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T E S I D I F I N E C O R S O - A N N I 2 0 0 4 / 2 0 0 8 S C U O L A S U P E R I O R E D I R E F L E S S O L O G I A Z U

U N I V E R S I T D E L L A R E F L E S S O L O G I A

P A T O L O G I E N E U R O D E G E N E R A T I V E

IL MORBO DI PARKINSON

COMPARAZIONE DEI METODI DI DIAGNOSI E TRATTAMENTO

SECONDO LA MEDICINA ALLOPATICA E LA MEDICINA TRADIZIONALE CINESE

D I G I A N U A R I O R O S S I S E Z I O N E M E T A L L O

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A Stefania, che con amore mi ha sopportato e sostenuto anche in questi

quattro anni di studio oltre che nel resto della nostra vita insieme.

Come sempre, con tanta pazienza e grande amore ha saputo

incoraggiarmi in ogni difficolt e stimolarmi nel modo giusto per tirare

fuori il meglio dalla mia tipologia metallo, comprendendo e condividendo

sempre ogni mia singola emozione.

A mia Madre che, nonostante la sua difficile e dolorosa situazione, ancora

una volta ha saputo spronarmi nei momenti di difficolt e stimolarmi ad

andare avanti dimostrando ancora una volta quale madre meravigliosa

sia.

RINGRAZIAMENTI

Un sentito e sincero ringraziamento a tutti i docenti:

Grazie ad Alfredo che con i suoi importanti insegnamenti mi ha aperto

veramente le porte di Shangri-La, dove tutto pu essere visto e vissuto in

modo pi chiaro, diverso profondo e semplice.

Grazie a Marilla che con la professionalit che la contraddistingue e la

passione vera con cui insegna mi ha fatto riscoprire ed amare una realt

meravigliosa, complessa e affascinante qual il corpo umano.

Grazie ad Aurelio che con professionalit ha saputo trasmettere non solo

la sua vasta conoscenza, ma anche il modo giusto per respirarla e viverla.

Grazie a Luciana che con simpatia e professionalit ci ha trasmesso il suo

amore per questa disciplina.

Grazie ai miei compagni, con i quali ho condiviso con affetto e amicizia

questo meraviglioso percorso e che mi rimarranno per sempre nel cuore.

3

Grazie a tutte le persone che ho incontrato e conosciuto lungo questo

sentiero, perch anche senza saperlo mi sono state in qualche modo di

grande aiuto.

MOTIVAZIONI

Ho deciso di trattare questo argomento per cercare di approfondire e

comprendere meglio una malattia che mi ha colpito particolarmente a

livello personale ed inoltre per permettermi di rimettere ordine fra i ricordi

e i ragionamenti, che fino a quattro anni fa erano confusi nella mia mente,

si mescolavano troppo alle emozioni e non mi permettevano di elaborare

delle risposte chiare e definitive.

In prima persona ho sperimentato cosa vuol dire vivere con una persona

che afflitta da malattia, per ventidue anni con mio Padre, che ha avuto

un ictus con progressive complicazioni quando io avevo solo quattro anni

e poi con mia Madre che in tarda et ha avuto una piccola ischemia

celebrale, unartrosi deformante e purtroppo una forma di Parkinson che

in breve tempo lha portata sulla sedia a rotelle rendendola

completamente non autosufficiente.

Quando un bambino cresce con la consapevolezza della malattia e della

morte comincia quasi naturalmente a fare dei ragionamenti diversi dai

suoi coetanei, vede le cose sotto una luce diversa, si pone dei quesiti e

cerca di elaborare delle risposte alle mille domande che gli affollano la

mente:

Perch ho un genitore diverso dagli altri genitori ?

Perch capitato alla mia famiglia ?

Potrebbe essere colpa mia ?

Cosa posso fare per guarirlo ?

4

Le risposte fornite dai grandi, spesso non sono sufficienti a calmare una

sete di sapere che si estende oltre i ragionamenti logici e razionali dei

quali gli adulti vanno sempre molto fieri, forse perch, come affermato dai

Buddisti, i bambini conservano ancora nella loro ingenuit la

consapevolezza di una vita ultraterrena e certi ricordi e Dj vu delle

vite precedenti, o forse perch il vissuto esperienziale ancora troppo

poco per riuscire a condizionarli.

In alcuni casi crescendo questa consapevolezza si fa sempre pi labile, i

Dj vu scompaiono e il pensiero razionale e terreno imposto dalla

nostra societ occupa sempre pi spazio dentro la nostra mente.

In altri casi fortunatamente quella sete di risposte non ci abbandona, si

conserva in noi, ci stimola a continuare la ricerca, rendendoci pi sensibili

verso le percezioni e verso gli altri, in qualche modo inconsciamente,

condiziona il nostro percorso nella vita.

Spinto da questa ricerca sono approdato alla Scuola di Reflessologia Zu,

dove finalmente ho cominciato a pensare in modo diverso, a comprendere

che porsi delle domande importante, ma che ancora pi importante

trovare quelle risposte che molto spesso sono gi dentro di noi, prima di

cercarle disperatamente altrove.

Il fine che mi sono preposto nella realizzazione di questa tesi , senza

alcuna pretesa, lintenzione di raccogliere e raccontare il percorso

personale di ricerca e trattamento della patologia parkinsoniana che ha

colpito i miei cari.

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MEDICINA ALLOPATICA

DEFINIZIONE DEL MORBO DI PARKINSON

Detta anche paralisi agitante, fu descritta per la prima volta nel 1817 dal

medico inglese James Parkinson (1755-1824) nel suo trattato An Essay on

the Shaking Palsy.

L'alterazione biochimica che ne causa i sintomi stata identificata negli

anni sessanta.

La malattia di Parkinson la pi comune malattia del sistema

extrapiramidale.

LA PATOGENESI SECONDO LA MEDICINA ALLOPATICA

Il morbo di Parkinson una malattia dovuta alla degenerazione cronica

e progressiva che interessa soprattutto alcune strutture del sistema

nervoso extrapiramidale, cio un'area ridotta del sistema nervoso centrale

detta sostanza nigra, un nucleo situato a livello del mesencefalo in cui

viene prodotta la dopamina, un neurotrasmettitore essenziale per il

controllo dei movimenti corporei, e che svolge su questi anche un'attivit

inibitoria.

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Nell'organismo si crea perci uno squilibrio fra i meccanismi inibitori e

quelli eccitatori, a favore di questi ultimi.

L'innervazione eccitatoria (colinergica) prevale su quella inibitoria

provocando progressivamente tremore a riposo, ipertonia con rigidit,

incapacit al movimento senza riduzione della forza muscolare, instabilit

posturale, disturbi della parola e della scrittura, turbe vegetative,

riduzione della capacit respiratoria con conseguenti sintomi ansioso-

depressivi.

Sebbene il deterioramento intellettivo non rappresenti un elemento tipico

del quadro clinico delle fasi precoci della malattia, la demenza appare

come uno degli esiti pi frequentemente riscontrabili nelle fasi tardive,

nella misura di circa un terzo dei casi.

Si osserva uno stretto legame di proporzionalit tra la perdita di cellule

dopaminergiche e la sintomatologia clinica, anche se esiste una fase di

malattia preclinica, in cui la perdita neuronale non ancora tale da

determinare, la comparsa di sintomi.

Quando il numero di neuroni dopaminergici scende al 20-30% dei livelli

normali, si ha lesordio della malattia.

LA SINTOMATOLOGIA

Nella maggior parte dei casi il sintomo iniziale il tremore, ma in una

percentuale elevata, l'esordio caratterizzato da impaccio motorio, senso

di rigidit, disturbi dellorientamento e altro.

In genere la sintomatologia iniziale unilaterale e pu restare tale anche

per anni; in ogni caso i tre sintomi principali con cui esordisce la patologia

sono: tremore, rigidit e riduzione della motilit con gravit variabile,

accompagnata spesso da lentezza dei movimenti.

Il tremore tipicamente "a riposo", con bassa frequenza, scompare

durante i movimenti volontari e in genere peggiora nelle situazioni di

stress emozionale mentre assente durante il sonno.

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Nelle fasi iniziali localizzato soprattutto ai settori distali degli arti,

descritto spesso come "contare monete"; meno frequente agli arti

inferiori, pu essere presente anche al volto in particolare alla mandibola.

La rigidit un segno caratteristico e costante e a volte costituisce per

lungo tempo il solo segno di malattia.

Colpisce tutti i distretti muscolari, anche se in genere esordisce ai muscoli

assiali e col passare del tempo diventa prevalente ai muscoli flessori ed

adduttori determinando il caratteristico atteggiamento con capo flesso sul

tronco, avambracci semiflessi ed intraruotati, cosce addotte e in leggera

flessione sul tronco.

Per eseguire movimenti il paziente necessita di molta concentrazione e

tipicamente la gestualit e la mimica sono molto scarse, l'espressione

impassibile e lo sguardo fisso.

La deambulazione tipicamente a piccoli passi, strisciati, con avvio molto

problematico e spesso si apprezza il fenomeno della "festinazione", cio

progressiva accelerazione della camminata sino a cadere.

Il linguaggio diviene monotono, poco espressivo e anche la scrittura in un

certo senso evolve nello

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