manuale serigrafia

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Serigrafia Dispensa integrativa Tecnologia Classi IV ITI 2010 Istituto Tecnico Industriale San Marco Via dei Salesiani, 15 30174 Mestre-Venezia

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Manuale serigrafia

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  • Serigrafia Dispensa integrativa

    TecnologiaClassi IV ITI 2010

    Istituto Tecnico Industriale San MarcoVia dei Salesiani, 15

    30174 Mestre-Venezia

  • 1.0 Introduzione

    1.1 Serigrafia: definizione

    La Serigrafia consiste in un procedimento di stampa mediante il quale si fa passare, attraverso le maglie aperte di un tessuto oppor-tunamente predisposto con procedimenti vari, dellinchiostro o dello smalto o altro materiale, esercitando una pressione idonea con una racla in maniera che si depositi sul supporto lo strato di materiale vo-luto.

    Questa pu essere una definizione esatta della stampa con pro-cedimento serigrafico che non si limita al solo impiego di inchiostri, ma di una infinit di altri materiali quali gli smalti, per la decorazione su vetro e ceramica, gli anti-saldanti per la produzione di placche per frigoriferi, gli antiacidi per circuiti elettrici per bagni galvanici, gli ade-sivi per decorazioni con polveri varie, tessili, metalliche e cos via.

    Si dice che le origini della serigrafia risalgono allantichissimo uso di decorare stoffe, ceramiche ed altri materiali cospargendo il co-lore sul supporto con un pennello attraverso una maschera o stampino su cui era traforato il disegno da riprodurre.

    Con il termine serigrafia intendiamo oggi solo ed unicamente la stampa attraverso un tessuto di nylon-poliestere o metallo (es. acciaio)o similare. Molti quando parlano della serigrafia sono sicuri di non sbagliare facendola risalire agli antichi Cinesi. Nellarco di questo se-colo, riconoscendo che le applicazioni della Serigrafia, nel campo gra-fico sono da attribuire agli Anglosassoni, specialmente nelle realizza-zioni di telai serigrafici; seguirono quindi i Francesi mentre, nel frattempo, un italiano inventava la serigrafia e la brevettava anzi con il termine di "crivellografia".

    Ma preferibile sorvolare, per concludere che la Serigrafia, co-me tecnica moderna, ha avuto il suo impulso definitivo durante lultimo conflitto mondiale e da allora ha preso il suo avvio veramente impo-nente anche se questo, in un primo momento, stato frenato, come si vedr, dal fatto di aver adottato attrezzature proprie di altre tecniche e non espressamente concepite per i procedimenti moderni di produzio-ne dei telai serigrafici.

    Prima di concludere questa presentazione bene evidenziare che nel campo delle apparecchiature per la produzione di telai, come nel settore delle macchine serigrafiche per la stampa su oggetti e par-ticolarmente per la stampa su supporti cartacei e plastici, lindustria italiana non seconda a quella delle nazioni pi industrializzate, nelle quali gli impianti di nostra produzione sono diffusi e considerati al massimo. Lo stesso dicasi di vari prodotti accessori che danno luogo ad un costante flusso di esportazione, mentre le importazioni sono li-mitate ormai nel campo degli inchiostri e degli smalti, nonch dei tes-suti fini e di quelli in acciaio inossidabile, essendosi resa ormai la no-stra Serigrafia quasi autosufficiente.

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  • 2.0 Preparazione della matrice con metodo analogico (foto chi mico diretto): flussogramma operativo

    Nonostante l'avvento dei sistemi CTP in molte tecniche di stam-pa (offset, rotocalco, flessografia e ultimamente anche serigrafia), la preparazione dei telai serigrafici si basa ancora molto su metodi ana-logici che prevedono la produzione di pellicole di selezione. I costi sono minori e la qualit buono. Ecco perci in sintesi il flussogramma ope-rativo per l'ottenimento del telaio fino ad arrivare alla fase di stampa.

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    Originale: analisi

    Bozza definitiva

    CTF: pellicole (selezione colori)

    Stesura emulsione fotosensibile

    Essiccamento

    Esposizione

    Sviluppo

    Essiccamento

    Ritocco

    Mascheratura

    Stampa

    Progettazione e realizzazione PC

  • 2.1 Il flussogramma operativo (in sentesi)

    Originale: soggetto da riprodurre.

    Progettazione e realizzazione a PC: dopo l'analid dell'originale, alcuni schizzi-disegni preparatori che si affrontano nel caso si voglia elabora-re loriginale di partenza, allo scopo di studiare i colori e le forme dello stesso. Seguer la realizzazione pratica a computer attraverso l'uso di software preferibilmente vettoriali (Adobe Illustrator) e bitmap (Adobe Photoshop). L'uso di un software di impaginazione non richiesto vista la tipologia di originali-soggetti che normalmente si riproducono.

    Bozza definitiva: la riproduzione definitiva in colori e dimensioni rea-li di ci che si intende stampare. Generalmente viene eseguita attra-verso stampanti digitali. Ha due scopi fondamentali: creare unidea precisa di quello che poi lo stampatore andr a produrre; essere la ba-se da cui ricavare le diapositive per la selezione cromatica.

    CTF: creazione pellicole: in serigrafia, cos come in qualunque altro sistema grafico, per preparare la matrice di stampa necessaria a ripro-durre limmagine in gran numero di copie indispensabile partire dalle pellicole (qualora non si usi direttamente un sistema CTP). La tecnica utilizzata per preparare le pellicole prevede l'uso di un sistema CTF (fotounit).

    La diapositiva fotografica si ottiene esponendo il materiale par-tendo sensibile direttamente da file realizzati a computer con i tradi-zionali software DTP. La realizzazione di pellicole di selezione perfette ha un ruolo importante ai fini della qualit del lavoro.

    2.2 La stesura dellemulsione sensibile

    Lap plicazione della gelatina al tessuto del quadro da stampa si effettua tenendo il quadro in posizione verticale e legger mente inclina-to verso loperatore, per mezzo di una spatola cava si applica un primo strato allesterno del quadro e subi to dopo un altro strato allinterno. Dopo di che si porta il quadro allessiccazione avendo cura di tenere lo stesso in posizione orizzontale per evitare il formarsi di gocce. Lo spessore dello strato , in certa misura, regolabile e dipende dalla for-ma della spatola, dalla sua velocit di movimento dal basso verso lalto e dalla pressione che questa esercita contro il tessuto durante lappli-cazione.

    Operando con una spatola a bordo affilato ed esercitando una notevole pressione si otterr una pellicola molto sottile; al contrario, operando con una spatola a bordo arrotondato, procedendo lentamen-te ed esercitando poca pressione si otterr una pellicola di maggior spessore. La gelatina per telai serigrafici diretti unemulsione colloi-dale a base di alcool polivinilico e di acetato di polivinile di colorazione

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  • e viscosit variabile in ragione delle sue caratteri stiche e della casa che le produce.

    La gelatina di per se stessa non sensibile alla luce, perci as-sieme ad essa viene fornito un sensibilizzante da aggiungere al mo-mento delluso.

    La ragione per cui la gelatina viene fornita con il sensibiliz zante a parte dovuta al fatto che una volta preparata le mulsione, la sua sen-sibilit di circa un mese, dopo di che tende ad alterarsi mutando le proprie caratteristiche; mentre la gelatina non sensibilizzata e mante-nuta in luogo fresco, ha una durata praticamente illimitata.

    Come sensibilizzanti vengono impiegate soluzioni di DIAZOCOM-POSTI. Queste gelatine non sono inquinanti.

    Alla gelatina si miscela il sensibilizzante avendo cura di amaIga-mare alla perfezione i due prodotti, dopo di che si lascia riposare per circa 15 minuti in modo che le bolle daria even tualmente formatesi durante la miscelazione vengano a galla e scompaiono.

    Essiccamento: quando Io strato sensi bile stato applicato, il quadro deve essere messo ad essicca re. Lessiccamento pu avvenire a tem-peratura ambiente o in un armadio essiccatore o, semplicemente, con laiuto di un asciugacapelli. In ogni caso il quadro dovr essere tenuto in posizione oriz zontale, tessuto verso lalto, al riparo della luce. La temperatura di essiccamento non dovr superare i 40C per evitare un indurimento prematuro di natura termica.

    2.3 Lesposizione

    Il quadro da stampa essiccato deve essere ora impressionato. Loperazione consiste nel porre una pelli cola, fotografica o manuale o ad intaglio, a contatto con la superficie sensibile del quadro da stampa ed esporre succes sivamente il tutto ad una forte sorgente di luce atti-nica. per indispensabile che il contatto tra la pellicola e lemul sione sia perfetto.Lemulsione sensibile o gelatina ha la propriet di sciogliersi in acqua; se per viene esposta a luce UV subisce un processo di indurimento e perde tale caratteristica.

    Pertanto, se si espone ad una forte sorgente di luce una dia-positiva, a contatto con una gelatina, le parti trasparenti della diaposi-tiva si lasceranno attraversare dalla luce, con conseguente indurimen-to dello strato sensibile corrispondente: le altri parti di gelatina, protette dalle zone opa che della diapositiva, conserveranno la loro ca-ratteristica solubilit allacqua.

    La pi efficiente sorgente di luce sempre la lampada ad arco, la quale, per effetto dellelevata attinicit ed intensit luminosa consente una maggiore penetrazione del flusso luminoso nello strato di gelati-na, indurendolo completamen te con conseguente maggior resistenza del quadro da stampa e miglior definizione della riproduzione.

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  • Tuttavia si ottengono buoni risultati anche utilizzando lam pade agli alogenuri, a vapori di mercurio o al quarzo-iodio.

    2.4 Il tempo di posa (esposizione)

    Il tempo di posa determinato dal tipo di sorgen te luminosa di-sponibile, dalla distanza tra questa ed il telaio, nonch dal tipo di tes-suto con il quale il telaio da esporre stato montato.

    I tessuti a maglia larga richiedono tempi di posa pi lunghi dei tessuti a maglia pi fitta; cos pure i telai montati in seta e quelli mon-tati in acciaio richiedono tempi di posa molto maggiori di quelli monta-ti con nylon e poliesteri.

    perci consigliabile compilare, facendo delle prove, una tabella dei tempi in base al tipo di illuminazione di cui si dispone, alla distanza ed al tipo di tessuto impiegato. Bisogna tenere presente oltretutto, nel caso si impieghi una luce puntiforme (arco o lampada), che la distanza della fonte luminosa deve essere tale da permettere una esposizione uniforme su tutta la superficie del telaio: per ottenere ci questa di-stanza deve essere pari alla misura della diagonale del telaio da espor-re. Ad esempio: misura telaio cm 30 x 40 - diagonale cm 50: distanza luce-telaio cm 50.

    Certamente usando tale sistema dover fare i calcoli diventa poco pratico, perci si stabilisce una distanza fonte luce-telaio e la si man-tiene invariata. Logicamente bisogna stabilire la distanza in rapporto ai telai di formato maggiore impiegati normalmente. Cos se il formato massimo usato di cm. 50 x 80 bene fissare la distanza a cm. 95 (la diagonale) in modo che anche nel caso in cui si debbano esporre telai di formato in feriore la luce risulti ben distribuita ed uniforme su tutta la superficie. Anche la fonte di luce da impiegare deve ovviamente es-sere sempre la medesima. In questo modo due dei tre fattori rimango-no costanti, per cui lunica variabile resta il tessuto

    Ridotte al minimo le complicazioni, per determinare lesatto

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    cm.50

    cm.50

    cm.30

    cm.40

  • tempo di posa il sistema pi semplice quello di esporre un telaio, accoppiato ad una diapositiva che riproduca dei tratti abbastanza sotti-li, copren done gradualmente tre o quattro settori, in modo da determi-nare una gamma di esposizioni sullo stesso telaio e verificare poi il tempo che ha dato il miglior risultato; analogamente a quanto avviene nella stampa in fotografia per lesposizione nellingrandimento.

    2.5 Lo sviluppo

    Dopo lesposizione il telaio viene sviluppato con acqua fredda o legger-mente tiepida, ed in questo momento che si accerta se il tempo di posa adottato esatto.

    Per lo sviluppo si procede nel modo seguente: si bagna abbondante mente il telaio con acqua su entrambi i lati onde ottenere che le zone protette dalla diapositiva che formano il disegno, si sciol-gano; quindi si spruzza con un getto dacqua vigoroso (la cornetta della doccia va benissimo) fino a quando i tratti del soggetto si spogliano completamente dei residui di emulsione trattenuti tra le maglie del tessuto.

    Dopo avere ancora risciacquato con acqua buona norma tam-ponare le due facce del telaio con una pelle di daino in modo da toglie-re lacqua eccedente. Si passa poi ad essiccare il telaio nellapposito armadietto, op pure anche allaria libera poich questo essiccamento non richiede di es sere effettuato al buio.

    Si accennato sopra che durante lo sviluppo che si ha la con-ferma della esatta esposizione. Infatti quando un telaio esposto correttamen te le parti di emulsione protette dalla diapositiva vengono asportate age volmente ai primi vigorosi getti dacqua, mentre le altre zone colpite dalla luce devono rimanere compatte al tatto.

    Nel caso di sottoesposizione le zone colpite dalla luce rimangono visci de al tatto, soprattutto sulla faccia interna, e ad uno sfregamento con i polpastrelli lemulsione tende a sciogliersi. Questo dovuto al fatto che, a causa della poca esposizione, la luce ha impressionato solo in super ficie lemulsione mentre in profondit, cio sulla faccia interna del te laio, essendo giunta una quantit di luce insufficiente, non si potuto verificare, o si verificato solo in parte, quel processo di modifi-cazione molecolare che rende insolubile nellacqua lemulsione colpita dalla luce. Nel caso invece di sovraesposizione, cio eccesso di tempo di posa, si hanno difficolt nellasportare lemulsione dalle zone protet-te dalla pellicola positiva e per riuscire in tale operazione necessario insistere con vigorosi getti dacqua cercando di rimuoverla: questo in-dica che il te laio ha subito unesposizione troppo lunga. Va ricordato comunque che quasi tutte le emulsioni per matrici dirette hanno una notevole latitudine di posa (intervallo di tempo esposizione), cio anche sbagliando del 20/25% il tempo di posa, sia in sottoesposizione che in sovraesposizione, pos sibile ottenere ugualmente un risultato accet-tabile.

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  • Ricordiamo infine che le case produttrici di emulsioni forniscono in ge nere alcuni dati in riferimento al tempo di posa, alla distanza ed alla qualit della luce in modo da facilitare la ricerca della esatta espo-sizione.

    2.6 Difetti riscontrabili durante lo sviluppo: cause e rimedi

    1) Durante lo sviluppo la gelatina si scioglie completamente su tutta la superficie della matrice:esposizione assolutamente insufficiente (aumentare almeno 4 volte il tempo di posa).

    2) Durante lo sviluppo la gelatina viscida nella parte interna del te laio e si scioglie al tatto:a) esposizione insufficiente (aumentare di circa il doppio la posa).b) impiego di acqua troppo calda per lo sviluppo del telaio. I telai van no

    sviluppati con acqua fredda oppure leggermente tiepida 30/4O circa.

    3) Durante lo sviluppo risulta difficoltoso "spogliare" i tratti fini:a) il telaio stato sovraesposto. Nei casi di leggera sovraesposizione e dove solamente nei tratti fini si incontrano difficolt di spoglio possi-bile ottenere un discreto risultato mediante limpiego di acqua calda (70-80 C) per lo sviluppo.

    4) Durante lo sviluppo alcune zone della matrice non si "spogliano":il telaio stato fatto asciugare vicino a una fonte di calore troppo eleva-ta. Il caldo danneggia la gelatina indurendola e rendendo quindi im-possibile lesecuzione della matrice. Gli armadietti o forni per les-siccamento non devono superare i 40 C e quando il telaio asciutto se non possibile effettuare subito lesposizione, bisogna riporlo in un po sto ai riparo della luce ed a temperatura ambiente.

    5) Durante lo sviluppo la matrice non si "spoglia" assolutamente in nessuna zona:a) decorso troppo tempo dal momento in cui il telaio stato sensi-bilizzato al momento dellesposizione. Con quasi tutte le gelatine al bi cromato possibile effettuare lesposizione entro 24 ore circa dal momento della sensibilizzazione, senza che si verifichino sbalzi note-voli di sensi bilit; dopo questo termine gradualmente la gelatina perde le sue ca ratteristiche di sensibilit alla luce e si indurisce in maniera compatta impedendo cos lesecuzione del telaio. Naturalmente tutto ci non av viene con le gelatine al diazo.b) il telaio ha preso luce prima dellesposizione oppure non stato fat-to essiccare al buio.c) il telaio stato fatto essiccare in un ambiente troppo caldo.d) il telaio stato molto sovraesposto.

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  • Ritocco e nastratura: essiccato il telaio, si procede ad un eventuale ri-tocco ed alla nastratura di protezione in prossimit dei legni, dopo di che il telaio pronto per essere impiegato in stampa.

    I telai serigrafici, realizzati con il metodo diretto, sono resistenti a tutti i solventi ad eccezione dellacqua, perci in sede di stampa si possono impiegare sia inchiostri a base di acquaragia, sia inchiostri a base di solventi forti (vinilici, cellulosici ecc.). Nel caso per si dovesse-ro im piegare inchiostri allacqua sar necessario preparare la matrice del telaio con delle speciali emulsioni con catalizzatore. Luso di queste emulsioni quasi del tutto simile a quello appena descritto salvo lap-plicazione sulla matrice gi incisa dellapposita sostanza catalizzante effettuata a spruzzo, con pennello o in bacinella che rende insolubile a tutti i solventi, acqua compresa, la matrice del telaio.

    Recupero dei telai: tutte le matrici dei telai serigrafici eseguiti sia con il metodo diretto che con quello indiretto, sono recuperabili: infatti im-mergendo per 5-10 minuti il telaio in una vaschetta contenente ipoclo-rito di sodio (candeg gina) per le emulsioni al bicromato, oppure di so-dio metaperiodato per quelle al diazo; quindi spruzzando energicamente con un getto dacqua si ottiene il completo scioglimen-to della matrice ed il telaio rimane, dopo averlo fatto asciugare, con il tessuto pulito, pronto ad accogliere unaltra matrice.

    I telai eseguiti in seta (non pi utilizzati), invece, non sono recu-perabili poich a contatto con lipoclorito di sodio il tessuto si danneg-gia irreparabilmente, cos come i telai catalizzati che sono resistenti a tutti i solventi e quindi an che allipoclorito di sodio che la sostanza recuperante per eccellenza.

    3.0 La stampa

    3.1 Il registro

    Vi sono diversi sistemi per preparare il registro ed ogni stampa-tore, per abitudine, generalmente impie ga sempre lo stesso.

    Prima di spiegare un sistema per fare il registro, occorre una premessa: consideriamo di avere a disposizione, per effettuare il no-stro lavoro, una piccola attrezzatura, la pi semplice. Vediamo di de-scriverla: abbiamo una base di stampa consi stente in una tavola di le-gno perfettamente levigata di for mato cm. 50 x70 sulla quale, in due angoli vicini tra loro, sono sistemate verticalmente due colonnine; tra queste, imprigionato in blocchetti scorrevoli sulle colonnine stesse vi un alberino cilindrico che, mediante una boccola, porta un braccio ter-minante con un morsetto; si potr bloccare il telaio prendendolo su un listello della cornice; inoltre se il morsetto indipendente dal braccio si possono fare spostamenti anche con il telaio gi morsettato.

    Con questo tipo di attrezzatura (in seguito faremo una rasse gna

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  • esauriente delle macchine da stampa) ci accingiamo a fare il registro del primo colore da stampare sulla nostra tar ghetta.

    Si prende la diapositiva impiegata per lesecuzione (del primo telaio e la si colloca sulla targhetta nella posizione voluta, fer mandola con del nastro adesivo; poi la stessa targhetta viene fissata, sempre con del nastro adesivo, alla base di stampa.

    A questo punto si prende il telaio col quale effettuare la stampa e, appoggiandolo con il tessuto sulla targhetta, si fa coincidere la ma-trice con la sua diapositiva fissata sulla tar ghetta stessa (operazione questa molto semplice per la tra sparenza della matrice). Quando la matrice coincide perfet tamente con la diapositiva, si blocca il telaio prendendolo su di un lato con il morsetto. Se poi la base di stampa che si utilizza dispone di due morsetti, questa operazione risulta facilitata.

    Abbiamo cos ottenuto che il telaio si possa alzare ed abbas sare sempre nellesatta posizione rispetto alla targhetta fissata alla base di stampa: ora dobbiamo fissare sulla base di stampa delle tacchette (re-gistri) che fermino la targhetta su due lati in squadra in modo da ga-rantire a tutte le altre targhette da stampare lesatta posizione della prima sulla quale stata fatta la centratura. chiaro che lo spessore delle tacche, o squadre, non devessere superiore a quello delloggetto da stampare altrimenti si avrebbe difficolt ad ottenere una buona stampa e si rischierebbe di danneggiare il telaio; nello stesso tempo, per, devono essere di uno spessore sufficiente da permettere una agevole e precisa puntatura a regi stro.

    Lideale perci sarebbe di poter disporre di tacchette di vari spes-sori per poter usare quelle pi adatte al lavoro in corso, oppure di im-piegare delle squadrette, ricavate da un spazio dello stesso materiale da stampare, e fissarle al piano della base di stampa con del nastro biadesivo. Dopo aver ben col locato le tacchette di registro contro i due lati della targhetta portante la diapositiva, il registro praticamente fatto, abbiamo cio ottenuto di poter effettuare la stampa in una deter-minata posizione su tutte le targhette.

    Naturalmente questo solo un modo di fare il registro, vi sono altri sistemi anche in relazione al tipo di attrezzatura che si dispone per effettuare la stampa, ma limportante , ripetiamo ancora una vol-ta, di ottenere le stampe nella stessa identica posizione.

    3.2 Il fuori contatto

    Dopo aver fatto il registro, prima di effettuare la stampa bisogna determinare il fuori contatto, cio fare in modo, per mezzo di alcuni spessori sistemati sotto i listelli che, tra il tessuto del telaio e la tar-ghetta da stampare vi sia uno spazio vuoto di un paio di millimetri cir-ca. Questo spazio di fuori contatto ha lo scopo di permettere allinchio-stro di attraversare le maglie del tessuto e depositar si sulloggetto sottostante ottenendo cos una stampa migliore e senza sbavature.

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  • Il fuori contatto naturalmente cambia in base al formato della stampa; se per una stampa di piccolo formato sono suf ficienti un paio di millimetri, per eseguire una stampa di grande formato sono necces-sari circa 7/8 millimetri.

    3.3 Il passaggio a vuoto

    Effettuata la stampa si alza il telaio ed spesso opportuno effet-tuare il passaggio a vuoto, cio riportare linchiostro per mezzo della racla, passando sulla matrice, nella posizione di partenza in modo da formare uno strato di inchiostro su tutta la superficie della matrice stessa

    Questa operazione ha lo scopo di evitare che linchiostro si asciu-ghi tra le maglie del tessuto, soprattutto nei tratti molto fini della ma-trice o se stato impiegato per lesecuzione del telaio un tessuto a maglie molto fitte.

    Infatti durante la stampa linchiostro, passando attraverso la ma-trice, lascia un leggerissimo deposito e poich essicca rapidamente non permette un buon passaggio di tinta nella successiva stampa. Con il passaggio a vuoto invece, si forma tra le maglie del tessuto un note-vole strato di inchiostro che abbisogna di un certo tempo per essiccare in tutto il suo spessore.

    Questo d alloperatore il tempo necessario per togliere la tar-ghetta stampata, posizionarne a registro unaltra, ed effettuare una nuova stampa senza difficolt, in quanto linchiostro sar ancora mor-bido e passer agevolmente tra le maglie del tessuto.

    3.4 La diluizione dellinchiostro

    Al momento di effettuare la stampa bisogna accertarsi della giu-sta diluizione dellinchiostro. Va subito detto che non esiste la percen-tuale ottimale di diluente da aggiungere poich in base al lavoro da compiere meglio a volte impiegare linchiostro piuttosto denso men-tre in altri casi opportuna una fluidit maggiore per ottenere buoni risultati. Soltanto lesperienza, fatta con anni di attivit, potr far da guida. In ogni modo una densit leggermente maggiore di un olio per lubrificazione dei motori dautomobile.

    3.5 La stampa

    A diluizione effettuata si procede come segue: si versa una certa quantit di inchiostro sul telaio, che praticamente funge da calamaio, si abbassa il telaio sulla targhetta, preventivamente posizionata contro le tacche di registro, si raccoglie un po di inchiostro con la racla, (che sar di misura leggermente maggiore della matrice cos da effettuare

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  • la stampa con un solo passaggio) ed, esercitando con essa una pres-sione costante ed uniforme, si effettua la passata di stampa con movi-mento regolare, senza interrompersi, in modo da passare su tutta la superficie della matrice tirando verso di s la racla.

    Durante la passata di stampa la pressione, che viene esercitata per mezzo della racla, fa aderire il tessuto alla targhetta facendo depo-sitare linchiostro. Se lo spazio di fuori contatto predisposto esatto vedremo che il tessuto, per via della sua elasticit (questo un motivo per tendere molto bene il tessuto durante il montaggio del telaio) si stacca dalla targhetta dopo il passaggio della racla. Se questo avanza-mento del distacco del tessuto avviene in modo regolare, dopo il pas-saggio della racla, indice, oltre che dellesatto fuori contatto, anche dellesatta densit dellinchiostro; se, al contrario, il distacco del tes-suto avviene in modo irregolare, oppure non avviene affatto, vuole dire che il fuori contatto insufficiente o che linchiostro troppo denso e sicuramente, la stampa avr delle imperfezioni.

    Controllando la stampa appena ottenuta possiamo verificare ul-teriormente se tutto in ordine; infatti nel caso di uneccessiva dilui-zione dellinchiostro oppure di troppo spazio di fuori contatto avremo quasi certamente delle sbavature.

    Quando invece linchiostro troppo denso la stampa, presenta in genere, una superficie granulosa a buccia darancio, e ci perch lin-chiostro, insufficientemente diluito, viene strappato dalle maglie del tessuto al momento del distacco di fuori contatto e non riesce a disten-dersi convenientemente.

    3.6 Pulizia del telaio

    Terminata la stampa di tutte le targhette sar necessario pulire accu ratamente il telaio affinch possa essere impiegato per una even-tuale ripetizione dello stesso lavoro oppure per essere recuperato per lincisione di una nuova matrice. Va ricordato che ben difficilmente possibile riutilizzare un telaio non pulito a fine stampa.

    La pulizia si effettua recuperando linchiostro avanzato nel telaio alla fine della stampa (tranne quelli a due componenti, tutti gli altri inchio stri sono conservabili) poi con uno straccio imbevuto del medesi-mo di luente impiegato per la diluizione dellinchiostro oppure di un apposito solvente per lavaggio, si rimuovono, strofinando delicatamen-te, tutte le tracce di inchiostro; infine con uno straccio asciutto si puli-sce il telaio dalle eccedenze di solvente. importantissimo eseguire bene la pulizia poich proprio in questo momento che si pu danneg-giare ir reparabilmente il telaio. Capita infatti che per il lavaggio venga impiegato del solvente nitro: in questo caso indispensabile accertarsi che si tratti di un solvente nitro antinebbia, il quale non igroscopico, cio non si carica dellumidit atmosferica; in caso con trario, la misce-la di solvente e umidit (acqua) scioglie molti tipi di ge latina usati per lesecuzione delle matrici, danneggiando cos il telaio. Per la stessa

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  • ragione bisogna accertarsi che gli stracci da impiegare per la pulizia non vengano tenuti in un posto umido e che al momento del luso siano perfettamente asciutti.

    Occorre ricordare inoltre che il solvente che pulisce il telaio, perci bisogna impregnare bene con esso lo straccio quindi strofinare delicata mente e non strofinare energicamente con uno straccio poco imbevuto.

    Anche nel caso si debba effettuare una pausa prolungata della stampa (intervallo di mezzogiorno o qualsiasi altro motivo) necessa-rio effet tuare la pulizia del telaio; in questo caso bisogna tenere il tela-io mor settato alla base di stampa in modo da riprendere poi la lavora-zione mantenendo la messa a registro di partenza.

    Nel caso invece, durante la stampa, ci si debba fermare un mo-mento e che, nonostante il passaggio a vuoto, linchiostro asciughi ugualmente nella matrice, allora non sar necessario raccogliere tutto linchiostro dal telaio per effettuare la pulizia, ma baster strofinare con uno strac cetto imbevuto di solvente la parte inferiore della matrice in modo da far rinvenire linchiostro asciugatosi tra le maglie del tes-suto, togliere poi con uno straccio asciutto leccedenza di solvente e infine riprendere la stampa.

    Per la stampa del secondo colore necessario attendere che il primo co lore stampato sia perfettamente asciutto; trascorso questo tempo (che sar condizionato dallinchiostro usato) si ripete la medesi-ma operazione di registro compiuta per la stampa del primo colore posizionando la diapositiva impiegata per lesecuzione del secondo te-laio su una targhetta gi stampata e a registro con il colore precedente.

    4.0 La stampa darte

    Questo argomento viene trattato per due motivi. Il primo di or-dine pratico: riuscire a far comprendere quello che possibile ottenere nel campo della riproduzione darte con il sistema serigrafico, propo-nendo alcuni lavori e spiegando le varie tecniche impiegate. Si comple-ta cos il discorso tecnico dedicato alla stampa. Il secondo motivo cercare di capire il grande interesse suscitato recentemente presso gli artisti da quella che, soprattutto in Europa, veniva considerata una tecnica per limballaggio.

    Questo interesse dovuto prima di tutto alla continua ricerca da parte degli artisti contemporanei di mezzi di espressione nuovi ed an-che di rottura, attraverso i quali fare dellarte. In secondo luogo dovu-to alla scoperta che, con questo sistema, lartista non pi legato alla carta od alla tela, ma libero di esprimersi, anche solamente a livello grafico, su altri materiali come il ferro, il legno, ed anche loro e lar-gento.

    Che cosa la serigrafia darte? E quando si pu chiamare, una stampa, serigrafia darte?

    doveroso a questo punto fare delle classificazioni o alme no

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  • suddividere in gruppi di qualit la serigrafia darte: al pi alto livello va messa la serigrafia originale, poi la riproduzione darte.

    4.1 La serigrafia originale

    Con questo termine si intende lintera opera composta da una serie di multipli numerati e firmati dallartista, dei quali non esistono altre copie che non siano le prove di stampa (queste in numero non superiore al dieci per cento dellintera tiratura e comunque numerate differentemente dal resto della tiratura stessa) e dove: sia il telaio che gli eventuali bozzetti, occorsi per la realizzazione dellopera, siano sta-ti distrutti, a stampa avvenuta.

    Tutto questo ovviamente deve essere rispettato dagli editori e dai galleristi, i quali dovrebbero rilasciare al momento della vendita di un esemplare o dellintera opera un certificato dove si garantisce che non esistono ulteriori copie, oltre quelle dichiarate, neppure su altri tipi di materiale. Se ci non avvenisse, si cadrebbe a livello di inganno ed a volte di truffa vera e propria.

    Del termine serigrafia originale, non per questo aspetto pi che altro giuridico e commerciale che ci interessa, bens il reale valore di unopera.

    La serigrafia originale infatti la sola che abbia un assoluto valo-re creativo per lartista, il quale esegue il telaio o per lo meno il disegno (che poi il serigrafo trasporta chimicamente o con qualsiasi altro siste-ma sul telaio) per realizzare lopera, che cos potr essere considerata alla pari di altre tecniche di incisione. Abbiamo detto che lartista ese-gue il disegno, ed importante che quel disegno nasca gi per essere realizzato con il sistema grafico, cio sfruttando quelle che sono le ca-ratteristiche e le possibilit proprie del sistema.

    Questo un fatto di grandissima importanza, perch una seri-grafia originale abbia un effettivo e reale valore e non solo quello della firma, seppur famosa, che porta.

    Capita spesso, purtroppo, che molti artisti si avvicinino al proce-dimento serigrafico senza conoscerlo e senza preoccuparsi tanto delle infinite possibilit di creazione che esso offre, quanto dei suoi limiti; per loro sufficiente eseguire un disegno qualsiasi che poi affidano al serigrafo; il serigrafo lo produce e alla fine lartista vi appone la firma, ma la stampa finale ovviamente sar spesso tuttaltro che fedele allopera di partenza, eseguita magari ad acquerello o con altra tecnica che con il sistema serigrafico non possibile riproporre, proprio per-ch questo ha caratteristiche tecniche espressive e di struttura, del tutto diverse. Una simile opera, anche se verr poi distrutto il bozzetto originale e verranno rispettate tutte le regole editoriali, avr solo valore commerciale per la firma che porta.

    Con tutto ci non vogliamo di certo coinvolgere lartista nel tecni-cismo e affermare che questi debba necessariamente spendere le proprie energie nella soluzione dei problemi creativi che, essendo nu-

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  • merosi e di vario tipo, inevitabilmente lo bloccherebbero, facendogli perdere spontaneit ed estro. Sono tuttavia indispensabili una buona conoscenza dei procedimenti e una stretta collaborazione, quasi un affiatamento, con il serigrafo. Questi, grazie alla propria esperienza e capacit, dovr assumersi la piena responsabilit della parte realizza-ta, in tutti i suoi aspetti; dovr dire allartista quali risultati si possono ottenere e fino a che punto si pu arrivare procedendo in un determi-nato modo; insomma dovr consigliarlo e derigerlo, attraverso le varie fasi operative, sino al risulato finale.

    Proviamo a pensare ad un artista che, dopo aver realizzato sul supporto trasparente il disegno, si trovi di fronte ai problemi deposi-zione che una certa emulsione richiede per tra sportate quel disegno sul telaio: probabilmente dovr rifare alcune volte il telaio, poich una volta sar stato sottesposto, unaltra volta non gli sar riuscito di otte-nere i tratti con la stessa nitidezza del disegno e cos via. Il serigrafo invece sar in grado di superare nel migliore dei modi le difficolt, ricor rendo ai materiali pi adatti che la sua esperienza gli suggerisce; ad esempio impiegando un tessuto pi lungo per il telaio ed un inchio-stro particolare l dove sa che lartista vuole un colore ben saturo o con un tratto di un certo rilievo ecc. ecc. La collaborazione tra artista e se-rigrafo perci deve essere assoluta, ed il compito del serigrafo diventa veramente deli cato, poich deve dirigere senza sovrapporsi, realizzare ed aiutare lartista senza deviarlo dai suoi intendimenti; meglio, deve capirne, interpretarne il pensiero e lo stile di espres sione: solo cos si avr unopera di un certo valore.

    4.2 La riproduzione darte

    Esiste unaltra questione che spesso divide i cultori e i critici nel giudicare una stampa serigrafica: il miglior valore attri buito ad una stampa realizzata con un sistema manuale e diretto dallartista sul te-laio, rispetto alle stampe realizzate con telaio la cui matrice stata ottenuta con un procedimen to fotochimico: vediamo perci di che si tratta.

    Per eseguire un telaio abbiamo visto che normalmente si usano due sistemi, quello ad intaglio (tecnica manuale ormai superata), op-pure quello che comporta lesecuzione di una pellicola positiva fotogra-fica, che viene poi impiegata per ottenere la matrice del telaio median-te un procedimento fotochimico.

    Vi per unaltro sistema, usato quasi esclusivamente nel cam-po delle stampe darte, ed quello di eseguire la matrice del telaio di-rettamente e manualmente sul tessuto del telaio. Per ottenere una matrice di questo tipo in genere si procede cos: si prende una matrice montata con il tessuto desiderato, che viene accuratamente sgrassato e pulito, quindi con una matita litografica, o con una matita o un inchio-stro grasso, si esegue direttamente sul telaio il disegno; si stende poi su tutta la superficie del tessuto uno speciale liquido di riempimento,

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  • che per non aderisce nelle zone protette della matita grassa, le quali vengono successivamente disciolte con un apposito solvente, lascian-do libere, nella zona del disegno, le maglie del tessuto, che diventano cos le parti stampanti della matrice.

    Questo sistema di preparazione della matrice, per il fatto che lartista stesso che interviene direttamente sul tessuto ese guendo il disegno (le altre operazioni - montaggio, riempi mento ecc. - sono con-tingenze tecniche delle quali si occupa il serigrafo), viene considerato da molti di maggiore valore, se non addirittura lunico ad avere valore artistico, rispetto alle altre prassi in cui lautore lavora fuori telaio, cio esegue la diapositiva su un supporto trasparente che viene trasporta to con procedimento fotomeccanico sul telaio.

    Ci sbagliato per due moti vi: primo, perch anche nel caso che lautore lavori fuori telaio, limpronta dellopera gi decisamente per-sonalizzata e il procedimento fotochimico non niente altro che il tra-sporto meccanico della sua opera sul telaio, al fine di ottenere la stampa. Secondo motivo, vivendo in una era tecnologica, sarebbe as-surdo non utilizzare i vari mezzi tecni ci a disposizione. Quindi lartista deve essere libero di usare il sistema a Iui pi congeniale, o che ritiene pi adatto per raggiungere un risultato che sia lespressione del suo momento creativo, anche mediante elaborazioni fotografiche, come solarizzazioni, sgranature ecc. o limpiego di reti ni; tutto ci non smi-nuisce lopera, poich il ricorrere a que sti mezzi permette allartista di creare quegli effetti che desi dera.

    5.0 Gli inchiostri

    Accennando alla lavorazione delle maschere abbiamo pratica-mente introdotto il discorso sugli inchiostri ed appare subito chiaro che gli inchiostri serigrafici debbano possedere, oltre alle caratteristi-che generali di densit e fine macinazione del pigmento per assicurare il passaggio attraverso le maglie del tessuto del telaio), anche caratte-ristiche specifiche che variano nei vari tipi in base al materiale sul quale vanno stampati.

    interessante evidenziare che in serigrafia bisogna impiegare un inchiostro differente per ogni tipo di materiale sul quale stampare; perci linchiostro usato per decorare il polistirolo, nella lavorazione delle maschere, non pu essere utilizzato per stampare ad esempio dei cartelli di metallo poich, al minimo attrito, verrebbe screpolato non avendo alcuna possibilit di ancoraggio sul metallo.

    Gli inchiostri serigrafici si possono dividere in quattro grandi gruppi, secondo il loro tipo di essiccamento ed il modo di ancorarsi al materiale di fondo:-inchiostri ad essiccamento per evaporazione del solvente;-inchiostri ad essiccamento per ossidazione;-inchiostri ad essiccamento per polimerizzazione;-inchiostri ad essiccamento per mezzo di raggi U.V.

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  • 5.1 Inchiostri ad essiccamento per evaporazione del solvente

    A questo gruppo appartengono tutti quegli inchiostri che hanno la propriet di aggredire il materiale sul quale sono stampati in modo che, evaporato il solvente in essi contenuto, il pigmento rimane incor-porato al materiale stesso. Perci vi appartengono: gli inchiostri vinili-ci per la stampa su vipla e materiali a base di cloruro di polivinile, gli inchiostri cellulosi per i materiali a base di cellulosa, gli inchiostri acrilici per i materiali come polistirolo, polistirene e tutte le resine acriliche.

    Bisogna dire per che queste classificazioni sono abbastanza elastiche sia per la differenza di composizione esistente tra vari mate-riali dello stesso tipo (differenza dovuta alla casa che li produce) sia per la composizione degli inchiostri. Si pu verificare perci che un inchio-stro vinilico si ancori perfettamente su del polistirolo, cos come un inchiostro cellulosico aderisca perfettamente ad una lastra di allumi-nio anodizzato.

    A questo punto viene spontaneo pensare che il serigrafo si trovi in grosse difficolt quando si accinge ad effettuare la stampa. Ci vero solo in parte poich le case produttrici di inchiostri serigrafici compilano ampie e dettagliate tabelle per il corretto impiego dei loro prodotti sui vari materiali esistenti. Tuttavia anche vero che, come accennato in precedenza, per via della differenza che pu esistere, per esempio, fra due tipi di polistirolo prodotti da case diverse, sempre meglio effettuare delle prove di stampa prima di iniziare una produzio-ne. Gli inchiostri ad essiccamento per evaporazione trovano il loro im-piego anche su materiali come legno, masonite, faesite, carta, cartone, ecc. in questo caso, per, non si presentano problemi essendo questi materiali tutti pi o meno assorbenti; perci non necessario aggre-dirli e la scelta di un inchiostro al posto di un altro dettata dalle esi-genze di opacit o lucentezza, coprenza, flessibilit che un particolare lavoro richiede. Il tempo di essiccamento di questi inchiostri abba-stanza breve e si aggira dai 4 - 5 minuti ad un massimo di circa unora nei tipi pi lenti, ricordando che per tempo di essiccamento s intende il tempo impiegato dallo strato di inchiostro stampato ad essere fuori polvere, come si dice in gergo, cio quel lasso di tempo dopo il quale possibile manipolare loggetto stampato. La diluizione avviene nor-malmente per mezzo di solventi forti come isoforone, cicloesanone, solventi nitro, ecc., oppure con delle miscele degli stessi.

    5.2 Inchiostri ad essiccamento per ossidazione

    Sono quelli che normalmente vengono denominati inchiostri grassi o smalti. Sono inchiostri che si diluiscono con acquaragia mine-rale, ed i suoi derivati, e non aggrediscono il materiale sul quale vengo-no stampati, ma, ossidandosi, si induriscono offrendo ottime caratteri-stiche di ancoraggio. Il loro tempo per andare fuori polvere in genere

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  • molto lento (per vengono prodotti per particolari esigenze anche smalti a rapido essiccamento) e si aggira dalle 6 alle 8 ore; ma per ga-rantire un ottimo ancoraggio e resistenza al graffio necessario atten-dere anche 48 - 56 ore secondo lo strato di inchiostro che stato stam-pato.

    Questo fenomeno dovuto al fatto che, essendo lento il processo di ossidazione, ne cessario parecchio tempo affinch lo strato di in-chiostro stampato si ossidi e indurisca in tutto il suo spessore (e logi-camente pi spessore stato stampato pi tempo necessario) of-frendo cos unottima caratteristica di resistenza al graffio. Per questa loro caratteristica gli smalti vengono impiegati per stampare non solo su tutti quei materiali come metallo, vetro ecc. che non possibile ag-gredire con dei normali solven ti, ma anche per stampare su carta, cartone, etichette, laminati plastici, e molti altri materiali, e ci per le qualit di grande brillantezza, flessibilit e di spessore di stampa che si ottengono con essi.

    Altre importanti caratteristiche degli smalti sono la ottima stam-pabilit, cio non essic cano nei tratti pi sottili della matrice, anche se stato usato un tessuto a maglie molto fitte (vedremo in seguito que-sto problema di stampa) e la loro capacit di mantenere inalterate le tonalit dei colori sotto lazione degli agenti atmosferici perci tutti i lavori destinati allesterno (soprattutto la segnaletica stradale) traggo-no notevoli vantaggi dall loro impiego.

    5.3 Inchiostri ad essiccamento per polimerizzazione

    Questi inchiostri vengono utilizzati su tutti quei materiali gene-ralmente repellenti alla stampa come vetro, metalli ferrosi e non ferro-si, materiali plastici termoindurenti (melamina ecc.) dove vi sia lesi-genza di assoluta aderenza; inoltre offrono anche unottima resistenza allazione di agenti chimici, vapori di solventi ed a certe sollecitazioni meccaniche.Questi inchiostri vengono fabbricati in due versioni: a due componenti (inchiostro e catalizzatore in confezioni separate) e ad un solo compo-nente (inchiostro con catalizzatore incorporato).

    Negli inchiostri a due componenti bisogna miscelare il catalizza-tore allinchiostro, quindi si procede alla stampa come con un inchio-stro normale. Dopo circa mezzora la stampa fuori polvere e dopo un paio dore inizia il processo di polimerizzazione che si completa in circa tre, quattro giorni; dopo questo termine linchiostro perfetta-mente polimerizzato offrendo cos tutte le garanzie di resistenza previ-ste. Ma in cosa consiste la polimerizzazione? La polimerizzazione un processo chimico per cui pi le molecole di uno stesso composto si associano tra loro, dando origine a dei complessi il cui peso molecola-re multiplo di quello della molecola semplice; avviene cio una varia-zione della composizione molecolare di una sostanza che muta in unaltra con ca ratteristiche differenti.

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  • In certe sostanze questa variazione molecolare avviene in tempi lunghissimi, a volte in anni ma la presenza di un suo catalizzatore fa s che questo processo avvenga in un tempo minore. Il catalizzatore infat-ti ha la funzione di far accelerare i tempi di un processo gi in corso ed grazie alla scoperta delluso dei catalizzatori che, verso il 1950, vi stato lavvento delle materie plastiche con la conseguente rivoluzione industriale ed un rinnovato impulso tecnologico. Pertanto, sfruttando questo processo chimico, i fabbricanti di inchiostri hanno messo a punto un prodotto che possiede determinate caratteristiche quando viene utilizzato nella fase di stampa, ma che, una volta riportato sulla superficie stampata, le cambia trasformandosi in una sostanza asciut-ta, stabile e praticamente inattaccabile, permettendo cos di ottenere delle stampe indelebili anche sui materiali pi difficoltosi. Ovviamente il processo di polimerizzazione avviene non solo nell inchiostro depo-sitato sull oggetto con la stampa, ma in tutto linchiostro miscelato con il catalizzatore; perci il serigrafo dovr aver cura di preparare una dose di inchiostro non eccessiva, poich quello che avanzer non possibile conservarlo; non solo, anche se la stampa dovesse protrarsi per unintera giornata, sar necessario che ne prepari una dose suffi-ciente per un paio dore di lavoro al massimo, dal momento che dopo questo tempo il prodotto comincia ad alterarsi diventando inservi bile; e prepararne ogni volta del nuovo per continuare la lavorazione, sempre per un paio dore circa.

    Questi inchiostri vengono forniti con le confezioni dei due compo-nenti nelle esatte pro porzioni e poich queste proporzioni vanno rigo-rosamente rispettate indispensabile luso di una bilancia di precisio-ne per dosarne le quantit nel caso non debba essere impiegato tutto il prodotto della confezione.

    Tutti gli accorgimenti richiesti, uniti ad una certa difficolt duso e ad un prezzo abbastanza elevato, fanno di questi inchiostri un prodot-to al quale il serigrafo si rivolge con un po di riluttanza. Va fatto per presente che in determinati casi assolutamente indispensabile ricor-rere al loro impiego e, obiettivamente, il risultato finale che offrono, il pi delle volte, di eccezionale qualit. Gli inchiostri ad essiccamento per polimerizzazione ad un solo componente hanno il ca talizzatore in-corporato e si polimerizzano con apporto di calore. I fabbricanti, a que-sto proposito, compilano delle tabelle con gli esatti rapporti di tempo - temperatura, che comunque si aggirano generalmente da circa 60 minuti a 1200C a 10 minuti 2200C; perci indispensabile, per il loro impiego, poter disporre d un forno, che raggiunga simili temperature, dove vanno collocati i pezzi stampati.

    I risultati che si ottengono sono pressocch identici a quelli degli inchiostri a due com ponenti con una maggiore resistenza alla luce nei lavori destinati allesterno; infatti gli inchiostri a due componenti han-no la tendenza a cambiare tonalit di colori o a scolorirsi se esposti ai raggi solari.

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  • 5.4 Inchiostri ad essiccamento per mezzo di raggi U.V.

    In questi inchiostri lessiccamento avviene mediante il passaggio della stampa in un forno dotato di una fonte luminosa di raggi ultra - violetti. Il grande vantaggio in questi inchiostri, a differenza di quelli precedentemente descritti, quello di essere privi di solventi che eva-porano durante la stampa consentendo perci di stampare anche at-traverso matrici eseguite con tessuti a trame molto fitte, senza essic-care nei tratti sottili in modo da ottenere una qualit d stampa alla quale non possibile arrivare con altri inchiostri.

    Il loro impiego nelle stampe in quadricromia e a retino in genere, consente perci alla serigrafia di operare in un settore della grafica che, con i normali inchiostri, presenterebbe notevoli difficolt.

    Un altro grande vantaggio poi quello che dovendo fare elevate tirature, che comportano il protrarsi per diversi giorni delle operazioni di stampa, e non essiccando linchiostro nel telaio, non necessario effettuare il recupero dell inchiostro e la pulizia delle matrice alla fine della giornata di lavoro; ma si pu tranquillamente lasciare tutto lin-chiostro nel telaio, e riprendere la stampa il giorno seguente, facendo solo qualche copia di avviamento e questo con grande risparmio di tempo e grande praticit. Va aggiunto inoltre che lesposizione alla lu-ce a raggi U.V. molto breve, nellordine di una frazione di secondo, ed il conseguente essiccamento praticamente istanta neo.

    Questa caratteristica consente, perci, di poter effettuare delle stampe a pi colori in rapida successione con linee di lavoro completa-mente automatizzate, dove, dopo il telaio che stampa il primo colore vi la fonte luminosa che essicca linchiostro, consentendo cos di stam-pare immediatamente il secondo colore e cos via in modo di avere il prodotto finito in brevissimo tempo.

    Ovviamente il lettore avr capito che questi inchiostri sono desti-nati esclusivamente allutilizzo industriale perch il loro impiego su-bordinato alla presenza di un forno con fonte luminosa a raggi U.V. il quale una struttura che va abbinata a macchine automatiche, levafo-gli, tappeti scorrevoli, ecc. con conseguente costo elevato.

    Abbiamo per voluto comunque descriverli brevemente per il grande interesse e lim portanza che rivestono nel campo della serigra-fia in generale e soprattutto per chi crede nella industrializzazione della serigrafia stessa.Vi sono poi altri tipi di inchiostri serigrafici con particolari caratteristi-che come i ve trificabili, i termofusibili ecc. che qui non tratteremo poi-ch servono a specifiche lavorazio ni (fabbricanti di fiale per lindustria farmaceutica, produttori di ceramiche ecc.). Tutto ci, per, ci dice co-me lo sviluppo e la diffusione della serigrafia siano legati soprattutto ai fabbricanti di inchiostri e che, grazie alla loro capacit di fornire pro-dotti che si adattano ai vari materiali, le assicurano nuovi campi di la-vorazione e stimolano liniziativa dei progettisti di macchine per la stampa a fabbricare nuove attrezzature e ad automatizzarle sempre meglio per potersi inserire con pi efficacia nei vari settori industriali.

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  • APPROFOnDImEnTI

    APPROFOnDImEnTO 1esposizione e sviluppo

    APPROFOnDImEnTO 2caratteristiche e settori della stam pa serigrafica

    APPROFOnDImEnTO 3prassi da seguire nel lavoro

    APPROFOnDImEnTO 4macchine, racle, cornici

    APPROFOnDImEnTO 5tessuti serigrafici

  • APPROFOnDImEnTO 1: esposizione e sviluppo

    Lattrezzatura per lesposizione abbiamo visto che pu limitarsi ad una fonte luminosa di qualsiasi tipo o ad una semplice lastra di ve-tro dello spessore sufficiente da mantenere a contatto la diapositiva con il tessu to del telaio.

    Prendiamo in esame prima la sorgente luminosa: qualsiasi fonte di luce bianca permette alle emulsioni fotosensibili di subire il proces-so chimico che le rende insolubili nellacqua, vi sono per alcune pre-cisazioni da fare.

    Quasi tutte le emulsioni fotosensibili, sia che si tratti di gelatina per il metodo diretto che di riporti fotografici, sono materiali ortocro-matici cio non sono sensibili alla luce rossa. Qui occorre fare una breve parentesi per introdurre una nozione teorica che ci permetta di comprendere questultima informazione

    Lanalisi fisica della luce ci dice che la luce bianca composta dalla somma di radiazioni rosse, verdi, blu in misura leggermente di-versa a seconda del tipo di luce stessa. Vi sono infatti fonti di luce che emettono pi radiazioni rosse di quel le verdi e blu e altre invece che hanno una predominanza di radiazioni blu; anche se il nostro occhio normalmente non rileva queste differenze ci troviamo allora di fronte a due tipi di luce solo in apparenza ugual mente bianca ma in realt di diversa qualit. Possiamo accorgercene di fatto se si paragona con at-tenzione, ad esempio, la luce di una comune lampadina casalinga (luce rossastra) a quella di un tubo al neon (luce fredda, azzurrognola). Ana-logamente la luce del mezzogiorno pi ricca di radiazioni azzurre, e quella del tramonto di radiazioni rosse, rispetto a quella delle ore in-termedie della giornata.

    Pertanto il serigrafo deve scegliere un tipo di sorgente luminosa bianca che abbia una composizione in cui la quantit di rosso e di blu sia ben equilibrata.

    Ma come si conosce la qualit della luce? Esiste una apposita scala di misurazione: la scala Kelvin. In questa scala la temperatura calore del la luce del sole a mezzogiorno, ad esempio, viene misurata in circa 5500K (quella che in fotografia viene chiamata luce diurna, la stessa che emettono i flash elettronici). Tutte le sorgenti luminose con tempe ratura calore inferiore ai 5500K hanno una maggioranza di rag-gi rossi mentre quelle superiori hanno una prevalenza dei raggi blu. Ritorniamo ora alla tradizionale lampada ad arco voltaico la cui luce dovuta alla scintilla determinata dal contatto di due o pi carboncini senzaltro la sorgente luminosa ottimale poich misura circa 6000 K e non contiene quindi radiazioni rosse inutili. Inoltre essendo molto po-tente (in genere da 20 a 70 Ampere) offre la possibilita di tenere il tela-io abbastanza distante dalla fonte luminosa permettendo cos una buona uniformit di illuminazione su tutto il piano, pur con tempi di posa non eccessivamente lunghi.

    Unaltra ottima fonte luminosa per limpiego in serigrafia costi-tuita dalle lampada ad alogenuri metallici che oltretutto, a differenza

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    delle lampade ad arco le quali producono del fumo dovuto alla combu-stione dei carboncini durante laccensione, sono sorgenti luminose dovute allincandescenza del filamento di una lampadina di grande po-tenza (ge neralmente sui 5000 W) e non richiedono perci linstallazio-ne di aspi ratori daria che spesso sono necessari usando le lampade ad arco. Queste lampade, cos come quelle ad arco hanno per un prezzo assai elevato anche nei modelli pi semplici, perci si pu ricor-rere ad altre fonti luminose comunque valide e di prezzo pi accessibi-le, come le lampade a vapori di mercurio.

    Infine con una spesa ulteriormente ridotta si possono impiegare le nor mali lampade Nitraphot per fotografia anche se la loro luce di soli 3200 K non delle migliori, si ottengono, a livello artigianale, ri-sultati senzaltro soddisfacenti. Si tratta di prolungare lesposizione.

    Per risolvere il problema di mantenere a contatto la diapositiva al te laio durante lesposizione oltre allempirico sistema della lastra di ve tro si pu ricorrere al torchio pneumatico.

    composto da una lastra di cristallo trasparente dello spessore di 8/10 millimetri incorniciata da una intelaiatura di metallo su un lato della quale incernierata una identica intelaiatura por tante un telo in caucci molto morbido. Le due intelaiature si possono aprire a libro al fine di potervi inserire laccoppiamento telaio-diapositiva da esporre, che restano cos rinchiusi tra la lastra ed il caucci. Si procede poi, mediante un motorino aspirante, ad eliminare laria esistente tra il cri-stallo ed il telo, il quale, man mano che si crea il vuoto, comprime il telaio contro il cristallo determinando la perfetta aderenza della diapo-sitiva al tessuto. Il telaio non subisce alcuna deformazione essendo compresso contro un supporto rigido, com appunto il cristallo; si evi-ta cos linconveniente della non perfetta fedelt dimensionale della matrice rispetto alla diapositiva.

    Il torchio pneumatico senzaltro una delle attrezzature pi importan ti al fine di ottenere un buon risultato soprattutto se si tratta di un la voro con pi colori a registro.

    APPROFOnDImEnTO 2: caratteristiche e settori della stam pa serigrafica

    Come abbiamo visto, il principio della stampa in serigrafia consi-ste nel far passare linchiostro attraverso un telaio in tessuto. Per poter realizzare ci si dovuti ricorrere allimpiego di determinati materiali (tessuti, emulsioni ecc.) e di inchiostri particolari che hanno dato alla stampa serigrafica caratteristiche uniche ed inconfondibili.

    Queste caratteristiche, sfruttate convenientemente, offrono la possibi lit di eseguire delle stampe irrealizzabili con altri sistemi, ma per la particolarit del sistema serigrafico, vi sono dei lati che possia-mo giudi care negativi ed ai quali occorre porre rimedio.

    Analizziamo dunque questi lati negativi e quali sono gli accorgi-menti per ridurli al minimo.

  • A2.1 La velocit di stampa

    Il primo punto possiamo senzaltro individuarlo nella scarsa ve-locit di stampa (scarsa velocit se paragonata alle migliaia di tirature orarie di altri sistemi di stampa). Infatti con il sistema serigrafico, per poter far passare linchiostro attraverso la matrice necessario impie-gare degli inchiostri ad essiccamento abbastanza lento, come abbiamo gi vi sto, affinch non asciughino tra le maglie del tessuto, ma questo compor ta limpossibilit di sovrapporre i pezzi stampati uno sopra lal-tro su bito dopo la stampa. In secondo luogo, essendo una stampa per deposito diretto dellinchiostro, il movimento di stampa (passaggio del-la racla) deve essere necessariamente non troppo veloce per ottenere un buon risultato.

    La stampa serigrafica perci per natura una stampa piuttosto lenta e lunico sistema per velocizzarla quello di automatizzare il pi possibile le varie operazioni relative alla stampa. A questo scopo ven-gono rea lizzate dai costruttori macchine completamente automatiche, sia per la stampa di fogli in piano che di oggetti, dove il foglio o logget-to viene inserito a registro, stampato, fatto passare attraverso un tun-nel di essic camento ed infine impilato o essiccato lasciando allopera-tore solamen te funzioni di avviamento e controllo delle operazioni. Naturalmente simili attrezzature sono rivolte solo alle grandi industrie sia per il loro costo che per la quantit di lavoro che esse riescono a svolgere poich il loro impiego giustificato solo in casi di altissime tirature. Altrimenti non conviene prenderle in considerazione.

    Restando nel campo della stampa manuale o al massimo semi-automatica (dove cio loperatore deve inserire e togliere loggetto, mentre il movi mento di stampa automatico) e volendo fare delle cifre, possiamo di re che siamo nellordine delle circa 300 stampe orarie ma-nuali e delle 500 stampe orarie in semiautomatico (naturalmente mol-to dipende dal formato della stampa e del soggetto da riprodurre). Per quanto riguarda inve ce le grandi macchine automatiche, alle quali si accennava prima, es sendo studiate e messe a punto esclusivamente per un tipo di lavoro, possibile in alcuni casi raggiungere la produzio-ne oraria di 7000/8000 pezzi stampati (in genere queste produzioni si ottengono nella stampa di piccoli oggetti o contenitori) ed allora anche la serigrafia, in questi casi, non ha niente da invidiare per la produttivi-t ad altri sistemi di stampa.

    A2.2 La seghettatura

    Un altro inconveniente al quale la stampa serigrafica esposta quel lo della seghettatura, che consiste nella non perfetta definizione sui bordi della stampa.

    Questo difetto che agli albori della serigrafia era abbastanza gra-ve, oggi quasi completamente risolto, dovuto alla trama del tessuto.

    Quando, per esempio, la matrice formata da una linea o una

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  • serie di linee perfettamente diritte, avviene che sul bordo di queste, ogni volta che passano da un filo allaltro del tessuto, si formi uno sca-lino dovuto appunto allo spessore del filo, formando cos, su tutta la lunghezza dei tratti, una seghettatura.

    A2.3 Il montaggio diagonale

    Per diminuire questo difetto si pu montare il tessuto sulla cor-nice in modo che la trama non sia parallela ai listelli della cornice bens in diagonale.

    Con questo accorgimento si fa in modo che le linee della matrice, di ritte e parallele ai listelli della cornice, taglino diagonalmente le ma-glie del tessuto formando una seghettatura di minore entit nel salto tra un filo e laltro; inoltre le linee, passando su un elevato numero di fili molto vicini tra loro, subiscono una seghettatura molto fitta, la qua-le, per que sto motivo, finisce col risultare meno evidente, come ribadi-sce il con cetto geometrico in cui una linea linsieme di molti punti vicini tra loro.

    Appare chiaro per, a questo punto, che non sempre possibile questo accorgimento poich se una matrice formata, ad esempio, dallinsieme di tratti paralleli e tratti diagonali ai listelli della cornice evidente che solamente alcuni di questi avranno una inclinazione tale da subire un maggiore effetto di seghettatura. Va detto per che, es-sendo migliorata la qualit degli inchiostri che permettono di stampa-re senza difficolt anche con tessuti a maglie molto fitte, linconvenien-te della seghettatura oggi superabile grazie anche alla ottima precisione raggiunta dalle emulsioni per lesecuzione delle matrici con sistema diretto e dai riporti fotografici per sistema indiretto.

    A2.4 Pochi limiti, infinite possibilit

    La scarsa velocit di stampa accennata prima, con la successiva co strizione ad attendere lessiccamento dellinchiostro per effettuare una eventuale seconda stampata sul medesimo oggetto, e la seghetta-tura rimangono in pratica i problemi maggiori del serigrafo; ma questi pro blemi, come abbiamo visto, sono abbastanza risolvibili tecnicamen-te: nel caso della seghettatura mediante limpiego di tessuti a trama fine, di emulsioni di alta precisione e del montaggio diagonale, mentre per quanto riguarda la velocit di stampa non resta altro che adeguarsi a quelli che sono i tempi di lavorazione della serigrafia.

    In contrapposizione a queste caratteristiche negative per la stampa se rigrafica offre notevoli possibilit, oltre a quelle gi accenna-te, di poter stampare direttamente sugli oggetti di tutti i materiali, di qualsiasi di mensione ed in svariate forme. Basti pensare infatti alle infinite realizza zioni possibili grazie allimpiego di una vasta gamma di inchiostri lu cidi, opachi, satinati, fluorescenti, coprenti o trasparenti;

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  • alla possibili t di ottenere stampe con notevole spessore di inchiostro ed alle molte plici applicazioni alle quali si presta solo la stampa seri-grafica (circuiti stampati ecc.).

    Naturalmente per poter sfruttare convenientemente la versatili-t del procedimento ed ottenere i migliori risultati necessario cono-scere i prodotti che si impiegano e seguire alcune regole generali per lesecu zione sia dei telaio che della stampa. Per quanto riguarda la cono scenza dei vari prodotti non un grosso problema poich i co-struttori ed i rivenditori allegano ai loro prodotti ampie spiegazioni sia tecniche che pratiche, e poi molto varr lesperienza che il serigrafo far nel loro uso, mentre per le regole da seguire, cercheremo di pro-porre un quadro generale.

    A2.5 Settori della stampa serigrafica

    In sede di presentazione della serigrafia abbiamo affermato che il si stema serigrafico permette di stampare su qualsiasi materiale, su og getti di ogni dimensione ed in svariate forme.

    Lesecuzione della stampa va perci suddivisa in tre settori: la stampa di superfici piane; la stampa di oggetti cilindrici e conici; la stampa di oggetti sagomati.

    a) La stampa di superfici piane si riferisce a tutti quegli oggetti in cui, indipendentemente dalle dimensioni e dalla forma, vi sia una superfi cie piana sulla quale debba essere effettuata la stampa. Perci la stam pa di un segnale stradale, di un manifesto, di un contenitore o di una scatola a forma di cubo o parallelepipedo segue in generale il medesi mo principio, salvo qualche variazione dovuto alle dimensioni ed al materiale del quale composto loggetto.

    b) La stampa di oggetti cilindrici o conici, pur seguendo la regola generale di far rotolare loggetto sotto il telaio, soggetta a variazioni e ad accorgimenti dovuti alle dimensioni del cilindro da stampare, al suo pe so ed al materiale di cui composto loggetto. Infatti dovendo deco-rare, ad esempio, un flacone in politene leggerissimo,che dovr conte-nere mezzo litro di alcool denaturato, ed un fusto metallico destinato a con tenere 200 litri di benzina o solvente, facile immaginare che, es-sendo i due oggetti tanto diversi tra loro per peso, volume e materiale, di cui sono composti, sar necessario adottare per la stampa accorgi-menti differenti pur trattandosi in entrambi i casi di oggetti cilindrici.

    c) La stampa di oggetti sagomati invece presenta ogni volta un problema differente in base alla specifica forma delloggetto. Ma a vol-te la stampa su certi oggetti presenta difficolt insuperabili; e non raro il caso del famoso designer che, pur avendo sentito parlare di se-rigrafia ma non intendendosene affatto, crea un oggetto sul quale pre-vede una deco razione serigrafica, che poi non si potr realizzare per la particolare sagomatura delloggetto stesso.

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  • Per fortuna questi casi ora avvengono meno frequentemente grazie al la maggiore conoscenza del sistema serigrafico che permette di studia re preventivamente le difficolt che insorgono in fase di stam-pa e di ri solverle convenientemente gi al momento della progettazio-ne dellog getto. Ad esempio: tutti i vasetti cilindrici destinati a contene-re prodotti di cosmetica, creme ecc., vengono fabbricati gi con una piccola tacca sul fondo che serve da riferimento (tecnicamente viene denomi nata tacca di registro) nel caso il vasetto debba essere deco-rato con una dicitura o un motivo ornamentale a pi colori.

    Vi sono casi poi in cui, grazie allimpiego di nuovi materiali ed alla mes sa a punto di certe tecnologie, si riusciti ad impiegare il si-stema serigrafico, con enorme vantaggio della produzione, in campi nei quali era impensabile poterlo utilizzare.

    Citiamo come esempio le maschere di carnevale che una volta venivano prodotte in cartapesta o cartone, per cui con tutte le sagoma-ture che presentavano, era impossibile colorarle in serigrafia (naso, zigomi, sopracciglia ecc.). Ora invece si realizzano in polistirolo parten-do da una lastra piana che viene sagomata per mezzo di uno stampo a caldo (for matura sottovuoto); la stampa serigrafica dei lineamenti si effettua sulla lastra, senza alcun problema.

    Naturalmente per poter realizzare questa lavorazione, molto pi sem plice e veloce, perci pi produttiva, si sono dovuti mettere a punto inchiostri adatti alluso specifico poich devono sopportare una notevo-le deformazione durante la sagomatura, senza screpolarsi n perdere le caratteristiche di ancoraggio sul materiale.

    APPROFOnDImEnTO 3: prassi da seguire nel lavoro

    A3.1 Regole per la preparazione del telaio

    Innanzi tutto il serigrafo prima di iniziare a preparare il telaio deve sa pere su che materiale dovr essere effettuata la stampa, in mo-do da co noscere il tipo di inchiostro che dovr impiegare e determinare di con seguenza il tessuto e lemulsione da usare per lesecuzione del telaio.

    1 - Dovendo stampare su materiali piuttosto porosi e perci assor-benti, come certi tipi di cartone o su indumenti di cotone, lana ecc., opportuno usare per lesecuzione del telaio un tessuto a maglie larghe affinch, du rante la stampa passi attraverso la matrice una notevole quantit di inchiostro; inoltre essendo gli inchiostri per questi materiali, a pig mento di macinazione grossa (in modo che non vengano assorbiti dal materiale, ma restino in superficie) risulta facilitata la stampa usan do questo tipo di tes-suto.In questi casi la definizione sui bordi della stampa non delle

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  • migliori poich con tessuti a maglia larga aumenta leffetto di seghettatura; ma essendo in genere questo tipo di stampa, di non eccessiva precisione, il difetto di seghettatura diventa trascurabi-le, mentre abbiamo un ottimo risultato di coprenza che in questi lavori la cosa pi importante, gra zie al notevole strato di inchio-stro depositato.Per ottenere un maggior deposito di inchiostro, dando cos lef-fetto di una stampa con un certo rilievo, anche possibile nel si-stema diretto eseguire la matrice del telaio con pi spessore di emulsione, effettuando nella fase di sensibilizzazione un secondo passaggio di gelatina sulla faccia esterna del telaio. Questo se-condo passaggio deve essere fatto quando il primo strato di gela-tina, steso sul tessuto del telaio, perfetta mente asciutto, e pu venire eseguito impiegando lapposita spatola concava oppure una spugna morbida. In entrambi i casi, come abbiamo accenna-to quando stato descritto largomento (vedi pag. 25), molto importante svolgere questa operazione il pi rapidamente possi-bile per evitare che rinvenga lo strato di gelatina, steso con il primo passaggio, e cercando di ottenere uno spessore uniforme per non incontrare le gi note difficolt durante lo sviluppo del telaio.

    2 - Dovendo invece stampare su materiali non assorbenti come ferro, pla stica ecc. preferibile curare maggiormente la definizione della stampa impiegando, per lesecuzione del telaio, tessuti a maglie pi fitte che daranno migliori risultati anche nel caso di matrici con riproduzioni di tratti molto sottili.

    3 - Per quanto riguarda la scelta dellemulsione, da impiegare per la sen sibilizzazione del telaio, indispensabile conoscere il tipo di inchiostro che verr impiegato in stampa.In questo caso per il problema molto semplice poich sia le gela tine per il sistema diretto che i riporti fotografici e le carte ad intaglio nel sistema indiretto, vengono prodotte generalmente in

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  • due categorie: una resistente a tutti i tipi di solvente, laltra per inchiostri diluibili con ac qua; perci sufficiente sapere se in fa-se di stampa verr impiegato un inchiostro allacqua, oppure no, per scegliere il tipo di emulsione adatta.

    Possiamo perci cos riassumere:

    A) Scelta del tessuto per la preparazione del telaio:a) matrice con dettagli fini o necessit di poco passaggio di inchio-

    stro durante la stampa: tessuto a maglie fitte;b) matrice con pochi dettagli, inchiostro con pigmento di grossa

    macinazione, necessit di notevole passaggio di inchiostro: tes-suto a tra ma larga.

    B) Scelta della emulsione per la preparazione della matrice con siste-ma diretto e sistema indiretto:

    a) inchiostri diluibili con acqua: impiego della apposita emulsione antiacqua;

    b) inchiostri diluibili con qualsiasi solvente: impiego di una nor-male emulsione resistente ai solventi.

    A3.2 Regole per la stampa

    Anche in sede di stampa, come abbiamo detto, vi sono delle nor-me gene rali che vanno rispettate al fine di ottenere un buon risultato; e possia mo riassumerle principalmente in quattro punti.1) Miscelabilit degli inchiostri.2) Ordine di stampa in relazione al tipo di inchiostro.3) Ordine di stampa in relazione alla coprenza dellinchiostro.4) Aspirazione e altri accorgimenti nel caso di stampa su supporti leg-geri.

    miscelabilit degli inchiostri

    Gli inchiostri serigrafici si possono misce lare tra loro per ottene-re varie tonalit di tinte solo se sono dello stesso tipo; possibile cio miscelare tra loro un rosso ed un giallo per avere un arancione purch siano entrambi cellulosici, vinilici, sintetici ecc. mentre non possibile miscelare due inchiostri di composizione dif ferente come ad esempio un vinilico ed un sintetico poich non si amalgamerebbero tra loro ed anche nel caso si riuscisse ad amalgamarli sicuramente darebbero un cattivo risultato finale di stampa. Nel caso invece di due inchiostri dello stesso tipo, ad esempio due vi nilici, ma di diverse Case produttrici, possibile miscelarli tra loro; meglio per in questo caso effettuare delle prove poich vi potrebbero essere nei due inchiostri dei compo-nenti incompatibili tra loro nono stante abbiano entrambi la medesima composizione di base.

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  • Ordine di stampa in relazione al tipo di inchiostro

    Con il sistema serigrafico possibile stampare con due inchio-stri di tipo diverso.

    Per esempio, se su un foglio di carta viene stampato il primo co-lore con un inchiostro cellulosico possibile effettuare la stampa del secon do colore impiegando un inchiostro a base vinilica anche nel ca-so che la stampa di questultimo si sovrapponga alla stampa del primo colore.

    Ci possibile per solo nel caso che il supporto su cui viene effet tuata la stampa, nel nostro caso la carta, sia indicato a ricevere i due diversi tipi di inchiostro. chiaro che con un materiale richiedente un inchiostro specifico, ad esempio un foglio di vipla, necessario im-piegare sempre inchiostri dello stesso tipo, cio vinilici, poich altri tipi di inchiostro non offrirebbero nessuna garanzia di ancoraggio,

    Nel caso della stampa su un materiale adatto a ricevere diversi tipi di inchiostro, ad esempio la carta, come accennato prima, neces-sario, quando i vari colori si sovrappongono tra loro, osservare un or-dine di stampa in relazione al tipo di inchiostro, cio prima vanno stam pati gli inchiostri a base di solventi forti (vinilici, cellulosici ecc.) poi gli inchiostri grassi a base di acquaragia (smalti, sintetici). Questo or dine dovuto al fatto che non possibile stampare un inchiostro a base di solventi forti sopra un inchiostro sintetico senza che questul-timo non rinvenga provocando alterazioni o scrostazioni che compromet terebbero il buon esito della stampa.

    possibile invece stampare con un inchiostro sintetico a base di acqua ragia sopra una precedente stampa effettuata con inchiostri forti senza che avvenga la minima alterazione.

    Il lettore potrebbe chiedere che necessit ci sia di ricorrere a di-versi tipi di inchiostro. Perch non stampare i vari colori che un lavoro ri chiede sempre con lo stesso tipo? Questa una questione abbastan-za importante e si motiva col fatto che i vari tipi di inchiostro hanno ca ratteristiche differenti tra loro o per coprenza o per brillantezza (e la brillantezza ottenibile ad esempio con gli smalti praticamente impos-sibile ottenerla con altri inchiostri) o per effetto di satinatura, per cui, quando vi lesigenza di ottenere degli effetti particolari, come nelle stampe darte, necessario ricorrere allintera gamma delle prerogati-ve specifiche offerte dai rispettivi tipi dinchiostro.

    Ordine di stampa in relazione alla coprenza dellinchiostro

    Abbiamo gi visto che una delle caratteristiche degli inchiostri serigrafici quella della coprenza, cio ogni colore copre quello stam-pato precedentemente nella zona in cui vi si sovrappone

    Questa caratteristica offre notevoli vantaggi nel caso di stampe con pi colori a registro fra loro; infatti, avendo ad esempio due zone di

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  • colori diversi che debbano combaciare perfettamente tra loro possi-bile, in sede di preparazione del telaio, dare una leggera eccedenza al primo colore in corrispondenza dei punti di contatto con il secondo co-lore; cos, quando questultimo verr stampato, si sovrapporr ai con-torni maggiorati dando limpressione che le due zone combacino perfetta mente.

    Come gi stato detto precedentemente preferibile effettuare prima la stampa dei colori pi chiari in modo da coprire poi con i colori pi scu ri, meno inquinabili, le eventuali maggiorazioni effettuate a sco-po di re gistro. Va per fatta una precisazione: a parte gli smalti, tutti gli altri tipi di inchiostro difficilmente arrivano ad una coprenza assoluta. Per esempio, se effettuiamo una stampa in un rosso vivo su un fondo nero otterremo un colore uniforme ed il risultato ci sembrer senzal-tro soddisfacente; ma se effettuiamo la medesima stampa in rosso vivo su un fondo a strisce bianche e nere ci accorgeremo che nei punti dove la stampa avviene sulle zone bianche avremo un bel colore rosso vivo, men tre nelle zone in cui si sovrappone al nero avremo sempre un ros-so per molto pi scuro, quasi color mattone, dovuto appunto alla in-quinabilit (di tinta, non di qualit, beninteso) del colore in relazione al fondo sul quale stampato in ragione del grado di coprenza dellin-chiostro stesso. importante ricordarsi questo al fine di effettuare la selezione di un lavoro a pi colori con il criterio di non sovrapporre un colore a diversi altri, ma, nel limite del possibile, ad uno solo, in modo di ottenere una certa uniformit. Logicamente questo risultato della non coprenza assoluta pu essere sfrut tato in maniera inversa.

    Se sul nostro fondo a strisce bianche e nere ef fettuiamo una stampa con un rosso vivo ed a questo aggiungiamo un 30% di traspa-rente (ogni tipo di inchiostro ha una certa gamma di tin te pi il traspa-rente; cio la resina, senza nessun pigmento che la colori) noi otterre-mo un inchiostro con un grado di coprenza inferiore, perci maggiormente inquinabile dal fondo sul quale viene stampato. Di con-seguenza nelle zone in cui la stampa si sovrappone al bianco rester sempre un rosso vivo mentre nelle zone di sovrapposizione sul nero diventer addirittura un marrone, o per lo meno un rosso molto scuro, ottenendo un effetto particolare come di tre colori. Se poi il fondo sul quale stampiamo fosse addirittura a strisce bianche, nere e azzurre la nostra sovrastampa in rosso acquisterebbe una ulteriore tonalit e questo ci dice delle infinite possibilit che abbiamo sapendo giocare con gli inchiostri, sfruttando a fondo tutte le loro caratteristiche.

    A3.3 Aspirazione e altri accorgimenti nel caso di stampa su sup porti leggeri

    Dovendo effettuare una stampa in piano su un supporto tipo car-ta, fogli di plastica molto sottili ecc. necessario ricorrere allimpiego di una base di stampa munita di aspiratore al fine di ottenere un mi-gliore risultato.

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  • Durante la stampa infatti linchiostro, per via della sua densit, tende a trattenere il tessuto del telaio a contatto del supporto stampa-to; se que stultimo abbastanza pesante permette al tessuto, grazie alla sua ela sticit ed allo spazio di fuori contatto, di staccarsi dopo il passaggio della racla; se invece il supporto stampato non sufficiente-mente pe sante, da superare la forza di trattenuta dellinchiostro, allora rester attaccato al tessuto annullando leffetto del fuori contatto e provocando cos nella maggioranza dei casi delle imperfezioni o delle sbavature nel la stampa.

    Per ovviare a questo inconveniente necessario fare in modo che il supporto rimanga aderente al piano durante la stampa ed il sistema migliore appunto quello di impiegare una base di stampa con aspira-zione che consiste in pratica in una normale base di stampa completa di colonnine, bracci e morsetti e di un piano forato (generalmente di alluminio spessore 6-8 mm.) al di sotto del quale viene sistemato, chiuso un apposito cassonetto, affinch non vi siano dispersioni daria, un aspi ratore o una turbina a forte prevalenza; laspirazione attraverso i fori mantiene i supporti leggeri aderenti al piano di stampa

    possibile per ottenere laderenza al piano di stampa anche con altri sistemi come, ad esempio, spalmando sul piano stesso un apposito collan te poco adesivo che ottiene lo scopo e nello stesso tem-po non ostacola loperazione di posizionare e togliere dal piano di stampa il supporto da stampare.

    Un altro accorgimento molto importante, soprattutto in una stampa su carta o cartoncino a pi colori, quello di far stabilizzare il materia le prima di effettuare la stampa. Spieghiamo di che si tratta. In quasi tutti i tipi di carta e cartoncino, i quali vengono forniti dalle cartie-re in risme o comunque in pacchi dove logicamente i fogli sono sovrap-posti uno allaltro, avviene un assestamento nel singolo foglio quando questo non pi tenuto impilato in risma. I fogli cio possono allun-garsi o restringersi e ci in base alle condizioni igrometriche dellam-biente.

    Questo assestamento, a volte pu essere abbastanza elevato, anche di un paio di millimetri in un foglio formato 70 x 100 cm. Dal momen to che, come abbiamo visto, in serigrafia non possiamo immediatamen te sovrapporre i fogli stampati, sicuramente ci sar questa deformazio ne durante lessiccamento del primo colore quando i fogli saranno ada giati uno ad uno in attesa che il colore asciughi, compromettendo cos il registro per i successivi colori da stampare.

    In questi casi consigliabile, prima di iniziare la stampa, stende-re sin golarmente tutti i fogli da stampare per un periodo di 7/8 ore in modo che, ancora vergini, subiscano lassestamento; una volta asse-stati, ulte riori eventuali deformazioni nei fogli sono sempre di entit minima, o co munque trascurabile, per cui si pu iniziare il lavoro in piena tranquillit.

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  • APPROFOnDImEnTO 4: macchine, racle, cornici

    A4.1 Le macchine

    La tendenza alla meccanizzazione della serigrafia, accentuatasi nel pe riodo immediatamente successivo alla seconda guerra mondia-le, pose lac cento sulle macchine da stampa che consentissero di poter soddisfare ogni esigenza. Da allora il progresso tecnologico avanzato vertiginosamente in tutti i campi e lautomatismo entrato in tutti i rami dellattivit umana.

    Grandi complessi industriali permettono che la lavorazione delle materie prime avvenga senza lintervento diretto delluomo, che pre-sente solo come vigile controllo di enormi macchine intelligenti.

    La serigrafia, invece, non ha subito sostanziali mutamenti: per-ch? Eppure la serigrafia sta prendendo sempre pi piede nellindu-stria e il posto che oggi occupa nelleconomia ormai universalmente riconosciuto.

    Il motivo sostanziale di questa lenta evoluzione va ricercato nella pecu liarit stessa della serigrafia: essa intrinsecamente artigianale.

    la sua propria essenza che la porta a coprire una determinata parte del mercato della stampa, la parte dellaltissima precisione e delle tirature non eccezionalmente alte; quella parte che coinvolge sempre luomo in prima persona, con la sua fantasia, la sua sensibilit, il suo gusto.

    Certo, grandi progressi sono stati raggiunti anche in questo set-tore, ed oggi esistono macchine per serigrafia che compiono il lavoro eliminando quasi completamente lintervento manuale. Tuttavia, alla serigrafia non mai richiesta, salvo rari casi, la totale automatizzazio-ne (basta pensare al fatto che gli attuali CTP serigrafici sono assoluta-mente poco diffusi).

    La macchina da stampa deve offrire un altissimo livello qualitati-vo, che, noto, diminuisce con laumento della meccanizzazione.

    La stragrande maggioranza dei serigrafi ha bisogno di macchine che siano soprattutto molto versatili ed i cui compiti specifici siano al-trettanto vari come la stampa stessa.

    Perci, una macchina da stampa serigrafica deve avere un eleva-to grado di affidabilit a causa appunto della variabilit del lavoro che si pu eseguire con questo metodo di stampa.

    Cos, una macchina serigrafica per la stampa su superfici piane deve poter stampare su oggetti sottili come la carta e su oggetti di pa-recchi millimetri di spessore, indipendentemente dalla natura dellog-getto.

    Inoltre, una tale macchina deve essere in grado di stampare con inchiostri a veicolo oleoso, smalti, inchiostri sintetici, per materie pla-stiche, ecc.

    La meccanizzazione del procedimento non porter inoltre alla eliminazione delle macchine manuali in grado, ancor oggi, di aiutare egregiamente loperatore a produrre eccellenti risultati.

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  • In molti casi, poi, il lavoro deve essere fatto necessariamente a mano; dove, ad esempio, la stampa richiede attrezzi speciali; dove la superficie da stampare presenta sagomature complesse; dove il nu-mero di tirature troppo limitato perch la stampa sia economica con i mezzi meccanici; dove la particolare natura di alcuni inchiostri stam-pati impone limitazioni alle velocit delle macchine, riducendo di molto uno dei principali vantaggi della meccanizzazione; e per innumerevoli altre ragioni che giustificano appieno il ricorso a queste macchine.

    La macchina, per concludere, deve lasciare alluomo quello che gli compete e non tentare di sostituirlo dove insostituibile; ma aiutar-lo il pi possibile a rendere meno faticoso il suo lavoro in modo intelli-gente. Devessere, in altre parole, su misura per ogni serigrafo; cio versatile, semplice ed adattarsi a chi la deve usare.

    A4.2 La racla

    La racla, per quanto sembri un attrezzo molto semplice, ha una grande importanza e deve essere costruito molto bene. Pu essere utilizzato a mano o inserito nelle macchine automatiche o semiauto-matiche.

    La manopola o impugnatura della racla, da utilizzarsi manualmen te, generalmente di legno e deve essere contemporane-amente leggera e robusta, per cui il miglior legno da utilizzare labete essiccato a forno, esente da nodi o da imperfezioni.

    Il peso, non solo importante per racle di grosse dimensioni, ma anche per formati pi piccoli, perch, quanto pi leggero tanto meno faticoso il suo impiego.

    Limpugnatura deve aver una sagoma arrotondata per non provo-care callosit e vesciche alle mani e la striscia di gomma deve adattar-si perfettamente alla scanalatura, nella quale pu essere fissata con viti o chiodi.

    Se questo adattamento imperfetto, gli inchiostri differente-mente colo rati, che siano infiltrati nello spazio compreso tra la gomma e la suddetta sca nalatura, finirebbero con lalterare il colore dellin-chiostro in lavorazione.

    Lideale sempre quello di usare uno racla diversa per ciascun colore, avendo cura di lavarlo accuratamente subito dopo la stampa e prima di riporlo. Per una lunga e perfetta conservazione della racla, raccomandabile di riporlo in una apposita rastrelliera.

    La gomma usata per la racla, sia essa in legno o in metallo, deve avere una buona resistenza al calore e allabrasione; ma soprattutto deve essere inattaccabile a tutti i tipi di solventi, anche quelli pi ag-gressivi, e mantenere, il pi a lungo possibile, inalterata la sua flessibi-lit e rettilinearit.

    della massima importanza che il filo della gomma sia ben dirit-to ed affilato, perch, in caso contrario, si avrebbe un deposito irrego-lare di inchiostro e quindi difetti sulla stampa.

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  • Racle con gomma senza filo, deformata, danneggiata oppure montata male, porteranno sempre ad uno scadimento del risultato di stampa, anche se il quadro da stampa ed il trattamento dellinchiostro sono qualitativamente ottimali. importante sapere che la racla non serve unicamente a far passare linchiostro attraverso la matrice del quadro da stampa, ma anche a regolare ed influenzare il trasporto dellinchiostro e quindi la nitidezza di stampa; e ci richiede una ade-guata scelta del tipo di gomma, della sua durezza, del profilo, della posizione, della velocit e della affilatura.

    Normalmente il filo della gomma a spigolo vivo, perfettamente affilato, ma quando si vogliono ottenere depositi maggiori di inchiostro si pu adoperare uno racla con il profilo di gomma arrotondato, che necessariamente dovr essere, in ogni caso, ben diritto e privo di irre-golarit.

    Molta importanza ha anche il grado di durezza della gomma: quanto pi flessibile e morbida, maggiore il deposito di inchiostro, specialmente se il filo arrotondato.

    Viceversa, quanto pi la gomma rigida e dura, tanto minore il deposito dinchiostro. Lunit di misura della durezza della gomma il grado shore. Normalmente, e salvo casi eccezzionali, le durezze mag-giormente adottate per le gomme degli racle vanno da un minimo di 55/60 shore ad un massimo di 80/85 shore. Le gomme maggioramente utilizzate per la stampa in piano hanno un profilo rettangolare di 50 millimetri di altezza per 6 o 9 millimetri di spessore e sono, o di colore verde (moltoprene) o di colore nocciola o marrone, denominate Vulkol-lan e costituite da una particolarissima mescola, unica nel suo genere.

    Lutilizzazione della gomma Vulkollan, che senzaltro la miglio-re e le cui variet, sia nelle durezze che nei profili, sono estesissime, oggi largamente diffusa non soltanto per la stampa a macchina, come si faceva quando apparvero sul mercato, ma anche per la stampa ma-nuale, dove ladozione di uno racla con tale gomma rappresenta lasso-luta certezza di ben operare. La gomma Vulkollan quasi completa-mente insensibile