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    Pro Loco | San Giovanni Ilarionewww.ilarione.it

    Il 2016 è ormai in dirittura d’arrivo e lo stiamo mandando in soffitta: ci aspetta-no infatti le attività, ormai consolidate, degli ultimi giorni dell’anno, che spesso accompagnano quelle delle parrocchie e quelle ben più “leggere” dei festeggia-menti intorno a capodanno. L’Alpone con i suoi 30 anni suonati sta diventan-do grande senza, speriamo, dare segni di invecchiamento: in questo numero vengono riportate esperienze di giovani che si sono dati da fare in campi diver-sissimi del sociale e del lavoro, senza dimenticare coloro che, più attempati, hanno ancora tante cose da raccontare della loro vita. In questo miscuglio di anzianità e di gioventù sta forse la giu-sta misura per affrontare bene il futuro che ci aspetta, consci che possiamo tut-ti, L’Alpone per primo, migliorare. Un caloroso augurio di Buone Feste, quin-di, a tutti voi da parte della Pro Loco e della redazione del nostro giornale, nella speranza che il 2017 sia migliore dell’anno che sta per finire!

    Il Presidente Pro LocoFranco Cavazzola

    VALENTINA ROCCA E I SUOI 4.500 CHILOMETRI IN BICICLETTA: UN INNO ALLA VITA!

    Anno 31 Nr. 4

    Dicembre 2016

    [continua a pag. 4]

    A Santiago de Compostela e ritorno con la maglia dell’AIDO addosso, in nome del fratello Omar, scomparso nel 2004

    «Donare è la cosa che nella vita ti dà di più»: ne era convinta alla partenza, ma dopo 41 tappe in sella alla sua bici e 4500 chilometri da San Giovanni Ilarione a San-tiago de Compostela (e ritorno), Valentina Rocca ora ne è oltremodo certa. Ed è certa che questo viaggio sia stato l'occasione per conoscere davvero se stessa, far pace con le sue fragilità e scoprire la sua forza. Come lei ne è convinta Federica Piccoli, che ha accompagnato Valentina all'andata, è rientrata a Colognola ai Colli e poi l'ha ripresa a Barcellona per pedalare assieme fino in Val d'Alpone. Sono arrivate a San Giovanni Ilarione lunedì 14 novembre, nel pomeriggio, due delle tre protagoniste del viaggio iniziato il 26 ottobre e che, per un buon tratto di andata, è stato anche quello di Dimitri Avesani, rientrato a Sant'Anna d'Alfaedo in aereo. Il motore di questa avventura personale e collettiva al tempo stesso, di questo viaggio che è stato sport ma anche introspezione, è stata lei, Valen-tina: aveva tempo, quello lasciato libero dalla cassa integrazione, aveva energia, preparazione (come Federica e Dimitri è un'atleta del Team Todesco di Rivoli Ve-ronese) e soprattutto un messaggio da

    Salutodel Presidente

    lanciare. Ce l'ha avuto scritto sulla maglia lungo tutti i suoi 4500 chilometri, perché la maglia era quella col logo dell'Aido, l'associazione dei donatori di organi. Va-lentina ci ha sempre creduto nella dona-zione e ha continuato a crederci anche quando, nel 2004, il midollo che aveva donato ad Omar, uno dei suoi fratelli, non era riuscito a salvargli la vita. Valentina ha deciso di far vivere ad Omar ogni sua avventura, e così ha appiccicato sul manu-brio della bici la foto del fratello: è stato così soprattutto stavolta, perché il suo viaggio è stato anche quello di Omar. Ad attenderle, sotto il cartello che annuncia l'ingresso a San Giovanni Ilarione, lunedì pomeriggio c'era una piccola folla, in pri-mis Sonia Biondaro, presidente dell'Aido

    È questione di memoria: necessaria e all’apparenza ingom-brante. Come nella posta elettronica. Si accumulano troppe cose! Allora si clicca il tasto “cancel”. Anche se la informazioni da qualche parte della rete si conservano per essere utilizzate.

    NATALE 2016

    ilarionese, e Antonio Grassi, presidente dell'Aido provinciale di Verona. Merito delle due ragazze che per tutto il cammino, grazie alla forza dei social, hanno condivi-so con centinaia di amici il loro diario di viaggio. «Donare è la cosa che nella vita ti dà di più: non si tratta solo di organi, come dice la maglia che ho indossato in questo viaggio, ma anche delle piccole cose»: è stato questo il souvenir di Valentina. La presidente Biondaro non ha trattenuto le lacrime, nell'abbracciare le ragazze: «Sono stata spettatrice di una cosa grande».

    Paola Dalli Cani(tratto da “L’Arena”

    del 18 novembre 2016)

    L’Arena, in giornale di Verona che ha festeggiato i suoi 150 anni di vita, si è occupato del nostro giornale, dedi-cando a L’Alpone un ampio articolo a firma di Paola Dalli Cani, attenta osservatrice della realtà della nostra vallata e non raramente collabo-ratrice preziosa anche del nostro trimestrale. Il tutto corredato da una significativa immagine in cui la nostra redazio-ne al completo, guidata dal direttore Delio Vi-centini, posa “a pagine spiegate” nella piazza antistante la chiesa.

    “L’Alpone” osservato speciale su “L’Arena”In nome di Alessandro Pandian, fondatore

    del quotidiano veronese

    A tutti i lettoriauguri di

    Buon Natalee Felice anno nuovo!

    La Pro Locodi San Giovanni Ilarione

    l ’alponeAutorizz. del Tribunale di Verona del 3 Luglio 1986 - R:S: 705 - Sped. in abbonamento Post. - 45 % art. 2 comma 20/b legge 662/96 - Filiale di Verona da Verona C.M.P. - 50 % - Trimestrale di informazione e cultura - Anno 31 - N. 4 - DICEMBRE 2016 - Recapito a cura dell’ Ente Poste Italiane

    La redazione del giornale porge ai lettori tanti auguri di Buone Feste!

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    Che comune, San Giovanni Ilarione! Ma dove lo trovi un paese dove da secoli gli abitanti fanno fatica ad andare d’accordo fra di loro, che all’improvviso vuole mettersi insieme ad un altro comune?! Un paese in cui i campanilismi riemer-gono appena cambia il vento e che non riesce a far maturare (in campo religio-so) un’unità pastorale prevista da anni, il quale pensa invece di allearsi, addi-rittura di fondersi con un comune che non è proprio dietro l’angolo. Diciamo la verità: siamo proprio complicati! Non sarebbe più semplice chiamare a raccolta tutti i comuni che stanno attorno e tentare di unirsi fra vicini? Sicuramente ci avranno pensato ma, si sa, quando c’è di mezzo la politica ciò che è semplice diventa complicato e viceversa. Come andrà a finire non si sa e non saranno certo queste dodici righe a dire chi ha ragione e chi no, ma almeno tentiamo di sdrammatizzare il tutto. Come? Ridendoci un po’ su con una proposta drastica ma definitiva: perché non proviamo a spianare la Calvarina? Tutto diventerebbe più semplice, saremmo tutti più vicini e chissà che anche al terzo comune, che sta lì in mezzo, non venga la voglia di aggregarsi al gruppo. Che ne dite, siamo proprio “fusi”, eh?

    D.B.

    DO

    DIC

    IRIG

    HE

    MASSIMO BEVILACQUA"BACI dai SABBADORI"

    Sabbadori, una contrà posta a Sud-Ovest del paese che può sembrare una piccola frazione, con tante case, tante attività, tante storie da raccontare. I campi abbon-dano di vigne, ciliegi, olivi, tutto quello che serve per dare l’immagine del benessere e dell’abbondanza. All’ombra di una di queste case, quasi in forma anonima perché non vuole es-sere assolutamente un protagonista, vive Massimo Bevilacqua, una figura minuta, sorridente, dallo sguardo energico ed in-telligente e dalle idee molto chiare e de-terminate. Ci accoglie in casa assieme alla badante ukraina Lucia, una casa tiepida e che contrasta con la nebbia al di fuori.Esprime subito la sua contentezza che qualcuno si sia ricordato di “metterlo sul giornale” e si inizia allora una conversazio-ne impegnata, alla quale non si sottrae, dando un contributo importante per de-scrivere la vita e la storia del paese negli ultimi ottant’anni .E’ figlio di Francesco e di Isolina Danese, originaria da Montecchia. Papà Franc-esco è un contadino che ha del proprio, ma nella sua giovinezza deve subito sco-prire la bruttezza della guerra, la Ia guerra mondiale. Arruolato nella fanteria, non partecipa alle battaglie sul Carso, sul Piave o sul Monte Grappa, viene invece inviato con la sua divisione sul suolo francese, nell’ambito degli aiuti reciproci interallea-ti , partecipa alla battaglia di Bligny, ove gli Italiani, lasciando sul suolo più di novemi-la morti, contribuiscono in maniera deter-minante a bloccare l’avanzata dei Tedeschi. Rientrato a casa, torna a coltivare i campi, scava la terra rossa ai Vandini, dalla ditta Pa-terno, a cui poi subentra la ditta Domenico Sar-tori (Menego Cinciolo). Francesco adocchia una ragazza di Montecchia, Isolina Danese, appun-to, e la porta all’altare nel 1925 E’ una famiglia dove non manca il necessario,quando si sposa in casa c’è pure la domestica, la fame è un’illustre sconosciuta. Lavorando si va avanti e per la nuova fami-gliola si prospetta un roseo avvenire, anche perché il 04 gennaio 1928 viene alla luce il primogenito, chiamato Massimo,rinnovando così il nonno paterno .Per non confondere nonno e nipote, al pic-colino viene affibbiato il soprannome di “Baci…” e questo appellativo se lo porterà per tutta la vita, ma l’interessato non si of-fende, anzi ne è orgoglioso. Dopo di lui arrivano a popolare la famiglia nell’ordine Sabrina,Caterina,Luigia, Eugenio, Ida, Adele e Graziella, una vera tribù alla quale bisogna garantire una vita dignitosa e un’educazione cristiana. Il capo famiglia deve combattere un’altra guerra quotidia-na per garantire il pane e un vestito a tutti. Non si scoraggia e va avanti , con grande fiducia nell’avvenire. Per il piccolo “Baci” (e così , senza offesa, lo chiameremo anche noi), l’asilo rimane un sogno , il suo primo campo di azione è costituito dagli animali da seguire, dalla galline, dalla natura cir-costante come prima maestra diretta. A piedi, come tutti in quel tempo, si porta a San Giovanni ogni mattina per le scuole e-lementari e frequenta le cinque classi senza alcun tentennamento, con passione. Il suo maestro è Angelo Dignani, un tipo severo, serio, che non ammette disimpegno o deroghe. In questo modo il nostro prota- gonista si forma nel carattere. Si parte dalle “aste” per arrivare a risolvere i problemi di aritmetica, si impara la storia e la lingua italiana . E’ bravo a scuola e il maestro concorda sulle sue capacità, proponendo-gli di continuare gli studi. Purtroppo il suo sogno non può realizzarsi, è il maggiore in famiglia, nei pomeriggi liberi da scuola deve aiutare il papà nei piccoli lavori, ad arare i campi “ parando i bo’…”, guidan-do cioè i buoi, mentre papà sta all’aratro, nella semina e nella mietitura, nella stalla e al pascolo. Il lavoro del contadino non lo spaventa, ormai è cresciuto e non ha paura di niente. Vigne,ciliegi, olivi, grano, stalla sono il suo campo d’azione e non trascura nulla , con una meticolosità quasi certosi-

    na. Si possiede pure una baita sul monte, per il ricovero delle mucche, ove si allevano polli, il bestiame può pascolare. E’ troppo giovane per la guerra, che imperversa in Europa e anche in paese si cominciano a vedere gli effetti, specialmente dopo l’8 settembre, seminando morte e distruzioni, ma non può sfuggire al lavoro coatto della TODT sotto i Tedeschi, a scavare gallerie e trincee sul Montemagro e dai Tessari. Questi ultimi erano severissimi, pagavano, ma erano molto pericolosi. Le camice nere poi approfittavano della situazione, con spoliazioni, minacce, percosse, ma in qual-che occasione anche i partigiani non erano da meno. C’è la tessera per il pane e i ge-neri di prima necessità. Si nasconde allora parte del frumento trebbiato, si A turno, di nascosto, vengono macellati animali e si vendono a pezzi, si ricorre ai vari sotter-fugi per poter sopravvivere. Baci e altre famiglie della zona fanno la propria resi-stenza, una resistenza passiva che porta a mettere in pericolo la propria vita: infatti a turno ogni sera si porta da mangiare sul monte a tre inglesi fuggiti dal campo di concentramento dei Lauri a Montecchia e ricercati dai Tedeschi e fascisti. Una volta un Tedesco insospettito vuole controllare. Per fortuna tutto va bene. I tre inglesi, a fine guerra, rientrano in patria e uno di essi, di nome Silvio, si ricorderà del bene ricevuto, tornerà a trovare i benefattori, portando anche del denaro. L’Italia è u-scita sconfitta e distrutta, non c’è possibi- lità di lavorare ed allora anche Baci prende la via dell’emigrazione in Francia, nel 1947.Qui lavora in un’azienda agricola,

    avena,segala,frumento, coltura a rotazione. Si fatica e si suda dalla mattina alla sera. Il pa-drone per i primi anni provvede al vitto, poi o- ngnuno si deve ar-rangiare. Baci è molto esigente sul mangiare, soprattutto in fatto di pulizia ed igiene. Prefe-risce il pane, il burro, la cioccolata e non riesce ad affrontare un ali-mento cotto in una pen-tola non perfettamente pulita. Lavora 8 anni da un padrone e 5 anni da un altro, spedisce i soldi a casa e si impadro-nisce bene della lingua francese. Anche adesso, infatti, legge corretta-mente i giornali fran-cesi.Le ragazze francesi, al tempo più evolute e disinibite di quelle ita-

    liane, sono una continua tentazione, tut-tavia non ha mai pensato seriamente a formarsi una famiglia, perché non ha mai trovato una ragazza che lo soddisfacesse appieno in fatto di serietà, onestà e ret-titudine. Non ammette le mezze misure, il nostro Baci. Si è sempre comportato in maniera ineccepibile e non accetta situa-zioni diverse. Il fratello e le sorelle intanto si sposano, alcune in Piemonte, una in Francia,una a Tregnago. Gli anni passano, ma il nostro protagonista non si muove dalla sua casa ai Sabbadori, continua il la-voro nei campi, segue gli animali, guida il trattore, la macchina e frequenta la par-rocchia. Non manca mai alle funzioni e alle fiere. E’ un po’ un lupo solitario che non viene mai a compromessi con le pro-prie idee e la propria coscienza. Da circa un anno si appoggia ad una badante ukraina, la Signora Lucia, che lo segue, lo accudisce nelle sue necessità. Vanno molto d’accordo e a detta sua Baci è un tipo molto buono, tranquillo e che non si lamenta mai. E’ bello vederli insieme nella tiepida casa , ove regna l’ordine e la pulizia, un bel quadretto familiare. Azzardiamo una domanda sulla politica. “E’ uno spettacolo assolutamente desolan-te, dove manca assolutamente l’onestà, l’impegno e la coerenza” è la risposta pre-cisa di Baci e bisogna ammettere che ha le idee molto chiare in materia e mancanza di peli sulla lingua. Nel salutarlo lo ringra-ziamo per l’accoglienza e gli auguriamo ogni bene, a corollario della sua lunga ed intensa vita ricca di impegno, di lavoro e di valori.

    Gianni Sartori

    Scuola Primaria "A. Stefani"DUE NONNI A SCUOLA

    Sono tornati tra i banchi di scuola: non da studenti , ma come maestri degli alunni delle classi terze A e B della Scuola Prima-ria "A. Stefani".L’incontro , organizzato dalle insegnanti in collaborazione con l’Associazione AN-TEAS di S.Giovanni Ilarione, si è svolto martedì 18 ottobre con lo scopo di far co-noscere agli alunni una storia che sembra tanto lontana, ma che riguarda invece un passato vicino: quello di circa 70-80 anni fa. I due simpatici nonni, Rita Corradini

    e Gino Zanderigo, hanno raccontato in modo chiaro e preciso com’ era la loro vita quando erano bambini: a scuola, in famiglia, in paese,… Gli alunni sono rima-sti sorpresi nello scoprire quanto era sem-plice e difficile la vita di allora, priva di co-modità, ma ricca di esperienze a contatto con la natura e di relazioni tra le persone.Un grazie speciale ai nonni Rita e Gino per la loro disponibilità e all’Ass.Anteas per la collaborazione.

    Alunni e Insegnanti

    Cara mamma ero indeciso se scrivere queste righe per poi poterle leggere alle persone che oggi sono qui a salutarti; non ero sicuro di riuscire a trattenere le la-crime… Ma volevo poter raccontare di te a chi ti conosce poco o conosce solo una parte di quello che eri, di quello che sei…Così ho chiesto che queste parole le leg-gesse una cara amica al posto mio… Eri giovane e già lavoravi, eri giovane e ti sei innamorata…e con quel grande uomo che è papà hai deciso di condividere una vita, lavoro, progetti, figli, tutto.Molte sfortune superate insieme, sem-pre avanti, con onestà e uniti sempre per mano… Non solo sfortune, anche molte gioie…Due figli che vi hanno dato da fare ma che vi hanno sempre amato tanto, un terzo figlio che ha deciso di lasciarci subito ma che noi abbiamo sempre ricordato… Sei stata una donna speciale, una moglie forte e dolce, capace di tenere sempre unita la famiglia, portando serenità e il tuo sor-riso… Sempre!!! Non ti lamentavi mai, un aiuto a chiunque te lo chiedeva, amica di tutti. Ci hai insegnato che si deve prendere la vita così come viene, che bisogna rispet-tare tutti, che si deve credere nei valori e negli affetti. Hai scelto il tuo compagno ed è stato il tuo uomo per tutta la vita, eri fiera di dirlo… E lo amavi nei suoi pregi e difetti.Tutta la vita io ho visto la dolcezza tra di voi, la serietà nel lavoro e l’amore per me e Patrizia. Non vedevo l’ora di sapervi en-trambi in pensione a godervi la casa, il tempo libero, il nipote che adoratee la serenità di una bella vecchiaia as-sieme… E invece c’era lei, questa terribile malattia che ti ha rubato muscoli ed ela-sticità ma che non è riuscita a portarti via l’ottimismo e la forza di andare avanti. Eri sempre serena, gentile e preoccupata per noi, per tutti prima che per te stessa… Ti bastava un caffè da bere insieme, stavi seduta a fare le parole crociate (che com-pletavi leggendo le soluzioni nell’ultima pagina), giocavi a carte con papà. Poche cose che ti facevano stare bene, e soppor-

    tare il dolore. Facevi le scale a fatica, ma volentieri per poter cenare davanti casa con Maria e Luciano, o per una chiacchie-rata con i vicini e gli amici che passavano a trovarti. Ascoltavi tutti e davi un consiglio a chi ne aveva bisogno. Era bello poter stare vicino a te, ti facevo una carezza e i tuoi occhi si illuminavano… Chi ti ha co-nosciuto non ricorda che la tua dolce sem-plicità. L’ultimo giorno l’abbiamo trascor-so assieme, in ospedale ti vedevo stanca e spesso assente durante quelle lunghe ore. Il dolore si faceva sempre più forte, il tuo sguardo due volte mi ha cercato e hai det-to: “Fede, non ce la faccio più…” Dio, in cui hai sempre creduto e che hai pregato ha di sicuro visto che non potevi più restare qui a soffrire, che era ora di portarti finalmente a far sorridere gli angeli raccontando le tue famose barzellette… A me, a tutti noi che ti abbiamo voluto bene resta il ricordo di ciò che hai lasciato…Tutto il tuo affetto! Si vede oggi, siamo in tanti qui ad accom-pagnarti in questo giorno triste ma sere-no… Grazie mamma… E grazie da parte di Paolo, Patrizia, Federico e di tutta la famiglia a voi, grazie per i numerosi mes-saggi e le parole dolci che avete mandato… Ciao Terry, splendida moglie, mamma, cognata, zia, nonna e amica di tutti noi.

    Federico

    Lettera a Terry – 27 Settembre 2016

    Riceviamo e pubblichiamo questa toccante lettera che Federico Gallo ha scritto in oc-casione della scomparsa della madre

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    Sagra delle CastagneTRA MARONI E IL BUON “TORBOLIN”

    Anche quest’anno si è svolta la tradizionale Sagra delle Castagne, arrivata all’ottantunesimo compleanno, tra divertimento, chiacchiere e il buon gusto dei prodotti locali.Diventa sempre più difficile investire su questa manifestazione, quando i contributi per la sagra sono sempre più problematici da reperire, ma investire sul territorio è molto ormai un fatto irrinunciabile, soprattutto quando si tratta del proprio paese. Malgrado le molte difficoltà a cui far fronte, la manifestazione è stata apprezzata grazie all’impegno dei numerosi volontari che hanno collaborato perché tutto andasse a buon fine. Da ricordare in modo particolare la domenica pomeriggio, quando è stato premiato il presi-dente Franco Cavazzola della nostra Pro Loco, che con questa sagra inizia il suo decimo anno da presidente, un traguardo importante ed esemplare per tutte le associazioni. Il ringraziamento è inoltre d’obbligo verso tutti coloro che hanno sostenuto e partecipato alla manifestazione, in modo particolare ai gruppi e alle associazioni che ogni anno sono presenti e attivi nelle varie iniziative che hanno reso ancor più prestigiosa la nostra Sagra delle Castagne!

    QUANDO LO SPORT DIVENTA PROFESSIONEIntervista a Dario Panarotto, dal hobby del fitness alla professione di formatore e personal trainer

    Una figura che merita di essere segnalata sul nostro trimestrale è Dario Panarotto, trentatreenne nato a San Giovanni Ilarione

    e oggi presente sui social network delle principali pagine di sport. Tutto è partito nel 1997 con una semplice

    collaborazione presso l’allora pal-estra “Athena 2000”, collocata in zona Industriale di San Giovanni Ilarione, che gli aprì le porte alla conoscenza del benessere dato dal fitness sportivo. Dario aveva solo 14 anni, ma già allora la volontà di af-frontare il tema dello sport si mani-festa in maniera intensa. Ben presto la passione diventa un lavoro. Nel 2001 prende il Diploma di Istrut-tore di Fitness, poi nel 2003 lavora presso la palestra di Montebello e dal 2004 ad Arzignano, in una delle palestre più conosciute, “Sporting Life”, dove con impegno e studio si qualifica Personal Trainer. Ma è ancora la passione a condurlo, negli ultimi anni, a cambiare pensie-ro sul fitness, passando dalla classica palestra composta di strumenti e at-trezzi a libero professionista “Free-lance”, portando lo sport a domici- lio. Infatti dal 2014 la sua professione è quella di seguire i propri clienti (anche se a lui non piace chiamarli così) direttamente nelle loro case, offrendo una gamma di attività con particolari attrezzi (kettlebells), per la fascia d’età dai 17 ai 76 anni, con l’obiettivo ben chiaro di raggiungere un risultato soddisfacente senza per-

    dere troppo tempo. La maggior parte delle persone chiedono di perdere peso, molti ragazzi invece chie-dono di allenarsi per la muscolatura, chi infine per fare una semplice attività fisica per il benessere del corpo. L’impegno di Dario è quello di studiare attentamente il proprio frequentatore, iniziando con un’attenta analisi antropometrica, pre-parando un piano di lavoro con obiettivi ravvicinati, in cui l’attività intensa si ar-monizza con un piano alimentare sano e corretto. La filosofia che lo sostiene si basa su pochi ma importanti elementi, con cui i clienti migliorano la propria attività: avere ob-biettivi chiari e concreti, eliminare le scuse, circondarsi di persone positive e di abitudini sane, allenarsi intensamente. Gli “strumenti di lavoro” per l’attività fi-sica vengono portati da Dario, si stila un progetto riguardante l’attività fisica, che sarà attuato inizialmente nelle palestre tradizionali. “Sta di fatto” racconta Dario “che il futuro dello sport del fitness sarà senza l’ausilio delle macchine che si tro-vano nelle attuarli palestre, e si spingerà sempre più nello sport a corpo libero con semplici strumenti”. Il livello di studio e di preparazione ha condotto Dario Panarotto ad acquisire diversi titoli in Italia e all’estero, oggi è anche formatore per una delle Federazioni più importanti del settore, “FISPAL” oltre ad essere consulente tecnico per la ven-

    TRENT’ANNI DI AIDO A SAN GIOVANNI ILARIONEUn traguardo importante per la sezione locale

    dei donatori di organi

    Una grande festa per il gruppo A.I.D.O., da poco rinnovato ma subito attivo, per i trent’anni di attività che ha messo in mostra l’impegno e la passione del volon-tariato del nostro paese. Grazie al desiderio e all’intraprendenza di un gruppo di persone desiderose di fare volontariato e di dare voce all’associazione AIDO, convinte che sensibilizzare le per-sone alla donazione di organi possa dare la possibilità a tutti di poter fare qualcosa di buono, il 18 dicembre 1986 venne co-stituito il nostro gruppo comunale AIDO-San Giovanni Ilarione, che vedeva come presidente Rodolfo Creasi, segretario Lo-renzo Galiotto, vicepresidente Giuseppe Panarotto ed amministratore Mirella Or-bara. A queste persone va il merito della fondazione del gruppo. Da quel momento in poi il numero degli aderenti aumentò sempre più, a dimostrazione che in paese l’impegno nel sociale e nel volontariato coinvolge ancor oggi molti ilarionesi, so-prattutto nell’ambito della donazione. Sono passati 30 anni da quel dicembre dell’‘86 ed è toccato a noi avere l’onore di festeggiare questo importante traguardo, infatti a giugno di quest’anno è stato elet-to il direttivo attuale, costituito da Sonia Biondaro (presidente), Mirko Zandonà (vicepresidente vicario), Simone Confente (vicepresidente), Valentina Dusi (segre-tario) e Lino Zambon (amministratore). Siamo un gruppo molto giovane ma pieno di entusiasmo, attivo ed intenzionato a portare avanti gli obbiettivi dati dai nostri predecessori. Il 16 ottobre abbiamo festeggiato il tren-tesimo anniversario nella parrocchia di San Giovanni Battista, a Castello, per ringraziare le numerose persone associa-te con noi che da anni collaborano e ga-

    rantiscono il loro appoggio alla nostra grande (ci piace chiamarla così) “famiglia”. L’emozione che ci ha accompagnati quel giorno era grande, non solo per la presenza della presidente regionale Bertilla Troietto e del presidente provinciale Antonio Gras-si, ma per l’affetto che tutta la comunità ci ha dimostrato. La giornata è iniziata con il ritrovo nella piazza Caduti e Dispersi in Russia a Castello da dove, dopo aver dato omaggio con la deposizione dei fiori al monumento per la Pace, siamo partiti con il corteo accompagnato dalla banda Giuseppe Verdi di San Giovanni Ilarione e Montecchia di Crosara per arrivare alla chiesa, dove Don Domenico ha celebrato la S. Messa. Dopo la cerimonia abbiamo voluto premiare con una pergamena in segno di ringraziamento, quattro coppie per noi preziose per l’aiuto che hanno of-ferto al gruppo: Gabriella Micheletto con Giovanni Galiotto, Annamaria Pozza con Mario Beltrame, Ginevra Marchetto con Giuseppe Andriolo e Patrizia Zanchi con Flavio Marcazzan. A seguire c’è stato un breve incontro informativo, nel corso del quale i presidenti hanno parlato del no-stro gruppo e dell’associazione AIDO. Era presente anche Antonella Pegoraro, una donna trapiantata che ci ha raccontato la sua esperienza. Una grossa sorpresa ce l’ha fatta Flavia Petrin presidente nazionale di AIDO, inviandoci una lettera con la quale ci incoraggia a stare uniti e ad andare avanti per promuovere la donazione di or-gani. La giornata si è conclusa con il pran-zo sociale presso il ristorante Suan. Colgo l’occasione per ringraziare, a nome mio e di tutto il gruppo, le autorità pre-senti quel giorno e tutta la comunità che ci sostiene sempre.

    Sonia Biondaro

    dita di attrezzature sportive sul territorio italiano con “Fitness Profile”. Molti sono gli appuntamenti fissi a cui partecipa ogni anno, “IHRSA”, la più grande fiera a livello mondiale; a marzo “Funzioni in azioni”; ad aprile “FIBO” la fiera europea e, nella prima settimana di giugno, la grande ma-nifestazione dello sport, “Rimini Well-ness”.“Non dimentico San Giovanni Ilarione, me lo porto sempre nel cuore”, così dice Dario, “soprattutto le persone e i quei luoghi dove andavo in vacanza d’estate dai nonni, sul Monte Magro. Sorrido se penso a mia mamma che, ogni volta che le rac-conto cosa faccio o cosa sono diventato, mi risponde sempre nella stessa maniera: “Sta tranquillo che te si nessuno”, facendomi così ricordare che l’umiltà è la prima arma della propria carriera”. Un pensiero va ai giovani, ai quali vorreb-be dire di aver imparato molte cose dalla propria esperienza, e che malgrado le mol-tissime porte chiuse in faccia, l’importante è ricordare che la tenacia insegnata dai nonni e l’umiltà appresa dai genitori sono il connubio perfetto per trovare un equi-librio e la strada del tuo lavoro. Oggi il suo futuro è orientato verso un nuo-vo campo di studio, l’anti-aging (antinvec-chiamento), soprattutto riguardo alla pre-venzione per la fascia d’età cosiddetta di quarto livello, cioè dopo la terza età, in un settore ancora tutto da esplorare ma sem-pre più richiesto dal mercato di settore.

    Lorenzo Gecchele

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    Piazza Colonna, 2 - 37035 San Giovanni Ilarione (VR)Tel./Fax 045 6550671 - Cell. 348 3549869

    [email protected]

    Piazza Grande, 33 - 41100 ModenaVia Giorgio Giulini, 3 - 20123 Milano

     

    San Giovanni Ilarionee Vestenanova

    In una tiepida giornata di fine estate e più precisamente la seconda domenica di settembre, i molti donatori e simpatiz-zanti presenti hanno fatto da corolla alla oramai tradizionale Festa del Donatore. La nostra Avis Comunale comprende i due Comuni di San Giovanni Ilarione e Veste-nanova. Quindi, nel segno dell’alternanza, quest’anno si è svolta a San Giovanni Ila-rione.Con la gradita presenza del Sindaco di San Giovanni Ilarione Ellen Cavazza, del Sindaco di Vestenanova Edo Dalla Verde, del Presidente dell’Avis Provinciale Ales-sandro Vialli, e del Presidente Provinciale dell’ADMOR Giovanni Cacciatori; I Do-natori, le autorità, le Avis comunali ospiti e amici sostenitori, dopo aver usufruito del lauto rinfresco preparato dal Gruppo Alpi-ni e deposto un omaggio floreale al monu-mento al Donatore, preceduti dalla Banda Musicale di Gambellara, si sono avviati poi verso la chiesa, non senza aver prima sostato presso il Monumento ai Caduti per un pensiero a chi ha dato la vita per la pa-tria e ai i Donatori che non ci sono più.Quest’anno si è voluto porre l’accento sul fatto che diventare Donatori di sangue è anche un percorso culturale verso l’educazione ad un sano e corretto stile di vita. Chi dona il sangue migliora anche la qualità della propria esistenza. Prima di tutto perché è nozione comune che la donanzione induce a una disciplina nei controlli sanitari e nell’igiene della vita, ma anche perché è un gesto che fa “sentire migliori” e accresce l’autostima.Il progresso scientifico, che aumenta in modo notevole l’attesa di vita anche in presenza di patologie gravi, richiede una quantità sempre maggiore di sangue. Ecco quindi la necessità del reperimento di nuo-vi donatori, per sostituire chi lascia, ma so-prattutto per aumentarne il loro numero. Qualche mese fa si è verificato quel terribile terremoto nell’Italia centrale. “Quando ac-

    cadono eventi come questi – ha dichiarato il Presidente di AVIS Nazionale, Vincenzo Saturni - la spinta emotiva a donare subito è fortissima, ma non bisogna dimenticare che la necessità di sangue ed emoderivati continua anche nei giorni e nei mesi suc-cessivi e che ogni giorno in Italia vengono fatte 8.600 trasfusioni”.Rinnovo quindi l’invito a tutti i Donatori di essere attenti alla scadenza e recarsi a compiere il proprio gesto di altruismo e a quelli che non lo sono ancora, ma soprat-tutto ai giovani, ad entrate nell’Avis e li e- sorto ad avere coraggio e sprigionare quella che rappresenta la linfa vitale del volontariato. In vista del rinnovo del Consiglio Direttivo che ci sarà con la prossima Assemblea dei Soci del prossimo 11 febbraio, mi rivolgo a tutti i Donatori ma in particolar modo ai giovani, per dire loro quanto ci si sente fieri e orgogliosi dopo aver donato una parte di se a delle persone che in questo momento ne hanno bisogno. L’energia e l’attrazione che voi riuscite a trasmettere ai vostri coetanei è molto più efficace di quella che possono infondere i soliti vol-ti dell’Associazione. Inoltre, entrare nel Consiglio Direttivo, è un modo per stare insieme per costruire qualcosa di impor-tante nella nostra società, ponendo le pro-prie capacità e un po’ del proprio tempo al servizio della collettività facendo del bene a se stessi e agli altri, anche diverten-dosi portando l’energia e la vitalità che vi contraddistingue, contribuendo così, con nuove idee, programmi e strategie a dare nuovo impulso all’Associazione.Al termine della Santa Messa celebrata da don Maurizio e con la partecipazione del Coro Parrocchiale che l’ha resa ancora più solenne, hanno avuto luogo le premiazioni per i Donatori Benemeriti. Poi, come da buona usanza, la festa si è conclusa con il pranzo sociale presso il Ri-storante Zoccante.

    CENTRO AIUTO VITAEsperienze di vita

    È vero, ho 44 anni. Non 20 o 30, sono 44. Ma non sono poi così vecchio!Sono sano, forte. Posso dare ancora tanto, in tanti modi… Ma a chi? Come? Nessuno mi vuole.Cresciuto in una famiglia normale, ho studiato e ho trovato un lavoro. Anche un buon lavoro. Ero felice e avevo fiducia nella vita. Mi sentivo arrivato quando ho incontrato Anna e il suo dolce sorriso. Arrivato? Fortunato! E poi Serena e Luca. Avevo tutto. Poi qualcuno, all'improvviso, si è preso tutti i raggi del sole. La ditta ha chiuso e io sono rimasto in mezzo alla strada, nel buio che, un rifiuto dopo l'altro, si faceva sempre più pesante, denso, soffocante.44 anni sono troppi per trovare un lavoro? Uno qualunque a questo punto!Anna, Serena e Luca si stanno spegnendo. Io sono spento. Passo e ripasso. Busso, chie-do e poi torno a chiedere. Quante indicazioni, generose ma inutili! Soffro ma, che vuoi che sia… Soffrirei volentieri il doppio se solo potessi risparmiarlo ai miei figli! Anna sta perdendo il latte.. Le preoccupazioni? Forse. Ma per Luca è una questione di vita, è ancora troppo piccolo. Mi hanno detto “prova al CAV”. Duro. Pesante. Non riuscivo a decidermi. Un amico mi ha accompagnato. Accidenti, hanno anche la porta stretta e quando entri un po' di fatica la devi proprio fare.Quando esco c'è ancora il sole. Tutto sommato non è stato difficile. Sembrava proprio che capissero il mio terrore, che riconoscessero la mia fatica. Adesso torno a casa con un po' di tutto. Ma in mano ho il latte per Luca. E anche dei pannolini! Un lusso. Oggi mi sembra di respirare meglio.

    a cura di Franca

    Agresti AldoAgresti SaraAndriolo WalterAnselmi Panato Nadia I.Belgi Annalisa Beschin NicolaBevilacqua MicheleCamponogara ValentinoCarradore AdrianoConfente Nicola

    Cristofari IlariaDusi FlavianoDusi Valentina Dusi Veronica Fattori AlessandraFilipozzi MassimilianoGaiga DamianoLupatini Paola Mainente AdamoMaporti Elia

    Marcazzan EricaMarcazzan FlavioMarcazzan GiorgiaMarcazzan MattiaMarchetto LauraMarchetto MassimoMartinelli MartinaMenghin EnricoPanarotto AdrianoPolicante Nicola

    Ecco i donatori premiati:

    Righetto Anna MariaRossetto ChiaraSartori AnnaSartori DanielaSoprana DeboraZandonà NicolaZordan Ferruccio Santo

    Baldo Luca Ciman DarioConfente Vincenzo C.Dal Dosso Antonella Dalla Benetta Francesco

    Fochesato RudiGaliotto NicolaGambaretto GiovanniLovato VittorioMella Innocenza

    Monchelato AlessioMunaretti ElenaPressi Manuel Rivato FabioVandin Fabio

    Vandin MirkoZandonà Valentina

    Bacco LoredanaBellaria FabrizioBurato BenedettoCattazzo DomenicoConfente Antonella

    Dal Zovo LucaFilipozzi EnricoGambaretto DiegoGambaretto Gabriele Povato Paolo

    Lovato ClaudioMarcazzan NicolaMarcigaglia Stefano Panarotto Ivan DenisPanato Bernardo

    Sartori AndreaSartori Franco Stopazzola MatteoZandonà Daniele

    Allegri Alessandro Gazzo Carlo DomenicoGazzo Severino

    Lovatin IvanoMainente Massimo Marcazzan Lino

    Panarotto CesareRivato MarcoSartori Patrizio

    Sartori SilvinoTezza Claudio

    Bruni Dario Lovato Mario Presa Rina Amalia Zanchi Danilo

    Distintivo in rame per 8 donazioni

    Distintivo in argento per 16 donazioni

    Distintivo in argento dorato per 25 donazioni

    Distintivo in oro per 50 donazioni

    Distintivo in oro con rubino per 75 donazioni

    GIUSTINA DALLA FINA3^ Classificata al XXI° Concorso Nazionale di Poesia e Letteratura

    "Enrico Sambruni", Città di Seregno, Milano, 18 Novembre 2015

    MUSICA...Musica è la carezzevole intensapolicromia del prato,la voce magica e stupita del bosco,l'impercettibile sinfonia dei cieli.

    E' lo splendore di una roccianell'infocato tramonto che raccoglieil tocco di una campana nella valle,come nelle arcate di una cattedrale.

    Musica è la tenerezza complicedi un bambino sul cuore della mamma;la gioia profonda dell'uomo che scopreun'edera insperata sui dirupi bagnati di fatica.

    E' l'amore traboccanteche germoglia nel vaso della vita;o sosta mano nella manonegli ultimi istanti del giorno.

    Ma la musica più inesplorata e intensaè il cuoredimora di voci silenzi e luce,dove l'Eterno ha porto variegate sinfonieper germogliare speranzee illuminare sentieri.

    Giustina

    [continuazione articolo "Natale 2016"]

    La nostra memoria, quella reale, ci serve ancora di più. Senza di essa manca un or-dine al presente, non c’è più quella luce per capirne quello che succede. Usiamo allora un poca di memoria: alziamo lo sguardo dal solo presente e partiamo pure da lon-tano. Ci facciamo aiutare dalla Bibbia, dove non è mai stato cancellato nulla, neanche le parti più brutte. Fra le prime pagine c’è Abramo errante, che si sposta da una re-gione ad un’altra. Non se ne sa il motivo pratico. È il Signore che lo invita ad andare: “Esci dalla tua terra!”. Più avanti è Giacob-be a spostarsi, sospinto da una carestia, in Egitto. Proprio in questo paese sarà Gesù a scappare dal tiranno Erode. La Natività del Salvatore è anche questo: fuggire via. Il vento che porta da un paese ad un al-tro, da una sponda all’altra del mare sof-fia da sempre, tormentando l’umanità. È soffiato per noi ed ora sulle nostre giovani

    generazioni. Ha coinvolto anche la Santa Famiglia. Fare Natale davanti al Presepe è commuoversi perché Gesù “che è del mon-do il Creatore, per Lui non ci sono panni e fuoco. Quanta povertà! Più m’innamora, giacché ti fece amor povero ancora”, come recita la più struggente melodia natalizia, “Tu scendi dalle stelle” di S. Alfonso Maria de Liguori. La povertà del Bambino Gesù ci innamora ogni volta. E ci porta a com-muoverci anche per chi è povero ed è fug-giasco, ai nostri giorni, come Lui. È Gesù che non ha voluto prendere le di-stanze dagli sventurati che in ogni epoca si ripresentano da luoghi e con volti diversi. Non possiamo cancellare dalla storia dell’umanità drammi e travagli che pur-troppo di epoca in epoca si ripresentano. Gesù è nato in povertà perché non vol- tiamo lo sguardo da un’altra parte e perché non cancelliamo dal cuore quello che Egli vi ha seminato: l’amore, come Lui ci ha in-segnato, verso ogni prossimo.

    Don Maurizio

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    Con la nostra famiglia riunita in un giorno di festa, abbiamo voluto festeggiare il cin-quantaduesimo compleanno di nostra sorella Loreta, che abbiamo riportato a casa in un pomeriggio di sole.Un momento di gioia vera e profonda che crediamo abbia dato ancora più vigore a mamma Margherita che nell'ultimo difficile anno, non ha mai smesso di preoccu-parsi, voler bene e seguire amorevolmente sua figlia anche se non direttamente.Buon compleanno Loreta!

    Sante, Maria Grazia, Lucia, Lorenzo

    In località PanarottiLA “MADONNA DELLA STRADA”

    Lo scorso novembre, lungo la vecchia stra-da provinciale per Vestenanova in località Panarotti, in una nicchia scavata in un grande blocco di pietra, è stata collocata una Madonnina. A realizzare l'opera è stato Bruno Mella, classe 1944, nostro conosciutissimo con-cittadino, che da circa vent'anni si dedica per diletto ad eseguire qualche lavoretto in pietra, e he ha raccolto i suggerimenti di alcune donne che si spingono fino a quel luogo, fuori dai pericoli di quella strada trafficata che è la Provinciale per Veste-nanova, ormai divenuto come il giro di boa della loro passeggiata quotidiana. In verità, in quel luogo già da qualche anno qualcuno aveva messo una piccola statua della Madonna, presso la quale qualche mano devota portava sempre un fiore od accendeva un lumicino. Bruno ci racconta: “Nell'autunno dello scorso anno, una donna mi ha suggerito l'idea e mi ha dato una Madonnina di circa 60 cm di altezza da fissare stabilmente in quel luogo”.Prima di installare la statua nella nicchia, ha ritenuto utile rinnovare i suoi colori per darle delle tonalità che si adattassero ai colori dei sassi di quel luogo.Per dare una degna sistemazione alla statuetta della Vergine al riparo del sole e delle intemperie, il nostro scultore ha su-bito pensato di ricavare una nicchia in un grosso sasso messo li anni fa, a sostegno della scarpata della strada, una pietra suf-ficientemente grande che gli avrebbe con-sentito di scavare la nicchia. Il lavoro è stato molto lungo, complicato dal fatto che non c'era la possibilità di avere sempre a disposizione una fonte di energia elettrica che avrebbe reso più agevole il la-voro di scavo in una pietra rivelatasi molto più dura del previsto.Lo scavo della nicchia, quindi, è stato fatto quasi tutto a mano con l'impiego di mar-tello e scalpello, avendo potuto disporre poche volte di un gruppo elettrogeno

    per effettuare la sgrossatura ed i tagli più impe- gnativi e profon-di.Il lavoro, quindi, è stato fatto quasi sempre a mano a causa del poco spazio a dispo-sizione, lavoran-do con calma per non rovinare gli spigoli della nic-chia.Uno degli incon-venienti maggiori incontrati segna-lati da Bruno nei sette mesi che è

    durato lo scavo della nicchia, è stata la pol-vere: gli entrava nelle narici e negli occhi.La pietra era durissima e gli ha rovinato molte punte; ma nonostante le difficoltà non si è arreso, ed ha portato a termine un'opera che gli è costata molte ore di la-voro. Bruno che per sua natura è scrupoloso, preciso e sempre molto critico verso se stesso; si dichiara comunque soddisfatto della sua opera, anche se non è proprio ve-nuta secondo le sue aspettative.Ha fatto comunque del suo meglio per trovare una sede degna di accogliere la Santa Vergine, ed ha voluto realizzare anche una mensolina davanti alla nicchia, su cui i viandanti potranno continuare a porre un fiore o un lumicino.Chiediamo a Bruno la motivazione che lo ha spinto a cimentarsi in questa impegna-tiva opera.Ci dice: ”Ho accettato di fare questo lavoro per portare in quel luogo la presenza, il ri-chiamo visivo della Madonna ai viandanti che passano in quel luogo; voglio dedicare il mio sacrificio alla Madonna e tramite Lei alla speranza in un mondo migliore”.E continua: “Ho potuto soddisfare il de-siderio di quella donna che ha visto così realizzato il suo desiderio di vedere l'effige della Madonna in quel posto molto fre-quentato dai molti viandanti che transi-tano in quel luogo; e visto il luogo in cui è stata posta, la voglio chiamare MADON-NA DELLA STRADA, con la speranza che possa dare protezione a tutti coloro che passano di la”!Dalle pagine del nostro giornale, Bruno desidera ringraziare tutti coloro che lo hanno in vari modi incoraggiato, e Lino Mainente che con i suoi figli hanno col-laborato concretamente alla realizzazione dell'opera.Anche noi lo vogliamo ringraziare e com-plimentarci con lui per la sua pregevole opera.

    Angelo Pandolfo

    Valente e Rosa Posenato festeggiano a sorpresa con parenti ed amici 50 anni dimatrimonio (10 settembre 1966-2016)

    Dal gruppo Alpini San Giov. IlarioneAnche il nostro Gruppo Alpini, piano pia-no, si sta avvicinando al compimento del suo centesimo anno che, come risulta in una foto presente in baita, è stato fondato il 24 maggio 1925. L' anno di fondazione è ricordato anche da un articolo riportato su “L' Alpino” del 15 marzo 1925 in cui te-stualmente si legge: “Il colonnello Mar-chiori, papà degli alpini veronesi e presi-dente instancabile dell' A.N.A. Sezione locale, è raggiante ancora oggi, per il suc-cesso scarponissimo ottenuto domenica fra i suoi “veci” di San Giovanni Ilarione” ed alla fine riporta: “... San Giovanni Ilarione sventolerà tra giorni il nuovo gagliardetto, altra fiamma verde della nostra provincia”. E visto che siamo in tema di centenari è doveroso ricordare il centinaio di caduti della Prima Guerra Mondiale i cui nomi sono scolpiti sulla lapide del Monumento ai Caduti. Fra tutti questi nostri compae-sani caduti, quasi 40 erano gli arruolati nei reggimenti alpini: 2 nel 3°, 1 nel 4°, 1 nell' 8°, 1 nel 2° rgt. art. montagna e ben 33 nel 6°!Tra i deceduti, oltre che in combattimento o negli ospedali da campo o civili, si con-tano anche 11 morti in prigionia e tutti ap-partenenti al 6°. Vi è, per esempio, chi è morto a Soupir (F), a Jindrichovice (attu-ale Repubblica Ceca), Mauthausen, Graz Eggenberg e Monaco e lì sepolti.Tra i nominativi riportati sulla lapide vi sono anche 3 decorati di Medaglia d'argento al valore militare:• GAMBARETTO Cesare di Luigi decedu-to il 15.01.1918 sul Monte Grappa (Monte Valderoa) della 235a Cmp., Btg Val Ceni-schia 3° Rgt.;• NISELLI Pietro di Massimino deceduto il 25.10.1918 sul Monte Grappa (Monte Solarolo) Caporal maggiore della 281a Cmp. Btg. Val Toce 4° Rgt.;• POZZA Giovanni Giacomo di Egidio de-ceduto il 09.10.1916 sul Monte Pasubio della 143a Cmp. Btg. Monte Berico del 6° Rgt.Apparteneva agli alpini del 6° anche BALDO Giuseppe che risulta disperso a

    seguito di combattimento sull'Ortigara il 17.06.1916.Faceva parte del 6° pure BORDON Pietro, deceduto però nella guerra di Libia nel 1911.Tutte queste informazioni sono ricavate dall'Albo d'oro dei Caduti della 1a Guerra Mondiale del Ministero, dai fogli matrico-lari e da altre pubblicazioni. Altro decorato di Medaglia d'argento al va-lore militare che non compare sulla lapide perchè deceduto il 21.06.1963 è BEVI-LACQUA Pietro Marco, nato il 28.06.1881 del 4° Rgt., decorazione ottenuta sul Sasso Rosso (Altipiano di Asiago) a seguito dei combattimenti del 28/31 gennaio 1918.Anche quest'anno il Gruppo alpini, con una decina di soci, è stato impegnato lo scorso 26 novembre nella colletta ali-mentare, gestita dal Banco alimentare di Verona, presso il supermercato LIDL. In questa giornata sono stati raccolti 792 kg. di generi alimentari, quali alimenti per l'infanzia, riso, pasta, olio, legumi, sughi e pelati, tonno in scatola, biscotti e altro; una quantità in costante aumento rispetto ai kg. 592 del 2014 e kg. 668 del 2015.Tra le prossime attività del Gruppo ricor-diamo:• 18 dicembre S. Messa degli Alpini nella Basilica di San Zeno a Verona;• nelle Parrocchie dopo le S. Messe di Na-tale vin brulè e cioccolata;• minestrone e frittelle il 6 gennaio (Epi-fania);• Festa del Tesseramento il 15 gennaio;• Adunata di Zona a Prova il 21 maggio;• Adunata nazionale a TREVISO il 12,13 e 14 maggio 2017;• Raduno Triveneto domenica 17 settem-bre 2017 in Val del CHIAMPO;• Gli annuali Pellegrinaggi Nazionali e Sezionali, come da calendario.

    Sono a disposizione i bollini per il tessera-mento dei soci alpini per il 2017.

    Gli alpini augurano a tuttiBUONE FESTE!

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    L ' A M M I N I S T R A Z I O N E C O M U N A L E I N F O R M A

    NO ALLA FUSIONEdei Comuni di San Giovanni Ilarione e Roncà

    LA PAROLA ALLA MINORANZA

    La fusione dei Comuni di San Giovanni Ilarione e Roncà: un’opportunità per i cittadini

    Carissimi concittadinicome ben sapete stiamo lavorando per raggiungere un importante obiettivo: la fusione. Qualcuno quando sente questa parola resta un attimo in sospeso perché risulta essere una novità per le nostre zone, ma vi assicuro che non è nulla di ter-rificante. L' idea nasce 2 anni fa con l' Am-ministrazione di Roncà coinvolgendo altri Comuni come Vestenanova, Montecchia di Crosara e Monteforte d'Alpone. Oggi questi Comuni non fanno parte di questo progetto perché non hanno voluto ade-rire. La fusione tra San Giovanni ilarione e Roncà è la creazione di un Comune unico che verrà chiamato VALDALPONE. Un Comune nuovo di quasi 9000 abitanti che sarebbe il primo Comune più grosso della vallata, più di Monteforte che ne vanta 8000 di abitanti.Quali sono i vantaggi? I contributi importanti che arriverebbero da parte dello Stato, 740.000 € per 10 anni e 200.000 € per 3 anni dalla Regione Veneto. Oggi il Comune di San Giovanni Ilarione non ha alcuna entrata importante ed è sempre più difficile gestire un bilancio quando le risorse non ci sono. C'è la gente che si lamenta delle strade in pessime con-dizioni, dei lampioni che sono vecchi, delle telecamere di sorveglianza che non sono mai state accese e, comprendo perfetta-mente le aspettative deluse del cittadino comune che paga le tasse e che vorrebbe vedere anche adeguati servizi. Oggi i Co-muni però non hanno risorse economiche sufficienti, a mala pena hanno la capacità di gestire l'ordinaria amministrazione e sempre con maggiore difficoltà. Per ren-dervi edotti di quel che succede, posso portarvi un esempio; in Giunta Comunale

    abbiamo approvato un progetto e stimato che per sistemare tutte le strade del paese ci vorrebbero circa 900.000 €. Una cifra importante che riusciamo a quantificare solo sulla carta ma che oggi non abbiamo la potenzialità economica di sostenere. Dal 2012, quando mi sono insediata e sino al 2014 compreso, non ho potuto assumere alcun tipo di mutuo perché il Comune ne aveva già acceso degli altri ben 80. A dicembre del 2014, se ne sono estinti 35 mutui e quindi solo nel 2015 abbiamo po-tuto iniziare accedere a dei piccoli mutui. La capacità di contrarre mutui del nostro Comune è di una somma modesta am-montante ad 280.000 €. Nel 2016 abbia-mo fatto un mutuo di 280.000 € esclusi-vamente per le strade valutando quelle che erano le priorità.Tante altre strade ancora necessitano di questo intervento, ma le risorse si limitano alle attuali disponibilità. Quello che dico sempre durante gli incon-tri nelle varie contrade per parlare della fu-sione è che se un Sindaco volesse sistemare tutte le strade del paese, nelle condizioni attuali impiegherebbe 4 anni del suo man-dato solo per la sistemazione delle strade. Questo era un esempio, se ne possono fare tanti altri. Il paese necessita anche di tante altre cose come un nuovo impianto di illu-minazione con nuove luci a led con le quali si avrebbe subito un risparmio immediato. Ci sono 700 punti luce in paese e si spende 100.000 € all'anno per l'illuminazione pubblica. Con una nuova illuminazione a led se ne risparmierebbero già 50.000 € che sono soldi che resterebbero in cassa e magari potrebbero essere investiti per aiutare maggiormente altri enti quali la scuola materna che ne ha sempre più bi-

    sogno. Senza risorse però le buone idee restano sem-pre solo buone idee e non progetti realiz-zati. In questo modo pur-troppo, non si va da nessuna parte. È faci-le lamentasi in giro delle buche sulle strade o sulle frane, attra-verso la tastie-ra del pc, ma la situazione oggi è questa e non cambierà di sicuro se non ci si aiuterà tutti assieme ad uscire da questa impasse. Oggi il Sindaco non fa più il Sindaco, ma bensì l'esattore delle tasse per conto dello Stato in quanto il sistema non gli permette di fare diversamente. L'opportunità della fusione è l'unica strada percorribile per il nostro futuro. Qualcuno pensa che con la fusione si perde la nostra identità. L identità di un paese si perde quando non si hanno risorse per migliorarlo, quando non si hanno più servizi per i cittadini, quando si lasciano le strade in deterio-ramento, quando non si riesce più a fare nulla per mantenerlo in vita. Questo è per-dere l'identità di un paese, non certo il nome nuovo di un Comune. Noi ammin-istratori abbiamo portato avanti questo progetto ma è compito della gente durante il referendum di gennaio decidere se è me-glio restare nell'attuale situazione, male, e

    quindi votare no alla fusione, oppure avere il coraggio di cambiare in meglio il futuro di questo paese votando si alla fusione. Io sono convinta che si debba fare ed è im-portante non perdere questo treno perché oggi abbiamo questa opportunità di rice-vere importanti contributi, magari tra un anno o due, quando tanti altri Comuni de-cideranno di fondersi, i contributi non ci saranno più. Penso inoltre che oggi tutti i Comuni hanno gli stessi problemi del no-stro, per cui smettiamola di guardare i co-lori politici. Siamo tutti sulla stessa barca e questa sta affondando. Qualcuno diceva "da soli si fa prima, ma insieme si va lon-tano". Colgo l'occasione di farvi i migliori auguri di buon Natale e buon anno a tutti voi a alle vostre famiglie.Un caloroso e cordiale abbraccio dal vostro Sindaco.

    Ellen Cavazza

    MERCATO CERASICOLO VALDALPONE

    Il mercato Cerasicolo Valdalpone è nato nel 2015 su richiesta e per volere del mon-do agricolo della vallata che sentiva la ne-cessità di poter contare su un’alternativa rispetto al già esistente mercato di Mon-tecchia di Crosara. Tale richiesta era arrivata fino alle Ammi-nistrazioni Comunali di Roncà, San Gio-vanni Ilarione e Vestenanova che attente ai bisogni del territorio, hanno deciso di so-stenerne questa iniziativa utile a promuo-vere uno dei più importati prodotti che caratterizzano la nostra terra.Un gruppo di agricoltori della Valle si è quindi riunito in un Comitato che di fatto si è occupato e tuttora gestisce il mercato fin dai suoi pri-mi passi. La risposta dei cerasicoltori della valle, ma anche di quelli delle valli vicine non si è fatta attendere ed è andata, fin dal principio, oltre ogni più rosea aspettativa. Nella stagione 2015 dell’apertura infatti, le ciliegie trattate hanno raggiunto circa i 2.500 quintali! Questo ottimo risultato è riconducibile sicuramente alla buona or-ganizzazione ma anche all’immobile utiliz-zato: molto ampio e logisticamente adatto a quel tipo di impiego.Purtroppo non è stato possibile mantenere questa locazione così strategica nella trascorsa stagione; si è dovuto ripiegare su un altro capannone di dimensioni più ridotte ed i numeri ne hanno sensibilmente risentito. A due anni dalla sua nascita, possiamo comunque dire che, salvo la spesa per l’occupazione del capannone, il mercato riesce di fatto ad autofinanziarsi. Quest’anno l’unica spesa a carico delle amministrazioni co-

    munali coinvolte (solo San Giovanni I-larione e Roncà, in quanto Vestenanova per problemi di bilancio non ha parteci-pato) è stata pari a € 5.000,00 ciascuna, somma corrispondente all’importo dovuto per l’affitto dell’immobile. Nell’anno pre-cedente la spesa era stata maggiore perché oltre all’affitto del capannone, si rendeva-no necessarie altre ovvie spese per l’avvio dell’attività (ad esempio: l’acquisto delle pese, imballaggi, ecc.). In ogni caso, tali ci-fre sono molto lontane da quelle riportate, con grande utilizzo di fantasia, da alcuni. Vorrei infine servirmi di queste pagine per chiarire ulteriormente la totale estraneità del mercato cerasicolo in merito alla triste vicenda della truffa messa in atto l’anno scorso da alcuni commercianti ai danni di diversi produttori. Il mercato stesso è stato vittima di detti raggiri. Purtroppo le frodi accadono. Seppure paia cosa ov-via, esprimo la mia assoluta condanna al fatto e mi sento di rassicurare gli agricol-tori che, dopo questa esperienza, saremo ancora più attenti e guardinghi allo scopo di garantire la più assoluta tutela. Anche in questo caso, comunque i numeri fatti circolare da qualcuno, sono assolutamente lontani dalla realtà! Del resto è scientifi-camente dimostrato come il passa parola, anche il meno malizioso, modifichi di fatto il messaggio originario. Figuriamoci quindi, se l’obiettivo consapevole è quello di screditare: alle cifre originarie possono essere aggiunti vari zeri.

    Comitato Cerasicolo ValdalponeIl Presidente Sergio Cavazza

    Il Sindaco e l'Amministrazione comunaleaugurano a tutti Buone Feste!

    NO PERCHE’ :• Manca la vicinanza e la continuità fisica del territorio che invece si realizzerebbe com-prendendo L’INTERO FONDO VALLE DELL’ALPONE, includendo quindi almeno i Co-muni di Montecchia di Crosara e di Vestenanova, non essendo sufficienti a giustificare la scelta votata dal Consiglio Comunale, i pochi metri di confine fra i due Comuni, nel bosco in Calvarina

    • La fusione così come proposta si presenta miope ed irrazionale, senza respiro, poiché NON CONSIDERA LA DISTRIBUZIONE ABITATIVA DELLE REALTA’ COMUNALI, sud-divise in numerose frazioni, contrade, e borgate di case sparse. Non tiene conto delle ne-cessità dei cittadini che abitano in questi luoghi e che non godranno di alcun beneficio; non è difficile del resto capire che dalla sommatoria di due realtà, territorialmente par-cellizzate, potranno derivare solo minori servizi e minori risposte ai problemi esistenti : quindi maggiori problemi…..

    • Lo studio di fattibilità per la fusione dei Comuni, così come proposto dall’Amministrazione comunale, dimostra tutta la sua aridità politica, poiché manca di motivazioni condivise da e con i cittadini, con le organizzazioni di categoria ,con le associazioni e col volonta-riato che non sono stati precedentemente coinvolti ed interessati. L’INTERA CITTADI-NANZA E’ STATA ESCLUSA DAL PROCESSO COSTITUTIVO di una nuova istituzione che ci vedrà tutti coinvolti !!! E non si venga a dire che i cittadini si esprimeranno col re-ferendum. Non basta. In una materia tanto impegnativa, la partecipazione attiva e pro-positiva dei cittadini singoli ed associati ha titolo e diritto di manifestarsi liberamente prima del voto referendario

    • Non ci è stato minimamente illustrato il progetto sull’annunciata riduzione delle tasse…….che si farà dopo ???? Non solo….IL PROBLEMA PATRIMONIO ED INDEBITA-MENTO dei due Comuni, come verrà affrontato ??? Dovremmo mettere tutto insieme dividendo crediti e debiti ???? Saremmo certamente svantaggiati !!!!!!!!!

    • E’ un sacrosanto diritto conoscere il nostro futuro prima di decidere !!!

    • SI ALL’UNIONE DI TUTTI I QUATTRO COMUNI PER I SERVIZIE LO SVILUPPO;• NO ALLA FUSIONE DI DUE,SOLO PER INTERESSI PARTITICI.

    I Consiglieri Comunali Luciano Marcazzan

    Nadia Bevilacqua

    Un Grazie sentito al gruppo volontari di Cattignano per la pulizia della strada e del cimitero durante lo scorso 28 Ottobre !!!

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    L ' A M M I N I S T R A Z I O N E C O M U N A L E I N F O R M A PREMIATI GLI STUDENTI DELLA SCUOLA MEDIA MARCAZZAN CON UN TESTIMONIAL D'ECCEZIONE MEDAGLIA D'ARGENTO ALLE PARALIMPIADI DI RIO 2016

    Sono ben 6 gli studenti premiati al merito scolastico, alla settima edizione del Premio Marcazzan all’Istituto comprensivo di San Giovanni Ilarione e Vestenanova dello scorso 8 Ottobre, e tutti I-larionesi: Alberto Rivato, Elena Micheletto, Gabriele Pozza, Ro-berta Vicentini, Sara Trestini, Sveva Marcazzan. Quest’anno oltre alla presenza della Famiglia Marcazzan con Maria Luisa Marcaz-zan (figlia di Mario) accompagnata dalla figlia Benedetta Cavalloni che ha consegnato il premio, il Dirigente scolastico Ugo Carnevali ed il Presidente del Consiglio d’Istituto Stefano Gaiga, cercavo un testimonial che potesse lasciare un messaggio importante ed ef-ficace, come esempio sull’importanza dell’impegno e di porsi ob-biettivi. Ho così invitato Michele Ferrarin di San Martino Buon Albergo, campione alle Paralimpiadi di Rio de Janeiro 2016 e medaglia d’Argento in una delle specialità più difficili e faticose: il Triathlon. Michele ha accettato con entusiasmo l’invito e con la divisa olimpica e la medaglia d’argento al collo (nella foto a dx con la moglie ed il figlio Edoardo) ci ha portato la sua esperienza e raccontato la sua storia di uomo e di atleta: «Nuoterò con un braccio solo, mi sono detto, e su questo ho cominciato a lavorare conquistandomi la sicurezza che avrei raggiunto il risultato. Negli ultimi quattro anni ho partecipato ad una ventina di manifestazio-ni, tra europei e mondiali, finendo sempre sul podio, ma Rio era il mio sogno», «Vincere da disabile è una sfida con te stesso. Questa medaglia è mia, ma anche della squadra e cioè di tutti quelli che hanno creduto e lavorato attorno al mio sogno che è diventato un obiettivo condiviso. L’inizio della malattia aveva fatto spegnere un po’ i sogni ma mi ha costretto a ripensare a come potevo raggiun-gere lo stesso il mio obiettivo. È fondamentale, per tutti, darsi sem-pre un obiettivo da raggiungere: la passione fa il resto» Ed ancora «Nessuno ha ostacolato il mio sogno, anche se il mio era un sogno difficile e pieno di ostacoli: se vai avanti, è perchè il sogno è più grande». I 300 ragazzi fra San Giovanni Ilarione e Vestenanova hanno seguito con molta attenzione Ferrarin, come il video della gara che è stato proiettato subito dopo (che vi suggerisco di vedere su Youtube: https://www.youtube.com/watch?v=tZDtp5-wpbs) con la cronaca di Michele che ha spiegato le regole di questo sport, gli allenamenti e la costanza necessari per ambire ai primi posti. Sono seguite molte domande da parte degli studenti ed alla fine è stato consegnato loro un cartoncino con i simboli Olimpici e Pa-ralimpici e la firma autografata di Michele Ferrarin con uno slogan “Vinci anche tu la tua Olimpiade!” Un momento significativo ed emozionante che ha arricchito questa settima edizione.

    Claudio Lovato

    GIOVANI E AGRICOLTURAMartedì 22 Ottobre 2016 si è tenuto un incontro presso la sala civica Co-munale inerente un approfondimento sulla «Misura 6» del PSR 2014-2020 (Sviluppo delle aziende agricole e delle imprese a favore del primo in-sediamento dei giovani agricoltori tra i 18 e i40 anni) e sulla «Misura 16» (Cooperazione) con la presenza del Sindaco Ellen Cavazza e l’Assessore Marco Beltrame e con diverse testi-

    monianze ed esperienze: Giada Perazzolo, che alleva Golden retriever, Samuele Bacco sulla viticoltura, sull’esperienza avicola di Alberto Lovato, mentre da Vestenanova Gio-vanni Rugolotto, che ha scelto i piccoli frutti e ha dato vita ad una fattoria didattica, e Mirco Cerato che fa impresa con le fragole. Federico Zambon, a Roncà, guida invece una cantina con annessa fattoria didattica. Una interessante serata che fà ben sperare per il futuro.

    INAUGURATA LA CASA DELL’ACQUA

    Sabato 26 Novembre alle ore 15:00 è stata inaugurata la nuova casa dell’acqua (la prima in Valdalpone) dove sono state regalate ai presenti delle tessere utili per agevolare il prelievo a 0,05 EU al litro sia per l’acqua liscia che gassata, ed una degustazione che ha soddisfatto tutti. Un servizio in più verso i cittadini ed un importante soluzione per eliminare rifiuti di plastica, inquinamento dovuto alla produzione delle bottiglie ed al trasporto delle stesse, oltre ad eliminare camion per il trasporto dalle strade e dulcis in fundo : risparmio per le famiglie ! Buona acqua a tutti !!!

    PROGETTO CICERONI AL NASTRO DI PARTENZA!!!Ancora nel 2015, in collaborazione con European Project Consulting SRL ed i comuni di Zimella, San Bonifacio, Monteforte d’Alpone, Cologna Veneta e la fondazione AIDA, abbiamo aderito ad un progetto mirato per giovani dai 15 ai 30 anni per la valorizzazione del patrimonio architettonico-culturale dei comuni coinvolti, offrendo delle nuove op-portunità di formazione professionalizzanti e di espressione delle loro capacità e poten-zialità in ambito culturale/creativo, attraverso corsi e laboratori. La nostra concittadina Giulia Dal Grande che ha aderito a questo progetto assieme ad altri cinque coetanei (rispettivi rappresentanti dei propri Comuni) e seguiti da Stefania Carlesso (addetta alla formazione e gestione del gruppo di lavoro), stà ora lavorando per l' individualizzazione di percorsi culturali, artistici ed eno-gastronomici per la promozione del territorio di cui facciamo parte e delle sue risorse paesaggistiche e folcloristiche. Tutto cio' è appena all’inizio e la impegnerà per diversi mesi. A lei un augurio di buon lavoro, e che possa essere un unteriore passo avanti nella promozione del nostro paese.

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    ANTEAS festeggia 20 anni di volontariato

    (Associazione Nazionale Tutte le età Attive nella Solidarietà)

    Grande serata sabato 17 settembre per l’ANTEAS di San Giovanni Ilarione, che ha festeggiato nella propria sede i vent’anni di fondazione con una riuscitissima serata di canti e recite di poesie dal titolo significa-tivo: “La polenta quotidiana: voci di donne da un tempo coraggioso”.Erano presenti esponenti dell’Associazione e del sindacato, e molti simpatizzanti, che hanno concluso l’incontro in allegria, con un assaggio di polenta e scopeton.Molte le iniziative realizzate negli ultimi tempi dal gruppo di volontari, fra cui la tinteggiatura di pareti e soffitto della sede, mettendo a disposizione tempo e denaro

    per ottenere un risultato che è sotto gli oc-chi di tutti. Nello spirito di armonia che caratterizza l’associazione, molto apprez-zata è anche l’esperienza, che continua tuttora, del ballo liscio e di gruppo, con un coinvolgimento sempre maggiore.L'anno prossimo, dopo il tesseramento, è già tempo di nuove elezioni, da cui uscirà il nuovo direttivo: tutti i tesserati saranno invitati non solo a votare, ma anche di met-tersi a disposizione per poter essere eletti. Abbiamo infatti bisogno di nuovi volontari perché di cose da fare ce ne sono tante!

    Il PresidenteAugusto Gambaretto

    ASSOCIAZIONE FANTI SAN GIOVANNI ILARIONE

    SEMPRE PIÙ IN ALTO

    Ormai il Bianco monumento che parla di Pace, progettato dalla Dottoressa Roberta Marcazzan e realizzato dal Gruppo Fanti di S.Giovanni Ilarione con il contributo di vari Cittadini, è entrato a pieno titolo nella nostra Comunità e fa armoniosamente parte dell’arredo urbano del nostro paese. E’ impossibile non lanciargli uno sguardo passando a piedi o in auto da via Roma o da piazza dell’Osto: le cime delle Colonne s’innalzano verso il cielo come le vette delle montagne che rappresentano ….Pasubio, Ortigara……… Sono lì perché non dimen-tichiamo i nostri Compaesani, i cui nomi sono scolpiti nelle candide pietre, morti sui loro pendii per la Pace, per l’Unione, per la Libertà. Ecco le parole magiche che evocano appena il nostro sguardo si posa su di Loro: “Mai più guerre ma Pace, Fra-tellanza, Solidarietà, Sereno Confronto…”.

    E’ dal giorno delle Palme che il Monu-mento è stato inaugurato con significative Cerimonie Religiose e Civili ed è da quel giorno che con orgoglio e dedizione ci al-terniamo per conservarlo nel migliore dei modi, bello e imponente com’è nato. Ci occupiamo anche dell’area verde che lo circonda tagliando l’erba, curando gli ulivi, anche loro simboli di Pace. Speriamo di trovarci sempre numerosi a questo appun-tamento, sicuramente sarà così, perché crediamo profondamente al Messaggio che lo anima. Questo progetto ci ha ri-chiesto tempo, fatica, impegno economico, ma certamente non ha esaurito le nostre idee; per il momento, però, godiamoci la nostra meravigliosa e significativa realiz-zazione.

    Ass. Fanti San Giovanni Ilarione

    A Vestenanova il 17 novembre 2016 si è spenta, all’età di 97 anni, la maestra Leti-zia Scarabello Gugole. A partire dal 1939, per quasi quarant’anni ha insegnato nelle scuole elementari del paese, durante gli anni della guerra e del dopoguerra, fino agli anni ’70. Con lei un’intera generazione ha imparato a “leggere, scrivere, far di conto” … come ha ricordato durante le esequie nella chie-sa di Vestenanova Silvia Lovatin Pandian (sua alunna dal 1941 al 1945) “… ed era e- sperta non solo in grammatica, ma anche di amore per il Signore, attraverso la preghiera insegnata con affetto ai suoi gio-vani alunni” in un’epoca in cui il credo cat-tolico era parte integrante della didattica. “In quegli anni – era solita raccontare la maestra Letizia – l’insegnamento andava ben oltre i libri e i quaderni. I bambini in prima non sapevano tenere una ma-tita in mano; arrivavano a scuola diretta-mente dal pascolo o dalla stalla, assonnati d’estate e infreddoliti d’inverno. Nelle case non c’era l’acqua corrente e l’igiene non era tenuta in nessun conto. Le classi potevano contare anche 40 alunni, con un sacco di ripetenti, e non si poteva certo contare sull’aiuto a casa”.Della maestra Letizia si ricorda anche l’impegno nel Patronato Scolastico (isti-tuito con una legge della Repubblica nel 1958 fino al 1977) che aveva l’obiettivo di superare le difficili condizioni di na-

    SI È SPENTA LETIZIA GUGOLEMaestra di una generazione nella meta’ del ‘900

    tura socio-economica degli alunni iscritti alle scuole elementari, al fine di assi-curarne l’istruzione, incentivando la fre-quenza scolastica per debellare la piaga dell’analfabetismo. Un bicchiere di latte caldo al mattino e la refezione con pasti caldi a mezzogiorno per i bambini provenienti dalle contrade lontane (allora non c’erano gli scuolabus) sono ricordi indimenticabili per chi li ha vissuti; come pure l’organizzazione del doposcuola: una manna per trattenere più a lungo i bimbi in un contesto educativo. Chi ha conosciuto la maestra Letizia ne ricorda la tenacia e il coraggio di guardare oltre le difficoltà poste sul suo cammino, sempre pronta a sorridere alla vita.

    Le vicende di 4 prigionieri inglesi nascosti e salvati nel 1944 da Bepi Mella, fotografo di professione e fratello di Amelio Mella

    PUBBLICATO AD ARZIGNANO IL DIARIO INEDITO DI NICK COLEMAN

    2016 Giubileo della Misericordia. Co-incidenza singolare, ma non casuale, in quest’anno viene pubblicato il Diario di Nick Coleman, un testo, rimasto “sepolto” in qualche cassetto per oltre 70 anni, che racconta uno straordinario episodio di so-lidarietà umana, avvenuto durante il se-condo conflitto mondiale. L’autore del dia-rio è uno dei quattro soldati inglesi cadu-ti prigionieri in A-frica e internati in campi di detenzione in Italia. L’8 settem-bre del ‘43 riescono ad evadere e at-traverso numerose peripezie giungono nella nostra zona. Ospitati e nascosti da alcuni corag-giosi, nel momento del pericolo estre-mo trovano pro-prio nella famiglia Mella un rifugio sicuro. Con l’aiuto e la collaborazione di altri straordinari cittadini riusci-ranno a sfuggire a vari rastrellamenti, dal dicembre del ‘43 fino alla fine di maggio del ‘44. E’ in questo perio-do che il soldato Coleman scrive il suo diario che, alla fine, lascerà proprio a Bepi Mella, per far cono-scere ai suoi famigliari le esperienze da lui vissute e al tempo stesso rendere il dovuto omaggio a quanti lo hanno aiutato a so-pravvivere in quei lunghi mesi.E questi quattro non furono i soli che ven-nero aiutati, dalla famiglia Mella e da altri nostri concittadini, a sfuggire all’arresto e ad una sorte orribile. Nelle note e in ap-pendice al Diario infatti sono riportati altri episodi significativi. Lo stesso Bepi Mella, dopo i 4 inglesi, offrì sicuramente rifugio a 2 ebrei e ad alcuni antifascisti, tanto da essere arrestato per 2 volte. Ma nel corso delle ricerche fatte per la pubblicazione sono numerosi gli episodi di cui i cura-tori, Antonio Lora e Elisa Stocchetti, sono

    venuti a conoscenza e dai quali traspare l’impegno civile, la generosità e il coraggio della popolazione di Arzignano e di altri paesi della Valle.Ebrei, prigionieri di guerra, aviatori para-cadutati per incidente aereo hanno trovato tra gli Arzignanesi rifugio e spesso salvez-za, grazie ad una rete di aiuti messa in atto

    con il passaparola. Alcuni sono ancora poco noti o addi-rittura inediti. Le vicende narrate nel Diario sono un e- sempio paradig-matico del diffuso senso di umanità, giustizia e pace del-la nostra gente.La pubblicazione, fortemente voluta dal figlio di Bepi Mella, è stata resa possibile grazie al lavoro accurato e minuzioso del dot-tor Antonio Lora e allo sforzo di Elisa Stocchetti che si è impegnata nella difficile traduzione di un testo scritto a mano, con inchio-stro in parte sbia-dito e con alcune pagine a matita.Va infine sottolinea-

    to come la professione di fotografo di Bepi Mella abbia permesso di documentare con numerose foto, di grande qualità, gli episo-di narrati, nonché altri episodi di cronaca, ora lieti ora dolorosi.A integrazione delle notizie relative ai 4 soldati inglesi, è uscito solo ora dal casset-to, dove la modestia di Bepi stesso l'aveva relegato, un documento davvero eccezio-nale e cioè il riconoscimento rilasciato dal generale H.R. Alexander, Comandante Su-premo delle Forze Alleate del Mediterra-neo. In esso si sottolinea la gratitudine e il riconoscimento per l'aiuto dato ai membri delle Forze Armate degli Alleati che li ha messi in grado di evadere e di evitare di es-sere catturati dal nemico.

    Mariuccia Pegoraro

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    gra�[email protected]�caalpone.com

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    Mio zio Giuseppe è venuto alla luce in casa, come si usava una volta, in contra-da Confenti, primo di tre figli, nel giorno dell’Assunzione della Vergine, il 15 ago-sto 1932. Mia nonna era solita raccontare che a farlo nascere era stata l’ ostetrica del paese che, essendo al suo primo caso, era tesa e questa sua tensione aumentò quan-do vide che il piccolo, appena nato, non dava segni di vita. Per fortuna, dopo qual-che immersione alternata in acqua calda e acqua fredda il piccolo diede prova di quanto fossero potenti le sue corde vocali tranquilizzando così i genitori preoccupati e l’ostetrica alle sue prime armi. A quel tempo la famiglia, economicamente, non passava un bel momento, anzi. Fu così che Giuseppe, finita la quinta elementare (fre-quentata a San Giovanni, andando tutti i giorni a piedi da casa fino al paese con le sgalmare), viste le sue capacità fu mandato in collegio a Bassano dove portò a termine gli studi. Quando la famiglia si trasferì in Piemonte per motivi di lavoro mio zio, dopo essersi laureato in filosofia teoretica, per qualche anno insegnò filosofia presso il Liceo dei Fratelli delle scuole cristiane. Intanto aveva iniziato a frequentare il Professore M.F.Sciacca, dell’Università di Genova, che diventò, ben presto, il suo Maestro e che, vedendo e apprezzando la sua ampiezza di pensiero, lo incoraggiò ad intraprendere la carriera accademica. Da allora ha insegnato in varie università: l’Università di Macerata, l’Università di Chieti per poi approdare all’Università di Trento dove ha concluso la sua carriera ed è stato Preside della facoltà di Lettere per otto anni. Avrebbe avuto la possibilità di insegnare anche presso l’Università di Ve-rona ma lui si è sempre rifiutato perché era solito dire: «Nemo profeta in patria»....La Produzione scientifica di mio zio è va-sta. Ha spaziato dalla Filosofia di Michele Federico Sciacca per poi toccare le tema-tiche centrali di filosofi come Heidegger, Sartre, Rosmini, Rebora, San Bonaventu-ra, Guglielmo di Saint-Thierry, Bernardo di Chiaravalle, Bonhoeffer, S. Bernardo, Socrate, Lutero e S.Agostino, solo per ci-tarne alcuni.Tra tutte queste opere quella alla quale ha dedicato maggior tempo e impegno è stata la traduzione del De trinitate di S.Agostino. Un aneddotto simpatico che mi torna alla mente nel ricordare il periodo in cui lui la-vorava all’opera di S.Agostino e che mostra il suo carattere è questo. Per lavorare lui si alzava il mattino presto e andava avanti fino a quando io, che all’epoca ero picco-lina, immancabilmente ogni giorno, alla stessa ora, cioè verso le 11.30, saltavo sulle sue ginocchia e in maniera categorica chiu-devo libri, mettevo via fogli e penne perché volevo giocare con lui. Mai una volta che

    mi abbia sgridato...smetteva di lavorare e prendendomi per mano, seguendo i miei passi ancora incerti, si prestava a diventare il protagonista dei miei giochi. Questo la dice lunga su che persona fosse perché solo le grandi persone sanno abbassarsi al livel-lo dei bambini e, conservando il fanciullo che è in loro, gioire della vita.Un altro testo alla traduzione del quale ha collaborato è stato Alle fonti del rinnova-mento di Papa Giovanni Paolo II. Ha sem-pre conservato gelosamente una copia di questo libro con Apostolica Benedizione e firma autografa del Pontefice. Infatti, negli anni in cui studiava a Roma, durante la settimana soggiornava presso il convento delle suore polacche di via del Casaleto.

    Lì viveva anche la suora che ha tradotto il testo dal polacco all’italiano, suor Magda-lena Franciszka Kujawska. Lei traduceva il testo in italiano ma, poiché l’italiano non era la sua lingua madre, lo zio, poi rivedeva il tutto. Avendo lui anche una laurea in te-ologia conseguita presso la Pontificia Uni-versità Gregoriana di Roma, dove aveva avuto modo di conoscere e instaurare un rapporto di reciproca amicizia e stima con l’illustre filosofo salesiano, don Luigi Bo- gliolo, non aveva molta difficoltà a tra-durre. Quante volte mi ha raccontato di sere passate assieme alle suore per cercare di mettere in parole comprensibili i con-cetti più ostici.Lui ha sempre molto amato il suo lavoro, in tutte le sue sfumature. Ha amato la ricerca scientifica che aveva come frutti autentici valori umani e cristiani ma ha ancora più amato insegnare, stare tra i giovani, ascol-tarli. Tematica quanto mai attuale ai nostri giorni. Ne ha parlato anche Papa Francesco nella omelia del 17 luglio sostenendo che « Per accogliere l’altro non sono necessarie molte cose; anzi, necessaria è una cosa sola: ascoltarlo, dimostrargli un atteggia-mento fraterno. Nell’ascolto c’è la radice

    della pace». Ascoltarsi significa provare gioia...gioia nell’incontro, nel non sentirsi soli, nel sentirsi Amati. Nella 1Gv 1,1-4 per primo c’è il verbo “ascoltare” che nella lettera compare 14 volte. Sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento l’ascolto è im-portantissimo è il modo principale che ha l’uomo di rapportarsi a Dio e e viceversa. Lui diceva che stare in mezzo ai suoi stu-denti lo faceva sentire sempre giovane. Questa sua propensione all’ascolto non l’ha mai messa da parte e lo ha dimostrato soprattutto negli anni in cui è stato preside di Facoltà, in occasione dell’occupazione fatta dai suoi studenti (come era solito chiamarli) quando è rimasto lì con loro fino alla fine, passando la notte assieme, ascoltando le loro ri- chieste e cercando di fare da tramite tra loro, il Rettore e le forze dell’ordine. Oppure quando metteva un orario di ricevimento ma bastava che uno scolaro lo incontrasse nei corridoi dell’Università e chiedesse di parlargli per-ché lui si fermasse per ascoltarlo senza mai farlo sentire fuori posto. Questo suo modo di fare lo ha sempre contraddistinto anche tra le mura domestiche.Avrebbe potuto farsi una famiglia ma ha scelto di stare accanto a me e mia madre allevandomi meglio di un padre. Nei giorni successivi alla sua morte ho ricevuto tanti messaggi di cordoglio, vicinanza e stima da parte dei suoi colleghi e uno in parti-colare, il Prof.re Umberto Galeazzi, mi ha commossa, facendomi tornare indietro nel tempo, quando mi ha detto che ai tempi in cui mio zio insegnava a Macerata «L’amico Beschin ci parlava con affetto della sua cara nipotina -allora piccola- a cui non man-cava di riportare, tornando a casa qualche regalino». Questo suo desiderio di condi-videre è sempre stata un’altra sua carat-teristica. Quando tornava da un viaggio o anche da una semplice capatina in città non mancava mai di ritornare con un dolce o un cibo tipico del luogo per assaporarlo e gustarlo assieme alla sua famiglia. Era in-namorato del suo paese, orgoglioso delle sue radici contadine. Diceva sempre che se non fosse vissuto tra la pace delle sue col-line non avrebbe mai potuto scrivere i suoi libri. Mi è sempre stato vicino nei momenti importanti ascoltandomi e prendendomi per mano se la strada si faceva dura. Negli ultimi anni è stato un ascoltarsi reciproco, un prendersi per mano reciproco che mi fa tornare alla mente i versi di una poesia di Montale: ...Ho sceso milioni di scale dandoti il/braccio/non già 2 perché con quattr’occhi forse si vede di più./Con te le ho scese perché sapevo che/di noi due/le sole,vere pupille,sebbene tanto/offuscate,/erano le tue.Grazie zio!

    Cinzia Posenato

    PROF. GIUSEPPE BESCHIN - UN PROFESSORE EMERITO

    L'angolo della poesia

    LE SARESECaro Giugno te si on bel meseparchè te mauri le sarese.Erba tagliata col cespugliatoreche senti rudare a tutte le ore;dai Moretti al Dossopronti per la raccoltadi questo frutto rosso.

    Però stano ghè na sorpresache la pol colpire ogni saresa,le se sbusa, le se bagna le deventa molinon le compra nè Ceccato gnanca Groli.Pompa ancò e ancora fra tri di;le se sbusa sempre de pi.

    Però se te ghe cordial senza dannise vende meio da GiovanniTra na cassetta e un baulettola panda la impinemo fin sotto al tetto.Per l'ano che vien na cosa faremo:tutte le giorgia cavemoe altre cordial piantemo;e dove ghe ramne longhe scursemo.Se te vo sarese belle de vecio stampol'è meio che te passi dai frati de Ciampona benedizion na novena a San Roccoe le sarese le resta sane on bel tocco.Speremo che stano che vienla suzucki la ne voea bengrazie Giugno per questo fruttodolce allegro e delicatoche accontenta ogni palato!

    Adelino

    Capitello di via Menegoli costruito da Attilio Menegolo per suo voto dopo la fine della guerra nell’anno 1953Restaurato nel mese di settembre 2016 da Giuseppe MenegoloIl giorno 8 settembre festa di tutta la contrada con santa messa celebrata da don CesareLa Madonna del Capitello è dedicata alla Madonna di MONTEBERICO.

    DALLA SCUOLA PRIMARIA "A. STEFANI" - Aspettando l'albaIl buio di dolci sogni popolatoun fragore assordante durato un istantedella terra che ha trematoha drammaticamente infrantodistruggendo ogni certezzatra lutto e piantosenza pietà , con tanta durezza.Tutto il mondo è rabbrividitomentre molti angeli son volati lassù,senza aver nemmeno capito,nell' immenso cielo blu. Noi sappiamo che non è solo il passar del tempo che lenisce il dolore più intensoma gesti concreti di solidarietà per dare sollievo a chi più nulla ha,parole e pensieri di vicinanzaper ridare conforto e un pò di speranza. Per questo vi diciamo con tanto amoreche siete sempre nel nostro cuore.

    Alunni e insegnanti della scuola primaria di San Giovanni Ilarione

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    Ex compagni di scuola si sono incontrati al Don Bosco di Verona dopo 45 anni.Da sinistra vediamo Don LucianoCostalunga anni 77, Don Boscaini anni 96, Don Giuseppe Modena anni 77, Don Maino Antonio anni 83

    INSALATA RUSSA

    Sembra che que-sto piatto sia stato inventato da Lucien

    Olivier, chef di origine belga di uno dei più celebri ristoranti di

    Mosca. In Italia cominciò a dif-fondersi verso la fine dell’ottocento.

    E’ un antipasto freddo preparato di solito per le occasioni speciali, come il

    Natale. Nel tempo la ricetta originale si è modificata e ne esistono diverse varianti a seconda delle tradizioni locali e fami-liari .La ricetta che vi propongo prevede l’aggiunta di sottaceti alla ricetta base.

    Ingredienti per 6 persone:Carote 200 grPiselli freschi o congelati 250 grPatate 500 grSale fino q.b.Olio extravergine di oliva 30 grAceto di mele 10 grSottaceti sgocciolati 150 grMaionese 200 grUova medie 2 ( per guarnire)Cetriolini sottaceto ( per guarnire)

    LA SINDROME DI TIETZE

    Questa patologia prende il nome da A-lexander Tietze, un chirurgo tedesco che la descrisse per la prima volta nel 1921. Si tratta di una infiammazione che colpisce individui di entrambi i sessi dopo i 40 anni ed è localizzata nella parte anteriore del torace ed in particolare nei punti dove le costole si uniscono all’osso centrale del torce ossia lo sterno. In questa zona il tes-suto osseo viene sostituito da cartilagine, che è un tessuto particolarmente elastico e sprovvisto di vasi sanguigni. Questa situa-zione assicura fissità alla struttura della gabbia toracica e nel contempo permette la mobilità delle coste richiesta per gli atti respiratori. In questo punto si localizza la malattia di cui stiamo parlando. La causa certa non è ancora stata identificata anche se talvolta sono riferiti precedenti traumi al torace ed intense attività fisiche che interessano braccia e spalle. Il disturbo si manifesta in forma subacuta con la com-parsa di dolore e gonfiore alla base del collo, nel punto in cui la clavicola si articola con lo sterno o anche un po' più in basso, all’altezza delle prime due o tre

    costole. Il dolore può essere accentuato dalla pressione o dai movimenti delle braccia e dai movimenti respiratori . Può essere presente anche formicolio e senso di intorpidimento, La diagnosi può es-sere confermata da esame radiologico e risonanza magnetica nucleare della zona colpita. Andrebbe sempre eseguito tut-tavia anche un elettrocardiogramma per escludere che il dolore riferito non sia di origine coronarica. La sindrome di Tietze non è una malattia di particolare gravità. Nelle forme acute usualmente è autolimi-tante e tende a guarire spontaneamente dopo alcune settimane dall’insorgenza . In una certa percentuale di casi tuttavia ten-de a cronicizzare alternando periodi senza sintomi a periodi con dolore e andando incontro a formazione di un nodulo duro alla base del collo che talvolta viene evi-denziato casualmente.Per quanto riguarda la terapia si con-siglia nella fase acuta una certa limita- zione dell’attività fisica, evitando sopra-tutto sforzi violenti ed attività sportive di un certo impegno. E’ utile anche la som-ministrazione di farmaci antiinfiamma-tori e, nei casi più gravi di un breve ciclo di terapia con cortisone. Non è infrequente, dopo la guarigione, la ricomparsa del di-sturbo anche a distanza di anni.

    Dott. Vincenzo Magnabosco

    Procedimento:Lavate le verdure, sbucciatele con un pelaverdure. Tagliate le patate e le carote a dadini di 0,5 cm in modo uniforme e regolare. Sgranate i piselli. Fate cuocere a vapore le verdure separatamente: prima le patate per 7-10 minuti, poi le carote per 5–7 minuti ed infine i piselli per 10 minuti. Le verdure non vanno cotte trop-po perché devono rimanere croccanti. Quando le verdure saranno pronte fatele intiepidire e tenetele da parte. Nel frat-tempo, in un pentolino, rassodate le uova, raffreddatele,sbucciatele e tagliatele a spicchi. Quando le verdure saranno tie