il campo discorsivo del calcio di rigore

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CORSO DI LAUREA IN COMUNICAZIONE E SOCIETÀ IL CAMPO DISCORSIVO DEL CALCIO DI RIGORE Elaborato finale di: Pietro Moneta Relatore: Prof. Federico Boni Anno Accademico 2013/2014

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  • CORSO DI LAUREA IN COMUNICAZIONE E SOCIET

    IL CAMPO DISCORSIVO DEL CALCIO DI RIGORE

    Elaborato finale di: Pietro Moneta Relatore: Prof. Federico Boni Anno Accademico 2013/2014

  • INDICE

    Introduzione p.1

    1. Il sentire comune

    1.1 Il linguaggio del calcio e i suoi segni p.3

    1.2 Listituzione del calcio di rigore p.5

    1.3 Il mito del calcio di rigore p.7

    1.4 Analisi del discorso p.10

    2. Il discorso scientifico

    2.1 La scientifizzazione del gioco p.14

    2.2 L'applicazione della teoria dei giochi al calcio di rigore p.18

    2.3 Analisi del discorso p.20

    Conclusioni p.25

    Bibliografia e altre fonti p.26

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    Introduzione

    Il Tractatus logico-philosophicus di Wittgenstein uno dei testi filosofici pi importanti del Novecento. La prima delle sette asserzioni principali proposte dal padre della filosofia analitica recita il mondo tutto ci che accade1. A partire da questa considerazione, ritengo che tutto o quasi tutto debba essere trattato seriamente e che considerare il mondo secondo ragione voglia innanzitutto dire essere trattato dallo stesso con altrettanta considerazione. Nemmeno il calcio sfugge a tale logica e la seriet si impone anche in questo caso perch, con i suoi poeti e prosatori, assimilabile a un vero e proprio linguaggio, composto da un sistema di segni universali. Pasolini negli anni Settanta defin il calcio lultima rappresentazione sacra del nostro tempo2, riprendendo un concetto gi espresso da Barthes nel breve saggio Lo sport e gli uomini3. Con il passare del tempo anche lanalisi scientifica entrata nei campi di calcio con la statistica, che ha fornito e continua a fornire, in modo sempre pi dettagliato preziose indicazioni per tutti coloro che si vogliono approcciare a questa disciplina e che ha contribuito, con la sua sistematicit, a sfatare alcune illogiche consuetudini. Il presente lavoro di ricerca propone unanalisi del discorso con l'obbiettivo di fornire una serie di felici riflessioni sul momento pi drammatico di una partita di calcio, capace di turbare gli animi di milioni di persone e di creare, in alcuni casi, dei veri e propri drammi collettivi: il calcio di rigore. La prospettiva teorica e metodologica entro la quale tracciamo il percorso della nostra ricerca quella dellanalisi del discorso. Tale metodologia qualitativa poggia sui capisaldi della linguistica e ci consente di valutare il discorso come pratica sociale. In questo particolare contesto teorico in cui il legame circolare tra

    metodologia e teoria sfumato, il corpus di testi al quale abbiamo applicato gli strumenti pi comuni dellanalisi del discorso, si compone di manufatti di origine giornalistica e saggistica selezionati badando all'armonia del rapporto tra oggetto e sguardo analitico per comporre un insieme completo ed organico di pratiche discorsive sul calcio di rigore.

    1 L. Wittgenstein, Tractatus logico-philosophicus e Quaderni 1914-1916, Einaudi, Torino, 1964, p. 5

    2 J. Foot, Calcio. 1898-2010. Storia dello sport che ha fatto lItalia, BUR, Milano, 2010, p. 362

    3 Cfr. R. Barthes, Lo sport e gli uomini, Einaudi, Torino, 2007

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    Nel primo capitolo di questa tesi valuteremo dapprima il ruolo del gioco nella competizione calcistica attraverso lanalisi dei segni e del linguaggio del gioco del calcio e, successivamente, guarderemo in particolare al calcio di rigore e alla sua narratologia. Al fine di verificare lesistenza e lefficacia di tali pratiche discorsive, sottoporremo alcuni testi allanalisi del discorso identificando gli elementi che le costruiscono.

    Nel secondo capitolo, invece, lattenzione sar rivolta al processo di scientifizzazione del gioco del calcio e specificamente del calcio di rigore come fondamento sorgivo di nuove pratiche discorsive. Passando attraverso le prospettive scientifiche pi recenti, analizzeremo infine un diverso corpus di testi al fine di esaltare le differenze dianoetiche tra i diversi discorsi.

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    1. Il sentire comune

    1.1 Il linguaggio del calcio e i suoi segni Il calcio ha da tempo smesso di rappresentare soltanto un gioco. La dimensione planetaria del fenomeno e lo stretto legame con altri sistemi la comunicazione, leconomia, la politica lo hanno reso una pratica sociale identitaria e universale: la patria, la bandiera, la nazione, lo spettacolo, lautorit, le regole, il clan, la trib, i simboli religiosi, i conflitti sono tutti elementi che fanno del football uno strumento di identificazione4. La sua portata tale da coinvolgere, direttamente o indirettamente, la quasi totalit della popolazione terrestre: lente che governa il mondo calcistico, la Fdration Internationale de Football Association o FIFA, pu contare su un numero di nazioni aderenti superiore a quello lONU5. Lintegrazione del calcio nella realt quotidiana tale che alcuni pensatori hanno addirittura tentato di dimostrare, con discreto successo, lesistenza di un rapporto diretto tra i metodi di gioco e i sistemi produttivi del Novecento6 e linfluenza del gioco nella struttura sociale e politica delle comunit, accompagnando, alimentando e scandendo il ritmo di rivoluzioni e dittature7. In quanto pratica sociale altamente ritualizzata, il calcio stato oggetto di attenzione da parte della sociologia, in particolare degli studi di Elias e della Scuola configurazionale britannica8. La dimensione rituale e codificata del calcio, in grado di canalizzare la violenza nella competizione sportiva e di fungere da elemento catartico di concentrazione e scarico emotivo, divenne infatti un tema rilevante nella produzione del sociologo tedesco9. Il processo di civilizzazione di Elias va letto alla luce del processo di sportivizzazione in atto in Inghilterra alla fine del XIX secolo: in questo periodo, infatti, che vengono stabilite delle regole condivise da giocatori e spettatori. Il calcio di fine Ottocento una pratica molto regolata, organizzata e narrativizzata. Dal punto di vista semiotico, siamo agli albori della creazione di un vero e proprio linguaggio, che ha nei giocatori i suoi poeti e prosatori e nellarbitro e nei suoi assistenti i custodi della sua grammatica.

    4 D. Camilli, Contropiede, nottetempo, Roma, 2007, pp. 21-22

    5 Cfr. N. Porro, Sociologia del calcio, Carocci editore, Roma, 2008, pp. 9-10

    6 Cfr. D. Camilli, op. cit.

    7 Si veda ad esempio: F. Foer, Come il calcio spiega il mondo, Baldini Castoldi Dalai, Milano, 2007

    ma anche S. Kuper, Calcio e potere, Isbn Edizioni, Milano, 2008 e L. Zacchetti, Social football, Affari Italiani Editore, Milano, 2012 8 Cfr. S. Martelli, Sport, media e intrattenimento, FrancoAngeli, Milano, 2011, pp. 13-16

    9 Cfr. N. Elias, E. Dunning, Sport e aggressivit, Il Mulino, Bologna, 2001

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    In uno dei pi celebri saggi di Pasolini10, che oltre ad essere un intellettuale e uno scrittore straordinario fu anche un profondissimo semiologo, ritroviamo le tracce di questo discorso: egli analizza le forme del gioco del calcio come traduzioni di stili di scrittura, contrapponendo lo stile geometrico in prosa europeo, basato su un gioco di squadra regolato da posizioni fisse, e quello poetico sudamericano11, la cui specificit quella di permettere a chiunque, da qualunque posizione, di puntare alla porta avversaria. Lartificio usato da Pasolini per introdurre tale concetto richiama le basi stesse della linguistica: se le parole del linguaggio del calcio si formano come le parole del linguaggio scritto e parlato, allora esse si formano a partire da una doppia articolazione, ossia attraverso le innumerevoli combinazioni dei fonemi. Dopo aver definito lunit minima della lingua del calcio un podema, nel lessico pasoliniano come un uomo che usa i piedi per calciare un pallone, ad esso si possono applicare le regole classiche della linguistica: le combinazioni di podemi andranno dunque a formare delle parole calcistiche e linsieme di queste ultime andr a costituire un vero e proprio discorso calcistico, che trover la propria espressione sintattica migliore nella partita. In particolare, Pasolini individua nel dribbling il momento magico dellagone calcistico, perch produce uno scarto semantico che fa saltare la sintassi e consente il passaggio dalla prosa alla poesia12. Allargando il discorso alla filosofia del linguaggio e allermeneutica, la concezione pasoliniana del calcio affine a quella di Wittgenstein: il gioco proprio di coloro i quali, applicando un sistema di regole, si muovono nella grammatica dei giochi linguistici. Una curiosa circostanza vuole che Wittgenstein, secondo quanto riportato dal suo allievo Malcolm, fu colpito dallidea che con il linguaggio si facciano dei giochi linguistici proprio passando accanto ad un campo sportivo dove era in corso una partita di calcio13. Le azioni non sono semplicemente un mezzo ma un modo di essere dei giocatori, proprio come il linguaggio non un mezzo ma un modo di essere degli uomini. In Verit e Metodo14, Gadamer propone invece una diversa prospettiva: il gioco si

    10 Cfr. P. P. Pasolini, Saggi sulla letteratura e sullarte, a cura di W. Siti, S. De Laude, Mondadori,

    Milano, 1999, pp. 2545-2551 11

    Si veda anche P. Demuru, Lo stile, il gioco, la storia. Piccola semiotica (culturale) del calcio brasiliano, in Mitologie dello sport. 40 saggi brevi, a cura di P. Cervelli, L. Romei, F. Sedda, Edizioni Nuova Cultura, Roma, 2010, pp. 151-160 12

    Cfr. D. Pessach, Semiotica del calcio in tv, Mimesis Edizioni, Sesto San Giovanni, 2013, p. 26 13

    N. Malcolm, A Memoir, Oxford University Press, Oxford, 2001, p. 55 14

    Cfr. H. G. Gadamer, Verit e metodo, tr.it. a cura di G. Vattimo, Bompiani, Milano, 1995, p. 138

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    produce attraverso i giocatori che ne partecipano, tanto che ogni giocare al tempo stesso un essere-giocato. A differenza di Wittgenstein, in Gadamer esiste dunque un primato del gioco che supera la coscienza di chi gioca, e la prospettiva dei parlanti superata dalla prospettiva comune del gioco15. Il linguaggio del calcio prevede pertanto unintima relazione tra i cifratori di questo linguaggio, i calciatori, e i suoi decifratori, gli spettatori. A ben vedere, a differenza di altre pratiche sociali paragonabili per certi versi alla fruizione di una partita di calcio, nella competizione calcistica lo spettatore non solamente osservatore ma

    anche attore: egli partecipa allo spettacolo e ne costituisce allo stesso tempo una

    parte integrante16. Il calcio , a tutti gli effetti, un contesto nel quale guardare diventa fare, sia per il rapporto tra il giocatore e il gioco, sia per lintensit emotiva che comporta, come testimoniano molti libri di narrativa sportiva17. Nel corso dellultimo secolo, il calcio professionistico ha visto rafforzarsi il suo rapporto con lentertainment18 e per sua natura necessita ora della presenza di un ulteriore giocatore, il pubblico, che, lo ricordiamo, nella concezione ermeneutica gadameriana il solo ad avere la facolt di cogliere la vera natura del gioco, una possibilit che va oltre a quella dei contendenti. Se il campo lo spazio della rappresentazione e della performanza, gli spalti rappresentano pertanto uno spazio scopico-cognitivo.

    Proprio da qui vogliamo attingere per la nostra analisi del discorso, dallo sguardo sapiente del pubblico, o meglio, dalle analisi scritte di alcuni suoi membri privilegiati: i giornalisti sportivi. In particolare, ci concentreremo sul calcio di rigore come massima espressione del conflitto, simbolico, che si realizza nella competizione calcistica.

    1.2 Listituzione del calcio di rigore Prima di addentrarci nella nostra analisi, riteniamo necessario dare uno sguardo alla storia e alle motivazioni che hanno portato allintroduzione del calcio di rigore, al fine di svelare ci che avrebbe dovuto essere il calcio di rigore nelle intenzioni di chi lo ha introdotto.

    15 Cfr. G. Desiderio, Il divino pallone, Vallecchi, Firenze, 2010, pp. 88-90

    16 Cfr. R. Barthes, op. cit., p. 47

    17 Uno su tutti: N. Hornby, Febbre a 90, Guanda, Parma, 1997

    18 Cfr. S. Martelli, op. cit, pp. 7-50

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    A differenza di quanto si possa pensare, il primo ideatore del calcio di rigore fu un portiere irlandese, al secolo William McCrum19. In unepoca nella quale il calcio si vantava di non essere afflitto dal professionismo, egli era direttore di unindustria tessile e membro attivo del Direttivo della Federcalcio irlandese. Fino a quel momento, i falli commessi nei pressi della porta venivano sanzionati con una punizione battuta da dove si era verificata linfrazione ma, poich persino nelle partite amatoriali i difensori adottavano misure sempre pi irruente per evitare che gli avversari segnassero, McCrum sugger di concedere un tiro diretto dalla distanza di 12 yard. Il fondamento ideologico alla base di questa innovazione era quello di difendere il fair play del gioco e di limitare le scorrettezze fra gentlemen. Questultimo aspetto cre per forti tensioni allinterno del movimento calcistico: il calcio di rigore suscit molta indignazione tra gli sportivi dellepoca. Gli oppositori della proposta di McCrum sostenevano infatti che sarebbe stato offensivo introdurre una norma che presupponeva che dei gentlemen adottassero volutamente un comportamento disonesto. In una prima fase, la norma fu introdotta a livello locale e la maggior parte dei rigoristi si rifiut di calciare o fallirono intenzionalmente e molti portieri lasciarono vuota la porta. Cercando di entrare nello spirito del gioco del tempo, il calcio di rigore porta allacutizzarsi del confine tra collettivismo ed individualismo: viene dunque da chiedersi se sia corretto e fino a che punto affidarsi allabilit di un singolo in uno sport di squadra. Nonostante liniziale reticenza dellInternational Football Association Board, lente preposto a valutare qualsiasi modifica ed innovazione delle regole del gioco del calcio, il rigore fu istituito ufficialmente a Glasgow il 2 giugno del 189120. Da allora, gli oppositori del calcio di rigore dimostrarono di essere dei veri e propri gentlemen, perch mutarono il proprio orientamento in virt dellistituzione della norma, riconoscendo dunque alla regolamentazione un valore morale superiore rispetto al sentimento che fino ad allora li aveva accompagnati. Dalla sua istituzione, numerose sono state le innovazioni che hanno riguardato il calcio di rigore: in particolare, ebbe una notevole influenza sul gioco lintroduzione nel 1929 del divieto per il portiere di allontanarsi dalla riga di porta prima che la palla fosse calciata. Fino ad allora, infatti, al portiere era consentito avanzare fino a raggiungere una linea posta a cinque metri e mezzo da quella di porta: tale facolt

    19 Cfr. J. Wilson, Il portiere, Isbn Edizioni, Milano, 2013, pp. 347-348

    20 Cfr. C. Miller, He Always Puts It to the Right, Victor Gollancz, London, 1998, pp. 11-27

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    rendeva tuttavia cos complicato il compito del rigorista che molte squadre praticavano volutamente un gioco scorretto per raggiungere ad ogni costo la vittoria, preferendo concedere allavversario un calcio di rigore di difficile realizzazione piuttosto che consentirgli una facile marcatura. Con la modifica del Regolamento del Giuoco del Calcio21 del 1929, lIFAB utilizz dunque nuovamente il calcio di rigore come strumento per disciplinare il comportamento scorretto dei giocatori, tutel lamore vittoriano dei fondatori del gioco per la sportivit e pose le basi normative per la versione attuale del calcio di rigore. A partire da questa breve digressione, a nostro avviso possibile guardare con maggiore chiarezza ai discorsi che oggi lo riguardano. Il nostro intento inoltre quello di avere fornito al lettore al contempo gli elementi necessari per apprezzare lo scarto tra la concezione originaria del calcio di rigore e quella pi recente, aprendo uno spiraglio nel quale egli possa intravedere levoluzione del discorso che andremo ora ad approfondire.

    1.3 Il mito del calcio di rigore Nella semiologia del linguaggio barthesiana, il mito un sistema di comunicazione, un linguaggio22. Pi specificamente, in Barthes il mito si edifica sulla base di un sistema semiologico secondo: il segno, vale a dire il totale associativo di un significante primario e di un significato primario, diviene mito nella maggiorazione portata da un significato secondo. Il semiologo distingue dunque fra due livelli di significazione e attribuisce ad essi delle caratteristiche differenti: la significazione primaria, che propria della lingua, produce un linguaggio-oggetto, mentre la significazione secondaria, mitica, corrisponde ad una seconda lingua nella quale si parla della prima e dunque si tratta, a tutti gli effetti, di un metalinguaggio. Sfruttando questo articolato sistema di significazione, il mito si presenta a noi come unaccumulazione culturale nella quale si vanno a sommare i significati. I valori si

    trasformano in stereotipi indiscussi, il culturale in naturale, e la chiarezza che ne deriva non quella della spiegazione, ma quella della constatazione23.

    21 Disponibile online allindirizzo: http://www.aia-figc.it/download/regolamenti/reg_2013.pdf

    22 R. Barthes, Miti doggi, Einaudi, Torino, 1994, p. 191

    23 Id., ibidem, pp. 233-234

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    Se una partita di calcio in grado di esaltare la classica trilogia aristotelica, in quanto possiede unit di luogo, di tempo e di azione, questo paradigma viene esaltato in modo particolare dal calcio di rigore: che si tratti di un episodio al quale assistiamo in prima persona o di un evento mediato, generalmente dal mezzo televisivo24, esso incarna uno dei momenti di massima catalizzazione emotiva. Il calcio di rigore rappresenta infatti la sintesi estrema di quel conflitto simbolico in grado di esaltare gli elementi di arcaicit e di tribalismo insiti nella competizione calcistica. Il calcio viene ridotto ai suoi elementi essenziali (palla, porta, attaccante, portiere) che, in quanto tali, sommano lattenzione degli aspetti tecnici e di quelli psicologici. Il calcio di rigore dunque un momento fortemente patemico, per i giocatori ma anche per chi assiste perch, come abbiamo gi sottolineato, nel calcio guardare anche fare. Le caratteristiche sopra elencate, proprie dei calci di rigore, sembrano dunque impeccabilmente adatte ad aderire ed esaltare limmaginario collettivo, tanto che alcuni di essi si proiettano direttamente dal mito alla leggenda25. Nella semiosfera26 calcistica, il tema si presta pertanto felicemente alla mitopoiesi27 cos

    come allevocazione di un capro espiatorio28. Un importante elemento che partecipa alla costruzione del mito del calcio di rigore la natura dinamica e trasformativa di questultimo. Secondo la prospettiva platonica, infatti, il calcio di rigore la possibilit di trasformare il tiro dal dischetto in gol. Il passaggio da potenza ad atto, il raggiungimento di un esito certo sia esso un rigore segnato o un rigore sbagliato si compie tramite il calciatore, che possiede le caratteristiche di unentelechia in quanto ha la capacit di muovere senza essere mosso. La componente aleatoria si poggia dunque su questo processo trasformativo e modifica la sostanza originaria del calcio di rigore, attribuendole una forma nuova. Quando ci avviene e il calcio di rigore viene svestito del simbolismo della sua natura conflittuale e rivestito di fatalismo, assume le sembianze di un mito barthesiano. Nella narratologia del calcio di rigore, linterazione e lincontro tra il

    24 Cfr. S. Martelli, Sport, media e intrattenimento, FrancoAngeli, Milano, 2011, pp. 67-109

    25 Fra i tanti, alcuni fra gli esempi pi recenti a livello nazionale legati allimmaginario collettivo sono

    le serie di rigori delle finali della Coppa del Mondo FIFA 1994 e 2006 26

    Cfr J. Lotman, La semiosfera, Marsilio Editori, Venezia, 1985 27

    Per unampia, seppur parziale, raccolta di calci di rigore che hanno alimentato limmaginario collettivo rimandiamo a: J. Wilson, op. cit., pp. 336-371 28

    Si veda ad esempio: G. Bianconi, A. Salerno, Lultima partita, Fandango Libri, Roma, 2010, nel quale viene raccontata la tragica storia di Agostino Di Bartolomei, morto suicida nel 1994, esattamente a dieci anni di distanza dalla finale di Coppa Campioni giocata a Roma nella quale, da capitano della AS Roma, sbagli un decisivo calcio di rigore

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    soggetto e lanti-soggetto, in bilico tra lirripetibilit e la precariet del momento, lasciano il posto ad unentit astratta ma dalle conseguenze reali: il fato. Questa pratica cos comune da essere diventata a tutti gli effetti un vero e proprio discorso sociale.

    Secondo Pessach29, la narratologia del calcio utilizza strumentalmente la fortuna al fine di esorcizzarla e di presentarla negativamente come fattore esterno allordine. La fortuna, il fato, sono fattori minacciosi in quanto anti-borghesi. Welte30, dal canto suo, spiega invece il fascino dei giochi di fortuna ricorrendo ad una spiegazione filosofica e valutandoli come elemento simbolico della vita umana, con la quale giochiamo e dalla quale siamo giocati. In Callois, ancora, ci che si esprime nei giochi non diverso da quanto esprime una cultura. La motivazione profonda coincide31. Secondo il sociologo francese, la fatalit costituisce assieme allagonismo, al mascheramento e al rischio uno dei quattro impulsi essenziali del rapporto tra uomo e gioco. Il mito del calcio di rigore sembra avere a tutti gli effetti le caratteristiche barthesiane di una constatazione basata sul senso comune, su una verit che si attesta nellordine arbitrario di chi la racconta. Pi in generale, qualsiasi sia lideologia che porta ad associare il mito del calcio di rigore al fato, importante sottolineare quanto questa pratica sia ormai intrisa di senso comune. una pratica condivisa, basata su un fondo comune di conoscenza pregiudiziale che tutti dovrebbero accettare in quanto attingibile dallesperienza ordinaria, senza il bisogno di competenze specifiche. Per fare un esempio di queste evidenze immediate e spesso illusorie, basti pensare alle innumerevoli volte in cui abbiamo sentito parlare in modo imprecisato dei calci di rigore come di una lotteria o in cui sono retoricamente associati ad una roulette russa. Il limite del senso comune, tuttavia, quello di presentarsi come uno spazio concettuale sfumato, non definibile se non a sommi tratti. Pur riconoscendone una funzione pratica di utilit, la sua vaghezza e imprecisione ne motivano una giusta contrapposizione con gli ambiti propri della conoscenza32.

    29 Cfr. D. Pessach, Semiotica del calcio in tv, Mimesis Edizioni, Sesto San Giovanni, 2013, pp. 49-50

    30 Cfr. B. Welte, Filosofia del calcio, Editrice Morcelliana, Brescia, 2010, pp. 45-64

    31 R. Caillois, I giochi e gli uomini, Bompiani, Milano, 2010, p. 83

    32 Cfr. L. Montecucco, Il senso comune come teoria e come limite, in Valore e limiti del senso

    comune, a cura di E. Agazzi, FrancoAngeli, Milano, 2004, pp. 57-72

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    Andremo ora a verificare, nei testi presi in esame, la presenza di elementi tipici e ricorrenti tali da giustificare le teorie sinora esposte sulla mitologia del calcio di rigore.

    1.4 Analisi del discorso Il materiale preso in esame in questa analisi del discorso scritto e appartiene alla categoria della stampa quotidiana. Come qualsiasi lavoro che voglia avere una vocazione scientifica, la presente ricerca tende alla generalizzazione. Per questo motivo, al fine di dimostrare lesistenza e il perdurare del mito del calcio di rigore, sono stati scelti dei testi che si collocano nellarco temporale degli ultimi due decenni. I testi sono stati selezionati, secondo la tradizione dellanalisi del discorso, sulla base di un interesse strumentale, al fine di evidenziare il precipitato delle pratiche discorsive che li producono33. In particolare, ci soffermeremo sulla titolazione come elemento chiave nella tematizzazione e nella selezione degli aspetti che, agli occhi dellemittente, vale la pena sottolineare.

    Tabella 1 Corriere della Sera La Stampa La Gazzetta dello Sport

    Titolo Abbiamo meritato, La scommessa Gigi vince alla lotteria Dio lha voluto 34 dei rigori35 Non c rispetto per me36

    Il primo articolo sul quale ci soffermiamo in questa analisi apparso sul Corriere

    della Sera a cura di Perrone, il giorno successivo alla Finale del Campionato Mondiale di Calcio 1994. La gara termin ai calci di rigore e vide laffermazione della Nazionale brasiliana sulla compagine azzurra. La titolazione, che riporta una dichiarazione del rigorista brasiliano Bebeto, recita: Abbiamo meritato, Dio lha voluto. La titolazione, nella quale viene riportato il discorso diretto al fine di avvicinare lettore ed enunciatore, funge da elemento di framing, facilita linterpretazione del lettore e la porta in un campo comune a quello dellemittente. Dal punto di vista rappresentativo, nel discorso diretto riportato da Perrone il

    33 Per un approfondimento: D. Anselmi, Il discorso dei media, Carocci editore, Roma, 2009, pp. 7-16

    34 R. Perrone, Abbiamo meritato, Dio lha voluto, Corriere della Sera, 18 luglio 1994, p. 39

    35 R. Beccantini, La scommessa dei rigori, La Stampa, 29 maggio 2003, p. 1

    36 M. Cecchini, Gigi vince alla lotteria Non c rispetto per me, La Gazzetta dello Sport, 1 luglio

    2013, p. 3

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    soggetto tematico dellatto enunciativo , seppur implicitamente, la Nazionale brasiliana. Siamo in presenza di un processo relazionale37, dellessere, che vede coinvolti due partecipanti: la Nazionale brasiliana e Dio. Tale processo pu essere ricondotto, per estensione, allintera gena di coloro i quali vengono premiati dalla benevolenza divina sulla base di un merito che, proprio in quanto legato ad una componente mistica, non necessita di alcuna spiegazione. Il processo, rafforzato dal modale volere, instaura una relazione logica tra le due entit e vuole esprimere, sinteticamente, il legame tra una logica meritocratica autoreferenziale e borghese e la fatale, generosa, volont divina. Ad ulteriore supporto di questa tesi, citiamo un estratto particolarmente significativo dellarticolo:

    il titolo di Bebeto, il titolo di Senna perch ho mio figlio appena nato nel cuore, ma la Coppa di Ayrton che sta nel cielo insieme con il Signore e che adesso, da dove si

    trova, star sorridendo.38

    Anche in questo caso il riferimento al divino esplicito. Bebeto si spinge addirittura oltre, menzionando lindimenticabile pilota sportivo brasiliano Ayrton Senna ed introducendo dunque nel discorso un riferimento extra-testuale attraverso il quale viene espressa una relazione parergonale39 tra il discorso sulla divinit e il discorso sul merito. La vittoria e la sua celebrazione vengono infatti presentate come un premio, destinato a compensare la tragica e prematura scomparsa di Senna. Perrone sfrutta il meccanismo della ripetizione anaforica per porre sullo stesso piano enunciativo i due sportivi e crea dunque il presupposto logico che guida il lettore ad una pi facile comprensione dellenunciato allusivo di Bebeto.

    Il secondo articolo della nostra analisi leditoriale tratto da La Stampa il giorno successivo alla Finale di Champions League 2002/2003. Nella titolazione presente una nominalizzazione in posizione tematica che rimanda ad un processo, ma non alle circostanze dello stesso. Beccantini utilizza sapientemente il processo di nominalizzazione: attraverso questa strumento, egli in grado di condensare e dare valore generale allinformazione e, allo stesso tempo, di cancellare il ruolo di coloro i

    37 Per un approfondimento si veda: M. Halliday, An Introduction to Functional Grammar, Edward

    Arnold, London, 1985 38

    R. Perrone, op. cit., p. 39 39

    Cfr. L. Berta, Oltre la mise en abyme. Teoria della metatestualit in letteratura e filosofia, FrancoAngeli, Milano, 2006, pp. 94-110

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    quali hanno preso parte alla sfida ai calci di rigore. Inoltre la nominalizzazione, essendo una tecnica che non prevede modalit, crea impersonalit e occulta la posizione del giornalista rispetto alla proposizione. La pratica discorsiva che accosta il calcio di rigore alla fatalit viene attuata dunque ad un livello meno visibile e, per questo motivo, pi profondo, attribuendo una spiegazione causale al termine scommessa.

    Il lessico, inoltre, diviene un utile strumento di categorizzazione al servizio dellautore, che tenta di indurre il ricevente ad una interpretazione degli eventi che attribuisce ogni responsabilit allesiziale componente aleatoria. Nel testo, infine, lautore non manca inoltre di riferirsi ai rigori come eventi fatali, parte di una lotteria cieca, ricordandocene linesorabilit e limpossibilit per luomo di opporvisi. Anche in questo caso, riteniamo opportuno offrire un ulteriore spunto di analisi a conferma delle osservazioni fatte sinora sul presente articolo, riportando lenunciato iniziale e finale delleditoriale:

    Quarant'anni dopo Cesare Maldini, il figlio Paolo ad alzare al cielo la Champions League []. Carlo Ancelotti non pi secondo a nessuno. Ha battuto Lippi senza batterlo, cest la vie.40

    Beccantini costruisce il framing dellarticolo menzionando una ricorrenza storica attraverso la quale il lettore dovr decifrare lintero editoriale. Le circostanze entro le quali si svolge la competizione sportiva, celate nella titolazione, vengono dunque delineate al principio dellarticolo alludendo ad una ciclicit inevitabile, ad una condizione entro la quale i partecipanti non possono agire liberamente, come se fossero vincolati ad un destino gi scritto. Al termine delleditoriale, tuttavia, Beccantini non manca di fornire al lettore la propria opinione sul tema: lenunciato si concentra sui due allenatori referenti metonimici per le due squadre in competizione e li sottopone ad una comparazione nella quale lo scarto tra i due non viene ricondotto al merito bens alla fortuna, sminuendo il valore della vittoria. Lasserzione viene rafforzata dalluso dal dispositivo stereotipante cest la vie, attraverso la quale lautore contribuisce alla costruzione mitologica del calcio di rigore astraendolo dalla contingenza, come se fosse un fenomeno determinato da altri

    40 R. Beccantini, op. cit., p. 1

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    e a priori, che non comporta meriti ma solamente una fortunata combinazione di eventi di fronte ai quali luomo inerte spettatore.

    Il terzo articolo che prendiamo in esame tratto da La Gazzetta dello Sport, a cura di Cecchini, e si riferisce alla Finale per il 3/4 posto della Confederations Cup che ha visto la Nazionale italiana grande protagonista. In questo caso lappellativo Gigi in una posizione tematica forte e sottolinea lintenzione dellenunciatore di mettere in primo piano lattore principale dellenunciazione. Cecchini sceglie inoltre il diminutivo come forma espressiva volta ad appagare la vicinanza emotiva del lettore verso il proprio beniamino e, tramite questo artificio, ci informa del proprio atteggiamento41 verso lattante. In questo modo, seppure per conquistare la simpatia del lettore, Cecchini tradisce in parte il proprio mandato giornalistico, minando lobiettivit della propria retorica. Ci nonostante, lutilizzo del presente storico rafforza la posizione di Cecchini rispetto allenunciazione. La meta-funzione interpersonale, come suggerisce la collocazione dei partecipanti Gigi e la lotteria allinterno del titolo, mette in relazione lattante e loggetto agito e sembra suggerire, anche grazie allutilizzo della forma verbale attiva, una preminenza del primo su questultimo. Lenunciazione, tramite lutilizzo del verbo implicativo vincere, esprime un atto linguistico42 e sottende, dunque, ad un processo trasformazionale. Tale relazione delinea infatti un processo fisico e prevede unazione dellattante sullagito, che Greimas definirebbe come la fase della performanza43. Infine, chi guarda il testo secondo uno sguardo semiotico noter che la titolazione dellarticolo di Cecchini richiama la funzione referenziale del linguaggio44 in quanto presuppone laderenza culturale, da parte del lettore, ad un sistema di conoscenze comuni, nelle quali il calcio di rigore viene associato alla fatalit con una naturalezza tale da assumere la chiarezza di una constatazione.

    41 Cfr. G. Mantovani, Analisi del discorso e contesto sociale, il Mulino, Bologna, 2008, pp. 44-49

    42 Cfr. J. L. Austin, Come fare cose con le parole, Marietti Editore, Genova, 2000

    43 Cfr. A. J. Greimas, Del senso, Bompiani, Milano, 2001

    44 Cfr. R. Jakobson, Saggi di linguistica generale, Feltrinelli, Milano, 1966, pp. 185-186

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    2. Il discorso scientifico

    2.1 La scientifizzazione del gioco Parallelamente allinterpretazione semiotica del gioco del calcio, si andato affermando un genere discorsivo pi recente ed in continua evoluzione: quello della scienza del calcio. Le prime tracce di questa disciplina a livello giornalistico e popolare risalgono in Italia allinizio del Novecento, con la pubblicazione di almanacchi e annuari sportivi e, successivamente, con il settimanale Il Calcio Illustrato, sulle colonne del quale vengono pubblicate le statistiche delle partite45. A partire da inizio secolo, la statistica viene introdotta come metodo di analisi quantitativo dellevento sportivo ed entra a fare parte dello storytelling calcistico. La svolta arriva per a partire dagli anni Cinquanta, quando a questo ambito interdisciplinare di studio viene riconosciuta unadeguata dignit scientifica e si insinua lidea che gli atleti stessi possano trarre beneficio dai risultati delle ricerche46. Da allora, lo sguardo analitico della scienza del calcio diventato uno strumento innovativo ed essenziale nel miglioramento dei singoli gesti tecnici, dellatteggiamento tattico complessivo e della preparazione atletica. Sebbene inizialmente lambito di studio della scienza dello sport sia la cinesica, con il proliferare del mezzo televisivo le potenzialit di questa nuova disciplina crescono esponenzialmente e coinvolgono ogni aspetto della competizione calcistica, favorendone una maggiore comprensione e creando lo spazio per nuove metodologie di allenamento. Simulare un totale controllo delle informazioni, quantificando il gioco del calcio, parcellizzandolo e misurandolo, non ha portato per solamente grandi opportunit ma anche paradossalmente maggiori incertezze: lapprofondimento scientifico comporta infatti un grado di complessit che in precedenza non era neanche immaginabile. Se, come sosteneva Lord Kelvin, misurare conoscere47, diventa dunque importante comprendere che cosa misurare e come farlo e, inoltre, imparare a

    45 Cfr. P. Mugnai, La Coppa del Duce, Libreria Sportiva Eraclea, Roma, 2011, pp. 17-85

    46 Cfr. K. Bray, How to score, Granta Publications, London, 2006 (trad. it. Perch lItalia vinse ai

    rigori con lOlanda e Beckham tira punizioni imparabili?, Sonzogno Editore, Milano, 2006, pp. 127-167) 47

    V. Mayer-Schnberger, K. Cukier, Big data, Garzanti, Milano, 2013, p. 52

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    correlare i dati reinterpretando le logiche esistenti se non, addirittura, seguendone di nuove48.

    Uno dei casi pi celebri49 coinvolge il primo vero football analyst della storia: Charles Reep. Dopo aver raccolto dati per quasi ventanni, nel 1968 pubblica Skill and Chance in Association Football50 assieme a Bernard Benjamin. Limpatto del suo lavoro fu notevole, perch dimostr per la prima volta lesistenza di modelli numerici ricorrenti in diversi aspetti del gioco. Il calcio letto attraverso i numeri di Reep per ancora un processo stocastico, di difficile interpretazione, ma che lascia intravedere le grandi potenzialit del metodo analitico. I risultati dei suoi studi lo fecero diventare il padre teorico del gioco a palla lunga degli inglesi, il cosiddetto kick and rush51. Storicamente, quando la scientifizzazione del gioco del calcio stata portata alle sue estreme conseguenze, i risultati sono stati notevoli, sebbene la natura della competizione sportiva si fosse spostata significativamente dai piedi dei calciatori alle capacit dei tecnocrati. noto52, ad esempio, che Valeri Lobanovskij, il pi grande allenatore sovietico del dopoguerra, misurasse le capacit dei propri giocatori attraverso un elaborato programma informatico53 al fine di selezionare gli atleti migliori e di integrarli in un collettivo vincente. Secondo Lobanovskij, lunica strategia adatta per giocare un calcio rapido ed efficace era quella di ridurre al minimo gli errori: per farlo era necessario che i calciatori fossero programmati ad agire istintivamente sulla base di schemi studiati a tavolino54. A nostro avviso, non ipotizzabile lidea di un agire prestabilito, informatizzato e totalmente dipendente da logiche matematiche; se cos fosse, ci troveremmo immersi in una realt altamente performante, efficiente, ma totalmente inumana. Al di l del tema etico introdotto dallapplicazione della tecnologia, la cui analisi esula dagli

    48 Cfr. F. Soriano, Il pallone non entra mai per caso, Vallardi, Milano, 2012, pp. 223-259

    49 Cfr. C. Anderson, D. Sally, The numbers game, Penguin Group, London, 2013, pp. 15-21

    50 C. Reep, B. Benjamin, Skill and Chance in Association Football, in Journal of the Royal Statistical

    Society, vol.131, 1968, pp. 581-585 51

    In particolare, gli studi di Reep hanno dimostrato che solamente due gol su nove vengono realizzati dopo tre o pi passaggi e che viene segnato un gol ogni nove tiri. Per questo motivo, i suoi lavori furono presi a paradigma per teorizzare lefficienza del calcio a palla lunga degli inglesi 52

    Cfr. S. Kuper, op. cit., pp. 85-101 53

    La selezione degli atleti veniva effettuata misurando precisi parametri: reattivit, autocontrollo, equilibrio, resistenza, memoria, coordinazione 54

    Cfr. J. Wilson, Inverting the pyramid, Orion, London, 2008 (trad. it. La piramide rovesciata, Edizioni Libreria dello Sport, Milano, 2012, pp. 349-374)

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    obbiettivi di questa tesi, ci che ci preme sottolineare il potere dei dati di cambiare il rapporto con il gioco.

    Se allinizio alla scienza dello sport bastava una relazione numerica per spiegare il gioco del calcio, al momento il contributo pi significativo viene dallapplicazione dei big data. Cos come in altri ambiti della vita moderna, anche nel calcio si sta infatti cercando di gestire la datizzazione della vita. Il primo emblematico episodio di applicazione dei big data allo sport viene dal baseball: come viene raccontato nel caso editoriale Moneyball: the Art of Winning an Unfair Game55, quando le percezioni istintive hanno lasciato il posto ad unanalitica sofisticata gli addetti ai lavori sono stati relegati in secondo piano dagli statistici56. Durante lo svolgimento di una partita di calcio professionistico, ogni azione viene scomposta in categorie misurabili: secondo Faccendini57, manager per lItalia di Opta58, ogni partita genera in media tra i 1.600 e i 2.000 eventi. Di fronte a una tale mole di dati, la capacit degli analisti di scoprire nuove correlazioni e di interpretare i risultati rappresenta la sfida pi affascinante nel panorama odierno della scienza del calcio59. La capacit dei big data di rompere la tradizione e di farci ripensare le logiche, sostituendo la casualit alla logica causale, una delle scommesse pi avvincenti nel futuro del gioco pi bello del mondo60. Come per molti altri aspetti della competizione calcistica, anche il rigore stato analizzato dal punto di vista scientifico. Le interpretazioni principali, fino alla pi moderna applicazione della teoria dei giochi, hanno coinvolto principalmente la prossemica, la psicologia degli attori coinvolti e lo studio dei tempi di reazione del portiere in relazione alla potenza e direzione del tiro. Per lungo tempo, la cinesica stata lunico ambito di studio della scienza dei calci di rigore. A nostro avviso, tuttavia, essendo il calcio di rigore una situazione comunicativa dialogica tra rigorista e portiere, ci sembra pi appropriato declinare la

    55 Cfr. M. Lewis, Moneyball: the Art of Winning an Unfair Game, W.W.Norton, New York, 2003

    56 Nel caso trattato da Moneyball, il Direttore Generale degli Oakland Athletics, Billy Bean, costru

    coraggiosamente nel 2002 una squadra di valore utilizzando un budget molto limitato rispetto ai propri competitors. Tramite una nuova forma di calcolo statistico, Bean riusc infatti ad individuare dei giocatori sottovalutati dal mercato ma che, dati alla mano, non erano da meno rispetto ai loro avversari. Nello stesso anno, dopo aver ricostruito larchitettura della squadra, gli Oakland Athletics stabilirono un nuovo record vincendo venti partite consecutive 57

    Cfr. D. Manusia, La partita perfetta, in IL, numero 60, maggio 2014, pp. 50-54 58

    Una delle principali societ che raccolgono e vendono dati sportivi 59

    Fra i testi pi acclamati, ricordiamo: P. Tomkins, G. Riley, G. Fulcher, Pay As You Play, GPRF Publishing, Leicester, 2010 60

    Cfr. C. Anderson, D. Sally, op. cit., pp. 113-318

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    cinesica in prossemica. Verso la fine degli anni Ottanta, un gruppo di studiosi dimostr che in quasi l80% dei casi la direzione del tiro poteva essere prevista dalla direzione e dallangolo di corsa del rigorista61. Introducendo come variabile il linguaggio del corpo, in particolare in relazione alla gamba di appoggio, la percentuale sale fino al 98%. Tuttavia, in questultimo caso la valutazione pu essere effettuata solamente ex-post, perch la velocit di esecuzione impedisce al portiere di raggiungere la palla. In tali condizioni limitanti, il portiere pu tuttavia tentare di decodificare il linguaggio posturale del tiratore facendo riferimento a quello che gli epistemologi definirebbero come un carico di teoria, ovvero la storia di tutti i rigori calciati di cui a conoscenza e la storia specifica dei rigori calciati dal proprio avversario.

    Pi recentemente, alcuni studi hanno dimostrato che la dimensione psicologica assume unimportanza tale da essere spesso determinante in una partita che termina con una serie di calci di rigore: a differenza di quanto potrebbe sembrare, chi calcia per primo vince nel 56% dei casi e, nel caso in cui segni il primo rigore, questa percentuale sale addirittura al 63%62. Senza aver calciato il primo rigore, per laltra squadra le possibilit di vincere la serie di rigori sono scese al 37%. Questa differenza stata spiegata63 dalla pressione psicologica in chi calcia per secondo e che si trova dunque costretto a segnare per tenere il passo degli avversari. Ad ulteriore supporto di questa tesi, alcuni ricercatori hanno comprovato64 che i calciatori sottoposti alla situazione di stress tipica del calcio di rigore sono molto pi propensi a dirigere la propria attenzione verso il centro della porta e a fissare il portiere, diminuendo significativamente la precisione e minimizzando, di conseguenza, la propria capacit di angolare il tiro. La capacit del singolo calciatore di gestire la pressione psicologica sembra dunque a tutti gli effetti determinante nellevitare una prestazione sub-ottimale. Un ultimo fattore che viene spesso menzionato in letteratura65 lesistenza per il

    rigorista di una zona, la cosiddetta zona imparabile, allinterno della quale il tiro finisce inevitabilmente alle spalle del portiere. Il fattore determinante in questa

    61 Cfr. C. Miller, op. cit., pp. 149-174

    62 Cfr. R. Jovanovic, Moving the Goalposts, Pitch Publishing, Durrington, 2012, pp. 149-155

    63 Cfr. S. Kuper, S. Szymanski, Soccernomics, Nation Books, New York, 2009 (trad. it. Calcionomica,

    Isbn Edizioni, Milano, 2010, pp. 105-125) 64

    Cfr. M. Wilson, J. Wood, S. Vine, Anxiety, Attentional Control, and Performance Impairment in Penalty Kicks, in Journal of Sport & Exercise Psychology, vol.31, 2009, pp. 761-775 65

    Cfr. K. Bray, op. cit., pp. 254-265

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    analisi il tempo di reazione del portiere in relazione alla velocit della palla calciata. Ammettendo, come da regolamento, che il portiere non superi la linea di porta fino al momento dellimpatto del rigorista col pallone, la biomeccanica del calcio ci suggerisce che larea entro la quale il tiro diventa imparabile corrisponde a circa il 28% dellarea di porta. Alla luce di questa analisi, si pu affermare che qualsiasi calciatore dotato dellabilit tecnica necessaria e in grado di gestire adeguatamente la pressione del momento sia in grado, anche suggerendo al portiere la direzione nella quale calcer, di segnare la quasi totalit dei calci di rigore. In generale, dal punto di vista epistemologico, gli scienziati del calcio ridefiniscono lidentit stessa degli attori classicamente definiti nel momento del calcio di rigore portiere e attaccante introducendo un livello superiore di conoscenza del gioco. Questa visione empirista ci porta a vedere i protagonisti non pi solamente come due uomini, bens in parte come degli strumenti in mano agli analisti. Pur rimanendo presente la componente umana dellesperienza del calciatore, legata alla pressione psicologica e alleventuale stanchezza, essi subiscono ai nostri occhi unevidente ridefinizione funzionalistica e oggettivante. Tuttavia, per quanto degli algidi analisti possano tentare di scomporre, misurare e quantificare il gioco, rimarr sempre una componente di casualit a stravolgere i pronostici. Il calcio un gioco degli uomini per gli uomini: il caso imprescindibilmente, tautologicamente, intrinseco ad esso.

    2.2 Lapplicazione della teoria dei giochi al calcio di rigore La teoria dei giochi quella disciplina scientifica che permette di modellare il processo decisionale di agenti razionali in condizioni di interdipendenza strategica con strumenti logico-matematici. Nelle parole di Odifreddi, la teoria dei giochi consente di agire in situazioni di conoscenza imperfetta della situazione, del comportamento altrui e degli effetti delle varie scelte66. Partendo dal presupposto che lo scopo delle due parti in causa quello di massimizzare il proprio payoff, nel caso dei calci di rigore siamo in presenza di un gioco a somma zero67, vale a dire di un gioco antagonistico con interessi antagonistici. In un tale contesto, la conoscenza delle abitudini dellavversario e, pi

    66 P. Odifreddi, Giochi pericolosi, Universit di Torino, Torino, 1995, p. 1

    67 Per un approfondimento, si veda: F. Patrone, Decisori (razionali) interagenti, Edizioni Plus, Pisa,

    2006, pp. 62-67

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    in generale, la capacit di trarre informazioni dalla comunicazione non verbale, sono dunque strumenti determinanti nella competizione, perch consentono di acquisire un notevole vantaggio competitivo. In un avvenimento autoreferenziale come quello del calcio di rigore, la teoria dei giochi rappresenta un esempio perfetto di un contesto nel quale tentare di ridurre la complessit del mondo alla rigidit del formalismo matematico.

    Attualmente, nel calcio moderno lindagine sui rigoristi considerata quasi imprescindibile. Come riporta Wilson68, ma si potrebbero fare molti altri esempi, prima di ciascuno dei rigori dei quarti di finale della Coppa del Mondo 2006 tra Germania e Argentina il portiere tedesco Lehmann estrasse dal calzettone un foglio sul quale erano riportate le indicazioni fornite dagli analisti sui rigoristi avversari. Le previsioni si verificarono e la squadra tedesca riusc a superare il turno. noto che tutti i giocatori hanno un lato naturale: quasi tutti, infatti, esprimono maggiore potenza quando calciano la palla con il collo del piede, il che significa che per i destri pi facile tirare a sinistra e per i mancini a destra. Tuttavia, il rigorista non calcer sempre sul suo lato naturale perch il portiere, conoscendo questa informazione, potr anticipare la sua mossa. Il tiratore deve pertanto controbilanciare calciando dalla parte opposta, nella speranza di ingannare il portiere. A sua volta questultimo, essendo a conoscenza di questa possibilit, valuter dunque se scegliere il lato naturale del tiratore o viceversa. Lo spazio di strategia del portiere consiste in un posizionamento equidistante dai pali della porta, per evitare di favorire lavversario. Poich, una volta fatta la sua scelta, il portiere non avr tempo di modificarla sensibilmente, egli cercher nei limiti del possibile di scegliere la direzione corretta nella quale buttarsi per anticipare la mossa del rigorista. Si instaura dunque un gioco senza fine di anticipazioni reciproche. Come in tutti i giochi non cooperativi, i calci di rigore non prevedono una strategia pura69, ovvero una situazione nella quale il rigorista o il portiere scelgono di compiere sempre la stessa azione. Se cos fosse, sarebbe fin troppo facile anticipare la mossa dellavversario. Per questo motivo, si ricorre allapplicazione del metodo minimax per individuare, in strategie miste, la probabilit che rende indifferente uno

    68 Cfr. J. Wilson, op. cit., pp. 343-344

    69 Cfr. P. Chiappori, S. Levitt, T. Groseclose, Testing Mixed-Strategy Equilibria When Players Are

    Heterogeneous: The Case of Penalty Kicks in Soccer, in American Economic Review, vol.92, 2002, pp. 1138-1151

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    dei due giocatori alle scelte dellaltro. Questo metodo, valido solamente per i giochi a somma zero, consente infatti di minimizzare la massima perdita possibile o di massimizzare il minimo guadagno. Lo studioso che prima di tutti ha applicato questo metodo ai calci di rigore leconomista spagnolo Ignacio Palacios-Huerta. Dopo avere esaminato 1417 rigori70, battuti nei maggiori campionati europei tra settembre 1995 e giugno 2000, Palacios-Huerta ha elaborato la seguente matrice dei payoff per spiegare le possibilit di successo del rigorista:

    Tabella 2

    Portiere

    Lato destro Lato sinistro

    Rigorista Lato destro 70,3 93,7

    Lato sinistro 95,5 58,42

    Il matematico spagnolo quindi giunto alla conclusione che per massimizzare la percentuale realizzativa, il rigorista dovrebbe scegliere il proprio lato naturale nel 61,5% dei casi, mentre per il portiere la strategia ideale migliore consiste nel tuffarsi verso il lato naturale del rigorista nel 58% dei casi. Inoltre, in seguito ad un attento esame statistico, Palacios-Huerta riuscito a dimostrare che, curiosamente, in pi del 95% dei casi le scelte dei giocatori non si discostano dalle scelte ottimali suggerite dallapplicazione di strategie miste e che, dunque, i giocatori di calcio applicano intuitivamente e in modo inconsapevole le strategie suggerite da una corretta applicazione della teoria dei giochi.

    2.3 Analisi del discorso I testi che trattano i calci di rigore dal punto di vista scientifico provengono principalmente dallambiente saggistico e della letteratura accademica. Sebbene la scienza dello calcio trovi ampio spazio su quotidiani e riviste di taglio popolare, il suo utilizzo spesso dozzinale o, nel migliore dei casi, marginale rispetto alla trattazione discorsiva. Per questo motivo, confidando in un maggiore livello di dettaglio qualitativo, abbiamo scelto di prendere in esame degli stralci tratti dallambiente della letteratura sportiva. Il risultato una raccolta di testi, accomunati

    70 Cfr. I. Palacios-Huerta, Professionals Play Minimax, in Review of Economic Studies, vol.70, 2003,

    pp. 395-415

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    da un framing di tipo scientifico nei quali il calcio di rigore viene presentato secondo prospettive molto diverse, al fine di effettuare unanalisi il pi possibile ampia delle pratiche discorsive ad esso rivolte.

    Il primo testo al quale applichiamo la nostra analisi del discorso si colloca allinterno di un saggio che descrive il percorso che ha portato allistituzione del calcio di rigore, i meccanismi psicologici che coinvolgono portiere e rigorista e, infine, offre

    un panorama sui contributi scientifici che lo riguardano.

    Nel 1988, W.Kuhn realizz un articolo scientifico dal titolo Penalty Kick Strategies for Shooters and Goalkeepers71. In questo articolo, Kuhn descrisse ogni tiro pi veloce dei 75 km/h come veloce, e qualsiasi altro sotto quella soglia da lento a mediamente veloce. Kuhn dimostr che un tiro mediamente veloce (20,83 millimetri al secondo) impiega 600 millisecondi per raggiungere la porta. Un tiro molto veloce 27,77 millimetri al secondo impiega 400 millisecondi per raggiungere la porta. Kuhn dimostr che il

    portiere che voglia salvare un attacco alla porta a pi di 20,83 millimetri al secondo deve iniziare il proprio movimento al momento dellimpatto tra piede e palla o prima.72

    Ad una prima lettura, il testo vuole fornire un consiglio pratico a colui il quale voglia tentare di parare un calcio di rigore. Per raggiungere il suo obbiettivo, come vedremo, lautore fissa il proprio sguardo sulla palla, lessere agito, piuttosto che sugli attanti. Il naturale processo trasformativo del calcio di rigore viene stravolto e presentato come deterministicamente causato. Nel discorso sviluppato dallautore, infatti, siamo in presenza di un processo di performanza che si realizza perfettamente. Lazione del calciare viene presentata come un essere a s stante: si menziona leffetto dellazione il movimento del pallone senza fare alcun riferimento a colui il quale lha prodotta, il rigorista. Modificare lontologia del tiro distoglie lattenzione dalla componente umana del fenomeno e consente allenunciatore di identificare lesperienza del calcio di rigore come un fenomeno prettamente fisico e matematico nel quale sono i numeri a fare la differenza. Come richiede il discorso scientifico73, lenunciatore completamente assente dal discorso e Miller, quasi a voler ulteriormente mitigare la propria posizione rispetto

    71 In corsivo nel testo originale

    72 C. Miller, op. cit., p. 164

    73 Cfr. E. Agazzi, Il significato delloggettivit nel discorso scientifico, in Loggettivit della

    conoscenza scientifica, a cura di F. Minazzi, FrancoAngeli, Milano, 1996, pp. 19-35

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    allenunciato in favore di una maggiore oggettivit, arriva a citare il lavoro di un altro esperto fornendoci un buon esempio di polifonia bachtiniana74. Infine, lautore sfrutta una propriet del tiro, la velocit, per ricondurre lintera situazione comunicativa tra portiere e rigorista alla rapidit di esecuzione del gesto tecnico (latto di calciare e latto di parare), svuotando ancora una volta completamente il discorso della sua dimensione relazionale e applicando un facile riduzionismo.

    Il secondo testo che prendiamo in esame stato scelto come tipico esempio di discorso scientifico applicato al calcio di rigore: come vedremo, infatti, gli strumenti analitici occupano una posizione predominante rispetto ai partecipanti e, anche in questo caso, lattenzione posta pi sui processi conativi che sugli attanti.

    Per costruire un modello del tuffo compiuto dal portiere, David Kerwin e io

    esaminammo dettagliate immagini video di numerosi tentativi di parata in condizioni di gioco reale e le integrammo con misurazioni parallele delle complesse forze di reazione

    sul terreno relative al tuffo del portiere, effettuate su una pedana di contatto fornita di

    apposita strumentazione. Dando per scontato che le telecamere digitali siano in grado di

    fornire immagini stereoscopiche dellazione, stato possibile ottenere le coordinate tridimensionali dei movimenti del portiere e registrarne listante esatto in cui il pallone

    varcava la linea di porta.75

    Nella sua enunciazione, Bray utilizza una consistente ridondanza lessicale per creare nel lettore i presupposti circa la razionalit del proprio lavoro: le immagini sono dettagliate, la strumentazione apposita, listante oggetto della misurazione esatto. Questo meccanismo produce una sorta di incantamento che ha un effetto tautologico, assiomatico, volto a guidare il processo di decodificazione del lettore favorendo laccettazione del concetto proposto dallautore. Lo stesso codice con il quale Bray descrive la metodologia utilizzata dimostra un livello di specificit che, se da un lato vuole fornire al lettore gli strumenti per una pi completa comprensione del discorso, dallaltro accresce lautorevolezza dellenunciato e la sua efficacia argomentativa.

    La scomposizione del calcio di rigore in unit di analisi supera la classica interazione fra i tre attori in gioco pallone, portiere e rigorista e la fa scomparire sotto

    74 Cfr. M. Bachtin, Dostoevskij. Poetica e stilistica, Einaudi, Torino, 2002

    75 K. Bray, op. cit., p. 258

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    locchio constativo di Bray, come mostra lassenza nellenunciazione degli elementi tipici della meta-funzione interpersonale (deittici, embrayeurs, pronomi). Il discorso sviluppato da Bray limita il campo discorsivo del calcio di rigore agli strumenti utilizzati per analizzarlo, con il risultato di oggettivarlo: modificando il percorso generativo del senso, Bray trasforma il discorso, per dirla con le parole di Wittgenstein, in uno dei fatti del mondo76.

    Infine, il terzo ed ultimo testo al quale facciamo riferimento tratto dallopus magnum di Kuper e Szymanski che, sulla scia dellentusiasmo suscitato da Moneyball, sono stati fra i primi a pubblicare un saggio econometrico sul mondo del calcio.

    Se un calciatore sa quante sono le sue possibilit di segnare per i due lati della porta, anche rispetto alla direzione in cui si tuffa il portiere, pu stabilire quali percentuale di

    rigori indirizzare sul suo lato naturale per massimizzare la possibilit di fare gol. Un

    giocatore destro non piazzer il 100% dei propri tiri alla destra del portiere, il suo lato

    naturale, perch in questo modo diventerebbe prevedibile; gli baster anche solo una minima variazione, persino calciare a destra solo nel 99% dei casi, per aumentare le probabilit di successo, insinuando il dubbio nella mente del portiere avversario.77

    Il testo richiama la dialettica interattiva tipica del calcio di rigore analizzato con gli strumenti della teoria dei giochi. Il discorso infatti incentrato, a differenza dei due casi proposti in precedenza, sugli attanti e, solo secondariamente, sullimpersonale gesto tecnico che porta alleventuale trasformazione del calcio di rigore. Allattento lettore non sfuggir di certo la scelta lessicale di utilizzare termini afferenti al linguaggio matematico come elementi di categorizzazione volti a rafforzare loggettivit dellenunciato. A differenza dei testi precedenti, in questo caso lenunciatore mette in primo piano il processo decisionale dei partecipanti e, dunque, lascia intravedere al lettore uno spiraglio nel quale le scelte individuali dei singoli attori acquisiscono un ruolo predominante rispetto alla mera dimensione dellanalisi scientifica. Lautore non vuole portare il lettore allassunzione di una verit dogmatica basata su calcoli matematici, bens propone uninterpretazione del

    76 F. Crespi, Sociologia del linguaggio, Laterza, Roma-Bari, 2005, pp. 45

    77 S. Kuper, S. Szymanski, op. cit., p. 122

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    fenomeno basata sulla coerenza logica. Il fenomeno descritto per molto dinamico: la preminenza dei partecipanti e le circostanze non sono definite una volta per tutte ma variano, e vanno dunque valutate caso per caso. Partendo dal presupposto che il giocatore non calcer sempre sul proprio lato forte,

    lenunciatore introduce lasserzione tautologica in questo modo diventerebbe prevedibile per arrivare ad una conclusione che, per quanto logicamente corretta, non aggiunge nulla al piano del contenuto informativo ma tradisce la volont di significazione78 dellenunciatore.

    78 Cfr. U. Eco, Trattato di semiotica generale, Bompiani, Milano, 1984, pp. 30-32

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    Conclusioni

    In questo lavoro di analisi abbiamo cercato di fornire un resoconto delle pratiche in atto nel campo discorsivo del calcio di rigore. In particolare, nella prima parte della presente ricerca lattenzione stata rivolta al ruolo del caso e della fatalit nella costruzione mitica di significato. Nella seconda parte, invece, siamo partiti dal processo di scientifizzazione del gioco del calcio per giungere alle pratiche discorsive che lo riguardano e abbiamo analizzato la semiotica narrativa tipica del discorso scientifico.

    Lattenta analisi dei testi presi in esame, analizzati come oggetti culturali, ci ha permesso di rilevare le pratiche discorsive che sottendono alle due diverse visioni del calcio di rigore. Nel primo caso, i discorsi si basano sul senso comune come strumento per marcare la componente aleatoria e creare una mitologia del calcio di rigore. Luomo messo in secondo piano rispetto alla fatalit e ad essa deve piegarsi. In questa visione limprovvisazione, lestro, lispirazione, il merito, sono tutte

    possibili chiavi di lettura al servizio di colui il quale contempli il mistero sfuggente dellimprevedibilit del mondo. Ci che emerge dal discorso scientifico, invece, una costruzione di senso basata su constatazioni empiriche nella quale la causalit si sostituisce alla casualit e luomo, con il suo strumenti, pu decifrare lamorfo del contingente per tramutarlo in realt. Lesperienza individuale scompare, a favore della logica della replicabilit. Il discorso oggettivato, impersonale, trascende rispetto alla figura umana: se, da un lato, questa caratteristica nobilita lautorevolezza del discorso, dallaltro lo astrae e lo riconduce ad una visione del mondo che sottostima la dimensione relazionale del calcio di rigore. Questa componente viene invece esaltata dallapplicazione della teoria dei giochi che, a nostro avviso, sembra essere una felice sintesi dei due punti di vista: formale e analitica, ma anche attenta alle propriet dellindividuo. Dal nostro punto di vista, il campo discorsivo del calcio di rigore abbastanza ampio perch i due discorsi possano coesistere o escludersi, a seconda del punto vista dellosservatore. Ci sentiamo inoltre di ipotizzare una loro futura contaminazione: la natura di qualsiasi gioco che abbia come strumento una sfera e come attori degli uomini non pu escludere la casualit, e le intuizioni scientifiche, portandoci ad una comprensione pi profonda dei fenomeni, ci consentiranno un piacere ancora maggiore.

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    Bibliografia e altre fonti

    Agazzi E., Il significato delloggettivit nel discorso scientifico, in Loggettivit della conoscenza scientifica, a cura di Minazzi F., FrancoAngeli, Milano, 1996

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