miniere di amianto in piemonte

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  • Amianto naturale in Piemonte Cronistoria delle concessioni

    e dei permessi di ricerca minerariaA

    mianto naturale in Piem

    onteCronistoria delle concessioni e dei permessi di ricerca mineraria

    CovermontamiantoOk 8-02-2008 15:10 Pagina 1

  • Amianto naturale in Piemonte

    Cronistoria delle concessioni e dei permessi di ricerca mineraria

    Introduzioni 8-02-2008 14:55 Pagina 1

  • Responsabile del progettoFerruccio Forlati

    Progetto e coordinamento generaleErmes Fusetti

    Con la collaborazione diLidia Giacomelli Barbara Coraglia

    Coordinamento editorialeLoredana Lattuca

    Progetto grafico ed impaginazioneArt Caf Advertising, Torino

    Finito di stampare nel mese di febbraio 2008 pressoLArtistica Savigliano, Savigliano (CN)

    Stampato su carta riciclata al 100% che ha ottenutoil marchio di qualit ecologica Ecolabel Europeo; pro-dotta da cartiere registrate secondo il sistema comu-nitario di ecogestione ed audit EMAS.

    ISBN: 978-88-7479-069-3

    Copyright 2008 Arpa Piemonte

    LArpa Piemonte non responsabile per luso che puessere fatto delle informazioni contenute in questodocumento.La riproduzione autorizzata citando la fonte.

    Per ricevere ulteriori copie del manuale: [email protected]

    Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale del PiemonteVia Pio VII, 9 - 10135 Torinowww.arpa.piemonte.it

  • REDAZIONE TESTO

    Il capitolo Descrizione ed inquadramento del testo stato realizzato da Ermes Fusetti1.Il capitolo 1 stato realizzato da Lidia Giacomelli1 con il contributo di Angelo Salerno2 e, per il capitolo 1.4, diCristiana Ivaldi5 e Ennio Cadum5.Il capitolo 2 stato realizzato da Paolo Falletti1 con il contributo di Lidia Giacomelli1 e Michele Morelli1.Il capitolo 3 stato redatto da Ermes Fusetti1 con il contributo per il capitolo 3.2 sulla concessione minierariadi Balangero-Corio (TO) di Daniela Caffaratto3 e di Massimo Bergamini4.I capitoli 3, 4, 5, 6, 7, 8 e 9 sono stati redatti da Ermes Fusetti1 con il contributo di Barbara Coraglia1 e di Pao-lo Falletti1 per i paragrafi relativi agli inquadramenti geologici.

    RICERCA DI ARCHIVIO

    La ricerca di archivio, la raccolta dei dati e lorganizzazione delle informazioni relative ai permessi di ricercae alle concessioni minerarie sono state realizzate da Ermes Fusetti1.

    FOTO E IMMAGINI

    Dove non diversamente specificato, immagini e foto inserite nel testo sono di Arpa Piemonte; il supporto carto-grafico utilizzato per le immagini una base geografica territoriale raster a colori alla scala 1:50.000, ingrandi-ta o ridotta in funzione delle diverse esigenze, derivata dagli originali vettoriali a scala 1:10.000 e 1:50.000 del-la C.T.R. (Carta Tecnica Regionale della Regione Piemonte) opportunamente modificati, sfoltiti ed elaborati daLuca Forestello1 (Forestello L., et alii 2005; Esperienze per la costituzione di una base dati territoriale alla sca-la 1:50.000 a supporto della produzione di tematismi e dellanalisi ambientale. Atti della 9 Conferenza Nazio-nale ASITA).

    REVISIONI

    A cura di Loredana Lattuca6, Ermes Fusetti1 e Lidia Giacomelli1.

    1 SC22 Centro Regionale per le Ricerche Territoriali e Geologiche Arpa Piemonte2 SS03.05 - Polo Amianto Area delle attivit regionali per lindirizzo e il coordinamento delle attivit per il rischio industriale e sviluppo

    economico compatibile Arpa Piemonte3 Sopraintendenza archivistica per il Piemonte e la Valle dAosta4 R.S.A s.r.l. - Societ per il Risanamento e lo Sviluppo Ambientale dellex miniera di amianto di Balangero e Corio5 SC20 - Centro Regionale per lEpidemiologia e la Salute Ambientale Arpa Piemonte6 SS01.01 - Comunicazione Istituzionale Arpa Piemonte

    Contributi

    Immagini e foto di copertina: da sinistra verso destra e dall'alto verso il basso:Lavori di manutenzione presso la miniera di Balangero (TO). Foto: La Gibuti lamianto non si lavora Editori il Risveglio, Ciri, 1994Ingresso di un pozzo di miniera presso SantIgnazio, Pessinetto (TO). Foto: E. Fusetti, Arpa Piemonte.Operaio addetto alla lavorazione del fronte di coltivazione della miniera di Balangero (TO). Foto: R.S.A. S.r.l.Nastro trasportatore e frantoio presso la miniera di Balangero (TO). Foto: La Gibuti lamianto non si lavora Editori il Risveglio, Ciri, 1994Originale dautore su Tavoletta 1:25.000 I.G.M. (Sampeyre 79 IV SE) del rilevamento effettuato per la realizzazione del Foglio Geologico in scala 1:100.000 n 78-79 Argentera - Dronero in: G. Ercolani, E. Morroni (2004). Carta Geologica dItalia interattiva; cartografia geologica storica Apat - 2 DVD Roma.Gradoni di coltivazione della ex-miniera di amianto di Balangero (TO). Foto: R.S.A. S.r.l.

    Introduzioni 27-02-2008 10:52 Pagina 3

  • Si ringraziano Paolo Piazzano e Giorgio Schellinodel Settore 10.7 Programmazione Interventi di Risanamento e Bonifiche della Direzione Regionale Ambiente.

    Si ringrazia inoltre il personale dipendente dellArchivio di Stato di Torino.

    Ringraziamenti

    Introduzioni 8-02-2008 14:55 Pagina 4

  • PREFAZIONE 9

    PRESENTAZIONE 11

    DESCRIZIONE ED INQUADRAMENTO DEL TESTO 13Lidea iniziale 13Finalit del testo 13Struttura del testo e guida alla lettura 15Tipologia dei documenti analizzati 16

    Documentazione darchivio 16Perimetrazioni 16

    1 MINERALI DI AMIANTO 191.1 Quali sono gli amianti? 201.2 Lamianto nella storia 21

    1.2.1 Origini 211.2.2 LIndustria Moderna 24

    1.3 Produzione e utilizzo degli amianti 251.4 Amianto ed effetti sulla salute 281.5 Alcuni riferimenti normativi 31

    2 IL QUADRO GEOLOGICO REGIONALE 332.1 Inquadramento 34

    2.1.1 Dominio Elvetico Delfinese 392.1.2 Pennidico inferiore 402.1.3 Pennidico medio o Brianzonese 402.1.4 Pennidico superiore 402.1.5 Zona Piemontese 402.1.6 Dominio Austroalpino 412.1.7 Zona del Canavese 422.1.8 Alpi meridionali 422.1.9 Magmatismo oligocenico 432.1.10 Bacini Cenozoici 43

    2.2 Sintesi della storia geologica del Piemonte 442.3 Ofioliti in Piemonte 472.4 Cenni sulle mineralizzazioni di amianto 492.5 Bibliografia essenziale 52

    3 CONCESSIONI MINERARIE 533.1 Introduzione 543.2 Concessioni San Vittore e Amiantifera di Balangero 55

    3.2.1 Introduzione 553.2.2 Inquadramento geologico 573.2.3 Cronistoria 58

    3.3 Concessione Auriol 773.3.1 Introduzione 773.3.2 Inquadramento geologico 783.3.3 Cronistoria 78

    Indice

    Introduzioni 25-02-2008 19:49 Pagina 5

  • 3.4 Concessione Bracchiello 1163.4.1 Introduzione 1163.4.2 Inquadramento geologico 1173.4.3 Cronistoria 118

    3.5 Concessione Alpe Rossa 1383.5.1 Introduzione 1383.5.2 Inquadramento geologico 1393.5.3 Cronistoria 139

    3.6 Concessioni Alpe Cruino e Punta Lunella 1463.6.1 Introduzione 1463.6.2 Inquadramento geologico 1473.6.3 Cronistoria 147

    4 PERMESSI DI RICERCA 161

    5 PROVINCIA DI ALESSANDRIA 1635.1 Erro Visone 164

    5.1.1 Inquadramento geologico 1645.1.2 Monte Vallaccia 1655.1.3 Monte Laione 167

    5.2 Val Lemme 1685.2.1 Inquadramento geologico 1685.2.2 Acquestriate - Le Colle 1695.2.3 Monte Lecco 173

    5.3 Stura di Valcerrina e Rio di Cossio 1755.3.1 Inquadramento geologico 1755.3.2 Ramengo 175

    6 PROVINCIA DI CUNEO 1796.1 Val Maira 180

    6.1.1 Inquadramento geologico 1806.1.2 Regione Serri 1806.1.3 Comba del Verous 1816.1.4 Colle Verdet 1836.1.5 Falco 1856.1.6 Costa Aurello 1866.1.7 Reina, Brione 1936.1.8 Morinesio 195

    6.2 Val Grana 1976.2.1 Inquadramento geologico 1976.2.2 Bottonasco 1976.2.3 Fontana del Pulaset 199

    6.3 Valle Varaita 2006.3.1 Inquadramento geologico 2006.3.2 Rocce della Balmassa 2016.3.3 Pusterle 2036.3.4 Costanza - Villaretto 205

    6.4 Alta Val Tanaro 2306.4.1 Inquadramento geologico 2306.4.2 Marogna 230

    Introduzioni 8-02-2008 14:55 Pagina 6

  • 7 PROVINCIA DI TORINO 2337.1 Val Pellice 234

    7.1.1 Inquadramento geologico 2347.1.2 Grange del Pis 234

    7.2 Area Pedemontana di Piossasco 2367.2.1 Inquadramento geologico 2367.2.2 San Giorgio, San Isidoro, Montagnazza 236

    7.3 Val Germanasca 2407.3.1 Inquadramento geologico 2407.3.2 Cugno, Cavallo Bianco 2407.3.3 Pomieri 2447.3.4 Trusciera 2477.3.5 Martoretto 2497.3.6 Punta Midi o Muret 252

    7.4 Spartiacque Dora Riparia Chisone - Sangone 2547.4.1 Inquadramento geologico 2547.4.2 Punta Chalvet 2557.4.3 Chabrepan 2577.4.4 Mentoulles, Fenestrelle, Clot, Pr Catinat 2577.4.5 Monte Malvisin 2617.4.6 Prato del Colle 2617.4.7 Chardonnet (Ciardonet), Orsiera, Punta Cristalliera 264

    7.5 Sauze dOulx 2667.5.1 Inquadramento geologico 2667.5.2 Borgo Basso, Sauze dOulx, Champarey 266

    7.6 Spartiacque Dora Riparia Stura di Vi - Ceronda 2737.6.1 Inquadramento geologico 2737.6.2 Monte Civrario 2747.6.3 Trichera 2767.6.4 Bertesseno, Torretta, Monte Crusat 2777.6.5 Arpone - Messa - Ricchiaglio - Lys 2807.6.6 Egrella 2857.6.7 Costa della Croce 286

    7.7 Valli di Lanzo 2887.7.1 Inquadramento geologico 2887.7.2 Brunetta 2887.7.3 Nonassa 3227.7.4 Uja di Mondrone 3247.7.5 Laietto 3267.7.6 Combanera 3287.7.7 Ciapil 3297.7.8 Cinaveri - Begone 3307.7.9 Punta Serena 3357.7.10 Uja di Calcante 3637.7.11 Cenere - Ordagna 3677.7.12 Col Paschiet 3717.7.13 Madonna Parai 373

    7.8 Area Pedemontana di Lanzo 3747.8.1 Inquadramento geologico 3747.8.2 Rio Fandaglia Brich Frera 374

    Introduzioni 8-02-2008 14:55 Pagina 7

  • 7.8.3 Tetto, Bric Cochetto 3777.8.4 Torrente Fandaglia, Monte Rolei 3797.8.5 Monte Basso 381

    8 PROVINCIA DI VERCELLI 3838.1 Val Sesia 384

    8.1.1 Inquadramento geologico 3848.1.2 Scarpia, Pian Misura 3858.1.3 Mud di Mezzo 390

    9 PROVINCIA DEL VERBANO CUSIO OSSOLA 3979.1 Val dOssola 398

    9.1.1 Inquadramento geologico 3989.1.2 Alpe Arnig 3989.1.3 Alpe Faio 4009.1.4 Monte Croce 401

    ALLEGATI 403ALLEGATO A estratto da: Cenni di statistica mineralogica 404ALLEGATO B 409Regio Decreto 29 Luglio 1927, n. 1443 410Resoconti delle riunioni della Associazione Mineraria del PiemonteSeduta del 15 ottobre 1927 419

    Introduzioni 27-02-2008 10:54 Pagina 8

  • Lamianto sul nostro territorio, a causa del massiccio impiego che ne sta-to fatto nel secolo scorso, storicamente costituisce una problematica di par-ticolare rilievo e il prezzo che stato pagato in termini di vite umane, in rela-zione alla lavorazione ed allutilizzo dellamianto in Italia ed in Piemonte, tri-stemente noto.Con lemanazione della legge n. 257/1992 che vieta lestrazione, limpor-tazione, lesportazione, la commercializzazione e la produzione di amianto ha avuto inizio unimportante opera di bonifica tuttora in corso.In questo contesto, limpegno della Regione Piemonte stato finalizzato a giun-gere, quanto prima, alleliminazione dei rischi connessi alla presenza di amian-to di origine antropica, con le bonifiche di Casale Monferrato e di Balangero,siti inseriti nel programma nazionale di bonifica.Limpegno della Regione Piemonte, per, non si limitato ad intervenire sutali fronti, ma si ulteriormente rafforzato ed esteso a tutti i campi in cui lapresenza di amianto pu essere causa di criticit.In questottica, lAssessorato Ambiente negli ultimi anni ha implementato leattivit gi in campo, dando avvio alla realizzazione della mappatura della pre-senza naturale di amianto sul territorio, compito demandato alle Regioni dal-lo Stato con il D.M. 101/2003.A tale scopo, nello spirito della normativa vigente ed in collaborazione con ArpaPiemonte stato dato corso ad un lavoro di individuazione delle aree carat-terizzate dalla potenziale o accertata presenza di amianto naturale, ovverodellamianto non posto in opera nei manufatti ma presente nelle rocce.I risultati delle attivit di mappatura ad oggi svolte hanno permesso di defini-re un importante quadro relativo alla presenza e distribuzione, sul territorioregionale, delle aree con potenziale ed accertata presenza di amianto.La presente pubblicazione frutto di parte delle attivit effettuate nellambi-to della mappatura - riporta quanto rinvenuto presso l'archivio dell'ex Distret-to Minerario del Piemonte e della Valle d'Aosta oggi conservato nellarchiviodi Stato di Torino in merito ai permessi di ricerca ed alle concessioni minera-rie per amianto, permettendo al lettore di immergersi in un ambiente di vitae di lavoro ormai tanto distante dalla nostra realt.Dalla lettura del documento emerge un quadro di indubbio interesse geologi-co, che evidenzia anche un cambiamento epocale nelle modalit e nelle con-dizioni di lavoro del secolo scorso; la presente pubblicazione si pone quindianche come un interessante strumento che consente di riflettere e prenderecoscienza dei passi che sono stati compiuti nella tutela della salute e dellam-biente nellarco di alcune decine di anni.

    Nicola De RuggieroAssessore allAmbiente della Regione Piemonte

    Prefazione

    9

    Introduzioni 8-02-2008 14:55 Pagina 9

  • La conoscenza del territorio, prerogativa fondamentale di Arpa Piemonte, alla base delle azioni di mitigazione dei rischi naturali, in qualsiasi forma essisi presentino, per la salvaguardia dellincolumit e della salute dei cittadini.Nel campo dei rischi naturali, il progredire della conoscenza non solo lega-to allo sviluppo scientifico e metodologico, ma anche alla conservazione del-la memoria storica e al recupero delle informazioni che per motivi diversi sonofinite nelloblio.

    In conseguenza dellemanazione del D.M. n. 101 del 18 marzo 2003 Rego-lamento per la realizzazione di una mappatura delle zone del territorio nazio-nale interessate dalla presenza di amianto, ai sensi dellarticolo 20 della leg-ge 23 marzo 2001, n. 93, la Direzione Ambiente della Regione Piemonte haaffidato ad Arpa Piemonte la realizzazione della mappatura della presenzadi amianto nellambiente naturale. Il sopraccitato D.M. prevede siano indivi-duati sul territorio regionale gli ammassi rocciosi caratterizzati dalla presen-za di amianto, oltre ai siti estrattivi di lavorazione di minerali e rocce possibi-li sede di mineralizzazioni di amianto.

    Successivamente allemanazione del D.M., la problematica della presenza natu-rale di amianto nellarco alpino occidentale stata ripetutamente agli onoridella cronaca, si pensi alla realizzazione di alcuni impianti in Val di Susa perle Olimpiadi invernali di Torino 2006 (Bob e Freestyle) ed alle vicende, ancoroggi non risolte, legate alla progettazione del tracciato della Linea Ferrovia-ria Torino-Lione, oltre ad una generale maggiore sensibilit verso le proble-matiche ambientali.

    Gi da alcuni anni lattivit di Arpa Piemonte, che vanta una lunga esperien-za nel campo delle analisi di controllo, monitoraggio e bonifica degli ambien-ti inquinati da fonti di emissione di origine antropica (industrie, manufatti, can-tieri, ecc.), si orientata e specializzata anche verso le problematiche con-nesse allindividuazione delle possibili sorgenti naturali; questo ad esem-pio il caso delle mineralizzazioni di amianto, che in conseguenza dellazionedegli agenti atmosferici o di attivit di scavo/movimentazione potrebbero indur-re una dispersione di fibre nellaria.

    Per quanto le mineralizzazioni di amianto siano peculiarit di particolari uni-t geologiche, la loro reale distribuzione difficilmente prevedibile ed indivi-duabile a priori se non con un rilevamento geologico di dettaglio e con lim-piego di tecniche analitiche complesse e dispendiose non facilmente e siste-maticamente applicabili sullintero territorio regionale. In passato, dove talimineralizzazioni presentavano concentrazioni interessanti dal punto di vistaestrattivo, si svilupparono delle attivit di ricerca mineraria. Il riconoscimen-to e lindividuazione dei settori dove le attivit estrattive ebbero luogo, con-corrono in modo significativo a delineare il quadro della distribuzione delle prin-cipali concentrazioni di amianto naturale. Il Piemonte, grazie alle specifichecaratteristiche geologico-strutturali e litologiche che hanno reso possibile lacristallizzazione di minerali di amianto nelle rocce, stato sede non solo diuna delle miniere di amianto pi importanti al mondo (miniera di San Vitto-re di Balangero Corio che arriv a produrre verso la fine degli anni 70 cir-

    Presentazione

    11

    Introduzioni 27-02-2008 10:55 Pagina 11

  • ca 160.000t annue di amianto), ma anche di concessioni minerarie e di nume-rosi permessi di ricerca minori dei quali in gran parte oggi si persa memo-ria.Il presente volume, che deriva da una minuziosa e sistematica ricerca esegui-ta presso larchivio dellex Distretto Minerario di Torino oggi conservato nellAr-chivio di Stato di Torino, da un lato contribuisce al recupero di una notevolemole di informazioni, dallaltro costituisce una solida ed omogenea base di rife-rimento per chiunque, amministratore, tecnico o cittadino, fosse interessatoin misura diversa a conoscere lubicazione delle attivit minerarie legate allamian-to, o semplicemente, quali erano le modalit e le condizioni di lavoro nelle areeminerarie.Allo stesso modo il dettaglio e la rigorosit con sui stata condotta lanalisidarchivio forniscono un importante contributo verso lindividuazione della distri-buzione sul territorio piemontese dellamianto naturale, rappresentando unprimo fondamentale tassello nel progetto mappatura della presenza di amian-to naturale in Piemonte.La strutturazione del volume simile a quella di un atlante e la scelta di ripor-tare integralmente i documenti cos come rinvenuti in archivio, inquadrati inuno schema rigidamente cronologico, concorrono a definire un documento ogget-tivo, valido nel tempo, dove linterpretazione chiaramente separata dal dato.

    Direttore Generale Arpa Piemonte

    12

    Introduzioni 8-02-2008 14:55 Pagina 12

  • 13

    Lidea inizialeLidea di pubblicare un volume specifico per la ricer-ca mineraria di amianto in Piemonte nata nel 2006in seguito alle ricerche effettuate presso larchivio del-lex - Distretto Minerario di Torino dalla strutturaSC22 di Arpa Piemonte, incaricata dalla DirezioneAmbiente della Regione Piemonte di realizzare unamappatura dellamianto naturale sul territorio regio-nale.Tale incarico stato affidato in seguito allemanazio-ne del D.M. n 101 del 18 marzo 2003 Regolamen-to per la realizzazione di una mappatura delle zone delterritorio nazionale interessate dalla presenza diamianto, ai sensi dellarticolo 20 della legge 23 mar-zo 2001, n. 93. Lallegato A del suddetto D.M. elen-ca quattro categorie di mappatura, tre relativeallamianto cosiddetto antropico in senso genera-le ed una specifica per lamianto naturale; per la rea-lizzazione della mappatura di questultima catego-ria il D.M. prevede lindividuazione degli ammassi roc-ciosi caratterizzati dalla presenza di mineralizzazionidi amianto e delle attivit estrattive (attivit sia in eser-cizio e sia dismesse) che coinvolgono rocce con pre-senza di amianto o comunque ubicate in aree indizia-te per la sua presenza. La Direzione Ambiente dellaRegione Piemonte stata individuata come strutturacompetente per le attivit di indirizzo e coordinamen-to della mappatura della presenza di amianto natu-rale della cui realizzazione stata incaricata laSC22 di Arpa Piemonte con Determinazione Dirigen-ziale n. 413 del 30/11/20041.Per la realizzazione della mappatura sono state rac-colte e prese in considerazione informazioni provenien-ti da fonti di varia natura (dati bibliografici, campiona-menti, segnalazioni e monitoraggi ambientali realizza-ti nellambito di procedure VIA/VAS, certificati anali-tici, attivit estrattive di litotipi indiziati per la presen-za di amianto, rilevamenti per il progetto di Cartogra-fia Geologica dItalia a scala 1:50.000, indagini e rile-vamenti specifici, ecc.) georiferite e ubicate su una car-ta geologica del Piemonte a scala 1:250.000 sempli-

    ficata e strutturata in funzione della mappatura. Aqueste informazioni sono state aggiunte le perimetra-zioni dei permessi di ricerca e delle concessioniminerarie di amianto accordate nel passato. stataquindi intrapresa una ricerca presso larchivio dellex- Distretto Minerario di Torino: ai fini della mappatu-ra era importante reperire alcune informazioni di basecome lubicazione dei permesso di ricerca, i minera-li ricercati (amianto in associazione o meno con altriminerali), la vigenza del permesso di ricerca o dellaconcessione mineraria, le variazioni delle perimetra-zioni dei permessi o lalternanze di ditte e societ inun permesso di ricerca o concessione mineraria. sta-ta raccolta una mole considerevole di materiale, pidi quella strettamente utile e necessaria per la map-patura; questo sia per comprendere correttamentequale fu il peso reale del permesso di ricerca o del-la concessione esaminata (funzione non solo della pre-senza dellamianto, ma anche della sua quantit e qua-lit, della vigenza del permesso e dellestensione del-la perimetrazione), sia perch al momento in cui sta-ta intrapresa la ricerca non era ancora del tutto defi-nita la tipologia di informazioni necessaria per la map-patura. Inoltre, sono state raccolte pi informazionipossibile per non precludere o per non dover nuova-mente esaminare i documenti nelleventualit tale ricer-ca avesse sviluppi futuri o portasse ad intraprende-re studi di natura varia (studi statistici, epidemiologi-ci, storici, geologici, studi di dettaglio su singole aree,ecc.).Alla fine del lavoro di ricerca in archivio emerso unquadro complessivo vasto, articolato e, se non ine-dito, almeno in parte ormai dimenticato, e dal qualesi compreso che la ricerca mineraria di amianto funel passato in Piemonte unattivit diffusa ed impor-tante anche se ebbe spesso carattere locale e fu con-dotta talvolta a livello famigliare (escludendo chiara-mente aree conclamate come quelle di Balangero eSampeyre-Casteldelfino).Vista la necessit di non lasciare nei cassetti la moledi informazioni considerevole raccolta e consideratalimportanza e lattenzione rivolta allamianto ai nostrigiorni, stato deciso di pubblicare un volume speci-fico per la ricerca mineraria di amianto in Piemonte.

    Descrizione ed inquadramento del testo

    1 Regione Piemonte, Direzione Ambiente Mappatura del territorio regionale interessato dalla presenza di amianto nellambiente naturale(D.M. n. 101, 18 marzo 2003) Rapporto interno maggio 2006

    Introduzioni 8-02-2008 14:55 Pagina 13

  • A titolo esemplificativo per comprendere quale fosse la percezione della sicurezza del lavoro nelle miniere e nelle cave siriporta di seguito un estratto da Resoconti delle Riunioni della Associazione Mineraria del Piemonte Torino (Anno II, n. 1 Seduta 17 gennaio 1925 Pinerolo Tip. G. Ferrero); tale estratto farebbe sorridere se largomento non fosse di estremaseriet trattandosi di vite umane. Si riferisce alla situazione americana, ma probabile che la percezione della sicurezza dellavoro in miniera in quel tempo fosse simile a quella italiana anche se in premessa si sottolinea quanto qui il fenomeno fos-se pi contenuto. Dal testo emerge con chiarezza come a quel tempo linfortunio in miniera o in cava fosse considerato fisio-logico, quasi normale: una rivista specializzata, nel tentativo di contribuire alla riduzione degli infortuni sul lavoro nelle minie-re propose una specie di lotteria a premi nella quale il punteggio finale dei concorrenti, in questo caso le ditte, era determi-nato dal minor numero di infortuni registrato nellanno piuttosto che ad esempio dalle misure di sicurezza o di prevenzionepreviste o attuate o dalle risorse economiche impiegate dalla ditta per migliorare la sicurezza nei luoghi di lavoro. noto come la percentuale degli infortuni nelle miniere dellAmerica del Nord sia fortissima, in confronto specialmente aquanto si verifica tra noi [Italia ndr].Una rivista americana ha avuto lidea di indire un concorso sotto gli auspici dellUfficio delleMiniere degli Stati Uniti, fra le miniere e le cave che durante il 1925 avranno avuto il minor numero di infortuni.Le lavorazioni sono divise in tre categorie: miniere di carbone, miniere metalliche, cave; e ad ognuna delle tre assegnatoun premio eguale che consiste in una statua di bronzo, rappresentante una madre col bambino in braccio che attendono ilritorno del padre dal lavoro.La statua che stata modellata da uno dei pi celebri scultori dAmerica (che deve essere italiano perch si chiama Begnidel Piatta) verr collocata in una posizione in vista nella miniera o nella cava.Ogni impiegato tecnico dellazienda ricever un diploma di benemerenza.Lassegnazione del premio verr fatta secondo le indicazioni fornite dallUfficio delle Miniere.Lidea evidentemente geniale, e sar interessante vedere lanno venturo quali saranno le percentuali minime di infortuni.

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    Finalit del testoIl fine di questo lavoro quello di recuperare, orga-nizzare e rendere disponibili a chiunque fosse interes-sato informazioni sullattivit estrattiva di amiantominore della quale si attualmente persa memo-ria. Per quanto riguarda le attivit minerarie di mag-gior peso, in particolare quelle della ex-amiantifera diBalangero (TO), possibile trovare facilmente infor-mazioni in fonti di diversa natura, mentre per le atti-vit che ebbero portata minore (in termini di estrazio-ne o vigenza), risulta arduo e difficoltoso rintracciarenotizie o indicazioni. Chiaramente, in un volume chetratti la ricerca mineraria di amianto in Piemonte, nonpoteva essere del tutto ignorato il giacimento diamianto di Balangero al quale stato dedicato un appo-sito capitolo, anche se descritto in forma sinteticarispetto alle altre concessioni minerarie in quanto meri-terebbe da solo per la lunga vigenza e limportanzache rivest un volume a parte.Lorganizzazione del testo in ambiti geografici (cfr. infra)risulta utile ed efficace per tutti coloro (amministra-tori pubblici, locali, tecnici del territorio o semplici cit-tadini) che fossero interessati a conoscere se in undeterminato settore del territorio piemontese nelsecolo scorso furono o meno intraprese ricercheminerarie di amianto.

    Tale volume si pone inoltre il duplice scopo di mante-nere viva la memoria storica di tale attivit e di ren-dere omaggio alle persone che in tale attivit viderocompromessa la salute se non la vita stessa. Infat-ti, sono state riportate non solo le informazioni circalubicazione delle aree interessate da lavori di ricer-ca mineraria di amianto ma anche tutte le informazio-ni utili a comprendere quali erano le modalit di col-tivazione delle miniere (per lo pi trincee modeste ubi-cate in localit spesso di difficile accesso dove alleproblematiche intrinseche al duro lavoro minerario siaggiungevano quelle del trasporto del materiale e quel-le legate alle condizioni meteorologiche rigide), le rea-li condizioni di lavoro, chi e quanti erano i minatoriimpiegati, da dove provenivano le ditte, quali erano idispositivi di sicurezza e quale era la percezione del-la pericolosit dellinalazione delle polveri damianto.Sono state riportate anche le informazioni relative adinfortuni, alcuni dei quali mortali, accaduti nei cantie-ri di lavorazione con il proposito da un lato di ricorda-re che nelle miniere di amianto, cos come in tutte leminiere, gli operai e gli addetti ai lavori erano quoti-dianamente esposti a rischi e pericoli che si somma-vano e forse soverchiarono quelli gi alti dovutiallesposizione allamianto e dallaltro con lintento direndere omaggio e mantenere vivo il ricordo delle per-sone che hanno perso la vita nel lavoro, perch il lorosacrificio sia sempre da monito e il livello di attenzio-ne e di sicurezza nei luoghi di lavoro sia sempre man-

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  • Vista lattenzione rivolta oggigiorno allargomentoamianto, stato deciso, per limitare quanto pi pos-sibile il campo di interpretazione, di riportare integral-mente documenti o parte di essi utilizzando il carat-tere italico - corsivo. In questo modo il lettore potrfarsi unidea personale di quanto trascritto, avendosempre la possibilit di distinguere il testo originaledallinterpretazione o da quanto scritto dallautore del-la ricerca. Proprio per non incorrere in errori di inter-pretazione, in ambiguit o in equivoci il testo statostrutturato secondo un rigoroso ordine cronologico deidocumenti e degli atti amministrativi rinvenuti inarchivio; tale scelta narrativa, pur avendo il difetto direndere la lettura del testo rigida, poco fluida e talo-ra difficile, ha il merito di essere pratica, funzionalee utile ad inquadrare le storie minerarie in un conte-sto temporale chiaro e preciso e di avere sempre pre-sente la situazione contemporanea delle diverse areein cui i permessi di ricerca operarono quando questisi sovrapposero cronologicamente e/o geograficamen-te. La cronistoria definita quindi dalla scansione tem-porale dei documenti rinvenuti in archivio. Nelle areedove la storia mineraria fu particolarmente comples-sa ed articolata, a causa della sovrapposizione e del-lalternanza di pi permessi di ricerca, stato utiliz-zato un espediente grafico allo scopo di rendere pichiara ed agevole la lettura; tale espediente consistenellutilizzare un colore di fondo della data specificoper ognuno dei permessi o dei settori che concorro-no a definire unarea trattata unitariamente. La lettu-ra rigorosa della sequenza cronologica dei documen-ti definisce nel complesso la cronistoria dellintera areaindagata (caratterizzata dallintreccio e dalla sovrap-posizione delle storie dei diversi permessi), mentrela lettura della sequenza dei documenti caratterizza-ti da date con il medesimo colore di fondo forniscela cronistoria di un permesso di ricerca o di un setto-re singolo dellarea.

    Un aspetto a parte riguarda quello delle generalit edei dati sensibili (razza, etnia, religione, orientamen-to politico o sessuale, stato di salute, affiliazioni) del-le persone coinvolte nelle diverse storie minerarie cheinevitabilmente sono citati e riportati negli atti e nel-la documentazione esaminati. In archivio, oltre anome e cognome dei richiedenti i permessi, si trova-no spesso informazioni relative alla residenza, e tal-volta anche alla situazione economica e finanziaria,nonch alla vita privata delle persone: era prassi infat-ti, quando un cittadino richiedeva un permesso di ricer-ca e questo non era noto al Distretto Minerario, chie-dere alla Prefettura competente una relazione sullecapacit tecniche ed economiche del richiedente; laPrefettura quindi rispondeva con un documento scrit-to informando il Distretto su quanto era a loro cono-scenza, compresi dati di natura personale e privata.

    tenuto alto. Si potr osservare come la descrizionedegli infortuni, rigidamente incorniciata nella scansio-ne cronologica degli atti e dellistruttorie che descri-vono il normale svolgimento dellattivit mineraria, risul-ta spesso asettica e che linfortunio era consideratoquasi fisiologico e non aveva particolari ripercussio-ni sullattivit delle miniere che non subiva variazio-ni (per lo pi rallentamenti).Talora emerge anche dagli scritti lo scetticismo concui veniva considerata la cancerogenicit dellamian-to spesso considerata capriccio ecologico - ambien-tale senza fondamento scientifico, utilizzato secondole societ di estrazione come strumento denigratorioper screditare o colpire lattivit. Tale scetticismo nonera solo prerogativa della classe dirigenziale o dei tito-lari dei permessi che avevano nella produzione del-lamianto ovvi interessi e ricadute economiche, maanche degli operai stessi, spesso restii a considera-re lamianto e le relative misure di protezione e di sicu-rezza con il giusto peso.

    Struttura del testo e guida alla letturaLa struttura del testo a grandi linee quella di un atlan-te organizzato in schede di diversa lunghezza che trat-tano in maniera didascalica e secondo una rigorosa scan-sione temporale la storia mineraria della ricerca di amian-to di specifici settori del territorio piemontese.La parte che riporta le informazioni ricavate dalla ricer-ca di archivio preceduta da due capitoli propedeu-tici che trattano luno (cap. 1) i minerali di amianto insenso lato (quali sono, origine del termine ed impie-go nella storia, legislazione) e laltro (cap. 2) la geo-logia del Piemonte e i contesti geologici in cui si col-locarono i principali lavori di ricerca mineraria diamianto, fornendo nel complesso anche un caratte-re scientifico al volume. possibile distinguere poi la parte di ricerca di archi-vio in due argomenti principali. Il primo (cap. 3) trattale concessioni minerarie di amianto e ogni capitolo ripor-ta le vicende minerarie di ogni singola concessione, com-preso leventuale avvicendarsi dei permessi di ricercache precedettero o seguirono il conferimento. Il secon-do argomento, pi consistente per numero di pagine(cap. 4, 5, 6, 7, 8 e 9), tratta la storia mineraria deipermessi di ricerca; questa parte strutturata sullabase di una preliminare suddivisione secondo limiti pro-vinciali; i permessi sono poi stati a loro volta raggrup-pati in macro aree geografiche che costituiscono sin-goli capitoli allinterno dei quali sono descritte le sto-rie minerarie dei relativi permessi di ricerca.

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    2 Regio Decreto n. 1443, 29/07/1927 Vedere allegato B

    Nel presente lavoro non sono stati riportati, trannein rari casi necessari per la comprensione della sto-ria mineraria o utili per le finalit del testo, i dati sen-sibili dei titolari di permessi o concessioni eventual-mente rinvenuti in archivio. Quando tali dati sonostati riportati, i nomi e i cognomi a cui si riferisco-no sono stati indicati con le iniziali per non esseredirettamente individuabili e riconoscibili (tali dati sonoinfatti disponibili presso un archivio pubblico acces-sibile a chiunque).In linea generale sono stati riportati nome, cognomee, dove presente, lindicazione generica della residen-za dei titolari, delle maestranze e degli istruttori del-le pratiche di accoglimento quando queste furono avan-zate prima del 1950. Per quelle avanzate successi-vamente, nomi e cognomi sono stati riportati integral-mente solo nel caso della trattazione delle concessio-ni minerarie (vista limportanza e la notoriet) o nelcaso in cui lattivit mineraria dei titolari dei permes-si di ricerca fosse nota e conclamata; per tutti gli altricasi dopo il 1950 sono state riportate le inizialigeneriche del nome e del cognome dei titolari o delpersonale eventualmente citato nei documenti.

    A fine testo inoltre stato inserito un allegato nel qua-le sono riportate le informazioni sulla presenza diamianto nel territorio regionale citate in un volume del1835; tale volume, importante in quanto definisce unquadro omogeneo e fornisce una prima indicazione dimassima sulla distribuzione delle materie prime mine-rali, tra cui anche lamianto, sullintero territorioregionale, stato usato come base di partenza di rife-rimento per il presente volume. Anche in questocaso stato deciso di riportare le informazioni sul-lamianto integralmente, suddivise secondo raggrup-pamenti di tipo geografico amministrativo, coscome citate nel testo originario.

    Tipologia dei documenti analizzati

    Documentazione darchivioLa documentazione presa in esame archiviata in treversamenti che rappresentano tre momenti tempo-rali diversi in cui il materiale proveniente dallex Distret-to Minerario di Torino stato fisicamente consegna-to allArchivio di Stato di Torino. I versamenti quindinon hanno alcun significato cronologico, tematico o pro-

    cedurale. Ciascun versamento suddiviso in cartel-le, contenenti a loro volta numerosi fascicoli; in lineadi massima ad ogni fascicolo corrisponde un permes-so di ricerca o una concessione mineraria. In alcuni casiper allinterno di un singolo fascicolo sono statiarchiviati documenti di pi permessi di ricerca, oppu-re la documentazione relativa ad un permesso di ricer-ca stata archiviata, anche solo in parte, nel fascico-lo di un altro permesso di ricerca. Questa dispersio-ne ha comportato alcune difficolt nel definire un elen-co dei fascicoli da consultare e talora, anche in con-seguenza della frammentariet delle informazioni e nonorganicit della catalogazione dei documenti, ha richie-sto un notevole sforzo per la ricostruzione della sto-ria cronologica degli eventi, risultata non sempre age-vole o definibile in maniera lineare ed esaustiva.La documentazione reperibile nellarchivio dellex -Distretto Minerario di Torino (struttura prepostaallistruttoria delle pratiche relative alle concessioniminerarie e ai permessi di ricerca di minerali di pri-ma categoria) generalmente posteriore al 19272,anno della promulgazione della legge mineraria checlassific lamianto come minerale strategico di pri-ma categoria; solo in alcuni casi stato possibile risa-lire ad informazioni precedenti a tale data, informa-zioni che dovrebbero essere ricercate in altri archivicome ad esempio quelli comunali.Nel complesso la documentazione esaminata abbrac-cia un arco temporale corrispondente allincirca allin-tero XX secolo; la maggioranza dei permessi di ricer-ca si colloca in un periodo di alcune decine di anni,approssimativamente tra la met degli anni 30(quando la ricerca mineraria sub un forte incremen-to in seguito alla condizione di autarchia conseguen-te alla particolare situazione politico-economica delPaese) e la met degli anni 60, con un picco intor-no agli anni 50.Sono stati presi in considerazione tutti i fascicoli del-larchivio che contemplavano la ricerca di amianto, spe-cificatamente o in associazione ad altri minerali,anche nel caso in cui la ricerca di amianto fu di pococonto o del tutto inesistente. Non raro infatti trova-re permessi di ricerca di amianto di vigenza brevissi-ma o permessi di ricerca nei quali lattivit minerariafu sostanzialmente rivolta ad uno dei minerali chiestiin associazione allamianto (in particolare talco). Inrari casi sono state trovate informazioni sulla presen-za di amianto nella documentazione di permessi nonaccordati per la ricerca di tale minerale.La tipologia di documentazione disponibile esamina-ta quella relativa agli atti volti ad ottenere un per-messo di ricerca mineraria, una loro eventuale proro-ga, un rinnovo o, eventualmente, una trasformazione

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    in concessione mineraria (Determinazioni di accogli-mento, di proroga o di rinuncia, contenziosi tra ditteconcorrenti, rapporti di sopralluogo e, quando presen-ti, relazioni geominerarie, denuncie di esercizio, ecc.).

    PerimetrazioniIn linea generale stato quasi sempre possibile risa-lire alla perimetrazione dellarea per la quale veniva chie-sto il permesso di ricerca o la concessione mineraria,tracciata su planimetrie allegate alle istanze di acco-glimento: le basi topografiche utilizzate erano quasi sem-pre gli ingrandimenti alla scala 1:10.000 (talvolta1:5.000) delle tavolette topografiche I.G.M. (Istituto Geo-grafico Militare) a scala 1:25.000, anche se sono pre-senti talvolta basi topografiche a scala 1:25.000 o, spe-cie per i documenti pi antichi, piante catastali a sca-la di maggior dettaglio ma di difficile trasposizione.Le perimetrazioni sono lentit di base e il riferimen-to giuridico di ciascun permesso di ricerca o conces-sione mineraria, nonch loggetto principale di riferi-mento della ricerca di archivio. necessario a questo punto chiarire il significato geo-grafico e geologico di tali perimetrazioni, i cui limiti furo-no tracciati sulla carta congiungendo con segmenti diretta punti topografici ben individuabili sul terreno, subor-dinatamente seguendo limiti geografici netti ed eviden-ti (corsi dacqua, creste montuose, strade) e/o, menofrequentemente, lungo i limiti amministrativi comuna-li. Le perimetrazioni sono quindi tracciate secondo cri-teri topografico amministrativi e non secondo crite-ri geologici, geomorfologici o strettamente giacimen-tologici. La perimetrazione non indica necessariamen-te la presenza assoluta di una determinata mineraliz-zazione allinterno dellintero poligono ed una sua assen-za allesterno, ma indica genericamente un settore nelquale stata riconosciuta una concentrazione localeo puntuale di un determinato minerale, il cui studio esfruttamento avrebbe eventualmente potuto portareallindividuazione di un giacimento di importanza eco-nomica e ad una trasformazione dellarea, o di una par-te di essa, in concessione mineraria.

    La perimetrazione, oltre a dare il diritto alla ditta richie-dente di eseguire ricerche minerarie nel territorio deli-mitato, preservava larea dalla possibile ingerenza diditte concorrenti. Il canone annuo da pagare allo Sta-to era funzione dellestensione del permesso di ricer-ca o della concessione mineraria, e la perimetrazio-ne rappresentava un giusto compromesso tra la pre-sunta estensione laterale del giacimento (definita inmaniera ipotetica e talora intuitiva dalla ditta richie-dente), il costo del canone da pagare allo Stato e lanecessit di impedire a societ concorrenti di sfrut-tare il giacimento della cui scoperta non avevano ilmerito. In linea ipotetica, un permesso di ricerca pote-va trasformarsi tutto o in parte in concessione mine-raria nel momento in cui la mineralizzazione individua-ta preliminarmente fosse stata giudicata di interes-se commerciale. Il permesso di ricerca veniva accor-dato per due anni (raramente per uno o per tre) a cuipoteva seguire un numero limitato di proroghe oltreil quale il titolare era costretto a rinunciare al permes-so o a decidere per una conversione di questo o diparte di questo in concessione mineraria. La conces-sione mineraria veniva accordata per alcune decinedi anni e il canone annuo da pagare allo Stato, fun-zione anchesso dellestensione della perimetrazione,era chiaramente pi alto di quello dovuto per il per-messo di ricerca.Tutte le perimetrazioni sono state georiferite tramitelutilizzo di un G.I.S. (Geographic Information System)e la georeferenziazione pu essere considerata suf-ficientemente precisa in quanto stata effettuata uti-lizzando la stessa base topografica I.G.M. sulla qua-le sono stati tracciati i limiti degli originari permessio delle concessioni. Le perimetrazioni cos ottenutesono state quindi riportate su un supporto cartogra-fico diverso ed inserite nel testo. Il supporto cartogra-fico utilizzato la C.T.R (Carta Tecnica Regionale) ascala 1:50.000 derivata dallelaborazione della C.T.R.a scala 1:10.000 della Regione Piemonte opportuna-mente modificata, sfoltita ed integrata dalla SC22 diArpa Piemonte. La scala di rappresentazione delle figu-re nel testo diversa in funzione delle diverse esigen-ze di rappresentazione.

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  • Minerali di amianto 1

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  • Utilizzo occasionale.Minor numerodi giacimenti minerari

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    A giustificazione dello studio intrapreso si ritiene indispensabile una breve premessa di carattere storico ed eco-nomico sul minerale, o meglio, sul gruppo di minerali che furono in passato oggetto di unattivit di ricerca mine-raria importante, come testimoniato dalla mole di documenti reperiti presso lArchivio di Stato di Torino, di cuiviene di seguito riportata la trascrizione delle parti pi significative ed interessanti dal punto di vista socio-cultu-rale e giacimentologico, scopo principale del presente volume.

    Lamianto, chiamato anche indifferentemente asbe-sto (la prima dizione maggiormente utilizzata nei pae-si di lingua neolatina e dellEuropa meridionale, men-tre la seconda nei paesi dellEuropa settentrionale edel Nord America), comprende 6 minerali naturali astruttura fibrosa definiti dalla normativa vigente [tab.1_1] che hanno avuto, o hanno tuttora in alcuni Pae-si, un interesse economico; tali minerali appartengo-no alla classe chimica dei silicati e alle serie minera-logiche del serpentino e degli anfiboli.Si precisa che i minerali di serpentino e di anfibolopossono presentare abito fibroso o non fibroso; la varie-t con morfologia fibrosa quella definita amiantoo asbesto. I termini asbestiforme e fibroso sono uti-lizzati per indicare minerali caratterizzati da una mor-fologia simile agli asbesti.

    1.1 Quali sono gli amianti?La caratteristica degli amianti e dei minerali asbesti-formi in generale quella di separarsi in fibre sottilied assai resistenti, dove per fibra si intende una for-ma allungata con un rapporto lunghezza/diametro mag-giore di 3:1 (Belluso et alii, 19971).Sono minerali presenti in molte parti del globo terre-stre e le miniere da cui si estraggono sono general-mente a cielo aperto; lamianto si ottiene facilmentedalla roccia madre incassante tramite processi dimacinazione e arricchimento.In natura i silicati fibrosi sono numerosi: moltiminerali della famiglia degli anfiboli (costituita da cir-ca 40 membri), si presentano in forma fibrosa e per-tanto gli amianti potrebbero essere pi numerosi diquanto ligiene industriale ne prenda in considera-zione2.

    Definizione di legge Minerale Formula chimica** Utilizzocorrispondente

    Crisotilo white asbestos crisotilo Mg3(Si2O5)(OH)4dal greco: fibra doron. CAS* 12001-29-5

    Crocidolite blue asbestos Riebeckite - glaucofane Na2Fe3+

    2Fe2+

    3(Si8O22)(OH)2dal greco: fiocco di lanan. CAS 12001-28-4

    Grunerite damianto (Amosite) Cummingtonite-Grunerite (Mg, Fe2+)7Si8O22(OH, F)2Brown asbestosAsbestos Mines of South African. CAS 12172-73-5

    Tremolite di amianto Tremolite Ca2Mg5Si8O22(OH)2Dalla Val Tremola, Svizzeran. CAS 77536-68-6

    Actinolite di amianto Actinolite Ca2(Mg,Fe2+)5Si8O22(OH,F)2

    dal greco: fibra raggiatan. CAS 77536-66-4

    Antofillite di amianto Antofillite (Mg,Fe)7 (Si8O22)(OH)2dal greco: garofanon. CAS 77536-67-5

    Tab. 1_1Minerali regolamentati (art. 23 del D. Lgs. n. 277 del 15 agosto 1991 classificazione ripresa dal D. Lgs. 257/06 decretoamianto - che aggiorna il D. Lgs. 626/94 titolo VI-bis art. 59-ter).* Chemical Abstracts Service (CAS) - il numero CAS il numero con cui viene assicurata la completa identificazione dellesostanze chimiche.** trattandosi di sostanze naturali, la formula chimica riportata da considerarsi una di quelle possibili.

    Veri e propri mineraliindustriali

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  • 1.2.1OriginiPrima di parlare di utilizzo propriamente commercialeo industriale di questi minerali (e questo accade solodalla fine del XIX secolo), possiamo spingerci ben indie-tro nel tempo, accennando a riferimenti storici e curio-sit su questo materiale risalenti ad alcune migliaia dianni fa.Notizie sulla scoperta e sullutilizzo nella storia di que-sto materiale si rinvengono in moltissime pubblicazio-ni, privilegiando talora un aspetto o un periodo stori-co; questo argomento stato trattato in modo este-so e completo dagli autori americani Ross & Nolan(2003)3 e, ritenendo opportuno non sintetizzareeccessivamente questo tipo di informazioni, di note-vole interesse sia dal punto di vista socio-culturale siaeconomico, si deciso di effettuare la traduzione dellavoro sopra citato, rimandando per ulteriori riferimen-ti allampia bibliografia allegata al medesimo.I diversi vocaboli utilizzati nellantichit per indicare iminerali di asbesto asbestos, asbestus, asbestinon,asbest, asbeste, asbeston, abeston, amiantos, amian-tus, amianthus, amiant e amiante possono essere rin-tracciati negli scritti dei primi filosofi greci e derivanodalluso dei due termini e Il termine (trascritto comeamiantos nel nostro alfabeto),se usato come sostantivo unsinonimo di asbesto, se aggetti-vo significa puro o immacolato(incorruttibile).Il termine (trascrittocome asvestos e non asbestos)se usato come sostantivo indicala calce viva (CaO), mentre comeaggettivo significa inestinguibile.La traduzione latina dei terminigreci ha provocato un po di con-fusione, a causa probabilmentedella difficolt di tradurre le com-plesse declinazioni di sostantivi eaggettivi dal greco in latino.

    Il medico, botanico, farmacista greco DioscoridePedanio di Cilicia (40 90 d.C.) nel suo De MateriaMedica racconta di una pietra immacolata ( - amiantos lithos), proveniente da Cipro esimile ad alluminio fissile, che poteva essere messain forno senza essere consumata dal fuoco. Nel gre-co moderno il sostantivo lithos omesso esostituito con (amiantos), sinonimo del lati-no e inglese asbesto, del tedesco e russo asbest, delfrancese asbeste e amiante e dellitaliano e spagno-lo asbesto e amianto.Come sopra riportato, gli antichi scrittori greci usava-no il termine (asvestos) per indicare la cal-ce viva e tale significato rimasto nel greco moder-no; tuttavia Plinio il Vecchio (Gaio Plinio Secondo, 23-79 d.C.) nel suo Naturalis Historia, apparentemen-te fraintendendo luso di questo termine ripreso dai pri-mi filosofi greci, sostitu il termine , con lam-biguo (asbetinon), che interpret comemateriale non combustibile, alludendo ad un linoincombustibile, purificato dal fuoco e definito anche linovivo, usato come manto funebre per la cremazione deire: infatti il fuoco lo rendeva bianco e puro ed impedi-va la contaminazione delle ceneri reali [fig. 1_1].Sempre Plinio il Vecchio ne cit un ulteriore impiego,che consisteva nel porre intorno al tronco degli albe-

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    1.2 Lamianto nella storia

    1 Belluso E., Ferraris G., Alberico A. (1997) - Amianto, la componente ambientale: dove, quali e come sono gli amianti nelle Alpi Occidentali?In: Lamianto: dallambiente di lavoro allambiente di vita. Nuovi indicatori per futuri effetti a cura di Minola C., Scansetti G., Piolatto G.,Massola A.; Fondazione Salvatore Maugeri, IRCCS, Pavia 1997 - I Documenti: 12.

    2 Ove non diversamente specificato molte delle considerazioni riportate sono tratte dalla sezione tematica amianto del sito istituzionale di ArpaPiemonte, curata dalla struttura Polo Amianto http://www.arpa.piemonte.it

    3 Ross M., Nolan R.P. (2003) - History of asbestos discovery and use and asbestos-related disease in context with the occurrence of asbestoswithin ophiolite complexes. In Dilek Y., Newcomb S. eds., Ophiolite concept and the evolution of geological thought. Boulder, Colorado,Geological Society of America, Special Paper 373, pp. 447-470.

    Fig. 1_1Antica illustrazione sullapropriet dellamiantodi essere tessuto e di forniretessuti antifuoco*

    *tratto dal sito web:http://www.prevenzioneonline.net/amianto/amianto/

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    ri da abbattere un panno di amianto per attutire il rumo-re degli stessi durante la caduta.Gi nei tempi antichi era conosciuta la capacit ditesserne le fibre, nonch le sue propriet di isolan-te acustico.Plinio indubbiamente intendeva ci che per noi oggi un tessuto dasbesto, ipotizzandone per lorigineda una pianta che cresceva nel deserto e nelle asso-late regioni dellIndia.Utilizz anche il termine amiantus, definendolo in appa-renza alumen che non veniva distrutto dal fuoco. Lalu-men di Plinio non era ci che noi oggi definiamo allu-me (solfato di potassio e alluminio), ma probabilmen-te un solfato di ferro efflorescente originato dalladecomposizione di pirite. Nellutilizzare la parolaamiantus Plinio in realt intendeva descrivere unminerale di amianto, ma si riferiva ad esso come alu-men a causa della somiglianza con alcune proprietfisiche di questultimo.Sempre lo stesso Plinio citava inoltre asbesto di colorferro proveniente dalle montagne dellArcadia (Pelo-ponneso centrale, Grecia), forse suggerendo per que-sto materiale fibroso unorigine minerale. In questocaso Plinio utilizz il termine greco asvestos (calce viva)impropriamente, per indicare il minerale fibroso defi-nito asbesto nel linguaggio latino e anglosassone.Non quindi chiaro se Plinio fosse davvero a cono-scenza dellorigine geologica dellasbesto, mentre scrit-tori greci come Strabone (geografo 63/58-21/25a.C.), Dioscoride e Teofrasto (discepolo di Aristotele,372-287 a.C.) certamente lo erano.Come precedentemente ricordato, il termine asbestocompare nel linguaggio commerciale internazionale solonella seconda met del XIX secolo, ma il suo utilizzonella storia risale addirittura ad almeno 4.500 anni fa.Ricerche archeologiche risalenti agli anni 30 riporta-no che gli abitanti della regione del Lago Juojrvi (Fin-landia orientale) rinforzavano pentole di terracotta eutensili da cucina con un minerale damianto poi iden-tificato come antofillite (oggetto di unimportanteattivit estrattiva nel periodo 1918-1975).La fabbricazione di manufatti in ceramica rinforzati conamianto inizi gi nellEt della Pietra, prosegu attra-verso lEt del Bronzo fino allEt del Ferro e si diffu-se, oltre che nel resto della Finlandia, in Scandinaviae Russia.Un uso similare del crisotilo veniva fatto in Corsica,a giudicare dai reperti conservati in un Museo Etno-grafico, dove a Canari (Capo Corso) esisteva una minie-ra la cui produzione cessata nel 1965 (v. nota 2).Si pu quindi fare risalire ad alcune migliaia di anniaddietro uno dei principali utilizzi dellamianto nel XXsecolo (rinforzare appunto vari materiali).

    Altre testimonianze riportano che lamianto fosse gistato scoperto a Cipro oltre 5.000 fa ed ampiamen-

    te utilizzato nella fabbricazione di teli e lenzuoli fune-bri per la cremazione, stoppini per lampade, cappel-li e scarpe; probabilmente le aree di estrazione era-no localizzate a Sud-Est del Monte Troodos, pressoun villaggio denominato Amianto di cui non esisto-no pi tracce.Viaggiatori del XVI secolo raccontarono di miniere diasbesto abbandonate presso il villaggio di Pelandroso Pelandria (ora Pelendri), situato proprio nel comples-so ofiolitico di Trodos.

    In Grecia lutilizzo dellasbesto per stoppini per lam-pade risale ad oltre 2.000 anni fa, come documenta-to da Erodoto (484-425 a.C.); Teofrasto fu forse il pri-mo a descrivere in dettaglio il minerale che ora cono-sciamo come asbesto, definendolo una pietra cheesternamente in qualche modo assomiglia al legno,che sembra bruciare se vi stato versato sopra del-lolio, ma cessa quando questultimo si consuma-to, come se non potesse essere attaccata dal fuoco.Plutarco (ca. 46-120 d.C.) ricorda che le vergini vesta-li usavano lampade perpetue per illuminare il fuocosacro nei templi di Roma (la fabbricazione di stoppi-ni per lampade fu unimportante attivit a domiciliopresso i Greci e i Romani).Come gi accennato, Plinio riferisce di tovaglie, stop-pini di lampade e di un raro e costoso abito di asbe-sto quale regale veste funebre. Inoltre racconta delluti-lizzo da parte degli abitanti della citt di Kandila (Arca-dia, Peloponneso centrale, Grecia) di pietre e asbestoper costruire solide abitazioni. Del resto sempre sta-ta una pratica molto diffusa nei villaggi rurali della Gre-cia e di altri paesi mediterranei quella di utilizzare stuc-co contenente amianto per imbiancare le abitazioni.Strabone racconta di una pietra di Karystos, ottenu-ta dalle cave prossime alla citt omonima (nellisolagreca di Eubea Evvia), che poteva essere pettinatacome lana e filata, e cos ricavare tessuti e tovaglieche, una volta sporchi, erano gettati nel fuoco per esse-re ripuliti.Anche in questo caso si pu assumere che loriginedella pietra di Karystos fossero le rocce ofiolitiche cheaffiorano estesamente nella parte centro-settentrio-nale dellisola.

    Numerosi sono inoltre i riferimenti alluso dellamian-to successivi allepoca romana e precedenti allosfruttamento industriale.Lorigine dellamianto fu oggetto di fantasiose specu-lazioni nel Medio Evo, quando gli alchimisti usavanodefinirlo lana di salamandra, animale resistente alfuoco, e proprio allamianto, almeno fino allinizio delXVI secolo, fu simbolicamente associata limmaginedella salamandra.Probabilmente una delle curiosit pi famose quel-la che narra di Carlo Magno (oppure Carlo V, secon-

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  • do alcuni autori) che impression i suoi ospiti ripulen-do una tovaglia damianto gettandola nel fuoco.Al VI secolo risale la ricetta del medico naturalista Boe-zio (480 524 d.C.): Dallasbesto si fa spesso ununguento miracoloso per il lattime [crosta lattea ndr]e per le ulcerazioni delle gambe. Si prendono quattroonce di asbesto, due once di piombo, due once di rutae vengono bruciate, quindi ridotte in polvere vengonomacerate in un recipiente di vetro con laceto ed ognigiorno, per una volta al giorno per un mese limpastoviene agitato; dopo un mese si deve far bollire per unorae lo si lascia riposare finch non diventi chiaro: poi simescola una dose di codesto aceto bianco con unaugual dose di olio di rosa finch lunguento sia ben amal-gamato: allora si unge tutto il capo del fanciullo perfarlo rapidamente guarire: per la scabbia e le vene vari-cose le parti vengono unte al tramonto finch nonsopravvenga la guarigione. Se questo minerale viene

    sciolto con acqua e zucchero e se ne somministra unapiccola dose al mattino tutti i giorni alla donna quan-do ha perdite bianche, guarisce subito.Lamianto rimasto presente nei farmaci sino ai recen-ti anni 60 per due tipi di preparati: una polvere con-tro la sudorazione dei piedi ed una pasta dentaria perle otturazioni4.

    Marco Polo, nelle cronache dei suoi viaggi attraversola Siberia durante il XIII secolo, cit labito di amian-thus telo di salamandra che resisteva allazionedel fuoco Ogniqualvolta questi teli di salamandraappaiono macchiati, vengono gettati e lasciati per unpo nel fuoco, dove non si bruciano n si danneggia-no, ma diventano bianchi come la neve; rivel ancheche la salamandra, lungi dallessere la lana di unanimale resistente al fuoco, come si credeva, era unminerale che si estraeva nella regione del Sinkiang

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    4 Masi M., Corongiu A., (2005) - Amianto Manuale di bonifica-Analisi del Rischio Metodi di intervento. Tipografia del Genio Civile, Roma, 141 pp.

    Fig. 1_2 Pagina tratta dal Bestiario di Aberdeen* (f103v of stone and what they can do) manoscrittoillustrato risalente al 1200 Universit diAberdeen Kings College (Scozia Regno Unito).In corrispondenza delliniziale A - Abestos est deArchadia, color ferri, cuius natura si semelaccenditur\ semper ardet.\ Traduzione: asbesto proveniente dallArcadia,color metallo, la cui natura fa s che, una voltaacceso, sempre arde

    *tratto dal sito web:http://www.abdn.ac.uk/bestiary/translat/103v.hti- Universit di Aberdeen

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    Uighur, provincia autonoma nel Nord-Ovest dellaRepubblica popolare Cinese, posta a Sud di Kazaki-stan e Mongolia.

    Un ulteriore riferimento allasbesto color metallo pro-veniente dallArcadia, che se incendiato non si con-suma, si rinviene nellantico Bestiario di Aberdeen,manoscritto inglese illustrato risalente al 1200 [fig.1_2], che nel 1542 era catalogato come No. 518 Liberde bestiarum natura nella biblioteca reale di Westmin-ster, creata dallo stesso Enrico VIII.Il bestiario era una raccolta di brevi descrizioni di tut-ti i tipi di animali, veri e immaginari, uccelli e ancherocce, corredate da una spiegazione con intenti mora-listici. Bench si tratti del mondo naturale, non puessere considerato un testo scientifico e come talenon deve essere letto. Alcune osservazioni erano saccurate, come nellaver colto una delle principali carat-teristiche dellasbesto, ma poste accanto a conside-razioni assolutamente fantastiche.

    La descrizione di un tessuto realizzato con crisotilo ita-liano si trova in un testo inglese del 1671 (v. nota 2).

    A partire dal 1720 inizi lo sfruttamento commercia-le di amianto crisotilo nella regione degli Urali centra-li, in Russia, lungo il fiume Tagyl. Le fibre del minera-le venivano utilizzate per fabbricare grembiuli, guan-ti e cappelli per le officine dei numerosi impianti metal-lurgici, per resistere alle altissime temperature. Nel1722 un campione di tessuto dasbesto fu presenta-to a Pietro il Grande.

    Nel 1752 Beniamino Franklin offr in vendita, a Sir HansSloane, una borsa realizzata in Stone Asbestos: la bor-sa, in tessuto di puro crisotilo, si trova oggi al Museodi storia naturale di Londra, dove curiosamente eti-chettata come tremolite (v. nota 2).

    1.2.2 Lindustria ModernaTra il 1860 e il 1870 il mercato dei prodotti legatiallamianto vide una rapida espansione, principalmen-te per tre ragioni: la richiesta di materiale con capa-cit di isolamento termico per le nuove tecnologie avapore, la formazione di un consorzio italo-inglese di

    imprenditori con la riapertura di cave damianto nelNord Italia e il contemporaneo sviluppo di vasti giaci-menti di crisotilo in Quebec (Canada). Dal 1890 lamoderna industria dellamianto viaggiava a pienoregime, con lintroduzione di centinaia di nuove appli-cazioni e utilizzi del materiale.Concentrazioni di crisotilo e tremolite localizzate nel-le valli alpine piemontesi di Susa, Lanzo, Ossola, inVal dAosta, e in Val Malenco (Lombardia, prov. di Son-drio) erano gi note e addirittura erano state sfrutta-te in epoca romana, ma fu solo a partire dal 1800 chei giacimenti alpini assunsero unimportanza economi-ca, quando si perfezion lindustria manifatturiera difilati, tessuti e della carta che utilizzava lamianto.Nel periodo 1870-1882 lItalia secondo i resoconti del-lAssociazione Mineraria del Piemonte5 sarebbe sta-ta la sola produttrice di amianto nel mondo. Tra il 1860e il 1875 numerose nuove imprese italiane sviluppa-rono tecnologie di lavorazione dellamianto per la fab-bricazione di tessuti, corde e pannelli termoisolanti.E furono proprio i produttori italiani a richiamare lat-tenzione internazionale su questo minerale nel corsodellEsposizione Universale di Parigi del 1878.

    In Quebec i primi giacimenti di quello che poi si rive-l crisotilo (pierre coton) vennero scoperti dai colo-ni francesi nel 1860 nei pressi di St. Joseph; nel 1877venne scoperto un importante sito vicino a Danville,che inizi la produzione nellanno successivo (50 ton-nellate di fibre); gi dal 1885 entrarono in attivit nume-rose miniere ubicate intorno alla citt di Thetford Mines.Negli Urali agli inizi del XVIII secolo venne scopertoun giacimento di amianto presso Ekaterinenburg,capitale della regione, e le fibre erano utilizzate spo-radicamente nella produzione tessile. Lo sfruttamen-to sistematico ed intensivo non inizi tuttavia fino allascoperta dellenorme giacimento di crisotilo di Bazhe-novskoye nel 1884, nei pressi della citt di Asbest.La produzione fu avviata nel 1886; nel 1918 le minie-re e gli impianti di lavorazione divennero propriet del-limportante compagnia Uralasbest.Al 1812 risale la scoperta di crocidolite (amianto blu)in Sudafrica, nella provincia del Capo Settentrionale,ma la produzione vera e propria inizi solo nel 1893presso la citt di Koegas e nel 1926 vicino a Pomfret.Lamosite (Brown Asbestos Asbestos Mine Of SouthAfrica) fu invece scoperta nel Transvaal, sempre inSudafrica, vicino alla citt di Penge, nel 1907, e la pro-duzione fu avviata nel 1916.

    5 Associazione Mineraria del Piemonte (1924) Resoconti delle riunioni. Anno I, vol. 5-6, pag. 6

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  • Dallepoca delle prime notizie sullutilizzo dellamian-to fino al 1900, si stima siano state prodotte tra le200.000t e le 300.000t di amianto, di cui ben150.000t in Quebec.Dopo la fine della I guerra Mondiale lutilizzo di amian-to sub un notevole incremento e la produzione tota-le mondiale nel periodo 1931-1999 stimata in cir-ca 166 milioni di tonnellate, di cui ben il 90-95 % dicrisotilo, estratto in gran parte dai complessi ofioliti-ci, approssimativamente 3 milioni di tonnellate di amo-site e crocidolite, e circa 350.000t di antofillite, pro-veniente dai siti estrattivi della Finlandia orientale. Laproduzione di tremolite e attinolite stata invece spo-radica e limitata.Lamianto stato usato per migliaia di anni in picco-le quantit, ma a partire dalla fine del 1800, con lini-zio del suo impiego a livello industriale, la quantit pro-dotta ed utilizzata andata aumentando vertiginosa-mente. Tra il 1880 ed il 1930 la produzione sub unabrusca impennata, continuando ad aumentare fino aglianni 70: nel 1976 ne vennero prodotte nel mondo5.178.000t.Attualmente la Russia il maggior produttore diamianto seguito da Cina, Canada, Brasile, Zimbabwee Kazakhstan [tab. 1_2 e tab. 1_3]. Nel 2002 ces-sata lattivit presso lultima miniera negli Stati Uni-ti in California, presso Coalinga, impostata nelle ser-pentiniti di New Idria.Come noto lamianto stato oggetto di intensa colti-vazione viste le sue eccellenti caratteristiche che ne

    hanno determinato un vasto uso in molte lavorazioni[tab. 1_4], quali ad esempio: resistenza chimico fisica; flessibilit; ottime propriet meccaniche; resistenza al calore e allazione degli agenti chimi-

    ci e biologici; propriet termoisolanti; alto potere fonoassorbente; alta resistenza elettrica; alto potere adsorbente.

    Unesigenza che ha portato alla diffusione dellamian-to stata sicuramente quella di sostituire o ricoprireil materiale infiammabile.Alla fine del 1800, nellera del vapore, lamianto sosti-tuiva lana, cotone e gomma, in applicazioni cherichiedevano elevata resistenza al calore, al vaporeed alla pressione (ad esempio per guarnizioni, tessu-ti e materiali di coibentazione).Grande clamore ebbe, nel 1903, la sostituzione nel-la metropolitana di Parigi di materiali infiammabili oche producevano scintille con manufatti contenentiamianto, compresi i freni delle carrozze, allindoma-ni di un incendio che aveva provocato decine di mor-ti. Lo stesso avvenne nella metropolitana di Londrae poi, nel 1932, per la coibentazione del transatlan-tico Queen Mary.Nella seconda met degli anni 50, proprio in segui-to ad un incendio di carrozze ferroviarie, allora isola-

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    1.3 Produzione e utilizzo degli amianti

    Paese 1920 1930 1940 1950 1960 1970 1980 1990 2000

    Tab. 1_2Produzione mondiale di amianto (tonnellate) relativa al periodo 1920-2000.(da Virta R.L. (2002) Asbestos: Geology, Mineralogy, Mining and Uses. Open-File Report 2002-149. U.S. Department of theInterior, U.S. Geological Survey, 20 pp. - http://pubs.er.usgs.gov/usgspubs/ofr/ofr02149).

    Brasile 454 844 3.538 16.329 169.173 205.000 170.000Canada 146.999 199.255 284.406 794.100 1.014.647 1.507.420 1.323.053 725.000 320.000Cina 5 286 18.157 81.647 172.365 131.700 221.000 370.000Sud Africa 5.853 15.868 22.543 79.300 159.544 290.318 277.734 146.000 18.782U.S.S.R.a 49.063 217.725 598.743 1.065.943 2.070.000 2.400.000 983.200Stati Uniti 1.356 3.491 16.509 38.496 41.026 113.683 80.079 n.d. 5.260(vendute o utilizzate dai produttori)

    Zimbabwe 15.491 31.080 46.093 64.888 121.529 79.832 250.949 161.000 145.000Altri 5.296 7.957 39.838 94.648 189.326 244.109 397.312 152.000 57.758Totale 175.000 307.000 428.000 1.290.000 2.210.000 3.490.000 4.700.000 4.010.000 2.070.000

    a: Repubbliche Sovietiche, dal 1930 al 1990. Russia, 1920. Russia (750.000t) e Kazakhstan (233.200t), 2000 n.d.: dato non disponibilefonte: U.S. Geological Survey and U.S. Bureau of Mines Minerals Yearbook - capitolo sullamianto

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    Paese1 2001 2002 2003 2004 2005e

    Tab. 1_3Produzione mondiale di amianto (tonnellate) relativa al periodo 2001-2005.1 sono segnalati come produttori anche Afghanistan, Corea del Nord, Romania e Slovacchia, ma non sono disponibili dati quantitativi ufficialie valori stimati(da U.S. Geological Survey (2006) - Mineral Resources Program).

    Argentina 203 155 166 267 270Brasile, in fibra 172.695 194.750 194.350 194.800 195.000Bulgariae 350 300 300 300 300Canada 276.790 240.500 200.500 200.000 200.000Cinae 310.000 562.000 500.000 510.000 520.000Colombia, minerale grezzo 96.140 62.785 60.000 60.000 60.000Egitto -- -- -- -- --Indiae 21.000 18.000 19.000 18.000 19.000Irane 2.000 1.500 1.470 6.000 5.000Giappone -- -- -- -- --Kazakhstan 271.300 291.100 354.500 346.500 355.000Russiae 750.000 775.000 878.000 923.000 925.000Serbia and Montenegro 194 372 111 110 100Sud Africa, crisotilo 13.393 -- 6.218 -- --Stati Uniti, venduto o utilizzato 5.260 2.720 -- -- --Zimbabwe 136.327 168.000 147.000 104.000 122.041Totale 2.060.000 2.320.000 2.360.000 2.360.000 2.400.000

    Propriet/Minerale Crisotilo Amosite Crocidolite Antofillite Actinolite Tremolite

    Tab. 1_4Propriet degli amianti.(da The Asbestos Information Committee - 1975).

    Colore da bianco a da grigio-giallastro blu da bianco da verde chiaro da bianco-verde pallido a marrone scuro a grigio a verde scuro a grigio

    T(C) decomposizione 450-700 600-800 400-600 600-850 620-960 950-1040

    T (C) fusione 1.500 1.400 1.200 1.450 1.400 1.315

    Densit (g/cm3) 2,55 3,4-3,5 3,3-3,4 2,85-3,1 3,0-3,2 2,9-3,1

    Resistenza agli acidi scarsa media buona molto buona media molto buona

    Resistenza agli alcali molto buona buona buona molto buona buona buona

    Resistenza alla trazione 31 17 35 < 7 5 5(103 kg/cm2)

    Aspetto serico, fragile fragile fragile fragile-friabileflessibile e duro

    Flessibilit molto buona discreta buona discreta-fragile fragile fragile

    Filabilit molto buona discreta buona scarsa scarsa scarsa

    Indice rifrazione 1,53-1,55 1,66-1,69 1,65-1,70 1,59-1,69 1,60-1,69 1,60-1,69

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  • te con il sughero, anche in Italia si impose lesigen-za di coibentare tutte le carrozze con amianto.Un secondo fondamentale filone di sviluppo statoquello del cemento-amianto (noto anche come fibro-cemento).La produzione inizi nel 1893 in una cartiera austria-ca dismessa e da allora lespansione del prodotto fuincessante ed anche, bisogna riconoscerlo, di fonda-mentale importanza rispetto ad alcuni risultati otte-nuti grazie al suo impiego [fig. 1_3].Nel 1912 due ingegneri italiani, Mazza e Magnani,diedero un importante contributo alla messa apunto della prima macchina per la produzione dicemento-amianto.

    In Italia successe, in particolare tra le due guerre, quel-lo che era gi avvenuto negli altri paesi industrializzatiod in via di sviluppo: lamianto entr con forza in alcu-ne tipologie edili e quindi anche nelle abitazioni ed in cen-tinaia di manufatti di uso quotidiano, a volte anche perdegli usi che oggi definiamo impropri, cio per funzioninon legate alle propriet chimico-fisiche dellamianto eche potevano essere ugualmente svolte da altre sostan-ze. Luso nei giocattoli, nei filtri per il vino o nel talco,per sbiancare il riso, ne sono alcuni esempi.

    Negli anni 60 furono aperti ben 23 grandi stabilimen-ti Eternit in tutta Europa (stabilimenti specializzati nel-la produzione di cemento-amianto).Nel fibro-cemento, la cui fabbricazione assorbiva circail 70-75 % del consumo nazionale totale, si determina-va una miscela di plasticit e consistenza ad umido taleda consentire la formazione di lastre ondulate e tubi.Il contenuto di crisotilo variava generalmente dal 12%al 16% con piccole percentuali di anfibolo (crocidolite)per favorire filtrazione, dispersione e rinforzo.

    Alla fine degli anni 60 si trovavano in commercio oltre3.000 prodotti contenenti amianto: materiali edili, nava-li, ferroviari, guarnizioni di ricambio per motori, tubi peracquedotti e fognature, canne fumarie, serbatoi perlacqua, freni per auto, guanti di protezione, tessutiresistenti al fuoco, corde, schermi, tra i principali. Inquel periodo decoll lutilizzo di amianto nelledilizia,protrattosi per buona parte degli anni 80.Nel 1988 in Italia lutilizzazione di fibre di amianto permateriali di attrito (ad esempio freni e frizioni per auto)impegnava il 10% dellamianto consumato, mentre il3% delle fibre minerali naturali veniva utilizzato per car-te e cartoni, il 3% per il confezionamento e la produ-zione di materiali plastici ed ancora il 3% per la fab-bricazione dei tessuti. Infine, il 9% dellamianto con-sumato in Italia veniva utilizzato per la produzione dialtri tipi di manufatti.

    Sulla base della pericolosit di questa sostanza perla salute dell'uomo e dell'ambiente, lo Stato Italianoha promulgato la legge n. 257 del 27 marzo 1992 chene detta le norme per la cessazione dell'impiego e peril suo smaltimento controllato. Questa legge ha vie-tato lestrazione, limportazione, la commercializzazio-ne e la produzione dellamianto e di tutti i manufattiche lo contengono, secondo un programma di dismis-sione il cui termine ultimo stato fissato al 28 apri-le 1994 (norme successive hanno introdotto una dero-ga a tale divieto limitatamente ad alcune applicazio-ni particolari). In attuazione di quanto previsto dallaL. 257/92 sono stati emanati vari disciplinari tecni-ci che riguardano la valutazione del rischio e la boni-fica di edifici (DM 6 settembre 1994), rotabili ferro-viari (DM 26 ottobre 1995), siti estrattivi, siti dismes-si, tubazioni e serbatoi in amianto-cemento (DM 14maggio 1996).

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    iFig. 1_3Pubblicit della fabbrica di cemento-amianto appartenuta a Franz Kafka nel 1912*.Nel 1911 Karl Hermann, marito della sorella Elli dello scrittore, gli propose dicollaborare al progetto di una fabbrica di amianto a Praga (Prager AsbestwerkeHermann and Co.), cui Kafka dedic molto del suo tempo libero in quegli anni.*tratto dal sito web: http://www.prevenzioneonline.net/amianto/amianto/

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    Le prime segnalazioni riguardanti gli effetti sulla salu-te dellamianto risalgono agli inizi del secolo, quan-do il dr. Murray di Londra segnal il caso di un suopaziente in cui aveva riscontrato una grave insufficien-za respiratoria. Allautopsia vennero rilevate nel paren-chima polmonare profonde alterazioni di tipo sclero-tico. Luomo faceva il cardatore di amianto. Nel 1924Cooke segnal su una rivista scientifica il caso di unadonna deceduta per fibrosi polmonare dopo 20 annidi lavoro in una tessitura di amianto. A lui si deve iltermine di asbestosi polmonare e la scoperta deicorpuscoli di amianto rilevabili nei polmoni dei sog-getti esposti. Sir Richard Doll, nel 1955, present irisultati di uno studio epidemiologico condotto inuna coorte di lavoratori di una tessitura in cui si era-no verificati 11 casi di tumore del polmone, con unin-cidenza che era 14 volte superiore allatteso1. Nel1960 Wagner evidenziava la comparsa di un tumoremolto raro, il mesotelioma, in minatori impiegati nel-le miniere di crocidolite in Sud Africa2. Da allora sonostati effettuati moltissimi studi per valutare gli effet-ti dellesposizione ad amianto sulla salute3.Nel 1977 e nel 1987 lAgenzia Internazionale per laricerca sul Cancro (IARC)4 ha valutato lamianto, sen-za distinzione tra le varie specie, come cancerogenoper luomo, e lo ha inserito tra le sostanze compre-se in Classe 1, cancerogeni certi. Anche lOrganizza-zione Mondiale della Salute (World Health Organiza-tion- WHO) nel 1998 ha valutato il crisotilo classifican-dolo come cancerogeno per luomo5.La consistenza fibrosa dellamianto, che alla basedelle sue propriet tecnologiche, conferisce al mate-riale anche delle propriet di rischio. La pericolositconsiste nella capacit dei materiali di amianto di rila-sciare fibre che per la loro forma e dimensione sonoinalabili e possono penetrare profondamente nel-lapparato respiratorio, provocando gravi danni per lasalute.Gli studi effettuati hanno evidenziato diverse patolo-gie, gravi e irreversibili, in relazione allesposizione adamianto, a carico prevalentemente dellapparatorespiratorio e delle membrane sierose.

    Per quello che riguarda i polmoni, le principali mani-festazioni sono lasbestosi e il tumore del polmone.

    Lasbestosi una grave malattia respiratoria che perprima stata posta in correlazione allinalazione difibre damianto6. caratterizzata da fibrosi polmona-re ad andamento progressivo ingravescente, checonduce ad insufficienza respiratoria con complican-ze cardiocircolatorie.Si manifesta per esposizioni medio-alte ed tipicamen-te una malattia professionale, che stata la princi-pale causa di decessi tra i lavoratori esposti.

    Il carcinoma polmonare, che il tumore maligno pifrequente, si verifica anche per esposizioni a bassedosi. Il fumo di sigarette amplifica notevolmente lef-fetto cancerogeno dellamianto avendo un effetto ditipo moltiplicativo (per i lavoratori esposti ad amian-to e fumatori il rischio relativo per mesotelioma di53.2, per i lavoratori esposti ma non fumatori di 5.2,ponendo il rischio uguale a 1 nei non esposti non fuma-tori)7.

    A carico della pleura, che la sierosa che riveste i pol-moni, si possono avere diverse manifestazioni pato-logiche, di diversa gravit, a partire dallinspessimen-to pleurico, alla comparsa di placche pleuriche, almesotelioma maligno.

    Il mesotelioma della pleura un tumore che colpiscela sierosa che riveste i polmoni e la cavit toracica,altamente maligno, che si manifesta a seguito di espo-sizione a fibre di amianto anche a basse dosi, in quan-to per leffetto neoplastico non si sono identificati valo-ri di soglia.Il mesotelioma maligno, al contrario del tumore del pol-mone, riconosce come unico fattore causale finora notolamianto. Per questo motivo considerato eventosentinella di esposizione ad asbesto.Numerose ricerche hanno evidenziato la comparsa dicasi di mesotelioma riferibili sia ad esposizioni pro-fessionali limitate nellentit e durata, sia ad esposi-

    1 Doll R. Mortality for lung cancer in asbestos workers Br.J.Ind..Med. 1955; 12:81-862 Wagner J.,Slegs C., Marchands P., Diffuse pleural mesothelioma and asbestos exposure in the north Western Cape Province. Br.J.Ind..Med.

    1960; 17: 260-2713 Per una bibliografia esaustiva vedi voci bibliografiche su publicazioni IARC e http://www.ncbi.nlm.nih.gov/entrez/query.fcgi (Key word: asbestos)4 IARC Monographs on the evaluation of the risk to human, 14, 1977 IARC Scientific Publication International Agency for Research on Cancer.

    IARC Monograph on the evaluation of the risk to human- Asbestos - Supplement 7: 1987 IARC Scientific Publication International Agency forResearch on Cancer.

    5 http://www.who.int/en/6 Cook W. Pulmonary asbestosis. Br. Med. J 1927; 1024-10257 IARC Il cancro cause, frequenza, controllo (a cura di L.Tomatis) Garzanti 1999 -pag 223-224

    1.4 Amianto ed effetti sulla salute

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    zioni non lavorative (come per esempio per gli abitan-ti in zone prossime ad insediamenti produttivi, per espo-sizioni domestiche a manufatti con amianto, o per espo-sizioni dei conviventi o frequentatori di lavoratoriesposti8.Oltre a queste patologie, lamianto in relazione conla comparsa di tumori della laringe9, mesoteliomi a cari-co del peritoneo10, del pericardio11 e raramente del-la vaginale del testicolo12, tumori del tratto gastroin-testinale13 e dellutero e ovaio14.Le manifestazioni si hanno dopo molti anni dallespo-sizione: da 10 - 15 per lasbestosi ad anche 20 - 40per il carcinoma polmonare ed il mesotelioma.

    In misura simile a quanto sta avvenendo in Europa nelsuo complesso15 ed in altri paesi industrializzati qua-li Gran Bretagna16, Francia17 e Svezia18, in atto in Ita-lia una epidemia crescente dei mesoteliomi pleurici ricol-legabile in massima parte alla massiccia diffusione del-lamianto che si avuta in particolare negli anni Cin-quanta e Sessanta, i cui effetti perdurano tuttora19.

    Come risulta dalla tab. 1_5, nel periodo 1970-2000,il tasso annuo di mortalit per tumore maligno dellapleura passato nel nostro paese da 0,78 per100.000 a 1,80 per 100.000, ed il numero annuo deidecessi da 375 a 1.136.La curva di crescita dei mesoteliomi nel suo comples-so non accenna a diminuire, pur con differenze mar-cate tra Regione e Regione.

    Nel nostro Paese la qualit dei dati di mortalit rela-tivi al mesotelioma pleurico stata oggetto di studiocon la conclusione che solo il 75% dei decessi di sog-getti affetti da mesotelioma pleurico, documentato sulpiano clinico e istologico, viene correttamente asse-gnato alla categoria nosologica tumore maligno del-la pleura.Per ovviare a questi errori sono stati istituiti i registridei mesoteliomi maligni sia a livello regionale, sia alivello nazionale.Dai dati dei registri tumori, pi precisi di quelli deri-vati dalla mortalit20 emerge unincidenza stimata

    Anni Uomini Tasso Donne Tasso Totale TassoCasi (x 100.000) Casi (x 100.000) Casi (x 100.000)

    Tab. 1_5Mortalit per tumore maligno della pleura in Italia. Tassi standardizzati sulla popolazione totale in Italia nel 1991

    1970 227 0,95 148 0,63 375 0,781980 367 1,38 175 0,64 542 1,001990 525 1,73 301 0,91 826 1,312000 792 2,90 344 0,90 1136 1,80

    8 Musk, A.W., de Klerk, N., Hobbs, M.S.T. & Armstrong, B.K. (1986) - Mortality in crocidolite miners and millers from Wittenoom, WesternAustralia. Am. Rev. respir. Dis., 133 (Suppl. 4), A34Enterline, P.E. (1983) - Cancer produced by nonoccupational asbestos exposure in the United States. J. Air Pollut. Control Assoc. 33, 318-322Magnani C, Dalmasso P, Biggeri A, Ivaldi C, Mirabelli D, Terracini B. (2001) - Increased risk of malignant mesothelioma of the pleura after resi-dential or domestic exposure to asbestos: a case-control study in Casale Monferrato, Italy. Environ Health Perspect. 2001 Sep;109 (9): 915-9Magnani C, Agudo A, Gonzalez CA, Andrion A, Calleja A, Chellini E, Dalmasso P, Escolar A, Hernandez S, Ivaldi C, Mirabelli D, Ramirez J,Turuguet D, Usel M, Terracini B. (2000) - Multicentric study on malignant pleural mesothelioma and non-occupational exposure to asbestos.Br J Cancer. 2000 Jul; 83 (1): 104-11Magnani C, Terracini B, Ivaldi C, Botta M, Budel P, Mancini A, Zanetti R. (1993) - A cohort study on mortality among wives of workers in theasbestos cement industry in Casale Monferrato, Italy. Br J Ind Med. 1993 Sep; 50 (9): 779-84Magnani C, Terracini B, Ivaldi C, Botta M, Mancini A, Andrion A. (1995) - Pleural malignant mesothelioma and non-occupational exposure toasbestos in Casale Monferrato, Italy. Occup Environ Med. 1995 Jun; 52 (6): 362-7

    9 Blot, W.J., Morris, L.E., Stroube, R., Tagnon, I. & Fraumeni, J.F., Jr: (1980) - Lung and laryngeal cancers in relation to shipyard employment incoastal Virginia. J. Natl Cancer Inst., 1980 65, 571-575

    10 Browne, K. & Smither, W.J. (1983) - Asbestos-related mesothelioma: factors discriminating between pleural and peritoneal sites. Br. J. ind.Med., 1983; 40, 145-152

    11 Beck, B., Konetzke, G., Ludwig, V., Rthig, W. & Sturm, W. (1982) - Malignant pericardial mesotheliomas and asbestos exposure: a casereport. Am. J. ind. Med., 3, 149-159

    12 Kolonel, L.N., Yoshizawa, C.N., Hirohata, T. & Myers, B.C. (1985) - Cancer occurrence in shipyard workers exposed to asbestos in Hawaii.Cancer Res., 1985, 45, 3924-3928

    13 Sandn, A., Nslund, P.-E. & Jrvholm, B. (1985) - Mortality in lung and gastrointestinal cancer among shipyard workers. Int. Arch. occup. envi-ron. Health, 1985, 55, 277-283

    14 Acheson, E.D., Gardner, M.J., Pippard, E.C. & Grime, L.P. (1982) - Mortality of two groups of women who manufactured gas masks from chry-sotile and crocidolite asbestos: a 40-year follow-up. Br. J. ind. Med., 39, 344-348

    15 Peto, J., Decarli, A., La Vecchia, C., Levi, F., Negri, E. (1999) - The European mesothelioma epidemic. British Journal of Cancer 1999; 79(3/4): 666-67216 Peto, J., Hodgson, J.T., Matthews F.E., Jones, J.R. (1995) - Continuing increase in mesothelioma mortality in Britain. The Lancet 1995; 345: 535-53917 INSERM (1996) - Effets sur la sant des principaux types dexposition lamiante. Rapport de synthse,INSERM, Paris, 199618 Jrvholm, b., Englund, a.a. (1999) - Pleural mesothelioma in Sweden: an analysis of the incidence according to the use of asbestos.

    Occupational and Environmental Medicine 1999; 56(2): 110-11319 Di Paola, M Mastrantonio M, Carboni M, Belli S, De Santis M, Grignoli M, Trinca S, Nesti M Comba P. (2000) - Esposizione ad amianto e mor-

    talit per tumore maligno della pleura in Italia (1988-1994). Rapporti ISTISAN: 00/9, 200020 AIRT (2006) - I tumori in Italia. Rapporto 2006. Epidemiologia e Prevenzione, supplemento 2, 2006

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    (1998-2002) di 3,4 casi per 100.000 uomini e di 1,1casi per 100.000 donne.

    Nei Paesi industrializzati oltre il 90% dei casi dimesotelioma riconosce unesposizione pregressacerta allamianto. Non sono state individuate altre cau-se della patologia, fatta eccezione per i trattamenti conradiazioni ionizzanti. Lesposizione sia occupaziona-le sia ambientale. Nel comune di Casale Monferratoper esempio le indagini epidemiologiche hanno docu-mentato come il 50% dei casi non siano ricollegabiliad esposizioni lavorative specifiche. La latenza tra esposizione e malattia lunga, con unamediana di 32 anni per i casi professionali.

    La variabilit geografica del mesotelioma in Italia ele-vata, con un rapporto di 10-20 volte tra i tassi pi bas-si e pi alti (Genova, Friuli, Casale M.to) registrati dallAIRT.Nelle analisi di mortalit le regioni pi colpite risulta-no Piemonte e Liguria, seguite da Lombardia, Vene-to e Friuli, mentre le regioni meno colpite sonoUmbria, Abruzzo, Lazio, Molise, Basilicata, Calabria,Sicilia e Sardegna.Esistono tuttavia anche differenze intraregionali, chegiustificano analisi di maggiore dettaglio. Le provin-ce che presentano i tassi maggiori sono Alessandria,Pavia, Savona, Genova, La Spezia, Bergamo, Gorizia,Trieste, Livorno, Taranto, seguite dalla maggior partedelle province dellItalia settentrionale, cui si aggiun-gono, a distanza, le province centro-meridionali di Anco-

    na, Napoli, Caserta, Bari, Brindisi, Siracusa, Palermo,Trapani e Cagliari.

    Dai dati complessivi le informazioni pi critiche sonorappresentate dallelevato tempo di latenza e dallespo-sizione non solo professionale. Da studi specifici21 sievidenzia come non vi sia prova dellesistenza di unvalore soglia, al di sotto della quale la fibra di amian-to non causi tumore della pleura e, quindi, appare plau-sibile che anche bassi livelli di esposizione possanoindurre la patologia.

    Il maggior numero di dati rispetto alla cancerogenici-t riguardano soprattutto gli anfiboli quali crocidolite,amosite. Gli studi riguardanti gli effetti sulla salutedovuti a esposizioni solo a crisotilo, sono in numerominore e sono spesso difficili da interpretare in quan-to spesso il crisotilo stato utilizzato in miscela o con-taminato da altri tipi di amianto, e questo ha fatto siche alcuni, allinterno anche della comunit scientifi-ca, manifestassero dubbi sui possibili effetti di espo-sizioni a basse dosi e ha consentito che si aprisse unacceso dibattito a livello internazionale, soprattutto ali-mentato dai principali paesi produttori di crisotilo, sul-la non pericolosit di questo minerale, e sulla possi-bilit di continuare lattivit estrattiva e di utilizzo permanufatti di vario genere. Le piu importanti organiz-zazioni mondiali (WHO, IARC) hanno comunque datoindicazioni sulla pericolosit anche del crisotilo, pre-scrivendone luso e lesposizione.

    21 Hillerdal, G. (1999) - Mesothelioma: cases associated with non-occupational and low dose exposures. Occupational and EnvironmentalMedicine 1999; 56: 505-513

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  • Lattivit mineraria in Italia stata regolamentata, perla prima volta, con il Regio Decreto 29 luglio 1927, n.1443, recante Norme di carattere legislativo per disci-plinare la ricerca e la coltivazione delle miniere nelRegno7. Tale Decreto stato successivamente modi-ficato con la legge 7 novembre 1941, n. 1360, recan-te Classificazione delle sostanze minerali, e poi conil Decreto del Presidente della Repubblica 28 giugno1955, n. 620, recante Decentramento dei servizi delMinistero dellindustria e commercio.

    Con la legge n. 1360 del 1941 le lavorazioni delle sostan-ze minerali vennero suddivise in due categorie: minie-re e cave. Con il Decreto del Presidente della Repub-blica n. 620 del 1955 i minerali di prima categoria (minie-re) furono a loro volta suddivisi in minerali dinteressenazionale, la cui competenza rimaneva al Ministero del-lindustria, del commercio e dellartigianato, e minera-li dinteresse locale, la cui competenza tecnico-ammi-nistrativa venne delegata agli uffici periferici dello Sta-to (ingegneri capo dei distretti minerari e prefetti).Le sostanze minerali dinteresse locale in base alDecreto del Presidente della Repubblica n. 620 del1955 erano: grafite, sali alcalini e magnesiaci, allu-mite, miche, feldspati, caolino, e bentonite, terre dasbianca, argille per porcellana e terraglia forte, terrecon grado di refrattariet superiore a 1.630 C, pie-tre preziose, granati, corindone, bauxite, leucite,magnesite, fluorina, minerali di bario e di stronzio, tal-co, asbesto, marna da cemento, pietre litografiche,nonch le acque minerali e termali.Con la diffusione, a partire dagli anni 60, delle noti-zie ed informazioni sulla patogenicit dellamianto lalegislazione non pot trascurare il problema e, tra glianni 70 e 90, sia per lOrgan