cultura finanziaria a scuola - quaderno di lavoro 2013

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Il Quaderno di Lavoro "Cultura finanziaria a scuola: per prepararsi a scegliere" promossa dall'Osservatorio Permanente Giovani-Editori in partnership con Intesa Sanpaolo

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  • anno scolastico 2011 - 2012

    QUADERNO DI L AV ORO

    QUARTA EDIZIONE

  • 2Cultura finanziaria a scuola: per prepararsi a scegliere

    Si ringraziano per i contributi portati alla presente pubblicazione:

    Alberto BanfiFederico CarteiEnrico CastrovilliDario Di VicoRoberto FiniClaudio GuzziMaria Cristina QuiriciElide Sorrenti

    Un ringraziamento particolare a Emilio Giannelli per la disponibilit e lentusiasmo con cui ha realizzato le vignette per questa pubblicazione.

    Copyright 2012

    by Osservatorio Permanente Giovani-Editori

    progetto grafico e copertina: EssedicomEditing: Isabella Benfante

    Stampa: Tipografia Contini, Sesto Fiorentino (Firenze)

  • 3Cultura finanziaria a scuola: per prepararsi a scegliere

    Temi10 I 10 Temi delleconomia/finanzaIntroduzione di Dario Di Vico

    Presentazionedi Federico Cartei

    Formazione e ricerca del lavoro di Roberto Fini

    Stage e prime esperienze lavorativedi Federico Cartei

    Globalizzazione del mondo del lavorodi Roberto Fini

    Moneta unicadi Claudio Guzzi

    Inflazione, potere dacquisto e valore del risparmio di Alberto Banfi

    Strumenti di pagamento tradizionali e moneta elettronicadi Elide Sorrenti

    Pillole di finanza pubblica: spesa, tasse, deficit, debito e modalit di finanziamento di Enrico Castrovilli

    Rischio-Paese: tassi, spread e riflessi sulleconomiadi Federico Cartei

    Caratteristiche ed opportunit dei finanziamentidi Maria Cristina Quirici

    Il sistema previdenziale di Maria Cristina Quirici

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  • 4Cultura finanziaria a scuola: per prepararsi a scegliere

    Introduzionedi Dario Di Vico

    Siamo nellAnno Quinto della Crisi e tutti vorremmo avere in dotazione una bussola. Uno strumen-to che ci indichi la posizione e in qualche maniera ci metta in grado dindividuare un itinerario. I padri e le madri per orientarsi utilizzano molto lesperienza ed corretto che sia cos, solo che vivendo in una stagione di forti discontinuit non detto che il passato ci dia sempre i migliori suggerimenti. Anzi. La discontinuit, se vogliamo, possiamo spiegarla cos: non sappiamo come il nostro Paese uscir dalla sua crisi, come sar preservata la sua identit di grande produttore industriale, come sar rimodellata la sua geografia sociale e via di questo passo. Tradotto in termini di staffetta generazionale assai probabile che alle nuove leve non tocchi solo il compito di avvicendare al meglio le vecchie ma di scrivere delle pagine nuove in unepoca in cui la dimensione finanziaria ha assunto un rilievo primario. E capirne le leggi, le costanti, le culture, le conseguenze diventa imprescindibile. Lo spirito di questo tempo, di questa seconda modernit (copyright del sociologo tedesco Ulrich Beck) impregnato di economia, lo si voglia o no.Un esempio su tutti. Nel lessico contemporaneo non si pu prescindere dalla parola globaliz-zazione, spesso vero viene mal usata, ma la chiave di gran parte delle trasformazioni della nostra epoca risiede l, in una nuova e complessa fase dintegrazione economica tra i diversi Continenti e ci a prescindere dai regimi politici che li governano. Il mondo si prepo-tentemente allargato e la nostra cultura, di cui andavamo per altro fieri, si rivelata inadeguata a fronteggiare la novit. Pensiamo solo a ci che significa dal punto di vista della conoscenza delle lingue, ormai nelle grandi citt italiane si frequentano normalmente corsi di cinese e di portoghese perch le nuove opportunit di sviluppo vengono dalla Cina e dal Brasile. Ma pi in generale tutte le nostre visioni sono sottoposte a verifica, dovremo giocoforza allargare i nostri orizzonti perch il mondo ha cambiato marcia e protagonisti e Paesi come lIndia e la Cina che prima consideravamo come la periferia del globo ne sono diventati, per alcuni versi, la punta pi dinamica. Del resto la crisi che attanaglia le economie occidentali sarebbe stata molto pi acuta e socialmente gravosa se le economie emergenti non avessero dato sbocco alle nostre merci, tecnologie e culture organizzative. Ci valso moltissimo anche per lItalia, che ha dovuto ridurre loccupazione in maniera minore di quanto la crisi facesse temere proprio perch le nostre imprese hanno continuato ad esportare con continuit anche sui nuovi mercati. Noi europei abbiamo orgogliosamente pensato di aver dato, per tempo, una grande rispo-sta alla discontinuit rappresentata dalla globalizzazione, una risposta che si chiama Unione Europea a 27 membri per di pi dotata di una moneta unica (anche se estesa solo a circa la met dei membri). Obiettivamente stata una grande idea e vale la pena sottolinearlo adesso quando lEuropa sembra essere pi matrigna che mamma, pi un centro decisionale esterno che unestensione della democrazia nelle nuove condizioni date dalla globalizzazione. La moneta il pi conosciuto e utilizzato degli strumenti finanziari e ci aiuta a capire e argomentare la scelta In

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    fatta dallOsservatorio Permanente Giovani-Editori insieme ad Intesa Sanpaolo di parlare di cultura finanziaria a scuola. Leuro in fondo la dimostrazione di come una cultura comune agli europei abbia sentito le necessit di fare un passo pi in l, si sia voluta dotare anche di strumenti comuni che regolano la vita economica e civile dei cittadini, non solo dei banchieri. Abbia voluto dare agli europei non solo la condivisione di alcune idee ma anche la materialit di una moneta comune che sempre nelle nostre tasche. Non so si vi mai capitato di osservare dei turisti italiani in visita in uno dei Paesi delleurozona e constatare il piacere/orgoglio con il quale usano leuro e lo vedono circolare anche in terra ospite. Si sentono un po meno forestieri. Quello della moneta unica dunque un caso in cui le grandi decisioni politico-strategiche hanno incrociato positivamente le aspirazioni delle persone, si sono fatte racconto quotidiano. Perci, anche in questo tempo disgraziato, quando parliamo del futuro delleuro, delle difficolt della Grecia, del rischio che il contagio investa anche il nostro Paese, non dovremmo dimenticare quali sentimenti lintegrazione europea ha saputo mettere in moto. E come ha contribuito a modernizzare la nostra societ, le nostre leggi, il nostro stesso modo di pensare e di rapportarci agli altri popoli. tutto sommato da poco tempo che si osa parlare di cultura finanziaria. Fino a qualche stagione fa quellespres-sione sembrava addirittura recare in s una contraddizione in termini. Come se si dovesse scegliere: o cultura o finanza, le idee e i valori contrapposti al denaro. Poi ceravamo illusi che con lavvento e il boom dei fondi comuni dinvestimento nella met degli anni 80 avessimo imboccato un processo di alfabetizzazione finanziaria irreversi-bile. Gli italiani abituati tuttal pi a detenere nel loro portafoglio-titoli i leggendari Bot dimostrarono una certa fles-sibilit mentale, la voglia di misurarsi con un alfabeto pi complesso e con la necessit di attrezzarsi culturalmente per poter seguire il proprio personal business, come usavano dire i giornali finanziari dellepoca. Ricordo come in quella fase addirittura La Gazzetta dello Sport si fosse posta il quesito se pubblicare o meno le quote giornaliere dei fondi comuni e il borsino di piazza Affari. E alla fine qualche esperimento, seppur timido ed estemporaneo, fu varato in linea con lo spirito del tempo. Adesso a tanti anni di distanza possiamo tranquillamente affermare che si tratt di una fiammata o se vogliamo e dobbiamo dirlo con sincero accento autocritico si rivelata unocca-sione mancata.Oggi il contesto molto diverso. Come gi detto siamo dentro una crisi di cui non conosciamo del tutto i meccani-smi di funzionamento e per siamo convinti che la finanza abbia giocato un ruolo negativo. Non un certo un caso che tutto sia iniziato con la crisi americana dei subprime, i mutui concessi per comprar case con troppa facilit dalle banche americane ai loro clienti. E allora i comportamenti finanziari anglosassoni che avevamo lodato per anni e che ci sono sembrati pi moderni dei nostri si sono rivelati alla fine inadeguati e pericolosi. Noi italiani ovviamente siamo diversi. Si pensi alluso delle carte di credito, il denaro di plastica, che gli americani usano quasi compul-sivamente e soprattutto come carte di debito. Da noi si usa la carta solo se sappiamo che limporto della spesa coperto dai risparmi che abbiamo depositato su un conto corrente bancario: agiamo cos per una paura atavica di contrarre debito, che in qualche maniera ci ha preservato nella Grande Crisi da ulteriori sconquassi perch le nostre banche non sono andate a carte quarantotto.Se quindi la via anglosassone alla finanza oggi molto meno popolare di ieri necessario per da parte nostra sviluppare comunque una cultura che ci faccia da bussola, che ci aiuti a capire il mercato del lavoro e la finanza. I nessi sono fin troppo evidenti: abbiamo bisogno drammaticamente di posti di lavoro e quindi di imprese sane, com-petitive, rivolte al futuro, ma a loro volta queste aziende hanno bisogno del credito bancario per investire in nuovi macchinari, per attrarre personale competente, per mettere piede nei mercati pi promettenti ma anche pi lontani

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    di quelli di ieri. La finanza, dunque, serve. Eccome. Caso mai la domanda : se abbiamo per-so la grande occasione degli anni 80, come pensiamo oggi negli anni Dieci di trasmettere la comprensione delle dinamiche finanziarie ai giovani di oggi? La risposta non pu che essere pragmatica e prevedere un approccio dal basso: fare un passo in avanti significa introdurre nella scuola una cultura finanziaria che aiuti i ragazzi a gestire il rapporto con il denaro proprio e della propria famiglia, li porti a saper utilizzare il denaro elettro-nico, a controllare la corrispondenza con le banche. Lobiettivo finale mettere in grado i nostri figli, al momento in cui decideranno di mettere gi un loro progetto di vita autonomo, di saperne calcolare anche le variabili economiche. Da qui lovvia considerazione che una strumentazione di base, un alfabeto minimo, va trasmesso ai giovani come complemento del loro processo di responsabilizzazione. Vi sono innanzitutto evidenti motivi di sicurezza determinati dal fatto che gli studenti di oggi viaggiano molto di pi dei loro padri e comunque hanno gi in et scolare una frequenza di viaggi allestero o di soggiorni per imparare le lingue molto elevata. La cultura finanziaria innanzitutto come strumento per districarsi nel mondo del denaro e per non rinviare sine die il momento della responsabilit. Quando facciamo queste riflessioni dobbiamo per aver presente che nel mondo della scuola c un diffuso timore. Molti docenti temono che anche solo per via strumentale, con la scusa dinsegnare ai ragazzi a usare un bancomat o una carta di credito, si voglia in qualche maniera indottrinare i ragazzi e renderli precocemente schiavi del Dio Mercato. Questo timore am-plificato dalla storica difficolt della scuola italiana a dialogare con leconomia, vista davvero come scienza triste, come un fattore costrittivo, quasi sempre negativo, orientato a razionaliz-zare e a comprimere la personalit e la creativit dei ragazzi. Allora diventa necessario sgom-brare il campo da qualsiasi equivoco: giusto che i giovani si formino via via una propria idea del rapporto tra la sfera personale e quella economica, evidente che questa dialettica sar pi vicina al vero man mano che alcune scelte di vita saranno pi pressanti, ma dare pi cultura finanziaria alla scuola non vuol tentare di piegarla surrettiziamente e anzitempo a un determinato orientamento di tipo socio-culturale. La si vuol rendere pi libera, non certo prigioniera.

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    Appunti

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    IL QUADERNO DI LAVORO 2012-2013In tempi di recessione economica un aspetto positivo rappresentato dalla diffusione sempre pi capillare dei temi e delle problematiche finanziarie in ogni ambito della nostra vita: se guardia-mo un telegiornale, apriamo un quotidiano o una pagina internet difficilmente potremo riuscire a sfuggire ad un aggiornamento sullandamento del Pil, della disoccupazione, dei consumi o dei mercati finanziari in generale, per non parlare dello sconosciuto spread, che per lunghi periodi stato addirittura la parola pi presente sui media. La diffusione dei concetti economici porta ad una familiarit e ad un interesse maggiori verso la cultura finanziaria soprattutto tra i giovani che hanno la fortuna di apprendere velocemente concetti nuovi e vicini alla loro realt, ed il nostro compito quello di aiutarli a comprendere fino in fondo queste tematiche che permetteranno loro di poter affrontare il mondo reale, quello che si troveranno allimprovviso davanti una volta finita la scuola, con maggiore consapevolez-za e preparazione. a loro che questi anni di recessione economica hanno tolto di pi: pi di ogni altra cosa la spe-ranza di trovare un lavoro dopo gli studi, di potersi costruire una famiglia, di poter accendere un mutuo e comprarsi una casa, di poter girare per lEuropa godendosi i vantaggi di una moneta uni-ca, di poter avere un giorno una pensione adeguata allo stipendio percepito durante tutta la vita.La speranza e la fiducia sono concetti chiave in campo finanziario, non ci pu essere ripresa economica e ripresa dei consumi se manca la fiducia in un domani migliore e la speranza di poter migliorare la propria condizione attraverso il lavoro.Con una disoccupazione ai massimi storici e quella giovanile oltre il 36%, quindi con un gio-vane su tre senza lavoro, non abbiamo in questo momento le condizioni migliori per diffondere ottimismo, ma siamo convinti che la conoscenza e la formazione in tema di cultura finanziaria possano dotare i giovani di strumenti che li aiutino ad essere competitivi sul mercato del lavoro e ad affrontare i problemi con maggiore consapevolezza, con la convinzione che operare scelte consapevoli e basate su conoscenze precise della realt porti ad essere cittadini migliori e pi liberi. nellottica di poter approfondire quelle conoscenze pratiche della realt che circonda i nostri studenti e che, subito dopo gli studi, li vedr protagonisti in prima persona che nasce il Quaderno di Lavoro del presente anno scolastico, improntato allapprofondimento delle tematiche finanzia-rie concrete che dovranno essere affrontate dai giovani durante il loro ciclo di vita: in primo piano il mondo del lavoro con le caratteristiche della domanda e dellofferta, lutilizzo della moneta unica europea e di quella elettronica, lacquisto dellabitazione tramite la sottoscrizione di un mutuo, le problematiche dellattualit relative allo spread ed al debito pubblico, gli investimenti, il risparmio e la previdenza integrativa.

    Presentazionedi Federico Cartei

    CREDIT CARD

  • 9Cultura finanziaria a scuola: per prepararsi a scegliere

    Il percorso del Quaderno di Lavoro lungo il ciclo di vita finanziario dellindividuo Il filo conduttore del presente Quaderno il ciclo di vita dellindividuo in relazione alla realt e ai problemi finanziari che riguardano tutto larco dellesistenza, approfondito attraverso dieci temi che spaziano a 360 gradi, dalla ricerca del lavoro fino alla previdenza integrativa, con una attenta focalizzazione sui problemi concreti dai quali dipende la vita di tutti i giorni e che quindi maggiormente stanno a cuore a chi questa vita si accinge ad affrontarla.Per ogni tema affrontato stata realizzata una scheda e ciascuna delle dieci schede viene preceduta da un articolo tratto da un quotidiano al fine di favorire, da parte degli studenti, lapproccio alla lettura ed aiutarli ad approfondire tematiche complesse grazie allutilizzo degli articoli di giornale che rappresenteranno la fonte principale di aggior-namento durante la loro vita.Larticolo viene utilizzato anche perch nostra intenzione trattare temi economici con un riferimento alla realt quotidiana: tale scelta ci aiuta infatti a far capire agli studenti che non stiamo trattando concetti teorici ma che ci atteniamo a temi che li riguardano da vicino e che li seguiranno per tutto il ciclo di vita. Il tema della scheda viene poi approfondito e commentato da un docente esperto in materia, il quale commenta larticolo preso a riferimento e lo approfondisce con linguaggio e raffigurazioni semplici e comprensibili.Le parole chiave vengono evidenziate in un apposito box per fissare nella mente i concetti chiave dellargomento trattato e in modo che diventino facilmente riconoscibili una volta che lo studente li ritrover sui quotidiani o nelle proprie esperienze personali di lavoro o di vita, mentre i links indicati nellaltro box sono necessari riferimenti per chi volesse approfondire ulteriormente largomento. Le domande e risposte (Faq) rappresentano un approfondimento dei temi trattati nella scheda e servono sia per fo-calizzare largomento in poche battute che per verificare se largomento trattato stato capito nei suoi punti chiave.La collaborazione con gli insegnanti, vero fulcro del nostro progetto, ci invita a suggerire loro una traccia per lattivit in classe, contributo dellautore di ogni scheda riguardante le modalit per affrontare al meglio largomento con i ragazzi, dato laspetto tecnico delle tematiche trattate.Con veste grafica ancora una volta rinnovata e molto accattivante anche questanno il Quaderno arricchito in ogni scheda da cinque domande finali a risposta chiusa grazie alle quali poter verificare immediatamente ed in modo concreto il grado di apprendimento del tema da parte degli studenti e magari confrontare le loro risposte prima e dopo aver affrontato la lezione per evidenziare i progressi e le conoscenze acquisite grazie al lavoro svolto in classe. Alla fine di ogni scheda sar inserito un qr-code, un codice leggibile tramite smartphone che permette di collegarsi ad un video che lautore di ogni scheda ha girato cos da poter fornire un ulteriore contributo per affrontare largo-mento con gli studenti, tratteggiando per ogni scheda i temi chiave che ogni studente non potr dimenticare una volta terminata la lezione.Tali video, cos come il Quaderno e gli aggiornamenti, saranno disponibili anche allinterno del sito dellOsservato-rio, nella sezione dedicata al presente progetto e potranno essere scaricati in ogni momento.

    Il ciclo di vita finanziario: le dieci schedeNelle prime tre schede del Quaderno di Lavoro viene approfondito largomento che oggi riteniamo pi vicino agli studenti: i giovani e il mondo del lavoro.

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    Cultura finanziaria a scuola: per prepararsi a scegliere

    Nella prima viene approfondito il momento critico del passaggio tra il mondo della scuola e il mondo del lavoro, un momento caratterizzato dalla ricerca del lavoro a monte del quale oppor-tuno che venga fatta una scelta oculata e consapevole del cammino scolastico da intraprendere, in modo che i ragazzi possano indirizzarsi verso quelle professionalit che il mondo del lavoro richiede e valorizza anche in periodi di recessione economica (Roberto Fini, Scheda n. 1).La scheda successiva approfondisce il funzionamento del mercato del lavoro con relativi problemi e potenzialit: analizza domanda e offerta per capire come sia possibile avvicinare le richieste delle imprese e le professionalit offerte dai giovani in cerca di lavoro. Si analizzano pro e contro degli svariati canali di ricerca del lavoro, i punti chiave di un buon curriculum, caratteristiche ed utilit degli stage in azienda, dei master di approfondimento e soprattutto il grande valore rappre-sentato dalle esperienze di istruzione allestero per favorire nei giovani unapertura verso il mondo e formare le nuove generazioni al concetto di cosmopolitismo (Federico Cartei, Scheda n. 2).La terza scheda affronta largomento di grande attualit legato alla globalizzazione del mondo del lavoro, alle opportunit che ne derivano per i giovani e alle insidie che questa comporta per le imprese che non investono in ricerca e non si rinnovano; sottolinea poi limportanza di espe-rienze lavorative allestero che consentono ai nostri studenti di apprendere le lingue straniere e di acquisire una mentalit pi aperta (Roberto Fini, Scheda n. 3).La scheda successiva ripercorre il cammino dellintroduzione della moneta unica e i vantaggi che questa ha comportato per tutta larea euro, sia negli scambi lavorativi e turistici, sia a livello di stabilit di tassi di interesse, del tasso di inflazione e dellaffidabilit dei singoli Stati nel far fronte ai propri impegni. Dato che di fronte alle difficolt di alcuni Stati si arrivati a mettere in discussione la tenuta delleuro, in questa scheda vengono sottolineate limportanza e le novit che lintroduzione della moneta unica ha comportato per il nostro futuro di cittadini europei (Claudio Guzzi, Scheda n. 4).Il gradino successivo del nostro percorso prevede lapprofondimento del concetto di risparmio, del significato della tassa iniqua rappresentata dallinflazione e del concetto di potere dac-quisto del denaro, al fine di capire come varia il valore del denaro nel tempo e limportanza di investire il denaro disponibile per non incorrere nel suo costante ma inesorabile deprezzamento (Alberto Banfi, Scheda n. 5).Nella scheda seguente poniamo lattenzione ad un tema attuale, rappresentato dagli strumenti di pagamento diversi dal sempre pi morigerato contante utilizzati per i pi svariati motivi, dal lavoro agli spostamenti allestero, che vanno dal tradizionale assegno alla moneta elettronica, fino al pagamento tramite gli smarthphone che sar sempre pi diffuso nei prossimi anni, che saranno protagonisti di una importante evoluzione tecnologica in tale settore (Elide Sorrenti, Scheda n. 6).Le due schede seguenti affrontano un tema che stato di grande attualit negli ultimi mesi e che cerchiamo di chiarire andando a fondo del problema: nella Scheda n. 7 (Enrico Catrovilli) si analizza il funzionamento dello Stato con i servizi garantiti e le spese sostenute da un lato e le modalit di finanziamento tramite la riscossione delle tasse e lindebitamento dallaltro. Il debito pubblico negli ultimi anni ha raggiunto livelli altissimi, tanto da far nascere dubbi sulla capacit dello Stato di poter onorare le proprie scadenze: da tali perplessit nasce il problema

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    degli alti valori raggiunti dallo spread e degli alti tassi di interesse pagati dallo Stato per potersi finanziare sui mercati, con riflessi negativi per banche, imprese e famiglie. Tali temi vengono approfonditi nella Scheda n. 8 (Federico Cartei).La Scheda successiva affronta il tema dei finanziamenti, ovvero le diverse forme di approvvigionamento di risorse per far fronte alle spese familiari in un momento di deficit finanziario, tipico della realt del mondo giovanile, dal mutuo prima casa al microcredito, dal prestito donore per gli studi ai finanziamenti per limprenditoria giovanile, strumenti utili per poter acquistare dei beni di consumo o iniziare unattivit, anche se tutte le risorse al momento non sono disponibili (Maria Cristina Quirici, Scheda n. 9).La prospettiva di una riduzione delle tutele dello Stato dal punto di vista previdenziale ci obbliga ad affrontare il tema pensionistico sin dai primi anni di lavoro: prepararci subito a costruire una pensione che integri quella pubblica aiuta a ridurre gli sforzi e ad incrementare la somma che andremo a percepire al momento opportuno, con una serie di vantaggi fiscali e di alternative interessanti per non rimanere allimprovviso spiazzati dallesiguit della pensione al momento della fine della carriera lavorativa (Maria Cristina Quirici, Scheda n. 10).

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    Appunti

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    Formazionee ricercadel lavorodi Roberto Fini

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    Caro Direttore, il problema del lavoro nel nostro Paese non soltanto quello della inconoscibilit delle milioni di occasioni che il mercato offre ogni anno, in ogni parte della Penisola, ma anche quello della nostra incapacit di mettere a frutto alcuni enormi giacimenti di occupazione, che lasciamo quasi del tutto inutilizzati. Eppure sarebbero facilmente a portata di mano; e, come mi propongo di mostrare, il loro sfruttamento richiederebbe investimenti che sono certamente alla nostra portata. Il giacimento a cui mi riferisco costituito dagli skill shortages, che restano permanentemente scoperti per mancanza di manodopera dotata della qualificazione necessaria per occuparli.[] Dallultimo censimento svolto da Unioncamere risultano 117.000 posizioni di lavoro disponibili sparse in tutte le regioni italiane, distribuite in tutti i settori e tra tutti i livelli professionali. Gli studiosi di economia e di sociologia del lavoro avvertono, peraltro, che gli skill shortages effettivi sono molti di pi: almeno mezzo milione. Cos come per ogni disoccupato che cerca lavoro si stima che ci siano almeno tre lavoratori scoraggiati, potenzialmente interessati a trovare un lavoro ma che non ci provano neppure, allo stesso modo ci sono gli imprenditori scoraggiati: cio quelli che avrebbero bisogno di personale qualificato, ma considerano talmente improbabile trovarlo che non fanno neppure linserzione sul giornale o la richiesta allagenzia di collocamento.Per mettere questo giacimento di occupazione a disposizione dei nostri disoccupati o dei lavoratori che cercano un nuovo lavoro, basterebbe che un servizio specializzato facesse per ognuno di essi il bilancio delle competenze, individuasse i due o tre skill shortages pi vicini professionalmente e geograficamente e delineasse i percorsi di riqualificazione professionale necessari per accedere ai due o tre posti individuati (preferibilmente in collaborazione con limpresa interessata, utilizzando e retribuendo i suoi impianti e il suo personale qualificato). Tra questi il lavoratore interessato dovrebbe scegliere quello che meglio corrisponde alle sue aspirazioni ed esigenze familiari, per poi intraprendere litinerario di formazione necessario.Si obietta che i servizi pubblici per limpiego non sono in grado di svolgere questo compito. Le agenzie di outplacement, per, s. Oggi in Italia sono poco utilizzate, perch non abbiamo ancora maturato la cultura dellassistenza intensiva al lavoratore nella ricerca delloccupazione; ma ci sono anche da noi, e funzionano bene.

    2 Aprile 2012

    OCCUPAZIONE: I GIACIMENTI FACILI DA SFRUTTAREdi Pietro Ichino

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    [] Certo, i servizi di outplacement costano cari (mediamente, lequivalente di cinque o sei mensilit dellultima retribuzione del lavoratore interessato). Ma sempre meno della cassa integrazione a perdere: si potrebbe attivare un buon incentivo per lazienda che licenzia, affinch essa ingaggi lagenzia pi adatta al compito; e le Regioni farebbero soltanto il loro dovere se riqualificassero drasticamente la propria spesa in questo settore, prevedendo i tre quarti o i quattro quinti del costo standard di mercato del servizio. Per questo potrebbe e dovrebbe essere utilizzato anche quel 60% dei contributi del Fondo Sociale Europeo che spetterebbero allItalia, ma che finora non siamo stati capaci di utilizzare per inadeguatezza delle nostre iniziative nel mercato del lavoro rispetto ai requisiti di efficienza ed efficacia giustamente posti dal Fondo stesso.Oggi il fabbisogno prevedibile di qualifiche professionali scarse si potrebbe conoscere in anticipo per ogni zona e per ogni settore produttivo. Che cosa aspettiamo ad attivarci per porre questo giacimento occupazionale a disposizione dei tanti italiani che hanno difficolt a trovare un lavoro?

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    Chiavi di lettura dellarticolo

    Tra le immagini che meglio documentano la durezza della depressione economica seguita alla crisi del 1929, le fotografie delle lunghe file di disoccupati davanti agli uffici di collocamento o dei poveri davanti alle mense che distribuivano un piatto di minestra calda, sono senza dubbio le pi drammatiche. In Paesi come gli USA o la Gran Bretagna simili scene facevano purtroppo parte del paesaggio urbano abituale dellepoca ed hanno contribuito a segnare in modo indelebile la memoria collettiva: la paura delle crisi e dei conseguenti aumenti della di-soccupazione sono diventati elementi costanti del dibattito economico-sociale e dellinconscio individuale e collettivo1.Nella crisi attuale non esistono pi le file di disoccupati e poveri in attesa: il mondo contempora-neo pi virtuale e la ricerca del lavoro avviene attraverso i canali dei curriculum vitae spediti per e-mail alle imprese o alle agenzie di outplacement o anche, semplicemente, il passaparola. Il sistema cambiato, ma ci non toglie che la disoccupazione rappresenti anche oggi una realt, bench non raggiunga, per fortuna, i livelli degli anni Trenta.Certamente la crisi ha aggravato i tassi di disoccupazione e di sottoccupazione, specie fra i giovani, e tale situazione destinata a non terminare nel breve termine, almeno fino a quando la fase acuta della crisi sar superata. Ma, occorre osservare che le crisi mettono in evidenza un problema che, con minore drammaticit, si presenta anche nei periodi normali: quello della mancanza di equilibrio fra domanda di lavoro (da parte delle imprese) ed offerta di lavoro (da parte dei lavoratori). In linea generale la disoccupazione si crea perch le imprese non assumo-no i lavoratori in cerca di occupazione, ritenendo che le prospettive di mercato non siano tali da rendere necessarie nuove assunzioni, oppure perch alcune mansioni precedentemente affidate a lavoratori vengono affidate a macchine (disoccupazione tecnologica).I giovani in genere sono i pi colpiti dalla disoccupazione: in tutti i Paesi la disoccupazione giovanile presenta tassi pi alti (in qualche caso molto maggiori) della disoccupazione in gene-rale. Inoltre, i giovani tardano sempre pi ad entrare sul mercato del lavoro: si prolunga, cio,

    il tempo che intercorre fra il conseguimento del titolo di studio e lottenimento del primo lavoro2.

    1 Si veda a questo proposito il volume curato da S. Ricossa, Le paure del mondo industriale, Laterza, Roma-Bari, 1990, in particolare il saggio di Mario Deaglio, La paura delle crisi (pp. 115-136). Sulle dinamiche della crisi del 1929 e la successiva recessione degli anni Trenta il riferimento dobbligo il libro di John Kenneth Galbraith, pubblicato nel 1954, Il grande crollo (Rizzoli, Milano, 2003), ma anche la puntuale descrizione contenuta in Charles Kindleberger, Euforia e panico: storia delle crisi finanziarie, del 1978 (Laterza, Roma-Bari, 1996). Nella narrativa le pi vivide immagini delle conseguenze della crisi si possono leggere nel libro del 1939 di John Steinbeck, Furore (Bompiani, Milano, 2001). Nel 1940 John Ford ricaver dal libro di Steinbeck un intenso e drammatico film, cui parteciper come sceneggiatore lo stesso Steinbeck, mentre linterpretazione di Tom, il personaggio principale del romanzo, verr affidata ad Henry Fonda. Nel 1941 il film vinse sette pre-mi Oscar. Sempre di Steinbeck si legga Uomini e topi (Bompiani, Milano, 2001), uscito nel 1937 e anchesso ambientato negli anni della depressione succeduta alla crisi del 29.2 Sulla condizione giovanile vi sono molti saggi interessanti: lIstituto di studi sociologici IARD pubblica ogni quattro anni una vasta indagine campionaria sul tema; lultima edizione del 2007 e tratta anche la condizione dei giovani in relazione al mondo del lavoro, a cura di Carlo Buzzi, Alessandro Cavalli e Antonio

    di Roberto Fini

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    Non facile affrontare largomento con distacco: la mancanza o la perdita del lavoro incidono sul tessuto collettivo e sui destini personali di chi viene coinvolto e della sua famiglia. Non facile, ma necessario: la solidariet socia-le (e personale) nei confronti di chi non ha il lavoro o di chi, avendolo in precedenza, lo ha perso, una delle grandi conquiste sociali e culturali del mondo contemporaneo. Ma tale solidariet non deve far perdere di vista la realt.E la realt costituita, anche, da un sistema che potrebbe essere migliorato: questo non risolverebbe alla radice il problema della disoccupazione, ma ne ridurrebbe di qualche valore il livello. Larticolo da cui prendiamo le mosse parte proprio dallanalisi di alcuni degli elementi che permetterebbero di attenuare limpatto di disoccupazione o inoccupazione3. In sostanza, sembra essere un problema di informazione e di scarso collegamento fra domanda di lavoro e di offerta di lavoro: le imprese avrebbero bisogno di figure professionali dotate di specifiche competenze e i lavoratori (soprattutto i giovani) dovrebbero preoccuparsi di acquisire tali competenze; quello che manca un sistema di informazione efficiente che metta in luce tali necessit.Tale mancanza genera un problema di scoraggiamento bilaterale: da una parte molti giovani, ritenendo che il mercato del lavoro non sia in grado di assorbirli, non cercano lavoro o si accontentano di lavoretti ben diversi rispetto alle competenze acquisite; dallaltra vi sono imprenditori che rinunciano ad esplorare il mercato del lavoro ritenendo difficile trovare le competenze professionali che ricercano. Tecnicamente il fenomeno viene definito skill shortage, cio carenza di abilit o di competenze: le imprese ricercano figure professionali specifiche, ma non le trovano. E, non trovandole, si scoraggiano, sospendono la ricerca o si accontentano di figure con competenze diverse. In ogni caso, si genera un costo molto elevato, mentre, dal lato dei lavoratori, acquisire tardivamente com-petenze, ammesso che sia loro chiaro quali dover acquisire, pu essere molto difficile.Significativamente larticolo fa riferimento ai giacimenti occupazionali: come tutti i giacimenti occorre in primo luogo scoprirli ed esplorarne con attenzione le caratteristiche quantitative e qualitative. Gi, ma chi si occupa di questa scoperta e di questa esplorazione? Certamente le singole imprese e i singoli lavoratori devono fare la loro parte, ma da soli non possono fare molto: necessario che le informazioni siano veicolate da agenzie specializza-te. Quali sono le competenze maggiormente richieste dalle imprese e quali quelle maggiormente offerte da parte dei lavoratori? In quali territori si verificano i maggiori skill shortage?Il compito non facile, tanto pi se si tiene conto che in Italia solo nove regioni, tutte del Nord, sono ad oggi in grado di fornire indicazioni attendibili sulle caratteristiche qualitative del mercato del lavoro. Le regioni avrebbero istituzionalmente il compito di monitorare il mercato del lavoro, ma meno della met si sono adeguate alle decisioni legislative: questo rischia di produrre un grave disallineamento fra domanda ed offerta. Vi sono strutture private di outplacement dotate di buona efficienza in grado di sostituire o di integrare i compiti delle Regioni. Naturalmente si tratta di imprese che vendono un servizio: non agiscono a titolo gratuito, n pu essere garantito da parte loro un risultato positivo. Ma agire alla cieca, sia da parte dellimprenditore sia da parte

    de Lillo, Rapporto Giovani, Il Mulino, Bologna, 2007. Per una lettura sulla condizione giovanile si veda Carlo DellAringa e Tiziano Treu (a cura di), Giovani senza futuro?, Il Mulino, Bologna, 2011. Unanalisi di respiro storico quella contenuta nel volume di Paolo Sorcinelli e Angelo Varni (a cura di), Il secolo dei giovani: le nuove generazioni e la storia del Novecento, Donzelli Editore, Roma, 2004. Qualche interessante opera di narrativa sulla condizione giovanile si trova nella letteratura pi recente. Per una fotografia cruda e provocatoria si pu leggere Mariangela Mianiti, Una notte da Entraineuse: lavoro, consumi, affetti narrati da una reporter infiltrata, Derive/Approdi, Roma, 2005 e Saradisperata, Mi vendo, Newton Compton, Milano, 2007. Pi positivo il messaggio contenuto in Angela Padrone, Precari e contenti. Storie di giovani che ce lhanno fatta, Marsilio, Venezia, 2007. Sulle tragicomiche disavventure di un aspirante imprenditore si pu leggere di Luigi Furini, Volevo solo vendere la pizza, Garzanti, Milano, 2009.3 Le condizioni di disoccupato e di inoccupato sono fra loro differenti: un disoccupato una persona che aveva un lavoro, lo ha perso ed attivamente alla ricerca di un nuovo lavoro; un inoccupato invece una persona che non ha mai lavorato in precedenza ed alla ricerca del suo primo impiego. Come intuibile, la condizione di inoccupato comune a molti giovani una volta usciti dal sistema formativo.

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    del lavoratore ancor meno efficiente e rischia di costare al lavoratore ben pi delle cinque o sei mensilit cui fa cenno larticolo da cui prendiamo spunto.Vi sono alcuni aspetti da chiarire riguardo ai problemi collegati alla ricerca del lavoro. In primo luogo: trovare un lavoro non certo facile, specie in tempi di crisi; difficile s, ma non impossibi-le. La tabella che segue mette in evidenza i tempi (in mesi) necessari ad unimportante agenzia di outplacement per ricollocare a lavoro impiegati ed operai nel primo semestre del 2011:

    Attualmente, il meccanismo che porta al licenziamento di un lavoratore funziona cos: se unim-presa deve mettere in mobilit un lavoratore, lo comunica allinteressato e allINPS perch venga avviata, se prevista, la procedura di cassa integrazione, in modo da garantire il reddito neces-sario anche in assenza di lavoro. Di solito la cassa integrazione dura molti mesi, se non anni, ed a carico della collettivit4. Stando ai dati della tabella, se affidati allagenzia di outplacement, nella peggiore delle ipotesi i tempi di ricollocamento non superano i sei mesi: si potrebbe con-cordare che il costo di tale ricollocamento venga suddiviso fra datore di lavoro e lavoratore, con eventualmente unintegrazione da parte dellINPS.Lagenzia di outplacement, grazie alla sua conoscenza del mercato, potrebbe garantire tempi relativamente rapidi e la collocazione del lavoratore in un nuovo posto di lavoro, adeguato alle sue competenze ed esperienza. In effetti, conoscere le esigenze del mercato pu essere un pro-blema: le competenze richieste da parte delle imprese variano di continuo e non sempre facile identificare quelle possedute dal lavoratore. necessaria una buona dose di professionalit e un continuo monitoraggio delle caratteristiche di domanda ed offerta di lavoro.C certamente un problema: molto spesso le competenze dei lavoratori non corrispondono ai profili richiesti dalle imprese. Il sistema di istruzione, che dovrebbe fornire la base di competenze e conoscenze necessarie ad entrare nel mercato del lavoro, spesso non in grado di farlo in modo soddisfacente. Inoltre, i profili professionali di cui il mercato ha necessit cambiano di continuo, in particolare per quanto riguarda alcuni settori caratterizzati da rapida obsolescenza tecnologica.Cosa pu fare il lavoratore per rendersi competitivo sul mercato del lavoro? Non c una risposta univoca ad una domanda di questo genere, ma in ogni caso molto ha a che fare con la sua for-

    4 In un altro articolo, sempre di Ichino, si cita il caso di due imprese venete i cui lavoratori sono in cassa integrazione da sette anni (Pietro Ichino, Se otto su dieci ritrovano un posto, in Corriere della Sera, 1 aprile 2012, p. 1). Si tratta di casi limite, ma episodi di cassa integrazione della durata di alcuni anni non sono rari. In realt esistono due tipi di cassa integrazione: quella ordinaria, che viene finanziata attraverso un contributo fisso posto a carico del datore di lavoro, mentre per la cassa integrazione straordinaria viene previsto anche lintervento dello statoFo

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    mazione, sia quella di carattere generale sia quella relativa a competenze specifiche, ma anche con le competenze attitudinali che il mondo del lavoro richiede. Si sa: buone conoscenze di informatica ed una buona abilit lingui-stica (in inglese, ma non solo) rappresentano requisiti importanti che il lavoratore deve possedere, se vuole essere concorrenziale sul mercato. Sono requisiti necessari ma non sufficienti: anche perch oggi molti dei giovani che si presentano sul mercato del lavoro, essendo a conoscenza di tali necessit, hanno gi saggiamente provveduto a coprirsi su questo versante.Il problema affrontare con intelligenza le altre esigenze del mercato del lavoro, in modo da essere competitivi. Pu apparire cinico, ma ricercare unoccupazione significa indurre il datore di lavoro a scegliere una persona piuttosto che unaltra: maggiori e migliori sono le competenze che un aspirante lavoratore in grado di esibire, maggiori sono le probabilit di essere assunto. Dunque, necessario porsi alcune domande, tra cui: quali competenze ac-quisire? E in che modo?Per rispondere, necessario un esame attento della realt economica, ma soprattutto degli sviluppi che la caratteriz-zeranno: quali sono e quali saranno i profili professionali del mercato?5. Per esempio: lo sapevate che alla fine dellat-tuale decennio, negli USA, la maggior domanda di lavoro sar quella relativa ai giardinieri? Ma la domanda sar alta anche per cuochi, camerieri, camionisti, vigilantes. Certo pu apparire deprimente immaginare un futuro da giardinieri: ma che ne dite se gli cambiamo il nome e lo definiamo come addetto alla paesaggistica degli spazi verdi? vero: cambiare il nome ad una professione, per quanto rispettabile essa sia, non la rende in s pi appetibile e, se un giovane non portato per la paesaggistica degli spazi verdi, non varr granch neppure come giardiniere. N il lavoro di badante potr essere pi gradevole solo perch gli si cambia il nome definendolo assistente domestico per la salute. Questo non toglie, per, che alcuni profili professionali considerati, a torto o a ragione, come lavori di serie B saranno in un futuro non lontano quelli che avranno crescita maggiore. Una caratteristica unifica molte di queste attivit: si tratta di servizi alla persona. La sfera del benessere individuale, dellassistenza, dellaiuto registrer un boom con il progressivo invecchiamento della popolazione, un fenomeno gi largamente in atto sia negli USA che in Europa e che destinato ad aumentare6.Certamente immaginare per i nostri giovani un futuro come badanti o vigilantes non il massimo. Ma attenzione: per quanto possano sembrare attivit sotto-qualificate, se non ora sicuramente in un futuro molto vicino, esigeranno comunque una formazione universitaria. Gli stessi titoli di studio universitari, del resto, non sono tutti uguali in quanto a spendibilit sul mercato del lavoro: oggi in un Paese come lItalia sono necessari pochi laureati in lettere e molti laureati in matematica. Vi sono pochi fisici o ingegneri e molti laureati in scienza delle comunicazioni: il problema che il mercato chiede esattamente lopposto e chi si iscrive ad una facolt dovrebbe tener conto delle sue passioni e dei suoi interessi, ma anche delle prospettive di lavoro che una certa formazione pu fornire.Dal punto di vista della domanda di lavoro dei laureati, non c dubbio che i titoli di studio in grado di garantire buone posizioni lavorative sono quelli delle cosiddette facolt STIM (Scienze, Tecnologie, Ingegnerie, Matemati-che), ma anche in questi casi occorre prestare attenzione: per esempio, una laurea in ingegneria garantisce buone

    5 Per quanto riguarda lItalia, la pi importante fonte di dati sulla domanda di posizioni professionali specifiche da parte delle imprese contenuta nellindagine annuale Excelsior, curata da Unioncamere. La ricerca censisce i fabbisogni occupazionali delle im-prese in relazione a titoli di studio, competenze professionali, ecc. La ricerca liberamente consultabile e scaricabile a partire dallURL: http://excelsior.unioncamere.net/.6 Per alcune interessanti notizie sul tema si veda larticolo di Federico Rampini, Giardinieri, cuochi, muratori: le dieci profes-sioni del futuro, in La Repubblica, 14 febbraio 2011, p. 1. Nellarticolo si commenta unimportante ricerca dellufficio di statistica americano sulle prospettive occupazionali USA intorno al 2018. La ricerca cui si riferisce Rampini recuperabile a partire dallURL: http://cew.georgetown.edu/jobs2018/.

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    prospettive di lavoro, ma un ingegnere civile ha minori possibilit di un ingegnere gestionale ed entrambi, a loro volta, sono maggiormente penalizzati rispetto ad un ingegnere informatico o aereonautico. Ma tutti dipendono dalle dinamiche di mercato, sia quelle a breve termine sia quelle prospettiche, peraltro non sempre facili da determinare con ragionevole attendibilit7.Quello che per pu dirsi certo che alcuni titoli di studio sono scarsamente competitivi perch ad una forte offerta non corrisponde unadeguata domanda. Inoltre alcune professioni non esi-gono titoli di studio molto elevati: negli USA sono oggi laureati il 17% dei baristi, il 32% delle massaggiatrici e il 22% delle indossatrici. Non ha alcun senso che un barista sia laureato, pe-raltro quasi sempre con formazioni universitarie che nulla hanno a che vedere con il suo lavoro. In letteratura economica si parla, in casi simili, di overeducation: il titolo di studio inutilmente superiore rispetto alla mansione occupata.Naturalmente tuttaltro che facile riuscire ad orientarsi nella ricerca di un lavoro e, ancor prima, nel far collimare le scelte di studio con quello che chiede il mercato del lavoro: serve una busso-la, un criterio che permetta di orientarsi verso scelte ragionevoli. La tabella che segue consente di fornire indicazioni di carattere generale in questo senso.

    Il modello ipotizza la presenza di quattro aree sul mercato del lavoro, differenziate a seconda dei parametri della presenza e della tensione:a. area dei fabbisogni fragili, caratterizzati da ruoli e competenze poco presenti e poco richiesti;b. area dei fabbisogni in declino, caratterizzati da ruoli e competenze molto presenti, ma poco richiesti;c. area dei fabbisogni emergenti, caratterizzati da ruoli e competenze poco presenti, ma che stanno per essere molto richiesti;d. area dei fabbisogni critici, caratterizzati da ruoli e competenze molto presenti ed ancora molto richiesti.Acquisire formazione nellarea dei fabbisogni fragili rappresenta una sicura chiave di insucces-so: si tratta di unarea rappresenta da lavori poco richiesti, sia in termini attuali (presenza), che prospettici (tensione); occorre poi prestare molta attenzione allarea dei fabbisogni in declino,

    7 Le prospettive occupazionali dei laureati in termini di tempo di attesa fra il raggiungimento del titolo e il primo impiego sono analizzate con precisione da AlmaLaurea, una ricerca con cadenza annuale che esamina le caratteristiche dei laureati e la spendibilit di ciascun titolo di laurea sul mercato del lavoro in termini di oc-cupabilit a un anno e a tre anni dalla laurea stessa. Lindagine giunta ormai alla sua 14 edizione e rappre-senta un punto di riferimento importante per chi voglia orientarsi negli studi universitari dal punto di vista delle prospettive occupazionali. La ricerca viene condotta sui laureati delle circa 60 universit italiane che aderiscono al consorzio AlmaLaurea. Il sito che permette di accedere ai dati della ricerca : http://www.almalaurea.it/. Da qualche anno il metodo della ricerca, sebbene su scala minore, stato esteso ai diplomi di scuola superiore (si veda per questo: http://www2.almadiploma.it/).Fo

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    perch pu dar luogo ad illusioni ottiche: si tratta di unarea corrispondente a lavori molto presenti sul mercato ma privi di prospettive a medio-lungo termine; quella dei fabbisogni critici unaltra area cui prestare attenzione: costituita senza dubbio da lavori molto presenti sul mercato e con buone prospettive anche per il futuro, ma le modificazioni delle tecniche produttive possono facilmente rendere obsolete le mansioni appartenenti a questa area; larea pi promettente quella dei fabbisogni emergenti: costituita da lavori ancora poco presenti sul mercato, ma la cui domanda destinata ad aumentare in futuro.Ovviamente, si tratta di un modello che ha validit relativa; tanto pi in quanto le aree pi interessanti, in negativo quella dei fabbisogni fragili e in positivo quella dei fabbisogni emergenti, riguardano il futuro e dunque si presta-no a previsioni attendibili solo in modo relativo. Resta il fatto che dedicarsi a impegni formativi destinati a profili professionali presenti nellarea dei fabbisogni in declino o anche in quella dei fabbisogni fragili rischia di costituire lanticamera della disoccupazione o della sottoccupazione.

    Traccia per lattivit in classeLa narrativa citata nelle note 1 e 2 pu offrire molti spunti di riflessione: Steinbeck sicuramente un autore di riferimento per le questioni sociali e leggerlo in italiano o nella versione originale in inglese permette molti proficui ragionamenti. Di recente la narrativa italiana si misurata con i problemi della inoccupazione e della precariet nel lavoro giovanile: i volumi citati nella nota 2, scritti da giovani che sperimentano sulla loro pelle questi problemi, bench non raggiunga-no le vette stilistiche dei grandi narratori, sono interessanti anche perch intercettano tematiche che il giovane lettore in grado di comprendere in quanto parte della sua esperienza nella sfera personale, parentale o amicale.I dati sulla disoccupazione sono un altro modo per avvicinarsi al problema: oltre a alle indicazioni sitografiche citate nelle note, si veda il sito dellISTAT (www.istat.it) e quello dellEurostat, raggiungibile a partire dallURL: http://epp.eurostat.ec.europa.eu/portal/page/portal/eurostat/home/. Inoltre lOrganizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) offre molte statistiche per ogni Paese (www.ilo.org), come pure lOECD (www.oecd.org). Le agenzie interinali non godono in Italia di una grande popolarit: da molti vengono considerate come un modo per fornire alle imprese manodopera a buon mercato e precaria. In qualche caso questo pu essere vero, ma non certo la regola: la conoscenza che esse hanno del mercato del lavoro in genere approfondita e intervistarne i responsabili pu rappresentare unutile occasione di riflessione.

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    Skill shortageDomanda di lavoroOfferta di lavoroDisoccupazioneInoccupazioneOutplacementFabbisogni occupazionaliCompetenze

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    FAQ DOMANDE E RISPOSTE1. I fenomeni di disoccupazione e sottoccupazione giovanile possono essere affrontati e parzialmente risolti attraverso il sistema di istruzione? S: in ogni Paese, Italia compresa, statisticamente evidente che coloro che possiedono titoli di studio pi elevati sono esposti in misura minore al pericolo di restare disoccupati o di essere sottoccupati. Naturalmente questo dipende anche dal tipo di titolo di studio: alcuni titoli ed alcune competenze vengono richiesti in misura maggiore ed altri in misura minore. Si tratta di scegliere con attenzione, tenendo anche conto che tali scelte devono essere fatte con una visione prospettica: le esigenze del mercato del lavoro si modificano di continuo e il giovane deve abituarsi a ritmi di cambiamento molto rapidi. Ma se il futuro lavoratore compie scelte intelligenti dal punto di vista del titolo da conseguire e si dispone culturalmente ad adeguarsi in modo creativo alle sfide che il mercato del lavoro propone le dinamiche globali che oggi caratterizzano le economie possono rappresentare ottime occasioni di crescita individuale, sia in termini strettamente salariali sia in termini di soddisfazione personale.

    2. Su quali basi deve essere scelto lindirizzo di studio da intraprendere?Ognuno ha delle propensioni personali e delle preferenze riguardo alle competenze che vorrebbe conseguire. E ognuno sogna di fare un lavoro per cui tagliato. Non c niente di male in questo: al contrario, non solo normale e comprensibile, ma anche lunico modo per non condannarsi ad una vita di studio e di lavoro nei confronti delle quali non ci si sente attratti. Purtroppo per occorre fare anche i conti con le caratteristiche della struttura economica che ci circonda e con i condizionamenti del mercato del lavoro: occorre trovare soluzioni di studio che permettano di conciliare le preferenze personali con le prospettive di lavoro, altrimenti si rischia di doversi accontentare di soluzioni lavorative di ripiego e poco o nulla soddisfacenti. Certamente questo impone delle scelte non facili ed una programmazione intelligente delle competenze da acquisire, ma rappresenta lunica strada per ridurre i rischi inevitabilmente collegati alle dinamiche del mercato del lavoro.

    3. Lanalisi dei fabbisogni del mercato del lavoro pu essere utile nella programmazione del proprio futuro lavorativo?S: occorre osservare con una certa attenzione quali sono le dinamiche del mercato del lavoro e soprattutto in che direzione tali dinamiche si orienteranno. Verificare che un titolo di studio e le competenze che esso garantisce oggi hanno una buona domanda non garantisce che domani non risulteranno obsolete. Inoltre, qualunque siano le competenze acquisite dal giovane durante gli anni di studio, egli deve predisporsi ad affrontare un processo di revisione continua della propria professionalit, con modifiche anche profonde di quanto di volta in volta appreso. Questo esige uno sforzo di aggiornamento continuo del lavoratore durante lintero arco della sua vita professionale, ma offre anche lopportunit di non appiattirsi in mansioni ripetitive e, proprio per questo, prive di ogni stimolo. In sostanza, il giovane deve evitare di acquisire competenze che si collochino nellarea dei fabbisogni fragili o in declino e non accontentarsi di verificare quanto pu offrire il mercato del lavoro relativamente allarea dei fabbisogni critici. Inoltre deve tener presente che larea dei fabbisogni emergenti esige lavoratori dinamici, preparati ad affrontare cambiamenti rapidi e a volte di profondit considerevole.

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    Test FINALE1. In che cosa consistono gli skill shortages?a. sono le competenze in uscita dal sistema della formazione dei lavoratorib. sono quelle competenze ricercate dalla domanda di lavoro ma poco presenti in termini di offertac. un modo diverso per definire la domanda di lavorod. consiste nella domanda di fabbisogni fragili

    2. Da che cosa sono caratterizzati i processi di overeducation?a. si tratta dellinsieme di fenomeni per cui i lavoratori hanno competenze di alto livello b. sono caratterizzati dalla presenza di un sistema scolastico e formativo di alta qualit c. riguarda il fatto che il titolo di studio e le competenze dei lavoratori che si presentano sul mercato del lavoro sono superiori rispetto a quanto richiesto dalle impresed. riguarda gli effetti di un sistema formativo di bassa qualit sul mercato del lavoro

    3. Che cosa si intende per disoccupazione? a. la disoccupazione comprende tutti coloro che non lavorano pur avendo unet compresa fra i 15 e i 64 annib. la disoccupazione comprende tutti coloro che non hanno un lavoro stabilec. la disoccupazione riguarda tutti coloro che non hanno mai lavoratod. la disoccupazione riguarda tutti coloro che lavoravano ma che, attualmente, non lavorano e sono alla ricerca attiva di unoccupazione

    4. Che cosa si intende per area dei fabbisogni critici?a. attivit sostanzialmente prive di prospettive sul mercato del lavorob. attivit caratterizzate da alti livelli occupazionali ma con basse potenzialit di sviluppo per il futuroc. attivit poco presenti sul mercato del lavorod. attivit caratterizzate da una forte presenza sul mercato del lavoro sia allo stato attuale che potenziale

    5. Quale fra i lavori che seguono non , a vostro avviso, da inserire nellarea dei fabbisogni emergenti?a. insegnanteb. giardinierec. infermiered. ingegnere aerospaziale

    Soluzioni : 1b. - 2c. - 3d. - 4d. -5a.

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    Stage e prime esperienze lavorativedi Federico Cartei

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    Il 36% degli italiani di et tra i 15 e i 24 anni che vorrebbero lavorare dichiarano di non trovare lavoro colpa certamente della crisi e di leggi che scoraggiano le imprese ad assumere. Tuttavia ci sono anche altri problemi, che - se ben affrontati - potrebbero ridurre fortemente il numero dei ragazzi disoccupati. Fra i giovani italiani molto forte la discordanza fra domanda e offerta di lavoro. Vediamo che accade in due segmenti opposti: quello delle occupazioni manuali, e quello dei laureati magistrali, che hanno alle spalle almeno cinque anni di universit. Una recente indagine di Confartigianato - elaborando i dati sulle assunzioni previste dalle imprese e monitorate dal Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere e del Ministero del Lavoro nel 2011 - mette in evidenza le professioni che faticano a trovare persone disposte allimpiego. Il 27% delle 1.100 richieste di pavimentatori e posatori di rivestimenti, in imprese artigiane e industriali, faticano a essere soddisfatte per scarsit di offerta. Seguono i montatori di carpenteria metallica (19% su 5.060), i camerieri (18,5% su 22.460), e poi i meccanici, i riparatori e manutentori di automobili, gli attrezzisti di macchine utensili, i sarti e i tagliatori artigianali, i modellisti e i cappellai, e cos via. Risultati del tutto simili escono da una recente indagine di Fondimpresa del Veneto, fondo interprofessionale per la formazione continua. Sono introvabili i ciabattini e i mulettisti. Ma anche gli infermieri. Evidentemente, molti giovani o non vengono ben indirizzati, o possono permettersi di fare gli schizzinosi, di attendere prima di accettare un lavoro diverso da quello sognato o forse solo immaginato.

    I dati di Alma Laurea mostrano una distanza siderale nelle opportunit di impiego per tipo di laurea Guardiamo solo al guadagno netto dei vari tipi di dottori magistrali che - tre anni dopo la laurea - lavoravano, intervistati nel 2011, perch il guadagno anche segno di quanto sono ricercate dal mercato le diverse professionalit. Tre anni dopo la laurea, pi di met dei dottori magistrali in Ingegneria, Statistica, Medicina ed Economia guadagna pi di 1.400 euro al mese. Per contro, i laureati in Lettere, Psicologia e Scienze della Formazione raramente superano i 1.000 euro.

    18 Giugno 2012

    IL LAVORO CHE C, MA NON PIACE AI GIOVANIdi Giampiero Dalla Zuanna

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    Questi risultati, nella loro semplice evidenza, suggeriscono tre considerazioni. Questa assordante sfasatura fra domanda e offerta di lavoro dimostra - una volta di pi - che il mercato del lavoro non raggiunge, quasi magicamente, una posizione di equilibrio. Datori di lavoro e lavoratori dovrebbero possedere strumenti pi efficaci per incontrarsi. I giovani dovrebbero essere informati meglio, dando pi spazio a dati come quelli qui pubblicati, ma anche mediante strumenti come percorsi misti scuola-lavoro, stage, eccetera. In secondo luogo, in questi tempi difficili i giovani (e le loro famiglie) dovrebbero privilegiare scelte orientate pi al lavoro futuro che ai sogni presenti, per evitare di trovarsi spiazzati e fuori mercato quando ormai troppo tardi. Infine, molti laureati e diplomati che ora vivacchiano scontenti e scoraggiati fra un impiego precario e laltro, facendo tuttaltra cosa rispetto a ci che hanno studiato, potrebbero considerare lopportunit di girare pagina. Non devono inventarsi un lavoro, ma accettare di imparare i lavori manuali disponibili che - se a volte sono faticosi e impegnativi - raramente possono essere pagati meno di 1.000 euro al mese. Con la crisi, gli italiani sono usciti da una specie di fiction, e ora in molti (28 milioni secondo il ministro Passera) debbono fare i conti con la dura realt. Per molti giovani, accettare il lavoro che c pu essere un primo passo importante verso la costruzione di una vita pi dignitosa.

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    Appunti

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    Chiavi di lettura dellarticolo

    La domanda e lofferta di lavoroQuello che colpisce di pi in questi anni di recessione economica la distanza che divide le imprese e gli aspiranti lavoratori sotto molteplici punti di vista: tra le professionalit richieste e quelle offerte, tra i canali di reclutamento visitati dalle aziende e quelli con i quali si cerca lavoro, tra i posti di lavoro proposti dalle aziende e le aspirazioni di carriera dei giovani.Larticolo che ci precede mette in evidenza quanta sia la distanza in questo momento tra doman-da ed offerta di lavoro e spiega perch sia cos difficile trovare un punto dincontro: da un lato le imprese che, se vogliono sopravvivere, devono stare al passo con i mercati internazionali e con il continuo progresso, dallaltro una forza lavoro con una formazione essenzialmente teorica, aspirazioni lavorative sempre pi alte ed una scarsa dinamicit nella ricerca fanno s che si crei unofferta di lavoro inadeguata alla domanda.I ragazzi sottovalutano limportanza dei social network e di Internet nella ricerca del posto di lavoro, laddove alcune aziende americane, in particolare il fondo americano Union Square Ven-tures, stanno chiedendo ai propri candidati di non inviare neanche pi il curriculum ma solo i link a cui collegarsi per trovare in Rete le informazioni sul candidato. Google, il motore di ricerca pi famoso al mondo, ha assunto 7 mila persone lo scorso anno non con un classico colloquio ma con una serie di questionari strutturati rigorosamente online, attraverso i quali sono stati analizzati ben due milioni di curricula ricevuti.Social network come Linkedin e LetsLunch sono allavanguardia nel settore: il primo un servizio di social networking in Rete, impiegato principalmente per la Rete professionale, che conta oltre 135 milioni di profili di professionisti che lo utilizzano per scambiare informazioni, idee e oppor-tunit di collaborazione, mentre il secondo offre la possibilit di organizzare pranzi di lavoro con i propri contatti attuali e potenziali semplicemente geotaggando, ovvero localizzando tramite il proprio account LinkedIn la propria zona di lavoro.Facebook e Twitter rimangono i social networks pi utilizzati dalle aziende per tracciare il profilo del candidato, per cui risulta importante curare il proprio profilo e dare unimmagine pi comple-ta possibile di se stessi, privilegiando laspetto professionale a quello personale.In unepoca in cui la Rete diventata il mezzo pi usato per comunicare, i canali sino ad oggi usati per trovare unoccupazione, risultano purtroppo scarsamente soddisfacenti: i centri per limpiego che fino a qualche anno fa erano la piattaforma pi utilizzata per trovare lavoro non hanno oggi lefficienza che dovrebbero per avvicinare domanda ed offerta di lavoro e riescono a collocare solo il 3% di persone.Sarebbe necessario fornire un nuovo impulso a tali uffici che potrebbero essere di grande aiuto non solo per chi in cerca della prima occupazione ma anche per chi il lavoro lo ha perso e ha bisogno di trovarne uno nuovo.

    di Federico Cartei

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    Un altro aspetto che salta agli occhi la domanda sempre pi pressante di artigiani e di mestieri manuali in generale che rimane insoddisfatta: le aziende cercano e spesso, almeno nel 30% dei casi, non riescono a trovare manutento-ri, sarti, modellisti, falegnami, meccanici, fabbri, stiratrici, ispettori di qualit, mentre dallaltro lato il 60% dei giovani esprime un giudizio negativo sui lavori manuali perch percepiti come poco retribuiti e troppo umili in relazione alle loro ambizioni e alla loro preparazione.La scelta del percorso di studi rimane fondamentale per avere successo nel mondo del lavoro e la scelta dei ragazzi di iscriversi sempre pi numerosi agli istituti tecnici si sta rivelando in questi ultimi tempi una scelta vincente proprio per la forte richiesta di persone con una preparazione specialistica.Per questo diventano sempre pi fondamentali le esperienze di stage in azienda durante il corso di studi che alcune scuole e universit stanno iniziando a sperimentare e che aiutano a ridurre quel salto che c tra la preparazione teorica data dalla scuola e le competenze pratiche richieste dalle imprese.La conoscenza delle lingue straniere ormai ritenuta indispensabile da qualunque azienda in cerca di forze fresche: linternazionalizzazione sempre pi spiccata delle aziende e i sempre pi frequenti rapporti commerciali con altri Paesi, facilitati anche dallutilizzo della tecnologia, rendono fondamentale poter parlare e scrivere correttamente almeno una lingua, linglese, e per questo unesperienza di studio o di lavoro allestero si rende indispensabile per ogni giovane in cerca di carriera.

    La ricerca del posto di lavoro: le testimonianze dei managerVediamo quindi di delineare al meglio quelle che sono le richieste delle maggiori societ al momento pi attive nel reclutare personale, tramite le testimonianze dirette dei responsabili del personale, per capire come chi cerca lavoro debba uniformarsi a tali richieste e operare un cambio di mentalit se vuole avere successo nella ricerca.La dottoressa Cristina Danelatos, direttrice delle risorse umane di Coca Cola Italia, mette al primo posto tra le ca-ratteristiche del candidato ideale le esperienze allestero, gi al momento degli studi universitari, per valorizzare il proprio curriculum con unesperienza internazionale, per imparare bene le lingue straniere e per aprire la mente per confrontarsi con realt diverse dalla nostra.Prosegue la sua analisi mettendo in evidenza che importante saper cogliere ogni opportunit di apprendimento: qualsiasi occasione pu insegnarci qualcosa, a volte anche semplicemente ci che non vogliamo fare da grandi.Le esperienze e le opportunit che contribuiscono a valorizzare un curriculum possono anche prescindere dal rap-porto diretto con il percorso di studi intrapreso e coinvolgere altri elementi che contribuiscono a formare una persona, quale ad esempio un primo approccio al lavoro con un impiego stagionale.Esperienze di studi allestero organizzate dalle universit, come Erasmus e Leonardo, invece, hanno un rapporto diretto con gli studi e sono fondamentali per migliorare qualit personali come la capacit di adattamento e di interazione in un ambiente internazionale, per confrontarsi con culture diverse e per imparare ovviamente una o pi lingue straniere: vivere allestero ti obbliga infatti ad affermarti out of your confort zone, la tua casa, i tuoi amici, la tua citt. Sono questi gli aspetti che fanno la differenza nella scelta di un candidato.Tra le caratteristiche ritenute importanti in un candidato, la responsabile del personale di Coca Cola ritiene che la leadership e la capacit di mettersi continuamente in discussione vengano al primo posto: il mondo cambia ad una velocit sorprendente ed essenziale, quindi, avere lapertura mentale e la flessibilit necessarie ad assecondare il cambiamento: lunica certezza il proprio il cambiamento.

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    Per quanto riguarda le politiche di inserimento e selezione dei giovani in Coca Cola, oltre al tradizionale percorso dei colloqui di selezione, stato sviluppato un programma dedicato allin-serimento dei giovani talenti tramite una strategia di employer branding mirata, che prevede la presenza dellazienda presso universit e sedi di master.Significativo in tal senso il programma sales experience, che mira ad individuare ogni anno 35 giovani brillanti neolaureati che entrano in azienda tramite un percorso di stage e forma-zione con successiva preparazione e successiva presentazione al senior management di un project work.La dottoressa Nadia Bertaggia, direttrice del personale della multinazionale Sodexo, che vanta 200 giovani tra neodiplomati e neolaureati assunti negli ultimi due anni nel settore dei servizi per la ristorazione, dice che le nuove generazioni sono profondamente diverse da quelle che attualmente lavorano nelle aziende, sia per bisogni professionali che per preparazione. Molti giovani si avvicinano al lavoro con idee preconcette, con dei filtri per valutare la realt che per possono falsare il loro giudizio proprio a causa di queste differenze. Il mio consiglio principale ai ragazzi quindi questo: avere umilt, intesa come approccio volto a comprendere, imparare e assorbire quanto pi possibile dal posto di lavoro.Tra gli strumenti pi importanti ed efficaci per trovare lavoro cita i social network ed i motori di ricerca, strumenti che vengono utilizzati ormai da tutte le aziende per trovare giovani professio-nisti con le caratteristiche richieste.La dottoressa Bertaggia mette in evidenza che quello che fa davvero la differenza, per i ragaz-zi, il modo con cui si utilizzano questi strumenti di massa: quando si invia curriculum via mail per esempio, bisogna sempre inserire un elemento specifico, particolare, che lo distingua da altri meglio se si tratta di una esperienza concreta che dimostri la voglia reale di imparare e di darsi da fare. Qui sta ai ragazzi saper cogliere ogni occasione per costruirsi un background interes-sante. Ma anche nelle poche righe di presentazione bisogna dimostrare di non aver inviato il curriculum tanto per provarci, ma di avere davvero la volont e la determinazione per lavorare proprio in quella specifica azienda.La dottoressa Linda di Giacomo, responsabile della gestione del personale della divisione ita-liana della azienda farmaceutica Teva, che prevede lassunzione di 20 neolaureati a pieni voti entro il prossimo anno, consiglia ai ragazzi in cerca del primo impiego di partecipare ai job meeting organizzati dalle aziende, spesso in collaborazione con scuole ed universit selezio-nando bene gli eventi relativi al settore al quale sono interessati. Quando ci si avvicina al recru-iter bisogna presentarsi bene, dimostrare non soltanto le proprie competenze accademiche ma anche buone capacit relazionali ed empatiche. Insomma, bisogna essere molto svegli, perch in pochi minuti di colloquio bisogna farsi conoscere ed ottenere dai selezionatori lopportunit di reincontrarsi in un secondo momento.Se il contatto avviene in via indiretta, ovvero tramite linvio del curriculum, i giovani devono evidenziare nelle lettere di presentazione le caratteristiche personali che possono essere impor-tanti: problem solving, proattivit, capacit organizzative, ricorrendo dove possibile ad esempi concreti. Le lettere devono per essere brevi, certo non dei papiri interminabili.

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    Per quanto riguarda il settore farmaceutico la dottoressa Di Giacomo consiglia di frequentare master mirati per ac-quisire esperienze regolatorie, di marketing farmaceutico e di prodotto. Occorre anche in tale settore, in continuo cambiamento, avere una mentalit aperta, saper risolvere i problemi velocemente ed in modalit multitasking.

    contratto di apprendistato: la flessibilit in entrataStage eLa recente riforma sul lavoro varata su proposta del Ministro Fornero individua due canali principali per lentrata nel mondo del lavoro lo stage e lapprendistato.Gli stages sono la forma pi diffusa di entrata nel mondo del lavoro, ogni anno in Italia si svolgono infatti oltre mezzo milione di tirocini, di cui oltre 300.000 nel settore privato e gli altri negli enti pubblici.Le aziende prediligono questa forma in quanto non facile dal curriculum e dai colloqui conoscere le reali attitudini e leffettiva personalit di una persona, mentre unesperienza allinterno dellimpresa facilita la conoscenza reciproca ed pi facile valutare se si tratta per entrambi di una scelta azzeccata o meno per il futuro.Le offerte possono arrivare da grandi multinazionali come da aziende medio-piccole e nel 34% dei casi si trasfor-mano in unoccupazione vera e propria.In genere uno stage dura tra i 4 e i 6 mesi e la maggior parte delle offerte riservata agli under 30, con una remu-nerazione media sui 400/500 euro, prevista ora per Legge.Per i tirocini in ambito europeo si possono consultare le offerte degli organismi UE, dal Parlamento al Consiglio dEu-ropa, dalla Corte di Giustizia al Comitato Economico Sociale, con oltre 700 proposte allanno di tirocini retribuiti.Unalternativa aderire al programma Leonardo, uno dei programmi dazione comunitaria nel campo dellappren-dimento permanente, oppure visitare i siti della Farnesina o il portale Eures per trovare offerte di societ italiane che cercano stagisti da inviare nelle proprie sedi e succursali estere.Il contratto di apprendistato stato potenziato dalla recente riforma e su di esso si punta molto per favorire laccesso al lavoro da parte dei giovani con alcune importanti novit: la durata minima del rapporto viene fissata a sei mesi, viene stabilito lobbligo di confermare con contratti stabili almeno il 50% dei praticanti alla fine del tirocinio, se si vuole continuare ad utilizzare tale contratto per le nuove assunzioni, e lazienda non pu superare un rapporto mas-simo di 3 praticanti ogni due lavoratori qualificati se di grandi dimensioni, rapporto che scende ad un praticante ogni lavoratore qualificato per le piccole aziende.A tali novit si affiancano le caratteristiche tipiche del contratto di apprendistato date dalla causa mista in quanto lo scambio tipico tra lavoro e retribuzione viene arricchito da un elemento ulteriore, la formazione, che il datore di lavoro deve impartire al lavoratore con il vantaggio di ricevere in cambio un alleggerimento dei contributi da pagare e la possibilit di inquadrare il lavoratore sino a due livelli sotto a quello che sar acquisito alla fine del periodo di apprendistato, con una riduzione quindi della retribuzione rispetto ad unassunzione ordinaria. Da un lato quindi lazienda si obbliga a fare formazione e ad insegnare un mestiere al giovane in cambio di minori contributi da pagare e di una leggera riduzione del costo della retribuzione, dallaltro il lavoratore ha la possibilit di imparare il mestiere e comunque percepisce uno stipendio dignitoso con la speranza di essere assunto a tempo indeterminato alla fine del periodo di apprendistato.Lesperienza di MyChef, gruppo della ristorazione, quella di aver creato unaccademia per formare direttori e futuri manager attraverso il contratto di apprendistato grazie al quale si pu investire nella formazione e scommettere sul giovane neo-assunto trasmettendogli le competenze, e abbattendo contemporaneamente il costo del lavoro grazie agli incentivi contributivi previsti per tale contratto.

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    La scelta di Deloitte, societ che opera nel settore dei servizi professionali alle imprese, quella dellassunzione con il contratto di apprendistato per il 50% dei nuovi ingressi, neolaureati tra i 23 e i 26 anni di et media, con 200 assunzioni ogni anno e stabilizzazione che sfiora il 100% per chi completa il periodo di apprendistato.Da un lato lazienda, che investe sulla formazione risparmiando sui contributi, e dallaltro i giova-ni, in particolare tra i 18 e i 29 anni, che riescono ad acquisire competenze tramite unesperien-za retribuita in azienda, che arricchisce il proprio curriculum e spesso sfocia in unassunzione a tempo indeterminato.

    Traccia per lattivit in classeDopo aver letto la scheda ogni studente pu scrivere una riflessione riguardante le proprie ambizio-ni scolastiche e lavorative, mettendo in evidenza, dopo una ricerca sui siti indicati nella scheda, la conciliabilit di tali aspirazioni con le richieste del mondo del lavoro e con le possibilit di sviluppo futuro della professione scelta.Formando dei gruppi di discussione su tali argomenti, proporrei di confrontare le diverse idee degli studenti, evidenziando anche i canali di ricerca del lavoro che secondo loro sono pi adatti per quel determinato lavoro, iniziando a prendere dimestichezza con gli stessi. Stilare quindi una relazione di gruppo da discutere poi con linsegnante e con tutta la classe cercando, nellambito della discussione, di far apprezzare limportanza di scegliere un percorso scolastico specializzato in funzione del lavoro ambito e compiere esperienze lavorative anche allestero per aumentare la propria professionalit ed arricchire il proprio curriculum. La discussione deve concludersi evidenziando limportanza e la dignit del lavoro artigianale, la richiesta sempre attiva da parte delle imprese e il ruolo di spicco che esso riveste nelleconomia ita-liana moderna, sempre pi basata su piccole imprese specializzate in lavorazioni di alta qualit.

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    FAQ DOMANDE E RISPOSTE

    1. Perch le aziende che hanno bisogno di nuova forza lavoro spesso non riescono ad attingere dalla enorme fascia di lavoratori inattivi?Larticolo posto allinizio della scheda mette in risalto un problema molto attuale, il fatto che nei giovani non venga apprezzato il lavoro manuale ma si prediligano lavori pi intellettuali ed in linea con il corso di studi seguito.La realt italiana fatta sempre di pi da piccole aziende artigiane, specializzate nelle lavorazioni di alta qualit orientate alle esportazioni e solo se fabbricati con lavorazioni di grande qualit i prodotti italiani potranno essere apprezzati sui mercati internazionali. A tali aziende si sommano una miriade di imprese nelledilizia e nel turismo, punte di diamante del Pil italiano prima della crisi, che ogni anno hanno bisogno di carpentieri, posatori, idraulici, camerieri, infermieri e cos via che sono sempre pi rari da reperire. una realt dura da accettare che spesso un lavoro manuale abbia un ritorno economico maggiore di quello che pu ottenere un laureato e che trovare unoccupazione di questo tipo sia molto pi semplice, ma evidente che lofferta di lavoro deve adeguarsi alla domanda e non il contrario.Tali tipi di professionalit anche se talvolta offrono occupazioni temporanee, creano comunque una formazione che sar utile quando leconomia si sar ripresa e le offerte di lavoro, ci auguriamo, torneranno quelle di prima, ma aspettare tale momento rimanendo inattivi un costo troppo alto sia per il lavoratore che per le aziende.

    2. Come utilizzare Internet alla ricerca del lavoro?Unazienda su tre utilizza i social network in fase di recruiting: secondo unindagine condotta su 100 direttori delle risorse umane il 12% cerca candidature su Facebook, Linkedin e simili, il 10% verifica le informazioni contenute nei curriculum vitae, il 6% comunica con i candidati mentre il 3% controlla le referenze sui profili pi interessanti.Pi di un giovane su quattro cerca lavoro via Internet, circa uno su dieci se consideriamo anche i non giovani.Ci sono i motori di ricerca specializzati, che aggregano annunci di lavoro pubblicati per facilitare agli aspiranti candidati la selezione delle posizioni pi appetibili per area geografica e competenze richieste, come ad esempio Careerjet.it.Ci sono i siti specializzati in recruiting online che effettuano a monte controlli di qualit degli annunci pubblicati dagli inserzionisti come nel caso di Infojobs.it o Monster.it.Poi ci sono i veri e propri social network ai quali le aziende ricorrono non tanto per trovare il candidato ideale ma soprattutto per fare verifiche e controlli sui profili pi interessanti: occorre scegliere bene il network in base al target cui si rivolge e alle informazioni che ci consente di veicolare. Quindi occorre predisporre un profilo personale e professionale ben definito, aggiornandolo perch sia davvero 2.0. Bisogna tener ben presente che il brand, il marchio da promuovere, siamo noi stessi, magari attraverso lallestimento di un personal site, meglio ancora di un blog, attraverso il quale dialogare e dar sfogo al nostro talento. Il prezzo per il servizio offerto dai social network la partecipazione che essi esigono, che implica volont e possibilit di inserirsi in Rete, far parte di gruppi di discussione, magari di eventi virtuali e soprattutto unattenzione costante ad allargare la propria rete di contatti.

    3. Quali sono i punti di forza di un candidato in cerca di lavoro?Capacit relazionali e di lavoro in gruppo, conoscenza delle lingue straniere tramite esperienze di lavoro allestero, dinamicit nella scelta della sede di lavoro e disponibilit a viaggiare, praticit nel decidere e disponibilit di aggiornamento continuo adeguandosi ai cambiamenti che la dinamica realt delle imprese impone.Tali aspetti andranno ben evidenziati in un curriculum ben curato, personalizzato e non standard, tagliato per ogni impresa presso la quale fare domanda, nel quale inserire gli aspetti che riescono a fare la differenza rispetto agli altri candidati: esami sostenuti, master, esperienze lavorative passate, anche se relative a lavori semplici o stagionali o part time, proprie attitudini e capacit, proprie aspirazioni e ambizioni future, una foto recente e che valorizza il proprio aspetto.

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    Test FINALE1. Il curriculum vitaea. deve essere compilato con il formato standard europeo senza personalizzazionib. non ha pi senso compilarlo nellera di Internet c. va ben curato inserendo particolari che possono distinguere dagli altri candidatid. deve essere compilato una volta ed inviato uguale a tutte le imprese che assumono

    2. Il lavoro artigianoa. riguarda una tipologia di lavoro antiquata ed ormai poco richiestab. un lavoro umile con limitate possibilit di soddisfazioni professionalic. molto richiesto e viene valorizzato molto dalle piccole imprese italianed. adatto per gli stranieri che non hanno alcuna possibilit di trovare un altro lavoro

    3. Il contratto di apprendistatoa. ha una causa mista, data dallo scambio tra attivit lavorativa da un lato e formazione e retribuzione dallaltrob. un contratto finalizzato allapprendimento senza alcuna retribuzionec. ha vantaggi solo per le imprese che sostengono costi ridottid. stato messo in secondo piano dalla recente riforma del lavoro

    4. Lutilizzo del canale online per la ricerca del lavoroa. avviene solo da parte delle aziende tecnologiche Usab. sar sempre pi utilizzato dalle imprese per avere conferma delle informazioni fornite dai candidati e per aumentare la conoscenza del loro profiloc. viene utilizzato dalle agenzie di lavoro interinaled. non affidabile in quanto pieno di trabocchetti

    5. I punti di forza di un candidato alla ricerca di lavoro sono:a. essere alle prime esperienze in modo da poter essere formato a piacimento dellazienda che assumeb. aver scelto un percorso di studi generico in modo da poter svolgere ogni lavoro possibilec. avere ambizioni molto alte e non accettare mai lavori non adeguati agli studi compiutid. conoscenza delle lingue, esperienze anche allestero di studio e lavoro, capacit relazionali e di lavoro in gruppo, disponibilit agli spostamenti

    Soluzioni : 1c. - 2c. - 3a. - 4b. -5d.

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    Appunti

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    Globalizzazione del mondo del lavorodi Roberto Fini

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    13 Agosto 2012

    ARDESIA LIGURE BATTUTA DALLE CARAMBOLE CINESIGi leader negli USA nelle lastre per i tavoli da biliardo, il crollo legato alla concorrenza low cost degli emergentidi Raoul de Forcade

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    Un distretto scomparso. Dopo gli spettri della crisi, affacciatisi gi nei primi anni Novanta, e un periodo successivo che sembrava di riscatto, con le imprese concentrate a battere la concorrenza dei competitori doltreoceano, il polo ligure degli ardesiaci della Val Fontanabuona crollato. Tanto che lultima riunione dei rappresentanti delle aziende raccolte nel distretto risale a due anni fa. E oggi gran parte di quelle imprese hanno addirittura chiuso i battenti. A testimoniarlo sono gli stessi operatori del settore che spiegano come, di oltre 40 imprese raccolte nel distretto, oggi ne siano rimaste attive una decina. un quadro sconsolante quello che emerge analizzando oggi la realt della Val Fontanabuo-na e del Ponente ligure. Si ha la sgradevole sensazione di assistere alla fine di una tradizione lunga pi di 130 anni (la prima teleferica per il trasporto dellardesia risale al 1876). Anzi, limpressione che un ciclo industriale sia definitivamente finito, con il ritorno a livello arti-gianale di attivit che, fino a pochi anni fa sembravano destinate a rappresentare una delle eccellenze del made in Italy allestero. Erano i tempi in cui gli ardesiaci avevano gran parte del fatturato proveniente dallexport, vendendo soprattutto negli Stati Uniti, le grandi lastre di pietra nera per i tavoli da biliardo.Un business fiorente, che proseguito per anni. Erano i tempi in cui solo i biliardi con ardesia ligure erano validati per i campionati nazionali americani; in cui i giocatori professionisti afferma-vano che nessun tipo di tavolo aveva la risposta balistica di quello fatto con la pietra della Liguria.Allora pareva che quellimpiego dellardesia non dovesse esaurirsi tanto presto. Mentre diven-tava sempre pi marginale il suo utilizzo per ledilizia: i famosi tetti di case e chiese liguri, i pavimenti, le scale, larredo urbano e cos via. Poi per, negli anni novanta, sono arrivate sul mercato le lastre brasiliane. E il settore ha subto il primo colpo, seguito da quello inflittogli dalla Cina che ha cominciato ad esportare interi biliardi. Probabilmente le lastre di questi tavoli non sono perfette come quelle liguri. Ma i costi enormemente pi bassi hanno menato una stoccata mortale allindustria della Val Fontanabuona, che pure ha resistito fino al 2008. Cinque anni prima, quando la giunta regionale di allora ha tracciato la mappa dei distretti liguri, fissandone dieci, quello dellardesia erano uno dei pochi ad essere gi funzionante, a presentare aziende