buon natale - chiesa di cagliari · rischio è la cornice natalizia dove scompare il f es tg i a o,...

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DOMENICA 23 DICEMBRE 2012 1.00 ANNO IX N . 47-48 S ETTIMANALE D IOCESANO DI C AGLIARI Poste Italiane SpA - Spedizione in abb.to postale D. L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/04 n. 46) Art. 1 comma 1 - DCB Cagliari Ascolta! FM: 95,000 - 97,500 - 99,900 102,200 - 104,000 Tel. 070 523162 Fax 070 523844 www. radiokalaritana.it 24 DICEMBRE ore 18 Primi Vespri del Natale ore 23 Ufficio delle letture del Natale ore 24 Messa della Notte del Natale 25 DICEMBRE ore 8,30 Messa natalizia nel carcere di Buoncammino ore 18 Secondi vespri di Natale e Messa 28 DICEMBRE ore 17 (a Bonaria) Messa visita Madonna di Nagasaky 31 DICEMBRE ore 19 Messa e Te Deum di ringraziamento 1 GENNAIO ore 17,30 (a Bonaria) Messa per la Giornata della Pace 6 GENNAIO EPIFANIA ore 10.00 Ora media ore 10.30 Messa Pontificale ore 18 Secondi vespri Buon Natale ivere il Natale nell’anno della fede si- gnifica avere un’attenzione sempre maggiore a Lui, a Gesù figlio di Maria e figlio di Dio. Purtroppo ci siamo abituati a convivere ogni anno in una cornice natalizia dove c’è posto per tutti e per tutto, ma dove manca il Festeggiato. La parola stessa “Natale” sfugge a molti nel suo significato proprio: Natalis dies, giorno della nascita, ma di chi? Anche per i cristiani praticanti il pericolo non è assente: le pur bel- le tradizioni degli auguri, dei regali, dell’in- contro in famiglia, rischiano di mettere la per- sona di Gesù in un angolo: sappiamo che è la sua festa, ma abbiamo tanto da fare! Il primo impegno di questi giorni invece è pro- prio quello di guardare a Lui, di fermarci e di stupirci per ciò che vediamo. Ce lo ripetono gli angeli, che dicono ai pastori e a noi: “questo per voi il segno, troverete un bambino avvol- to in fasce, che giace in una mangiatoia”. I pa- stori guidano anche noi: andiamo, vediamo questo avvenimento…. Andarono senz’in- dugio e trovarono… e dopo averlo visto rife- rirono ciò che del bambino era stato detto lo- ro. “Anche i Magi, entrati nella casa videro il bambino e prostrati lo adorarono”. L’accento posto dai racconti evangelici è sul se- gno che vedono i primi invitati a contempla- re il mistero di Natale: un bambino. Anche per i Magi, esperti di stelle, il vero segno è ormai quel bambino sulla terra e anch’essi si pro- strano a terra per poterlo contemplare. Se un rischio è la cornice natalizia dove scompare il Festeggiato, un altro rischio è una contem- plazione della grotta di Betlemme che si ferma alla povertà materiale che la caratterizza: an- che questa in fondo è solo una cornice. La ve- ra povertà è il bambino stesso, presenza di Dio nella povertà della natura umana, vista nel suo momento più fragile e indifesa. Questa è la vera povertà che ci deve stupire: un piccolo bambino come segno della Gloria di Dio, un segno “quotidiano” come lo sarà tutta la vita nascosta di Gesù a Nazaret. I Pastori e i Magi intuiscono e si riempiono gli occhi e il cuore; Maria contempla il Mistero che portava in grembo e lo riaccoglie nel cuore per meditar- lo e imparare a conoscerlo. È però l’apostolo Paolo che mette a fuoco, con la luce pene- trante che lo contraddistingue, quella stessa luce che lo colpì sulla via di Damasco, il cen- tro del Mistero Natalizio: “Cristo Gesù, pur es- sendo nella condizione di Dio, svuotò se stes- so assumendo una condizione di servo e di- ventando simile agli uomini” (Fil. 2,6-7). Que- sta è la povertà provocante del Natale: Dio che si svuota della sua condizione divina. Lo stu- pore del Natale è questo. Solo per stupirci Dio ha fatto questo? Ascoltiamo ancora S. Paolo: “Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mez- zo della sua povertà” (2 Cor. 8,9). Contemplando il Bambino di Betlemme sia- mo chiamati a stupirci scoprendo le nuove ricchezze che lui ci porta. Uno scambio di do- ni, canta la liturgia natalizia: Lui si è preso la no- stra povertà per donarci la sua vita divina. Se la commozione natalizia si ferma alla povertà di Betlemme può diventare puro sentimen- talismo. Il vero stupore e la vera commozione nascono di fronte al dono che riceviamo, do- no da scoprire man mano. È la ricchezza ine- sauribile di questo dono che rende nuovo ogni anno il Natale, man mano che ci rendiamo conto di quanto abbiamo ricevuto. In tempo di crisi e di lamento per le ristrettezze econo- miche – lamento giustificato quando viene dai poveri – imparare a riconoscere la ric- chezza nuova che Gesù Bambino ci porta di- venta il vero punto di partenza per una ripre- sa che sia indirizzata verso un nuovo modello di sviluppo ed un nuovo stile di vita, condizio- ni di fondo per una ripresa anche economica. L’augurio natalizio più importante che vorrei offrire a tutti è proprio questo: che l’anno del- la fede ci conduca a scoprire sempre più la ricchezza nuova che il Signore ci ha portato: è già in noi, già nostra, e il Cammino della Fede ci conduce a riscoprirla. V Matthias Stomer, "Adorazione dei Pastori" Aula Consiliare, Monreale. CELEBRAZIONI NATALIZIE IN CATTEDRALE Dal 12 al 15 marzo 2013 è indetto il Pellegrinaggio diocesano a Roma per l’Anno della Fede + ARRIGO MIGLIO

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  • DOMENICA 23 DICEMBRE 2012

    € 1.00ANNO IX N.47-48 S E T T I M A N A L E D I O C E S A N O D I C A G L I A R I

    Poste Italiane SpA

    - Sp

    edizione in

    abb.to postale D. L. 353

    /200

    3(conv. in L. 27/02

    /04 n. 46) Art. 1

    comma 1 - D

    CB Cagliari

    Ascol ta!

    FM: 95,000 - 97,500 - 99,900102,200 - 104,000

    Tel. 070 523162Fax 070 523844

    www. radiokalaritana.it

    24 DICEMBREore 18

    Primi Vespri del Nataleore 23

    Ufficio delle letture del Nataleore 24

    Messa della Notte del Natale

    25 DICEMBREore 8,30

    Messa natalizia nel carcere di Buoncammino

    ore 18Secondi vespri di Natale e Messa

    28 DICEMBREore 17 (a Bonaria)

    Messa visita Madonna di Nagasaky

    31 DICEMBREore 19

    Messa e Te Deum di ringraziamento

    1 GENNAIOore 17,30 (a Bonaria)

    Messa per la Giornata della Pace

    6 GENNAIO EPIFANIAore 10.00

    Ora media ore 10.30

    Messa Pontificaleore 18

    Secondi vespri

    Buon Nataleivere il Natale nell’anno della fede si-gnifica avere un’attenzione sempremaggiore a Lui, a Gesù figlio di Mariae figlio di Dio. Purtroppo ci siamo

    abituati a convivere ogni anno in una cornicenatalizia dove c’è posto per tutti e per tutto, madove manca il Festeggiato.La parola stessa “Natale” sfugge a molti nelsuo significato proprio: Natalis dies, giornodella nascita, ma di chi? Anche per i cristianipraticanti il pericolo non è assente: le pur bel-le tradizioni degli auguri, dei regali, dell’in-contro in famiglia, rischiano di mettere la per-sona di Gesù in un angolo: sappiamo che è lasua festa, ma abbiamo tanto da fare!Il primo impegno di questi giorni invece è pro-prio quello di guardare a Lui, di fermarci e distupirci per ciò che vediamo. Ce lo ripetono gliangeli, che dicono ai pastori e a noi: “questoper voi il segno, troverete un bambinoavvol-to in fasce, che giace in una mangiatoia”. I pa-stori guidano anche noi: andiamo, vediamoquesto avvenimento…. Andarono senz’in-dugio e trovarono… e dopo averlo visto rife-rirono ciò che del bambino era stato detto lo-ro. “Anche i Magi, entrati nella casa videro ilbambino e prostrati lo adorarono”. L’accento posto dai racconti evangelici è sul se-gno che vedono i primi invitati a contempla-

    re il mistero di Natale: un bambino. Anche peri Magi, esperti di stelle, il vero segno è ormaiquel bambino sulla terra e anch’essi si pro-strano a terra per poterlo contemplare. Se unrischio è la cornice natalizia dove scompare ilFesteggiato, un altro rischio è una contem-plazione della grotta di Betlemme che si fermaalla povertà materiale che la caratterizza: an-che questa in fondo è solo una cornice. La ve-ra povertà è il bambino stesso, presenza di Dionella povertà della natura umana, vista nelsuo momento più fragile e indifesa. Questa èla vera povertà che ci deve stupire: un piccolobambino come segno della Gloria di Dio, unsegno “quotidiano” come lo sarà tutta la vitanascosta di Gesù a Nazaret. I Pastori e i Magiintuiscono e si riempiono gli occhi e il cuore;Maria contempla il Mistero che portava ingrembo e lo riaccoglie nel cuore per meditar-lo e imparare a conoscerlo. È però l’apostoloPaolo che mette a fuoco, con la luce pene-trante che lo contraddistingue, quella stessaluce che lo colpì sulla via di Damasco, il cen-tro del Mistero Natalizio: “Cristo Gesù, pur es-sendo nella condizione di Dio, svuotò se stes-so assumendo una condizione di servo e di-ventando simile agli uomini” (Fil. 2,6-7). Que-sta è la povertà provocante del Natale: Dio chesi svuota della sua condizione divina. Lo stu-pore del Natale è questo. Solo per stupirci Dioha fatto questo? Ascoltiamo ancora S. Paolo:

    “Conoscete infatti la grazia del Signore nostroGesù Cristo: da ricco che era si è fatto poveroper voi, perché voi diventaste ricchi per mez-zo della sua povertà” (2 Cor. 8,9).Contemplando il Bambino di Betlemme sia-mo chiamati a stupirci scoprendo le nuovericchezze che lui ci porta. Uno scambio di do-ni, canta la liturgia natalizia: Lui si è preso la no-stra povertà per donarci la sua vita divina. Se lacommozione natalizia si ferma alla povertàdi Betlemme può diventare puro sentimen-talismo. Il vero stupore e la vera commozionenascono di fronte al dono che riceviamo, do-no da scoprire man mano. È la ricchezza ine-sauribile di questo dono che rende nuovo ognianno il Natale, man mano che ci rendiamoconto di quanto abbiamo ricevuto. In tempodi crisi e di lamento per le ristrettezze econo-miche – lamento giustificato quando vienedai poveri – imparare a riconoscere la ric-chezza nuova che Gesù Bambino ci porta di-venta il vero punto di partenza per una ripre-sa che sia indirizzata verso un nuovo modellodi sviluppo ed un nuovo stile di vita, condizio-ni di fondo per una ripresa anche economica.L’augurio natalizio più importante che vorreioffrire a tutti è proprio questo: che l’anno del-la fede ci conduca a scoprire sempre più laricchezza nuova che il Signore ci ha portato: ègià in noi, già nostra, e il Cammino della Fedeci conduce a riscoprirla.

    V

    Matthias Stomer, "Adorazione dei Pastori" Aula Consiliare, Monreale.

    CELEBRAZIONI NATALIZIEIN CATTEDRALE

    Dal 12 al 15 marzo 2013 è indetto il Pellegrinaggio diocesano a Roma per l’Anno della Fede

    + ARRIGO MIGLIO

  • Il PortICo DomenICA 23 DICemBre 20122 IL PORTICO DEL TEMPO

    Sardi nel mondo.Parla Pino Dessì, del Comitato Acli per il sudAmerica: “Bisogna promuovere l’immagine dell’Isola”.

    RA LE TANTE SITUAZIONI dicrisi della Sardegna, cen'è una lontana, pococonosciuta, perchè non

    tocca direttamente l'Isola: la dra-stica diminuzione dei fondi desti-nati dalla Regione Sardegna alleattività di gestione dei circoli degliemigrati Sardi in Italia ed all'Este-ro. Una situazione esplosiva conun confronto duro tra ammini-strazione regionale ed associa-zioni degli emigrati, per il rischioconcreto che chiudano la maggiorpare dei luoghi identitari dei Sar-di nel Mondo. Pino Dessì si occupa della retemondiale legata al Comitato del-le Acli per l'Emigrazione e l'im-migrazione con particolare rife-rimento al SudAmerica.Cosa comporteranno le recentiriduzioni dei fondi per i circolidei sardi?La causa di tutto è il Patto di Sta-

    MASSIMO LAVENA

    Emigrati all’estero, la svolta di qualità potrebbearrivare dal riconoscimento dell’insularitàPreoccupano i tagliai fondi stanziati finoranel bilancio regionale:secondo alcuni circoli“sono a rischio tre quartidelle strutture esistenti”.No a battaglie politiche

    bilità e la mancanza di fondi di-sponibili nel senso della possibi-lità di spesa. Nessuno ha capitoche la vera forza è la visibilità chel'emigrazione sarda ha, che nascedal poter contare su strutture fi-siche che consentano di riunirsi,di fare attività e presentarsi nei va-ri contesti dove sono situati i cir-coli. Abbiamo un dato che diceche i sardi iscritti al Registro Ita-liani all'Estero sono circa cento-tremila. Solo la provincia di Sira-cusa ne ha centocinquantamila:non ci sarebbe quindi alcuna pos-sibilità di visibilità se i sardi nonpotessero contare su queste strut-ture. Si deve utilizzare la rete per fi-ni più alti che vadano oltre la pro-

    mozione spicciola che ogni circo-lo fa, e che risulta già abbastanza.C'è stato qualche tempo fa unaviaggio istituzionale in Argentina,nel quale furono firmati accordiimportanti, che sono saltati, e nonci abbiamo fatto una buona figu-ra.Cosa comporta la chiusura di uncircolo?L'esperienza di città importanti,con grosse comunità di sardi co-me Parigi, Bruxelles, e altre, di-mostra che una volta che un cir-colo chiude non si riesce più a ria-prirlo. Noi non possiamo perderel'occasione di tenerli aperti, e par-liamo di mura, di aspetto fisicodella struttura, è solo questo che ci

    T

    ARCOMOSER, 46 ANNI, figliodi madre sarda e padretrentino, esperienze di mi-

    crosviluppo in Cile tra i Ma-puche, è esperto di proble-mi dell'emigrazione ed èstato segretario generaledell'Unione Nazionale As-sociazioni Immigrati edEmigrati e della Federazio-ne Unitaria Stampa Italia-na all'Estero.Quale può essere il ruolo degli emi-grati sardi di seconda e terza gene-razione?La maturità dell'associazionismo inemigrazione ha portato ad unamaggiore attenzione dei giovani, ri-sorsa e potenzialità per le terre diorigine. Già dagli anni '80 si sonosusseguite innovative esperienze dinuove reti professionali e di eccel-lenza per collegare coetanei in tuttoil mondo: un patrimonio di contat-ti che ha continuato a funzionare

    producendo ottime sinergie eco-nomiche, universitarie e sociali. LaSardegna non è estranea a tale evo-luzione anche se molto rimane an-cora da realizzare, processo che non

    può ricadere solo sull'asso-ciazionismo e sull'ente pub-blico ma deve vedere coin-volti altri soggetti. Assistia-mo ad un processo di innal-zamento dell'attenzione daparte delle nuove genera-zioni di emigrati: non più

    direttamente attaccati alla madre-patria da legami, ma appassionatidall'affetto dei nonni che hanno sa-puto trasmettere loro valori, conte-nuti e l'orgoglio di appartenere aduna determinata nazione e regione.Qual è l'esperienza dei Trentini?L'esperienza trentina merita di si-curo un posto di rilievo sia per mo-tivi numerici sia per costanza di at-tività e contatti nel mondo. Beneficiadi una realtà di autonomia moltomarcata ed organizzata. Si fonda suun patrimonio di persone che si so-

    no spese senza risparmio a favoredei conterranei Oltreoceano, in Au-stralia o in Europa, in un passato re-cente sicuramente con realtà nonsempre ospitali con gli italiani in ge-nere. Mi sembra a tal riguardo chesia il caso di ricordare il direttoredella Trentini nel Mondo Rino Zan-donai, scomparso due anni fa in in-cidente aereo di rientro da un viag-gio tra emigrati nel sud del Brasile.La difesa delle tradizioni ed i silen-zi delle madri patrie: a volte gli emi-grati sembrano un ingombro inve-ce che una ricchezza. Come prose-guire l'attività di promozione dellapropria cultura?L'illusione che l'approccio paterna-

    listico - che può aver albergato inparte della strategia adottata in pas-sato - colmasse le esigenze degliemigrati non ha mai convinto ad-detti ai lavori e diretti interessati neivari continenti. L'allontanamentoprogressivo di larga parte degli ita-liani emigrati dai luoghi classici diaggregazione va addebitato anche aquesti aspetti e all'integrazione nel-le terre di adozione. Nuovi media,facilità di collegamento aereo ed al-tri progressi tecnologici avvicinanol'emigrato, che si sente più vicino emeno propenso a ricercare formedi socializzazione che anche in Ita-lia hanno registrato un certo calo. Iltema del fund raising(ricerca di fon-

    di) e più in generale della spendingreview attraversa trasversalmenteogni ambito dell'attività pubblica enon risparmia l'emigrazione. Unapossibilità è ridurre gli sprechi, ab-bandonare gli interventi "a pioggia",canalizzare le poche risorse pubbli-che su filoni che catturino l'interes-se privato che, se ben sollecitato, ap-poggia questo tipo di iniziative. Ilprocesso richiede una forte qualifi-cazione professionale dei quadridell'associazionismo, nella madre-patria ed all'estero, e una maggioresinergia transregionale per inizia-tive che abbraccino più regioni ita-liane, non necessariamente limi-trofe.

    MA. LA.

    M

    consente di confrontarci ed averevisibilità, perché i nostri numeriufficiali sono molto bassi. Non es-sendosi fatto il salto di qualità, as-sistiamo ad una caduta di atten-zione in Sardegna rispetto a que-ste problematiche: perché se è ve-ro che “su ballu tundu” può esse-re molto paesano, è altrettanto ve-ro che se lo porti alla New YorkUniversity e lo presenti cultural-mente lo stesso evento assumeuna grande risonanza. La promo-zione che i circoli fanno all'inter-no delle loro strutture è impor-tante dal punto di vista dei nume-ri: grazie alle nuove generazionidi figli e nipoti degli emigrati si so-no attrezzati per fare le loro riven-

    dite, per promuovere il turismo,spesso cose semplici. Ma il saltoper organizzare questa cosa inuno strumento efficace per lo svi-luppo della Sardegna non è statofatto. Quale aiuto giungerebbe dal ri-conoscimento del principio di In-sularità per la Sardegna? Questo ci è stato sollecitato quan-do siamo andati in delegazioneproprio a Bruxelles a manifestareper la continuità territoriale, e so-no stati i rappresentanti dell'U-nione Europea a dirci che bisognabattersi per il riconoscimento delprincipio di insularità che abbat-terebbe tutte le tariffe energetichee dei trasporti permettendo unoscambio tra Sardegna e figli lon-tani. Il problema che poi già nonriusciamo a tenere in piedi una re-te come quella della circoli, figu-riamoci fare una battaglia politicadi questa portata. L'insularità an-drebbe riconosciuta per tutti. Orase l'organizzazione dei sardi riu-scisse a stabilire una sorta di ap-partenenza legale e legislativa chepermettesse anche ai figli e nipo-ti degli emigrati originari di gode-re di facilitazioni economiche, lapartecipazione sarebbe moltoampia. Ma in questo momento èprimario garantire la sopravvi-venza dei circoli: e le cifre ipotiz-zate in bilancio vedrebbero lamorte dei tre quarti delle struttu-re dei sardi emigrati.

    “Nuovo protagonismoper gli emigrati italiani”Parla l’ex presidente della Federazione Stampa all’estero

    Un recente incontro tra l’assessore regionale al lavoro, Antonello Liori, e la Consulta degli emigrati.

  • IL PORTICO DEGLI EVENTI 3DomenICA 23 DICemBre 2012 Il PortICo

    il saluto

    Eminenza Reverendissima, sono lieto di porgerle il benvenuto anome dei confratelli vescovi delleChiese che sono in Sardegna e ditutta la Chiesa che vive in questasplendida regione. Vostra Eminenza conosce già que-sta terra, dove venne 19 anni fa co-me Presidente della Commissione

    Italiana Giustizia e Pace per la Gior-nata mondiale della pace, proprioin questo territorio già allora tribola-to specialmente per i lavoratori del-le miniere. Oggi Lei viene per portare una pa-rola di speranza e di incoraggia-mento come primo collaboratoredel Santo Padre e la sua visita rag-giunge idealmente tutto il mondodel lavoro – o del non lavoro – dellaSardegna.Tra le tante intenzioni che Le sono ri-chieste da inserire in questa cele-brazione eucaristica desidero pre-sentare una intenzione particolareper i giovani, per le loro speranze eper il loro futuro: troppi sono co-stretti a lasciare la loro terra. Prega-re e impegnarsi per i giovani signifi-ca lavorare per il futuro di questaRegione, e per creare tutte le con-dizioni che permettano ai giovani discegliere liberamente di restare e dicostruire qui la loro vita famigliare. Proprio in questo territorio, special-mente nella città di Carbonia, hannolavorato per molti anni i figli di donBosco e i figli di don Orione: il lorospirito è ancora ben vivo e presen-te, raccolto e coltivato da tanti sa-cerdoti e laici. La visita di Vostra Eminenza , con laparticolare vicinanza e benedizionedel Santo Padre, possano far cre-scere il coraggio e la speranza intutti, specialmente in quanti sonochiamati ad operare per il bene co-mune , specialmente a favorire lecondizioni che permettano nuovi in-vestimenti produttivi con nuovi po-sti di lavoro, condizione fondamen-tale perché la cultura e la ricchezzaspirituale del popolo sardo possanomantenersi vive, trasmettersi allenuove generazioni e continuare adoffrire a tutto il nostro Paese quelcontributo di umanità e di civiltà benconosciuto ed apprezzato in Italia ein Europa.

    Segno di speranzae dell’affetto del Papa

    IL SALUTO DI MONS. MIGLIO

    Lavoro. Nell’omelia del cardinal Bertone un richiamo alla speranza e alla responsabilità.

    A CARITÀ CHE SI FA concretasolidarietà diventi luce eforza al cammino delmondo: il futuro della so-

    lidarietà nella Regione Sardegna staquindi anche nelle vostre mani”.Così il cardinal Bertone, segretario diStato Vaticano, durante la sua ome-lia pronunciata a Portovesme neigiorni scorsi, dopo aver sottolineato“la centralità della carità cristiana inogni ambito della nostra esistenza”.Giunto in Sardegna per benedirel’avvio di un nuovo pezzo della fab-brica sulcitana della Portovesme srl,il cardinale ha incontrato i lavora-tori e i drammi della provincia piùpovera d’Italia e ha insistito sulla ne-cessità di coniugare la carità con il la-voro e con le esigenze della giustizia.“I contenuti espressi dalla dottrinasociale della Chiesa - ha spiegato -permettono il riconoscimento deivalori, motivano l’azione, distin-guono i mezzi dai fini, prospettanouna visione integrale dello svilup-

    LSERGIO NUVOLI

    po, promuovono scelte di giustiziache favoriscano il vero bene del-l’uomo. Nel contesto pluralisticoodierno, fare riferimento a un patri-monio di valori crea le condizioniper evitare errori dalle conseguenzenefaste sui lavoratori, sullo sviluppoeconomico e sulla stessa vita dellasocietà”.Citando il Papa, il Segretario di Sta-to ha richiamato l’esigenza di “unanuova e approfondita riflessione sulsenso dell’economia e dei suoi fini,nonché una revisione profonda elungimirante del modello di svilup-po, per correggerne le disfunzioni ele distorsioni. Lo esige, in realtà, lostato di salute ecologica del pianeta;soprattutto lo richiede la crisi cul-turale e morale dell’uomo, i cui sin-tomi da tempo sono evidenti in ogniparte del mondo”.

    Mostrando che la Chiesa è sempreattenta ai segni dei tempi, ha quindiesortato tutti alla speranza: “La Chie-sa - ha dettagliato - è chiamata a di-scernere e a proporre un camminodi speranza, sia a livello locale siauniversale. Tale itinerario mira a su-scitare una maggiore consapevo-lezza e responsabilità della comu-nità ecclesiale riguardo ai problemi

    “La dottrina sociale della Chiesapromuove il vero bene dell’uomo”

    politici, sociali ed economici di ogniterritorio per intravedere possibilipercorsi”. “Una società aperta allasperanza - ha aggiunto - è una so-cietà che non è chiusa in se stessa,nella difesa degli interessi di pochi,ma che si apre alla prospettiva delbene comune”. Quindi la citazionedi Paolo VI: “Ciascuno esamini sestesso per vedere quello che finoraha fatto e quello che deve fare. Nonbasta ricordare i principi, affermarele intenzioni, sottolineare le stridentiingiustizie e proferire denunce pro-fetiche; queste parole non avrannoun peso reale se non sono accom-pagnate in ciascuno da una presa dicoscienza più viva della propria re-sponsabilità e da un’azione effettiva”.Parole, evidentemente, che non fan-no distinzioni, rivolte a tutti. Ricor-dando che “il cristiano è l’uomo del-la gioia”, ha aggiunto che “la radicedella sfiducia” tanto diffusa oggi “ènella mancanza di orizzonti etici e diideali condivisi che in realtà solo lafede è in grado di donare agli uomi-ni”.

    Per il Segretario di StatoVaticano, in Sardegnanei giorni scorsi, “serveuna nuova e approfonditariflessione sull’economiae sui suoi fini e un nuovomodello di sviluppo”

    Alcuni momenti della visita del cardinale Bertone (foto Ag. RosasPress).

    a società sarda attraversa un periododi grave disoccupazione, con risvoltitalvolta drammatici. Questo inter-pella fortemente, per i suoi effetti

    umani devastanti, anche la Chiesa … La di-soccupazione coinvolge soprattutto i giovani,che in questa situazione senza sbocco ven-gono esposti alla tentazione dello scoraggia-mento e del disimpegno”.È il “grido di dolore” che la Chiesa della Sar-degna fece risuonare dal Santuario di Bonariail primo luglio 2001 nel “Concilio Plenario Sar-do”. Sono trascorsi undici anni e il dramma èdivenuto “tragedia”. E non solo per la Sarde-gna. L’Europa nel 2010 proclamò l’Anno Eu-ropeo della lotta alla povertà. E la povertà èandata crescendo. La “Caritas Italiana” ha lanciato il suo allarmenell’annuale Rapporto sulla povertà, mo-strando che la voce delle famiglie risuona ognigiorno con i toni della disperazione. La co-munità cristiana, che chiama tutti alla solida-rietà per dare un po’ di pane agli affamati, nonpuò rimanere nel silenzio. I suoi Pastori desi-derano gridare ancora ad alta voce, auspican-do che venga accesa qualche luce di speranza.La Festa del Natale, cara ai bambini e al nostropopolo, ci invita ad accogliere il Bambino diBetlemme, che vuol donare agli uomini pane,

    pace e giustizia. E ad accogliere i bambini e gliuomini che soffrono la fame per costruire sul-la terra un mondo più giusto.La Costituzione Italiana dice che la Repubbli-ca è “fondata sul lavoro” e “tutela il lavoro intutte le sue forme e applicazioni” (articoli 1 e35). Ma il lavoro non c’è e si sta perdendo ognigiorno anche quello che c’è. Il Concilio Vati-cano II ha affermato che il lavoro umano “è divalore superiore a tutti gli altri elementi dellavita economica” ed è compito della comunitàpolitica “garantire i mezzi sufficienti per per-mettere alla persona e alla famiglia una vita di-gnitosa sul piano materiale, sociale, culturalee spirituale” (Gaudium et spes, 67). E invece lamancanza del lavoro, la sua crescente preca-rietà e la sua insufficiente sicurezza, stannogenerando la perdita della dignità, la fame, loscoraggiamento.“La disperazione ha sprigionato la fantasiaanche nella scelta delle modalità di manife-stare la protesta e il disagio: sopra i tralicci, so-pra le torri, nei pozzi del carbone…”, dice la“Delegazione Regionale per i problemi socia-li e del lavoro”, istituita nel 2001 dal “ConcilioPlenario Sardo”. La CEI ha evidenziato le gra-vissime conseguenze della mancanza del la-voro: “fragilità sociale, futuro spezzato, sper-pero antropologico. Vogliamo ricordare an-

    che la “Carta di Zuri”, interessante propostaper una nuova “Rinascita della Sardegna”, conla collaborazione degli amministratori, deicittadini, degli emigrati, dei sindacati, dellecomunità. I cristiani debbono combattere insieme a tut-ti gli uomini di buona volontà perché si affer-mi l’equità nella solidarietà. La comunità po-litica deve essere più attenta al mondo dei po-veri e costruire per tutti il “bene comune”. Il Pa-pa Benedetto XVI, nella sua visita in Sarde-gna, ci ha affidato il compito di far nascere“una nuova generazione di laici cristiani im-pegnati, capaci di cercare con competenza erigore morale soluzioni di sviluppo sosteni-bile”. E noi gli siamo grati perché più volte harichiamato l’attenzione di tutti sulle nostre si-tuazioni di povertà e in questi giorni si è fattoancora una volta vicino attraverso la visita aPortovesme del suo Segretario di Stato il Car-dinale Tarcisio Bertone, confermando la vici-nanza della Chiesa al Mondo del lavoro.Siaper tutti il prossimo Natale un tempo di spe-ranza, nella preghiera davanti al Presepe e nel-l’impegno comune di solidarietà.

    I VESCOVI DELLA SARDEGNA

    Natale 2012 e Anno Nuovo 2013

    L

    Pane, pace e giustiziaMessaggio della Chiesa sarda sulla drammatica situazione sociale della Sardegna

  • 4 IL PORTICO DEL TEMPIOIl PortICo DomenICA 23 DICemBre 2012

    LL’ANGELUS IL SANTO Padreha mostrato il significatodel Vangelo domenicaleche presentava il dialogo

    tra Giovanni Battista e vari perso-naggi che, dopo aver ascoltato le sueesortazioni, a prepararsi per la ve-nuta del Messia gli domandano «checosa dobbiamo fare?» (Lc 3,10-18).Rivolgendosi alla folla il Battista di-ce: «Chi ha due tuniche, ne dia una achi non ne ha, e chi ha da mangiare,faccia altrettanto» (v. 11). In questocaso «la carità spinge ad essere at-tento all’altro e ad andare incontro alsuo bisogno, invece di trovare giu-stificazioni per difendere i propri in-teressi».Proseguendo nel dialogo GiovanniBattista si rivolge a dei pubblicani aiquali non chiede di cambiare lavoroma di essere onesti: «il profeta, a no-me di Dio, non chiede gesti eccezio-nali, ma anzitutto il compimentoonesto del proprio dovere. Il primopasso verso la vita eterna è semprel’osservanza dei comandamenti».I soldati sono invece invitati a nonestorcere niente a nessuno e ad ac-contentarsi della propria paga: «laconversione comincia dall’onestà edal rispetto degli altri: un’indicazio-ne che vale per tutti, specialmenteper chi ha maggiori responsabilità».Domenica il Santo Padre si è recatoin visita nella Parrocchia romana diSan Patrizio a Colle Prenestino.Nel’omelia della Messa BenedettoXVI ha mostrato la fonte della vera

    A

    gioia: «Gesù reca agli uomini la sal-vezza, una nuova relazione con Dioche vince il male e la morte, e portala vera gioia per questa presenza delSignore che viene a illuminare il no-stro cammino che spesso è oppres-so dalle tenebre e dall’egoismo. Epossiamo riflettere se realmente sia-mo consapevoli di questo fatto del-la presenza del Signore tra noi, chenon è un Dio lontano, ma un Diocon noi, un Dio in mezzo a noi, chesta con noi qui nella Santa Eucari-stia, sta con noi nella Chiesa viva».All’Udienza generale del Mercoledìil Santo Padre si è soffermato sulletappe della Rivelazione di Dio che

    trova il suo culmine nella venuta delSalvatore: «la storia non è un sem-plice succedersi di secoli, di anni, digiorni, ma è il tempo di una presen-za che le dona pieno significato e laapre ad una solida speranza».In settimana è stato presentato ilMessaggio di Benedetto XVI per laprossima Giornata Mondiale dellaPace che ha per titolo “Beati gli ope-ratori di Pace”. Il Papa insiste sullapromozione della vita nella sua in-tegralità, la creazione di nuovo mo-dello di sviluppo e il portare avantiuna vera pedagogia della pace co-me vie essenziali per costruire unavera fraternità tra gli uomini.

    La struttura naturale del matrimo-nio «va riconosciuta e promossa,quale unione fra un uomo e unadonna, rispetto ai tentativi di ren-derla giuridicamente equivalente aforme radicalmente diverse di unio-ne che, in realtà, la danneggiano econtribuiscono alla sua destabiliz-zazione, oscurando il suo carattereparticolare e il suo insostituibile ruo-lo sociale». I molteplici beni funzio-nali allo sviluppo «devono essereusati secondo la prospettiva di unavita buona, di una condotta rettache riconosca il primato della di-mensione spirituale e l’appello allarealizzazione del bene comune». Nelnostro tempo, ricorda BenedettoXVI, emerge la necessità di un’edu-cazione alla pace che «richiede unaricca vita interiore, chiari e validi ri-ferimenti morali, atteggiamenti estili di vita appropriati».Sempre in settimana è stato dif-fuso anche il Messaggio per laprossima Giornata Mondiale diPreghiera per le Vocazioni dal ti-tolo “Le vocazioni segno della spe-ranza fondata sulla fede”: «in checosa consiste la fedeltà di Dio allaquale affidarci con ferma speran-za? Nel suo amore. Egli, che è Pa-dre, riversa nel nostro io piùprofondo, mediante lo SpiritoSanto, il suo amore (cfr Rm 5,5). Eproprio questo amore, manifesta-tosi pienamente in Gesù Cristo,interpella la nostra esistenza,chiede una risposta su ciò che cia-scuno vuole fare della propria vi-ta».

    Il Papa.Diffuso in settimana il Messaggio per la prossima Giornata per le Vocazioni.

    “La conversione comincia per tuttidall’onestà e dal rispetto degli altri”

    ROBERTO PIREDDA

    Benedetto XVI visita la parrocchia di san Patrizio a Colle Prenestino.

    pietre

    Mons. Ma Daqinrischia l’esautoramento

    CINA

    Mons. Taddeo Ma Daqin, il co-raggioso vescovo ausiliare diShanghai, ordinato il 7 luglioscorso, rischia di essere esauto-rato e oltre alla libertà - si trova damesi agli arresti domiciliari - per-derebbe anche il titolo di vesco-vo "coadiutore" della metropoli.Secondo fonti ecclesiali la suanomina è stata revocata dal Con-siglio dei ve-scovo catto-lici cinesi. Laviolenta mos-sa contromons. Ma eraattesa datanto tempo.Il giorno del-la sua ordina-zione episcopale mons. Ma hasfidato la politica religiosa chegrava da oltre 60 anni sulla Chie-sa, presentando le dimissioni damembro dell'Associazione pa-triottica - l'organismo di control-lo della Chiesa - e ha rifiutato dicondividere il calice della comu-nione con un vescovo scomuni-cato dalla Santa Sede. Per il suogesto egli è stato applaudito alungo dai fedeli ed è divenuto unesempio di coraggio per moltisacerdoti e vescovi della Cina.

    Cristiani continuanoad essere sotto tiro

    SIRIA

    Circa 150mila fedeli cristiani vivononel terrore in oltre 40 villaggi dellacosiddetta “Valle dei Cristiani”, nel-la Siria occidentale. La valle (“Wa-di al Nasara”), storica roccafortedei cristiani siriani, in prevalenzagreci-ortodossi, ha accolto nei me-si scorsi migliaia di rifugiati prove-nienti da Homs e da altre città eprovince. Oggi i cristiani sono sot-to il fuoco di milizie islamiste che sisono stabilite nella fortezza crocia-ta di “Krak des Chevaliers”, erettanel secolo XI da un emiro musul-mano, ricostruita dagli Ordini ospe-dalieri crociati e oggi patrimonioculturale dell'Unesco.

    Battezzati 21 bambinisalvati dall’aborto

    MESSICO

    L'Arcivescovo metropolita di Cittàdel Messico, il Cardinale NorbertoRivera Carrera, ha battezzato 21bambini tra i 2 e i 6 anni di età, salvatidall'aborto grazie all'aiuto dato allemamme dal Comitato nazionalePro-Vida. Alle mamme di questi pic-coli il Comitato offre informazionee orientamento sullo sviluppo ge-stazionale; esami ultrasuono attra-verso i quali vedono i bambini cheportano in pancia, informazioni sultema dell'aborto, sui metodi per ef-fettuarlo e sulle conseguenze fisi-che, emotive e psicologiche a cuivanno incontro sia le madri che i pa-dri del bimbo che sta per nascere.Inoltre ricevono borse di studio evengono indirizzate verso istituzio-ni per l'assistenza medica, legale, la-vorativa e per i centri di adozione.

    CQUISTA UN CARATTERE inter-nazionale la Marcia dellaPace che la Diocesi di Ales -

    Terralba organizza per il 26° annoconsecutivo. Teatro della manife-stazione, il prossimo 29 dicembre,sarà il comune di San Gavino Mon-reale, uno dei centri più colpiti dal-la crisi economica. “Il tema della Giornata Mondialedella Pace - ha detto monsignor An-gelo Pittau, presidente del comitatopromotore - è “Beati i costruttori dipace”. L’arrivo della Madonna di Na-gasaki ci ricorda come il dono dellapace debba essere costantementedomandato. Ciò che rimane di quel-la statua, la testa scampata allabomba atomica sganciata sulla cittàgiapponese il 9 agosto 1945, è unsimbolo importante non solo perchi crede ma per tutti quelli che han-no a cuore il dono della pace”.

    Quest’anno accanto alla Diocesi diAles - Terralba si affianca quella diCagliari che accoglierà prima dellaMarcia, nel santuario di Bonaria ilsimulacro della Vergine di Nagasaky,dove resterà per l’intera giornata del28 dicembre. Prevista una solenneconcelebrazione eucaristica presie-duta dall’Arcivescovo di Cagliarimonsignor Arrigo Miglio, ed un con-vegno nel pomeriggio sul tema del-la pace e dell’obiezione di coscienza.“Il Santuario di Bonaria, quello del-la patrona massima della Sardegna- ha detto il vescovo di Ales Terralba,monsignor Giovanni Dettori - acco-glierà ciò che resta del simulacrogiapponese. Questa circostanza èun segno, perché l’accoglienza del-la Madonna di Nagasaky è la testi-monianza che il tema della pace nonriguarda solo quelli che partecipe-ranno alla marcia ma interessa tut-ti i sardi”. Una folta delegazione nip-ponica accompagnerà il simulacro.

    A Cagliari il simulacrodella Vergine di Nagasaky

    ROBERTO COMPARETTI

    A “Si tratta - ha precisato monsignorPittau - di personalità di cultura, do-centi dell’Università Cattolica diTokyo, uno degli atenei giapponesidi più alto prestigio. La delegazionedopo le giornate in terra sarda saràricevuta anche in Vaticano”.Per il sindaco di San Gavino “la mar-cia, oltre ad essere una vetrina per ilpaese sarà anche un momento di ri-flessione e speranza per il futuro. Al-la crisi economica si aggiunge quel-la sociale, con perdita di valori anchenelle istituzioni. Ciò che stupisce ècome in tempi di riduzioni della spe-sa pubblica si acquistino strumentidi guerra, per esempio aerei costo-sissimi, mentre le famiglie hannoproblemi per andare avanti. Credoche il messaggio della Marcia inci-derà anche sotto questo profilo”.

    Di certo agli appuntamenti previstinon mancheranno le migliaia di vo-lontari, una bella realtà dell’Isola.“Da undici anni questo per noi è unappuntamento immancabile - haprecisato Gianpiero Farru, del Cen-tro Servizi Volontariato Sardegna So-lidale - perché in ogni volontario al-berga il senso più profondo della pa-ce”. Tra le novità di quest’anno la pre-senza anche della Caritas diocesanadi Cagliari. “Sono felice che in que-st’edizione ci siamo anche noi - haaffermato il direttore della Caritasdiocesana, monsignor Marco Lai -perché crediamo fortemente in que-sti valori. Il convegno che verrà fattoil 28 sul tema dell’obiezione di co-scienza sarà l’occasione di riflessio-ne per chi come noi crede forte-mente in questa scelta”.

    Il 29 dicembre la Marcia della Pace a San Gavino

    Mons. Lai, mons. Pittau, mons. Dettori e il sindaco Cruccu.

  • 5IL PORTICO DEI GIOVANIDomenICA 23 DICemBre 2012 Il PortICo

    Verso il Natale. Nei giorni scorsi il consueto incontro di spiritualità per i docenti di religione cattolica.

    I È TENUTO NEI giorniscorsi nei locali del Se-minario arcivescovile ilconsueto incontro di

    spiritualità in preparazione al Na-tale per i docenti di religione cat-tolica (IRC) promosso dall’Ufficiodiocesano per l’IRC.La serata di spiritualità è stata gui-data dal gesuita Padre FrancescoMaceri, docente di teologia mora-le alla Pontificia Facoltà Teologica eall’Istituto Superiore di Scienze Re-ligiose di Cagliari.Nella prima parte dell’incontro Pa-dre Maceri nella sua meditazioneha approfondito un testo della Pri-ma Lettera ai Tessalonicesi (2, 11-14): «E’ apparsa infatti la grazia diDio, che porta salvezza a tutti gliuomini e ci insegna a rinnegarel'empietà e i desideri mondani e avivere in questo mondo con so-brietà, con giustizia e con pietà,nell'attesa della beata speranza edella manifestazione della gloria

    SI. P.

    del nostro grande Dio e salvatoreGesù Cristo. Egli ha dato se stessoper noi, per riscattarci da ogni ini-quità e formare per sé un popolopuro che gli appartenga, pieno dizelo per le opere buone». La riflessione di Padre Maceri (nel-la foto piccola) si èsoffermata in parti-colare sul dono dellagrazia e sul suo ruolonella vita cristiana. Ogni credente è chia-mato ad accogliere ildono della Grazia cheviene da Dio e a la-sciar operare il Si-gnore nella sua vita.Dio non è rimastoinaccessibile e lontano dalla no-stra esistenza ma è venuto incontroa noi nel tempo con la sua incar-

    nazione e continuamente viene avisitare la nostra esistenza dando-ci la sua grazia che ci permette dicamminare sempre in novità di vi-ta. Il cristiano deve aprirsi al Dio che siè fatto vicino, che è voluto diven-

    tare uomo per portarela salvezza all’umanità,e questa realtà diventaconcreta per ciascunonel momento in cui ci siapre alla chiamata diDio nel discepolato. Imezzi dell’ascolto dellaParola di Dio, della pre-ghiera personale e inparticolare della vita sa-cramentale rendono

    possibile nei concreti percorsi difede di ciascuno di poter mante-nere viva l’esperienza dell’incon-

    “Quel Dio di cui parlate nelle aule di scuolacostituisce il riferimento della vostra vita”

    tro con Dio.Dopo il tempo della meditazionepersonale la serata si è conclusacon la celebrazione della Messapresieduta da Padre Maceri.Questo incontro di spiritualità siinserisce nella globalità delle espe-rienze formative che accompa-gnano il servizio dei docenti di IRC.L’attenzione alla testimonianza divita cristiana, che è uno dei cardinidella loro idoneità all’insegna-mento della Religione Cattolica,insieme alla retta dottrina e all’a-bilità pedagogica, è ben espressada Benedetto XVI in un suo discor-so ai docenti di IRC: «Esiste un nes-so che lega l’insegnamento scola-stico della religione e l’approfon-dimento esistenziale della fede,quale avviene nelle parrocchie enelle diverse realtà ecclesiali. Tale

    All’iniziativa organizzatadall’Ufficio diretto dadon Roberto Pireddal’intervento del gesuitapadre Francesco Macerisul dono della Graziae il suo ruolo nella vita

    ELLAPAUSATRAla meditazionee la celebrazione della Mes-sa, gli insegnanti di religio-

    ne, presenti in Seminario per il con-sueto ritiro pre-natalizio, racconta-no del loro impegno quotidiano conbambini e ragazzi a scuola. “Da vent'anni lavoro nella scuolamedia - dice Marco Cocco, inse-gnante a Selargius - e nel corso diquesto tempo ho visto cambiare ap-proccio e modalità di rapporto congli alunni. Il nostro è un servizio al-la persona, al ragazzo con il quale cirapportiamo in modo molto perso-nale. Spesso alcuni colleghi ci chie-dono come facciamo a rapportarcicosì con i ragazzi: in realtà ogni oc-casione è buona per iniziare unachiacchierata con loro, dal cambiodell'ora alla ricreazione. C'è unaspetto che è fondamentale: la coe-renza tra ciò che diciamo a lezione eciò che siamo. Se accanto alle paro-le ci sono fatti che dimostrano ciò

    che raccontiamo, i ragazzini ti se-guono, specie in età preadolescen-ziale, periodo certamente non sem-plice. Quanto poi alla generazione dialunni con cui stiamo lavorando oraè vero che hanno maggiori cono-scenze nel senso che rispetto al pas-sato hanno avuto più input, ma nonhanno basi solide alle quali ancora-re queste conoscenze”.Da oltre vent'anni Anna Maria Mos-sudu è maestra di religione allascuola primaria di Elmas. “ I bam-bini - dice Anna Maria - non hannopregiudizi, hanno una grande aper-tura, ma anche una spontaneità chespesso li porta a rivolgerti questioniparticolari. Non è semplice spiega-re loro il mistero della Fede, il mes-saggio che c'è dietro al Vangelo, maloro sono pronti ad accoglierlo, an-che chi non ha una famiglia cre-dente, o magari di altra religione.C'è una grande richiesta da partedelle famiglie circa la scelta dell'oradi religione ed anche chi è musul-mano o magari cinese ateo. Le fa-

    “Proponiamo a tuttiveri valori universali”

    R. C.

    N

    miglie nutrono una grande fiduciain quest'ora, nella quale viene pre-sentato il messaggioevangelico, ma soprat-tutto viene fatta cultura,un percorso diverso dal-la catechesi. C'è bisognodi spiritualità perchél'uomo non è solo ragio-ne e corpo ma anchespirito”. Tito Aresu (nellafoto piccola), storico in-segnante di religione alliceo “Dettori” di Cagliari, da oltretrent'anni è quotidianamente im-pegnato nel rapporto con i futuri

    adulti. “Oggi, si può dire, mi ritrovoad avere i figli di miei ex alunni: ne-

    gli ultimi dieci anni iragazzi sono decisa-mente cambiati. Citroviamo di fronte adei ragazzi pieni difragilità rispetto aquelli di dieci anni fa,spesso privi di basenon solo culturali masoprattutto affettive. Igenitori amano i loro

    figli ma non sempre riescono a da-re loro una base di affettività com-pleta. L'insegnamento della reli-

    Tito Aresu: “Un arricchimento personale per i ragazzi”

    legame è costituito dalla personastessa dell’insegnante di religionecattolica: a voi, infatti, oltre al do-vere della competenza umana, cul-turale e didattica propria di ognidocente, appartiene la vocazione alasciar trasparire che quel Dio dicui parlate nelle aule scolastichecostituisce il riferimento essenzia-le della vostra vita» (Discorso aipartecipanti all'Incontro degli in-segnanti di religione cattolica, Sa-bato 25 Aprile 2009).In tale prospettiva è importante of-frire ai docenti di IRC anche deglispecifici momenti di spiritualità,che si affiancano con discrezione aicammini personali di ciascuno nel-la propria Parrocchia e nelle asso-ciazioni.Non va mai dimenticato infatti chei docenti di IRC sono dei “mandati”,rivestono un ruolo che ha un lega-me costitutivo con la Chiesa dio-cesana, e sono quindi chiamati acoltivare la loro vita spirituale peressere nella scuola e nella vita quo-tidiana dei testimoni autentici delmessaggio che trasmettono ai ra-gazzi. In questo modo gli inse-gnanti mettono dentro il loro qua-lificato impegno scolastico il “va-lore aggiunto” ed essenziale dellafede cristiana che anima il loro ser-vizio che va visto come una vera epropria “carità educativa” perchémette i ragazzi nella condizioni didecifrare le grandi domande disenso alla luce del messaggio cri-stiano.

    gione ha la finalità di trasmettereciò che la tradizione da sempre pro-pone, ed il fatto che venga scelta an-che da chi non ha alle spalle unaformazione specificatamente cri-stiana, è segno che i valori propostisono universali e non legati a dogmadi fede. Le famiglie sanno che ai ra-gazzi vengono proposti valori e nonsemplicemente una catechesi.Spesso la scuola trasmette culturama senza riempirla di significati.Ecco perché l'insegnamento dellareligione cattolica nelle scuole è unarricchimento personale per i ra-gazzi”.

    Studenti all’uscita del liceo Dettori. Nella foto in alto, fuori dal liceo Siotto.

  • IL PORTICO DEI GIOVANIIl PortICo DOMENICA 23 DICemBre 20126

    Associazioni.nicola melis, ricercatore universitario, racconta lo scopo e l’attività dell’Associazione labiopalatoschisi.

    ON BISOGNA chiudersi inse stessi, non bisogna na-scondersi: bisogna darvoce alle problematiche

    esistenti e col nostro contributo fartornare il sorriso a chi soffre di la-biopalatoschisi”. Con queste paro-le Nicola Melis (nella foto), presi-dente dell'Associazione Labiopala-toschisi della Sardegna, invita a co-noscere, documentarsi ed ap-profondire la tematica che, anchenella nostra regione, colpisce nu-merosi individui, costringendoli adiverse cure, spesso costose e contempistiche lunghe. Melis raccontaa Il Portico quali sono gli obiettividell'Associazione e spiega come, an-che attraverso la divulgazione, èpossibile cambiare la vita di chi sof-fre della patologia.Cosa spinge un gruppo di personead unirsi in un'associazione relati-va ad una problematica come quel-la della labiopalatoschisi?

    MATTEO MELONI

    “Manca un centro specializzato per la cura,noi diffondiamo la conoscenza della malattia”L’obiettivo è lavoraresoprattutto con i giovani:“Non bisogna vergognarsinè nascondersi, ma darciuna mano per conoscere”.Il costo delle terapie puòraggiungere i 10mila euro

    La nostra associazione nasce grazieal contributo dei genitori di figli conlabiopalatoschisi e la loro costantepartecipazione è stata fondamen-tale per costruire la base del gruppoche, ad oggi, conta 120 associati. So-stanzialmente l'obiettivo primarioè quello di lavorare con i giovani, conla gente, con tutti coloro che voglio-no sapere di più della patologia. Nonbisogna né vergognarsi né nascon-dersi: è necessaria l'organizzazionedi eventi non solo tra disabili, macon la comunità. Coinvolgere ilmaggior numero possibile di per-sone affette da labiopalatoschisi è iltraguardo naturale dell'associazio-

    ne: solo grazie alla loro partecipa-zione potremo ulteriormenteespandere gli orizzonti sociali e cul-turali della collettività intera. Pro-prio ultimamente la nostra associa-zione sta cercando di dare semprepiù visibilità alla malattia, soprat-tutto in termini positivi: problemada affrontare con leggerezza e sem-plicità, pensando che tra le altre di-sabilità la labiopalatoschisi rimanedi entità inferiore. Socialmente, cisono stati tanti progressi perché pri-ma la disabilità era uno stigma, og-gi non più come un tempo. Quali sono i principali bisogni dichi soffre di labiopalatoschisi?

    N

    ABIOPALATOSCHISI. Una paro-la che per i più, detta così,non significa nulla. Ma l'im-

    portanza che riveste per tutte lepersone affette da quella che è unamalformazione, è grande. Volgar-mente chiamata “labbro lepori-no”, la labiopalatoschisi è una pa-tologia che vede un bambino su800 nascere con tale problemati-ca. Per far fronte ai diversi aspettilegati alla malattia, nel 1996 na-sce l'Associazione Labiopalato-schisi Sardegna, con l'intento disupportare, consigliare ed assi-stere le famiglie di portatori dellapatologia e di chiunque si occupidei loro problemi. L'Associazionemantiene i rapporti con tutti i cen-tri di cura, di assistenza e di ricer-ca, così da unire i due mondi:quello della medicina con le per-sone. Nonostante in Sardegna nonmanchino le professionalità nonesiste ancora, ad oggi, una strut-

    tura clinica accreditata per il trat-tamento chirurgico della labiopa-latoschisi. Per ora è possibile ef-fettuare i trattamenti riabilitativiriguardanti l'ortofonia-logopediae le cure ortodontiche, ma le strut-ture operanti, gli specialisti e i pro-fessionisti qualificati non sono di-stribuiti in modo omogeneo sulterritorio.L'Associazione si batte per l'equitàdelle cure: la disomogeneità rap-presenta per molti un serio pro-blema, in termini di spesa sanita-ria e di perdita di ore lavorativeimpiegate per raggiungere loca-lità alquanto distanti dal domici-lio. Per questo motivo uno deiprincipali obiettivi dell'Associa-zione punta al coinvolgimento deimedici, dei soggetti con labiopa-latoschisi e alle loro famiglie, e dichiunque intenda offrire il pro-prio contributo di lavoro, idee ecollaborazione così da unire le for-ze per la lotta alla patologia. Spe-cificamente, il termine “labbro le-

    porino” nasce in ambito medico escientifico ma, nel tempo, ha as-sunto un carattere che marchia-va in senso negativo chi dovevasopportare tale patologia. La schi-si può essere a livello labiale o alivello del palato e, nei casi gravi,colpisce entrambi, così da averela labiopalatoschisi.nella fase interuterina non avvie-ne la fusione delle fessure esi-stenti: i lembi delle strutture inte-ressate, che dovrebbero unirsi trala settima e la dodicesima setti-mana, rimangono divisi. Alcuninumeri sono da ricercare nellepercentuali relative al tipo di for-ma patologica: nell'80% dei casi

    la schisi è un'anomalia isolata, nel20% è associata ad altre malfor-mazioni, facendo parte di una sin-drome, ovvero di un quadro clini-co d'insieme caratterizzato da al-cuni segni clinici che interessanodiversi organi o apparati. Le cau-se della labiopalatoschisi non so-no ancora ben chiare. Si parla per-ciò di origine multifattoriale, datoche risultano coinvolti fattori ge-netici e ambientali. Tra questi ul-timi, durante la gravidanza sonostati chiamati in causa il fumo disigaretta, alcune infezioni virali,l'assunzione di farmaci anticon-vulsivanti, carenze vitaminiche. Aquesto proposito, gli studi più re-

    centi dimostrano che l'assunzionedi acido folico poco prima e subi-to dopo il concepimento, oltre aprevenire altre gravi malforma-zioni congenite, è in grado di ri-durre la prevalenza della patologiaanche del 20%. Infatti, nelle regioni più povere delmondo, come in Etiopia o in Ban-gladesh, dove molte ONG eserci-tano per l'aiuto alle popolazioni,supportando le cure alle varie ma-lattie, persistono veri e proprieserciti di bambini colpiti da la-biopalatoschisi, laddove sarebbesufficiente una corretta alimenta-zione per prevenire malformazio-ni di questo tipo.

    MA. ME.

    L

    Anzitutto, il processo di guarigionepuò essere lungo e lento; gli inter-venti necessari sono relativi alla chi-rurgia maxillo-facciale, quello dellogopedista e un paziente lavoro or-todontico. Lo Stato italiano garanti-sce le spese per le prime due tipolo-gie di intervento, mentre per quellodentistico no: esiste un tariffario diriferimento fermo al 1998 ma, es-sendo lievitati i costi, nessun denti-sta vi aderisce. Le somme sono in-genti: si può arrivare ad oltre i dieci-mila euro tra le varie operazioni.Purtroppo da noi, ancora, mancaun centro specializzato sulle opera-zioni relative alla labiopalatoschisi.

    Oggi la chirurgia ha raggiunto livel-li tali per cui i risultati sono ottimifin dalla giovane età. La Regione Sar-degna, con una legge, riconosce lalabiopalatoschisi come problema-tica sociale e, in generale, la malattiaè considerata rara.Quali sono le prospettive dell'asso-ciazione?Vorrei che passasse il messaggio chechiunque soffre di labiopalatoschi-si è virtualmente parte della nostraassociazione: moralmente ed etica-mente è nostro dovere sentirci par-te di una sola famiglia e se ci fossenecessità di aiuto, l'associazione èpresente. Vorrei ricordare il vice pre-sidente, Salvatore Murgia, medicopediatra con un figlio che soffre di la-biopalatoschisi, con competenzeper gli aspetti medico-legali il quale,vivendo in prima persona la que-stione della malattia, ha maturatogrande esperienza nell'ambito del-la patologia; così come Stefano Od-dini Carboni, odontoiatra e colla-boratore della nostra associazione,specializzato proprio negli inter-venti relativi alla labiopalatoschisi.Uno degli obiettivi dell'associazione,tra quelli che maggiormente auspi-co, è la realizzazione di uno studiosociale legato alla labiopalatoschisinella nostra regione: spero si possa-no recuperare i fondi necessari perquesto lavoro, che permetterebbeun ulteriore passo in avanti nellacomprensione delle dinamiche le-gate alla malattia.

    Perchè stare unitipuò aiutare tantissimoAlla scoperta di una patologia di origine “multifattoriale”

  • DOMENICA 23 DICemBre 2012 7IL PORTICO DI CAGLIARI IL PORTICO

    ESTA SOLENNE in onore diSanta Lucia nei giorni scor-si nella chiesa di Via Doni-

    zetti dedicata alla Santa, in parti-colare per la messa presieduta dal-l’arcivescovo mons. Miglio, accol-to da una affollatissima assem-blea. Il parroco, don Massimo No-li, ha rappresentato all’arcivesco-vo la situazione della parrocchia,composta prevalentemente daanziani, e gli ha porto i saluti del-la Casa Famiglia Santa Lucia e di

    tutta la comunità. L’arcivescovo, alla sua prima visitaalla comunità, ha ringraziato perl’accoglienza “carica d’affetto” e harimarcato la gratitudine al Signoreper i doni che riceve tramite la co-munità diocesana ed ha chiesto alSignore che nel giorno di Santa Lu-cia “ci faccia vedere la luce dei suoidoni”. Nell’omelia ha richiamatol’attenzione dei fedeli alla luce - ci-tando Santa Lucia, che già dal no-me la rievoca - e che ci riporta alNatale, giorno della manifestazio-ne della Luce vera. Ha parlato ai fedeli di una fede vi-va, che porta a seguire Gesù per-ché la strada che Lui ci indica por-ta alla vera luce; una fede che manmano illumina e porta a ragionare,e non è cieca quando porta a com-prendere il Mistero di Dio. Un ri-chiamo a tutto campo a vedere me-glio il Mistero di Dio e la rassicura-

    “Il Natale sia per tuttipellegrinaggio di carità”

    ROSALBA CROBU

    Fzione che la fede conduce a questascoperta. Quindi un passaggio sull’Anno del-la fede, indetto dal Santo Padre Be-nedetto XVI, come grande occa-sione per riscoprire l’attualità del-l’annuncio evangelico. Infine unammonimento sulla carità, con ilrichiamo all’attenzione ai bisognidei poveri e dei sofferenti, perché isegni d’amore che Dio ci ha datosiano restituiti perché ciò di cui ipoveri hanno bisogno maggior-mente è un amore grande che en-tri nel loro cuore. Mons. Miglio haconcluso invitando tutti a vivere il

    periodo di Natale come un pelle-grinaggio della carità, perché quel-lo che accade dentro di noi lo ri-troviamo centuplicato. Al terminedella celebrazione, animata dal co-ro di San Sperate diretto dal mae-stro Marco Fois, don Massimo, anome della comunità come segnodi gratitudine, ha regalato all’arci-vescovo un rosario invitandolo acelebrare il 21 marzo 2013 gli 80anni della parrocchia. La festa di Santa Lucia è stata, inol-tre, allietata dalla tradizionale fieradel dolce e dalla pesca di benefi-cienza.

    L’invito dell’arcivescovo Miglio alla festa di Santa Lucia

    Iniziative. Il 21 dicembre dalla cattedrale di Piazza Palazzo fino alle finestre del carcere.

    IACCENDONOPERl'undice-simo anno consecutivo lefiaccole davanti al carce-re di Buoncammino.

    Venerdi 21 dicembre, alle 19.30 par-te dalla cattedrale di Cagliari in piaz-za Palazzo, questo momento di ri-flessione e solidarietà con i carcera-ti e le loro famiglie. In prima fila, co-me da tradizione, i frati cappuccini.Stavolta alla guida ci sarà padreGiancarlo Pinna che, nel solco trac-ciato da padre Beppe Pireddu, ac-compagnerà i partecipanti sino aidue bracci del penitenziario, davantialle finestre delle celle, per ricordare,prima di tutto a chi sta fuori, diffi-coltà, diritti e umanità di chi sta den-tro. E a chi è rinchiuso, che c'e' qual-cuno all'esterno pensa al problemacarcere ed e' pronto a dare nuoveopportunità di riscatto. In tutti questi anni l’iniziativa, natada un’idea di padre Franco Murgia,è cresciuta grazie al contributo digruppi storici come l’Oftal con Ma-rio Marini, la Caritas diocesana edon Marco Lai, l’Azione Cattolica,“La Collina” di don Ettore Cannave-ra, Mondo X e Padre Morittu, i vo-lontari di “Oltre le Sbarre”. L’infati-

    SLAURA FLORIS

    cabile regista-cappellano Max Siradel Convento di Fra Ignazio, ma an-che Tonina, Claudio, Paolo, Lella, etanti altri, tutti volontariamente,senza alcun apporto finanziarioesterno, lavorano per organizzarenei dettagli l'evento. Solidarietà si è detto. Perchè l'ini-ziativa nasce con l'intento di mani-festare sostegno e vicinanza ai figli,alle madri, ai padri, alle mogli deidetenuti che si preparano a vivere ilNatale con un grande vuoto da col-mare. E riflessione. Perché sempre di più ènecessario porre la questione “car-cere” all’ordine del giorno. Pensare alsovraffollamento, alla carenza distrutture alternative, al disagio che sivive dietro le sbarre che tutto fannofuorché favorire il recupero e il ri-scatto dei detenuti. E poi, a tutto ilportato di malessere profondo che lastruttura detentiva dovrebbe supe-rare in virtù del decantato articolo 27della Costituzione Repubblicana.È necessario parlarne e capire non

    solo quando il risultato del disagio èil suicidio. Certamente impressio-na leggere il macabro resoconto del-le morti in cella sul sito ristretti.it ag-giornato anno per anno. Dal 2000ad oggi in Italia se ne contano 2086,di cui 751 suicidi. Solo nel 2012 ab-biamo raggiunto quota 153. Un bol-lettino di guerra che deve turbare,impensierire le nostre feste.Ma al di là della notizia di cronaca, lafiaccolata forse può aiutare a capireche dietro a un reato e a un numerodi matricola c’è sempre la storia diuna donna o di un uomo, di una fa-miglia. Di bambini che barbara-mente si trovano a condividere lemancanze di una prigione con leproprie madri perché non esiste unasoluzione migliore degna di uno Sta-to civile. Di malati che non ricevonole cure necessarie e che peggioranoe si ammalano ancora di più. Di per-sone normali che all’improvviso, nelbel mezzo di una vita normale, sitrovano sulle spalle una condannapesante, magari per omicidio pre-

    Fiaccole davanti a Buoncammino,la luce che fa volare la solidarietà

    terintenzionale, cioè quando capitasenza volerlo, per esempio a causa diun incidente stradale. O peggio, so-no rinchiusi per carcerazione pre-ventiva, istituto sempre inquietantein un Paese che si proclama demo-cratico. Questi casi non sono estremie nemmeno rari. E soprattutto de-vono farci pensare che il carcere nonè un luogo “altro” rispetto alla realtà,di cui non parlare e di cui non occu-parsi. Dietro le sbarre si rinchiudonopersone che non sempre hanno uncurriculum criminale. Per questotutti devono riflettere perché il “ri-schio reato” non esclude nessuno.Allora, qualche giorno prima di Na-tale, guidati dai silenzi e dall’esem-pio dei frati cappuccini, pensando aPadre Beppe, alla sua coerenza e al-la sua vita spesa per gli altri, sceglia-mo di accendere una candela e dilanciare, forse, il migliore degli au-guri a chi vive (male) dietro il mura-glione di Buoncammino. L’augurioche si possa ricominciare senza pre-giudizi. Che, scontata la pena, dal-l’altra parte del muro c’è qualcunodisposto a mettersi in discussione, afarsi carico non senza difficoltà deiproblemi di chi sta dentro. Perchéproprio a Natale si possono e si de-vono scuotere le coscienze, senzamezze misure. Senza scorciatoie.Anche con gli auguri “scomodi” da-vanti al carcere, come suggeriva donTonino Bello: «Non sopporto infattil’idea di dover rivolgere auguri in-nocui, formali, imposti dalla routinedi calendario. Mi lusinga addirittural’ipotesi che qualcuno li respinga almittente come indesiderati. Tantiauguri scomodi, allora».

    Due immagini della celebrazione.

    Nel solco tracciato dapadre Beppe Pireddu,per l’undicesimo annosi ripete l’idea per daresostegno e vicinanzaa detenuti e famiglie

    breviLa Madonna di Nagasakynella Basilica di Bonaria

    PRIMA DELLA MARCIA DELLA PACE

    Sarà a Cagliari il 28 dicembre ilvolto ligneo della Vergine di Na-gasaky: il simulacro assume unsignificato altamente simbolico,perché rima-sto intattononostante ibombarda-menti cherasero alsuolo il vil-laggio e laChiesa diU r a k a m i(Nagasaki),in Giappone,dove la sta-tua integra,alta due metri, era collocata. L’im-magine verrà accolta il 28 dicem-bre alle 10 nella Basilica di Bona-ria, che, per l’occasione rimarràaperta fino alle 20.Ne dà notizia la Caritas, che alle11 ha organizzato un seminariodal titolo: “Scelte di pace rifiutodella violenza. Il valore di un’e-sperienza: l’obiezione di co-scienza”. Moderatore sarà Gio-vanni Lavena, magistrato e obiet-tore di coscienza Caritas. Segui-ranno i saluti: Fr. Peter Sakae Hoji-ma, rettore Cattedrale di Naga-saky; don Angelo Pittau, direttoreCaritas diocesana di Ales Terral-ba.Interverranno mons. Miglio, arci-vescovo di Cagliari, Paolo Bec-cegato, responsabile ufficio Areamondialità di Caritas Italiana, Raf-faele Callia, responsabile Studi ericerche Delegazione Caritas Sar-degna, Marco Scano, avvocato eobiettore di coscienza.Alle 17mons. Miglio celebrerà unamessa in Basilica, cui alle 19 se-guirà il concerto di Pianoforte te-nuto dal Maestro Clara CeciliaChika Murata (Tokyo National Uni-versity of Fine Arts and Music),nell’Auditorium del Conservato-rio di Cagliari. Il 29 dicembre l’ef-figie della Madonna sarà trasferi-ta nella diocesi di Ales-Terralbadove si svolgerà la XXVI Marciadella pace, con partenza alle ore15 dal Piazzale antistante l’ospe-dale Madonna di Bonaria, a SanGavino Monreale.

    Un’edizione della fiaccolata verso Buoncammino.

    Incontri di formazionea San Domenico

    FAMIGLIE

    Prosegue il ciclo di incontri or-ganizzati dall'Associazione “OltreLa Porta” nel convento di SanDomenico a Cagliari. Sabato 22alle 17.30 iltema è “Visi-bile ma dota-ta di realtà in-visibili”. Tra illiturgico e ilg e n e t i c o -a t oma re ” ,mentre Sa-bato 26 gen-naio, semprealle 17.30, il tema scelto sarà“Unità di tutto il genere umano”.Storie di salvezza e di facebook”.

  • n quei giorni Maria si alzò e andò in frettaverso la regione montuosa, in una città diGiuda. Entrata nella casa di Zaccaria, sa-lutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udi-to il saluto di Maria, il bambino sussultònel suo grembo. Elisabetta fu colmata diSpirito Santo ed esclamò a gran voce:«Benedetta tu fra le donne e benedetto ilfrutto del tuo grembo! A che cosa devo che lamadre del mio Signore venga da me? Ecco,appena il tuo saluto è giunto ai miei orec-chi, il bambino ha sussultato di gioia nelmio grembo. E beata colei che ha credutonell'adempimento di ciò che il Signore le hadetto».

    Lc 1,39-45

    I

    IV DOMENICA DI AVVENTO

    dal Vangelo secondo Luca

    Nel Cristianesimo delle origini era così: l'essere liberato dalle tenebre dell'andare a tastoni, dell'ignoranza - che cosa sono? perché sono? come devo andare avanti? -, l'essere diventato libero, l'essere nela luce, nell'ampiezza della verità. Questa era la consapevolezza fondamentale. Una gratitudine che si iradiava intorno e che così univa gli uomini nellChiesa di Gesù Cristo.Ma anche nella Chiesa c'è lo stesso fenomeno: elementi umani si aggiungono e conducono o alla presunzione, al cosiddetto trionfalismo che vanta sstesso invece di dare la lode a Dio, o al vincolo, che bsogna togliere, spezzare e schiacciare. Che dobbiamfare? Che dobbiamo dire? Penso che ci troviamo proprio in questa fase, in cui vediamo nella Chiesa solciò che è fatto da se stessi, e ci viene guastata la gioidella fede; che non crediamo più e non osiamo pidire: Egli ci ha indicato chi è la verità, che cos'è la verità, ci ha mostrato che cos'è l'uomo, ci ha donato giustizia della vita retta. Noi siamo preoccupati dlodare solo noi stessi, e temiamo di farci legare da regolamenti che ci ostacolano nella libertà e nella novità della vita. Se leggiamo oggi, ad esempio, nella Letera di Giacomo: "Siete generati per mezzo di una pa

    risc

    ritture

    EGLI È COCHE È UN

    IL PORTICO Il PortICo8

    l vangelo di Luca inizia con due an-nunci di nascita: quello di Giovan-ni Battista e quello di Gesù, appa-rentemente indipendenti l'uno

    dall'altro, sebbene abbiano una strut-tura simile e il messaggero sia semprel'angelo Gabriele.Questi due eventi si intrecciano qui, do-po che l'angelo aveva annunciato a Ma-ria che Elisabetta, sua parente, avevaconcepito un figlio (1,36), questa, pergioia e meraviglia, parte per assistereal miracolo che l'angelo le aveva fattoconoscere.Dopo due domeniche in cui abbiamorivolto lo sguardo verso Giovanni Batti-sta, per l'ultima domenica di avventola liturgia ci propone ci invita a guar-dare verso Maria. Le parole di Elisabet-ta, la madre di Giovanni Battista, com-pletano in un certo senso quelle del-l'angelo Gabriele: da una parte aveva-mo l'annuncio e la promessa dell'in-tervento divino (e la corrispondenteespressione di fede di Maria), qui ab-biamo la lode, per bocca di Elisabetta, acolei che ha avuto fede in Dio. Non èun caso che la preghiera mariana pereccellenza abbia fuso, come in un uni-co discorso, le parole dell'angelo e quel-le di Elisabetta: “Ave o Maria, piena digrazia, il Signore è con te” sono le paro-le del saluto dell'angelo Gabriele (Lc1,28) mentre “Tu sei benedetta fra ledonne e benedetto il frutto del tuo seno[Gesù]” sono le parole del saluto di Eli-

    sabetta presenti nel nostro brano.Di fatto il primo a rendersi conto di ciòche stava avvenendo è Giovanni, chesussulta nel grembo di Maria, il suo sus-sulto, unito all'intervento dello SpiritoSanto, sono la ragione della lode di Eli-sabetta rivolta a Maria.Di fatto il brano ci fa intendere che quel-la lode viene da Giovanni, ma soprat-tutto da Dio stesso. Di fatto nelle paro-le di Elisabetta si trova la ragione prin-cipale della venerazione speciale dasempre riconosciuta a Maria nella Chie-sa: “beata colei che ha creduto nell'a-dempimento di ciò che il Signore le hadetto”.Maria non sapeva ancora cosa avrebbecomportato la sua fede, a quali dureprove sarebbe stata sottoposta, e qualigioie le avrebbe portato, ma la sua fedee l'offerta di sé stessa non erano un at-to basato su un calcolo di convenienza,su un contratto di cui si erano analiz-zate tutte le clausole, bensì erano ba-sate esclusivamente sulla certezza as-soluta che Dio era con lei.Elisabetta, come ci dice Luca, era ri-masta nascosta per cinque mesi (1,24),e la visita di Maria è l'occasione peresprimere la sua, ormai incontenibile,gioia. Maria a sua volta, vedendo cheDio aveva fatto sapere ad altri (Gio-vanni ed Elisabetta) ciò che si stavacompiendo, non si tratterrà più e, in-vece di rispondere alla domanda di Eli-sabetta (“A che cosa devo che la madredel mio Signore venga da me?”), espri-merà la sua lode al Signore con il can-

    to del Magnificat.Questo brano va letto, per poter esserecompreso bene, tenendo anche contodell'altro episodio in cui Gesù e Gio-vanni Battista si incontrano: il battesi-mo di Gesù.Rispetto a quel brano ritroviamo lo Spi-rito Santo (di cui qui è colmata Elisabet-ta e che al Battesimo scenderà su Gesù)e il fatto che Giovanni faccia capire a chigli sta intorno che Gesù è il Messia, è il Si-gnore. Per certi versi il ruolo di precur-sore di Giovanni Battista inizia proprionel nostro brano, dove fa capire a suamadre chi avesse di fronte.Il fatto che Elisabetta interpreti profeti-camente il sussulto nel suo grembo, ri-chiama un'altra scena molto famosa del-la Genesi in cui Rebecca, moglie di Isac-co rimase incinta di due figli Giacobbeed Esau: «Ora i figli si urtavano nel suoseno ed ella esclamò: "Se è così, che co-sa mi sta accadendo?". Andò a consul-tare il Signore. Il Signore le rispose: "Duenazioni sono nel tuo seno e due popolidal tuo grembo si divideranno; un po-polo sarà più forte dell'altro e il maggio-re servirà il più piccolo"» (Gn 25,22-23).Nell'episodio di Genesi il comporta-mento litigioso fin dal grembo di Ra-chele fu interpretato come una profeziadella rivalità tra i due fratelli; nell'episo-dio odierno, invece, il sussulto gioiosodi Giovanni quando Gesù si trova da-vanti a lui è profezia del compimentodell'attesa messianica, compimento chesi avrà quando Gesù si presenterà da-vanti a lui per ricevere il Battesimo.

    IDON ANDREA BUSIA

  • e- o- n- el-

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    rola di verità", chi di noi oserebbe gioire della veritàche ci è stata donata? Ci viene subito la domanda: macome si può avere la verità? Questo è intolleranza! L'i-dea di verità e di intolleranza oggi sono quasi com-pletamente fuse tra di loro, e così non osiamo più cre-dere affatto alla verità o parlare della verità. Sembraessere lontana, sembra qualcosa a cui è meglio nonfare ricorso. Nessuno può dire: ho la verità - questa èl'obiezione che si muove - e, giustamente, nessunopuò avere la verità. È la verità che ci possiede, è qual-cosa di vivente! Noi non siamo suoi possessori, ben-sì siamo afferrati da lei. Solo se ci lasciamo guidare emuovere da lei, rimaniamo in lei, solo se siamo, conlei e in lei, pellegrini della verità, allora è in noi e pernoi. Penso che dobbiamo imparare di nuovo questo"non-avere-la-verità". Come nessuno può dire: hodei figli - non sono un nostro possesso, sono un do-no, e come dono di Dio ci sono dati per un compito- così non possiamo dire: ho la verità, ma la verità èvenuta verso di noi e ci spinge. Dobbiamo impararea farci muovere da lei, a farci condurre da lei. E allo-ra brillerà di nuovo: se essa stessa ci conduce e cicompenetra.

    Benedetto XVI, 2 settembre 2012

    OSÌ VICINONO DI NOI

    Adorazione dei Magi di Gaetano Previati

    n principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di luie senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l'hanno vinta.Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni.Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce,perché tutti credessero per mezzo di lui.Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto.Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto.A quanti però lo hanno accolto ha dato poteredi diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi;e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre,pieno di grazia e di verità.Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi:Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me».Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia.Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.Gv 1,1-18

    INATALE DEL SIGNORE

    dal Vangelo secondo Giovanni

    DEL NATALE DomenICA 23 DICemBre 2012 9

    Natale e il mistero è così gran-de che la liturgia ci propone diguardarlo da 4 punti di vistadiversi: la Messa vespertinaprefestiva, in cui il vangelo ri-

    corda l'apparizione dell'angelo a Giu-seppe (Mt 1,1-25), la Messa di mezza-notte, in cui viene ricordato il momentodella nascita di Gesù e la lode degli ange-li (Lc 2,1-14), la Messa dell'aurora, che ciricorda i pastori che vanno a Betlemmeper vedere il bambino (Lc 2,15-20), e in-fine la Messa del giorno, con il vangeloche ora andiamo a leggere. Tutto questo senza considerare le letturedell'AT e quelle apostoliche. Una tale ric-chezza, paragonabile solo a quella del tri-duo pasquale, sottolinea l'importanzafondamentale di questa solennità.Leggendo il vangelo della Messa del gior-no può stupire il fatto che non sia mainominata Maria, né gli eventi della na-scita bensì si dica solamente “E il Verbo sifece carne e venne ad abitare in mezzo anoi”. Questo non è dovuto al fatto cheGiovanni non sapesse chi fosse Maria,per rendersene conto basta leggere il bra-no delle nozze di Cana o quello che ri-porta le parole di Gesù in croce.La spiegazione è che il quarto vangelo èscritto per una comunità che era indub-biamente già a conoscenza degli eventidella vita di Gesù, compresa la sua na-scita, e non era quindi particolarmenteimportante ripeterli; l'interesse di Gio-vanni si concentra invece sul significatoteologico degli eventi stessi.In quest'ottica, là dove Marco inizia il suovangelo raccontando il battesimo di Ge-

    sù al Giordano, e Luca e Matteo partendodal suo concepimento, Giovanni risaleancora più indietro per mostrare chequell'uomo, quel bambino, altri non èche il Verbo di Dio, è Dio: “In principioera il Verbo, e il Verbo era presso Dio e ilVerbo era Dio […]E il Verbo si fece carnee venne ad abitare in mezzo a noi”. Qui si supera di molto l'attesa messiani-ca dell'antico testamento, non si trattasemplicemente di un uomo che viene in-vestito da Dio di una missione particola-re, si tratta di Dio stesso che “si fa carne”,evento impensabile soprattutto per unebreo, ma evidentemente parte del pianodivino fin dall'eternità.Il brano presenta la nascita e la missionedi Gesù attraverso frequenti richiami aiprimi capitoli del libro della Genesi, allacreazione, a partire dalle primissime pa-role (“in principio”) che sono le stessecon cui inizia la Bibbia, e i richiami alla lu-ce e le tenebre, il richiamo diretto all'a-zione del Verbo nella creazione (“il mon-do è stato fatto per mezzo di lui”) e l'es-sere generati da Dio. Giovanni presentaquindi la missione di Gesù come unanuova creazione. Condizione per far par-te di questa nuova creazione è l'acco-gliere Gesù ed a questo ci siamo preparatiin tutto questo avvento, per non dire intutta la nostra vita.Giovanni ci dice chiaramente che la na-scita di Gesù è un evento senza paragoni

    e di grandissima importanza, ma ancorapiù importanti sono tutti i doni che daquesta incarnazione derivano, come l'es-sere figli di Dio, la grazia in abbondanza(“grazia su grazia”), la verità e la rivela-zione del Padre. Doni legati strettamente all'accoglienzadel Verbo. L'essere figli di Dio è la primarisposta di Dio per chi lo accoglie; il rice-vere grazia su grazia indica la volontà, daparte del solo che è “pieno di grazia e diverità”, di essere dispensatore di graziaper tutti gli uomini. Gli ultimi doni citati, la verità e la rivela-zione del Padre, sono quelli più impor-tanti per Giovanni e sono anche quelliche caratterizzano la missione di Gesù,soprattutto dal punto di vista dell'amoredel Padre per i suoi figli. Non dobbiamotanto pensare che Gesù si sia incarnatoper parlare del Padre, ha certamente fat-to anche quello, ma la vera rivelazione è,di fatto, Gesù stesso: “Chi ha visto me, havisto il Padre” (Gv 14,9).Dopo tante parole ora è però il momen-to di smettere di parlare e lasciarsi mera-vigliare da un Dio onnipotente che, peramore, accetta di incarnarsi e di dipen-dere, per ogni sua necessità, dall'amore diMaria e Giuseppe, sue creature. Felice esanto Natale!

    DON ANDREA BUSIA

    È

  • Il PortICo DomenICA 23 DICemBre 2012IL PORTICO DEI LETTORI10

    uello trattato da Carlo Sorgia è dav-vero tra i temi più delicati che sipossano affrontare: l’accoglienzafamiliare, con tutto quello che ne

    consegue. L’autore lo fa con delicatezza e mol-ta attenzione, e di fatto confeziona con moltocoraggio un diario, molto personale, intimo.In sostanza mette a conoscenza i lettori di unafase importante della vita della sua famiglia:verità e calore sono le due parole che meglioidentificano questo libro.La verità è quella di un’opera che racconta lastoria reale, realmente accaduta, di un’ado-zione di una bambina allora molto piccola. Illibro racconta con schiettezza come si sento-no un padre e una madre davanti ad un figlioche cresce. Questo è certamente un tratto co-mune ad ogni genitorialità: quello che non ècomune è che Carlo Sorgia e sua moglie ab-biano deciso di buttarsi nell’esperienza di ac-coglienza – con timore e tremore, poi con rin-novato entusiasmo che ancora gli si legge infaccia, prima che dentro le pagine del libro – inforza di valori che oggi vanno perdendosi.Quando li ho conosciuti, la cosa che più mi hacolpito è l’evidenza di questi valori nella lorovita, come se facessero parte del loro Dna. Perloro è naturale, non scontato, ma naturale:l’accoglienza dei più piccoli, dei più deboli, ètipico della natura umana, eppure oggi è unvalore che si va perdendo. In mezzo alla crisisono loro, i più piccoli, i più indifesi che ri-schiano di più. La società guarda con ammi-razione persone che hanno il coraggio di ac-

    Il sangue è solo un liquido

    cogliere un bambino, ma fa ancora troppo po-co con le sue istituzioni per sostenerli abba-stanza.“Inchiostro del cuore e calamaiodell’anima” sono i due strumentiche Sorgia dichiara subito di averusato per raccontarci la storia verache coinvolge tanto in poco più di 80pagine in cui ripercorre con veritàlunghi anni. Li sintetizza con episo-di che valgono molto più delle righein cui li racconta, in cui il lettore ècondotto ad immaginare, a viverecon i protagonisti le varie vicende. E’un libro che si legge in fretta, ma chefa compagnia a lungo.Senza mai incensarsi o soffermarsi su partico-lari che poco avrebbero da dire, Sorgia ci per-mette con questo libro di entrare in casa sua, edi scoprire quanto l’accoglienza familiare cam-bi la vita, trasformi i rapporti, arricchisca – purnella fatica – l’esistenza di tutti.Ma c’è una dinamica che Sorgia descrive concura: la socialità nuova di cui la protagonistadiventa capace. Anziché chiudersi, si apre alla vi-

    ta e alle sue possibilità. Anziché fermarsi – da-vanti alla paura di conoscere le sue origini –trova la forza di fidarsi della mamma, che in di-

    versi punti del racconto le dà co-raggio. L’accoglienza vissuta conconsapevolezza piena – nell’ap-partenenza all’Unico che salva –rende capaci di vivere così, di vive-re cioè una paternità e una mater-nità piene, non diminuite, nonqualcosa di “accanto” alla paternitàbiologica, ma esattamente la stessacosa. La disponibilità che uno dà –quando decide di dire di sì ad ungesto così grande – è totale: il valo-

    re di una virtù sta nella totalità della disponi-bilità. L’accoglienza raccontata da Carlo Sorgia,dalla moglie Silvana e dalla loro figlia è qual-cosa che risponde – come apertura dell’anima– ad una posizione originaria del cuore. “Sipuò amare solo se si è amati, solo se ci si sen-te amati”. E uno, nella vita, scopre che quelloche magari aveva sognato – quando ha dettosì – lo fa soffrire, perché non corrisponde alsogno. E soffre. Ma quel dolore salva tutto, an-

    che quello che non corrisponde e rende capacidi una pazienza e di un amore non immagi-nabili a priori. Un grande uomo, Enzo Picci-nini, davanti alla rivelazione che noi original-mente siamo voluti, rispondeva che “La primacosa è che si incomincia a scoprire la possibi-lità di amare. Amare significa la possibilità diaffermare l’altro, la libertà di affermare l’altro.Uno ha la libertà di affermare l’altro solo quan-do scopre la libertà di essere se stesso. E que-sta libertà è una risposta originale e perma-nente alla Presenza che fin dall’inizio ti ha vo-luto e che ora è presente nella storia ed è un in-contro che ogni giorno ti risveglia alla co-scienza vera”. E’ questa la dinamica che entrain gioco nell’accoglienza, e che viene raccon-tata nel libro scritto da Sorgia: l’amore generaamore, ma genera soprattutto una coscienzanuova, rinnovata, che permette alla protago-nista di non aver paura di scoprire le proprieorigini. E allora uno è tentato di togliere quelpunto di domanda dal titolo, così provocato-rio ma così vero, perchè “non da sangue, né davolere di carne, né da volere di uomo, ma daDio siete stati generati”, dice il Vangelo. E lalettera agli Ebrei aggiungerebbe: “Non di-menticate l’ospitalità: alcuni, praticandola,hanno accolto degli angeli senza saperlo”. Il va-lore del libro di Carlo Sorgia è soprattutto inquesto, ma il merito va spartito con gli altriprotagonisti del libro, con la mamma - vera fi-gura centrale nel romanzo e la figlia: nell’avermostrato che l’accoglienza, non solo nella for-ma dell’adozione, è una strada per tutti.

    Storia di una famiglia ritrovata, il nuovo libro di Carlo SorgiaQ

    LETTERE A IL PORTICO

    Carissimi; un augurio di pace perognuno di voi!Anche quest’anno con queste sem-plici righe, busso laddove so cheposso trovare attenzione e sensibi-lità, dinanzi alle tante impellenze ebisogni legati al mio servizio di Cap-pellano del Carcere verso i fratelli esorelle “ristretti”. Questo lo facciograzie alla disponibilità di queste pa-giine del nostro Giornale Diocesa-no, che sempre si interessano a que-sto nostro “mondo” e che ringraziodal profondo del cuore.La crisi di questi ultimi anni oggi si fasentire fortemente anche nei nostriambienti, e certamente si amplifica-no le difficoltà; i tagli hanno interes-sato anche noi Cappellani delle Car-ceri e questo causa difficoltà a veni-re incontro alle esigenze primarie ditanti detenuti, purtroppo lasciati so-li e senza possibilità di contatti ester-

    ni che possano assolvere alle loroesigenze essenziali e primarie.Ecco l’elenco delle cose più urgentiper assicurare la dignità ai detenutipiù indigenti: bagnoschiuma, sham-poo, spazzolini da denti, dentifrici,saponette, deodoranti (non spray esolo in confezioni di plastica), rasoi,crema da barba (solo in vasetto diplastica),spugne per la doccia, panetti di sa-pone di Marsiglia per indumenti,qualche confezione di crema per ilcorpo per le persone di colore chehanno problemi dermatologici;qualche confezione di crema per il vi-so per le donne ( sono vietate le con-fezioni in vetro); accappatoi (dalla ta-glia 44 alla 54). Bene prezioso poter

    fare la doccia e curare pertanto lapropria igiene. Per raggiungere il lo-cale delle docce i detenuti devono at-traversare lunghi corridoi sui quali siaffacciano tutte le celle ed in cui tran-sitano tante persone, per servizio evolontari, molto spesso donne. In piùquesti anditi sono freddissimi edesposti a fortissime correnti per cuil’indumento diventa indispensabileanche per la salute. Asciugamani vi-so o altre dimensioni,berretti di lana,calze, possibilmente pesanti (dal n°40 al 46), giubbotti (dalla taglia 44 al-la 54), guanti (solo di lana), jeans (dal-la taglia 44 alla 54), maglioni (dallataglia 44 alla 54), pantaloni (dalla ta-glia 44 alla 54), pigiami (dalla taglia 44alla 54), slip o boxer (dalla taglia 44 al-

    la 54), teli bagno, tute ginniche e fel-pe (dalla taglia 44 alla 54).P.S.: Purché lavati e in condizionidignitose gli accappatoi, i teli bagno,gli asciugamani e gli indumenti van-no bene anche dismessiE’ possibile portare queste cosepresso il Centro Solidarietà “Giovan-ni Paolo II”, presso la portineria ri-servato al Centro Accoglienza perdetenuti in Viale Sant’Ignazio da La-coni 88 situato dopo la Chiesa deiFrati di Sant’Ignazio, lasciando tuttocome destinataria responsabile Do-natella Barella. Si possono dare sol-di? Si possono dare certamente,consegnandoli a colui che in primapersona si stà interessando a questamia richiesta oppure usufruendo del

    Conto Corrente Postale n° 76237437intestato a Sira Massimiliano, riser-vato a questo servizio per il Cappel-lano. Queste ritengo siano le coseprimarie che vi chiedo, bussando al-la porta della vostra solidarietà, ri-cordandovi che anche una goccianell’oceano è importante. Grazie, giàda ora, da parte mia personale perquello che il vostro cuore sentirà di fa-re; grazie a nome dei fratelli e sorelle“ristretti” perché non sono insensibi-li ad ogni gesto che mostra loro, den-tro un luogo di limitazioni e privazio-ni, segni di amore e non giudizio! Egrazie a chi non potesse fare nientema può certamente pregare per que-sta nostra porzione di umanità, ser-vita dalla Chiesa. Dio benedica la vo-stra carità e generosità. E anche io vibenedico!

    Padre Massimiliano SiraCappellano Casa Circondariale

    Inviate le vostre lettere a Il Portico, via mons. Cogoni 9, 09121 Cagliari o utilizzate l’indirizzo [email protected]

    SERGIO NUVOLI

    Un appello da Buoncammino

    Le aziende interessate anch'esse a Sostenerci nell'Aiuto, possono prendere contatto con la segreteria della Caritas scrivendo all'indirizzo [email protected]

    Caro Fratello e cara Sorella,quest’anno scegli di augurare Buone Feste sostituendo il tuo tradizionale dono natalizio con una donazione alla Caritas Diocesana di Cagliari,ciò ci permetterà di acquistare alimenti, beni di prima necessità e materiale medico-sanitario, essenziali oltre che ai bisogni della mensa di ViaSant’Ignazio, all’accoglienza, in generale, degli Ultimi, nostri Fratelli. La nostra non è un’accoglienza fine a se stessa, ma crediamo ed operia-mo progettando INSIEME, un futuro verso l’autonomia. Sostienici nell’Aiuto, grazie. don Marco Lai Direttore della Caritas Diocesana

    Nella risoluzione dei problemi occorre partire da un pun-to fermo e Noi come Caritas, insieme alla società civile,vogliamo essere quel punto di partenza. (don Marco Lai) Sostienici nell’Aiuto

    Diocesi di Cagliari- Caritas Diocesana- causale Sostienici nell’Aiuto Natale 2012• Poste ccp: 16211096• Banco posta: IT74E0760104800000016211096• Banca Prossima: IT70Z0335901600100000070158

    Ricorda di segnalarci le persone a cui dobbiamo rivolgere i Tuoi eNostri Auguri di Natale scrivendo a [email protected]

    Un Sereno Natale, Fratelli e Sorelle,

    dalla CaritasDiocesana

    di Cagliari.

  • IL PORTICO DI CAGLIARI 11DomenICA 23 DICemBre 2012 Il PortICo

    brevi

    Giovedì 20 dicembreil dossier Caritas

    COSTRUIRE LA SPERANZA

    Giovedì 20 dicembre, alle 16 nel-l’Aula Maria Lai della Facoltà di Giu-risprudenza (via Nicolodi, parte al-ta di viale Sant’Ignazio), sarà pre-sentato il Dossier “Costruire la spe-ranza. Promozione umana e tuteladei diritti nell’attività della Caritasdi Cagliari”. Il volume mette in evi-denza l’attività della Caritas dioce-sana, con unocchio di ri-guardo al suoimpegno mi-rante al supe-ramento dellalogica assi-stenziale e al-la tutela delladignità dellapersona, conuna finalità prevalentemente pe-dagogica. I dati relativi ai principa-li servizi saranno collocati all’inter-no del contesto diocesano e regio-nale. Interverranno mons. ArrigoMiglio (arcivescovo di Cagliari), donMarco Lai (direttore Caritas dioce-sana), Pietro Ciarlo (professore or-dinario di Diritto costituzionale),Francesco Manca (responsabileCentro Studi Caritas). A seguire, alle 18.30, la Santa Mes-sa celebrata dall’Arcivescovo per ivolontari della Caritas diocesana,presso la Cappella del Centro diSolidarietà Giovanni Paolo II.

    Verso la Giornatadei Ragazzi missionari

    IN PROGRAMMA IL 6 GENNAIO

    Il Centro Missionario Diocesano,diretto da don Nino Onnis, informache è disponibile il materiale per laGiornata dei Ragazzi Missionari inprogramma il 6gennaio 2013.E’ pronto l’innoper la Festa deiRagazzi Missio-nari del 24 feb-braio 2013 com-posto dal prof.Piero Collu ed eseguito dai ragaz-zi della Scuola Media Giovanni Pa-scoli di Assemini. Si può trovare fa-cilmente su Youtubedigitando “im-paro a credere”.Il Centro è inoltre disponibile perincontrare catechisti e ragazzi peruna collaborazione degli elaboratisul tema della festa.

    Anno della Fede. Incontro nei giorni scorsi in Facoltà teologica con mons. Bettazzi.

    ON UNA CONFERENZA sul-la Chiesa prima e dopoil Concilio Vaticano II siè svolto venerdì scorso

    il secondo degli incontri organiz-zati dalla Pontificia Facoltà Teolo-gica della Sardegna e dall’IstitutoSuperiore di Scienze Religiose, in-sieme all’Arcidiocesi di Cagliari eal Pontificio Seminario RegionaleSardo, con l’obiettivo di ap-profondire nell’Anno della Fede, laconoscenza del Concilio VaticanoII in occasione del 50° anniversa-rio della sua apertura. A tenere laconferenza nell’Aula Magna dellaFacoltà Teologica è stato monsi-gnor Luigi Bettazzi, vescovo eme-rito di Ivrea e protagonista eglistesso del Concilio a cui partecipòin tre sessioni, dopo essere statoconsacrato, nel 1963, vescovo au-siliare di Bologna. Di lui si ricorda l’intervento del 4ottobre 1965 nel quale citò il filo-sofo Antonio Rosmini, autore del-

    CFRANCO CAMBA

    l’opera Cinque Piaghe della SantaChiesa, allora ancora all’Indice deilibri proibiti della Chiesa. Forte della propria esperienzapersonale, con una capacità dia-lettica fuori dall’usuale e caratte-rizzata da una singolare giovialità,monsignor Bettazzi si è dapprimasoffermato a precisare il caratterepastorale del Concilio Vaticano IIrichiamando le intenzioni di papaGiovanni XXIII che riteneva ne-cessario, esattamente come fece-ro i Padri conciliari, portare l'«og-gi» che viviamo alla misura dell’e-vento cristiano, con il volto nuovodella Chiesa. Successivamente, dopo aver ri-cordato il significato pastorale deidecreti e delle dichiarazioni delVaticano II, monsignor Bettazzi

    ha presentato le quattro costitu-zioni conciliari, i documenti fon-damentali del Concilio, delinean-do i loro contenuti e la stretta con-nessione che li unisce e mettendoin luce le novità pastorali del Vati-cano II: una Parola di Dio cheorienti davvero la vita del cristianoe della Chiesa, una liturgia che im-pregni di Cristo tutta la loro esi-stenza e attività. Elementi che, come ha scritto inuna delle sue ultime pubblicazio-ni (Il Concilio, i giovani e il popo-lo di Dio, Edizioni Dehoniane)“dovrebbero far sentire primariala voce del popolo di Dio e spin-gerlo a essere lievito del camminodell’umanità tutta verso il regnodi Dio”. Contestando quanti ritengono

    “Il Concilio dimostra il dinamismodella Chiesa cattolica nel tempo”

    che “rispettare la tradizione signi-fichi fermarsi a rifare quello chesi è sempre fatto”, monsignor Bet-tazzi ha affermato che “il ConcilioVaticano II è la dimostrazione deldinamismo proprio della ChiesaCattolica in quanto la tradizionealtro non è che restare gli stessinel cambiamento. Che in altri ter-mini significa che con il Vaticano IIla Chiesa afferma le verità di sem-pre ma in modo adatto al mondod’oggi”.“Monsignor Bettazzi non è soloun Padre conciliare, cioè uno cheha partecipato al Concilio Vatica-no II e che ora racconta quell’e-sperienza, ma è un vescovo chenel suo servizio alla diocesi haprovato a incarnarlo e a realizzar-lo”, ha affermato monsignor Arri-go Miglio, Arcivescovo di Cagliari,intervenendo per ringraziare il ve-scovo con il quale, prima di esserelui stesso consacrato Vescovo diIglesias, aveva collaborato comevicario per la pastorale e successi-vamente come vicario generalenella diocesi di Ivrea.Nel concludere il suo interventomonsignor Bettazzi richiamandopadre Yves Congar, il quale affer-mava che “per capire veramenteed attuare un concilio ci voglionocinquant’anni”, ha detto che “sia-mo nell’anno buono. Se ciascunoci mette quello che sa e quello chepuò, sentendo di essere chiamatiad essere testimoni del Vangelo edello Spirito Santo”.

    Secondo il vescovoemerito di Ivrea, attraversoil Vaticano II la Chiesaha affermato le veritàdi sempre in modo adattoal mondo di oggi: