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  • PK 1/6A PK

    1/6A

    EDIZIONIEIMONS Gruppo Editoriale Esselibri - Simone

    • L’autore e il romanzo • La trama • I personaggi

    • L’autore e il romanzo • La trama • I personaggi

    A cura di Ketty Montanino

    EDIZIONIEIMONS Gruppo Editoriale Esselibri - Simone

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    Promessi Sposi Promessi Sposi

    SINTESI BREVE CAPITOLO PER CAPITOLO

    SINTESI BREVE CAPITOLO PER CAPITOLO

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  • Sintesi dei Promessi sposi a cura di Ketty Montanino

    EDIZIONI SCOLASTICHE SIMONE

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  • PROPRIETÀ LETTERARIA RISERVATA

    Vietata la riproduzione anche parziale

    Copertina e progetto grafico di Fabiana Frascà

    Stampa: Officine Grafiche del Sud - Via Righi, 14 - Napoli

    ESSELIBRI S.p.A. - Via F. Russo, 33/D - 80123 NAPOLI

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  • Questo testo, che propone una lettura facilitata dei Promessi Sposi attraverso una rielaborazione sintetizzata dei trentotto capi- toli, viene incontro alle esigenze dei giovani per i quali lo studio integrale del romanzo si rivela arduo a causa della complessità dell’opera manzoniana.

    Il lavoro è stato strutturato in due parti: nella prima, costitu- ita da schede introduttive, sono affrontati la genesi, le redazioni, la lingua, il motore iniziale e la struttura del romanzo; la secon- da parte, invece, presenta l’analisi dei singoli capitoli (schema, riassunto, approfondimenti).

    Lo schema consente un’immediata ed efficace comprensione del contenuto del capitolo.

    Il riassunto è stato redatto utilizzando solo ed esclusivamen- te il discorso indiretto senza riportare passi del romanzo, per memorizzare immediatamente la trama della vicenda.

    Negli approfondimenti, infine, sono analizzati i caratteri, i ruoli e le situazioni dei personaggi, gli aspetti della società e della cultura del Seicento e i temi del romanzo che costituiscono i punti fondamentali dello studio scolastico dei Promessi Sposi.

    P remessa

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  • Schede introduttive

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  • Alessandro Manzoni: vita e opere

    Alessandro Manzoni nacque il 7 marzo 1785 a Milano dal conte Pietro e da Giulia Beccaria. A causa dei dissidi coniugali, che sfociarono nel 1792 in una separazione, Alessandro venne messo in collegio dal 1791 al 1801. Alla buona educazione classica lì ricevuta, il giovane Alessandro affiancò le letture di Parini, Alfieri e Monti, risentendo della cultura illuministica allora molto diffusa in Lombardia. Dal 1801 al 1805 strinse amicizia con Ermes Visconti e con gli esuli napoletani Lomonaco e Cuoco, che gli fecero conoscere le opere di Vico e di Machiavelli, suscitando in lui l'interesse per la storia dei popoli e la riflessione sull'unità d'Italia; sempre in questi anni Manzoni scrisse alcuni Sonetti e quattro Sermoni. Il 1805 segnò una svolta importante per Manzoni, che venne invitato a Parigi dalla madre: durante il soggiorno parigino Manzoni scrisse la sua opera giovanile più importante, il Carme in morte di Carlo Imbonati, dedicato al convivente della madre da poco scomparso, ed ebbe modo di frequentare i salotti culturali più importanti della capitale francese e di conoscere, così, il pensiero degli ideologi. Nel 1808 sposò Enrichetta Blondel, di religione calvinista, che si convertì due anni dopo al cattolicesimo; sempre nel 1810 i coniugi Manzoni celebrarono di nuovo il loro matrimonio, questa volta secondo il rito cattolico. E sempre del 1810 è la conversione di Manzoni alla religione cattolica, sulla quale egli tenne il riserbo più assoluto e che fu il frutto di un lungo travaglio interiore. Dopo la conversione Manzoni scrisse gli Inni Sacri, nei quali sono celebrate le più importanti festività cattoliche, il Conte di Carmagnola (1816-1819), in cui sono abolite le unità aristoteliche di tempo e di luogo, le Osservazioni sulla morale cattolica, in risposta al Sismondi che aveva rinvenuto nella religione cattolica la causa della corruzione italiana. Dopo un breve viaggio a Parigi tra il 1819 e il 1820 Manzoni compose l'Adelchi (1820-1822), due odi patriottiche, Marzo 1821 e Il cinque maggio, terminò l'ultimo inno sacro, La Pentecoste (1822), e si accinse alla stesura del suo unico romanzo, I Promessi Sposi. La sua adesione al Romanticismo venne espressa nella Lettre à M. Chauvet, scritta nel 1820 e pubblicata nel 1823, in cui Manzoni sostiene che il compito della poesia è quello di interpretare la realtà storica, mettendo a nudo gli stati d'animo e i sentimenti degli uomini. Nella lettera Sul Romanticismo al marchese Cesare D'Azeglio SC

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  • (scritta nel 1823, ma pubblicata solo nel 1870) Manzoni distingue all'interno del Romanticismo una parte positiva ed una negativa, condividendo con i romantici l'adesione al realismo e la polemica contro la mitologia e l'imitazione dei classici, mentre prende le distanze dagli aspetti irrazionali, tenebrosi, fantastici e medioevaleggianti del Romanticismo. Dopo il 1840 Manzoni, nel suo discorso Del romanzo ed in genere de' componimenti misti di storia e d'invenzione, negò l'utilità del romanzo storico, perché è solo la storia che ci fa conoscere la verità: di questo periodo sono la Storia della colonna infame, il Saggio comparativo sulla rivoluzione francese del 1789 e la rivoluzione italiana del 1859, e la relazione al ministro della Pubblica Istruzione Broglio, Dell'unità della lingua e dei mezzi per diffonderla, in cui ribadì l'adozione del fiorentino come lingua nazionale. Morì a Milano il 22 maggio 1873.

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  • I Promessi Sposi tra romanzo nero e romanzo storico

    Il soggiorno parigino (1806-1810) fu molto proficuo per Manzoni, che ebbe modo di entrare in contatto con gli intellettuali francesi che si richiamavano all'Illuminismo. La letteratura in voga nei salotti di quell'epoca comprendeva, oltre alle opere di Rousseau, Constant e del marchese de Sade, anche il romanzo nero o gotico: Il castello di Otranto di Walpole, Clarissa e Pamela di Richardson, I misteri di Udolfo e Italiano della Radcliffe, Monaco di Lewis, romanzi ambientati in atmosfere cupe e tenebrose e in cui il tema dominante è quello della perseguitata, cioè di una casta fanciulla che resiste eroicamente alle insidie e alle persecuzioni di un uomo bruto e libertino, per poi soccombere contro la propria volontà. La vicenda di Lucia rientra nello schema del romanzo nero: Lucia è una vergine insidiata e perseguitata da un uomo bruto e libertino, don Rodrigo, che, sprezzante dei rimproveri di un religioso, padre Cristoforo, la fa rapire con una carrozza dal convento dove si era rifugiata, e la fa rinchiudere in un castello cupo e sinistro sotto la custodia di un uomo perverso, l'Innominato. Dall'analisi dei vari romanzi gotici rileviamo che, nel Monaco di Lewis, Antonia è perseguitata da un monaco lussurioso; che Emily è rinchiusa dal suo persecutore in un castello (I misteri di Udolfo della Radcliffe), ed Ellen viene rapita e trasportata con una carrozza in un convento (Italiano della Radcliffe); che Manfredo, il persecutore di Isabella, viene affrontato e rimproverato da fra Girolamo (Il castello di Otranto di Walpole). Tutte le protagoniste dei romanzi neri soccombono al loro persecutore, e talvolta muoiono. Ma con Henry Fielding il finale incomincia a cambiare: infatti la perseguitata viene salvata da un uomo coraggioso che la sposerà (Tom Jones). Con Henry Fielding ebbe inizio una traformazione del romanzo nero, che portò alla nascita del romanzo bianco, di cui si servì qualche anno dopo Walter Scott: infatti Scott, ambientando nel Medioevo i suoi romanzi storici, nuovo genere letterario di cui fu l'iniziatore, fa salvare da un cavaliere senza macchia e senza paura le sue fanciulle perseguitate, in un'atmosfera luminosa in cui le occupazioni principali sono tornei e cavalcate. SC

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  • Manzoni non poteva avere simpatia per il romanzo nero, il cui contenuto contrastava con la sua visione religiosa della realtà, della morale e della vita. Manzoni, però, prese dal romanzo nero il tema della perseguitata e ne capovolse l'ottica, avvicinandosi così al romanzo bianco, a cui aggiunse l'intervento della Provvidenza che premia la virtù di Lucia con il matrimonio, e diede infine alla storia la forma di romanzo storico. Con Scott la storia aveva assunto il ruolo di reale protagonista; ad essa sono subordinate le vicende dei personaggi non più caratterizzati psicologi- camente, ma storicamente: infatti i personaggi, le loro vicende, i loro comportamenti, le loro abitudini vengono fatti derivare dalle particolari condizioni storiche di una data epoca. Manzoni non accolse acriticamente il nuovo genere letterario, come si evince da una lettera a Fauriel del 1821, in cui scrive: "Per illustrarvi rapidamente la mia idea sui romanzi storici, e per mettervi nelle migliori condizioni di correggerla, vi dirò che li concepisco come rappresentazione di una condizione determinata dalla società, per mezzo di fatti e caratteri così simili al vero che si possa reputarli come una storia or ora scoperta. Quando eventi e personaggi storici vi si trovano mescolati, credo che occorra rappresentarli in maniera rigorosamente storica; e perciò il carattere di Riccardo Cuor-di-Leone, per esempio, mi sembra difettoso nell'Ivanhoe." Già l'anno prima, nella lettera a M. Chauvet, Manzoni aveva affermato che compito della poesia era rivelare ciò che non