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  • Italia 1969-1978

    LA VIOLENZA POLITICA NEGLI ANNI DI PIOMBO

    .1

    ASSOCIAZIONE FORMALIT

    2017/2018

  • Associazione ForMaLit Italia 1969-1978

    1

    Indice

    Gli anni Settanta…………………………………………………………………..p.2

    Le stragi: Piazza Fontana, 12 Dicembre 1969………………………….p.2

    Le Fabbriche: l’autunno caldo del ‘69…………………………………...p.6

    Le Piazze: il movimento del ‘77……………………………………………p.10

    Il terrorismo: il sequestro Moro, 16 Marzo – 9 Maggio 1978…..p.14

    Legenda delle fotografie………………………………………………………p.19

    Cronologia degli eventi principali…………………………………………p.20

  • Associazione ForMaLit Italia 1969-1978

    2

    Gli anni Settanta

    La strage di Piazza Fontana annuncia gli anni settanta, un decennio in cui esplodono le tensioni della

    storia precedente e la violenza politica conosce asprezze senza paragone con altri paesi europei. Sono

    centinaia le persone che perdono la vita in seguito a stragi, atti terroristici, violenze di piazza, e migliaia

    i feriti: vittime nei primi anni soprattutto dello stragismo e dello squadrismo neofascista e poi del

    terrorismo rosso degli «anni di piombo». Sullo sfondo vi è una gestione «estrema» dell’ordine pubblico

    che radicalizza le tensioni, e la condotta degli apparati dello stato alimenta più di un dubbio sulla

    trasparenza della democrazia italiana. […] eppure negli stessi anni e negli stessi mesi avanzano in modo

    prepotente le istanze di rinnovamento cresciute negli anni sessanta. Con una più ampia realizzazione

    della Costituzione: negli istituti (dalle Regioni al referendum) e nella «democrazia quotidiana», grazie

    alla progressiva abolizione di norme e codici ereditati dal fascismo. Con la realizzazione di importanti

    conquiste: dall’introduzione del servizio civile all’abbassamento a 18 anni del diritto di voto; dalla legge

    sul divorzio a quella sul diritto di famiglia a una regolamentazione dell’aborto che pone fine alle pratiche

    clandestine; dalla riforma delle carceri e degli ospedali psichiatrici. Sono elementi fecondi ma al tempo

    stesso pesa negativamente l’incapacità della politica di riformare le istituzioni e se stessa.

    (G. Crainz – Storia della Repubblica. Donzelli Editore, Roma, 2016. p. 153)

    Le stragi: Piazza Fontana, 12 Dicembre 1969

    .2

    - Non credo a niente: nemmeno a una parola. I dati, certo, i fatti,... ma è tutto falso, il resto; il lutto,

    l'indignazione. Tutto alchimia... di questo branco di mistificatori. L'Altare della Patria, l'ara del cielo, le

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    banche... tutta roba loro... da sempre... e sempre usata allo stesso modo... come un fiocco! In realtà

    come nodo... e che nodo!

    - È chiaro che è una manovra intimidatoria contro i sindacati, allo scopo di portarli a cedere... almeno

    psicologicamente, con al solita paura del ricatto a destra, del salto nel buio, - disse la donn a con fatica,

    cercando di rianimare le parole una per una, perché potessero convincere il suo uomo, che era

    stravolto, che ondeggiava davvero scosso da un ventaccio interiore che rischiava di portarlo lontano

    dalle cose e dalla loro realtà.

    - Non basta, non basta. È di più. È la fine. È tutto il paese che non gliela fa, che non gliela può fare

    contro questi nodi. Sempre di sciarpe e manti si sono paludati! Di arredi, lembi stoffe, pendagli labari,

    gagliardetti, scalini, archi colonne, colonnacce, - e ondeggiava al ritmo delle sue parole, aumentando la

    misura come se dovesse prendere un balzo.

    - Facciate coperte, camicie, fazzoletti, cordoni, mappe! Per legare tutto, tutto che non regge, che sfugge

    legato a questo modo, senza giudizio, insaccatto, imbracato, stivalato, incinturato, saccone anzi

    saccoccione... [...]

    - Calmati, - gli raccomandò la moglie, - calmati. Abbi pazienza di aspettare. Tu hai ragione ma la tua

    ragione è così vasta che vale sempre e per tutto in democrazie come questa... per tutta la storia. Quante

    volte l'abbiamo detto? Adesso considera queste bombe. Il loro motivo è semplice come il loro

    meccanismo: è così chiaro tutto che anche la polizia e il governo non potranno sbagliare. Sono sicura

    che scopriranno presto gli attentatori e che questi sono stati mandati dalla destra. Se non scopriranno

    niente vorrà dire che lo stesso governo ha messo le bombe e che continuerà a metterne altre finché

    non fingerà di essere costretto a mettere su un nuovo regime autoritario. Gaspar, è così semplice.

    - I morti, - andò a cercare lui che era stato a sentire a metà, affondato per finta nel bicchiere. - I morti...

    altri cadaveri sullo stivale, a... a... rinfrescarlo, lucidarlo, concimarlo se ancora vi si coltivasse qualcosa.

    Ah! Lo stivale, - e fece il gesto di morderlo, - si riempie di altri morti.

    - I morti, - gli si accostò lei, - sono morti. I morti sono uguali a tutti quegli altri che abbiamo sempre

    visto: i nostri compagni che cadevano e anche i nostri nemici che cadevano e anche i civili bombardati.

    Sono gli stessi morti: cioè sono uguali e sono morti sempre per lo stesso motivo, da centinaia d'anni.

    - E noi dobbiamo sempre stare a guardare questi morti? - bofonchiò lui.

    - E noi allora, perché non siamo morti? - disse lei, questa volta con severità.

    - Siamo morti mille volte, - si compianse Subissoni toccandosi addosso, aprendosi il cappotto.

    - No. E vivremo per vedere la fine anche di questa. Calmati. Vedrai che già alle undici la TV dirà

    qualcosa sugli attentatori.

    - Attentatori. Attentatori. Finiti gli attentatori. Sono altri, tutti, altri ori... i dottori, i professori, i pretori,

    i curatori, i contestatori, i lavoratori, i direttori ori-ori, tutti colpevoli, laureati, rispettati, illustrati che si

    scambiano soldi, puttane, bombe. Altro che governo. Il governo predica, abbraccia, inaugura, taglia...

    taglia centri, borse, torte, prosciutti, protocolli, capocolli, budelli, salami! Salami! Noi, noi, - infilzò il

    professore, riprendendo a dondolare, - che davvero restiamo in silenzio. In silenzio davanti a questo

    teatrino, - indicò il treppiede occhialuto, - che fa tutto da solo, inventa e commenta: e spaventa -. Si

    fermò contento della rima. Vivés lo capì e gli sorrise.

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    - Può essere, - disse poi con una convinzione che affermava parola per parola, - la fine del fascismo. La

    fine spaventevole. Se i lavoratori restano calmi. Sarebbe un grande passo avanti, più grande di un'altra

    affermazione elettorale. O il governo è colpevole o altrimenti non può non mettersi con i lavoratori, -

    incalzava su questo punto e continuava a confermarlo a se stessa, a riperselo davanti e dentro, come se

    dovesse bloccare un'altra ipotesi, della quale non aveva ancora chiaro nessun termine, ma della quale

    doveva avvertire la massa angosciosa.

    (P. Volponi – Il sipario ducale. Garzanti, Milano, 1975. Pp. 27-29)

    .3

    Io so.

    Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato "golpe" (e che in realtà è una serie di "golpe"

    istituitasi a sistema di protezione del potere).

    Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.

    Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.

    Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di "golpe", sia i neo-

    fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli "ignoti" autori materiali delle stragi più recenti.

    Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase

    anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).

    Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l'aiuto della Cia (e in second'ordine dei colonnelli greci

    della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a

    tamponare il '68, e in seguito, sempre con l'aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una

    verginità antifascista, a tamponare il disastro del "referendum".

    Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione

    politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l'organizzazione di un potenziale colpo di Stato),

    a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine

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    criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva

    tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi

    comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale

    (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il

    generale Miceli.

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