«Il Nuovo Amico» n. 20 del 19 MAGGIO 2013

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Il Nuovo Amico n. 20 del 19 MAGGIO 2013

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    Stanno diventando retoriche le frasi famose che si elevano nel corridoio dei passi perduti di Montecitorio. Moriremo Dc non sar lultima. Nasce nellalveo pi sensibile e meno clericale della sinistra italiana quali La Repubblica di De Benedetti, LA7 con Gad Lerner, Il Fatto quotidiano dellineffabile Travaglio. Tremano e hanno veramente paura di morire Dc o fanno semplicemente scongiuri? Il riferimento alle radici culturali e allo stile del premier Letta pi che evidente. Egli risponde elegantemente con la felice intuizione di portare in ritiro tutti i componenti del Consiglio dei Ministri in una abbazia della Toscana mentre a Roma continua la guerra trasversale tra le varie correnti del Pd e del Pdl.Giorgio Napolitano, a dispetto delle sue origini, per ragioni di equilibrio di carattere internazionale e per la consapevolezza che il ricorso anticipato alle urne determinerebbe incalcolabili danni alle istituzioni e alla economia del Paese, difende , a spada tratta, il suo governo unico possibile. Oltre il dibattito sui temi che scottano, (Imu, lavoro, Disco verde, nuova legge elettorale.) incombe un momento di crisi rovinoso e senza scampo.Spunta anche la figura di Giulio Andreotti, recentemente scomparso, allorizzonte di moriremo Dc dalla quale Dc pi che morire, imparare. Brevemente, per nomi e periodi, ne indichiamo il cammino tuttaltro che malato. De Gasperi e la ricostruzione, Fanfani e lapertura a sinistra, Moro e il compromesso storico con il Pci. vero. Andreotti non ha determinato le grandi svolte (scelta occidentale, Unione Europea) ma ha offerto la sua capacit di gestire la politica nel quotidiano. Si pu dire che egli abbia tessuto la trama della Prima Repubblica. Quarantanni della nostra storia. Nel caso Moro sostenne la linea della fermezza. Oggi quasi tutti gli storici gli riconoscono il merito della sconfitta irreversibile delle Brigate Rosse. Forse la parte pi fragile e controversa costituita dalla sua corrente siciliana in odore di mafia. il Presidente Napolitano che afferma sar la storia a delineare il quadro, anche perch sulla vicenda non mancano opinioni diverse tra altissimi esperti della magistratura. Di fatto nel processo di Palermo non ci fu n assoluzione n condanna ma prescrizione. Tuttavia lopinione pubblica, inopinatamente, lo condanna. Ma ora torniamo a Enrico Letta. Dopo il ritiro nella Abbazia di Spineto, descrive il programma dei primi cento giorni in dieci punti: stop ai comizi dei ministri, prima il decreto Imu poi, subito dopo, piano lavoro. Urge far camminare la politica sulle coordinate dellemergenza economica e delle riforme istituzionali. Qui vinciamo o perdiamo insieme.C chi commenta che in due settimane non si cancellano venti anni. Anche questo commento rivela uninconscia nostalgia della Prima Repubblica e di chi sappia tenere, con pazienza e sapienza politica, i fili della ricostruzione.

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    Venerd 3 e sabato 4 maggio i 12 vescovi delle Marche, guidati dal presidente della Confe-renza episcopale della regione, nonch arcivescovo di Fermo, monsignor Luigi Conti han-no incontrato Papa Francesco per la tradizionale Visita ad Limina Apostolorum. Nelle pagine interne riportiamo le interviste ai Vescovi di Pesaro, Fano e Urbino che illustrano gli argomenti trattati con il Santo Padre.

    Pagg. 12-13

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  • Socio Politico 19 maggio 2013 3amicoil nuovo

    In questa cattedrale siamo stretti attorno alle salme dei nostri fratelli - spiritualmente anche a chi ancora disperso - per pregare il Signore della vita affinch le loro anime immortali siano accolte nella luce senza fine: con queste parole di speranza nella vita eterna, il card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, ha aperto nella cattedrale di S. Lorenzo, lomelia della messa di esequie per le vittime della sciagura nel porto della citt. Dopo aver rivolto un pensiero di saluto ai familiari delle vittime, al presidente della Repubblica e a tutte le autorit presenti alla liturgia, al gran numero di persone dentro e fuori la cattedrale,

    il cardinale ha proseguito richiamando lessenza della fede cristiana: la morte non lultima parola su questo fragile tempo. La parola definitiva la vita eterna, l dove incontreremo Dio e i nostri cari nellabbraccio del suo amore; in Lui ritroveremo tutto il bene che abbiamo seminato nei giorni terreni. Nella prospettiva delleternit, ha poi sottolineato i legami damore e di amicizia, i doveri quotidiani, gli ideali nobili e veri per i quali spendiamo intelligenza e cuore, tempo e fatica, tutto sottratto alla morsa del nulla e rimane per sempre.

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    Settimana sociale: famiglia e lavoro alleanza non conflittoTra famiglia e lavoro non vi deve essere conflitto. Al contrario, i due termini richiamano unalleanza: senza lavoro difficile formare e mandare avanti una famiglia, la quale, daltra parte, ha esigenze che non possono essere lasciate in secondo piano. A questo binomio dedicher una specifica attenzione la prossima Settimana Sociale dei cattolici italiani (Torino, 12-15 settembre 2013), come gi si riscontra nel Documento preparatorio. Su Famiglia e lavoro, luoghi generativi di cittadinanza e futuro si concentrato ieri a Lamezia Terme lultimo dei seminari in preparazione allevento torinese, promosso dal Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali e dalla diocesi locale. Famiglia e lavoro sono due parole che si rafforzano reciprocamente, due pilastri decisivi della

    nostra societ, fondamenta costituzionali del vivere civile, ha esordito Francesco Belletti, presidente del Forum delle associazioni familiari, ricordando che siamo una Repubblica fondata sul lavoro, il quale fattore di cittadinanza. Ma, al tempo stesso, la Costituzione riconosce la famiglia: non la istituisce, lha gi di fronte a s e non pu modificarne la natura. Riconosce la famiglia fondata sul matrimonio, che richiama il dono della maternit, ha precisato, nel saluto iniziale, il vescovo di Lamezia monsignor Luigi Antonio Cantafora. Perci, rispetto alle acrobazie di pensiero che in questi anni si vanno sperimentando, la realt - ha sottolineato il vescovo - unaltra, fatta dellunione tra un uomo e una donna. Fare famiglia - ha aggiunto Belletti - significa fare

    societ: quando ci si sposa si cambia stato civile. Dunque, se la famiglia ha un valore pubblico, il lavoro deve tenerne conto, e il suo valore economico non svincolato dal fatto che i lavoratori sono persone che vivono in famiglia. Con il loro stipendio non mantengono solo se stessi e, nel corso della giornata, hanno obblighi che travalicano la dimensione lavorativa, che siano uomini o donne, operai o dirigenti. No, dunque, a riunioni di lavoro che cominciano dopo le cinque di pomeriggio, come peraltro gi prassi in altri Paesi europei, ha suggerito il presidente del Forum, inquadrando il rapporto famiglia-lavoro in una nuova alleanza tra famiglia e societ.

    a cura di Francesco Rossiriproduzione riservata

    35 ANNI FA UCCISO DALLE BRIGATE ROSSE

    La lezione di Aldo MoroGovernare la complessit

    FUNERALI DI GENOVA: CARD.BAGNASCO

    Tutto sottratto alla morsa del nulla

    I l 9 maggio del 1978, 35 anni fa, fu ucciso dalla Brigate Rosse, dopo una lunga prigionia, il presidente della Democrazia Cristiana. Ai suoi tempi la grande questione era lassenza di alternanza. Oggi, dopo ventanni di alternanze inconcludenti, siamo alla ricerca della stabilit. E cos ritorna il tema della complessit, constatato il fallimento della logica binaria e contrappositiva in cui siamo immersi

    Sono passati 35 anni, lo spazio di una generazione matura. Eppure lanniversario dellassassinio di Aldo Moro, il 9 maggio del lontano 1978, ce lo fa ancora pi presente, in questo momento di transizione. E non solo perch da 35 anni si continua a discutere della sua morte, uno dei pi eclatanti omicidi politici consumati nelle democrazie occidentali dal secondo dopoguerra. Sono state scritte biblioteche sui misteri dItalia e ancora se ne parla appassionatamente, anche se forse la verit proprio quella, orrenda e banale che stata oggetto di pi di una sentenza.Ma oggi, in un momento di passaggio, di cambiamento, di crisi, di incertezza piuttosto sulla sua vita politica che vale la pena di tornare a ragionare. A partire da un paradosso. Ai tempi di Moro la grande questione era lassenza di alternanza. Oggi, dopo ventanni di alternanze inconcludenti, siamo alla ricerca della stabilit. Che il vero problema dellItalia, un problema di sostanza, e non di forma del sistema politico, un problema che non pu essere risolto con lingegneria istituzionale, con

    le formule e i sistemi elettorali, ma con la capacit e la qualit dei politici. Ecco allora la lezione di Moro che sinteticamente si pu definire la disponibilit e la capacit a fare i conti con la complessit, con le contraddizioni della storia, secondo una linea attenta a cogliere (e intervenire) sui cambiamenti. Che poi la prospettiva della Democrazia cristiana, la sua eredit migliore, ormai ad oltre ventanni dalla sua dissoluzione.Della Dc, che ha saputo guidare e interpretare, Moro ha sempre puntato a promuovere lunit, ma anche liniziativa. Serviva persuadere, coinvolgere, responsabilizzare, con pazienza e determinazione. Cos sono rimasti famosi i suoi discorsi lunghissimi, come quello di sei ore al congresso di Napoli, per portare la Dc unita al governo di alleanza con i socialisti nel 1962. Ecco allora le sue formule apparentemente oscure e contraddittorie, come le famose convergenze parallele: il non-senso geometrico serviva per spiegare lalleanza tra diversi che tali rimanevano, ma dovevano collaborare. Sembra il contrario delle regole della comunicazione che oggi imperano, per cui tutto si consuma in un tweet. Ma la suggestione deve essere raccolta, per costruire strumenti e prospettive nuove. Perch oggi ritorna il tempo della complessit, constatato il fallimento di una logica binaria, contrappositiva in cui siamo immersi. Studiare Aldo Moro per capire lItalia intitolato il convegno storico che accompagna lanniversario. Padroneggiare la complessit oggi indispensabile per governare. Si parla infatti di multi level

    governance, cio si constata, in Europa, che esistono molti livelli di azione di governo, che devono essere tra loro coerentemente gestiti. E non solo molti livelli in senso verticale, dal locale al sovra-nazionale, ma anche sul piano orizzontale, quello che

    articola pubblico, privato e privatosociale. Per rispondere adeguatamente a un pressante bisogno di rappresentanza, cos come di efficacia e di efficienza.

    Francesco Boniniriproduzione riservata

  • 19 maggio 20134 amicoil nuovo

  • 19 maggio 2013 5Primo Pianoamicoil nuovo

    Milano S, valeva la pena raccogliere adesioni Nella parrocchia di San Protaso, prima periferia del ca-poluogo, volontari in azione sin dalla Messa prefestiva del sabato. E poi, avanti per tutta la giornata di domenica. Per il parroco, don Paolo Zago, nessun problema dalla conco-mitanza con le prime comunioni. Abbiamo ricevuto firme di persone da Catanzaro, Modena, Trento, venute qui per la cerimonia, anche se molti erano gi a conoscenza delliniziativa, racconta il responsabile della Caritas

    *****

    Roma Tanti mettono la firma Tra i palazzi rossi e i colli che si scorgono in lontananza in una domenica di sole incerto, il via vai intenso nella chiesa romana intitolata alla Beata Teresa di Calcutta. un giorno di prime comunioni, e nel prefabbricato che la parrocchia, situata al termine di una strada senza uscita a Ponte di Nona non c posto a sedere per tutti. Eretta canonica-mente nel 2005, la chiesa situata nella periferia Est della capitale uno scheletro di lamiere e neon, ma i bambini vestiti di bianco sfilano composti, accolti dai canti e dalle

    chitarre, ciascuno con una calla in mano.*****

    Arezzo La partita iniziata famiglie allattacco - Nella parrocchia di SantAgnese in Pescaiola gi stato fischiato il calcio dinizio. Il parroco, don Severino Bernar-dini, ama la metafora calcistica: Alzate lo sguardo, non guardate solo il pallone che avete tra i piedi ma osservate il piazzamento in campo dei vostri compagni di squadra, cos da aiutare chi in difficolt e per passare la sfera a chi libero e realizzare un goal. E questa volta, bisogna fare goal per lembrione, il pi piccolo della squadra, il pi indifeso.

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    Roma C tanta sensibilit...ora ci vogliono le firme Nella parrocchia romana di S. Barnaba Apostolo, lungo la via Casilin...