il risorgimento sul mare. la campagna navale del 1860-1861

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“I CHIOSCHI GIALLI” COLLANA DI STORIA E CULTURE D’EUROPA diretta da Antonello Biagini e Giovanna Motta COPIA PER L'AUTORE GIA GIA A E A E C CULTU ULTU

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“I CHIOSCHI GIALLI” COLLANA DI STORIA E CULTURE D’EUROPA

diretta da Antonello Biagini e Giovanna Motta

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Il Risorgimento sul mare La campagna navale del 1860-1861

Edizioni Nuova Cultura

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Antonello Battaglia Antonello Battaglia

Collana promossa dal Dottorato di ricerca in “Storia d’Europa”, Sapienza Università di Roma – Università Babe -Bolyai di Cluj-Napoca - Istituto Italo-Rumeno di Studi Storici

Il presente volume è pubblicato nell’ambito del progetto PRIN 2009

Imperi e Nazioni in Europa dal XVIII al XX secolo

Unità di Ricerca Sapienza, Università di Roma

Copyright © 2012 Edizioni Nuova Cultura – Roma ISBN: 978-88-6134-799-1 È vietata la riproduzione non autorizzata, anche parziale, realizzata con qualsiasi mezzo, compresa la fotocopia, anche ad uso interno o didattico.

Questo volume è stato Stampato con tecnologia “print on demand”

presso centro stampa Nuova Cultura P.le Aldo Moro, 5 – 00185 Roma tel. 06.49912685 per ordini: [email protected]

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Indice

Introduzione ................................................................................................. 9 Contrasti tra marina sarda e borbonica. Il caso del piroscafo Cagliari ......................................................................................................... 19 Le manovre della marina sarda da Quarto a Palermo .......................... 25 La costituzione della marina garibaldina o “siciliana” ......................... 53 La marina borbonica tra disertori e lealisti ............................................ 65 L’attraversamento dello Stretto e lo sfaldamento della flotta partenopea .................................................................................................. 71 Il blocco navale di Ancona ..................................................................... .. 85 Gaeta e Cittadella di Messina. Le prime imprese delle marina unificata ...................................................................................................... 99 Conclusione .............................................................................................. 107 Appendice ................................................................................................. 111 Bibliografia ............................................................................................... 143 Indice dei nomi e dei luoghi ................................................................... 147

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Introduzione

La campagna militare del 1860-1861 costituì l’acme del-l’articolato processo risorgimentale italiano che grande impeto aveva assunto soprattutto intorno alla metà del XIX secolo. La scintilla della violenta ondata rivoluzio-naria del 1848, dilagata in tutto il continente europeo, era scoppiata a Palermo dove l’opposizione al conser-vatorismo di Ferdinando II di Borbone era sfociata in feroce insurrezione armata. In tutti gli Stati della penisola italiana si era diffuso presto il timore di un contagio sovversivo pertanto i sovrani avevano cercato di evitare eventuali crisi anticipando la concessione di carte costituzionali. Così avevano fatto Pio IX, Leopoldo II di Toscana e Carlo Alberto. Il moto rivoluzionario si era diffuso nel contempo anche nel nord della Penisola, dal 18 marzo, in cinque giorni, Milano era riuscita a costringere le truppe austriache di Radetzky alla ritirata e il giorno prima i veneziani aveva occupato l’arsenale provocando la fuga delle truppe viennesi.

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IntroduzioneIntroduzione

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Dopo l’iniziale riuscita delle operazioni militari che avevano approfittato dell’”effetto sorpresa” sulle trup-pe austriache, era stato paventato un imminente contrattacco nelle città appena liberatesi, pertanto Cattaneo a Milano aveva deciso di richiedere l’inter-vento militare piemontese al fine di ottenere la copertura di un esercito più organizzato contro le armate di Ferdinando I d’Austria. Carlo Alberto, a seguito un lungo indugio, aveva accet-tato l’intervento militare sancito dalla dichiarazione di guerra del 23 marzo 1848. Dopo l’inizio favorevole, le sorti dello scontro erano divenute avverse per Torino, infatti approfittando dell’eccessivo attendismo dello Stato maggiore sabaudo, la controffensiva austriaca era riuscita a infliggere la sconfitta al nemico, costrin-gendolo all’armistizio di Salasco del 9 agosto. La fase iniziale della Prima Guerra di Indipendenza si era conclusa in maniera nefasta. I sovrani italiani che avevano inviato volontari per rimpinguare le fila sabaude, avevano deciso di ritirare il proprio appoggio nel timore di un’imminente ritorsione austriaca, abban-donando il Piemonte costretto dunque ad arrendersi. La seconda fase era stata caratterizzata dall’afferma-zione dei movimenti democratici autori dei coup de main a Roma, Firenze e Venezia in cui erano state proclamate Repubbliche con i primi esperimenti di reale demo-crazia.

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Nonostante la determinazione politico-militare, l’inter-vento straniero aveva soffocato nel sangue le Repub-bliche e ricondotto la Penisola a una “restaurazione arbitraria” confermata ulteriormente dalla seconda vittoria austriaca sui piemontesi a Novara, il 23 marzo 1849. Dopo la Prima Guerra d’Indipendenza il Regno di Sar-degna era divenuto lo Stato guida del processo risorgimentale. Lo statuto albertino non era stato revo-cato da Vittorio Emanuele II e Cavour aveva deciso di operare in due direzioni: in politica interna con un vasto piano di modernizzazione e in politica estera cercando di proiettare il Piemonte nello scacchiere delle potenze europee al fine di uscire dall’isolazionismo po-litico. In quest’ottica la Guerra di Crimea era divenuta un’occasione di grande importanza che aveva permesso al primo ministro sabaudo di inviare una piccola squadra navale nel Mar Nero e un corpo di 18.000 soldati. Alla conferenza di pace di Parigi, infatti, per la prima volta fu posta all’attenzione delle cancellerie continentali la questione italiana. Nelle strategie cavouriane di alleanza internazionale la Francia di Napoleone III era stata identificata come l’alleato naturale ideale in grado di contrastare l’espan-sionismo austriaco europeo. In tale ottica gli onerosi accordi di Plombières del 21 luglio del 1858 erano divenuti il preludio della Seconda Guerra d’Indipen-

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denza in cui l’alleanza franco-sarda era riuscita a soggiogare l’armata austriaca fino all’improvviso ritiro dell’imperatore Napoleone III, duramente criticato in patria per la sanguinosa guerra e timoroso di un eventuale intervento prussiano. L’11 luglio 1859 l’armi-stizio di Villafranca aveva sancito, contro le intenzioni sabaude, la fine della guerra che permetteva a Torino di ottenere la Lombardia, privandolo tuttavia del Veneto. Per non aver ottemperato agli impegni presi, l’impe-ratore transalpino aveva rifiutato Nizza e la Savoia che gli furono proposti da Cavour in cambio della possibilità di tener i plebisciti nei comuni della Penisola centro-settentrionale ribellatisi durante la guerra. Questi, in sintesi, gli antefatti che condussero la Peni-sola italiana ai prodromi della vincente spedizione gari-baldina.

La campagna militare del 1860-1861, fu segnata da molti personaggi di rilievo che contribuirono militar-mente e politicamente alla realizzazione del progetto unitario. Un ruolo di grande importanza fu quello svolto dalle marine degli Antichi Stati Italiani tra cui, in

primis, la Regia Marina Sarda. Cavour comprese subito l’importanza della flotta come fattore di prestigio e di influenza nell’ambito della politica internazionale. Egli vi aveva guardato con particolare interessamento fin dall’11 ottobre 1850 quando aveva deciso di staccare l’amministrazione

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della marina dal Ministero della Guerra, trasferendola a quello dell’Agricoltura Industria e Commercio del quale egli stesso deteneva il portafoglio. Quando aveva assunto l’amministrazione Militare Marittima aveva trovato un diffuso spirito di scora-mento e insubordinazione dovuti innanzitutto alla prassi ormai dilagante e acuiti ulteriormente dalla sconfitta nella campagna navale adriatica della Prima Guerra d’Indipendenza. Cavour aveva deciso pertanto di reintegrare gli elementi esclusi dal servizio e condonare le pene dei condannati per insubordinazione e patriottismo nel 1848-’49, ma nello stesso tempo erano stati repressi con opportuni richiami e punizioni gli atti di ammutinamento o velleitaria autonomia di qualche ufficiale di grado elevato. Inoltre, per acquistare maggiore libertà d’azione egli era riuscito a ottenere dal re la sostituzione del vice-ammiraglio Eugenio di Savoia Carignano, comandante generale della Marina, con la nomina definitiva del contrammiraglio Filippo Corporandi D’Auvare. Il ministro sabaudo aveva provato a scardinare il controllo di una cerchia ristretta di alti ufficiali e il sistema consolidato in passato dall’ammiraglio Des Geneys, tuttavia non erano mancate resistenze al suo operato. Le principali forze centrifughe erano state costituite dai capitani di vascello Alberto Paroldo e Carlo Pellion di Persano, entrambi sottoposti a Consiglio di Guerra nella

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primavera del 1851 per gravi mancanze, ma assolti grazie proprio alla protezione degli alti ufficiali. Cavour aveva dovuto accettare il giudizio ma il suo tentativo non era passato inosservato, era servito comunque a ribadire il nuovo spirito di disciplina ormai da impar-tire. Nello stesso anno era stato elaborato un progetto di legge per la realizzazione di un nuovo porto militare alla Spezia (Varignano) e per la creazione di un depo-sito franco a Genova, ma in prima battuta la legge non era stata approvata dal parlamento. Dopo qualche anno il progetto era stato riproposto nuovamente, ma si era arenato a causa della guerra di Crimea. Nel 1857 Cavour aveva deciso di far presentare al nuovo ministro di Guerra e Marina, La Marmora, un ulteriore piano di trasloco della marina alla Spezia. L’acceso dibattito parlamentare si era protratto per undici giorni fino all’approvazione ma i lavori erano proseguiti a rilento a causa della Seconda Guerra d’Indipendenza e degli esigui fondi. Infine la prima nave, San Martino, sarebbe stata varata soltanto il 29 agosto 1869, il ritardo sarebbe stato causato da diversi fattori tra cui il fallimento della ditta costruttrice G. Battista Bolla, le lungaggini burocratiche relative agli espropri dei terreni necessari, l’alluvione della zona nel 1863, il colera del 1865 e la Terza Guerra d’Indipendenza. Lo spirito innovatore aveva prodotto l’accrescimento della squadra sarda con unità moderne come la pirofregata

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tire. Nello stesso anno era stato elaborato un progetto di tire. Nello stesso anno era stato elaborato un progetto di legge per la realizzazione di un nuovo porto militare legge per la realizzazione di un nuovo porto militare alla Spezia (Varignano) e per la creazione di un depo-alla Spezia (Varignano) e per la creazione di un depo-

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Carlo Alberto, le fregate Vittorio Emanuele, Duca di

Genova, Principe Umberto e Maria Adelaide, considerata una delle più potenti navi del suo tipo sia per velocità, 13 nodi che per artiglieria, con obici da 22 cm. Si cercava anche di applicare alla marina sarda ogni progresso tecnico conseguito all’estero con l’invio di quattro giovani biellesi in Inghilterra e di Benedetto Brin a Lorient dove avrebbe terminato gli studi divenendo ingegnere navale. Cavour aveva inoltre cercato e ottenuto il trasferimento dell’industriale americano Webb dagli Stati Uniti a S. Bartolomeo. L’opera del primo ministro sabaudo per la Marina Militare e Mercantile sarda, rappresentò la base dell’avvenire dell’istituzione. Può considerarsi – come affermò Vecchi – il vero fondatore di questa istituzione. Ne intuì il ruolo strategico, la necessità di una buona flotta che potesse dare prestigio al regno proiettandolo nell’alveo delle principali potenze continentali. Dopo l’Unificazione italiana avrebbe rafforzato ulteriormente questa convinzione, ritenendo che in futuro la politica estera sarebbe stata coadiuvata da un’affidabile flotta, imprescindibile elemento per uno Stato al centro del Mediterraneo e con circa 7.000 km di costa. Tornando alla campagna del 1860-1861, leitmotiv del presente volume, il compito della marina sarda non fu meramente militare - anche perché in realtà non ci furono grandi scontri navali - quanto strategico. Fin

progresso tecnico conseguito all’estero con l’invio di progresso tecnico conseguito all’estero con l’invio di quattro giovani biellesi in Inghilterra e di Benedetto quattro giovani biellesi in Inghilterra e di Benedetto Brin a Lorient dove avrebbe terminato gli studi Brin a Lorient dove avrebbe terminato gli studi divenendo ingegnere navale. Cavour aveva inoltre divenendo ingegnere navale. Cavour aveva inoltre

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dalla iniziale pianificazione dell’impresa garibaldina, Cavour, all’epoca nuovamente ministro della Marina, concepì il ruolo cardine della squadra navale sabauda che avrebbe svolto un’indispensabile azione nella campagna di unificazione nazionale. In particolare il contrammiraglio Carlo Pellion di Persano doveva seguire a distanza i garibaldini imbarcati sul Piemonte e sul Lombardo per assicurarsi che mantenessero fede agli accordi presi e non tentassero sbarchi avventati nelle coste pontificie o sarde. Altro compito altamente impor-tante della spedizione sabauda in navigazione verso la Sicilia era quello di monitorare lo sbarco garibaldino e costituire, anche con la sola presenza, un deterrente nei confronti degli eventuali attacchi della marina borbo-nica. Dopo lo sbarco garibaldino la squadra navale di Persano, successivamente ancoratasi a Palermo, svolse il fondamentale ruolo di tramite tra Garibaldi e Cavour, informando costantemente Torino dell’evoluzione degli eventi siciliani e trasmettendo le direttive cavouriane ai volontari garibaldini. Altro nodale incarico fu quello di prendere i contatti con gli ufficiali borbonici e, per conto di Cavour, convincerli a disertare le fila della marina napoletana per abbracciare la causa sabauda, dietro ingente pagamento e con la promessa di promozioni di grado nella futura marina italiana. Proprio questo fu uno dei fattori più importanti che contribuì alla riuscita della campagna militare nell’Italia

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meridionale. Anche la marina garibaldina diede il suo notevole apporto alle operazioni militari. Era composta prevalentemente da trasporti che Garibaldi utilizzò al meglio per il dislocamento dei volontari, mentre il generale impiegò l’unica nave da guerra nelle requisizioni di piroscafi partenopei. Gran parte degli ufficiali della marina borbonica, quantitativamente e qualitativamente migliore, decise invece di abbando-nare la causa partenopea e rinunciò, salvo alcune eccezioni, allo scontro. Dopo la caduta del regno delle Due Sicilie fu ad Ancona che le imbarcazioni sabaude spararono le prime bordate in quella che fu, ipso facto, l’ultima battaglia della Regia Marina Sarda prima del battesimo di fuoco delle marine riunite - non ancora ufficialmente nella marina italiana - a largo di Gaeta e Messina. Alla più nota campagna militare terrestre, dunque, seguì parallelamente la campagna marittima che in egual misura, contribuì al conseguimento dell’agognato obiettivo.

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Contrasti tra marina sarda e borbonica. Il caso del piroscafo Cagliari

Prima di affrontare l’articolato argomento relativo alla felice spedizione militare di Garibaldi contro il Regno delle Due Sicilie, è necessario accennare un evento di grande importanza, accaduto nel 1857 e i cui effetti si protrassero nel biennio successivo: ossia la spedizione di Sapri di Carlo Pisacane – che per organizzazione e modalità anticipò per molti versi quella dei Mille – e la relativa empasse internazionale, tra Regno di Sardegna e Delle Due Sicilie, scaturita dal sequestro napoletano del piroscafo Sardegna, utilizzato dallo sfortunato patriota1. All’organizzazione della spedizione Pisacane avevano partecipato attivamente sia Giuseppe Mazzini che Raffaele Rubattino. In particolare il democratico geno-vese aveva cercato vanamente di raccogliere denaro per l’acquisto di un vapore in Inghilterra e l’armatore aveva concesso l’uso del piroscafo Cagliari a patto che se ne

1 Per un approfondimento vedi N. Rosselli, Carlo Pisacane nel

risorgimento italiano, C. M. Lerici, Milano, 1958 ed L. Russi, Pisacane e la

rivoluzione fallita, Jaca Book, Milano, 1976.

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simulasse il furto violento e che la sua compagnia restasse formalmente estranea ai fatti2. Dopo il raggiungimento degli accordi il piroscafo Cagliari era salpato da Genova nel pomeriggio del 25 giugno 18573 diretto ufficialmente a Tunisi. Dopo un giorno di navigazione, alle ore 17, era arrivato a Ponza dove erano sbarcati i cospiratori che avevano assalito le carceri liberando circa 300 detenuti, tra cui alcuni politici e molti altri delinquenti comuni, aggregati comunque al corpo di spedizione che si era inoltre impadronito delle armi borboniche appena rubate al presidio. Ripartiti alla volta della Calabria, i volontari erano giunti nelle spiagge comprese tra Policastro e Sapri convinti che i mazziniani del Comitato Insurrezionale di Napoli avessero già provveduto ad arroventare il clima di rivolta contro la dominazione borbonica. In realtà le aspettative erano state deluse perché i patrioti locali non avevano ottenuto un vasto numero di proseliti. Il successivo svolgimento della vicenda della spe-dizione di Sapri – terminata nel fallimento per la scarsa

2 S. Romiti, Le marine militari italiane nel Risorgimento, Italgraf,

Roma, 1950, p. 272. 3 Vedi D. Rondini, La spedizione di Sapri narrata dal Cap. Giuseppe

Daneri Comandante del Cagliari, in «Risorgimento Italiano», V. Bona, Torino, 1911, fasc. II, p. 166.

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organizzazione, per l’insufficiente appoggio locale, per l’intervento militare borbonico, per la pessima impres-sione che aveva destato l’operato dei detenuti comuni associati al Corpo e, infine, per l’opposizione di gran parte degli abitanti a cui era stata data la notizia dell’arrivo imminente di una masnada di briganti – è noto, ma meno conosciuto è l’affaire Cagliari che infiammò le relazioni politiche tra Torino e Napoli nei mesi immediatamente successivi alla fallita spedizione4. La sera del 18 giugno 1857, sbarcati i volontari a Sapri, il comandante della Rubattino Antioco Sitzia - in precedenza tenuto fittiziamente ostaggio da parte di Pisacane - era stato rilasciato e aveva deciso di navigare con il Cagliari verso Napoli quando era stato intercettato a 12 miglia a ponente di Capri da due fregate borboniche Tancredi5 ed Ettore Fieramosca6 che gli

4 Cfr S. Raineri, Storia e tecnica aneddotica della navigazione a vapore,

Bontempelli, Roma, 1888, pp. 120-121. 5 Scafo in legno e carena rivestita di rame e armamento velico a

brigantino (due alberi a vele quadre). Aveva originariamente un armamento di dieci bocche da fuoco di calibri differenti. Discreta superficie velica, bordo alto, buona manovrabilità e scafo snello dalle caratteristiche marine, la fregata era nel complesso una buona unità, difettava tuttavia in velocità.

6 Costruita tra il 1849 ed il 1851 nei cantieri di Castellammare di Stabia, l’unità era in origine armata con dieci pezzi d’artiglieria, tutti a canna liscia: un cannone da 117 libbre, uno da 60 libbre, 4 obici Paixahans da 30 libbre e altrettanti cannoni da sbarco in bronzo da 12 libbre. La macchina a vapore, una motrice alternativa a bassa

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dell’arrivo imminente di una masnada di briganti – è dell’arrivo imminente di una masnada di briganti – è noto, ma meno conosciuto è noto, ma meno conosciuto è infiammò le relazioni politiche tra Torino e Napoli nei infiammò le relazioni politiche tra Torino e Napoli nei mesi immediatamente successivi alla fallita spedizionemesi immediatamente successivi alla fallita spedizione

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associati al Corpo e, infine, per l’opposizione di gran associati al Corpo e, infine, per l’opposizione di gran parte degli abitanti a cui era stata data la notizia parte degli abitanti a cui era stata data la notizia dell’arrivo imminente di una masnada di briganti – è dell’arrivo imminente di una masnada di briganti – è

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avevano intimato di arrestare la navigazione. L’equi-paggio borbonico, guidato dal tenente di vascello Antonio Imbert, aveva effettuato la perquisizione accurata del piroscafo genovese e aveva rinvenuto a bordo diverse armi bianche, due casse di armi da fuoco cariche e munizioni. Stante il ritrovamento di questi armamenti e il coinvolgimento nella spedizione di Pisacane, le autorità navali napoletane avevano di-sposto la cattura del piroscafo definito, con sentenza 28 novembre 1857, “buona preda”: «Bastimento di natura piratica e servito di mezzo ai nemici del Regno»7. Erano stati istruiti due processi, uno penale, l’altro civile, in cui il capitano Sitzia e la compagnia Rubattino erano stati ritenuti colpevoli di collusione con i ribelli e le istanze di restituzione del vapore requisito erano state respinte. A questo punto era intervenuto Cavour cercando di trasformare la questione da giuridica in politica, decidendo di coinvolgere anche l’Inghilterra e facendo leva sull’isolamento internazionale di Napoli. Secondo la tesi cavouriana era stato violato il diritto delle genti e

pressione della potenza di 300 cv, prodotta nelle Officine di Pietrarsa, rendeva il Fieramosca la prima nave munita macchina a vapore costruita interamente nella Penisola italiana.

7 La sentenza della Intendenza Generale della Real Marina di Napoli è riportata da A. Codignola, Rubattino, Cappelli, Bologna, 1938, p. 170, nota 2.

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cariche e munizioni. Stante il ritrovamento di questi cariche e munizioni. Stante il ritrovamento di questi armamenti e il coinvolgimento nella spedizione di armamenti e il coinvolgimento nella spedizione di Pisacane, le autorità navali napoletane avevano di-Pisacane, le autorità navali napoletane avevano di-

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accurata del piroscafo genovese e aveva rinvenuto a accurata del piroscafo genovese e aveva rinvenuto a bordo diverse armi bianche, due casse di armi da fuoco bordo diverse armi bianche, due casse di armi da fuoco cariche e munizioni. Stante il ritrovamento di questi cariche e munizioni. Stante il ritrovamento di questi

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Eavevano intimato di arrestare la navigazione. L’equi-avevano intimato di arrestare la navigazione. L’equi-paggio borbonico, guidato dal tenente di vascello paggio borbonico, guidato dal tenente di vascello Antonio Imbert, aveva effettuato la perquisizione Antonio Imbert, aveva effettuato la perquisizione accurata del piroscafo genovese e aveva rinvenuto a accurata del piroscafo genovese e aveva rinvenuto a

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la libertà dei mari perché la marina borbonica aveva applicato le norme del diritto di guerra in tempo di pace. Secondo questo principio la perquisizione del piroscafo era stata legale, ma non la sua cattura perché avvenuta fuori dalle acque territoriali8. Cavour aveva informato le cancellerie internazionali il 30 marzo 1858 esortando alla difesa del diritto pubblico. Come detto precedentemente, l’Inghilterra non era intervenuta subito nella querelle, l’iniziale tentenna-mento era dovuto al convincimento che la vicenda fosse un potenziale casus belli in grado di scatenare un imminente conflitto. Cavour tramite Emanuele D’Aze-glio, ambasciatore a Londra, aveva ribadito che con o senza l’appoggio inglese e francese, il Piemonte avrebbe perorato fino in fondo la propria causa. Successivamente poiché i due macchinisti del vapore Cagliari, Henry Watt e Carl Parck, erano britannici, Londra aveva deciso di accettare la chiamata in causa9. Nei giorni successivi il governo inglese aveva dichiarato pertanto illegale la cattura e aveva richiesto un’indennità di 3000 sterline per la reclusione dei sudditi innocenti estendendo il diritto anche al piroscafo Cagliari e ai sudditi sabaudi mentre Cavour aveva istruito presso la Magistratura dell’Ammiragliato

8 Vedi S. Raineri, op. cit., pp. 122-123. 9 Cavour e l’Inghilterra. Carteggio con V. E. D’Azeglio, Zanichelli,

Commissione Editrice (a cura di), Bologna, 1933, vol. II, tomo I, p. 210.

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informato le cancellerie internazionali il 30 marzo 1858 informato le cancellerie internazionali il 30 marzo 1858 esortando alla difesa del diritto pubblico. esortando alla difesa del diritto pubblico. Come detto precedentemente, l’Inghilterra non era Come detto precedentemente, l’Inghilterra non era intervenuta subito nella intervenuta subito nella

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di Genova il processo per pirateria borbonica. Dopo l’intervento diplomatico inglese, Ferdinando II fu costretto ad aderire alla risoluzione favorevole a Torino e l’8 giugno il ministro degli Esteri napoletano Carafa aveva firmato il rilascio dell’imbarcazione e dei detenuti. Il piroscafo Cagliari era riapprodato a Genova il 22 giugno e la vittoria di Cavour aveva umiliato la diplo-mazia borbonica rilevandone il pericoloso isolamento internazionale e la condotta arrendevole, elementi che avrebbero giocato un ruolo fondamentale nella prossima, imminente capitolazione.

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e l’8 giugno il ministro degli Esteri napoletano Carafa e l’8 giugno il ministro degli Esteri napoletano Carafa aveva firmato il rilascio dell’imbarcazione e dei aveva firmato il rilascio dell’imbarcazione e dei detenuti. detenuti.

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Le manovre della marina sarda da Quarto a Palermo

«Mi è dato il comando della divisione navale composta delle pirofregate ad elice, la Maria Adelaide, comandante cavaliere Provana; il Vittorio Emanuele, comandante conte Albini; il Carlo Alberto, comandante cavaliere Mantica; della pirocorvetta a ruote, il Governolo, comandante marchese d’Aste; e degli avvisi a ruote, il Malfatano, comandante cavaliere Monale; l’Authion, comandante cavaliere Piola. Ottengo per capo di stato maggiore il capitano di fregata cavaliere Clavesana. Inalbero la bandiera di comando sul Vittorio Emanuele; la Maria Adelaide, scelta a nave ammiraglia […]»10.

10 Vittorio Emanuele, nave ammiraglia di Persano, fu progettata dal generale ispettore del Genio Navale Francesco Mattei e venne costruita nei cantieri della Foce a Genova. Completata nel 1860. Scafo in legno con carena rivestita in rame, con tre alberi a vele quadre, la nave era armata pesantemente con 55 pezzi d’artiglieria, poi ridotti a 36, ossia dieci cannoni rigati da 160 mm, 22 cannoni-obici lisci da 200 mm, quattro pezzi da sbarco rigati da 80 mm. Le prove di collaudo avvennero il 3 febbraio 1860, ed entrò in servizio giorno 11.

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Le manovre della marina sarda da Quarto a Palermo Le manovre della marina sarda da Quarto a Palermo

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Con queste parole il contrammiraglio Carlo Pellion di Persano comunicava da Genova, il 14 marzo 1860, di

Carlo Alberto, commissionata nel 1851 ai cantieri britannici Smith, entrò in servizio sul finire del 1853. Scafo in legno con carena rivestita di rame, era in origine un’unità a vela pesantemente armata con 53 cannoni. Nell’aprile 1855 prese parte alla spedizione sarda inviata in Crimea. Governolo. Costruita tra il 1848 ed il 1850 nei cantieri britannici Pichter North al costo di 1.559.400 lire, risultò essere tra le migliori unità a ruote del periodo. Dopo il completamento lasciò il cantiere di Gravesend e si diresse a Genova, dove giunse il 24 maggio 1850. Nell’aprile 1855, durante la I crisi d’Oriente, la Governolo – a bordo della quale si trovava il generale La Marmora – fece parte della Divisione Navale sarda inviata in Crimea. Malfatano. Pirocorvetta a ruote con scafo in legno e carena rivestita di rame. Era propulsa da una macchina alternativa a bilanciere a due cilindri. Prodotta dalla ditta inglese Maudslay & Field, alimentata da una o due caldaie, sviluppava la potenza di 160 HP (118 kW) nominali, azionando due ruote a pale laterali e raggiungeva la velocità massima di 10 nodi. L’unità era inoltre provvista di due alberi, trinchetto a vele quadre e maestra a vele auriche (armamento velico a brigantino goletta). L’armamento, come d’uso per le pirocorvette a ruote, era piuttosto modesto, componendosi originariamente di quattro cannoni in ferro a canna liscia da 165 mm ad avancarica, poi sostituiti, dopo il 1861, con quattro cannoni in ferro da 165 mm, tre a canna liscia ed uno a canna rigata. Authion. Impostato nei cantieri di Blackwall, in Inghilterra, nel 1846, venne varato e completato nel corso dell’anno successivo. Poco dopo l’entrata in servizio l’avviso fu coinvolto nelle operazioni della Prima Guerra d'Indipendenza e nel 1855 prese parte alla guerra di Crimea. C. Pellion di Persano, Diario privato-politico-militare nella campagna

navale degli anni 1860-1861, Civelli, Firenze, 1869, p. 2.

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in servizio sul finire del 1853. Scafo in legno con carena rivestita di rame, era in origine un’unità a vela pesantemente armata con 53 rame, era in origine un’unità a vela pesantemente armata con 53 cannoni. Nell’aprile 1855 prese parte alla spedizione sarda inviata in cannoni. Nell’aprile 1855 prese parte alla spedizione sarda inviata in Crimea. Crimea.

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Carlo AlbertoCarlo Alberto, commissionata nel 1851 ai cantieri britannici Smith, entrò , commissionata nel 1851 ai cantieri britannici Smith, entrò in servizio sul finire del 1853. Scafo in legno con carena rivestita di in servizio sul finire del 1853. Scafo in legno con carena rivestita di rame, era in origine un’unità a vela pesantemente armata con 53 rame, era in origine un’unità a vela pesantemente armata con 53

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ECon queste parole il contrammiraglio Carlo Pellion di Con queste parole il contrammiraglio Carlo Pellion di Persano comunicava da Genova, il 14 marzo 1860, di Persano comunicava da Genova, il 14 marzo 1860, di

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essere stato nominato da Cavour – primo ministro nonché nuovamente ministro della Marina11 – comandante in capo della principale divisione navale del Regno di Sardegna che dopo qualche settimana sarebbe stata inviata in Sicilia con il compito segreto di tallonare la spedizione garibaldina, verificare la lealtà del generale nizzardo e fungere da scorta e protezione per tutta la campagna militare del 1860-1861. Il 18 aprile, dopo un incontro a Firenze con il capitano della pirofregata britannica Rancoon, il comandate Persano ricevette dal primo ministro sabaudo “segrete istruzioni” che lo condussero al porto di Palermo per effettuare un primo sopralluogo necessario a verificare l’eventuale presenza di armamenti nella costa nord-occidentale dell’isola12. Il 25 aprile Cavour inviò un dispaccio da Torino al marchese Salvatore Pes di Villamarina, ambasciatore a Napoli, richiedendogli l’invio sollecito di «dieci o dodici esemplari della carta topografica della Sicilia in quattro fogli […] e dodici copie della carta del Regno di Napoli del Rizzi Zannoni o, in mancanza di questa, di

11 Fino all’inizio del 1860 il ministero della Marina era accorpato a

quello della guerra ma il 17 marzo 1860, esattamente un anno prima della proclamazione del Regno, fu reso autonomo e il portafoglio fu nuovamente assunto da Cavour dal 18 marzo al 6 giugno 1860, giorno della sua morte.

12 C. Pellion di Persano, op. cit., p. 12.

tallonare la spedizione garibaldina, verificare la lealtà tallonare la spedizione garibaldina, verificare la lealtà del generale nizzardo e fungere da scorta e protezione del generale nizzardo e fungere da scorta e protezione per tutta la campagna militare del 1860-1861. per tutta la campagna militare del 1860-1861. Il 18 aprile, dopo un incontro a Firenze con il capitano Il 18 aprile, dopo un incontro a Firenze con il capitano

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del Regno di Sardegna che dopo qualche settimana del Regno di Sardegna che dopo qualche settimana sarebbe stata inviata in Sicilia con il compito segreto di sarebbe stata inviata in Sicilia con il compito segreto di tallonare la spedizione garibaldina, verificare la lealtà tallonare la spedizione garibaldina, verificare la lealtà

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Eessere stato nominato da Cavour – primo ministro essere stato nominato da Cavour – primo ministro nonché nuovamente ministro della Marinanonché nuovamente ministro della Marinacomandante in capo della principale divisione navale comandante in capo della principale divisione navale del Regno di Sardegna che dopo qualche settimana del Regno di Sardegna che dopo qualche settimana

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altre rinomatissime carte del Regno delle Due Sicilie» che Villamarina avrebbe dovuto imbarcare nel piroscafo Lombardo13. Alla fine del mese, il ministro della Marina inviò la fregata a ruote Governolo nello Stretto di Messina14 e l’avviso Authion e la Carlo Alberto15 a incrociare le acque del Tirreno siciliano con il compito di raccogliere informazioni e trasmetterle segretamente a Torino16.

13 R. Martucci, L'invenzione dell'Italia unita, Sansoni, Milano, 1999,

pp.142-143. 14 Un testimone inglese affermò che nel porto di Messina era

ancorata una fregata a ruote sarda che il giorno dopo lo sbarco di Garibaldi sarebbe salpata per ignota destinazione

15 M. Gabriele, Da Marsala allo Stretto. Aspetti navali della campagna di

Sicilia, Giuffrè, Milano, 1961, p. 31. 16 G. Gonni, op. cit., Zanichelli, Bologna, 1926, p. 108. Nei giorni

precedenti Cavour scrisse al comandante D’Asti: «Le gravi notizie che giungono dall’isola della Sicilia richiamano tutta l’attenzione del governo […] Governolo e Authion al comando della S.V. salperanno da Livorno; direttamente per Palermo col Governolo e l’Authion spedirà a Messina per assumere informazione sullo stato delle cose» e dopo qualche giorno scriveva: «Ho spedito la fregata Governolo a stanziare nella rada di Messina, nello scopo di assicurare tutta la possibile protezione a’ sudditi del re e tutelarne gli interessi. Feci quindi partire il Carlo Alberto con ordine di toccare Trapani, Marsala, Girgenti e Catania per assumervi quelle notizie che possono interessare il governo del Re, e mostrare allo stesso tempo la bandiera che sventola sulle nostre antenne a condorto de’ sudditi. Io mi tratterrò per ora qui in Palermo qual centro della Squadra sotto i miei ordini», Lettera del

Persano al Ministro sardo in Napoli del 14 giugno 1860 in C. Pellion di Persano, op. cit, pp. 10 e segg.

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Agli inizi di maggio 1860 gli incontri a Villa Spinola e a Genova tra Garibaldi e Fauchè, direttore ammini-strativo della società di navigazione Rubattino17 – di cui

17 S. Romiti, op. cit., p. 277. Giovanni Battista Fauchè, Venezia 27

febbraio 1815 – Venezia 28 Febbraio 1884. Dal 1858 direttore amministrativo della compagnia Rubattino con procura di vendere o acquistare beni o merci. La comunità degli storici, una volta ammessa la sua responsabilità nell’affaire Piemonte e Lombardo, discute ancora se Raffaele Rubattino fosse o meno al corrente degli accordi con Gari-baldi; in realtà sembrerebbe di no, ma negli anni successivi l’Unifi-cazione – probabilmente per motivi patriottici, legati all’immagine della società – la compagnia di navigazione rivendicò più volte il merito di aver concesso consapevolmente a Garibaldi i piroscafi per l’avvio della vittoriosa campagna militare. La conclusione dell’acceso dibattito storiografico ha escluso definitivamente la collaborazione attiva di Rubattino. Vedi al proposito C. Agrati, I mille nella storia e

nella leggenda, Mondadori, Milano, 1933, p. 40. Vedi anche G. M Trevelyan, Garibaldi e la formazione d’Italia, Zanichelli, Bologna, 1913, in cui l’autore esprime un duro giudizio di Rubattino.

Il 18 giugno 1860 Fauchè fu licenziato dalla Rubattino e si spostò in Sicilia dove fu nominato segretario di Stato della Marina e succes-sivamente capitano di vascello. Dopo l’Unità fu investito console di prima classe della Marina mercantile ad Ancona (1862-1864). Nel 1865 fu promosso capitano di porto di prima classe a Livorno fino al 1867 quando, con la stessa mansione, fu spostato a Genova. Dopo il pensionamento tornò nella città natale, Venezia, dove risiedette fino alla morte. A. M. Isastia, «Fauchè, Giovanni Battista», in: Dizionario

Biografico degli Italiani, Vol. XLV, Roma: Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1995. Vedi anche G. Pipitone Federico, Di alcune note

autobiografiche di patrioti che presero parte alle rivoluzioni siciliane del 1848

e del 1860, in «Rassegna Storica del Risorgimento», XVIII (1931),

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S. Romiti, op. cit., p. 277. Giovanni Battista Fauchè, Venezia 27 S. Romiti, op. cit., p. 277. Giovanni Battista Fauchè, Venezia 27 febbraio 1815 – Venezia 28 Febbraio 1884. Dal 1858 direttore febbraio 1815 – Venezia 28 Febbraio 1884. Dal 1858 direttore amministrativo della compagnia Rubattino con procura di vendere o amministrativo della compagnia Rubattino con procura di vendere o acquistare beni o merci. La comunità degli storici, una volta ammessa acquistare beni o merci. La comunità degli storici, una volta ammessa

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S. Romiti, op. cit., p. 277. Giovanni Battista Fauchè, Venezia 27 S. Romiti, op. cit., p. 277. Giovanni Battista Fauchè, Venezia 27

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EAgli inizi di maggio 1860 gli incontri a Villa Spinola e a Agli inizi di maggio 1860 gli incontri a Villa Spinola e a Genova tra Garibaldi e Fauchè, direttore ammini-Genova tra Garibaldi e Fauchè, direttore ammini-strativo della società di navigazione Rubattinostrativo della società di navigazione Rubattino

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il Regno di Sardegna era principale azionista – divennero serrati fino al raggiungimento dell’accordo con cui Fauchè rifiutava i 100.000 franchi offertigli dal generale e «dichiarandosi ben felice di poter rispondere al suo appello, il vapore sarebbe stato a sua dispo-sizione: che i centomila franchi se li portasse in Sicilia, ove gli avrebbero servito per altri bisogni»18. Negli stessi giorni, in prossimità della partenza dei Mille per Marsala, Cavour19 inviò al contrammiraglio direttive in cui si esortava di: «Partire quanto prima, senza però far uso delle mac-chine20, e […] incrociare coi legni della divisione, ridotti

supplemento al fasc. 1, pp. 229-236 e P. Pieri, Storia militare del

Risorgimento, Einaudi, Torino 1962, p. 650. 18 Roma, Museo centrale del Risorgimento, buste 45, CCXL,

CCXXXIV, 316, 317, 319, 336, 552, 573; Roma, Ufficio Storico della Marina, Direzione generale personale, Stato matricolare. Cfr. P. Fauchè (a cura di), Giambattista Fauché e la spedizione dei Mille. Memorie

documentate, Dante Alighieri-Bodoni, Milano-Roma, 1905, p. 19 e M. Rosi, Il Risorgimento italiano e l'azione di un patriota cospiratore e soldato, Roux e Viarengo, Roma-Torino 1906, p. 206 e segg.

19 Cfr. G. Gonni, cit., p. 96. Il 18 marzo 1860 Cavour aveva distaccato l’amministrazione della marina dal dicastero della guerra e l’aveva costituita come ministero autonomo assumendone personal-mente il portafoglio. Nella stessa data il Serra Cassano, comandante generale della marina, sostituiva Ceva nella carica di Segretario generale del ministero. Vedi M. Gabriele, La politica navale italiana

dall’Unità alla vigilia di Lissa, Giuffrè, Milano, p. 12.

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sizione: che i centomila franchi se li portasse in Sicilia, sizione: che i centomila franchi se li portasse in Sicilia, ove gli avrebbero servito per altri bisogni»ove gli avrebbero servito per altri bisogni»Negli stessi giorni, in prossimità della partenza dei Negli stessi giorni, in prossimità della partenza dei

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generale e «dichiarandosi ben felice di poter rispondere generale e «dichiarandosi ben felice di poter rispondere al suo appello, il vapore sarebbe stato a sua dispo-al suo appello, il vapore sarebbe stato a sua dispo-sizione: che i centomila franchi se li portasse in Sicilia, sizione: che i centomila franchi se li portasse in Sicilia,

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Eil Regno di Sardegna era principale azionista – il Regno di Sardegna era principale azionista – divennero serrati fino al raggiungimento dell’accordo divennero serrati fino al raggiungimento dell’accordo con cui Fauchè rifiutava i 100.000 franchi offertigli dal con cui Fauchè rifiutava i 100.000 franchi offertigli dal generale e «dichiarandosi ben felice di poter rispondere generale e «dichiarandosi ben felice di poter rispondere