Il ritorno del celeste impero

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Se vogliamo collocare storicamente il ruolo della Cina di oggi nel mercato mondiale,dobbiamo tornare indietro di circa due secoli, esattamente a prima delle guerre perloppio e alla rivolta dei boxers. In quegli anni la Cina, con una popolazione di oltre400milioni di abitanti, rappresentava un mercato importantissimo per le principalinazioni europee; fu per questo che Hong Kong venne conquistato dagli inglesi.La tesina vuole sottolineare il ruolo di questo immenso paese nel contesto globale,valutarne i suoi straordinari progressi, evidenziarne il modello di crescita sottolineandonesoprattutto i principali problemi.

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<ul><li> 1. Il ritorno del celeste Impero Lo sviluppo economico in CinaF. GiubileoDipartimento di ricerca socialeUniversit degli studi di Milano-Bicocca 1 </li> <li> 2. Giubileo F. - Lo sviluppo economico in CinaIndiceIntroduzione...3La stagione delle riforme..5 Il balzo in avanti della produzione agricola......6La politica della porta aperta...7Leconomia socialista di mercato.9Il ritorno del celeste impero....11 Il comportamento dellofferta di lavoro....13 Il mercato internazionale...15Il modello di crescita cinese18Una crescita insostenibile21Serve un welfare cinese...23Riflessioni conclusive...25Bibliografia e Sitografia......26 pag. 2 </li> <li> 3. Giubileo F. - Lo sviluppo economico in CinaIntroduzioneSe vogliamo collocare storicamente il ruolo della Cina di oggi nel mercato mondiale,dobbiamo tornare indietro di circa due secoli, esattamente a prima delle guerre perloppio e alla rivolta dei boxers. In quegli anni la Cina, con una popolazione di oltre400milioni di abitanti, rappresentava un mercato importantissimo per le principalinazioni europee; fu per questo che Hong Kong venne conquistato dagli inglesi.La tesina vuole sottolineare il ruolo di questo immenso paese nel contesto globale,valutarne i suoi straordinari progressi, evidenziarne il modello di crescita sottolineandonesoprattutto i principali problemi.Una eventuale crisi finanziaria cinese, come avr modo di evidenziare, non potrebbe cheprovocare irreparabili danni su scala mondiale, in particolare per gli Stati Uniti elEuropa.Ammetto che pu risultare paradossale parlare di una crisi per un paese che dal 1978 al2005 presenta una crescita media del prodotto interno lordo (Pil) di oltre il 9 per centoallanno (Chiarlone e Armighini, 2007).Tabella nr.1Tasso di crescita del PIL (variazione percentuale media annua) 1980-89 1990-99 2000-05 1980-05 Cina 9,8 10 9,3 9,6Fonte: International Monetary Fund &amp; The Istitute for International FinanceIn valori assoluti, il Pil cinese secondo solo agli Stati Uniti (13.130miliardi di dollarii).Grafico nr. 1 Prodotto Interno Lordo (PIL) 10.170 8.883 6.449 7.262 5.700 2003 2004 2005 2006 2007 Fonte: http://www.indexmundi.comDa 5.700miliardi di dollari nel 2003 a quasi 10.170miliardi nel 2007, praticamente ilprodotto interno lordo in cinque anni quasi raddoppiato. Probabilmente, se la crescitarimane costante la Cina diventer tra pochi anni la pi potente economia del mondo.Tuttavia, ho notevoli riserve ad accettare uno dei paradigmi della teoria della crescita,ovvero che i paesi meno sviluppati tendono a convergere verso livelli di reddito dei paesipi avanzati (Chiarlone e Armighini, 2007). Per esempio, se osserviamo pi attentamentela Cina di oggi, lunica convergenza con gli Stati Uniti sono le sperequazioni nellepolitiche sociale.Infatti, la Repubblica Popolare Cinese rimane un paese povero, il suo Pil annuo pro-capite circa sei volte inferiore a quello statunitense (http://www.indexmundi.com). pag. 3 </li> <li> 4. Giubileo F. - Lo sviluppo economico in CinaGrafico nr.2 Pil pro capite Pil pro-capite della Cina Pil pro capite Usa 60.000 44.000 40.000 20.000 7.700 0 2003 2004 2005 2006 2007Fonte: http://www.indexmundi.comIn effetti, per quanto riguarda il salario, risulta corroborata una condizione tipica per isostenitori della teoria classica: dato il vasto serbatoio di disoccupazione/sotto-occupazione presente in Cina, esso tende ad essere costante ad un livello determinato,cio da fabbisogni fisiologici e sociali della sussistenza (Seravalli e Boggio, 2003).Alcuni autori sottolineano come, negli ultimi trentanni, il valore del Prodotto internolordo cinese non abbia fatto altro che adeguarsi alle dimensioni di questo paese. Con unterritorio di 9,6 milioni di chilometri quadrati (http://www.globalgeografia.com), la Cinaha una superficie comparabile a quella degli Stati Uniti. Durante i primi anni delladittatura comunista avvenne la transizione demograficaii (Lemoine, 2005 pag. 51),causata principalmente dal miglioramento complessivo delle condizioni di vita; questoprocesso port a oggi il numero della popolazione cinese sopra il miliardo e trecentomilioni di persone. Pertanto, secondo molti autori, la crescita cinese il naturaleriposizionamento di un paese che conta una popolazione tre volte quella europea.Pur condividendo in parte queste considerazioni va tenuto presente, come avr modo didimostrare, che lintegrazione commerciale e la competitivit internazionaledelleconomia cinese (anche a causa della debolezza della sua valuta) sono le principalicause che hanno portato il paese a divenire un nodo primario manifatturierointernazionale (Lieberthal e Lieberthal, 2005).Se questi due aspetti risultano ovvi e diffusi, non altrettanto lo sono i meccanismi chehanno portato un paese a economia pianificata a divenire una delle pi dinamicheeconomie del mondo; solamente la comprensione delle cause di questo fenomenopossono permetterci di capire il modello di sviluppo cinese. pag. 4 </li> <li> 5. Giubileo F. - Lo sviluppo economico in CinaLa stagione delle riformeUn sistema economico pianificato condannato nel lungo periodo a una crescitapotenziale ed effettiva risibile, in quanto incapace di perseguire linnovazione (Viola,2000a).Un sistema industriale che non persegue linnovazione tecnologica e organizzativa e nonammette la distruzione creatriceiii schumpeteriana (assente in un sistema basato suimprese di Stato che non possono chiudere n fallire) incapace di imprimere sostanzialiaccelerazioni alla produttivit totale dei fattori ed condannato allarretratezza, una voltache si siano esaurite le possibilit di accelerare laccumulazione di capitale e/o lavoro(Chiarlone e Armighini, 2007). Questo esattamente ci che capitato in UnioneSovietica.In Cina, allinizio delle riforme, sia il sistema industriale che quello finanziario erano benlungi da una situazione anche lontanamente assimilabile a un contesto di mercato. Il primo era pienamente statalizzato e fondato su scelte di massimizzazione della produzione e non per profitto (Lemoine, 2005). Il secondo era composto da un unico istituto bancario statale, che svolgeva il ruolo di banca commerciale e di banca centrale (Chiarlone e Armighini, 2005).Nel 1975, Deng Xiaoping, uno dei vicepresidenti del Comitato centrale del Partito,presenta un rapporto sullo sviluppo industriale in favore della gestione diretta e rigorosadelle imprese e del ricorso sistematico alle tecnologie importate (http://www.time.com).Seppur nella ferma intenzione di mantenere un sistema economico di tipo socialista, lanecessit di aumentare la produzione convince il comitato direttivo del Partito comunistacinese ad accettare il rapporto e a lanciare nel 1978, un ampio programma di riformestrutturali volte a stimolare la produttivit.Inizia cos la stagione delle riforme: i due principali obiettivi erano aumentare laproduttivit del settore agricolo e incentivare investimenti diretti.Per quanto riguarda il primo, si inizi con il graduale smantellamento delle comunipopolari nel settore agricolo, a favore di un sistema semi-privato di gestione della terra,chiamato Household responsibility system, il quale introduceva unimportantetipologia di imprese collettive e concedeva alle famiglie il diritto di tenere per s tutta laproduzione in eccesso rispetto al livello stabilito dal governo (Chiarlone e Armighini,2007). In altre parole, venne ristabilito il profitto come criterio di gestione nelle impresee si reintrodussero i premi di produttivit per i salariati (Lemoine, 2005). La riforma agraria consiste nella possibilit offerta concretamente ai contadini poveri di acquistare un fondo di dimensioni adeguate ad una vita dignitosa della famiglia, attuata mediante lesproprio del latifondo (in questo caso lo Stato). La riforma agraria ha potenti effetti sul reddito dei poveri, effetti diretti e soprattutto indiretti. Ha effetti diretti perch mette a disposizione dei contadini poveri i mezzi indispensabili (terre sufficienti) che consentono loro di provvedere a se stessi. Ci produce un immediato miglioramento delle loro condizioni di vita. Ma gli effetti pi importanti sono quelli indiretti, con la riforma agraria aumenta in modo notevole la produttivit della terra (il contadino senza terra o il mezzadro non hanno adeguati incentivi allintensificazione delle prestazioni lavorative). Seravalli e Boggio, 2003. pag. 5 </li> <li> 6. Giubileo F. - Lo sviluppo economico in CinaSempre nel 1978 la Cina cerca soprattutto di attrarre investimenti diretti, che consentonodi associare pi saldamente le importazioni con i trasferimenti di tecnologia elacquisizione di metodi di gestione moderni (Ibidem). In particolare, incoraggia gliinvestimenti stranieri sia nelle industrie esportatrici che in quelle in cui la produzione destinata a sostituirsi alle importazioni; per questo nel 1979 vengono create quattro zoneeconomiche nelle provincie del Guangdong e del Fujian. Localizzando queste zone inprossimit di Hong Kong e Taiwan, le autorit puntavano a sedurre in primo luogo icinesi doltremare (Ibidem, pag. 46).Infine, sempre nel 1978 avviene la trasformazione del sistema bancario cinese, siabbandona la preesistente struttura monopolistica a favore di un sistema di quattrobanche commerciali specializzate di propriet statale: la Peoples Bank of China (perlindustria e il commercio); la Bank of China (per le transizioni valutarie); la ChinaCostruction Bank (per investimento immobiliare); e la Agricultural Bank of China (per ilcredito rurale).Il balzo in avanti della produzione agricolaMentre prima del 1978 la crescita della produzione agricola era di poco superiore aquella della popolazione, lasciando cos pochi margini per laumento della disponibilitalimentare pro-capite, tra il 1978 e il 2001 si assiste a una trasformazione della strutturadella produzione agricola, con un relativo arretramento delle culture il cui contributo alvalore della produzione agricola passa dall80 al 55%; ne approfitta lallevamento, la cuiproduzione nello stesso periodo aumenta dal 15 al 41% (Lemoine, 2005). La spiegazionerisiede nel ricorso intensivo ai concimi e nellestensione della superficie irrigata, checopre pi della met di quella coltivata.Nel campo dellagricoltura la Cina ha raggiunto il proprio obiettivo di autosufficienza findalla met degli anni ottanta, oggi esporta allestero la produzione in eccedenza diprodotti agroalimentari (Ibidem).Nel 1978 leconomia cinese era caratterizzata da una quota molto elevata dellaproduzione industriale sul lavoro ufficiale del Pil (48%), nonostante gran parte dellaforza lavoro fosse occupata in agricoltura (71%). Lo squilibrio era riflesso della elevataoccupazione della forza lavoro agricola e della bassissima produttivit in questo settore(Chiarlone e Armighini, 2007).La maggiore produttivit raggiunta in agricoltura testimoniata dal fatto che vienegenerata la stessa quota di PIL, nonostante la forza lavoro si sia progressivamentespostata verso altri settori urbani, pi remunerativi e caratterizzati da maggiore domandadi lavoro (Ibidem). pag. 6 </li> <li> 7. Giubileo F. - Lo sviluppo economico in CinaLa politica della porta apertaIl successo delle riforme nel settore agricolo comport una fortissima migrazione dellaforza lavoro verso altre occupazioni (Chiarlone e Armighini, 2007). Questo spinse ilgoverno, nel periodo 1984-88, a intervenire nei settori industriali e urbani, promuovendouna serie di liberalizzazioni dei prezzi e dei salari e consentendo alle imprese di tenereper s i propri profitti al netto di unaliquota fiscale progressiva (Weber, 2005).Mentre prima delle riforme, le imprese (quasi totalmente pubbliche) non avevano alcunostimolo a rendere efficienti le loro strutture di governance e di produzione a causadellassenza di incentivi monetari e non monetariiv. Linteresse dei vertici politici cinesierano gli elevati livelli produttivi necessari per mantenere alta loccupazione, in unotticanella quale le imprese pubbliche (SOE) erano investite di una funzione implicita diprevidenza socialev, anche a scapito dellefficienza economica.Gli operai vogliono mangiare, gli operai vogliono lavorare questo lo slogan deilavoratori delle imprese pubbliche, che sono anche la componente pi grossa delsindacato ufficiale cinese (Imparato, 2003)vi. Questi lavoratori, prima delle (e in parteanche dopo le) riforme esercitavano uninfluenza molto forte verso i vertici politici cinesie sono stati i principali oppositori delle riforme. Per assicurare un lavoro a circa200milioni di operai le imprese venivano finanziate a pi di lista dallo Stato purchproducessero, indipendentemente dalla loro profittabilit e dai costi-opportunit connessialla produzione: la loro condizione finanziaria e la qualit dei bilanci non avevano alcunaimportanza per il loro funzionamento, che veniva assicurato dallo Stato (Chiarlone eArmighini, 2007).Un sistema industriale di questo tipo era funzionale allobiettivo di massimizzare laproduzione, ma implicava che la produttivit rimanesse su livelli molto bassi. Questirisultati deludenti dipendevano in parte dallambiente in cui le imprese operavano, dallaloro posizione nel set...</li></ul>