lavoratori poveri e decent work

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Versione italiana del pilot study realizzato da Iscos Piemonte nell'ambito del progetto Decent Work e Industrial Relations

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  • Relazioni industrialie decent work

    LA SITUAZIONE DEI LAVORATORI POVERI IN ITALIA

  • IntroduzioneLItalia caratterizzata da una grande diffusione di situazioni di povert: consid-erato relativamente povero chi ha un reddito disponibile inferiore al 60% del red-dito mediano nazionale. Nel Rapporto sulla povert in Italia pubblicato nel 2011 listituto centrale di statistica (Istat) colloca tale soglia, per una famiglia di due per-sone a 992,46 euro al mese1 .La soglia indicata da Istat varia a seconda del numero di componenti del nucleo famigliare come indicato nella tabella che segue:

    Secondo lXI Rapporto annuale su povert ed esclusione sociale le famiglie al di sotto della soglia di povert erano 2.734.000 nel 2011 (8.272.000 persone pari al 13,8% della popolazione). Sia il dato relativo alle persone sia quello relativo alle famiglie in leggero aumento rispetto allanno precedente2 .UnaUna prima ragione dellaumento della povert sicuramente la riduzione del numero degli occupati: secondo lultima edizione dellannuario statistico dellIstituto Centrale di Statistica (Istat)3 gli occupati al 31 dicembre 2010 erano circa 23 milioni, 153.000 in meno rispetto allanno precedente. Questo dato risulta dalla marcata riduzione della componente italiana della forza lavoro parzialmente compensata da un aumento della quota straniera. Istat segnala, inoltre, che nel 2010 vi stata una riduzione di 285.000 occupati a tempo pieno e indeterminato - occupazioneoccupazione standard con riduzioni particolarmente forti nei settori industria (-190.000 addetti) e delle costruzioni (-14.000 unit) solo in parte bilanciati dal modesto incremento del settore servizi (+35.000 unit) che, come si dir in questo pilot study, uno dei settori a maggior concentrazione di lavoratori a basso reddito per i quali le condizioni del Decent Work non sono sempre accessibili.Come pi volte ricordato da autorevoli fonti tra cui Caritas Migrantes laumento della componente immigrata della forza lavoro, a sua volta legata al continuo au-mento della popolazione straniera residente (+335.000 unit nel 2010), non inde-bolisce n il mercato del lavoro nel suo complesso n la posizione in esso dei lavora-tori italiani. I lavoratori migranti infatti vanno a occupare posizioni meno qualificate e per le quali non vi competizione con i lavoratori italiani Il mancato arrivo dei lavoratori migranti non migliorerebbe la situazione ma render-ebbe stabili alcune carenze occupazionali. Va poi detto che attualmente, anche gli immigrati stanno pagando duramente gli ef-fetti della crisi e sono arrivati a incidere per un quinto sui disoccupati4. Una seconda ragione invece legata alla precarizzazione dei rapporti di lavoro che si manifesta in due modi: con la riduzione del numero di lavoratori dipendenti a cui si applicano i contratti collettivi nazionali e con laumento dei lavoratori indip-endenti. Secondo dati Istat relativi allagosto 2011 i contratti collettivi nazionali in vigore per la parte economica riguardano il 66,9% del totale degli occupati dipendenti5 . Per quanto riguarda i lavoratori indipendenti, categoria che, come vedremo, com-prende al suo interno molte tipologie di rapporti contrattuali, opportuno citare sia il dato Istat: 5 milioni e 700 mila al 31 dicembre 2010 sia il dato ricavabile dagli ar-chivi dellIstituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS): in base al quale il numero degli iscritti complessivamente diminuito (-82.650).Inoltre mutata la composizione della forza lavoro per quanto riguarda la tipologia di rapporti: a fronte della diminuzione dei lavoratori dipendenti (-97.215) vi un forte aumento dei lavoratori indipendenti (+24.613)6 .

    1. Istat, La povert in Italia 2010 Roma, luglio 2011, in: www.istat.it

    2. Caritas Italiana Fondazione Zancan: Poveri di diritti, Roma, ottobre 2011.

    3. Istat, Annuario statistico 2011, Roma, dicembre 2011, in: www.istat.it

    4.4. Caritas Migrantes, XXI Dossier Statis-tico immigrazione, Roma, ottobre 2011

    5. Istat, Contratti collettivi e retribuzi-oni contrattuali, Roma, agosto 2011 in: www.istat.it

    6. Inps, Rapporto annuale 2010, Roma, maggio 2011, in: www.inps.it

    02Secondo lXI Rapporto an-nuale su povert ed esclu-sione sociale le famiglie al di sotto della soglia di pov-ert erano 2.734.000 nel 2011 (8.272.000 persone pari al 13,8% della popolazione). Sia il dato relativo alle per-sone sia quello relativo alle famiglie in leggero au-mento rispetto allanno precedente

  • 7. Confindustria, Scenari economici n. 13, dicembre 2011

    8.8. Si adotta qui la definizione di Michle Lelivre - Eric Marlier - Patrick Ptour, Un nouvel indicateur europen: les tra-vailleurs pauvres, luglio 2004. la stessa definizione adottata dalla Com-missione Europea (Comitato per la pro-tezione sociale).

    9. Cooperativa sociale: societ commer-ciale caratterizzata dallo scopo mutual-istico (cio il fatto di essere costituita per fornire direttamente ai propri soci beni, servizi od occasioni di lavoro a condizioni pi vantaggiose di quelle che otterrebbero sul libero mercato), dallassenza di finalit lucrative e dal fatto di svolgere unattivit in settori di utilit sociale (servizi assistenziali o educativi, inserimento lavorativo di sog-getti svantaggiati).

    03

    DalDal momento che secondo le previsioni economiche 2012 della principale organiz-zazione datoriale italiana7 nei prossimi anni si assister a un calo del Prodotto In-terno Lordo -1,6% e degli occupati (-800.000 unit), laumento delle attivit indip-endenti non sta ad indicare uneconomia vitale e fortemente auto-imprenditoriale ma limpoverimento dei lavoratori costretti a diventare formalmente lavoratori in-dipendenti pur restando nella sostanza lavoratori dipendenti (a costo inferiore per il datore di lavoro).Unulteriore forma di lavoro povero il lavoro nero (sottratto cio a qualsiasi im-posizione fiscale e a tutti gli oneri contributivi). Si tratta di un fenomeno difficile da rilevare con statistiche ufficiali ma che secondo Istat ha avuto nel 2010 unincidenza pari al 17.3% del Prodotto Interno Lordo e che coinvolge soprattutto i cittadini immi-grati senza permesso di soggiorno.A partire da questa ricostruzione del contesto, abbiamo fatto riferimento alla defi-nizione di working poor validata a livello europeo8 : persona che nellanno di riferi-mento principalmente al lavoro cio lavora per almeno sei mesi allanno - come salariato o come indipendente e vive in seno a una famiglia il cui reddito totale si situa al di sotto della soglia del 60% del reddito mediano nazionale equivalente; Data la situazione italiana, lavoratori che rientrano nella succitata definizione sono presenti in molti settori: ledilizia, il lavoro di cura, i servizi (in particolare le puli-zie), il commercio (in particolare la grande distribuzione organizzata), le coopera-tive sociali9 e, per le professioni altamente qualificate, gli studi professionali. A tutte queste persone viene di fatto negate il diritto sancito dallarticolo 36 della Costituzione italiana secondo il quale Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantit e qualit del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a s e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa.

  • Il quadro legislativo Il testo normativo di riferimento a tuttoggi il decreto legislativo 276/200310 che su delega del Parlamento11 ha riformato le tipologie di rapporto di lavoro gi esistenti e ne ha introdotte di nuove assumendo lipotesi che in una congiuntura economica dif-ficile fosse pi facile creare lavoro disponendo di tipologie contrattuali pi flessibili e meno onerose per il datore di lavoro.Larticolo 4 del decreto legislativo prevede anche listituzione di un albo delle Agenzie per il lavoro, cio di imprese private che, dopo aver concluso una proce-dura di accreditamento, sono autorizzate a svolgere attivit di somministrazione, in-termediazione, ricerca e selezione del personale, supporto alla ricollocazione pro-fessionale.Viene cos introdotto anche in Italia il lavoro in somministrazione: nel quale il lavora-tore diventa dipendente dellagenzia che lo colloca in missione presso lazienda che lo richiede. La legge prevede che le aziende possano fare ricorso al lavoro in somministrazione anche per la loro attivit ordinaria ma soltanto in presenza di ra-gioni di carattere tecnico, produttivo od organizzativo, individuate dalla legge o dai contratti collettivi nazionali o territoriali stipulati da associazioni dei datori e pr-estatori di lavoro pi rappresentative12 .I contratti di somministrazione sono stipulati a tempo determinato con durata equivalente alla missione assegnata al lavoratore, anche se la legge prevede che per alcune specifiche mansioni13 possano essere stipulati contratti di somministrazione a tempo indeterminato (vedremo al paragrafo 5 che questo ha consentito anche lo sviluppo di buone pratiche).SulSul piano delle relazioni industriali la comparsa di un nuovo soggetto datoriale, le Agenzie per il lavoro, crea differenze sostanziali tra lavoratori impiegati nella stessa azienda e addetti alle stesse mansioni che per interloquiscono con controparti di-verse e hanno differenti prospettive di stabilit e continuit delloccupazione, pur avendo lo stesso contratto nazionale di riferimento Unaltra novit introdotta la maggiore flessibilit consentita nella gestione dellorario di lavoro dei dipendenti con contratto part time, grazie alla possibilit che viene data al datore di lavoro di avere meno vincoli nella richiesta di lavoro straordinario o nellinserimento nei contratti di clausole di flessibilit. Anche qui ri-sulta evidente che questo quadro normativo crea di fatto lavoratori deboli, costretti ad accettare condizioni di lavoro non decente.Il decreto legislativo interviene anche sui lavori indipendenti disciplinandone gli isti-tuti in un modo che, nelle intenzioni del legislatore, doveva garantire il passaggio

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