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Filippo Quitadamo 1

LApprendimento Cooperativo (AC) o cooperative learning (CL): un metodo per migliorare lacquisizione di

abilit socio-cognitive negli studenti (imparare collaborando) in una scuola inclusiva.

EDUCARE ALLA COOPERAZIONE IN UNA SCUOLA INCLUSIVA

Chi insegna, impara (Qui docet, discit, Comenio).

Certamente nella natura esiste laggressivit, ma esiste anche la sana competizione ed esiste pure un forte

istinto verso il comportamento sociale e cooperativo. Queste forze non agiscono in modo indipendente, ma

insieme, come un tutto. Vi sono pure forti evidenze a indicare che nello sviluppo sociale e biologico di tutte

le creature viventi, listinto alla cooperazione dominante e biologicamente il pi importante...

probabile che luomo debba pi alloperare di questo principio che a qualsiasi altro nella sua evoluzione

biologica e sociale (Ashley Montagu, 1966, antropologo e saggista inglese).

Ci che i bambini sanno fare insieme oggi, domani sapranno farlo da soli (Vygotskij).

La mente non ha bisogno, come un vaso, di essere riempita, ma, piuttosto, come legna, di una scintilla che

laccenda e vi infonda limpulso alla ricerca (Platone).

Il primo passo verso lignoranza presumere di sapere, e molti saprebbero se non pensassero di sapere

(B. Gracin y Morales). E il sapere di non sapere socratico, inteso come consapevolezza di non

conoscenza definitiva, che diventa per movente fondamentale del desiderio di conoscere. Esiste un solo

bene, la conoscenza, e un solo male, l'ignoranza (Socrate).

Se si cambiano solo i programmi che figurano nei documenti, senza scalfire quelli che sono nelle teste,

lapproccio per competenze non ha nessun futuro (P. Perrenoud, 2003; M. Castoldi, 2010).

L'obiettivo di insegnare in modo tale da offrire il maggiore apprendimento col minimo dinsegnamento.

L'altro fondamentale cambiamento necessario rispecchia un proverbio africano: se un uomo ha fame gli

puoi dare un pesce, ma meglio ancora dargli una lenza e insegnargli a pescare. (Seymour Papert, 1994).

Dimmi e dimenticher. Mostrami e forse ricorder. Coinvolgimi e capir.

Lidentit non da proteggere, ma da vivere (A. Canevaro).

Meglio una testa ben fatta che ben piena (Morin, Montaigne).

Leducatore non solo colui che educa, ma colui che, mentre educa, educato nel dialogo con leducando.

Questultimo mentre educato, a sua volta educatore. Ambedue diventano cos soggetti del processo

educativo in cui progrediscono insieme, in cui gli argomenti dautorit non hanno pi valore. (P. Freire)

Il primo impegno del docente: motivare gli alunni

Il docente che entra nellaula dovrebbe avere ben chiaro il suo piano dazione, che in linea di

massima dovrebbe seguire il seguente schema:

1) Motivazione (scintilla, impulso, spinta che fa muovere verso un obiettivo)

2) Attivit di apprendimento: lezione frontale, ricerca, riscoperta, ricostruzione (problem

solving), cooperative learning

Filippo Quitadamo 2

3) Sintesi magistrale

4) Consolidamento

5) Verifica

6) Recupero/approfondimento.

Il primo momento di ogni attivit didattica (lezione frontale o ricerca) senzaltro la motivazione.

Rousseau, dovendo insegnare a leggere a Emilio, si preoccupa innanzitutto di creare in lui un

interesse, un bisogno, una motivazione. ormai acquisito che lapprendimento un processo

attivo, che impegna il soggetto, se non altro ad ascoltare. Non possibile pensare di poter fare

lezione o di impegnare gli alunni nei processi di ricerca/riscoperta/ricostruzione (problem solving),

se essi non sono motivati. Prima di spiegare, illustrare, presentare, dimostrare o di avviare

unattivit di ricerca, occorre fare in modo che i discenti siano motivati: tutti gli alunni devono

essere motivati, perch diversamente non sono attenti ad ascoltare o non simpegnano a ricercare;

perch quello che imparano deve rispondere a un loro bisogno, possibilmente duraturo.

Nel momento in cui si affaccia la prospettiva di un apprendere che deve durare per tutta la vita, non

basta riuscire a imparare, ma necessario maturare atteggiamenti favorevoli allapprendere.

Se vero che occorre imparare a imparare, ancora pi vero che occorre maturare la gioia di

imparare, altrimenti, la capacit di imparare non serve.

Come affermano i Programmi didattici del 1955, lo scopo essenziale della scuola non tanto

quello di impartire un complesso determinato di nozioni, quanto di comunicare la gioia e il gusto di

imparare e di fare da s, perch ne conservi l'abito oltre i confini della scuola, per tutta la vita.

Pertanto, vero quello che scrive Freinet: puoi portare il cavallo alla fonte e fischiare quanto

vuoi, ma se il cavallo non vuole bere, non beve.

Ma, se anche si riuscisse a far bere il cavallo e a far apprendere gli alunni, servirebbe poco, anzi

sarebbe controproducente. C il rischio, forte e consistente, che, costretti a imparare, gli alunni

apprendano a odiare lapprendimento. Infatti, Pinocchio si vende lAbbecedario! Infatti, quanti

ragazzi gettano via, non solo i libri, ma anche il ricordo dei teoremi, delle formule, delle battaglie

ecc. forte, incombente, il rischio che, per imparare a leggere, i discenti imparino a odiare i libri e

la lettura. Se, per imparare, i giovani maturano atteggiamenti negativi verso lapprendere, sarebbe

meglio che non imparassero. Non c altra via che lamore del sapere (philosophia), la stessa

parola studente deriva dal latino studium che significa amore, passione, avventura. Occorre creare

le condizioni perch gli alunni avvertano lamore del sapere, la gioia e il gusto di imparare. Questo

possibile, se ogni giorno, in ogni momento, in ogni attivit, la prima preoccupazione, in ordine

di tempo e dimportanza, quella di motivare gli alunni. A volte pu sembrare disperante cercare

Filippo Quitadamo 3

di motivare gli alunni o alcuni di essi. Non si apprende se non si motivati. Come ritiene il Bruner,

e con lui la quasi totalit dei pedagogisti moderni, l'apprendimento scolastico pu essere originato e

sostenuto soprattutto dalle motivazioni intrinseche, cio dalla volont di apprendere, che si

manifesta come 1curiosit, 2desiderio di competenza, 3 bisogno didentificazione e 4 di

reciprocanza. La curiosit una caratteristica costitutiva dell'uomo. I bambini nascono

naturalmente curiosi, desiderosi di conoscere, come dimostrano le loro impegnative attivit

esplorative della realt e delle cose che li circondano, le domande e i perch che essi continuamente

pongono. Oltre che sulla curiosit, si pu fare affidamento anche sul desiderio di competenza, cio

sull'innato bisogno di divenire abili nell'esecuzione delle attivit che si svolgono. a tutti noto che

ci sinteressa delle cose che si riesce a fare bene e si abbandonano le attivit nelle quali non si ha

successo. Gli insegnanti devono creare situazioni adeguate alle possibilit degli alunni, in modo che

essi abbiano successo nell'esecuzione delle attivit svolte, perch la riuscita accresce la loro

motivazione a continuare a impegnarsi in esse: il successo rafforza la motivazione e, quindi, crea

successo, mentre l'insuccesso demotiva e, perci, crea insuccesso. L'immagine positiva che l'alunno

si forma di s come essere capace, abile, bravo, accresce la fiducia in se stesso e lo spinge a

perseverare con sempre maggiore impegno nelle attivit di apprendimento. Bruner fa riferimento

anche al bisogno didentificazione, cio alla forte tendenza dell'uomo a plasmare se stesso e le

proprie aspirazioni sul modello offerto da un altro individuo, in particolare dai genitori, dagli

insegnanti, da figure particolarmente significative (compagni, protagonisti di romanzi, di film, delle

attivit sportive ecc.). Gli insegnanti devono rappresentare dei modelli didentificazione e di

imitazione, sia nelle attivit di apprendimento che nei processi educativi, come si precisa anche nei

Programmi didattici del 1985 (l'insegnante, anche testimoniando la sua consuetudine alla lettura,

stimola e accresce la motivazione a leggere).

Tuttavia, nella scuola cha fa largo spazio al lavoro di gruppo, si pu fare affidamento anche su

quello che Bruner chiama bisogno di reciprocanza, di rispondere in modo adeguato alle attese che

gli altri nutrono nei nostri confronti. In effetti, pu essere risolutiva una diversa impostazione delle

attivit scolastiche, percepite dagli alunni come strumenti di autorealizzazione, di crescita

personale, di autoaffermazione. Simpara per crescere, per diventare capaci, per sentirsi valorizzati.

La gioia di crescere, di affermarsi, di autorealizzarsi innata in ogni essere umano. Bisogna fare in

modo che non si spenga, ma cresca, si consolidi, alimentandola, mai mortificandola con

linsuccesso.

INTRODUZIONE

Obiettivo dell'uomo, all'inizio dell'et moderna, era dominare sulla natura. Affinch potesse

realizzare tale dominio, l'uomo ha realizzato una serie di strumenti che hanno modificato il mondo

Filippo Quitadamo 4

rendendolo pi comodo, ma anche pi complesso e pi difficile da controllare; il computer e il

cellulare, le TIC, se da un lato facilitano le comunicazioni, dall'altro impongono l'acquisizione di

nuove

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