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APPUNTI, 4Decrescita

Emiliano Bazzanella

Oltre la decrescita

abiblioforum per utopie e skepsis

Il tapis roulant, e la societ dei consumi

Prima edizione: marzo 2011

abiblio un marchio editoriale di Servizi Editoriali srl

Via Donizetti, 3/a - 34133 Triestetel: 0403403342 - fax: 0406702007

posta: info@abiblio.it - info@asterios.itwww.abiblio.it - www.asterios.it

I diritti di memorizzazione elettronica,di riproduzione e di adattamento totale o parziale

con qualsiasi mezzo sono riservati.

ISBN: 978-88-903394-4-8

Indice

Introduzione, 91. Il SUV, 12

2. Che bello sciare!, 233. Un bimbo piange, 294. Reality e soap, 36

5. Il centro commerciale, 456. Il telefonino, 537. Il telecomando, 608. Moda e Aperol, 70

9. LiPad, 7710. Consumismo, relativismo e fiera delle fedi, 82

11. Prove di autoimmunizzazione, 8812. La fine delle ideologie, 95

13. Il ciclo insensato del gamberetto, 9914. Tapis roulant e Slow Food, 102Bibliografia di riferimento, 113

Introduzione

Un uomo corre da ore su un tapis roulant, strano mar-chingegno della modernit che consente di fare jogging orunning standosene tranquillamente a casa, protetti damura calde ed accoglienti, sicuri come nel grembo mater-no. I suoi muscoli si flettono con un ritmo paradossale,composto da dissonanze motorie, da tante micro-aritmie eda disequilibri che alla fine, per una sorta di miracolo cine-tico, danno luogo ad un movimento fluido ed armonico.Rivoli di sudore grondano copiosi dalle tempie; il respiro sifa sempre pi affannoso e il frequenzimetro indica con unbip la soglia del metabolismo anareobico: 160 battiti alminuto! Di fronte, uno schermo LCD fa vedere lultimapuntata del Grande Fratello, i nuovi garbugli relazionalie gli amori appena sbocciati. Il runner incarna in questocontesto una valida rappresentazione della monade leibni-ziana: chiuso in un salotto senza finestre, finge di muo-versi e di attraversare di corsa il mondo, ma il mondo chemediante la finzione televisiva entra ossessivamente nellasua stanza. Egli immobile e mobile nello stesso tempo; chiuso e simultaneamente aperto alla realt esterna. Verae propria contraddizione incarnata, non-senso eccessiva-mente sensato.Il tapis roulant per certi aspetti condensa, e non solo

simbolicamente, la follia della nostra condizione postmo-derna o postcapitalistica: uno strumento che implica unmovimento statico ed inutile e che finge un mondo circo-stante protettivo ed aperto nello stesso tempo; un mezzoper consumare energia e per compensare nel suo eccessoaltre modalit di consumo eccessivo; , infine, una forma

OLTRE LA DECRESCITA10

di wellness, ossia serve per stare bene, per fare attivit car-diocircolatoria, per controbilanciare insomma gli effetti diuna vita troppo sedentaria ed opulenta. Daltronde il tapisroulant saggiunge ad altre macchine similari come lostepper, la classica cyclette o il video-fitness in cui ilmomento fittizio ed illusorio diviene sempre pi centrale.Agli occhi di un ipotetico uomo del millecinquecento stru-menti siffatti non solo apparirebbero bizzarri, ma assolu-tamente dissennati. In unepoca in cui la fatica del lavorosi faceva sentire e lalimentazione era scarsa, ipotizzare lanecessit di consumare calorie con una serie di movimen-ti senza alcuna finalit se non il fatto dessere appuntopuro movimento e dispendio energetico sarebbe apparsaquantomeno una cosa assurda e senza alcun senso.Lintento che sorregge il mio tentativo di attraversare

alcune stranezze della nostra vita quotidiana non perquello di stigmatizzare ulteriormente linsensatezza degliatteggiamenti e comportamenti delluomo contempora-neo, quanto, proprio al contrario, quello di rilevarne lin-trinseca razionalit, il fatto di corrispondere a certenecessit e dessere dotati duna dialettica di sensointrinseca. Ecco dunque che la paradossale inutilit deltapis roulant sinserisce in un dispositivo di senso in cuida un lato vengono ricercati una maggiore sicurezza esempre ulteriori filtri che fungano da cuscinetto protetti-vo rispetto alla realt, dallaltro esso compensa uno stiledi vita troppo sedentario e troppo consumistico, cio nella sua eccessiva inutilit cerca di depotenziare edalleviare gli effetti di un eccesso. in questottica che iltapis roulant divenuto un bisogno ed entrato nellelogiche del mercato: non dobbiamo pensare ad un consu-mo acefalo ed insensato, ma semmai ad un modo desse-re delluomo che si rapporta essenzialmente al mondocon-sumando, cio ritualizzando e sistemizzando unatteggiamento che ciascuno di noi ha tenuto sin nei primimesi di vita, quando da piccoli si manipolava, mordevaed inghiottiva qualsiasi oggetto ci stesse attorno.

INTRODUZIONE 11

Se dunque il tappeto rotolante corrisponde al biso-gno di ridurre il proprio strato adiposo standosene benrinchiusi entro le mura domestiche, ci significa che essoconsiste nella risposta di tipo immunitario ad una con-dizione sociale esorbitante. Per evitare gli effetti nefastidi un consumo eccessivo, bisogna a propria volta consu-mare eccessivamente calorie, necessario insommacontrapporre alleccesso un altro eccesso. forse in que-sto meccanismo che si cela lessenza del tardocapitali-smo: siamo costretti a consumare sempre di pi per com-pensare gli effetti collaterali del consumo; consumo del econtro il consumo, eccesso per smorzare un altro ecces-so. Che poi questa dialettica apparentemente sensataconduca alfine al non-senso limmobilit del tapis rou-lant a fronte della spesa energetica necessaria al suo fun-zionamento costituisce la posta in gioco e il rischio delnostro tempo.Nel presente saggio cercher allora di tratteggiare i

contorni ancora nebulosi di alcune forme di consumooggi molto diffuse il SUV, il telefonino, lo sport, la TV,liPad, lalcol, i centri commerciali per evidenziarne ilmeccanismo sottostante di difesa, rassicurazione, com-pensazione ed eccesso, nonch i rischi nel contrapporreun eccesso ad un altro eccesso. Lo sfondo di tale analisi costituito da una nuova declinazione del concetto didecrescita, declinazione peraltro gi presente nelleriflessioni di S. Latouche che della decrescita notoria-mente il massimo teorico, e che si ricentra soprattuttosulla necessit di un rallentamento, cio sulla riduzio-ne della velocit con cui consumiamo e creiamo semprenuovi bisogni e nuovi valori. Questo rallentamento hacome coordinata una generica esposizione al non-senso,la quale implica indubbiamente un certo coraggio (purnon essendo probabilmente nelle corde dei nostri tempi)e che si pu esplicare da un lato nel recupero ponderatodi pratiche ascetiche come il silenzio, la passivit e lo-zio, dallaltro nellaccentuazione del come a scapito del

OLTRE LA DECRESCITA12

che cosa, ossia nel reintegro di nozioni come lo stile, lasobriet e la temperanza, riqualificandole nella lorodimensione sia etica che estetica.

1. Il SUV

Sport Utility Vehicle: cos si chiama quel nuovo mezzo ditrasporto, un po automobile, un po tank e carroarmatoo cingolato, che si muove sempre pi frequentementelungo le anguste vie delle nostre citt. Romba sordo, ali-mentato da un carburante diesel che espande nellaria ilsuo inconfondibile miasma. Ed grande, mastodontico,direi quasi fuori luogo.Ma che cosa ci fa questo monstrum met automobile,

met carroarmato, tutto bello levigato e metallizzato, gri-gio funereo o nero, con unespressivit del muso tuttal-tro che rassicurante? Che cosa ci fa cos aggressivo e pocoaccomodante in mezzo alle nostre pi modeste utilitarieche al suo cospetto paiono delle timide ranocchie graci-danti? Ma soprattutto che senso ha, a che cosa serve?Sono domande che, nonostane la loro legittimit e

apparente semplicit, pongono invece, quasi subito, unaserie di ulteriori interrogativi. E la prima risposta cheattraversa la nostra mente che il SUV costituisce un evi-dente status symbol. In tutte le societ umane, glioggetti sociali che vi svolgano una qualsiasi funzione,non si esauriscono nella loro semplice utilit o utilizza-bilit, come diceva Heidegger in Essere e tempo. C undi pi, che talvolta diviene il cuore e il significato piprofondo delloggetto stesso. Un vestito, ad esempio, nonesaurisce soltanto la propria utilit nel coprire e riscalda-re il corpo, ma diviene il vettore di ulteriori significati:esso cos marca e denuncia il ruolo sociale di chi lindos-sa o il ruolo che questi vorrebbe effettivamente svolgere;indica una certa gerarchia e, quindi, trasmette parados-salmente una qualche forma di ordine e di regolarit;oggi, esprime anche qualcosa del s, cio allude come

IL SUV 13

una marca o un segnale allappartenenza ad un deter-minato gruppo e al correlato identificativo che ci impli-ca, a ci che vorremmo essere anche in termini dicarattere, attitudini, capacit ma ancora non siamo.Balugina insomma innanzi ai nostri occhi qualcosa cheancora non comprendiamo ma che inizia ad imporre ilproprio peso sociale e la propria importanza: il bisogno. Torniamo al SUV. A ben guardare si tratta di un mezzo

di locomozione insensato, o, quantomeno, improvvido. Inuno sviluppo urbano che sta moltiplicando i quartieri,incrementando la popolazione, disseminando ogni via estrada con sempre pi macchine, non possiamo certoaffermare che il SUV rappresenti la soluzione ottimale epi razionale. Occupa innanzitutto il triplo del posto diuna macchina media degli anni Settanta: se le automobiliquindi da quellepoca sono almeno quadruplicate, eccoche in termini di spazio abbiamo ingorgato le nostre stra-de di ben dodici volte! Il che ci pone innanzi come sefosse un film di fantascienza o lennesimo episodio di StarWars allo spettacolo assurdo di citt intasate allinvero-simile da siffatti mezzi fumiganti ed assordanti, tuttifermi, incassati luno a fianco allaltro in attesa di iniziarelentamente, dopo unora o pi datt