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MORTI & FERITI – MAGGIO/SETTEMBRE 2014 Emilio Riva: si dispensa da ogni compassione E' venuto a mancare all'affetto dei suoi cari Emilio Riva, padrone dell'Ilva, responsabile di migliaia di morti. Ne piangono la dipartita: i suoi cari fuggiti all'estero per non affrontare i tardivi processi; i colleghi sfruttatori che acquistano decine di necrologi per ricordare il “grande uomo” che ci ha lasciato; i giornalisti che narrano l'epopea del self-made man e ci ricordano i dolori sofferti da questo poverino per le vicende giudiziarie e inarcano il sopracciglio per i commenti caustici che imperversano in rete; i politici, che si sono impegnati per nascondere sotto il tappeto la polvere (rossa) prodotta dall'Ilva e che hanno riso di gusto con i suoi uomini per la loro bravura nell'insabbiare. Non versano una lacrima, ma sorridono amaramente, rammaricandosi del fatto che come ogni criminale di guerra che si rispetti è morto nel suo letto: le centinaia di cittadini di Taranto assassinati per essere stati esposti al 90% delle emissioni di diossina di tutta Italia; le donne, che pur non avendo un contatto diretto con la fabbrica, si ammalano di tumore continuamente e i bambini che sempre più spesso nascono già malati; i circa 50 morti sul lavoro all'interno della fabbrica in quelli che chiamano “incidenti” ma che di incidentale hanno molto poco; i lavoratori della Palazzina Laf, rinchiusi in una sorta di lager a non fare niente, colpevoli di non aver accettato le condizioni imposte dal padrone, tanto da far affermare alla magistratura che la proprietà “aveva voluto riscrivere la storia e la Costituzione italiana”; gli operai di Genova, esposti anche loro alla bomba ambientale e al rischio quotidiano di essere messi in mezzo a una strada; noi tutti. http://clashcityworkers.org/ , 01 Maggio 2014 Afghanistan, le stelle stanno ancora a guardare Mille persone in corteo a Kabul, sul viale che un tempo veniva definito del Primo Maggio, è una notizia che la stampa occidentale ha glissato. Così anche i media che s’interessano dello scontro presidenziale fra Abdullah e Ghani oppure ai disastri naturali come le inondazioni e i periodici agguati talebani. Silenzio. Le informazioni che scompaiono riguardano sempre i derelitti o le faccende scomode, come i raid di aerei e droni autori dei “danni collaterali” ovvero l’uccisione di civili. Ogni tanto questi “danni” appaiono sui report dell’Us Army e pochi media li divulgano. In quel corteo del 1° maggio hanno sfilato pure ragazzi e qualche bambino, colleghi e superstiti dell’ennesima strage sul lavoro che s’era verificata proprio alla vigilia della festa dei lavoratori. Giovani che dovrebbero studiare e invece finiscono in miniera per sostenere economicamente famiglie sempre più povere. Purtroppo non si

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MORTI & FERITI MAGGIO/SETTEMBRE 2014

Emilio Riva: si dispensa da ogni compassione

E' venuto a mancare all'affetto dei suoi cari Emilio Riva, padrone dell'Ilva, responsabile di migliaia di morti.

Ne piangono la dipartita: i suoi cari fuggiti all'estero per non affrontare i tardivi processi; i colleghi sfruttatori che acquistano decine di necrologi per ricordare il grande uomo che ci ha lasciato; i giornalisti che narrano l'epopea del self-made man e ci ricordano i dolori sofferti da questo poverino per le vicende giudiziarie e inarcano il sopracciglio per i commenti caustici che imperversano in rete; i politici, che si sono impegnati per nascondere sotto il tappeto la polvere (rossa) prodotta dall'Ilva e che hanno riso di gusto con i suoi uomini per la loro bravura nell'insabbiare.

Non versano una lacrima, ma sorridono amaramente, rammaricandosi del fatto che come ogni criminale di guerra che si rispetti morto nel suo letto: le centinaia di cittadini di Taranto assassinati per essere stati esposti al 90% delle emissioni di diossina di tutta Italia; le donne, che pur non avendo un contatto diretto con la fabbrica, si ammalano di tumore continuamente e i bambini che sempre pi spesso nascono gi malati; i circa 50 morti sul lavoro all'interno della fabbrica in quelli che chiamano incidenti ma che di incidentale hanno molto poco; i lavoratori della Palazzina Laf, rinchiusi in una sorta di lager a non fare niente, colpevoli di non aver accettato le condizioni imposte dal padrone, tanto da far affermare alla magistratura che la propriet aveva voluto riscrivere la storia e la Costituzione italiana; gli operai di Genova, esposti anche loro alla bomba ambientale e al rischio quotidiano di essere messi in mezzo a una strada; noi tutti.

http://clashcityworkers.org/, 01 Maggio 2014

Afghanistan, le stelle stanno ancora a guardare

Mille persone in corteo a Kabul, sul viale che un tempo veniva definito del Primo Maggio, una notizia che la stampa occidentale ha glissato. Cos anche i media che sinteressano dello scontro presidenziale fra Abdullah e Ghani oppure ai disastri naturali come le inondazioni e i periodici agguati talebani. Silenzio. Le informazioni che scompaiono riguardano sempre i derelitti o le faccende scomode, come i raid di aerei e droni autori dei danni collaterali ovvero luccisione di civili. Ogni tanto questi danni appaiono sui report dellUs Army e pochi media li divulgano. In quel corteo del 1 maggio hanno sfilato pure ragazzi e qualche bambino, colleghi e superstiti dellennesima strage sul lavoro che sera verificata proprio alla vigilia della festa dei lavoratori. Giovani che dovrebbero studiare e invece finiscono in miniera per sostenere economicamente famiglie sempre pi povere. Purtroppo non si tratta di uneccezione nel panorama lavorativo orientale e il travagliato Afghanistan sadegua anche ora che tutti parlano di futuro e sviluppo delleconomia.

Dagli occupanti occidentali, pronti a dettare un diritto di prelazione per le proprie aziende nel settore minerario; alla Cina, nuovo padrone del mercato mondiale, che coi suoi colossi (China Metallurgical Group) pratica da tempo una penetrazione capitalista di altissimo profilo in Asia e Africa. I neo politici afghani, e coloro che nuovi non sono affatto, promettono sviluppo per Paese e cittadini, ma a detta di strutture sindacali come lAmka (traslato dal dari Unione nazionale dei lavoratori e impiegati) la situazione di tanta occupazione minorile disperante. Seppure non sia mai stata abolita una vecchia legge, promulgata durante il governo del Partito democratico del popolo, che impediva il lavoro per ragazzi al di sotto dei 14 anni, il divieto resta solo sulla carta. Com noto bambini e bambine addirittura di 6-7 anni lavorano alla realizzazione di tappeti e prodotti di vestiario, e fratelli appena pi grandi sarrampicano sulle impalcature delle ormai numerosissime costruzioni che spuntano come funghi in varie zone della capitale.

Oppure raccolgono rifiuti. Altri sono impegnati nelle fornaci e nelle miniere simili al buco del disastro di Mardanha-ye Tor village, nella provincia di Samangan. In quel ventre di terra 24 uomini sono diventati cadaveri, fra loro cerano ragazzi quindicenni e altri 25 sono rimasti intrappolati. Nella stessa provincia a settembre i morti furono 23, tre anni or sono a Baghlan perirono in undici. Ovviamente si parla di decessi accertati, perch in situazioni lavorative minime diverse vittime vengono occultate e fatte sparire. Quando si tratta di bambini orfani nessuno ne reclama la scomparsa. In un mercato del lavoro che la politica corrente afferma di voler espandere ma senza tutelare la parte debole che sono i lavoratori, i bambini e i giovanissimi vengono fagocitati da un sistema che li spreme per poco pi dun pasto al giorno. Se un muratore o un minatore riceve una retribuzione che non supera i 4 dollari per nove ore di lavoro, i minori l impegnati guadagnano meno della met. Secondo il sindacato qualche categoria raggiunge anche i 6 dollari per una prestazione di dieci ore e anche pi.

Per questi sono ritenuti casi fortunati e sono soggetti a turnazione, cos dopo un breve periodo si torna disoccupati. Nonostante nella Repubblica Islamica il lavoro sia un culto (kar ebadat ast) e nei disastri, come quelli delle miniere, le imprese cerchino di pagare il dolore delle famiglie offrendo animali utili per la sopravvivenza (capre, muli). Nel Paese che col benestare dimportanti signori della guerra (lultimo appoggio giunge da Sherzai) sappresta a sostituire Hamid Karzai col dottor Abdullah il panorama della triste condizione infantile quello di un milione di bambini privati dellistruzione primaria. LUnicef afferma che quel milione negli ultimi anni sia raddoppiato. Gli anni in questione sono lepoca della missione Isaf che esporta in loco la democrazia occidentale. Bambini di strada senza istruzione e senza i genitori morti sotto le bombe sono costretti a lavorare e vivere despedienti. Possono diventare ulteriori vittime, magari di parenti e amici senza scrupoli che li inducono alla prostituzione o li usano per il turpe e miserando traffico di organi. Come in altri angoli del globo dove la povert cronica il retroterra su cui edificare il dominio. Enrico Campofreda,

http://enricocampofreda.blogspot.it, 8 maggio 2014

Archiviata la denuncia contro Antonini

Il Giudice per le indagini preliminari (Gip) ha accolto la richiesta di archiviazione del Pubblico ministero (Pm), pronunciata a suo tempo, disponendo larchiviazione del procedimento a carico di Antonini Riccardo. Di fronte alla richiesta di archiviazione del Pm, lavvocato di Moretti, Ricci, aveva presentato opposizione.

Il Gip, con ordinanza di archiviazione depositata il 2 maggio 2014, ha scritto che : non si verificarono significativi episodi di violenza e nelloccasione non vi fu alcuna ingiuria o minaccia da parte di Antonini verso Moretti.

Pertanto appare infondata la denuncia querela sia sotto il profilo dellinesistenza degli elementi costitutivi del reato di violenza privata sia sotto il profilo del reato di diffamazione, atteso che nessuno ha ascoltate le ingiurie pronunciate allindirizzo di Moretti da parte dellindagato riportati in querela.

http://ferrovieri.wordpress.com/, 11 maggio 2014.

Primo morto a Eataly. La lettera di un ex dipendente

Caro Direttore,

sono Gabriele Petta un ex dipendete di Eataly Roma oltre che un vostro affezionato lettore. Vi scrivo questa lettera in relazione al decesso di Antonio il ragazzo di 23 anni morto ieri nel noto centro commerciale. Non ho paura di querele o denunce, lo faccio per amor di verit e per dare giustizia a una vita che non c pi. Vi scrivo con cognizione di causa, in quanto tutte le parole che trovate di seguito, sono suffragate da documenti, che sono disponibile ad inviarvi. Io stesso, sono stato costretto a svolgere mansioni di fatica, che non avrei potuto svolgere, in quanto a seguito di un incidente stradale occorso nel 2002, ho un mezzo di sintesi che inizia nel ginocchio e finisce nella caviglia, oltre a una pubalgia cronica e problemi di natura posturale, eppure ero inserito in un contesto di fatica, il tutto senza nemmeno aver fatto una visita medica pre-inquadramento. Visita che da contratto era obbligatoria. Per me, la morte di Antonio non una casualit o il frutto del destino maledetto, i responsabili hanno nomi ben precisi: Oscar Farinetti, Nicola Farinetti e tutta la dirigenza dello Store di Ostiense, perch se si arrivati a queste situazioni, bisogna dire che il pesce puzza dalla testa. Troppo facile appellarsi ai ritardi dei soccorsi, a un malore improvviso e quantaltro. Una struttura del genere, dovrebbe essere obbligatoriamente dotata di postazione paramedica permanente, in modo da poter tutelare il benessere dei dipendenti e dei clienti. Detto questo, il Farinetti, da buon imprenditore, tende a risparmiare, nessun defibrillatore, nessuna postazione paramedica, tagli al personale e turni massacranti per i fortunati che sono riusciti a rimanere alle dipendenze di codesta azienda, che rappresenta alla perfezione lItalia del 2014, arrivista a ogni costo senza curarsi del prossimo. Eppureeppure, al momento della stipula dei contratti di assunzione, c una postilla chiarissima, che prevede lassegnazione del posto, solo dopo aver passato una visita medica approfondita, come si conviene a ogni lavoro di fatica e come fanno tutte le aziende serie. Questa postilla c e una volta firmata lassunzione, si declina ogni responsabilit dellazienda in caso di malore o decesso sul posto di lavoro non direttamente riconducibile a malfunzionamenti delle attrezzature in dotazione al centro commerciale (anche qui ci sarebbe da discutere, in quanto ne risponderebbe comunque lazienda fornitrice), quindi da tante belle parole scritte nero su bianco, si passa ai fatti. E i fatti ci d