gli anni della newtv

Download Gli Anni della NewTV

Post on 29-Jun-2015

1.152 views

Category:

Education

6 download

Embed Size (px)

DESCRIPTION

SAMPLE PREVIEW - "Gli anni della NewTV" di Andrea Materia, pdf, 156 pagine, 999 link e un incalcolabile numero di video embed. Pubblicato dalla neonata e ambiziosa etichetta ebook.it – dietro cui spicca il decano del giornalismo italiano Raffaele Barberio, già fondatore di key4biz – "Gli anni della NewTV" offre una dettagliatissima analisi dei modelli di business e dei trend strategici del nuovo ecosistema mediatico. In vendita su www.ebook.it

TRANSCRIPT

  • 1. 5 Nota metodologica sui link 7 Introduzione 8 Un contenuto per Tre Schermi 16Parte Prima: I Players 17Hulu contro YouTube, Golia contro Golia 26E se YouTube non fosse un bagno di sangue? 29blip.tv: lera della Total Potential Audience 34Viva VEVO: si cambia musica sullo stereo di casa YouTube 39Ma la Regina dInghilterra ce lha un BBC iPlayer in camera da letto? 44Parte Seconda: Gli Scenari 45Streamitel: La scienza inesatta dei metrics nellonline video 52Laudience C3 multischermo: Il sacro Graal 56Snocciolando CPM 62Internet killed the video stars 72Lanno in cui i quotidiani americani morirono 76Fino a quando Vespa, Costanzo e Fiorello rimarranno su RAI, Mediaset e Sky? 80Sotto il generoso ombrello dei blog 84Pronti, partenza, mouse! 93The Truman Webshow 100 XXX, VM18Tube (da leggere dopo le 23) 105 Leconomia di Farmville: I modelli di business del social gaming 110 Parte Terza: La Webfiction 111 Per i network USA il dado tratto: fondere business web e TV 118 Crackle, una case history di successo? 121 Cool e uncool 2.0: Facile da Montare e le telenovelas interattive 125 I nipotini di Star Trek 132 E una risata li seppellir di click... 140 Addio lonelygirl15 144 Conclusioni 145 Sorry, non esiste modo di salvare la vecchia industria televisiva 153 Non pi troppo presto, non ancora troppo tardi

2. Introduzione 3. Un contenuto per Tre Schermi Viviamo una fase di transizione verso un ecosistema mediatico multischermo, integrato in una nuvola di piattaforme tendenzialmente comunicanti. Facebook comunica con YouTube che comunica con Twitter, quasi fosse un gigantesco macro embedding reci- proco, e tutti e tre lavorano per superare le attuali barriere alla comunicazione condi- visa dei dati tra smartphone, tablet e TV di nuova generazione; le eccezioni e i giardini chiusi, come Apple, sono minoritari. Nellera del multischermo la monetizzazione ancora diretta, subscriptions, o indiretta, pubblicit, ma diventa anche trasversale, App Economy ovvero sviluppo e commercializ- zazione di infinite applicazioni per la gestione personalizzata delle piattaforme stesse. Nel parlare di multischermo, in realt mi riferisco a un equilibrio triangolare tra moni- tor dei pc, smartphone/tablet e televisione. Tre Schermi, dunque, la cui centralit viene sancita nel corso del 2009 da ampia documentazione ufficiale; vedi la posizione di AT&Ts statement, i Rapporti SullAudience dei Tre Schermi di Nielsen, o la presentazione di Mi- crosoft al CTIA 2009. Tre Schermi che si incrociano, si sovrappongono, talora competono luno con laltro e talora invece sinergizzano le risorse. Tre Schermi interattivi e web dri- ven che definiscono lambiente entro il quale opera la, o se preferite le, NewTV .Presidiare solo uno dei Tre Schermi per un operatore del settore significa ormai autocon- dannarsi allestinzione. Un po come uno stilista che si ostinasse sulla strategia del single outlet, tenendo aperto sola la vecchia boutique di famiglia fuori mano, dove un tempo tutti venivano in pellegrinaggio obbligato, quando ormai i clienti si sono sparpagliati in una miriade di centri commerciali poli- funzionali. Fuor di metafora, se gli occhi prefe- riscono passeggiare dentro Facebook invece che cercare RAI 1 sul telecomando, RAI 1 perden- te a ostinarsi nel fortino del single outlet. Applicativi, soluzioni tecnologiche, servizi e in ultima analisi contenuti devono viaggiare attra- verso tutti e tre gli schermi, tutti e tre Internet- connessi. Devono essere declinati per sfruttare al meglio le differenti caratteristiche del veicolo che li diffonde, ma al tempo stesso recepire un minimo comun denominatore di configurazione che massimizzi la compatibilit e la portabili- t dellesperienza di consumo da uno schermo a un altro, senza discontinuit. Non un processo ul- timato, n tantomeno privo di stop and go. Pensate ai social network e alla lenta, e tuttavia inarrestabile, evoluzione delle versioni per mobile8 4. IntroduzioneUn contenuto per Tre Schermidevice, in attesa dellesordio di quelle per Net-TV Pensate ai differenti tempi di fruizione. di una trasmissione audiovisiva su un monitor da 3 pollici, uno da 15 e uno da 43. Apple molto avanti su questo piano, le architetture che supportano lhardware della Mela Morsicata consentono una piena replicabilit di piattaforme e applicazioni sui Tre Schermi, ma solo allinterno del walled garden Apple. Google in predicato di aggregarsi a breve, con il sistema operativo Chrome e il rafforzamento di Android sui dispositivi 3G, e non dubito che in laboratorio stiano covando codice per un OS televisivo. Microsoft si aggiunta in extremis, stupendo lambiente hi-tech con un sistema operativo per mobile finalmente competitivo (Windows 7 Phone). Di fatto, tutti i colossi del pc, Apple, Micro- soft e Google, sono ora colossi del mobile. Ogni muro tra schermo mobile e schermo pc, 2 schermi su 3, cadr gi nel corso del 2010/2011. Dallaltro lato della barricata, un broadcaster europeo (e per giunta pubblico!) come BBC si fatto approvare il Progetto Canvas, coinvolgendo lintera industria dellaudiovisivo britannico nella costosa creazione di uno standard tecnico universale per la fruizione dei contenuti Made in UK sui Tre Schermi. Trattandosi di un broadcaster, la priorit data ovviamente allo schermo televisivo, o meglio, per rubare le parole al direttore dellIPTV di BBC Richard Halton, lo schermo delle Hybrid TV allacciate a Internet.Naturalmente non basta rendersi accessibili su ogni schermo, bisogna anche adattare la library ai criteri delle cross-piattaforme distributive nate con il Web 2.0 e fondate su con- cetti chiave come disponibilit on demand dellarchivio integrale e della pi vasta mole possibile di informazioni e funzionalit a supporto (ipertesti e condivisione in primis), visione timeshifted customizzata, interattivit, social networking. Non si pu ad esempio non fare i conti con la viralit del video, esplosa drammaticamente nellera di Facebook, MySpace e Twitter. Quel che prima passava da zero a 100.000 views lentamente, di e-mail in e-mail, di chat in chat, ora passa da zero a milioni di views allistante, spinto in accelerazione solare dai social network, dagli aggregatori di link tipo Digg e Stumbleupon e dai blog, soprattutto i blog, che battono ampiamente i motori di ricerca da Google e Yahoo in gi come fonte di indicazione stradale primaria per dirigersi verso nuovi contenuti in streaming. Ce lo racconta TubeMogul dopo aver analizzato il solito ridicolo numero di clip indicizzato dai loro server. Fa eccezione YouTube per via del suo immenso catalogo di clip; il 45% delle views su YouTube sono generate internamente al sito stesso (in realt logico, quando vai su YouTube in cerca di video quasi matematico che cliccherai su altri sette video correlati di cui neppure sospettavi lesistenza). Ora, intendiamoci, non stiamo per trasformarci tutti in omini verdi, la tecnologia modifi- ca le modalit di fruizione ma non le sconvolge traumaticamente eccetto per chi ancora venera le signorine buonasera e rischia lo shock culturale. Se volete, ci attende uno zap- ping pi caotico, frammentato e nevrotico. Alla fine il succo lo stesso, si guarda qualcosa su uno schermo, chiamatelo tele o come vi pare. Questo non cambia. Cambia invece e qui il passaggio dirompente la catena del valore. Assume forma cir- colare. Non devo pi sottostare alle imposizioni di un broadcaster che mi detta dallalto cosa vedere sui suoi 10 o 20 o 200 canali. Ora ho accesso a milioni di palinsesti parcelliz- zati su milioni di destinazioni e disponibili in qualsiasi momento, su qualsiasi dispositivo multimediale; inoltre i miei desideri di consumo (di entertainment, infotainment, news, sport, oroscopi e softcore) sono in gran parte mossi dal flusso di embeddaggi e parole nei social network a cui partecipo. 9 5. Introduzione Un contenuto per Tre SchermiPer me utente significa libert di scelta, per te fornitore di contenuti significa ripensare da zero il modello di business, per loro piattaforme di social network significa entrare nella catena del valore. Lend user, il consumatore finale, assume cos una doppia veste: mantiene quella standard, ma si trasforma al tempo stesso in (a volte) consapevole distri- butore. In questa prospettiva, le esperienze di community e le relative curve di engagement dei navigatori-spettatori assumono un valore aggiunto che le porta a contare quanto il totale ascolti catodici, e altrettanto contano le views cumulate nelluniverso del multischermo. Una mole di dati irrompe e diventa pressante misurarli. Servono, subito, criteri per la misurazione dei comportamenti collettivi online. unesigenza vitale degli inserzionisti ed unesigenza che ha costretto Nielsen a cambiare dallestate 2010 i suoi metrici di rilevazione degli ascolti televisivi includendo lonline video. Parliamo in verit di fenomenologie di fruizione dei media in atto da tempo. Sempre Niel- sen dipinge lonline video quale erede naturale dei DVR. Lonline video per amato da chi spende in spot: il messaggio promozionale integrabile nel contenuto in modi impen- sabili in TV Puoi sapere con certezza non solo quanti ti hanno assorbito, ma chi, come e . perch. Inoltre, gli spot in streaming di solito non sono saltabili. I DVR, ignoti nella Penisola, rappresentano al contrario lo spauracchio Number One di chi spende in spot oltre Atlantico, perch consentono il timeshift e il salta lo spot. I DVR stanno assediando i templi dellaudience. Continuiamo a esaminare per coerenza dati ufficiali Nielsen USA. Durante lautunno 2009 i DVR (presenti nel 35% delle case) hanno costituito solo il 6% delle views televisive americane. Di questo 6%, in 5-6 casi su 10 la pubblicit veniva saltata; quindi in pratica una perdita di occhi pari al 3% del totale, trascurabile. La realt diversa. Quel 6% del totale ascolti non si riferisce al prime time, ma alle 24 ore, ed evidente che nessuno registri in DVR i talk del pomeriggio. Questo sfalsa di brutto la med

Recommended

View more >