al cielo incantato, Favole 10

    Filastrocche 11

    La morte 12

    Il futuro 13

    Le 3 emozioni 14

    L’ Inno d’ Italia 15

    La redazione 17

    L’INFERNO Un posto di morte paura e vergogna,

    pieno di tristezza e di menzogna.

    Di fuoco pieno è l’ambiente

    e chi è cattivo ne risente.

    La vita è impossibile,

    la pace non è visibile.

    E’ una tortura per l’eternità

    e si riceve solo brutalità.

    L’azzurro non esiste,

    si è avvolti da un vento rosso

    di tonalità miste.

    Le urla di dolore

    fanno comprendere questo orrore.

    Le urla di dolore

    fanno tremare alle anime il cuore.

    Osama Hilmi

    IL PARADISO Un posto di felicità

    dove regnano grazia e vitalità.

    Con ambienti bellissimi,

    di sentimenti purissimi.

    Un posto di pace,

    dove il male tace.

    La vita continua serenamente

    e la vera felicità si sente.

    Si è avvolti da un azzurro primavera

    e le stelle

    non si scorgono solo di sera.

    Si ride dalle nuvole bianchissime

    ai prati e alle foreste fittissime.

    Osama Hilmi

    Giochi 16

  • Pagina 2

    IL CENTENARIO DELLE GITE SCOLASTICHE

    E’ il giorno più atteso dell’anno scolastico e non da oggi ma da almeno un secolo. Il cente- nario della gita scolastica è stato festeggiato dal Touring Club Italiano. Si deve ringraziare proprio questa associazione, grazie alla quale, la gita è diventata un momento di svago per alunni e insegnanti, divenendo un modo per apprendere la cultura del nuovo mondo. Nei suoi cent’anni, la gita scolastica è cambiata molto, seguendo le esigenze dei ragazzi: nel 1913 la meta erano le città d’arte del no- stro paese, adesso, si varcano i confini italiani per andare nelle capitali estere a visitare monumenti, opere d’arte e mu- sei spettacolari, unici al mondo. Noi non sappiamo cosa provassero i ragazzi di cent’anni fa ma, grazie ai questionari da voi compilati abbiamo scoperto le vostre opinioni e, secondo voi, i ragazzi d’oggi e loro proviamo le stesse emozioni, per- ché siamo tutti ragazzi e abbiamo gli stessi sentimenti verso il Mondo e vivia- mo esperienze simili. Dal nostro questio- nario è risultato che voi preferite il viag- gio che le attività presenti , prediligete le gite di molti giorni, all’estero, amate maggiormente le città d’arte rispetto alla campagna e volete il cellulare al posto della macchina fotografica. Marco Beltrame

    VISITA DELLA CASERMA DEI CARABINIERI

    Il 12 marzo 2014, la classe terza della scuola media di Orta S. Giulio si è addentrata nella struttura che ospita l’Arma dei Carabinieri di Legro. Per prima cosa, il maresciallo ha condotto gli invasori scolastici a visitare alcune stanze della caserma senza informazioni riservate, perché queste ultime sono inaccessibili. Su- bito dopo, è stato presentato un filmato, in cui sono state spiegate le numerose e varie competenze, mansioni e suddivisioni del 112. Terminato, i ragazzi hanno commentato il tutto positivamente e hanno fatto qualche que- sito riguardo agli svolgimenti dei casi. Infine, è arrivato il momento più atteso da tutti: l’esposizione degli strumenti di lavoro del- le forze dell’ordine.Gran parte degli alunni ha affermato che è stata un escursione didatti- ca piuttosto interessante e piacevole, che ha insegnato cosa significhi fare parte del Cor- po, quanto sia importante mantenere la concentrazione nel momento dell’azione e che non è semplice, anzi, è impossibile, arrivare a grandi traguardi senza ragionare e impe- gnarsi in ogni cosa che si fa . Céline Palmigiano

  • Sapete, cari lettori, che ogni pagi-

    na del calendario ha una storia

    lunga e complicatissima? Il gesto

    automatico di sbirciare quest'og-

    getto comune e guardare quanto

    dista il fine settimana, impedisce

    alle nostre menti di soffermarsi a

    pensare. Il tanto amato lunario ha

    visto guerre, insurrezioni, rivolu-

    zioni, crescendo e cambiando co-

    me una persona vera, come se

    anche lui avesse un cuore e occhi

    per vedere. Tutto ciò grazie a un

    uomo, il fondatore, colui che fu

    allevato da Lupa, Romolo del-

    l'Antica Roma. Era uno strumento

    assai diverso da quello che cono-

    sciamo, infatti, sembra che i mesi

    fossero solamente dieci e che l'an-

    no iniziasse a marzo. Due mesi di

    questi avevano un nome differen-

    te da quello attuale, dopo aprile,

    maggio e giugno, c'erano i mesi

    quintilis e sextilis (quinto e sesto

    mese). Quest'ultimi presero poi i

    nomi attuali, grazie a due impera-

    tori: Gaio Giulio Cesare e Augu-

    sto. Il quintilis venne chiamato

    luglio in onore del primo e il se-

    xtilis prese il nome di agosto in

    onore del secondo. Andando a-

    vanti nel calendario, arriviamo a

    Numa Pompilio, secondo re di

    Roma, che adottò un almanacco

    di dodici mesi, usato fino al 46

    a.C. Quel prepotente di Giulio Ce-

    sare lo modificò ulteriormente,

    introducendo l'anno di 365gorni e

    6 ore, creando così, ogni quattro

    anni, l'anno bisestile. Questo luna-

    rio fu chiamato "calendario giulia-

    no", in suo onore e venne sostitui-

    to, nel vicino 1582, dal "calendario

    gregoriano". Esso fu indetto da

    Papa Gregorio XIII, per rimediare

    a certi errori che si erano accumu-

    lati nel tempo. La riforma grego-

    riana del calendario richiese una

    drastica azione di forza. Infatti, per

    sistemare i disordini del preceden-

    te almanacco, la data di giovedì 4

    ottobre non fu seguita dal 5 ma dal

    15 del mese. Cambia così l'antico

    detto di "Santa Lucia la notte più

    lunga che ci sia", perché, dopo la

    riforma, il solstizio d'inverno cad-

    de intorno al 21 dicembre, una de-

    cina di giorni dopo il precedente.

    Le tradizioni popolari continuava-

    no, però, a far riferimento al calen-

    dario precedente alla riforma. Il

    lunario del Papa fu subito adottato

    da tutti i Paesi cattolici. La Rivolu-

    zione Francese (calendario erogato

    da Napoleone, 15 dicembre 1805),

    stabilì che i mesi fossero dodici e

    di trenta giorni ciascuno. Dato che

    l'anno solare ne dura 365 e, con

    quella metodologia stabilita erano

    solo 360, i giorni mancanti (sei

    negli anni bisestili) vennero chiamati

    "Sanculotti". I nomi dei mesi si ispirava-

    no al clima e ai momenti importanti del-

    la vita contadina. Basta solo pensare che

    l'anno iniziava il primo giorno d'autun-

    no! L'ultimo mese, chiamato Fruttidoro,

    terminava il 16 settembre e lo seguivano

    i giorni, come sopra citato, Sanculotti,

    che erano chiamati i giorni "della virtù",

    "del genio", "del lavoro",

    "dell'opinione" e "delle ricompense".

    Nell'anno bisestile si aggiungeva il gior-

    no della Rivoluzione.

    CURIOSITA'

    Sapete che i Romani avevano tre giorni

    principali corrispondenti alle fasi luna-

    ri? Le calende erano i primi giorni di

    ogni mese, coincidenti con la Luna nuo-

    va. Poi c'erano le none e le idi che cade-

    vano al settimo e al quindicesimo giorno

    nei mesi di marzo, maggio, luglio e otto-

    bre, mentre nei restanti corrispondevano

    al quinto e al tredicesimo.

    Sapete che il popolo dell'Antica Roma

    contava i giorni diversamente da come

    li contiamo noi? Una giornata era messa

    in relazione ai giorni che mancavano

    alle calende, alle none o alle idi. Ad e-

    sempio, l'8 settembre era chiamato il

    sesto giorno prima delle idi, infatti, esse

    cadevano al tredici del mese. Il 25 set-

    tembre era chiamato il settimo giorno

    prima delle calende. Molto semplice che

    ne dite?

    Giulia Luciani

    Pagina 3 Istituto comprensivo M.Soldati

    Il calendario

  • ADDIO SCUOLA...

    Pag 4

    Addio, monti di nebbia, addio, addio. Addio,

    banchi di pietra che un riposino mai ti fan

    fare, mai.