Hans Kundnani L’Europa secondo ?· 89 6. L’Europa e il mondo La risposta tedesca alla crisi dell’euro…

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<p>Le Monnier</p> <p>Prefazione di Lucio Caracciolo</p> <p>Traduzione di Dario Fabbri</p> <p>Hans Kundnani</p> <p>LEuropasecondo Berlino</p> <p>DENTRO LA STORIA</p> <p>Il paradosso della potenza tedesca</p> <p>00I_XIV_principi.indd 3 08/09/15 09:35</p> <p>89</p> <p>6. LEuropa e il mondo</p> <p>La risposta tedesca alla crisi delleuro pu essere compresa soltanto attraverso i cambiamenti avvenuti nel Paese a partire dalla riunificazione. Nel 2010 la Germania era una repubblica diversa da quella di Bonn, sebbene non cos diversa come in molti temevano alla fine della guerra fredda. La sua politica estera era segnata da un misto di continuit e cambiamento. Negli anni Novanta, la cultura strategica tedesca si era omologata a quella francese e britannica, con il governo di Berlino pronto ad usare la forza per ragioni umanitarie. Ma a partire dal 2000, mentre si affermava nella memoria collettiva nazionale la descrizione dei tedeschi come vittime invece che carnefici, lopposizione agli interventi militari tornata a crescere. E da allora la Repubblica Federale non ha avuto la capacit o la volont di praticare una compensatoria forma di checkbook diplomacy.</p> <p>Nel 2010 la Germania si considerava una nazione normale nel senso teorizzato da Egon Bahr: un concetto che nellHistorikerstreit apparteneva allestrema destra e che negli anni Duemila era stato riadattato e adottato dalla sinistra. Si era affermata lidea, sviluppata da politici socialdemocratici come Bahr e da pensatori destrema destra come Nolte, che la politica estera non dovesse pi essere ostaggio di Auschwitz, come affermato nel 1981 da Helmut Schmidt. Come ogni altro Stato sovrano, la Germania doveva essere libera di articolare e perseguire il suo interesse nazionale, anche a costo di allontanarsi dagli alleati europei e occidentali. Era la rivincita della peculiare via tedesca un modello che si rifaceva agli albori del nazionalismo germanico superiore al pensiero anglosassone in materia di strategia ed economia. </p> <p>Se da un punto di vista geopolitico la Germania era pi libera che nella guerra fredda quando dipendeva dagli Stati Uniti e </p> <p>089_104_C6.indd 89 08/09/15 09:40</p> <p>LEuropa secondo Berlino</p> <p>90</p> <p>dalla NATO per proteggersi dallUnione Sovietica e necessitava dellintegrazione comunitaria per riabilitarsi a livello internazionale sul piano economico appariva maggiormente inibita. Dopo la riunificazione, soprattutto a causa della globalizzazione, lexport teutonico aveva attraversato un momento di difficolt, ma negli anni Duemila sera adattato al nuovo contesto e aveva acquisito competitivit. Bench fosse il risultato della riduzione degli stipendi e della favorevole congiuntura internazionale, i tedeschi erano orgogliosi del loro modello di sviluppo. Ben presto per proprio il nazionalismo dellexport avrebbe complicato la crisi delleuro, costringendo Berlino a scegliere tra Europa e resto del mondo: le priorit della sua politica estera. Cos nel settembre del 2012 George Soros ha invitato la Germania ad uscire dalleurozona se non voleva fungere da guida 1.</p> <p>Esplosa nel 2010, la crisi greca ha posto la Repubblica Federale in una posizione di potere tanto straordinaria quanto inedita nella storia dellUnione europea. Come principale creditore in unarea monetaria composta da Stati sovrani, Berlino ha imposto le sue condizioni alle nazioni debitrici promettendo di garantire per il loro disavanzo e riducendo cos i tassi di interesse sullo stesso. Gli Stati membri indebitati come la Grecia in teoria potrebbero abbandonare leuro e svalutare la propria moneta, ma poich non esiste un meccanismo per uscire dalleurozona, leffetto sulla loro economia sarebbe devastante. Sicch non hanno potuto far altro che accettare le richieste della Germania, peraltro frutto di una narrazione partigiana degli eventi. </p> <p>Per Berlino la crisi stata causata dagli altri. Malgrado nel 2003 la Repubblica Federale sia stata la prima nazione a violare i parametri del patto di stabilit, per i tedeschi il crollo stato provocato dallirresponsabilit fiscale degli altri Stati membri. Poco conta che durante il precedente boom le banche tedesche abbiano irresponsabilmente prestato enormi cifre di denaro alle nazioni oggi maggiormente in difficolt nel giugno del 2009 la Grecia doveva 38,6 miliardi agli istituti di credito teutonici n sembra rilevante che sia stata la riunificazione a determinare la nascita della moneta unica 2. I tedeschi si sentono vittime della crisi, una percezione ribadita dalla memoria collettiva affermatasi negli anni Duemila. Anche per questo in un articolo apparso nel marzo del 2010 sulla Sddeutsche Zeitung Joschka Fischer ha criticato la poca consapevolezza storica dei suoi connazionali 3. </p> <p>089_104_C6.indd 90 08/09/15 09:40</p> <p>LEuropa e il mondo</p> <p>91</p> <p>Lanalisi tedesca della crisi riflette il generale sentimento di vittimismo. Paradosso per un Paese che si percepisce come postnazionale, politici ed economisti hanno interpretato le difficolt delleurozona con parametri esclusivamente nazionali, guardando singolarmente ad ogni Stato membro senza concentrarsi sul sistema generale. A loro parere, la crisi sarebbe semplicemente frutto della mancanza di disciplina fiscale delle nazioni indebitate e non gi conseguenza dellinterazione tra economie diverse allinterno di unarchitettura monetaria mal concepita. Le riforme economiche approvate dal governo Schrder negli anni Duemila non avrebbero partecipato in nessuna misura a minare il sistema. N Berlino riconosce le cause macroeconomiche del collasso, specie gli squilibri provocati dal surplus commerciale di alcune nazioni.</p> <p>Affidandosi esclusivamente alla narrazione interna, il governo Merkel si prefisso tre obiettivi. In primo luogo, prevenire la nascita di un sistema di trasferimenti in cui gli Stati membri fiscalmente pi responsabili finiscano per pagare per quelli indebitati. Tenere in vita leuro, anzitutto perch lexport tedesco beneficia della debolezza della moneta unica. Infine mantenere la stabilit dei prezzi, ovvero combattere linflazione che penalizza gli esportatori e riduce il valore dei risparmi. Non potendo avere tutto e nello stesso momento, nei due anni successivi Berlino stata costretta a scendere a compromessi su tutti e tre i principi. </p> <p>Proprio per bloccare lapprovazione di un meccanismo di trasferimenti e per opporsi al bailout della Grecia, nella primavera del 2010 la Merkel si aggrappata allarticolo 125 del trattato di Maastricht che proibisce esplicitamente agli Stati membri di pagare per gli altri (anche se secondo alcuni avrebbe potuto usare un altro articolo). Ci nonostante, nel maggio dello stesso anno stata costretta ad avallare un pacchetto di salvataggio da 750 miliardi di euro e la creazione del Fondo europeo di stabilit finanziaria, da usare come ancora di salvataggio per le nazioni pi indebitate. In cambio la cancelliera ha ottenuto il coinvolgimento del Fondo monetario internazionale che, assieme alla Commissione europea e alla Banca centrale, da allora compone la cosiddetta troika. Ad Atene stato chiesto di realizzare dolorosi tagli alla spesa pubblica e agli stipendi, mentre Berlino si rifiutava di approvare misure che stimolassero la domanda. Lapproccio era asimmetrico: deflazione alla periferia del continente e nessuna inflazione al centro 4. </p> <p>089_104_C6.indd 91 08/09/15 09:40</p> <p>LEuropa secondo Berlino</p> <p>92</p> <p>Nel 2011 il disastro greco si trasformato nella crisi generale delleuro. I mercati finanziari, che fino ad allora avevano valutato pressoch olisticamente il debito degli Stati membri, hanno cominciato a temere non solo linsolvenza della Grecia ma anche il default di altre nazioni delleurozona. Data lopposizione tedesca ad aumentare la grandezza del firewall comunitario, nello stesso periodo gli intessi pagati sui buoni del tesoro da Paesi come lItalia un membro fondatore dellUE hanno raggiunto livelli insostenibili. Sempre pi economisti vedevano nella mutualizzazione del debito, attraverso la creazione degli eurobond, lunica soluzione possibile, ma i politici tedeschi, temendo lazzardo morale, hanno mantenuto sul tema una scientifica ambiguit e sfruttato il momento per insistere sulle nazioni indebitate affinch realizzassero riforme strutturali. Cos Berlino si servita degli andamenti del mercato del debito per imporre disciplina fiscale alleurozona.</p> <p>Qualcuno ha interpretato la rigida risposta della Merkel alla crisi come un ritorno alla classica politica di potenza tedesca. Bild, il pi venduto quotidiano di Germania, nel marzo del 2010 ha paragonato la cancelliera a Bismarck, per essersi opposta al bailout della Grecia, salvo poi definire i tedeschi i fessi dEuropa per aver accettato il pacchetto di salvataggio. Alcuni ex cancellieri hanno mostrato di temere labbandono da parte della Merkel dei principi guida della politica estera della Germania Ovest e la riesumazione della strategia del XIX secolo. Nel giugno 2010 Helmut Schmidt ha accusato il governo di trattare la Francia con pomposit guglielmina 5 e nel 2011 Helmut Kohl ha consigliato alla Merkel, in passato sua erede designata, di non buttare tutto alle ortiche 6. </p> <p>Pi assertiva in Europa, nel frattempo la Germania ha intensificato anche i rapporti con alcune nazioni emergenti non occidentali: quelle che il ministero degli Esteri definiva le potenze che modellano la globalizzazione (Gestaltungsmchte) 7. Su tutte la Cina che, con la domanda europea in picchiata, era divenuta cruciale per leconomia nazionale. Nel 2011 la Repubblica Popolare riceveva quasi il 7% dellintero export tedesco: il terzo mercato in ordine di importanza. E presto avrebbe superato gli Stati Uniti (il principale acquirente extraeuropeo di prodotti made in Germany) e perfino la Francia. In base ad alcuni calcoli, nel 2011 le esportazioni verso la Cina rappresentavano lo 0,5% della crescita nazionale, lequivalente di 13 miliardi di euro 8.</p> <p>089_104_C6.indd 92 08/09/15 09:40</p> <p>LEuropa e il mondo</p> <p>93</p> <p>Oltre ai legami economici, si erano rafforzate anche le relazioni diplomatiche bilaterali. Accompagnato da 13 ministri, nel giugno del 2011 il premier cinese Wen Jiabao si recato in visita a Berlino per un incontro tra i due governi al completo: un onore che in precedenza la Germania aveva condiviso solamente con nazioni amiche come Francia e Israele e pi di recente con lIndia. Stesso discorso per la Cina che per la prima volta stabiliva un cos alto meccanismo negoziale con un membro dellUnione europea. Prova evidente della straordinaria importanza riconosciuta alla Germania: per Pechino di gran lunga lattore europeo pi rilevante. </p> <p>Con la bocciatura nel 2005 della costituzione europea da parte di francesi e olandesi, la Cina aveva modificato il modo di guardare al continente 9. Da allora aveva iniziato a concentrarsi sui singoli Stati pi che sulle istituzioni comunitarie, sebbene lUnione europea si fosse dotata di un ministro degli Esteri (con tanto di corpo diplomatico) e avesse provato a relazionarsi con il gigante asiatico in modo pi coerente e strategico. I diplomatici tedeschi avevano anche provato a sostenere la PESC, ma lavvento della crisi con il rafforzamento della Germania, lindebolimento della Francia e la marginalizzazione del Regno Unito ha accentuato ulteriormente il pragmatismo di Pechino. Se vuoi ottenere qualcosa a Bruxelles allora vai a Berlino 10, ha dichiarato un funzionario cinese nel 2012. </p> <p>Le relazioni bilaterali sono state corroborate anche dalla posizione antitetica a quella americana che i due Paesi hanno adottato nel dibattito in tema di economia globale. Ancorch diverse in termini demografici e di sviluppo, Cina e Germania mostrano somiglianze strutturali e ricoprono pressoch lo stesso ruolo nel sistema economico internazionale. Martin Wolf ha perfino realizzato una crasi con i nomi dei due principali esportatori del globo: Germancina (Chermany) 11. Date le similitudini, Pechino e Berlino hanno attuato unidentica politica macroeconomica. In formula: provocare pressione deflazionaria, rifiutandosi di risolvere gli squilibri economici. Di fatto un allineamento tedescocinese, determinato anche dal desiderio di riformare i mercati finanziari e la governance economica mondiale.</p> <p>Con un comunicato congiunto sulla partnership strategica creata anni prima da Schrder e Wen, nel 2010 i governi dei due Paesi hanno affermato dessere impegnati a risolvere la crisi finanziaria ed economica 12 e di condividere, in quanto terza e quarta </p> <p>089_104_C6.indd 93 08/09/15 09:40</p> <p>LEuropa secondo Berlino</p> <p>94</p> <p>economia del mondo, nonch nazioni dedite al commercio e allexport, rilevanti interessi comuni. Su tutti, la predilezione per leconomia reale. Inoltre Berlino prometteva di sostenere attivamente il riconoscimento della Cina come economia di mercato da parte dellUnione europea.</p> <p>Latteggiamento tedescocinese ha provocato numerosi scontri con gli Stati Uniti. Nazioni creditrici, Cina e Germania hanno entrambe criticato il quantitative easing varato dalla Federal Reserve e al summit G20 del 2010 si sono schierate contro il progetto americano di limitare il surplus delle partite correnti che pu vantare un singolo Stato. Il premio Nobel per leconomia Joseph Stiglitz ha affermato in unintervista dello stesso anno che chiunque crede che la Cina sia un problema deve pensare lo stesso della Germania 13. E la Repubblica Federale divenuta in seguito un problema pi grande della Cina, il cui attivo nella bilancia commerciale sceso dai 300 miliardi del 2008 ai 155 miliardi del 2011.</p> <p>Alcuni analisti cinesi hanno scorto ulteriori somiglianze tra i due Paesi. Come la Repubblica Popolare era una potenza emergente a livello globale, la Germania lo era allinterno dellEuropa. Entrambe in passato erano state riluttanti ad assumersi le proprie responsabilit e, a causa delle crescenti aspettative nei loro confronti, nellultimo periodo sono state fortemente attaccate dal resto del mondo e dagli Stati Uniti. Critiche che hanno avvicinato Wen e la Merkel. Siamo nella stessa situazione 14, ha stabilito un analista cinese. </p> <p>La dipendenza dalla domanda estera ha costretto Berlino in una situazione insostenibile. Per ridurre gli squilibri interni alleurozona, la Germania avrebbe dovuto diminuire la propria competitivit nei confronti degli altri Stati membri, ma questo avrebbe minato il suo modello basato sullexport e lappetibilit dellindustria tedesca in rapporto alle emergenti economie extraeuropee. In linea teorica Berlino desiderava che le nazioni debitrici dellUE diventassero pi competitive ma non poteva accettare che, come conseguenza, la Repubblica Federale lo fosse meno. Peraltro la Germania non poteva neanche abbandonare leuro, giacch una pi forte moneta tedesca o del Nord Europa avrebbe danneggiato lexport.</p> <p>Lambiguo atteggiamento della Merkel e i sempre pi stretti rapporti con le potenze emergenti (su tutte la Cina), hanno indotto alcuni analisti a chiedersi se Berlino avesse intenzione di abbandona</p> <p>089_104_C6.indd 9...</p>

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