nora nei secoli dell’altomedioevo

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Atti a cura di Rossana Martorelli Cagliari, Scuola Sarda Editrice - 2013 ISBN 978 88 87758 48 1

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Atti

a cura di Rossana Martorelli

Cagliari, Scuola Sarda Editrice - 2013ISBN 978 88 87758 48 1

Settecento-MillecentoStoria, Archeologia e Arte nei “secoli bui” del Mediterraneo

Dalle fonti scritte, archeologiche ed artistiche alla ricostruzione della vicenda storica

la Sardegna laboratorio di esperienze culturali

Convegno di Studi

Cagliari, Dipartimento di Storia, Beni culturali e Territorio

Cittadella dei Musei - Aula Roberto Coroneo

17-19 ottobre 2012

a cura di Rossana Martorelli

con la collaborazione di Silvia Marini

Cagliari - Scuola Sarda Editrice 2013

NORA NEI SECOLI DELL’ALTO MEDIOEVOJacopo Bonetto Università degli Studi di PadovaDipartimento dei Beni Culturali: Archeo logia, Storia dell’arte, del cinema e della [email protected]

Andrea Raffaele GhiottoUniversità degli Studi di Padova Dipartimento dei Beni Culturali: Archeo logia, Storia dell’arte, del cinema e della [email protected]

Riassunto. Il contributo sintetizza in chiave storica i dati editi relativi alla lunga fase di transizione vissuta dalla città e dal territorio di Nora fra la tarda antichità e l’alto Medioevo. La documentazione esaminata consiste in gran parte nei risultati delle ricerche condotte nell’ultimo ventennio dalle Università di Genova, Milano, Padova, Pisa, Venezia e Viterbo e dalla Soprintendenza Archeo logica di Cagliari e Oristano. Grande rilevanza nella formazione dell’abitato altomedievale rivestono la progressiva destrutturazione dell’assetto urbano di età romana e lo sviluppo di nuove forme di edilizia abitativa. Nell’area necropolare suburbana si afferma il polo cultuale di Sant’Efisio, mentre nel territorio vari indizi confermano una sostanziale continuità di vita sino alla fine del VII secolo.

Parole chiave: Nora, Vandali, Bizantini, città, territorio.

Abstract. In this paper, we will review archaeological data on the city of Nora and its hinterland during the long transitional phase between Late Antiquity and the early medieval period. We will draw on evidence from recent research which has been carried out for the last twenty years by the Universities of Genoa, Milan, Padua, Pisa, Venice and Viterbo, and by the Archaeological Superintendence of Cagliari and Oristano. The gradual disappearance of the urban layout which was set up in the Roman period, and the development of new forms of dwelling are substantial features of Nora’s development in the medieval period. In the suburban area, the shrine of Saint Efisio emerged, while in the countryside several data points to the continuity of settlement patterns until the end of the 7th c. AD.

Keywords: Nora, Vandals, Byzantines, city, countryside.

Dalla città romana al praesidium bizantino

Lo scorcio finale dell’evo antico si chiude a Nora con una serie di episodi edi-lizi di non poco conto nello sviluppo della lunga storia della città sarda.Vari sono i settori dell’abitato in cui le indagini archeo logiche e le fonti epigra-fiche hanno permesso di documentare la ristrutturazione di alcuni tra i princi-pali edifici pubblici, nonché delle dotazioni infrastrutturali cittadine (fig. 1). Si inseriscono a pieno titolo in questo quadro storico la ricostruzione di un ampio

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tratto del portico occidentale del foro tra la fine del IV secolo e i primi decen-ni del successivo e la contestuale edificazione di un nuovo ambiente pubblico situato alle sue spalle (Ghiotto, 2009 pp. 354-360), oppure il noto intervento di restauro dell’acquedotto cittadino datato per via epigrafica agli anni 425-450 d.C.1. L’impegno profuso in queste operazioni, alle quali si devono associare episodi meno appariscenti di continuità di vita o di ordinaria manutenzione, e l’importanza stessa delle strutture coinvolte parlano da sé, denunciando in-direttamente il convinto sostegno accordato dalla classe dirigente dell’epoca sia alla piena efficienza delle istituzioni cittadine (che nel complesso del foro avevano sede) sia, più in generale, al mantenimento dell’alto tenore della vita civile conseguito dalla comunità norense nel corso dell’età imperiale.Nel contempo non mancano però forti segnali di segno opposto, quantunque tra loro disuguali. Vediamo qualche esempio. Il teatro sembra aver cessato la sua funzione primaria come edificio per spettacoli attorno al 400 d.C., quan-do il suo prospetto esterno rivolto verso sud funse da riparo per l’accensione di alcuni focolari su cui cuocere carni di pecora (Bejor, 2000b p. 180; Bejor, 2003 p. 74); non si esclude però, come vedremo, che questo episodio sia rife-ribile a un momento più tardo. Diversamente le monumentali Terme a mare furono ristrutturate nella prima metà del V secolo (Tronchetti, 1985 pp. 77-78; Ghiotto, 2004 pp. 126-127), cambiando però funzione probabilmente già in questa fase (Bejor, 2008a p. 98).Piuttosto diversificata è poi la situazione degli edifici sacri, che conobbero un generale rinnovamento architettonico e funzionale già a partire dal IV secolo, sulla spinta degli interventi legislativi di Costantino e di Teodosio. Nel settore orientale della penisola le strutture del tempio del foro furono riconvertite a un nuovo utilizzo, probabilmente abitativo, tra la fine del IV e la prima metà

1 CIL, X, 7542 = ILS, 5790 = CLE, 290 = Zucca, 1994 p. 879, n. 59 = Cugusi, 2003 p. 62, n. 5: Salvis d(omi)n(is) n(ostris) / [T]heodosio et Placido Valentiniano, s[emper Aug(ustis). / Sub]ductos olim latices patrieque nega[tos / res]tituit populis puro Flaviolus am[ne], / cu[ra]nte / [V]alerio Euhodio principale ac / primore eiusdem urbis. “Forse, mancando cenni alla tutela della madre, Placidia, si potrebbe pensare anche ad una datazione tra 437 e 450, comunque concorde con i dati archeo logici” (Bejor, 2008a p. 107, nota 20). Testimonianze dell’intervento di ristrutturazione sono presenti all’interno di Villa Ada, nell’area suburbana (Paoletti, 1997 p. 161; Tronchetti, 1997 pp. 12-13; Ghiotto, 2004 p. 148).

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del V secolo (Novello, 2009 pp. 429-438), così come alcuni indizi stratigrafici di una frequentazione successiva alla metà del IV secolo sono recentemente emersi entro il perimetro del vicino “Tempio romano” (Ghiotto, 2012 pp. 229-231). Di contro, sulla punta meridionale, l’antico santuario “di Esculapio” fu ristrutturato nel corso del IV secolo (Ghiotto, 2004 p. 47; Tomei, 2008 pp. 216-217), con esiti architettonici interpretati ora in forma più estesa (Bejor, 2008a pp. 104-105) ora in forma più contenuta (Tomei, 2008 pp. 185-186, 189-190, 204), mentre nel settore occidentale della penisola, lungo la via del porto, fu realizzata ex novo una basilica cristiana a tre navate2 (fig. 2). In particolare, la posizione di questo edificio, unitamente alla collocazione suburbana del nascente polo cultuale di Sant’Efisio (cfr. infra Bonetto), sembra denotare la tendenza a un deciso spostamento della vita religiosa cristiana verso spazi si-tuati ai margini dell’antico “centro storico” costituito dal foro (Novello, 2009 p. 438), che all’epoca conservava la propria funzione politico-amministrativa.Per quanto riguarda il vasto quartiere gravitante sulla via del porto (fig. 3), che dopo la grande fase di urbanizzazione del III secolo aveva conosciuto una discreta vivacità costruttiva pure nel secolo successivo (Ghiotto, 2004 p. 186; Gualandi & Fabiani, 2011 pp. 49-51), vi sono molteplici indizi di una parziale continuità d’uso durante la prima metà del V secolo, che convivono tutta-via con alcuni episodi di precoce abbandono. Ad ogni modo, in questa fase la manutenzione degli edifici venne progressivamente meno, denotando uno scadimento tanto generalizzato quanto inesorabile del tenore di vita nel set-tore urbano occidentale, come confermato anche dalle modifiche subite dalle Piccole terme tra la fine del IV e il V secolo (Giannattasio, 2012 pp. 72-74), fino al verificarsi di una serie di episodi di crollo e di abbandono attribuibili con buona attendibilità stratigrafica al V secolo ormai avanzato (Gualandi & Fabiani, 2011 p. 51). Contestualmente l’asse stradale che dal porto conduceva alle Terme a mare era però ancora in funzione, così come del resto appare do-cumentato per l’intera rete infrastrutturale cittadina almeno fino al termine del V secolo (Bonetto, 2003 p. 31).Si tratta nel complesso di uno scenario piuttosto articolato e, per certi versi,

2 Bejor, 1997; Bejor, 2000a. Un sondaggio condotto al di sotto del piano pavimentale ha fornito soltanto un termine post quem alla seconda metà del III secolo; la datazione dell’edificio viene genericamente riferita al V secolo (cfr. Spanu, 1998 p. 44).

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persino apparentemente contraddittorio, che non deve comunque sorprende-re, poiché rientra nelle complesse dinamiche di mutamento politico, sociale ed economico proprie della tarda antichità.Siamo ormai giunti alle soglie della conquista della Sardegna da parte dei Vandali, verificatasi tra il 459 e il 466 d.C. (Spanu, 2005 pp. 499-500; cfr. p. 549). Ma cosa significò effettivamente per Nora questo evento tanto epocale nella storia dell’isola? In primo luogo si deve constatare che i dati in nostro possesso, pur essendo ancora insufficienti per definire le modalità con cui si concretizzò effettivamente l’occupazione vandala di Nora, offrono comunque alcuni validi spunti di riflessione.Le indagini condotte nel foro hanno permesso di riscontrare vari indizi di una fase di forte crisi per il principale complesso monumentale cittadino: l’a-sportazione quasi totale della pavimentazione del portico occidentale e forse anche dell’opposto portico orientale, l’accensione di tre focolari contro le pa-reti di fondo dello stesso portico occidentale, la mancata cura del lastricato della piazza. Purtroppo gli elementi raccolti non permettono di stabilire con precisione i termini cronologici di queste attività, che risalgono comunque a un periodo successivo ai primi decenni del V secolo (Ghiotto, 2009 pp. 361, 366-368).Non devono però sfuggire a questo proposito le analogie con la situazione emersa presso il vicino teatro, dove la fase contraddistinta dall’accensione dei focolari contro le strutture dell’edificio ormai in disuso trova una preziosa in-dicazione cronologica nel fatto che, nella stratigrafia relativa ai punti di fuoco, “la ceramica più recente sembrerebbe datare tra la fine del IV e gli inizi del V secolo” (Bejor et al. 1994, p. 240). I dati disponibili sono ancora preliminari; se si tratta, come pare, di un termine post quem, la fase di defunzionalizzazio-ne del teatro potrebbe essere contemporanea a quella del foro e i due episodi indicherebbero in modo unanime (e quindi ancor più rimarchevole) un mo-mento di netta crisi del centro monumentale e delle stesse istituzioni norensi, da porsi forse proprio nella fase di occupazione vandala3.Accanto a questi dati particolarmente eloquenti, relativi ai principali edifi-

3 Bejor, 2008a p. 103: “Si tratta evidentemente di un momento particolarmente oscuro nella storia di Nora. Nelle fonti scritte non ne compare traccia alcuna, ma lo si è riscontrato archeo logicamente anche negli altri saggi, ed è forse anche troppo facile accostarlo alle contemporanee invasioni dei Vandali per via di mare”.

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ci pubblici siti nel settore orientale della penisola, non mancano quelli sullo stato di efficienza in cui versavano nello stesso periodo i principali quartieri abitativi. Da un lato si devono registrare i vari indizi della fase di sensibile declino vissuta nell’inoltrato V secolo dal quartiere occidentale lungo la via del porto, cui si è fatto cenno in precedenza: ne è un’emblematica esemplifi-cazione quanto emerso nello scavo del cosiddetto “ambiente X”, dove la fase di abbandono è segnata dal crollo delle strutture avvenuto nella seconda metà del V secolo (Fabiani, 2000 p. 240). Segnali di tutt’altra natura riguardano in-vece il quartiere centrale4, che fu coinvolto in una generale opera di riorganiz-zazione edilizia datata a partire dal V secolo avanzato5. Qui, grazie al riesame dell’intera area, è oggi conosciuto “uno dei complessi residenziali tardoantichi meglio conservati e più chiaramente visibili della Sardegna” (Bejor, 2008a p. 100) (fig. 4). In particolare sono state definite le planimetrie di tre edifici do-mestici (denominati “A1”, “A2” e “B”), contraddistinti dalla compresenza di spazi abitativi (ubicati perlopiù nei piani superiori, non conservati) e di spazi produttivi-artigianali al piano terra, dove si alternano ambienti utilitari e aree scoperte (Bejor, 2004 pp. 8-10; Bejor, 2008a pp. 100-102). Si tratta di un genere di edilizia domestica assai diverso rispetto a quello di età romana, la cui affer-mazione trova evidentemente ragione nella sopraggiunta crisi delle istituzioni cittadine e nel cambiamento delle forme di vita civile e sociale.L’assetto infrastrutturale della città romana, che nel corso della media età im-periale aveva assunto forme tanto accurate quanto funzionali grazie a un si-stema efficiente di strade lastricate e di fognature sottostradali (Bonetto, 2003), sembra ancora sostanzialmente reggere, anche grazie a specifici interventi di ripristino6: ciò almeno è quanto risulta dalle indagini condotte lungo la via che percorre a mezza costa il versante occidentale del cosiddetto “colle di Tanit”, il cui manto stradale in andesite venne obliterato da un deposito di terreno, che ne determinò l’oblio, soltanto dopo la fine del V secolo (Oggiano, 1993 p. 102).

4 Strutture riferibili alle tarde fasi di vita di Nora sembrerebbero essere presenti anche più a nord, nel settore abitativo della vicina “kasbah”, alle pendici meridionali del cosiddetto “colle di Tanit” (Bejor, 1992 p. 130; Giannatasio, 1996).

5 Bejor, 2004 p. 10; Bejor, 2008a p. 102; Bejor, 2008b p. 96. Per la datazione cfr. Bejor et al., 2003; cfr. Panero, 2005 p. 24, nota 10; Bassoli, 2010 p. 88, nota 8.

6 Bejor et al., 1994 p. 242 (con riferimento al ripristino della sede stradale presso il lato sud del teatro dopo la fine del IV o l’inizio del V secolo).

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Del resto, come vedremo, la vicina via del porto sembra essere rimasta in uso sino alle ultime fasi di vita di Nora; inoltre, in base all’analisi dei dati emersi dallo scavo di due contesti urbani topograficamente ben distinti (il complesso del foro e il cosiddetto “vano M/a”, lungo la via del porto), dopo un sintoma-tico picco negativo registrato attorno alla metà del V secolo7, il trend delle importazioni di ceramica sigillata africana in città presenta una ripresa sino ai primi decenni del secolo successivo (Tronchetti, 2003 p. 103; Falezza, 2008 pp. 2636-2637), attestando indirettamente l’efficienza delle infrastrutture portuali anche dopo la fine dell’evo antico8.Alla luce di queste considerazioni, vi sono fondati motivi per ritenere che il definitivo collasso del “sistema urbano” norense di età romana sia avvenuto in concomitanza con il disuso dell’assetto infrastrutturale cittadino (oppure in seguito ad esso). In effetti la città dovette cambiare decisamente volto quando, a partire dal VI secolo, la rete viaria e, nel tempo, anche il sistema fognario caddero inesorabilmente nell’oblio, sotto depositi di terreno mai più rimossi sino allo scorso secolo. Si trattò di un episodio, forse di lunga durata o di durata differenziata a seconda dei settori urbani, che produsse esiti assai sen-sibili nell’assetto complessivo di Nora: la scomparsa degli assi stradali com-portò con ogni probabilità non solo il cambiamento (almeno parziale) delle percorrenze interne alla città, ma anche la fine della precedente suddivisione in quartieri, la crisi definitiva delle funzioni attribuite agli spazi urbani (già in buona parte venute meno con la defunzionalizzazione del centro monumen-tale gravitante sul foro) e l’espansione delle aree abitative anche al di sopra delle sedi stradali ormai sepolte.In questo panorama tendenzialmente univoco, seppur carente dei dati relativi alla messa in luce negli anni Cinquanta dello scorso secolo di gran parte della rete viaria cittadina (Pani Ermini, 1995 p. 64), è nota una significativa ecce-zione: l’assidua opera di manutenzione della via del porto, che ancora garan-tiva il collegamento con lo scalo portuale e, in ultima analisi, lo svolgimento delle attività commerciali e la sussistenza stessa della comunità norense. Del

7 Falezza, 2008 p. 2636, fig. 4: nel grafico appare evidente un crollo delle importazioni tra il 450 e il 460 d.C., probabilmente lo stesso cui si allude in Tronchetti, 2003 p. 103 (“un picco negativo limitato ad un decennio”).

8 In Garau & Rendeli, 2006 p. 1259 si evidenzia inoltre “la persistenza di traffici almeno fino alla metà del VII secolo d.C.”.

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resto “nel corso del VI secolo, pur con tutte le trasformazioni e le modifiche dell’assetto urbano ed anche del modo di vita di Nora, questa è pur sempre un nucleo di attrazione di merci di lusso, il che ci segnala un buon livello di vita di almeno alcuni dei suoi abitanti” (Tronchetti, 2003 p. 102).In età bizantina l’abitato assunse così un nuovo aspetto. Dell’ultima fase di vita di Nora sono noti alcuni episodi edilizi che risultano variamente distri-buiti nell’area urbana, la cui “densità edilizia” sembra ormai piuttosto rarefat-ta rispetto a un tempo.Notevole importanza sotto il profilo della rifunzionalizzazione degli edifici antichi riveste la probabile trasformazione in strutture di carattere difensivo subita dalla cella del tempio forense (fig. 5) e dal complesso edilizio delle Ter-me a mare, dei quali si sfruttarono l’imponenza monumentale e la favorevole posizione ai fini strategici. Se la prima sembra aver assunto l’aspetto di una torre di avvistamento o di un’abitazione fortificata, mediante il potenziamen-to delle murature originarie e grazie a un ulteriore sviluppo in alzato (Novel-lo, 2009 pp. 439-447), il secondo divenne verosimilmente una sorta di fortezza a controllo della vicina insenatura portuale9.Le attestazioni relative a questo periodo riguardano però soprattutto ambienti di tipo abitativo, caratterizzati dal consistente reimpiego di materiali edilizi più antichi, all’interno dei quali potevano spesso coesistere anche attività produtti-ve di vario genere. È questo il caso dell’ambiente ricavato mediante la chiusura del tratto settentrionale del portico occidentale del foro (fig. 6), alla cui prima-ria funzione abitativa si associava quella di deposito per l’accumulo di elementi marmorei destinati verosimilmente alla produzione di calce10. Un simile inter-vento di “privatizzazione” dei complessi monumentali romani riguardò anche il vicino teatro: all’esterno dell’edificio per spettacoli, del quale sfruttava uno

9 Tronchetti, 1985 p. 79; Spanu, 1998 pp. 42-43, 192. Curioso è l’utilizzo locale del termine “casteddu” documentato nell’Ottocento per definire un edificio norense che può essere identificato con le Terme a mare (Spano, 1863 p. 101; cfr. Zucca, 2001 p. 518).

10 Ghiotto, 2009 pp. 362-369. La datazione di queste attività si basa sul termine post quem offerto dalla fase precedente, di certo successiva ai primi decenni del V secolo e indicativamente riferibile all’occupazione vandala (cfr. supra). Nel complesso del foro altre attività di analogo tenore riguardarono forse il tratto mediano del portico orientale e il settore nord-est della piazza.

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dei due accessi laterali, fu costruita una nuova struttura in appoggio alla parete meridionale11; purtroppo, allo stato attuale, “una continuazione al di sopra della strada non può essere né esclusa né provata” (Bejor et al., 1994 p. 240). Inoltre, secondo la proposta di G. Bejor, all’ultima fase dell’edificio teatrale potrebbe essere riferibile anche “un adattamento a cantina dell’iposcenio”, il che “porte-rebbe a pensare che tutte le potenti strutture murarie del teatro potessero essere state utilizzate in un nuovo edificio” (Bejor, 2008a pp. 103-104).Edifici abitativi di età bizantina, di entità piuttosto modesta ma di grande in-teresse documentario, sono noti anche nel settore occidentale della penisola, dove si registrano pure diverse tracce coeve di frequentazione (Gualandi & Fabiani, 2011 pp. 51-52; Giannattasio, 2012 p. 74). Uno di questi edifici (de-nominato “struttura A”) fu realizzato in buona parte al di sopra del livello di terreno che era venuto a celare la strada sul versante occidentale del cosiddetto “colle di Tanit” (fig. 7). Già interpretato come parte di “un impianto di tipo rurale” e datato al pieno VI secolo (Oggiano, 1993 pp. 102-104), esso è stato recentemente sottoposto a nuove indagini che hanno permesso di ampliarne la conoscenza e di precisarne la funzione (Giannattasio, 2010). Un’altra pic-cola struttura abitativa è stata individuata ancora più ad ovest, lungo il lato orientale della via del porto. Si tratta del cosiddetto “vano M/a” (fig. 8), il cui scavo ha prodotto importanti indicazioni di carattere cronologico: realizzato nel IV secolo, dopo una significativa soluzione di continuità nel corso del se-colo successivo, tornò ad essere utilizzato sul finire del VI secolo e rimase in uso fino al VII secolo inoltrato (Colavitti & Tronchetti, 2000; Tronchetti, 2003 pp. 99-101). Attività edilizie di altro genere, probabilmente coeve, riguardaro-no inoltre l’area sacra sulla punta meridionale12.

11 Bejor, 2000b pp. 179-180; Bejor, 2003 pp. 73-74. La struttura appare realizza-ta con blocchi di reimpiego che, almeno in parte, potrebbero provenire dal teatro stes-so. Il contesto stratigrafico relativo al piano di calpestio dell’edificio contiene “materiali che, pur essendo ancora in corso di studio, possono indicativamente attribuirsi al V-VI sec. d.C.” (Bejor, 1993 p. 132).

12 Spanu, 1998 p. 41; Tomei, 2008 pp. 186, 217. Più in generale, “tutto il pro-montorio, fortemente compromesso dagli agenti atmosferici e poi dagli sterri moder-ni, mostra le tracce di edifici apparentemente ancora posteriori, tra le quali potrebbero essere forse riconoscibili quelle di un articolato anche se incoerente edificio (un mona-stero?) e, in modo per ora ancor più ipotetico, di una basilica mosaicata (indicata come peristilio dai primi scavatori)” (Bejor, 2008a p. 105).

Nora nei secoli dell’Alto Medioevo 279

A una prima analisi sembra trattarsi di interventi piuttosto circoscritti, nei quali si può forse cogliere l’esito di una certa “contrazione” della vita urbana (Spanu, 1998 p. 41), ormai molto distante dalle precedenti logiche spaziali e funzionali della città romana. Ben noto è il passo della Cosmographia dell’A-nonimo Ravennate che sul finire del VII secolo definisce Nora come un sem-plice praesidium (Ravenn. V, 26; cfr. Guid. 64); tuttavia, secondo l’intuizione di P.G. Spanu, “risulterebbe più probabile ipotizzare che il praesidium di Nora venisse formato al principio della dominazione bizantina nell’isola nel quadro dei provvedimenti giustinianei tesi a realizzare una serie di strutture fortifica-te nelle principali città costiere dell’isola e al suo interno” (Spanu, 1998 p. 38).Poco si sa degli ultimi anni di vita di Nora e del suo definitivo abbandono. Le testimonianze stratigrafiche più recenti riguardano ancora una volta il settore occidentale della penisola e, in particolare, il cosiddetto “vano M/a” e le vicine Terme a mare. L’analisi stratigrafica permette di datare il disuso dell’ambiente abitativo all’avanzato VII secolo (Colavitti & Tronchetti, 2000 pp. 43-45; cfr. Tronchetti, 2003 p. 101), benché, a quanto pare, l’antistante via del porto abbia continuato per un certo periodo ad essere utilizzata e a garan-tire gli approvvigionamenti necessari alla sussistenza dell’abitato (Colavitti & Tronchetti, 2000; Tronchetti, 2003 p. 100). L’ultimo edificio a venire meno fu probabilmente la fortezza ricavata all’interno delle antiche Terme a mare, che crollarono devastate da un incendio verso la fine del VII oppure nell’VIII secolo (Tronchetti, 1985 pp. 78-81; Colavitti & Tronchetti, 2000 pp. 43-44; cfr. anche Spanu, 1998 p. 192). Priva ormai di adeguate strutture difensive, Nora rimase esposta ai rovinosi effetti delle incursioni arabe (Tronchetti, 1985 p. 79; Garau, 2007 pp. 70-71; Bejor 2008a, p. 107), fattesi in questo periodo sempre più frequenti e insidiose lungo le coste sarde.

A.R.G.

Le dinamiche del popolamento tra suburbio e territorio

Il profondo processo di evoluzione dello scenario urbano nelle sue componenti demiche, sociali, economiche e materiali trova un necessario termine di com-parazione nelle vicende che riguardano il suburbio e il territorio della città, sebbene sia chiaro come la differenza dei metodi e degli approcci della ricerca praticata in città, nel suburbio e nel territorio in oltre cent’anni di indagini ren-

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dano estremamente complesso un tentativo di analisi comparata ed integrata.I contesti esterni al nucleo urbano, di cui si fornisce qui un succinto panora-ma di sintesi, appaiono oggi dotati di un ricco patrimonio di documenti, ma risultano pure tra loro connotati da diverso potenziale informativo a causa delle modalità assai differenti di svolgimento delle ricerche, attuata con spo-radici interventi archeo logici e revisione della documentazione storica nel pri-mo caso e con fruttuose ricerche di ricognizione sul campo nel secondo caso.Per il suburbio il dato in assoluto più significativo è lo sviluppo progressivo del polo religioso cristiano di Sant’Efisio sul luogo di quella che già da molti secoli (almeno dal I secolo d.C.) costituiva l’area necropolare della città, le cui tracce sono state a più riprese messe in luce senza che si sia mai tuttavia giunti ad indagini estensive ed esaurienti sull’estensione topografica e cronologica di questi cimiteri urbani dell’età imperiale13.È peraltro certo che tale necropoli esisteva ed era impiegata ancora nel corso del IV e del successivo V secolo, poiché a quest’epoca risalgono in primo luogo alcuni importanti documenti epigrafici, la cui provenienza da Sant’Efisio è in alcuni casi certa e in altri probabile: si tratta di un’iscrizione di una defunta For-tuna, databile tra IV e V secolo, un’iscrizione di Lucifer con croce monogram-matica, datata al IV secolo (forse inoltrato), un’iscrizione di Respectus dedicata dal padre, il lector Rogatus, datata al V secolo (Corda, 1999 pp. 162-163) e altri testi di identica epoca e probabile autenticità14. Sempre dalla necropoli dell’area di Sant’Efisio proviene pure una serie di sarcofagi a cassone utilizzati in origine per sepolture e riscoperti in occasione del rifacimento del pavimento della chie-sa nel 197715.È assai probabile che tale nucleo cimiteriale sia cresciuto da questo momento attorno ad una memoria martiriale quale una sepoltura “eccellente” (il locus

13 Il primo scavo nella zona dell’istmo si deve a Patroni (1901), che rimise in luce parte del sepolcreto di epoca imperiale databile tra II e III secolo. Per gli interventi recenti, purtroppo solo in parte documentati e in larga parte maturati in condizioni di emergenza senza edizione dei dati, vedi Tronchetti & Bernardini, 1985 e soprattutto l’esaustiva sintesi di La Fragola, 2003.

14 Alcuni testi già ritenuti falsi dal Mommsen sono considerati autentici da Spanu, 2002 pp. 85-86.

15 Mureddu, 2002 pp. 197-198. Altre tombe a cassone di epoca imperiale furono viste all’esterno dell’area della chiesa: Tronchetti & Bernardini, 1985.

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depositionis) sorta nel luogo del vero o presunto martirio del soldato Efisio16, collocato tra la fine del III e l’inizio del IV secolo da una Passio generatasi nel corso del X secolo17. Le tracce di un possibile complesso cristiano sviluppatosi in quest’area tra IV e V secolo non sono molte, ma significative: di grande interesse appare in questo senso il rinvenimento negli anni Ottanta del secolo scorso, immediatamente ad est della cripta della chiesa oggi visibile, di un lacerto musivo recante un’iscrizione relativa a due deposizioni di personaggi non noti (Mureddu & Stefani, 1984 p. 405; Mureddu & Stefani, 1986 pp. 344-345) (fig. 9). Il mosaico, già ritenuto parte di una primitiva chiesa (Mureddu, 2002 p. 199), è riferibile per le decorazioni e l’iscrizione all’epoca compresa tra il IV e il VI secolo (Corda, 1999 pp. 163-164) ed è stato posto in possibile con-nessione (così Spanu, 1998 p. 47) con un ambiente seminterrato più tardi in-globato nella chiesa romanica di Sant’Efisio, oggi accessibile dalla sua navata laterale meridionale18. Per tale possibile prima chiesa è stata ragionevolmente proposta da P.G. Spanu una pianta a croce latina, sebbene sia evidente che le caratteristiche architettoniche sono ancora largamente congetturali19; è certo invece che la prima chiesa qui sorta fu eretta in un momento assai prossimo all’epoca di costituzione della basilica a tre navate e nartece identificata nel quartiere occidentale della città, pure preliminarmente datata al V secolo (cfr. supra Ghiotto), e venne a rappresentare un secondo polo religioso per l’ancora vitale comunità urbana. Dal V secolo però le testimonianze sull’evoluzione di questo nucleo e dell’intero suburbio vengono a mancare pressoché del tut-to. Dopo la citazione del restauro dell’acquedotto del 425-450 d.C. (cfr. supra

16 Sulla probabile storicità del martirio di Efisio vedi alcune osservazioni di Spanu, 2002 pp. 83-84.

17 Sulle vicende del santo Efisio e sulla genesi della Passio vedi il denso saggio di Spanu, 2002 con particolare riferimento alle pp. 71-84 e passim; inoltre alcune note in Spanu, 1998 p. 47 e riferimenti in nota 184.

18 Pianta del vano e descrizione in Spanu, 1998 p. 45; analisi dell’edificio in Spanu, 2000 pp. 77-81 e Spanu, 2002 pp. 86-87. Il pavimento di questo vano è posto a circa 2 m più in basso di quello della chiesa romanica e in fondo ad esso (lato nord) si trovano sulla parete due loculi considerati i luoghi di rinvenimento dei corpi dei santi Efisio e Potito.

19 Spanu, 2002 p. 87. Si noti, ad esempio, che, come osservato da Mureddu & Stefani, 1986 pp. 344-346, la lettura del mosaico da est presupporrebbe uno sviluppo dell’edificio pertinente non verso la chiesa romanica ma verso la spiaggia.

282 Settecento-Millecento Storia, Archeo logia e Arte nei “secoli bui” del Mediterraneo

Ghiotto), da cui si evince la conservata funzionalità di questa infrastruttura che attraversava la necropoli di fronte all’edificio di culto, ogni dato viene a mancare. È stato giustamente supposto che attorno alla neonata chiesa si sia formato un piccolo nucleo di servizio per la stessa, ed è stato pure ipotizzato un intervento di ristrutturazione interna della chiesa in epoca mediobizanti-na, epoca nella quale essa potrebbe aver ricevuto una decorazione rinnovata con gli elementi di arredo liturgico marmorei (plutei, transenne, capitelli) re-cuperati in mare davanti a San Macario20. Al di là di queste suggestioni, assai difficili da dimostrare21, la lunga frequentazione a scopo religioso e funerario di questo settore settentrionale, coagulatosi attorno alla fondazione religiosa, sembra comunque assicurata dalle notizie contenute nei documenti di molto più tardi pertinenti alla ripresa dell’interesse per la zona nell’XI secolo, quan-do tutto il quadro insediativo era mutato innanzitutto con l’oblio assoluto del polo urbano. Da questo momento riappare nei documenti la menzione della Ecclesia Sancti Evisi de Nura o de Mira22 quale centro dell’omonima curatoria; da essa nel 1088 le reliquie del santo vennero traslate a Pisa e l’anno successivo quella chiesa che forse risaliva ancora alla tarda antichità venne donata dal giudice Costantino di Cagliari ai monaci di San Vittore di Marsiglia, già pre-senti in Sardegna, che la ristrutturarono e la riconsacrarono nel 110223.Dal breve excursus sui documenti e sui dati archeo logici disponibili per l’a-rea esterna alla città, ma posta immediatamente a contatto con essa, appaiono chiari almeno due aspetti: da un lato la ristretta area di Sant’Efisio è l’unica a

20 Su questo vedi Spanu, 2002 pp. 87-88. Per l’esame del materiale si rimanda a Coroneo, 2000 pp. 101-105 e catalogo 4. 8-10. Recentemente una nuova sintesi sulle prime fasi di vita della chiesa è presentata da Giovannotti, 2010, cui si rimanda.

21 I marmi recuperati di fronte a San Macario non in associazione con alcun relitto potrebbero anche essere stati parte della chiesa menzionata come presente nell’isola dal Fara nel 1591 (Coroneo, 2000 p. 102) e non derivare da trasferimento da altro nucleo religioso.

22 Nominata anche in diverse forme: si veda la raccolta delle fonti in Tola ed., 1861.

23 Su tutta la vicenda della donazione e sul santuario di Sant’Efisio a Nora è fondamentale il testo di Spanu, 2002. Il ripristino dell’edificio di culto è visto come l’esito di una politica tesa a fare dei poli cristiani i nuovi fulcri di una nuova forma di controllo territoriale. Sulla chiesa protoromanica vedi Spanu, 2002 pp. 69-71 e Coro-neo, 1993 pp. 38-41 per gli aspetti storico-artistici.

Nora nei secoli dell’Alto Medioevo 283

fornirci alcune delucidazioni sull’assetto del suburbio alla fine dell’età antica e all’inizio dell’alto Medioevo, mentre le restanti porzioni della periferia cittadi-na sono al momento “mute”; dall’altro è pure evidente che questa limitata area da cui è possibile osservare l’evoluzione della periferia dopo l’antichità è segna-ta da un marcato vuoto di documenti e testimonianze che va dal V-VI secolo e dalla possibile costituzione del polo religioso di Sant’Efisio fino all’alba del secondo millennio; così siamo costretti ad ammettere che per queste zone del comprensorio norense la natura e le forme della frequentazione per il lungo in-tervallo tra la dominazione vandala e l’XI secolo sono difficili da immaginare in forma nitida. All’opposto appare più che probabile che tale vistosa lacuna di conoscenze non sia frutto di un reale vuoto di documentazione, quanto di un processo di ricerca non sistematico dal punto di vista delle ricerche sul campo.Ciò risulta evidente spostando l’orizzonte di osservazione più in là, verso l’en-troterra, dove lo scenario delle ricerche e, conseguentemente, delle ricostru-zioni muta in maniera abbastanza vistosa.Infatti sul territorio disponiamo di un cospicuo panorama di proiezioni gra-zie alla prolungata attività di ricognizione condotta negli anni Novanta del secolo scorso dall’équipe guidata da M. Rendeli e alle successive rielabora-zioni dei dati che si devono per il periodo in questione soprattutto al proficuo impegno di E. Garau24.Le convincenti considerazioni esposte dalla studiosa in uno studio del 2007 permettono di capire che in parallelo alle vicende urbane, caratterizzate da forti segni di discontinuità ma anche da una certa inerziale vitalità (cfr. su-pra Ghiotto), il territorio vede conservati alcuni capisaldi dell’organizzazione insediativa agraria in cui materiali provenienti da commerci trasmarini e da produzioni locali danno forza e vitalità ad un tessuto ancora vitale per la fase protobizantina del VI e del VII secolo (figg. 10-11). A favorire questo stato di cose appaiono decisive le presenze infrastrutturali stradali che avevano nella piana di Pula una via di transito obbligata sulla strada che da Carales portava verso la costa sud-occidentale dell’isola.La mantenuta forza propulsiva del quadro territoriale e delle sue risorse ap-pare dal fatto che il paesaggio agrario sembra dotarsi di alcuni nuovi centri

24 Particolarmente importante il saggio Garau, 2007 pp. 59-129. Inoltre si veda un ricco contributo in Garau & Rendeli, 2006. Sul territorio delle città sarde nel Me-dioevo vedi anche Pani Ermini, 1994.

284 Settecento-Millecento Storia, Archeo logia e Arte nei “secoli bui” del Mediterraneo

produttivi (piccole fattorie?), aggregatisi a ridosso delle maggiori realtà pre-esistenti secondo uno schema gerarchico, che vedeva affiancarsi a realtà più strutturate e più dotate dal punto di vista fondiario altri complessi minori che dei primi sfruttavano appunto l’ampia disponibilità di risorse, forse addi-rittura organizzata in forme latifondistiche. È presumibile, ma difficilmente dimostrabile allo stato attuale della documentazione, che in questo periodo il centro di riferimento per almeno alcune delle realtà indicate fosse ancora la città di Nora, sebbene sia stato pure proposto che anche il più lontano ma vi-tale centro egemone di Cagliari potesse esercitare diretto controllo su alcune delle realtà territoriali25. Sul piano delle funzionalità e delle attività di questi centri è fondamentale osservare come la ricognizione abbia verificato spesso l’assenza di “aloni” di materiale in dispersione attorno ai siti in questione, per lo meno nella parte occidentale del territorio: tale peculiarità del record archeo logico è stata interpretata come possibile indicatore di una più diffusa pratica di sfruttamento pastorale del territorio a prevalere su quello un tempo dominante dell’utilizzo agrario. Certamente rilevante, sebbene difficile da comprendere in chiave funzionale, è anche la probabile diffusione nell’età protobizantina di una serie di edifici di culto dedicati a santi di origine greca diffusi lungo la fascia litorale da Cagliari a Nora, la cui esistenza non è però al momento certamente ancorata sul piano cronologico.Il quadro fin qui succintamente presentato sulla scorta degli studi di E. Garau, che ha fatto parlare alla stessa studiosa di una sorta di continuità con l’età anti-ca (Garau, 2007 p. 107), sembra mutare abbastanza radicalmente con la fine del VII secolo e con l’epocale momento di svolta segnato dalla diffusa e devastante presenza araba nel Mediterraneo occidentale26. Il collasso del sistema produtti-vo africano e dei relativi commerci si riflette nella scomparsa delle produzioni fittili fino ad allora presenti a Nora e in Sardegna e trova esito nella modifica del sistema socio-economico basato sulle relazioni con le altre regioni, spin-gendo verso forme di chiusura che condizionano frequentazioni e assetti ter-ritoriali. È pure da questo momento che anche dell’ormai abbandonato centro urbano di Nora, trasformato nei due secoli precedenti in quel praesidium citato dall’Anonimo Ravennate (V, 26), si perde quasi completamente memoria in ra-

25 Su Cagliari vedi le note di Pani Ermini, 1994 pp. 388-392.26 Su questa fase vedi Spanu, 2006.

Nora nei secoli dell’Alto Medioevo 285

gione di una più che probabile evoluzione verso la totale ruralizzazione a causa dell’insicurezza delle coste e del venire meno di ogni sua funzione commercia-le e di centro economico. Anche se della città non si perse del tutto memoria ed essa agì come polo di riferimento almeno nominale per la riorganizzazione più tarda del territorio27, il ritiro del piccolo nucleo di popolazione verso l’interno non è discutibile, né peraltro facile da tracciare: infatti per un lungo arco di tempo anche il territorio non sembra fornire indicazioni su nuove formazioni di poli insediativi o di frequentazioni di alcun genere, fino alla ripresa di età giudicale, tanto da rendere possibile anche un trasferimento delle realtà an-tropiche ancora vitali nel protetto centro di Cagliari. In questo quadro docu-mentario desolante, che vale per tutto il periodo che porta al nuovo millennio, si pone però l’ipotesi della costituzione nel retroterra della città antica di un primo nucleo insediativo ai piedi (o sulla sommità) di uno sperone lavico do-minante la piana di Pula e posto tra il mare e le montagne occidentali. Si tratta di un’altura di modesta entità oggi inglobata nel paese di Pula e denominata Su Casteddu proprio in virtù della presenza di resti strutturali riferibili ad un insediamento fortificato la cui origine è peraltro difficile da fissarsi. Il castrum o castellum Pulae è menzionato solo a partire da opere rinascimentali28, nelle quali è detto in rovina, ed è ricordato poi per diretta visione o per citazione di autori precedenti da altri scrittori moderni. Pur nella difficoltà di valutare l’impianto di questo fortilizio, di cui residuano solo alcuni tratti di muratura di non precisabile epoca, è pur sempre pensabile che esso sia venuto a costituire il segno territoriale sostitutivo dell’ormai abbandonata città ancora nelle fasi centrali dell’alto Medioevo, e che attorno ad esso, o con esso, si sia progres-sivamente venuto a sviluppare il nucleo che diede vita al medievale paese di Pula. Nel corso delle ricognizioni è stato recuperato nei pressi dello stesso un pur isolato ma non insignificante frammento di dolium, riferibile per tipologia e riferimenti comparativi ad epoca tardoantica-altomedievale (Garau 2007, p. 73), che costituisce di fatto ad oggi l’unico tenue indizio dello slittamento verso l’interno della piana di Pula di qualche forma di insediamento.

27 È peraltro da notare che mai del centro si perse completamente memoria, almeno toponomastica, come documenta il riemergere dall’XI secolo del toponimo nella Ecclesia Sancti Evisi de Nura (Tola 1861, sec. XI, doc. XIX, pp. 163-164) o nella denominazione del distretto amministrativo della curatoria di Nuras.

28 Fara, 1580 (1992, p. 208).

286 Settecento-Millecento Storia, Archeo logia e Arte nei “secoli bui” del Mediterraneo

Se, quindi, realisticamente è difficile tracciare un quadro del territorio dopo la fine del VII secolo e fino a tutto il X, è pur chiaro che il paesaggio economico e dell’aggregazione antropica doveva all’epoca apparire di forte contrazione ulteriore e di ormai completo allentamento del sistema di controllo esercitato da Nora, passato quasi certamente al punto di riferimento regionale di Ca-gliari. Non per questo, come è stato notato (Garau, 2007 p. 75), il fertile spazio agrario dovette del tutto apparire quale un ager desertus, ma forse piuttosto come una campagna popolata da radi gruppi umani legati ad un’economia di sussistenza autarchica e dotati di forme di cultura materiale (edilizia e di utensileria) che il record archeo logico difficilmente può riflettere.Per queste ragioni i secoli VIII e IX restano ad oggi i periodi in assoluto meno documentati della storia della Piana di Pula e sui quali la ricerca è chiamata in futuro ad intensificare gli sforzi e ad affinare i metodi di analisi.

J.B.

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Fig. 1. Nora, pianta della città romana con indicazione dei principali contesti monumentali citati nel testo (da Tronchetti ed., 2000).

1

Fig. 2. Nora, pianta della basilica cristiana (da Bejor, 2000a).

2

Fig. 3. Nora, la via del porto, vista da sud (da Gualandi & Fabiani, 2011).Fig. 4. Nora, pianta ricostruttiva delle abitazioni “A1”, “A2” e “B”, sorte all’interno del quartiere centrale (da Bejor, 2004).

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4

Fig. 5. Nora, pianta del tempio del foro con la struttura difensiva realizzata all’interno della cella: in verde i muri di età bizantina (da Novello, 2009).

5

Fig. 6. Nora, il vano abitativo ricavato nel tratto nord del portico occidentale del foro, visto da sud (da Ghiotto, 2009).

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Fig. 7. Nora, resti della struttura realizzata sopra il livello di obliterazione della strada sul versante occiden-tale del “colle di Tanit”, visti da nord (da Oggiano, 1993).Fig. 8. Nora, il “vano M/a” durante lo scavo della sequenza stratigrafica di età bizantina, visto da nord-est (da Colavitti & Tronchetti, 2000).

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Fig. 9. Nora, l’iscrizione funeraria musiva dalla chiesa di Sant’Efisio (da Mureddu, 2002).

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Fig. 10. Nora, il popolamento del territorio tra il IV e il V secolo (da Garau, 2007).

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Fig. 11. Nora, il popolamento del territorio tra il VI e il VII secolo (da Garau, 2007).

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