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enere donne e uomini per la società che cambia. idee, numeri, politiche in g Anno uno www.ingenere.it

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  • eneredonne e uomini per la societ che cambia. idee, numeri, politiche

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  • eneredonne e uomini per la societ che cambia. idee, numeri,politiche

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    Anno uno

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  • wwwwww..iinnggeenneerree..iitt

    redazioneFrancesca Bettio Marcella CorsiAnnalisa RosselliAnnamaria SimonazziPaola Villa

    Roberta CarliniBarbara Leda KennyGiulia Tercovich

    vignettePat Carra

    lay-outPia t Lam

    webmasterMedia Engineering srl

    editoreFondazione Giacomo Brodolini00161 Roma - Via di Villa Massimo 21, int. 3tel. 0644249625 fax [email protected]

    ISBN 978-88-95380-90-4

  • Indice

    Introduzione 7

    11 DDOOSSSSIIEERR 99

    11..11 IIll PPiiaannoo CCaarrffaaggnnaa--SSaaccccoonnii 1100Il lavoro delle donne non un affare di donne, Redazione 10Di madre in nonna. Il governo ha un Piano, Daniela Del Boca 14I veri fannulloni si vedono dentro casa, Gianna Claudia Giannelli 17Chiacchiere 2020. Dal governo un documento senza progetto, Donata Gottardi 22Lavoro e tempi di vita, larticolo scomparso, Egidio Riva 25I piedi dargilla della famiglia tuttofare, Maria Letizia Tanturri 28

    11..22 PPrroossttiittuuttee ee cclliieennttii 3322Punire il cliente. La strada svedese, Chiara Valentini 32Il tappeto svedese sulla prostituzione, Daniela Danna 35Com cambiato il mercato delle donne, Maria Rosa Cutrufelli 38La prostituzione come lavoro, Giulia Garofalo 73Vittime di tratta, il diritto e la strada, Stefano Becucci 77

    11..33 DDoonnnnee ee ccrriissii iinn eeuurrooppaa 4488Le donne nella grande crisi. Sfide e opportunit, Francesca Bettio, Mark Smith, Paola Villa 48Donne greche a rischio bancarotta?, Antigone Lyberaki, Platon Tinios 52Lisbon Story, la crisi per le portoghesi, Virginia Ferreira 56Le mani nelle tasche delle cittadine, Redazione 60Lausterity di Osborne manda le donne in rosso, Claire Annesley 64Tempi di crisi, tempi di donne, Mertxe Larraaga, Yolanda Jubeto 68Islanda: boom maschile, crisi maschile, Sigurur Jhannesson 72

    11..44 IIll qquuoozziieennttee ffaammiilliiaarree 7766Attente alla trappola del quoziente familiare, Carlo DIppoliti 76Il quoziente familiare serve a pochi, Ruggero Paladini 80Donne e fisco: perch il quoziente perdente, Redazione 84Tasse e figli, le novit del fattore famiglia, Ruggero Paladini 88

    INDICE 3

  • 22 AARRTTIICCOOLLII 9911

    22..11 EEccoonnoommiiaa,, llaavvoorroo ee ooccccuuppaazziioonnee 9922Pi uguali in recessione? I nuovi dati Istat, Redazione 92Buon lavoro a tutte. Un augurio indispensabile, Redazione 95Salvare il posto, unimpresa da donne, Chiara Valentini 99Larte di organizzarsi per un lavoro nuovo, Paola Piva 102Donne e crisi, il lavoro sprecato, Alessandra Righi 105Maschi e inattivi: gli scoraggiati dalla crisi, Simona Costagli 108Incidenti sul lavoro, le donne sono in salvo?, Carlo DIppoliti 111Lavori verdi, ce n per le donne?, Mark Smith 115

    22..22 PPoolliittiicchhee ee iissttiittuuzziioonnii 111199Lo spoils system delle pari opportunit, Fausta Guarriello 119Le quote allitaliana e il modello norvegese, Maria Laura Di Tommaso 123Sesso e potere, le quote necessarie, Alisa Del Re 127Eva togata fuori dal paradiso, Francesca Tacchi 130Un Trattato insipido per le donne europee, Alessandra Cataldi 134La nuova Europa 2020 sa di vecchio, Mark Smith, Paola Villa 138Donne al top, le quote e le veline, Redazione 141Una coppia aperta per ogni collegio, Rosanna Oliva 143

    22..33 FFaammiigglliiee,, wweellffaarree ee ccuurraa 114466Let della pensione, false e vere diseguaglianze, Michele Raitano 146Libere di scegliere quando andare in pensione, Alessandra Casarico, Paola Profeta 151Ci sposiamo per il bene dei bambini, Laura Arosio, Elisabetta Ruspini 154Lavoro e famiglia, proposte in corso, Stefania Scarponi 158Al lavoro dopo il parto: la mamma-ministro e le altre, Roberta Carlini 162Donne in pensione pi tardi: perch s, Nicola Salerno 165Per un assegno di maternit uguale per tutte, Marina Piazza, Anna Maria Ponzellini 169Figli in casa, peggio dei padri, Maria Clelia Romano 172Prova di paternit. A casa con i bimbi, Alessia Mosca, Elisabetta Ruspini 176Conciliare stanca. Cambiamo strategia, Marina Piazza 180Se il lavoro dei nonni entrasse nel Pil, Beppe De Sario, Alessia Sabbatini 183

    22..44 MMiiggrraazziioonnii,, ppoovveerrtt ee ddiissuugguuaagglliiaannzzaa 118888Marcela e Matteo, il welfare delle due Romanie, Flavia Piperno 188Lavori di casa. Le occupazioni a Roma, Fiorenza Deriu 193Quando le donne mandano i soldi in patria, Jayati Ghosh 197Come il lavoro delle straniere cambia quello delle italiane, Guglielmo Barone, Sauro Mocetti 200Colf e badanti, il diamante della cura, Flavia Piperno 204La doppia violenza sulle donne Rom, Chiara Crepaldi 208Lavoro domestico, la cura globalizzata, Jayati Ghosh 211Le donne-ponte tra sindacato e comunit, Sabrina Marchetti 213

    4 INDICE

  • 22..55 RRuuoollii,, sstteerreeoottiippii ee ddiissccrriimmiinnaazziioonnii 221166Donne e scienza, non basta un Nobel, Marina Cacace, Marcella Corsi, Giovanna Declich 216Non solo soldi. Parit lontana in mezzo mondo, Tommaso Rondinella, Elisabetta Segre 220Le diverse misure della felicit, Marina Della Giusta 223Il grande gap. La sfida dellEuropa, Mark Smith 226Quando lei guadagna di pi, Francesca Bettio, Alina Verashchagina 231Vogliamo davvero guadagnare di pi?, Paola Di Cori 236Anche i soldi fanno la parit, Carla Facchini, Anna Laura Zanatta 240Global Gender Gap: maneggiare con cura, Mara Gasbarrone 244Pesi e misure del gender gap globale, Alberto Zuliani 249

    22..66 IImmpprreessee,, ffiinnaannzzaa ee ccrreeddiittoo 225533Ormoni in Borsa, la crisi maschia?, Danile Meulders 253Genere e finanza, meno rischi con le Lehman sisters, Magda Bianco, Giacomo Rodano 257Microcredito al femminile, ma non in Italia, Fabrizio Botti, Marcella Corsi 261Il denaro mio e me lo gestisco io, Cinzia Cimini, Elisabetta Pezzi 264Mettiamo in comune le imprese femminili, Gill Scott 267Imprese da donne in Medio Oriente e Nord Africa, Nadereh Chamlou, Silvia Muzi 271

    22..77 BBiillaannccii,, ffiissccoo ee ssppeessaa ppuubbbblliiccaa 227755Il tocco di Mida. Il genere nei finanziamenti alla ricerca, Rossella Palomba 275I fondi antiviolenza in fondo al cassetto, Francesca Molfino, Roberta Pellegrino 278Nove miliardi per chi? Il sesso della Finanziaria, Redazione 281Patto al centro, tagli in periferia, Luisa Giuriato 284Il federalismo e le tasse sullombra dei balconi, Luisa Giuriato 288

    22..88 GGeenneerraazziioonnii 229933Il paese dei vecchi padri, Alessandro Rosina 293Generazione zero chiusa in casa, Paola Villa 297Pi brave e pi povere. I numeri delle laureate, Carolina Castagnetti, Luisa Rosti 301Un mondo di maschi, Claudio Giorgi 305

    22..99 SScciieennzzaa,, bbiiooeettiiccaa,, ccoorrppoo ee sseessssuuaalliitt 330077Ti amo da morire, Francesca Molfino 307Invasione di campo sulla RU486, Laura Ronchetti 311RU486: la pillola che non c, Luisa Sciandra, Nicola Salerno 314Pillola abortiva, regioni fuori legge, Nicola Salerno, Luisa Sciandra 317Il mercato degli ovuli e quello delle pance, Yasmine Ergas 320Da Sara a Louise. Grazie Edwards, grazie Steptoe, Yasmine Ergas 325Consultori, il Lazio allultima crociata, Luisa Sciandra 327Diventare uomini, un gioco da ragazzi, Valeria Ribeiro Corossacz 331

    INDICE 5

  • 33 RREECCEENNSSIIOONNII 333355Dita di dama e camici colorati, Laura Varlese 336Donne: strumento o obiettivo della nuova Europa?, Giancarla Babino 339Leggendo il libro di Roberta Tatafiore, Paola Di Cori 341La libert di essere maschi, Barbara Poggio 344Riprendiamoci il lavoro? E una parola, Paola Di Cori 347Lutopia e la pratica del lavoro Sottosopra, Maria Serena Sapegno 350La precariet femmina?, Emiliana Armano 353Donne in attesa: fine degli alibi, Mara Gasbarrone 357La trappola dellItalia fatta in casa, Mara Gasbarrone 361

    44 FFIINNEESSTTRREE 336677Il dono di Martina alluomo che verr, Mariella Gramaglia 368Neshat la regista vestita di verde, Mariella Gramaglia 370La borto, discorso di ieri e di oggi, Assunta Sarlo 373Alice tornata Alice cresciuta, Mariella Gramaglia 375Chaupadi, una denuncia dal Nepal, Chiara Segrado 378IPAZIA sola in un mondo di uomini, Mariella Gramaglia 380LItalia vera de La nostra vita, Mariella Gramaglia 383Lonore dei turchi, Irene Fellin 386Credevo di avere dei diritti, m. v. 390Raquel, storia di una tata, Mariella Gramaglia 394Il libro in borsa, Maria Teresa Cascino 397La pivellina nello slum, Mariella Gramaglia 399Empanadas e militanza, Mariella Gramaglia 402Maricica, Roberta Carlini 405Di uomini e di dei, Mariella Gramaglia 407

    55 GGLLOOSSSSAARRIIOO 440099Federalismo/1: Funzioni fondamentali, Luisa Giuriato 410Federalismo/2: Costi standard, Luisa Giuriato 411Gender mainstreaming, Redazione 412Gender pay gap, Paola Villa 413Let della pensione: la situazione in Europa, Marcella Corsi 416Mag, Mutua Autogestione, Cinzia Cimini, Elisabetta Pezzi 420Microcredito in Europa, Marcella Corsi 421Perch il quoziente scoraggia il lavoro femminile, Redazione 424Strategia Europa 2020, Redazione 427

    6 INDICE

  • Introduzione

    Anno uno

    Un film sui monaci cistercensi e i rischi del quoziente familiare. Il dibattito sulla pro-stituzione e quello sui consultori. La crisi economica europea vissuta dalle donnee la riproduzione assistita vista nel mercato. Come far stare a casa i padri dopo ilparto, come valorizzare la partecipazione femminile. Sono solo alcuni dei temiaffrontati nel primo anno di vita di iinnGGeenneerree..iitt: una rivista, un sito, una scommes-sa. La scommessa era quella di intrecciare i linguaggi, meticciare i saperi, essereinsieme rigorose e semplici; e parlare di donne e di uomini, di economia e politicain una prospettiva di genere. Quello che vi presentiamo il primo risultato: la rac-colta degli articoli usciti sul sito sono centodieci, pubblicati con newsletter acadenza quindicinale - e delle vignette di Pat Carra, organizzata per temi e ripropo-sta in pdf e (per chi vuole) su carta.

    In un anno di vita iinnGGeenneerree..iitt ha conquistato quasi trentamila lettori, tremila deiquali si sono iscritti alla newsletter; ha ricevuto molti commenti, proposte, inviti.Segnali che ci fanno pensare di aver messo in funzione uno strumento utile; delquale forse si sentiva il bisogno, tra le donne del mondo reale che non si ricono-scono affatto nella rappresentazione italiana che le mortifica e che si sentono pro-tagoniste di unaltra storia, n vittime n veline. Ma uno strumento che servesolo se lo usano se lo usate tutte e tutti, con la partecipazione e la collabora-zione che la rete ci consente e che la buona pratica culturale e politica ci richiede.Passiamo allanno due, insieme. Buona lettura.

    INTRODUZIONE 7

  • 1 Dossier

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  • Il lavoro delle donne non un affare di donneRedazione

    Dopo il nuovo modello di welfare (Libro Bianco sul futuro del modello sociale, mag-gio 2009) e i giovani (Programma di azioni per loccupabilit dei giovani, settem-bre 2009), la volta delle donne. Il documento Italia 2020, Programma di azioniper linclusione delle donne nel mercato del lavoro, dei ministri Carfagna e Sacconidelinea le linee di azione, comune ai due ministeri, da perseguire per favorire loc-cupazione femminile e la conciliazione. Lidea di uno specifico piano per loccupa-zione delle donne benvenuta. Ripetutamente promesso da vari governi negli ulti-mi anni, il piano stato affidato ad un documento snello che si propone un obiet-tivo ambizioso: definire anche per lItalia una strategia pluriennale per favorire loc-cupazione femminile e luguaglianza di genere.

    Vengono proposte cinque linee di azione, rispettivamente: il potenziamento deiservizi per la prima infanzia, la messa a regime del finanziamento a progetti di con-ciliazione a livello aziendale (secondo il nuovo art. 9 della L. 52/2000), la promo-zione del lavoro a tempo parziale e altre forme di contratti a orario ridotto attraver-so la contrattazione di secondo livello, la promozione dei lavori verdi anche alfemminile e lutilizzo del contratto di inserimento per incentivare loccupazione nelMezzogiorno.

    Anche in questo caso, la domanda dobbligo se iniziativa e confezione a tuttaprima accattivanti vadano al di l di una mera operazione di marketing politico.

    10 DOSSIER - Il Piano Carfagna-Sacconi

    DOSSIER1.1 Il Piano Carfagna-Sacconi

  • Alcune delle insidie del marketing sono fin troppo visibili. L inclusione delle donnenel mercato del lavoro di cui parla il titolo viene ridotta in gran parte al problemadella conciliazione, con due linee di azione dedicate alla conciliazione in presenzadi figli piccoli e una terza dedicata al part-time come ricetta universale, anche perchi ha figli adolescenti o genitori anziani. Delle sempre pi numerose donne senzafigli non si fa praticamente menzione salvo apostrofare quelle non sposate comepersone isolate (v. tabella 9 del Piano: lapsus dei redattori o scarsa cura dei tra-duttori?). La conciliazione cui ambisce il documento rimane un affare di donneproprio quando in tutti i paesi pi impegnati sul fronte delleguaglianza di generecresce la consapevolezza che il problema non si risolve se non si inizia seriamen-te a porsi lobiettivo di portare gli uomini dentro lattivit di cura pagata o nonpagata.

    Poco male se gli obiettivi venissero limitati al fine di garantirne la fattibilit. LaStrategia Europea per lOccupazione ha sortito esiti inferiori alle aspettative, manella misura in cui ha inciso lo ha fatto grazie a obiettivi quantitativi chiari e ad uncalendario preciso - ad esempio, un tasso di occupazione femminile al 60% entroil 2010, o una copertura dei servizi per linfanzia pari al 33%. Ci essenziale perorientare le politiche e per valutarne la loro efficacia nel tempo. Il Piano dazioneci rassicura poco su questo punto. A pagina 16 si parla di affidare il compito diimpulso, coordinamento e monitoraggio a una cabina di pilotaggio. Pu unametafora sostituire la vistosa mancanza di obiettivi misurabili, di tempi e risorsecerte? Un esempio per tutti lelenco delle iniziative per potenziare i servizi allaprima infanzia. Nulla viene detto sul Piano straordinario per gli asili nido 2007-2009 approvato nel 2006 dal governo Prodi con uno stanziamento complessivopari a 740 milioni di euro e per il quale sono state regolarmente stanziate a bilan-cio le risorse inizialmente programmate (v. DPEF). Si parla abbastanza generica-mente di incentivare il terzo settore attraverso i buoni lavoro da utilizzare per lav-vio dei nidi famigliari. Viene infine fatto riferimento ad un non meglio articolatoPiano di interventi del Dipartimento per le Pari Opportunit, con uno stanziamen-to di 40 milioni di euro per promuovere il telelavoro e sostenere il rientro dallamaternit.

    Il marketing serve soprattutto a vendere ci che si ha o che si conta di avere conmaggiore facilit, e il vero piatto forte del variegato menu di questo Piano dazio-ne il tempo parziale. Negli ultimi cinque anni (I trimestre 2009 rispetto allanalo-go periodo del 2004) laumento netto delloccupazione femminile fra i 15 e i 64anni stato di 538 mila unit, 363 mila delle quali a tempo parziale; quindi non latotalit della crescita occupazionale come allude il Piano - che per ragioni miste-riose presenta landamento delloccupazione solo negli ultimi due anni - ma laquota di gran lunga maggiore.

    Perch dunque non riproporre ci che ha gi funzionato? Gli interrogativi affiora-no non appena si scava dentro queste cifre, un po di pi di quanto faccia il Piano,e si disaggrega lapporto del part-time per et e per macroaerea. La crescita del

    DOSSIER - Il Piano Carfagna-Sacconi 11

  • part-time femminile negli ultimi cinque anni stata infatti molto pi forte al CentroNord 305 dei 363 mila posti aggiuntivi e fra le non pi giovani.

    Per il paese nel suo complesso ben met dellaumento totale netto delloccupazio-ne femminile a tempo pieno o parziale - andato a vantaggio della classe di etcompresa fra i 55 e i 64 anni e pi del 90% dellaumento netto di posti a tempoparziale stato assorbito dalle donne con pi di 35 anni. Sulla crescita del part-time non ha giocato solo la de-regolamentazione introdotta dalla legge Biagi: perle italiane un importante incentivo stato la rimozione del divieto di cumulare pen-sione e reddito da lavoro, per bandanti e tate straniere il contratto a tempo parzia-le si rivelato una modalit molto diffusa di regolarizzazione. Insomma, il part-timeche ha fino ad ora sorretto la conciliazione molto straniero e, pi che le giovanimadri, sembra aver giovato le figlie con genitori anziani, a dispetto del tentativo divenderlo come lo strumento principe per coniugare pi figli (piccoli) e pi lavoro.

    Quanto allo squilibrio territoriale, il Piano dazione riconosce che occorre colmareil deficit di occupazione femminile soprattutto al Sud dove meno di una donna sutre occupata. Anzi esagera, suggerendo che, non fosse per il Sud, lItalia sareb-be allineata con il resto dellEuropa, mentre nessuna delle nostre macroaeree haancora raggiunto il valore del tasso di occupazione medio in Europa.

    Proviamo dunque noi a immaginare una cura per il Mezzogiorno a base di tempoparziale ponendo come obiettivo un aumento di dieci punti del tasso di occupazio-ne attuale che lo porterebbe al (pur modesto) 43%. Ci richiederebbe la creazionedi poco meno di 900 mila posti di lavoro e farebbe salire la quota del lavoro delledonne a part-time nelle regioni meridionali a pi del 45%, incamminando la regio-ne decisamente verso il modello Olandese. Credibile? Negli ultimi cinque anni illavoro a tempo parziale stato s lunico a garantire un qualche aumento del lavo-ro femminile al Sud, ma lordine di grandezza di poco meno di 60 mila postiaggiuntivi in cinque anni.

    In realt il Piano non commette lingenuit di affidare direttamente al tempo par-ziale la soluzione del problema al Sud. Nella parte introduttiva dedicata allanalisisi riconosce che al Sud c un problema di carenza di domanda (p. 7) e che occor-re andare ben oltre la semplice incentivazione del lavoro femminile per affrontareil problema alla radice. Forse per questo la soluzione che si prospetta minimali-sta: ci si limita a (ri)lanciare il contratto di inserimento, una riedizione dei vecchicontratti di formazione lavoro con rinnovate agevolazioni per le imprese. Il contrat-to di inserimento pu funzionare come strumento di emersione o come stimolotemporaneo alla domanda, ma difficilmente come creazione di nuova, duraturadomanda di lavoro.

    Il ben oltrismo che si ritrova in sede di analisi della questione femminile meridio-nale non pu, per, fungere da scusa per rimandare ad altri e ad altro la soluzione.Se il problema contemporaneamente creare lavoro e favorire la conciliazionenon mancano esperienze storiche o studi che sostengono la creazione di infra-

    12 DOSSIER - Il Piano Carfagna-Sacconi

  • strutture sociali come la soluzione pi efficace laddove le infrastrutture non silimitano agli asili nido e non devono essere necessariamente a gestione pubblica(Huber, Maucher, Sak 2008).

    Perfino in unottica di sviluppo infrastrutturale tradizionale dalle case alle stradeai porti, ai ponti - c spazio per azioni efficaci che promuovano loccupazione fem-minile, a partire dal vecchio ma sempre funzionante strumento delle quote per leimprese che partecipano ad appalti pubblici o che sono soggette a regolamenta-zione pubblica. Un esempio dal settore privato e ancora strettamente maschiledelle costruzioni illustra come la riluttanza ad immaginare azioni efficaci sia anchefrutto di inerzia culturale. In risposta alla difficolt di reperire personale, nel 2004la Federazione Francese delle imprese di costruzioni ha lanciato una massicciacampagna per triplicare la presenza delle donne nei cantieri e nelle imprese. Lacampagna stata condotta anche sui media usando una retorica accattivante cheincoraggiava le giovani donne ad essere protagoniste di cambiamenti rivoluziona-ri sul lavoro (Silvera 2008).

    Ben vengano a questo punto anche azioni mirate, concrete e monitorate in setto-ri nuovi come quello dei lavori verdi purch non si limitino ai corsi di formazionefine a se stessi. oramai fin troppo assodato che la formazione avulsa da pianiconcreti di inserimento produttivo ha spesso contribuito a rafforzare, non ad inde-bolire, gli stereotipi di genere! (Bettio, Verashchagina 2009).

    (15/01/2010)

    RIFERIMENTI:

    Bettio, Francesca and Alina Verashchagina (2009), Gender segregation in the labour mar-ket: root causes, implications and policy responses in Europe, European CommissionsExpert Group on Gender and Employment (EGGE), European Commission, DirectorateGeneral for Employment, Social Affairs and Equal Opportunities, Unit G1, link

    Huber, Manfred, Mathias Maucher and Barbara Sak (2008), Study on Social and HealthServices of General Interest in the European Union. Final Synthesis Report, Prepared for DGEmployment, Social Affairs and Equal Opportunities, DG EMPL/E/4, VC/2006/0131 link

    Silvera, Rachel (2008), Gender segregation in the labour market: root causes, implicationsand policy responses in France. External report commissioned by and presented to theEuropean Commission Directorate-General for Employment, Social Affairs and EqualOpportunities, Unit G1 Equality between women and men.

    DOSSIER - Il Piano Carfagna-Sacconi 13

  • Di madre in nonna. Il governo ha un PianoDaniela Del Boca

    Lofferta di nidi per linfanzia uno dei capitoli del Piano dazione per loccupazio-ne femminile - Italia 2020 presentato in dicembre dai ministri del Welfare e dellePari Opportunit. Ma, nonostante levidente necessit di recuperare un ritardostrutturale, particolarmente evidente nelle regioni del Sud, lentit dellintervento molto modesta, e le proposte governative difficilmente avranno un impatto signi-ficativo sullofferta dei nidi e quindi sulla partecipazione delle donne al mercato dellavoro e fecondit.

    I dati mostrano una fortissima eterogeneit della struttura di offerta dei nidi perlinfanzia. Mentre in alcune regioni come Emilia Romagna, Toscana, Umbria , lapercentuale di bambini che usufruisce dei servizi superiore al 25%, nella maggiordelle regioni del Sud meno del 6% dei bambini riesce ad usufruirne.

    Secondo le stime della Banca dItalia (Zollino, 2008) sono circa il 40% le famiglieche sarebbero disposte a utilizzare nidi per i pi piccoli, ma una parte di questadomanda non trova soddisfazione nellattuale offerta11. La ricerca mostra una inte-ressante relazione positiva tra ricettivit delle strutture pubbliche esistenti edimensione delle liste di attesa per accedervi. Confrontando landamento delledomande di ammissione e dei posti disponibili si evidenzia come le liste di attesapresso le strutture pubbliche, anzich ridursi, spesso si allungano allaumentaredei posti disponibili. Quindi proprio al Sud leffetto scoraggiamento maggiore.

    Ma un numero pi elevato di nidi aiuta davvero le famiglie nelle loro scelte di lavo-ro e fecondit? Se guardiamo ai dati dal 1995 ad oggi notiamo che sia il tasso difecondit totale che la partecipazione delle donne al mercato del lavoro sono cre-sciute di pi nelle regioni dove c stata anche una crescita dei nidi per linfanzia(Del Boca e Rosina 2009). Questi risultati suggeriscono che nascite e lavoro pos-sono crescere assieme, in presenza di adeguati strumenti di conciliazione.

    Nel 2007 entrato in vigore il Piano straordinario asili nido che aveva previstouno stanziamento di 446 milioni di euro per il triennio 2007-2009, a cui si aggiun-gono 281 milioni circa di cofinanziamento locale. Nonostante il fatto che tali fondisiano stati erogati e assegnati ai comuni solo in parte, negli ultimi anni si regi-strato un aumento notevole dei nidi, che per ancora non raggiungono neanche la

    14 DOSSIER - Il Piano Carfagna-Sacconi

  • met dellobiettivo del 33% fissato dallAgenda di Lisbona per il 2010. Laumentodel numero dovuto allincremento dei nidi privati (in parte dovuti ad effettiva cre-scita, in parte invece attribuibile allemersione di strutture gi esistenti, che neglianni precedenti erano state solo parzialmente censite). Nonostante i costi pi ele-vati, il numero di nidi nel settore privato passato dal 7% del totale nel 1997, al20% nel 2000, 39% nel 2005 e 42% nel 2008, il che sembra indicare una cre-scente domanda di flessibilit di orario, oltre che evidenziare la situazione di razio-namento del pubblico.

    Nel recente Piano Italia 2020 sono contenute le proposte per gli anni futuri cheriguardano lofferta di nidi. Da un lato il progetto Nidi nella PubblicaAmministrazione, che punta a creare fino a 100mila posti nellarco di un decen-nio per i figli dei dipendenti pubblici grazie ai risparmi legati allinnalzamento del-let pensionabile delle donne. Dallaltro, il piano Tagesmutter del ministero dellePari opportunit, per finanziare fino a 700 nidi familiari che potranno accoglieredai 2.100 ai 3.500 bambini. Pur andando nella giusta direzione di rendere pi ete-rogenea e flessibile lofferta di servizi, si tratta di proposte di entit abbastanzamodeste che difficilmente avranno un impatto significativo sullofferta dei nidi equindi su partecipazione al mercato del lavoro e fecondit22.

    Nel Piano Italia 2020 si auspica la continuazione del supporto della famiglia inquesto caso dei nonni. Sempre pi numerose sono le famiglie nelle quali gli anzia-ni, coabitanti o meno, offrono il loro aiuto nelle azioni di accompagnamento e diassistenza dei minori, assicurando cos alla donna la possibilit di partecipare almercato del lavoro, oppure mettono a disposizione la loro pensione nella vita fami-liare. E nello stesso tempo trovano nelle famiglie la risposta ai loro bisogni e alleloro paure. questo il patto intergenerazionale che vogliamo promuovere. Ilmodello futuro prefigurato quindi prevede che siano soprattutto i nonni a prender-si cura dei nipoti per conciliare il tempo di lavoro e di cura delle mamme.

    Laiuto dei nonni nella cura dei figli ancora un fattore molto importante, sia comesostituto ai servizi formali che come sostegno al loro uso, laddove esistono rigidi-t e limiti dellofferta. Diversamente dai servizi formali allinfanzia, laiuto dei nonni flessibile per durata e per orari. Inoltre, essi offrono servizi a costo zero. Comemostra una ricerca di Keck e Saraceno che confronta la Germania e lItalia, nelnostro paese il vero aiuto alla cura dei figli piccoli avviene da parte dei nonni.Questo non dipende da una particolare maggiore disponibilit numerica di nonnirispetto agli altri paesi, ma dalla grande vicinanza geografica tra le famiglie giova-ni e almeno una delle due famiglie di origine e dalla disponibilit dei nonni, e inparticolare delle nonne, ad aiutare nella cura dei piccoli.

    In Germania solo il 7% dei bambini tra gli 0 e i 7 anni, quando non a scuola o alnido, accudito tutti i giorni da una nonna/o contro il 24% dei coetanei italiani.33

    Pertanto, il sistema di aiuti familiari, favorendo in modo significativo la conciliazio-ne del lavoro con le responsabilit di cura verso i figli, rende meno vincolate le scel-

    DOSSIER - Il Piano Carfagna-Sacconi 15

  • te di lavoro e di fecondit. I risultati ottenuti da nostri studi condotti sui datiEuropean Panel Household Survey mostrano che nelle famiglie dove i nonni con-vivono con la coppia giovane, le donne lavorano di pi.44

    Ma nel prossimo futuro i nonni in grado di curare i nipoti a tempo pieno potrebbe-ro diminuire, sia perch cambier la disponibilit delle nuove generazioni dei nonniper la maggiore propensione al lavoro delle donne di cinquantanni e oltre, sia per-ch le riforme previdenziali tendono ad innalzare let della pensione per entram-bi i sessi, sia per la maggiore mobilit lavorativa che tender a ridurre la prossimi-t geografica tra generazioni. Anche per questi motivi sar ancor pi necessariopensare a una rinnovata disponibilit di nidi. Ma i nidi non vanno visti solo comestrumenti di conciliazione per le mamme lavoratrici, quanto anche come importan-ti luoghi di crescita e socializzazione di bambini che per una proporzione sempremaggiore sono figli unici (circa 1/4 del totale). Su questo sono purtroppo pochi glistudi in Italia, dove persiste (e forse cresce?) la cultura secondo cui i bambini pic-coli stanno meglio a casa.

    (15/01/2010)

    NOTE

    1. Una recente analisi della Banca dItalia mostra che circa il 58% delle famiglie preferisco-no accudire i figli nelle loro case, 19% utilizza il nido, il 5% e in lista dattesa e il 18% lofarebbe ma sono troppo lontani o troppo cari

    2. Italia 2020. Piano per linclusione delle donne nel mercato del lavoro, pagina 15.

    3. Keck W. E C. Saraceno, Grandchildhood in Germany and Italy: an exploration, in A.Leira e C. Saraceno (a cura), Childhood: Changing contexts, Comparative SocialResearch, vol. 25, Emerald/Jai Press, Billingley, 2008, pp. 144-163

    4. Del Boca, D., Pasqua S. e Pronzato C.(2009) Motherhood and Employment inInstitutional Contexts: an European Perspective, Oxford Economic Papers

    ALTRI TESTI CITATI NELLARTICOLO

    Daniela Del Boca, Alessandro Rosina, Famiglie sole. Sopravvivere con un welfare inefficien-te. Il Mulino, 2009

    Francesco Zollino, Il difficile accesso ai servizi di istruzione per la prima infanzia in Italia: i fat-tori di offerta e di domanda, (Questioni di Economia e Finanza, Occasional Papers n.30/2008, Banca dItalia)

    16 DOSSIER - Il Piano Carfagna-Sacconi

  • I veri fannulloni si vedono dentro casaGianna Claudia Giannelli

    Le donne italiane, pi delle altre donne europee, svolgono giornalmente molte oredi lavoro domestico non pagato per la loro famiglia, sia che siano casalinghe, siache siano occupate.

    Levidenza comune a tutti i paesi europei che sono le donne a svolgere il lavorodomestico in misura assai superiore agli uomini, ma con notevoli differenze secon-do la tipologia della famiglia, delle altre attivit svolte e del paese in cui vivono. Letradizioni culturali, che hanno storicamente forgiato i diversi modelli di organizza-zione della famiglia, listruzione, i salari, il reddito, la politica, il governo dellecono-mia, sono tutti elementi che concorrono a determinare le scelte riguardanti ilmodo di impiegare il tempo e di suddividerlo tra attivit lavorative e ricreative.Conviene cominciare dallaspetto pi generale e descrittivo, quello della dimensio-ne del lavoro domestico.

    CCoommee ssii ddiissttrriibbuuiissccee iill llaavvoorroo ddeeii ggeenniittoorrii

    I dati dellEurostat11 permettono di conoscere lammontare di tempo dedicato allavoro domestico non pagato in diversi paesi europei. Si tratta sia di attivit svolteper tutta la famiglia - pulire, cucinare, lavare, stirare, fare la spesa, eseguire ripara-zioni sia di attivit specifiche di cura - accudire e badare i figli, parlarci, insegnar-gli, e accompagnarli.

    La presenza di figli, specialmente se molto piccoli, aumenta notevolmente il lavo-ro domestico. Come emerge dalla Tabella 1, che mostra il tempo impiegato nellavoro domestico delle donne per et della persona pi giovane, sono i figli moltopiccoli ad assorbire tanto tempo materno. Vi sono poi le differenze tra paesi.LItalia spicca per il primato nel lavoro domestico (8 ore al giorno per i figli neona-ti!), seguita da Polonia e Spagna. Inoltre, in Italia il carico di lavoro domestico nondiminuisce tanto quanto negli altri paesi allaumentare dellet della persona pigiovane e le donne continuano a lavorare molte ore. I paesi in cui le ore di lavorodomestico diminuiscono di pi quando la famiglia composta solo da personeadulte sono i Paesi Scandinavi e il Regno Unito. Anche Francia e Germania hannorisultati pi virtuosi rispetto allItalia.

    DOSSIER - Il Piano Carfagna-Sacconi 17

  • 18 DOSSIER - Il Piano Carfagna-Sacconi

    Fonte: HETUS. Indagini nazionali sulluso del tempo armonizzate da Eurostat (anni diversi perogni paese per un anno compreso tra il 1998 e il 2003). Popolazione di et compresa tra 20e 74 anni. Valori calcolati su coloro che svolgono lavoro domestico. Le attivit di lavorodomestico rilevate sono: cucinare, lavare, stirare, fare la spesa, riparare; curare i figli fisica-mente, insegnargli, accompagnarli, parlarci, controllarli.

  • Queste osservazioni tendono a far pensare che forse le donne italiane non soffra-no solamente della scarsit di servizi alla prima infanzia22, ma che il problema siapi complesso e che a scarseggiare siano anche altri servizi essenziali, come adesempio i trasporti (molto tempo dedicato ad accompagnare figli e altri membridella famiglia in auto). Inoltre, con linvecchiamento della popolazione, aumentasempre di pi il tempo dedicato alla cura degli anziani, mentre la risposta pubbli-ca a bisogni di questo tipo ancora in fase sperimentale.

    La scarsit dei servizi, combinata con salari femminili relativamente bassi rispet-to ai maschi e anche a molti altri paesi europei - aumenta il costo della scelta dilavorare fuori di casa, specialmente quando bisogna pagare collaboratori familiariper i servizi domestici.

    Un altro importante elemento su cui riflettere la distribuzione del lavoro domesti-co, influenzata in modo esasperato in Italia non solo dalla divisione dei ruoli fra geni-tori, ma anche fra generazioni conviventi, poich i figli adulti in casa svolgono relati-vamente molto meno lavoro domestico di quanto ne creino33. La Tabella 2, riporta peri maschi le stesse informazioni fornite per le femmine nella Tabella 1. La differenzafra maschi e femmine notevole, specialmente quando i figli sono molto piccoli.

    Prendendo di nuovo ad esempio il lavoro domestico in presenza di neonati risultache in tutti i paesi lammontare di ore necessario, sommando le ore di femmine emaschi nelle Tabelle 1 e 2, di circa 10 ore giornaliere. Si pu ipotizzare che quelleore siano proprio richieste ai genitori, perch lammontare normale, anche in paesinei quali si potrebbe ricorrere a servizi per linfanzia pi diffusi dei nostri. Tuttavia, nelcaso italiano c una differenza notevole, poich i maschi prestano, in confronto congli altri europei, lammontare pi basso di ore di lavoro domestico. Ci non dovrebbeaccadere, anche perch la legge 53/2000 prevede la possibilit di congedi parenta-li ai padri come alle madri. Ci si potrebbe chiedere allora se la legge non sia riuscitaa trovare il giusto incentivo al superamento di una cos radicata divisione dei ruoli.

    Il caso della famiglia composta esclusivamente da persone maggiori di 20 anni(penultima colonna delle Tabelle 1 e 2) riserva per lItalia ancora sorprese. Il nume-ro totale di ore fornito in media approssimativamente uguale in tutti i paesi, unpo meno nei Paesi Scandinavi e nel Regno Unito dove meno probabile che i figlirimangano in casa dopo i 20 anni. La differenza di genere si riduce, ma lItalia rag-giunge il massimo di 2 ore e 40 minuti a sfavore delle femmine, seguita solamen-te dalla Spagna con 2 ore e 30 minuti circa. In tutti gli altri paesi la differenza invece consistentemente al di sotto delle 2 ore.

    Questa semplice descrizione genera molti interrogativi sui quali riflettere. Questoprimato italiano laltra faccia della bassa partecipazione al mercato del lavorodelle donne italiane? Le donne italiane scelgono di fare le casalinghe oppure sonocostrette a farlo perch lavorare fuori di casa non per loro conveniente? A que-sto interrogativo hanno risposto tanti studiosi44 e i risultati sembrano convergereverso la seconda alternativa. Allora, dati sulluso del tempo alla mano, possibile

    DOSSIER - Il Piano Carfagna-Sacconi 19

  • fare un altro passo di tipo descrittivo: guardare alle differenze tra donne casalin-ghe e donne occupate.

    CCaassaalliinngghhee ee ooccccuuppaattee

    Questo calcolo, senza tener conto della composizione della famiglia55, mostra che,in Italia, le donne che svolgono lavoro pagato fuori di casa a tempo pieno lavora-no di pi delle casalinghe. Dalla Tabella 3 emerge che questo si verifica in tutti ipaesi considerati, per le donne italiane occupate a tempo pieno non perdono ilprimato del lavoro domestico. Inoltre detengono anche quello della maggiore dif-ferenza nel lavoro totale fra maschi e femmine, unora in pi per le donne, che peruna media cos generale non poco. Le donne italiane, per, lavorano fuori di casaminimo 20 minuti meno al giorno rispetto alle altre europee.

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    Fonte: HETUS. Indagini nazionali armonizzate da Eurostat (anni diversi per ogni paese per unanno compreso tra il 1998 e il 2003). Popolazione di et compresa tra 20 e 74 anni. Valoricalcolati su coloro che svolgono lavoro.

  • Circa la distribuzione del lavoro domestico fra maschi e femmine, si potrebbe giu-stificare il minor impegno dei maschi italiani se il loro carico di lavoro nel mercatofosse superiore a quello degli altri europei. Cos non : la Tabella 3 mostra che imaschi italiani non lavorano mediamente di pi degli altri maschi europei.

    CCoonncclluussiioonnii

    Se crediamo nel principio di razionalit delle scelte, non dovrebbe sorprendere labassa partecipazione femminile al mercato del lavoro delle donne italiane. Pochiservizi e uniniqua distribuzione del lavoro domestico tra membri familiari non pos-sono che rendere questa una scelta molto diffusa.

    Quale ruolo possono avere le politiche sociali ed economiche? Un ruolo moltoimportante, che dovrebbe andare nella direzione nuova di favorire un modello difamiglia dual earner-dual carer66, in cui il lavoro domestico sia equamente distribui-to, in cui il tempo speso ad accudire i figli piccoli possa acquistare maggior valorese condiviso fra genitori, in cui si possano aiutare coloro che curano la famiglia adaccompagnare questa attivit con un lavoro retribuito, in cui si possa raggiungereuna maggior eguaglianza nel mercato del lavoro.

    (29/01/2010)

    NOTE

    1. I dati nelle tabelle sono estratti da Harmonized European Time Use Surveys (HETUS) cheraccoglie informazioni su come le giornate delle persone sono scandite grazie alluso didiari in cui gli intervistati registrano, nellarco della giornata, lammontare in minuti deltempo dedicato ad ogni singola attivit.

    2. Ben documentata per lEuropa da vari studi fra i quali J. Plantenga. e C. Remery (2008),The provision of childcare services - A comparative review of thirty European countriesThe co-ordinators synthesis report prepared for the Equality Unit, EuropeanCommission, July 2008.

    3. Sulla permanenza dei figli adulti nelle famiglie italiane si veda G.C. Giannelli e C.Monfardini (2003), Young people living with their parents: the gender impact of co-resi-dence on labour supply and unpaid work, in Unpaid Work and the Economy- A genderanalysis of the standards of living, a cura di A. Picchio, Routledge, ch. 7, pp 171-88.

    4. Soprattutto usando informazioni sulla partecipazione e occupazione delle donne ricava-te da indagini campionarie sulle famiglie. Studi specifici sulle ore di lavoro domesticosono invece pochi e recenti. Si veda, per esempio, Voicu, B., e M. Voicu (2007),Engendered housework. A cross-european analysis, IRISS Working Paper Series, No. 7.

    5. Quindi sottostimando il lavoro delle donne con figli, poich nella media sono incluseanche quelle senza.

    6. Si veda J. Gornick e M. Mayers (2009), Gender Equality: Transforming Family Divisionsof Labor, Versus Books, London.

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  • Chiacchiere 2020. Dal governo un documento senza progettoDonata Gottardi

    Molte sono le osservazioni e le critiche che andrebbero rivolte al documentodocumento Italia 2020, Programma di azioni per linclusione delle donne nelmercato del lavoro, dei ministri Carfagna e Sacconi. Prover a richiamare alcuniaspetti, a partire da quanto contenuto in uno dei capitoli centrali, quello intitola-to: I limiti della risposta legislativa settoriale e delle politiche di incentivazioneeconomica per genere, per segnalare la vacuit (e pericolosit) delle proposteoperative.

    Il primo interrogativo non pu che essere: esistono questi limiti? Esistono limitidella risposta legislativa? Certo. Molte di noi lo sostengono da tempo. Ma sonoquelli individuati nel Programma? Certo che no. Leggendolo par di capire che colo-ro che lhanno scritto non solo e non tanto i due ministri, quanto gli esperti benpoco conoscono il tema.

    Lo conoscono poco sotto il profilo della elaborazione politica; lo conoscono anco-ra meno sotto il profilo degli strumenti di intervento.

    Ricordare le leggi sulluguaglianza sostanziale tra lavoratrici e lavoratori e sulsostegno allimprenditoria femminile (rispettivamente, la n.125 del 1991 e la n.215 del 1992), come viene fatto nel documento, importante sono rimaste pie-tre miliari della storia del diritto antidiscriminatorio ma bisognerebbe dar contodella loro incorporazione in un Codice parit (dellepoca Prestigiacomo), in via direstyling in vista della trasposizione tardiva dellultima direttiva europea, quella del2006. E bisognerebbe dar conto di quanto sia la prima operazione sia la seconda,in via di completamento, appartengano al campo della trasposizione infedele dellanormativa proveniente dalle istituzioni europee e a quello della approssimazionegiuridica.

    Segnalare che le azioni positive hanno incontrato ostacoli in ambito comunitarionon appare utile, soprattutto nelleconomia di un testo cos stringato. E questo nonsolo perch a partire dalla Carta dei diritti fondamentali di Nizza e con le direttivedi nuova generazione questi ostacoli sono in via di superamento. Ma anche per-ch, al contrario di quanto si sostiene nel documento, tali ostacoli erano dettati daivincoli a rimanere nellarea del principio formale di parit di trattamento e non, o

    22 DOSSIER - Il Piano Carfagna-Sacconi

  • almeno non prevalentemente, dallattenzione a non distorcere la concorrenza traimprese dei diversi Paesi membri.

    Affermare che ancora oggi si registrano discriminazioni, pi o meno palesi undato di fatto, del tutto general generico, che richiede ben di pi della tabellina alle-gata sui differenziali retributivi, peraltro unico ambito in cui lItalia sembra benposizionata rispetto agli altri paesi dellUnione. Anzi, proprio per questo che ilParlamento europeo ha chiesto alla Commissione europea, tra le altre azioni inmateria di Gender Pay Gap, di trovare gli strumenti per migliorare la qualit dellestatistiche e rendere i dati effettivi e comparabili.

    Rilevare che la ripartizione delle responsabilit familiari tra uomini e donne restapoco equilibrata diventa un autentico autogol, dal momento che tutto ilProgramma, nella parte propositiva, si dimentica di trovare strumenti destinati aquesto risultato, dedicandosi, in particolare, ai servizi per la prima infanzia, al lavo-ro a tempo parziale, ai contratti di inserimento, cio a interventi rivolti, direttamen-te o indirettamente, alle donne.

    Proporre un approccio integrato e trasversale a tutte le politiche pubbliche (c.d.gender mainstreaming), di nuovo, pu essere corretto, ma a questa affermazionedovrebbero seguire proposte concrete.

    persino imbarazzante analizzare questo documento, privo com di contenuti einfarcito di affermazioni a met tra il comune buon senso, la riproduzione fotogra-fica di un paese a impianto familistico per tradizione, e le striminzite proposte diriforma.

    Prendiamo quella sugli incentivi alle imprese per progetti di flessibilit a richiestadelle persone che lavorano per il mercato e intendono svolgere anche attivit dicura. La disposizione, come noto, stata introdotta con la legge n. 53 del 2000,di riforma della legislazione sulla maternit e sui congedi. Nel documento si segna-lano le difficolt della sua applicazione concreta, senza peraltro indicarle, limitan-dosi a parlare di risultati finora insoddisfacenti, determinati da altrettanti disincen-tivi normativi e/o economici che incidono complessivamente sul sistema delleconvenienze imprenditoriali e su tutte quelle situazioni che influenzano la decisio-ne delle donne di iniziare, continuare o riprendere a lavorare. Difficile considerarequesta affermazione unanalisi dettagliata e sufficiente. Avendo partecipato, invarie vesti, ai primi anni di attuazione della disposizione, posso qui ricordare che laprima difficolt riguarda i tempi tecnici di approvazione dellazione positiva presen-tata al ministero, con conseguente estremo ritardo nel finanziamento e, pertanto,nella impossibilit di andare incontro alla esigenza giusto nel momento per suanatura temporaneo in cui si manifesta. Anche le altre difficolt hanno nome ecognome. Tra queste: la diffidenza delle imprese, pur destinatarie dei fondi, neiconfronti delliter burocratico, compresa la parte delle sue verifiche, e nei confron-ti della possibile richiesta di rendere stabile lintervento una volta venuto meno ilfinanziamento.

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  • Quali sono sul punto le proposte del programma? Il primo intervento consiste neldestinare una parte delle risorse a campagne informative e di consulenza. Bene.Importante. Ma quanta parte delle risorse? E verranno incrementate le risorse?Altrimenti finiremo per finanziare chi progetta pi che chi attua. Il secondo inter-vento quello che prevede di derubricare laccordo sindacale ad accordo indivi-duale direttamente tra lavoratrice e datore di lavoro. Qualsiasi commento appa-re superfluo! E ricordo come, per venire incontro alle esigenze delle piccole emedie imprese, prive di contrattazione aziendale, esistono gi e potrebbero esse-re ulteriormente promossi accordi territoriali, per il tramite delle loro associazionirappresentative. Segnalo anche il lapsus nellutilizzo del termine al femminile, aconferma di un impianto, come segnalato pi sopra, che parla di famiglia e pensa(solo) alle donne.

    E andiamo da ultimo a verificare cosa intendono gli estensori del programma perpatto intergenerazionale. C un punto in cui si afferma categoricamente: que-sto il patto intergenerazionale che vogliamo promuovere. Quale sia, lo si leggepoco pi sopra: sempre pi numerose sono le famiglie nelle quali gli anziani,coabitanti o meno, offrono il loro aiuto nelle azioni di accompagnamento e di assi-stenza dei minori, assicurando cos alla donna ancora sempre lei, la donna lapossibilit di partecipare al mercato del lavoro, oppure mettono a disposizione laloro pensione nella vita familiare. E nello stesso tempo trovano nelle famiglie larisposta ai loro bisogni e alle loro paure. Insomma: la grande novit del program-ma che prefigura gli interventi da qui al 2020 consiste nel patto tra mamme delledue generazioni di aiutarsi, chiedendo alla nonna (e uso anchio il termine declina-to al femminile, in omaggio a quanto accade prevalentemente nella realt) di occu-parsi dei nipoti per consentire alla loro mamma di lavorare per il mercato. E nullasi dice se non lambiguo riferimento ai bisogni e alle paure delle esigenze dicura dei familiari pi anziani, ma forse sono a compensazione dellaiuto prestato.

    Tanta la confusione sotto il cielo. Peggio: tanta lapprossimazione e il tentativodi vendere fumo.

    (29/01/2010)

    24 DOSSIER - Il Piano Carfagna-Sacconi

  • Lavoro e tempi di vita, larticolo scomparsoEgidio Riva

    A breve ricorrer il decennale dellentrata in vigore della legge 8 marzo 2000, n.53, recante Disposizioni per il sostegno della maternit e della paternit, per ildiritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle citt. Unalegge che, tra le importanti innovazioni introdotte, ha previsto, allart. 9, incentivialla conciliazione: lerogazione di contributi a sostegno di progetti aziendali in favo-re della flessibilit dellorario e dellorganizzazione del lavoro, della formazione deilavoratori al rientro dal congedo, della sostituzione del titolare di impresa o dellavoratore autonomo in congedo. A ben guardare, per, in occasione di questoanniversario, vi ben poco da celebrare e molto, invece, da recriminare.

    Approvata non senza resistenze da parte dei rappresentanti dei datori di lavoro, lalegge recepisce la visione comunitaria sulla conciliazione, pi che essere il risultatodella sedimentazione di una cultura condivisa in materia. E questo ha comportato,come peraltro le molte analisi compiute negli anni non mancano di sottolineare, cheun testo certamente innovativo sia rimasto per molti versi lettera morta. In proposi-to sufficiente ricordare un dato significativo, ovvero lesiguit dei progetti azienda-li finanziati ex art. 9.11 Dato che rimanda a uno dei nodi pi intricati e tuttora irrisol-ti: lo scarso interesse delle imprese per la questione della conciliazione.

    Oltre a questo, ci che colpisce loblio in cui pare essere finita la legge. Nel corsodel 2009 si discusso molto di lavoro, mai della conciliazione lavorativa. Eppure,negli stessi mesi, in parlamento stata discussa e approvata, il 18 giugno scorso,uninteressante modifica dellart. 9 (legge 69/2009, art. 38) che, oscurata dai pro-blemi contingenti, di fatto passata inosservata. Questo nonostante le novit checontiene. Alcune hanno carattere prevalentemente formale; altre entrano pi nelmerito e dunque vanno al cuore della questione. Tra queste, per esigenze di spa-zio, mi limito a richiamarne una, che ritengo centrale. Si tratta, nella lettura che nericavo, dellinvito a recuperare il carattere, oggi marginale in Italia, delle politichedi conciliazione come politiche del lavoro e dunque a stimolare il tessuto impren-ditoriale a investirci. Se ne trova traccia (art. 1, lettera a) nello specifico interesseper i progetti che prevedano di applicare, in aggiunta alle misure di flessibilit,sistemi innovativi per la valutazione della prestazione e dei risultati. Dal processo

    DOSSIER - Il Piano Carfagna-Sacconi 25

  • di valutazione ci si attende questa ritengo sia la tesi sottostante la confermache modelli e pratiche organizzative pi flessibili e amichevoli possano essere, inverit, anche molto pi efficienti di quelli tradizionali, molti dei quali impostati sullaconvinzione che la presenza continuativa in ufficio sia il principale indicatore diproduttivit del lavoro. Questo passaggio fondamentale allorch spinge a sposta-re il focus dalla famiglia e, pi in generale dalla vita privata, al lavoro come originedella inconciliabilit e quindi a confrontarsi su di una nuova cultura del lavoro, chesappia valorizzare la doppia presenza come fonte di valore sociale e insieme eco-nomico, per limpresa e per la societ22; non intenderla, per riprendere le parole diLaura Balbo, come il sommarsi di due presenze parziali e neppure come fonte dinuove discriminazioni.

    A fronte di questi elementi di interesse, il percorso di riforma in questione ha tut-tavia generato conseguenze inattese, certo non ponderate. Per conoscere qualisiano basta navigare sul sito del Dipartimento delle politiche per la famiglia e rico-struire il quadro di quanto avvenuto negli ultimi mesi. Ci si accorge cos che il siste-ma di presentazione dei progetti contenenti azioni positive per la flessibilit e laconciliazione, previsto con tre scadenze annuali, si inceppato. In attesa di un indi-spensabile decreto attuativo che fissi le nuove regole applicative e che, notizia dipochi giorni fa, risulta ancora allesame dellorgano competente, si assistito dap-prima allaccorpamento delle scadenze (giugno 2009 e ottobre 2009) e quindi alrinvio delle stesse (ottobre 2009 e febbraio 2010). Il risultato che da quasi unanno una normativa volta a sostenere la sperimentazione della conciliazione neiluoghi di lavoro non offre il sostegno promesso. Se a ci si aggiunge che dalla sca-denza dei termini di presentazione dei progetti allapprovazione della graduatoriadegli stessi, vale a dire alla concessione dei finanziamenti, trascorre un periodosinora mai inferiore ai sei mesi, allorizzonte si prefigura il rischio concreto che lasospensione di una parte essenziale della legge 53 non solo dei contributi chegarantisce ma soprattutto dei principi che veicola perduri per circa due anni. Unintervallo sufficiente a raffreddare oltremisura il gi tiepido interesse delle impre-se e dunque a rendere ancor pi marginale il tema della conciliazione sul mercatodel lavoro, specie in tempi di crisi economica.

    In questo scenario, qual il contributo offerto dal Piano Italia 2020 per loccupa-zione femminile? Dei cinque punti che compongono il paragrafo dedicato al Pianostrategico di azione per la conciliazione e le pari opportunit nellaccesso al lavo-ro, il secondo affronta esplicitamente la riforma dellart. 9. Trattandosi di un docu-mento programmatico, ci si aspetterebbe di trovare unanalisi approfondita sullostato dellarte e quindi lindicazione delle linee guida lungo le quali il governo inten-de procedere. Ma non sembra questo il caso. Una buona met del paragrafo nientaltro che il testo di legge modificato, nella parte che riguarda le tipologie diazioni ammissibili a finanziamento. Ci detto, nellaltra met, accanto a propostecertamente positive quali quella di allargare la cerchia dei destinatari includen-do anche i lavoratori in somministrazione, i soci di cooperativa, i collaboratori a

    26 DOSSIER - Il Piano Carfagna-Sacconi

  • progetto mi sembra vi sia spazio soprattutto per un richiamo a finalit generiche;ma anche per unanalisi sommaria delle ragioni della non soddisfacente esperien-za dei primi dieci anni di applicazione dellart.9, laddove si sostiene, ad esempio,che laspetto che maggiormente ha inciso in tal senso la necessit di un accor-do di natura sindacale come presupposto per lammissibilit dei progetti e sirimanda, quale soluzione, alla possibilit che laccordo stesso venga eventualmen-te stipulato su base individuale, direttamente con il datore di lavoro.

    A questo fa seguito, per paradosso, unelaborazione dettagliata delle azionimediante cui rilanciare lo strumento in esame: si tratta di attivit collaterali di pro-mozione e informazione, compresa una campagna pubblicitaria televisiva, inter-venti di consulenza alla progettazione, di monitoraggio delle azioni, nonch le-ventuale infrastrutturazione di reti territoriali a supporto delle aziende. Vi peruna questione aperta, di non poco conto: che queste attivit, pensate per promuo-vere la maggiore efficacia ed effettivit dei progetti e dunque per risolvere alcu-ne delle reali difficolt emerse in questi anni, saranno finanziate con una parte,non ancora quantificata, delle stesse risorse riservate alle imprese. Risorse che,rispetto ai circa 20 milioni di euro annui indicati nel testo di legge originario, sisono nel frattempo ridotte a 15 milioni.33

    Il Piano del Governo per rilanciare lart. 9 prevede, dunque, meno contributi per lasperimentazione diretta dei progetti aziendali a fronte, questa almeno lattesa, diun incremento delle domande presentate. Auspica, inoltre, una maggiore effettivi-t degli stessi, da conseguire grazie ad azioni promozionali e di supporto ma anchealla possibile rimozione del requisito dellaccordo sindacale per la loro ammissibi-lit. Non parla, invece, di come risolvere le lungaggini burocratiche e ridurre i cro-nici ritardi nellerogazione dei finanziamenti44. Difficile dire se questa sia la stradagiusta da seguire. Specie finch lart. 9 continua a non essere in vigore.

    (12/02/2010)

    NOTE

    1. Isfol, Conciliare famiglia e lavoro: un aiuto dai fondi Articolo 9 della Legge 53/2000.

    2. Riva E., Quel che resta della conciliazione. Famiglia, lavoro, vita privata tra resistenze digenere e culture organizzative, Vita e Pensiero, Milano, 2009.

    3. Questo lo stanziamento previsto dal decreto di ripartizione del Fondo per le politichedella famiglia per lanno 2009

    4. Si veda, in proposito, lanalisi di Donata Gottardi su questo stesso sito: Chiacchiere2020. Dal governo un documento senza progetto.

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  • I piedi dargilla della famiglia tuttofareMaria Letizia Tanturri

    Nel documento Italia 2020. Programma di azioni per linclusione delle donne nelmercato del lavoro (piano Carfagna Sacconi) un intero paragrafo dedicato a Lacentralit del sostegno alla famiglia e alla maternit. Il tema davvero cruciale peril nostro paese, che non si ancora dato un insieme organico di politiche persostenere le famiglie nelle scelte riproduttive e lavorative.

    Il documento parte da due presupposti corretti. Primo: la bassa natalit rappresen-ta un freno alla produttivit del lavoro e alla crescita economica, e mina, inoltre, lasostenibilit futura del sistema assistenziale e previdenziale. Secondo: le italianedesiderano pi figli di quanti ne hanno attualmente, ma non vogliono per questorinunciare al lavoro. Si profila cos una situazione ideale in cui il bene pubblico (pibambini e pi donne lavoratrici per sostenere il nostro stato sociale e la crescitaeconomica) coincide totalmente con i desideri dei singoli. Dunque, dal documen-to, ci aspetteremmo una serie di azioni coerenti, volta a facilitare la conciliazione,sostenendo al tempo stesso occupazione femminile e genitorialit. E invece no.

    Alle buone premesse, fanno subito seguito due affermazioni sorprendenti: loffer-ta di servizi serve a poco e loccupazione femminile non un fattore decisivo peraumentare le nascite. Nel documento, infatti, si legge che: Questa divaricazionetra il desiderio di maternit e la sua realizzazione si imputa spesso alla carenza di per s innegabile ed evidente nel confronto comparato di servizi per linfanzia,ma se si esaminano con attenzione le percentuali di natalit nelle regioni in cui vi il numero pi alto e la migliore qualit di asili nido non si notano significative dif-ferenze percentuali nelle nascite. Dunque, i ministri da una parte riconoscono lin-sufficiente offerta di servizi per linfanzia, dallaltra ritengono che una loro maggio-re disponibilit sarebbe ininfluente. Una simile presa di posizione ignora comple-tamente i risultati ormai consolidati - di autorevoli ricerche sul tema: lofferta diservizi da sola non basta ma sicuramente utile (oltretutto la sua efficacia dipen-de dalla maggiore o minore flessibilit degli orari dei servizi e dai loro costi). Non chiaro, tra laltro, quali indicatori abbiano utilizzato i ministri per trarre questaconclusione (che vuol dire differenza percentuale delle nascite?). In realt, siriscontra un debole, ma diretto legame tra il numero medio di figli per donna perregione (indicatore pi adatto per i confronti) e i tassi di accoglienza dei servizi

    28 DOSSIER - Il Piano Carfagna-Sacconi

  • educativi per la prima infanzia -nidi e servizi integrativi- (cio il numero di bambininei servizi educativi su 100 bambini sotto i tre anni). Come si pu vedere nellaFigura 1, negli ultimi anni la fecondit aumentata di pi proprio nelle regionidove i tassi di accoglienza erano pi alti.

    Ma c una seconda considerazione che desta perplessit: Anche loccupazionefemminile, che alcuni analisti indicano come un fattore correlato allincrementodella natalit, non sembra un elemento decisivo, visto che in alcune regioni delNord del Paese le percentuali di donne che lavorano sono al livello europeo, maquesto fatto non sembra influire in modo evidente sulle nascite.

    FFiigguurraa 11.. AAuummeennttoo aassssoolluuttoo ddeell nnuummeeoo mmeeddiioo ddii ffiiggllii ppeerr ddoonnnnaa ((ttrraa iill 22000044 ee iill 22000088)) ee iillttaassssoo ddii aaccccoogglliieennzzaa ddeeggllii aassiillii nniiddoo aall 22000066 nneellllee rreeggiioonnii iittaalliiaannee

    Fonte dei dati: www.demoistat.it. Centro Nazionale di Documentazione e Analisi per lInfanziae ladolescenza (2008), Monitoraggio del piano di sviluppo dei servizi socio-educativi per laprima infanzia)

    Da anni ormai nei paesi dove le donne sono presenti sul mercato del lavoro in pro-porzione maggiore, il numero medio di figli pi elevato. La relazione ovviamentenon meccanica, ma mediata da diversi fattori (es. dallefficacia degli strumenti diconciliazione, dal diverso grado parit di genere). LItalia nel suo insieme si distin-gue per avere un modesto livello di partecipazione lavorativa femminile accompa-gnato da una bassa fecondit. Tuttavia negli ultimi dieci anni, loccupazione femmi-nile cresce e il numero di figli aumenta proprio nelle regioni del Nord Italia (1,45 figliper donna nel 2008), mentre nel Mezzogiorno, dove loccupazione delle donneresta sotto la media, la fecondit cala (1,36) (Del Boca e Rosina 2009. p. 75).

    DOSSIER - Il Piano Carfagna-Sacconi 29

  • Curiosamente, qualche riga dopo, il documento ministeriale sembra ravvedersi etra le molteplici cause per la rinuncia ai figli, cita anche la difficolt di accesso adun lavoro regolare e di qualit delle donne, la ancora insufficiente diffusione dellavoro a tempo parziale e dei contratti di inserimento al lavoro, il tardivo ingressodei giovani nel mercato del lavoro e, in generale, limpermeabilit tra tempi di lavo-ro e di cura come pure la persistente rigidit degli orari delle citt e linsufficienzadi alcuni servizi. Ma allora servizi e occupazione contano oppure no? E se conta-no perch non potenziarli entrambi? E renderli un po pi flessibili?

    Un altro fattore legato alla bassa fecondit, citato solo en passant nel documento, la scarsa propensione degli uomini italiani alla condivisione dellimpegno dome-stico. Questo elemento tuttaltro che marginale: diversi studi condotti nel nostropaese, infatti, mostrano che le culle non si riempiono pi dove prevale un modellodi famiglia vecchio stile, caratterizzato da una rigida differenziazione di genere,ma piuttosto dove le donne sono occupate, dove i servizi per la conciliazione sonodisponibili e funzionano (pubblici e privati), e dove gli uomini fanno la loro partecontribuendo attivamente alle faccende domestiche e alla cura dei loro figli(Mencarini e Tanturri 2004, Mills et al. 2008). Il cambiamento culturale gi inatto in molti paesi potrebbe essere incoraggiato anche in Italia da misure appro-priate. Perch non proporre allora un vero e proprio congedo di paternit e/o unaumento della retribuzione dei congedi parentali?

    Il sistema di welfare dovrebbe prendere coscienza delle nuove relazioni osservateper elaborare interventi mirati a sostegno di queste famiglie (Tanturri 2010). Ildocumento ministeriale, al contrario, decide di puntare ancora una volta sulla soli-dariet intergenerazionale (si veda larticolo di Daniela Del Boca su questo stesso).I forti legami familiari sono senza dubbio una risorsa preziosa, ma il ricorso agliaiuti familiari gi la soluzione adottata dalla maggior parte delle famiglie italianecon figli piccoli: pi della met dei bambini affidata ai nonni, quando la madrelavora. Questo, per, non impedisce che il 18% (il 25% nel Mezzogiorno) dellemadri occupate allinizio della gravidanza non lavori pi 20 mesi dopo il parto oche il 40% di quelle che continuano a lavorare sperimentino difficolt di concilia-zione (Istat 2006). E poi come pu fare chi ha i nonni lontani, malati, indisponibi-li, o, addirittura, non ha i nonni? Oltretutto il sistema della solidariet generaziona-le tiene abbastanza bene oggi perch in linea di massima i nonni sono gi in pen-sione, e molte nonne non sono mai entrate nel mercato del lavoro (solo una donnasu cinque occupata tra i 55 e i 64 anni). Che succeder nel 2020 quando le poli-tiche per linvecchiamento attivo in accordo con le normative europee e con gliintenti dei ministri - innalzeranno let pensionabile per gli uomini, ma soprattuttoper le donne?

    Nel 2020, la famiglia italiana tutto-fare rischia di diventare un gigante dai piedidi argilla, che pu facilmente sgretolarsi se non puntellato da politiche coerenti emagari creative per la conciliazione. Il paragrafo dedicato alla centralit del soste-gno alla natalit si conclude, invece, ponendo laccento sulla leva fiscale come

    30 DOSSIER - Il Piano Carfagna-Sacconi

  • strumento principe per sostenere la natalit ed evitare le inefficienze insopporta-bili dellofferta monopolistica pubblica. Questa una possibile azione, su cui sipu discutere, ma per poterlo fare i ministri dovrebbero meglio illustracela. In real-t cosa intendono per leva fiscale? Lintroduzione del quoziente familiare, cherischia di scoraggiare ulteriormente il lavoro femminile nel contesto italiano (comeosserva su inGenere.it Carlo dIppoliti), la deducibilit delle spese per i figli (e quali,per listruzione, per la cura, per la sanit?)?. A parte le agevolazioni fiscali e i trasfe-rimenti monetari riservati alle famiglie in cui gli anziani si occupano di minori (e lealtre?), e la flessibilit lavorativa per uomini e donne che assistono malati o disabi-li, i ministri non fanno proposte specifiche. A noi resta la curiosit: quali misuresaranno adottate? Il gigante dai piedi dargilla inizia a scricchiolare: non possiamopermetterci il lusso di perdere tempo.

    (12/02/2010)

    Articolo pubblicato anche su www.neodemos.it

    RIFERIMENTI

    Del Boca D. e A. Rosina (2009), Famiglie sole. Sopravvivere con un welfare inefficiente, Coll.Contemporanea, Bologna, Il Mulino.

    Istat (2006), Avere un figlio in Italia. Approfondimenti tematici dallindagine campionariasulle nascite Anno 2002, Coll. Informazioni n. 32, Roma, Istituto nazionale di Statistica.

    Mencarini, L. e Tanturri, M.L. (2004), Time use, family role-set and childbearing among Italianworking women, Genus, vol. LX, n.1, pp. 111-137.

    Mills M., Mencarini L., Tanturri M.L. e Begall K. (2008), Gender Equity and Fertility Intentionsin Italy and the Netherlands, Demographic Research, XVIII, 1, pp. 1-26;

    Tanturri M.L. (2010), Demografia e lavoro femminile: le sfide della conciliazione, in Livi BacciM. (a cura di), La demografia del capitale umano, Bologna, il Mulino.

    DOSSIER - Il Piano Carfagna-Sacconi 31

  • Punire il cliente. La strada svedeseChiara Valentini

    A 10 anni compiuti dalla legge pi innovativa sulla prostituzione mai approvata almondo, la Svezia sta facendo i conti con i risultati ottenuti e cerca allo stessotempo di far conoscere meglio allestero il suo modello. Che spesso, in particolarein Italia, viene ancora considerato come una specie di stravaganza nordica, se noncome un mezzo fallimento.

    Non c dubbio che la scelta di dichiarare punibile il cliente e di considerare invecela donna come una vittima aveva rovesciato una logica orientata da sempre a crimi-nalizzare le prostitute e a lasciar tranquilli i loro utilizzatori. Ancora pi difficili da dige-rire le ragioni di quella scelta, enunciate nellarticolo 1 della legge: La prostituzione una forma di violenza delluomo verso la donna. Dietro quel testo cera in effettilelaborazione di un femminismo come quello svedese, capace di influenzare lopinio-ne pubblica e di lavorare anche dentro i partiti, in quello socialdemocratico in parti-colare, e dentro le istituzioni. Cera un parlamento dove la rappresentanza femminileera arrivata al 45 per cento e dove i temi delle donne erano al centro di discussionie indagini innovative. Come ha raccontato in unintervista Gunilla Ekberg, lavvocatafemminista che aveva lavorato al disegno di legge, fino ad un certo momento ave-vamo considerato la prostituzione come un fenomeno a s stante. La svolta avve-nuta quando ci siamo rese conto che si trattava invece di una delle forme della vio-lenza maschile nei confronti del nostro sesso. Avevano portato a questo risultatonon tanto le analisi teoriche, quanto i molti studi e ricerche fatti negli anni preceden-ti sulle prostitute svedesi. In tutte le loro storie, in un modo o nellaltro, cerano abusi

    32 DOSSIER - Prostitute e clienti

    DOSSIER1.2 Prostitute e clienti

  • familiari infantili, stupri subiti da amici di famiglia o compagni di scuola o condizionidi disagio estremo e di emarginazione sociale. In altre parole, nel contesto svedeseerano molto rare le donne che facevano della prostituzione una libera scelta di vita.Ed ecco allora il testo che proibisce lacquisto di prestazioni sessuali, punendoanche penalmente chi compra sesso ma non chi lo offre e che viene consideratainvece una vittima da proteggere e aiutare. In un primo tempo questa legge avevasollevato parecchie contrariet anche in Svezia. Lopposizione conservatrice e libera-le aveva votato contro, giudicandola uninterferenza nelle libere scelte individuali.Molti magistrati, per non parlare dei poliziotti, avevano fatto resistenza allidea didover rovesciare una logica vecchia come il mondo.

    Ma poi, anche a causa del dilagare del trafficking, allondata di africane, di asiati-che e di ragazze dellEst spesso prigioniere della tratta, che allinizio del nuovosecolo minacciava di mettere fuori controllo lindustria della prostituzione, la tesidel sesso a pagamento come violenza generata dal dominio maschile aveva acqui-sito argomenti ben pi difficili da contraddire. Sul piano pratico poi gli stessi magi-strati e tutori dellordine si erano resi conto che la loro legge poteva rappresenta-re uno strumento molto efficace. Nel nuovo scenario il cliente da punire non erasolo il maschio prevaricatore, ma lultimo anello di feroci catene schiavistiche, lapedina pi facile da identificare di un commercio intollerabile.

    Nei mesi scorsi ho fatto parte di un piccolo gruppo di giornalisti di alcuni paesieuropei, invitati a Stoccolma dallo Swedish Institute proprio per illustrare i risulta-ti conseguiti in questi 10 anni. Era una delle tante iniziative promosse dallattualegoverno conservatore di Fredrik Reinfeldt, che ha pienamente sposato la leggeanti-clienti e sta dedicando soldi ed energie per promuoverla anche a livello diUnione Europea. Nella capitale svedese ho incontro fra gli altri Kajsa Walberg,membro dellIntelligence e responsabile del Rapporto annuale al Parlamento sullaprostituzione e il traffico di esseri umani.

    Secondo il Rapporto oggi in Svezia le prostitute sono un migliaio contro le circa 3mila del 2000 e la prostituzione in strada, peraltro minoritaria da sempre, prati-camente scomparsa. Quanto ai clienti, finora ne sono stati denunciati 18 mila, con-dannati 900, a sei mesi di carcere o pi spesso ad una multa pari a 50 giorni di sti-pendio. Ma anche per chi non ha avuto sanzioni il processo ha rappresentato unturbamento notevole nelle relazioni familiari e sociali. Spesso chi scoperto sulfatto, non importa se allaperto, in un albergo compiacente o in un bordello clan-destino, viene chiamato a testimoniare contro gli sfruttatori e i trafficanti, ed costretto a mostrarsi pubblicamente come partecipe di una rete criminale.

    Sono risultati importanti, che lopinione pubblica guarda con favore. Come risultadai sondaggi, la legge ha da tempo il consenso del 70, 75 per cento della popola-zione. Ma c un altro effetto, confermato da varie indagini e intercettazioni telefo-niche. Gli uomini dei rackett evitano sempre pi di lavorare dove la prostituzione osteggiata (Stai alla larga dalla Svezia, puoi avere un sacco di grane, consigliava

    DOSSIER - Prostitute e clienti 33

  • un boss a un amico in una telefonata intercettata) e preferiscono paesi comelOlanda e la Germania, dove il mercato del sesso perfettamente legale. Nellesociet delle sex workers con mutua e pensione pi difficile che la polizia indaghie anche lopinione pubblica piuttosto indifferente. Salvo poi scoprire quasi percaso, come successo in Germania, lesistenza di un bordello con pi di 100 ragaz-ze tenute in stato di quasi schiavit e marchiate a fuoco come animali. Al contrarioattorno alla legge svedese si sono sviluppati vari meccanismi di contrasto, a comin-ciare dal Piano dazione del luglio 2008 per combattere prostituzione e trafficking.Fra le priorit del Piano c quella di supportare le cosidette persone a rischio,spesso immigrate o ragazze emarginate. Altri obiettivi sono di rendere sempre piefficaci i meccanismi giudiziari e di incrementare la cooperazione con i paesi vicini.

    In questi anni non stato difficile accorgersi che la prostituzione non si sradica inun paese solo e che i clienti sono pronti ad attraversare i confini con una certa rapi-dit. Cos il Consiglio degli Stati del Baltico, 11 paesi che discutono i problemicomuni e cercano di armonizzare le varie legislazioni, hanno messo fra le loro prio-rit proprio il contrasto al mercato sessuale. Anche se in Italia non se n pratica-mente parlato, il modello svedese ha fatto proseliti. La prima a muoversi stata laNorvegia, dove nel gennaio del 2009 stata votata una legge ancora pi innova-tiva (il cliente pu essere perseguito in patria anche se compra sesso allestero).Poi stata la volta dellIslanda, mentre la Finlandia aveva gi dichiarato punibile ilcliente, ma solo se conosceva lo stato di costrizione della donna. E mentre laDanimarca, che ormai definita ironicamente il bordello del Baltico sta a suavolta discutendo il da farsi, anche in Inghilterra, in Germania e persino in Olanda sicomincia ad esaminare con occhi diversi il problema del sesso a pagamento.Come ha denunciato lEconomist, met delle famose donne in vetrina adAmsterdam non sono l per libera scelta.

    Un caso a parte resta invece lItalia, dove alla fine del 2008 la ministra alle PariOpportunit Mara Carfagna aveva presentato con grande clamore mediatico ildisegno di legge Misure contro la prostituzione. In sostanza, una serie di normeche prendono di mira il mercato del sesso, non per nellottica degli esseri umaniche ne sono coinvolti ma dellordine pubblico. Il testo infatti, per la prima voltadopo labolizione della legge Merlin, introduce il nuovo reato di esercizio della pro-stituzione in luoghi pubblici e prevede, ecco la novit molto sbandierata, le stes-se pene per prostitute e clienti. Una scelta irresponsabile, hanno subito denuncia-to in molti, che spingerebbe la prostituzione in luoghi chiusi, rendendo molto pidifficile alla polizia, alla magistratura e alle tante associazioni che operano sul ter-ritorio identificare le vittime e aiutarle a venirne fuori. Ma dopo alcuni mesi in cuiil disegno di legge aveva camminato a tappe forzate, ecco che improvvisamenteera calato il silenzio. Come non difficile immaginare, le vicende di Berlusconi edelle sue escort avevano reso decisamente inopportuna una legge che poteva por-tarlo una volta di pi sul banco degli imputati.

    (26/02/2010)

    34 DOSSIER - Prostitute e clienti

  • Il tappeto svedese sulla prostituzione

    Daniela Danna

    Per glorificare il modello svedese contro la prostituzione bisogna tacere su alcu-ni fatti. Innanzitutto non si pu affermare che la prostituzione sia diminuita: il rap-porto della Socialstyrelse mostra un aumento delluso del web e del cellulare peri contatti, e conclude che landamento di questo mercato sconosciuto11.

    La nuova politica pubblica stata presentata come favorevole alle prostitute. Parela quadratura del cerchio: non ce la prendiamo pi con loro che sono povere vitti-me, ma con quei maiali dei clienti. Questargomento tocca una corda femminile pro-fonda. Lautoidentificazione forte perch evoca la questione della violenza maschi-le contro le donne a cui tutte siamo state e siamo in varia misura sottoposte. I ricat-ti sessuali per esempio: se non vieni con me non avrai lassunzione, la promozio-ne, ti licenzio e cos via (a volte lamore di pap o dello zio). La sessualit delle donnecome bene di scambio, preteso dagli uomini che hanno potere su di noi.

    Ma quello che fa una prostituta molto diverso. lei a dire: se vieni con me midevi pagare. Invece, per lo stato svedese, nelle situazioni di prostituzione si trattasempre di violenza. sufficiente parlare con chi si prostituisce per sapere che non vero, ma la voce delle prostitute messa a tacere. E questo forse il lato peg-giore della legge svedese: aumenta la stigmatizzazione contro la puttana alpunto tale da toglierle parola e capacit di agire22.

    Dice sostanzialmente: noi ti salveremo. Tu vuoi vendere il tuo corpo, ma questo male per te, te lo impediremo, diamo la caccia alla tua fonte di reddito: il cliente.

    Nellarticolo di Chiara Valentini pubblicato su questo stesso sito, Gunilla Ekberg nondice che le ricerche che mostrano il disagio delle prostitute sono state fatte solo suchi sta in strada. Parla di donne svedesi, ma il problema a cui ha risposto la leggecontro i clienti, come scrive Valentini, limmigrazione dai paesi impoveriti dellEste del Sud del mondo. Lo stesso rifiuto di quel tipo di immigrazione ha spinto nel2009 la Norvegia a cambiare rotta: poco prima aveva dichiarato inutilizzabile ilmodello svedese33, allarrivo delle nigeriane per le strade di Oslo lo ha adottato.

    Nellarticolo si afferma che finalmente i clienti sono mostrati come partecipi di unarete criminale. Ma siamo proprio sicure che lo siano veramente? Non stiamo forse

    DOSSIER - Prostitute e clienti 35

  • esagerando? E a proposito di reti di organizzazione della prostituzione, nello stes-so Centro sulla prostituzione di Stoccolma si dice che La legge ha aperto la portaagli intermediari (magnaccia) perch ha reso pi difficile per i venditori e gli acqui-renti di servizi sessuali entrare in contatto diretto gli uni con gli altri44.

    Si suppone poi che pagare per una prestazione sessuale sia una violenza controchi vi si sottopone. Per stranamente tale violenza sanzionata da una semplicemulta. Solo un cliente stato condannato alla prigione, nel 2005. Sar complicitmaschile (anche per le giudici donne?) o una vaga rimembranza del principio illu-ministico per cui non esiste reato se non vi parte danneggiata, cio se le perso-ne sono adulte e consenzienti nei loro atti, anche sessuali?

    Poi: i casi di traffico di esseri umani sarebbero diminuiti. Si tratta sempre di stime,ma potrebbe anche essere vero perch la legge svedese non ha dato una lira inpi ai progetti sociali ma ha finanziato le forze dellordine per effettuare ronde perle strade e sorveglianza sugli appartamenti. Intanto per i paesi vicini lamentanoche il proibizionismo in un solo paese significa che le reti di introduzione deimigranti che si dedicano alla prostituzione (nelle quali le storie orribili sono solouna parte della realt) spostano la loro attivit pi intensamente sui paesi confi-nanti. Ma la medesima polizia di Stoccolma interviene solo negli appartamentidove vi sono minorenni oppure molte donne straniere, nella speranza che almenouna di loro denunci. Altrimenti, se la persona adulta e consenziente, non vi reato. Dalla mia ricerca sul campo: Secondo la polizia, la maggioranza delledonne straniere che stata sorpresa in situazioni di prostituzione sapeva qualelavoro sarebbe andata a fare, e si era accordata con gli organizzatori per la sparti-zione dei proventi, altre hanno messo annunci per trovare altri lavori e sono statecontattate con la proposta di prostituirsi, mentre altre ancora erano gi prostitutein patria.

    Circa la met delle straniere fermate in appartamenti dove si dedicavano alla pro-stituzione ha parlato con la polizia: nessuna ha dichiarato di essere stata maltrat-tata o violentata dagli organizzatori, solo una ha dichiarato di pensare che se aves-se voluto rompere laccordo e tornare a casa sarebbe stata minacciata. Tuttavia iracconti sul mancato rispetto degli accordi sono molti. Daltra parte,le donne nonhanno nessuno a cui far ricorso se vengono ingannate (5).

    Se vogliamo veramente lottare contro chi costringe a prostituirsi (non tutte sonoconsenzienti) perch allora rinunciare a quella fonte di informazione importantis-sima che sono proprio i clienti? Il fatto di averli resi dei criminali non che propria-mente faciliti il loro contatto con le forze dellordine per fornire informazioni.

    Per la polizia usa tutte le dritte che le arrivano per impedire questi pericolosissi-mi atti sessuali tra adulti consenzienti, e va fiera delle irruzioni fatte nelle cameredalbergo prenotate da donne straniere e uomini autoctoni, magari su segnalazio-ne della stessa direzione.

    36 DOSSIER - Prostitute e clienti

  • E i servizi sociali considerano le prostitute come malate da curare: qualcuna sostie-ne di non aver mai avuto traumi di tipo sessuale, ma perch li ha rimossi, quindibisogna lavorare per richiamare alla mente ci che con tutta probabilit non mai accaduto.

    Il proibizionismo svedese sulla prostituzione poi fa il paio con quello sulle droghe,cio le sostanze psicotrope dichiarate illegali, sulle quali la repressione feroce, ele falsit diffuse dallo Stato ridicole (come il nesso di causalit tra consumo di deri-vati della canapa e schizofrenia). Anche qui vi il rifiuto delle politiche di riduzio-ne del danno, cos che vi sono lunghe liste di attesa anche per ottenere sostitutidelleroina, e nel frattempo si sta in strada per pagare i prezzi del mercato nero.

    E infine, lo status di vittima intoccabile pu dare degli insospettati vantaggi legali:se una prostituta deruba un cliente difficilmente questo andr poi a raccontare allapolizia che cosa gli successo e dove esattamente.

    Il modello svedese precisamente quello che si dice una legge criminogena, cioche genera di per se stessa dei crimini che nessuno avrebbe commesso in suaassenza, col proiettare la sua ombra proibizionistica su situazioni che la nostra sen-sibilit informata dalla filosofia illuministica e non pi dai moralismi delle chiese non designa pi come tali.

    Mettiamo tutto sotto il tappeto (informazioni dai clienti, voci delle prostitute, volon-t di migrare delle straniere) e soprattutto diamo la colpa dei reati scoperti neipaesi dove la prostituzione legale alle loro leggi (come se Olanda e Germanianon perseguissero sia il trafficking che lo sfruttamento delle prostituzione!), perpoter finalmente proclamare la vittoria del modello svedese.

    (05/03/2010)

    NOTE

    1. Socialstyrelse: Prostitution in Sweden 2007, Stockholm 2008.

    2. Nel rapporto della Socialstyrelse si legge: Tra le persone che abbiamo intervistato conunesperienza personale di prostituzione ve ne erano alcune che erano state intervistatein altri contesti in cui la loro opinione stata cancellata dal rapporto finale e non ave-vano desiderio di ripetere lesperienza. (op. cit. in nota 1, p. 12)

    3. Vedi sul sito del ministero della Giustizia norvegese: Purchasing sexual services inSweden and the Netherlands. Legal regulations and experiences, 2004

    4. Socialstyrelse: Prostitution in Sweden 2007, Stockholm 2008, pp. 47-48.

    5. Daniela Danna: Rapporto sulla citt di Stoccolma, in Prostituzione e vita pubblica inquattro capitali europee (Carocci, 2007), p. 59. (http://www.danieladanna.it/Prostitution_and_public_life.doc).

    DOSSIER - Prostitute e clienti 37

  • Com cambiato il mercato delle donne

    Maria Rosa Cutrufelli

    Larticolo, molto interessante, di Chiara Valentini mi ha fatto ripensare ai primi anniSettanta, quando il dibattito sulla prostituzione era molto acceso nel nuovo femmi-nismo e in particolare dentro lotta femminista, come si chiamava il gruppo inter-nazionale di cui facevo parte. Credo che possa essere istruttivo ripercorrere (moltoin sintesi) i punti salienti di quel dibattito, che forse pu aiutarci a vedere megliole novit che contiene la proposta svedese.

    Per cominciare, la prostituzione veniva allora considerata da molte femministeuna forma di violenza delluomo contro la donna, come dice appunto larticoloprimo dellattuale legge svedese. Ma questa forma di violenza non veniva, per cosdire, scorporata da un contesto pi complessivo. La prostituta, secondo le teoriedellepoca, era laltra faccia della casalinga (non per niente, si diceva, la moglie non gelosa della prostituta ma dellamante). Matrimonio e prostituzione infatti erano,a ben guardare, due istituzioni parallele. Non erano in guerra fra di loro, anzi si ali-mentavano e completavano a vicenda.

    Certo, era unaltra Italia quella di cui sto parlando. E un altro mondo. Un mondo incui la casalinga riceveva dal marito status sociale (e mantenimento, cio soldi) incambio di servizi domestici (fra i quali era compreso il servizio sessuale, il bennoto dovere coniugale). Il famoso libro di Kate Millett, Quartetto, parla di que-sto, mettendo in scena un faccia-a-faccia, un confronto politico, tra prostitute ecasalinghe. Ma in realt sono sempre le femministe, negli anni settanta, ad avereparola pubblica sullargomento.

    pi avanti, negli anni ottanta, che entrano in campo le prostitute in carne e ossacon la forza delle loro neonate organizzazioni, e il dibattito prende una piega diver-sa. Perch le prostitute da tempo non sono pi le schiave per le quali si era bat-tuta Lina Merlin, non sono pi sfruttate dallo Stato-lenone come allepoca dellecase chiuse e spesso non hanno nemmeno un pappone: sono e si dichiaranolavoratrici del sesso. Non vogliono essere considerate delle vittime, sostengo-no di non vendere sesso ma di scambiare servizi sessuali contro denaro e dico-no di aver fatto una libera scelta lavorativa. Libera, almeno, nei limiti delle umanepossibilit.

    38 DOSSIER - Prostitute e clienti

  • Su questo litigammo a non finire. Il femminismo si divise. Alcune si schierarono conle prostitute, altre restarono sulle loro posizioni (prostituzione=violenza maschile).

    Per quanto mi riguarda, io cercai di cambiare prospettiva. Scrissi un libro, Il clien-te, che provava a indagare il desiderio maschile (un vero continente oscuro).Scrissi quel libro perch avrei tanto voluto capire il motivo per cui un uomo consi-dera il sesso a pagamento non solo una faccenda normale, ma anche molto appe-tibile, perfino pi appetibile di una conquista amorosa (come diceva una maitres-se americana, che di uomini ne capiva: fica gratis non buona fica).

    Naturalmente si trattava solo di un tentativo di analisi, che suscit un certo inte-resse ma che rimase ai margini del dibattito politico in generale e femminista inparticolare. Eppure sono ancora convinta che, per affrontare la prostituzione, dal che bisogna partire: dalla domanda, che il motore del mercato, e non dallof-ferta. E la legge svedese lo fa, anche se a modo suo, cio punendo il cliente. Unrovesciamento dottica indubbiamente rivoluzionario e dalla parte delle donne: mala sanzione penale davvero efficace quando si affrontano problemi di questotipo? Continuo a dubitarne.

    Dagli anni ottanta, comunque, il mondo ulteriormente cambiato. E non in meglio,temo. Oggi sono tornate le schiave del sesso, grazie alla tratta e a varie altreforme di sfruttamento globale del corpo femminile (e non solo). E soprattutto oggici sono vari gradi e livelli di prostituzione che hanno bisogno, a mio parere, diapprocci differenti. C la migrante trafficata, ci sono le prostitute locali - donneche spesso hanno subito abusi e stupri o che vivono in condizioni di disagio socia-le, come denunciano le amiche svedesi - ma c pure la escort di lusso o la ragaz-za che esercita il mestiere solo per un tempo limitato, magari per pagarsi un viag-gio o addirittura gli studi.

    Anche nel passato, a dire il vero, esistevano svariate tipologie di prostitute. Ma erail sistema prostitutivo nel suo complesso a funzionare in modo differente (bastaleggere il bel libro di Paola Monzini Il mercato delle donne, Donzelli editore, perrendersene conto). Sta di fatto che oggi la prostituzione non pu pi essere consi-derata come un mercato unico e non nemmeno luniverso separato dei tempidelle nostre nonne: una specie di piovra con molti tentacoli, ciascuno dei qualidotato di una vita propria.

    Insomma non vorrei che la legge svedese - pur cos innovatrice - alimentasse lillusio-ne che il mercato delle donne sia composto esclusivamente da vittime e carnefici.Che pure ci sono. E quindi giusto proteggere le prime e perseguire i secondi. Maoggi come ieri - forse pi di ieri - la prostituzione non soltanto questo. In ogni caso,per capirla e affrontarla, mi sembra che dobbiamo tornare a discuterne, perch leleggi, i regolamenti, le sanzioni non mancano, ma la parola politica e il confronto s.

    (26/03/2010)

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  • La prostituzione come lavoro

    Giulia Garofalo

    La questione della prostituzione e del lavoro sessuale provoca grandi passioni econflitti in chi ha a cuore la giustizia sociale. Per chi non disposto ad accettaresemplificazioni del tipo la prostituzione violenza, o la prostituzione un lavo-ro come un altro, non facile avere direzioni per orientarsi su cosa pensare e per-ch. Il campo della prostituzione caratterizzato da una fortissima cristallizzazio-ne di potere, si pensi per esempio al fatto che, mentre qui si ragiona, chi vendesesso per lo pi esclusa-o da ogni dibattito sullindustria in cui, bene o male, lavo-ra, e vive una vita da criminale o semi tale. In questa situazione, per produrre cono-scenza che sia diversa dagli stereotipi in circolazione, chi studia i fenomeni socia-li ed economici deve necessariamente procedere con cautela. Operazione questaun po noiosa per chi di noi abituato ad occuparsi di policies, e sicuramente fati-cosa, perch, come dice Daniela Danna nel suo contributo a questo dibattito, inostri investimenti (materiali in senso ampio) nella prostituzione sono spessoparecchio dolorosi, come donne, ma anche,