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Disuguaglianza e povert. Fatti, teorie e possibiliinterventi.Sandro BruscoIrene TinagliFebbraio 2012AbstractIn questo lavoro passiamo dapprima in rassegna la principale ev-idenza empirica e le principale spiegazioni teoriche su disuguaglianzae povert. Ci dedichiamo poi a una analisi pi dettagliata del casoitaliano e ai possibili interventi di politica economica.1 IntroduzioneDi disuguaglianza, povert e mobilit si discute continuamente e non semprein modo chiaro. A nostro avviso una discussione razionale intorno a questitemi dovrebbe tener fermi alcuni punti.Primo, i tre fenomeni vanno tenuti distinti. La povert (opportuna-mente denita) pu aumentare o diminuire in modo indipendente dalla dis-uguaglianza (opportunamente denita) e lo stesso vale per la mobilit. An-che se spesso queste variabili hanno andamenti correlati, la correlazione non perfetta. Per esempio, vari studi documentano il fatto che in vari paesi cresciuta la disuguaglianza del reddito allinterno del 10% superiore dellapopolazione. evidente che tale aumento della disuguaglianza non ha alcunimpatto sulla povert.Secondo, non bisogna mai smettere di cercare e valutare correttamente idati empirici relativi a questi fenomeni. La verit che ottenere buoni dati,comparabili nel tempo e tra paesi, su disuguglianza, mobilit e povert dicile. Il compito reso ancora pi dicile dal fatto che su questi temimolti hanno preferenze ideologiche che spingono a cercare e interpretare iRelazione preparata per il convegno Non importa se il gatto bianco o nero. Politicheper la crescita, Roma 28-29 febbraio 2012. Tutti gli errori sono responsabilit esclusiva deidue autori, tranne gli a capo sbagliati che sono da imputare al programma di scrittura.Department of Economics, Stony Brook University. sandro.brusco@stonybrook.eduDepartamento de Economa de la Empresa, Universidadcarlo III de Madrid.irene.tinagli@uc3m.es1dati al ne di dimostrare una tesi precostituita, piuttosto che per megliocapire i fenomeni. Soprattutto nel dibattito politico si osserva spesso unatendenza a usare in modo ultrasemplicato certe statistiche, ignorando tuttii problemi di misurazione che vi stanno dietro.Terzo, una volta che si arrivati a un qualche accordo su quali sono ifatti rilevanti, tali fatti vanno interpretati alla luce della teoria economica.Il dibattito politico sembra sempre oscillare tra due interpretazioni estreme.La prima aerma che la disuguaglianza (o la povert, o la scarsa mobilitsociale) deriva da rapporti di forza tra le classi sociali, ed quindi facilmentecontrastabile mediante crudi interventi redistributivi: si tassano i ricchi e sidistribuiscono i soldi ai poveri. La seconda aerma che la disuguaglianza determinata unicamente da fattori tecnologici e che ogni tentativo di in-terferire non pu che risultare fallimentare, creando pi problemi di quelliche si propone di risolvere. Le cose, come facile immaginare, sono picomplicate, e pensare a forme di intervento che permettano di allargare ilventaglio di opportunit per le persone meno avvantaggiate agendo in modoappropriato sugli incentivi e sulle cause strutturali della povert cosa nonbanale.In questo lavoro cercheremo di tener ferma limpostazione appena de-scritta, fornendo sia una valutazione della evidenza empirica sullandamentodi povert, disuguaglianza e mobilit sia una quadro teorico per la migliorecomprensione di questi fenomeni. Inizieremo nella sezione 2 riassumendoci che sappiamo riguardo allevoluzione delle variabili distributive a livellointernazionale; adottare una procedura comparata in questo caso essen-ziale, perch importante capire se gli andamenti di fondo dipendono daspecici fattori nazionali (tipicamente politico-istituzionali) o se invece litrascendono. chiaro infatti che un aumento della disuguaglianza indottoda mutamenti tecnologici fenomeno che ha implicazioni e va arontato inmodo diverso da un aumento della disuguaglianza dovuto principalmentea cambiamenti istituzionali. Nella sezione 3 discuteremo invece le princi-pali teorie elaborate riguardo allandamento delle variabili distributive. Pursenza pretesa di completezza, dato che la letteratura al riguardo ster-minata, cercheremo di individuare quelle spiegazioni dellandamento delladisuguaglianza che hanno ricevuto pi attenzione.Una volta posta in talemodo le basi dellanalisi, rivolgeremo nelle sezioni 4 e 5 lattenzione allItalia.Specicamente, la sezione 4 si occupa di discutere in maggiore profonditle caratteristiche peculiari della disuguaglianza italiana, mentre la sezione 5introduce alcune proposte di politica economica nalizzate a una riduzionedella povert in Italia.22 I fatti in prospettiva internazionaleVi sono parecchie misure della disuguaglianza, con diverse propriet e tesea focalizzare vari aspetti.Dato che questo non il luogo per un disaminadelle propriet di ciascun indice, ci limiteremo allanalisi delle misure che pihanno trovato utilizzo. In particolare, per quanto riguarda la distribuzionedel reddito considereremo:1. Indice di Gini, che cerca di fornire una misura sintetica del grado com-plessivo di disugaglianza lungo tutta la distribuzione. Si tratta di unnumero che varia tra 0 e 1, con zero che rappresenta il caso di per-fetta uguglianza e 1 che rappresenta il caso di massima disuguaglianza(tutte il redito in mano allindividuo pi ricco).2. Percentuale di reddito che va alla frazione pi ricca della popolazione(tipicamente il 10%, l1% oppure lo 0,1%).3. Rapporto tra decili, tipcamente 90/10 (rapporto tra il reddito di un in-dividuo che pi ricco esattamente del 90% della popolazione e redditodi un individuo che pi ricco esattamente del 10% della popolazione).Altri rapporti frequentemente usati sono il 90/50 e il 50/10.Come vedremo queste misure tendono a essere correlate a livello di paese, manon sempre. Inoltre landamento nel tempo in diversi paesi stato diorme.2.1 Lindice di GiniPer quanto riguarda lindice Gini, i dati relativi ai paesi OCSE mostranocome nel corso degli ultimi venticinque anni la diseguaguaglianza dei red-diti abbia registrato un deciso aumento. Laumento maggiore per si vericadalla met degli anni Ottanta alla ne degli anni Novanta, con un sostanzialelivellamento negli ultimi dieci anni. A ben vedere, dal 2005 in poi la dis-eguaglianza nella distribuzione dei redditi diminuita in Belgio, Irlanda,Norvegia, Portogallo, Grecia, Spagna e anche in Italia (dove dal valore di0,352 del 2004 si passati allo 0,337 del 2008), mentre aumentata in Sveziae Danimarca ed rimasta pi o meno stabile per gli altri paesi, in cui haoscillato di poco. In particolare la diseguaglianza diminuita in alcuni paesiextra-europei (non mostrati in tabella) che tradizionalmente sorivano dialti livelli di diseguaglianza, come Turchia, Cile e Messico.3Fonte Ocse. I dati in neretto si riferiscono allanno precedente.(*) dati calcolati su forza lavoro anzich su totale popolazioneI dati quindi, almeno per quanto riguarda lindice Gini, non supportano laconvinzione diusa secondo cui la disuguaglianza complessiva dei redditi signicativamente aumentata ovunque negli anni pi recenti. vero perche la disuguaglianza aumentata in molti paesi a partire negli ultimi 30-40anni, rovesciando una tendenza precedente alla compressione dei redditi.2.2 La frazione che va ai redditi pi altiUn altro modo per valutare la disuguaglianza dei redditi, particolarmentecomune nel dibattito pubblico, quello di guardare alla frazione del redditocomplessivo che va ai redditi pi alti. Misure comuni sono la frazione direddito che va al 10% dei cittadini pi ricchi, oppure all1% o anche allo 0,1%.Monitorare e studiare a livello internazionale la porzione dei redditi che va aipi ricchi e il suo andamento nel tempo non semplice. La fonte principaledi questi dati sono le dichiarazioni dei redditi, che non sono una fonte idealeper osservare i movimenti eettivi del reddito1, tuttavia in tempi recentivari lavori hanno cercato di sfruttare questi dati per ottenere informazioniutili sullandamento delle quote dei percentili pi ricchi. Buona parte dellavoro fatto in questa area per dierenti paesi racolto nei due volumi curatida Atkinson e Piketty [2], [3]. Atkinson, Piketty and Saez [4], fanno unapanoramica di questa letteratura e mostrano dati sulla porzione di reddito1I contribuenti hanno ovvaimente tutto linteresse a minimizzare le tasse pagate, dis-torcendo le proprie dichiarazioni dei redditi a tale ne.Anche quando non viene violataalcna legge i contribuenti adottano strategie come pretendere che guadagni da attivit la-vorativa sono in realt guadagni di capitale etc. Inoltre il concetto di reddito imponibilevaria da paese a paese e nel tempo in ciascun paese, rendendo pi dicile la comparazione.4posseduta dallo 1% e dallo 0,1% pi ricco della popolazione in circa ventipaesi, dallinizo del secolo scorso no al 2005 circa.I dati mostrano che tutta la prima met del secolo scorso (1900-1949) havisto una drastica riduzione della porzioni di redditi nelle mani dello 1% pialto della popolazione, una caduta che andata stabilizzandosi verso il 1950,per poi tornare a salire negli anni successivi. In altre parole, landamentodei redditi dei pi ricchi ha seguito una forma a U. Un andamento parti-colarmente marcato negli Stati Uniti, dove laumento dei redditi nelle manidelluno percento pi ricco della popolazione stato particularmente mar-cato negli ultimi decenni.Circa1949 Circa2005Frazionedeltop1%Frazionedeltop0.1%Frazionedeltop1%Frazionedeltop0.1%Indonesia 19.87 7.03Argentina 19.34 7.87 16.75 7.02Ireland 12.92 4 10.3Netherlands 12.05 3.8 5.38 1.08India 12 5.24 8.95 3.64Germany 11.6 3.9 11.1 4.4UnitedKingdom 11.47 3.45 14.25 5.19Australia 11.26 3.31 8.79 2.68UnitedStates 10.95 3.34 17.42 7.7Canada 10.69 2.91 13.56 5.23Singapore 10.38 3.24 13.28 4.29NewZealand 9.98 2.42 8.76 2.51Switzerland 9.88 3.23 7.76 2.67France 9.01 2.61 8.73 2.48Norway 8.88 2.74 11.82 5.59Japan 7.89 1.82 9.2 2.4Finland 7.71 7.08 2.65Sweden 7.64 1.96 6.28 1.91Spain 8.79 2.62Portugal 3.57 9.13 2.26Italy 9.03 2.55China