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www.deportati.it euro 2,50 Giornale a cura dell’Associazione nazionale ex deportati nei Campi nazisti e della Fondazione Memoria della Deportazione Nuova serie - anno XXIX Numero 1-3 . Gennaio-Marzo 2013 Sped. in abb. post. art. 2 com. 20/c legge 662/96 - Filiale di Milano IT T R I A N G O L O R O S S O I GRANDI DELLA DEPORTAZIONE ELLEKAPPA ...e con la rete lo dico anche a casa e a scuola Viaggio, imparo e racconto Ada Buffulini Prigioniera nel lager diede vita e azione assieme ad altri a un CLN clandestino Ripristinare nella sua integrità il Patto Costituzionale La richiesta degli ex deportati nei campi di sterminio Il discorso di Gianfranco Maris in piazza Duomo a Milano il 25 aprile Da Reggio Emilia in mille visitano Terezin (da pagina 10)

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  • w w w. d e p o rt a t i . i teuro 2,50

    Giornale a cura dellAssociazione nazionaleex deportati nei Campi nazisti e della Fondazione Memoria della Deport a z i o n e

    Nuova serie - anno XXIXNumero 1-3 . Gennaio-Marzo 2013Sped. in abb. post. art. 2 com. 20/clegge 662/96 - Filiale di Milano

    ITT R I A N G O L OR O S S O

    I GRANDIDELLADEPORTAZIONE

    ELLEKAPPA

    ...e con larete lo dicoanche a casa e a scuola

    Vi a g g i o ,i m p a ro er a c c o n t o

    A d aB u ffulini

    Prigioniera nellager diede vita e azione assiemead altri a unCLN clandestino

    R i p r i s t i n a re nella sua i n t e g r i t il Patto C o s t i t u z i o n a l e

    La richiesta degli ex deportati neicampi di sterminio

    Il discorso di GianfrancoMaris in piazza Duomo a Milano il 25 aprile

    D a Reggio Emilia inmille visitano Terezin

    (da p a g i n a1 0 )

  • QUESTO NUMERO

    Pag. 3 R i p r i s t i n a re nella sua integrit il patto Costituzionaledi Gianfranco Maris

    Pag. 6 Gli scioperi del marzo 1943, linizio della fine del regime...di Carlo Ghezzi

    I GRANDI DELLA DEPORTAZIONEPag.10 Ada Buffulini

    di Dario Ve n e g o n i

    Pag. 16 Gli incontri della Fondazione Memoria della Deportazione con le nuove generazioni delle scuole milanesi

    di Massimo Castoldi

    LE NOSTRE STORIEPag. 18 Calogero Marrone finalmente riconosciuto dallo Yad Vashem Giusto

    fra le Nazioni di Franco GiannantoniPag. 22 Leroica opera delle suore di Casa San Giuseppe nel salvataggio

    degli ebrei al confine italo-svizzero di Franco GiannantoniP ag. 30 Lultimo volo del deportato Guido Focacci, partigiano. Il ricordo e la

    storia parallela dellamico Marcello Martini di Alessandra Mart i n iPag. 32 Arpad Weisz, allenatore. In Italia vinse tre scudetti: ebreo, emigr in

    Olanda e fu ucciso ad A u s c h w i t z di Mara MarantonioPag. 34 Quei due orecchini, tutto il mio tesoro, salvati per due anni e mezzo

    nello spavento del Lager di Romolo Vi t e l l iPag. 36 Lamaro esodo spagnolo: da Angoulme deportati in 927 a

    Mauthausen. Ma tornano solo le donne di Pietro RamellaPag. 40 G i o rgio Lab, critico darte e partigiano medaglia doro.

    Fabbricava bombe con Gianfanco Mattei di Ibio Paolucci

    DOSSIERPag. 43 Teresa Mattei ci ha lasciato il 12 marzo a 92 anni

    Partigiana combattente, giovanissima fece parte dellAssemblea Costituente

    Pag. 44 La giovane allieva ci indic chi era il professore.Teresa Mattei sulluc-cisione di Giovanni Gentile di Giancarlo Maniga

    Pag. 46 Nel nuovo film di Margarethe von Trotta Hannah Arendt. La filosofa e la storia di Sauro Bore l l i

    Pag. 48 Letteratura e Resistenza. Linflessibile memoria di Vittorio Serenidi Vincenzo Vi o l a

    Pag. 50 Tra censura e consenso. Le vicende delleditoria nellItalia fascistadi Massimo Castoldi

    Pag. 52 Nel campo di Ravensbrck per la festa della Liberazionedi Giovanna Massariello

    VIAGGI DELLA M E M O R I APag. 54 Vado, imparo e con la rete lo racconto alla citt di Adriano A r a t iPag. 56 Anno dopo anno sono montagne di ricordi di Marco Balestra

    B I B L I O T E C APag. 58 Lettere e poesie da Theresienstadt di Ilse We b e r

    di Susanne Bart aPag. 60 Ritrovato un diario sullassedio di Leningrado

    di Ibio PaolucciPag. 62 Vittorio Tredici, di Iglesias, Il fascista che salv gli ebrei

    di Paolo PulinaPag. 64 Suggerimenti di lettura a cura

    di Franco Giannantoni

    2

    ITTriangolo RossoPeriodico dellAssociazione nazionale ex deportati nei Campi nazisti e della Fondazione Memoria della Deportazionee-mail: s e g r e t e r i a @ f o n d a z i o n e m e m o r i a . i t

    Una copia euro 2,50, abbonamento euro 10,00Inviare un vaglia a: A n e d - via San Marco 49 - 20121 MilanoTelefono 02 76 00 64 49e-mail Aned nazionale: [email protected] Aned di Milano: [email protected]

    Direttore Gianfranco MarisComitato di presidenza dellAnedGianfranco Maris p r e s i d e n t eTiziana Va l p i a n a vice presidenteDario Ve n e g o n i vice presidenteGuido Lore n z e t t i t e s o r i e r eMiuccia Gigante segretario generale

    Triangolo Rosso Comitato di redazioneGiorgio Banali, Angelo Ferranti, Franco Giannantoni, Ibio Paolucci (coordinatore), Pietro RamellaSegreteria di redazione Elena Gnagnetti

    Gli organismi dellaFondazione Memoria della Deport a z i o n eBiblioteca A rchivio Pina e Aldo RavelliVia Dogana 3, 20123 Milano- Tel. 02 87 38 32 40Gianfranco Maris p r e s i d e n t eGiovanna Massariello vice presidenteElena Gnagnetti segreteria e bibliotecaMassimo Castoldi attivit didatticaVanessa Matta a r c h i v i o

    Consiglio di amministrazione Gianfranco Maris p r e s i d e n t eMaria Chiara Acciarini, Ionne Biffi, Divo Capelli, Alessio Ducci, Guido Lore n z e t t i ,Floriana Maris, Giovanna Massariello, Anna SteinerComitato storico scientificoGianfranco Maris p r e s i d e n t eA l f redo Canavero, Claudio Dellavalle,Brunello Mantelli, Gianni Pero n a

    Collegio dei revisori dei contiRiccardo Ferrante p r e s i d e n t eGiuseppe Calstelnovo, Giuseppe Valota Comitato dei garanti Osvaldo Corazza, Raffaele Maruff i

    Collaborazione editorialeFranco Malaguti, Isabella Cavasino g r a f i c a t o rr i @ t i n . i tChiuso in redazione il 6 maggio 2013Stampato da Stamperia scrl - Parma

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    IT

    R i p r i s t i n a re nella sua integrit

    il patto Costituzionale

    La richiesta degli ex deportati nei campi di sterminio

    Milano 2013

    Nei primi giorni dellaprile del1944, 70 anni fa, gli operaiitaliani entrarono decisamentenella Resistenza, con uno sciopero cheil Comitato Segreto, che lo org a n i z z ,defin insurrezionale, perch conquesta scelta non solo gli operai siponevano al fianco dei combattentidella guerra di liberazione,legittimandola e denunciando lacriminalit, le rapine e losfruttamento del lavoro da parte deinazisti e dei fascisti, ma chiamavaanche tutta la societ civile aschierarsi a sostegno della Resistenza.

    Il discorso di Gianfranco Maris a Milano in piazza del Duomo il 25 aprile 2013

    Milano 25 aprile 1945, la festa della Liberazione

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    Questa azione, unica in un Paesemesso a ferro e fuoco e ridotto allafame dai nazisti e dai fascisti, suscitlammirato consenso di tutte le forze democratichee indusse il New York Ti m e s a darne informazioneal mondo. Gli operai furono arrestati a migliaia in tutta lItaliaoccupata e tutti gli arrestati, nessuno escluso,furono deportati nel campo di annientamento diMauthausen, dove il 70% di loro lasci la vita,eliminati dalla criminalit del lavoro stesso e dalle camere a gas.

    Lattuale spaventosa crisi economica, chedilacera il nostro Paese, colpendo soprattuttoil lavoro, ci impone di non dimenticare ilruolo che gli operai italiani ebbero nella lotta per lalibert, dalla quale nacquero il 2 giugno 1946 laRepubblica e il 1 gennaio 1948 la Costituzione,legge che avrebbe dovuto immediatamenterimuovere dalla nostra comunit tutti gli ostacoliche impediscono agli uomini di essere uguali e ailavoratori di partecipare alla direzione politica delP a e s e .

    Ma alla Resistenza e ai lavoratori fu subitoimpedito di realizzare la comunitdemocratica di cui il Paese aveva bisogno.Fu invocata la continuit dello Stato,contrabbandando, in questa prospettiva giuridica,una vera e propria restaurazione: amministrativa,diplomatica, militare e, per molto tempo, ancheg i u d i z i a r i a .

    Per la cosiddetta continuit tutti ritornarono inservizio: tutti i Prefetti, tutti i Questori, tutti gliAmbasciatori, tutti i Generali e tutti gliAmmiragli che avevano servito il fascismo, fedeliservitori della dittatura.E imprenditori e banchieri ripresero, tramite costoro,a imporre al Paese soltanto i propri interessi disempre, ben consenzienti perch la continuitamministrativa fascista corrispondeva esattamente ailoro interessi.E la Costituzione fu calpestata.

    Le leggi, chiamate a regolare i rapporti con tuttii cittadini, furono quelle fasciste: il testo unicodelle norme di pubblica sicurezza varato nelGli stessi imprenditori e gli stessi banchieri ripresero dir

    ...e dal 1945 la fasulla continuit dello Stato fu sostenuta co

    Ma fu subito impedito alla Resistenza di realizzare la co

    Alcune foto di Ando Gilard i( p a rtigiano e deportato) chegir lItalia del dopoguer -ra, ritratta con unotticache la immaginava pro i e t -tata in un futuro migliore. Vi si affacciano donne ebambini: sorrisi per sep -p e l l i re larroganza di unp o t e re inesorabile e inva -dente. Un momento magico e irr i -petibile, nella storia delleclassi lavoratrici. S g u a rdo insolito, sullItaliadella ricostruzione e del -linizio del boom, da part edi un testimone contempo -r a n e o .Dal volume olive e bullo-niper concessione dellaFototeca Storica Nazionale-Ando Gilardi

    IT

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    1931 da Alfredo Rocco, il giurista che costru le basigiuridiche della dittatura fascista.

    Il potere esecutivo disattese il preciso dovere chela Costituzione gli imponeva, di creare la CorteCostituzionale e il Consiglio Superiore dellaMagistratura. Per la Corte Costituzionale attese ilmarzo del 1953 e per il Consiglio Superiore dellaMagistratura il marzo 1958.

    Quando le forze democratiche riuscirono aimpugnare le norme del testo unico dellalegge di pubblica sicurezza davanti alla CorteCostituzionale, con ben 30 ordinanze di Pretori ditutto il Paese, il potere esecutivo mand lAv v o c a t u r adello Stato a difendere davanti alla Corte il propriointeresse di utilizzare, anzich le norme dellaCostituzione, la legge di pubblica sicurezza e diignorare totalmente gli articoli 13, 17, 18, 21 e 25della Costituzione, tutte di immediata applicazione,predisposte proprio perch tutti i cittadini italianifossero immediatamente ammessi a manifestareliberamente il proprio pensiero, a riunirsi liberamenteed a partecipare direttamente alla direzione politicadella comunit.

    Non solo, ma dallestate del 1945, fino aiprimi anni 60, questa fasulla e verg o g n o s acosiddetta continuit dello Stato fu sostenutacon una diffusa offensiva giudiziaria contro ipartigiani, incriminati come se avessero compiutoreati e non atti di guerra, per le azioni da loro postiin essere durante la lotta di liberazione, ai qualiveniva negata la connessione delle loro azioni con laguerra di liberazione, cos contestando la legittimitstessa della Resistenza.Questa non soltanto storia remota.Ancora oggi la Costituzione non per tutti la leggedelle leggi.

    In questo 25 aprile noi chiediamo che quel pattofondamentale sul quale si reggono la storia e lamemoria della nostra lotta antifascista siaintegralmente rispettato.

    La Costituzione la nostra legge, la nostrademocrazia, il nostro bene comune, di cuivogliamo lassoluta osservanza da parte ditutti i cittadini e di tutti i rappresentanti politici.

    Gianfranco Maris, Presidente dellAned

    o direttamente nelle loro mani gli interessi di sempre...

    ta con una diffusa offensiva giudiziaria contro i part i g i an i

    la comunit democratica di cui il Paese aveva bisogno.

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    Il 5 marzo del `43 le fab-briche di Torino comin-ciarono a fermarsi. Tu t t oinizi alle 10 del mattinon e l l ' o fficina 19 quando glioperai della Fiat Mirafioridiedero il via allo sciopero.In pochi giorni centomila la-voratori incrociano le brac-cia: fu la prima grande ri-bellione operaia che si este-se rapidamente in tutte lefabbriche del Nord. Fu uncrescendo che fece impaz-zire la Questura e il PartitoNazionale Fascista e giun-

    se al blocco di Torino il 12marzo. Poi l'estensione del-lo sciopero a Milano,all'Emilia, al Veneto e allaToscana dove gli scioperiproseguirono fino a fine me-se. I rapporti inviati dalle au-torit a Roma trasudava-no di incredulit per q u a n-to avvenuto; quanto ac-cadde era ritenuto impos-s i b i l e . Scioperare costitui-va allora un grave reato equelle mobilitazioni im-pressionarono anche la gran-

    de stampa internazionale.Fu reso manifesto il disfa-cimento del regime fascistae del suo sistema di con-senso. Fu un colpo terribileper la credibilit di Mus-solini. Il fascismo aveva pre c i p i-tato il paese nella v v e n t u-ra pi tremenda, la guer-ra a fianco di Hitler. Unaguerra non sentita che, dopola resistenza di Stalingradoalle truppe di Hitler e le scon-fitte inflitte dagli inglesi aitedeschi in Africa dalla fi-ne del 1942, venne avverti-ta da gran parte del paesecome persa. Molti settoridella societ italiana quali

    la Corona, limprenditoria,gli intellettuali, lesercito,la Chiesa, parti dello stessofascismo si interrogaronosu come uscire dalla trage-dia nella quale era finito ilp a e s e .N e l l i n c e rtezza sulle pro-spettive dellItalia pernon si mosse nessuno. Simossero solo i lavoratori,da sempre trattati come sov-versivi ogni qual volta simobilitavano per la loroemancipazione, da sempreduramente repressi e tenutia margine dalla direzionedell'Italia; costoro diederouna spallata decisiva al fa-scismo e ne disvelarono le

    di Carlo GhezziS e g retario della Fondazione Di Vi t t o r i o

    Gli scioperidel marzo1943, liniziodella finedel regime...

    ...partonorapportiincredulidelleautoritfasciste

    Sono passati settantanni da quell evento st

    Il controllo del Fascio sui lavoratori: una sfilata di giovani operai specializzatidella Fiat organizzata dalla Giovent Italiana del Littorio (Gil) il 18 ottobre 1941.

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    debolezze dopo che la guer-ra ne aveva messo in lucetutte le contraddizioni.Quelle lotte operaie chie-devano laumento dei com-pensi, delle razioni dei vi-veri nelle mense, chiedeva-no la possibilit di eleggerei propri rappresentanti. Machiedevano in buona so-stanza la fine della guerra. Emerse in tali forme unavasta opposizione di mas-sa ai fascisti e ai nazisti conun carattere partecipato, aviso aperto, armato solodella propria determina-zione di aff e r m a re i pro-pri diritti. Un fatto che nonebbe eguali per ampiezza inEuropa in quei drammaticianni. Solo gli scioperi delmarzo del 1944 videro unadimensione partecipativapi vasta. Quegli avvenimenti pas-sati alla storia come "gliscioperi del marzo 1943",s e g n a rono l'inizio del cro l-lo del regime fascista e rap-presentarono il primo, veroe corale episodio dellaResistenza antifascista.Furono la scintilla che die-de avvio a quel grande pro-cesso storico con il qualel'Italia avrebbe riconquista-to, oltre alla libert, anchela sua dignit.Gi negli ultimi mesi del`42 dalle fabbriche tori-nesi e milanesi erano giun-te sul tavolo dei gerarc h iromani alcuni rapporti al-larmanti che parlano diprime fermate spontanee,di rischi di sabotaggio, did i ffusa disaffezione al la-voro e al regime. In quei me-si Umberto Massola, un di-rigente comunista rientratoin Italia con lo scopo di ri-costituire il centro internodel suo partito pi voltesmantellato dalla polizia po-litica, nella citt della Fiataveva riannodato la rete deimilitanti clandestini e ave-va puntato sulle fabbriche esopratutto su Mirafiori.L'intuizione fu quella di pre-parare una sorta di piat-

    taforma sindacale conte-nente delle rivendicazioniche potessero raccogliere ilconsenso delle masse ope-raie. Non pi dunque unacospirazione di carattere pa-ramilitare, ma la prepara-zione clandestina di una lot-ta di massa. Nei primi mesi del 43 pic-cole fermate spontanee al-le Ferriere, alla Diatto, al-la Fiat Spa e in altre fab-briche fecero capire cheera giunto il tempo di unos c i o p e ro vero e pro p r i oc o n t ro la guerra, la mise-ria delle condizioni di vi-ta e di lavoro, il re g i m e . L eparole d'ordine furono: pa-ne, pace e libert. La reteclandestina divenne semprepi fitta, ma non avrebbe po-tuto stringersi senza quellapredisposizione covata a lun-go nelle osterie della bar-riera torinese, cresciuta spon-taneamente sotto i bombar-damenti e nelle lunghe ore dilavoro militarizzato.La piattaforma chiedeval'estensione a ogni lavora-t o re di quella gratifica eco-nomica, 192 ore di salario,data agli operai sfollati dal-le citt in conseguenza deib o m b a r d a m e n t i. Chiedevala fine della militarizzazio-ne delle officine. Chiedevala possibilit di eleggere leproprie Commissioni In-terne. Ciascuna fabbrica ciaggiungeva qualcosa, so-prattutto su orario e condi-zioni di lavoro. Alcuni avan-zavano anche diverse altrepiccole rivendicazioni co-me ad esempio i ricambi deipneumatici per la propria bi-cicletta. Con queste richie-ste part dapprima lo scio-pero del 5 marzo in alcunireparti di Mirafiori. Nellostesso giorno si fermaronole Officine Rasetti, la Mi-crotecnica e lo sciopero te-se a dilagare.Nei giorni successivi si mos-sero altre fabbriche torinesi:Grandi Motori, Fiat A e r o-nautica, Savigliano, Lancia,Riv e Lingotto. Mirafiori si

    ferm completamente an-che il 12 marzo insieme aitramvieri e a tutte le altre in-dustrie torinesi, stavolta nonalle 10 del mattino ma do-po la pausa di mezzogior-no. Gli operai non rientraro-no nelle officine e il salo-ne della mensa che ospita-va i 15 mila addetti dellapi grande fabbrica ita-liana divenne il teatro didecine di comizi e capan-n e l li. Di li il movimento cre-scer e si allargher nei gior-ni successivi a tutto il Nord,soprattutto a Milano dovescioperarono la Falk, laBreda, la Marelli, la Pirelli

    Bicocca, l'Alfa Romeo e laBorletti. Si fermarono an-che Marghera, la Ducati diBologna, la Galileo e laNuova Pignone di Firenze.Le forze del lavoro asse-s t a rono al fascismo un col-po davvero formidabile eil regime croller via v i asubendo un altro colpo pe-sante con lo sbarco degli al-leati anglo-americani inSicilia, con i bombardamentisubiti da tante citt italia-ne, con il 25 luglio e la de-stituzione di Mussolini, l'8settembre, la Resistenza, fi-no allo sciopero insurre-zionale del 25 aprile del1945.

    o storico straordinario. Rileggiamoli

    Fu il primo passoverso la Resistenza.Cominci cosil camminodei lavoratori per diventare classe dirigenteTra i grandi soggetti sociali il lavoro, nella sua acce-zione ampia, fu in quella difficile fase storica unodei pochi soggetti appropriati a una legittimazionedemocratica e nazionale in un paese circondato daprofonde riserve, da sospetti e con pochi titoli di creditotra le mani. Fu il lavoro ad aprire la strada della democra-zia e ad imporre alle altre classi dirigenti, bisognose diuna rilegittimazione, la necessit di fare i conti con le pro-prie istanze politiche e sociali contribuendo notevolmentea cambiare i termini del confronto in atto con linterventodelle grandi lotte operaie sulla scena di una Italia impe-gnata nel conflitto. E questo divenne anche la dinamicadi contrattazione sul quale si costru la mediazione allabase della Carta Costituzionale. segue

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    Dopo, riconquistata la libert e la democrazia, venne lasconfitta della monarchia e vi fu l'approvazione dellaCostituzione. Quelle lotte della Resistenza e del lavo-ro portarono ad un patto nazionale le cui radici sociali furononette e ben visibili. Quella Costituzione, quel patto e quelleradici sociali che oggi molti intendono mettere in discussionein controtendenza con lEuropa nella quale nessuno pensa dirivedere la propria carta fondamentale ma si discute invece didefinire una Costituzione europea.La nostra Costituzione, che costituisce lapprodo importantedi quella fase storica, il patto che il lavoro ha imposto alleclassi dirigenti compromesse col fascismo per potersi rilegit-timare. Al primo punto la Costituzione afferma che: lItalia una Repubblica democratica fondata sul lavoro e da pienoriconoscimento al valore del lavoro, riconosce piena cittadi-nanza a coloro i quali per lunghi decenni furono consideratidei sovversivi contro la collettivit, con il gendarme schie-rato regolarmente contro di loro e dalla parte degli agrari,degli imprenditori e dei crumiri ogni qual volta erano incampo iniziative per ottenere il riconoscimento dei diritti deil a v o r a t o r i .

    Oggi da parte di molti si cerca insistentemente di rac-contare di un paese nel quale nel corso del '900 tuttihanno sbagliato qualcosa, tutti hanno avuto dellepesanti e disdicevoli responsabilit sulle proprie spalle. Nelquale nessuno pi responsabile di niente, tutti sono sullostesso piano, tutti sono assolti dal loro passato, tutti sonouguali; nessuno deve pi rispondere allItalia delle responsa-bilit gravissime che la sua parte si assunta. Per tutti si pue si deve voltare pagina ed andare avanti come se la storiadellItalia cominciasse oggi. Senza storia ne memoria delpassato, senza coscienza del proprio presente, senza prospet-tive per il proprio futuro. Bisogna invece ricordare, analizza-re, capire, far si che gli errori e gli orrori non si ripetano.Il fascismo aveva attaccato negli anni venti una democraziafragile che aveva scelto di tener fuori le masse cattoliche e le

    masse lavoratrici di orientamento socialista dalla partecipa-zione alla vita dello Stato. Aveva usato una feroce violenza eaveva abilmente giocato sulle divisioni e sugli errori dei par-titi democratici ed era riuscito ad imporsi. La Resistenzainvece fu resa possibile e pi forte dal fatto che le grandiforze popolari seppero trovare la loro unit, a differenza diquanto accadde nel 1922, e seppero coinvolgere tantissimiitaliani.

    assurda la descrizione che taluni commentatori fannodi una Italia dove vi erano pochi fascisti, pochi antifa-scisti e una massa grigia, inerte ed indifferente dellastragrande maggioranza della popolazione. La Resistenza fucombattuta da 250 mila partigiani che poterono operare gra-zie alla solidariet delle tante persone che li aiutavano e lisostenevano, ma fu sorretta anche dai 650 mila militari ita-liani internati perch si rifiutarono di servire nellaRepubblica di Sal. Resistenza fu la scelta di una parteimportante dellEsercito italiano di schierarsi con gli A l l e a t ie che fu pagata sanguinosamente con massacri orribili comequello di Cefalonia. Resistenza furono: la rete dei militanti del Cln operanti neipaesi, nei quartieri delle nostre citt, nei luoghi di lavoro. Fuil contributo dato da tante parrocchie con 250 sacerdotideportati e 210 fucilati. Tanti variegati movimenti ed asso-ciazioni che si sono spesso spontaneamente formati. Furonogruppi di difesa della donna, il fronte della giovent, furono icomitati di mobilitazione nelle aziende ed altro. Con la Resistenza e con chi si opponeva al fascismo eranosolidali tante famiglie angosciate per i loro cari al fronte acombattere una guerra ormai perduta, i sofferenti per la man-canza dei generi di prima necessit con i relativi prezzi allestelle, in citt sottoposte notte dopo notte a martellanti bom-bardamenti, mentre molti lavoratori e molti macchinari veni-vano portati in modo coatto in Germania per alimentare letraballanti capacit produttive della macchina bellica tede-sca. Resistenza fu la partecipazione di oltre un milione di

    Resistenza fu la partecipazione di oltre unmilione di lavoratori agli scioperi del 1943

    Il fascismo aveva attaccato negli anni venti una democrazia fragile

    Gli scioperidel marzo1943, liniziodella finedel regime...

    ...lintervento delle lotte sindacali sulla scen

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    ...quelle persone che seppero scegliere settanta anni or sono con grande coraggio

    Divisioni e tensioni sociali rischiano di amplificare ulteriormente le diff i c o l t

    lavoratori agli scioperi del marzo 1943. Allora ci rendiamoconto di quanta parte del popolo italiano chiedesse la finedella guerra, della occupazione straniera, il ritorno alla demo-crazia, alla pacifica convivenza civile, a una maggior giusti-zia sociale; ci rendiamo conto di quanta parte del popolo ita-liano era schierata contro i nazi-fascisti. I lavoratori assunsero per primi delle clamorose iniziative apartire dagli scioperi del marzo 1943 che li fecero divenireclasse dirigente, che permisero loro di svolgere una funzionenazionale, che li resero protagonisti determinanti per il desti-no del nostro paese. Alcuni storici minimizzano le conse-guenze di queste mobilitazioni declassandole a fisiologicheespressioni di protesta prodotte dal malcontento popolare inperiodo di guerra. Dagli operai di Londra bombardata ogninotte dalle V1 e dalle V2, oppure dalla popolazione diStalingrado stremata dallassedio nazista, non venne avanzataalcuna richiesta di pace n di cessazione della guerra ma sievidenzi invece la volont di resistere e di sconfiggere inazisti. In Italia invece il lavoro fece sino in fondo la propriaparte e svolse una funzione straordinaria.

    Quando termin il conflitto in Europa i resistenti di tuttii paesi dichiararono solennemente: mai pi guerre ,mai pi persecuzioni razziali. Si aprivano in quellaprimavera del 1945 degli scenari ricchi di passione e di spe-ranza nei singoli paesi e nel mondo. Sappiamo invece quanto ancora lungo e irto di ostacoli il cammino verso la pace, latolleranza, la solidariet, la giustizia sociale.Sono trascorsi tanti anni da allora, la nostra societ ha fattoindubbiamente tanti passi in avanti, ma nuove sfide ci incal-zano a partire da una crisi economica che non ha pari se nonin quella del 1929. E andato in crisi un modello di globaliz-zazione senza regole basata sulla illusoria capacit dei merca-ti di autoregolamentarsi; un modello sviluppatosi grazie aduna colpevole lasciar fare in campo finanziario da parte diogni autorit preposta. E andata in crisi lidea di fare i soldicon i soldi anzich con la produzione di ricchezza frutto del

    lavoro e dei lavori. Allesplodere della crisi finanziaria hafatto seguito il crollo dei consumi e una crisi industriale desti-nati a durare a lungo. La recessione economica non si arrestae con essa lespulsione dal sistema delle imprese di centinaiadi migliaia di precari come di lavoratori occupati nei settoriproduttivi e dei servizi. Divisioni e tensioni sociali rischianodi amplificare ulteriormente le difficolt in un momento gid i fficile per tutto il Paese. Sappiamo che ogni crisi contieneda sempre in se dei pericoli ma anche delle grandi opportu-nit che bisogna saper cogliere.

    Vi dunque lurgenza e al tempo stesso loccasione diavanzare una nuova idea di economia e di mercato, dia ffermare un equilibrato ruolo dello Stato, una piavanzata idea di societ, un modello di sviluppo sostenibile,una diversa giustizia sociale, una maggior eguaglianza. Unagrande sfida per i governi e per i popoli nel nostro paese e nelm o n d o .Sappiamo dei gravi problemi che incontra oggi la costruzionedi una Europa unita come delle sfide che vanno condotte inun mondo che deve saper costruire ovunque una politica dipace. Abbiamo pi che mai bisogno di riferimenti e di valori forti,come li seppero costruire quelle persone che seppero sceglie-re settanta anni or sono con grande coraggio, abbiamo biso-gno di rinnovare le loro speranze. Anche i loro sogni.Abbiamo bisogno di donne e di uomini ancora capaci di indi-gnarsi di fronte alle ingiustizie, alla carenza di democrazia, dilibert, di pace, abbiamo bisogno di organizzarci con intelli-genza, con tenacia, con determinazione per portare avantiquesti obbiettivi ripartendo dalla memoria dei passaggi pid i fficili che il nostro paese ha saputo superare. Per riproporrei valori di solidariet, di unit, di coesione civile, di riconosci-mento del grande valore sociale del lavoro e della sua centra-lit nella societ moderna che sono posti alla base dellanostra Costituzione. Una carta fondamentale straordinaria,pi che mai attuale. Da attuare pienamente e da difendere.

    ...il grandevalore sociale del lavoro e della suacentralitnella societmoderna.

    scena di una Italia impegnata nel conflitto

    6 maggio 1945 a Torino: il gruppo delle squadre di azione patriottica(SAP) della Mirafiori posa a guerra finita in piazza Vittorio.

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    I GRANDI DELLA DEPORTAZIONE

    A d aB u ffulini

    Di buona famiglia triestinaarriv a Milano nel 1930 p e r iscriversi alla Facolt

    di Medicina della Statale.

    Nel giro degli antifascistimilanesi nei giorni convulsidell8 settembre 1943 conobbe

    Lelio Basso.

    Fece parte attiva dellaResistenza. A r restata a Milanoil 4 luglio del 1944 assieme a

    Maria Arata e Laura Conti.

    Dopo la detenzione nel carc e redi San Vi t t o re venne trasferitanel lager di Bolzano, dove

    lavor nell'infermeria, dirigendo un comitato clandestino diresistenza tra i deport a t i .

    Ada Buffulini avreb-be da poco compiu-to un secolo. Nacqueinfatti il 28 settembre 1912a Trieste, in una grande ca-sa con le finestre aff a c c i a t esul Giardin pubblico. Unacasa di propriet della par-rocchia, che i Buff u l i n iavrebbero tenuto in aff i t t oper quasi un secolo. I geni-tori, Vittorio Buffulini eMria Castellari, formava-no una giovane coppia be-nestante. Lui era ingegne-re e lavorava in Comune, leiera maestra elementare. Lafamiglia nella quale A d acrebbe era irredentista, at-tenta alle buone maniere,alle convenzioni sociali, al-lineata. La casa era piena dilibri e anche di strumenti

    musicali.I genitori non ba-davano a spese per quantoriguardava lo studio dei fi-gli (che infatti arrivaronoalla laurea). Si spendeva permangiare, per i libri, per lamusica, per i viaggi, per unabbigliamento pi che de-c o r o s o .

    Per il resto, il regime fa-miliare era impronta-to ad autentica fruga-lit: lo spreco era aborrito,cos come gli abiti vistosi,le spese inutili, i lussi.La svolta per Ada arriv nel1930, subito dopo la matu-rit classica presa a pienivoti. Lei espresse l'inten-zione di studiare Medicina,e sua madre la autorizz atrasferirsi a Milano, dove

    di Dario Ve n e g o n i(figlio di Ada Buffulini e Carlo Ve n e g o n i )

    Da sinistra i fratelli Ida,

    Nedda, Tito eAda Buffulini

    nel 1923. Vestiti uguali,

    alla marinara...

  • 11

    IT

    aveva dei conoscenti cheavrebbero potuto costituireuna prima base d'appoggioper la ragazza, sola in unacitt sconosciuta.Ada giunse cos a Milano,una delle pochissime ra-gazze iscritte alla facolt diMedicina, e per una serie dicombinazioni entr in un gi-ro di amicizie assai lontanoda quello ipotizzato dai suoigenitori: studenti, artisti, in-tellettuali affermati (o aspi-ranti tali), accomunati dauna grande leggerezza neirapporti interpersonali e daun comune - anche se nonidentico - sentimento soli-damente antifascista.

    Furono anni di forma-zione: con l'aiuto ditanti amici, soprattut-to triestini, a Milano Ada al-l a rg notevolmente i propriorizzonti culturali, stac-candosi definitivamente dalproprio ambiente di origi-ne. Fu nei giorni convulsidell'8 settembre 43 che A d a

    conobbe Lelio Basso, il qua-le le chiese subito di colla-borare con lui: cera tantoda fare, ed era ora di passa-re all'azione. E cos Ada sibutt anima e corpo nel-l'avventura socialista.

    Prima si limit a tra-durre per Basso alcu-ni scritti di RosaL u x e m b u rg, quindi rapida-mente pass alla redazionedi articoli e volantini, al-l ' o rganizzazione di corsi peri giovani, a un impegno pie-no per la diffusione delleidee dei socialisti nellaMilano in guerra, occupatadalle truppe tedesche.L'arresto, nel novembre1943, di Elena Moncalvi,sua amica e collaboratrice(oltre che moglie di A r i a l d oBanfi), determin una nuo-va svolta. Se nei duri inter-rogatori ai quali si immagi-nava sarebbe stata sottopo-sta Elena avesse parlato, perAda sarebbe stata la fine. Ecos, senza indugio, A d a

    chiuse casa, annunciandoalla portinaia la partenzaper un lungo viaggio. In unavaligia radun l'indispen-sabile (e quindi anche l'a-mata macchina da scrive-re), si tinse i capelli di bion-do e scomparveL ' o rganizzazione clande-stina la aiut a trovare al-loggi di fortuna pressomembri della resistenza, edocumenti falsi coi qualicoprire la propria vera iden-t i t .Dal novembre 1943 al lu-glio 1944 la ragazza dellabuona famiglia triestina vis-se in clandestinit, cam-biando nome e abitazioneinnumerevoli volte; scri-vendo, organizzando, tra-ducendo, tenendo i contat-ti con le bande partigiane,trasportando stampa clan-destina, volantini, armi at-traverso la metropoli. A n n it e rribili e magnifici, scri-ver poi, nel dopoguerra,ricordando quel periododrammatico. Anni nei qua-

    li, paradossalmente, brac-cata dalle Camicie Nere edalla Gestapo, coprendosisotto nomi di fantasia, ca-m u ffando il pi possibile lapropria fisionomia, non po-tendo contare su alcun red-dito certo, senza casa, senzalavoro, lontana dagli amicidi un tempo, lei fu certa direalizzare per la prima vol-ta pienamente la propria per-sonalit, trovando un auto-nomo ruolo nel mondo.

    Ada fu arrestata aMilano il 4 luglio1944, in casa diMaria Arata (la mamma diGiovanna Massariello, og-gi vicepresidente dellaFondazione Memoria dellaDeportazione), nel corso diun incontro con alcuni stu-denti delle facolt scientifi-che della Statale. Alla riu-nione partecip anche LauraConti, che non sapeva di es-sere da qualche tempo pe-dinata. Seguendo lei, fu fa-cile per i fascisti fare irru-

    Tra i protagonisti della rete clandestina...Una rara immagine diLelio Basso senza barba,in un suo documentofalso del 44, intestato a Luigi Bianchi. Basso fu a capo della struttura che da Milano forniva alCLN di Bolzano gli aiutip e r i deportati (vestiario,viveri, medicinali, danaro ,e stampa clandestina).

    Armando Sacchetta, 23anni, partigiano, ferito inuno scontro a fuoco, sublamputazione di unagamba. Nel campop a rtecip fino all'ultimoal comitato clandestino diresistenza. Mor unasettimana dopo il ritornoa Milano, dopo unintervento per f e r m a re lan e c rosi alla gamba.

    N e p p u re alle donne furisparmiata lad e p o rtazione nei lagerdella morte. Maria A r a t afu deportata aR a v e n s b r c k .

    Manlio Longon coordinle iniziative politiche, disoccorso e militari finoa l l a r re s t o :fu impiccato il 1gennaio 1945 ai tubi delsotterraneo del Corpod A r m a t a .

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    I GRANDI DELLA DEPORTAZIONE Il primo incontro alla partenza p e r il lager di BolzanoAllalba del 7 settembre 1944, in uno dei cortili diSan Vittore, tra le centinaia di uomini e donne in par-tenza verso il Lager di Bolzano Ada incontr per laprima volta Carlo Venegoni, un uomo sui 40 anni,molto pi alto della media, un dirigente comunista dicui lei aveva spesso parlato con Lelio Basso, che loconosceva bene da molti anni.Ada e Carlo non avrebbero potuto essere pi diversi.Per et (lui aveva 10 anni pi di lei), ma soprattuttoper origini familiari e per esperienze di vita.

    zione in casa di Maria A r a t ae arrestare tutti i presenti.Il gruppo fu portato via suun camion di quelli usati perla spazzatura. Dopo qual-che giorno nella casermadel Gruppo Filzi, la for-mazione che aveva portatoa termine loperazione, tut-ti i fermati furono trasferi-ti a San Vi t t o r e .L rivada unaltra vacafu il saluto con il quale unaprigioniera diede il benve-nuto ad Ada nella cella nel-la quale gi si ammassava-no altre otto donne, dete-nute comuni. L'aff o l l a m e n t odella cella era tale che per unpaio di settimane la nuovaarrivata fu costretta a dor-mire su un pagliericcio get-tato a terra, in mezzo a in-setti di ogni tipo.

    Sottoposta per diversigiorni a interrogatorida parte dellUff i c i o

    Politico Investigativo, A d asi preoccup di far cono-scere a Lelio Basso e ai suoicompagni ancora in libertquanto avveniva in carce-re. Nel giro di poche ore in-dividu un canale clande-stino di comunicazione conlesterno. Per questa via che purtroppo non cono-sciamo nei dettagli lei riu-sc a fare sapere fuori quan-to le prigioniere andavanoraccontando allUPI, perminimizzare le proprie re-sponsabilit politiche. Solodopo diversi giorni e diverselettere clandestine Ada sipieg a chiedere ai compa-gni di portarle in carcereuna polvere cimicida euna camicetta di ricambio,essendo rimasta ancora nel torrido luglio milanese con la sola camicetta e xb i a n c a indossata la matti-na dellarresto. In un altrobiglietto chiese di farle ar-

    rivare in cella di nascosto,a pezzi, una copia del gior-nale clandestino La Com -pagna da lei fondato e re-datto fino allarresto.

    Al termine degli in-terrogatori gli stu-denti che partecipa-vano alla riunione furonorilasciati, mentre A d aB u ffulini, Maria Arata eLaura Conti vennero trat-tenute. Poco prima di esse-re trasferita al reparto tede-sco del carcere, in vista del-la deportazione, Ada scris-se a Lelio Basso: (Il tenen-te Garofalo dell'UPI) "i e r imi ha detto che in campo diconcentramento star be -ne, perch far il medico"(e in effetti Ada a Bolzanolavorer poi nellinferme-ria). In una lettera prece-dente, al contrario, avevaespresso le proprie preoc-cupazioni e la pena per

    Maria Arata: Per lei sta -ta fatta una pessima re l a -zione, in cui la si considerao rganizzatrice e istigatricedi tutti, in rapporto con ele -menti sovversivi e giudaicie non so che altro. In se-guito a quella pessima re -l a z i o n e Maria Arata ven-ne classificata come peri-colosa, e fu deportata aRavensbrck.

    Il 7 settembre 1944, al-lalba, Ada fu fatta scen-dere con circa altri 300prigionieri nei cortili delcarcere e costretta a saliresu degli autobus del-lAzienda dei trasporti, condestinazione Bolzano. A l l avigilia della partenza per ilL a g e r, lei scrisse unultimalettera clandestina: u n aspecie di testamento, a ri-prova dello spirito con ilquale affrontava quella par-tenza verso lignoto.

    Ferdinando Visco GilardiGiacomo. Evangelicometodista, libraio/editoreantifascista e dirigenteindustriale, ful o r g a n i z z a t o re dellastruttura clandestinaesterna al campo. Av e v a41 anni e 5 bambiniquando si gett, insiemealla moglie Mariuccia M a rcella, in questaavventura.

    Laura Conti. Studentessain medicina, aderente alP S I U P, fece parte delF ronte della Giovent conincarichi di propaganda .A r restata nel luglio 1944assieme ad Ada Buff u l i n ie a Maria Arata, duranteuna riunione in casa diquestultima, rimase aSan Vi t t o re fino al 7s e t t e m b re, quando tutte et re vennero deportate nell a g e r di Bolzano.

    Ada e Carlo

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    ADA BUFFULINI

    Prigioniera nel lagerdiede vita e azione assieme ad altri a un CLN clandestino

    A Bolzano Ada Buffulini e Carlo Venegoni, in-sieme a un ristretto gruppetto di antifascisti co-nosciuti, diedero vita a una specie di CLN clan-destino del campo, decisi a resistere comunque,anche in quelle condizioni estreme. In pochigiorni entrarono in contatto con lorg a n i z z a-

    zione costruita proprio in quelle settimane in citt daFerdinando Visco Gilardi, in relazione con il CLNAI diMilano. Inizi nelle due direzioni, da e per il campo, un fit-to scambio di lettere, tanto che dal settembre 1944 al gior-no della Liberazione, alla fine di aprile 1945, Ada, prigio-niera delle SS, riusc a mantenere incredibilmente una cor-rispondenza diretta con Lelio Basso, che viveva in clande-stinit a Milano. Arrestato infatti Ferdinando Visco Gilardi,rinchiuso a sua volta nelle celle del Lager, a Bolzano, il suoruolo venne assunto da Franca Turra, che sotto il nome diAnita diresse fino alla liberazione lattivit dei resisten-ti bolzanini a sostegno dei prigionieri del campo.Coordinatrice del comitato clandestino allinterno del Lager,Ada scrisse di nascosto decine e decine di biglietti, solle-citando aiuti per questo o quel prigioniero (non una solavolta, va detto, per s), cercando di concordare piani di fu-ga, informando lesterno sulle novit nella vita del Lager,sugli arrivi e sulle partenze.

    Questi e altri biglietti usciti clandestinamente,a grave rischio per i postini, costituiscono do-cumenti irrinunciabili per ricostruire quanto av-venne a Bolzano, dopo la distruzione da parte del-le SS di tutti i documenti ufficiali. un patrimoniodocumentario che segna il capolavoro del grup-

    Lui era nato in una famiglia operaia poverissima, eraandato a lavorare in fabbrica a 12 anni, avendo termi-nato solo le elementari. Giovane attivista socialista aLegnano (Milano), aveva aderito al PCdI nel 1921. Nel 1924 aveva partecipato al V congresso dellInter-nazionale comunista a Mosca, dove aveva conosciutoi massimi leader comunisti del mondo. Nel 1926 era stato eletto nel Comitato Centrale delpartito. Arrestato a Torino nel 1927, era stato condan-nato a 10 anni di carcere. Aveva conosciuto la prigione, la vigilanza speciale, ilcampo di concentramento fascista di Colfiorito.Adesso i due si trovavano vicini, allinizio di unviaggio in comune che solo la morte di lui, nel 1983,avrebbe interrotto.

    IT

    Un biglietto di Virginia Scalarini ad Ada Buffulini. Sopra: una immaginedeccezione, della lottanella clandestinit:Virginia Scalarini e lap a rtigiana Mira Baldi,r i p rese a Milanonellaprile 45 da unfotografo di strada,m e n t re nascondono nella borsa 1 milione in contanti per conto del CLN.

    A l l i n i z i odel 1947Ada lasciail PSI e aderisceal PCI. La vediamo al fiancodel marito m e n t re vota a lc o n g re s s odel 56 .Ada e Carlo

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    po di resistenti che pur prigionieri delle SS non accettaro-no di arrendersi, e che combatterono, con i pochissimi mez-zi che avevano a disposizione, a prezzo di rischi enormi. Innessun altro Lager gestito dalle SS, del resto, possibile do-cumentare una attivit tanto vasta e continuativa.Don Andrea Gaggero, il prete genovese arrestato per le sueamicizie partigiane, pag con la deportazione a Mauthausenil proprio ruolo di postino per il comitato clandestino.Godendo di una certa libert di movimento, ed essendo in-viato fuori del campo a seguire dei lavori per conto dellostesso tenente Karl Tito, comandante del Lager, si presta portare corrispondenza clandestina dentro e fuori il cam-po. Scoperto, fu immediatamente messo in lista per il pri-mo convoglio diretto a Mauthausen.In una occasione il comitato cladestino riusc persino a sot-trarre allelenco dei partenti per la Germania il registaEmilio Scarpa, socialista, il cui nome era gi tra quelli diun trasporto. Un successo effimero, a dire il vero: Scarpafu inserito nel trasporto successivo, deportato e infine uc-ciso a Mauthausen.

    In un altro caso fu Ada Buffulini a convincere unmedico sudtirolese, responsabile dellinferme-ria del campo, dove anche lei lavorava, a farsi par-te attiva per evitare la deportazione in Germaniadi un altro prigioniero, il dottor Virgilio Ferrari,primario dellOspedale di Garbagnate (Milano):

    con le precarie condizioni igieniche che abbiamo nel cam-po, spieg Ada, non il caso di privarsi del contributo delmaggiore specialista italiano nella lotta alla TBC Il ten-tativo ebbe successo: Vi rgilio Ferrari rest a Bolzano e neldopoguerra fu sindaco di Milano.Non conosco altri successi di questa portata. Il comitatoclandestino non riusc a far nulla di fronte alle deporta-zioni, neppure quelle dei propri componenti: oltre a Scarpadel PSI, Luciano Elmo del PLI (che per riusc a fuggiredal treno diretto a Mauthausen), o gli "azionisti" To r n a g h ie Sanna.Riusc in compenso a organizzare e portare a ter-mine diverse decine di fughe di uomini e donne, che inquesto modo si sottrassero alle angherie delle SS.Pur nel clima di terrore in cui si viveva, le lettere di Ada con-servano una grande leggerezza: a leggerle, la si trova sem-pre di ottimo umore. Scoppio di salute arriv a scrivereuna volta annunciando l'intenzione di dimettersi dalla fra-zione tubercolotica del Partito socialista...

    Per lei la prova pi dura arriv a met febbraio1945, quando i sospetti su un suo coinvolgi-mento in una fuga indussero le SS a rinchiu-derla nelle Celle, la prigione del Lager, in atte-sa della deportazione verso la Germania. Inquelle celle, in isolamento, Ada trascorre due me-

    si di terrore, con le SS Michael Seifert e Otto Sain, insie-me all'altoatesino Albino Cologna, che davano sfogo ogninotte alle peggiori perversioni torturando, violentando,uccidendo. Anche da quella cella Ada riusc per a scrivereuna lettera a Lelio Basso, parlando dell'imminente finedel conflitto e dei mille progetti che coltivava per il do-p o g u e r r a .

    I GRANDI DELLA DEPORTAZIONE

    Bolzano dedica una via ad Ada Buffulini, ex deportata in via ResiaLAmministrazione comunale di Bolzano ha deciso nel2008 di dedicare una via ad Ada Buffulini, ex deport a t anel campo di via Resia, protagonista di primo pianocome si pu leggere in queste pagine, dal settembre1944 alla fine di aprile 1945, del movimento diResistenza interno al Lager.

    A n d rea Gaggero, pre t egenovese, internato nelcampo, fu sorpreso a re c a p i t a rec o r r i s p o n d e n z aclandestina. D e p o rtato aMauthausen, neldopoguerra entr incollisione con lag e r a rchia cattolica e furidotto allo statolaicale. Fu unantesignano delmovimento pacifista.

    Viene intervistatoalla radio il dottorVirginio Ferrari,sindaco di Milano.Rinchiuso aBolzano era in listap e r e s s e red e p o rtato. Fu Ada a convicereil medico sud-t i rolese a nonp r i v a re il campodella suae s p e r i e n z a .

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    Liberata dal Lager alla fine di aprile del 1945, Ada tra-scorse la prima notte di libert componendo e stampandoinsieme a Franca Turra e ad altri socialisti bolzanini unvolantino che fu distribuito tra i lavoratori dell'area indu-striale per il Primo Maggio, nella Bolzano ancora occupatadai nazisti.

    Negli anni che seguirono, sposato CarloVenegoni il 4 luglio 1946, nel secondo anni-versario dell'arresto a Milano, Ada si dedicalla professione di medico e alla politica atti-va, prima nel PSI e poi nel PCI. Negli ultimi de-cenni della sua vita si dedic in particolare

    all'Aned, l'associazione nella quale aveva ritrovato tanti com-pagni di quegli anni "terribili e magnifici". Fu lei nel 1975ad aprire un convegno a Bolzano, nel trentennale della li-berazione, con una relazione sulla storia del campo cheper decenni rimasto uno dei pochi punti di riferimento cer-ti attorno a un Lager su cui troppo si taciuto. Da medicopartecip a diversi congressi internazionali sulle conse-guenze fisiche e psichiche della deportazione sui soprav-vissuti, e collabor a ricerche e interviste coi sopravvissuti.Restano nella collezione del Triangolo Rosso i suoi arti-coli e le sue recensioni ai libri sullargomento lungo l'ar-co di un ventennio.All'inizio degli anni Ottanta si impegn a lungo nella tra-scrizione dei diari di Calogero Sparacino, un ex deporta-to siciliano a Dora: un paziente lavoro di mesi, che sfocinella pubblicazione di un estratto di quegli interminabiliquaderni: Diario di prigionia, edito da La Pietra nel 1984,e da molti anni integralmente online sul nostro sito w w w. d e-p o rt a t i . i tDella assidua presenza di Ada Buffulini nella sede mila-nese dell'Aned di via Bagutta, anche come vicepresiden-te della sezione di Milano, restano per soprattutto le cen-tinaia di appunti, lettere, annotazioni, relazioni, verbali diriunioni che punteggiano si pu dire tutti i fascicoli personalidei deportati attivi in quegli anni, segno di una presenza co-stante e appassionata.Da quando sei nato scrisse Ada in un memoriale indi-rizzato a suo figlio Mauro, nato nel febbraio 1947 ho in -dirizzato tutta la mia vita in modo che tu non ti debba ver -g o g n a re di me, in modo chio ti possa lasciare come uni -ca eredit lesempio di una vita coere n t e. Ed proprio quel-lo che avvenuto.

    ADA BUFFULINI IT

    Norina Brambilla,(a sinistra) staff e t t adei GAP m i l a n e s i ,insieme aErmelinda Roccoallesterno delcampo in unai m m a g i n edellaprile 1945.Indossano ipantaloni della tutare g o l a m e n t a re .

    Franca Turra -Anita(1918-2003), moglie di un militare p r i g i o n i e ro degli inglesiin India, entr nellaR e s i s t e n z aquando vide transitarep e r Bolzano decine dit reni carichi di soldatiitaliani deportati daitedeschi. Dire s s el'assistenza ai prigionieridel Lager dopo l'arresto diFerdinando Visco Gilardi.

    " O l t re quel muro - La Resistenza nelcampo di Bolzano1944-45". Questo il titolo dellam o s t r ad o c u m e n t a r i arealizzata da DarioVenegoni eLeonardo Vi s c oGilardi per c o n t odella FondazioneMemoria dellaD e p o rtazione. Il lavoro ha beneficiato di un contributo della Commissione Europea. Il progetto grafico di Franco e Silvia Malaguti.

    In 26 pannelli vengono presentati per la primavolta decine e decine di documenti inediti chetestimoniano di un'incessante attivit clandestinache coinvolse centinaia di persone dentro e fuori ilL a g e r di via Resia, in aperta sfida alle SS. Le organizzazioni e gli enti che desiderasserop resentarla possono scaricare dal sitow w w. d e p o rtati.it l'apposito modulo da pre s e n t a realla Fondazione Memoria della Deport a z i o n e .Contiene tutte le informazioni necessarie perp re d i s p o r re l'allestimento della mostra.

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    Corone allex A l b e rg oRegina in ricordo delle deportazioni

    Ve n e rd 25 gennaio si svolta una manifestazione uni -taria nel ricordo della deportazione nei campi di ster -minio nazisti, promossa dalla Fondazione Memoriadella Deportazione con la partecipazione dellAned,del Comune di Milano, della Comunit ebraica mila -nese e del Comitato permanente antifascista.

    La manifestazione si svolta in due momenti distinti.Alle ore 10 si rinnovata la cerimonia di deposizionedi corone presso la lapide dellex-Albergo Regina (viaSilvio Pellico), sede del comando SS e quart i e re generaledella Gestapo negli anni 1943-1945.

    Col coordinamento di Marco Cavallarin, sono inter -venuti Daniela Benelli (assessore del Comune diMilano), Walker Meghnagi (presidente ComunitEbraica di Milano), Gianfranco Maris (pre s i d e n t eAned e Fondazione Memoria della Deport a z i o n e ) ,R o b e rto Cenati (presidente Anpi provinciale Milano),Gino Morrone (presidente regionale Fiap), GrazianoGorla (per la Segreteria della Camera del Lavoro). Per la prima volta da quando stata istituita la ceri -monia (2010) si notata la presenza tra il pubblico dip a recchi giovani studenti.

    Trecento studentia l l i n c o n t r ocon GianfrancoMaris, Goti Bauer,G i o v a n n aMassariello e con GiulianoP i s a p i a

    Gli incontridella Fondazione Memoria dellaD e p o rt a z i o n econ le nuove g e n e r a z i o n idelle scuole m i l a n e s i

    importante stimolare nei giovaniuna sempre maggiore consapevo-lezza storica della vicenda concen-trazionaria e delle sue cause, al finedi favorire la crescita di una memo-ria attiva e operante, premessa indi-spensabile per una cosciente matu-razione civile. A tal fine si cercato di avviare unaserie di nuovi contatti costruttivi eprogettuali con le scuole di Milano eprovincia, e di consolidare la rete deirapporti gi instaurati in preceden-za. Si deciso programmaticamente dinon guardare solo ai Licei milanesi,che gi per proprio conto hanno svi-luppato attivit volte a sensibilizza-re in tal senso i propri studenti, ma atutte le scuole di ogni ordine e grado,senza trascurare, anzi privilegiandoin molti casi, le scuole medie di pri-mo grado.

    di Massimo Castoldi

    Presso la Sala Convegnidi Palazzo Reale aMilano un incontro daltitolo Il valore dellat e s t i m o n i a n z a

    La decisione di dedicare nellanno scolastico 2012-2013 gran parte degli sforzi alleff e t t i v

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    Il convegno del 25 gennaio con la partecipazione dei duetestimoni Goti Bauer, deportata ad Auschwitz, GianfrancoMaris, deportato a Mauthausen stato introdotto daGiovanna Massariello, vice-presidente FondazioneMemoria della Deportazione, alla presenza del Sindacodi Milano Giuliano Pisapia.Anche in questo caso la grande novit dellevento, ri -spetto alle manifestazioni degli anni precedenti, stata lap a rtecipazione di quasi trecento studenti provenienti dascuole di orientamento diverso: dai licei scientifici mila -nesi Donatelli-Pascal e Vittorini, al liceo artistico diB rera, dalla Scuola ebraica, allIstituto civico PA C L EManzoni, e alle scuole medie Manzoni-Benzi di Bresso eCarmelita Manara di Milano. Il sindaco per primo si detto sorpreso per la presenza ditanti giovani in sala e ha voluto ringraziarli e richiamarli,cogliendo lobiettivo principale dellincontro, alla ne -cessit della consapevolezza storica, per poter afferma -re con coraggio le proprie idee e per non cadere nellin -d i f f e renza e nel silenzio, che sono stati al tempo dellaSeconda guerra mondiale per molti italiani un segno dicomplicit con chi ha privato altri milioni di uomini del -la propria dignit.Ma gli studenti non sono stati soltanto spettatori, si cer -cato di renderli partecipi, sia simbolicamente affidandol o ro la lettura di cento nomi di deportati nei lager na -zisti, scelti intenzionalmente tra quelli nati a Milano e

    p rovincia, senza alcun altro criterio distintivo, sia in mo -do reale, offrendo loro la possibilit di dialogare coi te -stimoni pre s e n t i .Alcuni momenti di riflessione sono stati accompagnatida intervalli musicali di Bartolomeo Marchesi Dandoloe Carlo Mainardi, allievi del Conservatorio Musicale diMilano, coordinati dal prof. Marco Bernard i n .Molte sono state le domande, volte sia a chiarire episodin a rrati da Maris e Bauer, sia a compre n d e re il comples -so rapporto tra lesperienza vissuta nel lager e il doveredella testimonianza, come lezione per una difesa assolu -ta della dignit delluomo, scevra da ogni pre g i u d i z i orazziale o culturale.

    I ragazzi delle scuole secondarieallincontro in Fondazione con Gianfranco MarisLevento, come era nelle nostre intenzioni, ha indotto e stimolato ac o s t ru i re nuove proposte didattiche. Si sono cos organizzati nuoviincontri nella sala convegni della Fondazione (via Dogana 3) tra chiscrive, lavv. Gianfranco Maris, deportato a Mauthausen, e gli stu -denti delle scuole secondarie di primo Grado di Gessate (IstitutoC o m p rensivo Alda Faip) e di Melzo (Scuola media statale PietroMascagni), rispettivamente nei giorni 7 e 12 marzo. Gli incontri,non episodici, sono stati il frutto di una collaborazione effettiva e pro -gettuale con le insegnanti Sara Spinella (Gessate), Paola Guidottie Raffaella Sala (Melzo) al fine di pre p a r a re gli studenti ad affro n -t a re consapevolmente le tematiche proposte, e vogliono essere co -stitutivi di un modello, che potr essere in futuro ripetuto, moltipli -cato e ovviamente perfezionato.Con la Scuola media statale Pietro Mascagni di Melzo si sonoc o s t ruite le basi per lavvio di un progetto pi ampio, che sar re a -lizzato a part i re dal prossimo anno scolastico, La stanza della me-moria: risorsa per c o s t r u i re una coscienza e una conoscenza sto-r i c a, e che coinvolger anche altri istituti scolastici, con il patro c i -nio e il contributo della Fondazione Cariplo.L i n c o n t ro del 25 gennaio stato anche prologo per la costru z i o n edi un laboratorio sperimentale sulla Costituzione italiana, la suagenesi e i suoi principi fondamentali, nato da una collaborazione sulcampo con la prof. Daniela Di Vaio del Liceo scientifico Donatelli-Pascal di Milano, che aveva partecipato con la sua III D allincon -t ro del giorno della memoria.

    ffettivo coinvolgimento delle nuove generazioni in una maggiore consapevolezza storica

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    C i n q u a n t a q u a t t ro anni di Favara(Agrigento), sposato, con quattro figli, dopol8 settembre 1943 dal suo posto di lavorodistribu a ebrei, partigiani e antifascisti, deci-

    ne di carte didentit in bianco. Tradito, fu consegnato il31 dicembre 1943 dal Podest di Va rese al ComandoTedesco che il 7 gennaio 1944 lo arre s t .

    Dopo brutali sevizie fu trasferito dal carc e redei Miogni a quello di Como, poi a quello diSan Vi t t o re e da qui, nellottobre del 44, alcampo di polizia di Bolzano Gries dove,

    dopo un breve soggiorno, fu deportato nel lager d e lR e i c h .

    Nel dicembre scorso, dopo la visita di Stato inIsraele del ministro della Giustizia PaolaSeverino, stato finalmente onorato da Ya dVashem con il massimo riconoscimento dovu-

    to a chi contribu a salvare la vita ai fratelli ebrei.

    Quando le speranze divedere riconosciutoa Calogero Marrone,54 anni, siciliano di Favarapresso Agrigento, il capod e l l U fficio Anagrafe eA ffari Civili del Comune diVarese, caduto a Dachau il15 febbraio 1945, il titolodi Giusto fra le Nazioni, ilmassimo tributo che Israele,attraverso Yad Vashem, con-cede a chi a rischio dellavita aiut gli ebrei negli an-ni delloccupazione nazifa-scista, si erano aff i e v o l i t e ,allimprovviso giunto lan-

    Le nostres t o r i e

    Il capo dellUfficio Anagrafe del Comune di Va rese mor a Dachau il 15 febbraio 19

    C a l o g e ro Marrone finalmente riconosciutodallo Yad Va s h e mGiusto fra le Nazioni

    nuncio. Una lettera inviataallAmbasciatore dItalia aTel Aviv Francesco MariaTal dal direttore dello Ya dVashem Irena Steinfeldt eper conoscenza a chi scrivee a Ibio Paolucci (autori nel2002 del libro Un eroe di -m e n t i c a t o, la storia di que-stuomo del Sud venuto alNord per lavorare) e a quat-tro altre personalit fra cuilex partigiano del Frontedella Giovent QuintoBonazzola e lAmbasciatoredi Israele in Italia Livia Link,ha reso noto che il 20 di-

    di Franco Giannantoni Una piazzetta troppo nascosta in memoria di Calogero Marrone

    Fra i compiti per la sua funzione e la passione per l earmi una rara foto di Marrone al poligono di tiro .

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    io 1945- Era nato a Favara una cittadina a due passi da Agrigento il 12 maggio 1889

    cembre 2012 la Commis-sione, presieduta da un giu-dice del Tribunale Supremodello Stato di Israele, ha de-ciso che Calogero Marronesia compreso nellalbo deiGiusti fra le Nazioni e deb-ba essere in eterno onoratocon la sua fotografia nelTempio dei Martiri accantoad altre centinaia di uominie donne che morirono per lacausa ebraica. In una cerimonia pubblica

    che lAmbasciata di Israelea Roma terr presso ilComune di Varese sarannoconsegnate a DanielaMarrone, nipote del Giu-sto, in rappresentanza ditutti gli altri familiari, lagrande medaglia e il diplo-ma. Marrone uscito dalComune 70 anni fa per vo-lont nazifascista rientracon il suo eletto spirito nel-lo stesso luogo con il mas-simo degli onori.

    La figura di Marrone per de-cenni era stata completa-mente ignorata sino a quan-do il 1 ottobre 1994 per ini-ziativa del comandante par-tigiano della 121 brigatadAssalto Garibaldi Wa l t e rMarcobi Claudio Mac-chi, dellAnpi, del sindacoleghista Raimondo Fassa edellavvocato Giorgio Cava-lieri a nome della ComunitEbraica varesina, era stataa ffissa una lapide (che ri -p roduciamo qui a lato) pro-prio allentrata dellUff i c i odi Palazzo Estense doveCalogero Marrone lavordal 1931, quando vincitoredi un concorso pubblico, sitrasfer dal proprio paese nelcuore del profondo Nord.Un viaggio inimmaginabi-le non solo fisicamente.Marrone era sposato e ave-va quattro figli, Filippa,Brigida, Salvatore e Dome-nico. Solo pochi anni fa

    lamministrazione di cen-tro-destra dellavvocatoAttilio Fontana ha deciso,sotto la spinta popolare, diintitolare a Calogero Mar-rone una piazzetta-giardi-no alle spalle del LiceoMusicale nellarea Cagna,senza alcun numero civico,con una targa da cui dif-ficile capire cosa feceMarrone definito Giustofra i Giusti (titolo non pre-visto nella terminologia del-la memorialistica ebraica),perch fu ucciso e chi lo per-seguit. Una motivazioneche sembra volesse drib-blare la vera storia e celareil tratto della vittima. Recita infatti testualmente:Capo Ufficio Anagrafe delComune di Varese offr aiu-to e sostegno a centinaia difratelli (?) perseguitati dal-la tirannide (quale?).Tradito, arrestato (da chi?),deportato (da chi?) mor in

    Circa 6 mila ebrei degli 8 mila presenti alNord riuscirono a riparare oltre c o n f i n e .

    N e l l o t t o b re 2012 la delegazione italiana ha visitato Ya dVashem e il Tempio dei Martiri. Paola Severino (nellafoto) ha commentato: Sono sconvolta e commossa. Poi ha presentato le sue carte. In tempi rapidi lannosae tormentata istruttoria si conclusa. Yad Vashem ha ri -conosciuto nella lettera di conferimento il prezioso aiu -to del Governo italiano. La Commissione, presieduta daun giudice del Tribunale Supremo dello Stato di Israele,ha deciso che Calogero Marrone sia compreso nellalbodei Giusti fra le Nazioni e debba essere in eterno ono -rato con la sua fotografia nel Tempio dei Mart i r i .

    La delegazione guidata dallex ministroSeverino ha ottenuto il riconoscimento

    Una lapide della Comunit ebraica, dellAnpi e delComune di Va rese ricorda davanti al suo posto di lavoro questa luminosa figura di antifascista.

    un campo di concentramentotedesco (campo di stermi-nio!) senza mai abbando-nare la propria dirittura mo-rale e la propria dignit. LaCitt di Varese memore edeferente lo onora.Il 12 e il 18 settembre 1943allarrivo dei primi tedeschia Varese senza che venisseopposta alcuna resistenza(prima giunsero le SS diManfred Gauglitz, poi i mi-litari della Guardia di Poliziadi Frontiera del V Grenz-wache di Innsbruck), Calo-gero Marrone inizi la suacoraggiosa attivit a favoredegli antifascisti e soprat-tutto degli ebrei che si am-massavano in zona, prove-nienti da ogni Comunit

    dellAlta Italia, per rag-giungere la Svizzera.Distribuiva carte didentitin bianco che una centrale dic o n t r a ffazione diretta dadon Franco Rimoldi e daNatale Motta, canonici del-la Basilica di Varese, prov-vedeva a compilare e falsi-ficare. Circa 6 mila ebreidegli 8 mila presenti al Nordriuscirono a riparare oltreil confine. Il Varesotto offriva, a dif-ferenza del Novarese, delComasco e della Va l t e l l i n a ,montagne relativamente fa-cili da superare e fiumi dimodesta portata da attra-versare. Lattivit diMarrone dur circa tre me-si. Poi qualcuno allinterno

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    d e l l U fficio, forse una don-na, lo trad. Lavvocato DomenicoCastelletti, il Podest fa-scista di Varese, il 31 di-cembre 1943 lo sospesecautelativamente dal lavo-ro in attesa che le indaginiinterne, circa le accuse mos-se dal Comando tedesco(consegna di carte diden-

    tit in bianco), fossero con-cluse. Marrone non fuggper non mettere a repenta-glio la sua famiglia dalla-bitazione di via DamianoChiesa (ora via Sempione)malgrado fosse stato infor-mato qualche ora prima dadon Luigi Locatelli, cano-nico di San Vittore, di unapossibile cattura.

    Il 7 gennaio 1944 il Com-missario di Dogana We r n e rKnop accompagnato da al-tri due ufficiali, buss allaporta di casa e lo arrest.Marrone, prima di partire,chiese il tempo per fare lavaligia, mise dentro un pi-giama, il rasoio, lo spazzo-lino da denti, un maglion-cino, abbracci la moglieGiuseppina e i tre figli(Salvatore era gi passatoin Svizzera qualche giornoprima), salut la signoraPedroletti, casualmente pre-sente, amica di famiglia, esi lasci portar via, iniziandoquella che in una lettera dalcarcere defin la sua Vi aCrucis nella speranza, ag-giunse, che non dovesse ungiorno salire il Golgota.

    In realt il viaggio carcera-rio fu lungo e complesso,da Varese a Como, a SanVittore, a Bolzano-Gries al-la tappa finale di Dachau.Di Marrone alla fine dellaguerra, prima delloblio to-tale, si conoscono solo dueatti ufficiali: il primo, la de-libera del 28 aprile 1945,con cui la Giunta comuna-le del sindaco comunista di

    Varese Enrico Bonfanti, nel-la presunzione di un suo ri-torno, revoc la sospensio-ne cautelativa dal grado edalle funzioni inflitta al ca-po ufficio, reintegrandolonel posto di lavoro e com-pensandolo degli stipendiperduti; il secondo, la let-tera, sempre di Bonfanti del15 giugno 1945 alla signo-ra Giuseppina Marrone conla notizia della morte delmarito che ha spezzato dicolpo la fidente attesa delfedele prezioso collabora-tore di lavoro.Posta la lapide circaventanni fa, chi scrive, conil collega Ibio Paolucci, pen-s di riportare alla luce co-me si trattasse di unopera-zione archeologica la sto-ria di questuomo, radici si-ciliane proprio mentreesplodeva in Lombardia lavolgare canea leghista con-tro terroni e extracomu-nitari. Lo scopo era di far emer-gere il tratto generoso di unrappresentante meridiona-le che aveva sfidato il na-zifascismo a viso aperto perdare una mano ai soff e r e n-ti, tutti del Nord.

    Le nostres t o r i e

    C a l o g e roM a r rone finalmente r i c o n o s c i u t oGiusto fra le Nazioni

    Usc nel 2002 il libro gi ci-tato Un eroe dimenticatostampato da Arterigere, unapiccola, rigorosa casa edi-trice locale, il libro and be-ne (tre edizioni) ma in quel-la che definisco da semprela citt di gomma che in-cassa tutto, buono e cattivoche sia, senza un batter diciglia, non favor come au-spicavamo un dibattito sul-le responsabilit italiane del-la Shoah. Silenzio da sinistraa destra. Tema spinoso, mal-grado il tempo trascorso.Segu allora lidea di batte-re la strada impervia ma do-

    vuta di un riconoscimentoche definisse nel tempo enella Storia il ruolo diMarrone. La sola era cheYad Vashem, il MuseodellOlocausto di Gerusa-lemme, lo riconoscesseGiusto fra le Nazioni, ilmassimo titolo di Israele. Iltempo trascorso non favo-riva certo limpresa soprat-tutto perch la Commissionedel tempo (era il 2003) ave-va fatto sapere attraversolAmbasciata di Israele aRoma, dopo aver letto e giu-dicato positivamente il li-bro, che occorreva disporre

    La lettera del 1945 alla signora Marronecon la notizia della morte del marito

    ...occorreva disporre di alcuni testimoni.Come fare? Dove potevano essere?

    La famigia Marrone. Calogero erasposato e aveva quattro figli, Filippa,Brigida, Salvatore e Domenico. La decisione, dopo la visita di Stato inIsraele del ministro della Giustizia PaolaSeverino, sancisce che Marro n edebba essere in eterno onorato con lasua fotografia nel Tempio dei Mart i r i(immagine a destra) accanto ad altrecentinaia di uomini e donne chem o r i rono per la causa ebraica.

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    di alcuni testimoni. Comefare? Dove potevano esse-re, se fossero stati vivi, i be-neficati da Marrone? Sierano salvati? Dove abita-vano? E come trovarli dalmomento che quando era-no andati in Comune si era-no presentati con generalitfalse e presumibilmenteariane? La chiave per penetrare den-tro il grande mistero ci fuo fferta da un varesino, unebreo misto (figlio di ebreoe di ariana), lingegnerRenzo Russi, un amico, ul-traottantenne, scomparso daun anno. Figlio dellinge-gner Ugo Russi, ebreo trie-stino, vice direttore dellaSociet Varesina ImpreseElettriche, madre ariana ecattolica Carolina Stolfa, al-tri dieci fratelli, il 17 set-tembre 1943, appena di-ciottenne, ripar in Svizzera

    passando da Saltrio. Gli al-tri fratelli divisi in due grup-pi, uno guidato dalla madrecon i figli pi piccoli, lal-tro dal padre con i pi gran-di, rispettivamente da MonteOlimpino sopra Como e daCampocologno sopra Ti r a n odi Valtellina, si misero insalvo. Tutti con le carte diMarrone che ne coprivanolidentit ebraica.Lingegner Renzo Russi re-dasse la sua testimonianzagiurata presso il notaio Vo l p edi Varese, cos la sorellaRosanna, professoressa dilettere. Si aggiunse quelladi una cugina dellavvoca-to Giorgio Cavalieri, LauraPizzo Centonze, che mal-grado avesse ottenuto i do-cumenti da Marrone procu-rati dal padre, prefer con ilfratello restare in Italia vi-vendo tutti i 600 giorni diSal a Mondonico, un pae-sino in alta Valganna senzacorrere rischi.Gli ebrei testimoni diMarrone da presentare aGerusalemme erano dun-que tre. Gli altri sconosciu-ti, probabilmente lontani, inaltre citt, deceduti.Allelenco dei tre facemmoaggiungere le testimonian-ze di due ariani che col-laborarono da vicino conMarrone, che di lui sapeva-no, che da lui avevano ri-cevuto non solo carte ma inun caso anche unarma:Quinto Bonazzola, alloraventenne studente univer-sitario, figlio del dentistaCarlo, con studio in piazza

    Monte Grappa, gappista aVarese e poi successore diEugenio Curiel nel Frontedella Giovent a Milano(ricevette anche un mitra daMarrone in un bel pacco re-galo tipo-Natale in viaMercadante) e Elda Ve l i aBrusa Pasqu, coraggiosastudentessa, figlia di A l f r e d oBrusa Pasqu, una delle fi-gure pi limpide dellanti-fascismo varesino di fedesocialista.Cinque testimo-nianze che, giunte a Ya dVashem, furono lette, valu-

    tate, apprezzate. Ma una te-lefonata del presidente del-la Commissione, mi rag-gel: occorrevano altri be-neficati! Il carteggio eragiudicato misero. Ma dovetrovarli altri amici ancheperch il tempo trascorsonon lasciava molte speran-ze. P ro f e s s o re trovarne al -tri unimpresa, risposi, co -munque cerc h e r . Segu ilsilenzio poco rassicurante.Domenico Marrone, lulti-mogenito di Calogero, chemi aveva aiutato nella ri-cerca documentaria per illibro, garbatamente e rego-larmente, mi telefonavaspesso per sapere della pra-tica. Limbarazzo e la soff e r e n z aerano tante: C a ro Dome -nico, nessuna nuova. Yad Vashem dopo una riccainfornata di riconoscimen-ti a cavallo degli anni 70-80, aveva stretto i freni.Coloro che, come nel casodi Marrone, per ragioni nonsempre comprensibili, nonavevano mosso le acque inperiodi precedenti, eranoora fuori gioco.

    Questestate la svolta inat-tesa e decisiva. In prepara-zione del viaggio di Statoprevisto per lautunno ilMinistro della Giustizia av-vocato professor PaolaSeverino, il Sottosegretarioprofessor Salvatore Maz-zamuto (uno dei maggioricivilisti italiani) e il segre-tario, dottor FrancescoPatrone, magistrato, hannocompiuto una verifica deicasi ancora in sospesopresso Yad Vashem proce-dendo ad unulteriore istrut-toria a sostegno della giu-stezza delle richieste (conMarrone, le pratiche di donPietro Pappagallo, trucida-to alle Ardeatine, del mare-sciallo dei Carabinieri diPistoia Felice Faraglia, delnonno materno dellonore-vole Veltroni, Cyril Kotnik). Il caso Marrone fu ridefi-

    nito, arricchito, integrato.Soprattutto ebbe un peso ri-levante losservazione (so-stenuta da chi scrive) cheanni fa, nel 2001, un altrovaresino, la dottoressa A n n aSala, moglie dellavvocatoMario Gallini, vice prefet-to della Liberazione, insi-gnita dello stesso titolo peraver salvato lintera fami-glia del Rabbino capo diPadova Paolo Nissim, na-scosta a Cunardo e salvata-si, dichiar che i documen-ti che servirono alla sua im-presa li aveva avuti proprioda Marrone! (elemento fat-to presente nella motiva-zione ufficiale). In tempi ra-pidi lannosa e tormentataistruttoria si conclusa.Yad Vashem ha riconosciutonella lettera di conferimentoil prezioso aiuto del Go-verno italiano.

    Cos il caso fu ridefinito, arricchito, integrato con molte testimonianze

    Un eroe dimenticato

    La copertina del libro di Paolucci e Giannantoniedizioni A rt e r i g e re

  • Autunno 1943: la caccia antisemita dei delatori e dei tedeschi per c a t t u r a re tutti c

    22

    Ha 92 anni, la mentelucida, il caratterefermo, la memoriadi ferro, madre ReginaZocchi, gallaratese diCardano al Campo, ospi-te, da quando andata inpensione, della Casa SanGiuseppe di Viggi- suc-cursale della casa madredi Varese- un piccolo cen-tro a due passi dal confi-ne svizzero, luogo rino-mato sino agli anni 60 perun turismo residenziale diprimordine e capoluogodel grande contrabbandodi sigarette.Sono passati quasi set-tantanni ma questa reli-giosa, allora novizia alleprime armi, una donna mi-nuta, dal carattere dac-ciaio, attraversata da unacordialit che contagia, ri-

    percorre come in un im-maginario film i durissi-mi anni della guerra, lacaccia agli ebrei, il rischiodella vita per poterli sal-vare, le fatiche per so-pravvivere, la solidarietdi tanta brava gente.

    Li ho davanti a me,unimmagine incancella -bile, armati fino ai denti,tedeschi e fascisti- esor-disce- entravano nel no -s t ro Istituto, non avevanore m o re, urlavano per far -ci paura, contro l l a v a n odove fossero i prigionierie b rei che avevano port a -to i loro camerati e ci mi -nacciavano. Guai a voi sescappasse qualcuno, ri -petevano battendo i pugnisul tavolo, chi sbaglier,p a g h e r .

    Le nostres t o r i e

    L e roica opera delle suore di Casa San Giuseppe nel salvataggio degli ebre ial confine italo-svizzero

    M a d re Regina Zocchi, oggi 92enne, alloragiovane novizia, rievoca quella drammaticastagione in cui a rischio della propria vita lereligiose della Congregazione di monsignor

    Carlo Sonzini e di madre Lina Manni strapparono ainazifascisti intere famiglie loro affidate in prigioniap e r il sovraffollamento del carc e re giudiziario deiM i o g n i .

    La storia emblematica della famiglia Balconee del piccolo Gabriele di 3 anni, portato conuno stratagemma in Ospedale per una fintaappendicite, operato e nascosto fra la

    Brianza e il Comasco sino alla Liberazione.

    La parola dordine del Fondatore: b i s o g n aaiutare tutti. Purt roppo qualcuno cadde nellemani degli aguzzini.

    di Franco Giannantoni

    M a d re Regina Zocchi, 92 anni, allora novizia di 22 anni, collaboratrice di madre Lina Manni. Assieme alle altre s o relle si prodig per m e t t e re in salvo intere famiglie di ebrei. Non sempre purt roppo le operazioni disalvataggio ebbero esito positivo. La foto stata scattata nel corso dellintervista nella sede periferica della CasaSan Giuseppe Lavoratore di Viggi presso Va rese. A destra: il dottor Angelo Monti fra i pi noti pro t a g o n i s t idella vita sociale e culturale di Va rese. Presente allincontro con madre Zocchi, da lui organizzato.

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    tti coloro che cercavano di espatriare in Svizzera per s f u g g i re dalle leggi razziali

    Casa Famiglia delleCongregazione delleAncelle di San Giuseppe,una palazzina in via Griff inel cuore di Varese, retta damonsignor Carlo Sonzini,un audace sacerdote che inazifascisti nel 1944 ave-vano sollevato dallincaricodi direttore de Il Luce!,periodico della Curia diMilano, per sospetto anti-fascismo, era diventata laprigione degli ebrei. Zeppo come un uovo il car-cere giudiziario dei Miogni,dove centinaia di antifasci-sti erano detenuti in attesadel loro destino, il ComandoTedesco della Piazza di

    Varese aveva deciso di cu-stodire gli ebrei catturatilungo la fascia di confinefra Pino Tr o n z a n o - Z e n n a ,Luino, Porto Ceresio e sul-le montagne circostanti, nel-listituto religioso, primatappa di una Via Crucische avrebbe dovuto con-cludersi ad Auschwitz nelcampo della morte.Il fenomeno degli ebrei infuga fra il 1943 e il 1944aveva assunto vaste pro-p o r z i o n i .La comunit ebrai-ca del Nord Italia, infatti,subito dopo l8 settembredel 43, con loccupazio-ne delle truppe del Reich,le prime stragi di Meina e

    di Merano, era diventata ilbersaglio della Polizia diFrontiera, un nucleo mili-tare specializzato che, giun-to da Innsbruck a Varese il18 settembre, si era postoal controllo della linea diconfine, con lo scopo diimpedire il passaggio inCanton Ticino della fiu-mana dei fuggiaschi ebreie la formazione di bandepartigiane. Erano migliaia

    gli ebrei impegnati neldrammatico viaggio del-la speranza, fra i 6 e gli 8mila, di cui l80% concen-trati nella provincia diVarese, scelta per la sua oro-grafia particolare fatta dimontagne meno aspre davalicare rispetto alNovarese, il Comasco e laValtellina e dalla Tresa, untorrente quasi sempre insecca.

    Prima tappa di una Via Crucis che doveva concludersi ad A u s c h w i t z . . .

    I timbri abilmente contraffatti dei Comandi tedeschi efascisti della Piazza di Va rese, utilizzatidallorganizzazione antifascista clandestina di don Franco Rimoldi, don Natale Motta, don A n d re aGhetti, Serafino Bianchi, tipografo e del capod e l l U fficio Anagrafe del Comune di Va rese CalogeroM a r rone per i fuggiaschi ebrei o antifascisti inSvizzera. Interessanti, fra gli altri, lannullo arianacon riferimento alla razza (a destra verso lalto) e le firme falsificate del generale Hans Leyers del Ruk, del Dipartimento di contro l l oindustriale e del comandante SSdi Milano T h e o d o r S a e v e c k e . LA

    FABBRICA DEI FALSI

    La sede di Casa SanGiuseppe Lavoratore invia Griffi nel centro diVa rese nella quale furo n oaccolti gli ebrei in fuga

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    Le nostres t o r i e

    L e roica operadelle suore di Casa SanGiuseppe nel salvataggiodegli ebre ial confine italo-s v i z z e ro

    Per capire a fondo quale era la condizione in cui noisvolgevamo la nostra missione, quella di re l i g i o s eal servizio dei bisognosi, occorre tener presente la va -riabile imprevista ed imprevedibile della pre s e n z apoliziesca germanica. Noi non navigavamo nelloro. Monsignor Sonzini,il fondatore della Congregazione, amato e stimato dal -la nostra gente, si faceva in quattro per raccoglierequel poco che servisse a far tirare avanti lIstituto.Era impegnativo ma, in un modo o nellaltro, ce lafacevamo. Le ragazze che venivano da noi per tro v a re una si -stemazione lavorativa erano fuscelli al vento, pove -re in canna, disposte a tutto pur di raggranellare po -che lire . Malgrado i forti disagi Casa Famigliare g -geva ai propri compiti. Suor Lina Manni, poi diven -tata la Madre superiore per moltissimi anni, era lanostra sorella maggiore. Una religiosa decisa, for -te, dolce, autorevole. Dicevo dei tedeschi e delle lo -ro persecuzioni. Gli esempi potre b b e ro essere deci -ne, ogni giorno ci trovavamo a risolvere un pro b l e -ma e non solo per gli ebrei affidati in regime di de -tenzione ma anche di quelli che venivano da noi spon -taneamente per avere un temporaneo rifugio, per ungiorno o addirittura qualche ora. Una storia fra tutte (la famiglia Balcone) d e f i n i s c emeglio il contesto della violenza nazifascista e di co -me noi riuscimmo concretamente a dare una mano achi ce la chiedeva .

    La tragedia della famiglia Balcone:aveva trattato il passaggio in Svizzera...

    Ragazze povere in canna, disposte a tutto pur di raggranellare poche lire.

    zione di controllo tedescoper la registrazione anagra-fica, poi il trasferimento aVarese e siccome il carcerenon poteva accoglierli tan-to era affollato, Casa SanGiuseppe, lIstituto depu-tato per vocazione a dare untetto alle ragazze che dalBresciano, dalla Berg a m a s c ae dal Mantovano, ma so-prattutto dal Veneto, giun-gevano a Varese per trova-re un posto di lavoro comedomestiche, era elevata astruttura di supporto.Racconta madre ReginaZocchi, di famiglia operaia,il padre Giovanni, comuni-sta, operaio alla Bellora,storica fabbrica di tessuti,la madre Rosa, socialista,due sorelle, rapita dalla vo-cazione appena ventenne.Era il 1942. Una chiamata fulminea a cuila giovane Regina aveva ri-sposto con entusiasmo.

    Prima destinazione Va r e s e .

    Non sempre il tentativo dipassare il confine, o diret-tamente dai punti doganalio attraverso la boscaglia do-ve occorreva evitare di farsuonare i campanelli dal-larme, aveva successo.Dotati di una documenta-zione falsa che attestava, nelcaso di un fermo, la loro arianit nel tratto daVarese alla frontiera, connelle tasche nello stesso tem-po anche i certificati che ri-marcavano la matrice ebrai-ca (questo valeva una voltagiunti al cospetto dei gen-darmi svizzeri), gli ebrei simuovevano in gruppi fami-liari o singolarmente, sfi-dando una realt che non of-friva loro troppi margini disperanza. Troppo spesso la speranzasi trasformava in vere e pro-prie tragedie. Se cadevano nelle mani deiloro aguzzini, il destino pergli ebrei era segnato. Una sosta alla pi vicina sta-

    Nella saletta dove madreRegina Zocchi ci accoglie(con me, il dottor A n g e l oMonti, storica figura delvolontariato cattolico va-resino, sindaco di Va r e s eper pochi giorni, prima cheTangentopoli spazzasse viaun suo Assessore di cuiignorava i trascorsi), quat-tro sedie, un tavolino, unarmadio a muro, la luce cheillumina la sua figura dol-

    ce e minuta mentre prendela parola per non smetteremai. Quella pagina della sualunga, operosa esistenza,tuttora la angustia ma nel-lo stesso tempo la inor-goglisce. E la tragedia di uninterafamiglia, i Balcone.Milanesi, il padre A n g e l o ,40 anni, ariano, la moglieIrene Epstein, 31 anni,

    Era impegnativo tirareavanti con lIstituto

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    ...come per altri ebrei catturati nel boscoo traditi dai loro accompagnatori

    ebrea austriaca, il figlioGabriele di 3 anni, ebreo-misto, una parente LuisaSc h l e s i n g e r, di 40 anni,ebrea austriaca, affetta dauna leggera zoppia, fruttodi una malattia infantile. AMilano il gruppo come so-litamente accadeva avevatrattato il passaggio inSvizzera con un delegatodei salvatori, degli spal-loni-contrabbandieri delLuinese. Laccordo presupponeva ilpagamento della quota pro-capite (10 mila lire in que-sto caso), la consegna deibiglietti ferroviari (linee del-la Nord fino a Varese) equelli dei tram (fino aLuino). L8 dicembre 1943 iBalcone (a eccezione del ca-pofamiglia, ariano, rimastoa Milano per non dare trop-po nellocchio) avevano fat-to tappa a Oronco, un borg o

    alle pendici del Sacro Montesopra Varese. Due giorni do-po con lo stretto necessariodentro un paio di valige e al-cuni beni, orologi, ori, de-naro in un'altra (sarebberoserviti a garantire il sog-giorno in Svizzera) aveva-no preso il tram per Luino,un viaggio di poco pi diunora. Allarrivo li atten-deva subito una brutta sor-presa: lo spallone incarica-to del passaggio in Svizzeraaveva preteso altre 10 milalire oltre alla somma gi ver-sata di 30 mila lire. La si-gnora Epstein si era rifiuta-ta di versarle chiamando insoccorso per telefono il ma-rito che da Milano era giun-to a Luino nella tarda sera-ta. Il tentativo dellagogna-to passaggio doveva rite-nersi a quel punto fallito.Occorreva trovare un luogodove pernottare prima di fartappa a Varese.

    Limpresa non si presen-tava facile. Dopo aff a n n o-se ricerche era stato scel-to un alberghetto alle por-te di Luino, l Impero diGermignaga, defilato dalcentro della cittadina. Ilproprietario tale ElioCappelli, un toscano di 43anni, di Vinci, si era pre-murato, per tranquillizza-re la famigliola che avevarivelato incautamente lasua natura ebraica, di re-gistrare il gruppetto comeariano. Allalba quandoi Balcone erano scesi instrada per prendere il tram

    avevano trovato nei pres-si della Trattoria del Pontead attenderli la polizia. Arrestat i, trasferiti aVarese, poi come per altrigruppi di ebrei catturatinelle boscaglie sul confineo traditi dai loro accom-pagnatori, dirottati a CasaFamiglia. Racconta ma-dre Regina Zocchi, con vo-ce alta e un gesticolare chefotografa bene il dramma:R i c o rdo la scena come sefosse adesso. Mentre il pa -d re ariano era stato trat -tenuto ai Miogni, la mo -glie, il figlioletto e lami -

    M a d re Lina Manni (in giovent e in vecchiaia), lareligiosa della Congregazione di San GiuseppeL a v o r a t o re che coordin lattivit di salvataggio deglie b rei giunti a Va rese per r a g g i u n g e re la vicinaSvizzera. Madre Manni con estremo coraggio favori n o l t re la fuga degli ebrei che i nazifascisti avevanotrasferito nellIstituto nella condizione di prigionieria seguito della loro cattura, stante il sovraff o l l a m e n t odel carc e re locale.

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    Le nostres t o r i e

    L e roica opera delle suore di Casa San Giuseppe nel salvataggio degli ebre ial confine i t a l o - s v i z z e ro

    E c nellarmadio un brogliaccio con tutte le storie

    Iracconti sono tanti, tutti contrassegnati di tentativialcuni non andati a buon fine. Madre Regina estraeda un armadio un brogliaccio dove sono elencatele vicende di una comunit ebraica che nellautunno del43 fece della citt-giardino la meta per poi program-mare il passo definitivo verso la Svizzera. Una sceltalegata alla relativa facilit di passare le montagne nelVaresotto non molto alte.

    Nel suo titolo, c lintera trama tessuta dalle religio-se in favore dei fuggiaschi: Storia. Ebraica dellaCasa San Giuseppe con il volto disegnato di monsi-gnor Sonzini in primo piano seguito dalla scritta U nmondo differente non pu essere costruito da gentei n d i ff e r e n t e. Una cinquantina di pagine tratte anchedal libro di Antonia Massarotto Un apostolo moder -n o e dalla raccolta del L u c e del 1945. Era una sin-tesi della pubblicazione che dal 18 maggio 1945 Sonziniaveva proposto ai lettori del L u c e, assolutamentesconosciuta. Nessuno sapeva niente. Accanto ai nomidi quei sacerdoti che si batterono per la libert dei fra-telli ebrei ma anche degli antifascisti (con monsignorSonzini, don Ernesto Pisoni alias C r i s t o f o ro, don FrancoRimoldi, don Andrea Ghezzi, don Natale Motta, quel-li delle suore, da madre Lina Manni, alle Sorelle A d e l eBianchi, Agostina Ferraro, Felicita Laverda, ErminiaMaccagnan, Linda Gambarini (nda: oltre a ReginaZ o c c h i) e dei collaboratori, Ferdinando To r r e g g i a n i ,Mario Ossola, Francesco Moneta, ingegner Uccellini(tutti della squadra universitaria), il professor A m b r o g i oTenconi, Luigi Cavezzali, Amilcare Pisoni, GiannaBarigozzi Ganna.

    Infine unaltra scritta: Ebrei ospitati nella Casa SanG i u s e p p e con indicazioni spesso sommarie per non la-sciare tracce: tre signore con tre nipoti (deportati);Elisa con due nipoti (deportata Elisa, salvi i nipoti);Gabriele (nda: Balcone) con mamma e signora amica(salvi Gabriele e mamma, amica deportata); Anna e

    Storia Ebraica dellaCasa San Giuseppe

    E b rei ospitati nellaCasa San Giuseppe

    ca di famiglia erano statip o rtati da noi. Il coman -dante tedesco con il mitraspianato ci aveva ammoni -to come in altri casi. Se fugge qualcuno inGermania finirete voi.Detto dai tedeschi in unalingua che non capivamo,q u e l l o rdine ci aveva fat -to tre m a re. La famigliola era stata in -filata in una stanza con ilsuggerimento di non fia -t a re. Il cibo, quel poco checera, glielo p o rt a v a m onoi. Come re s t a re insensibilial dramma della madre peril piccolo Gabriele? Fu allora che monsignorSonzini e suor Lina Mannie n t r a rono in azione. Erail 21 dicembre 1943.F i n s e ro che Gabriele do -vesse essere operato dur -genza per unappendicitea c u t a .A rriv una macchina cona bordo alcuni studentidella Fuci, lorg a n i z z a -

    zione universitaria catto -lica di fede antifascista,formata da Mario Ossola,f u t u ro sindaco dc diVa rese, Francesco Moneta,Napoleone Rovera, LuigiCavezzali , lingegnerUccellini, A m i l c a re Pisoni,Gianna Barigozzi Ganna,che pre s e ro il bambino loc a r i c a rono in macchina di -rigendosi verso lOspeda -le di Circolo dove il pro -f e s s o r Tenconi, primarioc h i ru rgo, avvisato, era gip ronto per interv e n i re. Una commedia che anda buon fine. Dopo circa unoraGabriele avvolto in unac o p e rta procurata da suorGiulia, la religiosa del re -p a rto, fu rapito dai suois o c c o rritori, preso in con -segna da quel coraggiosop rete che era don NataleMotta e trasferito in Brian -za, dalla sorella di donMotta, Rosetta e dallin -gegner Uccellini, final -mente in salvo .

    sti. La seconda, per il ma-lanno alla gamba, fu gas-sata al suo arrivo aBirkenau .Ricorda madre ReginaZocchi: Quella famiglianon manc mai nel dopo -g u e rra di riconoscere i no -stri sacrifici. Madre Mannirest in contatto con iBalcone che avevano sta -bilito nel frattempo fralItalia e s stessi il mas -simo della distanza. L apaura era grande. A n d a -rono infatti a vivere inA u s t r a l i a .

    Se Gabriele visse tranquillofino alla Liberazione al ri-paro nella casa delle so-relle di don Motta incon-trando ad ogni fine setti-mana il padre Angelo chenel frattempo era stato scar-cerato, verificata la suacondizione di ariano, noncos and a Irene Epsteine Luisa Schlesinger. La prima internata adAuschwitz e poi in altricampi di sterminio, so-pravvisse conoscendo il te-desco, e lavorando comesarta per gli ufficiali nazi-

    I Balconi avevano messo tra se stessi e lItalia il massimo della distanza...

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    fratello (salvi); Anita Swartz e nipoti (salvi); Marg h e r i t a(salva); due signore polacche (deportate); Olga (salva);famiglia Tedeschi-Ancellasco, cinque persone (salvi);ospiti clandestini (diverse decine, salvi).

    La Storia ebraica di Casa San Giuseppe era pre-ceduta da un breve commento del fondatore dellaCongregazione. Un commento che appare inequivoco:Noi abbiamo avuto sempre in orro re i tedeschi per lal o ro feroce tracotanza ma soprattutto per quella dia -bolica crudelt che li ha portati a gesta atroci inimma -ginabili specialmente contro la povera razza ebraica. Perquesto siamo vissuti sempre in turbamento e angoscio -sa attesa che se ne andassero una buona volta, poichla loro presenza era come quella di sinistri figuri checi opprimono anche solo colla loro vista. Noi avevamoper una part i c o l a re ragione di temere e quindi di bra -m a re il loro allontanamento perch la Casa San Giuseppefu sempre rifugio dei poveri ebrei e fu pi volte anche lar -ca di salvezza per quegli stessi che il Comando tedescoci mandava da alloggiare e..custodire .

    A c c o g l i e re tutti, era la parola dordine di monsignorS o n z i n i .

    Il brogliaccio riporta storie terribili. La prima riguardatre donne con tre-quattro bambini che depositati aCasa San Giuseppe da militi della Guardia NazionaleRepubblicana (Gnr) erano state riprese poche ore dopoe deportate. I nomi sono rimasti sconosciuti tanto lo-perazione fu condotta con rapidit. Solo una nota: unodei bimbi vedendo sopra il petto di madre Manni unacroce chiese alla nonna cosa fosse. La nonna rispose:E la loro re l i g i o n e. Le donne i bimbi, ebrei, scom-parvero per sempre prelevate da una giovane donna inpantaloni dallaria pre p o t e n t e che a un tentativo dimadre Manni di trattenere almeno i piccoli, reag conuna minaccia durissima: non facciamo scherzi, sore l -l e ! .

    Anna, 14 anni. Il fratello, 11. E il secondo brandello diunaltra stor