ferdinando carulli · 2019. 5. 10. · ferdinando carulli ebbe un acceso rivale nel grande...

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FERDINANDO CARULLI Musica per due chitarre MaUro BonEllI Sandro Volta

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  • FERDINANDO CARULLIFERDINANDO CARULLIMusicaper due chitarreper due chitarre

    MaUro BonEllISandro Volta

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  • ℗ 2018Tactus s.a.s. di Gian Enzo Rossi & C.

    www.tactus.it

    In copertina / Cover:Jean Baptiste Greuze (1725-1825)

    Anne Marie de Bricqueville de Laluserne, Marquise de Bezons. c. 1759

    Si ringraziano / many thanks to

    Sorelle Minori Francescane dell’Eremo di San Michele Arcangelo di Salvarano:Francesca, Mariangela, Gemma, Ancilla e Piercarla

    per l’affettuosa ospitalità.

    Sound engineer, mastering: Antonio VerderiEditing: Mauro Bonelli, Antonio Verderi, Andrea Vialardi

    English translation: Marta InnocentiL’editore è a disposizione degli aventi diritto

    TactusTermine latino con il quale, in epoca rinascimentale, si indicava quella che oggi è detta «battuta».

    The Renaissance Latin term for what is now called a measure.

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    Strumenti / Instruments

    Chitarra R&W Davis, London ca. 1830/1835Richard Davis, liutaio e commerciante inglese attivo fino al 1836.

    Assieme a suo nipote William, che gli è succeduto,costruì un ristretto numero di strumenti ad arco e chitarre,avvalendosi di una liuteria in linea con i modelli francesi.

    Chitarra Joseph-Francois Gérard, London, ca. 1840di provenienza francese, realizzata nello stile caratteristico di Mirecourt, luogo di produzione dal quale gli strumenti venivano venduti e veicolati

    direttamente in Inghilterra.

    k

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    La Chitarra al tempo di CarulliLa chitarra a cinque corde doppie, tipica della cultura musicale barocca, va ad estinguersi verso l’ultimo decennio del Settecento; il tentativo in ambito francese di mantenere in vita lo strumento attraverso la semplificazione da corde doppie a semplici avrà vita breve e non ci saranno particolari sviluppi. Alcuni trattatelli apparsi nella seconda metà del XVIII secolo propongono ancora il vecchio sistema dell’intavolatura accanto all’ordinaria notazione: fra questi è da menzionare Le guide des ecoliers de guitarre di Merchi pubblicato a Parigi nel 1761, così come l’interessante Principes Généraux de la  Guitare di Charles Doysi che accanto a esercizi e brani di buona fattura riporta un’ampia trattazione storica e testimonia la transizioni dalle cinque alle sei corde introducendoci alla conoscenza ed alla pratica della chitarra-lyra, strumento emblematico del periodo neoclassico. Sarà comunque l’aggiunta di un basso (la sesta corda) a determinare quel reale ed importante rinnovamento che porterà la chitarra alla definitiva configurazione a sei corde semplici ancora oggi in uso. Gli italiani Moretti, Gragnani, Carulli, Carcassi, Giuliani, Molino e Legnani (solo per citare i più noti) attraverso i loro Metodi ed opere didattiche rifondano una nuova tecnica e didattica della chitarra partendo proprio dalle peculiarità degli strumenti ad arco da applicare alla chitarra nella stesura e metodologia del loro percorso pedagogico: questo nasce indubbiamente dalla pratica polistrumentale e vocale, tradizione secolare sempre viva in ambito italiano. Federico Moretti fu violoncellista e chitarrista alla Corte di Spagna ricoprendo inoltre incarichi militari. La sua figura è particolarmente legata al passaggio dalla chitarra a cinque corde a quella a sei. Pubblica a Napoli, nel 1792, i Principi per la chitarra a cinque corde elaborando tale lavoro nel 1799, a Madrid, per la chitarra a sei corde. Sia Carulli che Giuliani ebbero la loro prima formazione strumentale con il violoncello ed il violino, Molino fu valente oboista e violista, Carcassi si dedicò anche alla pratica del pianoforte. Protagonista assoluto della vita chitarristica che andava sviluppandosi nei Salotti parigini, Ferdinando Carulli ebbe un acceso rivale nel grande chitarrista catalano Fernando Sor che non gli risparmiò pesanti critiche nel suo Methode pour la Guitare; ma la felice vena melodica unita ad una capacità di sintesi tecnica e musicale, nonchè gli ampi riferimenti all’opera della scuola napoletana – Cimarosa e Paisiello su tutti – lo portarono ad essere il più popolare Maestro di chitarra della nobiltà e alta borghesia di Parigi. Carulli ebbe un fondamentale sostegno da Raffaele Carli, anch’esso d’origine napoletana, prima rinomato ristoratore e successivamente altrettanto noto editore, ed alla collaborazione con il liutaio Lacote che si concretizzò con la creazione della decacorde (chitarra a 10 corde) per la quale Carulli scrisse un metodo specifico (Méthode complete pour la décacorde nouvelle guitare op. 293) dove viene evidenziata la potenzialità armonica di questo nuovo strumento.

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    Il Museo  Cité de la Musique  di Parigi conserva due chitarre decacordi costruite da Pierre René Lacote datate 1826 e 1830. Non va inoltre dimenticato che Carulli compose un trattato, L’Harmonie appliquée a la Guitare, utile a chiarirne le possibilità armoniche, introducendo con esempi assai significativi l’interessante tematica di come realizzare appropriati accompagnamenti in rapporto agli originari spartiti pianistici e partiture orchestrali. Altra opera poco conosciuta ma degna di menzione ed utile a mettere in luce l’estesa conoscenza musicale di Carulli è Solfèges et vocalises avec accompagnement de Guitare, op. 195. In prefazione Carulli dichiara di non avere intenzione di proporre un nuovo Metodo di canto che sarebbe stato inutile dopo tutti quelli apparsi ad opera dei più rinomati maestri di quest’arte. L’intento principale fu colmare una lacuna nel repertorio della chitarra giudicato da Carulli lo strumento più adatto ad accompagnare la voce. Lo stretto, ideale connubio voce-chitarra, più volte ribadito da Carulli, corrisponde anche alla moda del tempo; egli riferisce infatti che «tutti gli studenti di chitarra desiderano imparare a cantare, e questo lavoro sarà molto utile sia ai professori, sia agli amatori che vorranno solfeggiare e diventare buoni musicisti». Questi concetti e metodologie derivati dall’ arte del canto e, come detto, dagl’archi si riverberano nel Metodo per Chitarra op. 27, che è ancora oggi il vademecum per eccellenza della chitarra. Da notare che è il metodo più diffuso nel mondo. L’immediata, cantabile piacevolezza dei brani, unita alla naturale acquisizione di una buona tecnica di base, attraverso lo schema ricorrente: scala/accordi con esercizio/ brano (valzer, rondò) nella medesima tonalità, sono i contenuti della prima parte che subito introducono allo studio della chitarra. La seconda parte del metodo riguarda l’articolazione, i vari tipi di legature e abbellimenti, e la tecnica delle posizioni (Carulli ne enumera cinque) della mano sinistra, secondo le convenzioni degli strumenti ad arco. La sezione dei duetti (Leçons à deux Guitares), in apertura della terza parte del Metodo, qui proposta nella versione integrale che consta di 24 brani, rappresenta una delle opere più riuscite della didattica chitarristica ed è suscettibile di una interpretazione musicale che va ben oltre gli aspetti puramente formativi. La scrittura di Carulli rivela alcune peculiarità della scuola di canto napoletana e chiari ne sono i rimandi e le citazioni (leçons 4, 5, 22) senza peraltro rinunciare a spunti contrappuntistici di tradizione (leçons 3, 12, 14). Il duo n. 6 op. 34 apre con un tempo lento,espressivo e cantabile per sfociare in un brillante rondò. I brani dell’op. 333, sono piccole romanze che hanno nella leggerezza la loro peculiarità. Questi piccoli brani sono collegati, come dichiarato in frontespizio, alla figura di Antoine Romagnesi (allievo di Giuseppe Cambini) dapprima militare poi editore e mercante di musica.

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    Ferdinando Carulli fu compositore particolarmente prolifico: lascia più di trecento numeri d’opus per e con chitarra (chitarra sola, 2 chitarre, chitarra e fortepiano, chitarra e violino, chitarra e flauto, voce e chitarra, varie formazioni cameristiche sino a 2 concerti per chitarra e orchestra). La capacità di rendere idiomatica la scrittura chitarristica deriva da una profonda conoscenza musicale che consente a Carulli di cogliere sempre gli elementi essenziali delle partiture, anche le più complesse: un vero Maestro della trascrizione che si rivela pienamente nel primo tempo della Sinfonia op. 152, arrangiamento per due chitarre della Sinfonia n. 104 di Haydn, illuminante esempio, presente nel cd, di una scrittura per chitarra, naturale e fluida, seppur derivata da una partitura sinfonica.

    Repertori biograficiIl Dictionaire historique de Musiciens di Choron-Fayolle, Le Memorie dei Compositori di Musica del Regno Unito di Napoli di Antonio De Rosa ed il Biographies universelles des musiciens di Fetis sono le principali fonti riguardo la biografia del chitarrista. La più estesa è certamente quella riportata da Fetis, redatta in lingua francese e pubblicata nel 1835 a Bruxelles. Ferdinando Maria Meinrado Francesco Pascale Rosario Carulli fu uno dei principali artefici della chitarra nell’Ottocento, ed uno dei più grandi didatti di ogni tempo. Nacque a Napoli il 9 (secondo altri il 10) febbraio 1770, in via Nardones, vicino il Palazzo Reale. Suo padre Michele, di origini baresi, era un uomo di cultura; di sua madre, Patrizia Federici, presumibilmente napoletana, non si hanno notizie documentate. Apprese i primi rudimenti musicali da un dilettante ecclesiastico, studiando violoncello. Lo conoscenza della chitarra avvenne successivamente come autodidatta, intorno ai venti anni. In solitudine, non essendo presenti a Napoli validi insegnanti di tale strumento, Carulli sviluppò una tecnica strumentale con delle concezioni che sarebbero diventate di lì a pochi anni, fondamentali per la didattica ottocentesca. Nel 1801 soggiornò a Livorno per un anno o poco più. Sposatosi con la francese Marie-Josephine Boyer, ebbe un figlio, Gustavo, che nacque proprio nella città toscana, nel 1801. La prima attività di Carulli come compositore, oltre che come esecutore, fu molto probabilmente a Milano, dove pubblicò alcune opere per gli editori Ricordi, Re e Monzino, fin dal 1807. Alcune edizioni viennesi del 1807-1808 fanno pensare ad una sua successiva presenza a Vienna, seppur per brevissimo tempo. Sicuramente nell’aprile del 1808 Carulli si trasferì a Parigi, per dimorarvi definitivamente. Qui ottenne un incontrastato successo come musicista ed insegnante, essendo stato uno dei primi chitarristi a presentarsi nella capitale francese e a portare con sè una concezione strumentale del tutto nuova nel panorama ottocentesco. Pubblicò in tale periodo una gran mole di composizioni per i più noti editori parigini, in primo luogo Raffaele Carli, editore di origini probabilmente napoletane, con cui ebbe rapporti di amicizia.

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    Fu, in un primo momento, anche editore in proprio, pubblicando alcune opere di Filippo Gragnani, altro chitarrista presente a Parigi fin dal 1810. Con Gragnani Carulli ebbe profondi rapporti di collaborazione e amicizia. Non è documentato alcun contatto didattico tra i due, anche se alcuni testi lo presumono. A Parigi Carulli fu comunque promotore di una didattica nuova, che aprì la strada alla chitarra proiettandola a livello europeo, generando l’interesse musicale della società borghese francese. Dopo il 1830 la sua popolarità fu messa in discussione dall’arrivo di una gran mole di chitarristi provenienti da tutta Europa, principalmente dall’Italia, attirati dalla sua stessa personalità. Dopo tale anno Carulli intensificò l’insegnamento, avendo tra i suoi allievi rappresentanti della nobiltà e dell’alta borghesia parigina. Si spense a Parigi il 14 febbraio 1841, all’età di settantuno anni.Autore tra i più prolifici dell’Ottocento, Carulli ha lasciato circa quattrocento composizioni comprendenti la chitarra, includendo le molte composizioni senza numero d’opera. Per il valore artistico e strumentale ricordiamo il Trio op. 12 (per flauto, violino e chitarra), varie Serenate per flauto e chitarra, per violino e chitarra, molte composizioni per canto e chitarra di pregevole fattura, sonate e temi variati per chitarra sola, per chitarra e pianoforte, oltre al Concerto op. 8 per chitarra e orchestra. La composizione comunque maggiormente rappresentativa e che diede al musicista un notevole incremento alla sua popolarità fu il Metodo Op. 27, pubblicato nel 1810, lavoro che ebbe varie riedizioni ed aggiornamenti.

    «Rimane tuttora uno dei migliori testi pedagogici della letteratura ottocentesca e per la formazione dell’allievo nelle prime fasi di apprendimento strumentale. Ferdinando Carulli compose anche alcune opere per chitarra e pianoforte con il figlio Gustavo. Inoltre è dedicatario di un Gran Capriccio op. 34 per chitarra di Luigi Legnani, di tre Sonate per chitarra di Giuseppe Pasini e di tre Duetti Op. 1 e Trio Op. 12 di Filippo Gragnani».

    [http://www.justclassicalguitar.com]

    Fondamentale per la conoscenza globale delle composizioni del maestro napoletano è il Catalogo tematico delle opere di Ferdinando Carulli a cura di Mario Torta. LIM. Lucca, 1993. Il percorso interpretativo di queste opere di Ferdinando Carulli si avvale di due chitarre d’epoca della collezione Lorenzo Frignani di Modena, incordate in budello e di una prassi esecutiva «storicamente informata». Il risultato estetico è assolutamente differente rispetto a quello che risulta attraverso interpretazioni sugli strumenti moderni: un maggiore ‘brusio’ d’attacco e di tasteggio sulle corde, una più marcata differenza timbrica dei registri insieme ad una particolare leggerezza sonora, ne sono gli elementi distintivi.

    Sandro Volta

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    The guitar during the age of CarulliThe guitar with five double strings that was typical of Baroque musical culture began to disappear in the last decade of the eighteenth century. The attempt, in French circles, to keep this instrument alive by turning the double strings into single ones, in order to simplify it, soon turned out to be a failure and was not followed by any particular developments. Some little treatises published in the second half of the eighteenth century still proposed the old tablature system alongside the ordinary notation: among them, we should mention Le guide des ecoliers de guitarre, by Merchi, published in Paris in 1761, as well as the interesting Principes Généraux de la Guitare, by Charles Doysi, which contains well-devised exercises and pieces, and also an extensive historical treatise: this work bears witness to the transition from five to six strings, initiating us into the knowledge and practice of the chitarra-lyra, an instrument that was typical of the neoclassical age. In any case, the addition of a bass (the sixth string) was the element that determined the actual, important renewal that was to lead the guitar to its final configuration with six strings, which is still used in our time. With their handbooks and didactic works, the Italian musicians Moretti, Gragnani, Carulli, Carcassi, Giuliani, Molino and Legnani (to mention only the best known) gave rise to a new guitar technique and teaching method. In the drawing up and method of their educational procedure, they started precisely from the characteristics of the string instruments to be applied to the guitar: undoubtedly this stems from the polyinstrumental and vocal practice, a centuries-old tradition that was still alive in Italian music. Federico Moretti was a cellist and guitarist at the Spanish court, and also carried out some military assignments. His figure is particularly bound to the transition from the five-string guitar to the six-string one. In 1792, in Naples, he published Principi per la chitarra (for the five-string guitar), and in 1799, in Madrid, he revised this work for the six-string one. Both Carulli and Giuliani began their musical studies with the cello and the violin; Molino was a talented oboist and violist; Carcassi also played the piano. Ferdinando Carulli was the undisputed protagonist of the world of the guitar that was developing in the Parisian salons. In spite of the strong rivalry of the great Catalan guitarist Fernando Sor, who criticised him seriously in his Methode pour la Guitare, Carulli, thanks to his felicitous melodic vein combined with his ability in summing up the technical and musical essentials, and also with his abundant references to the works of the Neapolitan school – above all Cimarosa and Paisiello – became the most popular guitar teacher in the aristocracy and upper middle class of Paris. Carulli was crucially supported by Raffaele Carli (who also was of Neapolitan origin, had started out as a well-known restaurant manager, then had become an equally renowned publisher); he was also helped by a collaboration with the lute-maker Lacote that led to the creation of the décacorde, a

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    ten-string guitar. For this new instrument, Carulli wrote a specific handbook (Méthode complete pour la décacorde nouvelle guitare op. 293), highlighting its harmonic potential. The Cité de la Musique Museum of Paris houses two décacorde guitars made by Pierre René Lacote and dated 1826 and 1830. We must also mention the fact that Carulli wrote a treatise, L’Harmonie appliquée a la Guitare, that explains the harmonic possibilities of the guitar, introducing, with very significant examples, the interesting theme of how to achieve appropriate accompaniments in relation to the original piano and orchestra scores. Another work of Carulli’s that is little-known but worthy of mention, and useful because it reveals the extension of his musical knowledge, is Solfèges et vocalises avec accompagnement de Guitare, op. 195. In the preface, Carulli declared that he did not mean to propose a new singing handbook, which would have been unnecessary after the publication of all the others by the most renowned masters of this art. His main intention in this book was to fill a gap in the guitar repertoire, since in his opinion the guitar was the most suitable instrument for accompanying the human voice. The close, ideal combination of voice and guitar, repeatedly recommended by Carulli, also corresponded to the fashion of that age: he reported that “all guitar students want to learn how to sing, and this work will be very useful both to the teachers and to the enthusiasts who wish to solmizate and become good musicians”. These concepts and methods drawn from the art of singing, and, as stated above, from string instruments, are reflected in Carulli’s Metodo per Chitarra op. 27, which, to this day, is still the handbook par excellence for guitar learners: it is the most widespread in the world. The direct, cantabile pleasantness of the pieces, combined with the natural acquisition of a good basic technique, through the repetition of a pattern consisting of scale/chords with exercise/piece (waltz, rondo) in the same key, lead the learner into the study of the guitar since the first part of the handbook. The second part deals with articulation, the various types of ligatures and embellishments, and the technique of the positions of the left hand (Carulli mentions five), according to the conventions of string instruments. The section with duets (Leçons à deux Guitares), which opens the third part of the Metodo and is presented here in its unabridged version formed of 24 pieces, is one of the best works of guitar didactics, and is open to a musical interpretation that greatly exceeds the limits of purely educational aspects.Carulli’s writing reveals some peculiarities of the Neapolitan song school, and clearly refers to it and cites it (leçons 4, 5, and 22); but some traditional counterpoint ideas are also present (leçons 3, 12, and 14).Duo n. 6 op. 34 begins in a slow, expressive, cantabile time that leads to a brilliant rondo. The pieces of op. 333 are little romances that stand out for their lightness. These short pieces are connected – as declared in the front page – to the figure of Antoine Romagnesi, a pupil of Giuseppe Cambini who first was a soldier, then became a musical publisher and merchant.

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    Ferdinando Carulli was a particularly prolific composer: he left more than three hundred opus numbers for guitar, both alone and in various combinations: two guitars, guitar and fortepiano, guitar and violin, guitar and flute, guitar and voice, various chamber-music groups, and guitar and orchestra (in two concertos). Carulli’s skill in making the guitar writing become idiomatic sprang from a profound knowledge of music that allowed him to unfailingly catch the essential elements of a piece, no matter how complex it was: he was a real master in the art of transcription. This is fully revealed by the first tempo of Sinfonia op. 152 (an arrangement for two guitars of Haydn’s Symphony no. 104), which is a telling example (included in this CD) of a guitar writing that is natural and fluid in spite of the fact that it derives from a symphonic piece.

    Biographic materialsDictionaire historique de Musiciens, by Choron-Fayolle, Memorie dei Compositori di Musica del Regno Unito di Napoli, by Antonio De Rosa, and Biographies universelles des musiciens, by Fetis, are the main sources for Carulli’s biography. The one quoted by Fetis is the lengthiest one: it was drawn up in French and published in 1835 in Bruxelles. Ferdinando Maria Meinrado Francesco Pascale Rosario Carulli was one of the main nineteenth-century promoters of the guitar and one of the greatest teachers of all time. He was born in Naples on 9 (according to some sources on 10) February 1770, in Via Nardones, near the Palazzo Reale. His father, Michele, who came from Bari, was a learned man; on the contrary we have no reliable information about his mother, Patrizia Federici, who presumably was a Neapolitan. Carulli acquired his first musical grounding from an ecclesiastical amateur, when he was studying the cello. Later, around the age of twenty, he studied the guitar as an autodidact. Since in Naples there were no good guitar teachers, he developed, on his own, an instrumental technique based on concepts that a few years later were to become fundamental for nineteenth-century didactics. In 1801 he lived in Leghorn for a year or slightly more. He married a Frenchwoman, Marie-Josephine Boyer, and they had a son, Gustavo, who was born precisely in Leghorn in 1801. The beginning of Carulli’s activity as a composer, in addition to that of performer, probably took place in Milan, where some works of his were published by Ricordi, Re and Monzino, from 1807 onwards. Some Viennese editions from 1807-1808 seem to suggest that he stayed in that city, albeit for a very short period. In April 1808 he moved to Paris, where he remained for the rest of his life. There he was undisputedly successful as a musician and teacher, since he was one of the first guitarists to appear in the French capital introducing an instrumental conception that was completely new in the nineteenth-century world of music. During this period, he published a great number of compositions for the major Parisian publishers, notably Raffaele Carli, who was probably of Neapolitan origin and became a friend of his.

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    At first he was also a self-employed publisher, and published some works by Filippo Gragnani, another guitarist who was present in Paris since 1810. Carulli struck up a deep friendship and collaboration with Gragnani. No didactic contact between them has been documented, but some texts seem to imply it. In any case, in Paris Carulli promoted a new teaching methodology that paved the way for the guitar, raising it to the European level and arousing the musical interest of the French bourgeois society. After 1830, his popularity was threatened by the arrival of a great number of guitarists who came from several European countries, chiefly Italy, precisely because they were attracted by his personality. From that year onwards, Carulli’s teaching activity became more intense, and some of his pupils belonged to the Parisian aristocracy and upper middle class. He died in Paris on 14 February 1841, at the age of seventy-one.Carulli was one of the most prolific composers of the nineteenth century: he composed approximately four hundred pieces in which the guitar was a protagonist or a participant, including those without an opus number. Among the works that were most noteworthy for their artistic and instrumental value, we should mention Trio op. 12 (for flute, violin and guitar), several Serenate for flute and guitar, many masterly compositions for voice and guitar, some sonatas and themes with variations for solo guitar and for guitar and piano, and the Concerto op. 8 for guitar and orchestra. In any case, his composition that was most representative and greatly enhanced his popularity was Metodo Op. 27, published in 1810, a work that was repeatedly republished and updated.

    “To this day, it is one of the best pedagogic texts in nineteenth-century literature, for the education of pupils in the early stages of learning the instrument. Ferdinando Carulli also composed some works for guitar and piano together with his son Gustavo. Moreover he is the dedicatee of a guitar Gran Capriccio op. 34 by Luigi Legnani, three guitar Sonate by Giuseppe Pasini, and three Duetti Op. 1 and Trio Op. 12 by Filippo Gragnani”.

    [http://www.justclassicalguitar.com]

    An essential source for the overall knowledge of Carulli’s compositions is Catalogo tematico delle opere di Ferdinando Carulli, edited by Mario Torta. LIM. Lucca, 1993. The interpretation of these works by Ferdinando Carulli was developed on the basis of the use of two period guitars with catgut strings from the collection of Lorenzo Frignani, in Modena, and on a “historically informed” performance practice. The result is aesthetically quite different from that obtained with modern instruments: its distinctive qualities are a more audible “noise” when the fingers pluck the strings or run over them, a more marked difference in the timbres of the various ranges, and also a particular lightness of sound.

    Sandro Volta

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  • TC 770303℗ 2018

    Made in Italy

    FERDINANDO CARULLI

    Musica per due chitarreMusic for two guitars

    (1770-1841)

    1.Chitarra / Guitar

    R&W DaVISLondon ca. 1830/1835

    2.Chitarra / Guitar

    JoSEPH-FranCoIS GÉrardLondon, ca. 1840

    CollezioneLorenzo Frignani

    Modena

    1. 2.

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