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Politecnico di Milano Scuola di Architettura e societ a.a. 2012-13 Corso di laurea in Architettura ambientale LABORATORIO DI PROGETTAZIONE ARCHITETTONICA 3 Milano Galleria 2.0 Interazione sociale e rinascita urbana docenti Alessandro Rocca, Matteo Aimini, Matteo Clementi tutor Alessandro Altini, Leonardo Belladelli, Maria Feller, Marta Geroldi, Matteo Roveda, Edoardo Ticcozzi

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  • 1Politecnico di Milano

    Milano Galleria 2.0 Interazione sociale e rinascita urbana

    MMXII press

  • 2a cura diAlessandro RoccaDipartimento di architettura e studi urbaniPolitecnico di Milanovia Bonardi, 3I - 20133 MilanoT +39 02 2399 5475C +39 347 601 2322

  • 3Politecnico di MilanoScuola di Architettura e societa.a. 2012-13Corso di laurea in Architettura ambientaleLABORATORIO DI PROGETTAZIONE ARCHITETTONICA 3

    Milano Galleria 2.0 Interazione sociale e rinascita urbana

    docentiproff. archh. Alessandro Rocca, Matteo Aimini, Matteo Clementitutorarchh. Alessandro Altini, Leonardo Belladelli, Maria Feller, Marta Geroldi, Matteo Roveda, Edoardo Ticcozzi

    gruppi di progettazione degli studentiBeretta, Carnovali, ZoncaBiraghi, Fanzago, PitasiBonini, Gimigliano, ScarpelliniBonvini, Castoldi, SpadoniBusi, Semeraro, ValentiBusnelli, MauriCarrasso, Conni, SociCasirati, Luinetti, SuardiCrespiCrespi, De BernardiCristofori, Farina, RotaElliFarina, Savio, ZangariLazzarini, Longhi, PrandoliniMagnani, Palmitessa, PelucchiMaj, ModelliMicheli, Peci, ZanicottiParzani, Pompameo, Tomasini

  • 4Stop al consumo di suolodi Alessandro Rocca

    Le parole dordine del decennio trascorso, nonluoghi, modernit liquida, junk space, si riferivano a un mondo in cui sviluppo e dissipazione erano legati da un rapporto quasi virtuoso e dove sembrava che fossero il consumo e la spesa stessa a creare ricchezza. Oggi, a partire dalla decrescita felice di Serge Latouche, e soprattutto dalla feroce crisi economica, siamo chiamati a registrarci su parametri completamente diversi e a immaginare unarchitettura che non serve solo a muovere capitali ma anche a salvare, riparare e rigenerare le parti di citt investite da processi di obsolescenza e dismissione, e a cogliere nuove opportunit di sviluppo dolce e sostenibile. Fermare ogni nuova costruzione: questa unidea, ed anche uno slogan molto efficace, che segna lindirizzo prevalente dellurbanistica consapevole nella gestione dello sviluppo urbano. Sar la fine dellarchitettura? Sicuramente la fine, o almeno dovrebbe esserlo, dei grandi progetti calati dallalto che si impossessano di aree estese, le bonificano, magari eliminando ogni traccia di quello che cera prima, e insediano nuovi complessi, intere parti di citt omogenee al proprio interno e slegate da quello che le circonda.Gli esempi recenti e in corso, a Milano, sono numerosi, dai quartieri localizzati sulle aree dismesse, come i Piani di recupero urbano (Rubattino, Porta Vittoria, Porta Romana, Marelli, ecc.) e come le operazioni di Santa Giulia, e come gli sviluppi downtown di Citylife e Porta Garibaldi.Non sono convinto che questo sistema fosse sbagliato, o perlomeno non sempre, ma oggi queste strade appaiono sempre meno percorribili innanzitutto per ragioni economiche, perch i

  • 5Localizzazione del mercato ortofrutticolo e delle carni nellEst milanese.(fonte: Alad)

    grandi investimenti richiedono grandi impegni finanziari, tempi lunghi, prospettive di commercializzazione rassicuranti.In questi ultimi anni, in base a queste considerazioni, abbiamo sviluppato laboratori di progettazione intesi a riqualificare edifici esistenti o a inserirsi in complessi gi densamente urbanizzati, accettando quindi unipotesi di sviluppo debole, basato sulla gradualit, sulla molteplicit di attori, sulla considerazione del fattore temporale e della compatibilit sociale come i parametri fondamentali della trasformazione urbana.

  • 6Un laboratorio di sperimentazioni urbane di Matteo Aimini

    Questarea di 150.000 mq, faraway so close, per parafrasare un celebre film di W.Wenders, cos lontana per la sua inaccessibilit ma cos vicina al cuore della citt in termini di prossimit spaziale stata dal 2006 loggetto dei nostri studi strategici e progettuali. Coinvolti in una specie di cronistoria impazzita, dalla Citt del Gusto e del Benessere, figlia dellottimismo pre crisi e di una Expo poco generosa nei confronti della citt consolidata, allo scampato pericolo ligrestiano che delineava i tratti emaciati di una cubatura illimitata dai caratteri somatici simil acciaio e vetro. Fino ad approdare allo scenario quotidiano, frammentato e aggredito per parti, talvolta da permanenze (in)stabili ma poco pertinenti alla vocazione del luogo, come il deposito giudiziario dei motori rubati o sequestrati.Insomma, un brandello di anarco-citt che lotta per mantenere alcune piccole funzioni attive ma che per il 90 per cento lasciato alla crescita spontanea di un numero non precisato di graminacee, arbusti e nuova fauna...uno scenario quasi post qualcosa.Per assurdo questa particolare fragilit dovuta ad un contesto instabile ed indeterminato puo in qualche maniera stimolare un nuovo modus operandi nellarea, certo siamo consapevoli della sua dimensione e vastit che non si puo certamente risolvere con un programma ideologico, semplificato e mirato esplicitamente al ricavo oneroso, come si visto gi molte altre volte in interventi arcinoti degli ultimi dieci anni a Milano.Forse questa crisi economica nello specifico ci sta insegnando qualcosa, o meglio, si ritorna a pensare la citt non solo in pianta ad un scala quasi satellitare ed omnicomprensiva, ma ad azioni di piccolo medio taglio che coinvolgano parti mirate e circoscritte dove la partecipazione sociale non pi vista come un standard

  • 7numerico obbligatorio ma come un attore indispensabile per la vita dei luoghi. Certo che scoperta....no gente no vita, ma non quello il punto, il nodo della questione un programma sufficientemente solido che concentri pi possibilit in solo luogo, una sorta di entropia eterotopica deflagrante.Siamo di fronte ad una caso studio che si potrebbe definire quasi classico, negli ultimi ventanni i macelli dItalia e deuropa per citarne alcuni : Venezia con luniversit, Roma con il museo darte contemporanea o la Villette di Parigi con il celeberrimo progetto firmato da B.Tschumi od meno noto caso di Amburgo, hanno dimostrato come possibile avviare processi di riconversione efficaci. Lunica via possibile il ridisegno di una polarit alla scala urbana e cio di quartiere, selettiva, flessibile e con un certo grado di instabilit, capace di mantenere gli edifici che reputa salvabili, come nel caso delle palazzine liberty o della galleria delle carni e proporre per il rimanente 90% un programma capace di attivare nuove dinamiche spaziali anche sperimentali.Una specie di laboratorio di ricette urbane che alterna processi di ritorno economico a situazioni di responsabilit sociale finalizzate allirrigazione del territorio di potenzialit future ora latenti.Perch non ricominciare da Calvairate-Molise, dalle migliaia di lavoratori del Mercato ortofrutticolo, dal nuovo quartiere che rapidamente sale nellex area di Porta Vittoria, dai mercati temporanei, dalla necessit di incrociare i nuovi bisogni delle popolazioni pi giovani in cerca di nuovi spazi di lavoro ecc. ecc.Codificati in una speciale miscela di neo-contestualismo e possibili attitudini germinali che Milano ha da sempre dentro di s...

  • 8Il macello di Milano

    II Macello, istituzione datata 1863, nacquein seguito a una legge che imponevacontrolli sanitari su tutte le carni commerciatea Milano, a seguito delle frodi, dellascarsa igiene rilevata e dellobbrobriocreato nei vicini dai molti macelli privatiche si trovavano in tutta la citta.La macellazione della carne fu confinatanei cinque ettari che si trovano tra le vieCalco e Olona, dove si trovava unmacello comunale ritenuto allavanguardia(tra i migliori dEuropa) e che contavacentodiciassette macellai.A lato di esso, appena fuori dalle muraspagnole (i Bastioni) , si venne a creare ilcosiddetto Scalo del Bestiame (attualeParco Solari) , da dove Ie carni, arrivatesulla strada ferrata , venivano introdottenel macello tramite un corridoio ricavatonelle mura.Nel 1929 il Macello trasferito inviale Molise 62.In origine qui si vendeva bestiame vivo, simacellavano bovini, equini ed ovini, conattenzione anche a tecniche di macellazionelegate alle varie religioni (ebraica eislamica). Vi si tenevano inoltre corsi permattatori.Successivamente, il mercato fu solo dibestiame macellato, il che ha portato acambiare la definizione da Mercato delBestiame a Mercato delle Carni.

    (fonte: Alad)

  • 9Veduta della Galleria del mattatoio in attivit (fonte Sogemi).

  • 10

  • 11

    Larchitettura della Galleria e degli edifici circostanti.

  • 12

    Nel 2012-13 il nostro laboratorio ha affrontato il tema del recupero della galleria delle carni, situata allinterno del complesso di capannoni e spazi aperti dellex mattatoio di Milano, 14 ettari di area densamente edificata con costruzioni che, nella maggior parte dei casi, appaiono difficilmente recuperabili.Alle spalle delle cosiddette palazzine liberty, un complesso allineato lungo viale Molise che appare facilmente convertivile a usi pubblici o privati, si estende la teoria dei capannoni abbandonati, ammucchiati secondo un ordine che oggi non pi comprensibile e chiaramente poco adatti a ospitare qualsiasi attivit, almeno nel rispetto delle normative vigenti, a causa di caratteristiche ambientali incompatibili, a incominciare dalla presenza di amianto per finire allinsufficiente isolamento di pavimenti e pareti.Il progetto richiesto agli studenti riguarda quindi la missione quasi impossibile di conferire una possibilit di vita alla Galleria, immaginando usi e processi di trasformazione rispettosi dellesistente e generalmente improntati a strategie low cost e low tech.Si quindi accettata come un dato di fatto la struttura della Galleria che, sia per le pareti che per la copertura, si intesa come un manufatto modificabile ma non eliminabile.A partire da questo vincolo, i gruppi di progettazione hanno

    La sezione della galleria delle carni

  • 13

    cercato di introdurre le funzio